sabato 30 maggio 2015

Una passeggiata simbolica nel Napoletano (2)

L'altro comune importante chiamato al voto domani è San Giorgio a Cremano: anche qui la scheda è clamorosamente affollata – 19 contrassegni – e le sorprese non mancano di certo. L'emblema che salta subito agli occhi – e non può essere diversamente – è quello del Movimento civico LiberaMente San Giorgio, e il merito non è del nome piuttosto lungo, né del tricolore ad arco sullo sfondo azzurrino appena mosso (quasi con effetto velluto). Emerge soprattutto la raffigurazione di San Giorgio che sconfigge il drago: è chiaro che l'immagine fa parte dell'iconografia religiosa, ma la comunità è da sempre legata a quella figura, al punto che anche nello stemma del comune è presente. Non è chiaro da dove sia stata tratta l'immagine (non coincide con quella dell'emblema comunale), ma inevitabilmente a qualcuno verrebbe spontaneo chiedersi se siamo nel 2015 o piuttosto nella preistoria (o, almeno, nel Medioevo).
La lista LiberaMente San Giorgio fa parte della coalizione che sostiene Giorgio Zinno, definibile come di centrosinistra. Ci sono il Pd, l'Idv, l'Udc (che sostituisce la parola Italia con il nome del comune), Centro democratico e anche i Popolari per l'Italia; tra i partiti nazionali vanno segnalati anche – se non altro sul piano grafico – il simbolo di Sel, che plasma l'elemento rosso inferiore dandogli la forma della skyline cittadina, nonché quello di Ecologia & diritti che unisce le grafiche di Psi e Verdi, con qualche spunto moderno, ma non con un risultato fantastico.
In coalizione, però, i simboli sono addirittura dieci e non poteva non essercene qualcun altro da guardare con attenzione (e occhio possibilmente critico). 
Non poteva mancare, ad esempio, il simbolo classico della cooperazione e della sinistra, ossia la stretta di mano (braccia nude, senza tracce di giacche o camicie formali) che sormonta il contrassegno di Progetto San Giorgio: in questo modo, l'emblema cerca di darsi un tono realmente civico, a differenza delle tante liste di caratura politica che sono state citate sopra. La parte inferiore del contrassegno, tuttavia, comunica un'atmosfera old fashioned, che forse non è proprio la migliore possibile.
Riprende il filone "viva la gente", con qualche tocco di sociale e di ecologico, il simbolo di Città Ideale, ultima delle liste a sostegno di Zinno. Su un terreno verde, stagliandosi su un cielo sfumato e solcato da un arcobaleno del tutto irreale, tante sagome stilizzatissime di umani si tengono per mano. C'è praticamente tutto: i genitori (puntualmente con i colori stereotipati di madri e padre), i bambini con tanto di pallone da calcio, l'anziano con il bastone e la persona con disabilità sulla carrozzina. È apprezzabile lo sforzo riassuntivo, ma obiettivamente pare si sia voluto mettere di tutto e di troppo, nel cerchiolino di tre centimetri di diametro.
Visto che il centrosinistra si prende oltre metà delle liste in corsa, sulle altre coalizioni resta meno da dire. Sembra quasi normale, quindi, il contrassegno sfoggiato dalla Lista civica Iniziativa sangiorgese, tra le formazioni che sostengono la candidatura di Ciro Di Giacomo: il fondo azzurrino e il carattere graziato, da libro stampato, sembra quasi rassicurante insieme all'immagine della colomba bianca ad ali spiegate, immagine un po' pacifica  un po' spirituale. Peccato però per quel "Sindaco" scritto con il solito e un po' pacchiano Brush Script, che francamente sa molto di infantile.
Nella stessa coalizione, oltre a Forza Italia e a Fratelli d'Italia, c'è anche la lista RiPrendiamoci la Dignità: un simbolo tutto bianco, blu e carminio, con un fiorellino a petali blu, che ricorda piuttosto la corolla di una margherita (quella di Rutelli o, volendo, anche quella che era stata dei Verdi Arcobaleno alla fine degli anni '80). 
Non è ben chiaro che significato stia dietro a questa grafica, ma sembra abbastanza anonima: un po' troppo blu per stare a sinistra, probabilmente, ma che starebbe bene come forza civica in tutte le competizioni in cui lo si volesse utilizzare per riscattarsi rispetto al passato.
Da ultimo, però, bisogna riconoscere che la terra che ha legato il suo nome a Massimo Troisi ha in serbo un'ultima perla grafica. Se ne rende responsabile Aquilino Di Marco, che si candida al ruolo di primo cittadino sostenuto da Noi Sud (con il simbolo nuovo, con omino tricolore stilizzato) e una lista civica personale. Non lasciatevi ingannare da quella fascia tricolore, un po' da inaugurazione e taglio del nastro e un po' da indumento riservato al sindaco: il vero simbolo di quel contrassegno è la sigla ADM, ossia le iniziali del nome del candidato. A qualcuno doveva venire in mente, anche se in effetti non è la prima volta: ci aveva già pensato alla fine del 2007 Lamberto Dini, che nel suo nuovo simbolo in uscita dalla Margherita aveva riverniciato quello di Rinnovamento italiano e ci aveva piazzato sopra le iniziali metallizzate LD. Ma quella volta si poteva pensare che fosse l'acronimo di Liberal Democratici, cioè del nome della lista; stavolta sbagliarsi è davvero impossibile. Un uomo, una sigla. 

venerdì 29 maggio 2015

Una passeggiata simbolica nel Napoletano (1)

Ormai i giochi sono fatti, o se non altro si stanno per fare. Dopodomani si voterà per rinnovare le amministrazioni regionali, ma anche per un certo numero di comuni. E se per la Campania farà notizia soprattutto la sfida tra Stefano Caldoro e Vincenzo De Luca (impresentabile o no), a Ercolano, Caivano e San Giorgio a Cremano i cittadini penseranno anche a chi dovrà governarli direttamente, visto che lì si deve eleggere pure il sindaco, assieme a tutto il consiglio comunale. Gli elettori, dunque, avranno (almeno) due schede e le curiosità - c'è da starne certi - non mancheranno.
Partiamo, ad esempio, da Caivano e dalla peculiarità di alcuni suoi grafici. Perché non si può non restare colpiti – guardando una scheda affollatissima, con 25 simboli — di fronte a certe soluzioni adottate, spesso con uno sguardo che definire naïf è dire poco. Si prenda ad esempio La mossa giusta, tra le liste a sostegno di Raffaele Del Gaudio: qui, più che l'interesse del gruppo per cultura, ambiente, azione e tradizione (tutte compendiate dalla A che hanno in comune, senza che ciò sia convincente all'occhio), emerge la metafora scacchistica legata al nome, tutta bidimensionale, come nemmeno nei giochi da computer si vede più.
Un po' naïve è anche, se si vuole, il cuoricino stilizzato (e acquistato su internet) di Con Caivano nel cuore, della stessa coalizione. Tra i punti qualificanti anche qui c'è l'ambiente, insieme alla cultura, all'occupazione e alla solidarietà; è bello e condivisibile (anche se chiaramente declinato nell'ottica del gruppo che lo adotta) il messaggio "per il riscatto dei caivanesi", eppure il contrassegno non riesce a staccarsi da questa lettura meno energica e più zuccherosa, anche se di certo non era questo l'intento originario (ma i messaggi, come è noto, hanno gambe diverse da quelle delle intenzioni).
Sembra invece davvero impossibile equivocare la voce dell'emblema di Ambiente nuovo, lista che sostiene il candidato sindaco Simone Monopoli (insieme, tra l'altro, a Forza Italia, Fratelli d'Italia e Popolari per l'Italia, graficamente maltrattati): protagonista indiscussa del contrassegno – accanto al nome della lista, dalla resa incerta con quella font Forte – è una famiglia tradizionale e ben poco nucleare, con almeno tre generazioni, di quelle che al Nord non si vedono praticamente più e che invece a Meridione si sfoggiano con orgoglio. Il tutto è disegnato con colori e tratti che sarebbero appropriati in un disegno scolastico, ma non ci si aspetterebbe di vederli su una scheda elettorale.
"Tengono famiglia" (© Livio Ricciardelli) però anche altri emblemi, sia pure schierando meno persone nei cerchiolini. È il caso dell'unica lista che sostiene Carlo Ciccarelli, che come nome si dà un ottimistico Votate per voi, e di Noi per Caivano, che appoggia la corsa di Luigi Sirico e piazza sull'emblema anche una mamma che spinge un passeggino.
Sirico è sostenuto da parte del centrosinistra (i socialisti del Psi e del Nuovo Psi stanno con Del Gaudio), dunque da Pd e Udc, ma ci sono anche l'Idv e – non è un errore – pure il Nuovo centrodestra e i Popolari italiani per l'Europa di Peppino Gargani. Nella stessa coalizione, peraltro, merita di essere segnalato anche il contrassegno di Liberi Cittadini, stessa grafica della lista civica regionale che Giovanni Favia aveva varato in Emilia Romagna alle scorse regionali e che stavolta ritocca leggermente la torre e sostiuisce il verde con il blu (ma inverte i colori, così la fogliolina che spunta in basso si tinge di rosso... e non è nemmeno autunno).
Da ultimo, tra i candidati a sindaco c'è anche Giuseppe (Pippo) Papaccioli, che si fa sostenere da Noi con Salvini. Il simbolo ovviamente è quello presentato a dicembre dell'anno scorso; accanto però c'è un'altra lista, più personale, cioè Con Papaccioli per Caivano. La base grafica è chiaramente la stessa, anche se la resa non può proprio dirsi equivalente (ma pazienza). Curiosità, quel tricolore intrecciato che si vede nella parte alta sembra quello di "Una destra per la terza repubblica", della manifestazione voluta mesi fa da Isabella Rauti, invece è quello adottato (per esempio) dall'Associazione reggiana per la costituzione ... insomma, c'entra fin lì.

giovedì 28 maggio 2015

Federico Dolce: "Ecco come è nato Possibile"

Mai accontentarsi di quello che si pensa, o di quello che pensano gli altri: tutte le volte in cui è possibile, è giusto dare la parola a chi ha plasmato fatti, idee, immagini. Vale anche e a maggior ragione per il simbolo di Possibile, il progetto politico di Giuseppe Civati: a raccontare il logo, come punto di arrivo di un percorso di riflessione e traduzione grafica, è proprio Federico Dolce, autore del logo con Marianna Zanetta (insieme hanno fondato il Vixen Studio a Torino) e da tempo impegnato nel progetto legato a Civati. Dolce ha accettato di dare la sua "interpretazione autentica", che volentieri è ospitata qui.
Dolce, qual è il senso della grafica che avete adottato? Che obiettivo vi siete dati?
L'obiettivo è ovviamente quello di voltare pagina rispetto ai vecchi simboli della prima repubblica (che sono sopravvissuti fino a noi in terribili mutazioni e richiami a matrioska) e quelli impersonali e “normalizzanti” della seconda repubblica (PD, FI). Volevamo osare e l'abbiamo fatto ricorrendo a due fondamenti sui cui poggia il simbolo: la semplicità e la freschezza della novità.
Partiamo dalla semplicità.
La semplicità in tutta la sua forza e iconicità è rappresentata dal carattere “=”. Il perchè della scelta è presto detto: non sono molti i simboli in grado di fondere immediatezza e semplicità di un logo design moderno e buona parte dei nostri valori: uguali diritti, uguali possibilità. Per quanto controverso l'universalità del suo messaggio è tale e di tale potenza da non avere pari.
E la novità invece?
Quella sta nel colore, che incarna la freschezza del moderno, di un'epoca nuova in cui il rosa non è più schiavo della retorica sessista che lo vuole colore “femminile”: un colore lampone pastello che è al contempo moderno e agée, che non dimentica l'origine ma vuole al contempo incarnare la nuova esperienza che va a nascere.
La forma in cui il colore e l'uguale sono inseriti invece è meno nuova, anche se obbligata...
Diciamo che la forma circolare ha carattere principalmente pragmatico. Sia in termini di scheda elettorale che di declinazione nelle varie forme che la comunicazione politica va a richiedere. 
Cosa vi era stato chiesto quando vi è stato commissionato il lavoro?
Beh, collaboriamo come parte integrante del progetto da ormai due anni, quindi "commissionare il lavoro" è forse un termine improprio.
D'accordo; allora, che idea c'era alla base di questo emblema, di queste grafiche?
Ci siamo riuniti un paio di mesi fa e ci siamo detti che era il momento di immaginare lo step successivo, dal punto di vista comunicativo intendo, in coerenza con la nostra mission che conosciamo da sempre. Questo perchè fino ad oggi le nostre grafiche si sono rinnovate ogni anno perchè erano strettamente legate agli happening estivi, i politicamp. era arrivato il momento di darsi un'identità forte e propria.
Quindi non c'è stato un elemento nuovo, un'idea di svolta...
I caratteri di semplicità e novità volevano essere nella nostra mission da parecchio tempo, era arrivata solo l'ora di esplicitarli in maniera forte.
Parlava prima di una collaborazione di lunga data al progetto di Civati: come ne siete diventati parte?
Io ho conosciuto Pippo nel 2012: ricordo che lo criticai su Twitter per una campagna che aveva in atto. Lui, a differenza di molti, mi rispose: io, a differenza di molti, lo ascoltai.
Un inizio non proprio ordinario insomma...

Da lì è nata una collaborazione sempre più forte, dapprima su temi economici – sono laureato in scienze politiche, passione per la comunicazione informatica da più di 15 anni – quindi un supporto sempre più importante, mentre il gruppo cresceva sempre di più, sul lato IT e comunicazione su web.
Tornando al simbolo: è nato con l'uguale o c'è stata un'evoluzione?
E' stato un processo quasi tutto mentale e su carta, non su computer. Naturalmente ci sono state le due classiche fasi. La prima ha portato fino alla scelta del "=" come punto fermo: ciò ha comportato la prova e lo scartare di diversi altri simboli (rielaborazione della rosa, simboli ambientalisti, combinazioni...) Il tutto, poi, è stato affinato, nella forma, nel colore e negli spazi.
Qual è stata la reazione di Civati a simbolo finito?
Pippo in realtà ha partecipato in maniera molto attiva a tutte le fasi della creatività, era sicuramente molto soddisfatto del risultato.

mercoledì 27 maggio 2015

Conservatori social riformatori, il simbolo che non è di Fitto

Ne hanno scritto tutti, ma proprio tutti, come del resto era prevedibile: la conferenza stampa con cui ieri a Montecitorio Raffaele Fitto ha ufficializzato la nascita della sua creatura politica, i Conservatori e riformisti, ha fatto il botto sui media, anche per le dimensioni che il "fenomeno" presenta fin dal suo esordio. La convention di fondazione è fissata per giugno, ma già la settimana prossima - appena le assemblee parlamentari riprenderanno a lavorare - nascerà il gruppo al Senato (10 ex forzisti e 2 ex Gal), mentre a Montecitorio si parla di una componente del gruppo misto, più contenuta.
Certamente alla conferenza di ieri contavano soprattutto le parole dei protagonisti, i loro nomi e i loro volti. I colori e le immagini, però, vogliono sempre la loro parte e gli occhi dei fotografi non se li fanno sfuggire. Così capita che il Corriere della Sera di oggi, accanto al pezzo sulla presentazione dei fittiani firmato da Virginia Piccolillo, piazzi una "foto repentina", che ritrae una "cartellina in mano a Fitto" che ritrae un contrassegno enorme, dominato da un tricolore: lo stesso ex delfino di Berlusconi aveva detto che per il simbolo dei Conservatori e riformatori era "ancora presto", ma fare due più due e pensare che quello fosse uno degli emblemi allo studio per il nuovo partito, era fin troppo facile (e chi ha "passato" il pezzo con le didascalie doveva essere di quell'idea).
In questo caso, però, due più due non fa affatto quattro. Perché quell'emblema esisteva già da almeno due anni e mezzo, cioè dal 15 ottobre 2012, giorno in cui sono stati presentati i Conservatori social riformatori: il movimento faceva e fa riferimento a Cristiana Muscardini, deputata Msi dal 1983 al 1987 e parlamentare europea per ben cinque legislature, per An, poi Pdl, fino al passaggio in Futuro e libertà dopo lo strappo di Fini. Militanza in Fli che si è interrotta proprio con la nascita del suo soggetto politico, presentato assieme a Martin Callanan e a Geoffrey Clifton-Brown e aderente al gruppo dei Conservatori e riformisti europei (Ecr) a Strasburgo. Alle ultime elezioni europee la Muscardini non si è ricandidata, ma il partito è rimasto.
L'emblema con il tricolore "a triangolo" (quasi fosse il dettaglio di un deltaplano o di un aquilone) e un segno di "alfa" nella parte centrale bianca (essendo la prima lettera dell'alfabeto greco, rappresenta la carta costitutiva del movimento, il suo inizio), dunque, non è affatto il futuro simbolo di Fitto e compagnia; certamente, però, quella cartella non era finita a caso nelle mani dell'ex governatore della Puglia. "Due rappresentanti del Csr - spiega la stessa Muscardini ai Simboli della discordia - hanno partecipato, come osservatori, all'iniziativa dell’onorevole Fitto alla presenza del Presidente dei Conservatori europei, on. Syed Kamall". 
Adesione al progetto di Fitto in vista? Per ora la fondatrice del partito si mantiene su posizioni generiche: "Il Csr - precisa - è ovviamente attento alle novità, se ci sono e ci saranno, della politica italiana ed europea". Non è un no, ma nemmeno un sì palese, dunque di eventuali novità sapremo più avanti. L'unica cosa certa, al momento, sembra essere che il simbolo fittiano non coinciderà con quello dei Conservatori social riformatori. Mai dire mai, in ogni caso. 

martedì 26 maggio 2015

Civati, un nuovo simbolo è Possibile

Il simbolo per www.epossibile.org
In fondo, a ben guardare, non è la prima volta. Perché di un nuovo simbolo legato a Giuseppe Civati e alle sue attività si era già parlato in passato almeno una volta. Oggi però si è iniziato a vedere qualcosa di più serio, visto che qualche indiscrezione strutturata - con tanto di grafica - stavolta è uscita davvero: ad essere imminente, dunque, sarebbe l'ufficializzazione della rete Possibile, con cui l'ex candidato alla segreteria del Pd, dopo aver abbandonato il partito, sarebbe pronto a operare sulla scena politica. 
Ad aprire le danze, un articolo sul Corriere della Sera di oggi, a firma di Monica Guerzoni, con cui si annuncia la nascita del soggetto e si dà una prima lettura dell'immagine coordinata che uno studio grafico ha appositamente realizzato per il deputato.
Di ufficiale non c’è ancora nulla. Ma il simbolo, realizzato da Federico Dolce e Marianna Zanetta del Vixen Studio di Torino, militanti convinti, sarà depositato in queste ore e qualche provino è sfuggito al controllo dei creatori. Tessere di iscrizione, t-shirt con il simbolo, gadget... Tutto è pronto per il lancio.Il cerchio rosso ciliegia in cui si inscrive il segno tipografico dell’uguale ricorda da vicino le insegne del movimento che ha sedotto i giovani spagnoli. Il viola di Podemos è uno dei colori che, miscelati con il rosa e l’arancio di tante battaglie della sinistra del terzo millennio in Italia, hanno dato vita al rossastro di Civati. 
Il ritaglio web del Correre della Sera

Il deputato risponde al telefono che è sera e si dice «molto sorpreso» di sapere che il suo simbolo non sia più segreto: «Lo presenteremo a giugno, dopo le Regionali». Si è ispirato a Podemos? «No... Possibile non è la trasposizione di alcun modello straniero». Cosa c’è in cantiere? «Questa cosa, che spiegheremo con calma, la mettiamo a disposizione di tutti coloro che possono essere interessati a condividere con noi un modello di lavoro completamente nuovo, che supera i partiti tradizionali». 
Ricostruzione in base al Corriere
Sempre il Corriere, in grafica, ha mostrato uno dei "provini fuori controllo", relativo allo studio delle magliette con il nuovo nome e il nuovo logo, puntualmente descritto dalla Guerzoni. In quell'immagine, in effetti, appare protagonista soprattutto il cerchio con il segno "=" senza indicazioni testuali. Certo, è poco prevedibile che sulle schede possa finire un emblema così, che rinunci del tutto a nomi o altre scritte - sebbene ciò fosse frequente nelle prime elezioni repubblicane - così si doveva immaginare che fosse allo studio almeno un'altra versione, che comprendesse anche il nome della rete-partito che verrà. 
Detto, fatto: poco dopo il Fatto Quotidiano ha rilanciato la notizia del giornale milanese, aggiungendo però un'immagine (ritagliata) del simbolo con due cambiamenti importanti: il colore, più rosa antico che "rossastro", e l'inserimento della scritta "Possibile", in font Avenir (potenzialmente coraggioso, essendo regolare ed essenziale, sì, ma molto sottile). 
Che dire delle immagini divulgate? Certamente si è di fronte a un emblema puramente geometrico, senza alcuna pretesa simbolica o iconica: il disegno non narra, né rimanda a immagini concrete, ma diventa solo un segno di riconoscimento e distinzione astratto. Né più, né meno che la funzione di un marchio (e non di una "marca", di un brand). La stessa idea del segno di "uguale" è percepibile solo perché di fatto quello è l'unico segno che si avvale di due elementi orizzontali sovrapposti (fosse stato uno, avrebbe rimandato al senso vietato; fossero stati tre, ai banchi di nebbia o alla congruenza); con l'inserimento del nome, tuttavia, bisogna riconoscere che quel messaggio può rafforzarsi.
Da La Stampa - 27 febbraio 2014
Chi ha buona memoria, peraltro, potrebbe rinvenire in questo simbolo (provvisorio?) le tracce della precedente boutade emblematica dello stesso Civati: quella del Nuovo Centrosinistra. Era stato lui stesso, il 26 febbraio dell'anno scorso, a far capire che - provocazione per provocazione - un simbolo era già pronto e lo aveva descritto così: "Ncd ha un simbolo che è un quadrato azzurro, e noi facciamo un simbolo che è un bollino rosso". Il bollino rosso c'era e in effetti c'è anche nelle immagini divulgate oggi dalla stampa: certamente stavolta non c'è la sigla NCS (che, peraltro, anche a febbraio sembrava già occupata da Stefano Pedica), ma l'idea grafica non è stata abbandonata del tutto. 
E se il nome della nuova creatura civatiana, a dispetto delle dichiarazioni del suo demiurgo, "non può non far pensare a Podemos", come notato da tanti commentatori, bisogna ricordare che la parola è ormai da tempo in uso nell'ambiente legato al parlamentare ex-Pd. Già a luglio dell'anno scorso, infatti, al Politicamp di Livorno era stata presentata l'associazione "Possibile", il cui nome voleva significare che un'alternativa (a Renzi come a determinate battaglie politiche) esisteva e poteva esistere: con lui c'erano anche Gianni Cuperlo e Nichi Vendola, per dare corpo a "uno spazio aperto, che ospita il dialogo interno alla sinistra italiana, ai partiti, ai movimenti e tra i singoli cittadini che desiderano un luogo in cui discutere e impegnarsi". 
Ed è proprio dal sito www.epossibile.org che - nel pomeriggio - viene l'immagine mostrata dal Fatto e sempre lì si legge l'interpretazione autentica del segno: "L’uguale come simbolo, intanto della relazione alla pari, aperta e dialogante non solo tra noi ma anche con tutti quelli, da soli o in gruppo, che vorranno connettersi a questa rete. E poi, l’uguaglianza come motore, come condizione di partenza tra le persone, nei diritti e nei doveri e, appunto, nelle possibilità. L’innovazione a partire dall’immagine e dallo stile (e dal nuovo sito, a breve), perché siamo tutti uguali ma anche tutti diversi, e noi ci sentiamo appunto diversi, e vogliamo distinguerci sin dal primo colpo d’occhio da chi predica l’indistinto, il pensiero unico, il partito unico". Toccherà aspettare il dopo regionali (e il nuovo Politicamp) per capire che strada prenderà quell'uguale.

lunedì 25 maggio 2015

Democrazia cristiana storica o popolare?

Poi capita che una semplice visitina, fatta per cercare notizie sui contrassegni legati alla Dc - per scrivere il pezzo di ieri - porti a scoprire qualcosa di strano, che non si conosceva o, per lo meno, non si immaginava. 
A interrogare la solita banca dati dell'Ufficio italiano brevetti e marchi, chiedendo di individuare i marchi depositati la cui descrizione contiene l'espressione "Democrazia cristiana", si viene a sapere che l'ultimo segno è stato presentato il 15 maggio 2015 ed è così descritto: "una circonferenza chiusa color giallo chiaro. All'interno, da sopra semicerchio con base piana sotto, colore celeste, con interno scritta 'democrazia cristiana' di colore giallo chiaro, il tutto centrato con accapo. Al centro vi e' uno sfondo bianco con un cerchio giallo chiaro, con al di sotto una 'v' allargata rotondeggiante ai lati di color celeste. La 'v' si unisce nella base con un semicerchio il tutto di colore celeste, con una scritta 'popolare' di colore giallo chiaro al centro di essa"
Si tratta, all'evidenza, di una variazione del contrassegno presentato le scorse settimane dalla Democrazia cristiana storica, la formazione che si propone di recuperare il bagaglio di valori della Dc (anche alla luce del magistero di papa Francesco), senza peraltro rivendicare alcuna continuità giuridica con quel partito. Mettendo a confronto i due emblemi, sono chiaramente più le somiglianze delle differenze (alcune delle quali - specie quelle cromatiche - sono di scarsissimo peso). Un cambiamento, però, non era secondario: quello che sostituiva "storica" con "popolare". L'aggettivo si inseriva bene nel contesto democristiano - anche se, in fondo, proprio il ritorno al Partito popolare italiano aveva fatto archiviare la denominazione cui molti italiani erano politicamente affezionati - per cui poteva sorgere il sospetto che si preparasse un aggiustamento del nome della nuova formazione politica (anche perché "Democrazia cristiana storica", per chi ha letto le sentenze che hanno deciso finora la vicenda giuridica dello scudo crociato, era la denominazione coniata da alcune parti e usata dai giudici per definire la Dc fino all'inizio del 1994, dunque qualche confusione - sia pure sul piano teorico - poteva anche nascere).
E' tuttavia lo stesso Francesco Crocensi - delegato nazionale della Dc storica, già intervistato all'epoca della presentazione del partito - a precisare che non ci sarà alcun cambiamento del simbolo: a depositare il segno per chiederne la registrazione come marchio, in particolare, sarebbe stato "un ex collaboratore" e "un socio sospeso", ma l'associazione stessa si sarebbe opposta alla registrazione del marchio (la procedura, in ogni caso, non è ancora iniziata). Le attività del partito, dunque, continueranno a livello soprattutto locale con lo stesso nome con cui sono iniziate: una Democrazia cristiana per il popolo, sì, ma non popolare.

domenica 24 maggio 2015

Ma di chi è il marchio dello scudo crociato?

Anche in queste elezioni regionali, lo si è visto, non è mancata qualche scaramuccia legata all'emblema che ha caratterizzato per circa mezzo secolo l'attività politica ed elettorale della Democrazia cristiana. Ha dunque senso cogliere l'opportunità per chiedersi, una volta di più, di chi sia mai lo scudo crociato, ammesso che un padrone ce l'abbia. 
Dc-Pizza
Da anni varie formazioni cercano di conquistare la titolarità di quel simbolo o, per lo meno, provano a utilizzarlo, in qualche caso sostenendo di avere titolo di fregiarsene, come continuatori anche giuridici della Dc: a volte ce l'hanno fatta, più spesso hanno dovuto capitolare di fronte a chi - prima il Cdu e poi l'Udc - ha sempre detto di avere ricevuto il segno distintivo da regolari accordi con il Ppi, ossia il soggetto che inizialmente si chiamava Democrazia cristiana e nel 1994 aveva cambiato nome.
Ora, è stato ripetuto decine di volte - molte anche in questo sito - che nel 2010 è intervenuta una sentenza della Corte di cassazione a sezioni unite che ha confermato una pronuncia della Corte d'appello dell'anno precedente, con cui in sostanza si diceva che nessuno dei soggetti giuridico-politici coinvolti in quei processi (Dc rappresentata da Giuseppe Pizza, Cdu, Udc) poteva vantare l'esclusiva sullo scudo crociato, perché alla base era stato irregolare il procedimento con cui si era cambiata la denominazione del partito. Spiegare la cosa nel dettaglio sarebbe complesso; per il momento, basti sapere che, secondo vari gruppi di coloro che figuravano tra gli ultimi tesserati del 1993, le sentenze d'appello e di cassazione hanno restituito il simbolo ai vecchi iscritti e solo a loro spetta decidere cosa farne. 
Chi scrive non è esattamente d'accordo su questa ricostruzione, ma in questi anni certamente qualcuno si è mosso per tentare di proteggere l'emblema (o, secondo i più maliziosi, per cercare di ottenerne la titolarità). Così, per non saper né leggere né scrivere, conviene mettersi a scartabellare tra le schede del database dell'Ufficio italiano brevetti e marchi, giusto per vedere cosa salta fuori. Così si vede che il 1° ottobre 2013 l'Associazione Democrazia cristiana - quella che fa capo a Giovanni Fontana, nata dopo che il tribunale di Roma aveva sospeso gli effetti del "consiglio nazionale" del 30 marzo 2012 con cui si era tentato di far ripartire il partito - aveva provato a far registrare il suo emblema (con lo scudo) come marchio, ma la domanda è stata respinta. 
Giusto un anno prima, era andata male all'Udc (probabilmente per la consolidata riluttanza del Viminale a dare parere favorevole alla registrazione come marchi dei segni simil-elettorali) e, prima ancora, al tentativo di riattivazione della Democrazia cristiana, in quel momento ancora guidato da Angelo Sandri. Nel catalogo dell'Ufficio italiano brevetti e marchi, dunque, non è stato registrato alcuno scudo crociato tradizionale (ci sono giusto alcune varianti, come ad esempio lo scudo trasformato in cuore, sempre bianco e rosso, con la parola "Libertà" scritta sul braccio orizzontale della croce, registrato da quattro vicentini) e non può essere invocata - ammesso che serva - la tutela prevista per i marchi.
Se però si allarga lo sguardo all'Europa, si scopre che - sorpresa - qualcuno sullo scudo ha già messo il cappello (o, per lo meno, ci ha provato). Perché, a cercare bene nel database dell'Ufficio per l'armonizzazione del mercato interno di Alicante, dunque nella banca dati dei marchi europei, si scopre che al nome "Democrazia cristiana" corrisponde un unico segno distintivo depositato, con la stessa grafica - scudo a bordo superiore rettilineo e braccio orizzontale alto, su fondo blu - utilizzata prima dalla Dc-Pizza e poi dalla Dc-Fontana; la domanda di registrazione, presentata a giugno del 2013, è stata vagliata e accolta nel giro di cinque mesi. 
Ma chi è il titolare del marchio europeo? Il database indica Filippo De Jorio. Che, considerando l'indirizzo indicato dalla scheda, è proprio la stessa persona - titolare di un affermato studio legale a Roma - che ha militato nella Democrazia cristiana al tempo che fu, nonché nell'Italia dei valori e figura tuttora come leader della Federazione italiana pensionati uniti, da lui fondata nel 1987. Non è dato sapere, per il momento, cosa abbia portato De Jorio a registrare il simbolo della Dc a livello europeo (con riferimento alle classi 16, 41 e 45, quindi essenzialmente stampati, adesivi, caratteri tipografici, servizi nei campi dell'educazione, formazione, attività culturali, nonché servizi giuridici, personali e sociali); al momento, dunque, ci si accontenta di prendere atto della cosa. 
Questo significa che è De Jorio il proprietario dello scudo crociato? Ovviamente - lo si può dire con certezza - no. Perché, come ormai è noto, un conto è il diritto civile (compreso quello dei marchi) e un conto è il diritto elettorale, lex specialis rispetto ad altre regole. Al momento, l'uso alle elezioni dello scudo da parte dell'Udc è più che consolidato e appare difficilmente attaccabile; anche sul piano del diritto della proprietà industriale, in ogni caso, sarebbe impossibile non parlare di preuso da parte di chi - in tutti questi anni, prima della domanda di De Jorio - ha utilizzato il segno in iniziative politiche. Questo, in ogni caso, è solo uno dei tanti capitoli di una storia - quella dello scudo crociato - che ci ha abituato a colpi di scena di ogni tipo: una sorpresa in più, in fondo, non ci stupisce affatto.

sabato 23 maggio 2015

Mantova, una scheda di profili... biancorossi (2)

C'è altro a Mantova, sulla scheda elettorale, oltre ai segni del territorio di cui si è detto l'altro giorno? Beh, sì: altri segni, come i colori del comune (passati anche alla squadra di calcio), cioè il bianco e il rosso. Per esempio, c'è chi nel centrodestra osa non poco con quell'accoppiata cromatica. Perché va bene i colori locali, ma fa una certa impressione vedere che il rosso è il colore prevalente nella lista personale di Paola Bulbarelli, che accanto ha i simboli di Forza Italia, Fratelli d'Italia e Lega Nord - Lega Lombarda. La Bulbarelli, assessore regionale della Lombardia nonché giornalista, figlia d'arte (di Rino Bulbarelli, figura irrinunciabile del giornalismo mantovano, padre anche del giornalista Rai Auro), viene identificata dal suo contrassegno con l'intera città: quella "e" accentata corsiva, con un tocco di grazia, sembra porsi come il vero segno identitario della campagna elettorale della candidata.
La scelta "eretica" del fondo rosso colpisce anche di più se solo si pensa che La Sinistra per l'Altra Mantova, rifacendosi all'ormai noto schema grafico della lista Tsipras - sia pure interpretato in molti modi diversi a seconda dei luoghi - per candidare Cesare Azzetti ripropone esattamente la stessa coppia di colori, con testo bianco su fondo rosso, solo appena un po' più scuro. Non c'era naturalmente motivo di impedire a uno dei due emblemi di utilizzare quella combinazione cromatica, ma la concomitanza dio quelle tinte non può non colpire. Per fortuna, se non altro, la lotteria del sorteggio ha fatto sì che i due emblemi non siano vicini e, dunque, diminuisca il rischio di fare confusione.
Peraltro, a volerla dire tutta, non sfugge alla logica della cromia locale nemmeno la Lista De Marchi per Mantova, con cui si candida al ruolo di primo cittadino Luca De Marchi, già capogruppo in consiglio comunale per il carroccio ed espulso dal partito l'anno scorso dopo che aveva votato la sfiducia al sindaco uscente Nicola Sodano. De Marchi - la cui lista è stata riammessa dal Tar di Brescia, dopo che la commissione elettorale aveva escluso alcuni candidati per mancanza di documenti, facendo scendere il loro numero sotto la quota minima richiesta per legge - ha convertito ai colori mantovani lo schema grafico della lista Tosi per Verona, solo invertendo i colori dello stemma cittadino (anche perché le istruzioni del Viminale non ne consentivano l'uso tal quale).
Sceglie tutt'altra combinazione di colori la lista Civici con De Pietri per Mantova, il cui emblema - nella sua estrema semplicità - si mostra decisamente nature, con la metà inferiore tutta verde e, nella parte superiore, un semicerchio interno giallo su fondo azzurro richiama il sole nel cielo. Il contrassegno cerca di mettere in luce soprattutto la natura civica e alternativa del progetto (Arnaldo De Pietri ha lavorato a lungo per associazioni onlus e fondazioni non profit, oltre che essere esperto di comunicazione, sebbene abbia già ricoperto dal 1994 al 2005 il ruolo di consigliere comunale); in lista, peraltro, si possono trovare anche un ex candidato sindaco (Corrado Andreani) ed esponenti del Faro di Mantova legato a Tosi.
Chiudono l'elenco delle liste depositate Comunità e territori, altro progetto civico già noto ai mantovani (il simbolo con le losanghe arcobaleno era stato varato nel 2011, con la candidatura alla provincia di Mantova di Alessandro Pastacci; stavolta viene candidato a sindaco Alberto Grandi) e Immagina Mantova, lista legata al candidato Mohamed Tabi, di sinistra (anzi, "a sinistra della sinistra", come si è letto in questi giorni) ma critico con il Pd (di cui ha fatto parte fino a poche settimane fa), tutto da rottamare. Nell'emblema non c'è nessun riferimento particolare, ma forse il rinnovamento parte anche da questo.

venerdì 22 maggio 2015

In fondo a sinistra (2): I marxisti-leninisti non sono tutti uguali

E pensare che, per qualcuno, quelli che stanno a sinistra (e persino quelli che sono entrati nel Pd e non erano di provenienza democristiana) sono tutti, semplicemente e uniformemente, "comunisti". Poveri illusi: non hanno mai provato, probabilmente, a passare in rassegna le sigle dei comunisti, quelli veri. Nomi e simboli in cui - a volte - a fare la differenza è la presenza/assenza di una sola parola.
Partito comunista italiano
marxista-leninista
Si prendano, ad esempio, il Partito comunista italiano marxista-leninista e il Partito marxista-leninista italiano. Qualche sprovveduto - forse - potrebbe avere la tentazione di dire che tanto, in fondo, "sono la stessa cosa": manco a dirlo, sbaglierebbe. Il primo è stato costituito il 3 dicembre 1999 (anche se vorrebbe ricollegarsi direttamente alla scelta gramsciana del 1921 a Livorno) e non dev'essere nemmeno confuso con il Pc(m-l)i, quello che pubblicava Servire il popolo; il secondo ha molta più storia, essendo nato il 9 aprile 1977. Sono diverse - e pure piuttosto distanti tra loro - le sedi nazionali: quella del Pcim-l è in provincia di Napoli (precisamente a Forio), quella del Pm-li sta a Firenze.
L'art. 1 dello statuto del Partito comunista italiano marxista-leninista si apre così: "Gli operai, i lavoratori e gli intellettuali d'avanguardia italiani che lottano per la costruzione del socialismo nella società italiana formano una organizzazione di lotta di classe, volontaria e rivoluzionaria: il Partito comunista italiano marxista-leninista". Partito che, manco a dirlo, "si ispira, nel suo lavoro, alla teoria del marxismo-leninismo ovvero al pensiero e l'opera immortali di Marx, Engels, Lenin e Stalin". Alla base c'è la consapevolezza del "crescente contrasto" tra forze produttive e rapporti di produzione, che - "nell'attuale regime sociale capitalistico e nella sua globalizzazione imperialistica" - genera la lotta di classe, così come dell'indispensabilità del "partito politico di classe" come organo della lotta rivoluzionaria del proletariato, lotta che richiede una "lotta dura e continua al revisionismo, al trotskismo e ad ogni forma di opportunismo e di economicismo". abbattimento del potere borghese (e la distruzione del suo apparato), il Pcim-l immagina la dittatura del proletariato, col sistema dei consigli dei lavoratori mutuato dalla Rivoluzione d'Ottobre e dai paesi del socialismo realizzato.
Partito marxista-leninista italiano
Il Partito marxista-leninista italiano, invece, si rifà all'esperienza dell'Organizzazione comunista bolscevica italiana marxista-leninista (nata nel 1969, operativa per circa 7 anni), costituita sulla base "del marxismo-leninismo-pensiero di Mao, dell'esperienza storica del movimento operaio italiano e internazionale, sotto la potente spinta della Grande rivoluzione culturale proletaria". Il Pm-li si pone come "l'avanguardia cosciente e organizzata del proletariato italiano, il Partito politico della classe operaia, che dirige le lotte immediate e parziali e quelle generali e a lungo termine dell'intera classe e delle larghe masse popolari italiane". Alla base resta "il marxismo-leninismo-pensiero di Mao che presiede al suo orientamento ideologico, politico, organizzativo e pratico"; lo scopo, invece, è "guidare il proletariato alla conquista del potere politico, abbattere la dittatura borghese, instaurare la dittatura del proletariato ed assicurare il completo trionfo del socialismo sul capitalismo", arrivando infine alla realizzazione del comunismo. Non tutti possono entrare nel partito: l'adesione è riservata solo "agli elementi più avanzati, coscienti e coraggiosi della classe operaia, che  coloro che con decisione e generosità combattono in prima fila sulle posizioni del proletariato, sono capaci di educare, organizzare e mobilitare il proletariato e le grandi masse popolari italiane contro la borghesia e i revisionisti".
Naturalmente, a partiti diversi corrispondono simboli diversi. L'unica costante, come era prevedibile, è la presenza della falce unita al martello, su fondo rosso, il resto però cambia. Se il Pcim-l si accontenta di quel segno grafico, riprodotto in giallo, con la sigla dorata sbuito sotto, il Pm-li affianca il profilo di Mao e lo tinge di nero, come gli strumenti del lavoro; quest'ultimo partito, tra l'altro, mostra un emblema con forma ellissoidale, non previsto dalle leggi elettorali, segno che non ha mai partecipato alle elezioni (cosa che invece il Partito comunista italiano marxista-leninista ha fatto alcune volte, prendendo parte persino alle elezioni politiche in Campania).
Pensate che questo sia troppo difficile da seguire? Beh, sappiate che sono diverse pure le testate di riferimento (Comunismo per il Pcil-m, il Bolscevico per il Pmli), le modalità di organizzazione - ma entrambi i partiti adottano il centralismo democratico - e i diritti e doveri degli iscritti. Certo, a tutte e due le formazioni si applica l'etichetta di "dure e pure", ma ciascuna lo è a suo modo: chi aderisce al Partito comunista italiano marxista-leninista ha il dovere, tra l'altro, di "lavorare senza sosta per l'elevazione della propria coscienza di classe e rivoluzionaria con l’assimilazione dei principi del marxismo-leninismo", oltre che di "fare con la parola e con l'esempio opera continua di proselitismo"; gli iscritti al Partito marxista-leninista italiano, invece, devono "studiare e praticare il marxismo-leninismo-pensiero di Mao, diffonderlo tra il proletariato e le larghe masse popolari" ed "essere intransigenti sui principi e lottare con fermezza contro l'ideologia borghese, il revisionismo moderno, il dogmatismo e tutte le idee errate", ma se occorre anche "non esitare a dare anche la vita per la causa del proletariato" e mettere a disposizione "ogni proprio mezzo materiale per far fronte alle necessità della rivoluzione". Una posizione delicata, insomma, ma per chi ci crede sul serio probabilmente non è un peso.

giovedì 21 maggio 2015

Mantova, una scheda di profili (1)

Cinque anni fa, tanti occhi della Lombardia erano puntati lì, dove il Mincio adorna una città di tre laghi. Così, quando al ballottaggio il centrosinistra perse Mantova (non riuscendo a riconfermare sindaco Fiorenza Brioni), la sconfitta fece parecchio rumore. Oggi, che si torna al voto - e che il sindaco uscente di centrodestra, Nicola Sodano, non si è ricandidato - il comune capoluogo della provincia resta un monitorato speciale: vale dunque la pena dare uno sguardo alla scheda elettorale, che fin dall'inizio si presenta ricca di profili.
In realtà, il primo vero profilo sulla scheda è quello di Mattia Palazzi, 37enne candidato del centrosinistra (Pd, già Ds e assessore della Brioni): per la sua lista personale Palazzi 2015 ha messo in campo - su fondo giallo - direttamente i suoi "segni particolari", ossia gli occhiali dal profilo vintage, i baffi e la "mosca". Un'identificazione chiara tra candidato e progetto locale, probabilmente rara, sicuramente particolare ma naturalmente del tutto lecita. Sarà curioso vedere, dalle urne elettorali, quanti mantovani riconosceranno questi dettagli e vi si riconosceranno al punto da metterci una croce sopra. 
Accanto alle liste del Pd e di Sel, Palazzi può contare anche sull'appoggio dei Popolari per Mantova, espressione anche dell'Udc ma che si pone "come forza di attrazione dell'area di centro": è questa una delle liste che si avvalgono sì di un profilo, ma non di quello di una persona. Sullo sfondo ci sono le silhouette di varie figure umane, è vero, ma a notarsi è soprattutto la skyline della città, perfettamente identificabile per chi ci vive e la conosce bene; le sagome del gruppo di persone, peraltro, si riflettono - in modo irreale - sul semicerchio inferiore blu, che tenta di simboleggiare le acque dei laghi. L'immagine è un po' naive e i colori sono quelli dell'Udc; si vedrà se attireranno anche altre persone.
Sembra proprio il profilo dei monumenti del centro di Mantova ad avere già conquistato la vittoria sulle schede: sono tanti i simboli che utilizzano la stessa immagine, magari presa solo da punti di vista diversi (ma che non alterano la visione della zona monumentale). Non è certo una novità l'uso fatto dalla lista Forum Mantova - Città dei Cittadini, presentata già nel 2010 da Sergio Ciliegi che anche questa volta si è candidato a sindaco: cupole, facciate e torri (nere) vengono evidenziate dal cielo azzurro usato come sfondo, mentre davanti figure maschili e femminili stilizzate si danno la mano, proprio a simboleggiare la centralità dei cittadini nel progetto dello stesso Ciliegi.    
La stessa skyline, peraltro, si può trovare nel contrassegno della lista Cattolici moderati con Sogliani, a sostegno del candidato sindaco Gilberto Sogliani: cresciuto nella Democrazia cristiana, ha poi militato in seguito nell'Udc e nel Pdl. Sempre lui ha fondato l'associazione Cattolici popolari (di cui è presidente provinciale), collocata comunque nel centrodestra. A dispetto della collocazione, Sogliani ha deciso di correre da solo, in un emblema che contiene - oltre alla sagoma dei monumenti del centro - anche una scia-fascia-strada tricolore, che porti fino a quegli stessi monumenti: chissà quante persone riuscirà a convogliare in questi giorni...
Non può passare sotto silenzio nemmeno la lista 46cento, civica lanciata su Facebook da Andrea Gardini: è stato lui stesso a spiegare che 46100 è il cap di Mantova e il numero corrisponde quasi alla popolazione complessiva della città. Non è l'unica citazione di Mantova ovviamente: il profilo dei laghi che tanto la caratterizza viene trasformato dallo stesso Gardini addirittura nella sagoma - assai poco credibile, bisogna ammetterlo - di un uomo. Un logo impossibile da confondere, per una lista che non ha una sede o comitato elettorale, ma un "punto di vista" e che nel suo programma ha inserito essenzialmente tre punti: giovani, turismo e smart city.
Volendo - e attivando un po' di astrazione - c'è qualcosa di Mantova anche nel contrassegno di Adesso Mantova, che riempie la parte inferiore del cerchio con l'azzurro e le onde del mare (un po' com'era stato per molto tempo con il mare del sole nascente del Psdi). La lista - che candida alla poltrona di sindaco Maurizio Esposito - attinge soprattutto alla società civile per i propri candidati, anche perché - come si legge nello statuto - lo scopo di questa civica è "ridare credibilità alla politica, quale reale e concreta attività di governo della cosa pubblica, finalizzata al [...] bene comune". Sarà sufficiente correre alle amministrative di Mantova per iniziare questo percorso?

mercoledì 20 maggio 2015

L'Umbria che ha già vinto sulle schede

La “foglia di maria” di Alternativa riformista meritava un’attenzione a parte, non occuparsene era impossibile, ma sbaglierebbe chi pensasse di non avere altre sorprese interessanti dall’universo simbolico tra cui gli elettori dell'Umbria saranno presto chiamati a scegliere. Perché di vero universo si tratta, se si pensa che una delle regioni meno estese in Italia vede ai nastri di partenza otto candidati e addirittura sedici liste, a suo modo un piccolo record. 
A occhio e croce, verrebbe da dire che protagonista di questa tornata elettorale sarà proprio l'Umbria, o per lo meno la sua sagoma. Appare infatti su ben cinque emblemi, quasi secondo una logica di par condicio: due volte a sostegno della presidente uscente Catiuscia Marini, addirittura tre per il principale sfidante Claudio Ricci. Lui, infatti, può contare - oltre che sulla sua lista nata da più tempo, Per l'Umbria popolare (dal cui simbolo peraltro sono sparite le iniziali Ap di Area popolare, come sembrava in un primo tempo) - anche su un raggruppamento personale - Ricci presidente - fatto di molti professionisti, imprenditori e altre persone della società civile, tutte alla prima candidatura.
I colori, tanto per cambiare, sono sempre gli stessi, quelli della bandiera più il quarto colore nazionale, il blu/azzurro che fa tanto Italia e centrodestra (meglio se con sfumature cattoliche). Non sfugge alla logica tricolore, oltre che ovviamente Forza Italia, nemmeno l'emblema di Cambiare in Umbria con Ricci, altra lista di persone che non vivono di politica ma giorno dopo giorno affrontano le difficoltà di persone che in regione hanno conosciuto povertà e insicurezza sempre maggiori. Qui, va detto, c'è sicuramente maggiore studio grafico rispetto al primo emblema visto, con attenzione all'alternanza dei colori e quello che verrebbe da chiamare "effetto puzzle", con la regione che si trasforma in un tassello da riunire al resto del contrassegno, per avere un quadro più armonico.
La scelta della silhouette della regione la fa anche la Lega Nord (cosa che non stupisce): la piazza sotto al nome dell'Umbria e la tinge di verde, mentre tiene in bella mostra, con un certo impatto, il nome di Salvini. Il contrario della scelta fatta da Fratelli d'Italia, che invece rinuncia al nome della Meloni per mettere il cognome gigantesco del candidato presidente tra l'etichetta del partito e la "pulce" di Alleanza nazionale (ottenendo un effetto non gradevolissimo di "grattacielo ammassato" a centro simbolo: il minimo che potesse capitare, con un contrassegno già abbastanza pieno).
In casa Marini, invece, oltre al classicissimo emblema del Pd, colpisce innanzitutto l'altro contrassegno tutto basato sui quattro colori nazionali, cioè quello di Iniziativa per l'Umbria Civica e Popolare. C'è chi l'ha definita "lista della presidente", anche se il suo nome sul simbolo non c'è (come non c'è in nessuno dei quattro emblemi collegati a Catiuscia Marini): lei stessa però ha definito il raggruppamento come realtà che "vuole favorire e contribuire all'apertura della coalizione a mondi, professioni e persone che si mettono in gioco per il futuro dell’Umbria". Una didascalia che dice quanto sia variegata la lista (politicamente e civilmente) e che l'idea sia di rivolgerla a tutti lo mostra il contrassegno scelto: l'Umbria tricolore come la bandiera, il fondo sfumato blu, tipico di un partito catch all che vuole parlare all'intera regione.
Scelgono due "simboli smezzati" - nel senso di divisi in due metà orizzontali - e fotocopia nella struttura (speculare) le liste Socialisti riformisti - Territori per l'Umbria e Umbria più uguale - La sinistra per l'Umbria. La prima è un po' meno efficace della sua versione di cinque anni fa - specie nell'uso degli elementi testuali - ma inserisce l'aspetto territoriale che prima mancava; la seconda osa leggermente sull'etichetta ed estrapola il logotipo di Sel dal suo contrassegno tradizionale per inserirlo nel semicerchio bianco inferiore (ma il risultato, in fondo, è accettabile).
E gli altri concorrenti? Al solito, non guarderemo il MoVimento 5 Stelle (che candida alla presidenza Andrea Liberati) e non vale la pena di soffermarsi sul simbolo di Forza Nuova (candidato Fulvio Maiorca). Si può  segnalare la corsa solitaria di Sovranità - Prima gli Italiani, il progetto messo in campo da Casapound che a livello nazionale affianca la Lega, ma qui candida il numero due di CPI, Simone Di Stefano: "Non su tutti i territori la voglia di cambiamento [di Salvini ndb] riesce ad arrivare con la forza necessaria. - aveva spiegato in aprile - Alla Lega umbra manca coraggio, e l’Umbria è una regione emblematica per i problemi che la attanagliano: lavoro e sicurezza". 
Spostandosi decisamente a sinistra, infine, entrambe le formazioni sulla scheda hanno adottato il rosso, ma in modo diverso. L'Umbria per un'altra Europa ha utilizzato la stessa font della lista Tsipras, ma ha ribaltato in modo coraggioso il concetto, non cercando di ottenere "un'altra regione"; ma portando direttamente l'impegno dell'Umbria per cambiare l'Europa; punto interessante, peccato che la resa grafica non sia proprio all'altezza, specie sulla riga centrale. Il Partito comunista dei lavoratori, invece, piazza il suo simbolo all'interno della "Casa Rossa", nel senso che l'emblema è presentato dalle due realtà insieme: il nome della Casa lo vedrebbe anche un miope, ma soprattutto contorna l'unica falce e martello presente (il Pcdi contribuisce a Iniziativa per l'Umbria, il Prc all'altra lista di sinistra) e non fa sparire dalle schede il simbolo più votato dagli umbri nella storia.

martedì 19 maggio 2015

Toscana, gli altri simboli da vedere

Ciò che si è detto ieri, a proposito della riammissione della Lega Toscana, di fatto esaurisce quanto si può dire (almeno sul piano simbolico) circa la coalizione che sostiene Stefano Mugnai, visto che l'unica altra formazione che ne è parte è Forza Italia (con la bandierina tradizionale, senza nomi o altre scritte). 
Con la Lega di Salvini, invece, ci sarà Fratelli d'Italia, che nel proprio emblema ha incluso anche - almeno testualmente - varie formazioni civiche. Non solo nessuna delle due liste della coalizione indica il nome di Claudio Borghi, candidato alla presidenza, ma entrambe preferiscono appoggiarsi al nome del rispettivo leader nazionale, sperando che serva a raccogliere voti. Il nome di Giorgia Meloni (intero stavolta) è molto più evidente rispetto al tentativo - non proprio riuscitissimo - delle europee 2014, anche grazie al colore rosso. In realtà il simbolo sembra troppo pieno e un po' ammassato, ma è sempre meglio rispetto a quello presentato al Viminale poco più di un anno fa.
Restando all'area di centrodestra, si può citare subito dopo Passione per la Toscana, lista che sfoggia in modo ben visibile una versione di Pegaso, ritratto in bianco su fondo rosso, riprendendo l'uso dei colori della regione Toscana. Ma se a tempo debito l'emblema regionale venne scelto perché era stato il segno distintivo del Comitato Toscano di Liberazione Nazionale nella resistenza tra il 1943 e il 1944, questa volta il cavallo alato accompagna la lista a sostegno di Giovanni Lamioni, appoggiato tanto da Area popolare (dunque Udc e Ncd), quanto da una Rete civica che è frutto dell’esperienza di liste civiche in vari comuni toscani e guarda alla tradizione popolare.
Sulla coalizione a due punte che lavora per la riconferma di Enrico Rossi, in realtà, non c'è da dire proprio nulla, visto che il Pd usa il suo simbolo consueto e dell'ulivo del Popolo toscano qui si è già parlato. Ma anche di Sì - Toscana a Sinistra (per Tommaso Fattori) si è già detto, così come non ci sono sorprese con il contrassegno del MoVimento 5 Stelle (che candida alla presidenza della regione Giacomo Giannarelli). 
A questo punto, resta da dire solo di Democrazia diretta, che mostra un emblema quasi di altri tempi, per l'accostamento dei colori e per i caratteri utilizzati. Il gruppo, che candida il consigliere comunale uscente Gabriele Chiurli, è nato a giugno del 2013 e - come si legge nel sito - si è costituito "con un preciso scopo: restituire ai cittadini il potere di decidere, prima di tutto attraverso una modifica alla Costituzione che permetta al popolo di votare le leggi attraverso referendum legislativi". L'articolo 75 di cui parla il simbolo (registrato a livello europeo ad Alicante, "perché è in Europa che si prendono le decisioni fondamentali per il nostro futuro, adesso che i Parlamenti nazionali sono stati svuotati di buona parte della propria sovranità") è ovviamente quello della Costituzione, anche se il partito lo vuole cambiare: "Fin dallo statuto del movimento, ci poniamo lo scopo di modificare gli articoli 70/75 e il 138 della Costituzione italiana, per introdurre una reale partecipazione degli elettori al processo legislativo". Il gruppo si dà "regole ferree in fatto di candidature, campagne elettorali (e relative spese), assunzione di incarichi pubblici", con tanto di dimissioni qualora le condizioni per l'eleggibilità vengano meno. Per cambiare il referendum e non solo, a quanto pare, si deve partire dalla Toscana, anche se qualcosa di folle (lo si dice con affetto) nell'idea c'è: sarà per questo, forse, che in basso in greco antico è scritto proprio "Elogio della follia".