mercoledì 19 giugno 2019

Simboli sotto i mille (2019): il Centro e il Sud (di Massimo Bosso)

Dopo il giro nell'Italia del Nord, prosegue il viaggio nei comuni sotto i mille abitanti che hanno votato per rinnovare la loro amministrazione, sempre senza che le liste avessero bisogno di raccogliere firme per la loro presentazione. Anche al Centro e al Sud i casi interessanti sono molti e occorrono varie tappe per esaminarli tutti. 
Come si è già visto nella puntata precedente, la novità maggiore del 2019 è rappresentata dalla massiccia presenza di liste del movimento L'Altra ItaliaIn Abruzzo, per esempio, si presenta ad Arsita, dove le liste sulla scheda sono ben quattro: una, evidentemente locale, vince, poi ci sono CasaPound, un'altra civica e, appunto, L'Altra Italia. Questa prende solo due voti e resta fuori dal consiglio, ma altrove va decisamente meglio, come nelle Marche, a Camporotondo e Poggio San Vicino, in provincia di Macerata: giocando sul fatto di essere l'unica lista oltre alla vincitrice, la formazione ottiene tre seggi in entrambi i comuni (rispettivamente 23 voti - 7,49% e 16 voti - 14,55%). In provincia di Perugia, a Poggiodomo e Vallo di Nera, arriva in tutto un solo voto (nel secondo comune). 
Nel Lazio la lista corre in vari paesi del reatino (Castel di Tora, Colli sul Velino, Micigliano, Roccantica e Turania) nonché a Pisoniano, in provincia di Roma: scattano i tre seggi a Roccantica (20 voti - 6,56%), ma non arriva neanche un eletto in tutti gli altri comuni, perché nei consigli entrano le civiche locali e, come vedremo, anche altre liste esterne; a Castel di Tora, Micigliano e Turania addirittura l'aquila tricolore non prende nemmeno un voto, così come a Tufara, in provincia di Campobasso (lì corrono ben cinque liste, giusto per annunciare che il Molise, come sempre, dà grandi soddisfazioni...) e a Celle di San Vito e Volturara Appula nel foggiano. Per L'Altra Italia, dunque, un grande sforzo organizzativo anche al Centro e al Sud, centinaia di candidati ma il risultato finale è poca cosa...

Rimanendo nell'area della destra estrema passiamo a CasaPound Italia, che nel Centro-Sud è meno presente che al Nord, ma anche qui sceglie di correre anche in comuni in cui occorre la raccolta firme. Guardando invece ai luoghi in cui questa non serve, il partito della tartaruga ottagonale frecciata corre ad Arsita (Te) e arriva al pari con la lista Arsita per Tutti (23 voti, 4,77%): solo il sorteggio attribuisce a Cpi il terzo seggio della minoranza. Sempre in Abruzzo, a Santo Stefano (Aq) non arriva nemmeno un voto; e pensare che non doveva andare così, visto che il leader nazionale di CasaPound si chiama Di Stefano...
Tocca poi a una lista il cui nome inevitabilmente evoca ricordi precisi, anche in chi scrive: Movimento sociale. Basta uno sguardo al simbolo, tuttavia, per capire che non c'entra proprio nulla il partito che - come Movimento sociale italiano e Msi - Destra nazionale - ha operato con un nome molto simile dal 1948 al 1994-1995. Eppure, per qualche strano motivo le commissioni elettorali circondariali hanno pensato di ammettere queste liste: una scelta che appare piuttosto imbarazzante e - lo si lasci dire a una persona che dall'età di 18 anni aveva dato l'anima per il Msi - persino offensiva verso i militanti sinceri di un tempo, che non hanno dimenticato quell'esperienza. 
Questo bruttissimo simbolo, con un triangolo tricolore che vorrebbe ricordare una fiamma, viene presentato a Settefrati (Fr) e in vari comuni del casertano (Ciorlano, Fontegreca, Roccaromana, Rocchetta e Croce e Valle Agricola): i voti raccolti sono soltanto sei in tutto e, naturalmente, seggi zero... Va meglio a Tora e Piccilli, sempre in provincia di Caserta: qui la parola "Movimento" è sostituita da Forza, non è dato sapere se per scelta dei presentatori o su sollecitazione della commissione (il risultato finale sembra elaborato piuttosto in fretta): qui le liste sono ben quattro per 919 elettori, ma votano in 567 e, al netto di nulle e bianche, Forza Sociale ottiene il 10,58%, sufficiente a portare a casa tre seggi.
Si diceva delle altre liste di Tora e Piccilli: al di là della vincitrice SiAmo Tora e Piccilli (che fa diventare sindaco Luciano Fatigati con l'85,58% dei voti), restano fuori dal consiglio tanto la civica Oltre le Radici (17 voti, il 3,1%: su manifesti e schede, tra l'altro, arriva il simbolo con uno sfondo dal colore disomogeneo, come se fosse frutto di una stampa difettosa) quanto Progetto popolare. Quest'ultimo nome, in realtà, non è certo una novità per chi frequenta questo sito e ha seguito le edizioni precedenti del viaggio "sotto i mille": le liste con l'elemento tricolore su fondo blu scuro sono apparse spesso nel Centro-Sud e, in apparenza, non sono collegabili a un progetto politico. 
L'osservazione dei risultati delle elezioni nei comuni minori, inoltre, ha permessi negli anni di vedere che Progetto popolare non si presenta quasi mai da sola (come "lista esterna", non radicata), ma generalmente appare in combinata con altre formazioni. In questa tornata la lista è presente anche a Capranica, Gorga, Pisoniano, Rocca Canterano, Sambuci e Saracinesco (in provincia di Roma), nonché a Rocchetta Croce e Roccaromana nel casertano. Il miglior risultato arriva a Capranica (16 voti, 7,62%, due seggi), ma un seggio scatta anche a Rocca Canterano con il 2,38%, pari a ben 3 voti (risultato piccolo, ma sforzo ancora minore).
Una delle liste che si trova spesso in combinata è Italia dei Diritti, già incontrata nel 2018: questa formazione, peraltro, ha una sua struttura nazionale e un sito web; il presidente Antonello de Pierro non rinuncia ad inserire il suo nome nel logo, anche se in caratteri minuscoli rispetto al simbolo. Il simbolo con la bilancia tricolore e la sagoma dell'Italia si presenta solo in provincia di Roma, a Capranica, Gorga, Rocca Canterano, Pisoniano, Sambuci, Saracinesco (paesi già nominati), nonché a Castel San Pietro Romano e Vallepietra. A dire il vero il bottino di seggi non è male: ne scattano tre a Sambuci e Vallepietra, due a Pisoniano e Rocca, uno a Capranica e Castel San Pietro. Tutti questi risultati sono possibili - e sono stati ricercati - per la presenza di una sola lista locale e, al limite, di altre liste extra muros.

Avanti Savoia! Poteva mancare una lista monarchica? In effetti no, ma lo stupore è dettato casomai dall'avere ritrovato Italia Reale soltanto - salvo errore - a Parolise, in provincia di Avellino. Lì le liste sono cinque in tutto e per i monarchici redivivi arrivano solamente due voti, del tutto insufficienti - visto il numero di concorrenti - a ottenere anche solo un seggio. Un po' poco come risultato e anche, volendo, come presenza, considerando che la formazione è attiva da anni, si è presentata anche in contesti più blasonati (è il caso di dirlo) che richiedevano la raccolta di firme, come le elezioni comunali del 2013, o le ultime elezioni politiche, nelle quali aveva partecipato al cartello Blocco nazionale per le libertà insieme alla DemoCristiana di Denis Martucci (la lista era presente in alcune circoscrizioni).  

Finito qui il viaggio? Nemmeno per sogno, visto che c'è una marea di liste dotate di nomi e simboli improbabili, per le quali la domanda - sempre la stessa - sorge spontanea: perché? La risposta, altrettanto interrogativa, rischia di essere anch'essa costante: aspettativa elettorale (e non nel senso di risultati attesi)? Con questo bagaglio di interrogativi, iniziamo la carrellata dalle liste presenti in più di un comune.
Caratteristica comune di queste liste, nella quasi totalità dei casi, è quella di avere un simbolo minimal, facile - anzi, facilissimo - da realizzare o da replicare, con uno sforzo davvero minimo di creatività. Si tratta, come è facile capire guardando qui a fianco, dell'ipotesi che ricorre per Gente nuova, lista "letterale" presente a Colle San Magno e Rocca d'Arce, comuni entrambi in provincia di Frosinone. Sarà forse perché la gente nuova in fondo non la conosce nessuno, sta di fatto che le due liste che si stanno esaminando ora in tutto prendono 3-diconsi-tre voti (in due comuni!) e, manco a dirlo, non scatta per i candidati nemmeno un seggio, da nessuna parte. 
Qualche volta, a dire il vero, un po' di sforzo grafico in più si vede, anche solo con la scelta di una clipart tra le tante che i programmi per il computer o la rete Internet sono in grado di offrire. Anche così, non c'è troppo da sforzarsi a piazzare l'immagine di due mani che si stringono su fondo verdino, come fa la lista Ancora insieme: la si è vista sulle schede di Gildone, in provincia di Campobasso, e di nuovo su quelle della foggiana Volturara Appula. Il maggior impegno profuso, tuttavia, non si traduce per forza in risultati tangibili: facendo i conti, il raccolto totale è di un solo voto (che scatta in Molise), ma davvero niente di più, per una stretta di mano davvero poco fruttuosa.

Poteva mancare la Lista Alfa? Certamente no, anche se la grafica è ancora più povera rispetto a quella già spoglia degli anni scorsi: stavolta si presenta in Abruzzo nel pescarese, a Castiglione (un voto) e a Corvara (zero). Non c'è caso migliore per iniziare la rassegna di liste presentate senza uno scopo politico ma solo per evitare che scatti l'obbligo di raggiungere il quorum dei votanti (in presenza di una sola lista, ma da due in su non c'è più alcun obbligo) o, come si è detto, ottenere permessi elettorali. A maggior ragione qui vale la regola già enunciata dei simboli con semplice scritta nera su fondo bianco o con varianti minime: inutile proporli tutti, basta una semplice carrellata.
Proprio a Corvara si presentano, oltre alla Lista Alfa, le formazioni La novità, Corvara futuro e Nuova era: con Alfa condividono il mirabolante risultato di accumulare zero voti in quattro, probabilmente un record negativo... i dieci seggi sono ovviamente spartiti tra le due liste locali. Gli elettori sono 469, votano solo in 161, ma la presenza di due liste locali rende del tutto inutili le quattro liste dalla grafica 1.0 quasi fotocopia.
A Castiglione a Casauria le liste sono sempre sei, vota solo il 38,16%, ma qui le formazioni effettivamente locali sono tre. Le altre tre invece legami col territorio ne hanno ben pochi: la Lista Alfa prende un voto, Uniti con voi altrettanto, mentre Greco sindaco resta a secco; si noti che i presentatori di queste ultime due compiono l'incredibile sforzo di colorare di giallo lo sfondo del cerchio.... 

La rassegna, tuttavia, è appena iniziata. Rimanendo in Abruzzo è bene segnalare innanzitutto a Carpineto Sinello (Ch) la lista L'Alternativa, il cui nome è significativo. Infatti con il suo 6,90%, corrispondente a 22 voti, fornisce una vera alternativa agli elettori, soprattutto evitando che il comune sia commissariato: a conti fatti, alle urne si reca solo il 33,81% degli aventi diritto, quindi in presenza di una sola lista le elezioni non sarebbero state valide. Alla lista L'Alternativa - simbolo con un segmento circolare inferiore tinto d'azzurrino, giusto per non essere troppo banali - vanno tre seggi consiliari e i presentatori della lista, probabilmente, possono dire "missione compiuta"...
A Liscia, in provincia di Chieti, gli esportatori di progresso non interessano a nessuno o quasi: la lista Progresso per tutti raccoglie il consenso di un solo elettore dei 472 che si recano al voto, tutti gli altri optano per le due liste locali (comunque utili, perché gli elettori sono 1075 e al seggio si presentano in 488, dunque il quorum non sarebbe stato raggiunto con una sola lista). E pensare che, questa volta, chi aveva presentato la lista se non altro aveva compiuto un minimo sforzo di fantasia, visto che l'emblema oggettivamente ha una sua dignità grafica (soprattutto se messo a confronto con altri simboli incontrati finora o che spunteranno nelle prossime tappe del percorso...).
Sempre nel chietino, a San Giovanni Lipioni ci interessa la lista Vivere Insieme, che nel simbolo ha due mani che si stringono su sfondo giallo (sì, è esattamente la stessa immagine usata a Gildone e Volturara Appula, cambia solo il colore di fondo): alla stretta di mano arrivano solo due voti su 111 (e viene da pensare: saranno due persone che vivono insieme?). Anche qui il quorum non è superato (vota il 33,83% degli aventi diritto), ma per evitare il commissariamento basterebbero ma i 12 voti (10,81%) della lista Lega...ti per San Giovanni Lipioni...
Ad Abbateggio, in provincia di Pescara, i paesani - che si chiamano abbateggiani -  non gradiscono La nuova realtà: preferiscono affidarsi alle vecchie abitudini e rivince lo stesso simbolo del 2014 (Uniti per Abbateggio), mentre il simbolo mininal del nuovismo - con la classica scritta in nero su sfondo bianco - si ferma a tre voti, ma paradossalmente ne raccoglie uno in più rispetto a La nuova scelta, che era stata schierata cinque anni fa. E a guardare i risultati, davvero non si comprende perché si sia trattato così male, gettandolo sostanzialmente via, un simbolo concepito in modo così faticoso e frutto, probabilmente, di notti insonni davanti al computer (passare dalla scelta alla realtà, in fondo, mica è facile...). 
La nuova scelta (scritta in nero su sfondo bianco, stessa font Arial Bold della Nuova realtà) si presenta questa volta a Salle, sempre nel pescarese, con un risultato strabiliante: zero voti. Va oggettivamente meglio alla lista Nuova era schierata a Vicoli, nella stessa provincia: sul simbolo si accettano scommesse (ok avete vinto, scritta nera su sfondo bianco, ma vi piace vincere facile: la "grafica" è identica a quella del contrassegno apparso sul manifesto di Corvara - ma ci scommettono in parte anche i vicolesi, visto che c'è una sola lista locale e a Nuova era vanno comunque 33 voti (14,54%), che si traducono automaticamente nei tre seggi di opposizione. 
Restando in provincia di Pescara, torniamo per un attimo ad Arsita, per fare luce almeno un po' su un piccolo episodio interessante: la lista Arsita per Tutti - che come simbolo ha scelto un sole stilizzato, facile da reperire come immagine o carattere speciale, collocato su sfondo bianco, mentre il nome della lista è azzurro - conquista un seggio con 23 voti. Nel conteggio finale risulta essere a parimerito con CasaPound Italia, che ha ottenuto gli stessi voti, quindi occorre tirare a sorte per decidere a chi delle due assegnare il terzo seggio di opposizione: il sorteggio favorisce la tartaruga e fa perdere il sole (capita anche questo, nel nostro giro "sotto i mille"...).
Facendo un rapido passaggio in provincia di Teramo, si passa da Fano Adriano. Qui gli elettori sono 301 e vanno a votare in 223: qui non si porrebbe nessun problema di quorum, ma le liste in gioco sono comunque tre. E se le due liste locali (Senso civico e Alternativa libera, nulla a che vedere con gli ex del MoVimento 5 Stelle) si dividono il 99,55% dei voti, un solo elettore ha cuore di votare come sindaco Alessandro de Amicis di Insieme per cambiare (che almeno rompe gli schemi e sceglie uno sfondo scuro, forse non troppo leggibile, per il simbolo). Un altro elettore, invece, ha scelto di annullare la scheda: chissà se si è sbagliato o lo ha fatto apposta.
Va oggettivamente meglio, quanto a risultati raccolti, agli arrampicatori - così, almeno, verrebbe da pensare di loro - di Insieme per la Montagna a Rocca Santa Maria: finito lo spoglio, loro possono contare su 11 voti che, sul totale dei voti validi, fanno solo il 3,5%, ma producono ugualmente tre seggi. Rispetto a quanto si è visto finora, bisogna riconoscere che il simbolo dei montanari ha molta più fantasia degli altri, con un arcobaleno pennellato su fondo bianco che non stona con il resto degli elementi dell'emblema; ultimo particolare da considerare, alla fine risulta aver votato oltre il 60% degli aventi diritto, ma forse qualcuno avrà pensato che era meglio non fidarsi ed evitare ogni rischio di commissariamento...

Va bene l'Abruzzo, ma il Molise a questo giro esiste? Certo che sì e, come detto, anche questa volta non manca di darci soddisfazioni! Abbiamo già dato, sia pure in fretta, uno sguardo a Gildone, in provincia di Campobasso: lì le liste sono quattro, due delle quali legate al paese, ma annoveriamo anche la stretta di mano su fondo verdolino di Ancora insieme (eppure una delle due mani tradisce, arriva infatti un voto solo)... Allo stesso tempo, i 570 elettori che decidono di decidere (pari a circa il 30% del corpo elettorale) non ritengono di dare un solo Voto utile e così l'omonima lista (il simbolo neppure stiamo a descriverlo, lo vedete da soli, Times New Roman compreso) rimane a secco.
Nella stessa provincia, a San Giovanni in Galdo, corrono ben cinque liste per 793 elettori (381 dei quali si presentano ai seggi, ma qui nessuno si sogna di farsi problemi di quorum). Due formazioni sono radicate localmente, le altre decisamente no: un voto va a Insieme si vince (ma quando mai...), identico nella struttura a Voto utile; un altro voto se lo prende Insieme per... il Futuro mentre resta a bocca asciutta Voliamo insieme, anche se - come la precedente - queste ultime due almeno si sforzano di sfoggiare un simbolo non banale, anche se quegli stessi contrassegni sono già stati visti in passato, in quella forma o con apparenze molto simili.
Si è già visto che a Tufara sono poco o per nulla interessati a L'Altra Italia, ma a loro non sembra importare niente nemmeno di Vivere insieme: entrambe le liste, infatti, chiudono le elezioni con zero voti e il simbolo oggettivamente più elaborato di Vivere insieme (due persone che abbracciano il globo terrestre) non serve a dare maggiore appeal al progetto. Va segnalato che a Tufara le liste locali sono ben tre (fatto piuttosto anomalo in comuni come questo) e i 696 voti validi espressi sono sicuramente ben indirizzati a gente del posto; tra l'altro, al seggio si recano 705 dei 1252 aventi diritto, ma il comune risulta comunque "sotto i mille" perché nel 2011 il censimento ha rilevato 978 abitanti...
Trasferendoci in provincia di Isernia, a Belmonte del Sannio le liste che si confrontano sono cinque, due delle quali locali; non potevano mancare però gli extra muros. Ecco dunque la Lista Gamma (col nome ancora più piccolo del solito... e che fine hanno fatto Alfa e Beta?) e Finalmente noi (quasi inutile rimarcare che anche qui il simbolo è una semplicissima scritta nera su fondo bianco); ha un po di fantasia in più Belmonte domani (con la sua spiga coricata), ma non prende nemmeno un voto, proprio come Gamma, mentre un solitario elettore traccia la croce su Finalmente noi. Un voto da dividere tra tre liste, che evidentemente col paese hanno poco a che fare.
Alle elezioni di Scapoli, invece, a quanto pare solo a una persona interessa - al punto da votarlo - il Bene comune (colomba bianca su sfondo giallo); in compenso la lista locale Scapoli che resiste (un neanche troppo velato invito a rimanere single?) ottiene 138 voti, ma arriva seconda dietro a Crescere insieme, che raccatta 260 consensi. Come dire che questa volta gli ammogliati con famiglia superano gli irriducibili scapoloni, a suon di schede fatte cadere con molta nonchalance nell'urna...
A Castelverrino le liste ai nastri di partenza sono tre, due delle quali sono e, risultati alla mano, si dimostrano locali (e, tra l'altro, sono anche quelle più elaborate e "personalizzate" sul piano grafico). La terza lista, Insieme per il futuro, sembra chiamare ben poche persone a raccolta: a spoglio ultimato, infatti, risulta aver ottenuto solo due voti sui 64 validi finiti nell'urna (molti meno delle sagome inserite all'interno del contrassegno elettorale). Vanno a votare 77 persone su 189 elettori (quindi poteva porsi l'opportunità della seconda lista), ma nel risultato finale spiccano le 9 schede nulle e le 4 schede bianche: frutto di errori o di insoddisfazione per la proposta elettorale?
Concludiamo il nostro tour molisano avendo come tappa finale Pettoranello, sempre in provincia di Isernia. In questo piccolo comune di 703 elettori (vanno a votare in 309, meno della metà) si presentano quattro liste e quelle locali sono due, quindi la validità della consultazione non sarebbe comunque stata in discussione. Chiarito questo, è necessario rilevare che si può chiamare una lista Vincere insieme (con uno sforzo cromatico almeno in parte superiore rispetto a molti esemplari di contrassegni visti prima, ma con uno strano concetto di equilibrio e bilanciamento grafico) e... perdere di brutto, ottenendo un solo voto dagli elettori che hanno scelto di non disertare le urne. 
E se questo risultato sembra piuttosto magro (e in effetti lo è), bisogna ammettere che è sempre meglio dello zero assoluto totalizzato sempre a Pettoranello da L.C.M., acronimo misterioso che per fortuna il simbolo scioglie in Lista Civica Molise. Chi ha concepito il contrassegno, tra l'altro, ha evidentemente usato come base l'emblema delle liste Radicali, promosse da Radicali italiani - non senza polemiche con gli aderenti al Partito radicale transnazionale - alle amministrative del 2016 a Milano e Roma, come testimoniano la circonferenza gialla e le quattro tracce colorate al centro del cerchio. Nonostante questo "furto grafico", la quota di voti resta a zero e, visti i risultati, a domanda inevitabile è sempre la stessa: perché?

Lasciato il Molise, "terra di meraviglie", arriviamo di nuovo nel Lazio, già trattato almeno in parte parlando di Progetto popolare, Italia dei diritti e dintorni; sbucano però altre liste interessanti, che meritano almeno un po' di attenzione. A Colle San Magno, in provincia di Frosinone, si presenta ad esempio Avanti Terra Nostra, che porta a casa un voto proprio come Gente nuova che abbiamo già visto. La font utilizzata è la stessa (Calibri, automaticamente proposta da Word), ma nel simbolo di Avanti Terra Nostra almeno un po' di impegno grafico è stato speso, pure se attraverso l'uso dell'ormai onnipresente tricolore (soprattutto nella politica nazionale).
Decisamente rompe gli schemi dei simboli graficamente minimali la lista Settefrati nel cuore, con cuore rosso su fondo azzurro e blu: bisogna aspettare l'esito delle elezioni e i soli sei voti ottenuti per far nascere il forte dubbio che quella formazione poco c'entri  con il territorio. Curiosamente anche la seconda lista classificata si chiama Settefrati nel Cuore (con il sole dietro le montagne stilizzate), ma a quanto pare per la Sottocommissione elettorale circondariale andava bene così. Sempre a Settefrati si presenta Rivoluzione Sociale: lo sfondo rosso e la stella farebbero pensare a una lista di sinistra estrema, tuttavia non occorre molta esperienza per vedere che la font utilizzata è molto simile a quella adottata dall'ugualmente presente Movimento sociale. Il risultato, in ogni caso, è identico: zero voti.
L'esercizio di un po' di fantasia anche per la lista Per tutti a Mompeo, questa volta in provincia di Rieti: il disegno di un sole umanizzato, sorridente e con il pollicione guantato alzato (un'immagine che comunque si trova online) fa oggettivamente sorridere. A conti fatti, tuttavia, arrivano soltanto 9 voti sui 327 validi espressi, pochini per dare ai presentatori del contrassegno la patente di lista locale... Alle urne, tra l'altro, si recano oltre tre elettori su quattro, quindi qui non si pone alcun problema di quorum da raggiungere (anche in considerazione del fatto che le liste sulla scheda sono comunque tre, compreso il sole più allegro mai visto in sede elettorale).
Risulta interessante il caso di Castel San Pietro Romano, dove vota l'87,39% degli aventi diritto, quasi un record nazionale in questi comuni e, in più, un dato abbastanza anomalo se si considera che le elezioni non hanno storia. La lista locale - Uniti per crescere - prende il 98,15% (584 voti); ne arrivano solo due alla civica Per rinascere insieme (il simbolo, semplice, appare anche grazioso, ma il nastro tricolore è chiaramente stato rubacchiato dalla montiana Scelta civica), che viene superata da Progetto popolare (6 voti), che entra così in consiglio, lasciando anche Italia dei diritti (3 voti) senza seggi.
Chiudiamo con il Lazio e chiudiamo nel vero senso della parola (ma l'articolo non finisce) ritornando a... Saracinesco. Tutto sommato appare più logica qui la presenza di una lista come Alleanza per Saracinesco, il cui simbolo è dominato da un'aquila in volo su sfondo bianco. Quella formazione, peraltro, sembra schierata - più che per disinnescare il pericolo del quorum - per impedire a soggetti estranei l'ingresso in consiglio: lo scopo, in ogni caso, viene ottenuto grazie agli otto voti presi dalla lista, che si tramutano prontamente in tre seggi (negati così a Italia dei diritti e a Progetto popolare, come si è già avuto modo di notare prima). 

Approdando in Puglia, di Volturara Appula (FG) abbiamo già parlato prima. Anche qui la scheda è discretamente affollata (a fronte degli 887 elettori, mentre i votanti sono solo 329): si presentano 5 liste, due delle quali sono locali (e si spartiscono quasi a metà il 99,7% dei voti). L'unico voto che sfugge a queste - e che non va certo a L'Altra Italia o ad Ancora insieme, come si è visto - finisce alla lista Amore per Volturara Appula: questa si è dotata di un simbolo ricco e graficamente ben composto, dunque la sua presenza in questa competizione elettorale appare piuttosto anomala (rispetto a quanto si è detto fin qui) e, per questo, abbastanza inspiegabile.
Ma, in questa tornata elettorale, anche Campania, Basilicata e Calabria riservano sorprese. Alcune sono più prevedibili: si può, per esempio, comprendere la presenza di Italia agli Italiani a Torrioni, in provincia di Avellino. Il simbolo, diverso da quello utilizzato da Forza nuova e Fiamma tricolore in occasione delle elezioni politiche del 2018, è comparso in qualche amministrativa "sotto i mille" lo scorso anno; a questo emblema piuttosto netto e politicamente identificabile, comunque, arriva un solo voto, mentre a una meno spiegabile lista La Bilancia - che come simbolo ha scelto proprio l'immagine di una bilancia a due piatti - non ne arriva neppure uno.
Anche a Ciorlano (Ce) le liste sono quattro, quella locale prende il 84,5% sconfiggendo Alleanza per la Vittoria che - con una grafica che rimanda molto alla lontana al Pdl - si ferma al 13,18%, corrispondente a 34 voti, segno che probabilmente qualche aggancio in loco la lista lo aveva. Non sembra essere nella stessa situazione la formazione Uniti per il cambiamento (dal simbolo coloratissimo e molto "manesco") che si ferma a cinque voti, meglio comunque dell'unico consenso ottenuto - come visto - dal Movimento sociale fake.


A Roccaromana, sempre nel casertano, le liste sono addirittura sei: due evidentemente locali (quelle più a destra nel manifesto) conquistano 595 dei 600 voti validi. Di quelli restanti, due vanno al Movimento sociale, uno a Progetto Popolare (già visto), mentre si dividono egualmente gli ultimi due voti Lega Terra Nostra (simbolo identico a quello di Avanti Terra Nostra, cambia solo una parola) e la lista Noi per Roccaromana: anche in questo caso l'impressione è che le liste esterne, guardando al confezionamento grafico dei simboli e font utilizzate, siano tutte della stessa matrice...



Pure a Rocchetta e Croce, ancora in provincia di Caserta, ci sono sei liste, una in più di cinque anni fa. Una lista locale - Costruire insieme, con la colomba - si aggiudica il 68,35% dei voti, mentre i tre seggi di minoranza vanno a Sì - un Comune per tutti, che raccoglie 74 voti (23,42%) ma che presenta un simbolo molto simile a quello di Per rinascere insieme a Castel San Pietro Romano (e, dunque, altrettanto scopiazzato da Scelta civica)... Per il resto Aria nuova si ferma a 23 voti (7,28%), Uniti per Rocchetta (già presente nel 2014, scritta bianca su sfondo blu) ne prende solo due, giusto il doppio del Movimento sociale, mentre Progetto popolare resta a secco.

Si è notato prima che alcune liste si presentano sempre in combinata o, comunque, assieme ad altre formazioni dotate di nome e simbolo improbabili. I motivi possono due: uno è squisitamente tecnico/politico, cioè provare ad essere le uniche due liste presenti, così che possa bastare raccogliere un voto a testa per prendere il comune (sempre ammesso che altre liste non ci siano... ma non succede quasi mai). La spiegazione più logica, tuttavia, forse è legata alla comodità: se, com'è probabile, è lo stesso gruppo di persone a presentare varie liste (i fini si sono già ricordati), che senso ha girare la provincia? Si fa una macchinata e ci si ferma nel primo comune utile...
A Valle Agricola, casualmente sempre nel matese, la lista Nuovi orizzonti (49 voti, 10,65%) sembra essere stata schierata essenzialmente per sbarrare l'ingresso in consiglio a liste come Italiani prima di tutto e Movimento sociale; anche in questo caso le due liste hanno un simbolo con elementi grafici e font comuni, come si somiglia molto il raccolto piuttosto magro (rispettivamente portano a casa tre consensi e un voto).
Interessante anche il caso di Castelnuovo di Conza, paesino che conta 2969 elettori (molti sono iscritti Aire?), mentre gli abitanti censiti nel 2011 erano 641: già solo così è chiaro che superare il quorum è impossibile (infatti vota meno del 15% degli aventi diritto): probabilmente era meglio non rischiare e provvedere in loco a disinnescare la minaccia del quorum. Si spiega forse così l'unico voto alla lista Progetto comune; la competizione, del resto, è abbastanza tirata (finisce 221 a 200 per il candidato che nel 2014 aveva perso...).


Risulta interessata da questo particolare fenomeno questa volta anche la Basilicata. A Craco, nel materano, oltre all'Altra Italia e alle due liste locali troviamo Oltre Craco: con i due soli voti ottenuti (su 449), difficilmente si può identificare come lista collegata al paese. A Castelluccio Superiore, in provincia di Potenza, le liste sono tre: tra queste, Uniti per Castelluccio recupera solo 7 voti su 534, meno di uno per candidato... Andando a consultare meglio i dati, tuttavia, si scopre che il quorum era stato un problema nel 2018 (allora si era presentata una sola lista ed era arrivato ai seggi solo il 40,20% degli elettori): forse questa volta non si è voluto rischiare...
Decisamente utile la presenza di Insieme per San Paolo Albanese nell'omonimo comune di provincia di Potenza. La lista raccoglie solo 7 voti (4,76%) che però non solo fruttano alla formazione tre seggi, ma soprattutto - grazie alla presenza della stessa - evitano il commissariamento: vota infatti solo il 49,67% degli aventi diritto. L'operazione è identica a quella già messa in piedi nel 2014: anche allora aveva votato solo il 48,21% e si era rischiato grosso (da segnalare che in quella tornata la lista vincitrice, con oltre il 90%, sfoggiava il simbolo nazionale del Pd, mentre questa volta si tratta di una civica, probabilmente di quella stessa area politica).


Dalla Lucania passiamo alla vicina Calabria e anche qui lo schema appena visto si ripete: si trovano tracce di vari casi di liste presentate, con ogni probabilità, per evitare il pericolo quorum ove ci sia una lista sola. A volte, peraltro, quelle liste non servono, perché il territorio genera già da sé due formazioni: a Gagliato, in provincia di Catanzaro, vota il 49,84% della platea di 638 elettori (a spanne ne manca uno solo per raggiungere e superare la metà del corpo elettorale), ma non c'era bisogno che si presentasse pure la terza lista, Insieme per il Domani, che manco a dirlo - pur essendosi dotata di un simbolo ben studiato - prende zero voti.
Risulta utilissima, invece, Uniti per Miglierina, sempre in provincia di Catanzaro. Il contrassegno è nella solita veste minimal conosciuta ampiamente nei casi precedenti, con il nome (minuscolo) nero su fondo bianco, e alla fine raccoglie solo 17 voti (pari al 5,5%); si tratta però dell'unica lista oltre alla vincitrice, dunque raccoglie tre seggi e, soprattutto, evita il commissariamento che, in sua assenza, sarebbe stato assicurato (votano 364 su una platea di aventi diritto pari a 901, poco più del 40%). Stessa situazione di Gagliato anche a Civita, nel cosentino: le liste sono tre ma vota il 42,27%, meglio quindi non rischiare e forse per questo viene presentata anche la lista Impegno Comune (che ricicla un simbolo "manesco" già visto altrove). 
Alla fine Impegno comune riesce a raccogliere solo 12 voti, pari al 2,16%, e non entra in consiglio. I seggi dell'opposizione vanno invece alla lista Donne Pollino, nata per opera dell'Osservatorio Donne Pollino e comunque "all'interno di un gruppo di mamme, imprenditrici, insegnanti, professioniste, operaie - così si legge sul sito - che crede fermamente nell'importanza del mutuo supporto, come strumento di innovazione sociale, al fine di migliorare la condizione di vita della propria comunità" e rifiuta "la struttura verticista, tipica della società patriarcale", in favore di un modello decisamente più orizzontale. Le tre consigliere sono arrivate, ora si vedrà come opereranno in consiglio.
Il rischio del quorum è stato evitato con una buona mossa anche a San Giovanni di Gerace, nel reggino: su 696 aventi diritto votano solo in 251, ma la lista Tradizione e Futuro (scritta nera su sfondo bianco, ma questa volta lo stile è manoscritto, quasi elegante nel suo essere naïf, anche se sembra esserci nella grafica più tradizione che futuro) salva la situazione grazie ai suoi 13 elettori (pari al 6,95%). Con quel pugno di consensi ottenuti, la "seconda" lista conquista pure tre seggi: come dire, una mossa, due servizi e la lista Per la rinascita di San Giovanni di Gerace potrà amministrare il comune senza troppi problemi, contando su un'opposizione ragionevole.
Il viaggio nella penisola si conclude a Scido, sempre in provincia di Reggio Calabria: la situazione è esattamente identica a quella vista un attimo fa, si contano solo 476 votanti su 1143 (anche qui sono più gli elettori che gli abitanti), per cui alla "seconda lista" Uniti per Scido basta prendere 12 voti (pari al 2,79%) per ottenere i tre seggi di minoranza e salvare la validità della consultazione del 2019.

Resterebbe da dire della Sardegna, dove si è votato il 16 giugno: qui, in realtà, non ci sono situazioni particolari. Si segnala solo il caso di Magomadas, in provincia di Oristano, nei pressi della località turistica di Bosa Marina: la particolarità è data dal fatto che sia nel 2017, sia nel 2018, le elezioni si erano risolte in un nulla di fatto per assoluta mancanza di liste. Quest'anno una si è presentata, Cambiamo passo: gli elettori lo hanno cambiato davvero, visto che ha votato il 61,58% degli elettori, quindi il piccolo comune sardo ha finalmente un nuovo sindaco e un consiglio operante dopo tre anni.

martedì 18 giugno 2019

Simboli sotto i mille (2019): il Nord (di Massimo Bosso)

Come ogni anno, torna il viaggio di Massimo Bosso tra i comuni con meno di mille abitanti sparsi in tutta l'Italia - ma concentrati quest'anno soprattutto in Piemonte - alla ricerca di liste particolari, tra formazioni di destra (ma non solo) in cerca di radicamento, nuovi esperimenti politico-simbolici e liste esterne presentate nel tentativo di evitare il commissariamento o per altre ragioni più "feriali". Il tutto, naturalmente, senza presentare una sola firma a sostegno, perché nei comuni "sotto i mille" non occorre farlo. Buon viaggio, per questa prima tappa!

Il Nord

Prima di partire, una premessa è necessaria: in aprile il viaggio "sotto i mille" era sembrato seriamente a rischio. Molti protagonisti di questo particolare tipo di competizione elettorale avevano appeso le loro liste al chiodo o si erano rassegnati, per svariati motivi: questo ci aveva fatto temere che quest'anno il tour si sarebbe dovuto mandare a monte. Nel frattempo, però, altri soggetti interessanti sono emersi e, come sempre, non mancano le liste create per motivi extrapolitici (permessi elettorali?) o per sventare il pericolo del quorum, quando i concorrenti da uno diventano due: il viaggio, dunque, si può fare e, a urne chiuse, si può fare qualche considerazione in più. 
Si parte, come sempre, dal Nord Italia e in particolare dal Piemonte, regione che non manca mai di darci soddisfazioni, anche se qualcosa è cambiato rispetto al passato. Come si è detto prima, pesa la mancanza di alcuni protagonisti storici di queste storie: non c'è nessuna traccia, per dire, delle liste di Renzo Rabellino e di Marco Di Nunzio. Anche in Piemonte, in compenso, spuntano le liste targate L'Altra Italia (una costante, come si vedrà, di tutto il paese): non si tratta di una novità assoluta perché nel 2018 la formazione si era già presentata in tre comuni del centro e in uno campano, ottenendo tre seggi a Varco Sabino (Ri). Nel 2019 però il segretario del partito, Mino Cartelli, ha fatto le cose in grande e le liste sono state depositate in più di venti comuni italiani: tra questi, spicca la partecipazione alle comunali di Lecce, in coalizione con il centrodestra. Il simbolo - già noto ai frequentatori di questo sito, anche perché è stato portato da Cartelli anche al Ministero dell'interno prima delle ultime europee - è un'aquila tricolore, ma a un osservatore attento non sfugge certo che si tratta di una rappresentazione-scomposizione della fiamma del Msi: questo, ovviamente, lascia intendere con chiarezza la collocazione politica del movimento.
In Piemonte il partito era all'esordio e si è presentato a Berzano di Tortona e a Castellania (AL), nel primo comune arrivano 4 voti e nel secondo solo uno che però, paradossalmente, è sufficiente per mandare l'aspirante sindaco - Santo Battaglia detto Xante - ed altri due della lista a far parte dell'amministrazione di questo comune di ben 91 abitanti. A Berzano, peraltro, i voti validi sono esattamente 100, un caso più unico che raro di calcolo percentuale semplicissimo: 4 voti, 4%! Occorre dire che, spulciando il manifesto, diversi candidati della lista risultano nati in provincia di Pavia, cosa che fa pensare a un piccolo nucleo organizzato del movimento nel pavese: anche lì vengono presentate due liste, precisamente a Torre de' Negri e Rocca de' Giorgi. In entrambi i casi, tuttavia, L'Altra Italia non raccoglie nemmeno un voto e se a Torre la cosa è ininfluente (le liste locali sono due), a Rocca questo crea uno di quei casi che manda in estasi i veri #drogatidipolitica: le liste sono due e a quella meno votata basterebbe un voto per prendere tre seggi, ma l'aquila tricolore resta a secco, così tutti i dieci seggi vanno alla lista locale vincitrice.
Il movimento di Cartelli, peraltro, si presenta anche in regioni del Nord storicamente poco interessate da strani movimenti "sotto i mille". In Veneto, per esempio, troviamo due liste a Barbona (Pd) e Calto (Ro): nel primo comune con 23 voti (5,71%) arrivano tre consiglieri, mentre a Calto le nove preferenze ottenute non bastano ad entrare in consiglio, vista la presenza di tre liste civiche locali (anche se Fare per Calto - 8,94% e nessun seggio - qualche dubbio lo lascia). In terra romagnola, infine, L'Altra Italia si presenta a Portico e San Benedetto (FC) ma i soli due voti ottenuti non bastano ad ottenere seggi; queste liste, in ogni caso, ci accompagneranno anche al Centro e al Sud.
Rimanendo nel campo della destra (in questo caso si potrebbe dire estrema destra), è il momento di parlare di CasaPound Italia. Il movimento che, come ben sappiamo, si è presentato anche alle recenti elezioni europee aderendo al ticket Destre Unite - AEMN (mentre non è riuscito il tentativo di presentarsi senza firme alle regionali in Piemonte, basato su un'interpretazione singolare della normativa regionale sulle esenzioni, non avallata da Tar e Consiglio di Stato), nei comuni (minori e non) ha presentato il suo simbolo classico e "schietto", con la sola tartaruga ottagonale frecciata.
Nove le liste "sotto i mille" presentate in Piemonte, a Terruggia (Al), Feisoglio e Valgrana (Cn), Recetto, Sillavengo e Vicolungo (No), Sauze di Cesana, Traversella e Varisella (To). Altre liste di Cpi sono state presentate in comuni in cui servivano le firme, in particolare a Casale Monferrato, mentre a Vercelli la lista non è riuscita a raccogliere le 200 sottoscrizioni necessarie e lo sforzo organizzativo, vano, ha messo in secondo piano la presentazione di liste in comuni minori. Nel novarese, invece, la presenza nei tre comuni viciniori elencati ha prodotto sei seggi: tre a Recetto e tre a Vicolungo (il nome è significativo: in pratica il comune è formato da una sola via), mentre non c'è stato niente da fare a Sillavengo, dove le liste locali erano due. Nessun seggio neppure a Terruggia, nonostante la candidatura a sindaco della consigliera uscente Stefania Guaschino, un cognome storico della destra monferrina. Nel cuneese arriva un solo voto a Feisoglio, mentre ne sono stati raccolti ben 22 (4,78%) a Valgrana e valgono tre consiglieri: la situazione si ripete nel torinese, con un voto a Sauze e 10 (5,03%, trasformati in tre seggi) a Traversella, mentre a Varisella Cpi strappa un seggio di minoranza alla lista Progetto Paese.
Reduce dalla partecipazione alle elezioni europee è anche Forza Nuova, presente in provincia di Vercelli a Mollia, in Valsesia: lì ottiene solo quattro voti, ma sono sufficienti per mandare in consiglio il neosegretario provinciale Dario Andrea Carnaghi ed altri due candidati. Il partito di Roberto Fiore ha presentato liste anche a Mongardino (At) e Cavaglietto (No): in questo comune, con 20 voti pari al 9,05%, ha ottenuto un consigliere strappandolo alla seconda classificata, Cambiare per migliorare, per soli tre voti. Il risultato che non si è ripetuto a Nosate (Mi) e Vizzola Ticino (Va): in entrambi i comuni lombardi i tre seggi di minoranza vanno alla Lega, ma ne parleremo dopo.
Il "giro" della destra radicale si conclude con la lista Censurati a Cellarengo (At). In realtà, come si è già visto pochi giorni fa su questo sito, la lista è quella del Movimento Fascismo e libertà: se, prevedendo una bocciatura del suo fregio originale con il fascio, il segretario nazionale del Mfl, Carlo Gariglio (che, appunto, risiede in provincia di Asti), aveva inizialmente depositato il simbolo sostitutivo del Psn - Partito socialista nazionale, questi si è molto sorpreso nel vedersi ricusare anche quell'emblema, un po' perché "socialista nazionale" non piaceva molto e un po' perché parte del simbolo era troppo simile a quello del Psdi (evidentemente qualcuno se lo ricorda ancora...). Preso giusto un po' alla sprovvista, Gariglio - candidato sindaco - non si è certo ritirato: con spirito polemico e pragmatismo piemontese, pur di non rinunciare a tre seggi sicuri (c'era una sola altra lista in campo), ha presentato questo emblema tanto semplice quanto diretto. Risultato: 48 voti, pari al 12,63%, trasformati in tre seggi che, tutto sommato, rappresentano un parte di popolazione locale non allineata con l'amministrazione.
Si colloca sicuramente a destra anche Ciconio tricolorepresentata nell'omonimo comune in provincia di Torino: con il medesimo nome e un simbolo quasi identico (nel senso che in quest'occasione è stato rifatto quasi uguale, font a parte) questa lista si era presentata nel 2004, nel 2009 e nel 2014. In tutte queste tornate aveva eletto seggi in minoranza, sfiorando la vittoria nel 2014 (48,12%): questa volta non riesce a entrare in consiglio, per soli quattro voti (31 contro 99, quando per ottenere un eletto sarebbe bastato davvero poco di più). Il gruppo lascia tutti i seggi di minoranza a Ciconio nel Cuore, anche se il candidato sindaco "tricolore", Giacomo Bausone, è nato proprio a Ciconio.
Da un tricolore ad un altro, a Capovalle, in provincia di Brescia, si presenta Capovalle tricolore. Non si tratta certo di una novità, visto che anche nel 2014 la lista era presente e il candidato sindaco era sempre Flavio Luigi Carretta: in quell'occasione il risultato finale era stato di 65 voti (27,54%), oggettivamente migliore di quello riportato nel 2019, cioè 49 voti (21,30%) ma pure sempre dignitoso e sufficiente ad aggiudicarsi i tre seggi di minoranza. Il gruppo che ha presentato la lista è indubbiamente legato a Progetto Per Brescia Tricolore, con cui condivide il simbolo della doppia saetta verde e rossa: anche grazie a questo, non c'è alcun dubbio sulla collocazione politica della lista.
Si diceva prima di Ciconio nel cuore, una lista collegabile alla formazione Piemonte nel Cuore che alle ultime elezioni regionali ha concorso alla presentazione della lista Si Tav Sì lavoro per il Piemonte nel cuore, in appoggio al candidato - vittorioso - del centrodestra Alberto Cirio (esentata dalla raccolta firme, come si è già visto, grazie all'intervento della Lega, già presente in consiglio regionale, anche se poi dalle urne non è uscito nemmeno un seggio per quella lista). Questa di Ciconio dovrebbe essere l'unica lista “nel Cuore” in provincia di Torino, ma in provincia di Alessandria la formazione sembra aver presentato liste comuni con il Movimento Progetto Piemonte.
Questa presentazione congiunta avviene, precisamente, nei comuni di Giarole, Morsaco e Ponzano Monferrato: in tutti questi enti il contrassegno è stato leggermente modificato, togliendo la bandiera piemontese per spostare l'indicazione della lista civica e lasciare il posto alla parola "Progetto", scritta in questo caso con lo stesso carattere (rosso) di "nel cuore". L'operazione riesce a Giarole e Morsasco: in ciascuno dei due comuni, infatti, correvano due sole liste, dunque ogni formazione "nel cuore" ha ottenuto per sé tre seggi. Nulla da fare invece a Ponzano Monferrato, perché lì gli aspiranti alla poltrona di sindaco sono tre e il gioco non riesce.
Il Movimento Progetto Piemonte, invece, si presenta in solitaria a Villamiroglio con la lista Progetto Villamiroglio, ribadendo i tre consiglieri eletti nel 2014 anche se questa volta al candidato sindaco Massimo Iaretti, leader di MPP, arrivano solo 19, voti pari al 10,16% contro i 47 (21,86%) del 2014. Come d'abitudine il simbolo, molto minimal, viene modificato per inserire il nome del comune: la struttura però rimane la stessa, con le scritte nere su sfondo bianco (a volte non perfettamente bilanciate, dal punto di vista delle dimensioni) e la sigla maiuscola Mpp come unico riferimento tangibile - anche se un po' defilato - al soggetto politico guidato dallo stesso Iaretti.

Partiti nazionali ne abbiamo? Stavolta c'è davvero poca roba. Fratelli d'Italia, un movimento che abitualmente era molto presente in queste particolari competizioni elettorali, a questo giro presenta una lista solo a Borriana (Bi), ottenendo un significativo 38,52% e i tre seggi di minoranza (visto che è la seconda di due liste). Qualche comune in più lo presidia la Lega (ex Nord), in diversi casi in combinata con gruppi locali: le liste della sola Lega si vedono a Brozolo (To), Algua (Bb), Vizzolo Ticino (Va), Coli (Pc), Monrupino (Tr); i seggi arrivano solo ad Algua (tre), Vizzola (tre) e Coli (uno solo).  A Bianzano (Bg) la Lega, inserita nella lista Continuiamo insieme ottiene il 46,41%: impossibile considerarla una lista esterna.
A Velo Veronese la lista della Lega Salvini (con il leone di San Marco della Liga Veneta), accoppiata al gruppo civico In Velo conquista il comune con il 57,90% (e nell'altra lista in corsa alle elezoni, Velo Veronese con la Lessinia, il sole blu ha per giunta la forma del Sole delle Alpi, sparito da qualche tempo dal contrassegno leghista e rispuntato qui in altro contesto). 
Nella citata Nosate, nel milanese, il tandem Lega Salvini - Centrodestra Nosate porta a casa il 35,56% e ottiene per sé tre seggi; a Casargo, in provincia di Lecco, il ticket con Insieme per il futuro frutta il 26,16% e, anche qui, tre seggi. Scorrendo questi dati, tutto fa supporre di essere di fronte a un effettivo radicamento sul territorio della Lega e non a liste presentate nei piccoli comuni per cercare di attecchire. In effetti stiamo parlando di un partito che alle ultime elezioni europee ha ottenuto il 34% su scala nazionale, ma è in grado di superare senza problemi il 40% in molte zone del Nord. A partire, ovviamente, da quelle di cui ci stiamo occupando in questo momento.
Partito nazionale, volendo, è pure il Partito Valore Umano, che nel 2018 si era presentato alle politiche in tutto il territorio nazionale (o quasi): quest'anno era assente alle europee e alle regionali del Piemonte, ma non ha rinunciato a ribadire la sua esistenza presentando alcune liste in comuni sotto i mille, nel Nord solo in Piemonte (vedremo anche una presenza nel Sud). Si riscontrano, in particolare, quattro liste nel cuneese (a Briaglia, Macra, Roccasparvera e Stroppo) e una a Villarvernia (Al): ottimo il risultato a Briaglia (58 voti, pari a quasi il 30%) e percentualmente anche nella minuscola Macra (paradosso toponomastico?), con 5 voti su 35 votanti e tre consiglieri ottenuti; il raccolto è buono anche a Villarvernia (14,56%, con tre consiglieri), mentre a Roccasparvera il Pvu riesco giusto a strappare un seggio alla seconda lista, Fare Insieme.

Facendo un piccolo salto nel passato - tra Prima Repubblica e convulsioni della Seconda - sorge spontanea una domanda: dove può risbucare una Democrazia cristiana - una delle tante - se non in Piemonte? Di liste con il nome e il simbolo storico ne spuntano due, entrambe nel torinese: una a Meana di Susa (132 voti, 31,35%, tre seggi) e una a San Didero (41 voti, 12,46%, tre seggi). Due sole cartucce, dunque, ma ben sparate, visti i risultati: resterebbe da capire chi ha tirato il colpo. Se la grafica è quella inaugurata da Giuseppe Pizza dopo il 2004, è assai probabile che a ispirare l'operazione sia stato Denis Martucci (ben noto a Torino) o qualcuno vicino a lui, anche in base alla storia di qualcuno dei candidati...

Concludiamo la rassegna dei movimenti, piccoli o grandi che siano, ma che presentano un minimo di struttura "partito". Il primo che incontriamo è il Fronte nazionale fondato da Adriano Tilgher: sembrava sparito dalla vita politica e forse lo è ma, evidentemente, nessuno ha avvisato quelli della provincia di Como che presentano, unica assoluta in Italia, la loro lista a Bene Lario (con il simbolo che vede il nome crescere in rilievo). Lì, con 11 voti (5,5%) ottengono pure tre consiglieri: il risultato in fondo è lo stesso del 2014, ma questa volta hanno vita più facile, non dovendo neppure vincere il derby - tutto collocato in area destra - con Forza Nuova.
Tocca poi a Grande Nord, il partito fondato da Roberto Bernardelli e altri ex militanti leghisti nel 2017, presente in alcune circoscrizioni per le politiche del 2018. Se la partecipazione più rilevante è quella alle comunali di Verbania (pur non con buoni risultati), schiera 4 liste con simbolo a Braone, Cervengo e Cimbergo (Bs), nonché a Zerbo (Pv), mentre un'altra corre a Valeggio (Pv) in abbinata al gruppo locale Aria Nuova. Arrivano tre seggi in questo ultimo comune (20 voti su 113) e tre a Cimbergo (e lì arriva un risultatone: 111 voti, pari al 28,76%), scatta un solo seggio a Cerveno (strappato a Cerveno Bene Comune), niente da fare altrove, dove arrivano percentuali minime e ci si scontra con più liste locali.

A proposito di formazioni locali, conviene puntare l'occhio sulla Valchiusella, in provincia di Torino a ridosso della Valle d'Aosta: qui si trova la Comunità Damanhur che da decenni presenta le liste Con te per il Paese. In molti comuni ottengono seggi di minoranza, ma nella roccaforte Vidracco amministrano il comune dal 1999 ininterrottamente, in questa tornata ottengono il 92,10%, che equivale al 100% se si considera che la seconda lista, Insieme per Vidracco, é anch'essa espressione della Federazione Damanhur. Con te per il Paese si presenta anche altrove, per esempio a Valchiusa, comune di nuova costituzione, tecnicamente "sopra i mille" (anche se di poco), frutto della fusione tra i comuni minori di Meugliano, Trausella e Vico Canavese. Proprio a Trausella, nel 2014 la lista aveva ottenuto i tre consiglieri di minoranza; questa volta lo stesso candidato sindaco (Salvatore Sanfilippo) entra da solo in consiglio, pur avendo ottenuto molti più voti rispetto a cinque anni fa (88 invece che 11, ma anche i votanti sono aumentati quasi di otto volte e le liste in tutto erano tre e non più due).
Progetto Paese si presenta in Piemonte in tre comuni tutti in provincia di Torino: Cantoira, Monastero di Lanzo e Varisella. Scattano tre seggi a Cantoira (le liste sono solo due, 37 voti pari al 10,22%) e due a Varisella dove, con 42 voti (6,45%), la formazione batte la terza lista, Casapound. Non sembrano esserci tracce del movimento sulla rete internet né sui social network, come pure non si trovano risultati cercando i nomi dei candidati che peraltro si ripetono, passando da un comune all'altro; il disegno del paese, del resto, non cambia mai ed è esattamente lo stesso che si è visto a Borgomasino lo scorso anno, per una lista con il medesimo nome (che però aveva solo un mazzo di spighe).
Ci sono poi le liste di Impegno Sociale Per le Nostre Valli (con tutte le maiuscole che si trovano all'interno del contrassegno), presenti solo in provincia di Genova. Sono cinque le liste schierate con quell'emblema, a Coreglia, Crocefiaschi, Fontanigorda, Montebruno e Neirone. Alla fine il raccolto è di sei seggi: tre scattano a Fontanigorda e altri tre a Montebruno, con il miglior risultato arrivato proprio in questo ultimo comune (24 voti su 156, pari al 15,38%), del resto già teatro vent'anni fa di interessanti esperimenti ippico-politico-elettorali, anche se solo tentati (ma ci sarà tempo di parlarne e di sorriderne su questo sito, nelle prossime settimane).
La Lista Civica Monferrato, come nel 2014, si presenta a Sala Monferrato ed a Treville. Il simbolo è quello del 2014, sembra disegnato da un bambino delle primarie (grazie alla font Comic Sans Serif), forse però non è il caso di impegnare più di tanto la fantasia: le due liste, come da copione arrivano seconde (40 voti 17,54% e 25 voti 15,53%) e riconfermano in entrambe i comuni i tre seggi di minoranza. Unica sensibile differenza rispetto a cinque anni prima, quando i candidati sindaci erano Vincenzo e Giuliano Moggi: stavolta Vincenzo sceglie di presentarsi a Treville e a Sala si candida Carlo Bonelli (ma non vi preoccupate, in lista c'è anche Giuliano Moggi).

In molti comuni si presenta una sola lista, ma grazie probabilmente alla concomitanza con le europee - e in Piemonte pure le regionali - non registriamo mancati quorum. In almeno due paesi non ci sono liste (Moncucco nell'astigiano e Garbagna nel novarese), mentre altrove viene schierata una lista di comodo per evitare il mancato quorum: in molti casi è difficile identificarla, specie se raccoglie un risultato più che dignitoso, anzi viene da chiedersi se sarà mai successo che una lista schierata alla bisogna - cioè per non far scattare il quorum od evitare intrusi in consiglio - abbia vinto le elezioni... 
In altri casi, guardando i dati elettorali di certe liste, viene spontaneo chiedersi: perché? Capita di trovarsi davanti a una terza civica che piglia poco o niente e allora sorge il sospetto: staranno mica sbucando anche al Nord le liste per ottenere i permessi elettorali? 
Ne diamo una rapida carrellata in ordine sparso: in Piemonte, a Oncino in provincia di Cuneo, la lista Insieme per Oncino non prende un solo voto su 77, con tre liste presenti sulla scheda. Va giusto un po' meglio - si fa per dire - nel comune di Cinzano, nel torinese: anche lì le liste sono tre e Forza Cinzano riesce nell'impresa di accaparrarsi addirittura un voto su 226. E se il simbolo vorrebbe richiamare un pochino quello di Forza Italia (per la font e la posizione di "Forza"), guardando ai colori della lista, oltre che al suo nome, viene davvero spontaneo chiedersi se il candidato sindaco - Antonio De Lucia - avrà almeno offerto un aperitivo elettorale a base di vermouth... Nel vercellese, in compenso, nel comune di Rassa - tra tre liste sulla scheda, praticamente un candidato consigliere per ogni due abitanti - spunta anche il simbolo di Schienadorso (non è un errore, il nome è quello di un'alpe di Valsesia), che su 47 voti ne prende uno.
Passando in Liguria, si parte da Gorreto, in provincia di Genova: se la lista Gorreto si rinnova (dalla grafica elementare) sbanca con il 78,33% (47 voti), per i tre seggi di minoranza era lotta tra Gorreto Popolare e Polo Moderato (sembrerebbero due schieramenti opposti). Alla fine hanno vinto i popolari (col simbolo di gusto alfaniano: avranno avuto la delega?): dei 60 voti validi (perché ci sono anche 4 nulle e una bianca) ne hanno ottenuti 9, mentre il Polo moderato solo 4...
Restando sempre nel genovese, c'è Tribogna, in cui le liste sono solo due: quella locale fa il pieno di voti, mentre Tribogna Futura raccoglie 22 voti, pari al 7,24%: il risultato è magro (e la grafica è elementare, assolutamente senza pretese), ma scattano ugualmente i tre seggi. Nell'imperiese, a Chiusanico la lista Territorio e Tradizione (la seconda di due) raccoglie 25 voti, pari al 6,81% (ed è sufficiente per ottenere i tre seggi dell'opposizione). Nello spezzino si passa innanzitutto da Carrodano, con la lista Per il Bene di Tutti: nobile proposito, non c'è che dire, ma la formazione arriva ultima su tre e non riesce ad andare oltre gli 11 voti (pari al 3,24%).
Sempre in provincia della Spezia, Fragura è una tappa obbligatoria, anche solo per la grafica di tutti i simboli. Le liste qui sono tre e la più votata - Noi di Framura, che sfiora l'80% - ha una sirena e una ruota del timone che comprende varie vedute del comune; la seconda lista, Framura nel cuore - 78 voti, pari al 18,44% - mutua la grafica da L'Alto Adige nel cuore e ottiene tutti i seggi di minoranza. L'ultima lista, Men at Work, raccoglie solo 7 voti - 3,24% - e chissà se gli elettori avranno apprezzato l'ombrellone con sdraio in spiaggia e il contadino sorridente con tanto di vanga in campo... A Vernazza, in compenso, le liste sono quattro e davvero non si spiega la presenza, sulla scheda, di Vernazza nel cuore e Vernazza sostenibile: su 538 voti, ne ottengono rispettivamente 9 e 4.
Andando in Lombardia, in provincia di Pavia a Spessa ha uno scarso successo la lista Italia più bella: la votano solo in 5 su 131, niente da fare. I numeri non sono migliori per il Partito lomellino (sarà perché "partito" non lo usa quasi più nessuno...) che corre a Torre Beretti e Castellaroma grazie alla presenza di una sola altra lista ottiene 21 voti (8,68%) e tre seggi. A Torre d’Arese il Movimento lavoratori giovani (un déjà vu...) prende solo 3 voti su 465 ed ovviamente nessun seggio... E in questo viaggio poteva mancare la lista punto.it? No, ovviamente, perché a Bregano (Va) spunta Casadegliitaliani.it (il sito esiste veramente) e ottiene tre consiglieri con il 25,88%, 103 voti: probabilmente un legame con il paese c'è ma il nome non poteva passare inosservato.
Prima di lasciare il Nord, non si possono tralasciare due casi di ballottaggio "sotto i mille" che hanno dell'incredibile. A Ribordone (To), di 50 elettori (!!) votano in 41: uno sceglie di non scegliere, due votano Ribordone che cresce, mentre i restanti 38 si dividono equamente (19 pari) tra Montagne ed Aquila e Riburda. Due settimane dopo gli elettori tornano al voto (due in più questa volta) e, con una coerenza invidiabile, danno alle due liste gli stessi voti (21, con la solita scheda bianca): visto il doppio pareggio, diventa sindaco Guido Bellardo Gioli (Riburda), come candidato più vecchio.
A Briga Alta (Cn), invece, gli elettori erano 124, ai seggi si sono recati solo in 28, ma le liste erano due e il rischio di commissariamento era scongiurato; in compenso, oltre a due schede nulle e sei bianche, nell’urna ne sono comparse 20 per la lista Per Briga Alta e altrettante per Il rododendro. Ci è voluto il secondo turno per eleggere sindaco Giancarlo Mureddu (Per Briga Alta) con 15 voti su 22: e pensare che al ballottaggio hanno votato in 26, ma uno ha annullato la scheda e tre l’hanno lasciata in bianco...
Ultima tappa del Nord, sempre nel cuneese, è Sambuco: si era votato solo due anni fa e sulla scheda sono tornate le stesse tre liste di allora (e quasi le stesse del 2012, allora in più c'era Bunga Bunga). La più votata - Insieme per Sambuco, grafica elementare - con 39 consensi ha raccolto il 58,21%, mentre due seggi di opposizione sono andati a Di nuovo Sambuco (20 voti, 29,85%). Gli occhi però devono essere puntati sulla lista Amare Sambuco, che prende 8 voti su 67 ed entra con un seggio in consiglio, ma questo piccolo paese del cuneese e le sue elezioni fanno storia a parte: segnatevi il nome e, se tutto andrà bene, per i #drogatidipolitica ci sarà una sorpresona a breve...