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giovedì 27 agosto 2026

Da Aosta a Reggio Calabria. Elogio - semiserio ed emozionale - delle elezioni suppletive (di Giuseppe Lauri)

"Parola d'ordine: #suppletive." "Ne facciamo sempre troppo poche." "Si avvicinano le ultime della legislatura... ma forse saranno proprio le ultime. Ti va di scrivere per il mio sito un elogio delle suppletive?" Il 4 agosto questo dialogo - solo in apparenza surreale - si è svolto su Whatsapp tra un losco figuro, per giunta amministratore di questo sito, e Giuseppe Lauri, studioso di diritto costituzionale (è dottore di ricerca in Scienze giuridiche - indirizzo Giustizia costituzionale e diritti fondamentali presso l'Università degli Studi di Pisa), autore tra l'altro di un contributo importante su
Forum di Quaderni costituzionali (dal titolo molto califanesco) sul "ritorno" delle suppletive, ma soprattutto membro a pieno titolo della categoria dei #drogatidipolitica. Non poteva essere che lui la persona più indicata per fare un elogio delle suppletive: sono contento che abbia accettato la proposta e che abbia inviato l'articolo che segue. Un testo molto bello, che merita di essere letto dall'inizio alla fine, con attenzione, ma senza far mancare una certa dose d'ironia. 
 
 
Per noi, ragazzi dello zoo di Berlin…, pardon, #drogatidipolitica, questi sono giorni di discreto travaglio, nonché di moderata emozione. Il 24 agosto, infatti, si sono chiusi i termini per la presentazione delle candidature alle elezioni suppletive per il collegio uninominale della Camera di Reggio Calabria (candidature - simboli inclusi - su cui il curatore di questo blog avrà modo di scrivere più e meglio di me). Discreto travaglio e moderata emozione, si è scritto, e non deve stupire. Per chi è nato col bernoccolo dei sistemi elettorali, delle procedure, dei simboli, dei verbali e, dunque, di tutto il bailamme che ruota intorno al rutilante mondo delle elezioni, le suppletive italiane sono sempre un appuntamento peculiare.
Al di là dei dati politici, intanto, come la cometa di Halley, una suppletiva non capita mica tutti i giorni. Alla base deve esserci anzitutto un sistema elettorale che le preveda, e, cioè, che assicuri una discreta quota di seggi attribuiti con metodo maggioritario sulla base di collegi uninominali. Nella storia recente, è stato il caso del periodo 1993-2005 (vigenza del Mattarellum), e 2018-2026 (e cioè i giorni nostri, regolati dal Rosatellum-bis). Secondariamente, deve esserci un evento che dia luogo alla famigerata vacanza del seggio attribuito in quel collegio, vale a dire il venir meno - per decesso, dimissioni, opzione per altra carica, decadenza - del deputato o del senatore eletto in sede uninominale nell'ambito della tornata generale. E già questo secondo aspetto è interessante. 
Se guardiamo all’attuale legislatura repubblicana, che pure non è stata la più prolifica da questo punto di vista – il primato, infatti, è tuttora detenuto dalla XIII legislatura, con ben diciassette deputati e senatori eletti in seconda battuta tra il 1996 e il 2000 – il campionario presenta tre sostituzioni resesi necessarie in ragione di incompatibilità sopravvenute (elezione a presidente di Regione o a sindaco, nomina ad assessore regionale) e una a un evento non particolarmente felice, ma di innegabile significato: la morte di Silvio Berlusconi, eletto nel 2022 senatore per il collegio uninominale senatoriale di Monza, con l'elezione al suo posto - grazie alle suppletive del 22-23 ottobre 2023 - di Adriano Galliani. 
Prima ancora, quando chi scrive non aveva escluso il ritorno delle suppletive all'indomani dell'entrata in vigore del Rosatellum-bis (e, per inelegante che appaia, mi sia consentito il rimando a questo mio testo), esse avevano avuto modo di ri-debuttare all’esito delle controverse dimissioni del deputato sardo Andrea Mura, eletto a Cagliari per il MoVimento 5 Stelle e non particolarmente presente a Montecitorio. Memorabile la sua dichiarazione per giustificare le sue plurime assenze alla Camera: "L'attività politica non si svolge solo in Parlamento, si può svolgere anche su una barca. Io l'ho detto fin dall'inizio, anche in campagna elettorale, che il mio ruolo, più che quello di parlamentare, sarebbe stato quello di testimonial a difesa degli oceani"; com'è, come non è, il Nostro(mo) regalò al centrosinistra - all'epoca all'opposizione del governo Conte I - il collegio cagliaritano e a noi fan del genere le prime suppletive dopo un'astinenza forzata durata quattordici anni (sia consentita al riguardo una nuova, scarsamente elegante autocitazione).
Si diceva dunque della moderata emozione, ma anche del discreto travaglio, misto a una nota di velata malinconia: le suppletive calabresi previste per il 27 e 28 settembre prossimi, infatti, non sono solo le ultime di questa legislatura (da sempre - dove per "sempre" intendiamo il 1976 - la normativa è categorica nel prevedere che le suppletive si tengano purché manchi non meno di un anno tra l'evento che ha causato la vacanza del collegio e la fine naturale della legislatura); ma, verosimilmente, saranno le ultime per un arco di tempo indefinitivamente lungo laddove venga approvata la proposta di legge elettorale attualmente all’esame del Senato. Lo Stabilicum/Melonellum, infatti, prevede l'abolizione dei collegi uninominali. 
E dunque? Niente più poesia? Niente più "Eh, signora mia, qui una volta era tutto 6% di affluenza" (già, essendo le elezioni suppletive italiane, per antonomasia, le consultazioni meno frequentate dagli elettori, fino all'acme della tornata per il rinnovo del collegio senatoriale di Marino del 2003, quando si recò a votare, per l’appunto, appena il 6,66% degli aventi diritto - e qui si sfiora la demonologia - con un "giovane" Luigi Zanda candidato per l'Ulivo e unico concorrente in corsa, ovviamente eletto, vista l'esclusione del potenziale avversario di centrodestra per un problema legato alle sottoscrizioni presentate)? Niente più simboli che devono tenere difficoltosamente insieme più partiti all'esito di accordi altrettanto difficoltosamente raggiunti?
Sì, e no. Anche la (potenziale) nuova legge elettorale, infatti, come tutte le precedenti deve fare i conti con la peculiare situazione di Valle d'Aosta e Trentino-Alto Adige, in cui la tutela delle minoranze linguistiche impone la presenza di collegi uninominali (necessariamente uno per ciascun ramo del Parlamento nella Vallée, qualcuno in più nel secondo caso). E del resto, è proprio dalla Valle d'Aosta che iniziò la storia delle suppletive italiane repubblicane per esigenze tanto tragiche quanto pratiche. Tra il 1966 e il 1971, infatti, per ben tre volte la rappresentanza valdostana in Parlamento fu dimezzata o addirittura azzerata a causa della scomparsa, in corso di legislatura, degli eletti espressione della Regione. Le Giunte delle elezioni di Camera e Senato si limitarono a prendere atto dell’assenza di una disposizione legislativa che regolasse il subentro per gli eletti della Valle d'Aosta, spingendosi - al più - a raccomandare un intervento legislativo sul punto. 
La questione si avviò a risoluzione solo a partire dal 1972. Nell'aprile di quell’anno, infatti, di ritorno da un comizio a due settimane dalle politiche, perirono in un incidente stradale Germano Ollietti e Oreste Marcoz, rispettivamente candidati alla Camera e al Senato, e che peraltro risultarono formalmente eletti nella tornata del maggio successivo: l'avvio di legislatura senza rappresentanza parlamentare della Regione fece comprendere come non fosse più rinviabile prendere una decisione. Nell'agosto del 1972, la legge n. 471 dettò disposizioni contingenti, permettendo la celebrazione, nel successivo novembre, delle prime elezioni suppletive della Repubblica. Solo nel 1976, con la legge n. 136, nell'ambito di una generale manutenzione della normativa in materia di procedimento elettorale, furono emanate disposizioni specifiche per la surroga degli eletti uninominali valdostani
Storia finita? No. Dieci anni dopo, la scomparsa del senatore altoatesino Peter Brugger fece sì che con la legge n. 31 del 1987 le disposizioni dettate per la sola Valle d'Aosta fossero estese a tutti i collegi uninominali previsti dalla legge elettorale politica del 1946 per l'elezione di palazzo Madama – senza però venire mai applicata per la fine anticipata della legislatura, che fece venire meno l'esigenza di rivotare nel collegio di Bressanone. Da lì, la normativa transitò nel c.d. Mattarellum, e non verrebbe toccata dalla proposta di legge attualmente in discussione al Senato, in virtù di una serie di continui rimandi legislativi. Il che è poco meno di una magra consolazione per noi #drogatidipolitica, perché, per un curioso scherzo del destino – che su queste cose sa essere, come noto, cinico e baro – le uniche elezioni suppletive effettivamente tenutesi nelle due Regioni a Statuto speciale sono proprio quelle valdostane del lontano 1972. E questo nonostante una sequela di eventi luttuosi da fare invidia a Game of Thrones!
Nell'attesa di capire cosa sarà dello Stabilicum/Melonellum, godiamoci il voto calabrese di inizio autunno, reso friccicarello dall'esordio di una rocambolesca candidatura espressione di Futuro Nazionale. E chissà che l'imprevedibile corso degli eventi non ci regali per la XX legislatura repubblicana, previo naufragio del sistema elettorale in corso di approvazione, scontri epici come quello - consumatosi il 13 agosto scorso, con una scheda elettorale lunga quasi 90 centimetri per la presenza di 34 candidati - tra Nigel Farage e Count Binface per il collegio di Clacton. Sognare non costa nulla, amici #drogatidipolitica.
 
[L'Autore ringrazia il "maestro Maestri", curatore di questo prezioso blog, per l’opportunità che ha voluto concedergli.] 

venerdì 12 settembre 2025

Valle d'Aosta, simboli e curiosità sulla scheda


Come si è già notato nei giorni scorsi, in quest'autunno si terranno ben sette elezioni regionali (che dunque interessano un terzo delle Regioni italiane), anche se i seggi si apriranno in ordine sparso. Il viaggio elettorale inizia dalla Valle d'Aosta, in cui i cittadini saranno chiamati a votare nella sola giornata di domenica 28 settembre (in molti comuni anche per le elezioni amministrative), mentre nelle Marche ci si potrà recare ai seggi anche lunedì 29 settembre.
L'ufficio elettorale regionale ha ammesso tutte le 9 liste che sono state presentate (con una contrazione sensibile rispetto a cinque anni fa, quando le formazioni ammesse erano state 12), con altrettanti contrassegni elettorali: questi vengono analizzati in ordine di sorteggio. Sembra opportuno ricordare che in Valle d'Aosta si vota esclusivamente per una lista - potendosi esprimere tre preferenze, in base a una recentissima modifica della legge elettorale, oggetto però di un ricorso presso il tribunale civile di Aosta su interesse di Avs e Rete civica - e non è prevista l'elezione diretta del presidente della giunta regionale (riservata al consiglio); è invece possibile sottoscrivere un programma comune (come hanno fatto le tre liste del centrodestra), anche nella speranza di raggiungere la soglia del 42% dei voti, che farebbe scattare l'assegnazione di un premio di lista o gruppo di liste di 21 seggi sui 35 disponibili (diversamente la distribuzione dei seggi sarebbe proporzionale). Non partecipano, in ogni caso, al riparto dei seggi le liste che non abbiano raggiunto il quoziente elettorale (ottenuto dividendo il numero di voti validi per i 35 seggi in palio).
 
* * *
 

1) Alleanza Verdi e Sinistra

Il sorteggio ha collocato in prima posizione la lista presentata da Alleanza Verdi e Sinistra, alla sua prima partecipazione elettorale alle regionali valdostane (il che è inevitabile, considerando che alle precedenti elezioni il cartello non esisteva ancora: nel 2020, in compenso, Europa Verde era stata parte della lista Progetto civico progressista insieme a Pd e Rete civica). Il contrassegno impiegato è lo stesso inaugurato in vista delle elezioni politiche del 2022 e confermato alle elezioni del 2024, senza alcuna integrazione politica o territoriale (e nemmeno linguistica); gli stessi candidati di Rete civica concorrono alla lista di Avs.
 

2) Union Valdôtaine

Si conserva assolutamente intatto e solitario il simbolo dell'Union Valdôtaine, che non ha mai mancato un'elezione regionale, dalle prime del 1949 a quelle previste quest'anno (al più presentandosi in liste condivise con altre forze politiche). Il leone rampante inserito nello scudo rosso e nero, a sua volta bordato di corda e collocato su fondo azzurro è una presenza costante e del tutto immutata da molti anni (almeno dal 2003, ma probabilmente ancora da prima); i candidati in lista sono in rigoroso ordine alfabetico e ci sono anche il presidente uscente, Renzo Testolin e Luciano Caveri.
 

3) Partito democratico

Torna a correre da solo questa volta il Partito democratico (come nel 2018), dopo essersi presentato alle elezioni anticipate del 2020 con Avs e Rete civica nella medesima lista. Sotto al logo creato da Nicola Storto c'è un piccolo rettangolo nero e rosso, mentre cinque anni fa era un segmento circolare; disposto ad arco, nella parte superiore, si legge invece l'espressione molto leggera "Federalisti Progressisti Valle d'Aosta", come specificazione politica e territoriale della forza politica nazionale. In lista ci sono anche l'ex sindaco di Aosta Fulvio Centoz e l'ex segretaria regionale Sara Timpano.  
 

4) Autonomisti di Centro

Il percorso della lista sorteggiata al quarto posto, Autonomisti di Centro, è iniziato alcuni mesi fa, quando si sono unite le strade di tre formazioni locali, Pour l'autonomie, Stella Alpina e Rassemblement Valdôtain. L'idea era e rimane di proporre un progetto condiviso - pur nelle differenze - basato sulla valorizzazione dell'autonomia speciale e di soluzioni moderate ma efficaci ai problemi della regione. Il simbolo scelto è un cerchio blu scuro, con una circonferenza concentrica bianca che raccoglie i simboli delle tre forze parte dell'alleanza ed è interrotta solo dalla debordante parola "Centro" (con un puntino rosa nella "o"), mentre al centro c'è un trifoglio, elemento ben noto in Valle d'Aosta come simbolo "di unità, montanità e ruralità".

 

5) Fratelli d'Italia

Come si è anticipato, le uniche tre liste ad avere presentato un programma comune - creando una sorta di coalizione - sono quelle del centrodestra. La prima a essere sorteggiata è stata quella di Fratelli d'Italia, che nel 2018 e nel 2020 aveva partecipato alle elezioni presentando liste con Forza Italia; questa volta Fdi (dopo il successo alle elezioni politiche del 2022) corre da sola, destinando alle schede elettorali lo stesso simbolo utilizzato a livello nazionale alle elezioni europee del 2024, con il nome - in bianco - del partito in alto e il riferimento - in giallo - alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni al centro, sempre su fondo blu, mentre nella parte inferiore bianca trova posto la fiamma tricolore.   
 


6) Forza Italia - La Renaissance Valdôtaine

La seconda lista del centrodestra unisce Forza Italia e La Renaissance Valdôtaine. La prima, come si è appena visto, negli ultimi anni aveva presentato sempre liste comuni con Fdi, mentre il secondo soggetto politico, guidato da Giovanni Girardini, è evoluzione di Rinascimento Valle d'Aosta, che nel 2020 aveva sfiorato il 5% ed era stato presente alle elezioni politiche del 2022 nell'unico collegio uninominale della Camera: già allora il simbolo si basava sul volto (bianco) della Venere di Botticelli (emblema pittorico del Rinascimento), collocato su sfondo azzurro e blu, mentre il nuovo nome in lingua francese mirava a "rafforzare le radici valdostane del progetto civico". Il rilievo maggiore, all'interno del cerchio bianco bordato di nero e rosso, è del simbolo di Fi, collocato in alto (con il riferimento "Berlusconi presidente"), mentre il simbolo contiene le parole azzurre "Insieme - Ensemble".  
 

7) Lega

Terza e ultima lista a condividere il programma comune del centrodestra è quella della Lega, che presenta una propria lista autonoma, il cui contrassegno somiglia molto a quello di cinque anni fa. Al centro c'è sempre la statua di Alberto da Giussano (col leone rampante valdostano sullo scudo), il segmento blu contenente il cognome di Matteo Salvini (in arancione, non più in giallo) ha anche questa volta il profilo seghettato per richiamare le montagne valdostane e in basso c'è il riferimento alla regione Valle d'Aosta in lingua francese. Rispetto al 2020, però, sono più accentuati i colori valdostani: il nero e il rosso tingono il contorno del contrassegno e la grossa bandierina leggermente sventolante collocata al centro sullo sfondo (cinque anni fa era molto più piccola e defilata).
 

8) Valle d'Aosta aperta

Al penultimo posto si rivede la lista-cartello Valle d'Aosta aperta, il cui contrassegno era già comparso alle elezioni politiche del 2022, riunendo allora Area democratica - Gauche autonomiste, Adu-Vda (cioè Ambiente diritti uguaglianza - Valle d'Aosta, lista esclusa alle regionali del 2020), Sinistra italiana e MoVimento 5 Stelle. La struttura del contrassegno è rimasta la stessa (contorno rosso, profilo montuoso verde con il sole che sorge sullo sfondo, in alto l'espressione "Écologie et progrès"), così come sono ritornate le miniature dei simbolo di Area democratica, Adu-Vda e M5S; tra le ultime due "pulci" è comparso (al posto di quello di Si, ora parte di Avs) il fregio di Uniti a sinistra, che contiene i simboli - quasi impossibili da leggere sulla scheda elettorale - di Rifondazione comunista e di Risorgimento socialista.
 

9) Valle d'Aosta futura

Conclude manifesti e schede elettorali di queste elezioni regionali il contrassegno di Valle d'Aosta futura, soggetto politico locale nato nel 2020 e che in quelle prime elezioni aveva ottenuto il 2,66% (quota non sufficiente per superare il primo sbarramento, ma comunque non irrilevante). Il simbolo del movimento, volto a "riunire anime libere che intendono portare le loro energie, i loro talenti e competenze a sostegno di un progetto capace di ristabilire in Valle d'Aosta il senso di Comunità in equilibrio e in armonia con la legge universale", schiera nel testo i colori regionali ed è dominato da una sorta di sfera, disegnata secondo le forme cabalistiche del fiore della vita (reinterpretato anche nel Sole delle Alpi).

mercoledì 26 marzo 2025

Valle d'Aosta, il trifoglio degli Autonomisti di Centro

Non mancano certo i movimenti nell'area del centro, in Italia come nei territori. Vale anche per la Valle d'Aosta, regione a statuto speciale nella quale si registra la presentazione di un progetto politico denominato Autonomisti di Centro: si tratta di un cammino comune promosso da tre partiti locali, cioè Pour l’Autonomie, Rassemblement Valdôtain e Stella Alpina, ma supportato anche da due associazioni culturali (Esprì ed Evolvendo). In effetti, il progetto sarebbe nato nello scorso autunno, con la collaborazione di due forze dell'attuale maggioranza (Pour l'Autonomie e Stella Alpina) e di una di opposizione (Rv): si tratterebbe di un'intesa "finalizzata, pur nel pieno rispetto delle rispettive identità e organizzazioni, a promuovere una comune azione politica nell'ambito delle sfide che attendono la Valle d’Aosta".
Il percorso comune degli Autonomisti di Centro è stato presentato il 20 marzo da Aldo Di Marco (Pl'a), Stefano Aggravi (Rv) e Ronny Borbey (Sa) con l'idea di aprirsi a "tutte le forze politiche e sociali che riconoscono nell'Autonomia speciale lo strumento essenziale per gestire il presente e costruire il futuro" della Valle d'Aosta, partendo dall'approfondimento di temi fondamentali per la popolazione regionale (si parte proprio dall'autonomia speciale, oggetto del confronto il 29 marzo coi costituzionalisti Matteo Cosulich e Giovanni Boggero, ma ci si occuperà anche di trasporti, rifiuti, politiche a sostegno della famiglia, sanità, agricoltura e transizione economica), in modo da stimolare la discussione in pubblico attraverso lo strumento del "laboratorio di idee e proposte".
Le tre forze politiche si presentano tutte come di fede autonomista e di posizione centrista, pur avendo storie diverse: quella di Pour l'autonomie è legata soprattutto al suo fondatore, Augusto Rollandin (mancato lo scorso anno), quella di Stella alpina si ricollega alla storia cattolica democratica dei Democratici popolari e a quella successiva della Fédération Autonomiste, mentre Rassemblement Valdôtain è frutto della scissione dalla Lega valdostana della componente autonomista liberale (e via via aveva accolto anche altre sensibilità, per esempio con l'ingresso di Claudio Restano, consigliere del gruppo misto che era stato eletto con Vda Unie). 
Il simbolo scelto per il percorso comune è un cerchio di colore blu scuro, con una circonferenza concentrica bianca che raccoglie i simboli delle tre forze attualmente parte dell'alleanza, pur senza contenere del tutto il nome in cui spicca soprattutto la parola "Centro" (con la "o" che rende graficamente il concetto di centro grazie a un puntino rosa, stesso colore del resto del nome). Tra i tre simboli in miniatura e la denominazione spicca la presenza di un trifoglio: quell'elemento grafico - che non può non ricordare, anche se solo nel nome, l'esperimento di alleanza del 1999-2000 tra il Partito repubblicano italiano, la cossighiana Unione per la Repubblica e i Socialisti democratici italiani - non è stato inserito affatto per caso e non può spiegarsi solo con la partecipazione attuale di tre soggetti politici. 
"Il trifoglio - spiega appunto Stefano Aggravi - è presente ovunque in Valle d'Aosta, è un elemento fondamentale, tra l'altro, per la salubrità del latte e per la produzione della fontina. In più, come sottolinea Ronny Borbey di Stella alpina, il trifoglio rimanda direttamente alla figura di Oger Moriset, che fu vescovo di Aosta nel '400 senza avere alcun casato: il trifoglio divenne simbolo allo stesso tempo di unità, montanità e ruralità". Tuttora, sulle pareti del palazzo vescovile restaurate pochi anni fa, sono visibili le decorazioni ad affresco risalenti al medioevo con un gran numero di trifogli; lo stesso fregio, abbinato al giglio del capitolo della cattedrale, si può trova all'interno del duomo di Aosta (come mostra la foto precedente).
I promotori del cammino comune tengono a precisare che il loro non è un cartello elettorale; è però innegabile che quest'anno sia prevista la scadenza del consiglio regionale e non è certo lontano nemmeno il voto per rinnovare l'amministrazione comunale di Aosta. Unire le forze è fondamentale soprattutto a livello regionale, vista la doppia soglia di sbarramento prevista dalla legge elettorale proporzionale a premio eventuale (in prima battuta restano fuori le liste che non abbiano raggiunto almeno il quoziente regionale, che equivale al raggiungimento del 2,85% circa; in seconda battuta sono escluse le liste che non abbiano ottenuto almeno due seggi in base al primo riparto). 
Pure per questo motivo, in un primo tempo il tavolo del percorso comune era più ampio, comprendendo anche La Renaissance Valdôtaine, evoluzione del Rinascimento Valle d'Aosta che aveva partecipato al voto del 2020 nel comune capoluogo e in regione (mantenendo un'ispirazione grafica artistica, si è passati dalla creazione di Michelangelo alla Venere di Botticelli). Il 24 marzo, però, il movimento guidato da Giovanni Girardini ha fatto sapere di prendere atto "della decisione di Pour l'Autonomie, Stella Alpina e Rassemblement Valdôtain di interrompere il percorso unitario intrapreso, nonostante l'accordo unanime raggiunto il 17 marzo sui punti programmatici minimi", decisione che sarebbe stata "motivata da dubbi sulla 'tenuta stabile' di Renaissance Valdôtaine"; per il gruppo di Girardini resta necessario puntare alla costruzione di "un'alternativa di discontinuità per innescare un reale cambiamento" per l'amministrazione del comune di Aosta. Non è mancata la replica degli Autonomisti di Centro, secondo i quali la posizione di Renaissance che giudicava "condizione imprescindibile" per proseguire il cammino comune la candidatura di Girardini come sindaco di Aosta (lui era arrivato al ballottaggio cinque anni fa, per poi essere sconfitto da Gianni Nuti) era comprensibile ma prematura: "In questa fase, infatti, si era valutata l'opportunità di aprire un confronto più ampio e profondo, incentrato sulla costruzione di una reale discontinuità nell'azione amministrativa a livello comunale. Crediamo che la politica debba confrontarsi sui contenuti, proponendo anche scelte di cambiamento e discontinuità, che non si riducano alla mera sostituzione di persone, ma che rispondano a una visione condivisa", dovendosi considerare l'individuazione dell'aspirante guida dell'amministrazione cittadina "il punto di arrivo di un percorso politico e non una premessa non negoziabile".
Di certo l'area interessata da questi movimenti resta molto delicata: giusto ieri si è appreso, attraverso Ansa, che consigliere regionale Diego Lucianaz ha lasciato il gruppo di Rassemblement Valdôtain (di cui era stato uno dei primi membri) per aderire al gruppo misto. Lo avrebbe fatto "per ragioni legate al nuovo accordo politico concluso dal movimento con altre forze politiche" (dunque per la nascita degli Autonomisti di Centro), dichiarando di non condividere l'attività amministrativa degli altri gruppi: "questa situazione non mi permetterebbe di rimanere coerente con la lotta politica che ho cercato di portare avanti fin dalla mia elezione al Consiglio regionale". Si attendono, evidentemente, nuovi sviluppi.

sabato 27 agosto 2022

Elezioni politiche 2022, i simboli della Valle d'Aosta

Si è ricordato anche nei giorni scorsi che durante la #MaratonaViminale sono stati depositati i contrassegni relativi alle elezioni politiche fissate per il 25 settembre 2022, ma che questi - pur riguardando anche la circoscrizione Estero, non coprono l'intero territorio nazionale. In particolare, non viene depositato alcuno dei simboli relativi alla Valle d'Aostache è interamente costituita in collegio uninominale: le norme in vigore prevedono sempre che contrassegni e candidature si consegnino presso la cancelleria del tribunale di Aosta tra il 35° e il 34° giorno precedenti il voto, cioè negli stessi giorni in cui si depositano le candidature nelle corti d'appello del resto d'Italia (quest'anno tra il 21 e il 22 agosto). 
I contrassegni che distinguono le singole candidature per l'unico seggio espresso dalla regione possono essere uguali a quelli depositati - quest'anno dal 12 al 14 agosto - al Ministero dell'interno, ma possono anche differire, magari anche unendo forze politiche che a livello nazionale sono distinte o perfino non coalizzate (le norme sui collegamenti tra liste non si applicano alla competizione per il seggio valdostano): essendo in gioco l'elezione di una sola persona, è inevitabile che più partiti o gruppi politici cerchino di unire le forze, in modo da essere competitivi per cercare di conquistare il collegio uninominale (la tendenza si è di molto accentuata in seguito al depotenziamento dell'Union Valdôtaine, prima in grado spesso di conquistare quel seggio da sola).
In tutto, i contrassegni depositati insieme alle candidature saranno 9, anche se non tutti appariranno su entrambe le schede: uno si vedrà solo per la Camera, due soltanto per il Senato. Di seguito si indicano i contrassegni secondo l'ordine sorteggiato per il seggio di Montecitorio, mentre gli ultimi due emblemi sono quelli che figurano soltanto sulla scheda di Palazzo Madama (peraltro proprio nelle ultime due posizioni, nell'ordine precisato).

1) It
alia sovrana e popolare

Il sorteggio effettuato presso il tribunale di Aosta ha collocato per primo sulla scheda elettorale della Camera il simbolo di Italia sovrana e popolare, che risulta identico a quello impiegato nel resto del paese e depositato al Ministero dell'interno il 14 agosto: la candidata di questo "cartello del dissenso" che unisce Pc, Azione civile, Ancora Italia, Riconquistare l'Italia, Rinascita repubblicana e altri gruppi, sarà Loredana Ronc. Al Senato, invece, il simbolo ha ottenuto il quarto posto sulla scheda, a fianco del nome di Alessandro Bichini.
   

2) 
Valle d'Aosta aperta

Al secondo posto nella scheda valdostana per Montecitorio si trova una novità da osservare con attenzione: si tratta del simbolo Valle d'Aosta aperta, che raccoglie al suo interno le miniature di Area democratica - Gauche autonomiste, Adu-Vda (cioè Ambiente diritti uguaglianza - Valle d'Aosta, lista esclusa alle regionali del 2020), Sinistra italiana e Movimento 5 Stelle; le "pulci" (le ultime due hanno evitato la raccolta firme) sono collocate sotto il nome bianco e giallo su un profilo verde di montagna dietro il quale il sole sorge (mentre sul cielo si legge la dicitura "Écologie et progrès"). Alla Camera è candidata la Camera la consigliera regionale di Progetto civico progressista Erika Guichardaz; al Senato si presenta Daria Pulz, componente della segreteria di Adu (il simbolo è il terzo sulla scheda).
  

3) Centrodestr
a unito Valle d'Aosta

Come nella circoscrizione Estero, si vede correre il Centrodestra unito per cercare di conquistare gli unici due seggi (uno per Camera) attribuiti alla Valle d'Aosta: lo fa con un contrassegno composito a quattro, che contiene tutte e quattro le miniature dei simboli della coalizione (esattamente identici a quelli depositati al Viminale) e ovviamente non ha avuto bisogno di raccogliere le firme. Rispetto agli emblemi di Lega per Salvini premier, Forza Italia (con il riferimento al Ppe) e Fratelli d'Italia, però, il fregio di Noi moderati è più piccolo, quindi ancor meno leggibile; i quattro cerchi sono disposti sopra uno sfondo leggermente concavo, con un profilo di montagna innevata, mentre un piccolo segmento in basso ha i colori della regione. Alla Camera si candida la coordinatrice regionale di Forza Italia Emily Rini, mentre l'ex presidente della Regione Nicoletta Spelgatti si presenta al Senato (al sesto posto sulla scheda). 
  

4) L
a Renaissance Valdôtaine

Il simbolo che occupa la quarta posizione sulle schede valdostane della Camera si trova solamente qui e non anche sulla scheda del Senato. La Reinassance Valdôtaine, in particolare, si qualifica come "movimento civico che intende portare nella vita sociale i valori che il Rinascimento espresse nell'Arte": non a caso, sul fondo azzurro e blu del simbolo si staglia il volto - reso con il bianco e molto delicato - della Venere di Botticelli. Il soggetto politico ha scelto di candidare per l'unico seggio disponibile a Montecitorio il consigliere comunale di Aosta Giovanni Girardini. 
  

5) P
artito comunista italiano

Ha scelto di partecipare anche alle competizioni per il collegio uninominale valdostano di Camera e Senato il Partito comunista italiano, presentando il proprio simbolo ufficiale, senza unirlo a quello di altri soggetti politici; per farlo, esattamente come La Reinassance Valdôtaine, ha dovuto raccogliere le firme e l'impegno è andato a buon fine. Davide Ianni sarà presente al quinto posto sulle schede elettorali per Montecitorio, mentre Giovanni Guglielmo Leray grazie al sorteggio aprirà i bollettini dedicati all'elezione di Palazzo Madama.
  

6) Unione popol
are

Il Pci non sarà l'unica formazione di sinistra presente sulle schede valdostane il 25 settembre. Ha infatti raccolto con successo le firme richieste dalla legge anche Unione popolare, che si presenta ad elettrici ed elettori della regione con lo stesso simbolo - arcobaleno orizzontale su fondo viola sfumato - schierato nel resto del territorio nazionale per queste elezioni. Alla Camera, in particolare, il cartello ha scelto di candidare Loredana De Rosa, mentre al Senato sarà possibile votare per Francesco Lucat (che sulla scheda avrà la quinta posizione). 
  

7) 
Vallée d'Aoste

Chiude le schede destinate alla Camera dei deputati il contrassegno del cartello denominato semplicemente Vallée d'Aoste: ne fanno parte Union Valdôtaine, Alliance ValdôtaineVallée d'Aoste Unie (con la spirale di Mouv'), Stella Alpina, Azione - Italia viva (si legge anche il nome di Calenda) e Partito democratico. Ben sei miniature, collocate sotto allo stemma con il leone valdostano che da sempre caratterizza l'Uv (e con il tentativo di rendere la terza dimensione grazie a un riflesso sopra il nome). Alla Camera si presenta Franco Manes, presidente del Consorzio degli enti locali e sindaco di Doues (lo ha indicato proprio l'Uv), mentre al Senato il candidato è il politologo Patrik Vesan, scelto dal Pd (si trova al secondo posto sulla scheda). 
 

8) Vit
a

Apparirà soltanto sulla scheda valdostana del Senato - e non anche su quella della Camera - il simbolo di Vita, altro gruppo del dissenso - in particolare rispetto alle politiche fin qui tenute dagli ultimi due governi in materia di salute - legato soprattutto alla deputata uscente Sara Cunial e all'avvocato Edoardo Polacco (ma con la partecipazione di vari gruppi). In questo caso Vita - che comparirà all'ottavo posto sul bollettino predisposto per Palazzo Madama - schiera l'albero della vita personificato e tricolore su fondo carta da zucchero a fianco del nome di Larisa Bargan.
   

9) Pour l'
Autonomie

Ultimo emblema sulla scheda valdostana del Senato - non presentato anche per Montecitorio - risulta essere quello di Pour l'Autonomie - Per l'autonomia, formazione presentatasi per la prima volta alle elezioni regionali del 2020, cofondata dall'ex presidente della regione Augusto Rollandin: proprio lui (peraltro già senatore nella legislatura tra il 2001 e il 2006) si presenta in questa competizione per Palazzo Madama, utilizzando lo stesso simbolo - con la sagoma nera e rossa della regione su fondo azzurro sfumato - già visto nel 2020 (e con cui il soggetto politico è inserito nel Registro dei partiti politici dal 2021).

domenica 23 agosto 2020

Valle d'Aosta, simboli e curiosità sulla scheda

AGGIORNAMENTO DEL 25 AGOSTO: Ieri il Tar di Aosta ha - come si era previsto - respinto il ricorso della lista Ambiente diritti uguaglianza - Valle d'Aosta (Adu-Vda), esclusa per vizi nelle accettazioni di quasi tutte le candidature: quei documenti "non riportano la formula di attestazione di autenticità della sottoscrizione dei candidati da parte della consigliera comunale [...], né gli estremi del documento di identità per l'identificazione del dichiarante, né specificano se la stessa sia avvenuta per 'conoscenza personale'"
Benché per la difesa della lista si dovesse badare alla sostanza (quindi alla presenza della firma datata dell'autenticatrice) più che alla forma (l'assenza di formule "sacrali"), tutelando il diritto di voto, per le magistrate del Tar - sent. n. 36/2020 - rileva che il "nucleo essenziale del procedimento di autenticazione [...] è l'atto del pubblico ufficiale che attesta la veridicità della sottoscrizione, con l'apposizione di una formula che - a prescindere dalle singole locuzioni usate - inequivocabilmente dia conto dell’identificazione del dichiarante e della certezza della provenienza della firma. Nella fattispecie, difetta in radice proprio l’elemento dell’attestazione della sottoscrizione dei candidati, non esistente neppure nella sua forma minimale di una c.d. autentica minore o vera di firma, che [...] deve considerarsi essenziale ai fini della validità - se non della stessa esistenza - dell’autenticazione". 
Mancherebbe dunque un elemento fondamentale dell'atto di autentica, la cui assenza non può essere sanata nemmeno da una dichiarazione successiva della persona che ha autenticato le sottoscrizioni; l'atteggiamento di favore che spesso si ha nei confronti dell'elettorato attivo e passivo non può far ritenere sproporzionati oneri come la corretta autenticazione (che, anzi, se svolta nel modo prescritto, "contribuisce a tutelare la libertà di voto degli elettori e il diritto ad esprimere la propria preferenza nell'ambito di una regolare competizione elettorale, attribuendo certezza in ordine alla genuinità delle sottoscrizioni ed impedendo contraffazioni"). Data la nettezza del verdetto, è probabile che il contenzioso si fermi qui, senza un ulteriore grado in Consiglio di Stato: le liste, dunque, restano 12.

* * *

Oltre a Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Campania e Puglia, il 20 e il 21 settembre sarà chiamata a rinnovare il proprio consiglio regionale anche la Valle d'Aosta: benché si sia votato la volta scorsa nel 2018, infatti, un'inchiesta sulle infiltrazioni deIla 'ndrangheta sul territorio regionale ha portato alle dimissioni del presidente Antonio Fosson, al coinvolgimento di altre figure di spicco della politica regionale e ha consigliato lo scioglimento anticipato dell'assemblea. 
Benché si voti negli stessi giorni individuati per le altre regioni (nonché per le amministrative, le suppletive e il referendum costituzionale), la legge elettorale prescrive un procedimento di presentazione delle candidature con tempi più lunghi, così le procedure di deposito sono iniziate prima, esaurendosi tra il 16 e il 17 agosto: il sorteggio per la posizione di lista è stato effettuato due giorni fa, venerdì mattina, in tribunale ad Aosta. A questa fase hanno partecipato dodici liste per altrettanti contrassegni (due in più rispetto al 2018); ce n'era però una tredicesima che è stata esclusa per ragioni formali dall'ufficio elettorale regionale. 
Prima di analizzare, come di consueto, l'offerta simbolica complessiva di questo turno elettorale, è il caso di segnalare che la Valle d'Aosta adotta un sistema proporzionale a turno unico (chi non raggiunge almeno un quoziente elettorale è fuori dalla ripartizione dei seggi), in cui concorrono le liste (è possibile sottoscrivere un programma comune, ma qui nessuno l'ha fatto) senza alcun candidato alla presidenza: eleggerlo spetta al consiglio stesso. Per la prima volta, la legge consente di esprimere una sola preferenza.

1) Alliance Valdôtaine - Stella alpina - Italia viva

Il sorteggio ha stabilito che ad aprire i manifesti e le schede elettorali sarà la lista che unirà tre forze politiche. La prima è Alliance Valdôtaine, nata come gruppo in consiglio regionale nell'aprile del 2019 (con il concorso degli eletti di Alpe e Union valdôtaine progressiste) e da poche settimane diventata movimento politico. La seconda è Stella alpina, presenza tradizionale nel panorama politico valdostano (in passato alleata anche con l'Udc). La terza, unico partito presente su scala nazionale, è Italia viva, unico gruppo il cui logo non è inserito in un cerchio (curioso l'arco fucsia posto sotto all'emblemino renziano, che dà l'impressione di un sorriso, sotto alle due "pulci" che richiamano gli occhi).

2) Progetto civico progressista

Ironia della sorte, subito dopo il contrassegno che contiene Italia viva ha trovato collocazione quello che include il Partito democratico. Si tratta della lista del Progetto civico progressista, un rassemblement in cui i principali componenti sono la Rete civica - Alliance Citoyenne (gruppo nato in consiglio regionale a gennaio dello scorso anno, in seguito a una frattura all'interno dell'originario gruppo di Impegno civico), il Pd (che nella sua pulce inserisce, come in passato, i colori valdostani) ed Europa Verde; partecipano alla lista, tuttavia, anche Possibile e Area democratica - Gauche Autonomiste.

3) VdAlibra - Partito animalista italiano

Al terzo posto su manifesti e schede è finita sorteggiata la curiosa coppia che unisce VdAlibra e Partito animalista italiano. VdALibra è nato come gruppo consiliare (con Roberto Cognetta e Mauro Caniggia) e come partito valdostano all'inizio di quest'anno: "Libra" in patois significa "libera" e i promotori rivendicano innanzitutto la libertà dal "pensiero dello scambio di favori e di voti, di utilizzo del denaro pubblico non per creare efficienza e stabilità ma pura gestione del potere", ma anche la libertà per la regione di amministrarsi in piena autonomia. Quanto al Partito animalista italiano, si è visto come a questo turno elettorale sia particolarmente impegnato a intensificare la propria presenza nel maggior numero di territori possibili.
 

4) Rinascimento Valle d'Aosta

L'ultimo progetto politico - in ordine di tempo - concepito e guidato da Vittorio Sgarbi approda alle elezioni regionali valdostane e si tratta ovviamente di un debutto per Rinascimento: per l'occasione il simbolo riprende il già noto motivo della michelangiolesca Creazione di Adamo, rispettando lo stesso uso dei caratteri e dei colori per il contrassegno (qui il fondo blu non è sfumato come in origine, ma somiglia di più alle ultime versioni dell'emblema); in più, in questo caso è stata aggiunta la traduzione in francese del nome della lista, collocata ad arco nella parte inferiore del cerchio.  

5) Centro destra Valle d'Aosta

Al quinto posto, dopo Rinascimento, il sorteggio ha collocato la lista Centro destra Valle d'Aosta, una "bicicletta" tra Forza Italia (che presenta la bandierina con il solo riferimento a Silvio Berlusconi) e Fratelli d'Italia (che come "pulce" impiega il simbolo inaugurato due anni e mezzo fa alle elezioni politiche). Rispetto all'omonima, ma più semplice versione del 2018, i due simboli sono inseriti all'interno di un cerchio campito nella parte superiore di blu (un po' come Fdi e la vecchia Alleanza nazionale), salvo poi sfumare verso il bianco. Curioso il fatto che "Centro destra", scritto staccato e con quella font Nexa, rimandi al primo logo del Nuovo centrodestra di Alfano; con lo stesso carattere è scritto "Valle d'Aosta", stretto tra un segmento tricolore e uno coi colori regionali. 

6) Pays d'Aoste Souverain

Il contrassegno sorteggiato per sesto può dire ben poco a chi non è valdostano, al di là della presenza del leone bianco (linguato e armato di rosso, oltre che col pene eretto e con il disegno tradizionale), il cui scudo è posto al centro di una bandiera crociata coi colori valdostani. La sigla "Pas" ospitata sul simbolo significa Pays d'Aoste Souverain, un movimento nato sette anni fa e che presenta candidature civiche: si punta molto sulla "reale applicazione della Zona Franca", sulla semplificazione burocratica, sulla valorizzazione del patrimonio linguistico e dei rapporti tra turismo e agricoltura, fino alla visione di una prospettiva indipendentista o di "Europa dei popoli e delle regioni".

7) Union Valdôtaine

Al numero 7 è stato sorteggiato un simbolo che da queste parti non ha davvero bisogno di presentazione: quello dell'Union Valdôtaine. Il partito dello scudo bicolore con il leone è stato tra quelli che con maggior forza hanno chiesto di tornare al voto in notevole anticipo e non poteva mancare alle nuove elezioni per dare alla regione autonoma un nuovo consiglio regionale. E, al nuovo appuntamento elettorale, il simbolo si presenta come sempre uguale a se stesso, senza nessuna particolare modifica grafica, come i cittadini valdostani sono abituati a conoscerlo.

8) Lega Vallée d'Aoste

Il sorteggio ha collocato all'ottavo posto la lista della Lega Vallée d'Aoste, che dunque non si presenta insieme a Forza Italia e a Fratelli d'Italia, probabilmente per vedere se sarà confermato il suo risultato del 2018: il 17,07% di allora aveva portato l'ex Carroccio a essere il secondo partito della regione dopo l'Uv. Rispetto ad allora il contrassegno è quasi uguale, con il riferimento a Salvini ridotto per fare spazio al nome francese della regione; c'è ancora la bandiera rossa e nera con la croce (stavolta spostato a destra), così come c'è il riferimento grafico all'associazione regionalista Jeune Vallée d'Aoste, che però ha nel frattempo cambiato il suo emblema: per il suo coordinatore Erik LAvy, si è passati dall'aquila al gipeto "perché faccia pulizia delle carcasse in politica".

9) Pour l'Autonomie - Per l'Autonomia

Il tema dell'autonomia regionale è al centro anche di una nuovissima formazione politica, dal nome bilingue Pour l'Autonomie - Per l'Autonomia; tra i fondatori c'è l'ex presidente della regione (e consigliere regionale sospeso, ricandidato ma non eleggibile) Augusto Rollandin, ma in lista si trovano anche l'ex consigliere regionale Psi Giovanni Aloisi, l'assessore regionale alla sanità Mauro Baccega, l'ex consigliere aostano della Fédération Autonomiste (e attuale presidente del Ccs Cogne) Giorgio Giovinazzo e Mauro Arvat (consigliere comunale a Carema, già candidato sindaco di Carema libera). L'elemento grafico più importante è costituito dalla silhouette della regione tinta di nero e di rosso su fondo azzurrino sfumato.

10) MoVimento 5 Stelle

Come alle elezioni regionali di due anni fa e a quelle del 2013, il MoVimento 5 Stelle partecipa con una propria lista: alla prima uscita era arrivato il 6,62%, diventato 10,44% nel 2018, con il raddoppio degli eletti da 2 a 4. Rispetto ad allora non c'è nessuna modifica nel simbolo: è la stessa versione utilizzata a partire dalle elezioni politiche del 2018, con il sito Ilblogdellestelle.it adagiato "a sorriso" nella parte inferiore della circonferenza. Sarà dunque interessante vedere il risultato finale, anche se probabilmente non sarà influenzato dalle vicende politiche nazionali relative al M5S.

11) Valle d'Aosta futura

Il penultimo posto nel sorteggio è toccato alla lista Valle d'Aosta futura, un'altra forza politica nata assai di recente (a luglio). L'ha costituita, tra gli altri, Edoardo Artari, imprenditore di Morgex: si tratta di un progetto che impegna "persone libere [...] provenienti dalla società civile 'del fare', senza riferimenti partitici palesi e vincolanti", volto a offrire alla regione "una indispensabile visione di medio e lungo termine" per "una nuova Valle d’Aosta sostenibile, una visione strategica finalizzata al miglioramento reale della qualità della vita" con un progetto integrato tra agricoltura e turismo. Nel simbolo, al di là dei colori regionali, spicca una sorta di sfera, disegnata secondo le forme cabalistiche del fiore della vita (che poi è il Sole delle Alpi).

12) Vallée d'Aoste Unie 

Il compito di chiudere manifesti e schede (almeno per il momento) tocca alla lista Vallée d'Aoste Unie, cartello che unisce per l'occasione il partito Mouv' (registrato anche a livello nazionale, che al suo debutto nel 2018 aveva ottenuto oltre il 7% e tre consiglieri, ma ora era rimasto solo Elso Gerandin) e Vallée d'Aoste Ensemble, gruppo nato in consiglio regionale nel mese di giugno ad opera dei consiglieri Claudio Restano e Jean-Claude Daudry. L'emblema accosta la spirale di Mouv' e il doppio nastro di Ensemble; in lista, oltre ai tre consiglieri uscenti, c'è anche Luciano Caveri, presidente della regione dal 2005 al 2008.

Esclusa: Ambiente diritti uguaglianza - Valle d'Aosta

Come detto, se le liste al momento collocate sulle schede sono dodici, ne era stata presentata una tredicesima da parte della formazione politica Ambiente diritti uguaglianza - Valle d'Aosta (Adu-Vda), nata alla fine di gennaio del 2019 per essere "prima di tutto uno strumento di reale cambiamento in Valle d’Aosta, in senso democratico, partecipativo, per la tutela e la salvaguardia dell’ambiente e dei diritti civili e sociali, e per uno sviluppo sostenibile ed equo". L'ufficio elettorale regionale, tuttavia, ha contestato la regolare autenticazione delle firme di accettazione di candidatura di quasi tutti gli aspiranti consiglieri, mancando su quei fogli la dichiarazione di autenticità e l'apposizione in presenza della consigliera comunale che aveva provveduto ad autenticare le sottoscrizioni. 
Dopo che lo stesso ufficio ha respinto le argomentazioni offerte dalla lista per sanare quella mancanza, lo stesso gruppo ha scelto di ricorrere al Tar di Aosta, ritenendo che la mancanza delle "formule sacrali" non possa inficiare la presentazione della lista. La trattazione del ricorso è prevista per lunedì (anche se è probabile che sia respinto); ove il ricorso fosse accolto, il simbolo della lista - le due sigle del nome che si stagliano sul cielo rosso e su una superficie azzurrina (l'acqua di un lago?) - sarebbe collocato per ultimo su schede e manifesti.

venerdì 3 gennaio 2020

Gremmo eletto in Valle d'Aosta: quando il leone cedette al camoscio

L'esito delle elezioni politiche del 1987 è ricordato dai più per l'affermazione delle Liste Verdi e del Partito radicale (nell'anno in cui fu candidata ed eletta deputata Elena Anna Staller, nota come Cicciolina) e per l'ingresso della Lega Lombarda nel Parlamento italiano, facendo di fatto iniziare la storia di rilevanza nazionale iniziata con Umberto Bossi e arrivata a Matteo Salvini; il risultato uscito dalle urne, tuttavia, aveva avuto ricadute non secondarie sui territori, ad esempio in Piemonte. La contemporanea presenza di due liste autonomiste dal nome simile aveva lasciato entrambe le formazioni senza eletti; se però il Piemont autonomista di Gipo Farassino, gruppo nato due mesi prima delle elezioni, aveva avuto il risultato migliore e grazie a questo aveva ottenuto più attenzione e credito era diventato l'interlocutore piemontese della Lega Lombarda, ben peggiore era la situazione dell'Union Piemontèisa di Roberto Gremmo, a dispetto di un impegno politico almeno decennale. 
Non c'era solo lo smacco della sconfitta, con l'inevitabile scoramento, le persone che se ne vanno quando le cose vanno male, la sensazione che tutti gli sforzi fatti sino a quel momento fossero stati vani. C'era anche il peso immane dei debiti - compresi i 50 milioni del prestito da restituire alla Liga Veneta - contratti durante la campagna elettorale, più pesante rispetto al passato proprio per la presenza di un'altra forza politica della stessa area di riferimento, in grado di intercettare i malesseri e il voto di protesta dei piemontesi. 
A dire il vero, pochissimo tempo dopo le elezioni politiche, il piemontese Gremmo e il veneto Franco Rocchetta a Brescia stipularono per iscritto un accordo con Umberto Bossi perché la Lega Lombarda concedesse la "pulce" del suo simbolo alle elezioni amministrative a Liga Veneta e Union Piemontèisa (come la Liga aveva fatto con Union e Lega quando era in Parlamento: non a caso, a volere l'accordo fu proprio Rocchetta), a patto di non intrattenere rapporti con altri soggetti senza comunicarlo agli altri alleati e in cambio del rispetto di altre clausole (per cui, per esempio, Roberto Gremmo dovette firmare come direttore tutti i periodici dei movimenti alleati, compreso Lombardia autonomista della Lega Lombarda).
Alle comunali di Pino Torinese, di poco successive al voto politico, l'Union Piemontèisa - che nel frattempo aveva modificato il simbolo per rendere la parola "Piemont" più evidente e distinguersi dal Piemont autonomista: il fondo divenne nero e il riferimento al Piemonte intorno al drapò venne volto al bianco e assai ingrandito, oltre che reso con il carattere Cooper Black - volle presentarsi e andò piuttosto bene, ottenendo quasi il doppio del partito di Gipo Farassino che comunque riuscì per un soffio a diventare consigliere nel suo paese di residenza; in compenso, l'unico seggio dell'Union Piemontèsa non se lo aggiudicò Gremmo, che pure era il capolista, ma Luciano Vastapane che era riuscito a ottenere una ventina di voti in più (e che, incidentalmente, nessuna delle altre forze dell'accordo a tre era voluta intervenire per evitare che quella persona prendesse più voti di Gremmo).
Andò meglio nel 1988 in altri comuni, come Ciriè, Carignano e Bussoleno, con risultati sempre migliori rispetto al Piemont autonomista, non di rado anche in termini di eletti. Se però l'Union Piemontèisa di Gremmo poteva contare sul simbolo della Lega Nord per non dover raccogliere le firme, lo stesso risultato era stato garantito al Piemont autonomista dall'accordo con il Movimento autonomista dei democratici progressisti (Adp), formazione valdostana nata nel 1984 dalla fusione dei Democratici popolari e dell'Union Valdôtaine Progressiste. Questa poteva contare su un senatore, Cesare Amato Dujany, che però era stato eletto con la lista Vallée d'Aoste - Autonomie Progrès Fédéralisme: essa al suo interno conteneva il solo fregio dell'Uv. Questo particolare, al di là delle polemiche sollevate da Gremmo e da Bossi sulla legittimità dell'esenzione dalle firme da parte di un partito che non aveva presentato candidature riconoscibili col proprio simbolo ed esisteva solo come componente del gruppo misto di Palazzo Madama (ma già allora le componenti non erano ufficialmente previste dal regolamento del Senato), convinse lo stesso Gremmo che l'Union Valdôtaine aveva scelto di appoggiare il gruppo di Farassino: evidentemente anche se questo comportava ostacolare le sue liste (come del resto l'Uv, dopo i progetti di collaborazione messi in piedi da Bruno Salvadori, non aveva più appoggiato i tentativi di Gremmo di creare un fronte autonomista comune).
In quel 1988, Umberto Bossi operò formalmente per riavvicinare Gremmo e Farassino, anche perché l'anno precedente il secondo aveva querelato il primo (e la moglie Anna Sartoris) per alcune affermazioni fatte durante e dopo la campagna elettorale, legate a contributi stanziati da comune e provincia di Torino a favore della compagnia teatrale dello stesso Farassino. In cambio del ritiro della querela, Farassino (difeso, tra l'altro, da Mario Borghezio) ottenne il pagamento delle spese legali, pubbliche scuse di Gremmo sul suo quindicinale e, soprattutto, l'impegno a fare fronte comune in Piemonte e a fondere presto Union Piemontèisa e Piemont autonomista; in mancanza dell'accordo, avvertì Bossi, la Lega Lombarda avrebbe collaborato solo con il Piemont autonomista di Farassino. 
Gremmo accettò di malavoglia il patto - siglato, tra l'altro, alla presenza di Leonardo Tamone, segretario dell'Union Valdôtaine - ma da mesi stava meditando il suo personale tentativo di rivincita, che sarebbe passato proprio per la Valle d'Aosta. A raccontarlo, nel suo libro Contro Roma del 1992, è lo stesso Gremmo:
In Val d'Aosta pubblico da anni un giornaletto, Autonomie Valdôtaine, e, anche quando abitavo nel biellese, vi salivo almeno due volte al mese per effettuare la spedizione. Così, anche per non pensare troppo ai guai del dopo-elezioni, ero andato ad Aosta qualche giorno dopo il voto. [...] Per sfuggire a quest'aria rarefatta e ammorbata, m'ero preso dietro Anna e Gabriele e con la Dyane c'eravamo ritagliati un giorno di libertà.
Fu quasi per caso che vidi sui muri un manifesto che annunciava per la successiva primavera le elezioni regionali. Ancor oggi penso d'aver avuto un'ispirazione superiore e, senza esitare, dissi: "Ecco la nostra possibilità di rivincita. Dobbiamo venire in Val d'Aosta, proprio in casa di quelli che hanno aizzato Farassino a presentare la lista contro di noi. E ce la faremo senz'altro ad avere un seggio".  
Anna mi guardò perplessa e meravigliata; forse pensò che stessi dando segni di follia. Mi era invece accaduto ciò che ogni tanto mi succede: di "sentire", "fiutare" che una cosa mi capiterà per certo. Una di quelle sensazioni irrazionali che si percepiscono in modo incontrollabile. Come quando succede di arrivare per la prima volta in un posto con la netta, impalpabile ma fortissima percezione di esserci già stati. 
Sulla via del ritorno (altro "segno" del destino) l'auto fece le bizze, il carburatore iniziò a singhiozzare e, un po' allarmati, decidemmo di uscire dall'autostrada al casello di Chatillôn. Fu così che vedemmo per caso (ah, il "caso") il cartello di un'agenzia immobiliare che offriva in affitto un appartamentino di due stanzette con mansarda. Telefonai e, per la modica somma di trecentocinquantamila lire lo affittammo. Spesa quasi folle: avevamo un centinaio di milioni di debiti tra Liga Veneta e tipografia, eppure era così forte la mia determinazione di attuare il nuovo progetto elettorale che diedi fondo agli ultimi ultimissimi risparmi.   
Trasferirsi in Valle d'Aosta era necessario innanzitutto per potersi candidare: la legge elettorale regionale prevedeva che fossero eleggibili solo "i cittadini iscritti nelle liste elettorali di un Comune della Valle d'Aosta", mentre dal 1993 - guarda caso, a partire dalla consiliatura successiva a quella iniziata nel 1998, forse per evitare un altro "caso Gremmo" - si richiedeva anche, come concesso dallo Statuto regionale, la residenza "nel territorio della Regione da almeno un triennio ininterrottamente", periodo ridotto a un anno nel 2002. Soprattutto, però, Gremmo trasferendosi poté saggiare gli umori dei valdostani, cogliere il loro malcontento legato alla pur vantaggiosa leva fiscale e soprattutto ai copiosi flussi migratori dal Sud degli ultimi anni e a una concezione dell'autonomia forse meno incisiva rispetto al passato. La campagna elettorale sarebbe stata imperniata su questo e amplificata dalle partecipazioni di Gremmo a seguite apparizioni sulle tv locali.
Al momento di comporre la lista, Gremmo fu supportato da Luigi Nava, rappresentante aostano - ma di origine lombarda - dei Pensionati che, alle elezioni politiche del 1987, al Senato era riuscito almeno a ottenere il 2,58% correndo col simbolo della Liga Veneta. Per questo, la lista di Gremmo e Nava si chiamò Union Autonomiste - Pensionati: c'era il riferimento alla testata di Gremmo, Autonomie Valdôtaine (che da poco era stato rinominato proprio Union Autonomiste), e ai Pensionati di Nava. Il simbolo scelto era da antologia: la parola "Union" era scritta a caratteri cubitali, assai più evidente rispetto alla scritta presente nell'emblema dell'Union Valdôtaine; quanto all'icona scelta, se l'Uv aveva confermato il suo tradizionale leone rampante, Gremmo per la sua lista aveva scelto un camoscio bianco, parente strettissimo di quello che aveva adottato a suo tempo l'Unione ossolana per l'autonomia (Uopa). "un richiamo alle origini della mia battaglia autonomista - scrisse Gremmo nel suo libro - ma anche alla tradizione della mitologia alpina, comune all'Ossola come alla Val d'Aosta".
Così congegnato, quel contrassegno elettorale qualche grattacapo all'Union Valdôtaine avrebbe potuto darlo, visto che qualche elettore avrebbe potuto farsi suggestionare dalla parola "Union" e votare il camoscio invece del leone. Anche per questo, Gremmo si era cautelato e - racconta oggi - aveva comunque preparato anche un emblema di riserva, ma non ci fu bisogno di tirarlo fuori: l'Uv non ebbe nulla da eccepire e i giudici dell'ufficio elettorale circoscrizionale di Aosta nemmeno, quindi il camoscio si preparò a finire sulle schede. 
Dopo una campagna tumultuosa, soprattutto per gli attacchi da parte di varie forze politiche e le contestazioni "inferocite" (parola di Gremmo) di varie persone provenienti dal Sud durante i comizi, i risultati delle elezioni del 26 e 27 giugno 1988 furono sorprendenti: quasi 1300 voti finirono all'Union Autonomiste - Pensionati e quell'1,64% ottenuto permise a Gremmo, il più votato della lista, di ottenere un seggio, mentre rimasero fuori dal consiglio per un soffio il Psdi (che fece ricorso sul conteggio dei voti, ma perse) e il Pli. Al di là del simbolo ammiccante (presentato a un elettorato forse non abbastanza smaliziato), il risultato fu determinato principalmente dallo stesso Gremmo, dalla sua propaganda e dalle reazioni che tutto ciò aveva provocato. Per lui, biellese, farsi eleggere consigliere in Valle d'Aosta, come outsider non esattamente in linea con l'Union Valdôtaine, era quasi il capolavoro della vita: gli diede soddisfazione sul piano politico e, tra l'altro, un po' di respiro in una situazione economica che nel 1987 era davvero delicata.
L'elezione in consiglio consentì a Gremmo, a giugno del 1990 e dopo la crisi della giunta Uv insediatasi dopo le elezioni, di entrare a far parte della maggioranza Dc-Pci-Adp-Psi-Pri-Union Autonomiste che mandò incredibilmente all'opposizione l'Union Valdôtaine (in seguito Gremmo sarebbe pure entrato nell'Ufficio di presidenza come segretario d'aula). Nel frattempo, però, si era già consumata nel 1989 una pagina politico-elettorale assai meno favorevole a Gremmo (e, secondo lui, al ruolo stesso del Piemonte) che dev'essere trattata nello specifico.