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mercoledì 18 marzo 2026

Referendum costituzionale, i simboli che non vedrete sulla scheda

Sta ormai per concludersi la campagna per il referendum costituzionale "in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare", per cui elettrici ed elettori potranno esprimersi domenica (dalle 7 alle 23) e lunedì (dalle 7 alle 15). Manca ancora qualche manciata di ore, ma non è sbagliato dire che il clima di questa campagna è risultato davvero pesante, non troppo dissimile da quello respirato dieci anni prima, in occasione della consultazione - indetta sempre a norma dell'art. 138 Cost. - relativa alla conferma della vasta riforma costituzionale proposta allora dal governo guidato da Matteo Renzi. Non è ovviamente questa la sede per esaminare le cause di quel clima assai poco sostenibile (le accuse incrociate non mancano di certo), men che meno per esprimere giudizi o attribuire responsabilità. Chi scrive - al di là delle proprie idee personali, che giustamente non hanno cittadinanza qui - si limita a rilevare che anche nella comunità delle studiose e degli studiosi di diritto pubblico e costituzionale (oltre che in quelle relative ad altre aree del diritto e tra coloro che esercitano professioni giuridiche) si sono registrate posizioni profondamente diverse, in alcuni casi apparentemente inconciliabili: il tema merita pertanto rispetto e prudenza, ingredienti non sempre riscontrati da una parte e dall'altra dello schieramento (con tifoserie che non di rado hanno arruolato anche tecnici che dovrebbero avere ben altro ruolo).  
Com'è noto, è difficile immaginare una consultazione più lontana dai simboli di partito del referendum (abrogativo o costituzionale che sia). L'art. 20 della legge n. 352/1970 (la fonte che regola, oltre che l'iniziativa legislativa popolare, tutti i tipi di referendum previsti dalla Costituzione: quello costituzionale, quello abrogativo e quello sul territorio delle Regioni), nel disciplinare il contenuto delle schede per il referendum costituzionale, si limita a dire che i bollettini devono essere "di carta consistente, di tipo unico e di identico colore" (comma 1) e conformati a due modelli grafici allegati alla legge stessa, contenenti il quesito e due caselle, riportanti le opzioni "SI" (senza accento) e "NO"; circa l'espressione del voto, "L'elettore vota tracciando sulla scheda con la matita un segno sulla risposta da lui prescelta o, comunque, nel rettangolo che la contiene". 
Nonostante questo, proprio come nel 2016 a sostegno delle due opzioni sono nati vari comitati di diversa estrazione e quasi tutti si sono dotati di un proprio emblema, certamente non destinato alle schede ma ai materiali di propaganda o alle locandine delle iniziative organizzate: pur non essendo destinati alla competizione, alcuni fregi - specie quelli legati a ai comitati costituiti da forze politiche o da figure a queste vicine - hanno mantenuto la classica forma rotonda, mentre altri hanno preferito altre fogge. Per questa ragione non è inutile fare - proprio come si era fatto dieci anni fa per chi aveva sostenuto e chi aveva avversato la riforma costituzionale renziana - una breve carrellata dei fregi che sono comparsi in queste settimane. Unirsi e organizzarsi a favore di una posizione politica (in senso lato) è sempre un fenomeno positivo. Anche perché, riprendendo ciò che mi capitò di scrivere dieci anni fa, chiuse le urne e finito lo spoglio "l'Italia dovrà riprendere a vivere 'normalmente', che vinca il Sì o il No e questo non è il clima migliore. C’è solo da sperare che, nella post-Italia, il paese costantemente provvisorio teorizzato da Edmondo Berselli, questa pagina e i suoi veleni siano lasciati presto alle spalle".
 
 

I comitati del Sì

Il primo comitato a favore della riforma di cui ci si occupa è Sì riforma, di natura - se così si vuole dire - "civile-tecnica": si qualifica esso stesso come "promosso da magistrati, componenti di organi rappresentativi delle giurisdizioni, docenti universitari, avvocati, esponenti della società civile e del mondo della comunicazione". Come presidente è stato scelto il costituzionalista e presidente emerito della Corte costi​tuzionale Nicolò Zanon, il portavoce è Alessandro Sallusti (già direttore del Giornale e di Libero); tra i fondatori spiccano i nomi dei giuristi Alberto Gambino, Tommaso Edoardo Frosini, Cesare Placanica, Fabio Cintioli, Giovanni Doria e Mario Esposito e i membri "laici" in carica del Csm Isabella Bertolini (già parlamentare di Forza Italia) e Claudia Eccher. Come simbolo ha scelto un grande "Sì" bianco - con la "spunta" manoscritta a fare da accento - su fondo verde, con le parole "Comitato" e "Riforma" a completare il logo, rispettivamente in alto e in basso; esiste anche la variante su fondo bianco, con tutte le scritte nere e la "spunta" verde.
C'è poi - anche se è stato costituito successivamente ad altre realtà di cui si dirà tra poco - il comitato nazionale Cittadini per il Sì, presentato come un'aggregazione di natura più civile-civica, presieduto da Francesca Scopelliti, già compagna di Enzo Tortora, e avente tra i fondatori magistrati o ex magistrati (Giuseppe Cioffi), giuristi, giornalisti e vittime di errori giudiziari (Antonio Lattanzi, Diego Olivieri); in pratica, però, un sostegno rilevante arriva da Forza Italia, soprattutto grazie ai parlamentari Pierantonio Zanettin (già membro "laico" del Csm) ed Enrico Costa. Il cuore del simbolo ha forma rotonda - come se dovesse finire sulle schede, ma pronto soprattutto per le spillette - con un grande "Sì" blu al centro su fondo giallo e il nome integrale riprodotto in bianco nella corona blu di contorno; il cerchio è collocato in una struttura tricolore, con un quadrato color panna tendente al bianco e due bande verdi e rosse, contenenti le parole "Referendum" e "Giustizia".
Benché, come si vedrà facilmente, i sostenitori della riforma abbiano scelto di costituire un gran numero di comitati, sono decisamente pochi quelli che portano dichiaratamente l'impronta di un partito. Il solo partito di maggioranza che abbia scelto di dar vita a un proprio comitato, per esempio, è Noi moderati, promotore insieme al Maie - con cui forma il gruppo alla Camera - del comitato Moderati per il Sì. Il simbolo, non a caso, ha forma circolare e ha gli stessi colori del partito guidato da Maurizio Lupi, sia pure disposti in modo diverso: pure in questo caso il "Sì" ha un rilievo enorme ed è inserito in una struttura tricolore, con due segmenti circolari la cui base ha la stessa inclinazione delle lettere (anche i caratteri sono uguali a quelli di Nm, tranne la sigla del Maie che è riportata con lo stesso font del simbolo). Presidente del comitato è l'avvocato Gaetano Scalise; tra i promotori ci sono molti avvocati, alcuni docenti universitari (come la costituzionalista Lorenza Violini e il penalista Roberto Borgogno) e non mancano figure politiche note, come l'ex presidente della Regione Lazio Renata Polverini.  
Altro comitato dichiaratamente a trazione partitica, senza però essere riconducibile alle forze che appoggiano il governo, è Giustizia Sì!, promosso dal Partito liberaldemocratico: non c'è il nome della forza politica all'interno del logo, ma l'ala stilizzata gialla su fondo azzurro-blu che contrassegna il partito guidato da Luigi Marattin è perfettamente identificabile da qualunque appartenente alla schiera dei #drogatidipolitica. Il comitato, presieduto dall'avvocato Gianmarco Brenelli (a capo del dipartimento giustizia del Pld), ha come simbolo un cerchio azzurro-blu sfumato che, oltre al nome del comitato stesso, ha in evidenza un filo bianco che disegna un martelletto da giudice (anche se in Italia a dire il vero non è in uso, essendo tipico degli ordinamenti anglosassoni e risultando noto per vari telefilm o per la trasmissione Forum).
Altri comitati, pur non essendo promossi da partiti, risultano chiaramente riconducibili a determinate aree politiche o ad associazioni. Si pensi, ad esempio, al comitato Sì separa, promosso dalla Fondazione Luigi Einaudi, dunque riferito all'area liberal-radicale (ma non solo). Il presidente è l'avvocato Gian Domenico Caiazza, già presidente dell'Unione Camere Penali italiane; tra i fondatori, oltre a varie figure legate alla fondazione stessa (il presidente Giuseppe Benedetto, il consigliere d'amministrazione Andrea Pruiti Ciarello, i membri del comitato scientifico Massimiliano Annetta, Andrea Bitetto, Valter Militi, Enzo Palumbo e Piero Tony), ci sono giornalisti (Alessandro Barbano, Pierluigi Battista, Flavia Fratello, Claudio Velardi e l'ex parlamentare di Forza Italia - nonché segretario generale della Fle - Andrea Cangini), docenti universitari di varie discipline (Carlo Alberto Carnevale Maffè, Ernesto Galli della Loggia, Ludovico Mazzarolli, Riccardo Puglisi, Sofia Ventura e Federico Tedeschini, membro del cda della Fle), esponenti politici riconducibili a varie anime dell'area liberal-radicale, ma non solo (Pier Camillo Falasca, Matteo Hallissey, Michele Magno, Tiziana Maiolo, Stefano Parisi, Anna Paola Concia); spicca la presenza, tra gli altri, di Antonio Di Pietro. Il simbolo, molto bianco, riporta il nome al centro (di colore giallo - storicamente legato all'area liberale, con un carattere quasi handwriting - e blu, stessa tinta del fregio della Fle), con la denominazione-descrizione riportata ad arco nella parte alta del cerchio e il logo della fondazione collocato nella parte inferiore.
Si riconducono all'area cattolico-popolare almeno due comitati. Il primo, Comitati civici per un giusto Sì, ha come presidente onoraria l'ex parlamentare Paola Binetti, come presidente Gaetano Armao (amministrativista e già vicepresidente della giunta regionale siciliana) e vicepresidente vicario l'ex parlamentare Domenico Menorello. Il nome richiama l'esperienza dei Comitati Civici di Luigi Gedda creati in vista delle elezioni del 1948; il simbolo - anch'esso di forma circolare - dà particolare rilievo come altri già visti al "Sì" posto al centro, tutto maiuscolo e blu scuro, tranne che per l'accento reso in rosso; il resto del nome è collocato in parte sul tracciato della circonferenza (sostituendola in due punti) e in parte al centro del "Sì", tagliato a metà.
Abbandona invece la forma rotonda il logo scelto dal comitato Popolari per il Sì, presieduto dal civilista ed ex giudice costituzionale Giulio Prosperetti (la sede è stata fissata nel suo studio romano) e avente tra i fondatori il giornalista ed ex parlamentare Giorgio Merlo e il cassazionista Cesare San Mauro (tra i promotori del referendum abrogativo che produsse l'avvento della preferenza unica alla Camera nel 1991). Il logo riporta semplicemente la denominazione del comitato, scritta in un carattere a stampa graziato scuro, tranne che per la parola "Sì", scritta in rosso, stesso colore con cui è stata resa la "spunta" all'interno di un cerchio collocata a sinistra del nome.
Può essere accostata ai comitati di natura politica - ma non partitica - in un certo senso anche l'associazione Libertà eguale, nata nel 1999 "per opera di riformisti provenienti dalle più diverse esperienze nell'ambito del centrosinistra italiano" (presidente Enrico Morando, vicepresidente vicario Stefano Ceccanti), ma che per l'occasione si è ribattezzata Libertà eguale - Sinistra del Sì, segnalando una posizione ben distinta da quella tenuta dai partiti di riferimento di quell'area politica (soprattutto questo comitato ha dato spazio alle adesioni al Sì del costituzionalista e presidente emerito della Corte costituzionale Augusto Barbera e dell'ex ministro Arturo Parisi). Anche il logo blu e rosso dell'associazione in questo periodo è stato aggiornato, con l'aggiunta della seconda parte colorata di rosso al di sotto. 
Certamente di natura politica è il comitato Giuliano Vassalli per il Sì, di chiara impronta socialista, presieduto da Claudio Signorile, il cui vice è Fabrizio Cicchitto, mentre il comitato scientifico è guidato da Salvo Andò. Il fregio del comitato ha forma rettangolare ed è il solo a contenere una foto, quella dello stesso Vassalli, promotore quando era ministro della giustizia della riforma del codice di procedura penale in senso accusatorio. I colori dominanti sono il grigio - per fare pendant con la foto in bianco e nero - e il giallo che tinge, oltre che l'ombra proiettata del logo, la parola "Sì" (in carattere graziato corsivo e sottolineata di rosso) e il nome dello stesso giurista, riportato in basso.
Può assimilarsi a quelli di natura politica anche il Comitato per il Sì Pannella Sciascia Tortora, promosso dal Partito radicale nonviolento transnazionale transpartito: lo presiede Giorgio Spangher, già ordinario di procedura penale, mentre coordinatore è l'avvocato Fabio Federico. Anche in questo caso il "Sì" (maiuscolo) è al centro del fregio, molto in evidenza per il colore rosso (mentre l'accento è tinto di nero); il fregio si sviluppa normalmente in orizzontale, impiegando il carattere Futura, dando particolare rilievo ai cognomi delle persone al cui lascito politico-morale i partecipanti intendono rifarsi (Marco Pannella, Leonardo Sciascia ed Enzo Tortora).
Non va trascurato nemmeno un altro comitato di natura politica, sorto già nel mese di ottobre del 2025 e collocato essenzialmente nell'area di centrodestra. Il Comitato Sì Referendum giustizia è presieduto da Carlo Scala; il segretario è Pietro Giubilo (ex sindaco democristiano di Roma), ma tra i promotori ci sono anche l'avvocato Romolo Reboa e l'ex parlamentare Domenico Gramazio. Il logo in versione ridotta è costituito semplicemente dal "Sì" reso con due colori, blu e sabbia, dando quasi l'impressione che la "S" si ripieghi su se stessa in una visione tridimensionale; nella versione più ampia il fregio contiene l'intero nome proposto con gli stessi colori. 
Non si può assolutamente tralasciare il Comitato Camere Penali per il "Sì", promosso appunto dall'Unione delle Camere Penali italiane e dalla Fondazione dell'Ucpi, presieduto da Francesco Petrelli (segretario Rinaldo Romanelli, tesoriere Alessandra Palma): a questo aderiscono varie associazioni, tra cui Europa Radicale, Extrema Ratio, Nessuno tocchi Caino, Radicali italiani, Rete nazionale forense e l'Unione nazionale Camere civili. Il simbolo è tondo a fondo blu: la prima versione conteneva il nome del comitato, con il "Sì" incluso in un quadrato entrambi rossi, con tanto di "spunta" ribaltata collocata a cavallo del bordo della casella, mentre in basso si riconosceva il logo dell'Ucpi. La versione attuale rende il fondo sfumato radialmente, reca in alto la dicitura (poco visibile) "Referendum Giustizia", mentre al centro si vede in grande evidenza e su tre righe lo slogan maiuscolo "Vota Sì è giusto!" (con il "Sì" incasellato, ma stavolta maiuscolo e con la "spunta" dritta, di un rosso tendente all'arancione); il nome del comitato appare decisamente ridotto nella parte inferiore del cerchio, a fianco del logo dell'Ucpi quasi illeggibile.
Sembra significativo segnalare anche un altro contributo dell'avvocatura a sostegno del referendum, citando il comitato Giovani avvocati per il Sì!, diretta emanazione dell'Aiga (Associazione italiana giovani avvocati) e coordinato dal presidente della stessa associazione, Luigi Bartolomeo Terzo, che a dicembre a nome di Aiga ha espresso "convintamente la propria adesione alla riforma che ha come punto focale la Separazione delle Carriere dei magistrati" (posizione condivisa dal suo predecessore Carlo Foglieni); vicepresidenti sono Elisa Davanzo e Giuseppe Murone, segretaria è Francesca Romana Graziani. Gli account ufficiali mostrano come logo due frecce divergenti (una blu e una arancione) tra le quali è suddiviso il nome del comitato (con il "Sì!" ospitato nella freccia arancione di destra).
I colori utilizzati sono praticamente gli stessi del logo di un'altra aggregazione legata al mondo forense, vale a dire il Comitato Sì alla riforma costituzionale - Art. 111, guidato da Antonino La Lumia, presidente dell'Ordine degli avvocati di Milano. Anche in questo caso il logo è circolare, con al centro il "Sì" (anche se, a ben guardare, l'accento utilizzato è acuto, quando in italiano quello corretto sarebbe grave); si segnala, nella parte inferiore del fregio, il riferimento all'articolo 111 della Costituzione, riformato nel 1999 per introdurre i principi del "giusto processo", da svolgersi "nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale" e con una ragionevole durata.
L'elenco dei comitati creati a favore della riforma, pur molto consistente, non è comunque esaustivo: altri ne sono stati creati a livello settoriale o su scala locale (tra questi, anche il comitato Progressisti per il Sì, legato al territorio della Città metropolitana di Milano e con la costituzionalista Marilisa D'Amico tra i suoi esponenti più noti, ma si è dato spazio anche alle posizioni affini dell'ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia), probabilmente nel tentativo di mobilitare a favore dell'esito positivo al referendum costituzionale ampli settori della società al di là delle appartenenze politiche (o proprio in aree che potevano essere considerate più facilmente riconducibili al "No") o comunque per mostrare l'ampiezza del fronte del "Sì".
 
 
 

I comitati del No

Se il sostegno all'opzione del "Sì" al referendum costituzionale ha visto, come emerge con evidenza dalla rassegna appena condotta, la creazione di molti comitati, sul fronte del "No" si contano poche aggregazioni, probabilmente con l'intento di far apparire più compatto quello schieramento. Il primo a sorgere è stato il Comitato nazionale a difesa della Costituzione per il No al referendum", più brevemente noto come comitato "Giusto dire NO": si tratta del comitato sorto "su iniziativa dell'Associazione nazionale magistrati per tutelare il diritto dei cittadini a una magistratura indipendente" e "per sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi della riforma costituzionale prevista dalla Legge Nordio". Il comitato, aperto a tutti i cittadini "ma non a esponenti di partito, a ex politici o a persone che svolgano, non occasionalmente, attività politica in partiti o associazioni di stampo politico", ha come presidente esecutivo Antonio Diella e come presidente onorario il costituzionalista Enrico Grosso (vicepresidente vicaria Marinella Graziano, vicepresidente e segretario Gerardo Giuliano, tesoriera Giulia Locati). Il fregio, di forma rettangolare verticale, è basato sullo slogan "Giusto dire NO" di colore verde scuro, collocato su tre righe e con il "NO" quasi manoscritto e inserito in un fumetto, mentre al di sotto appare una sorta di ombra retinata.
A dicembre è poi nato il comitato Società civile per il NO al referendum costituzionale, promosso soprattutto da Cgil, Acli, Anpi (presente col suo presidente Gianfranco Pagliarulo), Arci e Libera, ma anche da altre associazioni: lo presiede Giovanni Bachelet (fisico, figlio dell'amministrativista Vittorio ucciso dalle Brigate Rosse alla Sapienza nel 1980) e nel direttivo siedono, tra l'altro, politici (come Rosy Bindi), sindacalisti (come Alfiero Grandi), giornalisti e scrittori (come Benedetta Tobagi e Daniela Padoan), costituzionalisti (come Gaetano Azzariti, Maria Agostina Cabiddu, Francesco Pallante), magistrati (come Silvia Albano) e avvocati (come Roberto Lamacchia); gran parte delle forze politiche ha fatto riferimento a questo comitato. Il simbolo è rotondo e porta al centro l'espressione "Vota NO", ben visibile in rosso; subito al di sotto si legge "per difendere" (con il "per" reso con una croce manoscritta) e, nel segmento giallo, il riferimento a "Giustizia, Costituzione e democrazia".
Ha senso ricordare anche il comitato 15 per il No, vale a dire quello costituito dai 15 presentatori della richiesta di referendum costituzionale sostenuta da oltre 500mila elettori e che ha ottenuto che fosse rivisto/integrato il quesito che verrà sottoposto al corpo elettorale il 22 e il 23 marzo (senza invece riuscire a ottenere anche un rinvio della consultazione). Il presidente del comitato è l'ex presidente di sezione della Corte di cassazione (ed ex presidente dell'Ufficio elettorale centrale nazionale) Giuseppe Salmè, mentre i vicepresidenti sono Nunzia D'Elia (vicaria), Antonella Di Florio, Stefano Olivieri, Andrea Padalino Morichini (segretario); gli altri componenti sono Antonietta Carestia, Annamaria Bianchi, Nadia Crocetta Cuffaro, Pierluigi Panici, Isabella Necci, Elena Bianca Di Gioia, Giuliana Quattromini, Liliana Valli, Carlo Guglielmi, Vincenzo Lavecchia. Il simbolo del comitato ha come elemento dominante il numero 15 tinto di verde, accanto l'espressione maiuscola "per il", mentre al di sotto la parola maiuscola "No" sta in un cartiglio rosso; il cerchio di fondo, bordato tricolore, mostra una bilancia in filigrana visibile sul fondo grigio sfumato radiale. 
Tra gli altri comitati costituiti può essere segnalato - se non altro come contraltare alla nutrita presenza degli avvocati sul fronte del "Sì" - il Comitato Avvocati per il No, costituito da alcuni avvocati per avversare una riforma costituzionale che - a detta dei promotori - "non merita il sostegno dell'Avvocatura" perché mirerebbe a "raggiungere l'alterazione dell'equilibrio tra i Poteri dello Stato attraverso l'illusione di una giustizia più giusta". Presidente di questo comitato è Franco Moretti, vicepresidenti sono Isabella De Angelis e Giovanni Dore; altri componenti sono Salvo Battaglia e Claudia Mattioli. Il simbolo, rotondo a fondo verde, mette in evidenza le parole "Avvocati" e "No", con il nome e il riferimento al referendum stretti tra due elementi tricolori ad arco, quasi pennellati.
 
 Si ringrazia Niccolò Bertorelle per la fondamentale collaborazione prestata.

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