mercoledì 15 aprile 2015

Campania, prove di scaramucce in salsa tricolore

Con il passare dei giorni, gli schieramenti in campo alle prossime regionali sono sempre più definiti: accanto alle forze maggiori, così, c'è sempre maggiore certezza sul numero di simboli che correranno a sostegno dei vari candidati. Spesso si tratta di conferme, a volte di sorprese e, non di rado, si assiste a ritorni più o meno prevedibili. In Campania, per esempio, lo schieramento di centrodestra a favore del governatore uscente Stefano Caldoro sembra fissato ormai da giorni. A fare la parte del leone, ovviamente, il partito del presidente, dunque Forza Italia, Area popolare (più probabile la lista unitaria rispetto alla corsa separata di Ncd e Udc), Fratelli d’Italia, ma anche il progtto più legato al candidato stesso, dunque Caldoro presidente.
I colori sono quelli del partito catch-all di matrice berlusconiana: c'è il blu carta da zucchero a marcare una circonferenza di contorno in rilievo, con l'impressione della terza dimensione, e c'è il tricolore a forma di fascia/arcobaleno che si sovrappone allo stesso bordo blu. Proprio quell'elemento rischia di provocare un contenzioso all'ato della presentazione dei contrassegni: non appena è stato presentato l'emblema di Campania Civica, infatti, pare che qualcuno dell'entourage di Caldoro – secondo Retenews24 – abbia preannunciato al coordinatore regionale di Scelta Civica Giovanni Palladino un ricorso per ostacolare il simbolo della lista di Enzo D'Anna (a sostegno di Vincenzo De Luca) proprio a causa del tricolore.
È possibile che la combinazione cromatica giochi qualche scherzo: in fin dei conti, il bordo è quasi dello stesso colore (di spessore diverso) e il tricolore ha le bande nella medesima posizione, anche se l'arco ha l'interno in basso per Caldoro, mentre lo ha in alto Campania Civica. Il tricolore però ormai è un elemento presente in tutte le salse e volerlo censurare non sembra  facile (il nome Caldoro in rosso, poi, spicca molo). Volendo proprio parlare di somiglianze, peraltro, bisognerebbe riesumare un altro emblema di origine campana - almeno per quanto riguarda il radicamento avellinese del suo referente – ossia il primo fregio di Alleanza di centro per la libertà (poi solo Adc) dell'ex notista del Tg1 Francesco Pionati. 
A completare il quadro delle alleanze a favore di Caldoro dovrebbero esserci le liste del Pri (con il ritorno dell'edera sulle schede), dei Popolari per il Sud mastelliani e di Noi Sud: il partito, nato nel 2010 legato ad Arturo Iannaccone, continua ora a operare avendo come presidente l'ex ministro Vincenzo Scotti e come legale rappresentante il senatore Antonio Milo di Gal. E questo, nonostante pochi mesi dopo la nascita del movimento proprio Iannaccone (che oggi invece guida il movimento Autonomia Sud - Noi per il Sud e si colloca, per quanto se ne sa, nel centrosinistra) avesse duramente polemizzato con Milo e Scotti.
Alla corte di Vincenzo De Luca, invece, accanto alla già citata Campania Civica, è stata ormai ufficializzata la lista di Centro democratico. Abbandonato definitivamente l'arancione che era stato di Diritti e libertà, Cd non fa altro che aggiungere nel suo emblema il riferimento al candidato presidente. Con De Luca ci sarà anche una lista dell'Italia dei valori: la cosa interessante è che le liste conterranno anche alcuni esponenti dei Repubblicani democratici, il soggetto politico nato nel 2001, radicato soprattutto in Campania e che faceva essenzialmente riferimento a Giuseppe Ossorio. In lista, in particolare, dovrebbe esserci anche lui. 

martedì 14 aprile 2015

Se in Liguria Musso può sparigliare i giochi

Mentre tutti o quasi, nella multipartita per le regionali, guardavano al Veneto, alla Campania o alla Puglia, quotidianamente all'onore delle cronache, non ci si accorgeva che in Liguria stava accadendo qualcosa di importante, qualcosa che poteva sparigliare i giochi. Non guardate a sinistra, dove peraltro non si sta tranquilli; puntate piuttosto all'altro schieramento e fate attenzione. Perché sembrava pesante e determinante la candidatura di Giovanni Toti, con il consigliere politico di Berlusconi (nonché europarlamentare) a impersonare direttamente il centrodestra in ottica ligure (lui, che non è di quella regione ma vi risiede da quasi quindici anni). Eppure proprio ieri è spuntato un incomodo potenzialmente fastidioso.
Il soggetto in questione si chiama Enrico Musso e a Genova lo conoscono bene. Docente universitario di economia dei trasporti, era stato l'ultimo segretario del Partito liberale nel capoluogo ligure. Si era candidato a sindaco di Genova da indipendente nel 2007, unendo il centrodestra: Marta Vincenzi del centrosinistra aveva vinto al primo turno, ma lui aveva comunque portato a casa il 46%. L'anno dopo era diventato senatore per il Pdl, salvo poi uscire dal gruppo nel 2011 e restituire rappresentanza parlamentare al Pli (quello di Stefano De Luca stavolta). L'anno dopo si è ricandidato a sindaco di Genova con una sua lista personale, con tanto di Lanterna ben visibile: al ballottaggio con Marco Doria, poi risultato vincitore, c'era andato lui, non certo Pierluigi Vinai, candidato ufficiale del centrodestra (Vinai che ora peraltro sembra sostenere Renzi).
Ora Musso è il candidato presidente di Liguria Libera, che sceglie – in modo piuttosto prevedibile – la sagoma della Regione, su colori gialli e blu. "In questa fase di completa confusione politica – si legge su Facebook – Liguria Libera ha ritenuto di non doversi piegare ai voleri di Arcore e di Ponte di Legno e alle logiche spartitorie romane di Forza Italia e della Lega Nord. Per noi – continuano – contano di più gli interessi dei liguri che quelli del Veneto e della Lombardia". È vero, a Genova Musso non è mai diventato sindaco, ma gli elettori del centrodestra e dei moderati lo hanno riconosciuto più volte come loro rappresentante: quanto basta per non lasciare tranquilli i giorni successivi di campagna elettorale di Toti e della sua coalizione.
Nel frattempo, come si diceva, non sono troppo tranquilli nemmeno a sinistra, con il "civatiano" (ammesso che l'etichetta a lui vada bene) Luca Pastorino, candidato (anche) contro la Pd Raffaella Paita, che concorre per la presidenza della regione dopo un turno di primarie infarcito di polemiche (leggere alla voce "Cofferati"). Del simbolo di Pastorino non si sa ancora granché, mentre da alcuni giorni è stato reso noto l'emblema della lista civica a sostegno della Paita. "Il simbolo della lista – è lo stesso comitato elettorale a farlo sapere – rappresenta la Liguria come un caleidoscopio che mostra le diversità e, al contempo, l'unità e unicità della nostra regione, la cui risorsa più preziosa sono proprio i liguri con la loro tenacia, intelligenza e sobrietà". Caleidoscopio a parte, il rosso è il colore dominante, sia nel fondo del cerchio, sia nel cognome della candidata alla presidenza, visibile persino a un ipovedente. Per completare il quadro, in ogni caso, c'è ancora.

lunedì 13 aprile 2015

Puglia, Fitto può usare Forza Italia?

Non sembra arrestarsi la scaramuccia tutta interna a Forza Italia (e al centrodestra) in vista delle elezioni regionali in Puglia. Il nuovo fronte l'ha aperto il coordinatore (commissario) forzista per la Puglia, Luigi Vitali, intervenendo a Radio Città Futura. Dopo aver negato a Raffaele Fitto la patente di uomo democratico ("La democrazia che oggi chiede Fitto a livello nazionale è esattamente quella che lui ha negato per 15 anni a livello territoriale. Non c'è mai stata una decisione che sia stata messa ai voti in organi di partito"), ha spostato l'attenzione sul problema del nome e, di conseguenza, del simbolo. E su chi, in particolare, sia legittimato a usarli.
Le parole di Vitali non lasciano spazi a dubbi: "Non ci vuole un giudice per stabilire che un esponente di Forza Italia che, in una competizione elettorale, si schiera contro Forza Italia, automaticamente non faccia più parte di quel partito. Io vado anche oltre: credo che non faccia più parte del centrodestra. Fitto deve fare una lista civica, non possono esistere due Forza Italia. L'unica Forza Italia è quella del presidente Silvio Berlusconi, non ce ne può essere un'altra".
Nemmeno Fitto, peraltro, scherza: qui occorre affidarsi ai virgolettati riportati dall'Huffington Post – in un articolo di Alessandro De Angelis – estratti da parole dette ai suoi dall'ex ministro e governatore pugliese, ma anche dai suoi legali di fiducia. "Qua è tutto illegittimo, illegittimi gli organi, illegittimi i dirigenti di Forza Italia. Se ci tengono fuori dalle liste, il 1° maggio faccio ricorso e ci vediamo in tribunale. Qua siamo solo all’inizio. Li farò impazzire”. Parole che sembrano consacrate dalla consapevolezza di chi conosce perfettamente i meccanismi e le dinamiche interne, punti deboli compresi. Le affermazioni dei legali, se possibile, sono ancora più venefiche, perché chirurgiche: "Non è illegittima solo questa o questa norma, ma è illegittimo lo statuto. Perché, sciolto il Pdl e riesumata Forza Italia, non è stato mai votato da un congresso. Mai”; lo stesso Berlusconi sarebbe un presidente abusivo, almeno nel suo partito, visto che l'articolo 19 prevede che il titolare di quella carica sia "eletto dal Congresso Nazionale secondo le modalità previste dal regolamento”, congresso che – stando agli avvocati fittiani – non si sarebbe mai tenuto.
Così, mentre Fratelli d'Italia apprezza l'opzione Poli Bortone, ma sembra rimanere attestata su Francesco Schittulli, tocca prepararsi a un profluvio di carte bollate e iniziare a chiedersi chi possa aver ragione tra Vitali e Fitto. Proviamo dunque a chiedercelo, sapendo dall'inizio che la risposta non è assolutamente vincolante, visto che non è affatto detto che le informazioni necessarie per scigoliere il dubbio siano tutte in nostro possesso.

Lo strano caso di Campania civica, senza firme e carica di fan

La marcia di avvicinamento alle regionali continua in Campania, per il boccone più succoso, non solo simbolicamente parlando. È stata infatti presentata a Napoli la lista Campania Civica, che fa riferimento a Vincenzo D'Anna, senatore di Gal (Gruppo autonomie e libertà, comunque legato al centrodestra) che non sosiene Caldoro: il gruppo, che sarà nella coalizione di Vincenzo De Luca, "un blocco di moderati che da tempo esprime giudizi negativi nei confronti di Caldoro e alla quale si aggiunge tutta un’area che si muoveva dentro Forza Italia e fortemente critica con la gestione di Domenico De Siano, che è la gestione del 'cerchio magico'". 
Graficamente colpiscono alcuni particolari. Da una parte, l'impianto visivo rimanda sia allo stile adottato nel 2010 per i "listini" regionali ("Per l'Emilia Romagna", "Per la Lombardia" e simili, anche se la legge elettorle della regione in questione non prevede i simboli legati al "listino" presidenziale), con la sagoma della Campania azzurrina su fondo bianco e circonferenza esterna color carta da zucchero. Quel colore, tuttavia, era anche lo stesso adottato dai grafici di Proforma per il contrassegno di Scelta civica e, non a caso, per una gran parte, l'emblema della lista gli è debitore. Innanzitutto per il nome, scritto esattamente con la stessa font; poi per il tricolore (visibilmente sovrapposto alla circonferenza esterna) che occupa la parte inferiore del cerchio e rimanda un po' al nastrino montiano, sia pure con l'inserto esplicito del colore bianco. Da ultimo, è pienamente visibile la "pulce" di Sc che, in base all'art. 3, comma 2 della legge elettorale regionale (ma anche alla normativa nazionale), consentirà di evitare la raccolta firme.
Non è chiaro quale sia il contributo di Scelta civica alla lista, se si tratti dunque di un "appartentamento tecnico" o di un apporto maggiore. D'Anna ha sottolineato da tempo che l'operazione non è legata alla querelle Fitto-Berlusconi, ma i media si sono interessati al progetto soprattutto per le candidature di Carlo Aveta, consigliere regionale della Destra (entrato in carica con Caldoro) che ha denunciato di avere "subìto solo ostracismo e ostilità negli ultimi anni" nel centrodestra e per le sue posizioni è già stato ripreso da Storace ("In un messaggioi ricorda che le mie opinioni pro-De Luca sono incompatibili con quelle del partito. Ma sa come diciamo noi fascisti? – ha spiegato ad Angelo Agrippa del Corriere del Mezzogiorno – Me ne frego"), e di Angelo Pisani, presidente della Municipalità di Scampia e che nel 2013 aveva schierato il suo movimento Liberi da Equitalia nella coalizione di Berlusconi.
È stato lo stesso De Luca, peraltro, a dire che "non ci saranno accordi con spezzoni del centrodestra, con Forza Italia" e che "per quanto riguarda i cosentiniani non c’è nessun rapporto con noi", considerando invece seriamente "singole personalità, imprenditori, professionisti, intellettuali anche di area moderata" che intendano sostenere il suo programma ("sono i benvenuti").
Nel frattempo, su Facebook, Campania civica è già piena di fan. La cosa può suonare curiosa, visto che – sempre nella stessa pagina – lo spazio risulta nato ad aprile. Ancora più strano, però, è che il nome della pagina sia Forza Campania, lo stesso della formazione che il gruppo vicino a Nicola Cosentino aveva creato all'interno del consiglio regionale campano. Sebbene Facebook indichi espressamente che la pagina è stata creata pochi giorni fa, è obiettivamente anomalo che un progetto con un nome che "tira al centrodestra" ma è schierato con il candidato di centrosinistra abbia raccolto in così poco tempo quasi 6mila gradimenti, tra l'altro in gran parte legati proprio a soggetti che nulla vorrebbero mai avere a che fare con forze di quell'area. Quello spazio sarà in qualche modo legato alla vecchia pagina, ammesso che Facebook lo permetta?

domenica 12 aprile 2015

La Sinistra al lavoro, unita per la Campania

Negli ultimi anni è diventato abbastanza normale: per candidarsi a governare un ente (o, al limite, anche l'intero Stato) non è necessario dotarsi di un'immagine grafica, volendo bastano i colori per cercare di distinguersi. Si può non condividere il nuovo corso e guardare con nostalgia al passato: è pienamente legittimo, ma occorre prendere atto che – alla Bob Dyan – the times they are a-changing, anzi, sono già cambiati da un pezzo. Lo mostra bene anche l'ultimo dei simboli resi noti in vista delle elezioni regionali che si stanno per celebrare in Campania: quello della Sinistra al lavoro per la Campania, il progetto politico unitario della sinistra campana che candida alla presidenza della regione Salvatore Vozza.
Lui è segretario regionale – temporaneamente sospeso per motivi elettorali – di Sel, che ovviamente è della partita, ma ci sono davvero praticamente tutti, almeno come sigle a sostegno: Prc, Pcd'i, Partito del lavoro, Partito del Sud, Azione civile, L'Altra Europa – un'esperienza che, dalle europee 2014 in poi, non si è ancora esaurita – e persino Green Italia, non proprio collocabile a sinistra in origine.
L'emblema scelto per distinguere la candidatura di Vozza è – così lo descrive Stefano Albamonte per AgenParl – "un cerchio, che nella parte alta ha un sfondo bianco con la scritta rossa 'Sinistra' e nella restante parte, la maggiore, sfondo rosso scuro con la scritta minuscola in blu 'al lavoro' e una bianca 'per la Campania' e 'Vozza Presidente' in blu". I contenuti testuali, ovviamente, non sono affatto casuali: "Nel simbolo e nel nome – ha spiegato Vozza – abbiamo voluto affermare il valore della nostra identità politica e allo stesso tempo sottolineare il nostro impegno per la Campania e la necessità di concentrare tutte le energie per il lavoro e lo sviluppo della nostra regione". 
Le parole d'ordine del progetto politico, dunque, sono "sinistra" e "lavoro", accomunate anche in questo caso dall'uso dominante del colore rosso. Accanto ci sono certamente altri concetti portanti, a partire da "trasparenza" e "legalità": i candidati, in particolare, dovranno dichiarare per iscritto di non avere carichi penali pendenti, condanne e persino di non essere mai stati candidati in liste o partiti riconducibili al centrodestra (un'azione contro "il sistema di 'calcio-mercato' fra Pd e centrodestra", come l'ha chiamato Vozza). 
Nel frattempo, in compenso, anche qualcun altro punta solo sui colori, e proprio nello schieramento di Vincenzo De Luca. Non si tratta di una novità, ma di una conferma: tornerà infatti anche l'emblema di Campania Libera, la lista civica lanciata a sostegno di De Luca già nella campagna elettorale del 2010. I colori sono rimasti gli stessi (azzurro in alto, verde in basso), probabilmente nel contrassegno non ci sarà il nome del candidato, a tutto vantaggio delle due parole del nome che così acquistano spazio e visibilità. Nel frattempo, si stanno completando le liste: in questo modo, si vedrà chi presta il volto ai singoli contrassegni e si capirà chi chiederà di ricevere in cabina qualche piccolo tocco di matita.

sabato 11 aprile 2015

Puglia, Stefàno vara "Noi a sinistra". E Salvini?

Dopo il Veneto, la Puglia è la piazza più delicata per le prossime elezioni regionali, se non altro perché è lì, in quello che da sempre è il feudo di Raffaele Fitto, che si consuma lo scontro più grande tra i sostenitori dell'europarlamentare ed ex presidente della regione e il resto di Forza Italia, allineata sulle posizioni di Silvio Berlusconi. Proprio oggi, come è noto, è stata lanciata dal coordinatore forzista Luigi Vitali la possibile candidatura di Adriana Poli Bortone: un ritorno al passato, visto che aveva già corso nel 2010, con le insegne del suo partito Io Sud e dell'Udc. Oggi "Poli Adriana in Bortone", come da manifesti delle candidature, con Io Sud ha aderito al progetto di Fratelli d'Italia, anche se la sua nuova casa politica – per bocca della sua leader Giorgia Meloni – resta ancora vicino al candidato governatore della prim'ora, Francesco Schittulli, ancora sostenuto da Fitto.
Mentre si aspetta di capire con quale schieramento il centrodestra contenderà la presidenza della regione al Pd Michele Emiliano (del quale non è ancora nota la composizione della coalizione che lo sosterrà), si è ufficialmente messa in moto la macchina di Dario Stefàno, senatore di Sel che certamente sosterrà lo stesso Emiliano (non essendo riuscita a prevalere con lo stesso Stefàno alle primarie regionali del centrosinistra).
Proprio oggi è stato presentato il simbolo di "Noi a sinistra per la Puglia", lista che dunque apparirà sulla scheda a sostegno dello stesso Emiliano, accanto a quella del Pd e delle altre forze che lo appoggeranno. "Noi a sinistra per la Puglia - ha scritto il senatore - si nutrirà di tutte quelle belle e significative esperienze che hanno dato vita alla Puglia Migliore, a quella straordinaria Regione apprezzata e corteggiata da tutto il mondo". Il messaggio pubblicato parla di "piattaforma aperta alle idee, all'impegno, all'entusiasmo, alle energie e alle ambizioni di una terra del Sud che in questi 10 anni non si è arresa", di "coraggio e speranza" per continuare a dare corpo a "politiche d'avanguardia".
Di certo la scelta di campo è nettissima, anche sul piano grafico. Il rosso del fondo e che tinge la parola "sinistra" è inequivocabile, si pone come messaggio universale per identificare in modo chiaro da che parte la lista ha scelto di stare, cioè da quella che il rosso l'ha sempre usato. Poi c'è il "Noi", altra parola che suonerebbe molto di sinistra storicamente, in antitesi a un "io" decisamente individuale e, in confronto, troppo egoistico e personalistico. 
Il condizionale, però, è d'obbligo, visto che – come è noto – è probabile che a fianco del contrassegno di Forza Italia (a prescindere dal candidato che sarà sostenuto) ci sia anche l'emblema di Noi con Salvini, al suo debutto ufficiale. L'uso del "noi" da parte di Stefàno, quindi, serve anche a non lasciare al centrodestra l'uso di una parola che ha altre radici.
È pure vero che, almeno sulla carta, un problema di confondibilità potrebbe porsi. Dal 2005, la legge elettorale pugliese – ora all'art. 8, comma 17, lettera e) – riproduce quasi per intero l'art. 14 del t.u. Camera e, in particolare, tra gli "elementi di confondibilità", inserisce le "espressioni letterali". Per gli uffici elettorali circoscrizionali e per quello regionale, proprio la presenza della parola "noi", peraltro con la stessa evidenza grafica, tanto nel simbolo legato a Salvini (se decidesse di presentare il suo progetto politico anche in Puglia), quanto in quello promosso da Stefàno potrebbe creare confondibilità e uno dei due potrebbe saltare: a rigore di logica toccherebbe a "Noi a sinistra", essendo nato dopo rispetto all'altro emblema. Gli stessi uffici, però, potrebbero propendere per la non confondibilità, se individuassero elementi importanti di differenziazione: in particolare, la resa della scritta "Noi" (giallo e tutto maiuscolo per Salvini, bianco e minuscolo per Stefàno) e il colore di fondo (blu sfumato per Salvini, rosso per Stefàno). 
Chi potrebbe avere ragione? Interpretando in modo rigoroso la disposizione, la confondibilità potrebbe essere contestata. Considerato però che "Noi" è parola di uso comune e tutt'altro che infrequente in ambito politico (molte liste civiche se ne avvalgono), sarebbe meglio passarci sopra e affidarsi piuttosto agli elementi distintivi dei due segni. Poi, magari, non protesterà nessuno...

venerdì 10 aprile 2015

Area popolare, Ncd e Udc in bicicletta (per ora?)

Il simbolo mostrato dal Tempo
Alla fine, almeno per ora, la svolta simbolica di Area Popolare  non è arrivata. Nel contrassegno che oggi è stato diffuso – in particolare dal Tempo, in un articolo di Daniele Di Mario, dopo che la notizia era stata data in un primo temo da AdnKronos – figurano ancora le miniature del Nuovo centrodestra e dell'Unione di centro, i due soggetti che contribuirebbero maggiormente a creare quello che al momento si configura come cartello elettorale (e giuridicamente come associazione), ma in seguito potrebbe trasformarsi in partito a ogni effetto.
Il banco di prova, anche in questo caso, è quello delle regionali previste per il 31 maggio, con il rinnovo di sette consigli. Ncd e Uc aveva già superato insieme il primo scoglio poco meno di un anno fa, ottenendo rappresentanza al Parlamento europeo; con un simbolo congiunto analogo avevano corso alle regionali d'autunno, in particolare in Emilia Romagna. Il test che si propsetta è certamente più ampio, anche solo per scala territoriale. 
Il contrassegno divulgato è una "bicicletta" come nelle più classiche tradizioni: a sinistra il "pallino" di Ncd, senza il nome di Angelino Alfano nella parte inferiore; a destra la "pulce" dell'Udc, con lo scudo crociato in primo piano sopra alle vele a suo tempo apportate da Ccd e Democrazia europea, la scritta "Italia"nel segmento superiore rosso e il nome del partito a semicerchio in basso su fondo azzurro.
Il fatto è che, se guardando il simbolo delle europee (e mettendo da parte un certo malessere per la pessima riuscita grafica) era inevitabile dire che l'emblema degli alfaniani aveva "schiacciato" lo scudo crociato, ora la tentazione di dire che il simbolo di Ncd ha fagocitato quello dell'Udc è fortissima. Perché sì, l'estetica è un po' più rispettata questa volta, ma l'attenzione, più che alla parte superiore a fondo bianco che contiene le due miniature, deve andare alla parte inferiore del tondo, un po' meno della metà del cerchio: lo spazio è riempito dallo stesso blu sfumato di Ncd e persino la font utilizzata per scrivere "Area popolare" è proprio la stessa usata dall'inizio dal partito di Alfano. Per la cronaca, l'ampio spazio presente nel segmento inferiore colorato potrebbe ospitare tanto i nomi delle regioni in cui il cartello si presenterà, quanto i nomi dei candidati alla presidenza di volta in volta sostenuti.
Gli emblemi dunque sono ancora quelli noti e i colori utilizzati – come nota Di Mario sempre sul Tempo – rimandano al bianco e al blu di democristiana memoria. La scelta di mantenere le antiche insegne sarebbe dovuta, secondo chi ha dato per primo la notizia, ai risultati di sondaggi svolti proprio sugli emblemi: gli elettori centristi, specie con un passato diccì alle spalle, difficilmente avrebbero riconosciuto un partito senza i simboli in vista. Sarà stato forse questo a convincere i vertici di Ncd e Udc a non utilizzare l'emblema che pure era stato depositato poche settimane fa presso l'Ufficio per l'armonizzazione del mercato interno di Alicante e che I simboli della discordia e Termometro Politico hanno mostrato in esclusiva il 28 marzo scorso
Curiosità, a depositare la domanda di marchio europeo è stato il senatore Udc Antonio De Poli, lo stesso che – già secondo Adnkronos – avrebbe presentato la richiesta di registrazione per il nuovo marchio. Domanda che però non risulta nel database dell'Ufficio italiano brevetti e marchi, né nella "banca dei marchi" europea. Magari è questione di giorni; in ogni caso da più parti si chiarisce che l'emblema diffuso oggi ha un vago sentore di provvisorio, mentre sarebbe pronto a cambiare non appena Area popolare diventasse qualcosa di più di una semplice alleanza elettorale. Tornerà buono allora il segno depositato a marzo da De Poli?