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venerdì 17 marzo 2017

Pisapia in Campo (progressista), ma niente partito

Che la ricostruzione, o per lo meno una nuova fase del centrosinistra possa passare attraverso l'impegno di Giuliano Pisapia e di chi crede al suo progetto, Campo progressista, è certamente un'eventualità da non scartare. Che molto probabilmente quello che è stato inaugurato l'11 marzo al teatro Brancaccio non sarà un partito, in compenso, è piuttosto chiaro. 
Non che un partito sia per forza necessario, a ben guardare. La "spinta dal basso" al centrosinistra, con buone intenzioni, può darla chiunque, dal singolo al gruppo organizzato, senza che si debba per forza organizzare un soggetto con cui magari presentarsi alle elezioni, col rischio magari di unire poche persone e di dividere ancora di più un'area che appare particolarmente frammentata.
Perché è giusto chiedersi - e chiedere - al Pd cosa voglia fare dopo il 30 aprile ("vogliono stare ancora con Verdini e il Nuovo centrodestra o vogliono un nuovo centrosinistra?), così come è probabile che a qualcuno sia venuta la domanda inversa, cioè se quel "campo" di centrosinistra sia compatibile con il Pd, a prescindere dalle sue versioni (che è come chiedersi se il Pd può davvero cambiare, rispetto a com'è ora, anche se per Pisapia non ci sono nemici); è però altrettanto legittimo dirsi che "se c'è bisogno di qualcosa di nuovo che non disperda le radici, abbiamo bisogno di tante persone, senza chiedere loro di abbandonare la casa". 
Sa Pisapia che non è questione di leader, anche se si è capito che "l'idea che al Paese bastasse questo è stata fallimentare" (persino Renzi, in qualche modo, lo ha ammesso): potrebbe farlo, il leader, ma non ha inteso porsi come tale. Un po' perché sarebbe un problema serio guidare in modo credible uno spettro potenzialmente amplissimo, visto che potrebbe idealmente estendersi da Nicola Fratoianni a Bruno Tabacci, passando per Nicola Zingaretti e Massimo Zedda. 
E' sempre l'ex sindaco di Milano a dire che con Campo progressista "non si vuole fare un partitino": i maliziosi di professione dovrebbero mettere da parte le loro teorie, per cui i dubbi di Pisapia sarebbero solo una questione di ambizione ("non si vuol fare un partitino, ma un partitone magari sì?"), visto che è sempre lui a precisare che alle elezioni amministrative di primavera a Campo progressista sarà riservato il compito "di accompagnare ma non partecipare direttamente". 
E a rassicurare più di qualcuno sul fatto che non si punti alle elezioni concorre anche il simbolo scelto, non circolare ma "quadrato debordante", i cui colori sono rimasti più o meno quelli delle origini, anche se distribuiti diversamente. L'aggettivo "progressista" è rimasto marrone scuro; la parola "Campo" ha mantenuto la font precedente, ma con qualche "taglietto" alla A e alla P, giusto per caratterizzare meglio la scritta. E se prima "Campo" era arancio, ora la scritta è bianca, che si staglia su un fondo irregolare, a pennellate appunto arancioni, giusto per non disperdere il vecchio "marchio" di Pisapia; quanto al marroncino che tingeva lo sfondo del sito, ora marca semplicemente il contorno del quadrato che dà in qualche modo regolarità al "campo", pur senza segnarne in modo rigido e irregimentato i confini (un'immagine che la dice lunga, al momento, sulla dimensione in fieri del progetto).
Si è comunque parlato - lo ha fatto Nicola Corda sull'Huffington Post - di un possibile "bollino arancione" per le liste che Articolo 1 - Movimento democratico e progressista potrebbe presentare alle amministrative. Al momento, i gruppi che Mdp ha creato alla Camera e al Senato non contengono altro nel loro nome; c'è comunque chi vede una certa vicinanza a Pisapia e a quel progetto, per alcune persone in campo, per le idee e soprattutto per il ben diverso respiro che avrebbe un disegno politico unitario rispetto alla corsa solitaria di Speranza e soci. Per ora, in ogni caso, il Campo resta quadrato, dai confini non del tutto definiti; è vero, il tutto si può inscrivere o inserire in un cerchio, ma non sembra questo l'orizzonte partito meno di una settimana fa dal Brancaccio.

mercoledì 15 febbraio 2017

Campo progressista, primi segni di identità grafica

Da oggi il Campo progressista immaginato e voluto da Giuliano Pisapia è meno vuoto e presenta qualche contenuto in più. Se, infatti, finora quest'area politica "a sinistra del Pd" era apparsa persino agli osservatori più attenti molto magmatica - e tale, in realtà, sembra ancora in buona parte - e basata essenzialmente sui nomi che sono stati via via affiancati all'ex sindaco di Milano (dal cagliaritano Massimo Zedda al pugliese Dario Stefàno), ora è stato ufficialmente divulgato il manifesto-appello a firma Pisapia, a favore e in cerca della "Buona Politica" (maiuscole comprese) come arma contro le disuguaglianze, la povertà, la precarietà e come strumento di ascolto delle esigenze e del sentire dei cittadini. 
Nelle settimane scorse più di qualcuno si è premurato di dire che non stava per nascere un nuovo partito e può essere che sia così; di certo, tuttavia, le ambizioni non sono ridotte all'osso, se si è già fissato l'11 marzo come giorno per la convention di lancio. E se non sarà un partito - vista la volontà dichiarata di "dare vita a una storia radicalmente inedita. Non un partito o un cartello elettorale, ma una leva che valorizzi le risorse positive esistenti e ne liberi di nuove", al di là degli schieramenti attuali - in qualche modo potrebbe somigliargli notevolmente. Lo dice l'ambizione che ha di raccogliere consenso tra la "sinistra Pd" - che forse strappa, forse no - e quella parte di Sel-Sinistra italiana (guidata da Arturo Scotto) che non intende aderire al nuovo soggetto politico che nascerà nel fine settimana.
L'idea di dare "una nuova speranza" (contro i nuovi muri, le differenze, la disperazione), di aprire una nuova stagione per il centrosinistra (con responsabilità di governo e "in netta discontinuità con le scelte di questi anni") e per il paese passa attraverso la necessità di "una nuova agenda politica", fatta di proposte in tema di politiche sociali e fiscali a tutela dei più deboli, la costruzione di "un programma di cambiamento condiviso e realizzabile, costruito dal basso", il tutto proposto con le forme di una "politica gentile, capace di aprirsi e favorire la partecipazione di donne e uomini", non quelle imperniate su "leader mediatici, aggressivi e solitari". E se l'intenzione di costruire qualcosa "dal basso" sembra essere diffusa ultimamente (anche nello schieramento opposto, da Fitto a Quagliariello), la "nuova casa" di Pisapia si qualifica nel manifesto come "una storia nuova", che prescinde dalle storie politiche che ogni singolo ha avuto prima. 
Una storia che ora un vero simbolo non ce l'ha (anche perché questo contrasterebbe con l'intenzione dichiarata di non dare vita a "un partito o un cartello elettorale"), ma un'etichetta o qualcosa che le somiglia c'è. Già ieri, infatti, andando nel sito www.campoprogressista.info si poteva vedere - prima ancora che fosse caricato il manifesto - il nome scelto per il soggetto di Pisapia scritto con due font e colori diversi (l'arancione già praticato dall'ex sindaco di Milano e il marrone scuro), su un fondo color sabbia. E' un po' poco come "immagine" della "nuova casa", anche se gli elementi per trasformare questi tre elementi in un emblema elettorale ci sarebbero già; anche senza voler creare un simbolo, Campo progressista potrebbe essere pure un tratto d'unione tra varie esperienze, una sorta di "bollino" per le esperienze locali che si riconoscono in quel Campo tutto da lavorare e da riempire.