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domenica 17 luglio 2022

Partito della Follia creativa: la nuova sfida di Cirillo, Dr. Seduction

Se si fa una ricerca nella banca dati dell'Ufficio italiano brevetti e marchi, per scoprire se sono stati depositati di recente segni distintivi contenenti la parola "Partito" nella descrizione, tra i primi c'è quello del Partito della Follia creativa, l'ultima creazione di Giuseppe Cirillo, ossia il Dr. Seduction, che dal 1999 dispensa - anzi, somministra - provocazioni meditate alla politica e alla società civile per attirare l'attenzione sui temi che più gli stanno a cuore. Lo ha fatto a ogni livello, dalle elezioni di livello nazionale a quelle locali, proponendo altrettanto spesso (e certamente volentieri) iniziative slegate dalle chiamate alle urne, proponendo "soluzioni" originali e inconfondibili alle situazioni più diverse. Se dal 2018 in avanti aveva rilanciato - pur con varie e progressive modifiche grafiche - la sua prima creatura politico-elettorale, cioè il Partito delle Buone Maniere, quest'anno Cirillo ha deciso di sfornare un nuovo progetto, che non sostituisce del tutto i precedenti ma certamente gli somiglia più di ogni altro. Tanto più che al centro del simbolo depositato come marchio c'è proprio lui, sia pure in versione caricaturale, nel disegno di "un uomo calvo che abbraccia una sirena dai capelli arancio, la cui coda di pesce attorciglia le gambe dell'uomo". Partiamo, ovviamente, da qui per farci spiegare ex viva voce Seductoris la sostanza del nuovo partito-provocazione.

* * *

Il Dr. Seduction, al secolo Giuseppe Cirillo, è dunque pronto a una nuova sfida e stavolta ci mette, letteralmente, la faccia, visto che per la prima volta hai scelto di farti raffigurare nel simbolo, per giunta in modo singolare, abbracciato a una sirena!
Eh sì, in forma caricaturale ma quello abbracciato, anzi avvinghiato alla sirena sono proprio io... e noi uomini ne siamo felicemente vittime in questo periodo, lo sai! (ride)... A parte gli scherzi, quell'immagine è la parte eloquente dei simbolo, è una rappresentazione sui generis della follia ed evidenzia quello che intendo dire: non a caso, sotto il disegno c'è l'espressione "Identità personale", nel senso che ci si identifica con una dimensione se si ritiene che quella sia frutto delle proprie esperienze. Direi che, anche se quest'esperienza è molto giovane, piuttosto recente, la follia rappresenta se vogliamo il filone comune di tante mie iniziative da decenni. Mi riferisco all'essere un po' fuori dalle righe, borderline, al lanciare di frequente provocazioni a volte utili e a volte - lo riconosco io stesso - superflue, per cui ho accettato ovviamente anche critiche a quello che ho fatto: non sempre ho usato il mio metodo per colpire nel segno, magari agivo a partire da notizie giornalistiche e proponevo le mie osservazioni o le mie critiche, che comunque di fatto seguivano il modello della satira. Questa altro non è che il contrasto al modo di pensare dominante: anche in quei casi, dunque, la follia diventa un "osare mentale" che consente a chi lo sa adottare e gestire di poter andare oltre i limiti imposti dagli stereotipi della vita quotidiana e di aspirare a creare qualcosa di utile e innovativo per la società. Questo vale soprattutto per i giovani, che si cimentano nei percorsi di crescita e ricerca: di cervelli importanti ne abbiamo parecchi, in particolare nelle università.
Quello che dici mi fa venire in mente il monito di Steve Jobs agli studenti della Stanford University, "stay hungry, stay foolish". Tu ovviamente declini il concetto a modo tuo, non a caso nel simbolo parli di "identità personale". Si può dire che, di tutte le iniziative politiche che hai intrapreso da oltre vent'anni, è quella che ti somiglia di più? 
Assolutamente sì, perché le mie iniziative precedenti erano monotematiche, a partire da quella che si ricorda più facilmente, Preservativi gratis, ma anche altre, incluso il Partito delle Buone maniere...
Erano "liste di scopo", insomma...
Esatto, hai colto esattamente il punto. Il Partito della Follia creativa, invece, è quella che mi calza meglio, per quel che riguarda il mio modo di essere, pensare e agire: il modo con cui mi approccio ad ogni situazione, quotidiana o eccezionale, ha sempre qualcosa di "folle", dunque mi identifico davvero molto in questa mia nuova proposta.
Dunque tu ti sei fatto raffigurare in modo caricaturale, con tanto di occhiali azzurrati, abbracciato a una sirena che a sua volta ti ha avvinto le gambe con la coda, coda su cui peraltro si legge bene la parola "Follia". Possiamo quindi dire che la follia è una sirena che seduce.
Esatto, è una sirena che seduce e di cui io non posso liberarmi!
Giuseppe, non puoi o non vuoi? O entrambe le cose?
Assolutamente entrambe le cose: c'è consapevolezza nell'accettare e nel godere dell'essere avvinghiato dalla dimensione della follia che mi prende: una dimensione che ovviamente va gestita e curata, bisogna conviverci perché la follia, credimi, è una responsabilità. Bisogna saper partire dalla normalità del comune modo di intendere la vita di chi ci sta attorno, con tutte le critiche e osservazioni che si possono fare, e tentare di fare quel salto che ci porta verso la dimensione che non è solo razionale, cosciente e prevedibile, ma ci accompagna lungo itinerari e su spiagge mai calpestate. Lì c'è il rischio, per chi non lo sa fare, di non poter tornare indietro: per questo parlo di responsabilità.
Stai descrivendo dunque - anche se può sembrare un ossimoro - una follia "prudente", "sorvegliata". Che ti rappresenta, ma che con questo progetto tu proponi anche alle altre persone, dunque non è solo tua. 
Certo. Avverto come inevitabile che, nell'itinerario di cui ti parlavo prima, io stesso sia messo alla prova nell'attuare quel passaggio dalla normalità alla follia: persino io, che ho partorito quest'idea, non conosco tutte le tappe di quel percorso, dunque io per primo mi sento messo alla prova, per vedere se nel tempo e in base ai temi che saranno affrontati sarò in grado di gestire quel passaggio. In questo, il confronto con le altre persone è fondamentale. 
Dunque la follia è qualcosa che va scoperto, sdoganato, incoraggiato... qual è il verbo più adatto, secondo te?  
Direi "proposto" e "somministrato". Per dire, giusto pochi giorni fa ho inviato a molti atenei il mio curriculum, decisamente orientato sul "discorso follia", proponendo di tenere "lezioni di follia", ovviamente gratuite,  
Se la tua raffigurazione caricaturale non passa inosservata, certamente la parola "Follia" è l'elemento più visibile del simbolo. Una volta che hai attirato l'attenzione di chi vede il tuo emblema, occorre invece aguzzare gli occhi o inforcare gli occhiali - un po' com'era avvenuto con il Partito Impotenti esistenziali - per leggere la parola che completa il concetto chiave del tuo progetto. Perché non di follia qualunque si tratta, ma di "Follia creativa": cosa intendi? 
Quell'aggettivo per me è fondamentale: senza il simbolo sarebbe lacunoso e dispersivo, potrebbe far pensare alla follia come patologia, quindi si finirebbe su un piano decisamente più complesso. Con "follia creativa" intendo dire che, in fondo, in ogni situazione quotidiana delle nostre interazioni con le altre persone, così come nelle nostre personali riflessioni sul da farsi o sul nostro modo di pensare - ma il discorso può valere anche all'interno di una coppia - si può "andare oltre": mantenere una certa dose di "follia creativa", purché ben gestita, aiuta a dare alla gestione delle emozioni e del vissuto una rifinitura e un salto in più, per non cadere nella logica limitante del "si è sempre fatto così, per ottenere questo si deve fare così". Credo sia importante potere e sapere dire, compatibilmente con le varie situazioni, "si può fare questo" e, se le persone intorno hanno dubbi, anche legittimi e comprensibili, essere in grado di dire "vieni, dammi la mano e camminiamo insieme", accompagnando dunque nel nuovo cammino che si vuole tracciare.    
Resta da dire di quel cuoricino che compare sopra la "i" di "Follia", come un puntino, e che certamente non hai scelto a caso. 
Cirillo alla chitarra; dietro, la prima versione del simbolo
Ti dirò, all'inizio il cuoricino non c'era. Ho già schierato una prima volta il simbolo del Partito della Follia creativa alle ultime elezioni amministrative, un "battesimo" molto limitato a Valle di Maddaloni (in provincia di Caserta), naturalmente senza alcuna pretesa di ottenere qualche risultato tangibile: il mio stile ormai lo conosci da anni, mi interessa lanciare messaggi in cui credo e impiegare le campagne elettorali per farlo, locali, regionali o nazionali che siano, senza preoccuparmi del risultato. In ogni caso, in quell'occasione avevo presentato una prima versione del simbolo, quasi uguale a quella che hai visto depositata come marchio, ma sopra la "i" di "Follia" avevo messo un pallino nero: in teoria non lo si dovrebbe mettere, visto che quella parola è scritta tutta in maiuscolo, ma io - nel voler essere anche in questo "fuori dalle righe - l'avevo messo lo stesso perché attirava l'attenzione e aiutava a distinguere la "i" dalle lettere precedenti. 
In alcuni dei documenti che avevo presentato in quelle elezioni, però, mi ero dimenticato di indicare quel puntino e la commissione elettorale mi invitò a uniformare la grafica. Io scelsi di far comparire il puntino anche dove inizialmente mancava; successivamente, però, ho pensato di dare un po' di colore anche nella parte alta del simbolo, così ho messo il cuoricino. che comunque richiama anche il rosso del disegno centrale. 
Il conio del Partito della Follia creativa è arrivato, in un certo senso, come punto di arrivo di un tuo percorso. Per anni, infatti, alle elezioni cui hai preso parte con il Partito delle Buone maniere, hai proposto l'istituzione di un assessorato alla Follia: a questo punto dovrebbe diventare un ministero? E a cosa potrebbe servire in politica?
Potrebbe essere, o anche solo una delega all'interno di un altro ministero, magari quello delle pari opportunità: se non si può fare un ministero, va bene anche un dipartimento o un sottodipartimento alla Follia creativa...
Sarebbe osare tanto...
Eh sì (ride), ma le applicazioni in ambito politico della mia proposta sulla follia sono tantissime. Pensa per esempio al fenomeno dei "voltagabbana", che peraltro non scomparirà mai: dal mio punto di vista è "follia" riuscire a mantenere l'impegno con gli elettori che ti hanno votato, eletto e ti hanno permesso di raggiungere quell'incarico, senza tradirlo durante il mandato. Va di moda il contrario, come sappiamo, ma c'è chi c'è riuscito: penso per esempio a Stefano Rodotà, di cui ho ascoltato per due anni le lezioni, per due mandati presidente del Garante per la protezione dei dati personali e che più di ogni altra persona venuta dopo di lui ha incarnato quel ruolo. Bene, lui nel 1994, tre anni prima della nomina, aveva scelto di non ricandidarsi al Parlamento, rinunciando quindi anche all'indennità legata a quella carica, per tornare alla ricerca e all'insegnamento: non so oggi quanti sarebbero stati capaci di fare altrettanto. Ricordo volentieri il suo motto, per cui "l'emergenza non giustifica l'invadenza".
La situazione politica che stiamo vivendo in queste settimane da più parti è considerata "folle", nel senso che normalmente attribuiamo a questa parola: che contributo costruttivo può apportare a tutto questo il Partito della Follia creativa?
La follia di cui parlo io è un monito, un'esortazione, una spinta a fare un esame di coscienza su molte cose: se la si sposa come metodo per cercare di non fare le cose "come si sono sempre fatte", magari con il loro corredo di trasformismi, interessi personali e corruzioni, può essere applicata in tanti campi.
Dopo il battesimo in tono minore a Valle di Maddaloni, dove punti di presentare il Partito della Follia creativa?
Il primo appuntamento cui ci piacerebbe partecipare è rappresentato dalle elezioni regionali in Sicilia, anche perché in quel periodo - soprattutto se non ci saranno elezioni anticipate - si voterà solo lì e i media daranno molta attenzione a quel voto: stiamo facendo le prime valutazioni e nei prossimi giorni mi recherò con altre persone sull'isola per vedere se ci sono le condizioni per raccogliere le firme e presentare la nostra lista. Non si tratta di una trasferta facile, ma era apparso difficile anche presentarci alle regionali in Umbria nel 2019, eppure ricorderai che allora riuscimmo a raccogliere le firme necessarie, tu stesso avevi gentilmente diffuso un appello per aiutarci a concorrere a quelle elezioni. Naturalmente poi è nostra intenzione depositare il simbolo al Ministero dell'interno per concorrere alle elezioni politiche: ci impegneremo per raccogliere le firme sicuramente nei collegi della Campania, ma sarebbe bello cercare di essere presenti anche in Lazio. 
In effetti nel 2018 depositai il simbolo ma non presentammo liste; nel 2013 però, quando portavo avanti il progetto elettorale Voto di protesta - dal cui simbolo tolsi l'espressione "BEPPEciRILLO.IT", che secondo il Viminale avrebbe potuto creare confusione con il Beppegrillo.it allora usato dal MoVimento 5 Stelle - riuscimmo a raccogliere le firme per essere presenti nelle circoscrizioni campane. In Campania 1 prendemmo 6049 voti, più del Pli, della Fiamma Tricolore e di Fare per Fermare il declino, nonché più della Lega Nord di allora. In Campania 2 [quella che comprende la provincia di Caserta, la terra di Cirillo, ndb] andò anche meglio, con 6694 voti, e battemmo anche la lista Amnistia Giustizia Libertà che schierava come capolista Marco Pannella. Speriamo di farcela anche stavolta: sarà dura, sarà una "follia", ma proprio per questo lo faremo!

Prima di chiudere la chiacchierata, Cirillo ha il tempo di accennare una sua canzone, scritta prima della partecipazione alle ultime amministrative, ovviamente dedicata alla follia: "Il brano inizia dicendo 'Siamo tutti mortificati in questa società che non ci comprende', per dare l'idea di quanto chi esce dagli schemi fatichi a trovare ascolto e spazio. Non a caso, nel ritornello dico 'è la follia la casa tua', perché è importante che chi vuole andare oltre sappia di avere una casa". Ora, a quanto pare, ha anche un partito.

domenica 30 gennaio 2022

Caserta che non c'è, l'ultima "follia creativa" di Giuseppe Cirillo

Diventerà un simbolo?
Sarà per deformazione passionale o professionale, ma quando chi appartiene alla schiera dei #drogatidipolitica legge o ascolta i nomi di certe persone notevoli (per la loro storia o per i loro "precedenti" politico-elettorali), lo sguardo si fa subito attento, le orecchie si tendono come antenne e ci si prepara ad accogliere eventuali novità da approfondire, da meditare o da raccontare. Non importa che il nome sia noto ai più o solo a una ristretta cerchia di aficionados: basta incontrarlo e la reazione è automatica. Senza alcun dubbio, tra i nomi scatenanti c'è quello di Giuseppe Cirillo: proprio lui, il Dr. Seduction, il demiurgo del Partito delle Buone Maniere, l'alfiere dei Preservativi gratis (puntualmente dedotti dalle imposte) e il disvelatore degli Impotenti esistenziali. Tutti progetti con un respiro sovralocale, anche quando si sono tradotti in liste elettorali presentate in realtà contenute: di solito hanno ottenuto pochi voti, ma sono sempre riuscite a non passare inosservate (e, per i #drogatidipolitica, farsi notare e ricordare è persino più importante che raccogliere i voti).
Questa volta, invece, proprio Cirillo si sta occupando espressamente di Caserta, con un progetto che anche in questo caso promette di non restare sullo sfondo. Il progetto si chiama Caserta che non c'è e nei giorni scorsi è apparso su vari manifesti, affissi in diversi punti della città. In effetti il nome del dr. Cirillo non è presente sulle affissioni, ma a chi gli chiede se per caso sia stato lui a concepire quei manifesti, lui conferma: "Caserta è un territorio ricco di talenti e intelligenze - spiega - ma anche molto trascurato: lo dimostra anche l'ultima indagine sulla qualità della vita del Sole 24 Ore, che ha collocato la provincia di Caserta al 100° posto su 107, con una perdita secca di sei posizioni rispetto all'anno precedente. Nella provincia la presenza della 'terra dei fuochi' è purtroppo nota a livello nazionale; nel capoluogo, osservando la presenza notevole di barriere architettoniche, la persistenza di amianto nei tetti di alcune scuole che attenta alla salubrità di chi le frequenta, un piano traffico che penalizza molto i commercianti e altri dettagli, la situazione è tutt'altro che rosea. Si dice che servono soldi, che dovrebbero arrivare con il Pnrr, ma si tratta comunque di somme a debito, non se ne può parlare con leggerezza. Ci sarebbe dunque bisogno di una 'Caserta che non c'è', nel senso di un'altra Caserta, che 
sta nella mente delle persone ma non c'è ancora nella realtà".
Per questo Cirillo ha dato impulso a Caserta che non c'è, con l'idea di ascoltare i cittadini casertani per guardare a "una città immaginata in modo più vivibile ed europeo, ma che appunto per ora sta solo nella testa di chi la vuole migliore". Quello stesso concetto viene espresso dal logo disegnato apposta per questo movimento, che raffigura una testa di donna dalla quale esce la città come la si vorrebbe, o almeno come l'ha in mente Cirillo: c'è l'ambiente di cui occorre prendersi cura, l'energia più pulita (rappresentata dalle pale eoliche e dai pannelli fotovoltaici sul tetto di una casa), una mobilità sostenibile (con l'autobus elettrico e la bicicletta) e una maggiore connessione col mondo esterno (rappresentata dall'antenna parabolica); c'è anche una torre, che vuole simboleggiare la necessità di una maggior attenzione per il patrimonio storico e artistico (può anche far pensare alla torre di Casertavecchia, anche se in realtà il profilo è diverso).
Al momento Caserta che non c'è è solo un movimento d'opinione, ma non si può escludere che - alla pari di altre imprese politico-civiche del dr. Cirillo - quel logo si trasformi in simbolo, anzi in contrassegno elettorale e finisca sulle schede delle prossime elezioni. Certo, non passa inosservato già ora il fatto che questo "movimento di ascolto" sia stato annunciato a fine gennaio, quando dalle ultime elezioni comunali sono trascorsi poco più di tre mesi e alle prossime - in base alle previsioni di legge - mancano oltre quattro anni e mezzo: per quanto sia opportuno prepararsi in anticipo, in questo caso sembra leggermente eccessivo. 
Il simbolo presentato
dal 2019 al 2021
Qualche motivo di insoddisfazione locale che abbia suggerito di organizzare quest'iniziativa dev'esserci stato e Cirillo non lo nega: "Ricorda innanzitutto che da alcuni anni, quando presento candidature, nel programma elettorale inserisco sempre l'idea di istituire un assessorato o comunque una delega alla follia, da declinare anche come 'assessorato alla follia creativa' o come 'assessorato alla follia e alla gioventù'. Si tratta di una proposta che io ho registrato e tutelato, ispirandomi alla famosa frase di Steve Jobs stay hungry, stay foolish: l'ho formulata nel mio programma, come dicevo, tanto quando mi sono candidato alla guida della regione Umbria, nel 2019, per cui il tuo sito aveva gentilmente invitato alla raccolta firme, quanto alle regionali campane del 2020 e alle comunali del 2021 a Roma, quando avevo presentato una lista del Partito delle Buone maniere, pur senza avere alcuna pretesa". Una campagna indimenticabile quella, soprattutto per le romane e i romani ("Vero: 
l'auto rosa con cui circolavamo ha avuto più selfie di Renzi o Salvini e le signore che incontravo ai mercatini si sono innamorate delle mie strisce pedonali portatili!"), anche se alla fine erano arrivati solo 340 voti per Cirillo e 253 al Partito delle Buone maniere. 
L'idea di quell'assessorato però non si è fermata: "Finito il primo turno delle elezioni romane - continua Cirillo - a Caserta ero stato cercato da entrambi i candidati sindaci arrivati al ballottaggio. Dissi, credendo di porre un paletto insormontabile a ogni collaborazione, che avrei sostenuto chi avesse accettato di impegnarsi per iscritto con me e con i casertani a istituire l'assessorato alla follia. Con mia grande sorpresa, Carlo Marino accettò, organizzai una manifestazione a tema il 15 ottobre e al ballottaggio Marino vinse di duemila voti. La delega effettivamente è stata istituita e assegnata, ma non a me e comunque senza riconoscere pubblicamente che l'autore di quell'idea sono io: questo non mi sta bene e intendo tutelare il mio diritto a essere riconosciuto autore". Anche per questo, al dr. Cirillo è venuta voglia di avviare con Caserta che non c'è un "movimento politico e sociale per colmare i vuoti sulle richieste e i diritti dei cittadini che oggi i partiti non riescono a soddisfare", con l'idea di organizzare ogni due mesi "tre incontri in diversi punti della città" per ascoltare i cittadini e indirizzarli agli uffici e alle figure competenti per semplificare la soluzione ai loro problemi. Forse parlare di follia è esagerato (anche se, in fondo, "l'impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale", come diceva Lucio Dalla, quindi voler fare da soli ciò che un tempo facevano i consigli di quartiere magari un po' folle lo è); in compenso, sulla creatività di Giuseppe Cirillo non si discute. Chissà se l'idea prenderà piede e, magari, finirà sulle schede la prossima volta... 

lunedì 23 settembre 2019

Umbria, una firma per le Buone maniere

Il post che segue è dichiaratamente anomalo, ma in fondo nemmeno troppo. La data per le elezioni regionali in Umbria è stata fissata per il 27 ottobre 2019: il che significa che le liste corredate da tutti i documenti richiesti dalla legge (compresi i contrassegni) dovranno essere consegnate all'Ufficio unico circoscrizionale presso il Tribunale di Perugia tra le ore 8 del 27 settembre e le ore 12 del 28 settembre. Ciascuna lista dovrebbe depositare tra 500 e 1000 firme autenticate a proprio sostegno; ma dal momento che le elezioni si svolgono in anticipo di oltre 120 giorni rispetto alla scadenza naturale della consiliatura, la legge regionale prescrive che il loro numero sia ridotto della metà, dunque il range di sottoscrittori va dai 250 ai 500. 
Ora, l'Umbria è una regione particolare, almeno dal punto di vista delle elezioni regionali. Si tratta infatti di uno dei pochissimi casi in cui non sono previste esenzioni per i partiti rappresentati in Parlamento o in consiglio regionale: in qualunque forma e con qualunque simbolo ci si presenti, le firme vanno raccolte, da parte di tutti, anche delle forze politiche maggiori (Lega, Pd, M5S, Fratelli d'Italia, Forza Italia). Non stupisce, dunque, che queste elezioni possano essere più "competitive" nella fase che precede le stesse candidature (almeno 300 firme, per sicurezza, è meglio raccoglierle): si parla già delle candidature dell'ex avversario di Catiuscia Marini, Claudio Ricci (stavolta tornato al sostegno civico), di Rossano Rubicondi per il Partito comunista e di Emiliano Camuzzi per Potere al popolo! (per Wikipedia sarebbe pronto anche Antonio Pappalardo coi suoi Gilet arancioni).
In queste condizioni, chiedere aiuto a qualcuno per raccogliere le firme non è certo un male e nemmeno un'ammissione di debolezza: si chiede soltanto di avere la possibilità di finire sulla scheda, per potersi presentare agli elettori di un territorio. Uno sforzo che non costa quasi nulla, visto che chi firma a sostegno di una lista non è certo obbligato a votarla poi il giorno delle elezioni. Per tutti questi motivi, personalmente sento di invitare i lettori umbri a firmare perché possa presentarsi la lista del Partito delle Buone maniere, che vorrebbe candidare il suo ispiratore Giuseppe Cirillo alla presidenza. Non si tratta certo dell'ultimo arrivato, nemmeno in politica: nel 2000 con la lista Preservativi gratis si candidò alle provinciali di Caserta e per un centinaio di voti non riuscì a ottenere il seggio; nel 2001 fu candidato dalla Lista Bonino e nel suo collegio prese il 3,13% (più del candidato dell'Italia dei valori); nel 2007 si candidò addirittura a sindaco di Monza e, del tutto fuori dal suo territorio, riuscì a non arrivare ultimo. Con il Partito delle Buone maniere si è candidato in alcuni piccoli comuni negli ultimi due anni, cercando sempre di portare avanti le sue battaglie per l'educazione, in modo inappuntabilmente educato.
La stessa cosa vorrebbe fare in Umbria, magari come test per nuove consultazioni l'anno prossimo. Anche per questo, mentre continua la sua raccolta firme, Cirillo si sarebbe rivolto - così spiega in un volantino in distribuzione in questi giorni - anche ai comitati civici legati al nuovo progetto politico di Matteo Renzi, Italia viva. Perché lo avrebbe fatto? "Buone maniere Caserta - spiega nel volantino - è iscritta ai comitati civici e ha partecipato alla Leopolda dello scorso anno a Firenze". Nello stesso comunicato, tuttavia, si legge che lo stesso Cirillo venerdì avrebbe ricevuto una telefonata da una responsabile dei comitati, la quale avrebbe espresso "il disappunto e la viva opposizione alla candidatura del nostro partito in Umbria".
Cirillo si chiede se l'Umbria sia "già lottizzata"; a questo sito interessa essenzialmente che la competizione sia la più aperta possibile, per tutti. Si è scelto poche settimane fa di lanciare una campagna - #cimettilafirma - in cui si chiede a tutti di raccogliere un numero ragionevole di firme. Chi riesce a farlo in autonomia, si preparerà serenamente alle elezioni; chi non è in grado potrà rinunciare oppure, come è suo diritto fare, potrà chiedere aiuto ad altri per ottenere almeno la possibilità di partecipare e far conoscere le proprie istanze. Ciò che conta è che le firme siano raccolte tutte e in modo legittimo: ce lo si aspetta da tutti, a maggior ragione da un partito intitolato alle "buone maniere". 
Chiedere, se lo si fa nel modo giusto - ma vale quel che si è appena detto sul nome del partito - è sempre lecito e non viola nessuna norma; ciascuno è libero di firmare oppure no, ma l'importante è che la decisione sia frutto di una sua scelta ed è giusto che chi ha bisogno delle firme si faccia conoscere, così che ogni elettore possa decidere se sottoscrivere una lista, un'altra lista o nessuna di quelle che vorrebbero correre. Se qualcuno chiede la firma per la sua lista e la proposta vi incuriosisce, anche se non la votereste il giorno delle elezioni, firmate (purché non sosteniate altre liste); se apprezzate che qualcuno voglia candidarsi in nome delle Buone maniere, firmate per Giuseppe Cirillo.

lunedì 16 settembre 2019

Umbria, anche il Partito delle buone maniere finirà sulla scheda?

Occhi puntati sulle elezioni regionali in Umbria. E non solo - o, per i frequentatori assidui di questo sito, non tanto - per capire se l'alleanza tra MoVimento 5 Stelle e Partito democratico sarà replicata (anche nella forma del sostegno a un candidato civico, proposta ieri da Luigi Di Maio). Tra coloro che stanno scaldando i motori per partecipare a questa competizione elettorale, infatti, c'è anche un vero eroe simbolico (questa, per lo meno, è la qualifica che gli diedi intervistandolo all'interno di Per un pugno di simboli): il casertano Giuseppe Cirillo, noto anche come Dr. Seduction.
Cirillo da Santa Maria Capua Vetere, classe 1953, dopo aver portato avanti le sue battaglie con il Partito preservativi gratis, il Partito impotenti esistenziali, le boutade Donne insoddisfatte e incomprese, Italia nei malori e Italiani poca cosa?, fino al Voto di protesta del 2012-13, da un paio d'anni ha ripreso la sua prima creatura politica, il Partito delle buone maniere, presente anche nelle bacheche dei contrassegni delle elezioni politiche del 2018 (tra lo stupore di chi vide il Dr. Cirillo presentarsi al Viminale con strisce pedonali portatili, paste e caciocavalli al seguito).
Rispetto allo scorso anno, tuttavia, il simbolo - che non ha perso il suo colore rosa caratteristico nella parte superiore - ha lasciato per strada la storica mano guantata che porge un fiore: questa nuova versione - che questo sito aveva già inserito nella bacheca dei simboli non depositati in vista delle europee di quest'anno - preferisce inserire nella parte inferiore blu due volti - uno di donna e uno di uomo - che si guardano, pur non avendo un'espressione serena. Un modo come un altro, probabilmente, per invitare al confronto anche quando c'è incomprensione, per evitare di ricorrere alla violenza e all'insulto che sembrano essere la cifra della contemporaneità.
Nel simbolo, naturalmente, c'è anche l'indirizzo mail della lista, accanto all'indicazione dei profili Instagram e Facebook del Dr. Cirillo, perché come sempre per lui ogni campagna elettorale è l'occasione per invitare la gente a riflettere esercitando la curiosità, per affrontare "in modo spettacolare problemi sociali per tutte le generazioni con nuove idee stravaganti" (come scrive sulla sua pagina Fb), sperando che nel mentre ci scappi anche qualche voto. 
Così, mentre la scorsa settimana Cirillo aveva progettato di illustrare agli umbri il suo progetto politico (e su Fb cercava l'aiuto di un Pr), nella Caserta aveva creato un certo movimento sollevando l'attenzione sul problema atavico del suo territorio: "trattenere i turisti in visita alla reggia almeno un giorno in città per spendere nei negozi e trovare un parcheggio lontano dalla reggia per costringerli a camminare in città". La sua soluzione? Mettere in campo e in strada - letteralmente - un risciò bianco da regalare al comune, per portare i turisti alla scoperta del centro e dei suoi negozi: "Vendiamo con amore" è stato il claim della nuova impresa firmata Dr. Seduction (che qualche settimana prima aveva promosso un casting gratuito per formare una band di artisti LGBT, sostenuto la battaglia per la vita di Radio Radicale, avversato il federalismo e l'autonomia "perché ucciderà il Sud" e protestato contro i sindaci indossando vestiti bucati, perché "le strade sono il vestito delle nostre città e voi ci date vestiti bucati, sulle cui buche cadono le moto, muoiono persone, si rompono ammortizzatori e facciamo figure pessime con i visitatori stranieri"). Tutto questo potrebbe arrivare anche in Umbria, a patto che Cirillo e i suoi raccolgano le firme: da queste parti glielo auguriamo, di tutto cuore.

mercoledì 24 aprile 2019

#RomanzoViminale: i simboli che non abbiamo visto al Ministero

Smaltita dopo un paio di settimane la "sbornia" da deposito di contrassegni al Viminale, restano i ricordi di quella manciata di ore, le impressioni generate da ciò che volta per volta (e, quasi sempre, con molta, molta calma) è finito esposto nel corridoio del piano terra e, in fondo, anche un po' di rammarico. Rammarico per i simboli che ci si aspettava di veder arrivare - o, molto più spesso, tornare - sul fondo nero delle bacheche e sotto le loro coperture di plexiglas. Già, perché quegli emblemi in questi giorni non li ha raccontati nessuno, non hanno avuto l'attenzione di un flash, di una telecamera, di un taccuino - ce ne sono ancora! - o di un dito pigiato su un tablet. 
L'anno scorso, proprio per restituire un po' di visibilità almeno ad alcuni di coloro che non avevano trovato la strada del Viminale, questo sito aveva inventato una finta bacheca in cui inserire una decina di simboli: invece che un Salon des Refusés (sullo stile di quello voluto da Napoleone III), un ancor più ardito Salon des jamais arrivés. Quest'anno, dopo l'ulteriore calo degli arrivi al ministero, sembra giusto fare lo stesso, con qualche conferma (di simbolo o di persona) e vari ingressi, vecchi, nuovi o nuovissimi: la bacheca è stata riempita a piena discrezione dell'amministratore della pagina e di alcuni suoi collaboratori, rigorosamente #drogatidipolitica. Nella speranza che prima o poi a qualcuno degli assenti qui celebrati venga voglia di tornare o varcare per la prima volta i cancelli di piazza del Viminale.

* * *

1) La Luce del Sud

In apertura di questa carrellata, una domanda sorge spontanea e, volendo, quasi urgente: ma tra i simboli apparsi per la prima volta in bacheca prima delle elezioni politiche del 2018, che fine ha fatto La Luce del Sud, il manifesto simbolico del Lucentismo di Giusy Papale? Come ha potuto il Viminale sopravvivere senza ospitare di nuovo il passaggio e l'affissione dell'emblema il cui programma si riassume nella massima "Fare, sempre fare, eternamente fare e dire, sempre dire, eternamente dire agli altri quello che vuoi sia fatto e detto a te stesso"? Quale spazio ci sarà per le Isole della Felicità concepite da Giusy Papale? Ma soprattutto, che ne è dell'offerta di 5mila euro sul quadro del simbolo fatta da Makkox a Propaganda Live a nome di Marco Damilano? Che il simbolo non sia arrivato al Ministero perché se l'è comprato lui?


2) Lista civica nazionale "Io non voto"

Da un'assenza fresca fresca a un habitué della fila viminalizia, che anche quest'anno ha "marcato visita". Nemmeno questa volta, infatti, tra i primi a depositare il proprio simbolo si è visto Carlo Gustavo Giuliana, con la sua mitica lista civica nazionale "Io non voto", che invece cinque anni fa, assieme ad altri due compari di fila, ha tenuto salde le posizioni della sua proposta politica. Lui, interrogato appositamente pochi giorni prima della due giorni romana, ha preannunciato la sua assenza, assicurando di voler tenere in caldo il suo simbolo pervinca-nero (molto palermitano) per le elezioni politiche, che potrebbero non tardare più di tanto. Nella sempre maggiore consapevolezza che il partito del non-voto è sempre più imbattibile in quest'Italia del Terzo Millennio (e se arriveranno le liste, sarà divertente l'esperienza situazionista di sapere che qualcuno voterà "Io non voto").


3) No Euro

Proprio come l'anno scorso, i veri #drogatidipolitica hanno sentito la mancanza al Viminale di uno qualunque della lunga sequela di emblemi prodotti da Renzo Rabellino e dalla sua "banda": cinque anni fa, in effetti, al mattino in fila c'era lui con il suo gruppo (compreso l'inesauribile Gianluca Noccetti), pronto a portare la Lista dei Grilli parlanti, Lega Padana, Pensionati e invalidi (per conto di Luigina Staunovo Polacco) e - soprattutto - Chiamiamolo per il Piemonte, anticipazione di ciò che non sarebbe stato alle regionali (non per loro volontà). Questa volta, trattandosi di elezioni europee, è giusto rappresentare Rabellino & co. con l'emblema più semplice, diretto e attinente: No Euro, contro la moneta privata della Bce e il signoraggio.


4) Liberaldemocratici

Altro soggetto perfettamente a suo agio in ambito politico che diserta da troppo tempo i corridoi del Viminale (l'ultimo suo avvistamento risale al 2013) è Marco Manuel Marsili. Questa volta, tuttavia, non lo si vuole rappresentare e richiamare con la sua ultima creatura politica, ossia i Pirati (peraltro già ammessi nel 2013 pur in presenza del Partito pirata), bensì con la sua creatura politica più raffinata e interessante, i Liberaldemocratici. Non solo l'emblema si sarebbe ben prestato a una competizione di rango europeo, ma quel bird of liberty che rimanda tanto ai LibDem britannici avrebbe addirittura potuto - visto l'andazzo delle ultime settimane - correre senza firme (e figurarsi se il Pirata liberaldemocratico avrebbe avuto problemi a dare prova di un'affiliazione...)


5) Partito delle buone maniere

Altra assenza molto sentita quest'anno, dopo la presenza vulcanica del 2018, è stata quella di Giuseppe Cirillo, alias Dr. Seduction: stavolta dunque niente strisce pedonali portatili, niente pastarelle, niente caciocavalli per ravvivare l'atmosfera dell'austero - e più regolamentato del solito - corridoio viminalizio. E pensare che il simbolo pronto c'era già: nessuna riedizione di Preservativi gratis o del Partito degli impotenti esistenziali, ma una nuova variazione del Partito delle buone maniere, con due volti che si guardano con educazione (si vede che ce n'è molto bisogno) al posto della mano guantata che porge un fiore. Un simbolo, tra l'altro, che dovrebbe partecipare a una delle prossime regionali e alle amministrative (per lo meno di Caserta): quell'appuntamento il dottor Cirillo non lo mancherà.


6) M.E.T. - Movimento per l'economia e il territorio

Ormai da cinque anni i funzionari dei servizi elettorali del Ministero dell'interno non vedono Marco Di Nunzio, cioè da quando alle scorse europee non gli venne in mente di depositare il simbolo di Forza Juve - Bunga Bunga - Usei (prima che al quarto piano del Viminale piombasse una diffida grande così della Juventus e, dopo aver riammesso con difficoltà il contrassegno modificato chissà da chi, si decidesse di aggiungere a tutte le successive Istruzioni sulla presentazione delle candidature il "comma Di Nunzio" che vietava l'inserimento di marchi di società "anche calcistiche"). Eppure stavolta Di Nunzio, l'Eroe simbolico dei Due Mondi, aveva a disposizione il simbolo più sobrio della sua carriera, quello del Movimento per l'economia e il territorio: talmente sobrio che, alle ultime comunali in cui è stato presentato, non lo ha votato quasi nessuno. Ma nelle bacheche ministeriali non avrebbe certo sfigurato...


7) Sempre in piazza - Il presenzialista televisivo

Questo simbolo, diciamo la verità, è stato il più vicino in assoluto, tra quelli ospitati in questa bacheca des jamais arrivés, ad arrivare nel posto in cui tutti si sarebbero fermati a guardarlo. Già, perché Mauro Fortini, uno dei recordman di passaggi televisivi all'interno dei telegiornali e non solo, alle 8 dell'8 aprile era sulla piazza del Viminale pronto al deposito: aveva fatto stampare una copia del suo simbolo - concepito da lui e realizzato, anche qui, chissà da chi - denominato Sempre in piazza - Il presenzialista televisivo, che in un cerchio riassumeva tutta la sua filosofia, con tanto di penna arancione, ferma ma pronta a essere mossa con perizia. Pare che il simbolo e il suo protagonista siano arrivati fino al cancello del Ministero e poi siano stati allontanati dallo spettro della burocrazia; in ogni caso, c'è da giurarci, l'ingresso dell'anticamera elettorale è solo rimandato. Magari alle prossime politiche (e con le telecamere che stavolta cercheranno proprio lui).


8) Movimento sociale Fiamma tricolore

Nel 2018 il simbolo era in qualche modo presente all'interno del cartello Italia agli italiani (assieme a Forza Nuova); questa volta, invece, come nel 2014, il simbolo del Movimento sociale Fiamma tricolore non è proprio arrivato in bacheca. Non si è visto né il segretario nazionale Attilio Carelli, né alcuna persona delegata da lui. Così la goccia tricolore seghettata è rimasta fuori e l'area di estrema destra è rimasta rappresentata solo dal cartello Destre unite - CasaPound e da Forza Nuova; tra il 1996 e il 2013, invece, l'emblema non era mai mancato, anche quando le liste non erano in progetto. Chissà se, prima o poi, qualcuno deciderà di farlo tornare...


9) Federazione nazionale dei Verdi-Verdi

Tra i leoni d'Italia, venetisti o valdostani, la testuggine ottagonale, le colombe, le aquile fiammesche e i cavalli in volo, qualcuno non riesce proprio a farsi una ragione dell'assenza ormai decisamente prolungata dell'orsetto che sorride e saluta della Federazione nazionale dei Verdi-Verdi. Il partito ideato e guidato dal piemontese Maurizio Lupi, in effetti, è comparso l'ultima volta nel 2006, anche se il fondo era blu e il nome era diventato Ecologisti democratici - L'ambienta-Lista (per la bocciatura da parte dell'Ufficio elettorale centrale nazionale, che aveva rilevato la somiglianza con i Verdi). Dal 2014 il soggetto politico non è più nemmeno nel consiglio regionale del Piemonte: possibile che nessuno abbia voglia di vederlo di nuovo su bacheche, manifesti e schede?


10) Italia dei valori

Nel 2014 il simbolo era tornato nelle bacheche viminalizie perché, forte dei parlamentari europei eletti nel 2009, le sue liste avrebbero potuto correre senza raccogliere firme a quelle elezioni europee. Già nel 2018, invece, l'Italia dei valori, guidata da Ignazio Messina e senza più la presenza - anche solo nel simbolo - del suo fondatore Antonio Di Pietro, aveva scelto di non comparire nemmeno tra gli emblemi depositati a mero scopo cautelativo. Evidentemente nessuno ha sentito il bisogno di dare nuova visibilità al gabbiano arcobaleno che fin dall'inizio ha caratterizzato la vita del soggetto politico. Non è dato sapere se si tratti di un arrivederci o se il volo sia definitivo: da queste parti, ovviamente, si spera di no.


11) Democrazia cristiana

Non si può ovviamente dire che a queste elezioni fosse assente una Democrazia cristiana, come ben sa chi ha seguito la storia delle impugnazioni e delle decisioni dell'Ufficio elettorale nazionale e dei giudici amministrativi. A mancare questa volta è la Dc con lo scudo crociato arcuato, di gusto più risalente e a fondo bianco, il simbolo che nel 2014 fu depositato tanto da Pellegrino Leo (in quanto iscritto alla Dc mai sciolta), quanto soprattutto da Angelo Sandri, che da Cervignano del Friuli scese cinque anni fa con tanto di cravatta scudocrociata, pronto a difendere le proprie ragioni di segretario politico. Entrambi hanno "marcato visita" nel 2018 e questa volta hanno fatto lo stesso: che stiano preparando qualche colpo ad effetto per le prossime politiche?


12) W la Fisica

Non si avverte solo l'assenza di Giusy Papale, ovviamente: tra le new entry del 2018, accanto ai Free Flights to Italy, ai 10 volte meglio, al Partito Valore umano e al Rinascimento sgarbiano, spicca l'assenza di W la Fisica. Il simbolo presentato da Mattia Butta, perfetto esemplare della corrente del bianconerismo (spruzzato di essenzialismo e geometrianaliticismo), l'emblema che più di tutti colpì Roberto Calderoli e deluse una cospicua parte di italiani che non lo trovarono sulle schede (si presentò solo all'estero), questa volta non è comparso nemmeno nei dintorni del Viminale. Un vero peccato, perché il bisogno di una cultura scientifica più diffusa e vissuta non è affatto calato, anzi, se possibile è raddoppiato. Forza Butta, l'Italia ha bisogno di te e gli appassionati di politica pure...


13) Nuovo Psi

I frequentatori di questo blog, già alla sera del 7 aprile, lo avevano notato subito: quest'anno in bacheca non c'è nemmeno un garofanino piccolo così. A mancare, soprattutto, è stato il simbolo del Nuovo Psi di Stefano Caldoro, l'unico che - pur avendo decisamente ridotto la presenza elettorale - manteneva con continuità l'uso del fiore dei socialisti craxiani e post-craxiani (non con particolare gioia del Psi). Si tratta della prima assenza del garofano caldoriano, sempre presente al Viminale dal 2006 (mancò solo sulle schede nel 2009, per l'estromissone da parte dell'Ufficio elettorale nazionale): mancanza di tempo, di interesse o semplicemente ci si prepara per appuntamenti di maggior interesse nazionale?


14) Sì Tav - Lavoro - Grandi opere - Maie

Questo simbolo rappresenta, se si vuole, una piccola eccezione. Non è stato finora usato e probabilmente non lo sarà mai, ma qualcuno lo aveva seriamente concepito con l'idea di partecipare alle elezioni regionali piemontesi e, magari, di correre anche a quelle europee. Bartolomeo Giachino, tra i fondatori dell'associazione Sì lavoro, ne avrebbe approfittato per dare risonanza anche al suo messaggio Sì Tav e al sostegno alle Grandi opere. Certo, per correre alle europee sarebbe stato necessario raccogliere le firme oppure ospitare nel contrassegno il simbolo di una forza esente. Come il Maie, che nel 2009 aveva esonerato i Liberal Democratici e nel 2014 aveva fatto lo stesso con Io cambio. Quest'anno, per la prima volta, né il Maie né l'Usei sono finiti su alcun emblema per attribuire l'esenzione: se questo da una parte si spiega con la strada dei partiti europei (di cui si è ampiamente parlato), varrebbe la pena chiedersi come mai nessuno stavolta abbia scelto la via latinoamericana.


15) Democratici di sinistra

La nostra fantabacheca si chiude con un partito che non opera più, ma esiste ancora: sulle schede non finisce più dal 2008 (compreso), ma per anni ha continuato a comparire nei corridoi del Ministero dell'interno. Sì, perché prima - nel 2008 e nel 2009 - il simbolo dei Democratici di sinistra veniva portato da Barletta dal gruppo di Antonio Corvasce che voleva continuare a essere diessino senza essere del Pd (ma Viminale e magistrati di cassazione sbarravano la strada a quell'emblema); nel 2013 e nel 2014 è stato fatto depositare per sicurezza da Ugo Sposetti, tuttora legale rappresentante di ciò che resta dei Ds, proprio per evitare sorprese. L'anno scorso e quest'anno, invece, nessuno ha portato la Quercia (e stavolta neanche la Margherita si è vista, forse perché non c'era un Dellai che avrebbe voluto usarla e da cui qualcuno voleva cautelarsi). Eppure è bene ricordarsi, ogni tanto, che in Italia sciogliere un partito è un procedimento maledettamente difficile e, soprattutto, lunghissimo: le querce, del resto, alla longevità sono abituate.

giovedì 28 giugno 2018

Simboli sotto i mille (2018): il Centro-Sud (di Massimo Bosso)

Nel nostro viaggio tra i microcomuni (sotto i mille abitanti) delle regioni del Nord Italia abbiamo trovato spesso liste di partiti nazionali o di formazioni che in qualche modo avevano partecipato anche alle ultime elezioni politiche (in molti casi senza grosso successo, ma si sono incontrati anche simboli presenti in parlamento, dalla Lega a Fratelli d'Italia). Non era fuori luogo pensare, in quei casi, a strategie politiche di vario tipo, volte in ogni caso a ottenere visibilità e magari qualche eletto sul territorio: l'operazione è stata condotta per anni e questa volta è riuscita, per esempio, al Partito valore umano, al Popolo della Famiglia e a CasaPound.
Andando nel Centro-Sud questo fenomeno sparisce completamente: si entra in un mondo completamente diverso in cui sbucano liste di movimenti semisconosciuti - ce ne scusino gli interessati, anche se in fondo lo sanno pure loro - almeno per l'elettorato nazionale. E' vero che presentare una lista in vista di elezioni politiche, regionali o anche solo in comuni superiori comporta dispendio e necessità di un minimo di struttura ed organizzazione; è altrettanto vero, però, che depositare un simbolo presso il Ministero degli Interni in occasione di elezioni nazionali, anche solo per far conoscere o ricordare al mondo la propria esistenza, non è poi un adempimento cosi arduo, specialmente per chi opera in regioni limitrofe alla capitale. Compreso il Molise, ma questo merita un discorso a parte.

* * *

A parziale smentita di quanto scritto sopra, vale la pena iniziare con le poche liste che hanno un collegamento a soggetti nazionali, se non altro perché hanno particolarità che meritano di essere evidenziate. A Romagnano al Monte, in provincia di Salerno, si è per esempio presentata una lista denominata Italia agli italiani; il simbolo, però, è diverso da quello usato dal cartello Forza Nuova - Fiamma Tricolore alle ultime politiche (è diversa la font del nome, qui interamente in Arial Bold molto schiacciato in orizzontale, il tricolore occupa tutta la parte superiore mentre il fondo è nero sfumato). La matrice dell'iniziativa, in compenso, è inequivocabile: sulla copertina della pagina Facebook del candidato sindaco, Daniele Gioia, compare tuttora tra l'altro il simbolo di Forza Nuova. La lista ha però ottenuto solo 3 voti, pari all'1,08%, e nessun seggio; a dispetto del cattivo risultato, la presentazione non è priva di senso (come si è detto in qualche caso analizzato nel pezzo sul Nord), visto che nel 2013 agli elettori si era presentata una sola lista.
A Greci, nell'avellinese, è comparsa invece una lista Democrazia Cristiana – Udc, con tanto di scudo crociato mutuato dalla "vecchia" Dc-Pizza cui è stata sovrapposta la sigla Udc. Nelle urne il simbolo ha ottenuto solo 10 voti - in pratica il 2,11% - ma era l'unico altro finito sulla scheda oltre a quello della lista vincente (Greci guarda al futuro), dunque tanto è bastato ad assicurare alla lista i tre seggi di minoranza. La cosa più difficile, casomai, è capire con certezza quali gruppi della diaspora democristiana si possano ricondurre a questo emblema in particolare: visto che lo stesso simbolo è comparso ad Avellino, il sospetto è che ci sia lo zampino di Gianfranco Rotondi, convinto di poter unire senza problemi il nome Democrazia cristiana (che lui sostiene di avere in uso) alla sigla dell'Udc (apportata da Cesa, che a questo giro non protesterebbe nemmeno per lo scudo crociato).
L'elenco dei simboli con una certa notorietà si conclude con due emblemi che non si possono definire come legati a partiti nazionali, ma sono noti ai veri drogati di politica per essere comparsi nelle bacheche del Viminale. E' il caso del Partito delle Buone Maniere dell'imprescindibile Giuseppe Cirillo (che peraltro nelle scorse settimane si aggirava tra i palazzi romani della politica con un vistoso completo tricolore). Stavolta, accanto alla mano che offre il fiore, al posto del riferimento ai "dispositivi anti-molestie" compare una banda irregolare a fasce bianche e nere: non si tratta di un tentativo di acchiappare voti da tifosi juventini - improbabile, visto che le liste sono presentate solo in Campania - ma del riferimento alle "strisce pedonali portatili" inventate da Cirillo per diffondere il verbo delle Buone Maniere e dell'Educazione civica. Fini certamente nobili, ma i risultati lasciano a desiderare: le due liste presentate a San Lupo (nel beneventano) e a Letino (in provincia di Caserta, in cui le formazioni in corsa erano addirittura 8, per 921 elettori e 515 votanti) in tutto hanno raccolto solo un voto, a San Lupo dove il candidato sindaco era proprio Cirillo. Tutto questo ai più può sembrare un inutile ed incomprensibile dispendio di energie, ma si parla pur sempre del "Dr. Seduction", che non si risparmia mai…
Sulle schede si è visto anche anche il simbolo di Italia dei dirittimovimento nato nel 2006 e legato al giornalista romano Antonello De Pierro, che aveva depositato al Viminale il simbolo nel 2014 e anche a gennaio: il suo partito, a differenza di altre formazioni anonime, ha un sito web piuttosto ben fatto ed aggiornato. Italia dei diritti si presenta in soli due comuni in provincia di Roma, Cervara e Roccagiovine: nel primo sono arrivati solo 2 voti, nel secondo - dove era candidato a sindaco proprio De Pierro - ben 12 (6,93%). Questi hanno surclassato i 3 voti ottenuti dalla terza lista presentata (Progetto popolare, se ne riparlerà) e hanno assegnato a Italia dei diritti i tre seggi riservati all'opposizione in questo comune di 263 abitanti.
Iniziando il viaggio tra le liste assai meno conosciute, si comincia da L'Altra Italia, il cui emblema è stato avvistato in Lazio e in alcune regioni vicine. Sulla pagina Facebook della formazione non c'è molto, ma sulla collocazione a destra del gruppo non ci sono dubbi: la grafica, semplice ma diretta e a suo modo originale, è dominata da un'aquila tricolore, ricavata - l'occhio non mente - dalle lingue della fiamma tricolore del Msi, adattate con una certa cura. L'Altra Italia si è presentata a Gagliole (nel maceratese), Campodimele (in provincia di Latina), Varco Sabino (nel reatino) e nella beneventana San Lupo. Di queste quattro liste spalmate in tre regioni, quella di Varco Sabino ha pescato il jolly: i 155 votanti si sono trovati solo due liste sulla scheda e a L'Altra Italia sono bastati 9 voti (il 7,25%) per mandare in consiglio il leader nazionale, Cosimo Damiano Cartelli, ed altri due candidati; negli altri comuni, invece, non si è andati oltre lo 0,57%...
Altra formazione di destra è Progetto Popolare, anche se per i lettori di questo sito non è certo una novità, avendo quel gruppo già presentato liste nel Centro-Sud, in particolare in Molise. Quest'anno, però, avendo un po' più di tempo a disposizione per ricerche accurate e approfondite, è emersa una continuità con il Movimento sociale italico, formazione che aveva partecipato a diverse tornate elettorali, anche in comuni superiori (ad esempio a Colleferro nel 2011, quando aderì alla coalizione di centrodestra, risultata poi vincitrice, ottenendo un dignitoso 1,73%). Visitando il loro sito internet non si nota solo che la casella di posta elettronica è la stessa del MS italico: alcuni nomi proposti in passato nelle liste del Msit, infatti, sono presenti anche nelle nove liste presentate nel 2018. Quest'anno la lista compare a Filettino (nel frusinate), nella citata Campodimele, nei comuni reatini di Belmonte e Rocca Sinibalda, nelle citate Cervara e Roccagiovine in provincia di Roma, a Letino in provincia di Caserta (già vista per il Partito delle Buone Maniere) e, nel meraviglioso mondo del Molise, a Sessano e Castelpizzuto in provincia di Isernia. A dispetto delle varie corse elettorali, nessuna ha dato risultati significativi: in 5 comuni Progetto popolare ha ottenuto zero voti, in due uno solo, a Cervara ben 2 ed a Roccagiovine addirittura 4 (il 2,31%), ma come si è visto i tre seggi dell'opposizione se li è presi l'Italia dei Diritti (con 12 voti). Bottino finale di 9 liste, 8 voti: un dispendio di energie francamente incomprensibile, almeno elettoralmente parlando.
Eppure, in quanto si è visto fin qui, un minimo di logica e strategia politica, forse - si ripete, forse - la si trova: altrove è praticamente impossibile vederne anche solo un briciolo. Per esempio, se nel 2016 e 2017 in combinata con Progetto Popolare trovavamo quasi sempre Lega Molise e Basta Privilegi politici, nel 2018 sono scomparse… in compenso è sbucata una misteriosa formazione Stella Popolare, con tanto di stella rossa come simbolo: si è detto "misteriosa" perché anche mettendosi a cercare informazioni in Rete non se ne trova alcuna traccia, né su Facebook (eppure è molto più facile aprire una pagina, rispetto a un intero sito) né sul web in generale. 
Ad aumentare l'alone di mistero (o, più semplicemente, di improbabilità dell'operazione), c'è il fatto che questa lista appare rivolta a un elettorato di sinistra, ma in ogni comune in cui si presenta sulla scheda compare anche il simbolo di Orgoglio Tricolore, che invece dal nome sembra collocarsi piuttosto a destra: anche di Orgoglio Tricolore, peraltro, non sappiamo molto, se non che il contrassegno proposto è completamente diverso da quello utilizzato dalla omonima lista per le comunali di Fiumicino.
Le due liste sono presenti ovviamente in vari comuni molisani (Macchia Valfortore, Montorio, Ripabottoni, Sessano, Castelpizzuto, Campochiaro, Salcito) e anche in Campania, nella sola Letino: tutti nomi già visti o destinati a essere citati di nuovo proprio per l'inconsueto numero di liste presentate. Solo a Salcito, in provincia di Campobasso, per dire, sulla scheda ne sono finite 11 (diconsi undici...).
Questo sforzo immane, alla fine dei conti, spesso non produce alcun risultato o, nella migliore delle ipotesi, raccoglie pochissimi voti (anche solo uno o due): evidentemente, una volta presentata la lista, non si procede a nessuna azione di propaganda elettorale. Viene allora da pensare che lo scopo di quelle liste non sia prendere voti o comunque fare attività politica, ma tutt'altro: sull'argomento, però, sarà il caso di tornare a breve.
Tutto questo, ovviamente, non prima di aver notato che tra i simboli finiti sulle schede a giugno quest'anno si è visto anche un Movimento Forconi - La Voce del Popolo: il simbolo è diverso da quello a fondo nero depositato a gennaio al Viminale, ma il nome è lo stesso e dovrebbe trattarsi - anche con spighe e tricolore - del medesimo soggetto politico. Dove poteva spuntare questa lista, se non a Salcito? Mettetevi per un attimo, vi prego, nei panni di un elettore di un comune di 667 abitanti che si trova ben 11 – un-di-ci! – simboli sulla scheda, nove dei quali del tutto estranei al paese: e meno male che i salcitesi erano allenati, visto che nel 2013 di liste ne erano state presentate sette. Allora i Forconi non c'erano, stavolta sì, ma forse gli elettori non lo sapevano: anzi, uno solo, l'unico che li ha votati.