lunedì 16 febbraio 2026

Decennale del Popolo della Famiglia, suppletive guardando alla Camera (per formare una componente con Futuro nazionale di Vannacci)

Il 22-23 marzo prossimi, oltre che per il referendum con cui il corpo elettorale potrà scegliere se confermare oppure no la legge di revisione costituzionale che interviene su vari articoli della Carta in materia di giustizia e ordinamento giurisdizionale (art. 87, comma 10; art. 102, comma 1; artt. 104 e 105; art. 106, comma 3, art. 107, comma 1; art. 110), si voterà per le elezioni suppletive relative a due collegi uninominali della Camera, entrambi situati in Veneto, precisamente nella circoscrizione Veneto 2: si tratta dei collegi U01 (Rovigo, includente anche 36 comuni padovani) e U02 (Selvazzano Dentro, esteso ad altri 40 comuni della provincia di Padova), rimasti vacanti dopo che gli ormai ex deputati della Lega per Salvini premier Alberto Stefani e Massimo Bitonci a dicembre hanno optato per le cariche rispettivamente di presidente della giunta regionale del Veneto e di assessore della stessa giunta. 
La finestra temporale per il deposito delle candidature in entrambi i collegi presso l'Ufficio elettorale centrale circoscrizionale costituito presso la Corte d'appello di Venezia si è aperto ieri alle 8 e si chiuderà questa sera alle 20. Mentre si scrive, dunque, il quadro elettorale è potenzialmente ancora da completare; di certo si può dire che la prima candidatura presentata, con riferimento al collegio Veneto 2 - U02, è stata quella di Mario Adinolfi, presidente del Popolo della Famiglia. Alle ore 11.04, infatti, lui stesso e il presentatore ufficiale, Gianpaolo Furlan, sono comparsi davanti all'ufficio elettorale, depositando i documenti relativi alla candidatura, incluse 311 firme a sostegno (con relativi certificati di iscrizione alle liste elettorali dei sottoscrittori) e il contrassegno, la cui descrizione - riportata sul verbale di deposito - è la seguente: "Campo circolare blu con al centro la scritta "IL POPOLO DELLA FAMIGLIA" in bianco, sovrastata nell'arco alto della circonferenza dalla scritta più piccola in rosa "NO GENDER NELLE SCUOLE" mentre nell'arco basso sono disegnate quattro figure rappresentanti un papà e una mamma che tengono per un mano un figlio maschio e una figlia femmina".
I giorni del voto in Veneto cadono in un momento particolare per il Popolo della Famiglia: da un lato, infatti, la forza politica di cui Adinolfi è da poco ritornato presidente compie dieci anni (la data di nascita ufficiale risulta essere l'11 marzo 2016; il simbolo comparve per la prima volta alle elezioni comunali di quell'anno); dall'altro, si parla con sempre maggiore insistenza del Pdf come possibile "strumento" che consentirebbe a Futuro nazionale, il nuovo partito di Roberto Vannacci, di costituirsi alla Camera come componente del gruppo misto, ottenendone contestualmente i relativi vantaggi (tempi di intervento, spazi, risorse). Di tutto questo parliamo direttamente con Mario Adinolfi, alla vigilia della campagna elettorale:
 
Mario Adinolfi, hai appena presentato la tua candidatura alle elezioni suppletive previste per il 22 e 23 marzo, proprio nei giorni in cui il Popolo della Famiglia compie dieci anni...
Per l'esattezza, dieci anni a partire dall'11 marzo 2016, giorno dell'assemblea costituente al palazzetto delle Carte Geografiche a Roma: in quell'occasione fu svelato il simbolo e 300 delegati da tutta l'Italia nominarono per acclamazione i candidati sindaci dei principali comuni chiamati al voto, cioè io a Roma, Mirko De Carli a Bologna, Luigi Mercogliano a Napoli, Vitangelo Colucci a Torino e Alberto Orrù a Cagliari.
Hai parlato del simbolo, che di fatto da allora - al di là dei casi in cui è stato inserito in contrassegni compositi - non è mai stato ritoccato, cosa piuttosto rara. Come nacque l'idea di comporlo proprio così?
La scritta "il Popolo della Famiglia" nacque da un mio bozzetto, che metteva insieme vari elementi della mia storia: da una parte la mia radice popolare, visto che vengo dal Partito popolare italiano e il primo quotidiano su cui ho iniziato a scrivere nel 1989, quando ero ancora minorenne, è stato Il Popolo, con la testata scritta in maiuscolo, come nel simbolo, la mia "nave scuola" giornalistica cui sono molto legato; dall'altra parte il Family Day [quello del 2015, ndb]. Proprio in quell'occasione, tra l'altro, erano stati realizzati manifesti, striscioni e cartelli con i disegni di una mamma e di un papà che si davano la mano e tenevano per mano i figli e chiesi a un ragazzo di farmi un disegno in quello stile e il nostro mi pare ancora più bello.
In effetti probabilmente è l'ultimo disegno rimasto nei simboli noti a livello nazionale, l'ultimo sopravvissuto. Un simbolo "ingenuo", si potrebbe dire.
Beh, in un certo senso eravamo bambini, eravamo neonati e volevamo che emergesse la nostra "ingenuità".
Era anche il modo di visualizzare la tua idea di famiglia?
Sì, era anche la mia famiglia, pensando ai miei genitori e a mia sorella. Al disegno di cui ti ho detto aggiunsi l'espressione che si legge in alto nel simbolo "No gender nelle scuole", un'intuizione che allora era un po' "hard", se vogliamo: la battaglia sulle "carriere alias" nelle scuole era di là da venire, allora, ma intuimmo che ci sarebbe stato da combattere, in linea con i tre principi non negoziabili indicati da Benedetto XVI, cioè la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, la difesa della famiglia naturale e la difesa della libertà educativa. 
Perdonami, non se ne erano persi per strada tre, rispetto a quelli indicati nel 2002 nella Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, in particolare libertà religiosa, giustizia sociale e pace?  
Mi riferisco ai principi enunciati da Benedetto XVI nel suo famoso discorso del 30 marzo 2006 davanti ai partecipanti a un convegno del Partito popolare europeo.
Hai ricordato prima che tra i primi candidati sindaci del Popolo della Famiglia c'era Mirko De Carli, attualmente candidato per il PdF nella suppletive di Rovigo: di fatto è una sorta di ritorno alle origini.
Mirko allora tra l'altro fece un buon risultato a Bologna, arrivando all'1,19% mentre la lista prese l'1,23%. Il PdF dunque partecipa a queste suppletive con le sue due cariche principali, il presidente Adinolfi e il segretario nazionale De Carli.
Esatto, sono le prime suppletive per Mirko, mentre io avevo già partecipato: nel 2020 ho avuto l'onore di candidarmi nel mio quartiere, nel collegio Lazio 1 - U01 del centro storico di Roma, ottenendo l'1,32%, il nostro record alle elezioni per un seggio parlamentare.
Restando sul tema delle elezioni suppletive, tu ti sei candidato nel collegio di Selvazzano dentro e per i #drogatidipolitica scatta subito il ricordo di una delle prime suppletive celebrate nella "seconda Repubblica": quelle del 9 aprile 1995, rese necessarie dalle dimissioni di Emma Bonino, chiamata a ricoprire l'incarico di commissaria europea. Il collegio, pur divesamente disegnato, è lo stesso in cui Giovanni Saonara vinse la sfida contro Giovanni Negri: ci avevi pensato?
Se ci pensi bene, quello fu il laboratorio politico dal quale nacque l'Ulivo, con la sperimentazione dell'aggregazione tra Pds e Popolari, prima ancora delle regionali di quell'anno. Quello è un territorio molto particolare, ovviamente anche per i cattolici, essendo impregnato della figura di Sant'Antonio di Padova, che ne fa una meta di pellegrinaggio a livello mondiale: posso dire di non avere scelto a caso di candidarmi in quel collegio. Quanto a Emma Bonino, ti ricordo che mi scontrai proprio con lei, candidata del centrosinistra, nel collegio senatoriale Lazio 1 - U01 alle elezioni politiche del 2018.
Delle partecipazioni elettorali del Popolo della Famiglia in questi dieci anni di vita, ce n'è qualcuna di cui sei meno soddisfatto?
Penso alle elezioni politiche del 2022. Quando il Popolo della Famiglia non si veste del suo simbolo "in purezza", quello con il quale siamo di norma andati meglio, è forse meno riconoscibile. In quell'anno, come ricorderai, presentammo la lista Alternativa per l'Italia con Exit: in quell'occasione alcuni dei nostri sostenitori si persero, senza contare che la necessità di raccogliere le firme in pieno agosto generò una situazione oggettivamente difficilissima. Per questo non ricordo con particolare felicità quell'occasione, anche se riuscimmo a partecipare.
Hai un ricordo peggiore di quell'esperienza rispetto alla candidatura a sindaco a Ventotene nel 2022?
Beh, per me Ventotene è sempre stata una medaglia, perché dimostra che la nostra attività politica è per prendere il governo del Paese oppure zero voti, ma con lo stesso modo "arrembante", diciamo così; in altri comuni siamo andati decisamente meglio, penso al 20,43% ottenuto da una nostra lista ad Averara, in provincia di Bergamo. Tornando a Ventotene, sapevamo di andare in un contesto molto "blindato", un'isola in cui tutti si conoscono, e penetrarvi era praticamente impossibile; eppure considero quella sortita elettorale una tappa decisiva del percorso del Popolo della Famiglia, anche consideranto che in tanti se la ricordano e quell'esito elettorale finì anche su un giornale in Brasile...
C'è chi non sarebbe contento di questa fama...
Io dico sempre che, anche se siamo stati molto denigrati, irrisi e perfino insultati, è questa la destinazione di chi crede in Cristo, come lui stesso ha detto nel Vangelo, quindi per me va benissimo.
Dopo la citazione del finale del discorso della Montagna sulle beatitudini, torno al tuo giudizio sulle elezioni politiche del 2022. Dicevi che non ricordi quell'esperienza con particolare felicità, eppure proprio quelle elezioni in questi giorni hanno fatto puntare i riflettori sul Popolo della Famiglia, per la possibilità che questo soggetto che ha partecipato alle elezioni politiche del 2022 consenta ai deputati che attualmente hanno aderito a Futuro nazionale di costituirsi in componente del gruppo misto. Vogliamo spiegare come sono andate le cose?
Non possiamo spiegare com'è andata perché dobbiamo dire "come sta andando". Come sempre quando ci sono passaggi politici molto delicati, che non si possono fare di corsa, ci sono "le diplomazie al lavoro". Ci sono ovviamente implicazioni se si sceglie un campo politico. Ai miei "ambasciatori" presso Roberto Vannacci, in particolare Mirko De Carli, ho spiegato che preferisco avere prima idea della "consistenza" del nostro simbolo, cioè quanto vale elettoralmente attraverso questa partecipazione alle suppletive in una terra particolare e delicata, dove l'unico credo che domina non è il leghismo ma lo zaismo. Detto questo, sicuramente con Vannacci c'è una sintonia valoriale, come ha detto lui stesso: non ci sono difficoltà sui valori, ma c'è una questione politica da comprendere. Io, per esempio, sono contrario all'idea di votare la fiducia a questo governo: come sai, il simbolo del Popolo della Famiglia si è presentato contro questo centrodestra nelle competizioni di rilievo. Lo spazio per un dialogo col centrodestra penso che ci sia, ma prima bisogna strutturare bene una forza esterna al centrodestra e darle un senso politico.
Possiamo però dire che siete stati voi a essere contattati per la questione della componente, giusto?
Certo: io parlo con i deputati ora vicini a Vannacci, lui parla con De Carli, il dialogo è aperto. Vannacci ha detto esplicitamente che si riconosce nei valori che esprimo, io esprimo la mia grande stima per Vannacci e per il suo percorso, che mi intersssa; da qui a dire "uniamo i simboli", beh, direi che prima di arrivare al matrimonio occorre pensarci un po', una fase di fidanzamento ci vuole.
La questione della componente, accanto a valutazioni politiche, presenta però anche aspetti tecnici, diciamo. Il primo, di cui si è parlato di più sui media, riguarda i vantaggi che Futuro nazionale ricaverebbe, in termini di spazi e risorse. Sul punto ti sei già espresso, ma per qualcuno potrebbe essere difficile pensare che il partito di Vannaggi possa ottenere questi vantaggi senza che il Popolo della Famiglia ottenga a sua volta qualcosa.
Io non sono interessato ai denari: se questo passaggio può servire al partito di Vannacci a ottenere determinati vantaggi economici, preciso che non è in corso alcuna trattativa di natura economica. L'unica trattativa è politica e a costo zero, nel senso che io non chiedo un euro. Se qualcuno vuole pensare diversamente lo pensi pure, ma la realtà è questa.
L'aspetto tecnico più rilevante, per questo sito, riguarda però i presupposti per la formazione della componente. La disposizione del regolamento che ne permette la formazione, introdotta nel 1997, in effetti serviva per consentire il sorgere di componenti a partiti che avevano effettivamente partecipato alle elezioni politiche e avevano ottenuto pochi deputati, magari nei collegi uninominali. Poi, tra la fine del 2004 e l'inizio del 2005, grazie a due signori chiamati Gianfranco Rotondi...
... Bravo, persona intelligente lui, nonché mio amico...
... democristiana, dai! Lo stesso meccanismo applicato per Italia viva quando costituì il gruppo a Palazzo Madama grazie al Partito socialista italiano, per te che conosci bene quelle vicende.
Beh, quel caso fu anche peggiore, perché di fatto aggirò una disposizione del regolamento del Senato appena modificata proprio con l'intento di non permettere la nascita di gruppi legati a partiti di nuova costituzione... Comunque, tornando alla Camera, dopo il 2005 ci sono stati vari casi di componenti del gruppo misto legate a partiti nuovi e sorte grazie al supporto di partiti che avevano concorso alle elezioni senza eleggere nessuno: sarà pure una soluzione democristiana, come dici tu, ma non ti sembra comunque una furbata?
Ti rispondo che è una soluzione che ricade comunque nell'ambito dei regolamenti e della prassi. 
Particolare non irrilevante: il regolamento della Camera attribuisce espressamente la decisione sul sorgere della componente "minore", cioè costituita da almeno tre deputati (e non da dieci) al Presidente della Camera. Che in questo caso è Lorenzo Fontana, esponente della stessa Lega per Salvini premier che Roberto Vannacci ha lasciato.
Credo che intelligenza politica vorrà che si riconosca, senza dubbi, la rappresentatività del Popolo della Famiglia e di Futuro nazionale. Non farlo sarebbe una grave lesione per la democrazia e sono sicuro che Fontana non vorrebbe addossarsela, facendo pensare a ragioni di bottega.
La nascita della componente "Futuro nazionale - il Popolo della Famiglia", tra l'altro, permetterebbe a entrambi i soggetti politici di chiedere l'iscrizione al Registro dei partiti politici, ottenendo pure l'accesso alle provvidenze pubbliche, incluso il due per mille Irpef. Giustpo? 
Esattamente; l'esito che hai appena citato ci interessa.  

mercoledì 11 febbraio 2026

Storie infinite sul simbolo di Vannacci: dispute sui plagi e ricordi riemersi

Dal 27 gennaio scorso, giorno in cui si è appreso del deposito come marchio europeo da parte di Roberto Vannacci del simbolo "Futuro nazionale", non è di fatto passato giorno in cui i media non abbiano informato di qualche novità nella costruzione di quel soggetto politico e giuridico (che dal 7 febbraio ha un atto costitutivo e uno statuto), ma anche delle doglianze di chi ritiene che il nome o il simbolo siano indebitamente troppo simili, se non addirittura uguali, a quelli già in uso o già registrati da altre persone per altri scopi. 
Al di là di ogni riflessione sulla portata politica del progetto di Vannacci, sul suo posizionamento e sugli spazi che effettivamente potrebbe ottenere grazie al corpo elettorale, non sembra fuori luogo dire che la questione legata al simbolo - di cui ora, grazie a Francesco Saita e Vittorio Amato di Adnkronos, conosciamo la descrizione: "Cerchio con doppia bordatura aventi filetto blu scuro esterno e interno con corona bianca interposta. All'interno su sfondo blu scuro sono riportate in alto nella parte centrale su due righe le parole 'FUTURO' e 'NAZIONALE' in caratteri maiuscoli bianchi. Nella parte centrale è impresso un nastro ondulato con i colori verde, bianco e rosso nelle tre bande curve orientate da sinistra verso destra con andamento ascendente. Nella parte inferiore dell'emblema compare la scritta 'VANNACCI' in caratteri maiuscoli gialli" - è entrata ufficialmente nel campo di uno dei fenomeni più appassionanti per una parte variabile degli italiani: quello del plagio
 

Le affinità col mondo dei plagi (musicali) 

Il riferimento, ovviamente, non è alla condotta di chi voglia "sottoporre un individuo al proprio volere, esercitando su di lui un particolare ascendente intellettuale e morale in modo da ridurlo in totale stato di soggezione, annientandone volontà e personalità", ma a quella "di chi - come recita il Vocabolario Treccani, lo stesso citato prima - pubblica o dà per propria l'opera letteraria o scientifica o artistica di altri; anche con riferimento a parte di opera che venga inserita nella propria senza indicazione della fonte". E se non si può certo dire che chiunque provi interesse per vicende letterarie o scientifiche (anche se, tra Germania e Italia - per prendere giusto due esempi - nel corso degli anni vicende di tesi di laurea o dottorato "plagiate" hanno conquistato spazi sui media, con risvolti contenziosi e a volte perfino politici), è sufficiente evocare l'ambito artistico e, in particolare, quello musicale per vedersi materializzare davanti agli occhi le figure di Albano Carrisi e Michael Jackson, la cui disputa nelle aule di giustizia italiane e sui media è durata per quasi dieci anni - peraltro con esiti non concordanti - e ha visto schierarsi buona parte dell'Italia che ascoltava e cantava musica, a prescindere dalle proprie competenze musicali. Ovviamente le storie delle dispute in materia erano e sono molte di più, come racconta da anni con dovizia di particolari soprattutto Michele Bovi (lo ha fatto in programmi realizzati in gran parte per Rai2, come Tg2 Dossier e Speciale Pop, e in vari libri, l'ultimo dei quali - pubblicato nel 2023 da Minerva edizioni - ha l'evocativo titolo di Anche Mozart copiava e plagiava i Beatles): le vicende, pur non ricevendo la stessa notorietà della disputa sospesa tra Cellino San Marco e Los Angeles, hanno coinvolto nomi celebri come Sergio Endrigo e Luis Enriquez Bacalov, Claudio Baglioni e Ricky Gianco, George Harrison (condannato per la sua My Sweet Lord), Francesco De Gregori e Luigi Albertelli, Mattew Fisher e Gary Brooker (rispettivamente ex tastierista ed ex cantante dei Procol Harum), Giacomo Puccini, e molti altri, così come accuse di copiatura - musicale, testuale o anche solo relativa ai titoli impiegati - ciclicamente tornano a ogni edizione del Festival di Sanremo, inclusa quella che sta per iniziare.
Proprio perché di dinamiche affini al plagio musicale si tratta, anche in ambito simbolico accade che, quando emerge un fregio politico nuovo e potenzialmente di successo, ci sia chi cerca di copiarlo o - più spesso - chi lamenta di essere stato vittima di plagio (a volte con qualche ragione, a volte senza averne nemmeno l'ombra), ottenendo in ogni caso visibilità e, alle volte, qualche ulteriore tipo di vantaggio (economico o politico-elettorale, anche solo nella forma della candidatura con il marchio accusato di plagio oppure oggetto dello stesso). In dinamiche simili, chi rileva o lamenta delle somiglianze eccessive tra simboli, contrassegni elettorali o emblemi di natura politica ha tutto il diritto di farlo - i #drogatidipolitica, del resto, sono sempre ben contenti di rifletterci sopra e discuterne - ma farebbe sempre bene a ricordare la massima che fin dal 1999 il venerato maestro Ennio Morricone offrì al citato Michele Bovi: "Le somiglianze fanno parte della storia della canzone: ogni canzone si svolge su 3, 4, 5, 6 suoni che giocano tra di loro e le combinazioni tra questi pochi suoni sono ormai finite. Quando quindi qualcuno reclama la sua paternità di un pezzo, la mia posizione è sempre di dargli torto, perché quella paternità sicuramente non esiste, [...] perché si potrebbero tirare fuori documenti di musica tonale orecchiabile della musica classica, anche antica, che gli darebbero torto". Lo stesso potrebbe valere, in ambito politico, considerando le combinazioni tra le parole "partito/movimento", i concetti più tradizionali legati alle famiglie politiche (popolare, socialista, comunista, liberale, nazionale), i nomi e gli aggettivi legati all'identità nazionale, nonché le rappresentazioni grafiche e cromatiche normalmente connesse a quanto detto fin qui: le combinazioni non saranno proprio finite, ma quelle del tutto inedite (o che suonino tali) quasi certamente lo sono.
 

Popolo per il Sud: simbolo copiato?

Su queste premesse, si può guardare con un'attenzione diversa quel che si è già passato in rassegna dopo l'emersione del simbolo di Futuro nazionale (anzi, "Futuro nazionale con Roberto Vannacci", come è riportato sullo statuto divulgato da Adnkronos, che offre anche la sigla Fnv, in modo da differenziare la denominazione da quella di altri soggetti), così come i fatti nuovi. Inclusa la presa di posizione di Franco Recupero, già segretario provinciale a Reggio Calabria della Lega per Salvini premier e fondatore, lo scorso settembre, di un nuovo movimento politico, Popolo per il Sud: presentando il movimento a Reggio Calabria il 6 febbraio scorso, Recupero si sarebbe così espresso, visto il comunicato uscito su varie testate locali: 
Popolo per il Sud non è un'idea improvvisata nè un marchio estemporaneo. Il logo del movimento è stato registrato il 31 dicembre 2025 presso l’Agenzia delle Entrate dal fondatore Franco Recupero, e l'associazione è formalmente riconosciuta come organizzazione politica a tutti gli effetti di legge. Un dettaglio tutt'altro che marginale se si considera che il marchio e il logo di Futuro Nazionale - il partito riconducibile a Vannacci - sono stati depositati solo il 24 gennaio 2026 presso l’European Union Intellectual Property Office. E soprattutto che il logo di Popolo per il Sud era già stato presentato pubblicamente sui social il 5 settembre 2025. Le somiglianze? Evidenti. Praticamente identici. Copiato, senza troppi giri di parole. E’ anche da questi dettagli che si misura la forza di un progetto politico: quando anticipa i tempi, quando detta uno stile, quando costringe altri a rincorrere. Popolo per il Sud nasce così: come un movimento che rivendica primogenitura, visione e coraggio. E che, piaccia o no, ha già imposto un tema nel dibattito nazionale: il Sud non chiede più permesso. Chiede potere decisionale! 
Non è possibile, ovviamente, verificare l'effettivo deposito del simbolo presso l'Agenzia delle Entrate (non c'è un registro pubblico), anche se in effetti è probabile che si tratti del deposito dell'atto costitutivo o dello statuto, richiesto da altre norme. Molto più facile da verificare è che il 5 settembre, effettivamente, sul profilo FB di Recupero è apparso il simbolo di nuovo conio "Popolo per il Sud" (che non risulta invece depositato come marchio nazionale o europeo). All'ostensione del simbolo si è accompagnata la diffusione di un primo comunicato stampa (pubblicato, per esempio, il 7 settembre 2025 sul sito www.citynow.it)  
"Popolo per il Sud": l'associazione politico culturale, che promuove gli interessi del Meridione d'Italia, che ha come obiettivo lo sviluppo, la promozione e il benessere delle regioni del Sud. Un legame profondo, un popolo orgoglioso di appartenere alle sue tradizioni, alle sue culture e alla sua storia, mosso da un sentimento di forte appartenenza. Popolo per il Sud è una formazione politica federalista, libera e che rinuncia alla politica dell'assistenzialismo, prediligendo la concretezza per risolvere autonomamente i problemi dei territori, stimolando i meridionali e rendendoli artefici del proprio destino, è la soluzione per responsabilizzare i territori, per evitare zone della nazione dedite al parassitismo. Popolo per il Sud vuole impegnarsi per riaffermare le capacità del Sud ed ottenere il coinvolgimento nelle scelte politiche. Il primo passaggio è costruire una struttura di partito federale, per organizzare incontri e spiegare il progetto che inizia a farsi conoscere. Stiamo lavorando costantemente per trovare dei punti di riferimento per poi partire con il tesseramento. È importante sottolineare che ogni realtà locale eleggerà i propri rappresentanti come si fa in democrazia. Molti ex militanti della Lega Salvini Premier in Calabria hanno dato vita, ad una Associazione politica culturale in seguito ad una assemblea a Reggio Calabria, Popolo per il Sud, staccandosi dal partito di Matteo Salvini per aver stravolto il progetto politico, il quale non dà ascolto ai territori, azzerando la meritocrazia e dimenticando i militanti della prima ora, coloro i quali avevano dato vita al movimento sul territorio, radicandosi sui territori di pertinenza e che oggi si ritrovano insieme nella nuova formazione. A dare il via è stato Franco Recupero, l'idea è sua: 11 anni nella Lega Salvini Premier ed ex Segretario provinciale di Reggio Calabria dal 2020 al 2025, è il fondatore insieme ai tanti militanti di Popolo per il Sud. Nella riunione indetta alcuni mesi fa dallo stesso Recupero, disse: "La Lega non esiste più e poiché sono in tantissimi a credere a quei valori oramai non più rappresentati da alcun partito, si è ritenuto opportuno dare vita ad una nuova associazione e a federare liste civiche, partiti e associazioni proprie". Popolo per il Sud crede nel federalismo fiscale. La nuova associazione intende federare movimenti, partiti, liste civiche e associazioni del mondo federalista e indipendentista, nel rispetto dell'art. 5 e il titolo V, per rendere lo stato più efficiente e vicino ai bisogni dei cittadini, con responsabilità, equità e dignità, cercando di arginare il più possibile quel parassitismo che nei decenni non ha fatto crescere i nostri territori ma anzi li ha messi in ginocchio. La ragione che ha spinto a fondare Popolo per il Sud è la voglia di riportare in primo piano il Meridione, ma guardando con grande interesse a tutta la Nazione, perché l'Italia è una. Il Federalismo non separa ma unisce, i modelli di Svizzera, Germania e Stati Uniti d'America sono la prova più evidente. Siamo certi che i tanti meridionali e parliamo di professionisti e imprenditori, continuano a dare un forte contributo in molte regioni d'Italia, questo significa che c'è un Meridione che studia, si applica, lavora e questo ci inorgoglisce, ma non possiamo fare a meno di evidenziare che le politiche fallimentari perpetrate per decenni hanno indotto la fuga di tanti cervelli da un lato e dall'altro l'assistenzialismo, come se al Sud non ci si potesse rimboccare le maniche dando un'immagine di un Meridione inefficiente. Il Meridione è ricco di persone capaci di cambiare i destini del territorio. Popolo per il Sud spalanca le porte a queste persone e vuole accoglierle, confidando nelle energie di tanti giovani che fanno la differenza. [...] Il Ponte sullo stretto potrebbe rappresentare un'opportunità di lavoro per tante famiglie, ma non considerandolo un intervento prioritario per il Sud, con il rischio che diventi uno stipendificio a danno degli italiani, non prima di aver risolto il problema sulla sanità e i servizi essenziali, come la mancanza negli acquedotti dell’acqua come bene primario. La nostra è un'associazione politico culturale e intende proporsi come il sindacato del Meridione. Oggi manca una forza politica federalista del meridione che parli alle fasce produttive e ai lavoratori, alle aziende e ai pensionati del Sud. Il Meridione rialza la testa!
Il comunicato è utile per inquadrare meglio il nuovo movimento e la sua origine, in particolare la provenienza ex-leghista di una parte significativa dei promotori, ma questo non ha alcun effetto sulla questione legata al logo, che Recupero ritiene sia stato "copiato" da Vannacci per il suo Futuro nazionale. Il sospetto di "plagio" ovviamente non riguarda - come nel caso del probabile contenzioso con Nazione Futura - la denominazione, ma solo il simbolo, probabilmente per l'uso dei colori (testo bianco con carattere "bastoni" su fondo blu ed elemento tricolore al di sotto del nome) e per il bordo bianco-blu, comune a entrambi.
Non si può non riconoscere che quegli elementi coesistono in entrambi i fregi. Detto questo, però, è altrettanto immediato e facile, per chiunque, rilevare le tante differenze tra i due emblemi: in quello di Vannacci c'è in più il cognome giallo (tinta non presente nel fregio del Popolo per il Sud) mentre in alto manca l'immagine bianca del volto di una guerriera con elmo e cimiero coronata d'alloro (dovrebbe trattarsi del volto della statua di Athena Promachos, presente sullo stretto); il carattere impiegato nei due emblemi è chiaramente diverso - e nel caso di Vannacci la scelta del font è stata tutt'altro che indifferente - così com'è diverso il tricolore, conformato come un'ala fiammeggiante per Futuro nazionale e come un parallelogramma semplice e molto schiacciato per il Popolo del Sud.
Insomma, elementi di somiglianza tra i due simboli certamente se ne possono trovare, soprattutto nell'uso dei colori nazionali, che peraltro - soprattutto negli ultimi vent'anni - è sempre più diffuso sulla scena politica italiana. Da qui a ipotizzare una somiglianza voluta e deliberata, al punto da parlare di "copia", tuttavia, sembra di poter dire che il passo è piuttosto lungo, ammesso che un passo solo basti. Vero è che il simbolo di Popolo per il Sud era stato reso noto alcuni mesi prima, magari  è altrettanto vero che non è scontato che Vannacci o i suoi collaboratori l'abbiano effettivamente conosciuto (anche perché non sappiamo nemmeno quando il simbolo di Futuro nazionale sia realmente stato creato, al di là della data di deposito come marchio) e che - anche immaginando che lo abbiano visto - si siano realmente ispirati a questo, anche solo in parte; non c'è nemmeno alla base una dinamica simile a quella lamentata da Nazione Futura, che ha fatto notare come Vannacci avesse partecipato a loro iniziative e anche su questo aveva fondato i suoi sospetti di "plagio" (sui quali si è già avuto modo di esprimere dubbi). Tra l'altro, non sembra inutile notare che il simbolo di Futuro nazionale, rispetto alla versione depositata come marchio europeo, da una settimana è leggermente mutato, con le parole e il fregio tricolore che hanno conquistato più spazio all'interno del cerchio.
Detto questo, nel pieno rispetto di Franco Recupero e del suo progetto politico recentemente avviato, il caso sembra particolarmente adatto per mettere in pratica la massima di Ennio Morricone ricordata prima. Perché, a scartabellare tra le elezioni non nazionali, avendo buona memoria, si può tornare alle regionali e amministrative del 1995, anno in cui i Socialisti italiani, Alleanza democratica e il Patto Segni si erano uniti nel Patto dei democratici, presentando liste comuni. Il simbolo era a fondo blu, con il nome scritto in bianco con carattere bastoni e, nella parte inferiore, c'era una bandiera tricolore resa a parallelogramma, insieme a un arco di quindici stelle bianche. Non s'intende certamente dire che il Popolo per il Sud si sia ispirato al Patto dei democratici (anche perché, oggettivamente, quel simbolo "ballò" per un solo turno elettorale nel 1995, con qualche presenza sporadica nel 1996, dunque non si potrebbe dare in alcun modo per scontato che una persona che non sia aderente al novero dei #drogatidipolitica conosca o peggio ancora ricordi quel fregio), ma oggettivamente il simbolo del Popolo del Sud somiglia a quello del Patto dei democratici molto più di quanto quello di Futuro nazionale possa somigliare a quello del Popolo del Sud. E quello del 1995 è solo il primo simbolo che è venuto in mente a livello nazionale; altri simboli, affetti da analoghe somiglianze "quadricolori", potrebbero spuntare senza troppe difficoltà.
 

Il simbolo del (proto)Pdl riemerso dal passato

E, a proposito di simboli quadricolori d'annata, i #drogatidipolitica avranno sicuramente apprezzato il tuffo nel passato offerto da un lancio di Adnkronos che venerdì pomeriggio, per approfondire la questione legata al marchio di "Futuro nazionale" registrato nel 2010 dall'ex consigliere regionale M5S Riccardo Mercante (ma scaduto poco dopo la sua morte, nel 2020, e - a quanto si sa - non rinnovato in tempo utile per poter essere considerato validamente opponibile), all'opinione di un curioso figuro da anni attento alle vicende storiche, grafiche e giuridiche dei simboli partitici affiancava una dichiarazione di Ignazio Abrignani, avvocato e deputato per due legislature, eletto nel 2008 e nel 2013 con il Popolo della Libertà - partito di cui era responsabile elettorale - salvo poi concorrere nel 2015 a creare Ala - Alleanza liberalpopolare - autonomie con Denis Verdini e altri. Ecco di seguito le parole di Abrignani:
Quel che conta, dunque, è l'uso elettorale del logo. Ne è convinto anche l'ex parlamentare azzurro Ignazio Abrignani, avvocato incaricato da Silvio Berlusconi per il contenzioso civile nel 2009 contro l'imprenditore di Casal di Principe, Michelangelo Madonna, che rivendicava la paternità del simbolo del Popolo della libertà (assicurava di averlo inventato per primo due anni prima della cosiddetta svolta del predellino del 18 novembre 2007). ''In materia elettorale - assicura Abrignani - è l'anteriorità che dà il diritto all'utilizzo del simbolo al soggetto che l'ha presentato. E' evidente che un soggetto che abbia depositato presso il registro competente tale simbolo potrebbe reclamare dei diritti di natura civilistica ma, di fatto, bisogna innanzitutto capire se il deposito è stato rinnovato o meno, perché, in caso negativo, la dicitura sarebbe libera e a disposizione del primo soggetto che la depositerà in una competizione elettorale, come potrebbero essere le prossime suppletive''.
Posto che, per il momento, non c'è alcun uso elettorale del simbolo di Futuro nazionale (né dei loghi di Nazione Futura o del Popolo per il Sud, così come non era stato impiegato elettoralmente il marchio di Mercante), non poteva sfuggire il riferimento a un contenzioso vecchio ormai di qualche anno e che forse più di qualcuno aveva dimenticato, legato proprio al simbolo del Popolo della Libertà e al suo uso elettorale. Tocca andare a scartabellare in siti d'informazione nazionali e locali per trovare tracce di quella disputa e, soprattutto, di ciò che l'aveva preceduta, per ricostruire una dinamica dei fatti il più possibile aderente alla realtà. 
Così, sul sito Casertanews.it, in data 21 dicembre 2007 si legge la seguente notizia - titolata Consegnato a Berlusconi logo del PDL - , che merita di essere riportata per intero: 
Martedì mattina [il 18 dicembre, ndb] a Roma il Dott. Michelangelo Madonna, accompagnato dall'Ing. Petrillo Salvatore, da Riccardo Ventre, dall'On. Nicola Cosentino e dal responsabile regionale del circolo della libertà, Dott. Marcello di Caterina, ha consegnato al Presidente Silvio Berlusconi il logo e la denominazione del "Popolo delle Libertà", di cui lo stesso Dott. Madonna con altri amici di Casal di Principe e del Circolo delle libertà di quella città sono legittimi detentori perché, con felice intuizione anticipatrice, avevano presentato, nell'ultima conferenza elettorale comunale, un'autoritaria lista conseguendo un lusinghiero successo. Il Dott. Madonna ed i suoi amici hanno ceduto al Presidente Berlusconi il simbolo a titolo assolutamente gratuito con grande disinteresse e nella prospettiva della edificazione del nuovo grande partito del Popolo delle Libertà. Il Presidente Berlusconi è rimasto estremamente compiaciuto del gesto ed ha promesso al Dott. Maradona che, appena possibile, insieme con Michela Brambilla avrebbe fatto visita alla città di Casal di Principe. Il Dott. Maradona ha altresí consegnato a Berlusconi, a nome del Circolo delle Libertà di Casal di Principe, una targa ricordo nella quale il Presidente Berlusconi è definito Cavaliere delle Libertà.
Al di là del lapsus che aveva trasformato Madonna in Maradona, non possono passare inosservati il riferimento alla "felice intuizione anticipatrice" alla base della presentazione "nell'ultima conferenza elettorale comunale" (cioè alle ultime elezioni amministrative di Casal di Principe, svoltesi il 27-28 maggio 2007) di "un'autoritaria lista conseguendo un lusinghiero successo": in concreto, la lista Popolo della Libertà aveva ottenuto 752 voti, pari al 5,86%: si era trattato della lista meno votata della coalizione di centrodestra, ma la vittoria al ballottaggio del candidato Cipriano Cristiano, due settimane più tardi, ha garantito alla lista del (proto)Pdl - con un simbolo diverso, sfondo azzurro sfumato, nome bianco sullo stile delle Wordart di Publisher e tricolore formato da tre vele sovrapposte - l'elezione di un consigliere. Il simbolo elaborato da Madonna, per quanto se ne sa, era stato depositato presso la sottocommissione elettorale circondariale di Trentola Ducenta il 28 aprile 2007.
In effetti il 19 dicembre 2007, con un atto di "cessione di simbolo" rogato a Roma presso Palazzo Grazioli dal notaio ed ex deputato di Forza Italia Paolo Becchetti - lo stesso che il 27 febbraio 2008 avrebbe rogato l'atto costitutivo del Pdl, partecipanti Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Rocco Crimi, Denis Verdini, Sestino Giacomoni, Valentino Valentini, Sandro Bondi, Maria Marinella Brambilla, Antonino Caruso e Rita Marino - Michelangelo Madonna dichiarò di avere presentato il simbolo del "suo" Popolo della Libertà "in previsione delle elezioni comunali" di Casal di Principe e di aver "inteso finora" l'uso di quel simbolo "come un 'pre-uso' a favore dell'On.le dott. Silvio Berlusconi": su tali basi, egli dichiarò di cedere e trasferire allo stesso Berlusconi "la titolarità completa ed ogni connesso diritto di uso a fini politici generali ed a fini elettorali in particolare, rimossa fin da ora ogni eccezione al riguardo, del simbolo 'Popolo della Libertà'". Proprio Berlusconi si doveva considerare da quel momento in avanti "unico titolare del simbolo succitato con espressa facoltà di farne l'utilizzo politico generale, elettorale, editoriale, radiotelevisivo, di manifestazioni pubbliche e di gadgetistica, di riproduzione e quant'altro ritenuto necessario anche se qui non specificatamente indicato". Lo stesso atto precisava che la cessione e il riconoscimento "del pre-uso a favore dell'On. dott. Silvio Berlusconi fin dal deposito dello stesso simbolo avvengono a titolo gratuito", con tanto di aggiunta a mano: "ed hanno causa nella militanza politica del cedente". 
Il 19 dicembre 2007 seguiva di un mese il 18 novembre, giorno del "discorso del predellino" di Silvio Berlusconi; tra le due date si collocavano il deposito del marchio verbale e grafico del Pdl (il 20 novembre), il voto nei gazebo (il 2 dicembre) per scegliere il nome del nuovo partito tra le opzioni "il Partito della Libertà" e "il Popolo della libertà" e l'annuncio della vittoria della seconda opzione (il 12 dicembre), seguito da un ulteriore deposito "a grappolo" di marchi regionalizzati del Pdl (a fine dicembre). Il nuovo simbolo, peraltro già rivisto graficamente (con le scritte in carattere bastoni e l'inserimento della dicitura "Berlusconi presidente", non più con la grafica mutuata dai Circoli della Libertà), venne depositato al Viminale, furono presentate le liste e - scongiurato il rinvio delle elezioni dopo la repentina riammissione del simbolo della Democrazia cristiana di Giuseppe Pizza, grazie alla rinuncia di quest'ultima a partecipare poche ore prima che la Cassazione rimuovesse la pronuncia del Consiglio di Stato - si votò per rinnovare le Camere il 13 e il 14 aprile 2008, con la vittoria schiacciante del centrodestra. 
A liste presentate e ammesse, tuttavia, il 15 marzo Michelangelo Madonna, attraverso il suo procuratore speciale Francesco Mercurio, aveva inviato a Silvio Berlusconi un "atto di invito e diffida stragiudiziale" in cui lamentava che l'atto ricevuto in fotocopia subito dopo la sottoscrizione il 19 dicembre fosse risultato diverso dalla copia conforme rilasciata dal notaio Becchetti, ma soprattutto che l'atto non avesse "nemmeno i requisiti formali e sostanziali di validità", per cui in realtà sarebbe stato nullo e senza effetti: Madonna si riteneva così ancora "esclusivo titolare" del nome e del simbolo "Popolo della Libertà", rispetto ai quali il contrassegno depositato per conto di Berlusconi al Viminale aveva "elementi obiettivi di confondibilità", e diffidava il leader del centrodestra "a non utilizzare e non far utilizzare da terzi e/o dal/i partito/i da esso rappresentato/i il simbolo ed i segni di cui è titolare il sig. Michelangelo Madonna costituiti da 'cerchio contenente la scritta Popolo della Libertà in colore bianco su fondo azzurro con tricolore', nonché la dizione 'Popolo della Libertà', o dizioni e simboli confondibili con lo stesso", preannunciando azioni legali se ciò non fosse avvenuto. Negli ultimi giorni di campagna elettorale, Berlusconi aveva ricevuto una lettera - inviata il 7 aprile - in cui Madonna lo informava di avere firmato "con molto rammarico [...] l'atto di citazione per la restituzione del simbolo e la dizione 'Popolo della libertà' donatoLe (con l'intento di proseguire con Lei il mio impegno politico) il 19 dicembre u.s.", dopo avere tentato ripetutamente di contattarlo per fissare un appuntamento "dopo il 10 gennaio come da Lei stesso indicatomi" attraverso Sestino Giacomoni e Nicola Cosentino, senza però ottenere alcun effetto (un atteggiamento che Madonna aveva ritenuto deludente e "almeno lesivo della mia dignità personale").
Nell'atto di citazione, presentao presso il tribunale di Roma, si tornava - secondo quanto divulgato dai media allora, in particolare dal Corriere del Mezzogiorno, che peraltro rese disponibili online alcuni atti - sul problema della validità della cessione, poiché dall'atto notarile sarebbe emersa "chiaramente la radiazione dal corpo del testo dell'accettazione operata dall'on. Berlusconi" (quella parte di testo era "incasellata" in un quadrato e indicata con "dele" a postilla dell'atto); in più, dal momento che l'atto non citava espressamente la presenza di testimoni, non avrebbe potuto avere valore di donazione. Gli stessi quotidiani dell'epoca, peraltro, contengono anche una dichiarazione di Mercurio, procuratore di Madonna: "Berlusconi promise di candidare il mio assistito alle elezioni politiche e di coinvolgerlo in un impegno ai vertici del partito".
La candidatura (immaginata, si diceva, nel collegio plurinominale Campania 2) non era arrivata, un coinvolgimento evidentemente neppure, così partì il processo, con tanto di richiesta di sequestro giudiziario del nome e del fregio e relativa domanda di risarcimento (100 milioni a titolo di indennizzo per l'uso indebito del simbolo e 10 come risarcimento del danno). A chiarire la posizione di Berlusconi e del partito fu Abrignani: "Innanzitutto il Madonna presentò il simbolo in via fiduciaria per conto del partito al fine di verificare il suo impatto sull'elettorato. Ma al di là di questo, quello che chiude la vicenda, a mio parere, è la circostanza che lo stesso Madonna ha ceduto il logo 'Popolo della libertà' nelle mani del presidente Berlusconi con regolare atto notarile. Qualsiasi richiesta successiva mi sembra quindi assolutamente pretestuosa, come anche il giudice sicuramente valuterà in tal senso". A quanto si apprende sempre attraverso le notizie ancora rintracciabili online, il Tribunale di Roma si espresse a favore di Berlusconi e del Pdl nel 2010 e lo stesso fece la Corte d'appello di Roma nel 2012.
Nel bel mezzo di quel periodo, tra l'altro, si consumò la querelle tra Berlusconi e il gruppo vicino a Gianfranco Fini, con risvolti anche sul simbolo stesso: secondo Italo Bocchino, il fregio non sarebbe più stato utilizzabile perché l'atto costitutivo del Pdl prevedeva che in caso di scioglimento si sarebbe potuto impiegare il simbolo solo con il consenso di tutti i fondatori (incluso Fini per An); per Abrignani contavano invece le norme statutarie, che attribuivano al segretario politico il potere di utilizzare i simboli come contrassegni elettorali. Nella disputa, peraltro, si inserì anche Domenico Auricchio, allora sindaco di Terzigno, rieletto nel 2009 ma scelto per la prima volta nel 2007 - proprio nello stesso turno elettorale che aveva chiamato al voto i cittadini di Casal di Principe. Così dichiarò ai media - per esempio al Gazzettino Vesuviano - il 22 novembre 2010: 
Nel 2007 uscirono sei liste del centrodestra e una del centrosinistra. Io ero in procinto di avviare una lista che aveva come simbolo il Vesuvio. Ma, quella notte, alle ore 2, fui allertato dall’onorevole Martusciello che mi consigliò vivamente di ritirare il logo del Vesuvio ed inserire l’attuale simbolo del partito. Io lo ascoltai e in concomitanza al baluardo di alleanza nazionale mi diressi alle elezioni. Tra i sei sindaci candidati nella lista elettorale del centrodestra, fui proprio io ad andare al ballottaggio con l’allora candidato a sindaco del centrosinistra. Vinsi con il 54 % dei voti.  Dopo di che, in data 6 agosto 2007, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il Ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla si recarono a Bruxelles per registrare il logo. Ma, una volta giunti sul luogo, scoprirono che il simbolo oltre ad essere stato già utilizzato, possedeva anche un suo amministratore. La notizia destò scalpore e i giornali scalpitavano per accaparrarsi la news del momento. Allora, il ministro Brambilla, vista la scabrosità dell’accaduto, mi rese partecipe ed io stesso, con la lettera del 24 agosto 2007, ho dichiarato agli atti che l’unico detentore ufficiale del distintivo del partito della libertà è il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. [...] È scritto sul retro della brochure della campagna elettorale del 27-28 maggio del 2007 che questo sarà con ottime probabilità il nuovo simbolo della casa della libertà.
Si tratta, insomma, di una dinamica simile a quella che aveva riguardato il simbolo utilizzato alle elezioni di Casal di Principe. Basta però vedere il sito del Corriere della Sera dedicato alle elezioni di quell'anno - lo stesso da cui è stato tratto il simbolo mostrato prima - per rendersi conto che, in realtà, a essere stato utilizzato a Terzigno era il simbolo del "Partito della Libertà", vale a dire l'opzione che poi non vinse alla consultazione di dicembre 2007 tra iscritti e simpatizzanti. Quel nome, già depositato come marchio europeo il 26 aprile 2007 da Michela Vittoria Brambilla, era però già stato registrato nel 2004 come nome a dominio dalla Federazione dei liberali, che per questo aveva iniziato un procedimento legale contro Brambilla, i suoi Circoli della Libertà e Forza Italia: alla fine del 2011 il Tribunale di Milano diede torto alla Federazione dei liberali guidata da Raffaello Morelli (sostenendo che non era stato provato un uso antecedente e chiaramente riconducibile alla Fdl del dominio wwww.partitodellaliberta.it - da essa registrato - tale da invalidare le domande di marchio presentate successivamente, e in ogni caso il concetto di "libertà" era "inappropriabile monopolisticamente da chicchessia"; tuttavia le spese furono compensate, perché fu riconosciuta la legittima aspettativa della Fdl alla registrazione come marchio di quel nome), né andarono meglio i ricorsi in sede europea. 
L'uscita di Auricchio, insomma, rischiò di nuocere alle tesi del Pdl guidato da Silvio Berlusconi, visto che riguardava un nome diverso; una dichiarazione analoga da parte di Madonna sarebbe stata sicuramente più di aiuto al Pdl, ma allora la causa era in corso (anzi, era già stata emessa la sentenza di primo grado, prontamente richiamata da Brambilla a sostegno della titolarità del nome in capo a Berlusconi) ed era difficile da immaginare che l'imprenditore casalese potesse dichiarare qualcosa che avrebbe potuto nuocere ai propri obiettivi in sede contenziosa. Alle elezioni politiche del 2013 tanto Auricchio quanto Madonna furono candidati dal centrodestra al Senato, nella circoscrizione Campania: Auricchio nel Pdl in 19° posizione, Madonna in Grande Sud in 4° posizione. La coalizione ottenne il premio regionale, ma i seggi andarono tutti al Pdl grazie al suo 30,32%, a nulla valendo l'1,54% ottenuto in Campania da Grande Sud di Gianfranco Miccichè; Auricchio nel 2013 non ottenne il seggio, nonostante le opzioni in altre circoscrizioni di Berlusconi e Lucio Barani, ma quando Alessandra Mussolini nel 2014 divenne europarlamentare, fu proprio lui a subentrarle a Palazzo Madama (dove poi, a settembre del 2015, concorse a costruire il gruppo di Ala uscendo dal Pdl, proprio come fece Abrignani).
La scelta di Adnkronos di sentire Abrignani sulla vicenda del simbolo-marchio di Futuro nazionale ha dunque concorso a riportare alla luce un episodioche non può non risultare interessante per i #drogatidipolitica, sempre pronti a lasciare per un attimo da parte l'attualità per ripercorrere vicende politico-elettorali del passato che meritano di non finire nel dimenticatoio. Poiché però nulla è lasciato al caso, men che meno per chi segue i diritti e i rovesci della politica, non poteva mancare una chicca finale, che imprevedibilmente unisce i due tasselli della "storia infinita" rievocata qui. Scartabellando nella banca dati dell'Ufficio italiano brevetti e marchi, infatti, esce un unica domanda di marchio presentata da Michelangelo Madonna, peraltro insieme al suo procuratore Francesco Mercurio: essa, depositata l'11 settembre 2009 e accolta il 2 dicembre 2010, riguarda un marchio figurativo a colori, consistente in un "cerchio con fondo di colore azzurro contenente la scritta Popolo del Sud di colore bianco e tre vele con i colori del tricolore italiano, verde, bianco e rosso; in alto a sinistra sullo sfondo in grigio è rappresentata l'Italia meridionale con la Sicilia". L'occhio ovviamente riconosce un simbolo molto simile a quello impiegato alle elezioni di Casal di Principe nel 2007 (paradossalmente una lista con quel nome partecipò alle amministrative in quel comune nel 2010, ma faceva parte del centrosinistra e aveva tutt'altra grafica); è però impossibile non notare come il nome, "Popolo del Sud", somigli incredibilmente al "Popolo per il Sud" di cui Franco Recupero lamentava la copiatura da parte di Roberto Vannacci. Ovviamente qui non si parlerà di copiatura o di plagio ma, di nuovo, anche per i nomi dei partiti vale la massima morriconiana: le somiglianze, anche quelle di cui non si sospetta l'esistenza, fanno parte della storia della politica; è giusto rilevarle, ma senza andare troppo oltre.

lunedì 9 febbraio 2026

Solidali, in Piemonte nasce la lista civica per i diritti

Manca ancora un po' di tempo alle elezioni amministrative programmate in questa primavera (previste non in contemporanea al referendum costituzionale in materia di giustizia, ma in una data successiva: devono infatti tenersi nella finestra tra il 15 aprile e il 15 giugno e nelle settimane scorse sono circolate ipotesi circa il 24-25 maggio, con gli eventuali ballottaggi da tenersi due settimane dopo) e alla presentazione delle candidature (che solitamente cade negli ultimi giorni di aprile), ma già inizia a muoversi qualcosa in varie regioni, nel tentativo di creare progetti più ampli, che mettano in sinergia forze affini in comuni diversi.
In Piemonte, per esempio, da pochi giorni è stato diffuso un nuovo simbolo, Solidali, che punta a mettere insieme varie formazioni civiche di varie sensibilità, unite dalle battaglie per i diritti. Il primo consiglio in cui il simbolo - fondo viola, scritta bianca ben visibile al centro, ventaglio arcobaleno con sei spicchi mossi - apparirà sarà quello di Gravere (To), grazie a Michele Pastore e a Davide Betti Balducci, eletti nel 2021 con la lista Progetto Paese. Ecco di seguito il post pubblicato da Davide Betti Balducci - che è anche presidente nazionale dell'associazione Diritti e Libertà per l’Italia - sui suoi profili social:
Il giorno 3 febbraio 2026 io ed il mio collega il dott. Michele Pastore abbiamo costituito il primo gruppo consiliare della lista Civica regionale denominata Solidali. Nei prossimi giorni verranno costituiti altri gruppi consiliari in altri comuni, per portare il nostro messaggio e le nostre idee su tutto il territorio regionale del Piemonte. L'unione di diverse liste civiche e movimenti, oltre a diminuire i simboli presenti sulle schede elettorali, creerà una rete di amministratori che collaboreranno scambiando idee, progetti e segnalando bandi per portare finanziamenti sui territori per migliorare la qualità dei centri abitati piemontesi. #Solidali è una Lista Civica libera dalle ombre dei partiti politici, raggruppa diverse categorie di persone di diversa provenienza, che rappresentano differenti realtà, tutte legate al mondo dei diritti. Siamo un gruppo di amministratori locali ed amici, dallo spirito liberale, impegnati a tutelare i diritti: della comunità lgbt+, delle famiglie, dei giovani, dei pensionati, degli invalidi, dell'ambiente, degli animali, dei piccoli commercianti, degli artigiani, degli agricoltori, delle popolazioni dei piccoli centri abitati e dei comuni di provincia, proteggendo i territori sempre più isolati dallo stato centrale. 
A prescindere dalle idee politiche che ciascuno può avere, appare interessante il tentativo di creare una rete tra liste civiche e gruppi locali che sono presenti in vari comuni (si parla, al momento, di una cinquantina di consiglieri comunali piemontesi potenzialmente interessati, eletti sotto vari simboli che via via saranno resi noti), hanno già partecipato a competizioni elettorali portando le loro istanze relativamente omogenee, ma hanno finora operato in modo autonomo. "C'è una dispersione enorme di forze - spiega Betti Balducci - tra tante sigle impegnate in battaglie simili o comunque non lontane tra loro e l'idea di poter unire le energie in un unico progetto più ampio ci interessa, perché a livello civico si può lavorare meglio per le comunità". La descrizione ufficiale del simbolo è la seguente: "cerchio di colore viola con all'interno una bordatura di colore bianco, al suo interno su sfondo viola, nella parte superiore sono raffigurati sei raggi di forma triangolare di sei colori diversi, il primo da sinistra di colore rosso, il secondo di colore arancione, il terzo di colore giallo, il quarto di colore verde, il quinto di colore azzurro e il sesto di colore viola chiaro, tutti hanno una bordatura di colore bianco; nella parte sottostante, compare la scritta 'Solidali' di colore bianco".
Solidali si presenta come un contenitore politico-elettorale inclusivo, che sembra adatto a operare tanto in comuni piccoli o molto piccoli (nei quali, al di là delle liste più legate ai paesi, non manca uno spazio per gruppi che si rivolgono soprattutto alla parte di elettorato più sensibile alle battaglie per i diritti (e magari sono in grado di intercettare anche una parte del voto di protesta che spesso è comunque presente), quanto in città più grandi: nei comuni sopra i 15000 abitanti, nei quali sarebbe possibile collegare più viste in coalizione, può essere utile disporre di una lista comune che riduca sensibilmente gli sforzi necessari in termini di raccolta delle firme e, allo stesso tempo, consenta di ottimizzare i risultati, pure con riguardo alla ricerca delle preferenze (unire le forze consente anche a più gruppi di mettere nella stessa lista le persone ritenute in grado di ottenere più consenso, per sé e per la formazione che li candida). Tra l'altro, il contrassegno ha volutamente uno spazio libero nella parte inferiore: è possibile immaginare di inserirvi eventuali miniature di simboli già esistenti, qualora in un comune risulti opportuno rendere maggiormente visibili (alcune del)le forze politico-civiche che concorrono alla lista. Il progetto parte dal Piemonte, dal momento che molte delle prime persone a manifestare interesse a Solidali sono piemontesi, ma potenzialmente può estendersi ben al di là dei confini della Regione.

mercoledì 4 febbraio 2026

Vannacci e l'azzardo (del marchio) di Futuro nazionale

Sembra difficile dire oggi se il 24 gennaio scorso, il giorno in cui Roberto Vannacci ha depositato presso l'Ufficio Proprietà intellettuale dell'Unione europea (Euipo) la domanda di marchio per Futuro nazionale - tanto in versione verbale, quanto in versione grafica - l'europarlamentare e (allora ancora) vicesegretario della Lega per Salvini premier avesse già l'idea di divulgare il proprio progetto politico con i tempi effettivamente seguiti - in particolare con il lancio del "manifesto" della "Destra Vitale" avvenuto ieri nel tardo pomeriggio sui social network dello stesso Vannacci - oppure se la divulgazione della notizia del deposito della domanda di marchio da parte di Adnkronos, il 27 gennaio scorso, abbia improvvisamente accelerato i tempi. Certo è che l'emergere del fregio di Futuro nazionale ha scatenato varie reazioni, alcuni delle quali meritano di essere considerate anche dal punto di vista del "diritto dei marchi" e il diritto elettorale: sotto alcuni punti di vista, la scelta di puntare sul marchio Futuro nazionale pare avere le sembianze di un vero e proprio azzardo, nel senso che è difficile prevederne l'esito. 
 
 

La querelle con Nazione Futura

Com'è noto, tra i primi soggetti collettivi a reagire c'è stata l'associazione Nazione Futura, think tank di destra, presieduto da Francesco Giubilei. In un primo tempo - lo si è visto - l'associazione ha per prima cosa negato segnalato che "l'Associazione Nazione Futura e l'omonima rivista nulla hanno a che fare con il nuovo soggetto lanciato", riservandosi la possibilità di esperire azioni di tutela, ritenendo che i segni depositati da Vannacci siano simili tanto sul piano nominale, quanto sul piano grafico (essendo il logo di Nazione Futura descritto come "un cerchio su sfondo blu con scritta bianca e bandiera tricolore stilizzata", anche se nel corso del tempo ha conosciuto due distinte realizzazioni visive); non era mancato un giudizio politico, in base al quale "qualsiasi iniziativa che nasce al di fuori dell'attuale coalizione di governo" doveva essere considerata come "un favore alla sinistra".
Il 2 febbraio in effetti l'associazione è andata oltre, con l'emissione di un ulteriore comunicato, di seguito interamente riportato.
 
Oggi abbiamo provveduto a depositare l'atto di opposizione all'ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) nei confronti della domanda di registrazione del marchio "Futuro Nazionale" di Roberto Vannacci. 
Lo abbiano fatto per l’elevato rischio di confusione e di somiglianza con il nostro simbolo e il nostro nome e per tutelare il diritto anteriore del nome e del simbolo dell'associazione "Nazione Futura". 
L'uso effettivo del nome e del segno di "Nazione Futura" può impedire la registrazione di un marchio, come quello utilizzato da Vannacci, sostanzialmente identico al nostro, che è idoneo a generare confusione nel pubblico, specie se i segni sono identici o altamente simili e coprono ambiti di attività sovrapponibili. Poiché il marchio "Nazione Futura" gode di notorietà su tutto il territorio nazionale, ciò costituisce un impedimento relativo alla registrazione del marchio di "Futuro Nazionale". 
Ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 4 del Regolamento sul Marchio dell’Unione Europea (RMUE), il nome "Nazione Futura" è infatti equiparato a un diritto anteriore opponibile, capace di impedire la registrazione del marchio "Futuro Nazionale" in quanto quest'ultimo è privo del requisito della novità e della distintività. È infatti composto dalle medesime componenti verbali del segno preesistente "Nazione Futura", semplicemente invertite nell'ordine. 
Precisiamo che la domanda di registrazione del marchio "Futuro Nazionale" di Roberto Vannacci risulta ancora "in fase di esame e valutazione" presso l'ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) e perciò non è ancora approvata. 
Spiace infine che Roberto Vannacci, che ha più volte partecipato ad iniziative, convegni ed eventi promossi e organizzati da Nazione Futura, abbia imitato il nostro nome e il nostro simbolo per la sua iniziativa politica.  
Contestualmente l'Associazione "Nazione Futura" ha aperto il tesseramento 2026 con lo slogan "Leali e coerenti" sottolineando come il nostro collocamento sia nell'area culturale e politica del centrodestra e ritenendo ogni iniziativa che da destra nasce al di fuori dell’attuale coalizione di governo un favore alla sinistra.  
Abbiamo appreso di numerose persone che, deluse da Vannacci, stanno abbandonando la sua associazione "Il mondo al contrario" e ci rivolgiamo a loro: iscrivetevi all'Associazione "Nazione Futura", una comunità fondata sui valori di lealtà e coerenza, che uniscono anzichè dividere.

Il presidente Francesco Giubilei - Il vicepresidente Ferrante De Benedictis - Il direttivo nazionale 
 
Non si intende ovviamente commentare qui ogni giudizio di natura politica, restando ogni soggetto nel pieno diritto di esprimere valutazioni in termini di "lealtà" e "coerenza", come pure sul rapporto tra "ogni iniziativa che da destra nasce" e la coalizione politica che oggi esprime il governo. Si conferma il diritto di un soggetto collettivo a non farsi identificare con altri soggetti e a contenere il rischio di perdere iscritti e simpatizzanti (cogliendo anche l'opportunità di farsi conoscere a un pubblico più ampio), senza che però questo crei di per sé diritti su nomi e fregi. Anche il fatto che in passato Roberto Vannacci abbia "più volte partecipato ad iniziative, convegni ed eventi promossi e organizzati da Nazione Futura" non è, di per sé, sufficiente a integrare una condotta che potrebbe dirsi dolosa - e forse nemmeno colposa - sulla scelta di un nome o di un emblema politico, anche se indubbiamente qualunque persona può considerare anche quell'elemento per formare un proprio giudizio personale (non importa di quale segno) sull'iniziativa di Vannacci. Il resto del comunicato merita invece di certo più attenzione.
Innanzitutto pare utile segnalare che il logo di Nazione Futura è stato anch'esso depositato come marchio europeo, a nome di Francesco Giubilei, il 29 gennaio scorso, dunque dopo l'emersione del deposito da parte di Vannacci: questo, ovviamente, non significa che prima il simbolo non fosse stato usato, avendo caratterizzato dal 2017 - nelle sue due successive versioni - l'attività dell'associazione - think tank. Le categorie per cui si è richiesta la registrazione in parte coincidono con la domanda di Vannacci: sono identiche, in particolare, le categorie di beni e servizi n. 16 (Adesivi in plastica per la cartoleria o per uso domestico; Nastro adesivo di carta; Carta e cartone; Carta per stampa offset per opuscoli; Immagini; Immagini sotto forma di disegni; Immagini sotto forma di fotografie stampate; Impressioni grafiche; Rappresentazioni grafiche; Bandiere di carta; Bollettini di informazione; Carta da giornale; Circolari; Comunicati stampa stampati; Copertine in carta per libri; Giornali; Libretti; Libri; Libri commemorativi; Libri d'informazioni; Libri di testo; Libri manifesto; Libri manoscritti; Libri, riviste, quotidiani stampati e altri mezzi di comunicazione su carta; Libri regalo; Periodici; Pubblicazioni anche pubblicitarie; Manifesti pubblicitari"), 35 (Servizi pubblicitari, di marketing e promozionali; Servizi di pubblicità politica; Relazioni pubbliche; Servizi di relazioni con i media) e 41 (Pubblicazione, comunicazione e redazione di testi; Consulenza editoriale; Creazione [redazione] di podcast; Diffusione di notizie tramite agenzie di stampa; Editoria multimediale e musicale; Giornalismo; Informazioni in materia di editoria; Microeditoria; Pubblicazione di libri; Conduzione e organizzazione di convegni, seminari e congressi; Fornitura di informazioni su eventi congressuali; Organizzazione d'esposizioni per scopi culturali o educativi; Organizzazione di attività ludiche; Coaching e formazione per dibattiti politici). Manca la categoria 25 (Magliette; T-shirt; Felpe; Abbigliamento), mentre è stata indicata la 45 (Servizi nell'ambito della politica; Consulenza politica; Servizi d'informazione e comunicazione politica; Ricerca e analisi politica; Organizzazione di manifestazioni e riunioni politiche; Servizi di lobbying politica; Consulenza in materia di campagne politiche).
Ovviamente, se si parla di date, è facile notare che l'atto di deposito della domanda di marchio europeo da parte di Nazione Futura (del 29 gennaio) è diverso dall'atto di opposizione (del 2 febbraio) alla registrazione delle due domande di marchio presentate da Vannacci, entrambe risultanti - come correttamente indicato nel comunicato del 2 febbraio - in corso d'esame e (con riguardo a quella grafica) "pubblicata per opposizione" (dunque per permettere a eventuali avento diritto di opporsi alla registrazione, come ha reso noto di aver fatto Nazione Futura. Secondo l'associazione, il regolamento Ue 2017/1001 sul marchio dell'Unione europea verrebbe in soccorso, con particolare riguardo all'art. 8, par. 4: "In seguito all'opposizione del titolare di un marchio non registrato o di un altro segno utilizzato nella normale prassi commerciale e di portata non puramente locale, il marchio richiesto è escluso dalla registrazione se e in quanto, conformemente a una normativa dell'Unione o alla legislazione dello Stato membro che disciplina detto segno: a) sono stati acquisiti diritti a detto contrassegno prima della data di presentazione della domanda di marchio UE, o della data di decorrenza del diritto di priorità invocato per presentare la domanda di marchio UE; b) questo contrassegno dà al suo titolare il diritto di vietare l'uso di un marchio successivo". Nazione Futura non risulta essere un marchio registrato in Italia, ma è certamente un segno "di portata non puramente locale"; più difficile appare riscontrare l'uso nella "normale prassi commerciale", anche se non può escludersi che l'uso in ambito politico possa in parte rientrare in quel settore (sul punto si tornerà più tardi).
Per l'associazione Nazione Futura il nome che Vannacci intende utilizzare "è privo del requisito della novità e della distintività", essendo "composto dalle medesime componenti verbali del segno preesistente 'Nazione Futura', semplicemente invertite nell'ordine" e sarebbe "idoneo a generare confusione nel pubblico, specie se i segni sono identici o altamente simili e coprono ambiti di attività sovrapponibili" (quello politico nell'area della destra). Il ragionamento non è privo di pregio, vista la delicatezza della nominazione in ambito politico, ma non sembra inutile considerare anche altri aspetti. Proprio nella politica, infatti, i concetti di novità e capacità distintiva finiscono per essere molto sfumati, soprattutto perché è impossibile concepire l'esclusiva su determinate idee, ispirazioni e forme organizzative: questo vale senz'altro per l'uso di parole quali "partito", "movimento" o "lega" oppure per gli aggettivi come "popolare", "comunista", "socialista"; si è già ricordato come il concetto di "futuro" sia stato impiegato molto spesso in ambito politico-elettorale (come nome o come aggettivo) e lo stesso può dirsi per il concetto di "nazione" e ancor più per l'aggettivo "nazionale". 
Potenzialmente a ricevere di solito maggiore tutela è proprio l'uso combinato di determinate parole di per sé non originali, per cui a essere ritenuto dotata di capacità distintiva è la combinazione. Si tratta proprio di quanto rivendica Nazione Futura, quando sostiene che sono state usate nel segno di Vannacci le "medesime componenti verbali del segno preesistente [...] semplicemente invertite nell'ordine". Si tratta anche della ragione per cui alla fine del 2010 il tribunale di Roma aveva inibito ai Popolari liberali fondati da Carlo Giovanardi l'uso di quel nome perché ritenuto lesivo dei diritti dell'associazione Liberal popolari: "da un lato - si leggeva nella decisione - le denominazioni delle due associazioni sono composte da identici termini e, dall'altro gli scopi associativi sono analoghi, concernendo entrambi la promozione del dibattito nella cittadinanza in materia politico economica nell’area moderata, a cui storicamente si iscrive la cultura popolar-liberale, e il cittadino che culturalmente e politicamente si riconosce in tale area". Proprio quella decisione, tuttavia, aveva parlato di "identici termini" e questo non sembra un elemento da non tenere in considerazione: il concetto può essere indubbiamente simile e fare presa sulle stesse persone, ma formalmente "Futuro nazionale" non sembra del tutto sovrapponibile a "Nazione futura" (un conto è immaginare il futuro di uno Stato e della sua comunità, un conto è immaginare come potrà essere il concetto di nazione più avanti nel tempo). 
Nel 2021 sempre il Tribunale di Roma aveva - in sede di prime cure e di reclamo - accolto la domanda del Partito liberale italiano affinché fosse inibito ad altra formazione politica nata successivamente l'impiego della denominazione "Partito liberale europeo"; quando quella formazione, in seguito, ha assunto il nome di Partito degli Europei e dei Liberali, indicando sul simbolo l'espressione Partito Europei Liberali, non risulta che siano continuate vittoriosamente azioni legali e il simbolo è stato ritenuto ammissibile dal Viminale alla vigilia delle elezioni politiche del 2022. E, sempre in tema di diritti di esclusiva in materia di segni distintivi in ambito politico, non sembra inutile citare l'ordinanza con cui lo stesso Tribunale di Roma, a settembre del 2020, aveva respinto la domanda con cui Teofilo Migliaccio aveva chiesto di inibire a Gianluigi Paragone l'uso del termine Italexit, parte del nome dell'associazione fondata dal primo, del nome a dominio registrato e del marchio altrettanto registrato: per il giudice "Italexit" era "un concetto astratto non riconducibile immediatamente a nessuna forza politica" ma anzi poteva essere "comune anche a forze politiche appartenenti alla medesima area che però si presentano alle elezioni con denominaziono politiche e simboli diversi [...] pur mantenendo una assonanza in relazione alla medesima area politica di appartenenza".
 

Il marchio già registrato (ma scaduto)

Alla querelle con Nazione Futura, peraltro, Roberto Vannacci ha dovuto aggiungere anche un altro fronte problematico, svelato ieri sera da Franco Bechis sulla testata Open: egli ha scoperto, infatti, che il nome "Futuro nazionale" "è già stato registrato il 25 febbraio 2011 all’Ufficio brevetti e marchi del ministero delle Imprese della Repubblica italiana. A depositarlo il 3 settembre 2010 fu un promotore finanziario di Giulianova, Riccardo Mercante. Tre anni dopo l'accettazione della registrazione Mercante si candidò con successo nel Movimento 5 stelle al consiglio regionale dell'Abruzzo, e per tutta la legislatura conclusa nel 2019 è stato consigliere regionale diventando anche capogruppo M5s". Bechis fa sapere che "il titolare del marchio 'Futuro nazionale' oggi non c'è più. Ad appena 50 anni ha perso la vita il 16 settembre del 2020 in moto scontrandosi con un’auto lungo la bonifica del Salinello. Dopo la morte il marchio è entrato nella successione ereditaria. Oggi la compagna di Mercante e i suoi due figli sono proprietari del nome. Il generale Vannacci dovrà quindi chiedere loro il permesso di utilizzare il nome del suo partito politico o fare una proposta economica agli eredi Mercante per acquistare il marchio regolarmente registrato".
Quel che ha scoperto Bechis è senz'altro corretto. Sembra però giusto rilevare che il marchio - di natura esclusivamente verbale, consistente "nella dicitura Futuro nazionale, che può essere riprodotta in qualsiasi carattere e dimensione" - depositato e registrato per la già citata categoria 41 della classificazione di Nizza, non risulta essere stato rinnovato alla scadenza decennale del titolo di privativa, guardando almeno al contenuto della banca dati dell'Uibm. Questo significa che il marchio registrato da Mercante, all'origine valido, al momento appare scaduto.
Questo, naturalmente, non significa in automatico che quel segno distintivo non abbia più valore: non è possibile sapere che uso ne sia stato fatto nel corso del tempo (prima o dopo la morte di Mercante), anche a prescindere da eventuali altri atti al momento non noti per prolungare la durata del titolo riconosciuto dalla legge. Certo è che, come marchio propriamente detto, sono sufficienti due anni trascorsi dalla scadenza del titolo per non vedersi contestata la novità in sede di nuova registrazione. 
 

Il problema della mossa del marchio

Entrambi i casi emersi in questi giorni, dunque, possono apparire come grattacapi di cui è utile che Roberto Vannacci e il suo staff si occupino, se non altro per evitare di dover affrontare conseguenze improvvise di portata non irrilevante, nell'ottica di un percorso politico formalmente appena iniziato. Potrebbe infatti non essere privo di conseguenze se Vannacci si dovesse trovare - al di là del "menefrego" divulgato due giorni fa via social - nella condizione di dover cambiare il proprio nome ad attività già iniziata, o a causa di un provvedimento di un giudice o per qualunque altra ragione, anche solo di opportunità (per evitare sul nascere intralci di qualunque natura).
Paradossalmente, tuttavia, la situazione si è almeno in parte complicata proprio per la scelta di cercare di proteggere il futuro simbolo vannacciano attraverso lo strumento del marchio d'impresa. Si è detto più volte su questo sito che è sempre più diffusa l'abitudine di trattare i potenziali simboli di partito (anche) come marchi, anche se i due ambiti sono profondamente diversi all'origine: aveva scritto il Tribunale di Roma nel 1999 (in una delle prime ordinanze emesse contro la Dc-Piccoli) che "Gli scopi che il legislatore si è prefisso al momento di dettare le norme destinate a regolare i rapporti tra gli imprenditori in funzione di un più rigoglioso sviluppo dell'economia nazionale non sono coerenti con la natura giuridica dei partiti politici così come delineata dalla Carta costituzionale". Vero è che il contesto politico è sempre più simile a un mercato - e non è una buona notizia, tranne che per chi fa ricerche o si occupa di marketing politico - ma fa sempre una certa impressione l'idea che qualcuno possa trattare come un prodotto un partito, un progetto politico o chi lo promuove (e come consumatori gli elettori o i simpatizzanti). In ambito politico, va detto, il miglior modo per tutelare un simbolo è utilizzarlo, perché più lo si usa e più se ne dimostra la titolarità, avendo ovviamente l'accortezza di non adottare un nome pressoché identico ad altri già esistenti o un simbolo troppo simile a qualcosa di piuttosto noto. A proposito, i problemi sembrano dati più dal nome che dal simbolo, il cui nucleo era descritto dall'entourage di Vannacci non come una variante della fiamma tricolore, ma come "due ali che ci fanno volare alto e un'onda che travolge": per quanto Nazione Futura abbia lamentato anche una somiglianza grafica, è facile notare che l'uso di un elemento tricolore su fondo blu accompagnato a un testo bianco è tutt'altro che originale in campo politico (basti pensare al simbolo del Popolo della libertà, col suo arcobalenino tricolore su fondo azzurro o blu), dunque il problema starebbe altrove.
Altrettanto vero è che un piano ancora diverso da quello del fregio politico e del marchio d'impresa è quello del contrassegno elettorale, cosa che peraltro Nazione Futura non è mai stata (almeno finora). Al momento non ci sarebbe alcun motivo di ritenere inammissibile il simbolo scelto per Futuro nazionale e nessun'opposizione in tal senso, da parte di alcun soggetto politico o para-politico esistente, se presentata, potrebbe avere successo. Forse, se tutto fosse rimasto in ambito politico-elettorale, il fregio politico avrebbe avuto il tempo di rafforzarsi e si sarebbe "blindato" anche sul piano giuridico; l'azzardo della mossa del marchio, tuttavia, si è subito scontrato con l'impiego del medesimo strumento. E tutto questo mentre nulla si sa ancora - né si può sapere - sui dettagli della legge elettorale che probabilmente sarà oggetto di discussione nelle prossime settimane, soprattutto con riferimento all'altezza dell'asticella da superare (leggi: sulla percentuale della soglia di sbarramento, in coalizione o "in solitaria") e, ancora prima, al numero di firme da raccogliere (sicuramente non ci sarà nessuna esenzione utile, nemmeno per via europea). Questi sono elementi che non possono lasciare indifferenti i drogati di politica, al netto di ogni commento dei principali esponenti leghisti o degli elettori dello stesso partito circa il progetto reso noto da Roberto Vannacci. Quanto alle sue dimissioni da europarlamentare invocate da più parti, a motivo della elezione sotto il simbolo della Lega, è appena il caso di ricordare che anche per i parlamentari europei vale l'assenza di vincolo di mandato; tra le poche certezze c'è che Vannacci non rimarrà senza gruppo parlamentare (dopo l'abbandono del gruppo Patriots), anche perché lo status dei deputati europei senza gruppo è particolarmente svantaggioso.

martedì 3 febbraio 2026

Fronte Verde, un nuovo arciere per i vent'anni d'attività

Formalmente raggiungerà il traguardo dei 20 anni di attività il prossimo 21 dicembre; il movimento politico Fronte Verde, però, si prepara già ora a festeggiare, intervenendo sull'elemento più visibile della propria immagine, vale a dire il simbolo. Un simbolo che, nelle sue varie evoluzioni - grafiche e nominali - è stato presente parecchie volte nelle bacheche del Viminale prima degli appuntamenti elettorali più importanti che hanno interessato l'Italia in questo periodo (anche se poi magari sulle schede si è visto molto di meno e solo a livello locale).
Il presidente nazionale, nonché principale fondatore, Vincenzo Galizia, rivendica "due decenni di battaglie per l’ecologia indipendente, la giustizia sociale e la sovranità dei popoli": non ha mai rinnegato il suo percorso precedente qualificabile come "di destra" (Msi, Gioventù nazionale della Fiamma Tricolore, Movimento idea sociale), ma ha sempre sottolineato di avere sviluppato una sensibilità ecologista fin dai tempi dei Gruppi di Ricerca Ecologica e di Fare Verde, che lo ha condotto alla fine del 2006 a fondare appunto Fronte Verde. 
Sembrano ormai piuttosto lontani i tempi in cui l'ingrediente principale del fregio era una freccia verde piegata a forma di "V", vista per la prima volta nel 2008 al Ministero dell'interno: l'anno dopo si tentò di sostituirla con un girasole su fondo verde, ma per l'ufficio elettorale nazionale presso la Cassazione il nuovo simbolo somigliava troppo al sole che ride dei Verdi (che si erano opposti all'ammissione) e finì ricusato, così si tornò alla freccia verde. Poco tempo dopo si passò dalla freccia verde a Freccia Verde, nel senso di Green Arrow, l'arciere dei fumetti dell'universo DC Comics: nel 2011 il disegno era effettivamente in stile comics (e in quel modo apparve nelle bacheche del 2013), ma poco dopo il disegno fu semplificato e la figura che tendeva l'arco divenne bionda-rossiccia, senza rinunciare a un cappello-feluca con penna, di colore verde (era la versione depositata al Viminale nel 2014 e anche nel 2018). L'arciere ha subito in seguito ulteriori modifiche, per cui nel 2019 - anno in cui Fronte Verde ebbe un'inattesa notorietà per la partecipazione di due sue candidate alla lista di Europa Verde - al Viminale finì la versione che guardava verso destra e avanti (ribaltata rispetto alla precedente) e con il nome schiarito. Alla fine del 2020, però, quell'elemento grafico venne lasciato da parte per essere sostituito da un globo terrestre blu e verde conformato a cuore, mutuato in parte dall'Alleanza ecologista indipendente francese: anche il nome venne temporaneamente cambiato in Più Eco, con l'idea di costruire un fronte ecologista indipendente più ampio rispetto al passato (e quel simbolo venne depositato nel 2022 in vista delle elezioni politiche, così come venne usato - insieme a quello del Partito pensionati + Salute - alle elezioni comunali di Fiumicino in appoggio a Mario Baccini, mentre nel 2013 e nel 2018 l'arciere aveva appoggiato Esterino Montino).
Quando però nel 2024, in vista delle elezioni europee, si è concretizzata la possibilità di finire davvero sulle schede a livello nazionale grazie all'affollatissima lista Libertà promossa da Cateno De Luca e dalla sua Sud chiama Nord, l'arciere è tornato, sia pure in una nuova versione - non troppo leggibile, a causa del contrassegno comune strapieno, ma comunque presente su tutte le schede d'Italia - con volto in primo piano celato in parte da un cappuccio e tutte le frecce nella faretra. Si tratta dell'immagine che ora è stata di nuovo leggermente modificata, togliendo il cappuccio all'arciere (che ora mostra la sua capigliatura rifinita) e sistemando le penne e le cocche delle frecce.
"L'arciere richiama l'immagine dell’eroe leggendario Robin Hood - spiega oggi Vincenzo Galizia -. In lui è rappresentata la giustizia e la difesa dei più deboli, la lotta per la libertà contro la tirannia. Dopo vent'anni di coerenza, questo simbolo racconta la nostra volontà di vivere a contatto diretto con la natura, proteggendola senza sopraffarla, proprio come chi abita la foresta e la difende con coraggio". Galizia rivendica come Fronte Verde abbia mantenuto per due decenni "la sua identità di movimento antisistema, lontano dalle logiche dei grandi blocchi di destra e sinistra, focalizzandosi sulla difesa della Natura e del Paesaggio, contro il nucleare, gli inceneritori e la distruzione del territorio; sulla giustizia sociale, dalla parte dei cittadini contro lo strapotere delle lobby finanziarie; su libertà e tradizione, proponendo una visione spirituale e identitaria dell'ecologismo, radicata nella cultura dei popoli. Celebrare vent'anni significa onorare il percorso iniziato in quel solstizio del 2006. Il nuovo emblema è la nostra freccia pronta a essere scoccata verso il futuro. Non siamo una moda passeggera, ma una forza radicata che continua a battersi per un mondo più giusto e naturale".