Visualizzazione post con etichetta blu. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta blu. Mostra tutti i post

martedì 26 ottobre 2021

Nuova fase di Azione: Calenda dal blu al verde per la doppia transizione

Le modifiche grafiche non sono mai casuali: conta cosa si cambia, come lo si fa e anche quando. Vale anche per Azione, il progetto politico inaugurato da Carlo Calenda e da Matteo Richetti poco meno di due anni fa (è stato presentato il 21 novembre 2019) e che poche ore fa ha divulgato il suo simbolo rinnovato, all'interno di una conferenza stampa convocata nello stesso luogo del "varo" del 2019, la sede dell'Associazione stampa estera. 
La presentazione del nuovo corso grafico, ovviamente, era solo uno degli elementi di un evento che ha voluto marcare "l'inizio di una seconda fase per Azione", come lo ha chiamato Calenda. Una seconda fase che parte dal risultato elettorale di Roma, con la lista civica Calenda sindaco uscita dalle urne come la forza più votata, in grado di far convergere verso di sé elettorati compositi (tra centrosinistra, centrodestra e persone "non collocate"): "Per noi - ha precisato Calenda - è il primo segnale, da molto tempo a questa parte, della frattura di un bipolarismo che negli ultimi trent'anni ha portato a un declino del paese". Se però la seconda fase parte da Roma, "la grande sfida è andare oltre Roma, stando sempre molto sui fatti e molto poco sulle ideologie": l'ex candidato sindaco ha confermato che non resterà consigliere comunale a Roma (al suo posto entrerà nell'Assemblea capitolina Francesco Carpano), ma si impegnerà piuttosto, oltre che come parlamentare europeo, come segretario di Azione, girando per l'Italia partendo dal Veneto (lì nel 2019 ha raccolto quasi metà delle preferenze ricevute alle europee nella circoscrizione Nord-Est).
Il progetto politico di Calenda mira a "
costruire un'area, un fronte della serietà", che però non appare legata a una precisa area politica, magari con riferimenti al passato più o meno recente dell'Italia. "L'idea dell'Ulivo, di cui parla Enrico Letta, equivale a guardare la politica nello specchietto retrovisore, la politica ora si divide sui fatti e non sui campi", ha precisato il leader di Azione, che punta a una nuova stagione che "non può vedere ricatti populisti o sovranisti", ma dev'essere caratterizzata dal dire cosa si vuole fare, come farlo e quanto costa (lo suggerisce, tra l'altro, #IlFogliodelCome lanciato di recente). Sul piano delle formule elettorali, se l'ex ministro ed ex candidato sindaco di Roma si dice favorevole al sistema previsto per i comuni superiori, a doppio turno eventuale, "ma nessun altro lo vuole" (e, si aggiunge, la stessa Corte costituzionale ha manifestato le sue riserve nelle sue decisioni in materia), così l'opzione realisticamente percorribile per Calenda è un sistema proporzionale con sbarramento al 5%.
Così, se Azione continuerà a lavorare con attenzione su Roma (come ha sottolineato nella conferenza stampa la neoconsigliera comunale capitolina Flavia De Gregorio), proprio in considerazione del consenso ricevuto dalla lista civica Calenda sindaco, il partito si impegnerà a livello nazionale su più fronti, dalle battaglie in materia di giustizia (tra coerenza, garanzie e certezza della pena, come ricordato dal deputato Enrico Costa) a quelle in materia di ambiente, energia e sostenibilità.
Proprio a questo è dedicato un piano molto dettagliato presentato oggi da Silvia Vannutelli (a capo dell'ufficio studi di Azione) e proprio a ciò si collega il simbolo rinnovato di Azione, che per Calenda "recepisce l'idea della doppia transizione": sulla pagina Facebook del partito si legge che "al blu della transizione digitale si aggiunge il verde della transizione ambientale. Le due grandi sfide della nostra epoca, che richiedono serietà e pragmatismo". Lo stesso Calenda, al momento di svelare la nuova grafica, ha tenuto a precisare come entrambe le sfide siano da lui e dal suo partito già praticate, prima che rappresentate visivamente: "La parte digitale era già coperta dal lavoro che ho fatto al ministero con Impresa 4.0 e in Europa sulla strategia di politica industriale, quella ecologica si completa con il nostro piano sull'ambiente presentato oggi". 
"Nel nuovo simbolo - ha sottolineato Matteo Richetti - c'è l'Italia che cambia colore, ma anche l'Italia che prova a cambiare passo, che entra in Azione". Eppure non è solo il colore a cambiare, con quel passaggio sfumato diagonale tra blu e verde (che in rete non ha riscosso unanimi consensi, evocando secondo alcune persone le tavolozze usate per i medicinali, ma che nella sua morbidezza non risulta sgraziato). Cambia infatti anche la freccia, da orizzontale a leggermente ricurva, quasi l'idea di passare dal movimento tout court al governare un cambiamento, plasmandolo; in più, è tutto il lettering del nome a risultare più "morbido", con vari vertici espressamente arrotondati. 
Il passaggio cromatico e la nuova freccia si vedono nel nome intero, ma sono più evidenti nella versione del logo pensata per i social network, basata solo sulla "A" di Azione dentro una circonferenza. Anche questa versione del simbolo, peraltro, potrebbe andare già bene per le schede elettorali (la mancanza del nome non aiuta l'identificazione, ma il segno è comunque riconoscibile); si è comunque preparata un'ulteriore grafica tonda, già concepita come contrassegno elettorale. In questa domina tuttora il colore blu delle origini: il nome blu-verde è inserito nel semicerchio superiore bianco, mentre in quello inferiore blu spicca il nome di Carlo Calenda in bianco, a caratteri corsivi e black. Che il riferimento al leader - presente per intero, con nome e cognome, anche in diversi contrassegni locali nell'ultimo turno elettorale - sia stato previsto pensando anche (se non soprattutto) al risultato della lista Calenda sindaco a Roma è probabile; in ogni caso, dovrebbe essere possibile sostituire il nome del leader del partito con quello delle persone di volta in volta sostenute nelle varie elezioni.
Probabilmente si riferiva a quest'ultima grafica Matteo Richetti nel dichiarare, in conferenza stampa, che la nuova versione del simbolo "mette in forte evidenza la nostra leadership", salvo precisare che è altrettanto forte "la consapevolezza che non stiamo costruendo un movimento del leader: saremo un partito che fa congressi, che radica la sua presenza, che fa discutere fino a ogni terminale periferico del nostro territorio, che coinvolgerà tutti gli iscritti, militanti e gruppi territoriali e chiuderà il suo percorso congressuale entro metà gennaio", quando si dovrà discutere dell'elezione del nuovo Presidente della Repubblica. E a fine percorso congressuale, probabilmente, il simbolo cambierà anche nel registro dei partiti politici, per recepire in modo ufficiale il riferimento la doppia transizione (anche se nella stampa in bianco e nero non si vedrà più di tanto).

venerdì 6 marzo 2015

La rosa, il blu e la stella (rossa): gli ingredienti della Convergenza socialista

A ripercorrere la storia del mondo socialista italiano, è difficile non notare una tendenza quasi insopprimibile alla frammentazione, presente anche quando il singolo partito o movimento mantiene nel suo nome parole come "Unitari", "uniti" o "unità". Ci si divide per affinità diverse, per disaccordi su alleanze e, perché no, anche per motivi strettamente ideali, anche se per molti il motivo sembra passato di moda.
È questa invece la ragione che ha portato, poco meno di un anno fa (era maggio), alla costituzione di Convergenza socialista, di cui è segretario nazionale il 42enne Manuel Santoro. Nello statuto, Cs è identificato come "un partito politico socialista, autonomo ed indipendente da qualsiasi altro soggetto politico e sindacale", un soggetto che "si riallaccia alla gloriosa tradizione socialista proiettando le proprie politiche al presente e al futuro".
All'inizio del 2013, Santoro era consigliere nazionale del Partito socialista italiano, guidato da Riccardo Nencini: "Allora facevo parte della minoranza di sinistra, quella dell'esperienza lombardiana. Non mi pesava essere in minoranza, c'era comunque dialettica tra le parti". Qualcosa, però, lo ha portato fuori dal partito: "Quando nel 2014 il Psi ha scelto di non presentare liste per le elezioni europee, ma di candidare per la seconda volta di seguito propri esponenti nelle liste del Pd, me ne sono andato: lì ho avuto la certezza che il Psi si fosse incamminato in una direzione inaridita, politicamente non più sostenibile. Finché il partito ha avuto una propria autonomia e identità le cose mi andavano bene, ma la scelta di non partecipare col proprio emblema alle elezioni per me fa venire meno quest'autonomia. Non c'è una confluenza, è vero, ma di fatto il Psi è sempre più schiacciato su posizioni renziane". 
Per questo motivo, Manuel Santoro ha voluto creare "un contenitore socialista ma di sinistra", calcando molto l'attenzione su quel ma. Questo e altro si trova compendiato, in qualche modo, nel simbolo del partito, descritto all'ultimo articolo dello statuto: "un quadrato (o cerchio) a sfondo azzurro, con al centro la lettera C e la lettera S, entrambi in bianco, e nel mezzo due simboli: una rosa bianca sopra una stella rossa. In basso, il nome del partito 'Convergenza Socialista' in bianco".

In effetti appartiene alla tradizione socialista europea la rosa, che è stata disegnata appositamente per questo emblema; il fiore, però, è abbinato a una stella rossa, un po' irregolare. "In effetti quella stella riprende un po' vari filoni del socialismo sudamericano, cui in qualche maniera ci ispiriamo – spiega Santoro – il nome stesso è ripreso da alcune esperienze socialiste del Sud America, penso al Cile, al Messico, al Brasile. Siamo socialisti europei, certo, ma per noi non è abbastanza: sentiamo il bisogno di cercare percorsi comuni anche con altri socialismi: vorremmo costruire insomma un nuovo socialismo europeo con basi sudamericane, non un socialismo moderato, ma un riformismo rivoluzionario, antiliberista, direi lombardiano".
Sembra quasi ovvio che la stella rossa punti a sinistra (lo fa anche quella del Partito della sinistra europea, ma non è lo stesso disegno), ma Santoro precisa che quello non è un punto di vista partitico: "Il nostro gruppo è molto orientato sul sociale: non ci interessano alleanze partitiche, anche con Sel o con Rifondazione comunista, preferiamo stringere accordi tematici con associazioni che lavorano nel sociale, a partire dal Movimento italiano disabili con cui siamo in contatto". 

Al momento il partito non ha ancora rappresentanti: "Ora stiamo mettendo le prime gambe, ma questo è un progetto di lungo periodo, che ovviamente inizia da zero e il percorso richiede tempo e impegno. Dove siamo presenti, iniziamo a fare quel lavoro in ambito sociale: per noi la sezione deve tornare a essere un luogo di assistenza e resistenza sociale". Convergenza socialista prevede di partecipare alle elezioni, ma lo farà con il proprio simbolo o, al massimo, accostandolo a quello delle associazioni di ambito sociale, senza mai entrare in alcuna coalizione, nemmeno guidata dal Pd: "Sarebbe solo un'operazione di vecchio stampo, in piena 'dottrina Nencini'. Ora non vedo a sinistra le condizioni perché ci si possa considerare rappresentativi della società, non facciamo abbastanza per esserlo. Per noi prima viene il lavoro e l'impegno sociale in un comune, e saremo bravi potremo avere la forza di candidarci e magari essere eletti: la strada magari è più complicata, ma dal punto di vista ideale e politico ci sembra la cosa più sensata".
Tornando al simbolo, comunque, sono almeno due i dettagli che possono colpire: innanzitutto, il fatto che la prima forma prevista sia il quadrato. "Di solito il cerchio è strettamente collegato alle competizioni elettorali, visto che la legge lo richiede, ma noi ci siamo dotati di entrambe le forme. Non c'è un motivo preciso per questa doppia immagine – ammette Santoro – certamente qualcosa dal 'marchio quadrato' del Psi avevamo preso, ma nella nostra attività politica usiamo le due forme in odo indifferente".
Da ultimo, non passa inosservato il fondo blu, quasi carta da zucchero, piuttosto insolito per un partito socialista. "Innanzitutto volevamo differenziarci, non volendo usare il rosso come colore dominante – precisa il segretario – e comunque, volendo evidenziare la stella rossa, quella tinta ci sembrava la migliore. Da ultimo, ma non ultimo, secondo noi il rosso indicava un percorso politico socialmente finito, almeno per l'Italia: ora siamo lontanissimi da una presenza "rossa" com'era qualche decennio fa, per cui abbiamo voluto ripensare l'azione socialista e l'essenza stessa del socialismo, anche cambiando piano cromatico". 
Basteranno questi dettagli perché il partito guidato da Santoro diventi "punto di riferimento e di aggregazione di tutti coloro che, pur provenendo da diverse scuole politiche, riconoscono nella difesa dei deboli del mondo e nella lotta al grande capitale ed alla grande finanza la motivazione primaria del proprio iter procedurale"? Per ora non è dato sapere, ma il simbolo e l'impegno ci sono: i risultati si vedranno.

sabato 20 dicembre 2014

Le spighe identitarie di Sovranità

Non è ancora un partito, anche se probabilmente desidera diventarlo "da grande". Per ora non ha nemmeno un sito, si accontenta di una pagina Facebook e di un account di Twitter, in compenso un simbolo da usare è già pronto. E' nata sempre nel nome di Matteo Salvini e delle sue battaglie l'associazione "Sovranità - Prima gli Italiani", che al leader leghista punta a dare un sostegno "politico, culturale e organizzativo", mediante "un bagaglio di idee, di strutture e di parole d'ordine" che consenta di "sostenere una proposta politica che oggi può essere l'unica speranza affinché l'Italia non cessi definitivamente di essere un soggetto collettivo dotato di storia, eredità e destino".
Al pari di Salvini, i promotori di Sovranità se la prendono con "l'espropriazione della sovranità italiana da parte della Ue" (sul piano monetario, ma non solo), il "succedersi di governi non eletti e diretta espressione della troika", lamentano "il convergere della destra e della sinistra 'moderate' verso il progetto renziano" e denunciano il progressivo impoverimento della popolazione, "una tassazione cieca che strangola i settori produttivi", la disoccupazione giovanile galoppante e, last but not least, l'accelerazione degli ultimi governi "su progetti etnocidi, da Mare Nostrum alla progettata revisione dello ius sanguinis".
La reazione quasi naturale, secondo le prime anime di Sovranità, è "una proposta politica sovranista, sociale, identitaria, che si faccia portavoce degli interessi del popolo italiano in un momento in cui le caste politiche, economiche e culturali non riescono più a capire ciò che accade nell'Italia rimasta fuori dai salotti". C'è chi l'ha chiamato “lepenismo italiano”; loro lo chiamano semplicemente Sovranità, come il primo dei tre pilastri che l'associazione si è data (gli altri due sono identità e lavoro).
Alla presentazione del simbolo "Noi con Salvini" ieri c'erano anche alcuni rappresentanti di Sovranità (che ancora non spende nomi ufficiali su di sé). E, ironia della sorte, l'emblema dell'associazione - reso noto già all'inizio di dicembre - sembra imparentato con il nuovo marchio salviniano, almeno dal punto di vista cromatico. Il fondo è sempre blu, anche se è più chiaro nella maggior parte del cerchio e più scuro nel segmento inferiore, che riporta il nome completo del gruppo (scritto in bianco e giallo). Sempre il giallo lo si ritrova a colorare l'elemento figurativo che contraddistingue il logo: tre spighe stilizzate, collocate al centro.
Quelle infiorescenze non sono certo nuove nella politica italiana: c'erano già sulle schede per eleggere la Costituente, sui segni del Partito dei contadini d'Italia, del Partito democratico del lavoro e del Partito socialista riformista (niente a che vedere con quello, di molto successivo, fondato da Enrico Manca e Fabrizio Cicchitto). In tutti quei casi, tra l'altro, le spighe erano proprio tre, così come sono tre nell'emblema di oggi. Non c'è una spiegazione ufficiale per quell'emblema grafico, anche se indubbiamente richiama il "pilastro" del lavoro (e, volendo, anche un po' quello dell'identità, perché di grano in Italia se ne coltiva parecchio).
Non è esattamente probabile che il simbolo già pronto veda le schede, visto che il sostegno diretto è a quanto sta facendo e farà Matteo Salvini. In Italia, tuttavia, non si può mai sapere: il fatto stesso di avere già preparato un emblema tondo non esclude che, almeno a qualche piccola corsa elettorale, qualche "sovranista" abbia fatto un pensierino. 

Post scriptum del 23 dicembre: tra i sostenitori del progetto Sovranità si può annoverare a tutti gli effetti Casa Pound Italia, come si evince da questa intervista al vicepresidente nazionale Simone Di Stefano“Sovranità - dichiara - è un progetto esterno e indipendente a cui CasaPound ha dato la sua adesione. Si tratta di un contenitore che vuole raggruppare tutti quelli che amano la patria e che vogliono collaborare con la proposta di Matteo Salvini”.

domenica 16 febbraio 2014

Secondo make-up per il Nuovo centrodestra

Sembra non esserci pace in casa del Nuovo centrodestra. La crisi di governo, però, stavolta non c'entra: il problema e l'instabilità hanno ragioni tutte simboliche. Sì perché, all'assemblea degli amministratori locali del partito guidato da Angelino Alfano che è iniziata ieri e si è conclusa oggi, accanto alla grafica "quadrata" della prim'ora, si è vista una nuova versione del simbolo, stavolta in versione tonda, che guarda evidentemente alle elezioni ormai imminenti di maggio.
Dicono che a volte ai risultati finali si arriva per correzioni e aggiustamenti successivi. Anche in area simbolica, per carità, può capitare: si pensi, per dire, al Movimento sociale Fiamma tricolore, che nel 2001 si vide bocciare l'emblema con la vecchia fiamma che due anni prima andava bene, scodellò in fretta e furia un simbolo con una fiamma "a goccia" per le elezioni politiche, poi - visto che quella soluzione non piaceva a nessuno - si intervenne per gradi, prima stringendo la "goccia" e aggiungendo le seghettature all'esterno, poi inserendole anche all'interno per renderla "più fiamma". Altri ritocchi ripetuti, più di recente, hanno interessato l'Alleanza per l'Italia di Rutelli, che all'inizio aveva piazzato un po' di api dal corpo tricolore, poi le ha annerite spostando i colori nazionali accanto al fiore, fino a cancellare del tutto gli insetti.
Nulla di scandaloso, dunque, se l'emblema cambia volto anche solo di qualche dettaglio, passo dopo passo. Certo però che questi aggiustamenti continui sono realmente frutto della fretta e della frenesia con cui certi soggetti nascono, per far fronte alle esigenze di operatività e visibilità mediatica, al punto che non c'è nemmeno il tempo per studiare un marchio a dovere e verificarne l'impatto sulle persone: lo spernacchiamento subito dalla prima versione del Nuovo centrodestra ne è la prova.
Così, dopo la prima versione "quadrata" e l'immediata (ma non divulgata) cerchiatura del quadro, con un arco tricolore ad ampiezza variabile e il nome del leader più o meno presente, ora l'emblema sembra avere ricevuto una sistemazione più definitiva. Resta l'idea del quadrato blu sfumato, ma visto solo in parte, in alto a sinistra, con la sigla posta un po' sul blu (in negativo, sotto al nome del partito) e un po' sul bianco. Se il segmento inferiore del cerchio porta ancora il cognome bianco di Alfano su fondo carta da zucchero, a separare quell'area dalla parte superiore è una striscetta tricolore (con la banda rossa che corrisponde esattamente all'area superiore bianca); tricolore che, a questo punto, lascia il bordo del cerchio, tutto blu chiaro e che fa ombra all'interno.
Nel complesso, il simbolo sembra più armonico rispetto ai primi tentativi. Che quell'emblema "dica qualcosa" a chi lo guarda, però, è quasi impossibile: niente segni grafici, soliti colori nazionali, solite sfumature simil glam. Unica indicazione più precisa, a parte il nome del partito (che però è piuttosto indefinito in sé) è il nome di Alfano, per identificare in lui il nuovo soggetto politico. Per qualcuno forse è sufficiente, per qualcun altro magari no. 

sabato 13 luglio 2013

Le "Idee popolari" (e quadricolori) di Ciocchetti



Il simbolo di Idee popolari
(frame tratto dal Tg2)
Non fai in tempo a pensare a che farà l’Udc, invitata più o meno direttamente a non abbandonare la casa (nuova, ma finora piuttosto scomoda, da donatori di sangue) di Scelta civica, che subito arriva un verdetto impietoso. «L’Udc è morto, l’esperienza politica che ci ha tenuto insieme non esiste più». A emettere la sentenza definitiva, senza possibilità di appello, è Luciano Ciocchetti, già vicepresidente della regione Lazio: proprio questa mattina, a due passi dal Santuario del Divino Amore, nel bel mezzo della riunione della sua associazione «I Moderati per la Terza Fase» ha provveduto all’ostensione dell’ennesimo nuovo simbolo di partito, la sua ultima creatura, denominata «Idee popolari».
Ciocchetti, che nel 2008 era stato candidato al Campidoglio proprio dal partito di Casini, ora non ci va per il sottile: «L’Udc ha una dirigenza senza alcuna linea politica, vive alla giornata. Il Centro è stato sconfitto dagli errori della dirigenza nazionale e dagli stessi leader legati a interessi troppo personali»; Casini e Cesa, secondo l’ex vicepresidente della Pisana, «non sono più credibili, sono diventati rigoristi, giustizialisti, hanno cambiato la natura del partito dimenticando la storia della Democrazia cristiana».
Per Ciocchetti, la soluzione è creare «un contenitore, un traghetto per una classe dirigente tradita dai dirigenti nazionali dell'Udc, per dare speranza, fiducia, futuro»: tutto questo per «ricostruire in Italia – come appunta l’Adnkronos – il campo dei popolari come in Europa, alternativa ai socialisti e ai socialdemocratici». Non fosse abbastanza chiaro, per il suo leader il nuovo partito, che parte dal Lazio e spera di estendersi a tutta l’Italia, «non potrà che stare nel perimetro del centrodestra». Anche per questo, forse, per il suo simbolo Ciocchetti si distacca decisamente dal cliché democristiano, rinunciando allo scudo crociato (anche per evitare grane legali con l’Udc) e all’azzurrino, sposando in pieno la logica cromatica dei partiti catch-all che adottano il tricolore e il blu/azzurro in logica nazionale, ricalcando quasi per intero la tavolozza cromatica sfoderata pochi mesi fa dal Mir di Samorì (che sembra resistere giusto perchè annovera un sottosegretario).
Così, i colori della bandiera tingono tre filetti morbidi, posti a metà del cerchio (che, a dire il vero, danno un po’ l’idea di una “scia” di dentifricio), su un fondo blu, che però nella parte inferiore è “mosso” da vari raggi più chiari (un po’ come aveva fatto Publio Fiori ai tempi di Rinascita popolare – Rifondazione Dc). In alto e in basso è riportato il nome del partito (che potrebbe non piacere a Italia popolare di Alberto Monticone, anche per l’ancoraggio al centrodestra), mentre nel mezzo – sempre in bianco – c’è un segno, quasi che fosse tracciato a mano, magari con più tratti di pennarello. Come idea, sembra l’ibrido di una croce (in stile democristiano), un «più» (decisamente inconsueto per un emblema politico, al punto che pare di leggere "Idee più popolari" ... de che?) e un segno di espressione del voto, sia pure orientato in modo diverso dal solito. In fondo, proprio Ciocchetti alle ultime elezioni comunali nella Capitale era candidato con la lista «Cittadini X Roma», che al suo interno aveva appunto un segno di croce manoscritta molto in evidenza. Forse, dunque, il nuovo leader ha scelto di richiamare quel precedente che non era passato inosservato: non è detto che basti, però, perché i cittadini ci mettano (di nuovo) una croce sopra.