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giovedì 30 gennaio 2020

Pane pace lavoro, una zattera per il bene comune

E se per salvare la politica e il paese, invece che una corazzata o una nave, bastasse una zattera? Ci avevano pensato all'inizio dell'attuale millennio vari reggiani, in qualche modo legati al cattolicesimo di base, che in quell'emblema tanto precario quanto salvifico scelsero di riconoscersi, dandosi un nome che allo stesso tempo era un programma politico: Pane pace lavoro. Un'agenda decisamente ridotta, forse, ma indubbiamente essenziale: se manca uno dei tre valori, dicevano i promotori all'inizio, c'è il rischio che vengano a mancare anche gli altri. Per i più attenti era facile riconoscere in quel nome il modello di Giorgio La Pira: pane pace e lavoro sono stati tre punti essenziali del suo agire politico, più volte dimostrato durante l'esperienza di sindaco democristiano (sui generis) a Firenze.  
La prima traccia del futuro movimento politico spuntò alle elezioni comunali e circoscrizionali di Reggio Emilia del 1999, anche se per accorgersene ci voleva la lente d'ingrandimento. All'interno del contrassegno composito dell'alleanza tra Centro cristiano democratico e Cristiani democratici uniti (che alle europee correvano invece con due liste diverse, mentre nel reggiano presentavano candidature unitarie fuori dal centrodestra), infatti, si poteva vedere una microscopica freccia gialla e rossa, ripiegata e puntante verso sinistra, con la sigla Ppl, anche se non si diceva da nessuna parte cosa quell'acronimo significasse. Quella "freccina che entra nello scudo crociato di Buttiglione da dietro e da sinistra guardando l'elettore" (così si leggeva nella descrizione ufficiale del contrassegno) era quasi invisibile in un emblema di due centimetri di diametro, ma fu comunque rappresentata nelle candidature. In consiglio comunale arrivò Tarcisio Zobbi, imprenditore di Villa Minozzo aderente al Ccd (già segretario provinciale della Dc, in seguito consigliere comunale e provinciale per l'Udc); nella circoscrizione centro storico di Reggio l'unico eletto fu Matteo Riva, cui proprio quel minifregio si riferiva principalmente. Riva, figlio di Giovanni (che era stato iniziatore dell'esperienza cattolica "del dissenso" One Way e uno dei fondatori di Comunione e liberazione nel reggiano, salvo poi allontanarsene) e nipote di Gianguido Folloni (all'epoca ministro per i rapporti con il Parlamento del primo governo D'Alema, in quota Cdu-Udr), scelse di costituire nel consiglio circoscrizionale il gruppo denominato proprio Pane pace lavoro: da lì operò dai banchi dell'opposizione, contrastando la maggioranza di centrodestra creatasi in quella circoscrizione. 
Non si trattava in effetti della prima candidatura di Riva (già nel 1997 si era presentato a Casina, di cui la famiglia materna era originaria, in una lista civica d'ispirazione democristiana, denominata "Uniti per Casina"), ma l'esperienza elettorale del 1999 fu importante: da lì in avanti Pane pace lavoro iniziò ad agire direttamente e a organizzarsi, facendo accordi con le forze politiche a livello locale. In particolare, proprio in forza di quei patti con Ppl, lo stesso Riva nel 2004 fu candidato nella lista del Partito dei comunisti italiani in consiglio comunale a Reggio: qualcuno rimase stupito, ma la capogruppo uscente del Pdci Loredana Dolci parlò di "asilo politico" dettato dall'impegno di Riva in circoscrizione centro contro il centrodestra e dalla storia di contatti tra comunisti e cattolici (probabilmente propiziata dalla terra emiliana). L'accordo portò bene a Riva, che fu eletto in consiglio comunale assieme ad altri due candidati del partito e divenne capogruppo.  
Quando nel 2008 Rifondazione comunista e Comunisti italiani negarono ogni accordo con il Pd e costruirono con altre forze il cartello elettorale la Sinistra - l'Arcobaleno, per il gruppo di Riva si era trattato di una assurdità totale, perché quella scelta avrebbe portato Berlusconi a vincere. Pur rimanendo tra i candidati della Sinistra arcobaleno (alla Camera in Emilia-Romagna), alla fine di marzo Riva lasciò il Pdci e decise di votare per Veltroni, proprio assieme a Loredana Dolci (che nel frattempo era diventata segretaria regionale del Pdci); in consiglio comunale a Reggio, Riva continuò a sostenere la giunta guidata da Graziano Delrio, fondando il nuovo gruppo "Democratici a sinistra". Dopo le elezioni politiche - in cui Berlusconi puntualmente vinse - il gruppo di Riva fu cercato dall'unico partito che aveva continuato l'alleanza con i democratici, vale a dire l'Italia dei valori: proprio nell'Idv Matteo Riva venne candidato e rieletto nel 2009 in consiglio comunale a Reggio, con un successo personale di preferenze, replicato l'anno successivo in occasione delle elezioni regionali - un migliaio di voti - in un periodo in cui il partito di Antonio Di Pietro godeva di un robusto consenso a livello nazionale.
Nel frattempo, però, Pane pace lavoro era diventata una realtà più solida e aveva assunto la forma dell'associazione-movimento, che proprio nel 2008 aveva anche depositato al Ministero dell'interno il proprio contrassegno, indicando come capo della forza politica Marzia Franceschini: oggi come allora, l'emblema è dominato dalla figura di una zattera: "L'idea grafica nacque nel 2000 - ricorda Riva - quando Silvio Berlusconi in vista delle regionali fece campagna elettorale con Azzurra, la nave della libertà; noi rispondemmo a modo nostro, varando una zattera sul Crostolo a Reggio, la nostra alternativa fluviale e ironica"; l'emblema poi riprende il tricolore, con il verde della zattera e il rosso della vela, e c'è persino un accenno di croce nell'albero che sostiene la vela stessa (probabilmente l'unico modo per utilizzare quel segno e far identificare la propria origine, senza incorrere nella bocciatura da parte del Viminale per l'uso di immagine o soggetto religioso). 
Quella volta c'era l'idea di presentare una lista al Senato, in Emilia-Romagna (con Giuseppe Staccia come capolista e il sostegno dell'ex segretario provinciale Dc Corrado Corghi), ma non se ne fece nulla per l'impossibilità di raggiungere l'obiettivo delle firme. Nel 2013 il simbolo con la zattera è tornato nelle bacheche del Viminale e anche in quell'occasione si è tentato di presentare una lista, sempre in Emilia-Romagna, per il Senato: l'obiettivo, tuttavia, fu mancato per un pugno di sottoscrizioni. Dopo quell'esperienza, l'associazione Pane pace lavoro - che oggi è guidata da Marco Romani - ha deciso di continuare la propria attività di base, non elettorale ma culturale, nelle strade e nelle piazze, con attenzione alla formazione politica, soprattutto dei più giovani, che apprendono il funzionamento delle istituzioni e non di rado proseguono il loro impegno politico e magari vengono candidati: lo scorso anno, nella lista di +Europa che a Reggio sosteneva la ricandidatura di Luca Vecchi, era presente anche Carlo Falcone proveniente da Ppl e il palco del piccolo comizio a chiusura della campagna elettorale era proprio una zattera. 
Oltre che a Reggio Emilia, l'associazione è presente a macchia di leopardo in giro per l'Italia (con nuclei a Roma, Venezia, Agropoli e in altri luoghi). "Il nostro movimento - si legge nel sito di Pane pace lavoro - agisce come forza morale. All'interno di uno spaesamento e di un disagio molto evidenti, la nostra azione opera per un ordine e per un principio superiori di giustizia, di umanità e di pace, mentre, oggi, spesso, l’uomo viene reso oggetto di dominio e strumento per i progetti di chi è più potente". Una "azione di resistenza e di proposta, se non altro svolta attraverso la formazione di uomini e attraverso l’impegno loro diretto nella pratica", per combattere pessimismo, assenteismo e individualismo attraverso la comunità, la solidarietà e la valorizzazione dei talenti. Anche se la zattera non è intenzionata a tornare sulle schede elettorali, esiste e resiste, continuando la sua navigazione mossa dalle idee-forza del pane, della pace e del lavoro.

giovedì 9 gennaio 2020

Alleanza per l'Europa, la lista libdem "in pectore" per l'Emilia-Romagna

Come si è visto nei giorni scorsi, i simboli pronti a finire sulla scheda delle elezioni regionali in Emilia-Romagna sono 17. Eppure, chi ha cercato di seguire la marcia di avvicinamento alla definizione delle candidature in campo, per alcune settimane ha immaginato che potesse essercene anche un'altra; anzi, per l'esattezza, che sulle schede finisse un simbolo diverso rispetto a quelli che ci arriveranno tra meno di venti giorni. A novembre, infatti, circolando su Facebook ci si poteva imbattere nella pagina della lista Alleanza per l'Europa - Liberaldemocratici e riformisti, una formazione di cui si sapeva poco al di là della generica collocazione politica: appariva misteriosa il giusto, ma tutti potevano vedere il suo simbolo - con la sagoma dell'Emilia-Romagna sullo sfondo di una grafica filoeuropea - realizzato per giunta con una certa cura. 
Una volta presentate ufficialmente le candidature, quell'emblema non è risultato tra quelli depositati assieme alla documentazione, eppure aveva tutte le carte in regola per non sfigurare sulla scheda. Insomma, se davvero la lista fosse riuscita a raccogliere le firme necessarie - come sulla pagina si era detto ancora all'inizio di dicembre - sarebbe stata pronta a fare sul serio. Come sono andate allora le cose? Cosa si può sapere ora della lista che non c'è, che non è mai nata?
"Io direi piuttosto che è la lista che per ora non è sulla scheda, ma è nei nostri cuori": esordisce così Matteo Riva, reggiano, presidente di Alleanza per l'Europa, che in effetti è nata ma solo come associazione. "Il simbolo in effetti era stato studiato proprio in vista di una partecipazione alle elezioni regionali e, a dire il vero, all'inizio sembrava che ci fossero le condizioni per poter concorrere". L'inizio quando? "Alla fine di ottobre. In quel periodo eravamo un gruppi di 138 persone in tutta la regione. Alcuni di noi erano iscritti a +Europa, alcuni erano legati a Siamo Europei che non era ancora diventato Azione, altri erano tra i primi aderenti a Italia viva, c'erano anche alcuni repubblicani e altre persone di sensibilità liberaldemocratica. E noi volevamo proprio mettere in piedi una lista liberaldemocratica ed europeista che potesse concorrere alle elezioni: il nostro gruppo voleva essere di stimolo affinché una lista del genere venisse presentata. Le forze politiche di quell'area, però, per un certo periodo hanno continuato a nicchiare, a quel punto noi abbiamo deciso di partire".
In effetti, la pagina Facebook è stata creata il 13 novembre 2019, quando mancava in sostanza un mese e mezzo alla scadenza del termine per depositare le liste; il giorno prima, il simbolo aveva fatto la sua comparsa sulla bacheca di Riva corredato da un messaggio sibillino ("Siamo quasi pronti. Che ne dite? #EmiliaRomagna"). "Il fatto è - spiega Riva - che fino circa alla fine di novembre +Europa sembrava intenzionata a non presentare la lista: anche nel coordinamento regionale del partito si era discussa questa posizione, magari con l'idea di schierare candidati nella lista di Bonaccini". Quando però, alcuni giorni dopo, il livello nazionale di +Europa ha deciso che la lista doveva essere fatta e occorreva impegnarsi perché quell'obiettivo fosse raggiunto, le cose sono cambiate.
"Si era fatta strada - continua Riva - l'ipotesi che +Europa, Azione, Centro democratico e i repubblicani presentassero una lista unitaria: a quel punto per noi era naturale guardare con attenzione a quest'iniziativa elettorale e abbiamo lavorato perché quella lista potesse esistere. Com'è noto, la situazione via via si è modificata: da una parte, +Europa avrebbe posto veti alla presenza di un riferimento a Centro democratico nel contrassegno della lista; dall'altra, Matteo Richetti, che in Emilia-Romagna rappresenta Azione, ha deciso di contribuire alla costruzione della lista Bonaccini presidente, anche se in un'intervista aveva dichiarato la disponibilità a presentare la lista con +Europa. Insomma, posso dire che il cammino di Alleanza per l'Europa è arrivato a meno di metà del percorso che avevamo immaginato e voluto: avevamo in mente un soggetto più ampio, che aggregasse un numero ancora maggiore di componenti dell'area liberaldemocratica, riformista ed europeista. In ogni caso, questa lista è in campo e noi la sosteniamo".
Il sostegno, in effetti, si è tradotto anche in una partecipazione alla lista: nella circoscrizione di Bologna, infatti, la lista che +Europa ha presentato con il Psi e il Pri comprende anche Silvia Vallisneri, avvocata, già candidata al consiglio comunale di Reggio Emilia nella lista di +Europa, ma prima ancora candidata nel collegio uninominale di Modena e in quello plurinominale di Modena-Ferrara sotto le insegne del Partito repubblicano italiano (e dei verdiniani di Ala, che aveva concesso il simbolo per consentire all'edera di finire sulle schede senza raccogliere le firme). "Ho partecipato alla nascita di Alleanza per l'Europa come repubblicana - spiega lei - credendo nell'importanza di unire le forze di iscritti a partiti diversi per costruire un progetto nuovo in cui gli elettori possano ritrovarsi, autenticamente liberaldemocratico e aperto anche a chi ha un'estrazione cattolica. Porto avanti con orgoglio le idee del Partito repubblicano perché credo che i suoi valori originari, anche se oggi sono poco diffusi, siano ancora vivi e validi: lo faccio anche all'interno della lista +Europa-Psi-Pri, che ha accettato di candidarmi in quanto repubblicana e come esponente di Alleanza per l'Europa".
L'associazione Alleanza per l'Europa nel suo statuto non prevede "date di scadenza": "Il nostro progetto esaurirà il suo scopo quando i liberaldemocratici si saranno finalmente uniti" spiega Riva, che con lo stesso spirito aveva aderito a +Europa e aveva partecipato anche al congresso fondativo del partito, finendo anche al centro di polemiche per la lista "In Europa sì, ma non così", esclusa alla vigilia del congresso per irregolarità e che aveva fatto considerare Riva come uno "scalatore di partito". "So che sono stato visto in quel modo, ma non era il mio scopo. Quella lista aveva messo insieme sensibilità anche molto distanti tra loro; personalmente l'esperienza di mettere insieme forze europeiste e democratiche molto diverse, com'erano Radicali italiani e Centro democratico di Tabacci, mi era piaciuta molto e avevo affrontato quel passaggio con lo stesso spirito, tant'è che personalmente alla segreteria io comunque ho votato Marco Cappato, anche se dopo l'esclusione della lista In Europa sì, ma non così si era fatto un accordo con la lista di Tabacci". L'accordo, a ben guardare, non era sorprendente: Riva era approdato in +Europa proprio in virtù della sua militanza in Centro democratico, peraltro dopo essere stato eletto con l'Italia dei valori consigliere comunale a Reggio nel 2009 e consigliere regionale nel 2010 (fino alla scelta di abbandonare i gruppi nel 2011, seguita poi da strascichi di altra natura di cui le cronache hanno dato conto).
Ora Riva sostiene la lista di +Europa-Psi-Pri che ha accettato di candidare Vallisneri, ma l'associazione Alleanza per l'Europa continua a esistere e mantiene il suo simbolo, che tra l'altro è quasi pronto all'uso, anche su scala nazionale: basta togliere dal fondo il profilo dell'Emilia-Romagna o, volendo, sostituirlo con quello dell'Italia e il gioco per esibire un emblema buono per tutta l'Italia è fatto. Una lista che non sta sulla carta della scheda, dunque, ma può dirsi in pectore, in attesa che i tempi siano maturi...