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venerdì 27 marzo 2015

I Democristiani a congresso, sfidando il passato

Chi pensa che domani a Roma ci sarà soltanto il tentativo di rimettere insieme i cocci della destra italiana sbaglia. È previsto almeno un congresso di partito, di quelli di cui forse non si sono ancora occupati giornali e telegiornali, ma che in questo spazio merita pienamente cittadinanza. Occuperà infatti buona parte della giornata di domani il primo congresso nazionale della Federazione regionale dei Partiti democristiani, un partito che è stato legalmente costituito l'11 luglio 2011 e di cui I simboli della discordia si era già occupato, descrivendone il simbolo ad agosto.
Il messaggio con cui si apre l'assise – Dalla Dc a... l'irrilevanza dei cattolici nell'attuale fase politica – non è dei più felici, nel senso che parte dalla presa di atto che un'epoca sembra definitivamente tramontata, almeno per chi ha convocato l'appuntamento. L'occasione, tuttavia, vuole esssere un invito a ricominciare, a riprendere un cammino che si era interrotto all'inizio del 1994 (con il cambio di nome da Dc a Ppi), o forse già prima, con lo sconquasso seguito a Tangentopoli.
Di certo, a Roma domani sarà necessario eleggere gli organi rappresentativi – in particolare, il consiglio federale – e confermare (probabilmente) le cariche già determinate, a partire dal segretario nazionale Ugo Grippo e dal presidente del consiglio nazionale Luigi Baruffi: tutto questo, ovviamente, tenendo conto delle particolarità di questa forza politica.
"Il nostro primo tratto distintivo – spiega Baruffi – è l'essere un partito federato. Questo significa che ogni regione ha un suo statuto, i propri organismi e una certa autonomia decisionale: ogni regione, in particolare, farà i suoi congressi con regole autonome e sceglierà in autonomia le alleanze, cercando ovviamente di restare nella tradizione democristiana, senza partecipare a coalizioni troppo 'sbilanciate'". Il primo obiettivo della Federazione democristiana è la partecipazione alle elezioni regionali in Liguria, Campania e Marche: sono allo studio le alleanze, non perfettamente coincidenti tra loro, anche se è presto per renderle palesi.
Al momento il dialogo si intavola soprattutto con Ncd, i Popolari per l'Italia di Mauro, parte di Forza Italia e si cercano anche sponde nel Pd ("ma non è facile". Il partito che domani si riunirà a congresso, tuttavia, dovrebbe essere solo un tappa intermedia di un cammino più lungo: "L'approdo che tutti vorremmo, in effetti, è il ritorno di un partito dei cattolici – ammette Baruffi –. Ognuno parte con la sua storia, la sua struttura e i suoi convincimenti, per poi arrivare a federarci tra il 2015 e 2016 e, in seguito, costituire magari la sezione italiana del Partito popolare europeo, in cui tutti possano stare e ritrovarsi, senza per questo 'rifare' la Democrazia cristiana".
Già, perché un'altra particolarità che differenzia questo progetto politico da altri che si sono succeduti in questi anni è la netta volontà di non adottare un simbolo nazionale che richiami espressamente nel nome o nello scudo crociato originale il partito di De Gasperi, Fanfani e Moro: "È stata una scelta precisa – chiarisce ancora Baruffi – altrimenti tutte le volte si rischia che qualche forza politica faccia ricorso, a volte i Tar danno torto e può anche capitare che davanti ai giudici si vedano riconosciute le proprie ragioni a distanza di anni. Meglio allora usare un simbolo diverso, che non ha nemmeno la dicitura Democrazia cristiana". E il piccolo scudo crociato stilizzato? Qualche ufficio elettorale non potrebbe chiedere di toglierlo? "Ci siamo già interessati a questo, nemmeno quel particolare dovrebbe creare problemi."
Di queste criticità vari aderenti ai Democristiani hanno una cognizione precisa: il nucleo fondatore del partito, infatti, oltre ad avere al suo attivo una militanza diccì, ha preso parte al tentativo di riattivare la Democrazia cristiana che, nel consiglio nazionale svoltosi a Roma il 30 marzo 2012, aveva eletto alla segreteria politica Gianni Fontana. Tra il 2013 e il 2014, in compenso, varie pronunce del tribunale di Roma hanno annullato gli atti di quella riunione, ma già dall'autunno inoltrato Ugo Grippo e altri se n'erano andati, dopo che la presidenza del consiglio nazionale era toccata – a differenza degli accordi originari – a Ombretta Fumagalli Carulli. 
Proprio una parte di quelle persone si è impegnata maggiormente, assieme a Grippo e altri, nella costruzione della Federazione dei Democristiani, richiamando via via altri ex Dc come Baruffi: "Personalmente ero rimasto con Fontana e sono ancora iscritto alla sua Associazione Democrazia cristiana, ma ho smesso di partecipare quando ho capito che lui era interessato essenzialmente a un progetto culturale, mentre io preferivo un impegno diretto in un partito". Proprio Baruffi era stato segretario organizzativo nazionale per la Dc, era stato assessore in Lombardia e poi parlamentare per due legislature; dopo la trasformazione in Ppi, è rimasto sostanzialmente lontano dalla politica, fino alla nascita dell'Udc, di cui è stato coordinatore lombardo fino a qualche anno fa.
Negli ultimi mesi, in ogni caso, oltre ai partecipanti originari al partito si sono aggiunte persone nuove: "Dall'assise di domani – spiega Baruffi – mi aspetto un incremento della struttura di vertice con persone nuove e relativamente giovani". Con l'esperienza della Dc-Fontana, tuttavia, c'è almeno un altro punto di contatto, magari da sfatare: il luogo scelto per il congresso, infatti, è la stessa Villa Maria a Monteverde in cui si svolse quel consiglio nazionale del 2012 da cui tutto era ripartito, fino alla stroncatura dei giudici. Si torna sul luogo del delitto? "Beh, no, è vero che il luogo è lo stesso – chiude l'ex parlamentare – ma è stato un caso: avevamo valutato anche altri tre luoghi, che però non potevano ospitare congressi di partito; a Villa Maria non ci hanno contestato nulla, così eccoci qui. Certo, speriamo che stavolta vada meglio...". A Dio piacendo.

domenica 10 agosto 2014

Federare i Democristiani, un piano regione per regione

Mentre si aspetta di capire se almeno una delle strade immaginate per rimettere in moto la macchina della Democrazia cristiana, c'è chi tenta di tenere insieme almeno un po' di pezzi dello scudo (specie quelli sparsi regione per regione), provando ugualmente a contribuire alla riattivazione della Dc.
Da alcuni mesi, infatti, è nata la Federazione nazionale dei partiti regionali Democristiani (Federazione nazionale Democristiani per gli amici): con essa un gruppo di persone si è ripromesso di aggregare, nel rispetto dell'autonomia di ciascuno, "tutti i movimenti di matrice cattolica, liberale e riformista", nel nome dei "valori culturali occidentali, e nella specie i modelli delle moderne democrazie occidentali" e degli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa. L'interesse, tuttavia, prima di tutto va i partiti regionali Democristiani che sono stati creati via via (dopo una decisione del 2009 del consiglio nazionale di quella Dc che all'epoca era guidata da Giuseppe Pizza), per portare avanti gli ideali diccì pur salvando l'autonomia di ogni realtà locale: la regionalizzazione era in qualche modo proseguita anche dopo la sentenza della Cassazione di fine 2010, anche se per qualcuno non c'era più motivo di andare avanti e bisognava ridare la parola agli iscritti del 1992-1993.
A guidare come segretario quest'aggregazione di gruppi, figli diretti o indiretti della Dc storica, è Ugo Grippo, attualmente anche segretario regionale della Dc Campania e originariamente proposto come Presidente del Consiglio nazionale della Dc-Fontana (poi a quella carica altri hanno candidato e fatto eleggere Ombretta Fumagalli Carulli, ovviamente prima che i giudici cancellassero a colpi di pronunce almeno un annetto di operazioni "riattivatorie"). A scorrere il nome dei consiglieri nazionali, si ritrovano nomi già noti a chi aveva frequentato gli ambienti delle varie sedicenti Democrazie cristiane, dal lombardo Achille Abbiati ad Armando Lizzi (segretario amministrativo della gestione Pizza), fino ad Alessandro Duce, mitico ultimo amministratore della Dc e primo del Ppi, prima di diventarlo del Cdu.Il sito della Federazione, www.democristiani.com, ha peraltro il pregio (raro, bisogna ammetterlo) di illustrare nel dettaglio il contrassegno scelto per quest'aggregazione politica, anche se l'immagine sa parlare da sé. Non poteva ovviamente mancare un accenno allo scudo crociato, collocato in alto a sinistra: esso, stando al sito, è lì "per indicare l’eredità lasciata e l’ispirazione dello storico partito della Democrazia cristiana", anche se il disegno è più simile a un triangolo stiracchiato, un po' come se fosse una vela e il risultato non è dei migliori.
I bracci della croce, in compenso, stavolta sono molto sottili, così la scritta maiuscola Libertas deve traslocare al di fuori, ma diventa l'elemento più evidente di tutto il contrassegno: "È grande e al centro, ad indicare – si legge sempre nel sito – i valori sani che vogliamo portare avanti, quelli della storica Democrazia Cristiana, in trasparenza a simboleggiare un po' la colonna portante delle intenzioni"
Il logo gioca molto sui colori rosso e blu, gli stessi del vecchio simbolo della Dc ("per poterne valorizzare l’identità"), ma ecco farsi strada delicatamente l'immancabile elemento tricolore, un nastrino ripiegato (anche se la posizione era quella dei "destri" di Democrazia nazionale). Ogni elemento di quel disegnino non sembra fatto a caso: "Il nastro tricolore per indicarne la nazionalità, l’intreccio per indicarne il forte legame con il Paese e il movimento ad indicarne la libertà e lo sguardo verso il futuro". Futuro nel quale, come è scritto a rosse lettere su fondo grigino, l'obiettivo è andare "verso il Ppe": "Una dicitura fondamentale – assicura il compilatore del sito – ad indicarne l’europeismo e la modernità". 
Prima di pensare al Ppe, tuttavia, la Federazione Democristiani ha un orizzonte assai più italiano da rincorrere: ci sarà la sfida della politica attiva, magari con la partecipazione alle elezioni se si riuscirà a mettere in campo un'organizzazione adatta e, soprattutto, a trovare un po' di risorse. La sfida sarà dura, ma i federati vedono praterie da conquistare. 

martedì 26 febbraio 2013

Penultime notizie sulla Dc

Alle ultime elezioni, come è noto, non si è vista, anche perché il suo simbolo era stato ricusato dal Viminale e l'Ufficio elettorale centrale nazionale presso la Corte di cassazione aveva confermato l'esclusione: sulle schede, quindi, non è finito lo scudo crociato della Democrazia cristiana guidata da Gianni Fontana (come pure quello del comitato di democristiani guidato da Franco Mortellaro e quello presentato da Alessandro Duce come ultimo segretario amministrativo della Dc, nominato nel 1994 giusto prima del cambio di nome in Ppi). 
Non è dato sapere cosa sarebbe accaduto se la Dc-Fontana si fosse sottoposta agli elettori - anche se, a giudicare dalla fine che ha fatto l'Udc di Casini, ci sarebbe stato poco da sperare - ma, nel frattempo, il partito sta cercando di ripartire (si sarebbe tentati di dire, per l'ennesima volta) e per farlo ha tentato di sanare una ferita che si era creata a dicembre, quando Ombretta Fumagalli Carulli era diventata presidente del consiglio nazionale su impulso del redivivo diccì Paolo Cirino Pomicino, mentre una parte di coloro che avevano contribuito a riattivare il partito (e avrebbero voluto vedere in quel ruolo il campano Ugo Grippo o Silvio Lega) se n'era andata via, "mortificata".
Sul sito www.dccampania.eu si legge che, giusto un mese fa, quella frattura sarebbe stata ricomposta, con l'ingresso nella direzione nazionale di "dodici amici" che in un primo tempo erano usciti e il proposito di ripartire dalle elezioni amministrative di maggio. Che la ferita sia stata sanata del tutto è lecito dubitare (non pare che del progetto Dc facciano di nuovo parte proprio Silvio Lega e lo stesso Alessandro Duce, che con lui aveva scelto di allontanarsi), che il percorso verso l'appuntamento elettorale sia in discesa altrettanto. Sulla Dc-Fontana, infatti, pende sempre l'ordinanza emessa a gennaio dal Tribunale civile di Roma che - sia pure in via cautelare - aveva sospeso a gennaio l'efficacia degli atti del consiglio nazionale che il 30 marzo del 2012 aveva dato ufficialmente il via alla riattivazione dello storico partito cattolico: un vizio formale, riconosciuto dal giudice, "congelerebbe" tutti gli atti compiuti da lì in avanti, comprese le elezoni del segretario e il congresso fatto in autunno.
Ora, all'ultima riunuone della direzione nazionale, svoltasi il 13 febbraio, il segretario Gianni Fontana ha proposto di formare una commissione che lo aiutasse a gestire proprio gli impegni legati alle controversie sul nome e sul simbolo. A farne parte, assieme alla Fumagalli e a Vittorio Adolfo (nuovo tesoriere dopo Duce), ci sono vari altri componenti tra cui Ugo Grippo e soprattutto Paolo Cirino Pomicino, tutt'altro che un giovanotto; saranno loro a dover valutare il da farsi, in base all'esito del reclamo contro la sentenza del Tribunale di Roma. La riserva dovrà essere forse sciolta probabimente il 5 marzo, quando ai giudici toccherà pronunciarsi a cognizione piena sulla vicenda: comunque vada, l'impressione è che la guerra per restituire vita alla Dc sia ancora lunga.