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mercoledì 26 agosto 2026

Europeisti italiani, l'identità nel tulipano (ibridato col tridente ucraino)

Ancora prima che il manifesto della Federazione dei Riformatori - di cui si è detto ieri - fosse pubblicato, il progetto della Federazione socialista riformista è stato accostato a un altro progetto nascente, che aveva mosso i suoi passi già prima: quello del Movimento degli Europeisti italiani, più noto con la denominazione abbreviata Europeisti.eu (che è anche il sito della piattaforma collegata). Promossa, tra gli altri, da Piercamillo Falasca, Daniele Nahum e Sergio Scalpelli (e qui i #drogatidipolitica fino all'ultima goccia non possono che essere colti da un colpo fortissimo, dato dallo sblocco improvviso di un ricordo: quello della Sinistra liberale - con tanto di ape stilizzata su fondo cielo - poi Sinistra delle Libertà, del 1995), il movimento europeista - nulla a che vedere con il gruppo parlamentare degli Europeisti della scorsa legislatura - è nato "per trasformare un europeismo ormai maggioritario ma disperso in una iniziativa militante e organizzata, capace di incidere sulle scelte che contano", volto a proporre non "una retorica identitaria, ma una linea di azione pragmatica: difesa comune, potenza tecnologica, energia sicura, istituzioni capaci di decidere". 
Se l'evento realmente fondativo - "Operazione Polo Europeista" - è del 18 luglio e si è svolto a Roma al centro congressi Cavour (oltre ai promotori nazionali sono intervenuti Bianca Hermanin, Aldo Torchiaro, Fabrizio Cicchitto, Ettore Rosato di Azione, Raffaele Nevi di Forza Italia, l'ex ministo Mario Mauro, Alessandro Maran, Alessandro Sterpa e vari ospiti, incluse alcune figure rilevanti della Federazione dei Riformatori), l'evento di presentazione si era tenuto un mese prima, il 15 giugno a Milano (teatro Franco Parenti: lì hanno partecipato, tra gli altri, Mario Monti, Elena Bonetti, Gianni Vernetti, Sofia Ventura, Filippo Rossi - direttore editoriale della testata L'Europeista - Giuseppe De Mita, Andrea Marcucci, Pina Picierno e Carlo Cottarelli), ma già il 9 maggio sul sito era stato pubblicato il manifesto degli Europeisti italiani. E anche questo lo mettiamo per intero: 

L'Italia si vanta spesso di essere Paese fondatore dell'Unione Europea. Oggi però non basta rivendicarlo: occorre candidarsi a essere un Paese «rifondatore» dell'Europa, a contribuire alla sua trasformazione invece di subirla. Questa responsabilità richiede innanzitutto un salto di qualità nel dibattito politico nazionale. Le due principali coalizioni che si contenderanno nel 2027 il governo del Paese sono in larga misura infiltrate e condizionate da forze apertamente ostili al progetto dell'UE. Movimenti che, nel momento più pericoloso per la democrazia europea, hanno legittimato la strategia di potenza di Vladimir Putin, giustificato l'aggressione russa in Ucraina come reazione a una minaccia occidentale, ostacolato il progetto di difesa comune in nome di un pacifismo ipocrita e tenuto l'Italia in una posizione ambigua, anche quando Parigi, Berlino e Londra promuovevano l'iniziativa dei Volenterosi per rimediare al disimpegno americano. Il risultato è che milioni di italiani europeisti — che sono maggioranza nei sondaggi — non trovano rappresentanza politica adeguata. Votano turandosi il naso, si astengono, o si rassegnano a una scelta tra schieramenti incapaci di dire con chiarezza da che parte sta l'Italia. Il 2027 è l'occasione per cambiare.

Perché una rivoluzione, non una riforma

Non vogliamo riformare l'Europa. Vogliamo che viva la sua rivoluzione e la stagione della sua vera indipendenza. Il tempo che stiamo attraversando richiede un salto di qualità — nella visione, nelle istituzioni, nella volontà politica — che nessuna riforma parziale è in grado di produrre.

Cosa vogliamo

Non siamo affezionati alle istituzioni di Bruxelles, ma all'Europa come civiltà: lo spazio politico in cui libertà, stato di diritto, laicità, creatività e tolleranza hanno trovato la loro forma più stabile. La nostra bussola è semplice: vogliamo un'Europa che sappia difendersi e innovare. 
Crediamo che la sovranità, oggi, si eserciti insieme o non si eserciti affatto. Nessuno Stato europeo da solo ha la dimensione per garantire sicurezza militare, autonomia energetica, competitività tecnologica o protezione dei propri lavoratori dalla pressione dei mercati globali. La guerra in Ucraina, la dipendenza energetica dai regimi autoritari e la concentrazione tecnologica nelle mani di pochi colossi extra-europei hanno reso tutto questo evidente.
Per questo sosteniamo una difesa comune europea credibile, perché la pace si costruisce con la forza e non con le intenzioni. Sosteniamo il pieno supporto all'Ucraina, perché difendere Kyiv oggi significa non dover difendere Roma domani. Vogliamo un'Europa che realizzi e governi la propria infrastruttura tecnologica — intelligenza artificiale, dati, semiconduttori — invece di dipendere da scelte prese altrove. Che costruisca la propria indipendenza energetica come precondizione di qualsiasi autonomia politica. Che governi i flussi migratori con metodo e pragmatismo, sottraendo questo tema alla strumentalizzazione populista di destra e di sinistra. Che semplifichi le regole per liberare l'iniziativa economica, favorire la crescita dimensionale delle imprese, abbattere la pressione fiscale su lavoro e innovazione. Che difenda senza ambiguità la laicità dello Stato e la società aperta da ogni forma di estremismo, antisemitismo e islamismo politico. E che affronti la crisi delle nascite per quello che è: non una questione ideologica, ma un problema di condizioni materiali — salari, alloggi, servizi, conciliazione tra lavoro e famiglia. Non è un programma visionario. È una lista di priorità per il prossimo decennio.
 

L'appello per il 2027 e oltre

Le elezioni del 2027 non sono un appuntamento come gli altri. L'Italia arriverà a quel voto in un'Europa che o avrà accelerato la propria trasformazione in una potenza capace di decidere, o si sarà ulteriormente frammentata sotto la pressione delle guerre ibride, dei ricatti energetici e delle divisioni interne alimentate dall'esterno. 
Chiediamo a chi condivide questa visione — indipendentemente dalla propria storia politica — di fare una scelta concreta: non basta essere europeisti nei valori, bisogna esserlo nell'azione. Ci proponiamo di costruire adesso un movimento politico organizzato, impegnato su pochi chiari obiettivi, capace di portare questa voce in Parlamento e di far pesare l'Italia in Europa con il protagonismo che un Paese rifondatore deve avere. Nel 2027 e oltre.
La maggioranza silenziosa degli italiani europeisti esiste già. Manca solo la volontà di darle una casa.
 
Anche in questo caso, il progetto si è dato un segno identificativo grafico, a fondo color carta da zucchero. La sua interpretazione autentica ce la facciamo dare da Piercamillo Falasca: "Abbiamo voluto riprendere l’uso di un fiore come simbolo politico. Abbiamo cercato un fiore tipicamente europeo che rappresentasse lo spirito del continente e abbiamo pensato che il tulipano è stato a lungo un oggetto di scambio, commercio: i suoi bulbi hanno creato un vero e proprio mercato, persino una bolla... In più abbiamo ibridato il tulipano con il tridente ucraino, addolcendo il tridente". Il colore del tulipano, non a caso, è azzurro come uno dei due colori della bandiera ucraina (l'altro è il giallo, che tinge l'estensione ".eu").
Da qui alle elezioni, l'area centrista subirà di certo altre evoluzioni, tenendo conto anche degli altri attori politici, a partire da Spazio Pubblico di Pina Picierno, del Partito liberaldemocratico guidato da Luigi Marattin e - inevitabilmente - da Azione guidata da Carlo Calenda, unico partito al di fuori dei due poli principali a godere dell'esenzione dalla raccolta firme. Sempre che non scelga di guardare a quell'area un'altra formazione riformista, Italia viva.