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mercoledì 25 settembre 2019

Civiltà italiana, sovranismo e radici italiane per "tornare al futuro"

"Sovranismo" è un neologismo, una parola piuttosto recente: lo Zingarelli, uno dei vocabolari più noti, ne data la prima occorrenza al 1999. Perché il concetto e il termine si diffondessero nella sfera pubblica italiana, c'è voluto molto più tempo: negli ultimi anni le cose ovviamente sono cambiate, anche se finora era stato utilizzato soprattutto il sostantivo "sovranità": vale per Sovranità (associazione-lista legata a CasaPound fondata nel 2015) e per il Movimento nazionale per la sovranità (fondato da Storace e Alemanno nel 2017); nel frattempo però nel 2016 era nato il Fronte sovranista italiano e alle ultime elezioni europee Fratelli d'Italia ha inserito la parola "sovranisti" nel suo contrassegno. Si tratta di un'area in deciso movimento: non stupisce dunque che lo scorso 19 dicembre sia stata data la notizia della costituzione di un nuovo soggetto politico ("un movimento, più che un partito vecchio stile", si leggeva nel comunicato di lancio) di "sovranisti italiani" (così si legge nella parte inferiore del simbolo), il cui nome ufficiale però è Civiltà italiana, ritenuto dai fondatori "una forte, impellente necessità per un paese, l'Italia, che sta ormai smarrendo l'orientamento in un mondo volto al declino".
La sua portavoce, Candida Pittoritto (già legata al Msi a guida Cannizzaro e proprio al Movimento nazionale per la sovranità), alla fine dello scorso anno aveva qualificato il suo movimento come "alternativa ideologica, politica, sociale e culturale, a tanti altri partiti e movimenti sia di sinistra come di destra", rivendicando all'epoca oltre.15mila iscritti "tra liberi professionisti, imprenditori, operatori del 'sociale' e appartenenti in genere alla cosiddetta società civile che, stanchi di una politica obsoleta e ipocritamente stantia, cercano un 'ritorno al futuro' senza dimenticare le nostre radici, tradizioni, identità e cultura". La forma tradizionale del partito era rifiutata, essendole preferita quella della rete tra associazioni e altre realtà impegnate in ambito sociale e culturale. Sì, perché "la Cultura, parte integrante della nostra civiltà italiana in oltre tre millenni di Storia patria - si leggeva ancora nel comunicato - sarà uno dei capisaldi del Movimento, insieme a una attenzione al buon vivere dei cittadini italiani, alla difesa delle nostre tradizioni anche religiose, all'ambiente e alla Bellezza, in ossequio all'identità di un intero popolo oggi a rischio di sostituzione etnica".
In questi mesi il soggetto politico ha cercato di consolidarsi, come "confederazione di soggetti e coesione solidale di singoli", guardando peraltro "con simpatia all'attuale operato di Matteo Salvini e di altre forze della destra e del centrodestra": da questa posizione ha sostenuto quest'estate la necessità di tornare immediatamente al voto, con l'idea di concorrere al rafforzamento del centrodestra. "Vogliamo correre - spiegava Pittoritto - con tutte quelle forze d'area conservatrice e liberale che hanno a cuore le sorti del nostro Paese. Siamo favorevoli a una larga coalizione con Fratelli d’Italia, Forza Italia e altri movimenti liberali e ovviamente anche con la Lega di Salvini", qualora avesse deciso di non presentarsi da sola. Ciò con la convinzione che un contributo interessante possa essere apportato proprio da Civiltà Italiana, "che si rifà con forza a due principi fondamentali, l’Identità italiana e la Sovranità italiana ed è legata a quella sovranità italiana agente su sé stessa, a quella Civiltà italiana scolpita sul frontone del palazzo dell’Eur, figlia dell’immenso patrimonio latino, della cultura del Medioevo e dell’arte del Rinascimento, lungo i secoli ineguagliata sino ai nostri giorni".
Proprio a quel patrimonio culturale, tra l'altro, Civiltà italiana si è rivolta per scegliere il proprio simbolo: si tratta di una riproduzione del San Michele Arcangelo di Guido Reni (conservato nella chiesa di Santa Maria della Concezione a Roma), "per significare in maniera evidente a chiunque il proprio legame indissolubile con la grande Cultura, l’Arte, la Fede e la Vita di questo straordinario, unico, irripetibile Paese che è l'Italia". Una riproduzione in bianco e nero, più fine che guerriera, quasi seduta - anche se la posizione è un'altra - sul confine tricolore che taglia in due il simbolo (piccolo suggerimento: in caso di elezioni forse è meglio descrivere l'immagine come "figura alata", per evitare che qualcuno la consideri un soggetto religioso...).

venerdì 15 marzo 2019

Fratelli d'Italia, sovranisti e conservatori verso le europee

La marcia di avvicinamento alle elezioni europee 2019 è ufficialmente iniziata. Non solo e non tanto perché al deposito dei simboli al Viminale mancano tre settimane, ma perché si è vista la prima grafica pensata ad hoc per questa consultazione elettorale. Si tratta di quella di Fratelli d'Italia, resa nota proprio oggi a Firenze, nell'ambito dell'assemblea nazionale del partito: il crisma dell'ufficialità è stato dato dalla presentazione del contrassegno fatta direttamente dalla leader Giorgia Meloni nonché da Giovanni Donzelli, responsabile dell'organizzazione di Fdi (oltre che deputato in questa legislatura dopo un impegno da consigliere regionale in Toscana, lui che è fiorentino d'origine anche se sta a Prato).
Si tratta, com'è facile notare, di una variante del contrassegno utilizzato alle elezioni politiche del 2018, con il simbolo ufficiale del partito inserito nella parte bassa di un cerchio, dominato nella parte alta (su semicerchio blu) dal nome di Giorgia Meloni. Proprio nel precedente appuntamento delle elezioni europee - 2014 - il partito aveva iniziato a puntare molto sull'immagine della leader, inserendo (solo) il suo cognome sempre nella parte superiore dell'emblema; in quell'occasione, tuttavia, quell'inserimento era parso molto forzato, perché "Meloni" era letteralmente incastrato tra il nome del partito e il confine del simbolo. Già nel 2018 l'inserimento del nome intero era stato curato meglio, con maggior attenzione agli spazi e a far "respirare" il contrassegno; la struttura "a cannocchiale" è rimasta simile (e a qualcuno non era piaciuta né allora né ora), ma indubbiamente ora c'è maggior attenzione grafica. Certo, se nel 2014 l'inserimento del simbolo di Alleanza nazionale - concesso dalla Fondazione An - era stato deciso per marcare l'origine del partito e impedire ad altri soggetti politici di utilizzare lo stesso fregio, questa volta l'impressione (almeno in parte) è che sia il partito a cedere passo e rilevanza alla sua leader, nella speranza che questa forte identificazione porti un numero di voti sufficienti (nel 2009 fu sfiorata la soglia del 4%, ma per un soffio non si riuscì ad eleggere alcun rappresentante al Parlamento europeo).
Rispetto al simbolo del 2018, questa volta sono state aggiunte le diciture "sovranisti" e "conservatori": la prima parola punta a dare rappresentanza e ospitalità a coloro che nel corso degli anni hanno manifestato quelle posizioni, che fino a questo momento non sono state esplicitate da altri partiti (nemmeno - per ora - dalla Lega, in questo momento collocata su un fronte diverso a livello nazionale dopo un lungo percorso in sintonia con Fdi); la seconda dà conto della collocazione a livello europeo di Fratelli d'Italia - che ha aderito all'Alleanza dei conservatori e dei riformisti europei (Acre), lo stesso partito europeo cui aderisce Direzione Italia (ex Conservatori e riformisti) di Raffaele Fitto, ormai federati con Fratelli d'Italia. Sarà sufficiente quest'immagine, assieme a quella "in carne e ossa" di Giorgia Meloni, a convincere almeno il 4% di coloro che si recheranno a votare il 26 maggio?