Il turno elettorale primaverile del 24 e del 25 maggio interessa anche la Sicilia e lì sono tre i capoluoghi di provincia chiamati a rinnovare la loro amministrazione. L'attenzione è puntata soprattutto su Messina, anche perché, essendosi tenute le elezioni precedenti nel 2022, non si tratta di un voto "rinviato" (per l'allungamento del mandato a cinque anni e mezzo, com'è accaduto a Venezia e altrove), bensì di un voto anticipato. Federico Basile, eletto quattro anni fa, ha infatti scelto di dimettersi un anno prima della scadenza del proprio mandato, dopo aver constatato di avere via via perso la maggioranza in consiglio comunale; si era peraltro chiusa con un anno di anticipo anche la precedente consiliatura, con Cateno De Luca che aveva lasciato la propria carica - tra l'altro - in vista della successiva candidatura a presidente della Regione Siciliana.
A contendersi il ruolo di sindaco saranno cinque persone, incluso il sindaco uscente; le liste a loro sostegno sono in tutto 26. La scheda sarà più affollata rispetto a quattro anni fa: era uguale il numero di aspiranti sindaci, ma le liste erano 24. I simboli, peraltro, non sono stati tratti dal manifesto, visto che questo non è disponibile: se si prova a scaricarlo dall'albo pretorio, si trova un avviso che spiega che "la dimensione dei manifesti non ne consente la scannerizzazione e, pertanto, il Servizio Elettorale metterà in visione un esemplare tipo, per ciascun manifesto, nella bacheca posta al piano terra di Palazzo Zanca [...] presso lo stesso Servizio Elettorale" (una domanda sommessa: caricare il Pdf prodotto dalla tipografia e inviato alle prefetture - come fanno tanti comuni - non era proprio possibile?).
Vale la pena di segnalare che il Tar Catania ha emesso l'8 maggio una sentenza breve (n. 1380/2026) sul ricorso presentato da alcuni cittadini elettori per chiedere di annullare gli atti che hanno portato a indire le elezioni messinesi, ritenendo che i tempi delle dimissioni di Basile non consentissero di votare nella primavera di quest'anno: secondo i ricorrenti, si sarebbe dovuto applicare anche in Sicilia l'art. 2 della legge nazionale n. 182/1991, che dispone l'inclusione nel turno elettorale ordinario di quello stesso anno delle elezioni nei comuni in cui si vota per motivi diversi dalla scadenza del mandato "se le condizioni che rendono necessario il rinnovo si sono verificate entro il 24 febbraio", mentre le dimissioni del sindaco si sarebbero perfezionate il 27 febbraio; la Regione, invece, sosteneva di avere competenza legislativa esclusiva in materia di enti locali, dunque anche delle loro procedure elettorali. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso perché, pur avendo il giudice amministrativo giurisdizione sull'impugnazione degli atti precedenti l'indizione delle elezioni, i ricorrenti non avrebbero dimostrato di avere dall'eventuale accoglimento del ricorso "uno specifico beneficio in [proprio] favore", un "interesse differenziato rispetto a tutti gli altri soggetti", nonché "attuale e concreto all'annullamento dell'atto": il loro interesse sarebbe consistito solo nel "conseguire la legalità e la legittimità dell'azione amministrativa" (in questo caso, della procedura elettorale), interesse pari a quello di qualunque altro membro del corpo elettorale messinese, che non avrebbe tratto dall'auspicato accoglimento "un'effettiva utilità [...] intesa come riparazione o reintegrazione di una lesione della propria sfera giuridica avente carattere di personalità, concretezza e attualità". I cittadini elettori, però, potranno impugnare "tutti gli atti del procedimento elettorale successivi all'emanazione dei comizi elettorali [...], unitamente all'[...]atto di proclamazione degli eletti" a procedura elettorale terminata, in base all'art. 130 del codice del processo amministrativo: è probabile, quindi, che i giudici amministrativi siciliani siano chiamati di nuovo a esprimersi sulle elezioni messinesi. Se così sarà, se ne parlerà di nuovo.
* * *
Marcello Scurria
1) Democrazia cristiana - Partito repubblicano italiano - Partito animalista
Il sorteggio ha collocato al primo posto Marcello Scurria, avvocato amministrativista, candidato sostenuto dall'intero centrodestra e non solo. La prima lista è quella che raccoglie la Democrazia cristiana (il partito di cui era segretario Totò Cuffaro fino a sei mesi fa e ora guidata dal facente funzione Gianpiero Samorì, ma sempre forte in Sicilia), il Partito repubblicano italiano e il Partito animalista. Il simbolo della Dc (il drappo bianco crociato su fondo blu) ha dimensione maggiore rispetto agli altri due, probabilmente per segnalare una prevalenza nella composizione della lista e anche per evidenziare l'esenzione dalla raccolta firme ottenuta grazie al gruppo parlamentare della Dc costituito all'Assemblea regionale siciliana.
2) Marcello Scurria sindaco per Messina
La seconda formazione della coalizione di sette liste - tante, ma non sono certo il record di questa competizione - in appoggio a Scurria è quella dichiaratamente più vicina al candidato: si tratta infatti di Marcello Scurria sindaco per Messina. La civica personale dell'aspirante sindaco impiega un fondo turchese cerchiato da un bordo più scuro - che tinge anche il profilo dei monumenti principali della città - e giallo ocra, lo stesso colore con cui sono proposte le parole "sindaco", "Messina" e "Partecipazione" (quest'ultima collocata sotto la silhouette degli edifici.
3) Fratelli d'Italia
La terza lista della coalizione di centrodestra è quella di Fratelli d'Italia, che parte dall'8,8% ottenuto quattro anni fa. Se allora era stato utilizzato il contrassegno coniato nel 2018 per le elezioni politiche, questa volta l'emblema è identico a quello visto in gran parte degli appuntamenti elettorali dopo il voto alle europee del 2024 (dunque anche quest'anno, come nella contemporaenea competizione a Venezia), con il nome del partito in alto, il riferimento a Giorgia Meloni al centro e la fiamma tricolore collocata con un certo rilievo nella parte inferiore del cerchio.
4) Noi moderati
Debutta alle elezioni amministrative messinesi Noi moderati, dopo che nel 2022 aveva partecipato al voto una lista congiunta Noi con l'Italia - Dc (aveva ottenuto l'1,67%, dunque era rimasta fuori dal riparto dei seggi). Il simbolo schierato è quello ufficiale, a fondo bianco, con il nome del partito collocato al di sopra di un "ponte" tricolore e il riferimento al Partito popolare europeo nella parte superiore del cerchio. Si sottolinea che (al pari della lista civica) Noi moderati ha dovuto raccogliere le firme, non avendo un proprio gruppo parlamentare presso l'Ars.
5) Forza Italia
Il riferimento al Partito popolare europeo è presente anche nel contrassegno della lista di Forza Italia, partito che nel 2022 (insieme ai partiti nazionali citati prima, tranne il Pri che aveva appoggiato Basile) aveva sostenuto Maurizio Croce ed era riuscito a ottenere il 5,1%, superando di poco la soglia per essere rappresentato. Se allora il contrassegno conteneva solo la bandierina (nemmeno raffigurata per intero) e il cognome di Silvio Berlusconi, questa volta - oltre al riferimento al Ppe - si è aggiunto anche, in basso, un segmento blu che contiene l'espressione "Scurria sindaco" (peraltro proposta con un carattere diverso dagli altri già presenti all'interno del contrassegno).
6) Popolari e autonomisti - Grande Sicilia
Ha potuto fruire dell'esenzione dalla raccolta firme anche la lista che unisce Popolari e autonomisti e Grande Sicilia: la prima è la sigla legata a Raffaele Lombardo che ha partecipato alle ultime elezioni regionali (mettendo insieme altri progetti, incluso il Cantiere popolare di Francesco Saverio Romano) e ha ottenuto rappresentanza di gruppo all'Ars; la seconda è stata fondata, oltre che da Lombardo, da Gianfranco Miccichè e dal sindaco di Palermo Roberto Lagalla. Il contrassegno colloca i due emblemi su fondo azzurro sfumato, con la stessa colomba bianca (azzurrata) di Grande Sicilia. La lista, in questo periodo, ha peraltro ricevuto - probabilmente suo malgrado - molte attenzioni dai media soprattutto per la presenza, tra le persone candidate, di "Guitto Azzurra detta Crisafi o Azzurra o Azura o Azurra o Azzura o Assunta o Aurora o Gutto o Gitto o Gotto o Giotto o Quitto o Qutto", probabilmente denominazione da primato.
7) Lega
Chiude la coalizione presentata a sostegno di Scurria la lista della Lega, che di fatto debutta nelle elezioni comunali messinesi: quattro anni fa, infatti, aveva partecipato all'interno della coalizione a sostegno di Basile la lista Prima l'Italia (5,41% e tre consiglieri eletti), che ha ottenuto anche rappresentanza a livello regionale e il cui gruppo parlamentare è a doppio nome con la Lega. Il contrassegno ha come base quello impiegato negli ultimi anni dalla Lega per Salvini premier, ma nel segmento blu al di sotto di Alberto da Giussano è stato inserito solo il riferimento giallo al comune chiamato al voto: niente riferimenti a Matteo Salvini o al candidato sindaco.
Antonia Russo detta Antonella
8) Partito democratico
La seconda candidatura, in ordine di estrazione, è quella di Antonia "Antonella" Russo, avvocata e consigliera comunale uscente. Per la sua partecipazione alle elezioni otrà contare sull'appoggio di due liste, la prima delle quali è espressione del Partito democratico. Esattamente come quattro anni fa (quando la lista ottenne il 6,9% a sostegno di Franco De Domenico), il simbolo ufficiale del Pd finisce sulle schede senza alcuna altra aggiunta di nomi o riferimenti territoriali. Ovviamente il Pd, come titolare di gruppo parlamentare all'Ars, non ha dovuto raccogliere le firme a sostegno della propria lista
9) MoVimento 5 Stelle - ControCorrente
La seconda lista presentata a sostegno di Antonella Russo unisce il MoVimento 5 Stelle e ControCorrente - Lottare per restare, il partito fondato nel 2025 da Ismaele La Vardera. Il contrassegno contiene i simboli delle due forze politiche: quello del M5S è identico a quello già finito sulle schede nel 2022 nella stessa coalizione del Pd (allora ottenne il 4,25% e rimase fuori dal riparto dei seggi, ma la presenza come gruppo all'Ars ha consentito di evitare la raccolta delle firme); il simbolo di ControCorrente ha subito una modifica nella parte inferiore, essendo state semplificate le onde gialle e arancioni (così com'è sparita la stilizzazione della Trinacria) per lasciare il posto al nome di La Vardera. Completano il contrassegno due segmenti curvilinei concavi di color rosso vermiglio con una lieve banda gialla, che contengono il riferimento "Messina 2026" (spezzato in due parti tra alto e basso).
Federico Basile
10) La politica del Fare
Al terzo posto è finita la candidatura di Federico Basile, che si ripresenta dopo le sue dimissioni di febbraio. A suo sostegno sulla scheda avrà 15 liste, un numero da record - anche se forse non da primato assoluto, occorrerà verificare - in uno stile che non può che ricordare l'invasione simbolica alle elezioni europee del 2024 nel contrassegno della lista Libertà di Cateno De Luca . La struttura dei contrassegni è sempre la stessa, con la "pulce" di Sud chiama Nord a sinistra e il simbolo di lista a destra, con la costante del segmento giallo inferiore col cognome dello stesso Basile. Il primo a essere stato sorteggiato è La politica del Fare, con scritta bianca e gialla su fondo rosso carminio.
11) Orgoglio messinese
Il secondo contrassegno della coalizione di Basile è quello di Orgoglio messinese, che su un fondo rosso un po' più chiaro propone la scritta gialla, come gialli sono brevi tratti sfumati che ricordano un po' i raggi del sole, un po' dei fuochi artificiali. Al di là del contenuto del simbolo, non può non colpire come il simbolo di Sud chiama Nord per le Autonomie sia presente - come si vedrà - in tutti e 15 i contrassegni della coalizione che appoggia Basile e ha la chiara matrice di Cateno De Luca. Il che è ancora più rilevante se si considera che la forza politica ha un suo gruppo parlamentare all'Ars, dunque gode dell'esenzione dalla raccolta firme.
12) Lavoro e solidarietà
Tale esenzione, per quanto si può capire, sembra riguardare tutte e 15 le liste, inclusa la terza, Lavoro e solidarietà, a fondo arancione chiaro (con un cuore rosso nella "o" di "solidarietà"). Ciò si fonderebbe su una particolare interpretazione dell'art. 3, comma 7 della legge regionale n. 7/1992 (la elettorale per le amministrative in Sicilia), in base al quale "Nessuna sottoscrizione è richiesta per i partiti o gruppi politici costituiti presso l'Assemblea regionale siciliana in gruppo parlamentare o che nell'ultima elezione regionale abbiano ottenuto almeno un seggio, anche se presentino liste contraddistinte dal contrassegno tradizionale affiancato ad altri simboli. In tali ipotesi le liste dei candidati saranno sottoscritte e presentate dal rappresentante regionale del partito o del gruppo politico o da una o più persone dallo stesso delegate, con firma autenticata".
13) Il Futuro è adesso
Dopo un parere chiesto da De Luca al Dipartimento Autonomie locali dell'Assessorato regionale Autonomie locali e funzione pubblica, che il 16 marzo ha ribadito le disposizioni applicabili in materia di esonero dalla raccolta delle sottoscrizioni, la segretaria generale della città di Messina il 14 aprile avrebbe chiesto un ulteriore parere al Dipartimento: il dirigente del Servizio e il funzionario direttivo hanno risposto che "il comma 3 dell'art. 7" della legge regionale (è evidente che i numeri sono stati scambiati) "non pone limiti all'applicazione del disposto normativo medesimo afferente l'esenzione della sottoscrizione delle liste e delle candidature per i partiti [...] costituiti presso l'Assemblea regionale siciliana in gruppo parlamentare [...], tant'è che il secondo periodo del comma in trattazione, 'In tali ipotesi le liste dei candidati saranno sottoscritte e presentate dal rappresentante regionale del partito o del gruppo politico o da una o più persone dallo stesso delegate, con firma autenticata' è coniugato al plurale". Ciò avrebbe permesso la presentazione senza firme di tutte e 15 le liste, anche della quarta, Il Futuro è adesso (con il nome bianco e - con riferimento alla "è" - rosso su fondo verde acqua). Lo stesso parere peraltro ricordava che ogni decisione sull'ammissibilità di contrassegni e liste sarebbe spettata alla commissione elettorale circondariale.
14) Sud chiama Nord
Il parere reso dall'assessorato, esibito da De Luca in un post su Facebook del 26 aprile, ha quindi fatto sì che tutte e 15 le liste - inclusa la quinta, Sud chiama Nord, declinato in chiave specificamente messinese - venissero presentate avendo nel contrassegno la "lenticchia" (come Cateno De Luca chiama la miniatura del simbolo, altrove chiamata "pulce" o "cimice") del partito fondato dallo stesso De Luca e presente con proprio gruppo all'Ars. L'idea che le liste potessero essere depositate e ammesse senza l'onere della raccolta firme, tuttavia, è stata accolta con sfavore dagli sfidanti, in particolare da Scurria e dal centrodestra.
15) De Luca sindaco di Sicilia
Secondo l'amministrativista, infatti, l'esenzione prevista dalla legge dovrebbe valere per una sola lista, verosimilmente la prima depositata presso la segreteria comunale, mentre in assenza di almeno 700 sottoscrizioni a sostegno per ogni altra lista avrebbero dovuto essere escluse tutte le altre, inclusa De Luca sindaco di Sicilia (con testo bianco e giallo su fondo rosso scarlatto). Scurria ha ribadito più volte la sua tesi, contestata da De Luca, mentre l'assessorato regionale, dopo una nuova interrogazione da parte della prefettura di Palermo, espressamente relativa alla possibilità "che un medesimo partito o gruppo politico si candidi nella stessa competizione elettorale, risultando presente con più liste dai simboli similari ma inequivocabilmente riconducibili al medesimo partito", avrebbe risposto soltanto - come fa sapere La Sicilia - ribadendo l'inammissibilità di "contrassegni di lista che siano identici o che si possano facilmente confondere con quelli di altre liste".
16) Sviluppo sostenibile
La situazione è apparsa molto pesante nei giorni di deposito dei documenti di candidatura, finiti il 29 aprile (giorno cui risale un video di una diatriba tra Giuseppe Lombardo, deputato regionale di Sud chiama Nord e un emissario delle liste di Scurria). Tra i vari atti, anche un comunicato in cui Scurria parlava di "un parere dell’Ufficio legislativo regionale su richiesta dell’assessorato [...] non ancora arrivato alla Commissione elettorale di Messina", di contenuto non noto ma a suo dire plausibilmente "contrario rispetto al primo rilasciato dall'assessorato regionale". Di quel parere Scurria ha chiesto l'acquisizione da parte della prefettura, ritenendo contestualmente che l'ammissione delle liste - anche di Sviluppo sostenibile, con testo bianco su fondo verde carico - sulla base di un'esenzione fondata su elementi non solidi sarebbe stata un azzardo, che in caso di vittoria di Basile aprirebbe la strada all'impugnazione del risultato elettorale davanti al TAR, col rischio che il voto venga annullato.
17) Amo Messina
È facile dedurre, visto che se ne parla ora, che tutte le 15 liste - compresa Amo Messina, già vista nel 2022, con il nome scritto in rosso connotato da un cuoricino giallo nella "o" e il profilo parziale di un cuore giallo, sopra al nome della città manoscritto - sono state ammesse. Si apprende tuttavia che la commissione elettorale circondariale, presieduta dalla viceprefetta Cettina Pennisi, "per evitare rischi di confusione" (così si legge su MessinaToday) il 30 aprile avrebbe chiesto la modifica dei contrassegni. In particolare, guardando il video pubblicato da Cateno De Luca il 1° maggio - i contrassegni originariamente conformati con la "pulce"/"lenticchia" inserita nel corpo del fregio nuovo sono stati tutti sostituiti con il formato della "bicicletta ineguale", vale a dire con la stessa "pulce" collocata all'esterno del nuovo fregio, come a voler mettere in luce la differenza tra il soggetto esentante e quello esentato.
18) Basile sindaco di Messina
Basile e De Luca hanno adempiuto a quanto chiesto dalla commissione elettorale - modificando anche il simbolo di Basile sindaco di Messina, unico in cui il cognome del candidato sindaco, sempre nero si sposta dal segmento giallo al fondo bianco, mentre il resto del nome è scritto in rosso (su fondo bianco) e bianco (su banda rossa) - pur ritenendosi danneggiati, poiché il formato della "lenticchia interna" era stato accolto nelle altre province. L'ammissione delle liste, invece, non è piaciuta al centrodestra. La sottosegretaria messinese ai rapporti col Parlamento Matilde Siracusano (Fi), il 30 aprile ha dichiarato (come si legge, ad esempio, su IlSicilia.it): "La Commissione elettorale [...] di Messina, con il via libera alle 15 liste riconducibili a Sud chiama Nord, si assume una responsabilità senza precedenti. Le elezioni così vengono falsate, con l'assurda logica seguita da De Luca, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega, Pd, e tutti gli altri partiti presenti all'Ars avrebbero potuto presentare decine e decine di liste collegate. [...] Non lo abbiamo fatto per una semplice ragione, perché non si può fare! [...] è ormai assodato che esista un parere dell'Ufficio legislativo e legale della Regione Siciliana secondo cui non è possibile presentare liste senza la regolare raccolta delle firme. Un movimento politico rappresentato all’Assemblea regionale siciliana può beneficiare dell’esenzione per una sola lista, non per una molteplicità di liste che riproducono al loro interno il medesimo simbolo di riferimento. Quanto avvenuto rappresenta un precedente gravissimo, destinato a generare confusione non solo a livello locale ma anche nazionale. Da oggi, qualsiasi partito o movimento presente nelle assemblee legislative potrebbe ritenersi autorizzato a presentare un numero indefinito di liste collegate, eludendo di fatto le regole sulla raccolta delle firme. Si tratta di un’operazione inaccettabile, un vero e proprio azzardo, che rischia di produrre effetti pesanti sulla regolarità del voto. I cittadini messinesi potrebbero trovarsi a votare tra poche settimane in un quadro viziato da evidenti anomalie, con il concreto pericolo che le elezioni vengano successivamente invalidate a seguito di scontati ricorsi".
19) Costa blu
Cateno De Luca ha bollato come gravissime le parole di Scurria e di Siracusano, annunciando denunce alla Procura della Repubblica, così come Scurria ha lasciato intendere che, a elezioni concluse, molto probabilmente la proclamazione degli eletti e gli atti di ammissione delle liste - inclusa Costa blu, che pone il nome bianco e azzurro su fondo blu scuro con una superficie del mare increspata stilizzata - saranno impugnati davanti al Tar di Catania. Peraltro è facile notare che anche altrove corrono più liste contenenti la "pulce" di Sud chiama Nord (per esempio a Barcellona Pozzo di Gotto o a Milazzo, con Laura Castelli candidata sindaca), anche se non è dato sapere se in quei casi sono state raccolte le firme o sia stata invocata l'esenzione.
20) Liberi e forti
Per sapere se gli atti elettorali saranno impugnati da qualche cittadino elettore, dunque, occorrerà attendere il responso delle urne (e, qualora ricorsi vi siano, di certo questo sito se ne occuperà, dal momento che la sentenza sarà destinata a incidere a livello ampio sulle procedure elettorali e . Quel che è certo, per ora, è che il sostegno di 15 liste - tra cui Liberi e Forti, con testo color turchese su fondo bianco - intende porre una seria ipoteca sul risultato a favore di Basile, che quattro anni fa vinse al primo turno ottenendo il 45,54% con l'appoggio di 9 liste. Occorre ricordare, infatti, che le norme siciliane sulle elezioni amministrative prevedono il ballottaggio solo ove nessun candidato sindaco abbia superato il 40%, soglia che sembra più alla portata con un numero ampio di candidati consiglieri pronti a raccogliere consenso.
21) Zancle
In ogni caso, è opportuno ricordare che delle nove liste presentate nel 2022 in appoggio a Basile, soltanto tre ottennero seggi (dividendosi i 20 scranni destinati alla maggioranza), mentre ciascuna delle altre raccolse meno del 5% dei voti e dunque, in base all'art. 4, comma 3-bis della legge regionale n. 35/1997, non hanno avuto accesso al riparto dei seggi. Un numero così alto di liste - tra le quali c'è anche Zancle, uno dei simboli più creativi, che pone il nome originario di Messina scritot in bianco bordato di blu turchese scuro sopra alla stilizzazione del braccio sabbioso di San Raineri, resa in azzurro - rende certamente difficile ottenere percentuali significative all'interno dello stesso bacino di voti.
22) Cateno per i giovani
Il rischio maggiore che si corre, in presenza di tante liste parte della stessa coalizione, per paradosso è che l'aspirante sindaco sia eletto - al primo o al secondo turno - ma che il consenso sia così frammentato tra le liste da far sì che nessuna raggiunga la soglia del 5%. Proprio quello che è accaduto dopo le elezioni del 2018, quando Cateno De Luca vinse al ballottaggio, ma nessuna delle sue sei liste superò il 5%. In casi come questi, di fatto, il sindaco eletto non dispone di per sé di una propria maggioranza e deve cercarla, anche volta per volta. Basile e De Luca devono aver pensato che sia meglio massimizzare la raccolta del consenso diversificando l'offerta elettorale - coinvolgendo direttamente i giovani, ad esempio, con Cateno per i giovani, scritta bianca su fondo fucsia - preparando comunque alcune liste che appaiano fin dall'inizio maggiormente in grado di raccogliere voti.
23) Federico per Messina
Di sicuro, lo stile dei contrassegni riconducibili a Cateno De Luca quest'anno sembra aver abbandonato la sua inclinazione verso l'alto, sperimentato prima a Messina e poi a livello nazionale con Libertà alle europee del 2024. Questa volta, infatti, gli emblemi hanno tutti uno sviluppo orizzontale, tanto nel fregio principale tanto nella "pulce" di Sud chiama Nord presentata per l'esenzione: è il caso anche di Federico per Messina, il simbolo più giallo di tutta la coalizione (con il nome quasi colloquiale tinto di rosso per risaltare meglio, oltre che per ribadire la combinazione cromatica legata a Messina).
24) Messina protagonista
L'ultimo contrassegno della coalizione presentata in appoggio a Basile è Messina protagonista, sempre basato sul rosso (dello sfondo, sul quale emerge una stilizzazione di alcuni monumenti messinesi) e sul giallo. Sicuramente una coalizione così nutrita ha attirato l'attenzione di commentatori e studiosi, interessati al risultato (del candidato, della coalizione e delle singole liste), ma anche a eventuali strascichi contenziosi, allo stato possibili - e dall'esito non prevedibile - ma che potrebbero anche non sorgere.
Gaetano Sciacca
25) Rinascita Messina
Il sorteggio ha collocato in penultima posizione il quarto candidato sindaco, Gaetano Sciacca, già candidato sindaco con il M5S nel 2018. Questa volta si presenta sostenuto da una propria lista civica, Rinascita Messina: nel simbolo in alto c'è lo stemma della Trinacria, sotto c'è il nome in verde chiaro, mentre sotto ci sono sei case stilizzate verdi, collocate a gruppi di tre - con il sole stilizzato nel mezzo - su due porzioni di terreno (una gialla, con la scritta "48 villaggi - 1 Città") e una verde, contenente il riferimento al candidato sindaco. Non è candidato ma sostiene Sciacca anche Angelo Giorgianni, l'ex magistrato che come avvocato (insieme a Paolo Starvaggi) ha difeso i ricorrenti che avevano chiesto l'annullamento delle elezioni e che ha creato il movimento Sicilia sovrana, cui Rinascita Messina aderisce.
Letterio Valvieri detto Lillo
26) Lillo Valvieri sindaco
L'elenco degli aspiranti al ruolo di sindaco di Messina si chiude con Letterio "Lillo" Valvieri, anch'egli già legato al M5S e questa volta pronto a correre da solo, sostenuto dall'unica lista Lillo Valvieri sindaco. Qui a dominare decisamente è il colore blu, che tinge il fondo e le sagome di alcuni dei monumenti (si riconoscono, tra gli altri, la Fontana del Nettuno e il Duomo), facendo risaltare anche il cognome del candidato proposto in giallo come elemento più evidente del contrassegno.
























































