venerdì 12 giugno 2026

Simboli sotto i mille (2026): le prime tappe, dal Piemonte alla Toscana... (di Massimo Bosso e Gabriele Maestri)

Possiamo ammetterlo senza problemi: ogni anno l'inventore di questa rubrica ormai decennale (il primo episodio, infatti, è stato pubblicato nel 2016, proprio in questi giorni, dopo un primo assaggio l'anno prima al seminario post-elettorale della Società italiana di studi elettorali) e il suo assistente - nonché titolare di questo sito - pensano che il viaggio tra la microItalia che vota sia giunto al termine. Nei primi anni, in effetti, il racconto era stato pensato soprattutto per passare in rassegna le liste presentate di piccoli movimenti nazionali o locali che cercavano visibilità e magari eletti nei comuni con meno di mille abitanti, nei quali - come ormai chiunque passi di qui sa perfettamente - non servono firme di sottoscrizione per presentarsi; in quel viaggio, poi, a volte ci siamo imbattuti anche in liste espressione di partiti "maggiori", come Alleanza nazionale - ne abbiamo parlato, con riferimento al Piemonte, nel nostro libro M'imbuco a Sambuco! - e Lega Nord. 
Con il tempo, tuttavia, il racconto ha finito per prendere - e non avrebbe potuto essere diversamente - un'altra direzione. Intendiamoci, esistono ancora formazioni politiche "minori" (per risultati elettorali, non certo per i programmi elaborati o per le proposte avanzate) che cercano un po' di luce in uno o più microcomuni. Non si può negare, tuttavia, che si assiste da qualche anno (anche se in realtà il fenomeno esiste da molto più tempo) al proliferare di liste dai nomi e dai simboli francamente improponibili, che - nessuno si senta offeso per questa constatazione - nulla hanno a che fare con la politica e tanto meno con l’amministrazione: il riferimento, ovviamente, è alle cosiddette “liste per le licenze”, create ad hoc o comunque impiegate da esponenti delle forze dell’ordine per usufruire del congegno previsto dall'art. 81, comma 3 della legge n. 121/1981, cioè dei trenta giorni di collocamento in "aspettativa con assegni" (dunque retribuita), Non rientra ovviamente tra i compiti o le "missioni" di questo sito - né di chi scrive - giudicare questo fenomeno, ma osservarlo e segnalarlo certamente sì. 
Va riconosciuto che da qualche tempo, anche grazie all’interessamento dei mass media a seguito di episodi che non potevano passare inosservati, il fenomeno desta sorpresa, scalpore e anche indignazione; è altrettanto vero, però, che "Passata la festa, gabbato lo santo", per cui smontati i seggi e spente le luci mediatiche su questo o quel caso, la questione resta lettera morta e la Politica (sì, con la P maiuscola) non prende provvedimenti degni di questo nome, che sappiano guardare avanti perché determinati fenomeni non si ripetano e non ci sia bisogno di sorprendersi o indignarsi ancora.
Siccome, dunque, anche lo scorso anno e quest'anno non sono stati compiuti passi concreti a livello parlamentare per scoraggiare le liste di extra muros e siccome il fenomeno non accenna a estinguersi, eccoci pronti anche nel 2026 per il viaggio #sottoimille. Schede e manifesti alla mano, si parte! 

* * *

Da dove iniziamo? Ma ovviamente dal Piemonte, la regione del creatore di questa rubrica, ma soprattutto una terra che - anche grazie all'elevato numero di piccoli ed a volte piccolissimi comuni - ci ha fornito molto materiale da scoprire, osservare e analizzare.
Battendo le varie province piemontesi in ordine alfabetico (del resto, Eligendo, il sito elettorale del Ministero dell'interno, è organizzato proprio così...), iniziamo da Borgoratto Alessandrino, dove ha concorso una sola lista, ceertamente locale (era quella del sindaco uscente, che ha appena iniziato il quarto mandato). A dire il vero, gli organi di informazione hanno fatto sapere che era stata presentata anche un'altra lista, precisamente di Alleanza per l'Italia, formazione elettorale che - lo abbiamo già detto nella puntata preparatori - unisce "a bicicletta" i simboli del Partito liberale italiano (guidato da Stefano De Luca e Grazio Trufolo) e dei Sovranisti per l’Italia (erede politico de L'Altra Italia): la sottocommissione circondariale l'avrebbe ricusata "per alcuni chiarimenti necessari riguardo al logo e al carattere (se politico o civico)" e, a quanto si sa, non sarebbero state avviate iniziative contro l'esclusione. Per restare in provincia di Alessandria, pare che invece nessuno abbia invece pensato di presentarsi a Frassinello Monferrato, altro luogo in cui era presente un sola lista civica del posto.
Trasferendoci a Moncucco Torinese - che, a dispetto del nome, si trova in provincia di Asti - ci si potrebbe aspettare un miniaffollamento, visto che nel 2020 si presentarono ben quattro liste esterne (insieme alla formazione locale) e i tre seggi di minoranza al Partito valore umano (formazione che pare scomparsa dall'orizzonte e di cui, di fatto, sembrano essersi perse le tracce). Questa volta, invece, le liste erano "solo" due: una era quella del sindaco uscente (riconfermato), l'altra, Moncucco nel cuore, si è aggiudicata i tre seggi di minoranza con un dignitoso 13,38% (e una grafica chiaramente mutuata dal simbolo di Noi moderati). prende i tre di minoranza. 
Restando nell'astigiano, ha concorso alle elezioni una sola lista anche a Settime, mentre nel 2020 le formazioni in corsa erano quattro, due locali e due esterne. A dispetto della competizione inesistente (al di là di quella con il quorum ribassato del 40% depurato degli iscritti Aire non votanti), l'unica lista in campo ha scelto curiosamente di presentare solo sette candidati alla carica di consigliere comunale: il risultato è che la lista con la nocciola nel simbolo ha lasciato l'organo incompeto. Si può peraltro immaginare che in molti comuni che potevano contare fin dall'inizio su una sola lista esistesse anche una seoconda lista "di comodo" pronta nel cassetto, da presentare in caso di arrivo di “forestieri” indesiderati.
In provincia di Biella, i comuni da considerare sono due. Ad Ailoche ci si imbattte in quattro liste: due sono locali e sono piuttosto facili da riconoscere, poi ci sono Progetto popolare e la Lista civica Insieme. Nel corso di questo viaggio troveremo i nomi di queste due formazioni ancora molte volte, sopratutto Progetto popolare (una vera costante dei nostri itinerari "sotto i mille") che non di rado si accompagna a questa curiosa (autodenominata) lista civica che si presenta in tutta Italia; i due simboli, peraltro, hanno caratteristiche grafiche comuni e sembrano imparentati tra loro. La lista vincente ha raccolto ben 142 voti (74,35%), mentre la minoranza è andata a Futuro per Ailoche (46 voti, 24,08%): gli altri due emblemi si sono divisi i tre voti restanti (due per Insieme e solo uno per Progetto popolare).
Ci trasferiamo poi a Tavigliano, Nel 2020 i tre seggi di minoranza erano toccati a una non meglio identificata lista denominata Giovani Amministratori Piemontesi, unica altra lista in corsa oltre a quella risultata vincitrice. Anche quest'anno le liste erano solo due, ma soltanto una era locale (quella dell'amministrazione uscente) e così Progetto popolare -  unica altra formazione in campo - con soli 11 voti pari al 2,48% si è presa i tre seggi di minoranza. Sembra opportuno segnalare che in questo comune quasi sempre i tre seggi di minoranza sono andati ad una lista esterna: diventa quasi inevitabile stupirsi del fatto che nessuno abbia mai pensato di dividere le forze e approntare una lista "di comodo", com'è stato fatto probabilmente in molti altri comuni.
Tocca poi alla provincia di Cuneo, nota come "la Granda" perché molto estesa, la più grande d'Italia dopo la provincia di Salerno: lì erano moltissimi i comuni piccoli al voto e ben nove quelli "sotto i mille", che inevitabilmente attirano la nostra attenzione:
A Benevello, oltre alla lista locale, ci sono Alleanza per l'Italia e Solidali, le due esterne prendono 8 voti a testa (3,20%) ed eleggono un consigliere, il terzo seggio di minoranza è stato estratto a sorte (ed è andato a favore di Solidali); curiosamente i due candidati non direttamente legati al paese sono entrambi originari della provincia di Lecce. Nel 2020 era presente una sola lista e non è escluso che questo abbia fatto trovare impreparati i locali; occorre ricordare che Solidali, con basi nette in Piemonte, aveva annunciato la sua intenzione di partecipare alle elezioni amministrative a partire da quella regione. 
Non sono state fortunate, invece, le sortite elettorali di Alleanza per l'Italia a Castiglione Tinella (solo due voti, pari allo 0,48%, e con la presenza di un'altra lista, Orizzonte Castiglione, chiaramente locale) e della lista dei Solidali a Treiso: lì sono arrivati soltanto 3 voti (0,66%, peraltro il contrassegno era il più curato della consultazione), ma è interessante vedere che i seggi di minoranza sono andati alla lista Uniti per Treiso grazie ai 26 voti presi (pari al 5,68%), un numero decisamente limitato - rispetto ai 458 voti validi totali - che fa pensare che quella formazione elettorale non fosse realmente in competizione.
A Elva gli elettori iscritti sono 81 elettori e 54 di loro si sono recati alle urne: ci si aspetterebbe una competizione ben poco affollata e invece non si può non restare sorpresi riscontrando la presenza di ben tre liste apparentemente locali (così almeno parrebbe guardando alle origini delle persone candidate riportate sul manifesto e ai simboli, certamente non banali e con un minimo di elaborazione grafica). La vincente Noi di Elva, sfonda con 39 voti; seguono poi Futuro per Elva con 12, mentre Insieme per Elva 2026 è riuscita ad aggiudicarsi soltanto le tre schede rimanenti (viene da supporre, dunque, che i candidati avessero poco radicamento all'interno del piccolo comune). 
Una situazione quasi identica si trova a Roaschia: lì risultano 210 elettori ma i votanti sono stati soltanto 71 (33,81%); la percentuale, pur inferiore al 40% (il quorum indicato dalle muove provvisorie), non ha costituito un problema perché è lo stesso Viminale a segnalare una popolazione reale di 95 abitanti, quindi depennando gli iscritti Aire si è certamente arrivati a superare il 40%. La stranezza, come si diceva, però c'è: oltre alla lista vincente (Rouaschia - lista civica per la continuità, che con 42 voti è arrivataa al 63,24%), 15 voti sono andati a Insieme per Roaschia (trasformatisi in 2 seggi), mentre il seggio restante se l'è aggiudicato con 10 voti Il Futuro per Roaschia. Va detto che anche nel 2020 la situazione era simile (e le liste erano state addirittura 4, con l'aggiunta del Partito valore umano). Misteri delle microelezioni...
Anche nella provincia di Torino erano molti i piccoli comuni al voto. In questo percorso ci interessiamo innanzitutto a Baldissero Canavese e Vistrorio, comuni in cui ha partecipato la lista Con Te, per il Paese, già più volte vista in passato ed espressione della Federazione di Damanhur che ha sede nel territorio del vicino comune di Vidracco, che peraltro amministra (ne abbiamo parlato in abbondanza nel nostro libro M'imbuco a Sambuco!, cosa aspettate a procuravelo??). A Baldissero Con Te, per il Paese si riconferma come gruppo di minoranza col 26,17%, grazie al fattto che sulla scheda finiscono solo due liste. A Vistrorio la stessa formazione nel 2020 prese un seggio in una competizione a tre liste; quest'anno le liste erano solo due, quindi la percentuale è salita al 21,51% e gli eletti sono diventati tre.
Si è aggiudicata tre seggi come unica lista di minoranza anche Solidali - già incontrata prima - a Chiesanuova: la particolarità è data dal fatto che il simbolo composito ha raccolto soltanto tre voti, pari al 2,86%, ma questi sono stati sufficienti per entrare in consiglio a rappresentare l'intera opposizione. Tutto è stato regolare, naturalmente, ma di fronte al caso di Chiesanuova (come anche ad altri che si vedranno più avanti nel corso del viaggio) viene spontaneo chiedersi se, in generale, ripensando alle norme elettorali nei microcomuni, oltre che un numero minimo di firme da raccogliere sarebbe opportuno immaginare anche di introdurre una soglia di sbarramento (assoluta, in numero di voti, o percentuale). Si introduce questa riflessione volutamente parlando di una lista che, comunque la si pensi, ha indubbiamente una sua dignità politica e programmatica e nessuno potrebbe pensarla come imbastita unicamente per permettere a qualcuno di candidarsi per godere di qualche privilegio; oggettivamente, però, ottenere il 30% del consiglio comunale con il 2,86% dei voti rappresenta un caso di evidente distorsione del risultato elettorale (e la percentuale potrebbe essere anche minore, perché con due sole liste in competizione i tre seggi scatterebbero anche qualora la seconda formazione avesse ottenuto due voti o, al limite, anche uno solo).
A Isolabella ed Osasio troviamo la lista Civici per il tuo Territorio, cui abbiamo fatto qualche cenno nell'articolo introduttivo alle elezioni "sotto i mille" di quest'anno. A Isolabella il confronto tra le due formazioni locali è risultato oggettivamente tirato ed è finito 110 a 104 (con la torre di Rinasce Isolabella prevalete sulla campana di Crescere Isolabella): per definire il risultato tra le due liste di fatto sono stati determinati i 9 voti raccolti dai Civici che però, evidentemente, all'interno di una competizione oggettivamente limitata a due sole liste non sono stati utili per entrare in consiglio. 
A Osasio le liste in totale erano quattro: una sola locale (Vivere Osasio), Progetto Paese (già vista in passato e minoranza uscente, come anche a Isolabella dove però non si è ripresentata; posto che alcuni candidati già visti in Solidali si ritrovano qui, dunque il collegamento tra le formazioni è evidente, va notato che a Osasio il simbolo di Progetto Paese è molto simile a quello delle elezioni precedenti, mentre all'interno della lista Solidali la grafica è stata significativamente innovata), poi la Democrazia cristiana di Gianpiero Samorì (e Mauro Carmagnola in Piemonte) e i Civici per il tuo Territorio. Vivere Osasio si conferma come lista vincente (confermando pure il sindaco) con 378 voti (87,30%); al secondo posto è arrivata la Dc con 26 voti (6,00%, tramutato in 2 seggi; il secondo seggio, peraltro, non è andato al capolista, Ferdinando Luigi Maria Berthier, entrato in consiglio comunale a Torino nel 2011 per la lista Domenico Coppola presidente con ben 15 preferenze, a seguito di una faccenda singolare che si può trovare riassunta qui e anch'essa evocata in M'imbuco a Sambuco!), mentre l'ultimo seggio di minoranza se l'è aggiudicato Progetto Paese con 22 voti (5,08%), mentre Civici per il tuo Territorio, con 7 voti (1,62%), è rimasta fuori dall'emiciclo. Si tratta indubbiamente di una competizione interessante per i drogati di micropolitica; l'interesse aumenta se si considerano le precedenti candidature dell'aspirante sindaco di Osasio Marco Di Silvestro (se n'era parlato prima del voto) e che l'espressione "Civici per il tuo Territorio" era presente nel simbolo della Lega - sotto ad Alberto da Giussano, al posto del riferimento a Matteo Salvini - nei comuni superiori di Venaria Reale e Moncalieri. Il che dimostra un collegamento tra un progetto politico ampio come la Lega e uno più legato ai territori, anche molto piccoli, come i Civici. Varrà la pena di parlarne più avanti, con qualcuno molto informato sui fatti.
A Sestriere, oltre alle due liste locali, ha partecipato con proprie candidature anche il Movimento sociale Fiamma tricolore, un tempo molto attivo sul territorio regionale anche per competizioni elettorali di livello. La scelta di quel comune, a dire il vero, non è stata molto fortunata e anzi incuriosisce la presenza di una sola lista della Fiamma in una provincia con tanti comuni chiamati al voto: generalmente, infatti, i piccoli movimenti utilizzano il sistema della doppia candidatura (per cui le persone si presentano in due comuni, in entrambi i casi come aspiranti consiglieri o in uno dei due da aspiranti sindaci). Alla Fiamma, in ogni caso, sono arrivati solo tre voti, pari al 0,75%; va anche detto che per la lista vincente (Grande Sestriere) la competizione elettorale è stata un plebiscito, visto che la vittoria è arrivata con il 77,94%. Va segnalato che anche in provincia di Cuneo e Torino molti comuni avevano solo una lista in competizione.
Il tour del Piemonte si conclude con la provincia di Vercelli. Si è votato innanzitutto a Lamporo, comune commissariato: lì, oltre alle due liste locali, si è presentato anche Progetto popolare, già visto da queste parti nel 2025 nell'affollata competizione di San Giacomo Vercellese. La sfida vera viene vinta da Semplicemente Lamporo. che ha ottenuto 181 voti rispetto ai 115 di Lamporo Radici e futuro (con cui il precedente sindaco cercava di tornare in carica, dopo le dimissioni di oltre metà del consiglio). In queste condizioni, pare quasi incredibile che Progetto popolare sia riuscita a ottenere 5 voti (pari al 1,66%), anche se questi sono ovviamente risultati inutili al fine della ripartizione dei seggi.
La competizione è stata a tre anche a Postua, ma senza alcuna presenza di liste esterne: già questa è una peculiarità che merita di essere segnalata, insieme al fatto che pure in questo caso si trattava di un comune commissariato (dopo che nella seconda metà del 2025 si era dimessa la sindaca, unica candidata nel 2021). Altro motivo di interesse è dato dal fatto che la sfida era realmente a tre e dunque davvero accesa: lo dimostrano i risultati, con 160 voti per Noi e Voi per Postua, vincitrice contro Con Voi, per Postua (108 voti) e Radicic per il futuro (93 voti); si tratta, dunque, di uno dei rari casi in cui il sindaco di un piccolo comune è stato eletto senza avere la maggioranza assoluta dei consensi.
Nel nostro viaggio piemontese rimane... Rimella, piccolo comune dell'Alta Valsesia. Anche qui si sono presentate tre liste, ma mentre Insieme per Rimella ha preso 66 voti (82,5%), solo 9 sono andati alla lista Sorriso (e il nome è questo perché il simbolo è proprio un sorriso stilizzato semplicissimo in bianco e nero, chissà poi perché... forse per evitare problemi di copyright che sarebbero arrivati con uno smiley vero?) e si sono trasformati in due seggi; il terzo e ultimo consigliere di minoranza se l'è aggiudicato Valore locale. Questa a prima vista puà sembrare una civica locale, ma molti dei suoi candidati sono stati visti già nel 2025 a San Giacomo (nella lista Uniti per San Giacomo, con zero voti) e a Malvicino (in Vicini a Malvicino, anche lì zero voti), senza contare che lo stesso simbolo ritornerà anche più avanti: in ogni caso i 5 voti raccolti (6,25%) si sono trasformati in un seggio.
 
Lasciato alle spalle il Piemonte, si passa brevemente in Liguria, iniziato dalla provincia di Genova, in particolare da Crocefieschi: lì le liste in gioco erano 3, come nel 2020. Anche allora le formazioni locali erano due (e avevano raccolto 264 e 71 voti), mentre come terza si era presentata L'Altra Italia, ottenendo 6 voti (1,76%), Quest'anno, al di là della nettezza della sfida tra le due locali (finita 250 contro 134, a favore di Croce dei Fieschi, con la conferma del sindaco uscente), il ruolo di terza lista è stato ricoperto dalla Fiamma tricolore: i fiammisti hanno raccolto 4 voti (1,03%), con un distacco netto dalle formazioni del paese.
In questa regione i comuni con meno di mlle abitanti chiamati al voto erano sette: in tutti si sono presentate due liste locali e in quattro di questi è comparsa una lista esterna. Di Crocefieschi abbiamo detto; ad Aquila d’Arroscia ritroviamo la Lista civica Insieme (e la ritroveremo altrove): dallo scrutinio è emerso che ha ricevuto un solo voto. Si è confermata la vittoria della lista Uniti per Aquila, con il sindaco uscente Tullio Cha (e il fatto che nella lista uscenti ci fossero altri due candidati, consiglieri uscenti, con lo stesso cognome, fa inevitabilmente pensare che la vittoria sia stata festeggiata... con un bel cha cha cha!).
A Rocchetta Nervina (si tratta, incidentalmente, del primo comune per il quale siamo costretti a mostrare la scheda elettorale, non essendo stato possibile trovare - salvo nostro errore - il manifesto pubblicato nel sito del comune o nell'albo pretorio), invece, ha scelto di presentarsi Progetto popolare; va detto che nel 2020 in questo piccolo comune era presente una sola lista, denominata Castrum Barbaire, l'antico nome latino e medievale della località. 
Quest'anno la lista si è ripresentata (con il sindaco uscente che si era riproposto), ma è stata sconfitta 91 voti a 75 da Aiga Nova e si è dovuta accontentare dei tre seggi del consiglio comunale riservati all'opposizione: al termine dello spoglio, nessuno è risultato avere messo la croce sul simbolo di Progetto popolare, dunque la casella dei voti è rimasta a quota zero. 
 
Troviamo infine una lista di Forza nuova a Zuccarello. Curiosamente, in questo comune tutte e tre le liste hanno solo sette candidati consiglieri; nella lista del sindaco uscente, Claudio Paliotto, si era presentato un consigliere dell'ex minoranza, mentre in quella dello sfidante Gaetano Ferrara (che curiosamente schierava un simbolo la cui grafica sembrava proposta "in negativo) c'era un consigliere uscente della ex maggioranza; la sfida si è chiusa con nettezza 132 a 32 (con la conferma di Paliotto), senza alcun voto disponibile per Forza nuova (del resto, nel 2020, era andata nello stesso modo alla terza lista di allora, L'Altra Italia).
Non sarebbe un comune con particolarità, ma merita una segnalazione la competizione a Santo Stefano d'Aveto, in provincia di Genova: le liste in competizione erano due, con una sfida finita 373 voti a 228, e fin qui nulla di rilevante o anomalo. Conta segnalare che la lista vincente, Meghi - Progetto Val d'Aveto ha fatto diventare nuovo primo cittadino di Santo Stefano Mattia Crucioli, ex senatore eletto nella scorsa legislatura con il Movimento 5 Stelle, poi - dopo la mancata fiducia al governo Draghi - tra i promotori di Alternativa, candidato sindaco a Genova nel 2022 per Uniti per la Costituzione e - dal 2024 - vicesindaco proprio di Santo Stefano. 

Lasciata la Liguria, si arriva in Lombardia. In provincia di Brescia, erano tre i candidati alla carica di sindaco a Magasa, disposti a raccogliere il testimone da Federico Venturini dopo tre mandati: si tratta di un comune, al confine con la provincia autonoma di Trento, in cui l'età media è la più alta della provincia, con oltre due terzi dei residenti ampiamente sopra i 60 anni di età. Il sindaco uscente ha accettato di dare una mano come candidato consigliere nella lista Progetto per Magasa guidata da Omar Venturini (nessuna parentela, solo omonimia): la formazione viene premiato dagli elettori con 54 preferenze (68,35%) Ci ha riprovato ancora per la terza volta consecutiva anche Gianluigi Raineri, 71enne già sindaco di Erbusco per due mandati dal 1985 al 1995 e nel 2014 nominato consigliere provinciale bresciano, eletto nella lista di Forza Italia: per lui e Megasa nel Cuore sono però arrivati solo 7 voti (meno dei candidati in lista) e un seggio; il terzo candidato sindaco è Fabio Faustini di Patto per Magasa, originario di Iseo, che ha raccolto 18 voti (22,78%), trasformatisi in due seggi.
In provincia di Bergamo erano cinque i comuni "sotto i mille" chiamati al voto. In tre di essi era presente una sola lista, mentre a Oneta - oltre alle due locali - c'era Progetto popolare che ha raccolto solo 3 voti; si segnala che AmiAmo Oneta (82 voti, 22,78%) ha ripresentato lo stesso candidato di Impegno popolare per Oneta visto nel 2020.
Anche in provincia di Como, oltre al comune monolista di Cerano d'Intelvi (lì l'amministrazione é caduta anticipatamente a seguito di crisi amministrativa che ha portato al commissariamento), si è votato a Plesio: in questo comune si è presentata la Lista cvica Insieme, ma tutti i seggi se li sono aggiudicati le due locali e questa "civica" che troviamo un po' ovunque ha preso solo 8 voti (1,64%).
Passando in provincia di Lecco, a Esino Lario probabilmente nessuno degli autoctoni ha pensato che fosse opportuno preparare un seconda lista locale di comodo: questo ha permesso a Progetto popolare con soli 19 voti - 4,85% - di prendere tre seggi. 
Una situazione molto simile si è creata a Sueglio: in questo caso i Sovranisti per l'Italia con 3-diconsi-tre voti, pari al 3,9%, hanno conquistato tre seggi. Come mai qui non è stato usato il contrassegno composito di Alleanza per l'Italia? A quanto pare, la sottocommissione elettorale circondariale competente ha ritenuto che l'uso del simbolo, tutto sommato storico (anche se modificato rispetto a quello utilizzato nelle liste Pli che ottenevano parlamentari nazionali fino al 1992, ma comunque con presenza parlamentare nel gruppo misto della Camera nelle scorse legislature), dovesse essere accompagnato da idonei documenti di autorizzazione/delega all'uso: la richiesta appare logica, altrimenti chiunque potrebbe ritenersi legittimato a usare, ad esempio, simboli che richiamano forze politiche con un passato parlamentare (anzi, considerato il comune sostegno al Sì al recente referendum in materia di giustizia, sarebbe stato normale immaginare una delega sistematica: forse il documento c'era ma non è stato prodotto in tempo?). I numeri e le percentuali viste fanno capire che Sueglio è un comune molto piccolo: nel 2020 votò solo il 37% degli aventi diritto, sicuramente questa percentuale va aumentata non considerando nel corpo elettorale gli iscritti Aire non votanti (che, come già detto, non contribuiscono al superamento del quorum del 40%); all’epoca le liste erano due, finì 59 voti a 15. Nel 2026 hanno votato in 86 su 289 (meno del 30%), ma considerando che gli abitanti reali dovrebbero essere 157, il quorum "facilitato" sarebbe stato ampiamente superato.
Venendo alla provincia di Pavia, va ricordato che di solito, tra quelle lombarde, è la più ricca di liste extra muros; anche questa volta non rimaniamo delusi. In tutti e tre i microcomuni al voto - Battuda, Pizzale e Silvano Pietra - si è presentato il Patto per il Nord: a Silvano Pietra c'era solo una lista locale, quindi ha avuto gioco facile il partito guidato da Paolo Grimoldi, che con 25 voti (7,99%) è riuscito a entrare in consiglio con tre eletti. 
A Battuda, invece, dove il comune è stato commissariato il 30 giugno 2025 a seguito delle dimissioni di sei consiglieri su dieci, le liste locali erano due, ma si è toccato il totale di cinque formazioni in corsa (il numero più elevato visto finora, ma nella prossima puntata si vedrà di meglio...). Ai nastri di partenza c'era anche l'enigmatica lista Pro Peace (la prima a sfoggiare una grafica 0.0), che ha fatto il vuoto con zero voti: sarà perché composta interamente da estranei o perché in paese sono tutti guerrafondai? Più probabile la prima ipotesi... La lista Valore Locale potrebbe sembrare locale, invece é di fatto la fotocopia di una civica presentata nel 2025 a San Giacomo Vercellese (stessi candidati con simboli molto diversi: gli va dato atto di usare, almeno, un minimo di fantasia) e lo stesso simbolo ê stato incontrato prima a Rimella: qui ha preso un voto, del tutto ininfluente. È andata meglio a Patto per il Nord con 9 voti (2,56%), a testimonianza che se rappresenti qualcosa di reale qualcuno ti sceglie.
A Pizzale, oltre ai "nordisti" e alle due locali, che hanno monopolizzato i voti (184 a 140), si è presentata… Progetto popolare, cominciavano e chiederci dove fosse finita: ha preso comunque solo un voto, mentre - confermando il ragionamento di prima - a Patto per il Nord ne sono arrivati 11 (3,27%).
Per la provincia di Sondrio segnaliamo solo l'anomalia di Pedesina: 44 elettori, tre liste; il paese era commissariato dopo che l’amministrazione eletta nel 2024 era decaduta (all’epoca era finita 24 voti a 6). Le tre liste presentarsi questa volta sono espressioni del territorio, anche se è quasi matematicamente impossibile che tutti i candidati siano residenti in loco. La titanica competizione - lo si dice sorridendo, senza alcuna offesa - finisce con 18 voti (54,55%) per Vivere Pedesina, 8 (24,24%) per Pedesina Riparte, Insieme (2 seggi) e 7 (21,21%) per Pedesina cogli l'attimo (1 seggio). E se tutto è andato bene, senza liste esterne, i numeri della competizione inducono comunque a domandarsi che senso abbia mantenere in piedi comuni così piccoli...

Dopo la Lombardia tocca al Veneto, Regione in cui erano sette i microcomuni al voto. Sei di questi erano in provincia di Belluno, senza nessuna lista esterna; segnaliamo però l’assenza di liste a Vodo Cadore, per cui il comune sarà commissariato, mentre nel 2020 le formazione ni presentate erano state ben tre, compresa quella esterna dell'Altra Italia. Molti ricorderanno che proprio quella forza politica fu al centro di polemiche, tra l'altro, per il consigliere di minoranza eletto a Posina, ma la lista era composta da residenti in Puglia e nessuno aveva accettato l'incarico, non consentendo mai al consiglio di funzionare appieno. Nel 2026, comunque, il problema non si è ripetuto: nel comune della provincia di Vicenza si so nn o presentate due liste locali, una espressione della maggioranza uscente e una che, comunque, ha candidato un consigliere di minoranza uscente (mentre un altro consigliere di minoranza dovrebbe essere stato candidato con la lista del sindaco, confermato).

Archiviato in fretta il Veneto, occorre fare una breve tappa anche in Friuli - Venezia Giulia. Qualche esponente dei #drogatidipolitica potrebbe essere ragionevolmente sorpreso: generalmente, infatti, non ci interessiamo di questa regione, ovviamente per la mancanza di liste esterne, ma quest'anno dobbiamo parlarne. Infatti a Claut (Pordenone), unico comune "sotto i mille" al voto nella Regione, oltre alle due locali, troviamo il Movimento Giovani Alleati: il simbolo, francamente inguardabile, lo abbiamo già visto in passato in altre regioni e in differenti versioni nominali. Per esempio, abbiamo trovato il Movimento Lavoratori Giovani a Silvano Pietra (PV) nel 2020; con MGA e con lo stesso candidato sindaco si erano visti nel 2016 a Rognano (PV),  dove c'era una sola lista locale e con 19 voti (7,60%) erano arrivati tre seggi di minoranza; nel corso di quella legislatura i consiglieri si dimisero. La stessa persona la ricordiamo anche candidata per il Movimento S.F.I.A.M. (simbolo con grafica simile, ma nessuno ha mai scoperto cosa significasse quella sigla...), sempre a Silvano Pietra nel 2015. A Claut, in ogni caso, è arrivato un solo voto: si direbbe una sconfitta, ma forse un altro scopo è stato raggìunto.

Dopo la capatina in Friuli, è tempo di fermarsi un pochino (ma proprio poco) in Emilia-Romagna: anche di questa regione in genere ci occupiamo pochissimo, ma questa volta qualcosa da dire c'é. Pure qui c'era un solo comune "sotto i mille" al voto, Pellegrino Parmense. Qui, oltre alla lista Impegno Comune per Pellegrino, espressione e continuità della maggioranza uscente (riconfermata), abbiamo trovato la Fiamma tricolore, Progetto popolare e una lista nuova, Gli Italiani - Confederazione: sul web esiste un sito di questo movimento, ma con poche informazioni utili su chi lo compone. I seggi di minoranza sono andati alla Fiamma, che con 35 voti (7,35%) ha avuto ben due eletti, e proprio alla Confederazione che, con 12 schede a favore, ne ha preso, per il rotto della cuffia, uno. A secco è rimasta invece Progetto Popolare, che ha incassato un solo voto. 

La prima parte del viaggio termina in Toscana, Regione in cui i microcomuni interessati dalle elezioni erano tre: Capraia Isola (LI), Orciano Pisano e Sillano Giuncugnano (LU). In tutti e tre i comuni era presente una lista della Fiamma tricolore; a Orciano Pisano c'era anche Progetto popolare. A Capraia, dove si è votato anticipatamente, le due locali hanno fatto il pieno e alla Fiamma sono arrivati solo due voti; a Sillano si è creata la stessa situazione, con cinque voti (0,73%) per i "fiammisti". 
Ad Orciano c’era invece una sola lista locale: stranamente lì Progetto popolare ha superato 9 a 7 la Fiamma (in percentuale fa 3,14 a 2,44) e quindi è finita 2 a 1 la battaglia  per i seggi di minoranza. Va detto che anche nel 2020 era presente una sola lista locale e quindi furono eletti tre consiglieri di minoranza dall'Altra Italia, grazie a soli 13 voti (3,96%), tuttavia i tre eletti non si sono mai presentati. Come andrà questa volta?

(1 - continua)

mercoledì 27 maggio 2026

Camera, componente di Futuro nazionale grazie a Free, l'anti-Pinocchio

Da parecchio tempo si discute della possibilità, per Futuro nazionale, il partito fondato pochi mesi fa da Roberto Vannacci, di ottenere una posizione più strutturata all'interno del Parlamento. Questo soprattutto perché poter disporre di un gruppo o almeno di una componente politica del gruppo misto alla Camera è un elemento fondamentale per ottenere visibilità, ma soprattutto tempi, spazi e risorse nell'attività parlamentare. Oggi l'operazione è ufficialmente riuscita: si tratta di un esito rilevante da vari punti di vista, incluso quello regolamentare, ma il ragionamento finisce inevitabilmente per coinvolgere anche le possibili modifiche alla legge elettorale e gli effetti che potrebbe avere sul deposito dei simboli e sulla presentazione delle candidature.

Il contesto regolamentare 

Al Senato, va detto, la nascita di gruppi per partiti nati dopo le ultime elezioni politiche è oggi molto difficile: dopo le riforme del 2017 e del 2022, è prescritto oltre al requisito numerico (10 senatori fino al 2022, 6 attualmente) anche un requisito politico-elettorale, essendo necessario che il gruppo rappresenti "un partito o movimento politico, anche risultante dall’aggregazione di più partiti o movimenti politici, che abbia presentato alle ultime elezioni del Senato propri candidati con lo stesso contrassegno, conseguendo l’elezione di almeno un Senatore" (si fa un'ecezione esplicita, dopo la riforma del 2022, per i gruppi che abbiano almeno 9 senatori e rappresentino "un partito o un movimento politico che nella legislatura abbia presentato alle elezioni politiche o del Parlamento europeo propri candidati conseguendo l’elezione di propri rappresentanti, a condizione che tale Gruppo [...] abbia la medesima denominazione ovvero il medesimo contrassegno del partito o movimento politico rappresentato"). Anche a volere immaginare una dinamica simile a quella che aveva portato alla nascita del gruppo Psi-Italia viva a Palazzo Madama nella scorsa legislatura, sfruttando dunque la possibilità per un partito per quest'operazione occorrerebbe necessariamente l'apporto di una forza politica che alle elezioni politiche si era presentata all'interno di una lista federata e, a dispetto del risultato insufficiente, era riuscita a ottenere almeno un eletto in un collegio uninominale (è il caso di Noi con l'Italia, Italia al Centro, Coraggio Italia, Udc, Europa Verde, Sinistra Italiana, Centro democratico, al limite anche di Italia viva o di Azione). 
Alla Camera è richiesto di norma solo una consistenza numerica minima, peraltro piuttosto rilevante specie in questa legislatura a ranghi ridotti: servono infatti ancora 20 deputati (le modifiche approvate nel 2022 porteranno il numero minimo a 14, ma solo dalla prossima legislatura), con possibilità di derogare a quel numero - con l'autorizzazione dell'Ufficio di presidenza della Camera - ove il gruppo rappresenti "un partito organizzato nel Paese che abbia presentato, con il medesimo contrassegno, in almeno venti collegi, proprie liste di candidati, le quali abbiano ottenuto almeno un quoziente in un collegio e una cifra elettorale nazionale di almeno trecentomila voti di lista validi". Al momento il partito di Vannacci conta su quattro deputati (Emanuele Pozzolo, Laura Ravetto, Rossano Sasso ed Edoardo Ziello), un numero ben lontano dal consentire la nascita di un gruppo "ordinario" a Montecitorio.
Com'è noto, però, esiste anche la fattispecie "minore" della componente politica del gruppo misto, espressamente regolata alla Camera dal 1997 e in Senato solo dal 2021 (con un parere della Giunta per il regolamento, mentre ora le stesse norme si trovano nel regolamento di Palazzo Madama). Anche qui, peraltro, lo spazio sulla carta per la costruzione di una componente da parte di un partito nuovo sarebbe molto ridotto: al Senato, infatti, l'art. 14, comma 6 richiede che gli aspiranti membri della componente "rappresentino un partito o un movimento politico, anche risultante dall’aggregazione di più partiti o movimenti politici, che abbia presentato alle ultime elezioni del Senato propri candidati con lo stesso contrassegno, conseguendo l’elezione di almeno un Senatore" oppure - questa è la parte che interessa - che rappresentino "un partito o un movimento politico che nella legislatura abbia presentato alle elezioni politiche, regionali o del Parlamento europeo propri candidati conseguendo l’elezione di propri rappresentanti"; occorrerebbe dunque avere partecipato con il proprio simbolo alle elezioni europee o regionali e soprattutto aver ottenuto almeno un eletto, dovendosi produrre anche (in base al comma 7) "una dichiarazione di riconoscimento da parte del partito o movimento politico che intendono rappresentare".
In Senato non è previsto un requisito numerico (anche una sola persona può formare una componente). Alla Camera, invece, per formare una componente "ordinaria" occorrono almeno 10 deputati (7 dalla prossima legislatura) e non è stabilito alcun requisito politico, dunque anche un partito di nuova costituzione può fondarla; si è prevista anche qui un'ipotesi in deroga, che richiede una consistenza di almeno 3 deputati, i quali peraltro dovrebbero rappresentare "un partito o movimento politico la cui esistenza, alla data di svolgimento delle elezioni per la Camera dei deputati, risulti in forza di elementi certi e inequivoci, e che abbia presentato, anche congiuntamente con altri, liste di candidati ovvero candidature nei collegi uninominali". Qui il testo sembrerebbe chiaro nel dire che i deputati che vogliono formare la componente - o, alla peggio, almeno uno di loro - dovrebbero essere stati eletti con il partito di cui intendono adottare il nome, dunque lo rappresentano essendone esponenti. In pratica, però, è noto che questo requisito è stato riletto in modo decisamente estensivo dal 2005, più esattamente dal 10 febbraio: in quel giorno, l'allora presidente della Camera Pierferdinando Casini autorizzò il sorgere della componente che intendeva fare riferimento alla neonata Democrazia cristiana guidata da Gianfranco Rotondi (poi Dc per le autonomie), ma formalmente rappresentava una diversa forza politica, gli Ecologisti democratici, cioè i Verdi-Verdi, che avevano presentato liste alle elezioni precedenti (cambiarono il nome per evitare scontri con i Verdi del sole che ride). 
La dinamica, da allora, si sarebbe ripetuta più volte, con i partiti nuovi che iniziarono ad accompagnare il loro nome a quello di formazioni che avevano concorso alle elezioni su scala piuttosto ridotta (a volte si era trattato di sigle note, come il Pri o il Pli, in altri casi si sono prestate formazioni conosciute soprattutto dai #drogatidipolitica, come il Ppa). Anche nella scorsa legislatura è accaduto più volte, perfino con casi eclatanti in cui la componente è stata prima fatta nascere e poi fatta dissolvere, con il ritiro della rappresentanza (si vedano i casi di Sogno Italia - 10 volte meglio e di Facciamo Eco - Verdi). Non stupisce affatto, dunque, che una soluzione simile sia stata cercata anche in quest'occasione; è lo stesso regolamento della Camera (art. 15, comma 3), del resto, a ricordare che "per l'esplicazione delle loro funzioni ai Gruppi parlamentari è assicurata la disponibilità di locali e attrezzature, secondo modalità stabilite dall’Ufficio di Presidenza, tenendo presenti le esigenze di base comuni ad ogni Gruppo e la consistenza numerica dei Gruppi stessi" e che "Le dotazioni ed i contributi assegnati al Gruppo misto sono determinati avendo riguardo al numero e alla consistenza delle componenti politiche in esso costituite, in modo tale da poter essere ripartite fra le stesse in ragione delle esigenze di base comuni e della consistenza numerica di ciascuna componente"; di più, le componenti hanno diritto a una parte di tempo per gli interventi durante i lavori parlamentari, dunque i vantaggi della costituzione di quest'articolazione sono indubbi.
 

L'avvento di Free, l'anti-Pinocchio

Già a febbraio si era parlato con una certa insistenza della possibilità che a consentire a Futuro nazionale di costituirsi in componente fosse Il Popolo della Famiglia: lo stesso Mario Adinolfi, intervistato da questo sito, aveva richiamato la "sintonia valoriale" tra lui e Vannacci, parlando di un dialogo aperto, ma chiarendo che sarebbe stato prematuro parlare di un matrimonio politico. Di certo c'era che Il Popolo della Famiglia aveva partecipato alle elezioni all'interno della lista Alternativa per l'Italia (guidata dallo stesso Adinolfi e partecipata anche da Exit, guidata da Simone Di Stefano) ed era riuscito a raccogliere firme sufficienti a presentare liste in 8 collegi plurinominali della Camera. 
 
Anche altre forze politiche sarebbero state in grado di permettere la nascita della componente, ma quando oggi alle 18 sui canali social di Futuro nazionale è apparsa la notizia dell'approdo ufficiale di Fn alla Camera, non c'era ttraccia del nome del partito attraverso il quale l'articolazione del gruppo misto era stata costituita: si sottolineava solo come quel risultato fosse stato "costruito con determinazione dal Presidente Roberto Vannacci e dal Coordinatore Nazionale Massimiliano Simoni, che hanno lavorato per dare a Futuro Nazionale una presenza sempre più forte, riconoscibile e organizzata anche nelle istituzioni".
Per avere l'informazione mancante, occorreva casomai dare uno sguardo al resoconto stenografico in corso di seduta della Camera (o riascoltare la seduta sui canali della Camera o sul sito di Radio Radicale): si apprendeva così dalla voce del vicepresidente di turno Sergio Costa (M5S) che "a seguito della richiesta pervenuta in data 27 maggio 2026, è stata autorizzata in pari data, ai sensi dell'articolo 14, comma 5, del Regolamento, la formazione della componente politica denominata 'Futuro Nazionale Vannacci-Free'", con Edoardo Ziello indicato come rappresentante. Ricordato rapidamente che l'autorizzazione sulla nascita di una componente politica del gruppo misto spetta esclusivamente al Presidente della Camera (mentre sui gruppi costituiti in deroga si esprime, come si è detto, l'Ufficio di Presidenza), ci si può concentrare sul partito che, avendo partecipato alle elezioni della Camera del 2022, ha permesso di integrare il requisito dell'art. 14, comma 5 del regolamento di Montecitorio.
Il partito in questione è Free, passato forse inosservato ai più, ma non all'autore di questo articolo: la mattina del 12 agosto 2022, infatti, chi scrive era in Piazza del Viminale per il deposito dei contrassegni per le elezioni politiche e non gli era sfuggita, con una certa - ma non completa - sorpresa la presenza di Marco Lusetti, guastallese come lui. Quel giorno era lì per depositare proprio il simbolo di Free, da lui stesso creato: all'interno di un cerchio nero bordato di rosso, un uomo stilizzato prendeva a calci la testa di Pinocchio. Nel sito dell'associazione - ora non più attivo, ma leggibile attraverso Archive.org - era possibile conoscere gli scopi di Free, presieduta dallo stesso Lusetti: "resistere all'oppressione quando i poteri pubblici violino le libertà fondamentali ed i diritti garantiti dalla Costituzione della Repubblica Italiana; porre alla base del proprio agire lo spirito dell'Assemblea costituente e la Costituzione della Repubblica Italiana entrata in vigore il 1 Gennaio 1948; concorrere con metodo democratico a determinare la politica locale, regionale e nazionale, mantenendo gli impegni presi con i Cittadini e adempiendo con disciplina ed onore alle funzioni pubbliche eventualmente ricoperte; mettersi a disposizione dei Cittadini, al fine di difenderli dalla politica, dallo Stato e dalla Magistratura; compiere ogni azione necessaria per garantire ai Cittadini la libertà dal bisogno". Secondo Lusetti, "da molti anni in Italia la classe politica è largamente composta da incapaci, ignoranti e corrotti; molti giornalisti sono asserviti nello scrivere e molti magistrati sono faziosi nel giudicare. L'Associazione Free nasce in questo contesto di deriva istituzionale e di negazione dei diritti e delle libertà. Attraverso la creazione di una rete capillare di Comitati Civici porteremo avanti il rispetto e la difesa della Costituzione della Repubblica Italiana". 
Lusetti si proponeva di sviluppare azioni soprattutto con quattro scopi: "creare una Rete di cittadini dove ognuno mette a disposizione una po’ del suo tempo libero, esperienze e saper fare, per aiutare gli altri; [...]; denunciare il regime e i complici del regime; strutturare un Progetto Europa per unire tutte le forze europee che vogliono contrastare le violazioni delle libertà e dei diritti;) Lottare per una società eco-sostenibile". Il simbolo di Free oggettivamente finì sulle schede, anche se si vide solo alla Camera nell'unico collegio plurinominale della circoscrizione Lombardia 4 e nei rispettivi collegi uninominali di Pavia, Lodi, Cremona e Mantova: in quest'ultimo collegio il candidato era proprio Lusetti e lì era arrivato iIl risultato migliore, con lo 0,16%. In tutto il collegio plurinominale la percentuale si era attestata sullo 0,1%, che a livello nazionale - complice la mancata presentazione di altre liste - è stata pari allo 0,00%: tanto pesano, secondo i dati forniti dal Ministero dell'interno, gli 829 voti raccolti in Lombardia 4.
 

Lusetti prima di Free

Dalla metà di febbraio Lusetti risulta come referente del Comitato Costituente Reggio Emilia 083, legato a Futuro nazionale, su autorizzazione - così si legge sul Resto del Carlino - del coordinatore Massimiliano Simoni. Tra aprile e maggio, in più, vari media reggiani hanno dato notizie di contestazioni svoltesi davanti ai banchetti di Fn a Guastalla, allestiti per raccogliere adesioni e firme per le campagne già promosse dal partito.
La messa a disposizione della facoltà spettante a Free, dunque, si spiega facilmente considerando l'adesione dello stesso Lusetti al partito di Vannacci (che nel 2022 non aveva ancora acquistato particolare notorietà). Il fatto però che il sostegno di Free abbia permesso di avere una presenza parlamentare ufficiale al partito dell'europarlamentare eletto con la Lega per Salvini premier e già vicesegretario federale dello stesso partito fa notare un ulteriore punto di contatto tra Vannacci e Lusetti. Anche quest'ultimo, infatti, ha un passato da militante e dirigente della Lega, ma non quella salviniana, bensì la Lega Nord.
Cresciuto in un ambiente di sinistra (come dichiarato da lui stesso in varie occasioni), Lusetti è divenuto per la prima volta consigliere comunale nel 2002 a Campegine, formalmente per una lista civica. Nel 2004 si candidò come sindaco a Guastalla, sostenuto dalla lista Identità guastallese, venendo eletto in consiglio con il 9,32%; divenne anche consigliere provinciale per la Lega Nord, avendo pure le funzioni di capogruppo. Nel 2009 fu rieletto in consiglio provinciale, ma si dimise subito perché nel frattempo il centrodestra aveva vinto per la prima volta le elezioni comunali a Guastalla (il sindaco era Giorgio Benaglia) e proprio Lusetti era stato scelto come vicesindaco. Conservò quel ruolo per poco più di un anno, giungendo in quel periodo anche a ruoli di rilievo all'interno del partito: Lusetti era infatti il vicesegretario per la nazione Emilia, quando il segretario era Angelo Alessandri, deputato alla sua seconda leguslatura (e la sede della segreteria era proprio a Reggio, in via dell'Aeronautica). 
Nella seconda metà del 2010 qualcosa cambiò: già a luglio i giornali reggiani parlarono di espulsione di Lusetti dalla Lega Nord (il provvedimento secondo l'ex dirigente non sarebbe stato valido, nentre per il partito sarebbe stato confermato dagli organi interni) e nello stesso periodo gli fu revocata la carica di vicesindaco. Da allora Lusetti intraprese un'opera consistente di azioni ed esposti contro il suo ex partito (anche sulla gestione del denaro), mentre già alla fine del 2010 ne lanciò un altro, Agire insieme - Lega federale, che aveva nel simbolo l'immagine di una statua della Dea della Giustizia, con la bilancia e non lo spadone nella mano (successivamente la parola "Lega" - non a caso verde come lo erano il "Sole delle Alpi" e le camicie di una delle stagioni leghiste più iconiche - scomparve dal simbolo). 
Impegnato come lobbista presso il Parlamento europeo, aveva annunciato l'idea di candidarsi di nuovo come sindaco a Guastalla per le elezioni comunali del 2014, ma in aprile di quell'anno la lista "Per Guastalla mettiamoci il cuore" non fu presentata e il suo simbolo con quattro cuori biancorossi su fondo bianco non arrivò sulle schede. L'attività politica di Marco Lusetti è ripresa in modo più consistente tra il 2020 e il 2021, con l'attività e le denunce portate avanti dall'associazione Free. Le prime petizioni a firma di Lusetti, curiosamente, riguardavano proprio i regolamenti di Camera e Senato, ritenuti non conformi alla Costituzione proprio nelle parti in cui prevedevano la formazione di gruppi e componenti politiche sulla base di requisiti politici: a suo dire, infatti, se in base all'art. 67 Cost. "Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato", non si poteva chiedere in quei regolamenti che uno o più eletti rappresentassero un partito. La scelta di mettere il simbolo di Free e le sue prerogative a disposizione di Futuro nazionale, volendo, potrebbe vedersi in continuità con quelle petizioni di sei anni fa.
Curioso è anche che l'annuncio della costituzione della componente politica del gruppo misto alla Camera sia arrivato nello stesso giorno in cui il centrodestra ha proposto l'adozione di un nuovo testo base per la legge elettorale, che muta vari dettagli della proposta originaria, ma ne conserva - tra gli altri - uno: "Ciascuna lista deve presentare candidature in almeno un terzo delle circoscrizioni". Già nella relazione si leggeva che tale innovazione vorrebbe assicurare che, nella formazione di una "assemblea eletta su base nazionale, chiamata a rappresentare l’intero corpo elettorale della Repubblica", accedano al riparto dei seggi "soggetti dotati di una effettiva consistenza organizzativa e di un consenso non meramente localizzato o occasionale". Di certo, l'obbligo di presentare - pena l'esclusione - le liste in un terzo delle circoscrizioni, con relativo onere di raccolta delle firme (per ora non toccato dalla proposta di riforma, che non modifica neppure le esenzioni), non consentirebbe più di presentare liste in pochi collegi uninominali: in poche parole, con le regole di cui il centrodestra auspica l'introduzione il partito Free non avrebbe potuto creare nessuna componente, perché a monte quell'unica lista non sarebbe stata ammessa (a meno che non fosse stata affiancata da altre liste in altre circoscrizioni). 
 

venerdì 22 maggio 2026

Andria, simboli e curiosità sulla scheda

In Puglia i comuni capoluogo chiamati al voto sono due, con la particolarità che appartengono alla stessa provincia (BAT): sia Andria sia Trani, infatti, rinnoveranno la loro amministrazione. Qui ci occupiamo di Andria, il centro più popoloso dei due: le ultime elezioni si erano tenute il 20 e 21 settembre 2020 (dunque l'ultimo mandato è durato un anno e mezzo), voto che era seguito a ben un anno e mezzo di commissariamento a causa del voto contrario del consiglio comunale al bilancio di previsione predisposto dall'amministrazione guidata da Nicola Giorgino. 
La competizione, questa volta, sarà piuttosto ristretta: saranno soltanto due persone a sfidarsi per la carica di sindaco, sostenute da 12 liste. Nel 2020 - quando, peraltro, le firme necessarie per presentare le liste erano ridotte a un terzo a causa dell'emergenza Covid-19 - le candidature erano cinque, per un totale di 20 liste.
 
* * *
 

Sabino Napolitano

1) Lega

La prima candidatura sorteggiata è quella di Sabino Napolitano, pediatra di lungo corso, proposto dal centrodestra. La coalizione che lo sostiene è a cinque punte: la prima lista, in ordine di estrazione, è quella della Lega. Il partito di Matteo Salvini aveva esordito alle scorse elezioni locali (mentre nel 2014 aveva partecipato Noi con Salvini), risultando la lista più votata della coalizione (6,04%, trasformato in uno dei seggi di opposizione). Il fregio è identico a quello impiegato cinque anni e mezzo fa, identico a quello usato dalla Lega alle elezioni politiche, con il riferimento alla Puglia collocato al posto della parola "premier".   
 

2) Fratelli d'Italia

La seconda lista della compagine che sostiene Napolitano è quella di Fratelli d'Italia, che nel 2020 era risultato il secondo partito più votato (un eletto ottenuto con il 5,72%). Se allora era stato impiegato il simbolo inaugurato in occasione delle elezioni politiche del 2018 (con il riferimento giallo a Giorgia Meloni in alto e il simbolo ufficiale del partito al di sotto), in questo caso Fdi ha schierato il fregio adottato alle europee di due anni fa - e in varie altre elezioni locali, con il nome del partito in alto, il riferimento a Meloni al centro e - sotto alla striscetta tricolore - la fiamma tricolore lievemente ingrandita in basso (curiosità, in questo caso non c'è la base della fiamma tricolore).
 

3) Andria fatti grande

Il primo fregio della coalizione di centrodestra in cui si incontra il riferimento al candidato alla più alta carica cittadina è quello della lista civica Andria fatti grande: il nome replica lo slogan scelto per la campagna elettorale, che richiama in qualche modo anche l'attività di pediatra dello stesso Sabino Napolitano. Il simbolo elaborato per la lista - l'unica davvero civica della coalizione - è molto semplice: su fondo blu (una tonalità che ricorda molto quella del fondo dello stemma comunale) sono stati inseriti il nome della lista in carattere bastoni e, al di sotto, la dicitura "Napolitano sindaco". Curiosità, la capolista è Giovanna Bruno, omonima della sindaca uscente ricandidata (nata nel '75, mentre la capolista è della classe '66).
 

4) Andria riparte

In qualche modo impiega un nome da lista civica anche la formazione Andria riparte, che condivide con quella appena vista lo stesso colore del fondo; in realtà, però, la lista è presentata anche dal Nuovo Psi (nella parte sinistra c'è l'ultima versione del garofano rosso utilizzato: si tratta di una delle non numerose ma significative partecipazioni elettorali del partito guidato da Lucio Barani e Stefano Caldoro) e da Io Sud, partito guidato dalla sindaca Adriana Poli in Bortone, dal 2024 di nuovo in carica come sindaca di Lecce (il simbolo è presentato a colori invertiti, con le lettere blu su fondo bianco); tra la parte superiore bianca e quella inferiore blu (contenente anche il riferimento al candidato sindaco) c'è una striscia tricolore, che ricorda quella del Pdl.  
 

5) Forza Italia

Ultima lista della coalizione che sostiene Napolitano è quella presentata da Forza Italia, che nel 2020 raggiunse solo il 4,04% (ma ottenne comunque un consigliere, al pari delle altre tre liste del centrodestra che riuscirono ad avere rappresentanza). Il simbolo è sostanzialmente quello ufficiale, con la bandiera tricolore di Cesare Priori al centro, sopra al cognome di Silvio Berlusconi, mentre in alto è disposto ad arco il riferimento al Partito popolare europeo, cui Fi aderisce. Colpisce che le tre liste principali di natura politica abbiano scelto di non includere nei rispettivi contrassegni il nome del candidato (mentre Fi lo aveva inserito nel 2020).
 

Giovanna Bruno

6) Andria Bene in Comune - Per Andria

La seconda candidatura in gioco in questa competizione elettorale è quella di Giovanna Bruno, avvocata e sindaca uscente di Andria eletta nel 2020. A suo sostegno le liste saranno 7. La prima nel simbolo è indicata solo come ABC, ma il confronto con le elezioni del 2020 permette di capire che si tratta di Andria Bene in Comune: viene da quell'esperienza, infatti, il logo con la freccia a cerchio dell'aggiornamento su fondo rosso scuro, collocato nella parte superiore (la lista nel 2020 ottenne il 10,18%, tradotto in cinque consiglieri). Accanto, invece, c'è il simbolo in miniatura di Per Andria, declinazione locale del progetto Per la Puglia, gruppo di Saverio Tammacco, Sebastiano Giuseppe Leo e Ruggiero Passero: il "per" nel quale è ricavato un cuore giallo è riproposto nel segmento biconcavo al centro del simbolo, accanto alla sigla del nome; nella parte inferiore è riportato il riferimento alla candidata.
 

7) Azione

Quella che sostiene Bruno nella sua candidatura è una coalizione che nella sostanza può essere assimilata al campo largo, anzi, molto largo: della compagine, infatti, fa parte anche Azione, che presenta una propria lista schierando il suo simbolo ufficiale. A dire il vero, si tratta della versione precedente del simbolo, visto che il logotipo collocato nella parte superiore è tutto blu (come nella parte inferiore che contiene il riferimento a Carlo Calenda), senza alcuna virata sfumata verso il verde come la stessa descrizione riportata nello statuto prevederebbe. A ben guardare, si tratta dell'unico contrassegno della coalizione che non contiene un riferimento alla candidata. 
 

8) 3 - Andria Lab

La terza lista della coalizione che appoggia Bruno è già nota al corpo elettorale di Andria. 3 - Andria Lab, infatti, ha partecipato alle elezioni comunali precedenti, ottenendo un buon risultato (9,6%, che fruttò l'elezione di cinque candidati). Si tratta di una delle tre liste del "Laboratorio civico" e il simbolo è stato mantenuto identico rispetto a cinque anni e mezzo fa: un "3" arancione in alto a sinistra, a fianco un settore blu con il resto del nome, mentre la parte inferiore - sfumata dal fucsia all'arancione con la base "a onda" - contieme il riferimento alla sindaca ricandidata.
 

9) MoVimento 5 Stelle - Alleanza Verdi e Sinistra

La quarta formazione unisce le forze del MoVimento 5 Stelle (che nel 2020 aveva sostenuto un proprio candidato, Michele Coratella, approdato al ballottaggio con Bruno; anche il nuovo capolista, peraltro, fa di cognome Coratella) e di Alleanza Verdi e Sinistra (nel 2020 Europa Verde aveva fatto parte della lista Futura, insieme - tra l'altro - a Italia viva, concorrendo al 5,14% che permise di eleggere tre consiglieri). Il contrassegno accosta i due simboli ufficiali, con il rosso che tinge parte del fondo in alto, mentre il riferimento alla candidata in basso è nero e verde. In un primo tempo il M5S aveva immaginato di correre da solo, sostenendo una terza candidatura, salvo poi aderire al campo largo di Bruno.
 

10) Progetto Andria

La quinta lista della coalizione che appoggia Giovanna Bruno è Progetto Andria, new entry di questa competizione elettorale: si tratta di una formazione civica, il cui simbolo - a fondo bianco - si basa soprattutto sul nome in primo piano (reso in arancione con un carattere graziato un po' pesante, inconsueto per i contrassegni elettorali) e sul cuore giallo che emerge dal fondo, elegantemente stilizzato. Completa il quadro grafico il segmento arancione inferiore all'interno del quale trova posto il riferimento bianco e giallo alla candidata. 
 

11) Bruno sindaco

Lo stesso carattere - che dovrebbe essere un Hernandez Heavy - emerge con chiarezza nella lista che probabilmente è la più vicina alla sindaca ricandidata: Bruno sindaco (qui più che altrove emerge con chiarezza la scelta di indicare la carica al maschile non marcato, in controtendenza rispetto a quanto di norma accade all'interno del centrosinistra). Il cognome bianco della candidata (e in parte anche la parola "sindaco" gialla, ma molto più piccola e con un carattere bastoni) si staglia su uno sfondo arancione su cui si legge una sorta di freccia rossa che punta avanti.
 

12) Partito democratico

L'ultima lista della coalizione e della competizione elettorale è quella del Partito democratico, che nel 2020 aveva ottenuto il 12,69% ed era stata la lista più votata (ottenendo sette seggi da sola). Se però nelle elezioni precedenti il Pd aveva sempre scelto di schierare il proprio simbolo ufficiale schietto, senza alcuna aggiunta, questa volta il logo di Nicola Storto è stato lievemente ridotto per lasciare il posto, nella parte inferiore, a un segmento risso con il riferimento alla candidata alla guida dell'amministrazione. Ciò benché nel 2010 Bruno sia stata la candidata - oltre che di Andria 3 - anche dell'Italia dei valori, dell'Udc e di Io Sud.