giovedì 7 maggio 2026

Simboli sotto i mille (2026): ricognizioni e riflessioni in attesa delle urne (di Massimo Bosso e Gabriele Maestri)

Eccoci ancora qua, puntuali come sempre - anzi, come lo scorso anno, già prima del voto, per offire qualche riflessione sui dati già disponibili - per disquisire delle liste "esterne" presentate nei comuni con meno di mille abitanti. Come qualunque persona che legga questo blog ben sa, in questi enti locali la legge non richiede firme per presentare candidature: questa normativa ha, da sempre, favorito la presenza di liste formate da persone che nulla hanno a che fare con il paesello chiamato ad eleggere sindaco e consiglio comunale.
Per i rarissimi soggetti che non conoscessero il tema e le norme in gioco, riproponiamo il quadro riassuntivo elaborato un anno fa su questo blog da chi scrive ora: 
Prima che venisse approvata la legge n. 81/1993, nei comuni con meno di 2000 abitanti occorreva raccogliere 10 firme; fin dal primo testo esaminato dall'aula di Montecitorio nella XI legislatura, però, si era già rinunciato a richiedere le sottoscrizioni "sotto i mille" (art. 3, comma 2 della legge n. 81/1993), partendo dalla proposta di legge presentata dalla Dc (primo firmatario Adriano Ciaffi, allora presidente della commissione Affari costituzionali) e non si registrarono quasi proposte alternative sul punto (mentre si polemizzò, e molto, sull'innalzamento delle firme richieste nei comuni più grandi). Si evitò di chiedere le firme nei microcomuni perché lì, dove "tutti si conoscono" (Diego Novelli, La Rete), sarebbe stato inutile chiederle, ma anche perché in quella dimensione sostenere chi si candidava contro il sindaco uscente avrebbe potuto esporre i firmatari - comunque noti sia al personale politico sia agli impiegati comunali, chiamati spesso ad autenticare le sottoscrizioni - ai giudizi delle persone o a potenziali ritorsioni (magari camuffate con "difficoltà burocratiche"). Ciò ha reso sicuramente più facile agli autoctoni presentare liste, ma ha aperto la porta anche a chi voleva partecipare alla competizione da esterno, per tentare di far radicare una forza politica in territori in cui non era presente o per altri scopi meno nobili.
Chi erano e chi sono i promotori di queste liste "esterne"? Spesso esponenti di piccoli movimenti politici a carattere nazionale o regionale, non di rado in cerca di radicamento; a volte è capitato che anche partiti rappresentati in Parlamento abbiano presentato liste in questi comuni. Questi fenomeni sono stati analizzati, tra l'altro, soprattutto in un libro sempre a doppia firma Bosso-Maestri, M'imbuco a Sambuco!, uscito nel 2019 e dedicato a un quarto di secolo di elezioni "sotto i mille" limitatamente al Piemonte, regione che per una serie di motivi è particolarmente ricca di episodi da raccontare. A proposito, avete letto il libro? No??? Malissimo!!! Dalla regia si consiglia di provvedere subito, visto che è ancora disponibile (anche in formato Pdf).
Tuttavia da qualche anno è emerso all’attenzione generale un fenomeno legato a questo tipo di elezioni, quello delle cosiddette "liste per le licenze": si tratta di liste di candidati formate in tutto o in parte da persone appartenenti alle forze dell'ordine. Ovviamente - meglio precisarlo subito - costoro hanno pieno diritto di candidarsi nelle occasioni ritenute più opportune, ma di fronte a fenomeni oggettivamente anomali, come la presenza costante in vari microcomuni di un numero rilevante di liste del tutto estranee ai territori in cui concorrono - come del resto i risultati agevolmente dimostrano - non si può trascurare un elemento rilevante come l'art. 81, comma 3 della legge n. 121/1981 (Nuovo ordinamento dell'Amministrazione della pubblica sicurezza). L'articolo, infatti dispone che "Gli appartenenti alle forze di polizia candidati ad elezioni politiche o amministrative sono posti in aspettativa speciale con assegni dal momento della accettazione della candidatura per la durata della campagna elettorale e possono svolgere attività politica e di propaganda, al di fuori dell'ambito dei rispettivi uffici e in abito civile". Questa disposizione, in concreto, si traduce in 30 giorni di licenza retribuita: formalmente la disposizione non include le elezioni europee (e, probabilmente, le regionali, che non rientrano strettamente nelle elezioni amministrative), ma la licenza scatta comunque in un numero amplissimo di casi, come se si potesse godere dello stesso beneficio candidandosi per il Senato Galattico o per il consiglio comunale di Piovarolo, comune che - lo si sa anche senza essere Antonio La Quaglia - ha pochi abitanti, ma è dotato di stazione ferroviaria.
Nell'ultima decina di anni - e negli ultimi cinque o sei ancora di più - periodicamente il fenomeno desta l'attenzione dei media (locali e non) e scatena ondate d'indignazione e sdegno, soprattutto quando si verificano episodi che non possono passare inosservati. Il più incredibile, al punto da balzare alla cronaca nazionale, è capitato l'anno scorso a Bisegna, ridente paesino in provincia dell’Aquila di circa 210 abitanti ma con 352 elettori (probabilmente a causa di un gran numero di iscritti all'Aire, l'anagrafe degli italiani residenti all'estero): proprio lì si presentarono 25-diconsi-venticinque liste. Chiunque può consultare l'esito di quelle elezioni sul sito dell'Archivio storico delle elezioni, messo a disposizione dal Ministero dell'interno sulla piattaforma Eligendo (un sito fondamentale per i #drogatidipolitica e - bisogna dirlo - fatto veramente bene), ma qui basta dire che le due liste chiaramente locali ottennero 83 voti ciascuna e si dovette andare al ballottaggio (finito con una differenza di ben 9 voti tra le due formazioni); le altre 23 si dimostrarono pienamente esterne al paese, al punto da raccogliere tutte insieme 1-dicasi-un voto, finito - chissa come, chissà perché - a una lista in particolare (che, a dire il vero, aveva un simbolo anche graficamente decente), mentre le altre 22 rimasero a secco. Occorre riconoscere subito che non tutte quelle formazioni elettorali potevano sbrigativamente essere etichettate come "liste per le licenze", visto che alcune erano presentate da movimenti politici come Fiamma Tricolore, Italexit, Democrazia cristiana o Destra sociale; una parte rilevante delle candidature, tuttavia, sembrava nata ad hoc per ottenere qualcosa di diverso rispetto alla possibile vittoria delle elezioni o l'ingresso in consiglio comunale (incluso, evidentemente, il beneficio del mese di "aspettativa speciale con assegni").
Le citate ondate di indignazione, peraltro, sembrano aver riguardato soprattutto persone che subiscono il cosiddetto "effetto pesce rosso", in base alla convinzione per cui la capacità di concentrazione dell'animaletto è di meno di dieci secondi, al punto che dopo aver attraversato la vasca se ne sarebbe già dimenticato (non è dato sapere se sia veramente così, ma l'immagine era troppo efficace per non utilizzarla in questo caso). Non è affatto una novità: nel 2020 - quando il fenomeno era già ben noto, tanto che questo sito se ne occupava in modo seriale dal 2016 - fece scalpore il caso di Carbone (Pz), comune di circa 500 abitanti ma con oltre mille elettori (sempre, si suppone, per effetto degli iscritti Aire) in cui l'unica lista realmente locale presentata venne esclusa e rimasero solo due liste del tutto esterne al paese, Onesti e Liberi e L'Altra Italia. Vinse la prima lista 78 voti a 14, ma trascorse poche ore dalla proclamazione degli eletti il neo Sindaco rassegnò le dimissioni: la cronaca ci racconta che era un messinese appartenente alle forze dell'ordine. Anche in quell'occasione - con l'inevitabile commissariamento del comune, che tornò regolarmente al voto un anno più tardi - si registrò indignazione generale, stemperata poi dall'insorgere dell'"effetto pesce rosso". In quel caso, a dire il vero, la concentrazione durò un po' di più - forse il periodo in cui si è maggiormente parlato del fenomeno a livello nazionale - grazie ai numerosi servizi dell'inchiesta condotta da Pinuccio all'interno di Striscia la Notizia, facendo emergere vari altri casi eclatanti, incluso quello di Posina, microcomune in provincia di Vicenza, in cui sempre nel 2020 la lista L'Altra Italia aveva ottenuto un seggio ma nessuno dei candidati - tutti o quasi residenti in Puglia, non proprio dietro l’angolo - accettò la carica, di fatto impedendo che il consiglio comunale si insediasse nella sua completezza. 
Proprio il clamore suscitato dai fatti di Carbone e dall'inchiesta di Pinuccio diede l'impulso per iniziare la discussione al Senato su una proposta di legge presentata nel 2019 dal leghista Luigi Augussori, volta - oltre che ad abbassare il quorum nei comuni fino a 15mila abitanti in cui sia presentata un sola lista - a reintrodurre l'onere di raccogliere un numero molto ridotto di sottoscrizioni anche nei comuni sotto i mille abitanti: tra 15 e 30 firme nei comuni con almeno 751 abitanti, tra 10 e 20 firme nei comuni con oltre 500 abitanti, tra 5 e 10 firme nei comuni fino a 500 abitanti. Un adempimento simile verrebbe sbrigato da persone locali in un'ora o - nei comuni con l'onere maggiore - in un pomeriggio, anche solo facendo sottoscrivere la lista ai familiari dei candidati residenti in paese; potrebbero fare facilmente fronte all'impegno anche piccoli movimenti politici o civici che avessero almeno un referente in loco, mentre tutte le altre liste, per essere regolarmente presenti alla competizione, dovrebbero prendersi la briga di recarsi sul posto (o di mandare qualcuno), di convincere le persone a firmare (sperando che accettino e, soprattutto, che siano residenti lì, cosa non proprio scontata) e di cercare una persona abilitata ad autenticare le sottoscrizioni in quel luogo. La proposta di Augussori fu approvata dal Senato nella scorsa legislatura (con un sostegno pressoché unanime, anche per l'interessamento del presidente della commissione Affari costituzionali, Dario Parrini), ma alla Camera l'iter non si completò. Nella legislatura attuale il medesimo testo è stato ripresentato da Daisy Pirovano, senatrice leghista che nel 2021 era stata la relatrice; il Senato ha approvato il testo il 1° marzo 2023, la commissione Affari costituzionali della Camera ha fatto altrettanto il 28 febbraio 2024, ma da allora il progetto di legge giace a Montecitorio e non risultano seri tentativi di portarla in tempi rapidi all'esame dell'assemblea. Nel frattempo a Posina a fine maggio si vota di nuovo, sempre senza firme, ma stavolta pare che le uniche due liste in campo siano legate al territorio.
A proposito, come mai un comune che aveva votato nel 2020 rinnova i suoi organi nel 2026? Questo sito lo ha già ricordato, ma non è inutile ribadire che, se nel 2020 si era votato eccezionalmente a settembre per evitare il periodo di picco della pandemia Covid-19, la circolare n. 83/2024 del Ministero dell'interno - Dipartimento per gli affari interni e territoriali (Direzione centrale per i servizi elettorali) ha rilevato che i "decreti elezioni" del 2020 e del 2021 non avevano dettato norme speciali circa il successivo rinnovo delle amministrazioni chiamate al voto posticipato in quegli anni: dovevano dunque applicarsi - nelle regioni a statuto ordinario - le regole normali previste dalla legge n. 182/1991, fissando il voto per il turno ordinario successivo alla scadenza del quinquennio, dunque dal 15 aprile al 15 giugno 2026 per i comuni rinnovati nel 2020, mentre i comuni rinnovati nel 2021 vedranno riaprirsi i seggi tra metà aprile e metà giugno del 2027. 
Quest'allungamento delle consiliature iniziate nel 2020, tra l'altro, è il motivo per cui - come si ricorderà - lo scorso anno in primavera si è votato in pochi comuni (quelli in cui il sindaco eletto per ultimo era stato sfiduciato, si era dimesso oppure, purtroppo, era deceduto): proprio la disponibilità di pochi comuni "sotto i mille" nel 2025 aveva fatto lievitare il numero di liste esterne, come si poteva agevolmente vedere nella tabella preparata un anno fa:

 
Come si vede solo i comuni della Calabria erano parsi sembra immune al fenomeno. E se va detto che San Nicolò di Comelico, ai confini con l'Austria, non è facile da raggiungere, San Giacomo Vercellese è a pochi chilometri da Vercelli e pochissimi dal casello autostradale, anche se non è inutile rilevare che almeno un paio di presentatori - uno degli autori dell'articolo lo ha notato personalmente - sono arrivati con la stessa auto. Ovviamente alle anomalie nel numero delle liste non concorrono le formazioni locali, quasi sempre due.
 
* * * 
 
Ma torniamo al presente. Come si è detto, il 24 e 25 maggio saranno chiamati al voto 900 comuni (come comunicato dal Ministero dell'interno), tra questi non saranno pochi quelli sotto i mille abitanti. Sarebbe facile pensare che, dopo tutte le polemiche degli anni scorsi, il fenomeno delle "liste per le licenze" quest'anno sia destinato a scomparire o, perlomeno, a essere molto ridimensionato: la realtà, però, è ben diversa.
A un primo esame, infatti, sembrano emergere almeno 110-120 liste "esterne" presentate nei vari comuni. Come riconoscerle? Non è difficile in fondo: escluse le formazioni evidentemente riconducibili a movimenti politici esistenti e più o meno strutturati, molte liste sono facilmente identificabili per la pochezza grafica dei simboli proposti o per il ripetersi dei nomi (delle liste o - a volte - dei candidati); in alcuni casi sembrano agganciarsi a movimenti politici realmente esistenti.
Il primo caso a fare scalpore sui media locali è stato quello di Monteleone di Puglia, nel foggiano: al di là delle due liste locali, si è sollevato un polverone per la presenza di altre sette liste. In effetti sull'albo pretorio comunale i programmi pubblicati sono solo cinque (e non è dato sapere che fine abbiano fatto gli altri quattro), tuttavia nella delibera che delimita e assegna gli spazi per la propaganda risultano effettivamente 9 liste e nelle premesse si dà conto della loro ammissione. Non c'è ancora il manifesto delle candidature, ma è già possibile individuare come locale la lista La Primavera di Monteleone (del sindaco uscente Giovanni Campese), così come sembra basata sul territorio la Lista civica Il Tiglio, che candida a sindaco Sebastiano Maraschiello. Le altre? Progresso, Uniti si vince, Fiamma Tricolore, Alleanza per l'Italia - Partito liberale italiano - Sovranisti per l'Italia e per la libertà, Si - Impegno civico, Sanniti e Diamo l'esempio. Nomi delle liste almeno in parte già visti in passato, per chi ha buona memoria. 
Si diceva dei media online: uno titola Forestieri all’arrembaggio di Monteleone di Puglia: giungla di liste fantasma per l’aspettativa retribuita (in un primo tempo il titolo era Elezioni comunali Monteleone di Puglia 2026: 9 candidati sindaci in un borgo di 900 anime, corsa all'aspettativa retribuita) e, senza voler ovviamente offendere nessuno, il vero motivo per stupirsi è che qualcuno si stupisca ancora di questo fenomeno. Un'altra testata - televisiva - recita nel suo servizio: "Nove liste per 748 votanti. Due con candidati locali, che [...] si contenderanno sindaco e consiglieri, le altre composte da forestieri, che mai metteranno piede a Monteleone di Puglia. Nel borgo dei Monti Dauni, i cittadini sono a dir poco arrabbiati. Nei paesi con meno di mille abitanti, non è necessario sottoscrivere le candidature: quindi, a Monteleone c'è stata la corsa a presentarsi, soprattutto tra le forze dell’ordine e le forze armate". Le cose staranno sicuramente come dice il servizio, ma si consenta di dubitare che a qualche cittadino importi realmente del numero di liste sulla scheda o, per lo meno, che possa essere arrabbiato (ma forse piuttosto indignato o irritato) per la questione delle liste - certo non sottovalutata su questo sito - più che per altri temi.
Dalla Puglia alle Marche, sul Resto del Carlino è comparso questo articolo: Candidature e carcere sguarnito. Lista di poliziotti penitenziari, Manzi: "Il ministero indaghi". La deputata del Pd Irene Manzi, in particolare, denuncia il caso di una lista presentata a Muccia, comune del maceratese (Insieme per il futuro, a quanto si può intuire), "formata esclusivamente da poliziotti penitenziari [...]. Dieci persone di fuori - si legge nell'articolo - non nate o residenti nel paese, di cui nove uomini che lavorano al carcere di Fermo e la donna della polizia penitenziaria di Ascoli". "Tutti hanno pienamente diritto di candidarsi - ha dichiarato Manzi - anche chi non è residente ovviamente. Ma [...] è una questione di opportunità. Più volte ho denunciato il problema della polizia penitenziaria sotto organico, con la difficoltà di coprire i turni e svolgere le varie incombenze senza un numero congruo di unità. [...] In ballo c’è la correttezza verso i colleghi. In termini di diritto non è contestabile, ma il governo dovrebbe verificare che il ricorso a tale strumento non incida negativamente sull’organizzazione e sulla sicurezza degli istituti penitenziari. È anche una questione di prossimità e di cura del paese in cui ci si candida: presentarsi alle amministrative è una cosa seria, sia in un piccolo che un grande Comune. Ed è importante avere comunque un legame con quella comunità". Il sentire di Manzi è condivisibile; a Muccia, peraltro, le liste saranno in tutto tre e di esterne ce n'è una sola, viene quindi la tentazione da chiedersi quanto la reazione sarebbe stata più marcata se nel suo territorio fosse ricaduto anche il comune molisano di Conca Casale (Is), che a fronte di 175 abitanti vedrà concorrere ben 9 liste, 7 delle quali esterne.
 
* * *
 
Già, le liste esterne. Ma quali sono quelle più frequenti? Proviamo a vederlo, considerando però tutte le formazioni che non sembrano del tutto autoctone, a prescindere dalla loro natura e dai loro scopi. 
In pole position c'è Progetto popolare, un movimento politico che appare in continità con quello che anni fa si chiamava Movimento sociale italico (sic!) e che ha base a Colleferro in provincia di Roma: presente da anni nelle competizioni elettorali locali, nel 2026 presenta una ventina di liste (una, peraltro, risulta essere stata bocciata). Il simbolo si trova in Piemonte (ad Ailoche e Tavigliano, nel biellese, e a Lamporo nel vercellese), in Basilicata (Craco, nel materano) come in altre regioni nel mezzo. Non sta certo a chi scrive dire se quelle presentate - tutte, alcune o nesssuna - siano "liste per le licenze"; indubbiamente però è singolare che una forza politica che appare così diffusa sul territorio e con centinaia di aderenti disposti a candidarsi (nel 2024 le liste presentate furono almeno 26 e anche negli anni precedenti se ne sono viste parecchie) compaia solo in queste particolari elezioni, che non richiedono la raccolta di sottoscrizioni.
Al secondo posto troviamo Italia dei Diritti, che sul proprio sito indica: "L'Italia dei Diritti è un movimento nazionale che nasce nel novembre del 2006 e che si occupa delle problematiche legate alla tutela e alla difesa dei diritti dei cittadini. Fondato da Antonello De Pierro, noto giornalista romano e direttore di Italymedia, portale di informazione libera, da sempre legato ai problemi sociali e alla denuncia dei diritti negati ai più deboli, l'Italia dei Diritti vanta una comprovata attività in campo sociale attraverso la messa in pratica di una serie di battaglie finalizzate alla segnalazione di soprusi e abusi per portare a conoscenza e sensibilizzare l’opinione pubblica su tematiche, a volte, ignorate". Il movimento ha presentato un decina di liste in comuni con meno di mille abitanti - in particolare nel Lazio, in Campania e in Basilicata - e non è nuovo a queste operazioni; a onor del vero abbiamo notizia di almeno due liste in comuni in cui invece raccogliere le sottoscrizioni è necessario, cioè Vicovaro (Rm), con circa 3500 abitanti, e Polla (Sa), con 5000 abitanti. 
Quanto alla presenza in altri piccoli centri della provincia di Salerno è scoppiata tuttavia una polemica, legata a un articolo di CronacheSalerno.it che accusava Italia dei Diritti di presentare "liste per le licenze":
L’Italia, cosa nota, è quel Paese dove il paradosso è di casa. [...] oggi il paradosso consiste in una legge che dovrebbe alleggerire la burocrazia nei piccoli centri ma che invece permette di aggirare la norma e trarre vantaggi. Il caso specifico riguarda “Italia dei Diritti”, una lista civica per le amministrative che sta spopolando in tutta Italia e nel Cilento, terra fertile come detto sopra, non poteva fare eccezione. Si tratta di liste composte unicamente da rappresentanti delle forze dell’ordine che, per effetto della propria candidatura, possono godere di trenta giorni di aspettativa retribuita, il periodo necessario per potersi dedicare alla campagna elettorale: poco conta se effettivamente si è presenti in loco. Quattro le liste presentate nel Cilento, tutte con lo stesso simbolo e le stesse diciture. [...] Come è possibile, però, che emeriti sconosciuti si possano candidare in comuni che forse non saprebbero nemmeno indicare su una carta geografica? Presto detto. Al di sotto dei mille abitanti, ed è il caso di Laurito, Lustra e Pertosa, non c’è bisogno di sottoscrizione della lista elettorale da parte degli abitanti. Basta una Pec, quindi nemmeno lo sforzo di recarsi al comune, e il gioco è fatto: i dieci candidati al consiglio più il sindaco sono pronti ad affrontare la sfida elettorale e, di conseguenza, il periodo di aspettativa retribuita, ovviamente a spese degli italiani. Discorso diverso, in parte, per Polla. Il comune del Vallo di Diano supera i 5 mila abitanti e lì la sottoscrizione c’è stata. Non è escluso, però, che gli undici in campo siano della zona, così come non può dirsi che non lo siano. Insomma, il fenomeno c'è ed è in crescita. I candidati non fanno nulla di male, anzi rispettano la legge e godono dei diritti previsti per loro. Lo stesso fenomeno si è registrato lo scorso anno a Castelnuovo di Conza, Ispani e Sant’Angelo a Fasanella. In questo caso, tre consiglieri sono stati eletti e sono anche attivi in consiglio comunale. Parrebbe [...] che i tre pretendano anche il rimborso spese per la loro partecipazione all'assise, andando a pesare, e non poco, sul bilancio di un piccolo centro che non dispone certo di casse floride [...].
Occorre dire, per correttezza, che Italia dei Diritti ha prontamente smentito, con un articolo pubblicato - tra l'altro - su Politicamentecorretto.com e che riporta una dichiarazione di Carlo Spinelli, responsabile nazionale per la politica interna del movimento: 
"Sinceramente ci siamo stufati di doverci sempre difendere dagli attacchi di chi continua a screditarci etichettandoci come lista farlocca. Tra l'altro [...] questi attacchi arrivano anche da persone che sinceramente [...] non hanno neanche cognizione di ciò che affermano e disconoscono anche le norme che chiamano in causa. [...] Innanzi tutto riteniamo offensivo essere considerati uno pseudo partito, il movimento Italia dei Diritti [...] è un movimento politico che da anni è impegnato nel portare avanti una politica etico legalitaria fondata sul principio del rispetto della legalità nelle istituzioni, sulla tutela dei diritti che spesso vengono violati soprattutto nei soggetti più fragili, sul rispetto delle quote rosa che all’interno di alcuni enti non solo non vengono rispettate ma neanche sanzionate, e sul costante monitoraggio del territorio per segnalare e denunciare le problematiche che potrebbero mettere a rischio l’incolumità dei cittadini. [...]  probabilmente chi scrive sciocchezze su di noi [...] probabilmente non ha coscienza di come si presentano le liste nei vari comuni visto che, sempre secondo chi scrive sciocchezze, basterebbe inviare una PEC e il gioco è fatto. Ma non risponde al vero nemmeno dire che il fenomeno delle liste civetta è in continua espansione visto che in questa tornata elettorale le liste farlocche sono assenti o poco presenti soprattutto nel Cilento dove a Laurito c’è una sola lista con un unico candidato sindaco, e a Pertosa e Lustra sono presenti tre liste, tra cui la nostra, composte comunque da persone del luogo o comuni limitrofi. A Polla inoltre, oltre ad aver raccolto le sottoscrizioni necessarie per presentare la lista, il nostro candidato sindaco è espressione del territorio così come gran parte dei candidati consiglieri. Sfido quindi chiunque a trovare nelle nostre liste che abbiamo presentato nel Cilento, la massiccia presenza di poliziotti, carabinieri o militari in genere che si sono candidati per godere della cosiddetta aspettativa retribuita. Paradossalmente la presenza delle liste farlocche danneggia anche il nostro movimento proprio perché viene accomunato a questo fenomeno che, come già detto, in questa tornata elettorale sembrerebbe di molto ridimensionato. [...]". 
Posto che oggettivamente le liste vanno presentate di persona e non è possibile farlo via Pec, tra qualche giorno si vedrà l'esito della partecipazione a questo turno elettorale. In ogni caso, il movimento potrebbe avere eletti a Cerosimo, nel potentino, visto che lì è presente una sola lista locale: quando saranno noti i nomi dei vari candidati in tutta Italia, si potrà fare qualche considerazione in più.
Sul podio si piazza il Movimento sociale Fiamma Tricolore: sono almeno nove le liste presentate, da Sestriere (To) a Monteleone di Puglia. In questo caso il partito, nato nel 1995 ad opera di chi non condivise la trasformazione del Movimento sociale Italiano in Alleanza Nazionale, fondato da Pino Rauti e oggi guidato da Daniele Cerbella, segretario nazionale, non può essere etichettato come contenitore di liste licenze: assente da alcuni anni da competizioni elettorali importanti, il Ms-Ft vanta però partecipazioni ad elezioni nazionali e regionali e di comuni capoluogo e, in passato, ha eletto parlamentari europei e nazionali. Potrebbe ottenere seggi in un paio di comuni toscani nei quali, oltre ad una sola lista locale, sono presenti solo altre liste esterne.
A seguire troviamo Alleanza per l'Italia (nulla a che vedere con il partito fondato parecchi anni fa da Francesco Rutelli), un cartello elettorale formato con i simboli "a bicicletta", come si diceva una volta, dal Partito liberale italiano guidato da Stefano De Luca e Grazio Trufolo e da Sovranisti per l'Italia e le Libertà, questi ultimi eredi del movimento L’Altra Italia, in passato oggetto di attenzione da parte di Striscia la Notizia per il "caso Posina" - citato in precedenza - e per la genuinità di alcune candidature. Il cartello è presente in Piemonte, Lombardia, Umbria, Marche e Puglia; in provincia di Lecco potrebbe ottenere seggi in due comuni per la presenza di una sola lista locale. A Sueglio, peraltro, ha dovuto modificare il simbolo, togliendo il logo del Pli perché la sottocommissione elettorale circondariale ha valutato che la lista dovesse depositare anche la delega per l'uso di un simbolo di un partito nazionale con un passato parlamentare. In base alle informazioni attualmente disponibili, non ci sono motivi per ritenere che si tratti di "liste per le licenze".
C'è poi Destra sociale, il movimento nato nel 2014 su iniziativa di Luca Romagnoli (parlamentare europeo dal 2004 al 2009 per la Fiamma tricolore e per anni suo segretario, in seguito alla sfiducia da parte del Comitato uscì dal partito e con altri fondò Destra sociale, che poi si è avvicinata a Fratelli d’Italia); dopo il disimpegno dalla politica di Romagnoli la guida del movimento è passata a Sergio Arduini di Frosinone. Le liste presentate sono cinque, tre in Lazio e due in Abruzzo; una sesta lista, a Roiate (Rm) é stata cassata tout court per confondibilità del simbolo (una fiamma stilizzata) senza che sia stata data - a quanto si sa, e se fosse vero la decisione sarebbe davvero discutibile - la possibilità di sostituirlo. In altri due comuni - Marano Equo e Camerata Nuova - invece, la sostituzione è stata richiesta e ammessa, come da legge; l'emblema è stato ammesso senza problemi a Cappadocia, Rocca di Botte e Belmonte Castello. Insomma tre decisioni diverse da parte delle diverse commissioni elettorali: anche per questo, Arduini avrebbe meditato di cambiare definitivamente emblema, adottando un tricolore di spighe al posto delle tre fiamme.
In provincia di Pavia troviamo tre liste del Patto per il Nord, un movimento autonomista nato a fine 2025, contenitore guidato dall'ex parlamentare leghista Paolo Grimoldi, in cui è confluito anche il movimento Grande Nord. Patto per il Nord ha come simbolo Pinamonte da Vimercate, altro strenuo oppositore dell’Impero ed eroe della Lega Lombarda. L’autonomismo e il federalismo tornano orgogliosamente al centro del villaggio, in controtendenza rispetto alla svolta nazionalista e sovranista che Matteo Salvini ha imposto alla Lega. Il simbolo - come questo sito ha già rilevato - è presente anche all’interno della lista De Marchi a Mantova e corre in solitaria a Lecco: salvo errori, è l’unica tra le liste elencate in questo articolo a correre anche per elezioni di capoluoghi di provincia. Quasi certamente, tra l'altro, Patto per il Nord otterrà seggi a Silvano Pietra, comune nel quale è presente una sola altra lista.
Sempre nel Nord, in Piemonte troviamo due liste dei Solidali, un movimento che punta a mettere insieme varie formazioni civiche di varie sensibilità, unite dalle battaglie per i diritti. Il primo consiglio in cui il simbolo apparirà sarà quello di Gravere (To), grazie a Michele Pastore e a Davide Betti Balducci, eletti nel 2021 con la lista Progetto Paese. Il contrassegno è presente a Benevello e Treiso dove dovrà, secondo logica, sfidare Alleanza per l’Italia per i seggi di minoranza.
A Osasio (To) invece si presenta ancora la lista Progetto Paese (sia pure con una grafica rinnovata), probabilmente perché nel 2020 erano stati eletti con questo simbolo 3 consiglieri di minoranza con il 10,4%, battendo Forza nuova 51 voti a 17 (e il terzo seggio venne ottenuto perché secondo il metodo d’Hondt, a parità di quoziente, l'eletto scatta per la lista con il risultato elettorale maggiore). 
In questo comune di 936 abitanti, tra l'altro, si presentano ben quattro liste: oltre a quella civica locale e a Progetto Paese troviamo una lista della Democrazia cristiana (verssimilmente quella guidata transitoriamente da Gianpiero Samorì e rappresentata in Piemonte soprattutto da Mauro Carmagnola) e quella di Civici per il tuo territorio, di chiara espressione autonomista (peraltro il candidato sindaco è Marco Di Silvestro, candidato sindaco nel 2022 a Frabosa Soprana per Impegno per Frabosa e l'anno prima a Massello per Piemont, nome comunque noto a chi segue le vicende elettorali del Piemonte e soprattutto le altre partecipazioni elettorali in area "No Euro"; non è meno rilevante che la stessa dicitura, senza drapò piemontese, si avvisti nel simbolo della Lega nei comuni di Venaria Reale e di Moncalieri). Chi entrerà in minoranza a Osasio? Nell'attesa della risposta, si nota che la lista Civici per il tuo territorio si presenta anche a Isolabella, sempre nel torinese.
 
* * *
 
Indubbiamente il Piemonte e la vicina provincia di Pavia offrono sempre spunti interessanti: in queste aree, da sempre, sono presenti liste di piccoli movimenti, spesso a carattere locale. Non si può dire altrettanto del resto d’Italia: al netto di alcune presenze di formazioni nazionali o locali, la maggior parte delle altre liste "esterne" possono essere, senza troppi dubbi, inquadrabili come "liste per le licenze". Al netto di due liste di Forza nuova - una in Liguria e una in Abruzzo - e di qualche altro piccolo movimento come Alleanza sociale italiana (in Calabria, lo abbiamo già incontrato altre volte) o Umbria Autonomia, le altre liste sono, con ogni probabilità, presentate per consentire ai candidati di ottenere licenze elettorali. 
Nella maggior parte dei casi - lo si è già detto - usano nomi molto generici e simboli dalla grafica elementare, non di rado costituita da un cerchio bianco con circonferenza e scritte di colore nero; qualche volta lo sfondo é colorato - giallo o arancione - e a volte il simbolo è leggermente più elaborato, ma senza troppo sforzo e comunque spesso risulta già visto in passato in altri comuni. Gli emblemi di alcune liste - come +Verde Cuore Ambientalista, presente in due comuni del Lazio e in due dell'Abruzzo - sembrano fare eccezione, ma anche in quei casi si tratta di emblemi già visti in queste competizioni e hanno già dato prova del loro non-radicamento nei territori.
Anche il simbolo della Lista civica Insieme è già apparso nel 2025 in alcuni dei pochi comuni sotto i mille chiamati al voto in quell'anno (San Giacomo Vercellese, Malvicino, Calvignano, Bisegna, Senerchia, Castelnuovo di Conza, Ispani, Sant’Angelo a Fasanella) e la grafica non differisce molto, nella composizione grafica, da quello di Progetto Popolare, stessa logica; una banda tricolore su sfondo azzurro o blu e scritta sopra di essa. Nel 2026, invece, risulta presente in nove comuni, dal Piemonte al Molise. La logica di una lista civica è - o almeno è normale pensare che lo sia - presentarsi e agire come… una lista civica, cioè essere presente con quel simbolo in un solo comune; per quanto ormai le denominazioni anche delle "vere" civiche - specie nei comuni fino a 15mila abitanti, che non consentono la presenza di più liste a sostegno di un candidato - si somiglino spesso (con un ampio uso di "uniti", "insieme (per", "impegno", "cambiare", "bene comune"), restano ben diversi e identificabili i contesti e, generalmente, i rispettivi simboli, non di rado molto più elaborati e con la presenza di immagini o stilizzazioni che si riferiscono al comune. In questo caso, invece, l'uso di un emblema sempre uguale suggerisce una diversa idea di progetto nazionale e di fini da raggiungere: si lascia a chi legge l'esercizio di immaginazione.
Non abbiamo, invece, molte notizie sul Movimento Democrazia Sociale presente in due comuni del Lazio e in uno in Molise: una ricerca sul web è stata infruttuosa ed è strano per un movimento politico che già abbiamo visto presente in queste competizioni. Da notizie di cronaca passate si apprende che tra i candidati erano stati schierati esponenti delle forze dell'ordine, ma si riconosce che il simbolo presenta comunque, perlomeno, una grafica interessante e più elaborata di altre.
Di seguito, una selezione - di certo incompleta - di altri nomi di liste presentate: Noi Oltre, Una nuova prospettiva (usati almeno due volte), Alternativa civica, La nuova scelta, La nuova svolta, Insieme ancora, Insieme per... il Futuro, Insieme si può, Italia, La novità, La scelta giusta, Liberi di scegliere, Lista Alfa, Orizzonte 2031, Partecipa il Paese, Pro Peace, Progetto Futuro, Progetto Italia, Progresso, Rinnoviamo insieme, Sanniti, Svolta Comune, Uniti per cambiare, Uniti si può, Uniti per crescere, Voliamo Insieme…. Facile notare il ripetersi di parole come "Nuovo", "Scelta", "Insieme" (soprattutto), nessun riferimento ideologico o territoriale.
Nell'attesa che escano i manifesti con i nomi dei candidati e che le urne diano i loro responsi (che potrebbero confermare supposizioni o convinzioni, ma anche riservare sorprese: siamo qui apposta per raccontarle), ci si permette di riportare di seguito l'articolo scritto alla fine di aprile sul sito www.poliziapenitenziaria.it da Giovanni Battista de Blasis, segretario generale aggiunto del Sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe). A dispetto della lunghezza, merita di essere letto tutto e con molta, molta attenzione.
 
Muccia ha poco più di ottocento abitanti. Un piccolo Comune dei Monti Sibillini, con una comunità vera, problemi veri e una campagna elettorale che dovrebbe riguardare chi quel territorio lo vive. Alle ultime elezioni comunali si è presentata una lista chiamata «Insieme per il futuro». Dieci candidati, nessuno nato o residente nel paese. Nove sono poliziotti penitenziari e lavorano al carcere di Fermo, la decima nel carcere di Ascoli Piceno. È l’ultimo episodio di una storia che si ripresenta a ogni tornata elettorale con liste composte da appartenenti alle forze dell’ordine candidati in Comuni lontani, spesso senza alcun legame con il territorio, con il solo effetto concreto di fruire dei trenta giorni di aspettativa retribuita previsti dalla legge.
La notizia, riportata dal Resto del Carlino, edizione di Macerata, ha provocato reazioni dei residenti. Giulia Menciotti, candidata sindaco, ha riconosciuto la legittimità formale della lista, ma ha accennato ai risvolti … «provocherà un aggravio di lavoro e servizi al personale di polizia penitenziaria, che subirà questa scelta politica dovendo rimpiazzare i poliziotti» assenti. Stefano Antonelli, altro candidato, è stato ancora più netto: «È una vergogna. Bisognerebbe avere un po' di amor proprio e coscienza. In ballo ci sono soldi pubblici, senza considerare che la Polizia Penitenziaria è già sottorganico».
Due candidati esterni al Corpo hanno detto quello che noi dovremmo avere il coraggio di dire senza giri di parole. La legge può anche aprire una porta. Ma non tutto ciò che passa da quella porta è giusto e giustificabile.

 
Liquidare Muccia come un episodio locale ed isolato sarebbe comodo. Troppo comodo. Il problema è più largo e si ripete da anni, da nord a sud, soprattutto nei piccoli Comuni dove bastano poche firme e pochi voti per mettere in piedi una lista.
Il caso più clamoroso resta quello di Bisegna, in provincia dell’Aquila. Un Comune di appena 212 residenti si trovò davanti 25 liste, 21 delle quali composte interamente da poliziotti penitenziari. Ventuno liste per duecento abitanti. In Abruzzo, nelle ultime tornate amministrative, il fenomeno delle cosiddette liste fantasma ha coinvolto più volte appartenenti alle forze dell’ordine, Polizia Penitenziaria compresa. Per le sole candidature abruzzesi è stato stimato un costo di circa 170.000 euro a carico dell’erario. I risultati elettorali? Irrilevanti. L’effetto pratico, invece, è molto più rilevante: aspettativa retribuita, assenze dal servizio, colleghi chiamati a coprire i buchi. 

 
Dunque, la norma riconosce a poliziotti e militari il diritto a trenta giorni di aspettativa retribuita in caso di candidatura alle elezioni amministrative. Il principio è corretto perché chi lavora per lo Stato non deve essere penalizzato se decide di partecipare alla vita democratica. Questo diritto va difeso. Nessuno vuole impedire a un poliziotto penitenziario, a un carabiniere, a un finanziere o a qualunque dipendente pubblico di candidarsi davvero. Ci mancherebbe. 
Il punto è un altro. Candidarsi per amministrare una comunità è una cosa. Candidarsi in serie, in comuni sconosciuti, senza radicamento e senza progetto, per ottenere trenta giorni di assenza dal servizio pagati, è una cosa completamente diversa. Qui la legge nasce per garantire la democrazia, ma viene piegata alla furbizia. Nasce per tutelare la partecipazione politica, ma finisce per coprire un’assenza dal servizio. Nasce per proteggere un diritto, ma ne scarica il prezzo sui colleghi.

 
L'ex parlamentare Gianni Melilla, che su questo tema presentò una proposta di legge rimasta senza seguito, definì questa pratica «un comportamento scorretto permesso da una legislazione che non ha alcuna giustificazione». Aggiunse di non aver mai compreso «il motivo di questa complicità politica con una norma assurda». Parole dure, ma difficili da smentire.
Il problema è stato denunciato. È arrivato in Parlamento. È stato discusso. Poi, come spesso accade in Italia, è stato lasciato lì, nel cassetto. Intanto le elezioni tornano. Le liste ricompaiono. Gli agenti si candidano. E nelle sezioni qualcuno deve coprire i turni lasciati scoperti.
Ogni agente che va in aspettativa elettorale lascia un posto di servizio scoperto. Sulla carta può sembrare poco. Ma nelle sezioni detentive non lo è. Chi conosce il carcere sa cosa significa iniziare un turno con un uomo in meno. Significa più cancelli da aprire, più controlli da fare da soli in corridoi dove normalmente si cammina in due e quella differenza, in certi momenti, non è una questione di fatica ma di sicurezza. Più chiamate. Più rischi sulle spalle degli stessi colleghi. Senza che nessuno te lo riconosca.
Non è teoria. È servizio vero. È il collega che salta il riposo e quello che prolunga il turno. È quello che si ritrova da solo dove prima si lavorava in due. È quello che deve tenere insieme sicurezza, sorveglianza, mediazione, emergenze e responsabilità personali.
La Polizia Penitenziaria soffre già di organici ridotti all’osso. Lo diciamo ogni giorno. Lo scriviamo nei comunicati. Lo portiamo ai tavoli tecnici. Lo denunciamo al DAP e al Ministero. Mancano uomini, mancano dotazioni, mancano strumenti, mancano risposte. Abbiamo chiesto di riempire gli organici per anni. Giusto farlo, e continueremo. Ma come ci presentiamo al tavolo quando, nel frattempo, siamo anche noi a scoprire i turni? Non è una domanda retorica. È una domanda che qualche collega dovrebbe farsi sul serio. Ogni posto lasciato vuoto diventa un problema per chi resta. E nelle carceri italiane, oggi, un problema in più può diventare un evento critico gestito peggio.


La Polizia Penitenziaria non è un impiego qualsiasi. Non timbriamo un cartellino per poi sederci dietro una scrivania. Lavoriamo dentro istituti sovraffollati, tra tensioni quotidiane, aggressioni, autolesionismo, suicidi, disagio psichiatrico e continue emergenze operative. Il Corpo vive nei turni. Nelle sezioni. Nei piantonamenti. Nelle traduzioni. Nei rientri saltati. Nelle ferie negate. Negli straordinari che si accumulano e spesso non bastano mai a raccontare il peso reale del servizio.
Per questo l’uso strumentale dell’aspettativa elettorale non può essere liquidato con la solita frase che "è tutto legale". Troppo facile. Anche certe furbizie sono legali finché il legislatore non decide di chiudere il buco. Il punto non è negare un diritto. Il punto è non trasformare un diritto in una scorciatoia. La candidatura vera merita rispetto. La candidatura costruita solo per prendere trenta giorni pagati merita invece di essere bollata come abuso del buon senso. 
Chi si candida in un Comune che non conosce, con un programma che non ha costruito e per una comunità che non frequenta, non sta rendendo un servizio alla democrazia. Sta usando una norma per uno scopo diverso da quello per cui è stata pensata. Lo Stato ci rimette i soldi. I colleghi in carcere ci rimettono il riposo e qualche volta la salute. La Polizia Penitenziaria ci rimette la faccia, ogni volta che una storia del genere finisce sui giornali. 


Il problema va affrontato su due fronti. Da una parte serve una riforma normativa. Dall’altra serve una presa di coscienza interna. Senza entrambe, continueremo a commentare gli stessi casi a ogni elezione amministrativa.
Sul piano legislativo, bisogna introdurre requisiti minimi di radicamento territoriale per accedere all’aspettativa retribuita. Non per limitare la partecipazione democratica, ma per separare chi si candida davvero da chi usa la candidatura come un modulo da compilare.
Prima di tutto chiediamo ai poliziotti penitenziari uno scatto di dignità. Poi chiediamo al Parlamento di rimettere mano a questa norma: residenza, radicamento territoriale, partecipazione reale alla campagna elettorale … tutte cose che non sono difficili da scrivere in una legge, se si vuole. E sarebbe il caso di quantificare, istituto per istituto, quante aspettative elettorali vengono concesse e quale impatto hanno sugli organici.
Sul piano interno, però, nessuna legge potrà sostituire il senso di responsabilità. Appartenere alla Polizia Penitenziaria significa anche sapere che ogni assenza pesa sugli altri. Pesa sul collega. Pesa sul turno. Pesa sulla sicurezza operativa. La legge fa quello che la legge fa. Il resto lo deve fare chi indossa la divisa. Le carceri sono piene. Gli organici sono insufficienti. I colleghi reggono i turni con quello che c'è. In un quadro del genere, ogni posto lasciato vuoto per una candidatura-civetta non è irrilevante. È una scelta che qualcun altro paga. E di solito quel qualcuno non ha nemmeno voce per lamentarsi, perché è chiuso in sezione a fare il turno degli altri.

lunedì 4 maggio 2026

Avellino, simboli e curiosità sulla scheda

Oltre a Salerno, l'altro capoluogo della Campania che rinnoverà la propria amministrazione comunale il 24 e il 25 maggio è Avellino. Quello del capoluogo irpino, tuttavia, è un voto decisamente anticipato, visto che i seggi si erano aperti il 9 giugno di due anni fa; a metà giugno dello scorso anno, però, il consiglio aveva espresso un voto contrario sul bilancio e a quel punto era diventato inevitabile lo scioglimento dell'amministrazione guidata dalla sindaca Laura Nargi (già messa a dura prova dallo scontro con il gruppo dell'ex sindaco Gianluca Festa), col successivo commissariamento prefettizio. Si tratta peraltro della quarta elezione in otto anni: nel 2019, infatti, si era votato a un solo anno di distanza dalle consultazioni precedenti.
I contendenti in questo caso saranno tre, inclusi gli ultimi due sindaci eletti; potranno contare sul sostegno di 15 liste. Si tratta di una competizione assai ristretta: nel 2024 gli aspiranti sindaci erano 7, sostenuti da 16 simboli sulla scheda.
 
 
* * *
 

Gianluca Festa

1) W la libertà

La prima candidatura a essere sorteggiata è quella di Gianluca Festa, passato da giocatore di basket nella squadra avellinese e giornalista, nonché sindaco nell'ultima consiliatura quasi piena (2019-2024), terminata in anticipo di qualche mese per le dimissioni, legate ad alcune indagini. Ora Festa si ripropone come candidato sindaco sostenuto da quattro liste: la prima di queste, W la libertà, c'era già nel 2019 quando l'ex cestista si candidò e vinse (allora, però, la "W" pennellata verde era a fianco del resto del nome e tutti gli elementi erano più ridotti, così come la sottolineatura), così come era tra le formazioni che due anni fa sostennero la candidatura di Laura Nargi. 
 

2) Liberi e forti

Si presenta come nuova, invece, la lista Liberi e forti, nome decisamente sturziano per una formazione elettorale che "si colloca nel solco del cattolicesimo democratico e del popolarismo", almeno secondo Gennaro Romei, segretario provinciale dell'Udc, che così ha commentato sui media l'origine della lista. A dire il vero, il simbolo - che ospita nella parte inferiore una stilizzazione della Dogana di Avellino - suggerisce anche un coinvolgimento della Lega, visto che l'elemento curvilineo tricolore su fondo blu è tipico delle liste presentate dal partito di Matteo Salvini a livello locale (solitamente con la denominazione "Prima..."). Curiosità: all'interno della coalizione, questa è l'unica lista a contenere il nome del candidato sindaco.
 

3) Enjoy Avellino

Terza formazione a sostegno di Gianluca Festa è Enjoy Avellino, anch'essa nuova rispetto alla candidatura del 2019 e dichiaratamente presentata come lista di giovani avellinesi sotto i 30 anni. Il nome e il simbolo scelti confermano questa impostazione: da un lato, l'uso dell'inglese e di un termine spesso utilizzato nel linguaggio giovanile; dall'altro, una grafica semplice, immediata e colorata (con l'uso di arancione e verde chiarissimo) e l'inserimento di un archetto arancione nella parte inferiore che rimanda alla forma di un sorriso stilizzato.  
 

4) Davvero Avellino

La quarta e ultima lista presentata in appoggio a Festa, Davvero Avellino, è quella che può dirsi più legata al percorso del candidato: quando si propose per la prima volta come candidato sindaco nel 2013 aveva dalla sua due liste, Per Avellino Davvero e Governiamo insieme Davvero; Festa poi co-fondò con Michele Ragosta l'associazione Davvero (il cui logo è l'elemento principale del contrassegno), la cui lista permise la rielezione a consigliere di Festa nel 2018 e trainò la sua campagna del 2019 con l'11,2% (il secondo miglior risultato in quelle elezioni, battuto solo dal Pd). Nel 2024 Davvero sostenne Nargi, arrivando al 17%, ma questa volta torna in appoggio diretto a Festa.
 

Laura Nargi

5) Fratelli di Avellino

Al secondo posto sulla scheda elettorale il sorteggio ha collocato Laura Nargi, prima donna a guidare l'amministrazione comunale di Avellino, sia pure per un solo anno, fino al doppio voto negativo sul bilancio. Nella sua nuova corsa è appoggiata da cinque liste, formalmente tutte civiche, anche se in alcuni casi è facile riconoscerne la matrice politica. Lo si può dire senz'altro per Fratelli di Avellino, lista chiaramente promossa da Fratelli d'Italia (che nel 2024 aveva sostenuto Modestino Maria Iandoli): la struttura di base del simbolo si riconosce con molta facilità, anche se la fiamma tricolore è stata eliminata, sostituita da una fascetta blu che corre lungo la parte inferiore della circonferenza e contiene la frase "Merito e valori", delimitata da due punti bianchi.  
 

6) Forza Avellino

Appare di matrice partitica anche la lista Forza Avellino, promossa dal presidente dell'U.S. Avellino e coordinatore provinciale di Forza Italia Angelo Antonio D’Agostino. Il sito della lista contiene meritoriamente la descrizione del contrassegno: "logo racchiuso in una circonferenza definita da un bordo sottile in blu cobalto, tonalità che trasmette fiducia e stabilità. Lo spazio interno è ripartito cromaticamente in due sezioni principali, armonizzate da una fascia tricolore diagonale che attraversa il cerchio da sinistra verso destra, conferendo dinamismo e un forte richiamo al senso civico nazionale. Al centro della composizione campeggia la Torre dell’Orologio, simbolo iconico e identitario della città di Avellino. La torre è rappresentata in forma stilizzata utilizzando i colori istituzionali bianco e verde, fungendo da perno visivo che unisce la tradizione locale all’aspirazione amministrativa della lista". Solo questa lista contiene il riferimento alla candidata (con la carica proposta col maschile non marcato).
 

7) Sceglie Avellino

La terza formazione della coalizione che sostiene Nargi è Sceglie Avellino, che - salvo errore - risulta nuova nel panorama elettorale cittadino. Si tratta, in questo caso, di una formazione dichiaratamente civica, che come nome ha scelto un motto per affidare ai cittadini la scelta del proprio futuro amministrativo. Il simbolo è basato sull'uso di due colori: il verde (quello delle divise della squadra di calcio) e il rosa; questi colorano il nome, i due archi che raddoppiano la circonferenza e una sorta di "spunta" che appare il segno distintivo di questo emblema elettorale. 
 

8) Ora Avellino

Le altre due liste su cui Nargi potrà contare alle elezioni del 24 e 25 maggio erano già a suo sostegno nella precedente tornata elettorale. Si cita innanzitutto Ora Avellino, nata nel 2019 come seconda lista più votata della coalizione di Festa (9,5%, sei seggi) e rimasta ferma nel 2024. Il simbolo si ripresenta (ma questa volta a sostegno di Nargi), assolutamente identico a quello finito sulle schede nel 2019: sul fondo bianco spicca il disegno, stilizzato e sfumato di verde, della Torre dell'Orologio, in cui la "O" di "Ora", collocata su una parete della torre, restituisce in qualche modo l'idea dell'orologio (e una freccetta verde a triangolo richiama una lancetta). 
 

9) SiAmo Avellino

L'ultima lista presentata in appoggio a Nargi è SiAmo Avellino, una delle tre formazioni che avevano portato la sindaca alla vittoria nel 2024 (9,08%, tradotto in sei consiglieri). Anche in questo caso il contrassegno è rimasto intatto rispetto al precedente appuntamento elettorale, con un cuore schematico tinto di varie tonalità di verde - collocato in gran parte nel semicerchio superiore, altrettanto verde - che contiene una stilizzazione molto geometrica della stessa Torre dell'Orologio, mentre la parte inferiore prevalentemente bianca contiene il nome della lista civica.
 

Nello Pizza

10) MoVimento 5 Stelle

Ultimo aspirante alla carica di sindaco di Avellino in questa tornata elettorale è Nello Pizza, già candidatosi nel 2018 (arrivato nettamente in testa al primo turno, ma sconfitto al ballottaggio da Vincenzo Ciampi del MoVimento 5 Stelle). Questa volta a sostenerlo ha un campo piuttosto largo, composto da sei liste (la coalizione più consistente di questo turno). La prima formazione è quella del MoVimento 5 Stelle, che già nel 2024 aveva appoggiato il candidato di centrosinistra Antonio Gengaro: il simbolo è identico a quello già visto allora, con il riferimento all'anno 2050 nella parte inferiore del cerchio.    
 

11) Noi di centro

La seconda lista su cui Pizza potrà contare è quella presentata da Noi di centro, vale a dire il partito fondato e guidato dal sindaco di Benevento ed ex parlamentare di lunghissimo corso Clemente Mastella. Si tratta della prima partecipazione dell'ultima creatura politica mastelliana alle comunali avellinesi (per il precedente occorre tornare al 2009, quando l'Udeur sostenne Massimo Preziosi nell'ambito del centrodestra, ottenendo il 2,73% ma rimase fuori dal consiglio): il partito si presenta con l'ultima versione del suo contrassegno - forse la più riuscita - con la parola "Centro" in evidenza, solo un po' meno del cognome di Mastella, accanto al campanile di pietra bianca con tetto rosso e sopra al tricolore, il tutto su fondo blu (e il riferimento alla Dc non c'è più).
 

12) Stiamo con Nello Pizza

La terza lista della coalizione del "campo largo" è una delle due formazioni-contenitore di chiara impronta politica: Stiamo con Nello Pizza, infatti, su un fondo tricolore (con i segmenti di colore verde e rosso dotati di una piccola "unghia" che ricorda la grafica elettorale di +E) presenta i simboli più piccoli di Avellino Europea (declinazione di +Europa, con la "pulce" che riprende la vecchia grafica di Italia europea, lista congressuale presentata nel 2019, cui si aggiunge la dicitura "Radicali - Liberali - Federalisti") e di Avanti (il progetto elettorale riformista promosso dal Psi)
 

13) Alleanza Verdi e Sinistra - Avellino città pubblica

La quarta lista della coalizione che appoggia Pizza è probabilmente quella che raggruppa il maggior numero di partiti, gruppi e associazioni: di conseguenza il contrassegno appare decisamente complicato (e probabilmente la sua descrizione - di cui purtroppo non si dispone - sarà la più lunga di questa competizione avellinese). La parte superiore del cerchio dell'emblema di Avellino città pubblica, infatti, è occupata dagli elementi che compongono il fregio di Alleanza Verdi e Sinistra, con il nome della lista scritto subito sotto in color amaranto; nel semicerchio inferiore, invece, trovano spazio i loghi di Si può (lista di sinistra che comparve alle elezioni del 2019 a sostegno di Nadia Arace), ControVento (gruppo che, insieme a SiPuò e Avs, due anni fa sostenne Antonio Gengaro con la lista Per Avellino Gengaro Sindaco), Per e - sotto - Avellino prende parte (che nel 2024 concorsero alla lista App - Avellino progetto partecipato, sempre a sostegno di Gengaro). 
 

14) Casa riformista

Quinta lista presentata a sostegno di Pizza è Casa riformista, promossa naturalmente da Italia viva. Il contrassegno utilizzato in queste elezioni è una semplice variante di quello elaborato lo scorso anno in vista delle elezioni regionali e pressoché identico a quello schierato in Campania: cambia infatti soltanto il riferimento territoriale - il comune invece che la regione - collocato sul segmento inferiore sfumato dal blu al fucsia, gli stessi colori che tingono il nome della lista (in alto) e la casa evocata dal nome stesso, collocata al centro (con la finestra bicolore). 
 

15) Partito democratico

Ultima lista della coalizione è quella del Partito democratico, che - diversamente da tutti gli altri comuni visti sin qui - conferma la tradizione avellinese di non inserire nel contrassegno alcun riferimento territoriale o al candidato sindaco, proponendo solo il simbolo ufficiale del partito senza aggiunte. In tutte le competizioni elettorali cui ha partecipato, il Pd è sempre risultato la lista più votata, anche quando il candidato sostenuto non ha vinto le elezioni: ci riuscirà anche questa volta?

domenica 3 maggio 2026

Lecco, simboli e curiosità sulla scheda

Oltre a Mantova, il secondo capoluogo di provincia della Lombardia chiamato al voto amministrativo il 24 e il 25 maggio è Lecco. Tra i comuni che hanno rinnovato la loro amministazione a settembre del 2020 (a causa del differimento delle elezioni per la pandemia), dunque con gli organi in carica da quasi cinque anni e mezzo, Lecco si presenta al voto al primo turno elettorale ordinario successivo alla scadenza naturale della consiliatura, iniziata con un voto al cardiopalmo (primo turno finito col centrodestra al 48,71%, ballottaggio vinto dal candidato di centrosinistra con soli 31 voti di distacco).
A contendersi la carica di sindaco saranno cinque persone (incluso il primo cittadino uscente), sostenute in tutto da 11 liste. Si tratta di uno dei pochi casi in cui la competizione è più affollata rispetto alla precedente: nel 2020, infatti, a rispetto della riduzione del numero delle firme da raccogliere, gli aspiranti sindaci erano 4, mentre le liste erano 10.
 
* * *
 

Francesca Losi

1) Lista civica per l'identità

Il sorteggio ha collocato in prima posizione Francesca Losi, nativa di Lecco, vicesegretaria del Partito popolare del Nord, guidato da Roberto Castelli (ed eletta consigliera a Pontida nel 2024 per la lista Partito popolare del Nord - Grande Nord). Si presenta sostenuta da una sola formazione, Lista civica per l'identità: al di sotto del riferimento alla candidata (bianco su fondo azzurro) trovano posto le miniature del Ppn e di un simbolo locale, Città manzoniana-Cultura lombarda, che per il bordo rosso e una grafica somigliante a un sole può ricordare in parte il Psdi; in realtà il disegno è una "corona lombarda" (o "sperada" o "guazze"), l'acconciatura femminile storicamente legata alla figura manzoniana di Lucia Mondella. Non a caso, insieme alle politiche per la natalità, l'impegno per rendere Lecco una "città letteraria" e per valorizzare e difendere l'identità culturale sono tra le priorità del programma di Losi. 
 

Filippo Boscagli

2) Forza Italia

Secondo aspirante alla carica di sindaco è Filippo Boscagli, consigliere comunale lecchese dal 2006 ed espressione del centrodestra. Lo sosterranno quattro liste e la prima a essere sorteggiata è quella di Forza Italia: il partito guidato da Antonio Tajani presenta come contrassegno una variante già vista del proprio emblema elettorale, con i tre elementi del simbolo ufficiale (bandierina, cognome di Silvio Berlusconi e riferimento al Ppe) compressi nella parte superiore del cerchio - circa i due terzi dell'area - e riserva il segmento blu inferiore al riferimento al candidato sindaco. Nel 2020 la lista aveva superato il 14% all'interno della lista "Lecco merita di +".
   

3) Filippo Boscagli sindaco di Lecco

La seconda formazione in appoggio al candidato del centrodestra è Filippo Boscagli sindaco di Lecco: più che una "civica personale", per il candidato è una "lista completamente trasversale per età, professioni e storie personali", ai cui componenti è stato chiesto "di aderire al programma e di non avere tessere di partito" (è probabile che vari candidati facciano riferimento anche al mondo dell'associazionismo, di cui fa parte anche la Compagnia delle Opere che ha invitato a sostenere Boscagli). Nel contrassegno dominano il blu e il celeste (che sono i colori della tradizione sportiva lecchese) nonché il giallo con cui è scritto il nome del candidato. 
 

4) Fratelli d'Italia

La terza lista che sostiene Boscagli è quella di Fratelli d'Italia, vale a dire il partito del cui gruppo fa parte proprio il candidato sindaco; nel 2020 aveva ottenuto due consiglieri sfiorando il 9%, ma questa volta il risultato nelle urne potrebbe essere decisamente migliore. Il simbolo ha la stessa struttura di quello visto a Mantova e a Salerno, con il nome e il cognome gialli di Giorgia Meloni nella parte superiore, affiancati alla parola "per", poi subito sotto il riferimento al candidato sindaco al centro (bianco, sempre su fondo blu), mentre il simbolo ufficiale del partito sta in miniatura nella parte inferiore del cerchio, in gran parte bianca. 
 

5) Lega

Quarta e ultima lista della coalizione di centrodestra è quella della Lega, che nel 2020 aveva ottenuto il 13,69%, poco meno di Forza Italia, conquistando tre eletti. In quell'occasione sotto ad Alberto da Giussano c'era il cognome di Matteo Salvini accompagnato al riferimento alla Lombardia; stavolta invece nel segmento circolare blu c'è soltanto il nome della città di Lecco in giallo (si tratta dell'unico contrassegno della coalizione a non contenere il riferimento al candidato sindaco). Come cinque anni e mezzo fa, poi, nella parte sinistra del contrassegno c'è la "pulce" della Lega Lombarda, la stessa vista anche a Mantova e ormai consolidata nelle elezioni locali in territorio lombardo.
 

Giovanni Colombo

6) Patto per il Nord

Terzo aspirante alla carica di sindaco è Giovanni Colombo, geometra e laureato in scienze politiche, un lungo impegno nella direzione di grandi opere infrastrutturali. Cofondatore di Patto per il Nord, Colombo si presenta sostenuto da un'unica lista, presentata proprio dalla sua formazione politica (che dunque si troverà a competere con il Partito popolare del Nord, il cui segretario Roberto Castelli era stato tra i fondatori del Patto). Il contrassegno riporta in alto il nucleo grafico del Patto per il Nord - con Pinamonte da Vimercate a fianco del nome - sia pure ridotto di dimensioni, per fare posto in basso al riferimento al candidato sindaco. Da segnalare la presenza, come capolista, di Lorenzo Bodega, ex sindaco di Lecco, ex senatore leghista ed ex promotore di Siamo Gente Comune.
 

Mauro Fumagalli

7) Orizzonte per Lecco

La quarta candidatura, in ordine di estrazione, è quella di Mauro Fumagalli, già direttore dell'Ente scuola professionale edile con un passato di consigliere comunale (fu l'ultimo capogruppo della Dc). Sostenuto a livello politico da Azione, Insieme e dai gruppi consiliari Appello! per Lecco e il gruppo consiliare Per Lecco, per superare una "tenaglia bipolare" si presenta appoggiato da una sola lista, Orizzonte per Lecco. Il candidato stesso, alla fine dello scorso anno, aveva spiegato le ragioni alla base del nome e del simbolo: "Il 'per' dà la cifra nostro impegno per la città, non scendiamo in campo per far guerra a qualcuno. Lecco è il cuore del nostro progetto, è la nostra città che vogliamo veder crescere. 'Orizzonte' è ciò che ci deve aiutare a tenere sempre lo sguardo alto e avanti, vogliamo portare proposte e idee che guardano al futuro. [...] Nel simbolo il colore predominante è il blu del cielo e del lago, attraversato da una linea bianca che ricorda in modo stilizzato sia le nostro montagne che le onde del lago, ma anche delle persone che si tengono per mano. E poi il nome della lista in giallo, come il sole perché vogliamo far nascere una nuova luce sulla nostra città".
 

Mauro Gattinoni

8) Partito democratico

Quinto e ultimo candidato in questa competizione elettorale è Mauro Gattinoni, sindaco uscente, eletto - come si è detto - sul filo di lana al ballottaggio nel 2020. Come allora si presenta sostenuto da quattro liste, la prima delle quali è espressione del Partito democratico. Il simbolo è esattamente identico a quello presentato cinque anni e mezzo fa, con il logo e ufficiale lievemente ridotto e innalzato per fare posto, in basso, a un segmento circolare verde contenente l'espressione "Gattinoni sindaco", con il cognome del candidato decisamente in evidenza (nel 2020 la lista ottenne 9 consiglieri con il 18,36%).
 

9) AmbientalMente Lecco

Viene direttamente dallo scorso confronto elettorale anche la seconda lista, AmbientalMente Lecco, dalla sensibilità ecologista. Il simbolo, anche in questo caso, è identico a quello schierato nel 2020: sullo sfondo c'è il profilo verde dei monti lecchesi, su cui si stagliano due alberi bianchi stilizzati (un albero simile si vede anche nella prima lettera del nome della lista, collocato subito sotto), mentre la parte inferiore del simbolo, blu e ondulata (in cui è ospitato anche il riferimento al ri-candidato sindaco), ricorda piuttosto "quel ramo del lago di Como".  
 

10) Alleanza Verdi e Sinistra

La terza lista della coalizione di centrosinistra, oltre a essere l'unica lista della compagine a non contenere un riferimento al sindaco uscente in cerca di conferma, è formalmente la sola novità di quella stessa coalizione rispetto a cinque anni e mezzo fa. Quest'anno, infatti, a sostegno di Gattinoni c'è anche Alleanza Verdi e Sinistra (con lo stesso simbolo coniato per le elezioni politiche del 2022), mentre nel 2020 si era presentata la lista Con la sinistra cambia Lecco (almeno parzialmente sovrapponibile quanto all'area politica di riferimento), che elesse tre consiglieri con il 5,70%.
 

11) Fattore Lecco

Ultima lista della coalizione di centrosinistra e dell'offerta elettorale lecchese è Fattore Lecco, lista civica nata nel 2020 proprio per sostenere la candidatura di Gattinoni e confermata in questo nuovo appuntamento elettorale in cui il sindaco uscente cerca il bis. Il simbolo è identico a quello utilizzato cinque anni e mezzo fa, imperniato sul rosso vermiglio e sull'azzurro chiaro; il segno grafico principale è una "L" creata da tre linee ripiegate a 90 gradi, sormontate da una montagna stilizzata, collocata sopra al nome della lista; poco meno di metà del contrassegno è occupata dal riferimento al candidato (il carattere è lo stesso che ha adottato anche il Pd per lo stesso elemento).