"C'è un momento nella storia di ogni grande cambiamento in cui la
protesta smette di urlare nel vuoto e diventa progetto. In cui la rabbia
si trasforma in programma, il dolore in piattaforma, la solitudine in
comunità. Quel momento, per centinaia di migliaia di padri separati
italiani, è adesso". Iniziava così un post pubblicato il 3 giugno sulla pagina dell'associazione culturale Padri in Movimento, fondata il 1° agosto 2018 con l'intento di "tutelare il principio della bigenitorialità, promuovendo l'importanza del ruolo di entrambi i genitori nella crescita e nell'educazione dei figli": per questo l'associazione - presieduta da uno dei fondatori, Jakub Stanislaw Golebiewski - ha scelto di agire promuovendo l'equa distribuzione di diritti e doveri dei gentitori, offrendo ai padri separati supporto legale in materia di affidamento, nonché supporto emotivo e psicologico, e impegnandosi a sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni sulla necessità di riformare le norme in materia di affidamento dei figli e combattere contro i pregiudizi culturali che, secondo quanto è dichiarato nel sito, "penalizzano i padri nelle decisioni di affidamento".
Ma quale momento sarebbe arrivato, quale progetto, quale comunità sarebbero stati avviati, oltre a quelli già relativi all'associazione? L'idea, il progetto è di diventare una forza politica nazionale, denominata semplicemente Movimento politico Padri in movimento. Un'idea lanciata poco prima dell'inizio dell'estate e da concretizzare subito dopo la sua fine. "A fine settembre - si legge sempre nell'articolo - verrà depositato lo Statuto del Movimento Politico Padri in Movimento. Un atto formale, sì, ma anche un atto rivoluzionario: per la prima volta nella storia repubblicana, i genitori separati avranno un partito che li rappresenta, uno statuto che li tutela, una struttura che li organizza da Nord a Sud". L'idea è di tenere una Costituente, un'assemblea fondativa a Roma in ottobre: lì dovrebbero essere "presentati i membri del direttivo, l'Ufficio legislativo, la Segreteria, l'Ufficio stampa", con tanto di nomina di coordinatori nazionali, per il Nord, il Centro, il Sud, quelli regionali e i responsabili territoriali di "una rete vastissima e capillare, radicata nel territorio, presente in ogni angolo del Paese. [...] Nessuna città, paese o borgo escluso". Gli autori del testo avvertono fin d'ora: "Non sarà una cerimonia. Sarà una dichiarazione di guerra politica all'indifferenza istituzionale". Una "guerra politica" sui generis, ovviamente, condotta proponendo "una piattaforma chiara, identitaria, non negoziabile", costituita da alcuni punti fondamentali: traguardo della bigenitorialità "reale e garantita per legge", una riforma profonda del sistema dell'affidamento (che non preveva prelievi coatti, non consenta l'"affidamento esclusivo mascherato da condiviso come regola di fatto", praticando invece la "custodia condivisa come diritto inviolabile dei figli"), dell'assegno di mantenimento (rendendolo "proporzionale, sostenibile, aggiornato alle reali condizioni economiche) e dei servizi sociali (ritenuti dai promotori "troppo spesso arbitri non neutrali, strumenti di discriminazione di genere nei tribunali") e la previsione di una tutela abitativa per i padri separati ("un padre senza casa non può essere genitore, e nessun bambino dovrebbe crescere sapendo che il suo papà dorme a casa dei nonni o in macchina").
La campagna politica si rivolge, oltre che "ai quasi quattro milioni di padri separati italiani", pure "alle madri che credono nella famiglia equa, ai nonni a cui è stato negato il nipote, agli avvocati che ogni giorno combattono in aule sorde, ai figli adulti che ricordano cosa significa crescere senza un genitore", nonché "a chiunque, in questo Paese, abbia subito l'ingiustizia silenziosa di un sistema che separa invece di unire, che punisce invece di proteggere, che dimentica il superiore interesse del minore non appena quest'ultimo smette di fare notizia".
Il progetto, oltre che un nome, ha già un simbolo, perché - sono sempre i promotori a dirlo - "Ogni movimento che si rispetti ha un volto. Un simbolo non è mai solo grafica: è manifesto, è riconoscimento, è appartenenza". Il comunicato lo descrive così: "Un padre, una madre, un figlio al centro. Il tricolore sotto. Un cerchio che non divide, ma abbraccia. [...] è il simbolo di milioni di italiani che hanno subito in silenzio, che hanno pianto da soli, che si sono sentiti dire 'ci dispiace, ma non possiamo fare nulla, purtroppo funziona così'. Quando lo vedrete sui manifesti, sulle schede elettorali, nelle piazze d'Italia, saprete cosa significa: che qualcuno si è alzato, ha smesso di soffrire ed aspettare e ha deciso di cambiare le cose dall'interno delle istituzioni". Qualche giorno prima, il 19 maggio, sulla pagina Facebook il simbolo era già apparso corredato da queste parole: "Non è solo un logo. È una dichiarazione politica. Due figure adulte. Un bambino al centro. Mani che si toccano, che proteggono, che camminano insieme. È la famiglia che lo Stato italiano ha troppo spesso ignorato, frammentato, abbandonato a se stessa, padri che ogni giorno si alzano e lottano per restare nella vita dei propri figli".In effetti, il fregio non nasce dal nulla: si tratta della rielaborazione del logo adottato dall'associazione il 22 giugno 2025, dunque praticamente un anno prima. In quell'occasione, sulla stessa pagina Fb era comparso un lungo post in cui l'associazione illustrava ogni elemento del suo nuovo emblema distintivo, in gran parte conservato nel fregio del nascente movimento politico (a parte il riferimento alla natura del nuovo soggetto, la novità principale è data dall'inserimento del tricolore e dalla scomparsa del colore giallino). Essendo raro che un'associazione spieghi così nel dettaglio il suo segno identificativo, si riporta di seguito il testo illustrativo quasi per intero:
Il fregio adottato lo scorso anno ha sostituito la grafica precedente, il cui nucleo era costituito da varie figure umane stilizzate (figli e genitori), rese in vari colori e accostate per formare tre coppie con un figlio che si tenevano per mano tra loro. Senza dubbio il logo del 2025 appare di più immediata lettura; in più, la forma rotonda si prestava già allora a una conversione all'uso politico-elettorale, con o senza l'aggiunta di altri elementi.
Ma quale momento sarebbe arrivato, quale progetto, quale comunità sarebbero stati avviati, oltre a quelli già relativi all'associazione? L'idea, il progetto è di diventare una forza politica nazionale, denominata semplicemente Movimento politico Padri in movimento. Un'idea lanciata poco prima dell'inizio dell'estate e da concretizzare subito dopo la sua fine. "A fine settembre - si legge sempre nell'articolo - verrà depositato lo Statuto del Movimento Politico Padri in Movimento. Un atto formale, sì, ma anche un atto rivoluzionario: per la prima volta nella storia repubblicana, i genitori separati avranno un partito che li rappresenta, uno statuto che li tutela, una struttura che li organizza da Nord a Sud". L'idea è di tenere una Costituente, un'assemblea fondativa a Roma in ottobre: lì dovrebbero essere "presentati i membri del direttivo, l'Ufficio legislativo, la Segreteria, l'Ufficio stampa", con tanto di nomina di coordinatori nazionali, per il Nord, il Centro, il Sud, quelli regionali e i responsabili territoriali di "una rete vastissima e capillare, radicata nel territorio, presente in ogni angolo del Paese. [...] Nessuna città, paese o borgo escluso". Gli autori del testo avvertono fin d'ora: "Non sarà una cerimonia. Sarà una dichiarazione di guerra politica all'indifferenza istituzionale". Una "guerra politica" sui generis, ovviamente, condotta proponendo "una piattaforma chiara, identitaria, non negoziabile", costituita da alcuni punti fondamentali: traguardo della bigenitorialità "reale e garantita per legge", una riforma profonda del sistema dell'affidamento (che non preveva prelievi coatti, non consenta l'"affidamento esclusivo mascherato da condiviso come regola di fatto", praticando invece la "custodia condivisa come diritto inviolabile dei figli"), dell'assegno di mantenimento (rendendolo "proporzionale, sostenibile, aggiornato alle reali condizioni economiche) e dei servizi sociali (ritenuti dai promotori "troppo spesso arbitri non neutrali, strumenti di discriminazione di genere nei tribunali") e la previsione di una tutela abitativa per i padri separati ("un padre senza casa non può essere genitore, e nessun bambino dovrebbe crescere sapendo che il suo papà dorme a casa dei nonni o in macchina").
La campagna politica si rivolge, oltre che "ai quasi quattro milioni di padri separati italiani", pure "alle madri che credono nella famiglia equa, ai nonni a cui è stato negato il nipote, agli avvocati che ogni giorno combattono in aule sorde, ai figli adulti che ricordano cosa significa crescere senza un genitore", nonché "a chiunque, in questo Paese, abbia subito l'ingiustizia silenziosa di un sistema che separa invece di unire, che punisce invece di proteggere, che dimentica il superiore interesse del minore non appena quest'ultimo smette di fare notizia".
Il progetto, oltre che un nome, ha già un simbolo, perché - sono sempre i promotori a dirlo - "Ogni movimento che si rispetti ha un volto. Un simbolo non è mai solo grafica: è manifesto, è riconoscimento, è appartenenza". Il comunicato lo descrive così: "Un padre, una madre, un figlio al centro. Il tricolore sotto. Un cerchio che non divide, ma abbraccia. [...] è il simbolo di milioni di italiani che hanno subito in silenzio, che hanno pianto da soli, che si sono sentiti dire 'ci dispiace, ma non possiamo fare nulla, purtroppo funziona così'. Quando lo vedrete sui manifesti, sulle schede elettorali, nelle piazze d'Italia, saprete cosa significa: che qualcuno si è alzato, ha smesso di soffrire ed aspettare e ha deciso di cambiare le cose dall'interno delle istituzioni". Qualche giorno prima, il 19 maggio, sulla pagina Facebook il simbolo era già apparso corredato da queste parole: "Non è solo un logo. È una dichiarazione politica. Due figure adulte. Un bambino al centro. Mani che si toccano, che proteggono, che camminano insieme. È la famiglia che lo Stato italiano ha troppo spesso ignorato, frammentato, abbandonato a se stessa, padri che ogni giorno si alzano e lottano per restare nella vita dei propri figli".In effetti, il fregio non nasce dal nulla: si tratta della rielaborazione del logo adottato dall'associazione il 22 giugno 2025, dunque praticamente un anno prima. In quell'occasione, sulla stessa pagina Fb era comparso un lungo post in cui l'associazione illustrava ogni elemento del suo nuovo emblema distintivo, in gran parte conservato nel fregio del nascente movimento politico (a parte il riferimento alla natura del nuovo soggetto, la novità principale è data dall'inserimento del tricolore e dalla scomparsa del colore giallino). Essendo raro che un'associazione spieghi così nel dettaglio il suo segno identificativo, si riporta di seguito il testo illustrativo quasi per intero:
La Figura Centrale del Bambino con le Braccia Alzate: Questo è il cuore pulsante del nostro logo e, in un certo senso, della nostra missione. Il bambino, con le braccia aperte verso l'alto, rappresenta la gioia, la speranza, la libertà e il potenziale illimitato. Simboleggia il futuro che vogliamo costruire per i nostri figli, un futuro in cui possano crescere sereni, sicuri e pienamente realizzati. Le braccia alzate esprimono anche un senso di protezione e accoglienza, l'essenza stessa dell'essere genitore.
Le Figure Laterali (Padre e Madre/Accompagnatore): Le due figure che affiancano il bambino rappresentano i genitori. Sebbene il nostro nome sia "Padri in Movimento", abbiamo voluto che il simbolo riflettesse la realtà e l'importanza di entrambi i ruoli genitoriali, o di chiunque si prenda cura del bambino. La loro postura dinamica, con una figura che sembra "muoversi" e l'altra che offre un punto di riferimento, simboleggia il movimento che è intrinseco al nostro nome: il movimento verso una genitorialità più consapevole, partecipativa e responsabile. Rappresentano il supporto, la guida e l'amore che i genitori offrono costantemente ai loro figli.
L'Unione e il Cerchio: Le tre figure sono interconnesse, formando un'unica entità all'interno di un cerchio. Il cerchio è un simbolo universale di totalità, unità, inclusione e protezione. In questo contesto, rappresenta la famiglia come nucleo fondamentale, unita e protetta. Sottolinea anche il nostro impegno a creare una comunità inclusiva per tutti i padri e le famiglie che desiderano intraprendere questo percorso con noi.
Il Colore Blu: Il blu, tradizionalmente associato alla fiducia, alla stabilità, alla calma e all'affidabilità, è stato scelto per riflettere i valori su cui si fonda "Padri in Movimento". Vogliamo essere un punto di riferimento affidabile per i padri, un luogo dove trovare supporto, comprensione e strumenti per affrontare al meglio la genitorialità.
Il Testo "PADRI IN MOVIMENTO": Il nome della nostra associazione è chiaramente leggibile e circonda il simbolo iconico. La sua posizione circolare rafforza il concetto di inclusione e di un movimento continuo e in espansione.
Questo nuovo simbolo è più di un semplice logo; è una dichiarazione visiva della nostra identità e delle nostre aspirazioni. Rappresenta l'amore incondizionato per i nostri figli, il dinamismo della genitorialità moderna, la forza dell'unità familiare e l'impegno di "Padri in Movimento" a supportare e responsabilizzare i padri in ogni fase del loro viaggio.
Il fregio adottato lo scorso anno ha sostituito la grafica precedente, il cui nucleo era costituito da varie figure umane stilizzate (figli e genitori), rese in vari colori e accostate per formare tre coppie con un figlio che si tenevano per mano tra loro. Senza dubbio il logo del 2025 appare di più immediata lettura; in più, la forma rotonda si prestava già allora a una conversione all'uso politico-elettorale, con o senza l'aggiunta di altri elementi.
Naturalmente il percorso verso le schede elettorali sarà tutto meno che agevole: la raccolta firme, infatti, comporterà anche per i Padri in Movimento la ricerca di almeno 1500 sottoscrittori per ogni collegio plurinominale, con la necessità di essere presenti validamente in almeno un terzo delle circoscrizioni per poter finire sulle schede (senza contare la necessità che le liste siano composte non solo da "padri", ma anche anche da almeno il 40% di donne, come le norme prevedono). La sfida, in ogni caso, è iniziata. La battaglia, la si condivida o meno, ha diritto di misurarsi sul terreno della ricerca del consenso, alla pari delle altre e merita rispetto. Lo stesso rispetto che i promotori certamente sapranno avere per l'opinione di persone - e ci sono, come ci sono quelle di cui parla il nascente movimento politico - che hanno conosciuto come figli o figlie il dolore prodotto dalla separazione (e non lo augurerebbero ad altre), ma sarebbero cresciute certamente peggio (con più dolore, più ipocrisia, più tensioni) se in quel caso si fosse ritenuto di misurare col bilancino diritti (quelli rivendicati dai genitori, anche per conto dei figli che magari non la pensavano così), doveri, tempo - in qualità o quantità - e prestazioni, magari senza tenere conto del loro pensiero o del loro sentire (o ritenendolo certamente viziato).
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