venerdì 22 maggio 2026

Andria, simboli e curiosità sulla scheda

In Puglia i comuni capoluogo chiamati al voto sono due, con la particolarità che appartengono alla stessa provincia (BAT): sia Andria sia Trani, infatti, rinnoveranno la loro amministrazione. Qui ci occupiamo di Andria, il centro più popoloso dei due: le ultime elezioni si erano tenute il 20 e 21 settembre 2020 (dunque l'ultimo mandato è durato un anno e mezzo), voto che era seguito a ben un anno e mezzo di commissariamento a causa del voto contrario del consiglio comunale al bilancio di previsione predisposto dall'amministrazione guidata da Nicola Giorgino. 
La competizione, questa volta, sarà piuttosto ristretta: saranno soltanto due persone a sfidarsi per la carica di sindaco, sostenute da 12 liste. Nel 2020 - quando, peraltro, le firme necessarie per presentare le liste erano ridotte a un terzo a causa dell'emergenza Covid-19 - le candidature erano cinque, per un totale di 20 liste.
 
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Sabino Napolitano

1) Lega

La prima candidatura sorteggiata è quella di Sabino Napolitano, pediatra di lungo corso, proposto dal centrodestra. La coalizione che lo sostiene è a cinque punte: la prima lista, in ordine di estrazione, è quella della Lega. Il partito di Matteo Salvini aveva esordito alle scorse elezioni locali (mentre nel 2014 aveva partecipato Noi con Salvini), risultando la lista più votata della coalizione (6,04%, trasformato in uno dei seggi di opposizione). Il fregio è identico a quello impiegato cinque anni e mezzo fa, identico a quello usato dalla Lega alle elezioni politiche, con il riferimento alla Puglia collocato al posto della parola "premier".   
 

2) Fratelli d'Italia

La seconda lista della compagine che sostiene Napolitano è quella di Fratelli d'Italia, che nel 2020 era risultato il secondo partito più votato (un eletto ottenuto con il 5,72%). Se allora era stato impiegato il simbolo inaugurato in occasione delle elezioni politiche del 2018 (con il riferimento giallo a Giorgia Meloni in alto e il simbolo ufficiale del partito al di sotto), in questo caso Fdi ha schierato il fregio adottato alle europee di due anni fa - e in varie altre elezioni locali, con il nome del partito in alto, il riferimento a Meloni al centro e - sotto alla striscetta tricolore - la fiamma tricolore lievemente ingrandita in basso (curiosità, in questo caso non c'è la base della fiamma tricolore).
 

3) Andria fatti grande

Il primo fregio della coalizione di centrodestra in cui si incontra il riferimento al candidato alla più alta carica cittadina è quello della lista civica Andria fatti grande: il nome replica lo slogan scelto per la campagna elettorale, che richiama in qualche modo anche l'attività di pediatra dello stesso Sabino Napolitano. Il simbolo elaborato per la lista - l'unica davvero civica della coalizione - è molto semplice: su fondo blu (una tonalità che ricorda molto quella del fondo dello stemma comunale) sono stati inseriti il nome della lista in carattere bastoni e, al di sotto, la dicitura "Napolitano sindaco". Curiosità, la capolista è Giovanna Bruno, omonima della sindaca uscente ricandidata (nata nel '75, mentre la capolista è della classe '66).
 

4) Andria riparte

In qualche modo impiega un nome da lista civica anche la formazione Andria riparte, che condivide con quella appena vista lo stesso colore del fondo; in realtà, però, la lista è presentata anche dal Nuovo Psi (nella parte sinistra c'è l'ultima versione del garofano rosso utilizzato: si tratta di una delle non numerose ma significative partecipazioni elettorali del partito guidato da Lucio Barani e Stefano Caldoro) e da Io Sud, partito guidato dalla sindaca Adriana Poli in Bortone, dal 2024 di nuovo in carica come sindaca di Lecce (il simbolo è presentato a colori invertiti, con le lettere blu su fondo bianco); tra la parte superiore bianca e quella inferiore blu (contenente anche il riferimento al candidato sindaco) c'è una striscia tricolore, che ricorda quella del Pdl.  
 

5) Forza Italia

Ultima lista della coalizione che sostiene Napolitano è quella presentata da Forza Italia, che nel 2020 raggiunse solo il 4,04% (ma ottenne comunque un consigliere, al pari delle altre tre liste del centrodestra che riuscirono ad avere rappresentanza). Il simbolo è sostanzialmente quello ufficiale, con la bandiera tricolore di Cesare Priori al centro, sopra al cognome di Silvio Berlusconi, mentre in alto è disposto ad arco il riferimento al Partito popolare europeo, cui Fi aderisce. Colpisce che le tre liste principali di natura politica abbiano scelto di non includere nei rispettivi contrassegni il nome del candidato (mentre Fi lo aveva inserito nel 2020).
 

Giovanna Bruno

6) Andria Bene in Comune - Per Andria

La seconda candidatura in gioco in questa competizione elettorale è quella di Giovanna Bruno, avvocata e sindaca uscente di Andria eletta nel 2020. A suo sostegno le liste saranno 7. La prima nel simbolo è indicata solo come ABC, ma il confronto con le elezioni del 2020 permette di capire che si tratta di Andria Bene in Comune: viene da quell'esperienza, infatti, il logo con la freccia a cerchio dell'aggiornamento su fondo rosso scuro, collocato nella parte superiore (la lista nel 2020 ottenne il 10,18%, tradotto in cinque consiglieri). Accanto, invece, c'è il simbolo in miniatura di Per Andria, declinazione locale del progetto Per la Puglia, gruppo di Saverio Tammacco, Sebastiano Giuseppe Leo e Ruggiero Passero: il "per" nel quale è ricavato un cuore giallo è riproposto nel segmento biconcavo al centro del simbolo, accanto alla sigla del nome; nella parte inferiore è riportato il riferimento alla candidata.
 

7) Azione

Quella che sostiene Bruno nella sua candidatura è una coalizione che nella sostanza può essere assimilata al campo largo, anzi, molto largo: della compagine, infatti, fa parte anche Azione, che presenta una propria lista schierando il suo simbolo ufficiale. A dire il vero, si tratta della versione precedente del simbolo, visto che il logotipo collocato nella parte superiore è tutto blu (come nella parte inferiore che contiene il riferimento a Carlo Calenda), senza alcuna virata sfumata verso il verde come la stessa descrizione riportata nello statuto prevederebbe. A ben guardare, si tratta dell'unico contrassegno della coalizione che non contiene un riferimento alla candidata. 
 

8) 3 - Andria Lab

La terza lista della coalizione che appoggia Bruno è già nota al corpo elettorale di Andria. 3 - Andria Lab, infatti, ha partecipato alle elezioni comunali precedenti, ottenendo un buon risultato (9,6%, che fruttò l'elezione di cinque candidati). Si tratta di una delle tre liste del "Laboratorio civico" e il simbolo è stato mantenuto identico rispetto a cinque anni e mezzo fa: un "3" arancione in alto a sinistra, a fianco un settore blu con il resto del nome, mentre la parte inferiore - sfumata dal fucsia all'arancione con la base "a onda" - contieme il riferimento alla sindaca ricandidata.
 

9) MoVimento 5 Stelle - Alleanza Verdi e Sinistra

La quarta formazione unisce le forze del MoVimento 5 Stelle (che nel 2020 aveva sostenuto un proprio candidato, Michele Coratella, approdato al ballottaggio con Bruno; anche il nuovo capolista, peraltro, fa di cognome Coratella) e di Alleanza Verdi e Sinistra (nel 2020 Europa Verde aveva fatto parte della lista Futura, insieme - tra l'altro - a Italia viva, concorrendo al 5,14% che permise di eleggere tre consiglieri). Il contrassegno accosta i due simboli ufficiali, con il rosso che tinge parte del fondo in alto, mentre il riferimento alla candidata in basso è nero e verde. In un primo tempo il M5S aveva immaginato di correre da solo, sostenendo una terza candidatura, salvo poi aderire al campo largo di Bruno.
 

10) Progetto Andria

La quinta lista della coalizione che appoggia Giovanna Bruno è Progetto Andria, new entry di questa competizione elettorale: si tratta di una formazione civica, il cui simbolo - a fondo bianco - si basa soprattutto sul nome in primo piano (reso in arancione con un carattere graziato un po' pesante, inconsueto per i contrassegni elettorali) e sul cuore giallo che emerge dal fondo, elegantemente stilizzato. Completa il quadro grafico il segmento arancione inferiore all'interno del quale trova posto il riferimento bianco e giallo alla candidata. 
 

11) Bruno sindaco

Lo stesso carattere - che dovrebbe essere un Hernandez Heavy - emerge con chiarezza nella lista che probabilmente è la più vicina alla sindaca ricandidata: Bruno sindaco (qui più che altrove emerge con chiarezza la scelta di indicare la carica al maschile non marcato, in controtendenza rispetto a quanto di norma accade all'interno del centrosinistra). Il cognome bianco della candidata (e in parte anche la parola "sindaco" gialla, ma molto più piccola e con un carattere bastoni) si staglia su uno sfondo arancione su cui si legge una sorta di freccia rossa che punta avanti.
 

12) Partito democratico

L'ultima lista della coalizione e della competizione elettorale è quella del Partito democratico, che nel 2020 aveva ottenuto il 12,69% ed era stata la lista più votata (ottenendo sette seggi da sola). Se però nelle elezioni precedenti il Pd aveva sempre scelto di schierare il proprio simbolo ufficiale schietto, senza alcuna aggiunta, questa volta il logo di Nicola Storto è stato lievemente ridotto per lasciare il posto, nella parte inferiore, a un segmento risso con il riferimento alla candidata alla guida dell'amministrazione. Ciò benché nel 2010 Bruno sia stata la candidata - oltre che di Andria 3 - anche dell'Italia dei valori, dell'Udc e di Io Sud.

Reggio Calabria, simboli e curiosità sulla scheda

In Calabria sono due i capoluoghi chiamati al voto amministrativo: Crotone e Reggio Calabria. In quest'ultima città, dopo due mandati pienissimi (si era votato nell'autunno del 2014 e poi nell'autunno del 2020) di Giuseppe Falcomatà, la guida del comune dovrà necessariamente cambiare. Saranno quattro candidati a sfidarsi per ottenere la carica di sindaco, avendo a loro sostegno 20 liste. La competizione è decisamente più contenuta rispetto al turno elettorale precedente: nel 2020 e nel 2014, infatti, gli aspiranti sindaci erano stati 9 e i simboli sulla scheda addirittura 32.  
  
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Francesco Cannizzaro

1) Alternativa popolare

Il sorteggio ha collocato in prima posizione Francesco Cannizzaro, deputato in carica, sostenuto dall'intero centrodestra allargato. La sua coalizione in effetti è molto ampia, anche sul piano numerico: conta infatti ben 11 liste. La prima, in ordine di estrazione, è quella di Alternativa popolare: si tratta di una delle non numerose, ma di certo significative partecipazioni elettorali del partito fondato da Angelino Alfano (col nome di Nuovo centrodestra) e ora guidato da Paolo Alli. Il simbolo è una variante di quello ufficiale, con l'aggiunta del riferimento al candidato sindaco sul fondo blu, sotto al nucleo grafico del partito (il cuore giallo simil-Ppe che attraversa il nome del partito stesso). 
 

2) Fratelli d'Italia

La seconda formazione su cui Cannizzaro può contare nella sua corsa elettorale è Fratelli d'Italia, che nel precedente appuntamento del 2020 aveva ottenuto un buon risultato (con il 7,75%, che aveva fruttato l'elezione di due consiglieri). Il contrassegno è una variante di quello presentato cinque anni e mezzo fa, con il riferimento bianco al candidato sindaco inserito quasi al centro, nella parte blu, tra il nome giallo di Giorgia Meloni (con l'inserimento di "per") e il simbolo ufficiale di Fdi, collocato in basso.
 

3) Insieme si può

Dopo due formazioni di matrice chiaramente politica, il sorteggio ne ha collocata una certamente civica: si tratta di Insieme si può, che pesca i suoi candidati e le sue istanze tra la società civile. Nel simbolo domina il colore cremisi - quello che caratterizza il gonfalone cittadino - e, sopra la parola bianca maiuscola "Insieme" (l'elemento più evidente del fregio), spicca la sagoma bianca di Athena Promachos, la combattente che difende la città; il contrassegno si completa, oltre che con il riferimento al candidato sindaco, con un fondo tricolore che emerge a contorno del cerchio interno, soprattutto nella parte inferiore. 
 

4) Noi moderati

Alle elezioni comunali reggine partecipa per la prima volta anche Noi moderati, in un contesto che vede il partito guidato da Maurizio Lupi cercare di moltiplicare le occasioni della propria presenza elettorale a livello locale. Il simbolo utilizzato è una variante di quello ufficiale: si segnala soltanto l'inserimento del riferimento al candidato sindaco nella parte inferiore, sotto al ponte tricolore, che per l'occasione si è allargato e assottigliato (il cognome, curiosamente, è proposto con un blu di una tonalità differente rispetto alle altre parti testuali).  
 

5) Reggio futura

La quinta lista della coalizione, di natura civica, non passa inosservata ai #drogatidipolitica dotati di ottima memoria. Reggio futura, infatti, si era già presentata nel 2014 a sostegno di Lucio Maria Dattola; la grafica con la sagoma della Calabria su fondo tricolore, in compenso, era stata ereditata dalla lista Scopelliti presidente (anche le parole gialla e bianca nel semicerchio inferiore, tinto di blu scuro, erano già presenti nel contrassegno "genitore"). Il contrassegno ha mantenuto anche elementi di luce e ombra che danno l'impressione che il simbolo sia tridimensionale. 
 

6) Democrazia cristiana - Unione di centro

Si torna a una lista di natura politica con la formazione elettorale che unisce l'Unione di centro e la Democrazia cristiana (dovrebbe trattarsi, salvo errore, del partito guidato fino a pochi mesi fa da Totò Cuffaro e attualmente dal facente funzione Gianpiero Samorì). Il contrassegno - molto simile a quello visto alle ultime regionali calabresi - è una variante del simbolo dell'Udc, con lo scudo crociato in primo piano che è aumentato decisamente di dimensioni, grazie al rimpicciolimento dei nomi dei due partiti, collocati ad arco in alto e in basso; anche le vele del Ccd e di Democrazia europea, del resto, risultano molto ingrandite.
 

7) Reggio protagonista

Si presenta come formazione civica anche la settima lista della coalizione che appoggia Cannizzaro, vale a dire Reggio protagonista. Più di metà del cerchio - bordato di blu - è occupata dall'immagine di un ponte, anzi, di quello che in base ai progetti divulgati dovrebbe diventare il Ponte sullo Stretto di Messina, con tanto di mare lievissimamente mosso e nuvolette quasi rassicuranti nel cielo sullo sfondo; sopra e sotto il nome della lista, collocato su un fondo bianco, si vedono elementi tricolori sfumati 
 

8) Cannizzaro sindaco

All'ottavo posto sulla scheda si trova un'altra formazione civica, che può essere ritenuta quella più vicina al candidato alla guida del comune: Cannizzaro sindaco. Si tratta del fregio più "bianco" della coalizione, ma nel cerchio bordato di amaranto, sotto al nome della lista (blu e amaranto) emerge dal fondo con una certa eleganza il disegno della figura di San Giorgio - patrono di Reggio - a cavallo con la lancia e il mare stilizzato. Da notare che lo stesso Cannizzaro aveva proposto ai follower dei suoi canali social di scegliere tra tre diverse opzioni grafiche: quella scelta - diversa da quella gradita dal candidato sindaco - somiglia alla prima, ma è stato tolto il disegno del drago (forse per evitare che l'immagine venisse cassata come religiosa).  
 

9) Forza Italia

Della coalizione di centrodestra fa ovviamente parte anche la lista di Forza Italia, vale a dire il partito con cui Cannizzaro è stato eletto alla Camera in questa legislatura e in quella precedente. Il simbolo somiglia ad altri già presentati da Fi in questo turno elettorale: nel 60% superiore del cerchio è stato ristretto il contenuto del simbolo ufficiale del partito - il riferimento al Ppe, la bandierina forzista e il cognome di Silvio Berlusconi - mentre nel segmento circolare blu che occupa la parte inferiore è contenuto il riferimento al candidato, probabilmente il più evidente della compagine elettorale. Nel 2020 Fi ha ottenuto l'11,1%.
 

10) Lega

Dopo l'esordio nel 2020, torna sulle schede delle elezioni comunali reggine la Lega, che cinque anni e mezzo fa aveva raccolto il 4,69%, eleggendo un consigliere. Il simbolo di allora era una variazione della Lega per Salvini premier, che sostituiva l'ultima parola con il riferimento alla Calabria; questa volta, invece, al di sotto di Alberto da Giussano c'è il cognome giallo del candidato alla carica di primo cittadino (relativamente piccolo, vista la sua lunghezza), accompagnato alla parola "sindaco".  
 

11) Azione

Si è parlato all'inizio di centrodestra allargato in appoggio a Cannizzaro: lo mostra soprattutto il sostegno alla sua candidatura apportato anche da Azione, che debutta alle elezioni locali reggine presentando una propria lista di diretta emanazione, con il suo simbolo ufficiale. Si tratta infatti del contrassegno che nel semicerchio superiore bianco contiene il logo del partito, con una tinta sfumata dal blu al verde, mentre nel semicerchio inferiore blu c'è il riferimento al segretario nazionale Carlo Calenda.
 

Eduardo Lamberti Castronuovo

12) Reggio normale

Il secondo a concorrere per la carica di sindaco, in base all'ordine stabilito dal sorteggio, è Eduardo Lamberti Castronovo, medico reumatologo, già assessore provinciale, con varie esperienze alle spalle (è editore, tra l'altro, di Reggio TV). Lamberti è espressione di un "Polo civico" composto da due liste. La prima, Reggio normale, nel simbolo raffigura in modo stilizzato una parte dell'Anfiteatro Ciccio Franco (fino a vent'anni fa denominato Arena dello Stretto) con la statua di Athena, con il cammino verso la statua stessa tinto con il tricolore; il tutto è racchiuso da una corona verde (stesso colore dell'immagine stilizzata).
 

13) Cultura e legalità

La seconda lista che in questa campagna appoggia Lamberti Castronuovo è Cultura e legalità (ma è il simbolo stesso a suggerire la variante Cultura è legalità), vale a dire i due valori fondanti del Polo civico stesso. Il nome è inserito nella corona color amaranto (con un carattere graziato inconsueto per i contrassegni elettorali), mentre nel cerchio centrale è rappresentata nel dettaglio la parte di Calabria separata dalla Sicilia dallo Stretto di Messina, con una bandierina tricolore piantata su Reggio e con accanto le iniziali RC, tinte di verde e di rosso. 
 

Domenico Donato Battaglia

14) La svolta

La terza candidatura, sempre in ordine di sorteggio, è quella di Domenico Donato Battaglia, vale a dire il vicesindaco uscente della giunta Falcomatà ed ex consigliere regionale, nonché figlio di un ex sindaco di Reggio Calabria. Lo sosterranno sei liste, la prima delle quali è già nota, avendo partecipato a entrambe le ultime elezioni comunali all'interno del centrosinistra. Si tratta di La Svolta, che conferma sostanzialmente il contrassegno delle due uscite precedenti (3,44% e due consiglieri eletti nel 2020): si mantengono la "S" rossa in evidenza a fianco del resto del nome verde, come il fregio dello stesso colore (probabilmente si tratta di un lampione) collocato a sinistra; al di sotto, su fondo verde chiaro, c'è il riferimento al candidato (sovrasrato da un piccolo "con" in carattere manoscritto).   
 

15) Reset

Ha partecipato agli ultimi due appuntamenti elettorali amministrativi reggini anche la lista Reset, pensata nel 2014 - come La Svolta - per segnare una cesura rispetto alla precedente amministrazione di centrodestra; nel 2020 raccolse il 3,46% e ottenne anch'essa due eletti in consiglio comunale. Pure in questo caso il contrassegno è praticamente identico alle due sortite elettorali precedenti (il nome in alto sulla parte arancione, le strisce gradualmente più scure fino al marrone denso nella parte inferiore), mutando soltanto il riferimento all'aspirante primo cittadino. 
 

16) Partito democratico

Nella coalizione che appoggia Battaglia non può mancare la lista del partito al quale il candidato sindaco appartiene: il Partito democratico. Con entrambe le candidature di Falcomatà quella del Pd era risultata la lista più votata della coalizione (pur essendo passata dal 16,43% del 2014 al 10,53% del 2020); il simbolo è rimasto, anche qui, praticamente identico, con il logo del partito quasi a grandezza naturale e il riferimento al sindaco subito sotto, pur essendo molto piccolo (si sarebbe potuto ingrandire il cognome di Battaglia, ma questo avrebbe richiesto di rimpicciolire il logo).
 

17) Battaglia sindaco per Reggio

La prima novità all'interno della coalizione di centrosinistra sembra essere costituito dalla lista civica che appare più vicina al candidato alla guida dell'amministrazione cittadina, cioè Battaglia sindaco per Reggio. All'interno di un cerchio color amaranto bordato di nero, le prime due parole del nome (con il cognome che sta giusto sul diametro orizzontale) spiccano particolarmente, mentre "per Reggio" si vede meno, essendo di colore dorato, come la raffigurazione dello Stretto di Messina, collocata subito al di sotto del nome della lista. 
 

18) Avanti - Casa riformista

La quinta lista, di fatto, mette insieme esperienze che in passato avevano partecipato con formazioni elettorali separate. Fanno parte di Avanti - Casa riformista, infatti, il Partito socialista italiano (che negli ultimi due appuntamenti aveva presentato una propria lista, centrando sempre l'elezione di un consigliere, l'ultima volta con il 2,89%), Italia viva (3,77% nel 2020, tradotto in due eletti) e il Partito repubblicano italiano (che nel 2014 aveva sostenuto Falcomatà, dopo un passato nel centrodestra). Di fatto il contrassegno è una crasi tra i progetti riformisti di Avanti, a trazione Psi (ma senza il garofano bianco) e quello di Casa riformista a trazione Iv (senza casa e con la base viola e blu leggermente calante a destra), con le miniature dei tre partiti al centro.
 

19) Alleanza Verdi e Sinistra

Completa lo schieramento a favore di Battaglia la lista di Alleanza Verdi e Sinistra, che in qualche modo dà continuità alla lista Reggio coraggiosa presentata nel 2020 (con il 4,17% ottenne anch'essa due consiglieri comunali), mentre Europa Verde non aveva preso espressamente parte alle ultime elezioni locali. Come si è visto anche in varie altre città chiamate al voto in questo turno di maggio, il contrassegno utilizzato è identico in tutto a quello coniato da Avs per partecipare alle elezioni politiche del 2022 e confermato per le europee del 2024.
 

Saverio Pazzano

20) La Strada 

Chiude il quadro delle candidature Saverio Pazzano, quarantenne, che si presenta come "docente, scrittore, attivista" e si era già proposto come aspirante sindaco alle elezioni del 2020. In quell'occasione aveva contato sul sostegno di due liste, mentre questa volta ce n'è solo una, già avvistata nella precedente occasione: si tratta di La Strada, legata all'omonima associazione " di cittadini e cittadine che si riconoscono negli ideali propri delle tradizioni democratiche, laiche e antifasciste. Ispira la sua azione ai valori costituzionali". Così lo statuto descrive il simbolo: "cerchio con fondo bianco, con delle linee ondulate di colore celeste dal tratto e dalla tonalità che vanno sfumando verso l'alto. Nella metà bassa del cerchio vi è un decoro di colore grigio rappresentante una ringhiera, con un motivo ad archi all'interno dei quali sono iscritti ulteriori tre decori, raffiguranti ciascuno un quadrifoglio stilizzato. Nella parte sovrastante il decoro della ringhiera campeggia la scritta 'La STRADA' di colore arancione".

mercoledì 20 maggio 2026

Messina, simboli e curiosità sulla scheda

Il turno elettorale primaverile del 24 e del 25 maggio interessa anche la Sicilia e lì sono tre i capoluoghi di provincia chiamati a rinnovare la loro amministrazione. L'attenzione è puntata soprattutto su Messina, anche perché, essendosi tenute le elezioni precedenti nel 2022, non si tratta di un voto "rinviato" (per l'allungamento del mandato a cinque anni e mezzo, com'è accaduto a Venezia e altrove), bensì di un voto anticipato. Federico Basile, eletto quattro anni fa, ha infatti scelto di dimettersi un anno prima della scadenza del proprio mandato, dopo aver constatato di avere via via perso la maggioranza in consiglio comunale; si era peraltro chiusa con un anno di anticipo anche la precedente consiliatura, con Cateno De Luca che aveva lasciato la propria carica - tra l'altro - in vista della successiva candidatura a presidente della Regione Siciliana.  
A contendersi il ruolo di sindaco saranno cinque persone, incluso il sindaco uscente; le liste a loro sostegno sono in tutto 26. La scheda sarà più affollata rispetto a quattro anni fa: era uguale il numero di aspiranti sindaci, ma le liste erano 24. I simboli, peraltro, non sono stati tratti dal manifesto, visto che questo non è disponibile: se si prova a scaricarlo dall'albo pretorio, si trova un avviso che spiega che "la dimensione dei manifesti non ne consente la scannerizzazione e, pertanto, il Servizio Elettorale metterà in visione un esemplare tipo, per ciascun manifesto, nella bacheca posta al piano terra di Palazzo Zanca [...] presso lo stesso Servizio Elettorale" (una domanda sommessa: caricare il Pdf prodotto dalla tipografia e inviato alle prefetture - come fanno tanti comuni - non era proprio possibile?).
Vale la pena di segnalare che il Tar Catania ha emesso l'8 maggio una sentenza breve (n. 1380/2026) sul ricorso presentato da alcuni cittadini elettori per chiedere di annullare gli atti che hanno portato a indire le elezioni messinesi, ritenendo che i tempi delle dimissioni di Basile non consentissero di votare nella primavera di quest'anno: secondo i ricorrenti, si sarebbe dovuto applicare anche in Sicilia l'art. 2 della legge nazionale n. 182/1991, che dispone l'inclusione nel turno elettorale ordinario di quello stesso anno delle elezioni nei comuni in cui si vota per motivi diversi dalla scadenza del mandato "se le condizioni che rendono necessario il rinnovo si sono verificate entro il 24 febbraio", mentre le dimissioni del sindaco si sarebbero perfezionate il 27 febbraio; la Regione, invece, sosteneva di avere competenza legislativa esclusiva in materia di enti locali, dunque anche delle loro procedure elettorali. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso perché, pur avendo il giudice amministrativo giurisdizione sull'impugnazione degli atti precedenti l'indizione delle elezioni, i ricorrenti non avrebbero dimostrato di avere dall'eventuale accoglimento del ricorso "uno specifico beneficio in [proprio] favore", un "interesse differenziato rispetto a tutti gli altri soggetti", nonché "attuale e concreto all'annullamento dell'atto": il loro interesse sarebbe consistito solo nel "conseguire la legalità e la legittimità dell'azione amministrativa" (in questo caso, della procedura elettorale), interesse pari a quello di qualunque altro membro del corpo elettorale messinese, che non avrebbe tratto dall'auspicato accoglimento "un'effettiva utilità [...] intesa come riparazione o reintegrazione di una lesione della propria sfera giuridica avente carattere di personalità, concretezza e attualità". I cittadini elettori, però, potranno impugnare "tutti gli atti del procedimento elettorale successivi all'emanazione dei comizi elettorali [...], unitamente all'[...]atto di proclamazione degli eletti" a procedura elettorale terminata, in base all'art. 130 del codice del processo amministrativo: è probabile, quindi, che i giudici amministrativi siciliani siano chiamati di nuovo a esprimersi sulle elezioni messinesi. Se così sarà, se ne parlerà di nuovo.
 
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Marcello Scurria

1) Democrazia cristiana - Partito repubblicano italiano - Partito animalista

Il sorteggio ha collocato al primo posto Marcello Scurria, avvocato amministrativista, candidato sostenuto dall'intero centrodestra e non solo. La prima lista è quella che raccoglie la Democrazia cristiana (il partito di cui era segretario Totò Cuffaro fino a sei mesi fa e ora guidata dal facente funzione Gianpiero Samorì, ma sempre forte in Sicilia), il Partito repubblicano italiano e il Partito animalista. Il simbolo della Dc (il drappo bianco crociato su fondo blu) ha dimensione maggiore rispetto agli altri due, probabilmente per segnalare una prevalenza nella composizione della lista e anche per evidenziare l'esenzione dalla raccolta firme ottenuta grazie al gruppo parlamentare della Dc costituito all'Assemblea regionale siciliana.
 

2) Marcello Scurria sindaco per Messina

La seconda formazione della coalizione di sette liste - tante, ma non sono certo il record di questa competizione - in appoggio a Scurria è quella dichiaratamente più vicina al candidato: si tratta infatti di Marcello Scurria sindaco per Messina. La civica personale dell'aspirante sindaco impiega un fondo turchese cerchiato da un bordo più scuro - che tinge anche il profilo dei monumenti principali della città - e giallo ocra, lo stesso colore con cui sono proposte le parole "sindaco", "Messina" e "Partecipazione" (quest'ultima collocata sotto la silhouette degli edifici. 
 

3) Fratelli d'Italia

La terza lista della coalizione di centrodestra è quella di Fratelli d'Italia, che parte dall'8,8% ottenuto quattro anni fa. Se allora era stato utilizzato il contrassegno coniato nel 2018 per le elezioni politiche, questa volta l'emblema è identico a quello visto in gran parte degli appuntamenti elettorali dopo il voto alle europee del 2024 (dunque anche quest'anno, come nella contemporaenea competizione a Venezia), con il nome del partito in alto, il riferimento a Giorgia Meloni al centro e la fiamma tricolore collocata con un certo rilievo nella parte inferiore del cerchio. 
 

4) Noi moderati

Debutta alle elezioni amministrative messinesi Noi moderati, dopo che nel 2022 aveva partecipato al voto una lista congiunta Noi con l'Italia - Dc (aveva ottenuto l'1,67%, dunque era rimasta fuori dal riparto dei seggi). Il simbolo schierato è quello ufficiale, a fondo bianco, con il nome del partito collocato al di sopra di un "ponte" tricolore e il riferimento al Partito popolare europeo nella parte superiore del cerchio. Si sottolinea che (al pari della lista civica) Noi moderati ha dovuto raccogliere le firme, non avendo un proprio gruppo parlamentare presso l'Ars.
 

5) Forza Italia

Il riferimento al Partito popolare europeo è presente anche nel contrassegno della lista di Forza Italia, partito che nel 2022 (insieme ai partiti nazionali citati prima, tranne il Pri che aveva appoggiato Basile) aveva sostenuto Maurizio Croce ed era riuscito a ottenere il 5,1%, superando di poco la soglia per essere rappresentato. Se allora il contrassegno conteneva solo la bandierina (nemmeno raffigurata per intero) e il cognome di Silvio Berlusconi, questa volta - oltre al riferimento al Ppe - si è aggiunto anche, in basso, un segmento blu che contiene l'espressione "Scurria sindaco" (peraltro proposta con un carattere diverso dagli altri già presenti all'interno del contrassegno). 
 

6) Popolari e autonomisti - Grande Sicilia

Ha potuto fruire dell'esenzione dalla raccolta firme anche la lista che unisce Popolari e autonomisti e Grande Sicilia: la prima è la sigla legata a Raffaele Lombardo che ha partecipato alle ultime elezioni regionali (mettendo insieme altri progetti, incluso il Cantiere popolare di Francesco Saverio Romano) e ha ottenuto rappresentanza di gruppo all'Ars; la seconda è stata fondata, oltre che da Lombardo, da Gianfranco Miccichè e dal sindaco di Palermo Roberto Lagalla. Il contrassegno colloca i due emblemi su fondo azzurro sfumato, con la stessa colomba bianca (azzurrata) di Grande Sicilia. La lista, in questo periodo, ha peraltro ricevuto - probabilmente suo malgrado - molte attenzioni dai media soprattutto per la presenza, tra le persone candidate, di "Guitto Azzurra detta Crisafi o Azzurra o Azura o Azurra o Azzura o Assunta o Aurora o Gutto o Gitto o Gotto o Giotto o Quitto o Qutto", probabilmente denominazione da primato.
 

7) Lega

Chiude la coalizione presentata a sostegno di Scurria la lista della Lega, che di fatto debutta nelle elezioni comunali messinesi: quattro anni fa, infatti, aveva partecipato all'interno della coalizione a sostegno di Basile la lista Prima l'Italia (5,41% e tre consiglieri eletti), che ha ottenuto anche rappresentanza a livello regionale e il cui gruppo parlamentare è a doppio nome con la Lega. Il contrassegno ha come base quello impiegato negli ultimi anni dalla Lega per Salvini premier, ma nel segmento blu al di sotto di Alberto da Giussano è stato inserito solo il riferimento giallo al comune chiamato al voto: niente riferimenti a Matteo Salvini o al candidato sindaco.
 

Antonia Russo detta Antonella

8) Partito democratico

La seconda candidatura, in ordine di estrazione, è quella di Antonia "Antonella" Russo, avvocata e consigliera comunale uscente. Per la sua partecipazione alle elezioni otrà contare sull'appoggio di due liste, la prima delle quali è espressione del Partito democratico. Esattamente come quattro anni fa (quando la lista ottenne il 6,9% a sostegno di Franco De Domenico), il simbolo ufficiale del Pd finisce sulle schede senza alcuna altra aggiunta di nomi o riferimenti territoriali. Ovviamente il Pd, come titolare di gruppo parlamentare all'Ars, non ha dovuto raccogliere le firme a sostegno della propria lista
 

9) MoVimento 5 Stelle - ControCorrente

La seconda lista presentata a sostegno di Antonella Russo unisce il MoVimento 5 Stelle e ControCorrente - Lottare per restare, il partito fondato nel 2025 da Ismaele La Vardera. Il contrassegno contiene i simboli delle due forze politiche: quello del M5S è identico a quello già finito sulle schede nel 2022 nella stessa coalizione del Pd (allora ottenne il 4,25% e rimase fuori dal riparto dei seggi, ma la presenza come gruppo all'Ars ha consentito di evitare la raccolta delle firme); il simbolo di ControCorrente ha subito una modifica nella parte inferiore, essendo state semplificate le onde gialle e arancioni (così com'è sparita la stilizzazione della Trinacria) per lasciare il posto al nome di La Vardera. Completano il contrassegno due segmenti curvilinei concavi di color rosso vermiglio con una lieve banda gialla, che contengono il riferimento "Messina 2026" (spezzato in due parti tra alto e basso).
 

Federico Basile

10) La politica del Fare

Al terzo posto è finita la candidatura di Federico Basile, che si ripresenta dopo le sue dimissioni di febbraio. A suo sostegno sulla scheda avrà 15 liste, un numero da record - anche se forse non da primato assoluto, occorrerà verificare - in uno stile che non può che ricordare l'invasione simbolica alle elezioni europee del 2024 nel contrassegno della lista Libertà di Cateno De Luca . La struttura dei contrassegni è sempre la stessa, con la "pulce" di Sud chiama Nord a sinistra e il simbolo di lista a destra, con la costante del segmento giallo inferiore col cognome dello stesso Basile. Il primo a essere stato sorteggiato è La politica del Fare, con scritta bianca e gialla su fondo rosso carminio. 
 

11) Orgoglio messinese

Il secondo contrassegno della coalizione di Basile è quello di Orgoglio messinese, che su un fondo rosso un po' più chiaro propone la scritta gialla, come gialli sono brevi tratti sfumati che ricordano un po' i raggi del sole, un po' dei fuochi artificiali. Al di là del contenuto del simbolo, non può non colpire come il simbolo di Sud chiama Nord per le Autonomie sia presente - come si vedrà - in tutti e 15 i contrassegni della coalizione che appoggia Basile e ha la chiara matrice di Cateno De Luca. Il che è ancora più rilevante se si considera che la forza politica ha un suo gruppo parlamentare all'Ars, dunque gode dell'esenzione dalla raccolta firme.
 

12) Lavoro e solidarietà

Tale esenzione, per quanto si può capire, sembra riguardare tutte e 15 le liste, inclusa la terza, Lavoro e solidarietà, a fondo arancione chiaro (con un cuore rosso nella "o" di "solidarietà"). Ciò si fonderebbe su una particolare interpretazione dell'art. 3, comma 7 della legge regionale n. 7/1992 (la elettorale per le amministrative in Sicilia), in base al quale "Nessuna sottoscrizione è richiesta per i partiti o gruppi politici costituiti presso l'Assemblea regionale siciliana in gruppo parlamentare o che nell'ultima elezione regionale abbiano ottenuto almeno un seggio, anche se presentino liste contraddistinte dal contrassegno tradizionale affiancato ad altri simboli. In tali ipotesi le liste dei candidati saranno sottoscritte e presentate dal rappresentante regionale del partito o del gruppo politico o da una o più persone dallo stesso delegate, con firma autenticata".
 

13) Il Futuro è adesso

Dopo un parere chiesto da De Luca al Dipartimento Autonomie locali dell'Assessorato regionale Autonomie locali e funzione pubblica, che il 16 marzo ha ribadito le disposizioni applicabili in materia di esonero dalla raccolta delle sottoscrizioni, la segretaria generale della città di Messina il 14 aprile avrebbe chiesto un ulteriore parere al Dipartimento: il dirigente del Servizio e il funzionario direttivo hanno risposto che "il comma 3 dell'art. 7" della legge regionale (è evidente che i numeri sono stati scambiati) "non pone limiti all'applicazione del disposto normativo medesimo afferente l'esenzione della sottoscrizione delle liste e delle candidature per i partiti [...] costituiti presso l'Assemblea regionale siciliana in gruppo parlamentare [...], tant'è che il secondo periodo del comma in trattazione, 'In tali ipotesi le liste dei candidati saranno sottoscritte e presentate dal rappresentante regionale del partito o del gruppo politico o da una o più persone dallo stesso delegate, con firma autenticata' è coniugato al plurale". Ciò avrebbe permesso la presentazione senza firme di tutte e 15 le liste, anche della quarta, Il Futuro è adesso (con il nome bianco e - con riferimento alla "è" - rosso su fondo verde acqua). Lo stesso parere peraltro ricordava che ogni decisione sull'ammissibilità di contrassegni e liste sarebbe spettata alla commissione elettorale circondariale.

14) Sud chiama Nord

Il parere reso dall'assessorato, esibito da De Luca in un post su Facebook del 26 aprile, ha quindi fatto sì che tutte e 15 le liste - inclusa la quinta, Sud chiama Nord, declinato in chiave specificamente messinese - venissero presentate avendo nel contrassegno la "lenticchia" (come Cateno De Luca chiama la miniatura del simbolo, altrove chiamata "pulce" o "cimice") del partito fondato dallo stesso De Luca e presente con proprio gruppo all'Ars. L'idea che le liste potessero essere depositate e ammesse senza l'onere della raccolta firme, tuttavia, è stata accolta con sfavore dagli sfidanti, in particolare da Scurria e dal centrodestra.  
 

15) De Luca sindaco di Sicilia

Secondo l'amministrativista, infatti, l'esenzione prevista dalla legge dovrebbe valere per una sola lista, verosimilmente la prima depositata presso la segreteria comunale, mentre in assenza di almeno 700 sottoscrizioni a sostegno per ogni altra lista avrebbero dovuto essere escluse tutte le altre, inclusa De Luca sindaco di Sicilia (con testo bianco e giallo su fondo rosso scarlatto). Scurria ha ribadito più volte la sua tesi, contestata da De Luca, mentre l'assessorato regionale, dopo una nuova interrogazione da parte della prefettura di Palermo, espressamente  relativa alla possibilità "che un medesimo partito o gruppo politico si candidi nella stessa competizione elettorale, risultando presente con più liste dai simboli similari ma inequivocabilmente riconducibili al medesimo partito", avrebbe risposto soltanto - come fa sapere La Sicilia - ribadendo l'inammissibilità di "contrassegni di lista che siano identici o che si possano facilmente confondere con quelli di altre liste". 
 

16) Sviluppo sostenibile

La situazione è apparsa molto pesante nei giorni di deposito dei documenti di candidatura, finiti il 29 aprile (giorno cui risale un video di una diatriba tra Giuseppe Lombardo, deputato regionale di Sud chiama Nord e un emissario delle liste di Scurria). Tra i vari atti, anche un comunicato in cui Scurria parlava di "un parere dell’Ufficio legislativo regionale su richiesta dell’assessorato [...] non ancora arrivato alla Commissione elettorale di Messina", di contenuto non noto ma a suo dire plausibilmente "contrario rispetto al primo rilasciato dall'assessorato regionale". Di quel parere Scurria ha chiesto l'acquisizione da parte della prefettura, ritenendo contestualmente che l'ammissione delle liste - anche di Sviluppo sostenibile, con testo bianco su fondo verde carico - sulla base di un'esenzione fondata su elementi non solidi sarebbe stata un azzardo, che in caso di vittoria di Basile aprirebbe la strada all'impugnazione del risultato elettorale davanti al TAR, col rischio che il voto venga annullato.
 

17) Amo Messina

È facile dedurre, visto che se ne parla ora, che tutte le 15 liste - compresa Amo Messina, già vista nel 2022, con il nome scritto in rosso connotato da un cuoricino giallo nella "o" e il profilo parziale di un cuore giallo, sopra al nome della città manoscritto - sono state ammesse. Si apprende tuttavia che la commissione elettorale circondariale, presieduta dalla viceprefetta Cettina Pennisi, "per evitare rischi di confusione" (così si legge su MessinaToday) il 30 aprile avrebbe chiesto la modifica dei contrassegni. In particolare, guardando il video pubblicato da Cateno De Luca il 1° maggio - i contrassegni originariamente conformati con la "pulce"/"lenticchia" inserita nel corpo del fregio nuovo sono stati tutti sostituiti con il formato della "bicicletta ineguale", vale a dire con la stessa "pulce" collocata all'esterno del nuovo fregio, come a voler mettere in luce la differenza tra il soggetto esentante e quello esentato (si tratterebbe, più che di una questione di confondibilità, di una lettura restrittiva del testo "liste contraddistinte dal contrassegno tradizionale affiancato ad altri simboli").
 

18) Basile sindaco di Messina

Basile e De Luca hanno adempiuto a quanto chiesto dalla commissione elettorale - modificando anche il simbolo di Basile sindaco di Messina, unico in cui il cognome del candidato sindaco, sempre nero si sposta dal segmento giallo al fondo bianco, mentre il resto del nome è scritto in rosso (su fondo bianco) e bianco (su banda rossa) - pur ritenendosi danneggiati, poiché il formato della "lenticchia interna" era stato accolto nelle altre province. L'ammissione delle liste, invece, non è piaciuta al centrodestra. La sottosegretaria messinese ai rapporti col Parlamento Matilde Siracusano (Fi), il 30 aprile ha dichiarato (come si legge, ad esempio, su IlSicilia.it): "La Commissione elettorale [...] di Messina, con il via libera alle 15 liste riconducibili a Sud chiama Nord, si assume una responsabilità senza precedenti. Le elezioni così vengono falsate, con l'assurda logica seguita da De Luca, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega, Pd, e tutti gli altri partiti presenti all'Ars avrebbero potuto presentare decine e decine di liste collegate. [...] Non lo abbiamo fatto per una semplice ragione, perché non si può fare! [...] è ormai assodato che esista un parere dell'Ufficio legislativo e legale della Regione Siciliana secondo cui non è possibile presentare liste senza la regolare raccolta delle firme. Un movimento politico rappresentato all’Assemblea regionale siciliana può beneficiare dell’esenzione per una sola lista, non per una molteplicità di liste che riproducono al loro interno il medesimo simbolo di riferimento. Quanto avvenuto rappresenta un precedente gravissimo, destinato a generare confusione non solo a livello locale ma anche nazionale. Da oggi, qualsiasi partito o movimento presente nelle assemblee legislative potrebbe ritenersi autorizzato a presentare un numero indefinito di liste collegate, eludendo di fatto le regole sulla raccolta delle firme. Si tratta di un’operazione inaccettabile, un vero e proprio azzardo, che rischia di produrre effetti pesanti sulla regolarità del voto. I cittadini messinesi potrebbero trovarsi a votare tra poche settimane in un quadro viziato da evidenti anomalie, con il concreto pericolo che le elezioni vengano successivamente invalidate a seguito di scontati ricorsi".
 

19) Costa blu

Cateno De Luca ha bollato come gravissime le parole di Scurria e di Siracusano, annunciando denunce alla Procura della Repubblica, così come Scurria ha lasciato intendere che, a elezioni concluse, molto probabilmente la proclamazione degli eletti e gli atti di ammissione delle liste - inclusa Costa blu, che pone il nome bianco e azzurro su fondo blu scuro con una superficie del mare increspata stilizzata - saranno impugnati davanti al Tar di Catania. Peraltro è facile notare che anche altrove corrono più liste contenenti la "pulce" di Sud chiama Nord (per esempio a Barcellona Pozzo di Gotto o a Milazzo, con Laura Castelli candidata sindaca), anche se non è dato sapere se in quei casi sono state raccolte le firme o sia stata invocata l'esenzione.
 

20) Liberi e forti

Per sapere se gli atti elettorali saranno impugnati da qualche cittadino elettore, dunque, occorrerà attendere il responso delle urne (e, qualora ricorsi vi siano, di certo questo sito se ne occuperà, dal momento che la sentenza sarà destinata a incidere a livello ampio sulle procedure elettorali e sul comportamento dei partiti maggiori, nonché di quelli eventualmente alleati con loro). Quel che è certo, per ora, è che il sostegno di 15 liste - tra cui Liberi e Forti, con testo color turchese su fondo bianco - intende porre una seria ipoteca sul risultato a favore di Basile, che quattro anni fa vinse al primo turno ottenendo il 45,54% con l'appoggio di 9 liste. Occorre ricordare, infatti, che le norme siciliane sulle elezioni amministrative prevedono il ballottaggio solo ove nessun candidato sindaco abbia superato il 40%, soglia che sembra più alla portata con un numero ampio di candidati consiglieri pronti a raccogliere consenso.   
 

21) Zancle

In ogni caso, è opportuno ricordare che delle nove liste presentate nel 2022 in appoggio a Basile, soltanto tre ottennero seggi (dividendosi i 20 scranni destinati alla maggioranza), mentre ciascuna delle altre raccolse meno del 5% dei voti e dunque, in base all'art. 4, comma 3-bis della legge regionale n. 35/1997, non hanno avuto accesso al riparto dei seggi. Un numero così alto di liste - tra le quali c'è anche Zancle, uno dei simboli più creativi, che pone il nome originario di Messina scritot in bianco bordato di blu turchese scuro sopra alla stilizzazione del braccio sabbioso di San Raineri, resa in azzurro - rende certamente difficile ottenere percentuali significative all'interno dello stesso bacino di voti.
 

22) Cateno per i giovani

Il rischio maggiore che si corre, in presenza di tante liste parte della stessa coalizione, per paradosso è che l'aspirante sindaco sia eletto - al primo o al secondo turno - ma che il consenso sia così frammentato tra le liste da far sì che nessuna raggiunga la soglia del 5%. Proprio quello che è accaduto dopo le elezioni del 2018, quando Cateno De Luca vinse al ballottaggio, ma nessuna delle sue sei liste superò il 5%. In casi come questi, di fatto, il sindaco eletto non dispone di per sé di una propria maggioranza e deve cercarla, anche volta per volta. Basile e De Luca devono aver pensato che sia meglio massimizzare la raccolta del consenso diversificando l'offerta elettorale - coinvolgendo direttamente i giovani, ad esempio, con Cateno per i giovani, scritta bianca su fondo fucsia - preparando comunque alcune liste che appaiano fin dall'inizio maggiormente in grado di raccogliere voti.
 

23) Federico per Messina

Di sicuro, lo stile dei contrassegni riconducibili a Cateno De Luca quest'anno sembra aver abbandonato la sua inclinazione verso l'alto, sperimentato prima a Messina e poi a livello nazionale con Libertà alle europee del 2024. Questa volta, infatti, gli emblemi hanno tutti uno sviluppo orizzontale, tanto nel fregio principale tanto nella "pulce" di Sud chiama Nord presentata per l'esenzione: è il caso anche di Federico per Messina, il simbolo più giallo di tutta la coalizione (con il nome quasi colloquiale tinto di rosso per risaltare meglio, oltre che per ribadire la combinazione cromatica legata a Messina). 
 

24) Messina protagonista

L'ultimo contrassegno della coalizione presentata in appoggio a Basile è Messina protagonista, sempre basato sul rosso (dello sfondo, sul quale emerge una stilizzazione di alcuni monumenti messinesi) e sul giallo. Sicuramente una coalizione così nutrita ha attirato l'attenzione di commentatori e studiosi, interessati al risultato (del candidato, della coalizione e delle singole liste), ma anche a eventuali strascichi contenziosi, allo stato possibili - e dall'esito non prevedibile - ma che potrebbero anche non sorgere.
 

Gaetano Sciacca

25) Rinascita Messina

Il sorteggio ha collocato in penultima posizione il quarto candidato sindaco, Gaetano Sciacca, già candidato sindaco con il M5S nel 2018. Questa volta si presenta sostenuto da una propria lista civica, Rinascita Messina: nel simbolo in alto c'è lo stemma della Trinacria, sotto c'è il nome in verde chiaro, mentre sotto ci sono sei case stilizzate verdi, collocate a gruppi di tre - con il sole stilizzato nel mezzo - su due porzioni di terreno (una gialla, con la scritta "48 villaggi - 1 Città") e una verde, contenente il riferimento al candidato sindaco. Non è candidato ma sostiene Sciacca anche Angelo Giorgianni, l'ex magistrato che come avvocato (insieme a Paolo Starvaggi) ha difeso i ricorrenti che avevano chiesto l'annullamento delle elezioni e che ha creato il movimento Sicilia sovrana, cui Rinascita Messina aderisce.
 

Letterio Valvieri detto Lillo

26) Lillo Valvieri sindaco

L'elenco degli aspiranti al ruolo di sindaco di Messina si chiude con Letterio "Lillo" Valvieri, anch'egli già legato al M5S e questa volta pronto a correre da solo, sostenuto dall'unica lista Lillo Valvieri sindaco. Qui a dominare decisamente è il colore blu, che tinge il fondo e le sagome di alcuni dei monumenti (si riconoscono, tra gli altri, la Fontana del Nettuno e il Duomo), facendo risaltare anche il cognome del candidato proposto in giallo come elemento più evidente del contrassegno.