Sembra difficile dire oggi se il 24 gennaio scorso, il giorno in cui Roberto Vannacci ha depositato presso l'Ufficio Proprietà intellettuale dell'Unione europea (Euipo) la domanda di marchio per Futuro nazionale - tanto in versione verbale, quanto in versione grafica - l'europarlamentare e (allora ancora) vicesegretario della Lega per Salvini premier avesse già l'idea di divulgare il proprio progetto politico con i tempi effettivamente seguiti - in particolare con il lancio del "manifesto" della "Destra Vitale" avvenuto ieri nel tardo pomeriggio sui social network dello stesso Vannacci - oppure se la divulgazione della notizia del deposito della domanda di marchio da parte di Adnkronos, il 27 gennaio scorso, abbia improvvisamente accelerato i tempi. Certo è che l'emergere del fregio di Futuro nazionale ha scatenato varie reazioni, alcuni delle quali meritano di essere considerate anche dal punto di vista del "diritto dei marchi" e il diritto elettorale: sotto alcuni punti di vista, la scelta di puntare sul marchio Futuro nazionale pare avere le sembianze di un vero e proprio azzardo, nel senso che è difficile prevederne l'esito.
La querelle con Nazione Futura
Com'è noto, tra i primi soggetti collettivi a reagire c'è stata l'associazione Nazione Futura, think tank di destra, presieduto da Francesco Giubilei. In un primo tempo - lo si è visto - l'associazione ha per prima cosa negato segnalato che "l'Associazione Nazione Futura e l'omonima rivista nulla hanno a che fare con il nuovo soggetto lanciato", riservandosi la possibilità di esperire azioni di tutela, ritenendo che i segni depositati da Vannacci siano simili tanto sul piano nominale, quanto sul piano grafico (essendo il logo di Nazione Futura descritto come "un cerchio su sfondo blu con scritta bianca e bandiera tricolore stilizzata", anche se nel corso del tempo ha conosciuto due distinte realizzazioni visive); non era mancato un giudizio politico, in base al quale "qualsiasi iniziativa che nasce al di fuori dell'attuale coalizione di governo" doveva essere considerata come "un favore alla sinistra".
Il 2 febbraio in effetti l'associazione è andata oltre, con l'emissione di un ulteriore comunicato, di seguito interamente riportato.
Oggi abbiamo provveduto a depositare l'atto di opposizione all'ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) nei confronti della domanda di registrazione del marchio "Futuro Nazionale" di Roberto Vannacci.
Lo abbiano fatto per l’elevato rischio di confusione e di somiglianza con il nostro simbolo e il nostro nome e per tutelare il diritto anteriore del nome e del simbolo dell'associazione "Nazione Futura".
L'uso effettivo del nome e del segno di "Nazione Futura" può impedire la registrazione di un marchio, come quello utilizzato da Vannacci, sostanzialmente identico al nostro, che è idoneo a generare confusione nel pubblico, specie se i segni sono identici o altamente simili e coprono ambiti di attività sovrapponibili. Poiché il marchio "Nazione Futura" gode di notorietà su tutto il territorio nazionale, ciò costituisce un impedimento relativo alla registrazione del marchio di "Futuro Nazionale".
Ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 4 del Regolamento sul Marchio dell’Unione Europea (RMUE), il nome "Nazione Futura" è infatti equiparato a un diritto anteriore opponibile, capace di impedire la registrazione del marchio "Futuro Nazionale" in quanto quest'ultimo è privo del requisito della novità e della distintività. È infatti composto dalle medesime componenti verbali del segno preesistente "Nazione Futura", semplicemente invertite nell'ordine.
Precisiamo che la domanda di registrazione del marchio "Futuro Nazionale" di Roberto Vannacci risulta ancora "in fase di esame e valutazione" presso l'ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) e perciò non è ancora approvata.
Spiace infine che Roberto Vannacci, che ha più volte partecipato ad iniziative, convegni ed eventi promossi e organizzati da Nazione Futura, abbia imitato il nostro nome e il nostro simbolo per la sua iniziativa politica.
Contestualmente l'Associazione "Nazione Futura" ha aperto il tesseramento 2026 con lo slogan "Leali e coerenti" sottolineando come il nostro collocamento sia nell'area culturale e politica del centrodestra e ritenendo ogni iniziativa che da destra nasce al di fuori dell’attuale coalizione di governo un favore alla sinistra.
Abbiamo appreso di numerose persone che, deluse da Vannacci, stanno abbandonando la sua associazione "Il mondo al contrario" e ci rivolgiamo a loro: iscrivetevi all'Associazione "Nazione Futura", una comunità fondata sui valori di lealtà e coerenza, che uniscono anzichè dividere.
Il presidente Francesco Giubilei - Il vicepresidente Ferrante De Benedictis - Il direttivo nazionale
Non si intende ovviamente commentare qui ogni giudizio di natura politica, restando ogni soggetto nel pieno diritto di esprimere valutazioni in termini di "lealtà" e "coerenza", come pure sul rapporto tra "ogni iniziativa che da destra nasce" e la coalizione politica che oggi esprime il governo. Si conferma il diritto di un soggetto collettivo a non farsi identificare con altri soggetti e a contenere il rischio di perdere iscritti e simpatizzanti (cogliendo anche l'opportunità di farsi conoscere a un pubblico più ampio), senza che però questo crei di per sé diritti su nomi e fregi. Anche il fatto che in passato Roberto Vannacci abbia "più volte partecipato ad iniziative, convegni ed eventi promossi e organizzati da Nazione Futura" non è, di per sé, sufficiente a integrare una condotta che potrebbe dirsi dolosa - e forse nemmeno colposa - sulla scelta di un nome o di un emblema politico, anche se indubbiamente qualunque persona può considerare anche quell'elemento per formare un proprio giudizio personale (non importa di quale segno) sull'iniziativa di Vannacci. Il resto del comunicato merita invece di certo più attenzione.
Innanzitutto pare utile segnalare che il logo di Nazione Futura è stato anch'esso depositato come marchio europeo, a nome di Francesco Giubilei, il 29 gennaio scorso, dunque dopo l'emersione del deposito da parte di Vannacci: questo, ovviamente, non significa che prima il simbolo non fosse stato usato, avendo caratterizzato dal 2017 - nelle sue due successive versioni - l'attività dell'associazione - think tank. Le categorie per cui si è richiesta la registrazione in parte coincidono con la domanda di Vannacci: sono identiche, in particolare, le categorie di beni e servizi n. 16 (Adesivi in plastica per la cartoleria o per uso domestico; Nastro adesivo di carta; Carta e cartone; Carta per stampa offset per opuscoli; Immagini; Immagini sotto forma di disegni; Immagini sotto forma di fotografie stampate; Impressioni grafiche; Rappresentazioni grafiche; Bandiere di carta; Bollettini di informazione; Carta da giornale; Circolari; Comunicati stampa stampati; Copertine in carta per libri; Giornali; Libretti; Libri; Libri commemorativi; Libri d'informazioni; Libri di testo; Libri manifesto; Libri manoscritti; Libri, riviste, quotidiani stampati e altri mezzi di comunicazione su carta; Libri regalo; Periodici; Pubblicazioni anche pubblicitarie; Manifesti pubblicitari"), 35 (Servizi pubblicitari, di marketing e promozionali; Servizi di pubblicità politica; Relazioni pubbliche; Servizi di relazioni con i media) e 41 (Pubblicazione, comunicazione e redazione di testi; Consulenza editoriale; Creazione [redazione] di podcast; Diffusione di notizie tramite agenzie di stampa; Editoria multimediale e musicale; Giornalismo; Informazioni in materia di editoria; Microeditoria; Pubblicazione di libri; Conduzione e organizzazione di convegni, seminari e congressi; Fornitura di informazioni su eventi congressuali; Organizzazione d'esposizioni per scopi culturali o educativi; Organizzazione di attività ludiche; Coaching e formazione per dibattiti politici). Manca la categoria 25 (Magliette; T-shirt; Felpe; Abbigliamento), mentre è stata indicata la 45 (Servizi nell'ambito della politica; Consulenza politica; Servizi d'informazione e comunicazione politica; Ricerca e analisi politica; Organizzazione di manifestazioni e riunioni politiche; Servizi di lobbying politica; Consulenza in materia di campagne politiche).
Ovviamente, se si parla di date, è facile notare che l'atto di deposito della domanda di marchio europeo da parte di Nazione Futura (del 29 gennaio) è diverso dall'atto di opposizione (del 2 febbraio) alla registrazione delle due domande di marchio presentate da Vannacci, entrambe risultanti - come correttamente indicato nel comunicato del 2 febbraio - in corso d'esame e (con riguardo a quella grafica) "pubblicata per opposizione" (dunque per permettere a eventuali avento diritto di opporsi alla registrazione, come ha reso noto di aver fatto Nazione Futura. Secondo l'associazione, il regolamento Ue 2017/1001 sul marchio dell'Unione europea verrebbe in soccorso, con particolare riguardo all'art. 8, par. 4: "In seguito all'opposizione del titolare di un marchio non registrato o di un altro segno utilizzato nella normale prassi commerciale e di portata non puramente locale, il marchio richiesto è escluso dalla registrazione se e in quanto, conformemente a una normativa dell'Unione o alla legislazione dello Stato membro che disciplina detto segno: a) sono stati acquisiti diritti a detto contrassegno prima della data di presentazione della domanda di marchio UE, o della data di decorrenza del diritto di priorità invocato per presentare la domanda di marchio UE; b) questo contrassegno dà al suo titolare il diritto di vietare l'uso di un marchio successivo". Nazione Futura non risulta essere un marchio registrato in Italia, ma è certamente un segno "di portata non puramente locale"; più difficile appare riscontrare l'uso nella "normale prassi commerciale", anche se non può escludersi che l'uso in ambito politico possa in parte rientrare in quel settore (sul punto si tornerà più tardi).
Per l'associazione Nazione Futura il nome che Vannacci intende utilizzare "è privo del requisito della novità e della distintività", essendo "composto dalle medesime componenti verbali del segno preesistente 'Nazione Futura', semplicemente invertite nell'ordine" e sarebbe "idoneo a generare confusione nel pubblico, specie se i segni sono identici o altamente simili e coprono ambiti di attività sovrapponibili" (quello politico nell'area della destra). Il ragionamento non è privo di pregio, vista la delicatezza della nominazione in ambito politico, ma non sembra inutile considerare anche altri aspetti. Proprio nella politica, infatti, i concetti di novità e capacità distintiva finiscono per essere molto sfumati, soprattutto perché è impossibile concepire l'esclusiva su determinate idee, ispirazioni e forme organizzative: questo vale senz'altro per l'uso di parole quali "partito", "movimento" o "lega" oppure per gli aggettivi come "popolare", "comunista", "socialista"; si è già ricordato come il concetto di "futuro" sia stato impiegato molto spesso in ambito politico-elettorale (come nome o come aggettivo) e lo stesso può dirsi per il concetto di "nazione" e ancor più per l'aggettivo "nazionale".
Potenzialmente a ricevere di solito maggiore tutela è proprio l'uso combinato di determinate parole di per sé non originali, per cui a essere ritenuto dotata di capacità distintiva è la combinazione. Si tratta proprio di quanto rivendica Nazione Futura, quando sostiene che sono state usate nel segno di Vannacci le "medesime componenti verbali del segno preesistente [...] semplicemente invertite nell'ordine". Si tratta anche della ragione per cui alla fine del 2010 il tribunale di Roma aveva inibito ai Popolari liberali fondati da Carlo Giovanardi l'uso di quel nome perché ritenuto lesivo dei diritti dell'associazione Liberal popolari: "da un lato - si leggeva nella decisione - le denominazioni delle due associazioni sono composte da identici termini e, dall'altro gli scopi associativi sono analoghi, concernendo entrambi la promozione del dibattito nella cittadinanza in materia politico economica nell’area moderata, a cui storicamente si iscrive la cultura popolar-liberale, e il cittadino che culturalmente e politicamente si riconosce in tale area". Proprio quella decisione, tuttavia, aveva parlato di "identici termini" e questo non sembra un elemento da non tenere in considerazione: il concetto può essere indubbiamente simile e fare presa sulle stesse persone, ma formalmente "Futuro nazionale" non sembra del tutto sovrapponibile a "Nazione futura" (un conto è immaginare il futuro di uno Stato e della sua comunità, un conto è immaginare come potrà essere il concetto di nazione più avanti nel tempo).
Nel 2021 sempre il Tribunale di Roma aveva - in sede di prime cure e di reclamo - accolto la domanda del Partito liberale italiano affinché fosse inibito ad altra formazione politica nata successivamente l'impiego della denominazione "Partito liberale europeo"; quando quella formazione, in seguito, ha assunto il nome di Partito degli Europei e dei Liberali, indicando sul simbolo l'espressione Partito Europei Liberali, non risulta che siano continuate vittoriosamente azioni legali e il simbolo è stato ritenuto ammissibile dal Viminale alla vigilia delle elezioni politiche del 2022. E, sempre in tema di diritti di esclusiva in materia di segni distintivi in ambito politico, non sembra inutile citare l'ordinanza con cui lo stesso Tribunale di Roma, a settembre del 2020, aveva respinto la domanda con cui Teofilo Migliaccio aveva chiesto di inibire a Gianluigi Paragone l'uso del termine Italexit, parte del nome dell'associazione fondata dal primo, del nome a dominio registrato e del marchio altrettanto registrato: per il giudice "Italexit" era "un concetto astratto non riconducibile immediatamente a nessuna forza politica" ma anzi poteva essere "comune anche a forze politiche appartenenti alla medesima area che però si presentano alle elezioni con denominaziono politiche e simboli diversi [...] pur mantenendo una assonanza in relazione alla medesima area politica di appartenenza".
Il marchio già registrato (ma scaduto)
Alla querelle con Nazione Futura, peraltro, Roberto Vannacci ha dovuto aggiungere anche un altro fronte problematico, svelato ieri sera da Franco Bechis sulla testata Open: egli ha scoperto, infatti, che il nome "Futuro nazionale" "è già stato registrato il 25 febbraio 2011 all’Ufficio brevetti e marchi del ministero delle Imprese della Repubblica italiana. A depositarlo il 3 settembre 2010 fu un promotore finanziario di Giulianova, Riccardo Mercante. Tre anni dopo l'accettazione della registrazione Mercante si candidò con successo nel Movimento 5 stelle al consiglio regionale dell'Abruzzo, e per tutta la legislatura conclusa nel 2019 è stato consigliere regionale diventando anche capogruppo M5s". Bechis fa sapere che "il titolare del marchio 'Futuro nazionale' oggi non c'è più. Ad appena 50 anni ha perso la vita il 16 settembre del 2020 in moto scontrandosi con un’auto lungo la bonifica del Salinello. Dopo la morte il marchio è entrato nella successione ereditaria. Oggi la compagna di Mercante e i suoi due figli sono proprietari del nome. Il generale Vannacci dovrà quindi chiedere loro il permesso di utilizzare il nome del suo partito politico o fare una proposta economica agli eredi Mercante per acquistare il marchio regolarmente registrato".
Quel che ha scoperto Bechis è senz'altro corretto. Sembra però giusto rilevare che il marchio - di natura esclusivamente verbale, consistente "nella dicitura Futuro nazionale, che può essere riprodotta in qualsiasi carattere e dimensione" - depositato e registrato per la già citata categoria 41 della classificazione di Nizza, non risulta essere stato rinnovato alla scadenza decennale del titolo di privativa, guardando almeno al contenuto della banca dati dell'Uibm. Questo significa che il marchio registrato da Mercante, all'origine valido, al momento appare scaduto.
Questo, naturalmente, non significa in automatico che quel segno distintivo non abbia più valore: non è possibile sapere che uso ne sia stato fatto nel corso del tempo (prima o dopo la morte di Mercante), anche a prescindere da eventuali altri atti al momento non noti per prolungare la durata del titolo riconosciuto dalla legge. Certo è che, come marchio propriamente detto, sono sufficienti due anni trascorsi dalla scadenza del titolo per non vedersi contestata la novità in sede di nuova registrazione.
Il problema della mossa del marchio
Entrambi i casi emersi in questi giorni, dunque, possono apparire come grattacapi di cui è utile che Roberto Vannacci e il suo staff si occupino, se non altro per evitare di dover affrontare conseguenze improvvise di portata non irrilevante, nell'ottica di un percorso politico formalmente appena iniziato. Potrebbe infatti non essere privo di conseguenze se Vannacci si dovesse trovare - al di là del "menefrego" divulgato due giorni fa via social - nella condizione di dover cambiare il proprio nome ad attività già iniziata, o a causa di un provvedimento di un giudice o per qualunque altra ragione, anche solo di opportunità (per evitare sul nascere intralci di qualunque natura).
Paradossalmente, tuttavia, la situazione si è almeno in parte complicata proprio per la scelta di cercare di proteggere il futuro simbolo vannacciano attraverso lo strumento del marchio d'impresa. Si è detto più volte su questo sito che è sempre più diffusa l'abitudine di trattare i potenziali simboli di partito (anche) come marchi, anche se i due ambiti sono profondamente diversi all'origine: aveva scritto il Tribunale di Roma nel 1999 (in una delle prime ordinanze emesse contro la Dc-Piccoli) che "Gli scopi che il legislatore si è prefisso al momento di dettare le norme destinate a regolare i rapporti tra gli imprenditori in funzione di un più rigoglioso sviluppo dell'economia nazionale non sono coerenti con la natura giuridica dei partiti politici così come delineata dalla Carta costituzionale". Vero è che il contesto politico è sempre più simile a un mercato - e non è una buona notizia, tranne che per chi fa ricerche o si occupa di marketing politico - ma fa sempre una certa impressione l'idea che qualcuno possa trattare come un prodotto un partito, un progetto politico o chi lo promuove (e come consumatori gli elettori o i simpatizzanti). In ambito politico, va detto, il miglior modo per tutelare un simbolo è utilizzarlo, perché più lo si usa e più se ne dimostra la titolarità, avendo ovviamente l'accortezza di non adottare un nome pressoché identico ad altri già esistenti o un simbolo troppo simile a qualcosa di piuttosto noto. A proposito, i problemi sembrano dati più dal nome che dal simbolo, il cui nucleo era descritto dall'entourage di Vannacci non come una variante della fiamma tricolore, ma come "due ali che ci fanno volare alto e un'onda che travolge": per quanto Nazione Futura abbia lamentato anche una somiglianza grafica, è facile notare che l'uso di un elemento tricolore su fondo blu accompagnato a un testo bianco è tutt'altro che originale in campo politico (basti pensare al simbolo del Popolo della libertà, col suo arcobalenino tricolore su fondo azzurro o blu), dunque il problema starebbe altrove.
Altrettanto vero è che un piano ancora diverso da quello del fregio politico e del marchio d'impresa è quello del contrassegno elettorale, cosa che peraltro Nazione Futura non è mai stata (almeno finora). Al momento non ci sarebbe alcun motivo di ritenere inammissibile il simbolo scelto per Futuro nazionale e nessun'opposizione in tal senso, da parte di alcun soggetto politico o para-politico esistente, se presentata, potrebbe avere successo. Forse, se tutto fosse rimasto in ambito politico-elettorale, il fregio politico avrebbe avuto il tempo di rafforzarsi e si sarebbe "blindato" anche sul piano giuridico; l'azzardo della mossa del marchio, tuttavia, si è subito scontrato con l'impiego del medesimo strumento. E tutto questo mentre nulla si sa ancora - né si può sapere - sui dettagli della legge elettorale che probabilmente sarà oggetto di discussione nelle prossime settimane, soprattutto con riferimento all'altezza dell'asticella da superare (leggi: sulla percentuale della soglia di sbarramento, in coalizione o "in solitaria") e, ancora prima, al numero di firme da raccogliere (sicuramente non ci sarà nessuna esenzione utile, nemmeno per via europea). Questi sono elementi che non possono lasciare indifferenti i drogati di politica, al netto di ogni commento dei principali esponenti leghisti o degli elettori dello stesso partito circa il progetto reso noto da Roberto Vannacci. Quanto alle sue dimissioni da europarlamentare invocate da più parti, a motivo della elezione sotto il simbolo della Lega, è appena il caso di ricordare che anche per i parlamentari europei vale l'assenza di vincolo di mandato; tra le poche certezze c'è che Vannacci non rimarrà senza gruppo parlamentare (dopo l'abbandono del gruppo Patriots), anche perché lo status dei deputati europei senza gruppo è particolarmente svantaggioso.








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