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giovedì 3 marzo 2016

Torino, Lega Padana con Rosso: gli scherzi della storia

"Devi perseverare, / usare buona pazienza. / Ricordalo, se vuoi arrivare / al punto di partenza". Questi versi di Giorgio Caproni sono utili a ricordare che la storia politica a volte segue piste difficili da credere, tortuose, ricche di curve e - a volte - di improvvisi ritorni al punto di partenza, magari da diverse prospettive. Difficile commentare in modo diverso la notizia in base alla quale Roberto Rosso, candidato alla poltrona di sindaco di Torino, oltre che sul sostegno del Nuovo centrodestra e dell'Udc, potrà contare anche sull'appoggio della Lega Padana Piemont.
Prima di proseguire, una precisazione dovuta, specie ai non drogati di politica: non si sta parlando ovviamente della Lega Nord che, salvo novità degli ultimi giorni, sosterrà il candidato "unitario" del centrodestra Osvaldo Napoli (sia pure senza troppa convinzione, come si evince da un pezzo di Alberto Mattioli pubblicato pochi giorni fa dalla Stampa). La Lega Padana, nome bianco su fondo verde, è stata fondata nel 2003 da un nome ben noto a chi segue la politica piemontese (e non solo): Renzo Rabellino: sotto al nome, in questo caso, il lambello su croce bianca in campo rosso indica che la "nazione" interessata è quella piemontese (ma ci sono diverse varianti per le varie zone d'Italia, così come quella complessiva, con lambello lombardo, croce di san Giorgio lombarda e leone alato veneto).
Ebbene, più che il partito è il fondatore che bisogna guardare con attenzione. Perché quando Roberto Rosso si candidò la prima volta a sindaco, nel 2001, Lega Padana non esisteva ancora, ma Rabellino c'era eccome: fu lui a tirare fuori dal cilindro la lista Rosso sindaco, portando oltre il 2% dei torinesi votanti a preferire Gianfranco Rosso, al posto del suo "cognonimo" Roberto, e provocando una marea di schede nulle, votate da chi spesso aveva segnato con la croce tanto il simbolo di Forza Italia, quanto quello di Rosso sindaco. Per molti commentatori, sulla vittoria di Rosso sfumata al primo turno e sulla successiva sconfitta al ballottaggio Rabellino e la sua banda ebbero un effetto determinante.
Ma se questo è il precedente, come mai questo improvviso "ritorno opposto" al punto di partenza? Dal quartier generale di Lega Padana si fa capire che il progetto, ben preciso, è costruire il vero centrodestra torinese: se, dicono, Forza Italia e Lega localmente sono allo sfascio, l'unica alternativa seria a Piero Fassino si chiama Roberto Rosso, un'alternativa che Lega Padana si appresta a cogliere. Quale sarà il vero centrodestra, in ogni caso, lo decideranno gli elettori.

lunedì 31 marzo 2014

La Lega in Europa contro l'Euro, ma arriva per seconda

Una cosa è certa: nulla di ciò che viene inserito all'interno di un contrassegno elettorale sta lì per caso. Anche un emblema di cattivo gusto o brutto da vedere, specie di una formazione di peso, è stato studiato e ogni elemento ha una sua ragione di essere. Così non è passato inosservato il simbolo che la Lega Nord ha intenzione di presentare alle prossime elezioni europee: come in un gioco delle differenze (o, se si preferisce, del "celo manca"), si va a vedere cosa è sparito, cosa è rimasto e cosa è stato aggiunto.
Nessuno ovviamente ha toccato la parte fondamentale del contrassegno, Alberto da Giussano con la spada sguainata e con il leone di San Marco sullo scudo, così come il nome del partito è ben fermo al suo posto. C'è anche il Sol, il "sole delle alpi" scelto come emblema della Padània, ma è ridotto a un bollino di tre millimetri di diametro sulla scheda: a fare da contrappeso, nella parte sinistra del cerchio alla stessa altezza, la "Pulce" di Die Freiheitlichen, il partito altoatesino impegnato nella tutela della minoranza tedesca e che con la Lega condivide vari punti, a partire dal contrasto all'immigrazione clandestina.
Se qualcosa manca, questa volta, è proprio il riferimento alla Padania; al più, è stato stemperato nel marcatore "Autonomie", stretto tra il nome, il guerriero e la pulce, ma non si può certo dire che nel contrassegno abbia un ruolo preponderante. Per ora, poi, il segretario Matteo Salvini ha scelto di non inserire il suo cognome all'interno dell'emblema, per non personalizzare troppo la battaglia. Non sparisce però il segmento blu in cui il nome del leader o il riferimento alla Padania trovavano posto: in quella sorta di palchetto è stato messo un elemento nuovo, almeno per la simbologia leghista, "Basta €uro".
Probabilmente è la prima volta che in italia si usa con coscienza il simbolo della moneta unica (soprattutto per demolirla),anche se non è proprio quello ufficiale adottato alla fine degli anni '90. Ma se Salvini e gli altri si sono limitati a esplicitare la loro battaglia già intrapresa contro questo caposaldo dell'Europa di oggi, non si può certo dire che siano arrivati per primi. Giusto dieci anni fa, infatti, fece la sua prima uscita nazionale il Comitato No Euro, creato l'anno prima dal piemontese Renzo Rabellino per condurre una battaglia contro la moneta una gestita dalla Bce e contro la pratica del signoraggio. Come esordio si portò a casa 70mila voti nella circoscrizione del Nord-Ovest (più della Fiamma tricolore, più della coppia Pri-Sgarbi, più di Mastella e Segni messi assieme). Negli ultimi anni No Euro era una pulce sempre presente nei contrassegni di Rabellino, in particolare la Lista del Grillo parlante (declinata al plurale per evitare le bocciature) e certamente anche quest'anno farà la sua figura. Quello di Salvini non sembra un omaggio al politico piemontese, anzi non è escluso che la Lega abbia inserito "Basta €uro" anche per giocare uno scherzetto all'inventore della Lega padana anni dopo la sua uscita dal Carroccio: Rabellino, in ogni caso, usa il suo segno da oltre dieci anni e non ha nulla da temere.