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lunedì 23 dicembre 2019

Le modifiche allo statuto della Lega Nord, una per una

Dopo aver dato l'attenzione che meritava al Congresso federale straordinario della Lega Nord, tenutosi sabato scorso, è ora opportuno passare puntualmente in rassegna le modifiche statutarie che l'assise di due giorni fa ha approvato all'unanimità. La delicatezza della questione, infatti, meritava che non ci si fermasse alle spiegazioni - pur utili e necessarie - di Roberto Calderoli (pur espertissimo, suo malgrado, di queste questioni) e di altre persone intervenute al congresso e in questi giorni, ma era necessario avere proprio il testo e ragionare su ogni singolo intervento. 
Non si pretende naturalmente di avere centrato il senso di tutte le modifiche (e si è pronti ad accogliere indicazioni e correzioni fondate), ma si è cercato di riflettere su ciò che è stato sottoposto al voto e alle sue ricadute in termini pratici.

L'indipendenza della Padania

Per iniziare, è il caso di mettere subito in luce un elemento che non cambia. Come è già stato sottolineato da più parti, il nome del partito (o "Movimento", come lo statuto preferisce dire) resta "Lega Nord per l'Indipendenza della Padania" e, sempre all'art. 1, resta ferma la "finalità": "il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana". 
Giusto per completezza, l'art. 1 dello statuto della Lega per Salvini premier indica invece come fine "la pacifica trasformazione dello Stato italiano in un moderno Stato federale attraverso metodi democratici ed elettorali", promuovendo e sostenendo al contempo "la libertà e la sovranità dei popoli a livello europeo". Anche solo per questo, si comprende perché, come detto sabato da Roberto Calderoli, non ci sarà alcun automatismo nell'iscrizione ai due soggetti politici: un militante potrebbe condividere gli obiettivi di entrambi, ma non è scontato che questo avvenga e si potrebbe restare anche solo soci della Lega Nord o diventarlo solo della Lega per Salvini premier (ovviamente il problema non si pone per i militanti delle "nazioni" che continuano a non essere previste dallo statuto della Lega Nord: questi continueranno a poter aderire solo alla Lega per Salvini premier).

Regioni e nazioni

A proposito di "nazioni", il loro elenco non cambia, ma un paio di piccole modifiche interessano l'art. 2 dello statuto. Innanzitutto le "nazioni" (con la minuscola, non più la maiuscola": non è cosa da poco...) sono espressamente qualificate come "articolazioni territoriali regionali", mentre prima si parlava di "Nazioni costituite a livello regionale". In più, il Consiglio federale della Lega Nord non ha più il potere di "approvare la costituzione di altre Nazioni, riconoscendone ufficialmente l’adesione alla Lega Nord", definendone pure i confini (l'elenco, modificato nel 2002 con l'accorpamento di Friuli e Trieste nel Friuli - Venezia Giulia, non sarà più dunque modificabile); può ancora, invece, far aderire altre associazioni al partito e far aderire la Lega Nord ad altre associazioni e organismi internazionali.

Il simbolo e la sua concessione

Il simbolo descritto all'art. 3 e allegato allo statuto della Lega Nord è esattamente lo stesso allegato allo statuto del 2015: "un cerchio racchiudente la figura di Alberto da Giussano, così come rappresentato dal monumento di Legnano; sullo scudo è disegnata la figura del Leone di San Marco, il tutto contornato, nella parte superiore, dalla scritta LEGA NORD. Nella parte inferiore è la parola 'Padania'. Alla destra del guerriero è posizionato il 'Sole delle Alpi', rappresentato da sei petali disposti all'interno di un cerchio". Accanto ad Alberto da Giussano, dunque, restano tanto il nome integrale "Lega Nord", quanto il riferimento alla Padania e il "Sole delle Alpi" (e, con esso, quel tocco di verde che ha comunque dominato l'ambientazione congressuale di sabato).
Al di là dell'appartenenza esclusiva del simbolo alla Lega Nord, lo statuto modificato ribadisce sempre all'art. 3 che lo stesso emblema "è anche contrassegno elettorale" (sparisce il riferimento alle elezioni politiche ed europee: qualcuno potrebbe trarre da questo la volontà di non presentare più candidature a quei livelli, ma in realtà si tratta semplicemente di una parte non essenziale dello statuto). Rimane anche la possibilità che ciascuna nazione modifichi il simbolo per le regionali e le amministrative, "fermo restando il parere preventivo vincolante del Consiglio Federale", ma dev'essere il Segretario federale ad autorizzare nello specifico ogni uso elettorale del simbolo da parte delle nazioni; il Consiglio federale "per tutti i tipi di elezione, può apportare al simbolo ed al contrassegno, le modifiche ritenute più opportune nel rispetto delle disposizioni di legge in materia", ma sparisce il riferimento alla possibilità di aggiungere al nome "Lega Nord" le varianti regionali. Cancellato pure il regolamento di concessione del simbolo alle nazioni (che doveva essere deliberato dal Consiglio federale), mentre si introduce uno dei commi più discussi in questi giorni (il 4): "Il Consiglio Federale può concedere, anche ai fini elettorali, l’utilizzo del simbolo, in tutto o in parte, alle nazioni regolarmente costituite ai sensi del presente Statuto, nonché ad altri Movimenti politici le cui affinità con gli obiettivi di Lega Nord sono rimesse alla valutazione del Consiglio Federale. La concessione del simbolo può essere revocata dal Consiglio Federale". 
Dunque la concessione del simbolo, totale o parziale e comunque revocabile dallo stesso organo che l'ha decisa (dunque il Consiglio federale), può riguardare - oltre che le nazioni - anche "altri Movimenti politici le cui affinità con gli obiettivi di Lega Nord sono rimesse alla valutazione del Consiglio Federale". Ciò significa che proprio il Consiglio federale, l'organo che "determina l'azione generale della Lega Nord, in attuazione della linea politica e programmatica stabilita dal Congresso Federale (art. 12, comma 1: si vedrà poi chi ne fa parte), potrà concedere anche solo parte del simbolo - nello specifico, per esempio, la parola "Lega" scritta in font Optima e la figura di Alberto da Giussano con il leon da guèra di San Marco sullo scudo - a un altro soggetto politico, ove ritenga che i suoi obiettivi siano affini ai propri. La concessione può anche non avere fini elettorali, dunque può valere pure per l'uso del simbolo nell'attività ordinaria del partito. 
Resta poi la clausola finale - più di stile che effettiva - per cui "Tutti i simboli usati nel tempo dal Movimento o dai movimenti in esso confluiti, o che in esso confluiranno, anche se non più utilizzati, o modificati, o sostituiti, nonché qualunque altro simbolo contenente la dicitura Lega Nord, sono di proprietà esclusiva della Lega Nord". Si conferma poi che sono ricondotte esclusivamente al patrimonio della Lega Nord anche le denominazioni utilizzate nel corso del tempo dai partiti fondatori della Lega Nord stessa (compresa la Liga Veneta) e dalle nazioni; ciò, com'è noto, non ha tuttavia impedito la sopravvivenza di formazioni come la Liga Veneta Repubblica, il cui emblema è sempre stato ritenuto ammissibile dal Viminale e dall'Ufficio elettorale centrale nazionale della Cassazione, a dispetto delle opposizioni della Lega Nord.

Sede, padri fondatori della Padania e scioglimento del partito

Nulla cambia per la sede del partito, che - per l'art. 5 - resta nel palazzone di via Carlo Bellerio 41, a Milano (lo stesso vale per la Lega per Salvini premier, almeno dopo la modifica statutaria del 2018, che ha modificato la precedente sede, sempre milanese, di Via privata delle Stelline 1). Resta anche il riferimento ai "padri fondatori della Padania", cioè coloro che hanno concorso all'atto costitutivo della Lega Nord (4 dicembre 1989) e i soci ordinari militanti "che il 15 settembre 1996, dal palco di Venezia, hanno proclamato l’indipendenza della Padania": tutti questi, in base all'art. 6, sono membri di diritto del Congresso federale (ma ora si precisa che devono essere in regola con il tesseramento e, dunque, anche con le regole sull'incompatibilità per l'iscrizione: tra i fondatori del 1989, per dire, c'è anche Franco Rocchetta, storico esponente della Liga Veneta, che aveva lasciato il Carroccio da tempo). Sparisce invece il comma che recitava: "I provvedimenti sanzionatori, nei confronti dei Padri Fondatori, sono di esclusiva competenza del Comitato Disciplinare e di Garanzia. È ammesso il ricorso in appello al Presidente Federale".
Lo statuto poi all'art. 7 prevede le procedure di scioglimento della Lega Nord, applicate anche alla "trasformazione", cioè il passaggio dall'associazione non riconosciuta ad altre forme giuridiche (come la fondazione): la competenza tocca sempre al Congresso federale, ma si abbassa la maggioranza richiesta (prima occorreva quella dei quattro quinti dei presenti, ora basta la maggioranza assoluta dei presenti, non riferita dunque all'intera platea degli aventi diritto). Resta invece, per obbligo di legge, la devoluzione del patrimonio ad "altra associazione con finalità analoghe o a fini di pubblica utilità" ove lo scioglimento diventi realtà.

L'organizzazione del partito

Come anticipato nell'articolo sul congresso (e come spiegato da Roberto Calderoli), la modifica statutaria ha ampiamente semplificato il quadro degli organi della Lega Nord, prevedendo solo gli organi strettamente necessari perché richiesti dalla legge n. 13/2014 come requisiti di democraticità interna del partito. Resta ovviamente, come richiesto dalla legge, il limite per ciascun sesso dei due terzi nelle candidature agli organi collegiali, al fine di promuovere la parità.
L'art. 9 continua a disciplinare il Congresso federale, che resta "l'organo rappresentativo di tutti i Soci della Lega Nord" (prima si diceva "associati", ma poco cambia) e competente a modificare lo statuto, nonché (art. 10) a eleggere il segretario federale e altri membri del Consiglio federale. Il congresso ordinario è previsto ogni cinque anni e non più ogni tre (si allunga dunque la durata degli organi del partito, probabilmente per la minor urgenza di sottoporli a verifica), mentre quello straordinario si continua a convocare su richiesta della maggioranza dei membri del consiglio federale o ove lo richieda il segretario federale (ora si precisa "in qualsiasi momento"). Quanto alla composizione (art. 11), i delegati delle varie nazioni continuano a essere determinati nel numero in proporzione ai voti ottenuti dalla Lega Nord "nelle ultime elezioni politiche o europee precedenti al congresso" (il che peraltro dovrebbe significare che, se per ventura la Lega Nord non presentasse più liste ma lo facesse solo la Lega per Salvini premier, continuerebbero a valere i risultati delle elezioni europee 2019); spariscono tra i delegati di diritto e votanti i presidenti e i segretari provinciali delle Nazioni con almeno 50 Associati Ordinari Militanti i consiglieri regionali (mentre entrano i Presidenti di Regione: in effetti ora la Lega ne ha due, mentre non ne aveva alcuno nel 2002, quando la norma fu scritta).
Si allunga a cinque anni anche la durata del Consiglio federale, la cui composizione invece non cambia (art. 12): ne fanno parte il Presidente federale (dunque Umberto Bossi), il Segretario federale (attualmente Matteo Salvini), l'Amministratore federale, i Segretari di ciascuna nazione con almeno 50 Soci Ordinari Militanti e tredici membri eletti dal Congresso federale assegnati alle nazioni (sempre determinati in proporzione ai voti ottenuti alle ultime elezioni politiche o europee prima del congresso). Resta la tutela delle minoranze e il diritto di parola e di voto per il candidato alla segreteria sconfitto (o comunque al miglior perdente); non è più previsto che possano partecipare (ma senza diritto di voto) altri soggetti, mentre il Consiglio federale "può estendere la partecipazione alle proprie riunioni anche ad altri appartenenti alla Lega Nord" (senza che lo statuto precisi più altro sulla natura di quella partecipazione, quasi sicuramente senza diritto di voto). Si è introdotta, infine, la possibilità di partecipare in videoconferenza. 
Tra le competenze del Consiglio federale (art. 13), accanto a quelle tradizionali (deliberare sulle questioni più importanti non affidate ad altri organi, approvare il rendiconto e i regolamenti interni, nominare i membri del Comitato disciplinare e di garanzia, stabilire l'entità delle quote associative, nonché "vigilare sul comportamento politico delle nazioni") compaiono la concessione dell'uso del simbolo nei termini detti prima e l'interpretazione autentica dello statuto, nonché la verifica dei requisiti dei soci previsti dallo statuto; non spetta più al Consiglio nominare il Coordinatore federale dei Giovani Padani o dare un parere sulle modifiche agli statuti delle nazioni (ma delibera sull'adesione o revoca delle nazioni alla Lega Nord). Il Consiglio federale diventa poi organo d'appello per i provvedimenti disciplinari di tutti i soci (non solo quelli con oltre dieci anni di militanza), continua a deliberare la composizione delle liste e le eventuali alleanze per le elezioni politiche ed europee (nonché gli eventuali accordi per le regionali) e a ratificare le decisioni delle nazioni sulle candidature per le regionali e le comunali dei capoluoghi di regione; la selezione delle candidature, però, è normata da un regolamento. Si allungano infine i tempi per convocare il Congresso federale ove più della metà dei membri del Consiglio federale si dimetta: i poteri dell'organo sono sempre assunti dal Segretario federale, ma il termine per convocare l'assise passa da 120 giorni a 18 mesi (se il segretario si è dimesso o non può, a convocare il congresso straordinario provvede l'Amministratore federale, come rappresentante legale, entro 180 giorni).
L'art. 14 continua a prevedere, al comma 1, che "il socio Umberto Bossi è il padre fondatore della Lega Nord e viene nominato Presidente Federale a vita, salvo rinuncia". Egli continua a essere garante dell'unità della Lega Nord (ma non si prevede più che promuova "con ogni idoneo mezzo, l'identità padana in collegamento con il Parlamento della Padania e di intesa con il Consiglio Federale", anche per la sparizione del Parlamento padano) e a essere membro di diritto del Consiglio Federale e del Comitato Disciplinare e di Garanzia (non più della Segreteria politica federale, soppressa), ma non ha più il potere di convocare il congresso straordinario in caso di dimissioni di oltre la metà del Consiglio federale e impedimento o dimissioni del segretario (come si è visto, il compito ora spetta all'Amministratore federale).
Rimane ovviamente (art. 15) il Segretario federale, che ha la rappresentanza politica ed elettorale della Lega Nord (non più quella legale, affidata all'Amministratore): i suoi poteri sono sostanzialmente invariati, ma non è più previsto che riscuota "i finanziamenti pubblici ed i rimborsi elettorali per la Lega Nord" (frase che non ricompare da nessuna parte nello statuto modificato) e il suo parere sulle candidature alle cariche elettive non risulta più vincolante. In conformità alla più distante cadenza del Congresso federale, il Segretario federale dura in carica cinque anni; continua a poter nominare tre vicesegretari (tra cui uno vicario, cosa che prima non era prevista), ma non è più tenuto a sceglierli tra tre nazioni diverse. In caso di morte, impedimento permanente o dimissioni del Segretario federale, spetta al Consiglio federale nominare un Commissario "con pieni poteri" (prima si parlava di "segretario pro tempore"), che cura la celebrazione del congresso straordinario entro 120 giorni.
Sul piano amministrativo, l'art. 16 continua a regolare il Comitato amministrativo federale, cui spetta "la gestione amministrativa ed economico-finanziaria della Lega Nord", precisando che l'organo può essere composto - ed era già previsto così, anche se il nome fa pensare sempre a un collegio - da uno o da tre membri, nominati dal Segretario federale tra i soci con almeno dieci anni di militanza; ora si precisa anche la durata quinquennale, mentre prima si diceva solo che il Segretario federale poteva revocarne i membri in qualunque momento (ma è tuttora così). Se il comitato è un collegio, questo elegge l'Amministratore federale (che evidentemente coincide anche con il Comitato stesso, ove sia composto da una sola persona), al quale spetta la rappresentanza legale. Le competenze originarie del Comitato sono state redistribuite tra l'organo collegiale (ove ci sia) e l'Amministratore federale: al primo spetta decidere "l'ammontare della spesa per le campagne elettorali; la possibile erogazione di apporti a favore di una o più nazioni e alle delegazioni territoriali; - la gestione della contabilità della Lega per Nord, la tenuta dei libri contabili, la redazione del rendiconto e l'adempimento di tutte le formalità conseguenti, in conformità alle leggi vigenti in materia; ogni altro adempimento previsto a suo carico dalla legge" (è sparita, tra l'altro, la precisazione che questi compiti devono essere esercitati "nel rispetto delle linee guide assunte dal Consiglio Federale", ma all'art. 21 è previsto, come nel vecchio statuto, che "Le risorse sono utilizzate secondo le modalità stabilite dal Consiglio Federale"); tra i compiti dell'Amministratore federale, invece, sparisce "la riscossione di somme a qualunque titolo spettanti alla Lega Nord, ad esclusione del finanziamento pubblico ai partiti". Nessun controllo, infine, è più previsto sugli atti e sulla contabilità delle nazioni.
All'art. 17 è ancora ovviamente previsto - lo richiede la legge - il Comitato Disciplinare e di Garanzia come "organo che assume provvedimenti disciplinari nei confronti dei soci" (tutti, senza spazi per altri organi di livello nazionale): dura cinque anni e lo compongono, oltre al Segretario federale, il Presidente federale e almeno tre membri (erano sei) del Consiglio federale. Ciò comporta che la composizione dell'organo di seconda e ultima istanza - lo stesso Consiglio federale - sia almeno in parte simile a quella dell'organo di prima (ma era così anche prima, anzi, forse lo era di più).
Soppressi organi ritenuti non necessari, come il Responsabile Federale Organizzativo e del Territorio, la Segreteria Politica Federale e l'Ufficio Legislativo Federale, resta la Commissione Statuto e Regolamenti (art. 18), nominata dal Consiglio federale su proposta del Segretario federale (prima era l'inverso); ora si precisa che dura in carica cinque anni ed è composta da almeno cinque Soci Ordinari Militanti con una militanza di oltre cinque anni. Soppressi il Responsabile dei Regolamenti e del Tesseramento e il Coordinamento federale del Movimento dei Giovani Padani, resta il Titolare del trattamento dei dati personali (art. 19), che però si fa coincidere con il rappresentante legale (dunque con l'Amministratore federale).

Patrimonio e rendiconto

Sparisce tra le entrate previste dallo statuto (art. 21) l'espressa menzione del "contributo dello Stato e dai rimborsi elettorali a norma di legge, fatta salva rinuncia o diversa deliberazione del Consiglio Federale che ne determina la suddivisione", anche se ovviamente resta il riferimento a "qualsiasi altra entrata consentita dalla legge". Si precisa poi che "Sono destinati alle nazioni e alle delegazioni territoriali, qualora da esse raccolti, i proventi di manifestazioni o partecipazioni, le quote associative, le donazioni volontarie dei cittadini secondo la normativa vigente, il contributo volontario dei rappresentanti in organismi elettivi ed enti". Nulla cambia, in sostanza, per le uscite (art. 22).
Nessuna modifica sostanziale riguarda pure il rendiconto della Lega Nord (predisposto, a norma dell'art. 23, dal Comitato amministrativo federale, approvato dal Consiglio federale e debitamente pubblicato con altri documenti sul sito, oltre che sottoposto a una società di revisione, come richiesto dalla legge). Lo statuto continua poi a prevedere (art. 23) un Organo Federale di Controllo sull'Amministrazione, i cui membri (tre) sono "nominati dal Consiglio Federale ovvero da una società di revisione o da un revisore unico" e durano in carica per tre esercizi.

Le nazioni e le delegazioni territoriali

Lo statuto continua a prevedere (art. 26) l'istituto delle nazioni. Esse ora sono obbligate a rispettare i principi e le norme dello statuto e dei relativi regolamenti (prima si parlava di un semplice impegno e non è più previsto che ciascuna nazione adotti un proprio statuto); l'adesione e ora anche la revoca delle nazioni alla Lega Nord è deliberata dal Consiglio federale, mentre spetta alla Commissione Statuto e Regolamenti della Lega Nord (come prima) predisporre il testo dei regolamenti delle nazioni e modificarli (anche sulla base di testi proposti alla commissione), con parere vincolante del Segretario federale e approvazione definitiva dei rispettivi Consigli nazionali. Si semplificano gli organi che ogni nazione deve avere (solo Congresso, Consiglio, Segretario, Presidente e Amministratore, niente più Organo di Controllo sull'Amministrazione, Responsabile Organizzativo e Collegio dei Probiviri).
L'art. 26 cita anche le eventuali delegazioni territoriali delle nazioni, cioè le articolazioni al loro interno. Prima si parlava di Sezioni Provinciali, Circoscrizionali e Comunali, ora invece si dice solo che "Ogni nazione si articola al suo interno in “delegazioni territoriali” sulla base della delibera del Consiglio Federale", senza prevedere altro. Di fatto, non essendo più previste, queste articolazioni sono soppresse, "ma - ha sottolineato Calderoli durante il congresso - è nella disponibilità della singola nazione, col beneplacito ovviamente del Consiglio federale, mantenerle o meno a seconda delle esigenze di quel territorio". Lo statuto invece ora precisa che "ogni nazione deve avvalersi di una società di revisione o di un revisore contabile unico [...] a cui è affidato il controllo periodico della gestione contabile e finanziaria della nazione" (del resto la legge richiede di presentare un rendiconto consolidato, con anche le articolazioni "regionali").

Gli iscritti

Rimane nello statuto la distinzione (posta all'art. 27 e specificata in seguito) tra "Soci Ordinari Militanti" e "Soci Sostenitori" (prima si parlava di "associati", ma nulla cambia), continuando a prevedere che, per la struttura confederale del Movimento, essere soci della Lega Nord comporta in automatico essere soci "della nazione che ha rilasciato la tessera". Le modifiche statutarie rendono la quota associativa eventuale (anche se tra le entrate sono previste ancora le quote associative, sia pure tra gli introiti "qualora raccolti" e si può ancora decadere dalla qualità di socio per il mancato versamento nei tempi prescritti) e la determinazione spetta sempre al Consiglio federale (che potrebbe dunque decidere di non prevederla); la tessera è rilasciata dalle nazioni e delegazioni territoriali, autorizzate dal Consiglio federale anche "alla eventuale riscossione della quota associativa". In base all'art. 28, è sempre un regolamento della Lega Nord a stabilire i requisiti per ottenere la tessera da Socio Ordinario Militante (evidentemente relativi all'anzianità di tesseramento, senza i quali si è solo Soci sostenitori) e avere il diritto di intervento e di elettorato attivo e passivo all'interno del Movimento. 
Particolarmente interessante è analizzare, sempre all'art. 28 (lettera a), il passaggio che dovrebbe consentire il doppio tesseramento a Lega Nord e Lega per Salvini premier: se prima si diceva che "La qualifica di Associato Ordinario Militante è incompatibile con l'iscrizione o l'adesione a qualsiasi altro Partito o Movimento Politico, associazione segreta, occulta o massonica, a liste civiche non autorizzate dall'organo competente o ad enti no profit ricompresi tra quelli preclusi dalla Lega Nord", ora si legge che "La qualifica di Socio Ordinario Militante è incompatibile con l’iscrizione o l’adesione a qualsiasi altro Partito o Movimento Politico, o lista civica non autorizzati, nonché l’adesione ad associazione segreta, occulta o massonica, o ad enti no profit ricompresi tra quelli preclusi dalla Lega Nord". A prima vista cambia poco, ma in realtà questa disposizione va letta in combinato con l'art. 12, per cui il Consiglio federale verifica "i requisiti dei soci ai sensi dell’art. 27" e concede l'uso del simbolo in base al disposto dell'art. 3 (per cui spetta al Consiglio federale valutare "le [...] affinità con gli obiettivi di Lega Nord" di "altri Movimenti politici"): sembra dunque naturale che sia il Consiglio federale a dover autorizzare l'adesione a partiti e movimenti (oltre che liste civiche: l'uso del "maschile non marcato di gruppo" suggerisce di considerare complessivamente queste realtà, a differenza di quanto prevedeva il testo precedente), con riferimento dunque alla Lega per Salvini premier.

Controlli, sanzioni e garanzie

Poco cambia per i controlli sugli organi delle nazioni e delle delegazioni territoriali (che seguono sempre il principio per cui "gli organi di livello superiore controllano gli organi di livello inferiore"), ma le regole dell'art. 30 sono più scarne rispetto al testo dello statuto precedente, sia per la soppressione delle articolazioni territoriali inferiori, sia per la previsione di un regolamento per impugnare le decisioni degli organi superiori, mentre non sono appellabili quelle del Consiglio federale (che, ora si precisa, "può agire, ai sensi del presente articolo, nei confronti di organi di qualsiasi livello").
Quando al controllo sul comportamento dei singoli soci, si precisa innanzitutto che comporta la cancellazione d’ufficio del socio da tutti i libri sociali non solo "l'adesione a gruppi diversi da quelli indicati da Lega Nord da parte di soci eletti alla carica di Parlamentare, di Europarlamentare e di Consigliere, Presidente di Provincia e Sindaco, comprovata da documenti ufficiali", ma anche la semplice candidatura "in una lista non autorizzata", sempre comprovata da documenti ufficiali. Come anticipato, poi, per tutti i provvedimenti disciplinari l'organo giudicante è il Comitato Disciplinare e di Garanzia (mentre prima la situazione cambiava a seconda dell'anzianità e del tipo di provvedimento) e lo statuto disciplina il procedimento; l'organo d'appello, come si diceva, è il Consiglio federale.

Considerazioni finali

Lo statuto si conclude qui: rispetto alla precedente versione, quindi, spariscono i "Principi generali per coloro che ricoprono cariche elettive" (qualcuno può pensare che sia perché la Lega Nord non avrà più cariche elettive, ma in effetti si tratta di parti che la legge non richiede), così come non ci sono disposizioni transitorie e sono ridotte al minimo le disposizioni finali (e tra queste, per esempio, non si legge più che "Lega Nord sostiene e promuove il Parlamento della Padania", com'era rimasto scritto anche nel 2015)
Tra queste ultime si precisa che spetta al Consiglio federale "apportare le modifiche allo Statuto richieste dalla Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici, salvo poi informare il Congresso Federale alla prima convocazione utile", dunque qualora l'organo di controllo muova rilievi al testo appena approvato (anche se è probabile che ciò non avvenga, visto che è prassi che i partiti già avviati sottopongano informalmente alla Commissione una minuta e su quella siano fatte valutazioni). Si precisa anche che "Fino allo svolgimento del successivo Congresso Federale, il Segretario Federale, su conforme delibera del Consiglio Federale, ha il potere di modificare la sede della Lega Nord, fermo restando l’osservanza dell’art. 4, comma 4 del decreto legge n. 149 del 2013": non significa peraltro che sia previsto un trasferimento a breve, visto che la stessa disposizione era prevista tra le transitorie dello statuto previgente (rispetto ad allora si precisa solo che, in caso di modifica della sede, si deve modificare per atto pubblico lo statuto e sottoporlo di nuovo alla Commissione; a occuparsi della modifica sarà, evidentemente, il Consiglio federale, comunicando poi la modifica al congresso). 
Cosa succederà da qui in avanti non è semplice da dire. Sabato Calderoli ha ricordato che ovviamente la Lega Nord continuerà a esistere, anche solo per l'impegno assunto con la procura di Genova per pagare a rate i quasi 49 milioni di euro di cui è stato ordinato il sequestro (relativi ai contributi ritenuti non spettanti per i tre bilanci irregolari presentati) e per poter comunque contestare quell'obbligo nelle sedi giurisdizionali non ancora interpellate. Guardando le modifiche statutarie, si può immaginare che si tratti di una Lega Nord "smart", sia perché lo statuto è stato alleggerito degli organi e delle parti non essenziali, sia perché è probabile che l'operatività del partito sarà ridotta, da vari punti di vista. Le osservazioni che seguono, naturalmente, sono frutto solo di supposizioni fondate sui testi noti: non costituiscono accuse né mirano a diffamare alcuno.
Da una parte, sul piano elettorale è probabile che la possibilità che il Consiglio federale della Lega Nord valuti come affine ai propri obiettivi quelli della Lega per Salvini premier, concedendo dunque sia il doppio tesseramento, sia l'uso del proprio simbolo, anche parziale e anche a fini elettorali, serva affinché in futuro a presentare le candidature sia soltanto la Lega per Salvini premier, sia pure con il simbolo impiegato dal 2018 in avanti
In effetti, a depositare presso il Ministero dell'interno il contrassegno per le elezioni politiche del 2018 era stata la Lega Nord: lo dimostra tanto la dicitura presente sopra al contrassegno esposto in bacheca, quanto lo statuto della stessa Lega Nord caricato nella pagina del sito del Viminale dedicata alle Elezioni trasparenti del 2018; evidentemente, in quell'occasione, l'emblema - e le candidature contrassegnate da questo - era stato attribuito alla Lega Nord, probabilmente con un'ulteriore dichiarazione (di cui non si dispone, ma che potrebbe anche non esistere, visto che alle elezioni politiche poteva comunque riportarsi un'indicazione relativa al potenziale Presidente del Consiglio) con cui la Lega per Salvini premier concedeva l'uso di parte del proprio nome e della propria grafica (sebbene all'inizio di gennaio 2018 quel partito avesse già visto il proprio statuto riconosciuto dalla Commissione e pubblicato in Gazzetta Ufficiale). E' appena il caso di precisare che, anche se la legge elettorale impone (d.lgs. n. 361/1957, art. 14, comma 2) che i partiti che notoriamente fanno uso di un determinato simbolo presentino le loro liste "con un contrassegno che riproduca tale simbolo", ciò non obbliga i partiti a utilizzare esattamente il proprio simbolo, restando padroni di modificarlo, purché sia riconoscibile: certamente la presenza della parola "Lega" e di Alberto da Giussano sono stati ritenuti sufficienti per ritenere adempiuto l'obbligo (la norma, peraltro, serve solo a evitare cambi improvvisi di simboli da parte di partiti che vogliano adottare solo per le elezioni insegne troppo simili a quelle di altri partiti già esistenti e magari più noti).
La stessa pagina della trasparenza relativa alle elezioni europee del 2019, invece, nella parte relativa ai contrassegni riporta la denominazione "Lega Salvini premier", due titolari (Matteo Salvini e Giulio Centemero) e gli statuti di entrambe le formazioni. Ciò fa pensare che la lista sia stata presentata da entrambi i partiti: ciò, peraltro, è sufficiente perché da quest'anno la Lega per Salvini premier possa fare richiesta per accedere alla ripartizione dei fondi del 2 per mille e alle agevolazioni per il finanziamento privato (basta anche l'aver eletto un rappresentante al Parlamento Europeo). Se, in futuro, le candidature saranno presentate solo dalla Lega per Salvini premier, che - modificando il proprio statuto e indicando l'atto di concessione di Alberto da Giussano da parte del Consiglio federale della Lega Nord - adotterà come proprio simbolo quello usato dalla Lega Nord alle elezioni politiche del 2018 e dalle due Leghe alle europee del 2019, certamente le risorse assicurate dall'elezione di rappresentanti in Parlamento potranno essere ricevute regolarmente (solo) dalla Lega per Salvini premier, senza il rischio che possano essere sequestrate

Ulteriori osservazioni (fantapolitiche ma non infondate)

Se questo è facilmente immaginabile - e segue di fatto una dichiarazione fatta dal procuratore della Repubblica di Genova Francesco Cozzi, per il quale non erano aggredibili i soldi versati a qualunque titolo a un soggetto giuridico diverso dalla Lega Nord ma a questa affine - in futuro potrebbe accadere - non è affatto scontato che vada così, ma ci si conceda un po' di fantapolitica verosimile - perfino un'altra cosa, in un certo senso uguale e contraria a quello che era avvenuto nel 2017, con l'uscita di Roberto Calderoli dal gruppo della Lega Nord e la costituzione della componente al Senato "Lega per Salvini premier"
I nomi dei gruppi presenti alla Camera e al Senato, proprio in virtù della doppia presenza simbolica nel contrassegno delle elezioni politiche, si potrebbero trasformare da "Lega - Salvini premier" in "Lega per Salvini premier": si tratterebbe di una continuità assoluta dei gruppi (sarebbe sempre lo stesso soggetto parlamentare, senza alcuno scioglimento) e non si porrebbe nemmeno il problema se fosse invece la Lega per Salvini premier a modificare il proprio statuto e cambiare il nome in "Lega - Salvini premier". A quel punto, uno o due senatori potrebbero anche uscire dal gruppo e costituire la componente denominata "Lega Nord": per inciso, è vero che ufficialmente al Senato le componenti del gruppo misto non esistono, ma ormai di fatto è consentito anche a una sola persona eletta di fregiarsi di una propria etichetta (lo fanno già ora Emma Bonino e Adriano Cario, rispettivamente con +Europa e Maie, e trattandosi di una forza politica che ha partecipato alle elezioni non ci sarebbe nessun ostacolo formale alla nascita di quella componente). 
A cosa servirebbe tutto questo? Essenzialmente a consentire anche alla Lega Nord di accedere comunque ai benefici previsti dalla legge per i partiti "cui dichiari di fare riferimento un gruppo parlamentare costituito in almeno una delle Camere secondo le norme dei rispettivi regolamenti, ovvero una singola componente interna al Gruppo misto". Se infatti la Lega Nord si è impegnata a pagare 100mila euro ogni due mesi ed è possibile che la quota di adesione alla Lega Nord non sia più prevista (per non far pagare gli associati del Nord anche quell'iscrizione, oltre a quella alla Lega per Salvini premier), farebbe comunque comodo poter comunque fruire non tanto del 2 per mille (si tratta di soldi che è bene che non vengano aggrediti), ma anche solo delle donazioni a regime agevolato di chi volesse contribuire espressamente al pagamento di quanto alla Lega Nord si chiede di pagare. 
Magari non andrà affatto così (e non è affatto detto che qualcuno ci abbia pensato: non è il caso di pensar male a tutti i costi), ma la strada potrebbe non essere del tutto campata in aria. Proprio al congresso di sabato, in fondo, Roberto Calderoli aveva insistito sul fatto che si inizia a esistere come partito "avendo collegato almeno un parlamentare", visto che per la legge è un partito chi ha presentato candidature (e la Lega Nord certamente lo ha fatto fino a pochissimo tempo fa) e chi è presente con la propria denominazione visibile in Parlamento: avere almeno una componente al Senato (meno brigosa e impegnativa di una componente del misto alla Camera) sarebbe un modo per continuare a esistere in modo più compiuto, senza far sparire dalle aule parlamentari un nome che vi era entrato dal 1992, quando la Lega Nord fu in grado di formare un proprio gruppo.

sabato 21 dicembre 2019

Lega Nord: il congresso straordinario, lo statuto, il simbolo e le idee

Certe date, a loro modo, rimangono impresse e si conquistano un posto magari non nella storia, ma nella cronologia degli eventi notevoli. In quella della Lega Nord certamente la giornata di oggi, 21 dicembre 2019, sarà ricordata come quella del congresso federale straordinario svoltosi questa mattina a Milano, all'hotel Da Vinci, principalmente per modificare lo statuto del partito. L'assise di oggi segna un punto importante nella storia iniziata ufficialmente dall'8 al 10 febbraio 1991 all'hotel Ripamontidue di Pieve Emanuele, al primo congresso della Lega Nord (anche se ufficialmente la data del primo statuto del Movimento politico federalista Lega Nord post congresso è il 25 febbraio, ma il movimento con quel nome era stato costituito il 4 dicembre 1989). 
Sia chiaro, nessun funerale del Carroccio forgiato da Umberto Bossi nel 1991, con alle spalle la storia della Lega Lombarda (costituita giuridicamente a Varese il 12 aprile 1984) e della Liga Veneta (al punto tale che proprio Bossi ha potuto dire, intervenendo dal tavolo della presidenza, "Oggi non si chiude nessun partito. Alcuni giornalisti che si sono fermati a parlare chiedevano: oggi è il funerale della Lega? Col cazzo il funerale, è il funerale per gli altri! Non c'è nessun funerale alle porte"; magari s'inizierà a discutere, "ma le discussioni sono normali in un un partito"). Il soggetto giuridico "Lega Nord per l'indipendenza della Padania" (la denominazione è rimasta intatta) continuerà a esistere; è assai probabile, tuttavia, che ad agire e a presentare candidature d'ora in avanti sia soltanto l'altro soggetto esistente dal 2017, cioè la Lega per Salvini Premier. Vale la pena, tuttavia, cercare di analizzare l'intero contenuto della giornata di ieri, per raccogliere i punti salienti di questa trasformazione, che per molti è un nuovo inizio.


Perché modificare lo statuto?


Nel suo discorso di stamattina, Roberto Calderoli ha dato alcune indicazioni utili per capire la ragione di un congresso straordinario, motivato principalmente dalla necessità di modificare lo statuto: una riforma studiata per un paio d'anni "guardando punti e virgole con estrema attenzione" dalla commissione statuto (Calderoli ha citato come componenti Aldo Morniroli, Alessandro Panza, Lorenzo Fontana, Andrea Manzoni) e con il supporto di avvocati e docenti universitari. E non stupisce affatto che sia stato Calderoli a illustrare le modifiche, come responsabile federale organizzativo, ma soprattutto per la sua consolidata esperienza in materia: "Con questo sono quasi trent'anni che mi occupo di statuti e di regolamenti del movimento", ha esordito scherzando, ma non troppo, soprattutto pensando alle critiche che il regolamento congressuale aveva ricevuto nei giorni precedenti, soprattutto in materia di ammissibilità di interventi e modifiche allo statuto ("i regolamenti che abbiamo usato per oggi sono gli stessi che abbiamo usato anche in precedenza: se andavano bene prima continueranno ad andare bene anche oggi").
Per Calderoli la riforma statutaria aveva innanzitutto ragioni concrete organizzative, senza voler in alcun modo concludere la storia della Lega: "Lo statuto che noi andiamo a modificare oggi, tranne che per interventi molto parcellari, è figlio del 2002 e di una Lega che era al 3,98%", mentre oggi il partito supera ampiamente il 30%, risultato che il vicepresidente del Senato attribuisce al lavoro e alla presenza di Matteo Salvini. In quasi vent'anni "sono cambiati i contenuti e gli obiettivi, è cambiato tutto il contorno". Soprattutto, sul piano elettorale la Lega è diventato un partito nazionale. C'è molta concretezza nelle parole di Calderoli: "Lo voglio dire con tutto il cuore rispetto a coloro che hanno nostalgia della Lega Nord: due terzi dell'elettorato in Italia sono al centro e al sud, quindi se noi vogliamo cambiare veramente le cose dobbiamo prendere il voto anche di quella parte del Paese, perché se tu non arrivi a livello dalla guida del Paese tu le cose non le puoi cambiare". Se il responsabile organizzativo ha accettato l'etichetta di partito "sovranista" ("i termini che finiscono per "-isti" non mi piacciono mai, ma se questo vuol dire la difesa dei nostri confini, dei nostri diritti a livello europeo a livello internazionale, viva anche il sovranismo"), ha rivendicato soprattutto quella di partito "popolare", ma ha preso atto che i contenuti sono cambiati "e la scatola che è il nostro Statuto non corrisponde più" alle esigenze del movimento. 
A chi rilevava che sarebbe stato sufficiente aggiungere allo statuto della Lega Nord le nazioni equivalenti alle nove regioni italiane ora non contemplate nella geografia leghista, Calderoli ha opposto altre ragioni, più formali di quelle precedenti ma mosse da bisogni altrettanto concreti: "Bisogna anche ricordarsi i processi, le sentenze e i sequestri a cui siamo stati sottoposti". Qui è evidente il riflesso della cd. "vicenda Belsito", con conseguente richiesta di restituzione da parte della Lega Nord di quasi 49 milioni di euro, risorse pubbliche relative ai "rimborsi elettorali" erogati negli anni 2010-2012, a causa della presentazione di rendiconti irregolari riferiti agli anni 2008-2010 (irregolarità che, se emerse a tempo debito, avrebbero portato alla sospensione dei finanziamenti). Per Calderoli la questione non è affatto chiusa: per lui se qualcuno si è impossessato di risorse della Lega Nord e le ha impiegate in modo illegittimo avrebbe dovuto restituirle, invece "alla Lega sono stati contestati e sequestrati tutti i rimborsi elettorali a cui abbiamo avuto diritto"; ha poi lamentato una differenza di trattamento rispetto al caso della Margherita (anche se, non disponendo di tutte le carte della vicenda, non si può dire con certezza che le due dinamiche siano state sovrapponibili, cioè che anche nel caso della Margherita ci siano stati bilanci "truccati"). Anche per questo, il responsabile organizzativo federale ha annunciato che il partito intraprenderà comunque altre strade di natura giudiziaria per evitare che la confisca del denaro sia eseguita, in particolare interpellando la Corte di giustizia dell'Unione europea e la Corte europea dei diritti umani, ritenendo che vi sia almeno un caso simile a quello della Lega ma con esito del tutto diverso (con tanto di "restituzione del 'maltolto', tra virgolette"). 
Proprio la scelta di rivolgersi ad altre giurisdizioni, tuttavia, è tra le ragioni che impongono alla Lega Nord di continuare a esistere: perché il partito possa eventualmente non dover (più) restituire i 49 milioni in forza di una sentenza, deve sopravvivere e difendere la propria posizione. In più, com'è noto, a settembre gli avvocati della Lega Nord hanno raggiungo un accordo con la Procura di Genova, per cui la restituzione della somma sarà graduale, rateizzata in versamenti di 100 mila euro ogni due mesi: per onorare l'impegno "come il buon padre di famiglia fa" (parole di Calderoli), la Lega Nord deve continuare a esistere giuridicamente, anche se di fatto si tratta di un impegno lungo ottant'anni. In questi giorni da più parti - "sardine" comprese - si è fatta balenare l'idea che la Lega Nord, dopo la trasformazione statutaria, dopo poco tempo venga messa in liquidazione, per arrivare in sostanza a non pagare i debiti; la situazione, tuttavia, sarebbe difficilmente percorribile per il partito - a prescindere dalla sua permanenza all'opposizione o da un suo eventuale arrivo al governo - soprattutto per l'attenzione mediatica cui è inevitabilmente sottoposto.  
Se però è certo che la Lega Nord (r)esisterà, Calderoli ha chiarito ciò che è chiaro da oltre due anni: "vi devo dire che c'è l'esigenza di avere due soggetti giuridici diversi e quindi avremo la Lega Nord e la Lega per Salvini Premier". Al di là della sua funzione giuridica, già ricordata, la Lega Nord continuerà a esistere anche come soggetto politico "e sarà collegata comunque a un gruppo parlamentare di riferimento". In queste parole di Calderoli è emerso il ruolo identitario di quella formazione originaria: "sarà il custode e il detentore di trenta, quasi quarant'anni della nostra storia e io credo che quel valore identitario sia enorme".


Come cambia lo statuto? (primi cenni)

Chiarite le ragioni che hanno reso necessario intervenire sullo statuto della Lega Nord, Roberto Calderoli è passato a illustrare le principali innovazioni statutarie, ispirate al principio di semplificazione: alla base ci sono i contenuti essenziali dello statuto di un partito, richiesti dall'art. 3, comma 2 del decreto-legge n. 149/2013, così come convertito dalla legge n. 13/2014. Proprio il responsabile organizzativo federale ha ricordato il percorso che oggi è necessario perché il partito sia "riconosciuto" e possa godere, tra l'altro, delle provvidenze pubbliche (a partire dal 2 per mille o dei vantaggi fiscali legati alle donazioni): per l'accesso alle risorse occorre essere rappresentati in Parlamento, ma prima occorre rispettare le condizioni richieste dalla legge. "Abbiamo la necessità di semplificare le cose: tutto quello che nello statuto è obbligatorio per legge continua a esistere; tutto quello che non è obbligatorio per legge cessa di esistere". 
Un'analisi puntuale dello statuto modificato della Lega Nord sarà possibile solo avendo a disposizione il testo completo (alcune agenzie e testate lo hanno ottenuto, ma non sembra prudente affidarsi ai loro pur meritori articoli), quindi la si rinvia; ci si basa qui essenzialmente su ciò che ha notato Calderoli nel suo intervento. Innanzitutto alcune figure, organi e articolazioni non figurano più nello statuto, con una soppressione di fatto (cariche come il responsabile organizzativo federale - cioè il ruolo di Calderoli stesso - o il responsabile del tesseramento, organi come la segreteria politica); lo stesso può dirsi per le organizzazioni territoriali delle varie Leghe nazionali che vengono soppresse, "ma - ha sottolineato Calderoli - è nella disponibilità della singola nazione, col beneplacito ovviamente del Consiglio federale, mantenerle o meno a seconda delle esigenze di quel territorio".  
Restano invece il congresso federale, il consiglio federale, il presidente federale, il segretario federale, il comitato amministrativo federale (di cui fa parte l'amministratore federale che assumerà la rappresentanza legale del partito), il comitato disciplinare e di garanzia, la commissione statuto e regolamenti (Calderoli ha segnalato anche la persistenza del responsabile del trattamento dei dati personali, che invece per Francesco Saita di Adnkronos non sarà più previsto). Il segretario federale avrà "un ruolo politico e per quello che riguarda la composizione delle liste elettorali" (mentre, come sottolinea Adnkronos, non gli toccherà più riscuotere "i finanziamenti pubblici ed i rimborsi elettorali per la Lega Nord", né esprimere "un parere vincolante sulle candidature alle cariche elettive esterne"), ma durerà in carica cinque anni e non più tre, "per non continuare troppo spesso a congressi elettivi"; quanto al presidente federale, già prima espressamente identificato in Umberto Bossi, non si dice più - è sempre Saita a precisarlo - che "promuove, con ogni idoneo mezzo, l'identità padana in collegamento con il Parlamento della Padania e di intesa con il Consiglio Federale" né ha più il potere di convocare il congresso in caso di impedimento o dimissioni del segretario federale. Calderoli ha segnalato invece, tra le modifiche "puntuali", la riduzione dei membri di diritto del congresso: "oggi per fortuna i numeri, tra consiglieri regionali, deputati, sindaci di capoluoghi di provincia e presidenti di provincia sono diventati forse fin troppi, quindi bisogna riequilibrarli rispetto alla componente elettiva".
Tra tutte le modifiche sottoposte all'approvazione del congresso, tuttavia, due sono state identificate come "principali" dallo stesso Roberto Calderoli: innanzitutto il superamento dell'incompatibilità tra qualifica di Associato ordinario militante della Lega Nord e l'iscrizione a qualunque altro partito o movimento politico, con la possibilità per la Lega Nord di riconoscere come affini altre forze politiche che ne condividano fini e obiettivi, così da permettere ai militanti di iscriversi anche ad altri partiti riconosciuti da parte della Lega; secondariamente, la facoltà per il consiglio federale di concedere il simbolo della Lega Nord "ai fini elettorali, in tutto o in parte, alle nazioni regolarmente costituite ai sensi del presente Statuto, nonché ad altri Movimenti politici le cui affinità con gli obiettivi di Lega Nord". Alberto da Giussano, dunque, senza cambiare padrone, potrebbe essere ufficialmente utilizzato anche da altri soggetti, in particolare dalla Lega per Salvini premier (si vedrà poi come).
Il congresso di questa mattina riguardava soltanto la Lega Nord, ma Calderoli ne ha approfittato per tracciare anche parte del cammino futuro della Lega per Salvini premier, partito che, come si diceva, è stato fondato alla fine del 2017: lo stesso vicepresidente del Senato (che il 3 novembre 2017 appunto aveva costituito da solo l'omonima componente del gruppo misto a Palazzo Madama) ha qualificato se stesso come uno "dei cinque kamikaze" che hanno costituito il soggetto politico (gli altri dovrebbero essere Giulio Centemero, Giancarlo Giorgetti, Lorenzo Fontana e, ovviamente, Matteo Salvini) e ha precisato che "in contemporanea sono nate 9 associazioni regionali che coincidono con le regioni del centro e del sud". Dopo il congresso di oggi, caduto il divieto della doppia tessera, partirà anche per la Lega Salvini premier il tesseramento per i soci ordinari militanti per tutto il territorio nazionale, presupposto per far nascere altre 13 associazioni (già previste dallo statuto) relative alle "nazioni" che oggi compongono la Lega Nord, cosa che finora non era possibile proprio per il divieto di doppia tessera. Calderoli ha segnalato che non ci sarà alcun automatismo nell'associazione ai due partiti: "chi era o è socio della Lega Nord può diventare socio e anche militante della Lega Salvini premier, ma lo dovrà chiedere, non c'è nulla di dovuto e nulla di obbligatorio"; peraltro nei regolamenti si farà in modo che la militanza accumulata nella Lega Nord sia valida anche nella Lega per Salvini premier, riconoscendo in pieno il percorso storico e politico di ciascun militante. Esperiti questi passaggi, si potranno celebrare i congressi nei vari livelli territoriali, fino a quello federale.


Bossi, la Lega, il simbolo (e la non-questione delle firme)

Le modifiche statutarie sono state approvate intorno alle 12 e 20: al voto per alzata di mano, chiamato dal presidente del congresso Giancarlo Giorgetti, l'approvazione è risultata unanime risulta che siano state approvate all'unanimità dai presenti (che probabilmente erano più dei 126 congressisti, accreditati alle 10 dalla Commissione verifica poteri presieduta da Alessandro Panza, responsabile organizzativo nazionale della Lega Nord). Tra gli interventi che si sono succeduti in mattinata, era particolarmente atteso quello di Umberto Bossi, fondatore e presidente federale. Al di là del primo - e molto ripreso - riferimento alle "sardine", a suo dire troppo facilmente liquidate dalle parole di chi lo aveva preceduto ("Non sono una cosa da poco o superficiale, sono una mossa intelligente perché crea una spinta sociale e lo avevamo fatto anche noi, quando chiedevamo l'indipendenza: il palazzo spontaneamente non dà niente, per cui bisogna essere forti politicamente, avere tanti parlamentari e avere una spinta sociale molto forte al di fuori"), Bossi si è concentrato su altri punti rilevanti per tracciare un ritratto della Lega Nord tra passato, presente e futuro.
"La Lega - ha affermato - non era, non è un partito come gli altri, basato sulle differenze sociali; è una forza identitaria, ha puntato sull'identità e quindi sull'appartenenza, due concetti che saranno indispensabili per l'uomo almeno per i prossimi mille anni"; lo stesso Bossi ha segnalato come la Lega delle origini (allora Lombarda) fosse stata favorita anche dalla reazione a vari fatti di cronaca nera avvenuti negli anni '70 in Lombardia - in particolare i rapimenti di Emanuele Riboli a Buguggiate e di Cristina Mazzotti vicino a Erba -per cui ci si ribellò al soggiorno obbligato dei mafiosi nei paesi del Nord e si creò la spinta sociale di cui si diceva. Una spinta che ha portato a risultati, "anche se dobbiamo ammettere che sull'economia non siamo riusciti a ottenere niente", ma non è tempo di arrendersi: "Siamo qui per vincere, andiamo di nuovo all'attacco e Matteo Salvini è uno di quelli che vogliono combattere ancora", con l'idea di "battere il centralismo e fare in modo che il paese sia davvero democratico (qui si è inserita la considerazione, pluricitata e criticata, in base alla quale "Aiutare anche il sud è giusto, perché se non li aiuti poi straripano qui; è un po' come l'Africa, che non è stata aiutata e ci arriva tutto addosso. Prevenire con scelte giuste e sagge fa in modo che stiano meglio loro e anche noi"). 
In questo senso, si capisce perché Bossi abbia rifiutato, nel modo che gli è proprio, l'idea del funerale della Lega Nord, che per lui è diventata casomai "il partito nazionale dei popoli del Nord": una definizione che cerca di tenere insieme tutte le fasi della storia, in un equilibrio per nulla facile. Quanto alle modifiche statutarie, per Bossi il congresso "nella sostanza chiede solo una cosa, la possibilità di avere il doppio tesseramento, tutto lì, essere iscritti alla Lega Nord e alla Lega per Salvini, questo glielo possiamo concedere". E che "i popoli del Nord" - e, pur senza dirlo, il gruppo dei fondatori - per Bossi abbiano ancora un'importanza cruciale, alla pari della base originaria, è emerso chiaramente dalla frase che segue e dai suoi toni: "Oh, siamo noi che concediamo, non è Salvini che ci impone: lui non può imporci un cazzo, diciamolo con franchezza, e non penso che voglia imporci qualcosa, le cose imposte non funzionano". 
Col doppio tesseramento, insomma, "non salterà il mondo" e non si corre il rischio dello snaturamento. Qui si è innestata l'altra questione cruciale, quella del simbolo, che peraltro ha dato adito a dubbi e incomprensioni. Non sono mancate infatti varie letture in base alle quali Bossi avrebbe detto che, per ottenere il simbolo leghista, Salvini avrebbe dovuto raccogliere le firme: in realtà non è affatto così. Se si riascoltano le parole di Bossi - rilanciate da molti siti in vari spezzoni filmati - si sente che ha detto esattamente queste parole: "Salvini, per il partito che sta facendo, vuole avere la possibilità del simbolo della Lega per non dover raccogliere le firme: non ho niente particolarmente in contrario", aggiungendo che era d'accordo nel dare un aiuto a Salvini, che "si è dimostrato almeno coraggioso". 
Con spirito molto pragmatico, dunque, Bossi ha subito ricondotto la richiesta di Matteo Salvini, tradotta in nuove norme statutarie, alla possibilità di trasmettere l'esenzione dalla raccolta firme alla Lega per Salvini premier, considerando che le liste che hanno ottenuto seggi alle elezioni politiche del 2018 sono quelle della Lega Nord: in questo senso, non stupisce che Bossi possa aver acconsentito alla concessione del simbolo. In effetti è probabile che, più che per poter avere l'esenzione dalle firme (che potrebbe essere data, a legge vigente, dalla semplice esistenza di un gruppo parlamentare con lo stesso nome in entrambe le Camere: in fondo il nome, dall'inizio, è sempre stato "Lega - Salvini premier"), la concessione del simbolo serva a non far presentare più liste (anche) alla Lega Nord, ma soltanto alla Lega per Salvini premier, con ciò che ne consegue in termini anche economici; questa supposizione sarà però meglio sviluppata non appena si disporrà del testo dello statuto.


Identità e sovranismo per il futuro

Se, per Umberto Bossi, "il prossimo congresso sarà sulle idee del futuro", è molto probabile che al centro ci saranno anche le riflessioni contenute nell'intervento programmatico di Paolo Becchi, ordinario di filosofia del diritto presso l'Università degli Studi di Genova, già noto per essere stato dal 2013 al 2016 accostato al MoVimento 5 Stelle, mentre negli ultimi tempi si è occupato soprattutto di sovranismo. Al di là dell'incipit, che ha quasi la forma della captatio benevolentiae ("Questo è il mio primo a un congresso di partito, spero non sia l'ultimo!"), Becchi è stato incaricato da Matteo Salvini di dimostrare la mancanza di fondamento delle tesi in base alle quali "chi parla oggi di nazione passa per uno xenofobo, chi parla di stato lo fa solo per infangare il buon nome dell'Unione Europea, chi parla di sovranismo è un fascista; nazioni e stati sovrani non hanno più ragione di esistere in Europa, chi rivendica una maggiore autonomia nazionale è un pericolo per la democrazia".
La persistenza in Europa di lingue diverse, di "popoli che rivendicano il senso della loro appartenenza e che anzi la sentono maggiormente a causa dei flussi migratori incontrollati", di nazioni (come la Catalogna o la Scozia) che rivendicano l'indipendenza o - pensando a Brexit - di Stati che vogliono sottrarsi ai meccanismi dell'UE per Becchi non ha nulla di nazionalista, fascista o nazista: "l'Europa dopo la caduta del muro di Berlino e la fine dello stalinismo si è trasformata in un impero neoliberale a guida franco-tedesca formato da Stati molto eterogenei tra loro che, entrando a farne parte, erano obbligati ad astenersi dall'intervento dello Stato nelle proprie economie; la moneta unica era parte integrante di questo progetto". La risposta a questo pensiero tuttora dominante sarebbe proprio "il nuovo sovranismo" di cui parla Becchi, un ordine politico che non può prescindere dagli stati nazionali, naturale reazione nei confronti di "un'Europa che ha perso lo spirito delle sue origini" e a cui i popoli non vogliono più sottostare: si tratterebbe di applicare il modello della "differenza tra le identità", non quello della "identità delle differenze", per cui ogni territorio è popolato da esemplari di "un cittadino globale identico".
Insiste Becchi sul concetto di sovranismo, pur se ritenuto da più parti "malfamato", lasciando da parte l'idea simile, ma non sovrapponibile, di sovranità. Se il concetto di stato sovrano, che sul proprio territorio ha il monopolio della forza legittima, si è costituito tra l'XI e il XV secolo, per poi essere teorizzato da pensatori come Jean Bodin e Thomas Hobbes, si era di fronte a "un'idea assolutistica di sovranità", oltre che - alla Bossi - centralistica. In alternativa, Becchi ha proposto un'altra concezione, sulla scorta del pensiero di Johannes Althusius: per lui "lo Stato non nasce da un contratto da individui singolarmente considerati", ma dall'unione di "entità territoriali più piccole che si federano tra loro, conservando gran parte della loro autonomia"; una "sovranità debole", insomma, che nulla ha a che vedere con i nazionalismi del '900. 
Quanto all'Italia, se per Becchi in Mazzini si fusero concettualmente l'idea di nazione e quella di Stato centrale sovrano, il federalismo di Carlo Cattaneo rimase ai margini; il suo disegno, tuttavia, non disconosceva i valori della nazione, ma li interpretava diversamente. Per Cattaneo "popoli diversi, vale a dire le diverse popolazioni che componevano l'Italia, potevano decidere di unirsi e dar luogo ad una federazione nazionale: da questa sarebbe scaturito lo Stato", senza arrivare alla sovranità nazionale "eliminando le piccole patrie". 
Sovranismo e federalismo, dunque, per il filosofo del diritto sarebbero strettamente connessi: falliti i modelli centralistici e assolutistici di sovranità, occorre ripensare a quel concetto e allo stesso principio di sussidiarietà, per cui "sono sempre gli enti locali ad essere titolari, almeno in linea di principio, dei poteri e che saranno essi a delegare allo Stato l'esercizio di alcune funzioni fondamentali", senza che ci siano concessioni del livello superiore a quelli inferiori. Tutto ciò senza disconoscere "un'eredità preziosa" del pensiero liberale: il riconoscimento della libertà individuale, "indispensabile per una società decente". 
Quanto al rapporto tra Italia e Unione Europea, secondo Becchi "oggi in Italia abbiamo ceduto la nostra sovranità senza aver neppure discusso le condizioni di una tale cessione": ciò sarebbe frutto prima dell'intervento della Corte costituzionale (con la "sentenza Granital" del 1984), in base alla quale, attraverso una lettura estensiva dell'art. 11 della Costituzione (nella parte in cui consente le limitazioni della sovranità nazionale "necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni"), "la sovranità dallo Stato italiano si sarebbe autolimitata nel senso di lasciare che in determinate mattine la competenza ad emanare norme spetti soltanto all'Unione e noi dobbiamo sottometterci a quello che l'Unione decide"; successivamente si è fatto perno sulla modifica dell'art. 117, comma 1 della Carta, per cui le leggi statali e regionali devono rispettare pure i "vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali". Una situazione che per Becchi deve finire: "recuperare la nostra sovranità significa anzitutto rimuovere il vincolo esterno dalla costituzione". 
Il sovranismo, dunque, lungi dall'essere una parolaccia, dovrebbe essere il concetto chiave del programma della Lega per il futuro, purché non si fondi solo sull'identità: "i popoli -sottolinea Becchi - hanno bisogni che devono essere soddisfatti". Per lui occorre anche "un sovranismo sociale", che recuperi le "migliori tradizioni del riformismo sociale, ponendo al centro dell'attenzione politica il lavoro e le sue trasformazioni": si tratta di un tema storico della sinistra eppure, per il filosofo del diritto, da questa del tutto abbandonato a favore della questione morale, anticamera del giustizialismo ("e quando lo ha fatto la sinistra è morta"). 
Così considerato, il sovranismo potrebbe porsi come via alternativa al liberismo e allo statalismo nei tempi d'oggi. Una via che, secondo Becchi, tiene pienamente conto della storia leghista: "Ho cercato di rivitalizzare le tradizioni della Lega in un discorso nuovo, ciò che in fondo viene meno oggi è soltanto il secessionismo: l'idea federale cui mi sono richiamato serve a unire, nel passato invece, almeno per un certo periodo, serviva a dividere". Un discorso, insomma, "oltre Miglio, perché oggi non c'è più una questione settentrionale e neanche meridionale, ma c'è una questione nazionale".
Una questione nazionale che per Matteo Salvini richiede il massimo dell'impegno, mettendo da parte "approssimazione, personalismi, litigi, pigrizia" che ha lamentato di aver incontrato qua e là nel suo continuo viaggio per l'Italia: "non abbiamo diritto di dare nulla per scontato. Il primo requisito per vincere la guerra è capire che si è in guerra: qualcuno non lo ha capito ed è chiuso nel suo orticello, guardando in cagnesco quelli di fianco"; nella stessa ottica rientra la stoccata rivolta agli assenti, per cui "se qualche parlamentare ha preferito andare in vacanza piuttosto che al congresso del partito che lo ha portato in Parlamento, secondo me non ha capito niente". Per il resto, l'arrivo con il presepe, le dichiarazioni sulla Lega come "ultima ancora di salvezza per il popolo cristiano occidentale", sulla necessità di aprire il partito "con testa e intelligenza ma aprire, perché non possiamo lavorare col 30% dei voti e ragionare come se ne avessimo ancora il 3%", la proposta di autodenuncia di massa se il "caso Gregoretti" andrà avanti e i continui riferimenti alla sfida del 26 gennaio in Emilia-Romagna e in Calabria sono elementi soprattutto di cronaca; l'evento di oggi era motivato dalle regole del gioco da cambiare e quelle, assieme alle riflessioni sulle idee (che secondo Salvini non avrebbero trovato spazio sui "giornaloni"), meritavano di essere messe al centro ora. Così come saranno meglio approfondite a tempo debito, anche qui.