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giovedì 11 agosto 2022

Noi moderati, per il centrodestra una matrioska di terzo grado (a rischio)

Quando, dopo la presentazione venerdì scorso dei simboli delle due liste moderate e centriste di centrodestra - la prima che all'esente Noi con l'Italia associava Italia al Centro, la seconda che all'esonerata Coraggio Italia associava l'Udc - era circolata con sempre maggiore insistenza la notizia in base alla quale quelle due formazioni elettorali si sarebbero dovute unire in un unico cartello, fino alla conferma avuta due giorni fa, non pochi #drogatidipolitica avevano reagito con poca sorpresa e un po' di timore. La scarsa sorpresa era data da considerazioni pratico-matematiche, sulla base delle norme elettorali in vigore: quasi certamente quelle liste, rese possibili dalle esenzioni dalla raccolta firme introdotte poche settimane fa, non avrebbero raggiunto il 3% a livello nazionale (dunque non avrebbero ottenuto alcun seggio), ma evidentemente c'è chi deve aver tastato il rischio che almeno una delle due potesse non arrivare nemmeno all'1% (dunque i suoi voti non sarebbero stati nemmeno conteggiati a favore della coalizione), per cui dev'essere partita la riflessione - spontanea o "ordinata" - volta a unire ulteriormente le forze, dopo la prima doppia fusione della settimana scorsa.
C'era però, come si diceva, anche un certo timore, legato essenzialmente a un fatto grafico-estetico. Venerdì scorso si erano già commentati certamente non con favore i due contrassegni compositi, soprattutto per alcune delle soluzioni utilizzate per accostare i fregi partitici: se in entrambi i casi il risultato ottenuto appariva poco soddisfacente, veniva naturale domandarsi cosa sarebbe potuto accadere nel tentativo di far convivere in uno stesso contrassegno addirittura quattro forze politiche legate sì alla stessa area, ma distinte tra loro, anche solo per le vicende legate al loro sorgere, oltre che per questioni politiche. Sarebbe stato possibile, come hanno fatto altre forze politiche, indicare in modo esplicito solo una delle liste esenti (o, volendo, anche entrambe), per poi trovare il modo di ricomprendere le altre sotto qualche dicitura: soluzione ragionevole, ma non facile o addirittura impossibile immaginando di avere di fronte soggetti politici che tengono alla loro autonomia o identificabilità. 
Quando oggi è stato effettivamente presentato il contrassegno di lista, i peggiori timori si sono puntualmente avverati. Alla lista è stato dato il nome di Noi moderati (e se ne parlerà dopo), nome che riprende volutamente - e anche graficamente - il "Noi" di Noi con l'Italia, con l'aggiunta subito sotto della parola "moderati", in un carattere graziato e corsivo; entrambi gli elementi risultano leggermente inclinati (un po' come le parole nel tricolore di Forza Italia, ma meno di così), disposti su uno sfondo blu scuro, con una circonferenza bianca all'interno. Quasi la stessa inclinazione hanno i due emblemi delle liste che hanno ritenuto di unire le loro forze, praticamente identici a quelli varati venerdì scorso, se non per un piccolo - ma significativo - particolare. In particolare, se la miniatura del simbolo di Coraggio Italia - Udc è identica alla grafica divulgata pochi giorni fa, nel cerchio medio dedicato a Noi con l'Italia e Italia al centro il cerchietto di quest'ultima forza politica ci si rende conto che Italia al Centro ha rinunciato all'arancione nella parte inferiore del suo simboletto. In pratica, questo ha avuto due conseguenze: in questo modo, il simbolo di Italia al Centro finisce per somigliare molto a quello di Noi con l'Italia per come viene proposto questa volta (con il riferimento a Maurizio Lupi); in più, sulla parte di fondo che ora è bianca è pressoché impossibile distinguere il profilo dell'Italia inserita nell'emblema.
Al di là di questa scelta grafica, forse spiegabile con l'intento di far somigliare i simboli di Noi con l'Italia e Italia al centro (entrambi in stile Pdl) oppure di ricalibrare i colori e far pesare un po' meno l'arancione (ma sul risultato è lecito avere dubbi), il punto davvero dolente è un altro. Nel cerchio grande del simbolo tondo - che già contiene la circonferenza bianca concentrica - sono contenuti due cerchi medi, che a loro volta contengono o altri due cerchi piccoli di diversa dimensione o un cerchio piccolo e un fregio sciolto; di più, i cerchi medi finiscono per sovrapporsi leggermente, mettendo in secondo piano la coppia Coraggio Italia - Udc, e in ogni caso coprono parte della circonferenza bianca interna. Si è così di fronte a un simbolo-matrioska di terzo grado, oggettivamente inguardabile perché troppo pieno e difficile da leggere nelle dimensioni destinate alle schede (3 centimetri di diametro), come pure da descrivere sul modulo di presentazione della lista; non a caso si sono scatenate varie ironie in rete, che hanno accostato l'emblema alle figure usate per l'esame ortottico. Non è dato sapere se qualcuno abbia proposto a una o due delle quattro forze politiche di rinunciare alla propria visibilità o se si fossero fatte prove in tal senso; di certo questo risultato non soddisfa e non può soddisfare (e non si sa se solidarizzare con chi ha curato la grafica dovendo sopportare le richieste delle forze politiche o criticare questa persona per il risultato finale).
Da ultimo, lo stesso nome scelto sembra foriero di potenziali problemi. Anche se "moderati" è scritto con l'iniziale minuscola, l'uso di quella parola non è affatto piaciuto a Giacomo Portas, leader dei Moderati. Raggiunto da Isimbolidelladiscordia.it, l'ex parlamentare Portas ricorda che i Moderati hanno partecipato a elezioni nazionali nella coalizione di centrosinistra, hanno depositato più volte il loro contrassegno e da poco si sono nuovamente iscritti al Registro dei partiti politici: ritengono dunque che quest'uso della parola "moderati" sia lesivo delle loro prerogative di partiti registrati e già presenti in Parlamento. Per questo motivo, è assai probabile che il partito invii una comunicazione al Viminale per chiedere che sia tutelato il proprio diritto al nome - già riconosciuto in tribunale in altri casi - e il diritto di elettrici ed elettori a non farsi confondere; qualora il simbolo fosse comunque ammesso, è altrettanto probabile che i Moderati si oppongano rivolgendosi all'Ufficio elettorale centrale nazionale presso la Corte di cassazione. Uno scontro imprevisto, dunque, potrebbe palesarsi nei prossimi giorni.

venerdì 5 agosto 2022

Coraggio Italia e Udc, il centrodestra si completa

È bastata qualche ora, dopo la presentazione della lista unitaria tra Noi con l'Italia e Italia al Centro, per risolvere il "dilemma Udc", per cui ci si domandava se il partito avrebbe presentato una propria lista o si sarebbe aggregato a Forza Italia (con o senza simbolo visibile). La risposta è arrivata e ha di fatto proposto una terza soluzione: l'Unione di centro concorre - anche visivamente - alla formazione di un'altra lista, in cui l'azionista di maggioranza sembra essere Coraggio Italia, la formazione fondata e guidata dal sindaco di Venezia Luigi Brugnaro. La nuova lista presentata oggi sembra completare il quadro della coalizione di centrodestra a livello nazionale, che dunque sulle schede dovrebbe avere cinque liste (Fratelli d'Italia, Lega per Salvini premier, Forza Italia, Noi con l'Italia - Italia al Centro e quella di cui si parla in questo articolo), cui aggiungere eventuali formazioni che dovessero essere presenti solo in certi collegi.
Il contrassegno presentato è chiaramente modellato su quello di Coraggio Italia, nel quale però è ridotta al minimo - praticamente a un bordo - la corona tinta in alto del tricolore e in basso di blu; la riduzione è dovuta al notevole ampliamento del cerchio centrale fucsia, che già aveva caratterizzato le campagne di Brugnaro. Anche il nome del partito risulta leggermente ridotto: deve infatti fare spazio, sotto, alla riduzione del simbolo dell'Udc, sostanzialmente il particolare delle vele di Democrazia europea e (sopra) del Centro cristiano democratico sormontate dallo scudo crociato, con il nome del partito scritto sotto ad arco (anche se su un tracciato un po' più ristretto rispetto al cerchio destinato all'Udc. Cerchio che risulta in parte coperto da una fascetta-cartiglio di colore bianco con il cognome del sindaco di Venezia, collocata subito sotto al nome del suo partito (che, anzi, risulta a sua volta coperto in alcune lettere).
Certamente si tratta di un contrassegno piuttosto pieno, per i vari elementi che si sono voluti fare rientrare in un simbolo che se non altro era proporzionato negli spazi. Altrettanto certamente non si voleva sacrificare troppo l'Udc (il cerchio in fondo ha un diametro maggiore della metà del cerchio grande), per cui si è cercato di far risaltare la parte centrale del suo simbolo, senza riprodurre l'intero emblema consueto (con il segmento rosso superiore); questo però non produce un effetto grafico gradevole, dando l'impressione di una certa precarietà di quella parte del contrassegno. Un po' più meditato appare l'inserimento del cognome di Brugnaro (a questo punto si può dire che tutti e cinque gli emblemi delle liste di centrodestra conterranno il nome di almeno un leader), inserito in quella fascetta che, come un elastico o un braccialetto, sembra continuare dietro il cerchio fucsia, dando l'impressione della terza dimensione (e ricordando un po', come si diceva, un cartiglio); è verosimile che il sindaco di Venezia abbia chiesto di inserire il suo cognome, prima assente, così per accontentarlo si è trovata quella soluzione grafica per ricavare un po' di spazio, a costo di fare sembrare il cerchio davvero molto, anche troppo pieno.
La lista Coraggio Italia - Udc non dovrà raccogliere le firme, grazie al gruppo che Coraggio Italia aveva alla Camera al 31 dicembre 2021 (anche se nel frattempo si è dissolto), nonché grazie al gruppo che tuttora il partito di Cesa ha al Senato insieme a Forza Italia: potrà dunque partecipare con proprie liste su tutto il territorio nazionale (e, se volesse, nella circoscrizione Estero). Dovrà però impegnarsi per raggiungere il 3% se vorrà assicurarsi un certo numero di eletti (in questi giorni la partita dei collegi uninominali appare molto delicata anche nel centrodestra), cercando di comunicarsi al corpo elettorale come "coalizione 'coraggiosa liberal democratica'", come l'ha chiamata Michaela Biancofiore, riferendosi a "un progetto politico che recupera la tradizione autentica democratico cristiana e liberale" e che però ha bisogno di consenso per "pesare". Ci riusciranno i due partiti con il contrassegno composito che è stato concepito?

sabato 5 febbraio 2022

L'Italia c'è, un nuovo progetto politico (estraneo a Italia al Centro)

In politica qualcosa si muove nell'area moderata: lo si vede in questi giorni, ma non per forza attraverso i grandi media e, soprattutto, non necessariamente a livello parlamentare. In questa situazione, l'errore più grave che si può fare è mescolare tutto, cercando di ricondurre i movimenti all'interno di un'area alla stessa matrice e alle stesse persone. L'occasione per ricordarlo è arrivata questa mattina: sul quotidiano online Affari Italiani è apparsa una notizia con il titolo "
Nasce la formazione politica L'Italia C'è". Non si parla di partito e ufficialmente non c'è un simbolo vero e proprio, ma si può trovare una grafica allegata al testo che potrebbe essere la base di un emblema politico, almeno di quelli che negli ultimi anni si è stati abituati a vedere: il nome stesso in blu, con "c'è" in evidenza e l'apostrofo e l'accento che richiamano il tricolore, mentre accanto gli stessi colori tingono lo slogan "Libera e verde".
Al testo è accompagnato un testo, firmato da Antonio Santoro, Anna Lisa Renoldi, Emanuele Pinelli, Riccardo Lo Monaco e Cristina Bagnoli. Lo si riporta per intero:
La conferma del Presidente Mattarella alla guida della nostra Repubblica è stata la migliore notizia possibile, ma ha anche messo a nudo lo stato di crisi degli attuali partiti italiani. Ragionano con gli occhi al calendario elettorale invece che alle speranze e alle priorità dei cittadini, dei giovani, degli esclusi, dei non garantiti. Viviamo un’epoca di profondi cambiamenti, che la pandemia ha accelerato e reso profondi. Oggi più che mai occorre una politica che sappia farsi promotrice e interprete di questo cambiamento e combatta chi invece vorrebbe ridurre l’attuale stagione di ricostruzione nazionale del governo Draghi a una parentesi tra un prima e un dopo uguali tra loro.
Non è nelle alchimie parlamentari che nascono le nuove iniziative politiche, ma è nelle idee e nelle energie, nell’impegno e nella partecipazione di tanti uomini e tante donne che hanno a cuore il luogo dove vivono e lavorano. Gli anni duri della pandemia hanno dimostrato che c’è un’Italia capace di affrontare le difficoltà con dignità e coraggio. Un’Italia migliore dei suoi stereotipi, che sa rialzarsi, scommettere sul futuro e competere a livello mondiale. A questa Italia bisogna offrire l’opportunità di guardare alla politica come a qualcosa di serio e concreto, per cui impegnarsi.
Lanciamo un movimento che non parte dai palazzi istituzionali, che conosca la dimensione del contatto con le persone, con le associazioni, le aree interne, le periferie, i luoghi di studio e di lavoro. Intendiamo aggregare e unire quanti oggi si sentono privi di una casa politica ma sono forti delle proprie idee riformatrici, liberali e ambientaliste. Terremo la porta aperta, anzi spalancata, a tutti, senza alcun preconcetto. Noi pensiamo che tra quanti intendono davvero riformare il Paese non debbano più sussistere veti e inutili protagonismi, ma debba prevalere la responsabilità di unire. L’Italia c’è, ed è migliore di quanto sembri. L’Italia c’è, e ha bisogno di essere più libera e verde, più forte e accogliente, più dinamica ed europea. Per questo, nel dare oggi vita a una nuova iniziativa politica, non abbiamo trovato nome migliore di questo. Semplice e immediato: L'Italia c'è. Libera e verde.
Dalla lettura del comunicato risulta chiaro soprattutto un punto: quest'iniziativa politica, probabilmente ancora allo stato di progetto, si distingue nettamente dall'operazione denominata "Italia al Centro" che sarebbe alle porte in Parlamento e di cui si è iniziato a parlare in questi giorni. I media hanno fatto sapere, in particolare, che è allo studio e sarebbe imminente l'unità di intenti dei parlamentari che fanno riferimento a Italia viva e a Coraggio Italia (soprattutto alla parte del partito più vicina a Giovanni Toti, meno a quella originaria che fa capo a Luigi Brugnaro). Al Senato, nello specifico, si parla della nascita, la settimana prossima, di un unico gruppo chiamato appunto "Italia al Centro", nel quale sarebbe pronta a confluire, oltre a Iv, l'intera componente del gruppo misto oggi denominata "IDeA - Cambiamo! - Europeisti - Noi Di Centro (Noi Campani)" (della quale fanno dunque parte anche, tra gli altri, Gaetano Quagliariello, Raffaele Fantetti, Sandra Lonardo e Paolo Romani): il gruppo però, per esistere - in base alle norme regolamentari modificate alla fine del 2017 - dovrebbe contenere anche il nome del Psi (o comunque di un altro partito che abbia partecipato alle ultime elezioni col proprio simbolo, anche all'interno di una lista composita, e che abbia ottenuto un eletto a Palazzo Madama, disposto a partecipare a quel gruppo).
Di quel gruppo-progetto è circolato un nome, al momento senza un simbolo (non è dato sapere se esista o se esisterà), ma si comprende che è un'operazione innanzitutto parlamentare: non a caso, si sono rapidamente registrati i distinguo di Antonio Tajani per Forza Italia (anche perché il partito di Silvio Berlusconi non intende rinunciare al ruolo di "partito di centro" essenziale e irrinunciabile nel centrodestra) e di Carlo Calenda. Lo stesso Luigi Brugnaro sembrerebbe più interessato a costruire qualcosa con Noi con l'Italia (legata a Maurizio Lupi) e con l'Udc, in ogni caso nell'area di centrodestra.
In questo contesto, dunque, non si può considerare nell'area coinvolgibile da Italia al Centro il progetto che ha scelto di identificarsi nel nome L'Italia c'è. L'area è certamente quella moderata: tra i firmatari si ritrovano per esempio Emanuele Pinelli e Riccardo Lo Monaco, dell'associazione Italia Europea. Approfondendo poi il nome scelto, si scopre che quel nome è stato depositato come marchio, pur se con una grafica diversa, tra la fine del 2021 e l'inizio del 2022, per le classi 38 (telecomunicazioni), 41 (
educazione; formazione; divertimento; attività sportive e culturali) e 45 (servizi giuridici; servizi di sicurezza per la protezione di beni e di individui; servizi personali e sociali resi da terzi destinati a soddisfare necessità individuali). A presentare la domanda sono stati Piercamillo Falasca (di Italia Europea) e Gianfranco Librandi (deputato di Italia viva). Dimostrazione, una volta di più, che il fronte moderato e etichettabile in modo sbrigativo come "centrista" non va nella stessa direzione e ha orizzonti diversi, anche grafici.

sabato 22 gennaio 2022

Coraggio Sant'Onofrio, tra simboli, ricorsi, elezioni salvate e riflessioni

Dare uno sguardo alle decisioni dei giudici amministrativi in materia elettorale è interessante per gli studiosi di diritto e pratica elettorale non solo quando precedono il voto, ma anche ex post: in questo modo, infatti, si contribuisce a chiarire ulteriormente il quadro anche in materia di presentazione delle candidature, fase che - almeno alle elezioni amministrative - include anche la scelta e l'indicazione dei simboli. Spesso le "grandi piazze elettorali" offrono casi interessanti, ma spunti utili emergono anche da realtà decisamente più piccole. L'ultimo, giusto in ordine di tempo, è spuntato pochi giorni fa, dopo che il Tar di Catanzaro ha emesso una sentenza generata da un ricorso relativo alle ultime elezioni comunali a Sant'Onofrio, località di circa tremila abitanti in provincia di Vibo Valentia. 
Sulla scheda distribuita a elettrici ed elettori il 3 e il 4 ottobre dello scorso anno, le candidature alla guida del comune erano due: quella del sindaco uscente Onofrio Maragò, sostenuto dalla lista Tre Spighe (la stessa presentata nel 2016), e quella di Antonino Pezzo, appoggiato dalla lista Coraggio Sant'Onofrio. Proprio quest'ultima formazione è risultata vincitrice, prevalendo sull'altra con 920 voti su 802 (con 87 schede non valide). All'indomani della conclusione dello spoglio, si è registrata una dichiarazione di Francesco Bevilacqua, già parlamentare di An e Pdl (e poi di Fratelli d'Italia), dall'inizio del 2021 aderente a Cambiamo! e, dopo l'avvicinamento di Toti e Brugnaro, ora legato a Coraggio Italia: sui media ha espresso la sua soddisfazione per i risultati delle liste Coraggio Filadelfia e, appunto, Coraggio Sant'Onofrio ("I sindaci eletti, rispettivamente Anna Bartucca e Antonino Pezzo, sapranno certamente fornire risposte adeguate alle esigenze delle comunità di Filadelfia e di Sant'Onofrio e di proiettarle in una ulteriore dimensione di modernità e sviluppo"), aggiungendo che "nel Vibonese e dal Vibonese Coraggio Italia ha lanciato un messaggio di impegno forte che predilige le soluzioni delle criticità, purtroppo, ancora emergenti in Calabria".
Eppure, proprio quel collegamento ha rischiato di mettere in dubbio la validità delle elezioni. Maragò, infatti, quale aspirante sindaco sconfitto (ma eletto come consigliere comunale di minoranza) aveva impugnato gli atti di ammissione della lista Coraggio Sant'Onofrio e messo in dubbio, di conseguenza, la validità del risultato elettorale. Il problema era proprio il simbolo utilizzato: per Maragò la lista era stata presentata in nome e per conto del partito Coraggio Italia, dovendosi considerare "espressione, 
anche per facta concludentia, di tale partito", ma mancava la "dichiarazione sottoscritta e autenticata dal presidente o dal segretario del partito o del gruppo politico" o dal rispettivo presidente o segretario provinciale per attestare che tale lista era presentata, appunto, in nome e per conto del partito. In più, sempre secondo Maragò, anche a non voler considerare la lista come presentata in nome e per conto di Coraggio Italia (cosa che non avrebbe resto necessaria la citata dichiarazione), si sarebbe allora dovuto ritenere illegittimo il contrassegno, perché avrebbe indebitamente riprodotto "elementi caratterizzanti ed individualizzanti" l'emblema di Coraggio Italia, risultando confondibile con questo e rendendo, dunque, inammissibile la lista in quella forma (per aver indotto in errore il corpo elettorale). Altri vizi, infine, avrebbero riguardato alcune autenticazioni delle firme dei sottoscrittori di lista o delle accettazioni di candidatura (nonché lo squilibrio di genere nella composizione della lista, benché non sanzionato dalla legge per i comuni sotto i 5000 abitanti: il ricorrente chiedeva infatti che fosse sollevata una questione di costituzionalità in proposito, richiamandosi alla questione tuttora pendente davanti alla Corte costituzionale).
La prima sezione del Tar Catanzaro, nella sentenza n. 51/2022 (del 19 gennaio, pubblicata il giorno dopo), ha ritenuto di doversi occupare delle lamentele del ricorrente (negando in particolare che questi, non avendo impugnato a suo tempo l'ammissione della lista poi risultata vincente, avesse perso il diritto di contestare la partecipazione di quella lista e, con questa, il risultato - quell'ammissione, in fondo, non poteva considerarsi direttamente lesiva del diritto del ricorrente a partecipare alle elezioni), ma le ha respinte. I due motivi di ricorso relativi alla lista presentata "in nome e per conto" di Coraggio Italia e al contrassegno della lista stessa, in particolare, sono stati ritenuti infondati: la decisione su questi punti merita uno sguardo più attento.
I giudici hanno richiamato le disposizioni relative alle elezioni amministrative nei comuni inferiori che censurano l'uso di "contrassegni di lista che siano identici o che si possano facilmente confondere con quelli presentati in precedenza o con quelli notoriamente usati da altri partiti o raggruppamenti politici, ovvero riproducenti simboli o elementi caratterizzanti di simboli che, per essere usati tradizionalmente da partiti presenti in Parlamento, possono trarre in errore l'elettore" (d.P.R. n. 570/1960, art. 30) e che richiedono, per la presentazione di una lista con il nome e il simbolo di un partito che abbia eletto rappresentanti in una Camera o conti su almeno un gruppo parlamentare, la menzionata "dichiarazione sottoscritta dal presidente o dal segretario del partito o gruppo politico o dai presidenti o segretari regionali o provinciali di essi, che tali risultino per attestazione dei rispettivi presidenti o segretari nazionali ovvero da rappresentanti all'uopo da loro incaricati con mandato autenticato da notaio, attestante che le liste o le candidature sono presentate in nome e per conto del partito o gruppo politico stesso" (d.P.R. n. 132/1993, art. 2). Il collegio ha poi citato una sentenza del 2004 del Tar Genova in base alla quale, tenendo insieme le due regole, per presentare una lista alle elezioni amministrative legata a un partito presente in Parlamento con il simbolo di quest'ultimo occorre anche "apposita attestazione che le liste stesse vengono presentate in nome e per conto del partito o gruppo"; se questa manca, "è necessario utilizzare un simbolo [...] che non sia identico o facilmente confondibile con quelli presentati in precedenza o con quelli notoriamente usati da altri partiti o raggruppamenti politici, ovvero riproducente simboli o elementi caratterizzanti di simboli [...] usati tradizionalmente da partiti presenti in Parlamento".
Dopo aver esaminato la documentazione presentata, tuttavia, per i giudici non risultava "che la lista Coraggio Sant'Onofrio [avesse] utilizzato il simbolo del partito politico Coraggio Italia né [...] il nome del suddetto partito politico": basta questo, secondo loro, perché la norma che esige la dichiarazione di presentazione della lista "in nome e per conto" non debba applicarsi. Il Tar ha mostrato di conoscere le dichiarazioni dei dirigenti locali alla stampa che rivendicavano il collegamento tra partito e liste (anche perché certamente sono state inserite nel ricorso), ma ha precisato in motivazione che quelle dichiarazioni e altre informazioni affini risultano "priv[e] di pregnanza" e comunque "non possono surrogare la mancata utilizzazione di simbolo e nome del suddetto partito politico". Per i giudici che si sono espressi in questo caso, la norma aggiunta nel 1993 serve a "evitare che una lista possa 'collegarsi' ad un partito o gruppo politico presente in Parlamento nazionale o al Parlamento europeo, utilizzandone il simbolo, qualora non abbia avuto l'avallo del segretario politico di quest'ultimo": su questa base, "gli elementi indiziari offerti da parte ricorrente", più che far emergere una mancanza di chi ha presentato la lista (da sanzionare con l'esclusione), confermerebbe l'esistenza dell'avallo che la legge richiede, dunque non potrebbero avere conseguenze negative per la lista.
Posto che la dichiarazione di presentazione della lista Coraggio Sant'Onofrio in nome e per conto di Coraggio Italia non c'era (e, secondo i giudici, di fatto non era essenziale), poteva forse porsi qualche problema di confondibilità per il contrassegno usato? No, almeno per il Tar. Da una parte, secondo il collegio, nel giudizio di confondibilità si doveva tenere conto "del più elevato livello di maturità e di conoscenze acquisite dall'elettorato rispetto alla situazione apprezzata dal legislatore del 1960", nel senso che occorre riferirsi "alla normale diligenza dell'elettore medio di oggi, notoriamente munito di un bagaglio di conoscenze e di una capacità di discernimento ben superiori a quelli d'un tempo": non ci sarebbe pericolo di confondere due simboli qualora esistessero "elementi di differenziazione presenti prevalenti sugli elementi accomunanti i due contrassegni" (così la sentenza n. 1439/2020 del Tar Catanzaro, sez. I). Dall'altro lato, non coincidevano né i nomi dei due soggetti politici ("Coraggio Italia" e "Coraggio Sant'Onofrio", di cui si è notata la differenza anche delle "relative dimension[i] tipografiche"), né la struttura del simbolo: poiché "il cerchio esterno del simbolo Coraggio Sant'Onofrio presenta un unico colore blu" mentre quello di Coraggio Italia "reca per l’intera metà superiore il tricolore italiano" (dunque sarebbe stato, "all'evidenza, ben più elaborato e composto di quattro colori nettamente distinti tra loro e ben distinguibili"), per i giudici gli elementi distintivi erano "ragionevolmente maggiori" di quelli comuni (e il fatto che alcuni elettori abbiano indicato le preferenze di alcuni candidati al consiglio comunale sulla scheda delle contemporanee elezioni regionali, ovviamente accanto al simbolo di Coraggio Italia, sarebbe comunque poco consistente, visto che ciò si sarebbe verificato al massino in otto casi, un numero ininfluente rispetto al totale degli elettori.
La sentenza emessa dal Tar Catanzaro presenta alcuni profili condivisibili, mentre altri meriterebbero qualche riflessione in più. Da un parte si può concordare con i giudici sulla ratio della norma che chiede di dimostrare che esiste l'avallo da parte del partito rappresentato in Parlamento in modo qualificato (Coraggio Italia non ha eletto nessuno, essendo nato a legislatura in corso, ma ha formato un proprio gruppo alla Camera), essendo importante soprattutto evitare che una lista usi un segno grafico legato a un partito senza il consenso del partito stesso. Allo stesso modo, bisogna ricordare che la legge elettorale amministrativa censura, oltre che i contrassegni identici, quelli "facilmente confondibili" e non quelli solo "confondibili": si tratta dunque di un metro meno rigido e severo rispetto a quello valido per le elezioni politiche ed europee, che lascia spazio a simboli che "occhieggiano" a quelli dei partiti di riferimento pur senza citarli espressamente. Ciò, tra l'altro, vale perché formalmente alle elezioni amministrative non sono i partiti o gruppi politici che presentano le candidature, ma i sottoscrittori delle liste: non si tratta di una differenza di poco conto e questa, a sua volta, produce degli effetti tangibili.
Detto questo, fa una certa impressione leggere che la lista Coraggio Sant'Onofrio non avrebbe utilizzato né il nome né il simbolo di Coraggio Italia, così come si dubita che il diverso rilievo tipografico dei due nomi nel contrassegno possa avere qualche peso per diminuire la confondibilità (in fondo la dimensione diversa è necessitata dalla maggiore lunghezza del nome). Sarebbe stato più corretto dire che si sono apportate modifiche al simbolo e al nome; entrambi, tuttavia, restano oggettivamente riconoscibili e ricollegabili. Probabilmente questo non sarebbe stato sufficiente a far considerare illegittima la lista (in effetti la sanzione sarebbe parsa e parrebbe eccessiva); occorre però domandarsi cosa sarebbe accaduto se l'oggetto della somiglianza non avesse riguardato semplici campiture cromatiche, ma un elemento figurativo ben preciso o comunque identificabile e ricollegabile. In passato, infatti, è capitato che in mancanza di espressa dichiarazione dei dirigenti partitici competenti non fossero ammessi contrassegni contenenti, pur in un contesto più ampio e variegato, elementi caratterizzanti simboli rappresentati in Parlamento, anche in legislature precedenti (un garofano, una fiamma, il gabbiano arcobaleno dell'Idv): questi sono stati tolti, salvo quando è stata prodotta la dichiarazione del partito dimenticata in un primo tempo, per cui quegli emblemi sono stati riammessi. Sembra di poter dire, dunque, che la progressiva trasformazione di molti simboli di partito in loghi (o simil-marchi) abbia avuto anche quest'effetto: un maggior agio per chi vuole presentare candidature legate al partito, modificando il minimo indispensabile il simbolo per evitare aggravi di documentazione. Chi scrive non è convinto che sia una buona notizia; l'importante, comunque, è saperlo... 

martedì 8 giugno 2021

Lo scudo di Coraggio Italia: niente Dc, ma un ripescaggio di Biancofiore

Non hanno aspettato un minuto le testate online, due giorni fa, a dare la notizia che Luigi Brugnaro, per la sua creatura politica Coraggio Italia, aveva depositato - stavolta personalmente, 
non più attraverso l'associazione "Un'impresa comune" - un nuovo marchio, "con un chiaro richiamo grafico allo scudo crociato, storico emblema della vecchia Dc". Aveva scritto così l'Adnkronos, in un pezzo - a firma di Vittorio Amato e Antonio Atte - in cui si dava conto del deposito in data 3 giugno, dopo quello del simbolo "tondo" già visto a maggio. 
A dire il vero, quando la notizia è uscita (appunto due giorni fa), l'unico indizio che poteva trovarsi sulla grafica era la descrizione del marchio riportata nel database dell'Ufficio italiano brevetti e marchi. Il testo, in particolare, indicava che il marchio consisteva in "una impronta raffigurante la dicitura Coraggio Italia, in caratteri di fantasia, essendo la dicitura Coraggio posta superiormente alla dicitura Italia di dimensioni maggiori, essendo il tutto racchiuso entro una impronta evocante uno scudo nella cui parte inferiore sono presenti tre fasce verticali". Un marchio, questo, depositato per ben sette classi di prodotti o servizi: 16 (carta, cartone, stampati, adesivi, materiale per l'istruzione o l'insegnamento), 24 (tessuti e loro succedanei), 35 (pubblicità), 36 (assicurazioni; affari finanziari, monetari e immobiliari), 38 (telecomunicazioni), 41 (educazione; formazione; divertimento; attività sportive e culturali) e 45 (servizi giuridici, servizi di sicurezza per la protezione di beni e di individui, servizi personali e sociali resi da terzi destinati a soddisfare necessità individuali).
Potrebbe essere così...
In più, anche in questo caso (come in quello precedente), non è stato rivendicato nessun colore, così da poterli rivendicare tutti. Da una manciata di ore, tuttavia, nel sito dell'Ufficio italiano brevetti e marchi è apparsa anche la grafica legata alla domanda di marchio: questa è stata presentata in toni di grigio ma - proprio come la prima versione tonda - si ha la tentazione di colorarla, nel modo che sembra più congeniale per il progetto messo in campo da Brugnaro (che, come si sa, alla Camera ha già il suo gruppo parlamentare, alimentato anche da coloro che facevano riferimento a Cambiamo! di Giovanni Toti e da oggi conta tra i suoi membri anche l'ex M5S Emilio Carelli). Così, nella parte delle tre fasce verticali, viene facile mettere il tricolore, mentre la parte superiore che ospita il nome potrebbe tingesti di fucsia, come già era stato per il centro del simbolo circolare di Coraggio Italia.
Ora, basterebbe già questo per escludere in modo categorico che lo scudo di cui si parla sia effettivamente un riferimento alla Democrazia cristiana (e forse è un bene, con tutti quelli che se lo contendono da quelle parti...) o anche alla Lega, visto che non somiglia affatto allo scudo di Alberto da Giussano. L'appartenente alla categoria dei #drogatidipolitica che abbia buona memoria, però, ha l'impressione di avere già visto quella grafica. E l'impressione è assolutamente corretta: nell'ottobre 2019, infatti, Pietro De Leo del Tempo aveva dato la notizia del logo di Squadra Italia, potenziale emblema politico (poco elettorale, bisogna dirlo) per il centrodestra dopo la fine del primo governo Conte, commissionato nel 2016 prima da Michaela Biancofiore soprattutto per usi legati all'abbigliamento e depositato come marchio dal creative editor Marco Scorza. Avendolo davanti, si capisce che il nuovo emblema di Coraggio Italia sembra la sua copia carbone: stessa forma, stesso tricolore, stesso carattere usato per il nome. Il fatto che Biancofiore faccia parte del gruppo parlamentare di Coraggio Italia a Montecitorio spiega probabilmente perché questa grafica sia tornata fuori (ed è probabile che i colori da adottare siano quelli originali, non quelli ipotizzati qui per gioco). In molti, però, non se ne ricordano, forse perché allora non l'avevano nemmeno visto (o l'avevano dimenticato in fretta...). Difficile, in ogni caso, che quell'emblema finisca sulle schede: ha più probabilità la versione rotonda, ma c'è ancora tempo per ritoccarla...

giovedì 13 maggio 2021

Coraggio Italia, il progetto di Brugnaro: tre marchi e un nome non nuovo

Una manciata di ore fa la notizia si è diffusa: Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia, è pronto a "scendere in campo", a impegnarsi in politica per qualcosa di più ampio rispetto alla città lagunare e con un progetto - un partito? Una semplice associazione? Qualcosa di diverso - denominato Coraggio Italia. Magari insieme a Giovanni Toti, incontrato proprio mercoledì a Roma. A dare la notizia è stata, come spesso accade in questo ambito, l'agenzia Adnkronos, che ha ricondotto a Brugnaro tre domande di marchio, depositate quasi un mese fa - il 15 aprile - a nome dell'Associazione Un'impresa comune.
I primi commentatori hanno già proposto - inevitabili? - collegamenti con il percorso che tra il 1993 e il 1994 aveva riguardato Silvio Berlusconi: la comune matrice imprenditoriale di successo, l'interesse per il centrodestra, la scelta di depositare con un certo anticipo la base per il futuro marchio politico (e non a proprio nome: le prime versioni, ancora acerbe, del simbolo di Forza Italia erano state depositate il 24 giugno e il 13 settembre 1993 a nome di una società milanese denominata Novelty Service) e l'opzione per un nome enfatico ed esortativo. "Coraggio Italia", in fondo, non è molto diverso da "Forza Italia", al punto che la versione veneta di Roberto Benigni, di fronte a un'arzilla signora anziana dal nome Italia Ballarin - sul calco dell'Italia Ceccarini citata dall'attore toscano in Tutto Benigni '95-'96 - potrebbe essere tentato di incoraggiarla dicendole "Energia Ballarin!" invece che "Coraggio Italia!", per non rischiare di essere scambiato per un sostenitore del nuovo, possibile progetto di Brugnaro.
Che Coraggio Italia si possa ricollegare all'attuale sindaco di Venezia
(confermato da una manciata di mesi), per Adnkronos si deduce dal fatto che l'associazione Un'impresa comune, con sede a Mestre, risulta anche aver registrato - il 5 febbraio scorso - il dominio Brugnarosindaco.it (che pure esiste dal 2015, cioè dal tempo della prima candidatura alle elezioni comunali veneziane). Si tratta ovviamente di un indizio, ma piuttosto significativo. E che si stia intanto ragionando su un progetto - politico, partitico, elettorale o cos'altro - con varie declinazioni di uso lo dimostrerebbe anche il fatto che la citata associazione ha depositato tre domande di marchio per lo stesso concetto, espresso in tre maniere diverse.
La prima non è altro che la denominazione scelta, nuda e cruda: "
Una impronta - recita la descrizione - raffigurante la dicitura Coraggioitalia, in caratteri di fantasia, essendo la seconda lettera I della dicitura Coraggioitalia di dimensioni maggiori". La seconda è minimamente più elaborata, cioè "una impronta raffigurante la dicitura 'Coraggio Italia', in caratteri di fantasia, essendo la dicitura Coraggio posta superiormente alla dicitura Italia di dimensioni maggiori, essendo il tutto racchiuso entro una impronta quadrata". La terza risulta essere l'immagine più affine a un contrassegno elettorale: "il marchio - si legge sempre nella descrizione - consiste in una impronta raffigurante la dicitura 'Coraggio Italia, in caratteri di fantasia, essendo la dicitura Coraggio posta superiormente alla dicitura Italia di dimensioni maggiori, essendo il tutto racchiuso entro una impronta circolare attorno alla quale è presente una fascia circolare aperta superiormente".
La descrizione oggettivamente non è scritta in modo piano, per giunta non c'è alcuna indicazione di natura cromatica (del resto non è stato rivendicato alcun colore nelle domande); tuttavia, a ben guardare, non è difficile immaginare come il simbolo pronto per le schede elettorali potrebbe risultare in technicolor: la "fascia circolare aperta superiormente", infatti, potrebbe tranquillamente essere tinta con un tricolore nella parte alta (con il bianco a dare l'impressione dell'apertura, ove non ci fosse una circonferenza di chiusura), mentre la parte inferiore della fascia potrebbe essere colorata di blu, giusto per completare gli ingredienti cromatici di un potenziale partito catch all, che voglia rivolgersi in modo rassicurante a tutti i moderati grazie ai quattro colori nazionali. Quanto al cerchio centrale contenente il nome scelto, se la font scelta - Din - per la dicitura "Coraggio Italia" non è troppo lontana dal carattere simil-Gill utilizzato per il simbolo della "lista personale" Luigi Brugnaro sindaco, da quell'esperienza si è seriamente tentati di prendere anche il colore fucsia-magenta, scelto nel 2015 da Mauro Ferrari e Paolo Bettio per la prima campagna elettorale di Brugnaro e confermato cinque anni dopo, sempre con successo. Anche il Gazzettino, in un articolo a firma di Michele Fullin, dà per probabile il dominio del colore fucsia che ha portato fortuna nella città lagunare e si è legato a Brugnaro più che a chiunque altro.
Mentre il sindaco di Venezia - che tale comunque resterebbe - si limita a dire di aver intenzione - magari con il contributo di Toti, che conta su una piccola pattuglia parlamentare - di "dare rappresentanza politica a quel 30% di italiani di centro che oggi non ha un partito di riferimento", è sempre il Gazzettino a ricordare che però il nome non è nuovo. Perché il Movimento Coraggio Italia è stato costituito nel 2014 a Bari: aveva un suo sito (ora non accessibile) e ha tuttora una pagina Facebook (il cui aggiornamento è fermo al marzo 2020). L'idea era di costituire un movimento "
a totale servizio del cittadino": chissà come la prenderanno dopo queste notizie, aderendo al progetto nascente di Brugnaro o rivendicando il loro precedente e prolungato uso del nome...