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venerdì 17 settembre 2021

Napoli, simboli e curiosità sulla scheda

Si presenta piuttosto ricco - ma meno rispetto al passato - il quadro che si trovano davanti elettrici ed elettori di Napoli in vista delle elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre. In particolare, a contendersi la carica di sindaco - che sarà certamente lasciata da Luigi de Magistris, visto che ha guidato il comune per due mandati e non si sarebbe potuto ricandidare - saranno 7 persone, sostenute da 32 liste: un numero alto, più di quello riscontrato a Milano, ma certo non da record (nel 2016 gli aspiranti sindaci erano 10, mentre le liste erano 41; nel 2011 le liste erano 31, spalmate sempre su 10 candidature).
Va detto che il panorama elettorale, formalmente, non è ancora definitivo: si attende infatti l'esito dei ricorsi al Consiglio di Stato contro le decisioni del Tar Campania che avevano confermato l'esclusione di quattro liste a sostegno di Catello Maresca e dell'unica formazione a sostegno di Pasquale Aiese (mentre lo stesso collegio aveva riammesso la lista Alessandra Clemente sindaco). Qualora i giudici di Palazzo Spada oggi - chiamati tra l'altro a pronunciarsi su una marea di ricorsi relativi anche alle municipalità napoletane - dovessero riammettere anche una sola delle liste presentate per il consiglio comunale, il sorteggio dovrebbe essere ripetuto, per le sole liste di Maresca o - se fosse riammesso Aiese - per intero; per ora ci si limita a dare conto del quadro così come lo si conosce ora, indicando però a parte anche le liste finora escluse. 
Va aggiunto pure che, almeno fino a qualche ora fa, la delibera della giunta comunale di Napoli pubblicata sul sito del comune indicava ancora solo due liste a sostegno di Clemente, con riferimento al sorteggio originario, mentre ormai era stata riammessa la terza: per questo, finché non si avranno notizie ulteriori, la terza lista sarà inserita comunque, ma con una numerazione a parte, che sarà corretta appena si conoscerà l'ordine giusto.

GIOVANNI MOSCARELLA

1) Movimento 3V

La prima candidatura sorteggiata, tra quelle presentate per la guida del comune di Napoli, è quella di Giovanni Moscarella, biologo, esperto di scienza dell'alimentazione integrata. Sarà lui a proporsi come candidato sindaco per il Movimento 3V, dunque per "Vaccini vogliamo verità": quest'occasione elettorale, insieme alle altre di questo turno di voto, sarà utile per il movimento per portare nelle maggiori città le sue battaglie per la libertà di cura, le sue iniziative contro l'obbligo vaccinale e affini, nonché quelle pensare per i territori. Anche a Napoli il simbolo è lo stesso già visto alle suppletive e nei principali comuni, con "3V" al centro del cerchio (bordato da una spessa circonferenza rossa), insieme ai concetti chiave "Verità" e "Libertà".

CATELLO MARESCA

2) Fratelli d'Italia - Progetto per Napoli

Il sorteggio ha collocato al secondo posto sulla scheda elettorale la candidatura di Catello Maresca, magistrato - ora collocato "fuori ruolo" (in aspettativa) - che il centrodestra ha scelto di appoggiare. Sarà sostenuto da otto liste, ma ne erano state presentate dodici e quattro sono state escluse dalla commissione elettorale. L'estrazione ha indicato per prima la lista di Fratelli d'Italia, guidata da Marco Amabile: il partito è già certo di migliorare di parecchio il suo risultato del 2016 (1,28%) e per l'occasione ha ritoccato il suo simbolo. Il cerchio bicolore che contiene il nome di Giorgia Meloni e il simbolo ufficiale ha visto crescere la parte blu; quel cerchio, poi, è inserito in un altro tondo bianco, che nella parte inferiore riporta la dicitura "Progetto per Napoli", unica "concessione" alla proposta civica di Maresca, inizialmente ostile ai simboli di partito. 
 

3) Forza Italia - Progetto Maresca per Napoli

Se Fratelli d'Italia ha insistito per mantenersi visibile, lo ha fatto pure Forza Italia (le cui liste hanno sempre avuto consensi rilevanti). La questione del simbolo, però, avrebbe creato problemi alla lista (guidata da Pasquale Filardi Perrone). Sulle schede ci sarà l'emblema delle politiche del 2018, inserito in una corona azzurra con la dicitura "Progetto Maresca per Napoli". Leggendo sul sito Anteprima24.it, tuttavia, due articoli di Giovanni Santaniello spiegano che la necessità di evidenziare "l'origine civica" della candidatura di Maresca sostenuta da Fi ha portato a valutare (e scartare) una ventina di varianti simboliche (testo azzurro su corona bianca o viceversa, "Progetto per Napoli" o "Maresca per Napoli", tricolore o pallino bianco come separatore nella corona oppure nulla; sono poi arrivati altri simboli con la bandierina al centro, stavolta senza corona, ma con un segmento circolare - in cui inserire il testo - con bordo superiore "a onda" o perfino col profilo del Vesuvio). Alla fine, come detto, si è recuperato il simbolo del 2018 (che aveva pure il nome di Berlusconi in bella vista) insieme all'idea della corona con il testo, che "gira intorno" all'emblema del partito e al suo leader.
 

4) Napoli Capitale

Terza formazione della compagine che appoggia Maresca risulta essere quella di Napoli capitale: si tratta della stessa lista promossa nel 2016 da Enzo Rivellini e che - dopo essere stata alleggerita della "N" del Napoli calcio - aveva scelto di sostenere Gianni Lettieri. Quest'anno il simbolo della lista - guidata da Bianca Maria D'Angelo - appare assai più affollato e complicato: oltre al riferimento a Maresca a caratteri cubitali, infatti, il contrassegno contiene le miniature della Lega Sud - Ausonia (non a caso in lista c'è il suo leader Gianfranco Vestuto), del Popolo della famiglia e (forza inserita all'ultimo minuto, a quanto si può capire da simboli precedenti con solo due "pulci") di Società e famiglia, forza politica - il cui simbolo era stato depositato al Viminale nel 2018 - interessata a rinnovare le istituzioni riscoprendo "la valenza politica-economica-sociale della famiglia", quella "naturale, composta da genitori, figli e generazioni precedenti, che agiscono in un contesto di relazioni dettate da regole condivise e basate sul rispetto, sulla sussidiarietà e sulla solidarietà".
  

5) #liberieforti CAMBIAMO!

Proseguendo con l'ordine indicato dal sorteggio, in quarta posizione nella coalizione che sostiene Maresca si trova la lista di Cambiamo!, ispirata a quanto pare dal consigliere regionale Raffaele Maria Pisacane, che avrà come capolista Giuseppe Tarro Ciccarelli. Il partito di Giovanni Toti si presenta con il suo simbolo ufficiale, sostituendo nel segmento arancione il riferimento al fondatore con quello al candidato sindaco. Non passa peraltro inosservato, nella parte superiore del contrassegno, l'hashtag #liberieforti: l'inserimento di questo riferimento sturziano sembra suggerire la presenza in lista di vari esponenti provenienti dal mondo cattolico (ma l'hashtag è lo stesso che figura proprio sulla foto profilo di Pisacane su Fb). 
 

6) Noi con l’Italia - AdC - Rinascimento partenopeo

La quinta lista della compagine di Maresca è dichiaratamente (e visibilmente) affollata. La parte superiore del contrassegno è occupata dal simbolo di Noi con l'Italia, piuttosto ridotto per fare posto - sempre nella parte di cerchio tinta di blu - al riferimento al candidato sindaco; accanto all'arcobalenino tricolore, peraltro, c'è un piccolo riferimento ad AdC, vale a dire Alleanza di Centro per i territori di Francesco Pionati; la parte inferiore del simbolo, su fondo bianco (quasi ricordando i simboli locali di Noi con Salvini), è occupata dal simbolo di Rinascimento partenopeo, associazione-movimento di cui è espressione Riccardo Guarino (il capolista). Tra i candidati ci sono alcuni indipendenti legati alla "Democrazia cristiana storica" campana (qualcuno direbbe che sia quella legata ad Angelo Sandri, ma non ci si giurerebbe), a partire dal suo riferimento locale Vittorio Adelfi. 
 

7) Essere Napoli con Maresca sindaco

La coalizione di Maresca prosegue con la prima formazione del tutto civica, almeno nel contrassegno con cui si presenta agli elettori. Essere Napoli è espressione dell'associazione Essere Napoli - Essere centrale, si pone come soggetto civico (e, anzi, avrebbe insistito a lungo perché l'intera coalizione avesse quella caratteristica, senza simboli partitici); si è però parlato del ruolo di Alfredo Vito (già campione di preferenze con la Democrazia cristiana campana, poi rieletto deputato con Forza Italia anche in rappresentanza del Partito democratico cristiano già guidato da Flaminio Piccoli) nella promozione della lista, coordinata da Giuliano Annigliato e avente come capolista Maria Amoroso. Nel simbolo - decisamente il più colorato di queste elezioni - spiccano vari segni territoriali di Napoli, dal Maschio angioino al Vesuvio, dalla fontana del Gigante a quella della Maruzza.

8) Partito liberale europeo

Altro simbolo di partito presente nella coalizione che sostiene Maresca è quello del Partito liberale europeo, la cui lista è guidata da Concetta (Cetty) Saetta. Si deve peraltro ricordare che l'annuncio della candidatura del magistrato è arrivato il 26 maggio - un paio di settimane dopo il lancio ufficiale del partito a livello nazionale - proprio a margine di un incontro con il Ple, coordinato a livello locale da Stefano Maria Cuomo. Il simbolo che finirà sulla scheda è quasi identico a quello già visto a Roma e Milano, ma qui nella parte inferiore si è scelto di inserire (a costo di ridurre al minimo gli spazi verticali tra parole) il riferimento al candidato sindaco. L'idea è di riportare in consiglio comunale, come si legge nel sito del partito, "una voce che da oltre vent'anni manca a palazzo San Giacomo".
 

9) Orgoglio napoletano

L'ultima lista (in base all'ordine indicato dal sorteggio) sul cui appoggio Maresca potrà contare sarà un'altra formazione civica, Orgoglio napoletano: la lista, promossa dal consigliere municipale Agostino Romano, si è schierata fin dall'inizio a fianco del magistrato anti-camorra e ha voluto far risaltare "l'identità prettamente partenopea" dei promotori. Si spiega facilmente così la vista del golfo di Napoli - anche se la grafica oggettivamente è un po' approssimativa - con il profilo inconfondibile del Vesuvio; anche i colori rimandano a Napoli, inclusa quella calcistica, prevalendo l'azzurro - in tutta la coalizione in realtà - come avviene per Napoli capitale (e qui il calcio c'entra eccome, visto che si è voluto contrapporre il tifo per il Napoli di Maresca alla fede juventina dello sfidante Gaetano Manfredi).

ROSA (detta ROSSELLA) SOLOMBRINO 

10) Movimento 24 Agosto - Equità Territoriale

Dopo le otto liste (ammesse) di Catello Maresca, si presenta sostenuta da un'unica formazione Rosa (Rossella) Solombrino, giovane analista finanziaria napoletana. Lei è stata indicata come aspirante sindaca dal Movimento 24 Agosto - Equità territoriale, soggetto politico ispirato e fondato da Pino Aprile, e si batterà specialmente per evitare lo "scippo" di fondi al Sud (anche e soprattutto in epoca di Pnrr). Il simbolo presentato per questa competizione elettorale - a quanto pare di capire dalle pagine del movimento - è quello a fondo rosso, con il concetto di "Equità territoriale" in grande evidenza, sotto le iniziali "E" e "T" "bruciacchiate" e incrociate tra loro.
  

GAETANO MANFREDI

11) Centro democratico

Il recordman delle liste a Napoli in questo turno elettorale è senza dubbio il candidato del centrosinistra allargato Gaetano Manfredi: la sua coalizione ne conta infatti ben 13. La prima, in ordine di sorteggio, è quella di Centro democratico: a livello nazionale il partito lascia poca traccia di sé da tempo, ma in Campania è ben presente, come dimostrano anche i due consiglieri regionali ottenuti lo scorso anno. La lista era stata preannunciata dal segretario regionale, Raimondo Pasquino, e la guiderà Davide Alfano. Il simbolo riserva il semicerchio bianco superiore al logo rosso, bianco e verde ricavato dalle iniziali del partito; nella parte inferiore, su fasce rosse e blu, sono ospitati rispettivamente il nome del partito e il riferimento al candidato sindaco.
  

12) Per le Persone e la Comunità

La seconda lista sorteggiata della coalizione che sostiene Manfredi è un prodotto diretto delle ultime elezioni regionali. Per le Persone e la Comunità, infatti, era una rete politica presente alle elezioni dello scorso settembre, come espressione di vari ambiti della società civile (cattolici, ma non solo), in ogni caso con sensibilità sociale (capolista è Francesco Alessandrella). I voti raccolti nel 2020 non erano stati sufficienti a eleggere almeno un consigliere, ma il progetto è andato avanti sotto la guida di Nicola Campanile e Giuseppe Irace e in questo turno elettorale Per (con riferimento alla parola evidenziata nel simbolo proprio con una crocetta bianca) presenta liste, oltre che a Napoli, anche a Caserta, Salerno e Benevento (in quel caso in tandem con Europa Verde); a Napoli il simbolo - sempre costruito con i colori "alla De Luca" - è personalizzato con il profilo del Vesuvio e i riferimenti alla città e al candidato sindaco.
  

13) Moderati con Manfredi

La terza lista a sostegno di Manfredi è, in un certo senso, stata "importata": i Moderati con Manfredi mutuano infatti dal progetto politico varato in Piemonte da Giacomo Portas nome e buona parte della grafica (giusto un po' rinfrescata, con le stelle d'Europa messe sulla parte bianca del tricolore: l'effetto è un po' strano, ma così si è liberato spazio nel segmento blu per inserire in modo leggibile il riferimento al candidato sindaco). La formazione, che in Campania fa riferimento al consigliere regionale Pasquale Di Fenza e al segretario regionale Vincenzo Varriale, punta soprattutto a valorizzare il patrimonio immobiliare del comune. Come capolista è stata indicata Maria Rosaria Altamura.
 

14) Lista Manfredi sindaco

La quarta formazione della coalizione di centrosinistra, la Lista Manfredi sindaco, è quella che può ritenersi più vicina al candidato sindaco, già rettore dell'università Federico II e ministro dell'università nel governo Conte-bis. Il capolista è Dino Falconio, presidente della Fondazione Ravello, ma ci sono anche il manager Andrea Angrisani e la maestra e sindacalista Amanda Russo, insieme a vari professori, studenti, avvocati e negozianti. Appare di non immediata comprensione il simbolo, con due aree verdi (di toni diversi) divise da un tratto di colore azzurro (troppo stretto per essere il mare: forse è un fiume, ma quale?) e con un arco rosso nella parte superiore, quasi a richiamare un sole.
 

15) Azzurri - Noi Sud - Popolari liberali riformisti - Napoli Viva

La quinta lista della compagine di Manfredi appare molto affollata, in tutti i sensi. Marilù Ferrara è la capolista di una formazione promossa dall'ex coordinatore cittadino di Forza Italia Stanislao Lanzotti: si spiega così il nome Azzurri per Napoli. Il nome Noi Sud richiama subito il partito legato a Vincenzo Scotti e Antonio Milo, anch'esso non estraneo al centrodestra. Napoli viva è la dicitura esposta in questo caso da Italia viva (che concorre a questa stessa lista), mentre Popolari, liberali e riformisti sono altri caratteri della formazione (alla presentazione si sono visti Peppino Gargani e Pietro Mastranzo, legati all'area "popolare" o, più esattamente, ex Dc). Nel simbolo, tra l'intero nome ammassato nella parte superiore e il riferimento a Manfredi nel segmento inferiore (azzurro, con un tocco tricolore) sta il Maschio angioino. Anch'esso massiccio, a dispetto della tinta azzurra, moderata. 
 

16) Adesso Napoli

Sesta lista presentata in appoggio a Manfredi, in base al sorteggio, risulta essere Adesso Napoli: la lista ha una forte componente civica, ma tra i suoi candidati figurano il presidente uscente della municipalità di Soccavo Lorenzo Giannalavigna e il consigliere uscente Carmine Sgambati (capolista risulta essere Alessandra Amato). Quanto al simbolo, sopra al nome della lista (con il riferimento alla città assai evidente), si vede un cuore tricolore "pennellato", che racchiude le stelle d'Europa sopra a uno sfondo blu "europeo" a sua volta pennellato, il tutto collocato su uno sfondo di un tono più scuro di blu. Come a dire che Napoli deve trovare il suo posto anche in una dimensione europea e deve trovarlo - appunto - adesso. 
 

17) Europa Verde - Verdi - Una nuova Napoli con Borrelli

In posizione centrale nella coalizione che sostiene Manfredi (essendo la settima lista di 13) si trova l'emblema di Europa Verde - Verdi, formazione che indica come capolista Maria Luisa Iavarone e punta a raccogliere il voto - oltre che degli ambientalisti - di chi vuole davvero il riscatto della città di Napoli. Anche per questo nel contrassegno, sotto agli elementi fondamentali del simbolo di Europa Verde - Verdi (leggermente risotti per l'occasione, soprattutto il girasole e il nome del partito con il Sole che ride), trova posto un segmento bianco con il profilo del Vesuvio in cui è ospitato lo slogan "Una nuova Napoli"; assai più visibile, però, è il nome di Francesco Emilio Borrelli, consigliere regionale di riferimento, eletto appunto con Europa Verde e proprio nella circoscrizione di Napoli.
 

18) Napoli libera

L'ottava formazione presentata in appoggio alla candidatura di Manfredi ha un'origine più salernitana che napoletana. Napoli libera, infatti, richiama nel nome e nei colori (azzurro e verde) l'esperienza politico-elettorale di Campania libera, legata a doppio filo al presidente della regione Vincenzo De Luca: la lista si presenta come ispirata proprio dall'ex sindaco di Salerno e presidente della giunta regionale (al punto che alla presentazione è intervenuto il vicepresidente Fulvio Bonavitacola). Capolista di questa formazione sarà Gaetano (Nino) Simeone, consigliere uscente e molto votato alle ultime elezioni; tra le candidature c'è anche quella della commercialista e consulente del lavoro Francesca Barra.
 

19) Napoli solidale - Sinistra - Socialista Civica Ecologista

Un'altra lista particolarmente colorata è quella che occupa il posto numero 9 nella coalizione di Manfredi, senza peraltro riportarne il nome nel simbolo. Napoli solidale è riuscita a riunire sotto un unico emblema le proposte di Sinistra Italiana, Articolo Uno, del Psi e delle forze politiche che vedevano un possibile candidato sindaco in Sergio D'Angelo (fino al suo ritiro, in favore di Manfredi, ma sarà il capolista). Non ci sono simboli di partito, ma nel contrassegno domina decisamente il colore rosso che tinge il nome e la parola "sinistra"; nel mezzo c'è un arcobaleno, mentre in alto sono riportate - forse non con la migliore soluzione grafica - le parole chiave "socialista", "civica" ed "ecologista". Tra le candidature, anche quelle della giornalista Désirée Klain, l'ex capogruppo di DemA Rosario Andreozzi e Anna Starita, praticante avvocata e responsabile Partecipazione e Cittadinanza di Articolo Uno.
  

20) Repubblicani democratici con Napoli Oltre

La decima lista della compagine a favore di Manfredi ha un nome che evoca immediatamente qualcosa: Repubblicani democratici con Napoli Oltre. Le prime due parole fanno subito pensare ai Repubblicani democratici di Giuseppe Ossorio, siciiliano di origine ma cresciuto nel Pri napoletano (divenendo consigliere comunale, provinciale e regionale), fino a quando non ha dato vita al suo movimento, rientrato nel Pri nel 2011 dopo aver concorso ai primi passi del Pd. Nel simbolo però non c'è traccia di edera (solo il verde del nome, sul fondo giallino - anzi, "giallo sole" come dicono i promotori - di un simbolo tutto lettere e colori). In lista i giovani sono molti, a partire dalla capolista Angeli Nisansala Alahakoon: la pagina Fb parla di "persone che non si sono mai impegnate in competizioni elettorali e che vorrebbero ora contribuire in modo più incisivo sui futuri indirizzi politici ed amministrativi della città".
 

21) Noi Campani per la Città

L'undicesima e terzultima lista presentata in appoggio a Manfredi richiama nel nome e - parzialmente - nella grafica una formazione già vista in passato a Napoli. Noi Campani per la Città, infatti, riporta alla mente La Città che nel 2011 aveva sostenuto Raimondo Pasquino e nel 2016 Luigi de Magistris: Pasquino l'ha promossa di nuovo, ritoccando un po' il simbolo, che prevedeva cinque "pallini" colorati sotto al nome: ha così sacrificato un paio di colori e trasformando i cerchi in tre linee impilate (gialla, rossa e azzurra), quasi a voler dare l'idea del movimento o dello sprint; anche qui domina l'azzurro grazie al segmento inferiore che contiene il riferimento a Manfredi; "Noi campani", invece, suggerisce il sostegno da parte del gruppo di Clemente Mastella. Il primo nome è quello dell'imprenditrice Raffaella Alloni (insieme ad altri rappresentanti di quel mondo e a sindacalisti), ma c'è anche la consigliera uscente Roberta Giova e altre persone con esperienza amministrativa.

22) MoVimento 5 Stelle

Il caso ha voluto che nelle ultime due posizioni della coalizione il sorteggio collocasse le due liste politicamente più connotate (con tanto di proprio simbolo ufficiale) e proprio quelle che hanno costituito l'asse portante del governo Conte-bis di cui Manfredi è stato ministro. Dodicesima lista risulta essere quella del MoVimento 5 Stelle, che ovviamente nel 2011 e nel 2016 aveva corso in autonomia, mentre questa volta si trova nella coalizione più ampia che si potesse immaginare (persino più nutrita delle tre che si erano affrontate nel 2016). Il simbolo è quello inserito nell'ultima versione dello statuto, con il "cuore grafico" rimasto uguale ma con in più il segmento rosso contenente l'orizzonte temporale del 2050 nella parte bassa. Capolista è la mediatrice creditizia Manuela Amato, ma si trovano anche l'ex assessore comunale Ciro Borriello e il consigliere uscente Raffaele Andreozzi (c'è anche Luca Capriello, già animatore di Napoli libera in Movimento.

23) Partito democratico

Ultima delle tredici liste presentate per sostenere la corsa elettorale di Gaetano Manfredi è quella del Partito democratico. Il simbolo schierato è quello nazionale ufficiale, ristretto peraltro più del solito per lasciare spazio a un grosso segmento verde (che si conferma uno dei colori più diffuso della coalizione, insieme all'azzurro) in cui trova posto il riferimento al candidato sindaco. Capolista è Enza Amato, ma in lista - come nota Fanpage - non mancano i consiglieri uscenti Aniello Esposito e Salvatore Madonna (con contorno di polemiche per il loro coinvolgimento nella vicenda dell'autenticazione di firme false nel 2016) e Tommaso Nugnes, figlio di Giulio (assessore della giunta Jervolino, morto suicida per il coinvolgimento in un'inchiesta).

ANTONIO BASSOLINO

24) Napoli è Napoli

Sono cinque le formazioni che sostengono nella sua nuova corsa a sindaco di Napoli, a oltre ventun anni dalla fine del suo secondo mandato (dopo l'elezione a presidente della Campania), Antonio Bassolino, quinto candidato in base all'ordine di estrazione. Ben tre formazioni sono di natura civica: la prima a essere sorteggiata è stata Napoli è Napoli: il simbolo sembra piuttosto "leggero", con un carattere handwriting molto lieve (forse anche troppo per un simbolo elettorale) e una raffigurazione del profilo del Vesuvio nella fascia centrale; i segmenti circolari sopra e sotto l'immagine danno l'idea quasi di un simbolo artigianale. Capolista è il dirigente comunale Ennio Migliarotti. 
 

25) Bassolino x Napoli

Il secondo simbolo di lista della compagine di Bassolino è forse quello che maggiormente ha lasciato il segno in questi giorni, fin da quando è stato reso noto. Decisamente dominato dal colore azzurro, il contrassegno di Bassolino x Napoli è però ancora più caratterizzato dallo sguardo penetrante dell'ex sindaco e di nuovo aspirante tale, che sembra "bucare" la superficie pur essendo collocato a lato della "X" pennellata (e tinta di giallo, probabilmente per evitare rogne e far confondere qualche elettore o scrutatore). Capolista è Rosanna Laudanno, ma ci sono anche l'ex assessore Marco Gaudini e Carlo Falcone, definito da Fanpage "fedelissimo" dello stesso Bassolino.
  

26) Con Napoli

Lo stesso carattere "pennellato" visto nel precedente simbolo appare anche nella terza lista della coalizione a sostegno di Bassolino, vale a dire Con Napoli. Qui la grafica è molto più "tranquilla", con il nome scritto in rosso su fondo giallo e, sotto, il nome dell'aspirante sindaco offerto in grande evidenza. Anche questa, volendo, potrebbe configurarsi come "lista personale" del candidato sindaco, per il rilievo dato al nome e per il nome che indica vicinanza alla città (e "comunanza" con essa) ma sul piano dell'immagine non può di certo reggere il confronto con la formazione vista poc'anzi. Come capolista è stata indicata Anna Savarese, dirigente di Legambiente e già presidente del Parco regionale dei Monti Lattari.
 

27) Azione con Carlo Calenda

La quarta lista presentata a sostegno di Bassolino è quella più dichiaratamente politica: l'ex sindaco ed ex presidente della regione è infatti appoggiato anche da Azione. Napoli rappresenta l'unico caso, tra le città capoluogo di regione, in cui il partito guidato da Carlo Calenda presenta una lista con il proprio simbolo, aggiungendo addirittura il riferimento al nome del leader (che, nel contrassegno, convive senza grossi problemi con l'indicazione "Bassolino sindaco"); i colori, di fatto, sono ribaltati rispetto alla lista passata prima in rassegna. Come capolista è stata individuata Simona Russo (già impegnata nella segreteria del gruppo dei Socialisti & democratici all'Europarlamento, nonché figlia di Peppe, medico ed ex consigliere regionale Pd).
 

28) Partito Gay

La quinta e ultima (in base al sorteggio) formazione che sosterrà Antonio Bassolino sarà anche la sola a non contenere nel contrassegno elettorale un riferimento al candidato sindaco sostenuto. Non ha infatti operato alcuna modifica al proprio simbolo il Partito Gay, che con Napoli ha completato il progetto di presidiare con proprie liste i principali capoluoghi di regione chiamati al voto (Torino, Milano, Bologna, Roma e, appunto, Napoli, restando fuori solo Trieste). Come capolista è stato indicato il giovane grafico Adriano Brunaccini; nel simbolo spicca il rilievo dato alla parola "Gay", al ventaglio di petali arcobaleno al suo fianco, il riferimento alle battaglie Lgbt+ e alle ulteriori caratteristiche del partito (solidale, ambientalista e liberale).

MATTEO BRAMBILLA

29) Napoli in movimento - No alleanze

Nel 2016 Matteo Brambilla si era candidato come sindaco per il MoVimento 5 Stelle e, avendo ottenuto il 9,64%, era riuscito a farsi eleggere consigliere comunale. Ora che il M5S guidato da Giuseppe Conte ha scelto di stringere accordi con altre forze politiche, a livello nazionale e locale, ha voluto esprimere la sua netta contrarietà ricandidandosi con una propria lista. Questa si chiama Napoli in movimento - No alleanze: la tentazione di mettere la maiuscola almeno all'iniziale di "movimento" è forte, ma probabilmente Brambilla ha voluto prendere le distanze (ed evitare fin dall'inizio ogni rischio di contestazione). Unici riferimenti alle origini sono un'enorme stella (una sola, visibile solo in parte) e il riferimento "No alleanze", parte della storia del M5S e critica rivolta al nuovo corso del MoVimento. Capolista è Salvatore Morra, consigliere uscente della X Municipalità (Bagnoli e Fuorigrotta).

ALESSANDRA CLEMENTE

30) Napoli 20|30

Il sorteggio ha collocato per ultima la candidatura che denota maggiore continuità con l'amministrazione uscente. Si parla di Alessandra Clemente, già assessora ai giovani nell'ultima giunta guidata da Luigi de Magistris. In questa consultazione elettorale sarà sostenuta da tre liste, due delle quali sono state accettate fin dall'inizio. Per prima era stata sorteggiata Napoli 20|30 (da leggere, come si vede sul simbolo - tutto letterale e molto bianco - "ventitrenta", con riferimento alle età delle candidature e del target, come pure all'anno di riferimento 2030): la lista ha lo stesso nome dell'associazione fondata già l'anno scorso da un centinaio di giovani che hanno firmato un manifesto per cambiare la città, a partire dal "rapporto tra cittadini e amministrazione pubblica, costruendo dei percorsi di collaborazione e di dialogo". Come capolista è stata scelta l'avvocata Paola Del Giudice.
  

31) Potere al Popolo!

Fin da giugno Potere al Popolo! aveva scelto, attraverso un voto online, di sostenere la corsa elettorale di Alessandra Clemente. Proprio Pap si pone dunque come seconda lista della sua coalizione, che indica come primo nome tra le candidature il coordinatore (e bancario) Gianpiero Laurenzano. Il contrassegno elettorale riproduce in pieno quello elaborato per il voto politico del 2018 e apparso anche in competizioni successive (incluse varie altre amministrative di questo turno): riecco dunque il nome nero-grigio circondato da due archi bordeaux, come la stella posata sopra l'ultima lettera del nome. Non sarà una competizione facile per Potere al Popolo!, essendovi altre liste di sinistra; mancando però ogni traccia di falce e martello sulla scheda, prendere voti non sarà impossibile.  
 

31/a) Alessandra Clemente sindaco

Il prospetto delle affissioni di propaganda pubblicato sul sito del comune di Napoli si chiude con Potere al Popolo!, ma si riferisce al sorteggio svoltosi dopo l'ammissione delle liste: non tiene così conto della sentenza del Tar Napoli che il 13 settembre ha riammesso la lista Alessandra Clemente sindaco. Esclusa all'inizio perché l'autenticazione delle firme dei delegati che avevano effettuato il collegamento alla candidatura a sindaco "non corrisponde[va] ai nominativi ed alle generalità dei delegati medesimi", la lista è stata ripescata dai giudici che hanno ritenuto un "inutile formalismo" l'avere richiesto regolare autenticazione per la dichiarazione dei delegati di lista (peraltro non prescritta) quando quest'ultima appaia coerente con quanto indicato nei moduli di presentazione della lista stessa (cioè quando in quegli atti sia menzionato il candidato alla carica di sindaco e questo coincida con quello indicato nella dichiarazione di collegamento effettuata dai delegati). La decisione ha dunque riportato sulle schede - non è ancora dato sapere in quale posizione, non essendo noto l'esito del nuovo minisorteggio relativo alle tre liste di Clemente - il simbolo (multicolore nella parte che contiene la parola "sindaco" e ha la forma del Vesuvio) della lista guidata da Elena Coccia, consigliera uscente (alla pari di Claudio Cecere, Francesco Vernetti, Luigi Zimbaldi e Laura Bismuto, ma c'è anche l'ex assessora Claudia Galiero).
 

Liste escluse (prima del Consiglio di Stato)

Come si è detto, oggi il Consiglio di Stato si pronuncerà sui ricorsi presentati dai promotori delle liste ricusate e che si sono già visti respingere i loro gravami in sede di Tar. Non pochi ricorsi riguardano anche le liste presentate nelle municipalità; qui ci si limita a dare conto anche delle liste fino a ora escluse dalla competizione per il consiglio comunale. Le prime quattro, come si vedrà, sarebbero legate a Catello Maresca, l'ultima a Pasquale Aiese.
 

a) Movimento Quattro zampe - Partito animalista

La prima delle quattro liste pensate per rimpolpare la coalizione di Catello Maresca (che, a ranghi completi, sarebbe arrivata a 12 liste, una in meno di Manfredi) sarebbe Movimento Quattro zampe - Partito animalista, guidata da Elena Alvarez: la parte inferiore del simbolo era occupata dall'emblema già noto del Partito animalista (peraltro ben noto in Campania), ma la stessa impronta era stata replicata in alto, stavolta giallina su fondo azzurro. Delegato a presentare la lista risultava Marcello Taglialatela, candidato sindaco per Fratelli d'Italia nel 2016. Il Tar ha confermato l'esclusione ritenendo che l'assenza - nei documenti depositati in sede di presentazione delle candidature - dell'atto principale che conteneva, tra l'altro, i nomi dei delegati di lista (cui spetta pure dichiarare il collegamento della lista al candidato sindaco) è grave abbastanza da rendere non ammissibile la lista: sarebbe l'atto principale il vero atto di manifestazione di volontà di presentazione della lista e di designazione dei delegati (adempimento chiesto dalla legge).

b) Catello Maresca

Il simbolo della seconda lista in appoggio a Maresca esclusa dalla competizione - i cui primi candidati sono Valerio Antinori e Sonia Aquino - ha in parte tenuto banco, proprio per il suo contenuto minimal: solo il nome Catello Maresca, bianco su fondo azzurro. La lista è stata esclusa per una "diffusa incompletezza documentale" (sarebbero mancate pure le firme degli elettori sull'atto principale e non sarebbero stati concordanti i dati dei consiglieri riportati sugli atti separati e sulle accettazioni di candidatura.) e per la mancanza di vari documenti (l'accettazione di candidatura a sindaco e la dichiarazione di collegamento al candidato sindaco). Il Tar ha rilevato che il delegato di lista deve avere cura di depositare tutti i documenti richiesti entro l'orario limite (e lo stesso orario devono rispettare i suoi collaboratori di fiducia, che non devono ridursi all'ultimo, anche in considerazione delle limitazioni legate alla pandemia), per cui non è possibile sanare la mancata presentazione tempestiva dei documenti richiesti.
 

c) Prima Napoli - Progetto per Napoli

Terza lista legata a Maresca ritenuta non ammissibile è Prima Napoli - Progetto per Napoli, riconducibile alla Lega (in parte richiama l'uso dei colori già visto per Noi con Salvini, così come appartiene alle pratiche comunicative leghiste l'uso dell'espressione "Prima...", accompagnate a un elemento tricolore). La lista - unica del centrodestra ad avere davvero rinunciato al proprio simbolo, promossa da Severino Nappi e guidata da Francesca Albano e Barbara Aversano - è stata esclusa, oltre che per tardività della presentazione (alle 12.01 del 4 settembre), per il mancato deposito del contrassegno di lista, del programma amministrativo e del bilancio preventivo, nonché della dichiarazione dei delegati di collegamento al candidato alla carica di sindaco. Per il Tar, lasciando da parte il problema del minimo ritardo (e ritenendo che la dichiarazione di collegamento potesse emergere dall'atto principale), il vizio più grave è proprio la mancata presentazione del simbolo di lista, adempimento espressamente prescritto dalle norme in vigore e necessario perché la (sotto)commissione elettorale circondariale possa valutarne l'ammissibilità o la ricusazione per confondibilità (non è sufficiente dunque che il simbolo sia stampato sui moduli di raccolta delle firme, anche se questo è di certo necessario).

d) Progetto per Napoli - Catello Maresca sindaco per Napoli

L'ultima lista esclusa tra quelle presentate a favore di Maresca è Progetto per Napoli - Catello Maresca sindaco per Napoli (con una M che fa emergere un cuore tricolore e, in basso, un profilo del Vesuvio e di alcuni monumenti napoletani, Maschio incluso). La lista - capeggiata da Bruno Abbruzzese Saccardi e comprendente anche la giornalista Giuliana Covella, Roberto Cuciniello e l'avvocato Roberto Ionta - è stata esclusa per le stesse mancanze contestate alla lista Catello Maresca (dunque i difetti sarebbero stati comuni alle due liste più che vicine al candidato sindaco). Anche in questo caso, il Tar ha rilevato che i documenti essenziali vanno depositati tutti entro l'orario limite e dev'essere cura del delegato al deposito far sì che i suoi collaboratori depositino il materiale in tempo (specie in tempo di limitazioni causa Covid-19). 
 

e) Terzo Polo - Aiese sindaco

L'ultima lista esclusa a Napoli ha fatto decadere la candidatura di Pasquale Aiese, medico, presidente dell'Associazione Libertà è Salute: a suo sostegno aveva presentato la lista Terzo polo - Idee in movimento, la stessa vista alle regionali 2020 in Campania, a sostegno di Sergio Angrisano. A provocare la caduta della lista e della candidatura a sindaco, la presenza tra i sottoscrittori di cinque persone risultate anche candidate e l'indicazione (letteralmente) "tra le righe" di due candidati in più rispetto al massimo consentito. Per il Tar quei vizi non sono sanabili, essendo vulnerata la rappresentatività della lista e mancando rinunce che avrebbero potuto riportare il numero delle candidature nei limiti previsti.

venerdì 5 marzo 2021

Elezioni rinviate per decreto e firme ridotte a un terzo: simboli in arrivo?

(Aggiornamento: sulla Gazzetta Ufficiale dell'8 marzo è stato pubblicato il d.l. 5 marzo 2021, n. 25, Disposizioni urgenti per il differimento di consultazioni elettorali per l'anno 2021: il contenuto è esattamente pari a quanto annunciato nel comunicato, senza alcuna novità.)

Quasi come un anno fa, giusto un po' più in anticipo: anche questa volta il turno elettorale di fine primavera sarà differito in autunno, con tanto di regalone tagliafirme
Il 5 marzo 2020 il Consiglio dei Ministri aveva proposto al Presidente della Repubblica di revocare il decreto con cui si era indetto il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari (previsto in origine il 29 marzo di quell'anno), ottenendo subito il provvedimento; ci era voluto qualche giorno in più - mentre gli effetti della pandemia si aggravavano - per adottare una soluzione definitiva, che non riguardasse soltanto la consultazione relativa alla riforma costituzionale (l'appuntamento più vicino), ma anche le elezioni suppletive, regionali e comunali previste per il mese di maggio. Il 17 marzo, in particolare, il decreto "cura Italia" (d.l. n. 18/2020, convertito con legge n. 27/2020) derogò - all'art. 81 - alla disciplina referendaria prevista dalla legge n. 352/1970, permettendo di tenere il referendum entro il 22 novembre; il d.l. n. 26/2020, pubblicato il 20 aprile (convertito con legge n. 59/2020), stabilì invece che la finestra per le elezioni suppletive, regionali e comunali si sarebbe estesa tra il 15 settembre e il 15 dicembre. Com'è noto, si è scelto di votare - per il referendum e per gli altri appuntamenti elettorali, anche se le date non mancarono di sollevare polemiche - il 20 e il 21 settembre, per un giorno e mezzo, onde evitare rischi di assembramenti.
Questa volta, invece, essendo nota in anticipo la situazione cui si potrebbe andare incontro nei prossimi mesi, il nuovo governo - anche se la titolare del Ministero dell'interno è ancora, come lo scorso anno, Luciana Lamorgese - ha già deciso di provvedere al rinvio degli appuntamenti elettorali di fine primavera, approvando su proposta di Draghi e appunto Lamorgese un decreto-legge su "disposizioni urgenti per il differimento di consultazioni elettorali per l’anno 2021". Al momento non è ancora stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, per cui ci si limita per adesso a riferire il contenuto del comunicato diffuso dalla Presidenza del Consiglio. 
Il rinvio in particolare interessa ovviamente le elezioni comunali e circoscrizionali previste tra il 15 aprile e il 15 giugno (e tra i comuni al voto ci saranno pure Torino, Milano, Bologna, Roma, Napoli e - benché sia in una regione a statuto speciale - Trieste), come pure le suppletive per i seggi parlamentari che saranno dichiarati vacanti entro il 31 luglio 2021 (al momento è interessato solo il collegio uninominale Toscana - 12, relativo soprattutto alla provincia di Siena e in parte a quella di Arezzo, dopo le dimissioni di Pier Carlo Padoan), nonché le regionali (che al momento dovrebbero riguardare solo la Calabria, dopo la morte di Jole Santelli). Sono poi rinviate, anche se sono già state indette, pure le elezioni amministrative nei comuni sciolti per fenomeni di infiltrazione mafiosa (e qui il procedimento elettorale riparte daccapo, con una nuova presentazione delle candidature), quelle che si svolgono per l'annullamento delle elezioni amministrative in alcune sezioni, nonché quelle dei comuni "i cui organi devono essere rinnovati per motivi diversi dalla scadenza, se le condizioni che ne rendono necessario il rinnovo si verificano entro il 27 luglio 2021". Tra le elezioni che, pur se indette, rischiano di essere rinviate ci sono pure quelle di Tremestieri Etneo, dopo che il turno del 4 e 5 ottobre 2020 era stato sospeso e rinnovato per sospetti profili penali nella sottoscrizione delle liste: inizialmente previste per il 29-30 novembre 2020, erano già state rinviate al 14-15 marzo di quest'anno e potrebbero ancora tenersi visto che la Sicilia è una regione a statuto speciale, ma dalla regione non sono ancora arrivate indicazioni. 
Tornando al decreto non ancora pubblicato, lì si è indicata per le elezioni la finestra temporale tra il 15 settembre e il 15 ottobre 2021, che in concreto vorrebbe dire avere come periodo utile - tenendo conto delle domeniche - dal 19 settembre all'11 ottobre: pur essendo ancora presto per indicare la data, pare che ci si orienti verso l'ultimo periodo disponibile per il voto, dunque il 10 e l'11 ottobre 2021. Perché, infatti, come l'anno scorso, si è disposto che le operazioni di voto si svolgano nella giornata di domenica (dalle ore 7 alle 23) e in parte della giornata di lunedì (dalle ore 7 alle ore 15), cui seguiranno immediatamente le operazioni di scrutinio (che, sulla base delle esperienze dello scorso anno, dovrebbero riguardare le schede delle elezioni suppletive e regionali, ove previste, prima di quelle delle elezioni comunali e - in seguito - circoscrizionali).
Proprio il fatto che alle spalle ci sia già l'esperienza del rinvio elettorale del 2020 deve aver consigliato di agire subito, con un maggior anticipo, anche per permettere nel frattempo alla campagna vaccinale di procedere e di arrivare al voto con una copertura maggiore. Certo è che, come l'anno scorso, la sottoscrizione delle liste si collocherà tra luglio e settembre (a seconda della data che sarà scelta per il voto): in particolare, se si voterà davvero il 10 e l'11 ottobre, le liste dovranno essere consegnate tra il 10 e l'11 settembre. ln teoria, se la data fosse fissata nei prossimi giorni, già dal 15 marzo si potrebbero raccogliere le firme, visto che la legge ritiene valide quelle raccolte fino a 180 giorni prima della scadenza del termine di consegna delle candidature e relativi documenti; in realtà, non si fissa mai con tanto anticipo la data del voto, quindi i sei mesi a disposizione si riducono sempre sensibilmente.
Difficilmente, però, qualcuno potrà dirsi preoccupato di questo: come accennato già all'inizio, il decreto-legge di prossima pubblicazione - in base a quanto precisato dal comunicato - per le elezioni comunali e circoscrizionali il numero minimo di firme richieste per presentare una lista sarà ridotto a un terzo. Si tratta della stessa riduzione praticata lo scorso anno, ma allora introdotta solo in sede di conversione del "decreto elezioni", mentre qui si è provveduto direttamente per decreto-legge. Va detto che nel 2020 era stata inserita pure una "norma cornice" per le regioni che introduceva lo stesso taglio come principio per le molte elezioni regionali di quell'anno; questa volta - sembra di capire dal comunicato - non è prevista una norma simile, anche se - in base al "federalismo elettorale" - il consiglio regionale calabrese potrebbe ancora provvedere direttamente a una disciplina una tantum sulle firme, se volesse.
Volendo usare molta concretezza, riprendendo gli esempi fatto lo scorso anno - e ricordando che gli abitanti da considerare sono quelli rilevati dal censimento del 2011 - si può dire che per i comuni da mille a 2mila abitanti basteranno 9 firme invece di 25 (l'arrotondamento dei decimali della divisione, qui come nei casi successivi, va fatto all'unità superiore, come precisato nelle Istruzioni messe a disposizione l'anno scorso dal Viminale); in quelli fino a 5mila ne basteranno 10 e non più 30; in quelli fino a 10mila ne occorreranno almeno 20 e non più 60; in quelli fino a 20mila (dunque già comuni "superiori", se sopra i 15mila abitanti) ne serviranno almeno 34 e non più 100. Nei comuni fino a 40mila abitanti ci si potrà accontentare di 59 firme invece che di 175; in quelli fino a 100mila abitanti basteranno 67 sottoscrizioni invece di 200. Negli enti fino a 500mila abitanti, come Bologna, serviranno almeno 117 firme e non più 350; nei comuni fino a un milione di abitanti, come Torino e Napoli (di poco sotto il milione) basteranno 167 firme invece delle 500 consuete. A Milano e Roma, che hanno oltre un milione di abitanti, ci si accontenterà infine di 334 firme invece di mille: praticamente quante in condizioni normali non sarebbero bastate per candidarsi a Bologna.
Tutto questo può avere una ricaduta immediata, ben intuibile da chi frequenta questo sito: essendo ridotte di due terzi le difficoltà per presentare una lista, potenzialmente nei grandi comuni potrebbe aversi una scheda-lenzuolo, affollata di simboli noti e nuovi, presentati senza troppo sforzo da chi sarà in grado di raccogliere le firme richieste. Un paradiso per i #drogatidipolitica, un po' meno per chi dovrà ricevere e vagliare tutti i documenti. 

giovedì 26 novembre 2020

Maradona, appuntamenti impossibili col Quirinale e la scheda elettorale

Era così, più o meno
Era scontato, o quasi, che ieri la notizia della morte di Diego Armando Maradona suscitasse un copioso flusso di commenti anche tra i politici, specie tra i molti appassionati di calcio, partenopei e non. In pochi, tuttavia, hanno ricordato un episodio entrato di diritto nella memoria di chi faccia parte della categoria dei #drogatidipolitica allo stato puro. Un episodio che ha un luogo e una data ben precisi: Roma, Palazzo Montecitorio, 13 maggio 1999
In quel giorno, circa un migliaio di persone elette erano radunate nella sede della Camera dei Deputati - insieme a un numero imprecisato di altre figure, tra personale di staff, amministrazione della Camera e stampa - per il primo scrutino con cui si sarebbe dovuto indicare il nuovo Presidente della Repubblica, successore di Oscar Luigi Scalfaro. Primo scrutinio che sarebbe stato anche l'ultimo: la giornata parlamentare finì con l'elezione al Quirinale di Carlo Azeglio Ciampi, secondo capo dello Stato a farcela al primo colpo nella storia della Repubblica, raccogliendo il voto di oltre due terzi degli aventi diritto (era successo già a Francesco Cossiga, se non si vuole considerare il precedente pre-repubblicano di Enrico De Nicola). Eppure l'attenzione dei #drogatidipolitica - di qualunque genere - non si appuntò tanto sull'esito finale, ma su ciò che accadde tra l'apertura della seduta del Parlamento in seduta comune, integrato dai delegati regionali e la proclamazione dei risultati. 
Appare quasi scontato dire che occhi e orecchi si erano fatti attenti soprattutto sullo scrutinio, tenendo conto dei nomi pronunciati da Luciano Violante, chiamato a guidare la seduta come presidente della Camera: le persone direttamente interessate erano pronte a tenere il conto, per capire se per una volta il nome più vociferato alla vigilia avrebbe evitato di essere impallinato; non mancava chi, però, appuntava in modo diligente tutti i voti proclamati da Violante (compresi quelli ricevuti da lui stesso - alla fine sarebbero stati 6), per fare qualche conto più avanti e individuare magari qualche franco tiratore. Allora forse non c'era bisogno di mettersi a guardare persino i microdettagli, per cercare di capire chi avesse votato Ciampi (per intendersi, quasi tutte le schede per lui erano votate con il solo cognome, senza che qualcuno per distinguersi si fosse messo a dire "Carlo Azeglio Ciampi", "Ciampi Carlo Azeglio" e altre combinazioni amene); casomai era più interessante cercare di capire chi aveva fatto mancare il proprio voto, indirizzandolo altrove.
Era fin troppo facile ricondurre a Rifondazione comunista i 21 voti finiti a Pietro Ingrao, alla Lega Nord le 72 schede per Luciano Gasperini (capogruppo del Carroccio a Palazzo Madama), ai Popolari i 16 consensi per Rosa Jervolino Russo (candidata naturale per Franco Marini, ma probabilmente venivano da lì anche i 6 voti per Nicola Mancino, i 5 per Scalfaro - sottolineati dai "buuu" del centrodestra - i 4 per Martinazzoli e forse qualcuno dei 10 per Giulio Andreotti, oltre al voto a testa per Marini, Tina Anselmi e Vittorio Cecchi Gori... peraltro presente in aula come senatore Ppi, alla pari di Marini che partecipava come deputato). I giornalisti hanno ricondotto a Forza Italia, oltre che le 4 schede per Silvio Berlusconi, buona parte dei voti per Bettino Craxi (6 in tutto) e anche parte dei 15 consensi per Emma Bonino (dopo la martellante campagna "Emma for president" dei mesi precedenti) e pure i voti singoli ad Antonio Martino e a Paolo Cirino Pomicino. Qualcuno, tecnocrate bancario di altra scuola, aveva votato il successore di Ciampi alla Banca d'Italia Antonio Fazio (4 voti in tutto), qualche socialista (3) dello Sdi o già in Forza Italia aveva preferito Giuliano Amato; tra i Democratici di sinistra c'era stato qualche sostenitore di Violante (6, come si è detto) e di Augusto Barbera (ma si erano contati un voto a testa anche per Walter Veltroni e per Achille Occhetto). Erano certamente di destra, area Alleanza nazionale, i 6 voti a Pino Rauti, i voti singoli a Pietro Mitolo e a Romano Misserville e magari un paio dei 6 voti ad Antonio Serena, senatore della Lega Nord in quota Liga Veneta, in procinto di passare proprio ad An. Certamente alla Lega si doveva ricondurre l'unico voto dato a Roberto Maroni, finito tra i 25 "dispersi" ma in ogni caso nullo, perché allora l'ex ministro dell'interno aveva solo 45 anni.
E proprio tra i nomi risuonati una sola volta uno attirò l'inevitabile attenzione di chiunque seguiva lo spoglio. Già, perché nel profluvio di voti per Ciampi, alternati a qualche altro nome, a poche schede dichiaratamente nulle (qualcuna - si dice - con inequivocabili disegni fallici) e a 55 proclamazioni di "Bianca!" (ben poche, per essere un primo scrutinio) non sfuggirono alcuni annunci memorabili. Il resoconto di seduta si limita a ricordare che "Alla lettura di una scheda recante il nome 'Porcu' seguono applausi dei componenti l'Assemblea di Alleanza nazionale" (il riferimento era al deputato di An. ex missino Carmelo Porcu); non ha avuto l'onore di una citazione in fisionomia il voto espresso a "Fantózzi", nella pronuncia violantiana (il riferimento probabilmente non era al rag. Ugo, ma al tributarista Augusto, già ministro e in quel momento presidente della Commissione Bilancio della Camera; qualche risata in sottofondo, in ogni caso, ci fu); men che meno sono stato citati gli indecifrabili voti per "Scantamburlo" e "Maria Clelia d'Ischia". 
Soprattutto, però, i resocontisti non hanno dato conto dell'ilarità e di qualche applauso nato spontaneo quando, alle ore 12 e 53 (11 minuti prima dei "vivissimi e prolungati applausi" scattati alla scheda con cui Ciampi aveva raggiunto il quorum necessario per l'elezione), il presidente Violante aveva pronunciato il nome "Maradona", con un tono che mescolava ironia - mai nascosta durante la presidenza violantiana - a un briciolo di perplessità. Era chiaro che quel voto - vergato su una regolare scheda firmata dal segretario generale Mauro Zampini e scrutinato dopo dopo un voto a Franco Marini e due a Ciampi - era nullo, per la carenza del requisito dell'età (come con Maroni) e ancora di più di quello della cittadinanza. In teoria - nulla prevedendo il regolamento al riguardo - il presidente avrebbe anche potuto limitarsi a dire "nulla!", senza altro aggiungere (e in effetti poco dopo si sente un "nulla, o no?", dal banco della presidenza verso il segretario - la prova audiovideo di Radio Radicale ai 3.52.53 è a portata di mano - ma chissà se non si riferiva al voto subito successivo...); impossibile però non citare Maradona a Montecitorio che allora ospitava tra i suoi banchi anche Gianni Rivera e Massimo Mauro, com'era impossibile che non cogliesse l'occasione di divertirsi Violante, lo stesso che il 22 gennaio 1997, a Valdo Spini che lamentava la prassi in via di degenerazione di affibbiare alle leggi elettorali i cognomi latinizzati dei relatori (Mattarellum, Tatarellum), non resistette a interromperlo e ribatté "Per fortuna lei non è stato relatore su progetti di questo genere!", strizzando l'occhio allo Spinellum senza citarlo. 
Del resto, non avrebbe sorvolato sui voti improbabili nemmeno Laura Boldrini: nel 2013, alle prime votazioni per eleggere il successore di Giorgio Napolitano (sarebbe stato lui stesso), assistita dall'allora segretario generale Ugo Zampetti, dichiarò nullo per età il voto a Valeria Marini, precisò "Non ha i requisiti" subito dopo aver letto il nome di Mara Carfagna, mentre tacque dopo aver proclamato il voto a Rocco Siffredi, anticipato dalla voce fuori microfono di Zampetti. Quando qualche altro buontempone "parecchio zingaro" nel 2013 scrisse sulla scheda il nome del conte Raffaello Mascetti, Boldrini lo pronunciò con un mezzo sorriso, senza nemmeno premurarsi di dichiarare nullo il voto di pura fantasia ("Che cos'è il genio?"); tacque anche di fronte al voto di Roberto Mancini (allora ancora per poco allenatore del Manchester City, non ancora 50enne... ma non era certo tenuta a saperlo), mentre erano validissimi i voti a Giovanni Trapattoni e Giancarlo Antognoni. Nel 2015, invece, il nome di Francesco Totti, che pure sarebbe stato scritto su ben cinque schede (più di quelle toccate a Giancarlo Magalli), non è stato pronunciato, perché "Non ha cinquant'anni" (come suggerito dalla nuova segretaria generale, Lucia Pagano).
Il nome di Diego Armando Maradona, in ogni caso, non risuonò più - salvo errore, naturalmente - nelle votazioni ufficiali; in compenso nel 2016, alle ultime elezioni amministrative di Napoli, l'artigiano Antonio Del Piano aveva annunciato la sua candidatura a sindaco con la lista Ricomincio da 10 - La società civile scende in campo. I colori del simbolo con colori che rimandavano al logo della Ssc Napoli (senza plagiarli), ma soprattutto il 10 scritto a caratteri cubitali all'interno non poteva non ricordare il numero impresso sulla maglia del pibe de oro, da tempo ritirata dalla squadra di calcio partenopea. La lista non finì sulle schede, esclusa per difetti nei documenti presentati, ma per qualche giorno qualcuno aveva davvero pensato a un progetto amministrativo nel nome di Maradona: del resto, la proposta di intitolargli lo stadio San Paolo era proprio nel programma di quella lista mai nata...

venerdì 24 gennaio 2020

Suppletive per il Senato: Napoli, cinque simboli, due novità


Il 2020 si configurerà certamente come anno elettorale, anche se non si dovesse procedere a sciogliere le Camere. Infatti, oltre al rinnovo delle amministrazioni regionali (Calabria ed Emilia-Romagna al voto domenica, più le elezioni che si terranno in primavera in altre regioni), al turno di consultazioni amministrative e al referendum confermativo della riforma costituzionale che taglia i parlamentari (dopo il via libera formale dell'Ufficio centrale per il referendum, manca l'indizione dello stesso e la fissazione della data, comunque in primavera), si svolgeranno almeno tre elezioni suppletive, per occupare tre seggi parlamentari legati a collegi uninominali rimasti vacanti nei mesi scorsi. 
I rinnovi non saranno contestuali, ma avverranno in tre date diverse. Il primo collegio a richiamare i propri elettori, il 23 febbraio, sarà quello senatoriale di Campania - 07, che comprende parte del territorio comunale di Napoli (Arenella, Barra, Miano, Piscinola, Poggioreale, Ponticelli, San Carlo all'Arena, San Giovanni a Teduccio, San Pietro a Patierno, Scampia, Secondigliano, Vicaria, Vomero e Zona Industriale). Ad aspirare alla poltrona che fu di Franco Ortolani (geologo eletto con il MoVimento 5 Stelle e deceduto alla fine di novembre) sono quattro candidati.
Si ripresenta ovviamente, nel tentativo di riottenere il seggio "perduto", il MoVimento 5 Stelle, che come di consueto ha individuato la persona da candidare attraverso lo strumento delle "parlamentarie" sulla Rete. Il nome scelto dagli attiVisti è quello di Luigi Napolitano, ingegnere gestionale, che nella sua storia personale è stato pure compagno di studi del ministro degli esteri ed ex capo politico del M5S Luigi Di Maio. Non si tratta della prima candidatura di Napolitano, visto che il suo nome figurava già all'interno della lista che i 5 Stelle avevano presentato alle elezioni europee tenutesi lo scorso anno. Il simbolo utilizzato, naturalmente, è lo stesso in uso fin dal 2018 e sarà al quarto posto nella scheda.

I partiti principali del centrodestra, come nelle precedenti suppletive, presentano una candidatura unitaria, quella di Salvatore Guangi, sociologo e attuale vicepresidente del consiglio comunale di Napoli, di provenienza forzista. Per lui si tratta quasi di una riedizione, dal momento che proprio Guangi era stato lo sfidante di Ortolani nel collegio uninominale di cui ora si rinnova l'elezione. Se nel 2018 la sua candidatura era stata sostenuta dalle 4 liste che componevano la coalizione di centrodestra, oggi il sostegno esplicito è limitato a Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia, anche se in realtà la situazione non dovrebbe essere molto diversa. Secondo l'esperienza delle precedenti suppletive, non è possibile presentare più contrassegni a sostegno di una candidatura, per cui l'emblema presentato da Guangi contiene le miniature dei tre partiti citati: lo stesso, in pratica, messo in campo lo scorso anno sempre alle suppletive e che aprirà la scheda elettorale e i manifesti. 
Ricompare poi - al secondo posto nella scheda - il simbolo di Potere al popolo!, che riunisce quasi tutte le sensibilità politiche di sinistra e alternative al Pd. L'emblema accompagna la candidatura di Giuseppe Aragno, professore di storia contemporanea, scrittore e giornalista. Anche in questo caso, si tratta di un candidato ripescato dalle elezioni politiche, dal momento che l'aspirante senatore si era presentato sotto le stesse insegne ma in quel caso alla Camera, senza però essere eletto,  come tutti i candidati  di Potere al popolo!, a causa del mancato raggiungimento della soglia di sbarramento. Il simbolo utilizzato, in ogni caso, è rimasto lo stesso inaugurato due anni fa (e che in un certo senso è partito da Napoli, dall'ex opg trasformato nel centro sociale Je so' pazzo).
Al terzo posto sulla scheda ci sarà un contrassegno del tutto inedito: quello presentato a sostegno della candidatura di Sandro Ruotolo, ben noto giornalista d'inchiesta, che per anni ha legato il suo nome ai programmi realizzati da Michele Santoro e da tempo porta avanti un grande impegno contro la camorra. Ruotolo ha ricevuto l'appoggio espresso del Partito democratico e del gruppo vicino al sindaco di Napoli Luigi De Magistris, Democrazia e Autonomia (DemA); l'eterogeneità delle due forze, nonché la notorietà del candidato devono avere suggerito di non far finire sulla scheda una "bicicletta" di emblemi. Si è deciso dunque di utilizzare un simbolo dominato dal colore rosso, ma con tracce di giallo, verde e azzurro con la dicitura Napoli con Ruotolo: questo contrassegno è l'unico a contenere il nome dell'aspirante senatore. A ben guardare, la scelta cromatica ricorda quella del simbolo di Uniti con De Magistris, che proprio il sindaco di Napoli aveva fatto depositare come marchio diversi mesi fa. Questo, assieme alla dichiarazione di Ruotolo che ipotizza una collocazione nel gruppo misto in caso di elezione, autorizza a vedere la candidatura come espressione del sindaco di Napoli molto più che dei democratici (e di Italia viva, che ha scelto di appoggiare Ruotolo pur restando critica verso De Magistris); il tutto mentre esponenti storici del riformismo napoletano come Biagio De Giovanni e Paolo Macry hanno duramente criticato l'alleanza a sostegno di Ruotolo, bollando De Magistris come "uno dei peggiori sindaci della storia repubblicana di Napoli" e "primo e il più tenace interprete della pericolosa deriva populista e demagogica che è poi dilagata nel Paese" e qualificando Ruotolo come bravo professionalmente, ma "espressione di quel Partito Mediatico-Giudiziario che ha promosso e sostenuto sin dagli esordi politici De Magistris").
Chiude manifesti e schede la quinta e ultima candidatura, quella di Riccardo Guarino, contrassegnato dall'emblema di Rinascimento partenopeo. Avvocato, Guarino nel 2018 ha fondato l'associazione-movimento con il cui simbolo si candida: un soggetto politico "aperto alle idee, all'innovazione, alle sfide, formato da persone attive nel proprio ambito, professionisti e liberi cittadini" e intento a "recuperare la consapevolezza della grandezza del popolo napoletano, campano e la bellezza delle sue città, nello specifico la città di Napoli". Il simbolo, in cui figurano tre tracce di gesso o pastello azzurro, carminio e giallino (che in più di un'immagine sulla pagina Facebook dell'associazione sono interpretate come emissioni del Vesuvio, quindi come segno di attività, ma leggibili anche come pennellate e come fuochi d'artificio, emblema di nuova era), è forse quello meno concepito per le elezioni: si tratta infatti del logo del movimento adattato al contenuto del cerchio. Si tratta indubbiamente di un outsider, per lo meno con riferimento al quadro politico nazionale: le suppletive saranno un test importante per misurarsi.