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venerdì 4 febbraio 2022

La rivoluzione blu (silenziosa) di 10 Volte Meglio

In questi due anni di pandemia molte vicende politiche (maggiori e minori, curiose e miserabili) hanno richiesto l'attenzione di chi appartiene al novero dei #drogatidipolitica. Proprio costoro, tuttavia, non dimenticano vicende solo apparentemente minori, ma in realtà rilevanti per chi abbia un occhio di riguardo per la vita elettorale e parlamentare. Così, quando un collega ti scrive e dice: "Ho visto questo nuovo simbolo sulla pagina Facebook di 10 Volte Meglio, ti risulta che sia il loro simbolo ufficiale?", si va in automatico a vedere e ci si rende conto non solo che il simbolo ora è diventato blu, con un elemento tricolore, ma che questa modifica risale addirittura al 14 maggio dell'anno scorso. Nostra culpa, ovviamente, il ritardo con cui ci si rende conto di una modifica così rilevante (perché mettere mano al simbolo è sempre una cosa seria, non la si può ritenere trascurabile), ma il momento sembra propizio per alcune domande: è davvero il nuovo simbolo ufficiale? Che significato ha il cambio? E, soprattutto, com'è stato possibile per chi scrive apprendere della riforma grafica con tanto ritardo?
Quest'ultima domanda, in effetti, è la più facile cui dare risposta. L'attenzione di chi scrive - e, probabilmente, di varie altre persone - si è attenuata ed è finita in secondo piano (soprattutto dopo l'avvento della pandemia) con il trascorrere del tempo dal 17 dicembre 2019, data in cui è cessata la componente del gruppo misto della Camera "Cambiamo! - 10 Volte Meglio", articolazione nata il 18 aprile 2019 come "Sogno Italia - 10 Volte Meglio" e l'11 settembre ridenominata nel modo prima ricordato. Come ben sa chi frequenta questo sito, tanto la nascita quanto - soprattutto - la cessazione della componente non sono stati passaggi banali e "pacifici", tanto per la lettura ultraestensiva dell'art. 14, comma 5 del regolamento della Camera (che dal 10 febbraio 2005 consente a un partito sorto dopo le elezioni di formare una componente del misto dicendo di rappresentare un partito che ha partecipato alle elezioni ma non ha eletto nessuno), quanto per l'evento estintivo del tutto inedito: che se ne sappia, infatti, non era mai successo che una componente si estinguesse perché "il Presidente e legale rappresentante del partito politico [...] ha comunicato di voler revocare dalla medesima data il consenso ad essere rappresentato dalla componente politica del gruppo parlamentare misto" (il che ha portato il costituzionalista Salvatore Curreri a chiedersi se fosse legittimo che a decidere la nascita e - ancor più - lo scioglimento di un'articolazione parlamentare fosse un soggetto politico del tutto esterno alla Camera e al Senato).
Su quella vicenda, ovviamente, è interessante conoscere proprio la voce di 10 Volte Meglio. Andando dunque sul sito ufficiale si trova questo testo, nella pagina denominata "Attività parlamentare":
Dieci Volte Meglio è un movimento nazionale presente nel Registro dei Partiti Politici tenuto presso la Camera dei Deputati in funzione della sua autonoma partecipazione alle ultime elezioni politiche dello scorso 4 marzo 2018. L’iscrizione di Dieci Volte Meglio in quest’albo costituisce l’unico requisito per avere una propria rappresentanza che, in due occasioni, ha consentito al partito di dar vita ad una componente parlamentare.
Dieci Volte Meglio, insieme ad alcuni deputati del gruppo misto quali latori istituzionali delle proposte legislative del partito, il 18 aprile 2019, fonda la sua prima componente parlamentare denominata "Sogno Italia - Dieci Volte Meglio" affidando la vice presidenza all'On. Catello Vitiello.
L’esperienza istituzionale concede la possibilità di conoscere l’amministrazione pubblica e di realizzare le idee ed i progetti elaborati dal partito e, inoltre, fornisce l’occasione a Dieci Volte Meglio di partecipare alle consultazioni presidenziali che, nel mese di settembre 2019, si resero necessarie in seguito alla cogente crisi governativa.
In continuità alla sua missione, il 15 settembre 2019, Dieci Volte Meglio crea una seconda parlamentare che, in conseguenza all’alternanza degli onorevoli protagonisti, assume il nome di "Cambiamo! - Dieci Volte Meglio" consegnando la vice presidenza all’On. Fabio Pedrazzini. In data 16 dicembre 2019, stante la mancata condivisione programmatica, per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana, Dieci Volte Meglio spontaneamente cessa formalmente la propria componente parlamentare.
Allo stato attuale, Dieci Volte Meglio è dotata di una propria rappresentanza parlamentare aperta a tutti i deputati e senatori che, solo dopo aver evaso un’adesione morale, sociale e legale al partito, possono vivere la missione e godere della visione con cui Dieci Volte Meglio s’approccia alla politica.

Il testo induce molte riflessioni, su vari punti. Innanzitutto si può discutere sul primo passaggio, in base al quale la presenza nel Registro dei partiti politici costituirebbe "l'unico requisito per avere una rappresentanza". Se il riferimento è al Registro previsto dal decreto-legge n. 149/2013, le cose non stanno esattamente così e forse è il caso di fare un po' di chiarezza: si può essere iscritti al registro (condizione necessaria per accedere alle provvidenze pubbliche per i partiti, ma non sufficiente per accedere a tutte) dopo aver presentato candidature alle elezioni politiche, europee o regionali (o alle elezioni per le province autonome) o - in alternativa - se si è la forza politica di riferimento di almeno un gruppo parlamentare o di una componente del gruppo misto oppure, ancora, se si è partecipato a una lista-cartello con altre forze politiche, inserendo il proprio simbolo nel contrassegno, e si è ottenuto almeno un eletto. 
10 Volte Meglio, che ha partecipato alle elezioni del 2018 presentando liste in alcune circoscrizioni, rientrava certamente nella prima ipotesi, come pure nella seconda; occorre però segnalare che la richiesta di iscrizione al Registro risaliva ufficialmente al 21 novembre 2019 (con la possibilità che prima vi siano stati contatti informali per la registrazione), mentre la componente "Sogno Italia - 10 Volte Meglio" è stata costituita, come si è visto, il 18 aprile 2019, ben prima rispetto alla domanda e all'effettivo inserimento nel registro. Con riguardo a quel momento, la pagina del sito spiega che la componente è stata costituita da 10 Volte Meglio "insieme ad alcuni deputati del gruppo misto quali latori istituzionali delle proposte legislative del partito": non si ritrova in queste parole l'idea che quei deputati abbiano aderito come iscritti a 10VM (anche se, ovviamente, è possibile che lo abbiano fatto).
Non si manca poi di notare che a metà settembre del 2019, secondo il testo, il partito guidato nel 2018 da Andrea Dusi e attualmente da Enrico Maria Bozza, "in continuità alla sua missione" avrebbe "crea[to] una seconda [componente] parlamentare", stavolta con Cambiamo!. In realtà, come si è già detto, più che alla fondazione di una nuova componente si è assistito all'evoluzione di quella esistente, con l'ingresso di nuovi deputati che facevano riferimento al soggetto politico fondato da Giovanni Toti e il conseguente cambio di denominazione: l'apporto di 10 Volte Meglio, a sua volta, ha consentito a Cambiamo! di emergere in sede parlamentare, visto che come forza politica nata dopo le elezioni e con meno di 10 deputati non avrebbe potuto costituire una propria componente (in seguito, infatti, si è aggregata alla già esistente componente Noi con l'Italia - Usei - Alleanza di centro).
Proprio nel periodo in cui esisteva la componente Cambiamo - 10 Volte Meglio, quest'ultimo soggetto ha iniziato la procedura per l'iscrizione al Registro dei partiti, depositando presso l'apposita Commissione il proprio statuto nella forma dell'atto pubblico: quello statuto, riconosciuto rispondente ai requisiti di legge, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 dicembre 2019 (cioè praticamente in contemporanea con la decisione di 10VM di far cessare la componente vista la "mancata condivisione programmatica"). In quello statuto era presente come simbolo ufficiale lo stesso contrassegno depositato al Viminale nel 2018 e finito su alcune schede: fondo arancione e nome bianco, con il 10 leggermene tagliato e le due parole collocate sotto in diagonale. 
Il simbolo attuale - che, come detto, risulta presente sui social network dal 14 maggio 2021, senza che il cambio di grafica sia stato annunciato da particolari messaggi - appare più studiato, più curato (l'uso di luci e ombre dà anche l'idea dello spessore) e armonico (con il 10 portato tutto a sinistra e l'1 allungato, le parole più grandi e leggibili), anche più rassicurante con l'uso dei colori nazional-popolari (tricolore e il blu, anche se quel tono rischia di apparire un po' di centrodestra); questo passaggio è avvenuto a prezzo di perdere un po' di potenziale "di rottura", perché di certo la grafica originaria era maggiormente "fuori schema", dunque non passava inosservata. Se si guarda il Registro dei partiti, tuttavia, si nota che il simbolo è ancora quello originario (riprodotto in toni di grigio, ma con l'arancio fissato nella descrizione). In teoria sarebbe ragionevole modificare lo statuto in quella parte di testo e nell'immagine; lo stesso statuto, però, precisa che "Il Consiglio direttivo potrà per tutti i tipi di elezione, apportare al simbolo e al contrassegno le modifiche ritenute più opportune, avuto riguardo anche alle norme di legge in materia". Dal momento, dunque, che l'emblema è comunque riconoscibile nei suoi elementi essenziali, se anche alle elezioni si dovesse usare il simbolo a fondo blu, non ci sarebbe alcuna violazione dello statuto. Si intuisce che il partito è tuttora interessato a partecipare alle vicende politiche del Paese vedendo che anche nei mesi scorsi la pagina ha pubblicato vari post, compatibili con un impegno futuro, politico ed elettorale, puntando su innovazione, equità, educazione, competenze e valorizzazione delle risorse. Per capire le intenzioni di 10 Volte Meglio, in ogni caso, c'è tempo.

lunedì 25 maggio 2020

Autonomi e Partite Iva: "Basta con la delega, se si vuole cambiare"

Le partite Iva, magari pronunciate tutte insieme senza prendere fiato (partiteiva): queste almeno dalla metà degli anni '90, vale a dire dopo la prima vittoria berlusconiana, si sono personificate, diventando una delle categorie da considerare, ma più spesso - per quel che si legge e si sente - da spremere, vessare, ignorare. Non stupisce, dunque, che nel corso del tempo determinati partiti abbiano cercato di rivolgersi con le loro proposte al "popolo delle partite Iva", fino alla nascita di un movimento che portava proprio questo nome (con relativo contenzioso su chi avesse poi titolo di utilizzare la dicitura "Popolo partite Iva"). Nessuno, tuttavia, ha e può avere il monopolio di rappresentazione di una categoria, così il 17 aprile 2018 a Milano è nata l'associazione Autonomi e partite Iva, che in base al suo atto costitutivo "ha finalità di carattere culturale, sociale e politico per la diffusione della cultura, dello sviluppo e del rispetto delle attività autonome, artistiche, professionali, imprenditoriali, esercitate individualmente o in forma societaria".
L'associazione, presieduta da Eugenio Filograna, si qualifica come "movimento politico-culturale nato per autorappresentarci nelle istituzioni dello Stato": nel parlare al plurale - "Insieme siamo più di 8 milioni in Italia" - si riferisce alla pletora di "Autonomi e Partite IVA (artigiani, commercianti, professionisti e società, micro, piccole,medie e grandi)". Il movimento punta a "produrre norme orientate alla centralità della libera imprenditoria", agevolando la nascita di nuove iniziative private attraverso norme adeguate, riducendo il cuneo fiscale e creando "elementi normativi che permettano la migliore competitività commerciale nazionale ed internazionale di tutti gli Autonomi e Partite IVA": la filosofia economica alla base di queste proposte sarebbe "un vero e sano liberismo economico", visto come soluzione ai problemi dell'Italia.
Il movimento ha stilato un programma articolato, che vorrebbe l'abolizione completa del minimale Inps e di ogni forma di tassazione per le piccole partite Iva (fino a 100mila euro) e un regime decisamente agevolato per quelle fino a 350mila) e, per entrambe le categorie, la sanatoria dei debiti iscritti a ruolo fino a 200mila euro (e un regime comunque meno severo per i debiti oltre quella quota e per le altre categorie di partita Iva); sarebbe prevista pure la possibilità per i dipendenti dei titolari di partita Iva di ridurre la propria retribuzione rispetto alle previsioni del contratto collettivo per aumentare la competitività dell'impresa e una flat tax al 20% per le imprese con fatturato oltre 350mila euro annui. Altre norme dovrebbero comunque essere emanate nell'ottica della semplificazione delle procedure e del rafforzamento della posizione nei confronti del fisco: tra queste, l'impossibilità per l'ente pubblico di impugnare una decisione di primo grado - si immagina in materia tributaria - in cui risulti soccombente, la condanna alle spese dell'erario in caso di annullamento di una cartella e la costituzionalizzazione dei diritti del contribuente. Si suggerisce pure una reintroduzione dei voucher per le partita Iva fino a 350mila euro annui, con meno vincoli e procedure meno complesse.
Stanchi di atteggiamenti che non esitano a definire come "pregiudizio fiscale" e "invidia sociale" nei loro confronti, gli Autonomi e partite Iva hanno scelto di organizzarsi anche per rispondere ai problemi legati a questo periodo e alla pandemia da Coronavirus: ritenendo di avere di fronte "un Governo incapace ed inadatto a gestire le cose più semplici", pensano che la risposta migliore sia fare fronte comune e coeso. "I partiti di ieri ed oggi - ha scritto sul sito il presidente Filograna il 3 maggio - si sono dimostrati incapaci di capire le priorità delle scelte, a tal punto da averci indotto ad una situazione così grave da aver costretto a chiudere l’attività circa tre milioni di nostri colleghi sino ad oggi, e forse un altro milione nei prossimi mesi". Se così è, per il fondatore del movimento (assieme ad altre tre persone) diventa essenziale "delegare la rappresentanza politica solo al nostro partito, il cui nome è Autonomi e partite Iva".
Già lo scorso anno si pensava alla partecipazione ad alcune tornate elettorali (in particolare a quella regionale calabrese, poi tenutasi alla fine di gennaio), cosa che finora non si è concretizzata. Il simbolo, in ogni caso, è già pronto e definito fin dal 2018: nello statuto è definito come "cerchio con bordi verde e bianco, con all'interno un domino stilizzato, composto da quattro tasselli che, da sinistra a destra, sono di colore verde, bianco, rosso e bianco; quest’ultimo rappresenta la lettera 'I' di Iva, dall'alto verso il basso, su righe alternate la scritta AUTONOMI E (su sfondo verde), PARTITE IVA (su sfondo rosso) di colore bianco e con font LATO su alcune parole un po' stirato. Una grafica bianca separa lo sfondo verde da quello rosso". 
Così, l'idea del domino - per dire che se cade un lavoratore autonomo possono cadere tutti, perché tutto si tiene - potrebbe approdare sulle schede. Nelle settimane scorse era pure prevista una manifestazione il 26 aprile in piazza della Scala a Milano, a sostegno dell'iniziativa privata: quell'evento era stato pensato assieme al movimento politico 10 volte meglio e, nelle settimane scorse, era persino stato preparato un simbolo composito, che inseriva quello degli Autonomi e partite Iva all'interno di quello di 10VM, con la comparsa di un'ape sul fondo arancione (forse per indicare l'operosità dei protagonisti di quell'operazione). A fine febbraio erano state unite anche le pagine Facebook degli Autonomi e di 10 Volte Meglio; proprio oggi, tuttavia, la pagina degli Autonomi e partite Iva ha ripreso il suo nome originario (con l'aggiunta del nome del leader Filograna) e già da marzo 10VM aveva ricreato la sua pagina Fb. L'idea di partecipare alle elezioni, in ogni caso, per gli Autonomi e partite Iva non è stata messa da parte: lo spostamento del voto a settembre consente al movimento di iniziare a prepararsi, se vorrà sfruttare l'occasione.

venerdì 10 maggio 2019

Sogno Italia, fare componente da soli è 10 Volte Meglio

I frequentatori abituali di questo luogo lo sanno: uno sguardo periodico alla composizione delle Camere, con le etichette di gruppi e componenti del gruppo misto, è sempre istruttivo, illuminante e - non di rado - foriero di sorprese. Uno degli osservatori più attenti di questo fenomeno è Salvatore Curreri, professore associato di diritto pubblico all'Università degli Studi di Enna: nel suo ultimo articolo scritto per laCostituzione.info, intitolato Una componente politica nel gruppo misto della Camera non si nega a nessuno, mette in luce e racconta movimenti parlamentari che pochi finora avevano notato e che hanno, tra l'altro, risvolti anche simbolici.
Sì, perché l'autorizzazione, data dal Presidente della Camera il 18 aprile 2019, alla creazione della componente del gruppo misto denominata Sogno Italia - 10 Volte Meglio è un fatto tutt'altro che secondario, per lo studioso del diritto costituzionale e parlamentare, per chi guarda al sistema politico in Italia e all'universo simbolico della nostra politica. 
Della questione generale ci si è già occupati con larghezza nella scorsa legislatura, ricordando - come fa Curreri - che se il regolamento della Camera prevede come norma che una componente del gruppo misto sia formata da almeno dieci deputati, l'eccezione ammette che ne bastino tre nel caso di minoranze linguistiche o qualora i parlamentari richiedenti "rappresentino un partito o movimento politico la cui esistenza, alla data di svolgimento delle elezioni per la Camera dei deputati, risulti in forza di elementi certi e inequivoci, e che abbia presentato, anche congiuntamente con altri, liste di candidati ovvero candidature nei collegi uninominali" (art. 14, comma 5, secondo periodo).
Ricordata la norma regolamentare da applicare in questo caso, fanno parte della componente Sogno Italia - 10 Volte Meglio i deputati Silvia Benedetti, Salvatore Caiata e Catello Vitiello, eletti all'inizio della legislatura sotto il contrassegno del MoVimento 5 Stelle e prima membri di una diversa componente sempre del misto, denominata Maie - Sogno Italia. Vale però la pena lasciare la parola a Curreri che nel suo articolo ricostruisce con una certa precisione gli eventi che hanno portato al casus reflectionis di questo articolo (e pongono le basi per un discorso giuridico-politico-simbolico serio e approfondito):


Proprio le variazioni intervenute all'interno di quest’ultima componente politica sono all'origine della nuova appena costituita. Va, infatti, ricordato che essa si poté costituire il 20 aprile 2018 solo grazie all'iniziativa del deputato Borghese, l’unico dei suoi componenti che rappresentasse un partito presentatosi alle elezioni, per l’appunto il Movimento Associativo Italiani all’Estero nelle cui liste egli era stato eletto in America meridionale. Gli altri cinque deputati che avevano costituito tale componente politica (Benedetti, Caiata, Cecconi, Tasso e Vitiello) erano stati, infatti, tutti eletti per il MoVimento 5 Stelle dal quale, per note vicende che non vale la pena qui ripercorrere, erano stati subito espulsi appena dopo essere stati dallo stesso movimento candidati.
Quando, a seguito di presumibili contrasti interni, il deputato Borghese, nella qualità di Presidente e legale rappresentante del MAIE, ha comunicato la revoca del consenso ad essere rappresentato da tale componente politica (che nel frattempo aveva cambiato denominazione in MAIE-Movimento associativo italiani all’estero-Sogno Italia), la componente politica è stata ovviamente dichiarata cessata perché non più rappresentativa di un partito o movimento politico presentatosi alle elezioni (seduta del 18 febbraio 2019). 
Mentre, però, il giorno dopo lo stesso Borghese con altri due ex pentastellati (Cecconi e Tasso), ha subito costituito una nuova componente politica (Movimento Associativo Italiani all’Estero), sempre grazie alla propria decisiva adesione, gli altri tre pentastellati (Benedetti, Caiata e Vitiello) avrebbero dovuto rinunciare a tale possibilità, essendo stati eletti per un partito già costituitosi in gruppo parlamentare. Invece – e qui sta la novità – [...] il 18 aprile 2019 il Presidente della Camera, accogliendo la loro richiesta, li ha autorizzati a costituire la componente politica del gruppo misto Sogno Italia – 10 Volte Meglio che, come già dimostra la immaginifica, quasi dannunziana denominazione, non corrisponde ad alcun partito o movimento politico presentatosi alle elezioni.

Il caso qui interessa, perché di fatto questa è la prima componente del misto della Camera nata, dal 2018, non solo per dare ricetto a una sigla politica - parlare di "forza" forse è troppo - sorta nel corso di questa legislatura (era accaduto, in fondo, anche con la formazione della componente Maie - Sogno Italia), ma la cui nascita è stata consentita grazie all'apporto di un diverso soggetto politico, che ha partecipato alle elezioni senza però ottenere alcun eletto. Il simbolo di 10 Volte Meglio, infatti, era apparso sulle schede elettorali della Camera in dieci regioni italiane, dunque quel movimento aveva i requisiti per essere ritenuto esistente "alla data di svolgimento delle elezioni per la Camera dei deputati [...] in forza di elementi certi e inequivoci", anche perché per essere presente aveva raccolto le firme. Per inciso, visto che di simboli si parla, per vedere quello di Sogno Italia bisogna andare per forza - come aveva notato AdnKronos - sul database dell'Ufficio italiano brevetti e marchi e, peraltro, se ne può vedere solo una versione in bianco e nero, depositata il 3 ottobre scorso da Caiata (che peraltro, in base a recenti notizie di stampa, è stato dato come aderente a Fratelli d'Italia, anche se alla Camera risulta ancora aderente alla componente, che diversamente scenderebbe sotto il numero minimo di membri).
Non si tratta certo del primo caso di componente del gruppo misto costituita pur se priva "d’identità politico-elettorale", come sottolineato da Curreri (che produce anche un breve elenco) e come si era già detto meno di tre anni fa su questo sito e anche un paio di anni fa, quando nella scorsa legislatura il 20 marzo 2017 la presidente della Camera Laura Boldrini autorizzò la componente politica Alternativa Libera - Tutti insieme per l’Italia, significativa in questa sede perché i membri erano tutti stati eletti nelle liste del MoVimento 5 Stelle. Non scandalizza quasi più nessuno il fatto che, in qualche caso in modo piuttosto trasparente, quelle componenti con un "aiutino" extraparlamentare siano nate per avere a disposizione tempo di aula, spazi e risorse per il personale a servizio dei parlamentari (o per non perderli, qualora una componente esistente abbia "perso pezzi" per strada o, come in questo, caso, si verifichi una scissione), generalmente in cambio di visibilità e sostegno alle iniziative o alle istanze del soggetto politico che consente la nascita della componente. 
Il fatto è che, per Salvatore Curreri, l'autorizzazione di questo tipo di componenti del gruppo misto sembra "disattendere la lettera e la ratio della disposizione regolamentare, evidentemente ispirata a consentire ugualmente a forze politiche minoritarie presentatesi alle elezioni (requisito politico) di costituire all'interno del gruppo misto una propria componente politica, pur essendo composte da meno di dieci deputati (requisito numerico)" e non a favorire "formazioni politiche dal sicuro fascino parlamentare ma prive, per il passato, di radicamento elettorale e dall'assai dubbio futuro seguito". In particolare, dal momento che la decisione in tema di costituzione di componenti è tutta del Presidente o della Presidente della Camera, senza che chi ricopre la carica debba motivare la sua scelta, il costituzionalista vede nell'autorizzazione data da Fico un incentivo al transfughiso e al frazionismo parlamentare, perché per "un (malinteso) rispetto politico, quasi che una componente nel misto non si debba negare a quanti ne facciano richiesta" finiranno per bastare sempre "appena tre deputati fuoriusciti o espulsi da un gruppo parlamentare", with a little help from their friends, amici da cercare quasi sempre fuori dalle aule di Camera e Senato. 
Tutto ciò, tra l'altro, marcherebbe una differenza ancora maggiore con la disciplina di Palazzo Madama, il cui regolamento già prima non prevedeva formalmente l'esistenza delle componenti del gruppo misto (anche se di fatto le etichette vengono usate lo stesso, senza particolare valore: al momento si tratta di Liberi e Uguali, Psi, +Europa e Maie); a partire da questa legislatura, poi, una riforma regolamentare consente di costituire solo gruppi di partiti che abbiano partecipato alle elezioni del Senato con un loro contrassegno, dunque non c'è spazio per gruppi che rappresentino eventuali partiti nati in corso di legislatura. Questo, come sottolinea ancora Curreri, "consente non solo una più efficiente ed efficace organizzazione dell’attività parlamentare, che la proliferazione dei soggetti politici rischia seriamente di compromettere, ma risponde anche all'elementare principio democratico secondo cui sono i partiti votati dagli elettori a costituirsi in gruppi parlamentari e componenti politiche, non - viceversa - i parlamentari a riunirsi in gruppi e componenti politiche per costituire un partito".


* * *


La posizione del costituzionalista è comprensibile e almeno in parte condivisibile. Personalmente, a dire il vero, trovo eccessiva la "stretta" data in Senato, che mi pare che punisca fin troppo la scelta di "cambiare idea" (certamente non viola il divieto di mandato imperativo, ma mi pare molto severo non concedere a partiti nuovi, magari consistenti, la visibilità che meritano); allo stesso modo, ammetto l'incoerenza tra i due regolamenti di Camera e Senato (dovuto all'atteggiamento schizofrenico di chi ha votato una riforma in un ramo del Parlamento e non l'ha invece appoggiata nell'altro), anche se non si può far finta che quelle differenze regolamentari non esistano. 
Ciò detto, è innegabile che, dalla XIV legislatura (2001-2006) in poi, alla Camera si è assistito a un'interpretazione sempre meno restrittiva, che è passata dal richiedere al partito intenzionato a costituire una componente  "un simbolo, una denominazione, un’attestazione documentaria o, comunque, una qualche forma di notorietà" al momento delle elezioni, all'ammettere la costituzione di componenti a una certa distanza dalle elezioni (pur se relative a partiti che avevano corso al voto precedente, come l'Udeur e i Repubblicani europei), fino a consentire - come si è visto - a partiti di nuova costituzione di avere la propria componente, accostando il proprio nome a quello di una sigla che aveva partecipato alle ultime elezioni, anche se non aveva ottenuto eletti (l'apripista fu Gianfranco Rotondi, che per avere la componente autonoma della sua Democrazia cristiana dovette appoggiarsi ai Verdi-Verdi, ribattezzati per l'occasione Ecologisti democratici).
Emesso un giudizio, occorre comunque guardare con realismo alla situazione: se si è concesso a 10 Volte Meglio di impiegare il proprio nome per far nascere una componente autonoma del gruppo misto, sarà difficile poi negare la stessa cosa ad altre forze politiche. Quali sigle sono disponibili per far nascere nuove componenti, dunque? Il "parco liste", rispetto al passato, risulta rinnovato, visto che non hanno presentato nemmeno una candidatura il Pli, il Ppa e Tutti insieme per l'Italia; anche senza di loro, tuttavia, le sigle teoricamente a disposizione sono una ventina, anche se probabilmente il numero di quelle realisticamente utilizzabili non va molto oltre la decina
Difficile, per esempio, che qualcuno voglia costruire una componente utilizzando i nomi di CasaPound Italia, Italia agli italiani (il cartello di estrema destra che riuniva Forza nuova e Fiamma tricolore), Autodeterminatzione (per il suo carattere locale), Partito comunista, Per una sinistra rivoluzionaria e, volendo, Potere al popolo! (c'era una certa distanza tra la "sinistra" parlamentare e quell'area); qualche speranza in più potrebbero avere formazioni pur marcatamente politiche come Pri-Ala (i repubblicani hanno già partecipato in passato), Rinascimento - Mir (potrebbero avere interesse a una maggiore visibilità), Blocco nazionale per le libertà (vale lo stesso per la formazione che univa Italia Reale e DemoCristiana di Denis Martucci), Grande Nord (in chiave antileghista lo sbarco parlamentare sarebbe un toccasana) e Il Popolo della Famiglia (anche qui la visibilità sarebbe ottima). 
Ancora più spendibili, anche se non necessariamente disponibili, sarebbero formazioni dal nome più "neutro" come Italia nel cuore, Lista del Popolo per la Costituzione (anche se il gruppo di Antonio Ingroia e Giulietto Chiesa potrebbe non essere interessato a ogni collaborazione), Partito valore umano, Patto per l'autonomia (di carattere locale, ma il nome è universale), SiAmo (in tempi di no vax sarebbe un bel colpo) e tre sigle viste soltanto nella circoscrizione estero della Camera, Movimento delle LibertàUnital l'enigmatica Free Flights to Italy. E a questo punto un pensiero sorge, irrefrenabile: perché diavolo non ha raccolto le firme W la Fisica, così da poter fare capolino a Montecitorio almeno per un periodo nei prossimi quattro anni?