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giovedì 11 dicembre 2014

Croce, vanga o scudo? Proibiti, in ogni caso

Occuparsi di simboli è bello e stimolante, perché in fondo a questo o a quel contrassegno sono legate esperienze di persone, frammenti di vita vissuta che in più di un caso aspettano solo di essere raccontate, anche e soprattutto quando il loro tasso di stranezza è un po' più alto del normale. Questa volta è di turno un emblema curioso, nato a metà degli anni '70 e fonte di scaramucce pre-elettorali, al punto che sparì dalle schede all'ultimo minuto e gli elettori dovettero scegliere solo tra i due segni rimasti. 
La storia ci proietta nel 1975 a San Benedetto Val di Sambro, comune del bolognese che aveva poco più di 4mila abitanti e portava ancora le ferite della bomba fatta esplodere l'anno prima sul treno Italicus proprio nei pressi della stazione. 
Alle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale, previste per il 15 giugno, la Democrazia cristiana, che aveva governato il comune per tutta la consiliatura precedente, si era però presentata spaccata: una parte aveva scelto di correre in un "cartello" con i socialdemocratici, l'altra, che schierava in lista anche il sindaco democristiano uscente, Leandro Musolesi, voleva comunque partecipare alle elezioni. "In effetti ci fu una spaccatura nel partito - ricorda oggi lo stesso Musolesi, intervistato su quella vicenda -. Il segretario locale della Dc di allora non era propenso al dialogo, non aveva molto seguito tra gli iscritti e con i suoi modi aveva finito per creare una frattura: lui rappresentava il partito, ma dalla sua non aveva la maggioranza".
Morale, quella volta di scudi crociati ne vennero presentati due: col numero 2 quello contenuto nella bicicletta Dc-Psdi, col numero 3 quello legato a Musolesi. 
Non stupisce, ovviamente, che la Commissione elettorale mandamentale di Porretta Terme, cui spettava pronunciarsi sull'ammissione delle liste, il 22 maggio non abbia accettato l'ultimo contrassegno presentato: il depositante aveva due giorni per sostituire l'emblema e mantenere il gruppo in corsa, ma bastarono poche ore. Si scelse di modificare un po' l'immagine, senza però discostarsene troppo: allo scudo vennero tolti i "punti" superiori, sostituiti con due stelle e la croce - bianca all'interno e senza la scritta "Libertas" - ospitò la dicitura "Democratici cristiani". "Volevamo mostrare comunque che eravamo legati alla Dc - spiega Musolesi - per cui di fatto portammo la croce più in alto, per metterla in evidenza". Sui moduli ufficiali l'emblema venne descritto come "una croce immersa in uno scudo con due stelle"; per i commissari il nuovo simbolo non era confondibile, così la lista il 23 maggio fu riammessa.
Agli amici diccì che avevano presentato la lista per primi, però, l'idea di avere un concorrente insidioso alle elezioni non era proprio andata giù, così fecero ricorso al Tar di Bologna, lamentando la confondibilità tra gli emblemi e persino l'uso di un simbolo religioso da parte della lista di Musolesi. Il 5 giugno i giudici amministrativi ribaltarono la situazione: ammettere quel simbolo sostitutivo era stato un errore, le liste alle elezioni dovevano essere solo due.