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venerdì 3 giugno 2016

Napoli, simboli e curiosità sulla scheda

Se nel turno elettorale ormai alle porte si deve trovare la città dei record, questa probabilmente è Napoli: le liste presentate e ammesse alle elezioni comunali sono infatti 41, una in più dei posti da consigliere comunale da assegnare (e il risultato poteva essere più divaricato, in caso di ammissione delle liste che sono state invece escluse per ragioni formali). Sono molti di meno, per dire, i candidati sindaci: "soltanto" 10, meno che a Torino e Roma e solo uno in più rispetto a Milano: le coalizioni che sostengono alcuni aspiranti inquilini di Palazzo San Giacomo, in compenso, sono extra large, forse nella speranza di "fare numero" e non far andare disperso nemmeno un voto.

Valeria Valente

Il sorteggio ha dato la prima posizione a Valeria Valente, vincitrice delle primarie del centrosinistra: sono ben 11 le formazioni che sostengono la candidata del Pd. La prima sorteggiata, in realtà, in apparenza con il centrosinistra c'entra poco: si tratta infatti di Liberi Pli-Pri, il cartello-bicicletta che mette insieme, in una sorta di "polo laico", i simboli del Partito liberale italiano di Morandi e De Luca (non proprio di sinistra) e il Partito repubblicano italiano (che l'anno scorso aveva appoggiato Stefano Caldoro alle regionali, nella lista dei Popolari per l'Italia di Mauro). L'uccello in basso forse richiama il bird of liberty dei LibDem britannici, ma l'effetto e il colore nero sono poco eleganti (e in un primo tempo il simbolo era stato escluso dalle schede, fino alla sentenza amministrativa che l'ha riammesso). 
Il secondo simbolo in ordine di sorteggio sarà quello del Partito democratico, sulla cui presenza ovviamente non c'è assolutamente nulla da rimarcare. A differenza che in altre città, qui l'emblema presentato per le elezioni è schietto, senza alcuna caratterizzazione territoriale o personale: segno, forse, che per chi lo ha depositato il logo è in grado di per sé di attirare voti, o anche - volendo - che la presenza del nome della candidata non avrebbe apportato benefici di rilievo al partito di maggior peso. In uno schieramento così ampio, del resto, conta sì prendere i voti singolarmente ma - anche in tempi di voto disgiunto - è ancora più importante portare acqua a chi è candidato come sindac*.
Al terzo posto è stata estratta la lista dei Moderati con Valente, che fa sbarcare il progetto politico di Giacomo Portas anche in terra partenopea. La base del simbolo è quella già nota da anni, ma al posto delle stelle della bandiera europea, nel segmento azzurro inferiore, è stato inserito il riferimento "con Valente". Certamente queste elezioni sono state un'occasione importante per il partito di Portas, nella prospettiva di arrivare a un radicamento più ampio e solido in varie parti d'Italia e non solo nelle poche regioni (a partire ovviamente dal Piemonte) in cui la formazione era già presente, magari anche senza avere eletti.
Il simbolo sorteggiato per quarto, in compenso, merita una riflessione: se, infatti, di norma la presenza del simbolo dei Moderati era alternativa a quello del progetto Cittadini per l'Italia (come evoluzione di Scelta civica), proprio in funzione di quel "matrimonio" celebrato poche settimane fa, in questo caso subito dopo la lista dei Moderati ha trovato posto quella dei Cittadini per Napoli, che segue la grafica presentata pochi mesi fa da Enrico Zanetti (ovviamente con la personalizzazione territoriale tipica delle liste civiche). Di fatto, pare che il gruppo locale degli ex Sc che fa riferimento a Giovanni Palladino abbia lavorato molto per presentare questa lista ed essere dunque presente all'appuntamento .
Richiama maggiormente l'idea di sinistra la quinta lista, quella del Partito socialista italiano, una delle poche presentate in giro per l'Italia, per lo meno con il simbolo ben in vista. Si tratta dell'ultima versione dell'emblema, ormai in uso dal 2010, con il nome storico recuperato nel 2009, la rosa del socialismo europeo con tanto di stelle d'Europa intorno e, in basso, un segmento tricolore caratterizzato dalla sigla del partito. La Campania, del resto, è una terra in cui è rimasta più che altrove una certa tradizione socialista, come si è visto in più occasioni anche dalla parte "destra" (il Nuovo Psi, per esempio, per anni ha avuto proprio in quella regione una base importante).
Molto meno scontata e - va da sé - molto più discussa è stata la presenza di una lista di Alleanza liberalpopolare - Autonomie, in breve Ala, all'interno della stessa coalizione. Un gruppo, quello che fa capo a Denis Verdini e Vincenzo D'Anna, non esattamente di centrosinistra, ma che in Parlamento ha iniziato a votare con la maggioranza di governo (facendo infuriare, a Roma come a Napoli, una parte consistente del Pd). A dispetto di tutto, comunque, sulla scheda Valente potrà contare sul simbolo di Ala da poco coniato - presumibilmente proprio perché urgeva questa scadenza elettorale - con tanto di ala tricolore su fondo blu e corona rossa.
Né è facile parlare di sinistra, o anche solo di centrosinistra, con la lista Elaboratorio nazionale - #iorestoaNapoli, un'esperienza che ha alla base l'associazione En presieduta da Raffaele Di Monda (già vicesegretario regionale di Fli), che ha scelto di "sostenere un vero partito nuovo e rinnovato, guidato da Renzi che rappresenta il valore aggiunto, non solo per il suo partito, ma anche e sopratutto per l’intero sistema paese". I colori del simbolo presentato, obiettivamente, ricordano in parte il simbolo del Pd; l'emblema - curato, come mostrano anche le ombre - contiene anche una professione di "attaccamento alla città" con l'hashtag (staccato) # io resto a Napoli.
La carrellata continua con la lista di Centro democratico, tutto sommato in linea dall'inizio con la vocazione di centrosinistra della coalizione. In questo caso nel simbolo si è leggermente rimpicciolito lo spazio dedicato al nome della lista, per introdurre - tra questo e il monogramma tricolore presente fin dall'inizio - l'espressione "Valente sindaco", probabilmente nel tentativo di ottenere qualcosa in più per un partito che di certo non è il più consistente della coalizione. L'apporto della formazione creata nel 2012 da Bruno Tabacci, in ogni caso, non è mai stato in discussione a Napoli e certamente, nell'economia dell'intera coalizione, si farà sentire.
Non è tutto sommato una novità - anche se non era del tutto scontata, se non altro per una storia politica nazionale non proprio coincidente - la presenza dell'Unione di centro in un gruppo di liste di centrosinistra. Nessun dubbio comunque sul sostegno a Valeria Valente da parte dell'Udc, che è parte della coalizione di governo (il capolista, Erik Furno, era stato peraltro assessore per il centrodestra a Gragnano) e sulla scheda fa arrivare il suo contrassegno tradizionale, con la dicitura "Italia" nel segmento superiore rosso. Vista la bocciatura della lista - probabilmente per ragioni simboliche - della Democrazia cristiana di Angelo Sandri (che era apparentata con Gianni Lettieri), quello dell'Udc è l'unico scudo crociato che gli elettori napoletani troveranno in questo turno elettorale.
Penultima lista su cui può contare Valente è Napoli popolare, dunque il simbolo messo in campo dal Nuovo centrodestra, guidato a livello territoriale da Gioacchino Alfano. Rispetto ai casi già visti di Milano e di Roma, tuttavia, qui nel contrassegno manca del tutto l'indicazione della candidata sindaca, che pure era prevista nelle prime versioni dell'emblema che erano circolate. Non è dato sapere il motivo di questa assenza; in ogni caso la presenza di Ncd nella coalizione di Valente ricalca in pieno la posizione del partito di Angelino Alfano a livello nazionale e - se considerata assieme alle adesioni di Pli-Pri, Ala e, volendo, En - impone una certa cautela prima di qualificare la coalizione come "di centrosinistra".
Ultimo emblema - l'undicesimo - presentato a sostegno di Valente è quello della sua lista personale, Valeria Valente sindaco, nota anche con l'hashtag inserito nella parte superiore, #napoliVale, con il giochetto di parole tra l'avere valore e l'abbreviazione del nome della candidata. Si tratta di un emblema non particolarmente elaborato, né con uno studio grafico singolare: unico guizzo - si fa per dire - è la sfumatura del rosso del fondo che, dai toni chiari di sinistra, passa a quelli scuri e più "in ombra" a destra; per il resto, è francamente impossibile voler "far dire" qualcosa a questo contrassegno, che non sia ovviamente (solo) invitare al voto per la candidata sindaca.


Luigi Mercogliano

Dopo la parata di undici liste presentate in appoggio a Valeria Valente, il sorteggio ha destinato il dodicesimo posto a Luigi Mercogliano, candidato in terra partenopea per Il Popolo della Famiglia. La formazione voluta da Mario Adinolfi non poteva certo sprecare la possibilità di presentarsi in una grande città come Napoli, sperando di trovare persone sufficientemente attente alle proprie battaglie in favore e in difesa della famiglia tradizionale e contro l'impiego della (supposta) teoria gender. Per questo, il partito scende in campo con una propria lista e con il simbolo naïf progettato fin dall'inizio per questa tornata elettorale amministrativa: si vedrà quale sarà l'accoglienza all'ombra del Vesuvio.


Marcello Taglialatela

Se quasi tutto il centrodestra napoletano si riconosce nella candidatura - in teoria più civica che politica - di Gianni Lettieri, così non può dirsi per i gruppi più dichiaratamente di destra. Per questo si è arrivati alla candidatura autonoma di Marcello Taglialatela, la cui prima lista - in ordine di sorteggio - è Napoli Terra nostra, una lista formalmente civica ma certamente orientata: il nome prende spunto da quello dei comitati Terra nostra, costituiti da persone attive nella politica, nell'imprenditoria e nella società, accomunati soprattutto dalla difesa dell'interesse nazionale. Del logo originario riprende soprattutto le due fronde, che stavolta sono tutte verdi, mentre in origine una era rossa.
Non poteva poi mancare, come seconda lista, quella di Fratelli d'Italia, partito con il quale Taglialatela è stato eletto deputato (dopo avere militato nel Msi, in An e nel Pdl). L'emblema scelto per l'occasione è quello sfoggiato alle elezioni europee del 2014, con la "pulce" piuttosto grande di Alleanza nazionale nella parte bassa, sovrapposta al tricolore di corde, e l'indicazione in giallo del nome di Meloni nel segmento superiore. Nessuna indicazione territoriale sul contrassegno, probabilmente perché la presenza dell'altra lista tanto caratterizzata non ne fa avvertire il bisogno: gli elettori di destra sapranno comunque riconoscere il partito e lo voteranno.

venerdì 22 aprile 2016

Napoli, con Lettieri rispunta Samorì (e non solo)

Qualche momento di gloria l'aveva vissuto tra il 2012 e le elezioni del 2013, come potenziale leader del centrodestra, alla guida dei suoi Moderati (italiani) in rivoluzione; lo si era visto in lista con Forza Italia alle europee del 2014, ma dopo di Gianpiero Samorì si erano perse le tracce (non per tutti a dire il vero, ad esempio per certi cronisti, anche di giudiziaria). Il politico modenese rispunta ora, a svariati chilometri di distanza: fa riferimento a lui, infatti, la lista Napoli positiva, abbinata all'emblema "nazionale" dell'associazione Italia 20.50 di cui appunto Samorì è presidente. Il suo vice è Arturo Diaconale, attuale consigliere d'amministrazione della Rai e da anni direttore del quotidiano L'Opinione: non a caso, "sottotitolo" dell'associazione è "la nostra Opinione", che riprende nella grafica della "O" la testata del giornale (la sede, del resto, coincide con quella dell'Opinione).
Il gruppo, ovviamente si colloca nel centrodestra: anzi, è nato a novembre proprio con lo scopo di "riunire le varie sensibilità politiche all'interno del centrodestra e di tutti coloro che si oppongono attraverso la propria azione politica al renzismo dilagante" (tra i gruppi fondatori, Rete liberale, Fare Ambiente. Tribunale Dreyfus delle garanzie e dei diritti umani e Vittime della Giustizia e del Fisco, gruppo che fu già di Diaconale; tra i primi sodali, anche Francesco Schittulli). A Roma alcuni candidati saranno inseriti nella lista di Forza Italia; a Napoli, invece, correrà una lista autonoma nella coalizione di Gianni Lettieri, diventando dunque l'ennesima formazione a suo sostegno (ma anche De Magistris, come si vedrà non scherza affatto).  
Al di là delle dichiarazioni a suggello dell'appoggio ("Lettieri viene dal mondo del lavoro, sa cosa vuol dire lavorare, affrontare quotidianamente problemi e successi. Il 97% dei parlamentari e dei sindaci non ha mai lavorato e non conosce nemmeno lontanamente la vita reale"), colpisce proprio il ritorno sulla scena pubblica di Samorì. Il simbolo scelto colloca il logo dell'associazione - un logo che guarda al futuro, intendendo i numeri come 2050, ma si rivolge anche soprattutto ai giovani e a chi lo è stato fino all'altro ieri - in una cornice che trasuda centrodestra di matrice berlusconiana da tutti i millimetri: lo dice l'arcobaleno-sentiero tricolore che sta circa a metà del cerchio, lo dice il fondo azzurrino/blu sfumato che sta nella parte bassa del fondo; le sedici stelle sul contorno interno, più che comunicare qualcosa di particolare, rimandano a esperienze del passato come a quella di Rinnovamento italiano (ma non solo). 
Con Lettieri ci sarà anche la lista Pensionati d'Europa, il gruppo nato giusto in Campania nel 2013 e guidato da Fortunato Sommella e già visto nelle bacheche dei simboli alle elezioni europee del 2014. Non si tratta ovviamente del Partito pensionati, da anni saldamente nelle mani di Carlo Fatuzzo; anzi, coloro che hanno fondato il soggetto politico e giuridico in gran parte hanno lasciato il Partito pensionati, non condividendone i metodi, ma certamente le battaglie e le persone da tutelare. Nessuna modifica, a quanto si sa, rispetto al simbolo originale, che porta la parola "Pensionati" in rosso e grosso su fondo azzurro, quando la parte inferiore è blu (con il passaggio cromatico "sfumato"), porta dodici stelle e contiene la dicitura "d'Europa". Il voto degli ultrasessantacinquenni a Lettieri sarà assicurato oppure no?

mercoledì 6 aprile 2016

Costruzione e Stato, una stretta di mano "napulitana"

"La politica sbagliata è la morte della giustizia sociale". Chi non sottoscriverebbe questa frase, alla base dell'azione politica - sulla carta, ovviamente - di gran parte delle forze politiche, da quelle di sinistra a quelle cattolico-progressiste? Non si tratta però di un motto generico, ma dello slogan di Costruzione e Stato - Solidarietà nazionale, un partito specifico, nato a quanto pare da poco e con sede a Napoli: proprio nella città partenopea, tra l'altro, si parla di una partecipazione alle prossime elezioni amministrative, al fianco di Gianni Lettieri, "imprenditore che conosce il territorio e saprà risollevare le sorti di Napoli", come si legge nella pagina Facebook dedicata al soggetto politico.
La formazione, guidata da Salvatore Scarfiglieri (segretario) e Gennaro Bruno (presidente), si propone di seguire un programma articolato in vari punti, mettendo in primo piano il diritto al lavoro (con la creazione di nuovi posti, l'abolizione del precariato, l'abbattimento delle tasse e politiche sociali più efficaci), l'eliminazione dei ticket, l'investimento sulla sicurezza mediante "controlli e pattugliamento in zone a rischio" che facciano avvertire "la presenza dello Stato"; e poi, ancora, la garanzia del diritto allo studio per tutti e il superamento del numero chiuso, il sostegno al commercio (abbattendo le tasse e limitando l'avanzata della grande distribuzione), il contrasto serrato all'immigrazione selvaggia (rimpatriando chiunque non abbia un lavoro in Italia), la lotta contro il signoraggio bancario e l'usura, il diritto alla casa (per i cittadini italiani), il divieto assoluto di caccia e la tutela per gli animali, nonché una proposizione non proprio chiarissima in tema di famiglie in crisi ("I figli non devono pagare le conseguenze delle separazioni. I genitori che usano i figli come ricatto, devono pagare dure condanne").
Nello statuto presente nel sito ufficiale, il simbolo del partito è cosi descritto: "contrassegnato da 3 fasce tricolore, verde, bianco e rosso su cerchio di fondo blu, recante al centro ed in primo piano immagine iconografica di due mani che si stringono in segno di solidarietà, mentre in secondo piano bandiera bianca simbolo di pace". La descrizione, come si vede, ha qualcosa di non proprio perfetto nella formulazione; a ben guardare, però, è tutto l'impianto del simbolo ad avere un tocco di "precarietà". Lo si vede soprattutto guardando la disposizione delle lettere delle parole, non proprio regolare, come se si fossero utilizzati i letraset o si fossero incollati i singoli caratteri senza troppa precisione; le stesse mani che si stringono hanno qualcosa di profondamente irreale e non molto fine, con il disegno che improvvisamente si interrompe, senza che nemmeno si cerchi di camuffarlo con un accenno di manica o di polsino. Chi però vorrà votare Costruzione e Stato, magari, sarà disposto a passarci sopra.

giovedì 17 marzo 2016

Lettieri a Napoli, una mano per tre simboli

Chi ha a che fare con dei marchi d'impresa e cerca di analizzarli dal punto di vista comunicativo deve familiarizzare presto con il concetto di immagine coordinata: essa si può definire come "uniformità semiotico-visuale", applicabile a ogni ambito della brand identity, che a sua volta è "l'insieme dei codici visuali, testuali, verbali, sonori, olfattivi e tattili che, coerentemente con gli obiettivi strategici, hanno il compito di rendere riconoscibile l'emittente [di un messaggio] e di costruire una memorizzazione differenziale" (le definizioni sono tratte dal libro di Gaetano Grizzanti, Brand Identikit, logo Fausto Lupetti editore, 2014; il volume ha anche un sito, sempre aggiornato, da consultare con interesse). 
Se si pensa di applicare questo concetto di base alla competizione elettorale, diventa abbastanza facile immaginare che i simboli delle liste che fanno parte di una coalizione a sostegno di un candidato, specialmente quando devono essere creati ad hoc e non esistevano già da prima, possano - o debbano - avere un minimo di coerenza grafica, di "uniformità" appunto nei colori, nelle font utilizzate e nella struttura, così da trasmettere un messaggio univoco agli elettori. Probabilmente è quello che aveva in testa anche lo staff di Gianni Lettieri, già presidente provinciale partenopeo dell’Unione degli Industriali e oggi candidato sindaco a Napoli "al di là dei partiti" (per sua stessa dichiarazione, forse per marcare la distanza rispetto alla prima candidatura per il Pdl di cinque anni fa): fin dallo scorso luglio erano chiari i nomi delle formazioni - da lui create negli anni - che avrebbero sostenuto con certezza la sua corsa a sindaco, restava solo da capire quali grafiche sarebbero finire sulle schede.
Ora, i tre simboli - posto che altri potrebbero aggiungere, proprio nei giorni in cui si parla di oltre dieci liste a sostegno della ricandidatura di Luigi De Magistris - sono via via emersi. L'uniformità dei segni risulta sostanzialmente assicurata, ma sembra di poter dire di più: per l'osservatore più o meno esperto, appare quasi certo che la mano che ha disegnato i tre emblemi sia la stessa. Non che questo sia un male, per carità (anzi, probabilmente sarebbe irragionevole prevedere il contrario), il fatto è che per qualcuno la minicarrellata dei simboli di Lettieri sembra suggerire una scarsa dose di originalità, pur riconoscendo un uso corretto e ben dosato dei colori e del "peso visivo" dei vari elementi.
Così, i tre contrassegni sono tutti giocati sul magenta inchiostro (che fa sempre da sfondo alla dicitura "Lettieri sindaco"), sul blu scuro ed, eventualmente, sull'azzurrino sfumato (radiale o lineare) per gli sfondi. A volte il magenta e la marca del candidato prevalgono nettamente, come nel caso di quella che più di altre sembra avere il ruolo di "lista del sindaco", ossia Prima Napoli, con il nome della lista confinato nella parte inferiore, che riprende il profilo del Vesuvio (mentre in alto appare la freccia a linea spezzata utilizzata nel corso della propria campagna personale). Altre volte il colore ha meno spazio, come in Fare città - nome della prima associazione fondata da Lettieri per "attuare iniziative finalizzate al miglioramento della qualità della vita a Napoli" - in cui la tinta si espande per coprire una skyline (che sembra richiamare lo stesso centro di Napoli, ma non è detto) che fa da contorno-base al nome gigantesco. In Giovani in corsa, invece, il magenta ha un ruolo decisamente ancillare (ricorda un po' la lunetta "con Vendola" che si vedeva nel simbolo di Sel) e lascia spazio al nome e a una figura umana molto stilizzata ... forse fin troppo, non essendone immediata la lettura (Emanuele Colazzo, peraltro, rilegge il disegno come il Vesuvio con la luna o il sole e, sotto, il golfo di Napoli, ndb).
Basterà questo schieramento "a tre punte" per convincere gli elettori che quella di Lettieri, omogenea graficamente, sia la proposta politicamente migliore? Quanti napoletani preferiranno invece i simboli non più storici, ma almeno già sperimentati, dei partiti? C'è ancora tempo per scoprirlo: in queste settimane, del resto, la coalizione di Lettieri potrebbe riservare altre sorprese.