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venerdì 3 giugno 2016

Roma, simboli e curiosità sulla scheda

Anche sulle elezioni amministrative a Roma ha profondamente inciso l'attività dei giudici amministrativi: dopo le esclusioni decise dalla Commissione elettorale circondariale, è toccato al Consiglio di Stato riammettere varie liste, portando a 34 le formazioni partecipanti al voto; i candidati sindaci in corsa tuttavia sono meno della metà, soltanto 13, dal momento che ci sono quattro coalizioni piuttosto numerose.

Alessandro Mustillo

Il sorteggio ha scelto che ad aprire le danze, sul manifesto delle candidature e sulla scheda, sia il Partito comunista di Marco Rizzo, che ha scelto come proprio candidato il giovane Alessandro Mustillo. Che lo prevedesse o meno, questa è l'unica lista tra quelle presentate a Roma che contiene il disegno di falce e martello; per giunta, proprio la sorte ha dato al simbolo la prima posizione, quella "in alto a sinistra" che, ai tempi in cui l'ordine sulla scheda seguiva con precisione l'ordine di deposito della documentazione agli uffici elettorali, quasi sempre era toccata al Pci. Di tempo da quegli anni ne è passato - quasi un quarto di secolo - ma qualcuno, sulla scia del ricordo, potrebbe mettere la croce proprio lì?

Virginia Raggi

Sarà seconda nell'ordine dei candidati Virginia Raggi, da tempo oggetto di attenzione dei media: le probabilità che lei, aspirante sindaca per il MoVimento 5 Stelle, arrivi al ballottaggio sono molto alte, dunque è normale che lei e le sue idee per Roma finiscano sotto i riflettori. Quanto al simbolo, è naturalmente quello modificato da poche settimane, con la stringa Movimento5stelle.it: a questo proposito, come curiosità, si può notare che il nuovo sito è riprodotto con un carattere black, mentre lo stesso elemento in città come Torino e Milano aveva un tratto più leggero, come se lo staff avesse trasmetto alle varie liste un file diverso.

Fabrizio Verduchi

Al terzo posto c'è Italia cristiana, movimento che da una decina d'anni tenta di affacciarsi alla vita politica, per proporre "la Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica come modello di vita sociale, politico ed economico", perseguendo il rispetto della persona, la tutela della vita dal concepimento alla morte naturale, la salvaguardia della famiglia fondata sul matrimonio eterosessuale e la difesa del lavoro giustamente retribuito. ll presidente, Fabrizio Verduchi, si era già candidato a sindaco di Roma nel 2013 e ora ci riprova; il simbolo è lo stesso di allora, con un cuore rosso coronato - con la corona che nasconde la croce del Sacro Cuore, per evitare che l'emblema sia di nuovo ricusato come immagine religiosa - all'interno di uno scudo tricolore a tre settori, il tutto inserito in una circonferenza blu assieme al nome. 

Giorgia Meloni

La quarta posizione tra i candidati è di Giorgia Meloni, la seconda donna ad aspirare alla carica di sindaca. Il sorteggio ha fatto aprire la coalizione dalla lista Federazione popolare per la libertà, variazione del cartello messo in piedi dai Popolari per l'Italia di Mario Mauro, dal Nuovo Cdu di Mario Tassone, da Alleanza democratica di Giancarlo Travagin e da uno dei comitati del No alla riforma costituzionale presieduto da Giuseppe Gargani. Tra il nome e la fascia tricolore è stata aggiunta l'espressione "per la libertà": ce lo si poteva aspettare più facilmente in caso di alleanza con Forza Italia, ma rappresenta di fatto un richiamo al comune passato nel Pdl di Meloni, di Mauro e del capolista Giuseppe Cossiga (peraltro già coinvolto all'epoca della nascita e dell'evoluzione di Fratelli d'Italia).
Subito dopo c'è il Partito liberale italiano, quello di cui è presidente Stefano De Luca e che vede alla segreteria Giancarlo Morandi (a Roma l'impegno è soprattutto del segretario locale, Maurizio Irti, che figura tra l'altro tra i candidati in lista). Dopo la poco fortunata corsa solitaria del 2013 - all'epoca candidando Edoardo De Blasio - il Pli ripresenta questa volta una lista che contiene il suo simbolo (inserito, con il nome integrale disposto ad arco, nella parte superiore del contrassegno) ma anche una chiara scelta di campo a favore di una candidata nettamente di destra (mentre in altre città la posizione è parsa più attenta al centro). 
La terza lista estratta è quella di Fratelli d'Italia, cioè esattamente del partito guidato da Meloni: non stupisce, dunque, che sia questo il simbolo in cui il cognome dell'aspirante sindaca è indicato con maggiore evidenza. Per fortuna, almeno a Roma non si è ripercorsa la strada delle europee 2014, con il cognome giallo schiaffato in alto tra bordo del cerchio e nome del partito: si è preferito rimpicciolire la "pulce" di Alleanza nazionale, spostare le corde tricolori un po' più in altro (col bollino di An a coprire il nodo) e lasciare molto spazio in basso, nella parte a fondo bianco, per far risaltare meglio il patronimico. Forse c'erano soluzioni più eleganti, ma questa sembra graficamente efficace.
Subito dopo il simbolo del suo partito, la scheda propone il contrassegno della lista personale di Meloni, Con Giorgia: si tratta probabilmente di uno dei primi casi in cui il nome, prima ancora del cognome, viene considerato sufficiente per identificare chi si candida a sindac* agli occhi degli elettori. E' vero che graficamente l'elettore leggerà sempre "Giorgia Meloni", vista la disposizione "logica" delle scritte nel cerchio, ma il nome bianco su fondo rosso e a caratteri cubitali non passa certo inosservato. E' questo, poi, il primo dei disegni stilizzati del Colosseo che si incontrano sulla scheda elettorale: altri ne seguiranno, come si vedrà nel seguito dell'analisi simbolica.
Chiude l'ordine delle liste legate a Giorgia Meloni la formazione Lega Noi con Salvini, che ha come capolista Irene Pivetti. Come si è già detto al momento della divulgazione del contrassegno, si tratta evidentemente di una variante della grafica elaborata alla fine del 2014 per Noi con Salvini, ma dove la parola centrale non è più "Noi", bensì Lega. Si è voluto far arrivare comunque il nome della "ditta" rappresentata da Matteo Salvini al nord, senza utilizzare però la sua grafica tradizionale (niente Alberto da Giussano): una formula potenzialmente replicabile altrove. Non sfugge, in ogni caso, che al di là del riferimento a Roma, questo è l'unico simbolo della coalizione privo di riferimenti a Meloni.


Carlo Rienzi

Dopo i contrassegni legati a Giorgia Meloni, segue Codacons x Roma, l'unico simbolo a sostegno di Carlo Rienzi, che di quel coordinamento di associazioni è stato il fondatore, oltre che l'attuale presidente. Dopo la fondazione della Lista consumatori nel 2004, divenuta direttamente Lista Codacons nel 2006, questa è la prima volta che viene utilizzato direttamente non solo il nome, ma anche il carattere del marchio dell'associazione; nessuna traccia invece del rapace - forse per non confondersi con Rete liberale - né dei trifogli - forse ricordando che in passato erano stati usati dal Popolo della vita. Certo è che questo è il contrassegno più bianco e - anche grazie alla font Copperplate Gothic, ben nota ai frequentatori vintage di Microsoft Publisher - certamente meno estroso di tutti.


Michel Emi Maritato

Gli scherzi della sorte hanno voluto che l'estrazione dei candidati sindaci ponesse in successione l'avvocato Rienzi e Michel Maritato, aspirante primo cittadino per la lista Assotutela, stesso nome dell'associazione nata nel 1999 (ma costituita nel 2011), che - si legge nel sito - "raggruppa aziende, imprenditori, lavoratori, pensionati e disabili in un efficace network", nato sia per creare "la possibilità concreta di collaborazione e interscambio informativo utile allo sviluppo", sia per tutelare gli assistiti in ambiti quali "la gestione finanziaria, patrimoniale, assistenziale". Per lo sbarco in politica dell'associazione, è stato conservato il nucleo del logo di Assotutela, con le iniziali delle due parole fuse nel nome e una figura umana stilizzata che vi si appende.


Alfredo Iorio

Dopo Rienzi e Maritato, il posto su manifesti e schede è di Alfredo Iorio, probabilmente il candidato più dichiaratamente di destra di queste elezioni romane (come e più di Meloni). Patria - Iorio sindaco è la sua lista, che non comprende né il simbolo di Forza nuova - che pure è chiara sostenitrice della candidatura - né alcun riferimento alla fiamma tricolore: la tentazione è stata forte (Iorio è pur sempre l'animatore della sede di via Ottaviano 9, luogo storico della destra romana), ma si è preferito evitare ogni possibile grana legale. Alla fine gli ingredienti sono il concetto di patria, in cui tutta la lista si ritrova, il nome del candidato e il colore nero, d'impatto e certamente non estraneo alla storia del gruppo.


Roberto Giachetti

Dopo tre candidati sostenuti da una sola lista, il manifesto dà spazio alla coalizione di centrosinistra che sostiene Roberto Giachetti come candidato per il Campidoglio. Il primo emblema sorteggiato è quello di Una rosa per Roma, formazione che schiera al suo interno - come si legge nel contrassegno - candidati "laici civici socialisti" (capolista è il conduttore radiofonico Aldo Forbice). La collocazione socialista è confermata anche dalla corolla della rosa, che riprende e ricolora in modo variopinto il disegno creato nel 1994 da Ettore Vitale per il Psi di Ottaviano Del Turco (mentre le foglie richiamano la rosa nel pugno nata in Francia per i socialisti e portata in Italia dai radicali, che però stavolta non la usano). Il risultato grafico non è memorabile, ma di certo è inconfondibile.
Al secondo posto nella coalizione la sorte ha piazzato il simbolo di #RomatornaRoma - Giachetti sindaco, che può tranquillamente essere identificata come la lista personale del vicepresidente della Camera, visto il rilievo che è stato dato al suo cognome e dal momento che riprende la grafica utilizzata durante la campagna elettorale. Lo testimoniano, infatti, la "e" particolare del nome stesso e le bande di colori diversi che compongono il segmento circolare inferiore, una soluzione in qualche modo già testata nella campagna comunicativa di Giachetti. Come capolista di questa formazione è stata scelta l'ex campionessa mondiale di nuoto Alessia Filippi.
Torna poi anche il simbolo della Federazione dei Verdi, questa volta senza alcuna caratterizzazione grafica particolare: c'è soltanto il simbolo del sole che ride - già degli antinuclearisti danesi arrivato ai Verdi grazie a Marco Pannella - senza l'aggiunta di scritte o di altri elementi di contorno (nel 2013 il simbolo era stato leggermente rinfrescato e in alto portava la dicitura "Ecologisti Reti civiche Animalisti"). Capolista è il portavoce nazionale della formazione, ossia Giobbe Covatta, ma all'interno della lista ci sono anche Daniela Martani (l'ex hostess del Grande Fratello) e Rosario Gianfranco Mascia - sì, proprio l'ex candidato "viola" di Mascia e Orso alle primarie dei centrosinistra.
Subito dopo c'è Più Roma - Democratici e popolari, lista dall'impianto decisamente più "centrista" e cattolico, frutto dell'impegno di varie realtà politiche e sociali di quell'area: come capolista c'è Maria Fida Moro, figlia di Aldo, ma subito dopo c'è un altro candidato alle primarie, Domenico Rossi - quello del simbolo coi baffoni - in quota Centro democratico (in lista ci sono anche la giornalista Anna Scalfati ed Elisabetta Campus, in precedenza candidata tra i Cittadini per Roma di Alemanno). Segno distintivo della lista è la pavimentazione di piazza del Campidoglio, ben realizzata e rappresentativa del legame con la città e del carattere più civico che politico che la formazione vuole mostrare di sé.
Nella compagine che sostiene Giachetti viene poi l'Italia dei Valori, che schiera sui manifesti e sulla scheda l'ultima versione grafica del suo simbolo: unica differenza, la semplice aggiunta dell'indicazione "per Giachetti sindaco" nella parte inferiore, sotto alla striscia tricolore, senza che questo alteri minimamente la struttura dell'emblema (la stessa soluzione grafica che si è vista, per esempio, a Milano). La lista non sembra schierare nomi di peso; si tratta comunque di una presenza significativa che riconduce il partito di Ignazio Messina all'area del centrosinistra, anche se i numeri e l'organizzazione non sono più quelli riscontrabili anche solo pochi anni fa.
L'emblema che segue è quello della lista Radicali - Federalisti laici ecologisti, nata in seno a Radicali italiani ma che non coincide con il movimento (che, per statuto, non può partecipare alle elezioni "in quanto tale e con il proprio simbolo"): il contrassegno è quello presentato all'inizio di aprile da Riccardo Magi (segretario di Radicali italiani e capolista), Valerio Federico, Marco Cappato ed Emma Bonino. Se a Milano Cappato corre in autonomia, qui la lista ha scelto di appoggiare Giachetti, vista la sua storia radicale; in lista ci sono anche nomi di rilievo e di testimonianza dell'area come Filomena Gallo, Roberto Cicciomessere, Mina Welby e Gianfranco Spadaccia.
Chiude l'elenco delle sette liste a sostegno di Giachetti il simbolo la cui presenza era ovviamente scontata, ossia quello del Partito democratico di cui il candidato sindaco fa parte: l'emblema depositato per queste elezioni amministrative ricalca un po' la scelta grafica fatta nel 2014, con il segmento circolare rosso in basso in cui è inserito il riferimento "Giachetti sindaco" e la parte superiore con il brand elaborato da Nicola Storto nel 2007. Capolista è Piera Levi Montalcini, nipote di Rita, ma subito dopo si segnala la nuova candidatura di Anna Paola Concia, già deputata dem e lontana dalla politica attiva dal 2013.

sabato 14 maggio 2016

Roma, chi non finirà sulla scheda

C'è ancora qualche giorno da attendere perché il quadro simbolico delle elezioni a Roma si completi: il Consiglio di Stato, infatti, dovrà pronunciarsi su alcuni ricorsi presentati per chiedere l'ammissione di liste escluse dalla Commissione elettorale circondariale. Si è già rivolta ai giudici di Palazzo Spada Rete liberale, sta per farlo Stefano Fassina per le sue due liste, potrebbe farlo anche il Movimento politico Libertas (il cui ricorso al Tar non è stato deciso nella giornata di ieri).
Al momento, dunque, gli unici emblemi - tra quelli presentati nei giorni scorsi - che sono certi di non partecipare alla competizione elettorale sono due. Il primo è quello della Lista civica Carlo Priolo sindaco, probabilmente quello dalla grafica più essenziale, anche se per i veri "drogati di politica" dovrebbe scattare una reminiscenza: il contrassegno, infatti, ricorda un po' quello coniato nel 2013 per Dimezziamo lo stipendio ai politici (emblema che, tra l'altro, già sostenne Dario Di Francesco nella sua candidatura alla guida del X municipio nel 2013). Si tratta, naturalmente di un diverso progetto politico, legato all'avvocato e commercialista Carlo Priolo: già nei mesi scorsi aveva manifestato l'idea di poter partecipare alle elezioni amministrative, sostenendo in uno scritto al curaro pubblicato sul suo sito che "Roma muore", per cui si doveva fare qualcosa. La commissione, tuttavia, ha escluso lista e candidatura, probabilmente per qualche vizio legato alla documentazione presentata, e Priolo ha scelto di non fare ricorso: per questo, il suo simbolo certamente sulla scheda non ci finirà.
Non ci sarà neanche il simbolo di Democrazia atea, la cui apparizione nell'ufficio elettorale di via Petroselli aveva solo il valore di testimonianza e di protesta. Le ragioni si leggono in un testo pubblicato sul profilo Facebook del partito: "Negli uffici di via Petroselli si è presentata anche una rappresentanza di 'Democrazia Atea', con la candidata sindaco Carla Corsetti. L'avvocato aspirante sindaco ha spiegato però che la sua lista ha volutamente presentato una documentazione incompleta, senza le sottoscrizioni, in segno di protesta 'per un sistema di presentazione delle candidature obsoleto, una follia autenticatoria: bisognerebbe usare le smart card, come in India o in Canada'. La lista dunque attende di ricevere la ricusazione della candidatura, che perciò, per stessa ammissione della 'aspirante sindaco', si configura come una iniziativa simbolica". La ricusazione è puntualmente arrivata e Corsetti naturalmente non ha fatto ricorso, ben sapendo da avvocata che non avrebbe avuto alcuna possibilità di essere accolto. Gli altri esclusi, invece, aspettano un altro verdetto: si prospetta, dunque, qualche altro giorno di attesa.

venerdì 13 maggio 2016

Iorio, a Roma in nome della Patria (e senza fiamma)

Lui stesso si è definito come "l'unico candidato sindaco di destra" a Roma. Alfredo Iorio, animatore della storica sezione di via Ottaviano 9 che si riconosce nella "destra sociale" (con la minuscola per distinguerla dall'omonima associazione di Luca Romagnoli - ex Fiamma Tricolore - che ha schierato alcuni candidati nelle liste di Fratelli d'Italia) correrà con una sola lista come sindaco di Roma: il suo nome è in evidenza sul simbolo, a tinte bianche e nere, e l'unica altra parola che si legge è "Patria".
In realtà, nei giorni scorsi, sembrava che le formazioni a sostegno di Iorio fossero due: vari media continuavano a parlare dell'appoggio tanto di Forza Nuova quanto del "Movimento sociale" (anche qui le virgolette sono d'obbligo, dopo si chiarirà perché), dunque era lecito pensare che quella del candidato sindaco fosse una strategia "a due punte".
"In effetti c'è soltanto una lista, non due come qualcuno dice da giorni. - spiega Alessio Costantini, coordinatore romano di Forza Nuova - Si tratta di un'unica formazione che coalizza lo sforzo di vari gruppi, da Forza Nuova al Popolo della vita al Movimento sociale europeo e va oltre: tutti ci siamo riconosciuti nella candidatura di Iorio e nella parola 'Patria', che abbiamo scelto per contrassegnare la nostra 'coalizione', sembrandoci la più adatta allo scopo, visto che è patrimonio comune di tutti noi".
Il simbolo ammesso dalla Commissione elettorale circondariale è lo stesso depositato già in prima battuta, senza che nel frattempo siano intervenute modifiche. Certo è che nei giorni precedenti era circolata la notizia che Iorio volesse presentare un simbolo "del Movimento sociale, privo del trapezio e della scritta 'Destra nazionale'": questo aveva indotto Maria Antonietta Cannizzaro, presidente del Msi - Destra nazionale, a diffidare - il 4 maggio - proprio Iorio dal presentare un simbolo "difforme rispetto al simbolo depositato" come marchio e opera dell'ingegno da Gaetano Saya. Il sito del Msi è stato anche più duro, prima definendo Iorio "sedicente missino", poi ieri ha precisato che quell'aspirante sindaco "non fa parte del M.S.I. – Destra Nazionale, pertanto la sua candidatura nulla ha da vedere con il partito politico M.S.I. – D.N" e lo stesso varrebbe per altri "piccoli movimenti, che lo affiancano".
"In realtà simboli con la fiamma non sono mai circolati. - precisa Costantini - Non nascondo che, se avessimo scelto di presentarci con quel simbolo, a Roma ci avremmo sicuramente guadagnato, per il radicamento che quell'emblema ha qui; abbiamo però fatto una scelta diversa, meno legata alla tradizione ma sicuramente identitaria". Una scelta, peraltro, che evita anche una serie di contenziosi legali: "Quasi certamente qualcuno si sarebbe opposto al nostro uso della fiamma e, a mio parere, non ci sarebbero state ragioni per farci perdere in un eventuale contenzioso - continua il responsabile romano di Fn - tuttavia, con l'emblema depositato, abbiamo eliminato ogni problema o rischio alla radice e possiamo concentrarci sulla campagna elettorale per Roma". Ecco allora che Iorio e i suoi puntano a Roma, in nome della Patria e senza temere incidenti legali.

lunedì 9 maggio 2016

Roma, passeggiando tra Colossei, tricolori e uccelli

Indubbiamente in queste ore a tenere banco più di ogni altra cosa a Roma è il "caso Fassina", con il Tar che dovrà decidere se le firme raccolte a sostegno delle liste dell'ex Pd, ora Sinistra italiana sono valide o meno. Nel frattempo, però, si è completato il quadro delle liste che potrebbero essere presenti sulla scheda nella Capitale e - salvo ulteriori problemi - si parla di ben 35 liste (37 se quelle di Fassina fossero riammesse), poche meno del record di 40 registrato nel 2013.
Rispetto alle elezioni precedenti, tuttavia, un primato potrebbe essere battuto, sempre che i giudici amministrativi rimettano in corsa le due liste dubbie (o, per lo meno, quella civica): saranno ben quattro le raffigurazioni del Colosseo e, per giunta, piuttosto distribuite tra le coalizioni. Oltre alla Civica per Fassina, infatti, c'è la stilizzazione tricolore che spicca in Con Giorgia Meloni sindaco, quella bianca e azzurra sulla lista Storace a sostegno di Marchini e, da ultimo, la "maschera" bianca su fondo giallo (con corona circolare giallorossa) del Movimento per Roma, una delle liste a sostegno di Dario Di Francesco: tra i candidati più citati, giusto Roberto Giachetti (oltre, per ovvie ragioni simboliche, a Virginia Raggi) non ha nella sua "squadra" nemmeno un disegnino dell'Anfiteatro Flavio.
Più presente del Colosseo, c'è solo il tricolore: a volte si tratta solo di piccoli elementi, di "complementi d'arredo" con striscette o fasce, altre volte la presenza è più significativa. C'è sullo scudo di Italia cristiana (l'associazione-partito di Francesco Verduchi), c'è in Viva l'Italia per Di Francesco, c'è nella lista messa in piedi dal Pli per la Meloni, c'è ovviamente - per costituzione - nel simbolo del Pd per Giachetti e in quello di Forza Italia per Marchini, così come ritorna un simbolo già visto alle comunali del 2013, quello del Movimento Cantiere Italia, che schiera la bandiera al vento più realistica di tutte quelle destinate a finire sulla scheda. Quella formazione, guidata da Gerardo Valentini, si qualifica come "un cantiere senza recinto dove le idee di tutti s’incontrano e si confrontano per tentare di dare risposte sensate a problemi che sono sotto gli occhi di tutti": tre anni fa ci provarono da soli e ottennero lo 0,1%, stavolta ritenteranno al fianco di Marchini.
Non è poi da trascurare un "filone zoologico", visti gli animali che spuntano qua e là. Alcuni naturalmente sono di uso tradizionale, come la tartaruga di Casa Pound; l'area più rappresentata in assoluto, peraltro, è quella degli uccelli. Lo dimostrano il gabbiano d'arcobaleno dell'Italia dei Valori (per Giachetti), lo stesso volatile - triplicato in tricolore - per l'Unione pensionati (per Di Francesco, che conta anche sulla Lista del Grillo Parlante), la rondine del Movimento politico Libertas (per Enrico Fiorentini) e, da ultima, l'aquila di Rete liberale. Il soggetto non è nuovo, essendo apparso come Rete Liberal (con la presenza di Vittorio Sgarbi) alle regionali in lazio nel 2010; ora il nome è lo stesso di un diverso gruppo, sviluppatosi anni fa attorno a Vincenzo Palumbo (per un periodo aderente al Pli), ma l'attività continua.

sabato 30 aprile 2016

Roma, Meloni più grande di Fdi... nel simbolo

Sorprese poche, a ben guardare, nel simbolo che Fratelli d'Italia adotterà a Roma, per sostenere la corsa a sindaca della propria leader Giorgia Meloni: le osservazioni che si possono fare riguardano, al più, le soluzioni grafiche che sono state adottate. 
Le proporzioni del contrassegno sono più o meno quelle di altri emblemi partitici che circolano: due terzi dello spazio sono riservati alla grafica politica tradizionale, mentre il terzo rimanente (nella parte bassa) è dedicato al nome di chi è candidat* al Campidoglio. Vista però la particolare struttura composita del marchio politico di Fdi - che ha la "pulce" di Alleanza nazionale nella parte più bassa e certamente lì non poteva continuare a stare anche questa volta - i grafici hanno fatto la scelta di spostare il "bollino" di An giusto in centro (o quasi, essendo leggermente spostato verso il basso), per coprire il nodo tricolore di corde che accompagna il partito della Meloni dall'inizio; per l'esattezza, anzi, in questo l'emblema torna all'antico, perché da quando era stato inserito il simbolo di An nel 2014 le corde procedevano in modo lineare, con i colori sempre nella stessa posizione (come se, dunque, il loghino di An non avesse celato alcun nodo), mentre ora le tinte sono invertite proprio come nei primi disegni, direttamente mutuati dalle ultime campagne di Alleanza nazionale.
Risultato inevitabile di questa gestione degli spazi è l'emergere netto dell'espressione "Meloni sindaco" (nera su bianco), con il patronimico della candidata assai più evidente - e anche di poco più grande - rispetto al nome del partito. Il risultato finale, a dispetto delle proporzioni alterate rispetto al consueto, sembra comunque più gradevole dell'inserimento del cognome giallo tentato alle elezioni europee del 2014, una soluzione per fortuna abbandonata in fretta.
Al di là delle elezioni romane, è facile notare con il rapporto tra Fratelli d'Italia guidata da Meloni e la Lega Nord a guida Salvini sia sempre più stretto e non riguardi soltanto il livello nazionale o le grandi città come Roma e Milano: anche nei centri minori, infatti, i due partiti si trovano a collaborare e, magari, a presentare liste federate con i loro emblemi in vista. Accadrà per esempio a Casina, paese montano della provincia di Reggio Emilia, in cui una lista guidata da Alberto Bizzocchi - Liberiamo Casina - schiererà nel contrassegno elettorale le miniature dei due simboli della Lega e di Fdi. In un primo tempo si era parlato della presenza anche della "pulce" di Forza Italia, ma stando alle ultime notizie - condite da varie polemiche - non ci sarà. In un'epoca in cui i simboli di partito, nelle realtà più piccole, sono quasi sempre tenuti nascosti o comunque in secondo piano, colpisce sempre quando qualcuno sceglie di metterli in evidenza; vedere affiancati i loghi di Lega e Fdi, in ogni caso, più che una sorpresa è una conferma.

giovedì 28 aprile 2016

Roma, Fi sta con Marchini (e Bertolaso butta il suo simbolo)

Alla fine la notizia è arrivata: qualcuno se l'aspettava da giorni, anche se non azzardava pronostici almeno su parte del contenuto. La notizia, ovviamente, è il ritiro della candidatura a sindaco di Roma di Guido Bertolaso, concertata evidentemente con Silvio Berlusconi
E' stata una nota di Forza Italia a informare i media che la corsa verso il Campidoglio dell'ex capo della Protezione civile si ferma qualche metro prima della partenza (quando ancora una manciata di ore le interviste e le dichiarazioni in circolazione confermavano il suo rimanere in campo) e che a beneficiare del sostegno di Fi e del suo leader non sarà Giorgia Meloni, ma Alfio Marchini, per il quale Berlusconi non ha mai nascosto le simpatie, anche se questo significa correre nuovamente al fianco degli ex compagni di strada (leggasi "traditori", almeno per qualcuno all'interno di Fi) di Ncd - Area popolare.
Al di là delle valutazioni politiche, strategiche e dietrologiche (non mancano mai, in attesa di leggere i "retroscena" sui giornali di domani), una considerazione sui simboli la si può fare subito. Sembra infatti chiaro che l'emblema Roma sei tu! pensato come "lista personale" di Bertolaso, in seguito al ritiro della sua candidatura, sia destinato a essere sacrificato: certo, la parola "sindaco" in astratto potrebbe essere sostituita con "per Marchini" o "con Marchini", ma in concreto è quasi impossibile, soprattutto perché è difficile credere che la "generosità" e lo "spirito di servizio" di Bertolaso possano arrivare al punto da trasformare colui che fino a ieri era il candidato sindaco prediletto dal leader di Forza Italia in un portatore di acqua illustre.
Diverso, evidentemente, è il caso del simbolo di Forza Italia, che nei giorni scorsi era circolato "personalizzato" col nome di Bertolaso. Qui è molto più probabile che basti sostituire il nome del candidato sindaco: un semplice ritocco grafico, rapido come lo scorrimento di una paletta nei tabelloni delle vecchie stazioni e il gioco sarebbe fatto, con l'emblema pronto ad affiancare i cuori di Marchini e di Roma popolare. 
A questo punto, il centrodestra resterebbe rappresentato da Marchini, da Giorgia Meloni e, salvo novità, anche da Francesco Storace e (per il Movimento sociale italiano di Saya e Cannizzaro) Alfredo Iorio: certo la decisione di oggi sposta qualcosa, ma non sembra ancora in grado di assicurare al centrodestra di arrivare al ballottaggio. 

* * *

Di seguito è giusto riportare il testo intero della nota di Forza Italia, emessa poco dopo le ore 13, per fotografare correttamente la situazione:

domenica 24 aprile 2016

I Pescatori di pace gettano le reti a Roma (con Scilipoti)?

Ammettiamolo, in buona parte ci era sfuggito. Non ci eravamo accorti - noi, drogati di politica che cerchiamo di non perdere dettagli per altri insignificanti sulla vita pubblica del nostro paese - che alle ultime regionali, in Veneto, nella lista del Pd che sosteneva Alessandra Moretti c'era anche un certo Lorenzo Damiano. Particolare trascurabile, dite voi? Non esattamente: lo avessimo saputo, per esempio, saremmo stati edotti del fatto che costui era ed è tuttora il presidente di Pescatori di pace, un "movimento Cattolico di liberi cittadini, uomini e donne, residenti in Italia ed all'estero che condividono i valori del Cristianesimo e della Chiesa, della dignità umana, della centralità della famiglia, della libertà, della ricerca della pace in ogni sua forma, della responsabilità, dell'uguaglianza, della giustizia, della legalità, della solidarietà e della sussidiarietà".
Vi siete ripresi da questo elenco interminabile? Bene, giusto in tempo per sapere che quel movimento era nato durante un pellegrinaggio a Medjugorje ("È stato benedetto dalla Madonna", disse Damiano durante la campagna elettorale per le regionali), tant'è che l'effigie di Maria ha accompagnato anche i manifesti elettorali dello stesso presidente. Nello stesso lancio di agenzia - AdnKronos - si leggeva che lo scopo, già allora, era "evangelizzare la politica, dire che il Paradiso esiste, [...] riportare al centro i valori cristiani": traduzione inevitabile, secondo Damiano, era "basta con questa ideologia gender, il genitore 1 e il genitore 2, l’affitto di uteri, le adozioni gay, i matrimoni gay, le unioni civili". 
Veniva già allora da chiedersi cosa mai c'entrasse con la Moretti e con la sinistra una posizione simile (già più compatibile, al più, erano l'idea di chiudere alle 16 le aziende, per permettere ai genitori di curare i figli o gli anziani - spiegarlo agli imprenditori sarebbe stato più difficile - o l'istituzione di un assessorato "alla pace e alla carità" ... della Città di Dio?). Ora, guardando su internet, si scopre che i Pescatori di pace hanno un loro sito e una pagina Facebook: spulciando le informazioni, ecco emergere che il riferimento politico è cambiato. In successione, infatti, si vedono foto di Damiano alla presentazione del Popolo della Famiglia di Mario Adinolfi e, udite udite, vari scatti in cui il presidente del movimento è l fianco di Domenico Scilipoti Isgrò (sì, aveva il doppio cognome ma noi l'abbiamo sempre trascurato). Proprio lui, Scilipoti, ora eletto in Forza Italia, e che agli occhi di Damiano è "l'unico politico italiano che ha avuto e, ancor di più oggi, l'ardore di Testimoniare una Nuova politica di Amore e di Pace", risultando indubbiamente utile nel progetto di una "Nuova Evangelizzazione della politica nel nome del Cristo Vivente", così come il movimento si propone.
C'è stato nei giorni scorsi anche un incontro con il candidato sindaco di Forza Italia (e anche della rotondiana Rivoluzione cristiana) Guido Bertolaso, che alle sue spalle aveva il simbolo del movimento: un globo piatto, ombreggiato in blu, che porta in sovrimpressione - oltre al nome - una barca a vela sul mare increspato. La barca di Pietro, evidentemente, quella di uno dei primi "pescatori di uomini" che questa volte vorrebbe portare dei "pescatori di pace". E' molto probabile che l'emblema non finisca sulle schede elettorali: raccogliere mille firme non è una passeggiata e non è detto che il logo sia riconosciuto dai cittadini, ma di certo la campagna elettorale per le amministrative rappresenta per Damiano e il suo gruppo un'occasione di visibilità e di "esportazione" del progetto. Basterà per far andare la barca al largo e gettare le reti? 

giovedì 21 aprile 2016

Roma, per Meloni e Bertolaso parlano i manifesti

Tratto dalla foto del manifesto
La sua campagna elettorale inizierà ufficialmente oggi pomeriggio, avendo Matteo Salvini al suo fianco alla Terrazza del Pincio, ma il simbolo della sua lista "personale" Giorgia Meloni l'ha già preparato e probabilmente i romani lo conoscono già. In alcune zone della città, infatti, sono apparsi alcuni manifesti per annunciare proprio l'evento di stasera e, nel mezzo, figura quello che ha tutta l'aria di essere un contrassegno elettorale.
La lista, si diceva, è personale e non potrebbe essere altrimenti, considerando che al centro di tutto non c'è un elemento grafico (come il Colosseo stilizzato e, ovviamente, reinterpretato in chiave tricolore): il nucleo del simbolo è il nome della Meloni, nel senso che, della dicitura "Con Giorgia Meloni sindaco" ad emergere su tutto il resto è la parola "Giorgia", che si staglia - font Helvetica Inserat - in negativo (in bianco, dunque) sul fondo rosso che colora più di metà del cerchio. Questa scelta grafica sembra essere la conferma, ove ce ne fosse bisogno, della posizione di leader della Meloni non solo all'interno del partito, ma anche nell'elettorato di destra (che come tale la ri-conosce) e, se si vuole, anche di come sia sufficiente il suo nome - anche senza cognome - a evocare il personaggio e il suo piglio.
Tratto dalla foto del manifesto
Mentre ci si avvicina alla presentazione ufficiale della campagna elettorale della leader di Fdi, resta ancora incerto il ruolo che avrà Guido Bertolaso nella partita delle elezioni romane. I media parlano con insistenza di un suo possibile ritiro, che ieri sarebbe stato a un passo e poi sarebbe sfumato, senza che l'ipotesi appaia del tutto tramontata. Di certo, in giro si sono visti anche i suoi manifesti personali: il simbolo in essi contenuto altro non è che lo sviluppo "tondo" del marchio quadrato inizialmente visto nelle immagini di propaganda elettorale e presentato dallo stesso Bertolaso all'inizio di aprile. Nel logo personale, a tinte rosse e blu, domina lo slogan "Roma sei tu!" e, all'incirca a metà, sopra la dicitura "Bertolaso sindaco" - Helvetica anche qui, ma semplicemente Black per il cognome e Light per la carica - si colloca la silhouette della zona monumentale di Roma (poco realistica ovviamente, tutte quelle bellezze non sono così vicine tra loro), come a voler far identificare i romani con i loro segni architettonici più importanti.
Quanto a Forza Italia, sarà pure spaccata al proprio interno (con una parte che insiste nella candidatura Bertolaso e un'altra che vorrebbe il suo ritiro, anche per non arrivare più che decimata in consiglio comunale), ma ancora solo una settimana fa l'AdnKronos aveva anticipato il simbolo di Forza Italia per le comunali di Roma: stessa foggia della versione già vista alle europee del 2014, con in più l'espressione (anche qui, in Helvetica Inserat, come la Meloni) "Per Bertolaso" in alto, sorta di contrappunto al cognome di Berlusconi posto in basso, costringendo la bandierina forzista a rimpicciolirsi un po' per farci stare tutto. Ora che Silvio Berlusconi ha ricevuto dall'ufficio di presidenza di Fi "di incontrare i leader del centrodestra per provare a lavorare ad una candidatura unitaria per il Comune di Roma", questo simbolo potrebbe non durare a lungo ed essere modificato, oppure - se Bertolaso restasse in corsa - potrebbe arrivare sulle schede. Simboli e liste vanno presentati nei primi giorni di maggio, ma certamente la decisione è questione di ore.

Grazie a Marco Castaldo per le foto da cui ho tratto i primi simboli

domenica 10 aprile 2016

Roma, primo simbolo giallorosso (figlio di Sel) per Fassina

Un altro tassello delle elezioni amministrative a Roma è al suo posto: le liste a sostegno della candidatura di Stefano Fassina saranno due e di una il simbolo è già noto. Si tratta di Sinistra x Roma, formazione di cui sarà capolista Tiziana Perrona, lavoratrice di Almaviva, la multinazionale attiva nell'ambito della consulenza e dell'IT che a Roma ha annunciato centinaia di licenziamenti.
La grafica del contrassegno è chiaramente debitrice di quella di Sel, sia pure in salsa giallorossa: la campitura a frottage della parte inferiore è quella del partito di Vendola - che dovrebbe partecipare alla formazione della lista assieme a Rifondazione comunista, al Partito comunista d'Italia e a quanto restava dell'esperienza della "lista Tsipras". Il rosso, tuttavia, è un po' più scuro, tra il carmino e il bordeaux, stessa tinta delle parole "Sinistra" e "Roma", mentre "Fassina sindaco" è in giallo scuro, quasi color ambra. Si tratta ovviamente dei colori ufficiali del comune di Roma, che tornano anche a delimitare il simbolo, alternandosi a piccoli tratti sulla circonferenza; unico "corpo estraneo", se si vuole, il verde che tinge il "X" (nel senso di "per"), colore scelto forse per evidenziare le altre due parole del nome della lista e per sottolineare la posizione di "servizio" alla città.
Non si conoscono ancora, invece, il nome e il simbolo dell'altra formazione a sostegno di Fassina: se Sinistra x Roma ha una coloritura chiaramente politica, la seconda lista dovrebbe avere natura civica. Di questa, peraltro, si sa già il nome del capolista, per alcuni sorprendente dal momento che proviene dal cattolicesimo sociale: sarà il sociologo e manager Michele Dau, 65 anni, cofondatore a Roma della Caritas con don Luigi Di Liegro e attuale direttore generale del Cnel. Al di là del riferimento a Fassina (che potrebbe anche non esserci), non è improbabile che il contrassegno contenga il riferimento a #LaMeglioRoma, hashtag utilizzato dall'ex viceministro in questa sua campagna elettorale.

domenica 6 marzo 2016

Roma, si candida Storace per la Destra (nazionale)

In attesa che arrivi il verdetto delle primarie del centrosinistra e che nel centrodestra si chiarisca se la corsa verso il Campidoglio toccherà a Guido Bertolaso o a qualcun altro, accanto ai simboli già certi del MoVimento 5 Stelle (per Virginia Raggi) e del "cuore" per Alfio Marchini ora irrompono sulla scena i due emblemi che sosterranno certamente la campagna elettorale di Francesco Storace, che proprio questa mattina ha ufficialmente presentato la propria candidatura al teatro Quirino. 
La formazione su cui l'ex governatore del Lazio può contare non prevede al momento la discesa in campo del simbolo della Destra, il partito che lui guida dal 2007. Oggi, come si diceva, sono stati presentati due emblemi che contrassegneranno altrettante liste e puntano, probabilmente, a diverse platee elettorali.
Il primo ha l'apparenza di una classica "lista del sindaco", con il cognome del candidato ben in evidenza per contrasto cromatico (giallo su blu) e la stilizzazione del Colosseo su fondo azzurro, quasi poggiato su un archetto tricolore. Uno degli emblemi architettonici più riconoscibili, benché sia stato usato spesso alle elezioni in passato (lo avevano utilizzato anche due delle quaranta liste presentate alle scorse elezioni comunali), verrà schierato come "logo personale" di Storace, nel tentativo di intercettare voti a favore del sindaco a prescindere dalle singole appartenenze politiche: il simbolo si rivolgerà alla società civile, così come agli aderenti di altri partiti (non necessariamente di destra) non soddisfatti dei candidati proposti dalle loro compagini.
Il secondo simbolo, invece, parla espressamente alla destra (e non solo alla Destra dello stesso Storace). Guardandolo è difficile reprimere la sensazione che si tratti di un ibrido, a partire dal nome della lista: Destra nazionale. Non è irragionevole pensare che la denominazione metta insieme il nome della formazione di Storace e quello di Azione nazionale, associazione nata a partire dalla "mozione dei quarantenni" interna alla Fondazione Alleanza nazionale (e vicina tra l'altro a Gianni Alemanno) che ha scelto di sostenere Storace per dare corpo a un progetto di "destra moderna, forte, unita e realmente inclusiva" (come a dire che chi oggi rappresenta la destra non riesce a essere tutto questo insieme). Senza contare che "Destra nazionale" era la scritta che figurava anche nel simbolo del Msi dal 1972 in poi; la stessa dicitura, peraltro, è presente anche nel simbolo che il Nuovo Msi di Maria Antonietta Cannizzaro ha registrato come marchio e opera dell'ingegno, per cui non è da escludere qualche reazione non proprio entusiastica di quel partito. 
Ancora, la scritta "Destra nazionale" bianca su fondo blu ricorda almeno in parte il simbolo di Alleanza nazionale e, almeno cromaticamente, anche quello di Fratelli d'Italia; in compenso, la struttura dell'intero contrassegno sembra debitrice di quello del Popolo della libertà, con il solito arcobalenino tricolore (a specchio rispetto a quello del Pdl) a separare un campo blu (con scritte bianche) in alto da un campo chiaro con scritte in blu in basso. Che sia in qualche modo l'anticipo della formazione - "una nuova costituente di destra" - che già Fausto Orsomarso e Roberto Menia, rispettivamente portavoce e membro del direttivo di Azione nazionale, avevano annunciato già prima della presentazione di oggi - che dovrebbe (ri)nascere ad Assisi tra il 9 e 10 aprile?

sabato 27 febbraio 2016

Libertas tenta di conquistare Roma e arriva in Parlamento

Tra i pretendenti al Campidoglio, lasciate perdere per un attimo Marchini, Bertolaso, le primarie del centrosinistra... Da qualche giorno a questa parte, infatti, bisogna conteggiare anche Giovanni Maria Morani. Sarà lui, avvocato, a presentarsi come candidato sindaco per il Movimento politico Libertas, il partito guidato da Antonio Fierro che si propone di rappresentare gli ideali della Democrazia cristiana, senza rischiare di restare impigliato nei rovi delle battaglie legate al nome, al simbolo e al patrimonio. La loro rondine crociata inclusa in uno scudo si prepara a finire sulle schede - firme permettendo, anche se si dice che le abbiano già raccolte - e cerca di guadagnarsi l'attenzione dei media, oltre che dei romani.
Non è questo, peraltro, l'unico tentativo di acquistare visibilità portato avanti nelle ultime settimane. Scoprire l'altro non è nemmeno troppo difficile; del resto, come ho già detto su queste pagine, controllare con una certa frequenza i nomi dei gruppi parlamentari è un'attività proficua, non particolarmente gravosa e, alle volte, riserva delle sorprese. L'amico Arturo Famiglietti, ad esempio, giusto pochi giorni fa mi ha segnalato un'interessante new entry nella denominazione completa di Grandi autonomie e libertà al Senato: arrivando quasi a fare concorrenza agli ex "responsabili" di Popolo e Territorio (Camera, XVI legislatura) quanto a lunghezza e numero di modifiche del nome, dal 16 febbraio ospita anche il Movimento politico Libertas (oltre che "Euro Exit", la componente delle ex M5S Monica Casaletto e Paola De Pin, di cui si parlerà meglio più avanti). 
Ma chi, del gruppo, rappresenta il partito che si richiama alla Dc? Anche qui l'occhio allenato può aiutare: per caso, contemporaneamente all'apparizione di Mpl, è scomparsa qualche parte del nome? In questo caso sì: si tratta del Movimento Base Italia, che giusto pochi mesi fa aveva fatto ingresso all'interno di Gal grazie alla rappresentanza di Bartolomeo Pepe, eletto nel M5S e in seguito rappresentante anche dei Verdi. Ed è proprio Pepe, in effetti, a rappresentare Libertas. In effetti essere presenti in quel modo in Parlamento non dà grandi vantaggi (non esenta, ad esempio, dalla raccolta firme), ma qualcuno, a quanto pare, ci tiene particolarmente... 

lunedì 22 febbraio 2016

Primarie a Roma, i baffi (di Rossi) sotto al Colosseo

La "simbolite ironica" a Roma, a quanto pare, ha colto più persone. Il regolamento delle primarie romane per scegliere il candidato sindaco del centrosinistra per la capitale prevede che sulla scheda debbano andare solo i nomi degli aspiranti primi cittadini, senza alcun'altra indicazione grafica; nonostante questo, sta prendendo piede la tendenza a elaborare comunque dei contrassegni per la campagna delle stesse primarie, con la certezza che non finiranno su nessuna scheda. Anche per questo, forse, chi li ha confezionati si è concesso un'ironia che difficilmente avrebbe potuto trovare sfogo in un'occasione ufficiale. Lo si era già visto con il simbolo di Gianfranco Mascia, parodia di Masha e Orso; capita oggi con l'emblema scelto da Domenico Rossi, sottosegretario di stato alla Difesa e candidato per Centro democratico (pur essendo stato eletto deputato con Scelta civica). 
A ben guardare, il suo emblema (che emerge dall'account di Twitter di Rossi) per più di metà sembra davvero pronto per essere schierato alle elezioni: il cognome impossibile da non notare (per le dimensioni e la scelta cromatica bianco-su-rosso), con tanto di appellativo di "sindaco" somiglia a tanti altri marchi elettorali che affollano i manifesti delle candidature; anche l'hashtag #rispettoperRoma, di conio più recente, non sembra "anomalo" rispetto ad altri contrassegni. A fare la differenza è l'elemento grafico per eccellenza: c'è una stilizzazione del Colosseo, come se ne vedono tante, ma questa si fonde con un elemento strano, che non ci si aspetta. E ci vuole qualche attimo in più per capire che l'Anfiteatro Flavio poggia su due baffi, che richiamano inevitabilmente quelli dello stesso Rossi, evidenti (anche se molto più chiari, anche rispetto ai capelli) nei manifesti e nelle grafiche che accostano viso ed emblema. 
Sulla scheda elettorale raramente qualcuno ha osato tanto (giusto a Mantova, per dire, alle ultime elezioni comunali si ricorda qualcosa di simile, con la lista personale del candidato sindaco del centrosinistra Mattia Palazzi, poi eletto), ma è probabile che alle "secondarie" non si arrivi a replicare questa soluzione, soprattutto se sarà qualcun altro a vincere le primarie. L'ironia grafica, in ogni caso, è stata lanciata e probabilmente fa parte in pieno della strategia dello stesso Rossi (anche se non sembra immediatamente legata al concetto di "rispetto" che lo stesso simbolo intende mettere in luce).
Al di là di Rossi, comunque, la tentazione di coniare un simbolo tocca anche altri. Roberto Morassut, per esempio: per i suoi manifesti ha fatto elaborare un logo imperniato sulle sue iniziali (che, tra l'altro, sono anche quelle della sigla convenzionale di Roma), accompagnato a un pallino rosso, un arco che si fonde con le lettere e l'anno in corso. In sé non è un simbolo vero e proprio e spesso non viene usato così; nelle grafiche destinate alla diffusione in rete, tuttavia, il logotipo viene inserito in un cerchio bianco a bordo marrone scuro, proprio lo stesso utilizzato per le lettere. Morale: al simbolo, in fondo, sembra difficile rinunciare, anche a costo di non doverlo utilizzare mai.