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venerdì 21 agosto 2020

Lista Veneta, la Liga Veneta Repubblica si cambia d'abito (solo alle regionali)

Questa mattina, alle 8, è iniziato il deposito delle liste con relativa documentazione per le elezioni comunali e regionali (mentre in Valle d'Aosta quel passaggio si è già compiuto pochi giorni fa e non è stato indolore per alcune forze politiche). C'è tempo fino a domani a mezzogiorno per il deposito, ma qualcuno ha già provveduto. In Veneto, per esempio, è già stata completata la procedura per la Lista Veneta - Autonomia, tra quelle che sostengono la terza candidatura a presidente di Luca Zaia
Posto che il Veneto - come già accennato nei giorni scorsi parlando dei ritocchi al simbolo di Forza Italia - è una delle regioni in cui il risultato finale non è minimamente in discussione, sarà molto più interessante vedere i risultati delle singole formazioni presentate in appoggio a Zaia. L'attenzione, com'è inevitabile, sarà concentrata soprattutto su Lega, Fratelli d'Italia, Forza Italia e sulla Lista Zaia, ma i veri appassionati non potranno non guardare con cura anche la prestazione della Lista Veneta - Autonomia. Anche perché basta un solo sguardo, anche fugace, per riconoscere l'originale di questo emblema variato per l'occasione: si tratta chiaramente della Liga Veneta Repubblica, formazione nata nel 1998 per opera di Fabrizio Comencini (che ne è tuttora il leader) e di altri soggetti e da allora sempre attiva sul territorio veneto, soprattutto in occasione delle elezioni locali e regionali, anche se via via ha adottato varianti nominali - fra cui Liga Fronte Veneto - e cromatiche, ma quasi sempre con lo stendardo della Serenissima con il leon da guèra (che dunque impugna la spada) in primo piano.
In effetti nel 2015 non c'era esattamente la lista della Liga Veneta Repubblica, ma quella di Indipendenza noi Veneto, sempre schierata con Zaia, con Comencini capolista a Verona (e nello stendardo il leone marciano era quello classico, solo con il libro). In quell'occasione, peraltro, non era mancata una querelle con Alessio Morosin di Indipendenza Veneta (e tra i primi aderenti alla Liga Veneta Repubblica), che aveva protestato per la somiglianza dei nomi delle due liste; gli uffici elettorali e il Tar di Venezia, però, avevano negato che ci fosse confondibilità. La lista alla fine dalle urne aveva ottenuto il 2,7%, conseguendo un eletto in provincia di Vicenza (Antonio Guadagnini, attualmente candidato presidente del Partito dei Veneti, pronto a partecipare anch'esso a queste elezioni). 
Stavolta il simbolo è molto più simile a quello originale: non c'è nessun riferimento all'indipendenza, sostituito da quello all'autonomia (come in Forza Italia), lo sfondo è azzurrino e la font è quella classica. Stavolta però non è stata usata la parola "Lega": Comencini, appositamente interpellato, conferma che "per buon vivere" (e, si deve immaginare, su richiesta degli alleati) al suo posto si è usata la parola "Lista". Unico, microscopico richiamo al passato è la sigla puntata nel segmento blu inferiore, "L.V.R.", con le iniziali del nome originario, persino difficili da vedere nel cerchio di tre centimetri di diametro destinato alle schede elettorali. Chi in questi anni ha seguito quel partito, in ogni caso, saprà riconoscerlo anche in questa occasione. 
Sarà tuttavia necessario un ulteriore esercizio di attenzione per elettrici ed elettori, visto che è stata depositata anche la lista dello stesso gruppo che aveva corso nel 2015, cioè Indipendenza noi Veneto (che, in un momento in cui tutti parlano di autonomia, ha messo in luce la parola "Indipendenza"). Al nome già presente in consiglio è stata aggiunta la dicitura "per l'Autogoverno della società civile", direttamente legata al fatto che la lista candida alla presidenza della regione Ivano Spano, sociologo, emerito dell'università di Padova e già responsabile del centro studi veneto della Cisl (ma nel frattempo divenuto anche presidente dell'associazione SìAmo, che alle politiche 2018 aveva presentato proprie liste all'insegna della libertà di cura, della comunità e della coscienza): L'Autogoverno della società civile, infatti, è un libro di Spano uscito all'inizio dello scorso anno. Con lui ci saranno, tra gli altri, l'imprenditore turistico (e portavoce della lista) Roberto Agirmo, l'imprenditore delle telecomunicazioni ed ex assessore di Resana Leopoldo Bottero e altre persone che condividono come valori principali l'autonomia e l'ambiente, che - come detto da Agirmo - "non sono né di destra né di sinistra". Il leone di San Marco è proprio lo stesso di cinque anni fa, con l'Evangeliario e senza spada: considerando che ci sarà anche quello - quasi uguale, senza stendardo - del Partito dei Veneti, bisognerà aprire bene, anzi benissimo gli occhi.

martedì 16 aprile 2019

Europee, le altre decisioni della Cassazione (Liga Veneta Repubblica e Pensioni e lavoro)

Si è detto ieri della decisione con cui l'Ufficio elettorale nazionale presso la Corte di cassazione ha confermato l'esclusione del contrassegno depositato al Viminale dalla Democrazia cristiana in vista delle elezioni europee del 2019, per non averlo voluto sostituire con un altro che non contenesse lo scudo crociato (confondibile con quello dell'Udc) e il simbolo del Ppe (utilizzato senza espressa delega). Ora sono state rese note anche le altre decisioni in materia di contrassegni, che - alla pari di quella citata ieri - hanno confermato quanto la Direzione centrale dei servizi elettorali aveva già deciso, in merito all'ammissibilità del contrassegno della Liga Veneta Repubblica e, invece, all'esclusione dell'emblema di Pensioni & Lavoro.
Partendo da quest'ultimo caso, i funzionari del Ministero dell'interno avevano contestato a Ugo Sarao e a Gianluca Forieri (la persona delegata al deposito) la presenza all'interno del contrassegno la rosa stilizzata del Partito laburista inglese (vista anche la parola "Labour" in grande evidenza rispetto a tutte le altre), dal momento che non era stata dimostrata la legittimazione al suo uso; il depositante si era opposto all'invito a sostituire il contrassegno, sottolineando che la legge non prevedeva la mancata legittimazione all'uso di un emblema tra le cause di ricusazione di un contrassegno, che il divieto di confondibilità riguardava i partiti nazionali "e non quelli europei o mondiali" e che, comunque, esiste un collegamento ideale con il Partito laburista, al quale è stato fatto "un versamento solidale", con tanto di ricevuta ad attestarlo (mentre le regole stilate dal Viminale in materia di emblemi di partiti europei limiterebbero "l'apertura europeista" che l'Ufficio elettorale nazionale aveva attuato con la sua decisione sui Verdi europei del 2014).
I magistrati di cassazione, per parte loro, hanno sottolineato che il divieto di confondibilità vale anche nei confronti dei soggetti politici europei o stranieri, a maggior ragione "alla luce dell'attuale possibilità di affiliarsi ad altri partiti europei e al conseguente aumento del rischio di confusione dell'elettorato", dunque occorre sempre il consenso del soggetto collettivo di cui si inserisce l'emblema nel contrassegno, anche "per evidenti ragioni di equità" (e per questo la necessità di provare la legittimazione all'uso è stata indicata nelle Istruzioni per la presentazione e l'ammissione delle candidature). Prova della legittimazione che qui, appunto, manca, non valendo allo scopo la mail con cui il Labour Party ha ringraziato per la donazione ricevuta da Pensioni & Lavoro; la stessa decisione dell'Ufficio elettorale nazionale sui Verdi europei aveva precisato la necessità "del consenso della formazione estera con cui si allega il collegamento". 
Come la Dc, però, Pensioni & Lavoro ha presentato ricorso al Tar del Lazio, sostenendo che il divieto di confondibilità valga solo nei riguardi di partiti italiani, per cui "nulla impedisce, fino a norma contraria, di inserire in un contrassegno elettorale italiano una 'banana' se la banana fosse presente in un contrassegno elettorale dell'Honduras!"; per il ricorrente, la rosa sarebbe legata all'Internazionale socialista, dunque non occorrerebbero particolari autorizzazioni, di più l'elemento caratterizzante del contrassegno di Pensioni & Lavoro sarebbe la bicicletta, mentre nessun altro partito depositato avrebbe utilizzato la rosa (anche se in realtà ci sarebbe il Psi). Al pari della Dc, poi, il partito del Gran Cancelliere Sarao rivendica un concetto ideale e non tecnico-documentale di "affiliazione", di cui sarebbe ammessa la prova anche solo "per comportamenti concludenti" e individua come ragione "burocratica e politica" alla base della lettura restrittiva di quel concetto (nonché delle fonti europee in materia di affiliazione tra partiti nazionali ed europei) la volontà di ridurre l'accesso alla competizione elettorale a forze sollevate "per via europea" dall'onere di raccogliere le firme, per cui si sarebbe direttamente evitato alle corti di appello di esprimersi in materia: imperdibile il passaggio in cui si sospettava dall'inizio che "la bicicletta di Pensioni & Lavoro (forse l'unico contrassegno veramente ecologico europeo)" potesse non essere ammessa alla presentazione di liste "a causa della mancanza di qualche cosa... magari del fanale". 
Lo stesso collegio, invece, ha confermato l'ammissibilità del contrassegno della Liga Veneta Repubblica, respingendo l'opposizione alla sua accettazione presentata da Roberto Calderoli "nell'interesse di Lega Nord per l'indipendenza della Padania" e di "Lega per Salvini Premier": l'ex vicepresidente del Senato, infatti, aveva ribadito censure già mosse all'emblema della formazione di Fabrizio Comencini, in base alle quali il Leone di San Marco sarebbe confondibile con quello della Liga Veneta riportato sullo scudo di Alberto da Giussano nel contrassegno leghista e che la stessa denominazione "Liga Veneta" farebbe parte del "patrimonio immateriale di simboli e denominazioni della Lega Nord" (essendo in questa confluita la Liga Veneta), dunque il partito di Comencini se ne sarebbe indebitamente appropriato.
Non sono stati dello stesso avviso i componenti dell'Ufficio elettorale nazionale, che altro non ha fatto che confermare quanto già deciso dal medesimo organo - ovviamente in diversa composizione - nel 2008, in occasione delle elezioni politiche (il che dimostra, tra l'altro, che lo stesso emblema è stato ammesso più volte, a dispetto delle contestazioni ricevute). Se è vero che la confondibilità di due contrassegni va valutata non tanto sulla base della coincidenza di "uno o più disegni o elementi descrittivi contenuti nei simboli", ma con una visione complessiva di ciò che sta nel cerchio e del suo impatto visivo, in questo caso occorre considerare l'evoluzione grafica dei due emblemi (soprattutto quella dell'ex Carroccio), le diverse scelte cromatiche e la mutazione dei nomi. Tanto basta, per i magistrati, a escludere "ogni possibilità di concreta confondibilità dei contrassegni": il leone marciano alato ha un rilievo centrale per la Liga Veneta Repubblica mentre è un dettaglio dell'emblema della Lega; quanto alla parola "Lega"/"Liga", si tratta - come ribadito più volte - di un nome generico e di uso comune, su cui nessuno può vantare l'esclusiva. Da ultimo, nessun rilievo hanno le affermazioni contenute nello statuto leghista circa la rivendicazione relativa a tutti i nomi usati dalle formazioni confluite nel tempo nella Lega Nord (compresa la Liga Veneta): qui non ci si occupa di titolarità di nomi e segni, ma della tutela di una "corretta scelta dell'elettore - immune da sviamenti o confusioni - verso una determinata forza politica".
Chiusa la valutazione delle opposizioni in materia di contrassegni, l'Ufficio elettorale nazionale si prepara al ben più intenso lavoro che lo attenderà a breve, per la decisione in materia di liste e - tra l'altro - di esenzione dalla raccolta firme.