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mercoledì 17 settembre 2025

Marche, simboli e curiosità sulla scheda


Come si è detto, il 28 settembre si voterà per le elezioni regionali - oltre che in Valle d'Aosta - anche nelle Marche; in quella regione, però, le urne resteranno aperte anche fino alle ore 15 di lunedì 29 settembre. Sono 6 gli aspiranti presidenti della Giunta regionale, incluso l'uscente Francesco Acquaroli; in tutto conteranno a loro sostegno 18 liste, lo stesso numero di simboli finiti sulla scheda cinque anni fa (ma allora i candidati alla presidenza erano stati 8).
Questi contrassegni - che in seguito saranno analizzati secondo l'ordine sorteggiato per la circoscrizione provinciale di Ancona - non esauriscono tuttavia i simboli presenti sulla scheda. L'art. 11 della legge elettorale (legge n. 27/2004), infatti, al comma 3 prevede che ogni candidatura alla presidenza della giunta regionale debba essere "altresì accompagnata da un modello di contrassegno del candidato Presidente della Giunta, semplice o composito, anche figurato, in triplice esemplare, che rappresenta il contrassegno della rispettiva coalizione"; l'art. 16, che si occupa delle schede elettorali, al comma 2 precisa che a destra del rettangolo o dei rettangoli coi simboli delle liste provinciali (con tanto di righe per le preferenze) "è riportato il nome e cognome del candidato alla carica di Presidente della Giunta collegato, affiancato dal contrassegno del candidato stesso", contrassegno "che può essere costituito anche dall'insieme dei contrassegni delle liste collegate" (comma 3). Sembra utile precisare che, sempre in base all'art. 16, "l'elettore può anche esprimere soltanto il voto per il candidato Presidente, senza alcun voto di lista, tracciando un segno sul simbolo o sul nome del candidato prescelto", ma non è possibile il voto disgiunto (come recita il comma 9, "Sono nulli i voti espressi a favore di una lista provinciale e di un candidato Presidente non collegato alla lista stessa"). I simboli degli aspiranti presidenti verranno riportati solo quando risulteranno diversi da quelli delle liste presentate, altrimenti verranno semplicemente segnalati.

* * *

Claudio Bolletta

Il sorteggio ha collocato in prima posizione - nella circoscrizione di Ancona - la candidatura di Claudio Bolletta, classe 1958, pensionato con una lunga attività da imprenditore nell'ambito dei servizi di sicurezza. Bolletta distingue la sua candidatura con un simbolo che riporta semplicemente - in nero su fondo bianco - il proprio nome e cognome. La scelta di differenziare il contrassegno del candidato da quello della sola lista a suo favore rientra probabilmente nella strategia - già sperimentata in altre occasioni - di non proporre all'elettore due volte il simbolo di lista, per evitare che metta la croce soltanto sul simbolo "del presidente", dal momento che (come si è detto sopra) quel voto non si comunicherebbe automaticamente alla lista.
 

1) Democrazia sovrana popolare

L'unica lista che sostiene la candidatura di Bolletta è Democrazia sovrana popolare, che presenta per la prima volta sulle schede elettorali il suo nuovo simbolo, con la sigla come elemento dominante sotto al tricolore (e con la corona blu leggermente tagliata, con il nome nella parte inferiore). In questo caso, però, siamo già di fronte a una variante elettorale del simbolo stesso: il contrassegno, infatti, ha ridotto leggermente il peso del tricolore e della sigla, dando lo stesso rilievo dell'acronimo al cognome di Marco Rizzo, coordinatore nazionale del partito.
 

Beatrice Marinelli 

2) Evoluzione della rivoluzione

La seconda candidatura sorteggiata è di Beatrice Marinelli, cofondatrice, tra gli altri, dei comitati "Pro Ospedali Pubblici delle Marche" (contro la privatizzazione della sanità) e "E ora basta Italia" (contro le misure restrittive adottate in epoca Covid-19). La sostiene la lista Evoluzione della rivoluzione, nata sul territorio regionale "da associazioni, comitati, professionisti e cittadini che, negli ultimi anni, non hanno chinato la testa - si legge nella nota diffusa all'inizio dell'attività - di fronte ad imposizioni calate dall'alto ed hanno agito sul territorio, con azioni concrete". Su Fb si legge che Edr è "un movimento politico e un laboratorio civico permanente, che si propone di rappresentare, dando loro voce, tutti coloro che, negli ultimi anni, hanno scelto di astenersi dal voto, perché sono rimasti delusi dal frazionismo personalistico, o sconfortati dalla sostanziale inutilità di battaglie politiche di piccoli orizzonti, infarcite di proposte banali ed inadeguate". Come contrassegno di lista - adottato anche come emblema della candidata - è stato scelto un simbolo complesso, così descritto nella domanda di marchio (depositata a fine marzo da Marinelli e Lorenzo Giuliodori, rispettivamente al primo e al secondo posto in lista ad Ancona): "cerchio di colore antracite contenente, al centro, un dodecagono di colore rosso che ne occupa, in modo uniforme, circa il 90% della superficie circolare, e caratterizzato da una sfumatura di rosso più scuro ai bordi e rosso più chiaro e brillante via via che ci si sposta più al centro, dove si trova il disegno di un lupo di colore oro, con lo sguardo rivolto in alto a destra e con le quattro zampe che poggiano su una scogliera color antracite, affacciata su uno specchio d'acqua di colore arancio brillante che riflette il sole giallo dorato che sorge sullo sfondo a destra; sopra al disegno del lupo, disposta a semicerchio, da sinistra verso destra, vi è la scritta dorata 'Evoluzione della rivoluzione'". Perché il lupo? Perché - come si trova su alcuni post di Fb - "non ha padroni" e "noi siamo il branco, loro sono il gregge. Tu con chi stai?".
  

Lidia Mangani 

3) Partito comunista italiano

Al terzo posto tra coloro che aspirano alla guida della giunta regionale delle Marche il sorteggio ha collocato Lidia Mangani, già insegnante e dirigente scolastica, a lungo militante e consigliera comunale del Prc e del Pdci. A candidarla è il Partito comunista italiano, che si presenta con il proprio simbolo ufficiale (con la doppia bandiera - rossa con falce, martello e stella in alto, tricolore italiana in basso - con aste scure e la sigla in carattere bastoni in basso), impiegato anche come contrassegno della candidata alla presidenza.
 

Francesco Gerardi 

4) Forza del popolo

In provincia di Ancona il sorteggio ha curiosamente collocato una dopo l'altra le candidature sostenute da una sola lista: la quarta è quella di Francesco Gerardi, docente di storia e filosofia in corsi liceali, giornalista s sceneggiatore, marchigiano di origine pur avendo trascorso molti anni in Emilia. Si candida col sostegno di Forza del popolo, partito al quale egli stesso aderisce. Il contrassegno di lista (e della candidatura a presidente) è molto simile a quello che Fdp - partito fondato e guidato da Lillo Massimiliano Musso - ha utilizzato in altre occasioni: al centro c'è il simbolo vero e proprio (con l'acronimo bianco su fondo blu e rosso), su fondo bianco, contornato dal nome del partito e da un arco tricolore; sotto si colloca la dicitura "con amore e libertà" e, nella parte inferiore, un segmento blu contiene il riferimento al candidato presidente e alla regione.
 

Matteo Ricci

Il quinto posto tra le candidature spetta a Matteo Ricci, già sindaco di Pesaro sostenuto da una maggioranza di centrosinistra e attualmente parlamentare europeo eletto nel 2024 con il Pd. In questa competizione potrà contare sul sostegno di sette liste: distingue la propria candidatura con il contrassegno che contiene la denominazione della sua coalizione, cioè "Alleanza del cambiamento", proposta in rosso su fondo bianco, mentre il segmento inferiore giallo contiene il riferimento alla candidatura (nel mezzo c'è un segmento azzurro e rosso ondulato). Al di là delle liste, di seguito analizzare, vale la pena consultare il programma della coalizione per vedere l'elenco completo delle forze che costituiscono la compagine a sostegno di Ricci.
 

5) Progetto Marche vive

Prima lista della coalizione a sostegno di Ricci è Progetto Marche vive, anche è facile leggere solo "Progetto Marche". Nella parte superiore si vede la sagoma della regione campita con sfumature tra fucsia, blu e arancione (con il contorno leggermente staccato), mentre nel segmento curvilineo inferiore (tinto con una sfumatura analoga) trova posto il riferimento al candidato. Proprio i colori utilizzati e anche il carattere corsivo e handwriting con cui sono state scritte le parole "progetto" e "vive" fanno intuire che nella lista c'è una forte impronta di Italia viva (anche se formalmente le candidature non rientrano nel progetto "Casa riformista"), ma si apprende che alla lista concorrono anche altre forze, come  Base per il Cambiamento, Popolari per Ancona e DemoS.
 

6) Avanti con Ricci

Viene qualificata espressamente come "progetto civico" la formazione Avanti con Ricci: in effetti la lista contiene candidati espressi da vari soggetti politici (come Partito socialista italiano, Partito repubblicano italiano, Volt, +Europa, Socialisti liberali riformisti) e movimenti civici. Nessuno di quei simboli è entrato a fare parte del contrassegno di lista: nella parte superiore c'è un segno pennellato tricolore che finisce in una bandiera europea, al centro su fondo arancione spicca la parola "Avanti" (che può rimandare in qualche modo al socialismo, senza però usare la grafica coordinata a suo tempo proposta dal Psi), mentre in basso il riferimento al candidato occupa il segmento blu; il contorno del cerchio è tinto di vari colori sfumati.
 

7) Pace salute lavoro

Terza lista della coalizione è Pace salute lavoro, presentata dalla formazione civica Dipende da noi (che nel 2020 aveva autonomamente sostenuto la candidatura di Roberto Mancini) e dal Partito della rifondazione comunista. La struttura del contrassegno - con la parte superiore rossa contenente il nome e il segmento inferiore curvilineo verde con le miniature dei due simboli - è già comparsa in altri appuntamenti elettorali territoriali, ma è uno dei pochi casi in cui il Prc è nella stessa coalizione del Pd.
 

8) Partito democratico

Si parlava appunto del Partito democratico, vale a dire il soggetto politico cui Matteo Ricci appartiene. Pure quest'anno viene confermata la scelta di inserire, al di sotto del logo elaborato nel 2007 da Nicola Storto, il riferimento al candidato presidente, ma questa volta nel segmento rosso - a base rettilinea, non più concava - rientrano tanto il nome quanto il cognome, visto che sono brevi e c'è spazio per entrambi.

 
9) Lista civica Matteo Ricci presidente

Se prima si sono incontrate due formazioni più o meno civiche (pur se promosse soprattutto da partiti), in questo caso la Lista civica Matteo Ricci presidente è identificabile come la formazione più vicina al candidato della coalizione; all'interno di essa, peraltro, figurano anche alcuni candidati legati al partito Possibile. La lista ha scelto di distinguersi con i colori della campagna elettorale di Ricci, dunque il lilla per lo sfondo e il verde chiarissimo per il nome del candidato, con il cognome in particolare evidenza al centro.
 

10) Alleanza Verdi e Sinistra

Fa parte della coalizione - "campo largo" a sostegno di Ricci anche l'Alleanza Verdi e Sinistra, alla prima partecipazione alle elezioni regionali marchigiane (essendosi formata come cartello alle politiche del 2022), ma a suo modo presente anche nell'ultimo appuntamento elettorale (i Verdi in particolare nel 2020 erano nella lista Rinasci Marche, mentre Sinistra italiana aveva promosso la lista Dipende da noi). Il contrassegno elettorale, anche in questo caso, è identico a quello coniato in vista delle elezioni del 2022, senza alcuna variazione o aggiunta territoriale.
 

11) MoVimento 5 Stelle

Completa la coalizione su cui potrà contare Ricci il MoVimento 5 Stelle, che cinque anni fa aveva sostenuto un proprio candidato alla presidenza della giunta regionale, Gian Mario Mercorelli, non essendosi realizzata l'Alleanza con il centrosinistra che sosteneva Mangialardi. Rispetto al 2020 si è modificato il simbolo, che allora aveva nella parte inferiore l'indirizzo del sito Ilblogdellestelle.it; questa volta, invece, c'è il noto riferimento al 2050 come anno dell'auspicata neutralità climatica, collocato su un segmento rosso al di sotto del nucleo simbolico tradizionale.
 

Francesco Acquaroli


L'ultimo candidato estratto, almeno in provincia di Ancona, è il presidente uscente, Francesco Acquaroli. La sua coalizione di centrodestra (con alcune formazioni civiche) comprende lo stesso numero di liste rilevato in quella di Ricci, dunque sette; Acquaroli, tuttavia, ha scelto di distinguere la sua candidatura con un contrassegno che richiama lo slogan e la grafica della campagna elettorale, dunque con l'espressione "Più Marche" in bianco su fondo blu, sottolineata di giallo. Non è ripetuto il nome del candidato e questo probabilmente eviterà che qualche elettore sia indotto a mettere la croce solo sul simbolo del presidente, suggerendo piuttosto di segnare unicamente la lista che si intende votare.
 

12) Unione di centro - Liste civiche

Prima lista sorteggiata della coalizione di Acquaroli è quella dell'Unione di centro, che conferma la sua presenza sulle schede e all'interno del centrodestra. Se lo scudo crociato in primo piano resta assai ben visibile al centro del contrassegno, nella parte superiore non c'è più il riferimento "Popolari Marche", ma la dicitura "Liste civiche": essa si riferisce al Movimento politico Liste civiche, nato innanzitutto a Osimo su impulso di Dino Latini e proprio da quel simbolo è mutuato il fregio ondulato tricolore che emerge, sia pure con un po' di fatica, sul segmento rosso che caratterizza il simbolo dell'Udc.
 

13) Forza Italia

Come seconda lista della coalizione di centrodestra il sorteggio ad Ancona a indicato quella di Forza Italia. Nel 2020 nella parte inferiore del contrassegno elettorale era stata inserita, in un segmento blu, la dicitura "Civici per le Marche"; questa volta invece viene utilizzato il simbolo ufficiale, con la bandierina che è nuovo interamente visibile (e non più debordante) in posizione centrale, avendo al di sotto solo il cognome di Silvio Berlusconi mentre nella parte superiore è disposto ad arco in riferimento al Partito popolare europeo.
 

14) I Marchigiani per Acquaroli

La terza posizione nella coalizione del presidente uscente, sulla scheda della provincia di Ancona, è occupata dalla lista I Marchigiani per Acquaroli, anche in questo caso facilmente identificabile come la formazione più vicina al presidente in cerca di riconferma. Nel contrassegno, a fondo giallo, picca una "M" maiuscola verde (il colore del logo della regione, insieme al nero), leggermente tagliata al centro per ospitare parte del nome; si legge assai poco la parola "presidente" sullo snodo centrale della M, mentre è leggermente più visibile l'espressione "Civici Concreti Competenti", collocata ad arco nella parte inferiore.
 

15) Fratelli d'Italia

Non poteva ovviamente mancare, all'interno della coalizione di centrodestra, la lista di Fratelli d'Italia, di cui è espressione proprio il presidente uscente. Non stupisce, in questo senso, che il partito abbia scelto di utilizzare esattamente lo stesso contrassegno schierato sulle schede cinque anni fa, che adotta un modello non ancora incontrato in questa serie di elezioni regionali: il nome della leader Giorgia Meloni (frattanto divenuta presidente del Consiglio) è collocato in alto, al centro c'è il cognome del candidato sostenuto, mentre in basso c'è il simbolo ufficiale di Fdi.
 

16) Civici Marche

Fa parte della coalizione in appoggio ad Acquaroli anche la lista Civici Marche, che fa riferimento al consigliere regionale Giacomo Rossi. Rivendica di essere la sola lista civica Docg, esistendo già dalle elezioni regionali precedenti e avendo operato durante tutta la legislatura. Già da anni i Civici avevano abbandonato l'albero con cui avevano concorso alle elezioni del 2020, scegliendo l'immagine di un picchio verde, che evoca il Piceno e le stesse Marche; al di sotto è stato inserito il riferimento al candidato presidente in grande evidenza.
 

17) Noi moderati

Presenta la sua lista all'interno della coalizione di centrodestra anche Noi moderati: il partito guidato da Maurizio Lupi si affaccia per la prima volta sulle schede delle elezioni regionali marchigiane e si presenta con l'ultima versione del suo simbolo, con il tricolore che occupa la parte inferiore del cerchio (insieme al riferimento ad Acquaroli) e il rimando al Partito popolare europeo aggiunto di recente, dopo l'ammissione al Ppe come partito membro.
 

18) Lega

Chiude la coalizione in appoggio ad Acquaroli e l'intera scheda elettorale la lista della Lega, che ha deciso anch'essa di non cambiare la propria immagine rispetto a cinque anni fa: il contrassegno schierato, infatti, è esattamente identico a quello del 2020, conforme a quello adottato a partire dalle elezioni politiche del 2018, fatta eccezione per la sostituzione della parola "premier" sotto al cognome di Matteo Salvini con il riferimento alla regione chiamata al voto.

mercoledì 2 settembre 2020

Marche, simboli e curiosità sulla scheda

Rispetto a cinque anni fa, l'affollamento della scheda elettorale nella regione Marche è quasi raddoppiato: le candidature alla presidenza sono 8 (mentre nel 2015 erano solo 5), ma soprattutto le liste totali sono 18, a fronte delle 10 che si erano presentate nel 2015. Al di là dei sondaggi che conquistano molto spazio sui giornali, l'unica certezza al momento è che la guida della regione passerà di mano: il presidente uscente, Luca Ceriscioli, non si ricandida. La sfida su cui si appunta la maggiore attenzione degli osservatori sarà tra il candidato del centrosinistra, Maurizio Mangialardi (sindaco di Senigallia, che può contare su 6 liste) e quello del centrodestra, Francesco Acquaroli (già candidato nel 2015, anch'egli sostenuto da 6 contrassegni); tutte le altre candidature alla presidenza contano su una sola lista. I simboli sulla scheda saranno presentati in base all'ordine sorteggiato per la circoscrizione di Fermo.

Maurizio Mangialardi

Primo candidato alla presidenza indicato dal sorteggio nel fermano è Maurizio Mangialardi, che si presenta sostenuto da cinque liste di centrosinistra. Anche nelle Marche, peraltro, la legge elettorale continua a prevedere l'esistenza, oltre che dei contrassegni delle liste provinciali, anche dei contrassegni legati alla candidatura alla guida della regione (per cui chi aspira alla presidenza deve depositare presso l'Ufficio centrale regionale un emblema per distinguere la propria candidatura). Per questo fregio, il candidato lascia che nel segmento inferiore blu ci sia un riferimento a lui stesso (e non è frequente che ciò accada in un simbolo regionale), mentre nella parte superiore si legge "Insieme Marche", con tanto di freccia esile di forma semicircolare, per indicare la continuità dell'amministrazione e la necessità di cambiare o rinnovare qualcosa. Uno slogan e una grafica che, in ogni caso, il candidato sta usando nella sua campagna elettorale.

1) Rinasci Marche

Il primo simbolo estratto della coalizione a sostegno di Mangialardi (e anche, dunque, il primo a finire sulla scheda elettorale) in provincia di Fermo è quello di Rinasci Marche, la lista che riunisce i Verdi, +Europa e i Civici Uniti per le Marche. Le tre forze politiche sono richiamate nella fascia bianca centrale con i loro nomi (anche abbreviati, in ogni caso riconoscibili anche senza la miniatura del simbolo) e, in parte, anche con i loro colori, che tingono buona parte del contrassegno (il verde dei Verdi - nonché del territorio, dell'ambiente e della speranza - in alto, il magenta che richiama la componente femminile - ed è utilizzato anche nel logo di +Europa - in basso).
 

2) Partito democratico

Al secondo posto il sorteggio ha collocato la lista del Partito democratico. Il logo disegnato da Nicola Storto nel 2007 è intatto e pienamente riconoscibile, ma in quest'occasione il Pd marchigiano ha scelto di inserire nel contrassegno un elemento di personalizzazione: la dicitura "Mangialardi presidente" appare dunque al di sotto del logotipo, inserita in un segmento rosso - e il colore non sorprende, in verità - con una curiosa base concava (in stile Campo progressista per Zedda). I dem partono dal 35,13% di cinque anni fa alle regionali, un livello che non sarà proprio facile raggiungere (alle europee 2019 il Pd - Siamo europei era poco sopra il 22%).
 

3) Marche coraggiose

Ci fosse stato qualche dubbio, il progetto di Emilia-Romagna coraggiosa visto a gennaio è ormai diventato un brand (soprattutto perché era riuscito nell'impresa di eleggere due persone in consiglio, dunque ha mostrato di poter avere successo). In Toscana la lista Sinistra civica ecologista ne ha ripreso il motivo grafico; Marche coraggiose - presentata soprattutto da Articolo Uno, ma ci sarebbero anche alcuni ex M5S - ha innanzitutto adattato il nome alla propria realtà (precisando che quelle Marche sono anche "civiche, ecologiste, progressiste") e ha reinterpretato la struttura cromatica del contrassegno ribaltandone i colori: il segmento convesso inferiore è verde, mentre il fondo è rosso, il che ha obbligato a tingere di verde il cuore. L'effetto è un po' straniante, ma il contrassegno mostra dura e impegno nella realizzazione.
 

4) Italia viva - Demos - Psi - Civici Marche

Quarta lista individuata dal sorteggio di coalizione è quella trainata da Italia viva, ma che comprende anche Democrazia solidale (che in queste elezioni regionali sta mostrando di tenere a una certa presenza sul territorio), il Partito socialista italiano e il gruppo Partecipazione democratica - Civici Marche: tutte queste forze sono rappresentate con la propria miniatura al centro del contrassegno, mentre il logo grafico e verbale di Italia viva si sviluppa in orizzontale nella parte inferiore del cerchio. Il semicerchio superiore (a base obliqua crescente) contiene invece il riferimento al candidato presidente ed è tinto del colori del partito di Matteo Renzi, con una sfumatura analoga a quella della "spunta alata".
 

5) Lista Mangialardi presidente

Nella coalizione che sostiene il candidato del centrosinistra non poteva mancare una formazione pienamente civica e qualificabile come "lista del presidente": non a caso, il nome è proprio Lista Mangialardi presidente; le cronache peraltro sottolineano che alla lista concorrono anche alcune candidature legate ad Azione e al Movimento dei repubblicani europei, fondato nel 2001 da Luciana Sbarbati (marchigiana) e che dall'anno scorso ha iniziato la sua riorganizzazione. Al di là dell'arancione (tonalità civica spesso impiegata a sinistra), la "M" che richiama il cognome del candidato è parzialmente coperta dal disegno stilizzato di un picchio (legato alla storia del popolo Piceno).
 

6) Le Nostre Marche e il Centro

L'ultimo simbolo della coalizione che appoggia Mangialardi è probabilmente quello più complesso: la lista Le Nostre Marche e il Centro, infatti, raccoglie varie sensibilità. Il colore dominante del fondo è il blu, che contiene il nome della lista promossa dall'assessora regionale Loretta Bravi. Lei già alla fine dello scorso anno aveva creato il movimento Presenza popolare, volto a occupare - appunto - uno spazio di centro, progetto cui hanno aderito anche altri gruppi come la Nuova Democrazia cristiana (il nome è lo stesso del gruppo che aveva concorso alle elezioni del 2015, ma non sembra certo che le persone impegnate siano le stesse di allora); al gruppo Il Centro si è aggiunto anche un altro movimento locale, Le Nostre Marche, aggregazione civica, solidale e popolare nata a gennaio. La sagoma della regione tinta del tricolore sfumato appartiene appunto a questo gruppo, mentre Il Centro occupa con il suo nome la maggior parte dello spazio.
 

Alessandra Contigiani

7) Riconquistare l'Italia

La seconda candidatura alla presidenza della regione Marche, in base all'estrazione fermana, risulta essere quella di Alessandra Contigiani: si presenta sostenuta dalla lista Riconquistare l'Italia, legata al Fronte sovranista italiano. Il simbolo - valido anche come emblema della candidatura regionale - è quello che si è già visto in altre regioni (nelle quali il Fsi cerca di essere il più possibile presente), con la sua sigla e la stella d'Italia incompiuta e crescente; detto simbolo, peraltro, non figura sulle schede della provincia di Ancona (lì la lista non è stata presentata, ma questo non compromette la validità della candidatura di Contigiani).
 

Anna Rita Iannetti

8) Movimento 3V - Libertà di scelta

A Contigiani il sorteggio ha fatto seguire Anna Rita Iannetti, candidata di un altra forza politica che cerca di utilizzare l'appuntamento delle elezioni regionali per farsi conoscere in modo diffuso sul territorio. Si tratta del Movimento 3V - Libertà di scelta, già presente alle elezioni in Emilia-Romagna come Vaccini vogliamo verità e - ora che anche il nome è andato oltre il superamento dell'obbligo vaccinale, mostrando più attenzione a una generica libertà informata di scelta in ambito sanitario - pronto a partecipare al voto anche in Veneto (come si è visto) e Toscana. Il contrassegno - che caratterizza anche la candidatura di Iannetti - è quello già noto, con il nome del movimento scritto in nero su fondo bianco, racchiuso da una spessa circonferenza rossa.
 

Roberto Mancini

9) Dipende da noi  

Al nono posto (e all'ultimo della prima fila verticale della scheda) è finito il contrassegno della lista Dipende da noi, nata per sostenere il progetto di candidatura di Roberto Mancini, ordinario di filosofia teoretica (il contrassegno vale pure come emblema del candidato presidente). Promossa da Sinistra italiana e da varie componenti della società civile, la lista ha scelto come centro del proprio simbolo una stretta di mano dalla quale nasce un germoglio: ciò che si vorrebbe per il futuro della regione, grazie al "prenderci cura delle Marche"; che è lo slogan scelto per la formazione; non sfugge il colore rosso e il "Noi" in maiuscolo, che guardano a un passato teoricamente nemmeno troppo lontano della regione (i dati elettorali avranno l'arduo compito di dire se sarà così anche in pratica).
 

Fabio Pasquinelli

Quinta candidatura sorteggiata in provincia di Fermo è quella di Fabio Pasquinelli, avvocato di Osimo, segretario regionale del Partito comunista italiano. Del simbolo della lista a lui collegata si dirà tra pochissimo, ma si può subito vedere che il candidato ha scelto di non utilizzarlo anche come proprio emblema personale sulla scheda: il contrassegno del candidato presidente è piuttosto anonimo sul piano grafico (anche se contiene il cognome). Probabilmente, come accaduto anche altrove, c'è il tentativo di non distogliere l'attenzione dal contrassegno di lista, quello che conta davvero per sperare di approdare in consiglio regionale.(anche se il 3,82% raccolto da Altre Marche - Sinistra unita nel 2015 non era stato sufficiente a far scattare un eletto).
 

10) Comunista!

Non ci sono dubbi sulla collocazione della lista che, al numero 10, apre la seconda fila della scheda: il nome Comunista!, infatti, rende chiaro il piazzamento. Ci si può chiedere, al più, come mai non sia stato usato il simbolo del Pci, visto che il candidato alla presidenza della regione - come si è detto - è il segretario marchigiano del partito. Si è appreso nelle settimane scorse, tuttavia, che questa lista ospita anche molti militanti del Partito comunista, guidato a livello nazionale da Marco Rizzo (che ha espresso sostegno alla lista). Il simbolo, in effetti, per il bianco che "tinge" falce, martello e stella ricorda assai più quello del Pc rispetto a quello del Pci; piuttosto inedita è la soluzione della bandiera rossa ombreggiata, con un'asta tanto sottile da sembrare uno stuzzicadenti.
 

Francesco Acquaroli

Come nel 2015, il candidato del centrodestra è Francesco Acquaroli, anche se in effetti all'epoca lo era stato solo di una parte (Fratelli d'Italia e Lega Nord), visto che Forza Italia aveva scelto di sostenere la seconda corsa di Gian Mario Spacca, che pure nel primo mandato era stato eletto grazie al centrosinistra. Per questa nuova corsa, Acquaroli ha scelto di distinguere la sua candidatura con un simbolo piuttosto anonimo, che non porta nemmeno il suo nome: c'è solo il motto "Ricostruiamo le Marche" (con il concetto di amore evidenziato), una sottolineatura tricolore e l'hashtag #unastorianuova (quella che il centrodestra spera di scrivere e far raccontare, in caso di vittoria alle regionali in una terra da sempre a sinistra).

11) Lega - Marche

Il primo simbolo sorteggiato della coalizione di centrodestra è quello della Lega, che rispetto a cinque anni fa ha eliminato la parola "Nord" e reso più evidente il nome del suo leader Matteo Salvini (sostituendo però la parola "premier" con il riferimento alle Marche), lasciando ovviamente in piena evidenza al centro la statua di Alberto da Giussano. Se nel 2015 il partito aveva superato il 13%, alle europee dello scorso anno aveva sfiorato il 38% (quasi 16 punti sopra il Pd): indubbiamente queste elezioni saranno un banco di prova molto importante e non certo solo per l'ex Carroccio.
 

12) Unione di centro - Popolari Marche

Fa parte della coalizione di centrodestra anche l'Unione di centro - Popolari Marche, che invece cinque anni fa aveva sostenuto la candidatura di Luca Ceriscioli (ottenendo anche un seggio). Il simbolo appare uguale a quello del 2015 (dunque la presenza della dicitura "Popolari Marche" non è figlia della scelta della Federazione popolare dei democratici cristiani di presentare liste grazie all'Udc, che non a caso qui mantiene il suo nome e non adotta quello di Unione democratici cristiani); parte delle forze che avevano costituito la lista nel 2015, peraltro, sono rimaste nel centrosinistra (si sono invece perse le tracce della lista di Noi con l'Italia, il cui simbolo era inserito nelle grafiche di Acquaroli delle scorse settimane).
 

13) Fratelli d'Italia

Al terzo posto nella coalizione che sostiene Francesco Acquaroli c'è il suo partito, Fratelli d'Italia, che cinque anni fa era risultato secondo nella coalizione ma aveva ottenuto un 6,51% che non era trascurabile: a questo turno probabilmente il risultato sarà assai più favorevole. Per l'occasione, pur utilizzando come base il contrassegno inaugurato con le elezioni politiche del 2018, il nome di Giorgia Meloni si riduce per fare spazio al riferimento al proprio candidato presidente - bianco e con un corpo giusto un po' inferiore a quello di Meloni; non sfugge il lezioso "per" già visto in Puglia nel simbolo che appoggia Fitto (altro candidato di Fdi).
 

14) Civici

Non mancano in questa coalizione alcune forze di natura essenzialmente civica. La prima, già presentata su questo sito nelle scorse settimane, si chiama Civici: si tratta dell'evoluzione del progetto inizialmente chiamato "Civici per il territorio" e che comunque alla base ha l'impegno del Movimento civico per le Marche di Paolo Mattei e Fabrizio Ciarapica (citato in un primo tempo come possibile candidato alla presidenza della regione). Il simbolo è un albero stilizzato con frutti e uccellini (teoricamente elegante ma non troppo armonico), con il nome del candidato presidente - poco leggibile vista la font script utilizzata - e un ulteriore riferimento al civismo ("Civitas").
 

15) Movimento per le Marche

L'altra formazione civica a sostegno di Acquaroli è il Movimento per le Marche, espressione di vari comitati che sul territorio regionale si sono impegnati in battaglie in particolare in tema di ricostruzione post-sisma e sanità; il coordinamento del progetto è stato assunto da Mascia Parisciani, che ha sottolineato come il cammino della lista sia di fatto iniziato un paio di anni fa. Il simbolo, in realtà, è piuttosto anonimo, essendo costituito essenzialmente dal nome (con il riferimento alle Marche in grande evidenza) su fondo verde oliva e accompagnato a un punto esclamativo rosso.
 

16) Forza Italia

Chiude la coalizione del centrodestra che appoggia Acquaroli la lista di Forza Italia, che peraltro per l'occasione in lista ha presentato un numero significativo di sindaci: ciò spiega l'inserimento della dicitura "Civici per le Marche" nel segmento blu ricavato sotto al riferimento a Silvio Berlusconi (cosa che rende il contrassegno piuttosto pieno, ma oggettivamente in modo meno sbilanciato e sgraziato di altri adattamenti dell'emblema visti in passato o anche in questi giorni). Il partito parte dal 9,4% di cinque anni fa, mentre l'anno scorso alle europee si era dovuto accontentare del 5,53%.
 

Sabrina Paola Banzato

17) Vox Italia - Marche

Sabrina Paola Banzato non è solo la terza donna candidata alla guida della regione (già questo è un caso piuttosto raro nel panorama italiano, in cui al contrario può capitare che non ci siano donne tra chi si propone per la guida di un ente); è soprattutto la prima persona a candidarsi alla presidenza di una regione per Vox Italia, il movimento del "sovranismo socialista e populista" che circa un anno fa era stato tenuto a battesimo da Diego Fusaro. La "O" con la doppia spunta verde e rossa viene da lì (e prima ancora dall'associazione Interesse nazionale, visto il colore della lettera), mentre la scritta è a tinte invertite (carta da zucchero su fondo bianco), con l'indicazione territoriale e della candidata (il simbolo distingue anche la sua candidatura regionale).
 

Gian Mario Mercorelli

18) MoVimento 5 Stelle

Ultimo simbolo estratto è quello del MoVimento 5 Stelle, che sostiene la candidatura di Gian Mario Mercorelli (contraddistinto dal medesimo contrassegno). Il sorteggio si è dunque divertito a collocare il M5S agli antipodi rispetto alla coalizione di Mangialardi (questo, per la verità, accade solo a Fermo: in provincia di Ancona, per esempio, il MoVimento è posto subito dopo la coalizione di centrosinistra e, addirittura, immediatamente dopo la lista personale di Mangialardi), rappresentando visivamente la mancata alleanza tra centrosinistra e M5S. Situazione che non potrà in alcun modo essere aggirata a livello elettorale: la legge delle Marche, infatti, non consente il "voto disgiunto", risultando nulli i voti espressi per una lista e una candidatura a presidente non collegata a questa.

giovedì 20 agosto 2020

L'albero dei Civici, per cambiare le Marche (verso il centrodestra)

All'interno della coalizione che sostiene la (seconda) corsa a presidente della regione Marche di Francesco Acquaroli, candidato per il centrodestra indicato da Fratelli d'Italia, oltre alle liste dei partiti principali dell'area (Fdi, Lega, Forza Italia, cui si aggiungono l'Udc e il ritorno di Noi con l'Italia, ma rispunta persino il Partito repubblicano italiano), ci sono anche due formazioni civiche. Se una - Movimento per le Marche - la si è già analizzata alcuni giorni fa, resta l'ottava lista, che pone il civismo nella propria ragione sociale. Si tratta infatti della lista Civici, che pure inizialmente si chiamava  "Civici per il territorio": questa, almeno, era la dicitura che figurava all'interno del contrassegno scelto in un primo tempo, ma che in seguito è stata sostituita (in modo per la verità piuttosto visibile) appunto con la parola "CIVICI". 
Alla base di questa formazione c'è l'impegno del Movimento civico per le Marche, fondato da Paolo Mattei: ancora due mesi fa l'unica certezza era la partecipazione alle elezioni, ma non era chiaro se con un proprio candidato alla presidenza o in appoggio a una delle due coalizioni in campo, il tutto "per il bene della regione" e con l'intesa da valutare sui programmi. Messa da parte la possibile candidatura a presidente del sindaco di Civitanova Fabrizio Ciarapica, alla fine è arrivato l'accordo con il centrodestra, ma mantenendo la natura civica dell'iniziativa elettorale.
Di fatto, tuttavia, quella ora analizzata sembra frutto di una scissione o comunque di una disparità di vedute sorta in seno alla realtà dei Civici uniti per le Marche che nel 2015 avevano corso a sostegno di Ceriscioli - con il quale Mattei dice di avere litigato subito dopo la sua elezione a presidente della regione, accusandolo di non aver rispettato gli accordi presi - e di cui Massimiliano Bianchini vuole rappresentare la continuità all'interno della lista Rinasci Marche (che appoggia invece la corsa di Mangialardi). Prima ancora di quell'esperienza, tuttavia, nel 2013 era stato varato a Civitanova il Partito civico, una vera e propria forza politica regionale di cui Mattei - nipote dell'imprenditore Enrico - era il segretario regionale e Bianchini leader maceratese. Si è visto come le cose siano andate nel 2015; alla fine del 2019 Mattei aveva ritirato fuori la denominazione "Partito civico" per contraddistinguere uno schieramento composto soprattutto da amministratori locali, che alla fine si è tramutato in questa lista in appoggio ad Acquaroli.
Il simbolo scelto per queste elezioni è un albero con fronde eleganti e frutti di ogni colore, su cui si sono posati due uccellini mentre uno è in volo. L'immagine è sicuramente poetica, ma oggettivamente non sembra la migliore possibile per finire sulle schede elettorali, quanto a leggibilità del segno; non appare armonica nemmeno la scelta delle font per il simbolo, tre (se non quattro) diverse per tre elementi verbali. Grafica a parte, sarà interessante vedere il risultato di questa lista: non avrà vita facile a farsi strada in quella coalizione ma dalla sua potrà avere lo schieramento di persone ben note a livello locale per la loro esperienza amministrativa.

martedì 18 agosto 2020

Marche, in campo gli Ecologisti confederati (con l'arciere del Fronte verde)

AGGIORNAMENTO ore 18: è stato annunciato da un lancio Ansa che la lista degli Ecologisti confederati non si presenterà e i suoi candidati correranno sotto il contrassegno del Movimento per le Marche, che - come si è visto - appartiene alla coalizione che sostiene Francesco Acquaroli come aspirante presidente della regione Marche (per il centrodestra). A darne notizia è stato lo stesso Mario Canino (che nel 2019 si era candidato alle europee con la lista Europa verde).
 
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Tra i candidati in corsa per la presidenza della regione Marche - al di là della sfida principale tra Maurizio Mangialardi e Francesco Acquaroli - figurano anche esponenti di forze minori che stanno lavorando per dare corpo a progetti più estesi, anche a livello nazionale. Gli Ecologisti confederati per le Marche, in particolare, hanno indicato come aspirante presidente Mario Canino, classe 1949, romano di origine ma domiciliato a Piobbico da oltre trent'anni: laureato in filosofia della scienza, è stato docente di storia e filosofia nei licei e "di formazione professionale nell'ambito della cooperazione internazionale", come recita una nota diffusa nei giorni scorsi; sempre lì è indicato come "esperto sulla scienza e ingegneria civile e militare del ducato di Urbino nel rinascimento da Federico da Montefeltro in poi e dei rapporti tra i duchi di Urbino e l’Europa". 
Il nome della forza politica che sostiene Canino, in effetti, può suonare nuovo anche per chi segue con una certa attenzione la politica "minore". Basta guardare anche solo per un attimo il simbolo che il gruppo intende presentare - si sta completando la raccolta firme in questi ultimi giorni disponibili - per rendersi conto che il cuore di quest'iniziativa elettorale è il Fronte verde, formazione fondata nel 2006 e guidata dal romano Vincenzo Galizia. La dicitura scelta per partecipare a queste elezioni - e, contemporaneamente, a quelle comunali di Macerata con Tonino Quattrini, coordinatore regionale per Fronte verde - Ecologisti confederati - circonda infatti il simbolo del Fronte verde, con l'arciere disegnato che ormai è ben noto nell'iconografia del movimento politico (è stato adottato nella forma attuale nel 2013).
Se dalla sua Canino può vantare l'impegno in varie battaglie di natura ambientalista ed ecologista (ha fondato il comitato che chiedeva l'istituzione del Parco delle Sabine a Roma, è stato proponente del protocollo di intesa per la realizzazione del piano regolatore delle antenne nel municipio IV nel Comune di Roma e ha concorso alla riscrittura dello strumento urbanistico generale di Roma), per la sua candidatura propone alcuni punti qualificanti. Tra questi, la realizzazione nei singoli comuni del "Bosco per la città" (con vincolo di rapporto alle nuove concessioni edilizie); lo "stop al 5G" (proponendo di regolare le misure di mitigazione all'impatto ecologico di antenne e dispositivi tecnologici); la realizzazione di "uffici del lavoro" nei vari comuni (coordinandone l'opera e prevedendo anche una scuola di formazione regionale ma gestita dai comuni, per riqualificare i lavoratori coinvolgendo le attività economiche private e pubbliche); non manca l'azione in ambito di welfare, con l'idea di agire a livello locale attraverso una "società di mutuo soccorso" per ridurre o azzerare i costi sostenuti dai cittadini per esami diagnostici e visite specialistiche indispensabili.
Al di là delle singole competizioni elettorali (a Trento il gruppo appoggerà Onda civica Trentino, in Puglia sosterrà Mario Conca), la convivenza nello stesso contrassegno della dicitura "Ecologisti confederati" e del simbolo del Fronte verde fa intuire un'evoluzione in atto in quella forza politica: già alla fine del 2018 Galizia aveva lanciato un appello per una "confederazione ecologista", cui potessero aderire anche altre forze politiche e sociali in vista della creazione di un nuovo partito, più grande e solido. Inizialmente si pensava di compiere il passaggio entro il 2019, poi il processo ha richiesto più tempo; l'evoluzione del progetto, in ogni caso, sembra a buon punto e partecipare alle regionali con le proprie forze sarebbe già un buon risultato. 

mercoledì 29 luglio 2020

Rinasci Marche, tricolore sui generis per Mangialardi

Nella competizione che il 20 e il 21 settembre riguarderà le Marche c'è almeno una certezza: la regione cambierà comunque guida, visto che il presidente uscente - Luca Ceriscioli - non si ricandida. Al suo posto, il centrosinistra ha proposto Maurizio Mangialardi, sindaco di Senigallia e la compagine che lo sosterrà non è ancora pienamente definita. Qualche presenza e aggregazione, tuttavia, è già stata messa a punto e presentata pubblicamente. È il caso, ad esempio, della lista Rinasci Marche, che già l'11 luglio aveva presentato il simbolo con cui intende distinguersi alle regionali, come forza che appoggia il candidato di centrosinistra.
Rinasci Marche, in particolare, si presenta come un progetto che vede uniti i Verdi (rappresentati da Gianluca Carrabs, membro dell'esecutivo nazionale del partito), +Europa (rappresentata dal componente dell'assemblea nazionale Matteo Morbidoni) e il gruppo Civici Uniti per le Marche, coordinato da Massimiliano Bianchini: il nome riprende quello della lista - in cui lo stesso Bianchini era candidato a Macerata - che cinque anni fa era stata partecipata, oltre che da Verdi, Psi, Idv e aggregazioni civiche - anche da Scelta civica, il cui emblema era ben riconoscibile (grazie al nastrino tricolore) ed era pure l'unico visibile nel simbolo elettorale. In questo caso, invece, tutte e tre le forze sono richiamate all'interno del contrassegno, ma la maggior parte della sua area è occupata dal nome della lista, dal riferimento al candidato presidente e, soprattutto, dai colori scelti con cura.
Già, perché in occasione della presentazione della lista, il verde Carrabs ha innanzitutto sottolineato lo spirito con cui si è lavorato all'emblema del cartello elettorale: "Quando pensi ad un simbolo, sai che devi rappresentare le anime che lo compongono e le loro intenzioni. Con il motto Rinasci Marche vogliamo dare un segnale forte a tutti i Marchigiani che hanno affrontato due terremoti e stanno vivendo l'emergenza Covid-19. È il momento di rinascere dunque, di ripartire dai luoghi e dalle persone delle Marche, che insieme possono fare la differenza". Subito dopo, però, lo stesso Carrabs ha spiegato nel dettaglio le ragioni alla base della scelta di ciascun colore: riprendiamo direttamente il testo che si trova sul sito Vivereurbino.it.

Il verde, sullo sfondo ci ricorda il territorio, la sostenibilità e infonde una dimensione positiva; in questo spirito si riconoscono le tre anime di Rinasci Marche, Verdi, + Europa e Civici, sempre in prima fila nel costruire il futuro in una visione sostenibile. Rinasci MARCHE ha già pronti progetti e azioni per attuare politiche territoriali di sviluppo economico e sociale che consentiranno di raggiungere gli obiettivi comunitari su clima ed energia. La valorizzazione delle aree interne delle Marche, dove il verde è dominante dal mare agli Appennini, sarà attuata puntando l'attenzione verso le tipicità dei prodotti legata ai giacimenti naturali, alzando la qualità dell'offerta turistica, che deve mirare a far conoscere ancora di più la nostra terra a italiani e stranieri. Le Marche hanno una varietà incredibile di produzioni di alta qualità, cereali, frutta, legumi, ma anche importanti settori come allevamento e itticoltura. Rinasci Marche intende tutelare le produzioni che ne derivano con denominazioni ed anche con azioni di assistenza alla filiera che favoriscano la parte finale del comparto con un sostegno preciso al settore Horeca che utilizza prodotti a km 0.
La forza propulsiva della lista Rinasci MARCHE la si vede graficamente nella fascia centrale, direzionata verso l'alto e contiene in sé i nomi dei movimenti che la compongono [...], che hanno deciso di unirsi e unire le rispettive competenze per dare appoggio a Maurizio Mangialardi nella coalizione di centro-sinistra.
Il colore magenta della parte inferiore del simbolo è un richiamo alla valorizzazione dei ruoli delle donne che costituiscono più del 50% della popolazione marchigiana; la parità di genere e l’inclusione sono infatti due capisaldi della lista Rinasci Marche che, attraverso progetti formativi e iniziative sociali, intende favorire un cambiamento culturale.
Per Mangialardi il progetto somma le esigenze di sostenibilità, di Europa e di spirito civico; sul piano grafico, i partiti/gruppi hanno un ruolo di secondo piano e hanno rinunciato alla forma circolare per il loro richiamo. La grafica di +Europa è pienamente riconoscibile, così come quella dei Verdi (che si sono limitati a porre il sole che ride accanto al nome); quanto a "Civici", ai #drogatidipolitica senza alcuna speranza di redenzione potrebbe non sfuggire che la font utilizzata per quella parola e per il resto del testo (verosimilmente Nexa Black) ricorda assai da vicino proprio quella di Scelta civica (che paradossalmente nella lista del 2015 non venne utilizzata). Chissà se, guardando il cerchietto sulla scheda elettorale, se ne sarebbe accorto qualcuno...

domenica 26 luglio 2020

Movimento per le Marche: comitati riuniti in una lista alle regionali

Si presenta piuttosto nutrita la coalizione di centrodestra che si appresta a presentare le liste che il 20 e il 21 settembre cercheranno di conquistare la presidenza delle Marche. Il candidato della compagine, Francesco Acquaroli (deputato di Fratelli d'Italia e già candidato alla guida della regione nel 2015, all'epoca con il solo sostegno di Fdi e Lega Nord), nei materiali grafici fatti circolare fin qui ha schierato i simboli di ben otto liste: alcune ovviamente sono legate ai partiti di quell'area politica, mentre altre hanno una caratterizzazione decisamente locale e meritano di essere conosciute meglio. Tra queste rientra anche il Movimento per le Marche, di cui si cerca di parlare qui.
In effetti, guardando il simbolo, non si riesce a capire molto del progetto politico-elettorale messo in campo: il nome è piuttosto generico e, al di là del riferimento alle Marche molto evidente e di un punto esclamativo rosso che spicca sul fondo color verde salvia - dando luogo a un contrassegno piuttosto schematico e non particolarmente evocativo - è impossibile cogliere qualche elemento che faccia capire di più sulla lista. Che si tratti di una formazione civica è chiaro, vista la completa assenza di emblemi di partito o anche solo di elementi che possano essere letti in quel modo.
Sui media tuttavia è apparso un comunicato in base al quale risultano interessati alla nascita di questa nuova lista i comitati Obiettivo Salute Piceno e Attivamarche (il secondo, in realtà, secondo quanto apparso sui giornali lo scorso anno, costituirebbe l'evoluzione del primo). "In questi anni - si legge nel testo - abbiamo fatto battaglie in difesa della sanità pubblica, contro il modello proposto dal Partito democratico e contro l'ospedale unico. Siamo stati coinvolti in un progetto a favore di una forza politica che possa racchiudere le istanze dal mondo civico e dei comitati che mettono al primo posto il bene comune e la difesa degli ultimi e dei più deboli come stella polare dell’azione civica che deve diventare politica.
Con la costituzione della lista s'intende dare attenzione a un "territorio che è stato impoverito da chi ha governato le Marche in questi ultimi anni. Non possiamo, quindi, stare fermi nelle vedere che gli stessi che hanno gestito il potere in regione possono ora riproporsi come il cambiamento". Secondo i promotori, è arrivato il momento "di entrare nelle stanze del potere e osserviamo con interesse gli sviluppi del neonato Movimento per le Marche, composto da persone competenti, che puntano a ridare la dignità al nostro territorio dimenticato da anni di politiche errate e che poco avevano a che vedere con la tutela e valorizzazione dei beni comuni. Siamo stanchi di assistere all'abbandono della nostra amata terra da parte dei tanti nostri figli e nipoti che sono costretti ad andarsene alla ricerca di un lavoro e nel vedere sistematicamente indebolita la nostra sanità pubblica".
Forse nel tentativo di tutelare il segno da usi indebiti altrui, il gruppo politico ha pensato di presentare domanda di registrazione come marchio. La richiesta è stata depositata il 20 luglio a nome di Masha Parisciani, di San Benedetto del Tronto: lei è la coordinatrice regionale del Movimento per le Marche ed è legata ai comitati che stanno contribuendo alla presentazione della lista (ma ha anche - salvo omonimia - un trascorso nel MoVimento 5 Stelle: era candidata alle "parlamentarie" in vista delle elezioni nel 2018). ed era presente anche lei ieri all'inaugurazione del comitato elettorale di Acquaroli ad Ancona.
Pur prevalendo nettamente le liste di partito, dunque, nella compagine di Acquaroli sono presenti comunque un paio di civiche, una delle quali è costituita dal Movimento per le Marche; resta da analizzare qualche altro simbolo, anche dalla parte di Maurizio Mangialardi