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lunedì 30 agosto 2021

Liberal Socialisti, nuovo simbolo elettorale (in verde) per il Nuovo Psi

Da pochi giorni in Rete è apparsa una nuova pagina Facebook denominata Liberal Socialisti NPsi, legata a un sito internet altrettanto nuovo. entrambi si distinguono con un simbolo inconfondibile - garofano rosso dentro corona circolare verde - che ha immediatamente messo in allarme vari #drogatidipolitica: è nato un nuovo soggetto politico nell'area socialista (l'ennesimo, per l'esattezza) di cui tenere conto, oppure si tratta semplicemente del Nuovo Psi con una veste grafica diversa? 
Uno sguardo più attento e qualche verifica diretta hanno consentito di sciogliere l'arcano: il soggetto politico è sempre il Nuovo Psi, che dal 2019 ha come segretario Lucio Barani e come presidente (ma fin dal 2011) Stefano Caldoro. Il garofano, del resto, è proprio lo stesso - nella stessa posizione - sfoggiato per la prima volta nel 2006: il Nuovo Psi - quello nato ufficialmente nel 2001 - era nel bel mezzo di una contesa giuridica sul "congresso - non congresso" dell'ottobre del 2005 (il quinto, straordinario) tra chi sosteneva che fosse stato eletto segretario per acclamazione Bobo Craxi e chi invece riteneva che - non essendosi individuata con certezza la base dei delegati - non si fosse celebrata alcuna assise e alla segreteria fosse rimasto Gianni De Michelis. Tra un'ordinanza e l'altra del tribunale di Roma (che prima diede ragione ai primi, poi ai secondi), c'era comunque da preparare il materiale per le elezioni politiche, contrassegno compreso (e condiviso con la Democrazia cristiana per le autonomie di Gianfranco Rotondi): nel simbolo spuntò così quel nuovo garofano rosso, realizzato "in emergenza" per l'occasione. Lo stesso fiore tornò utile nella seconda metà del 2007 quando, dopo l'ennesima scissione tra Gianni De Michelis e Mauro Del Bue da una parte e Stefano Caldoro e Lucio Barani dall'altra, questi ultimi fondarono una nuova associazione partito denominata "Nuovo Psi": come simbolo ripresero il garofano elaborato poco più di un anno prima e lo collocarono in una corona rossa che su di sé portava anche la denominazione scelta.
"Ricordo molto bene quella successione di simboli e la nascita di quel garofano in particolare - ricorda oggi Barani, interpellato espressamente sul punto da I simboli della discordia - perché il disegno di quel fiore lo commissionai proprio io a un grafico che conoscevo, Franco Pedroni, tra il 2004 e il 2005. Ricordo che mi presentò esattamente ventidue diversi disegni: tra quelle proposte scelsi proprio quel garofano quasi veritiero, che nella forma della corolla ricordava quello già usato dal Nuovo Psi. Per evitare che qualcuno potesse appropriarsene, lo tutelai con tanto di atto notarile e da allora è un mio simbolo. All'inizio non riuscii a farlo adottare come simbolo del partito mentre era segretario De Michelis e io avevo l'incarico di tesoriere, ma quando appunto ci fu la contesa giudiziaria sul congresso del 2005 e occorreva un simbolo sicuro per presentare le liste usammo quello e io stesso fui eletto deputato nel 2006 con quello. Nei mesi successivi tornò il simbolo precedente, fino a quando nel 2007 arrivò alla segreteria Caldoro e, non potendosi usare il vecchio emblema conteso, io proposi di adottare quello depositato da me: da allora è diventato il nostro simbolo ufficiale, a maggior ragione da quando Caldoro, diventato nel 2010 presidente della giunta regionale campana, non poteva più guidare anche il nostro partito e si è dimesso, per cui poi sono stato eletto io".
Tornando al simbolo rinnovato con garofano, corona verde e scritta "Liberal Socialisti", è sempre Barani a spiegarne l'origine: "Si tratta di un emblema che abbiamo lanciato in questi giorni, dopo averne deliberato l'uso a giugno in un ufficio di presidenza: il simbolo ufficiale del partito, così come consacrato nello statuto, resta quello consueto, ma nelle elezioni di ottobre in cui ci presenteremo useremo questo". Lo stesso emblema, come si diceva, sta iniziando a circolare sui social network (anche per pubblicizzare la nuova campagna di iscrizioni online), sul nuovo sito del partito e in altre iniziative, incluse quelle legate alla raccolta firme per i referendum sulla giustizia giusta proposti dal Partito radicale e dalla Lega e che il Nuovo Psi ha deliberato di sostenere.
"La base di questa variante simbolica - prosegue il segretario - è un contrassegno che avevamo già depositato in precedenza, con lo stesso garofano, che portava la dicitura 'Liberal socialisti' sulla corona". In effetti, scorrendo i simboli depositati per le elezioni politiche del 2013, si scopre che il Nuovo Psi aveva presentato al Viminale, oltre al proprio simbolo consolidato, anche la variante dei Liberal socialisti (sia pure solo per la circoscrizione Estero, cosa che permetteva il deposito di più emblemi senza particolari difficoltà). Allora non c'era alcun riferimento al nome ("Nuovo Psi" o in forma abbreviata) e la corona era rimasta rossa, mentre questa volta si è fatta un'altra scelta cromatica: "Abbiamo voluto dare in modo più tangibile l'idea del tricolore, unendo il verde della corona al bianco del fondo e al rosso della corolla del fiore. Questo è anche un modo per distinguerci da quelli che chiamerei 'pseudosocialisti', quelli che per anni hanno usato nel loro simbolo la rosa perché non volevano schierare il garofano, così come non lo volevano i partiti loro 'padroni' con cui erano alleati. Ora che anche da quelle parti si è deciso di adottare di nuovo un garofano come simbolo, noi abbiamo scelto il verde per distinguerci, per rimarcare che noi siamo sempre craxiani anticomunisti, lo siamo davvero: siamo l'originale, non un surrogato o una fotocopia". In effetti l'accordo stipulato - con scrittura privata - a metà del 2007 tra Barani e Caldoro da una parte e 
De Michelis e Mauro Del Bue dall'altra prevedeva che nessuna delle due nuove distinte formazioni politiche avrebbe potuto usare una corona circolare di colore verde (in modo che nessuno dei due gruppi politici fosse confondibile con il partito che fino a quel momento aveva operato in modo unitario); è passato però davvero molto tempo da allora ed è ben difficile che qualcuno possa lamentarsi di questo ritocco grafico (che, anzi, porta maggiore chiarezza perché si distingue dal bordo rosso spesso del simbolo del Psi guidato da Enzo Maraio).
Quanto al nuovo testo in evidenza, "Liberal Socialisti", "nessun altro usa quell'espressione ed è nostra da sempre, punto e basta. Noi eravamo e siamo liberal socialisti, lo dicevamo e ora lo scriviamo anche a chiare lettere sul contrassegno elettorale. D'altronde, nella rivoluzione post Tangentopoli, dopo vari anni di disastri e di fronte ai danni al Paese legati alla pandemia, per risollevare l'Italia si è preso un uomo della Prima Repubblica che era di fatto un collaboratore dei governi Craxi: Mario Draghi, infatti, era consulente economico di Giovanni Goria, che era appunto ministro del tesoro nei governi guidati da Craxi, così come lo è stato quando Goria è diventato a sua volta Presidente del Consiglio. Quando si è insediato, Draghi si è detto socialista liberale e io avevo sostenuto lo stesso in una mia intervista: insomma, per risollevare questo paese ci volevano e ci vogliono i liberal socialisti e noi lo mettiamo chiaro e netto nel nostro simbolo elettorale".
Il soggetto politico, come si diceva, continua a chiamarsi Nuovo Psi, nome che in questa nuova versione "ritoccata" del simbolo appare solo in forma abbreviata (NPsi): non c'è il rischio che qualcuno non si riconosca più, pensando che sia nato l'ennesimo partito dell'area socialista? "Diciamo che è una scoperta, come quelle che fanno i bambini quando crescono - risponde Barani sorridendo - si tratta di una scommessa per noi e di una scoperta per chi affronta la vita politica e, passo dopo passo, ne scopre pregi e difetti. Chi continuerà a riconoscerci anche con questa 'veste rinnovata' sarà un nostro fedelissimo: stiamo seminando e ci prepariamo a una semina diffusa in tutto il paese, avendo come obiettivo la partecipazione alle prossime elezioni politiche e avendo l'ambizione di un risultato a due cifre, sperando che la prima cifra non sia 1!"
Non sorprende affatto che Barani abbia proposto, come esperimento, il ritocco del nome ma non del garofano, e non solo perché quello - come ha spiegato forse per la prima volta - è depositato a suo nome: nel corso degli anni, infatti, l'attuale segretario si è distinto anche per il garofano sempre portato nel taschino della giacca (anche e soprattutto in Parlamento) e persino stampato sulla nota maglietta con lo slogan Je suis Craxi. "Ricordo bene un articolo di Giampaolo Pansa spiega Barani - in cui scriveva senza giri di parole che in un Parlamento in cui tutti rinnegavano la loro identità, c'era rimasta una persona che la manifesta in modo ideale e anche materiale, indossando il garofano o, prima ancora, concedendo a Bettino Craxi la cittadinanza onoraria in vita, come ho fatto quando ero sindaco di Aulla". Se si chiede a Barani se il garofano, per lui, rappresenti oggi soprattutto un simbolo socialista, liberal socialista o craxiano, non ha dubbi nella risposta: "Per me il garofano è innanzitutto e soprattutto un simbolo liberal socialista: va però dato a Cesare ciò che è di Cesare, quindi bisogna riconoscere che il primo a portarlo sulle schede elettorali con quella connotazione è stato Bettino Craxi". Il simbolo "ritoccato" del Nuovo Psi destinato alle elezioni, dunque, per Barani è soprattutto un modo per rimettere tutte le tessere ideali e grafiche al loro posto, per legare il garofano al primo uso massiccio nella storia repubblicana italiana e a chi lo ha scelto sin dalla fine degli anni '70 e confermato in seguito. Con il concorso essenziale di Ettore Vitale e di Filippo Panseca, come lettrici e lettori di questo sito sanno molto bene.

giovedì 3 settembre 2020

Campania, simboli e curiosità sulla scheda

Nelle settimane che hanno preceduto la presentazione ufficiale delle liste sembrava che la Campania potesse seriamente ambire al titolo di regione da record, con il numero più alto di liste presentate. Il primato, tuttavia, appartiene alla Puglia con 29 liste) e la Campania l'ha solo sfiorato: le liste depositate sono state 27, ma quelle che effettivamente finiranno sulla scheda saranno solo 26, dopo il ritiro della candidatura a presidente di Gabriele Nappi e della lista collegata Naturalismo (su cui comunque varrà la pena tornare in seguito); non era invece stata depositata la candidatura di Carmine Attanasio, che avrebbe voluto correre con i Verdi Federalisti (lui, su Facebook, sostiene di essersi ritirato nel momento in cui la lista aveva pensato di entrare in una coalizione non meglio precisata: visto il pessimo rapporto con i Verdi, era improbabile che si trattasse di quella di centrosinistra). 
Certamente tutta l'attenzione di chi osserva questa competizione è puntata sulla terza edizione - e questo certamente è un primato mai visto - della sfida tra Vincenzo De Luca, presidente uscente sostenuto da una pletora di liste (ben 15, eguagliando il numero raggiunto da Emiliano in Puglia), e Stefano Caldoro, candidato del centrodestra (sostenuto da sei liste) che spera di tornare alla guida della regione come nel 2010. Di seguito ecco le liste sulla scheda secondo l'ordine sorteggiato per la circoscrizione di Napoli (l'unica che pare completa, con 26 contrassegni).
 

Sergio Angrisano

1) Terzo Polo - Idee in movimento

Il sorteggio a Napoli ha collocato al primo posto una candidatura che viene da lontano, nel senso che almeno da marzo si parla di una possibile lista denominata Terzo Polo. Questa alla fine è stata presentata, mantenendo il fondo azzurro con fascetta bianca (per ospitare il nome) simile a quello originario, aggiungendo lo slogan "Idee in movimento". Il candidato alla presidenza, Sergio Angrisano, è portavoce della Confederazione dei movimenti identitari (tra i soggetti costituenti della prima idea di lista). La candidatura e la lista sono animate da uno spirito "autenticamente meridionalista", con attenzione anche a salute, territorio da sanificare e giovani.
 

Vincenzo De Luca

2) Campania libera

Nel napoletano la prima lista estratta della nutritissima compagine che sostiene la ricandidatura di Vincenzo De Luca è Campania libera, uno del progetti civici più vicini al presidente uscente, al punto da essere stato replicato - anche graficamente - pure in varie elezioni comunali nel territorio campano. Il simbolo è esattamente uguale a quello di cinque e dieci anni fa, con il semicerchio superiore tinto di azzurro, quello inferiore di verde, il nome della lista diviso tra le due parti e, in basso, il riferimento al candidato presidente (in ogni caso scritto più piccolo rispetto alla denominazione di lista). Tra le candidature spicca quella di Erminia Mazzoni, già deputata Ccd-Udc, poi europarlamentare Pdl, poi Ncd fino al sostegno a De Luca alle scorse elezioni.
 

3) Democratici e progressisti

Dopo essere stata incerta per non poco tempo, si è effettivamente presentata la lista Democratici e progressisti, espressione soprattutto di Articolo Uno: ne è promotore il consigliere uscente Francesco Todisco, ricandidato anche stavolta in provincia di Avellino. Il contrassegno, che nella struttura ricorda quello dei Progressisti per la Basilicata, riporta la sagoma verde della regione su fondo rosso; il tricolore è ricreato con le scritte bianche e la sottolineatura (tipica di Liberi e Uguali) che evidenza il nome scelto per la lista. 
 

4) Partito socialista italiano

La terza lista estratta (nel napoletano) della coalizione che sostiene Vincenzo De Luca è quella del Partito socialista italiano, che presenta il suo simbolo più recente, con il ritorno al garofano unitamente alla sigla e al nome integrale. La presenza di questa lista - completamente predisposta dal partito, non condivisa con altre forze politiche - non può stupire: tra i consiglieri uscenti c'è Enzo Maraio, segretario nazionale del Psi, che più di tutti aveva voluto un nuovo simbolo, da schierare in tutte le competizioni. Lui non si ripresenta in lista, ma il partito punta comunque a confermare la propria presenza in regione (nel 2015 aveva ottenuto il 2,18%), magari con il segretario regionale Massimo Tarantino.
 

5) De Luca Presidente

Se Campania libera si è presentata uguale a se stessa per la terza volta, anche la lista De Luca Presidente - un progetto elettorale ancora più legato all'ex sindaco di Salerno - torna esattamente con la stessa immagine che l'aveva caratterizzata alle elezioni del 2015: nome di De Luca bianco e con ombra, "Presidente" giallo, il tutto su cerchio blu sfumato, come a dare l'impressione che il fondo del simbolo sia convesso, "bombato". Tra le candidature spiccano quelle delle assessore uscenti Lucia Fortini (Napoli) e Sonia Palmeri (Caserta).
 

6) Fare democratico - Popolari

La quinta lista per De Luca è visibilmente frutto dello sforzo di contenere il numero di formazioni da presentare sulla scheda. Il contrassegno è una "bicicletta" che riporta per intero i simboli di due liste previste in origine: Fare democratico, gruppo (promosso da Giosy Romano e Felice di Maiolo) che sembra traghettare verso De Luca persone del centrodestra (come anche i colori mostrano) e i Popolari legati a Ciriaco De Mita e al nipote Giuseppe, che rispolverano il gonfalone messo a disposizione dai Popolari - Collegio 12 di Moncalieri. I due emblemi sono delimitati da due segmenti azzurri sfumati a base curvilinea, dando quasi l'idea delle palpebre di un occhio (con due iridi...); incredibile poi che il riferimento "De Luca presidente" sia riportato addirittura tre volte (nei simboli e nel contrassegno generale) e con tre caratteri diversi. Tra i candidati, a Caserta, c'è anche il giornalista Rai Geo Nocchetti. 
 

7) Davvero - Partito animalista

A Fare democratico - Popolari segue un'altra lista composita, che però aveva trovato il suo assetto molto prima. Già il 16 luglio, infatti, era stata annunciata l'alleanza tra Davvero, il gruppo legato a Michele Ragosta, e il Partito animalista del campano Cristiano Ceriello, per un progetto che voleva andare oltre l'occasione elettorale. Tra fine luglio e inizio agosto era parso che anche Italia in comune potesse entrare anche visivamente nel contrassegno, ma già pochi giorni dopo il suo fregio era sparito dal simbolo. Davvero si presenta come in passato (ma stavolta il claim tricolore è "Sostenibilità & diritti", con la prima parola al posto di "Ecologia"; il Partito animalista ha semplicemente inserito la sua fascia rossa con impronte all'interno del contrassegno.
 

8) Liberaldemocratici - Campania popolare - Moderati

All'ottava posizione (e come settima lista di De Luca) a Napoli si trova una delle formazioni emerse più di recente: Liberaldemocratici - Campania popolare - Moderati. Il nome stesso testimonia l'unione di gruppi inizialmente separati: in particolare Campania popolare promossa da Pasquale Sommese e Luigi Bosco (il colore carta da zucchero e la striscia tricolore sono ciò che restano del gruppo campano di Ncd) e i Moderati, legata alla forza che è si è sviluppata soprattutto in Piemonte (e che qui ribalta i colori e rinuncia alla sua font). Il riferimento ai Liberaldemocratici (escludendo che si tratti degli ex diniani, se non altro perché sono saldamente nel centrodestra) sembra piuttosto un'indicazione della collocazione politica, senza riferirsi a un'altra forza; tutte si sentono rappresentate da un curioso cuore tricolore (che nelle prime versioni appariva da uno squarcio nel fondo: la soluzione attuale, per quanto non splendida, è almeno migliorata).
 

9) Per le persone e la comunità

Anche la posizione successiva ai Liberaldemocratici - Campania popolare - Moderati propone una lista dal nome lungo: si tratta di Per le persone e la comunità, che nel simbolo evidenzia soprattutto il "per", le persone e la comunità (in mezzo ai colori deluchiani, oltre che della terra e del mare). La lista è espressione di vari ambiti della società civile: la promuovono Giuseppe Irace (responsabile della formazione politica nell'Azione Cattolica di Napoli), Gianluca Guida (direttore del carcere minorile di Nisida) e Antonio Nocchetti (presidente della onlus "Tutti a scuola"), unendo sensibilità diverse in un unico progetto.
 

10) Europa Verde - Democrazia solidale

Un'altra formazione elettorale composita della coalizione di De Luca è il cartello tra Europa Verde e Democrazia solidale. Due terzi del contrassegno sono occupati da Europa Verde Campania, che - al di là della caratterizzazione regionale -. riprende il suo simbolo in uso da oltre un anno (capolista a Napoli è il consigliere regionale uscente Francesco Emilio Borrelli); nel segmento inferiore trova posto invece Demos, che dunque alle battaglie per la giustizia ambientale unisce quelle per la giustizia sociale. Un'alleanza simile è prevista anche in Liguria.
 

11) Noi campani

La decima lista a sostegno del presidente uscente è una di quelle di cui si è parlato di più: questa segna infatti il ritorno (per ora...) di Clemente Mastella nel centrosinistra, schierando a sostegno di De Luca la lista Noi campani, evoluzione regionale di Noi Sanniti (che mantiene un fregio ondulato tricolore dall'aspetto discutibile). Non c'è più l'indicazione dell'Udeur, ma è rimasto il campanile, anche se - assieme all'idea del frottage blu in alto - l'immagine usata nel simbolo sembra copiata pari pari dal simbolo dei Democratici per cambiare di Sansepolcro (Ar).
 

12) Partito democratico

Formalmente all'interno della coalizione di De Luca non poteva mancare una lista espressione del Partito democratico. In effetti è stata presentata e non senza polemiche: nelle settimane precedenti il deposito delle candidature i dem si sono mostrati irritati per la proliferazione di liste che avrebbero sostanzialmente "svuotato" la propria. Il che non poteva essere accettabile per un partito che nel 2015 con il 19,49% era nettamente la prima forza della compagine del presidente. Il simbolo è quello nazionale, leggermente sacrificato nelle dimensioni per consentire l'inserimento di un segmento blu con il riferimento a De Luca.
 

13) Centro democratico

Subito dopo il Pd, si assiste a un ritorno, di quelli che non possono passare inosservati: si rivede infatti - pur dopo una sostanziale sparizione del partito a livello nazionale - un'intera lista dedicata a Centro democratico, che nel 2015 aveva ottenuto il 2,77% due seggi nella lista condivisa con i montiani di Scelta civica (o, già allora, ciò che ne era rimasto). Il simbolo originario di Centro democratico è stato compresso nel 60% del cerchio per lasciare il resto al riferimento di De Luca (a colori ribaltati rispetto al contrassegno di cinque anni fa): se a qualcuno l'emblema della lista - che in un primo tempo doveva ospitare anche i Repubblicani democratici di Giuseppe Ossorio - non piacesse, sappia che questo è frutto di un lungo travaglio e le versioni precedenti erano assai meno convincenti, per cui poteva andare molto peggio.
 

14) Italia viva

Esordisce alle regionali in Campania con una propria lista anche Italia viva, il cui sostegno a De Luca non sembra essere mai stato in discussione. Anche questa lista, non a caso, contiene il riferimento al candidato presidente, sacrificando il segmento inferiore dai toni sfumati di Instagram e allargando quell'area tingendola di azzurro per inserire la dicitura "con De Luca presidente". La Campania sarà certamente uno dei luoghi in cui sarà più interessante monitorare il risultato del partito di Matteo Renzi, anche per confrontarlo con i voti ottenuti nelle regioni in cui non corre con i candidati del Pd.
 

15) Partito repubblicano italiano - Lega per l'Italia

Anche questo è un ritorno da guardare con attenzione. Innanzitutto liste con l'edera del Partito repubblicano italiano sono rare e meritano sempre un occhio attento; secondariamente, dopo due turni elettorali in cui in Campania il Pri aveva sempre appoggiato Caldoro, questa volta ha scelto di passare con De Luca. Non si capisce come mai il nome e la circonferenza del contrassegno siano diventate nere invece del consueto verde; non sfugge nemmeno che la lista è stata presentata insieme alla Lega per l'Italia di Luigi Pergamo, uno dei soggetti più presenti alle file del Viminale per il deposito dei simboli.
 

16) +Campania in Europa

Nella coalizione che sostiene Vincenzo De Luca c'è anche - ed è l'ultima estratta a Napoli - +Europa, che in questo caso prende il nome - sul modello già visto, per esempio, in Veneto - di +Campania in Europa. I colori impiegati ovviamente sono gli stessi di +E, ma il giallo del "più" si comunica alla parola "Europa", mentre è la Campania a colorarsi. Si è scelto di spostare in alto la bandiera europea (con stella tricolore) elegantemente ondeggiante; non manca, nemmeno qui, il riferimento al candidato presidente. Per aprire le liste, tra l'altro, il partito ha scelto di indicare cinque donne.
 

Valeria Ciarambino

17) MoVimento 5 Stelle

La terza candidatura alla guida della Campania, secondo il sorteggio napoletano, è quella di Valeria Ciarambino, già aspirante presidente per il MoVimento 5 Stelle cinque anni fa e ora nuovamente proposta per la stessa carica (per cui non può sfuggire la particolarità del caso in cui i tre principali contendenti al medesimo ruolo sono identici a distanza di un'elezione all'altra). Paradossalmente l'unica cosa a essere cambiata leggermente è il simbolo: nel 2015 c'era ancora il sito Beppegrillo.it, questa volta c'è il nuovo indirizzo Ilblogdellestelle.it.
 

Giuseppe Cirillo

18) Partito delle buone maniere

Per la posizione numero 18 - e per la quarta candidatura alla presidenza - occorre la massima attenzione, perché la Campania torna indietro di vent'anni: nel 2000 le elezioni provinciali di Caserta tenevano a battesimo il Partito preservativi gratis di Giuseppe Cirillo da Santa Maria Capua Vetere; oggi, dopo esperienze nazionali, regionali (lo scorso anno in Umbria) e locali, il Dr. Seduction si candida per la prima volta a presidente della sua regione con l'ultimo simbolo utilizzato, il Partito delle buone maniere, con i due volti di donna e di uomo che si guardano su fondo blu/rosa. Un'occasione da non perdere, nelle province in cui la lista corre (mentre Cirillo si prepara a donare cravatte verdi ai leghisti campani, invocandone la coerenza cromatica).
 

Luca Saltalamacchia

19) Terra

Dopo il Dr. Cirillo, il sorteggio di Napoli ha collocato Luca Saltalamacchia, avvocato ambientalista e candidato presidente della lista di sinistra Terra; la lista si era proposta di indicare un ticket uomo-donna per la guida della regione, per cui è stata individuata anche Stefania Fanelli, storica militante antidiscarica a Chiaiano-Marano (ma la legge imponeva di indicare un nome soltanto). Il simbolo della forza ecologista, civica e democratica (nata da Stop al biocidio e costruita con l'appoggio di Sinistra italiana, Prc, Pci, Partito del Sud e altre forze sociali) è quello disegnato e divulgato nelle scorse settimane: una figura umana rossa, che proietta un'ombra di albero, in piedi sulla terra verde (lavorata ma da bonificare) guarda il mare
 

Giuliano Granato

20) Potere al popolo!

Il sorteggio per la circoscrizione di Napoli ha collocato subito dopo Terra l'altro simbolo marcatamente di sinistra presente a queste regionali (e fuori dalla coalizione di De Luca): quello di Potere al Popolo!, che in fondo proprio a Napoli era nato come nucleo fondativo. Il candidato presidente è il sindacalista Giuliano Granato. Se la stella è rimasta del colore visto alle elezioni del 2018, gli archi dal rosso carminio sono diventati viola, con l'aggiunta di un fumetto che porta la dicitura "La Campania è il Futuro"; tutti gli elementi sono inseriti in una circonferenza più ampia. 
 

Stefano Caldoro

21) Fratelli d'Italia

L'ultimo candidato sorteggiato per la presidenza della Campania a Napoli è Stefano Caldoro, presentato dal centrodestra. La prima lista estratta della coalizione è quella di Fratelli d'Italia, che parte dal 5,47% raccolto cinque anni fa (con cui vennero eletti due consiglieri regionali). Il simbolo scelto per l'occasione è identico a quello elaborato per le elezioni politiche del 2018, con il nome della leader Giorgia Meloni in grande evidenza e nessuna caratterizzazione territoriale o indicazione del candidato presidente (che non c'era, del resto, nemmeno nel 2015).
 

22) Forza Italia

La seconda lista è quella di Forza Italia, formalmente il partito cui appartiene il candidato presidente Caldoro. Il simbolo è quello ormai rodato dopo le elezioni politiche del 2018, con la bandierina tricolore in alto (che deborda), il cognome di Silvio Berlusconi in grande evidenza e sotto il riferimento "per Caldoro" in Arial Black, con il cognome del candidato disposto ad arco nella parte inferiore del cerchio. Tra i candidati figura come capolista napoletano l'ex assessore Ermanno Russo. Nel 2015 Forza Italia aveva il 17,82,%; confermare quel risultato, con Lega e Fratelli d'Italia in crescita, sarebbe un esito notevole.
 

23) Lega - Campania

Il sorteggio nel centrodestra a Napoli ha concentrato vicini i tre partiti principali della coalizione. Subito dopo il simbolo forzista, infatti, si colloca quello della Lega, che di fatto esordisce alle elezioni regionali in Campania. Si tratta del simbolo utilizzato per le elezioni politiche del 2018, con il riferimento alla Campania che sostituisce la parola "Premier". Alle europee il partito ha superato il 19%, quindi sarà interessante vedere il risultato in questo turno elettorale; in lista, in provincia di Napoli, c'è anche Rosa Capuozzo, già sindaca M5S di Quarto.
 

24) Identità meridionale - Macroregione Sud

Tra le liste della coalizione di Stefano Caldoro c'è anche un simbolo meno noto: quello di Identità meridionale - Macroregione Sud, legato al movimento presieduto da Antonio Parente (capolista a Napoli e Avellino). L'emblema però non è più quello bianco, con stelle blu, visto in alcune occasioni: il fondo è blu sfumato con tre gigli dorati, in ossequio al disegno meridionalista che la lista persegue (con l'idea di costruire una macroregione per rilanciare il Meridione). 
 

25) Caldoro presidente - Unione di centro

Penultima lista della coalizione e della scheda è il cartello che unisce i gruppi di Caldoro presidente (direttamente legati al candidato presidente) e dell'Unione di centro. Il simbolo è quasi equamente diviso tra i due gruppi, anche se è davvero malassortito, con il tricolore del simbolo di Caldoro che finisce nella parte superiore del semicerchio dell'Udc (coprendo in parte anche le vele), con un taglio orizzontale bruttino da vedere; il garofano del Nuovo Psi, antica casa di Caldoro, è incastrato sotto la dicitura "Caldoro presidente"; non pervenuto il riferimento alla Dc (Popolari - Unione democratici cristiani) auspicato da Giuseppe Gargani nelle settimane precedenti.
 

26) Adc - Alleanza con Popolo e territorio

A chiudere la coalizione di centrodestra e la scheda elettorale campana è la lista di Alleanza di centro, il partito fondato nel 2008 dall'ex giornalista politico Rai Francesco Pionati. Ribattezzato nel 2019 Alleanza di centro per i territori (prima "per le libertà"), aveva annunciato la sua partecipazione come "Alleanza per la Campania", ma a pochi giorni dalla chiusura delle liste il simbolo è cambiato, a seguito dell'alleanza con Popolo e territorio: i #drogatidipolitica sono tentati di pensare subito al gruppo "responsabile" nato alla Camera nella XVI Legislatura, ma si tratta in realtà di un'associazione territoriale irpina, che al simbolo ha conferito il cuore tricolore.

lunedì 10 agosto 2020

Campania, lista Caldoro e Udc nello stesso contrassegno (strapieno)

Tre giorni fa era arrivata la notizia ufficiale, attraverso una nota diffusa da Ciro Falanga, attualmente coordinatore dell'Unione di centro per la Campania (ma già parlamentare e sotto molti occhi nella scorsa legislatura: eletto nel 2013 con il Pdl-Fi, transitato nei Conservatori e riformisti e approdato fino a fine legislatura in Ala). "Per evitare inutili frammentazioni e, peggio ancora, quell'accozzaglia di liste che caratterizza lo schieramento pro De Luca, con il grave rischio di confondere l’elettorato, l'Udc ha deciso, di comune accordo con Stefano Caldoro, di puntare su una sola proposta politica. Presenteremo pertanto, in Campania, una lista unica, insieme con quella del nostro candidato governatore, nella quale potranno trovare spazio tutti quei candidati che condividono i nostri stessi principi liberali e di democrazia".
Concretamente, dunque, con la decisione di costituire il cartello Caldoro presidente - Udc, lo schieramento di Caldoro perde almeno una lista.  Al di là della volontà dichiarata di contenere il livello di frammentazione (che in effetti formalmente diminuisce), anche solo per evitare di creare simboli non in grado di eleggere alcun rappresentante, sembra che la prima ragione alla base della contrazione delle liste sia legata all'indisponibilità di molte persone a candidarsi, al punto da non riuscire a coprire tutti i posti nelle varie circoscrizioni. Il problema, a dire il vero, riguarderebbe anche altre formazioni: se ne parla da giorni, per esempio, con riferimento ad Alleanza di centro per la Campania, formazione fondata e guidata da Francesco Pionati, anche se lui si dice tuttora convinto di riuscire a presentare liste autonome, senza doversi aggregare ad altre formazioni. Appare poi assai probabile che, nelle liste Caldoro-Udc sia ospitato anche qualche candidato di Cambiamo!: non è per nulla scontato, difatti, che il gruppo di Giovanni Toti riesca a costituire proprie liste, non tanto per il numero di firme da raccogliere ma per mancanza di persone disponibili a presentarsi (il che significa anche, peraltro, sostenere spese per la candidatura, questione non di poco conto per una forza politica di nuovo conio). 
In tutto ciò, se la frammentazione sembra diminuire, aumenta al contrario il grado di complicazione delle proposte in campo; in più, a subire le prime conseguenze nefaste della decisione di costruire un cartello elettorale sembra essere il contrassegno di lista e, in particolare, la parte destinata al gruppo Caldoro presidente: il risultato grafico finale, infatti, appare decisamente pieno, ammassato e poco efficace. Si può cercare di comprendere il risultato, frutto peraltro - a quanto si apprende - di una non facile mediazione tra le componenti politiche coinvolte, ma è impossibile mettere da parte le perplessità. 
Alla fine il cerchio risulta equamente diviso, ma la grafica legata all'ex presidente Caldoro esce piuttosto male, soprattutto per quella striscia tricolore visibilmente tagliata e nemmeno a livello del diametro orizzontale, ma più in basso: è probabile che ciò sia stato fatto per cercare di dare un po' più di visibilità al gruppo di Caldoro (e per ricordare che, nel simbolo originario, la stessa striscia copriva anche lo spesso bordo del cerchio), ma all'occhio dà piuttosto l'effetto di un simbolo i cui elementi sono "azzeccat' c''a sputazzella" (tanto per offrire una citazione recente di Marisa Laurito); nel semicerchio superiore, poi, il livello di compressione è altissimo perché subito sotto la scritta è stato inserito anche il garofano del Nuovo Psi, dando così visibilità al partito che cinque anni fa aveva comunque partecipato alla stessa lista (come testimoniava, tra l'altro, la presenza nella lista di Napoli di Guido Marone, membro del coordinamento nazionale del partito).
Miglior trattamento sembra essere stato riservato alla grafica dell'Udc, con le vele e lo scudo crociato ridotti di dimensione per stare integralmente nel semicerchio inferiore e il nome assai ridotto di dimensioni. Già, le vele e il nome. Perché - incredibile a dirsi - nemmeno in Campania è stato usato il simbolo dei Popolari - Unione democratici cristiani che un mese fa era stato diffuso, tra l'altro proprio nella versione pensata per la Campania. Ci sono dunque le vele, che allora non erano state riportate per non sporcare lo scudo, il nome resta "Unione di centro" invece che "Unione democratici cristiani" (che avrebbe segnalato una realtà comunque a trazione Udc, ma almeno in parte diversa) e nessuna traccia dei Popolari. Il che è ancora più curioso, se si considera che sui Popolari sembrava aver insistito molto Giuseppe Gargani nelle settimane scorse, anche solo per evitare che quella parola fosse usata solo dai De Mita nella loro lista schierata con De Luca.
Se il simbolo dell'alleanza Nuovo Psi - Udc presentato per la Puglia aveva già fatto pensare a una battuta d'arresto del progetto della Federazione popolare dei democratici cristiani, l'emblema campano sembra aver tolto ogni dubbio su questo. Anche nelle Marche resteranno le vele e il nome "Unione di centro", ma nel segmento superiore rosso, in effetti, si legge "Popolari Marche", come nel simbolo esemplificativo che la Federazione guidata da Gargani aveva diffuso. Compromesso grafico? Probabilmente no: il contrassegno, infatti, è proprio lo stesso che aveva partecipato alle scorse elezioni regionali, anche se allora era parte del centrosinistra che aveva sostenuto Luca Ceriscioli, mentre questa volta l'Udc ha aderito alla coalizione che appoggia la corsa di Francesco Acquaroli (Fdi). Nessuna traccia del progetto politico nuovo, dunque, ma solo un elemento dal passato.
Lo stesso, peraltro, può dirsi anche per la Liguria, dove peraltro l'Udc schiera una lista insieme al Nuovo Psi, richiamato questa volta con il suo simbolo integrale, anche se ridotto alle dimensioni di una "pulce" e costretto all'interno del segmento rosso superiore, tra il confine del cerchio e la scritta "Liguria", ridotta per l'occasione. Cinque anni fa la lista non era presente, perché l'Udc aveva concorso con il Nuovo centrodestra alle candidature sotto il simbolo di Area popolare; questa volta invece il partito di Cesa torna, anche se nella sola Liguria non usa il nome completo, ma solo la sigla Udc, che può stare per Unione di centro, ma anche per Unione democratici cristiani (che poi, come si è ricordato più volte, altro non è che la prima parte del nome del partito). In Liguria, insomma, qualcosa forse del progetto originario si è salvato. Chissà. 

mercoledì 6 maggio 2015

La selva simbolica della Campania (1): con Caldoro

Ormai le coalizioni per le regionali sono ampiamente definite e, al di là dei partiti già noti, vale la pena dare un'occhiata alla selva di simboli che in queste settimane sono cresciute nei vari schieramenti, stando pronti alle sorprese che di volta in volta si possono incontrare. Si prenda per esempio, tanto per cambiare, la Campania. Al solito, si lascino stare i partiti maggiori, specie quando corrono noiosamente da soli e senza alcun dettaglio che costringa l'osservatore ad aguzzare l'occhio, per capire cosa diavolo è stato infilato in uno spazietto del cerchio che prima era libero. Ci si concentri invece sui simboli composti o sulle new entry, che inducono per forza di cose a chiedersi: "e mo questi chi sono?". In effetti, di Mo! e della sua natura di lista di scopo si è già parlato su queste pagine: ora è giusto che tocchi alle altre liste in corsa.
Di sicuro non c'è bisogno di aguzzare gli occhi per capire quale sia il target elettorale della lista Vittime della giustizia e del fisco, una idea messa in campo Arturo Diaconale, direttore dell'Opinione e da anni maître à penser del centrodestra laico. L'intenzione era di mettere in piedi (in Campania, non essendo riuscita un'operazione simile in Liguria) liste di candidati della società civile, mai stati in politica, come testimonianza della lotta contro una giustizia "malfunzionante" e un fisco "oppressivo e inefficiente". Hanno corso senza firme, essendo stata sufficiente l'adesione del senatore di Gal Giovanni Mauro; sul simbolo non ce n'è traccia, anche perché è praticamente tutto occupato dal nome della lista, del quale spicca la parola "vittime", come concetto chiave dell'intera operazione.
La lista in questione ovviamente sostiene Stefano Caldoro, così come sta da quella stessa parte il Nuovo centrodestra. Del simbolo vanno sottolineate almeno due cose: innanzitutto si sacrifica la denominazione intera, facendo acquisire molto più spazio alle lettere della sigla, tra l'altro in modo graficamente efficace; secondariamente, al posto dell'indicazione del leader del partito, Angelino Alfano, i grafici hanno inserito l'espressione "Campania popolare". Praticamente si configura il tentativo di declinare il "marchio" di Area popolare anche in Campania, ma solo con le insegne di Ncd: in questa regione, infatti, i cattolici dell'Udc sono al fianco di De Luca, ma l'etichetta di "popolari" agli alfaniani sembra piacere parecchio.
E se, per restare nella compagine di Caldoro, non può sfuggire una "pulce" con l'edera del Pri sulle frecce dei Popolari per l'Italia legati a Mario Mauro, non può proprio passare inosservata la "rivoluzione simbolica" di Noi Sud, proprio a un mese dal voto. Il partito di Antonio Milo ed Enzo Scotti non spiega direttamente la scelta, limitandosi a ricordare il suo motto ("Si è liberi perché autonomi, si è autonomi perché vi è la libertà") e a sottolineare l'importanza di riproporre con forza la questione meridionale, ma con energie nuove dei giovani (fuori e dentro le liste) e dei simpatizzanti. "La scelta di voler rinnovare il nostro logo - ha detto Milo - va nella stessa direzione": altre spiegazioni della sagoma tricolore, un po' sventolante e un po' fiammeggiante, con il nome del partito nel campo destro del cerchi, su fondo blu e con il "noi" giallo un po' in stile gesso, non ne arrivano.

sabato 25 aprile 2015

Mai più la Terra dei Fuochi, con Caldoro

In Campania, una delle piazze elettorali regionali da monitorare con più attenzione, il quadro è sempre più composito. La coalizione a sostegno del presidente uscente, Stefano Caldoro, si allarga ulteriormente con una nuova lista. Nessun riferimento ai partiti nazionali, questa volta, perché lo spunto è tutto locale per la lista di scopo Mai più la Terra dei Fuochi: a guidarla, il leader dell’associazione ambientalista La Terra dei Fuochi Angelo Ferrillo.
La battaglia resta sempre la stessa: far conoscere la "pratica criminale di smaltire o riciclare i rifiuti speciali bruciandoli", diffusa per lo meno in una zona tristemente ampia della Campania, e lottare perché questa cessi, così da farne venir meno le conseguenze devastanti sull'ambiente e sull'uomo (vedi alla voce "cancro"). 
La scelta di candidarsi direttamente è venuta dalla presa d'atto che, nonostante il decennio di impegno per quella causa, erano mancati soprattutto "interlocutori politici all’altezza" delle proposte del gruppo. L'idea non è di correre soltanto alle Regionali, ma di impegnarsi anche nella settantina di comuni che rinnoveranno la propria amministrazione in questa tornata elettorale. Nel suo sito, la lista annuncia di voler ragionare "su idee e programmi senza alcuna preclusione ideologica", con l'intento di abbracciare comitati civici, associazioni e con l'apertura "ai buoni amministratori che abbiano dato prove di buon governo e vogliano sposare un percorso condiviso".
La scelta di apparentarsi con Caldoro è venuta dopo l'appello rivolto ai tre principali candidati alla guida della regione: "Silenzio assoluto dalla Ciarambino - spiega Ferrillo - De Luca non ha mostrato particolare interesse, mentre in Caldoro abbiamo trovato piena disponibilità”. Caldoro che, sempre secondo il leader dell'associazione, sul tema Terra dei Fuochi "rispetto al passato, ha fatto abbastanza. Ora vogliamo aiutarlo a proseguire nell’impegno sostenendolo per i prossimi cinque anni con le nostre proposte". 
Lo stesso Caldoro, peraltro, ricambia l'attestato di stima di Ferrillo: "Ha il merito, con il suo blog, di essere stato il primo ad esercitare un’azione di vigilanza e denuncia sul tema Terra dei Fuochi rispetto al quale tanta strada è stata fatta, ma altro ancora c’è da fare, anche con il coinvolgimento dei cittadini per un’azione di vigilanza sul territorio". Il simbolo scelto per la lista riporta il logo consolidato dell'associazione e del sito, un'inquietante nuvola di fumo nero /quasi un "fungo" atomico) che si alza da un terreno violentato, altrettanto nero. Dell'associazione è ripreso anche il lettering del nome, mentre sono nuovi il colore giallino del fondo, l'indicazione del leader del gruppo e il monito-auspicio "Mai più". Probabilmente non è l'emblema più efficace, ma per chi ha condiviso o seguito anche solo in parte quelle battaglie, il richiamo può funzionare.

mercoledì 15 aprile 2015

Campania, prove di scaramucce in salsa tricolore

Con il passare dei giorni, gli schieramenti in campo alle prossime regionali sono sempre più definiti: accanto alle forze maggiori, così, c'è sempre maggiore certezza sul numero di simboli che correranno a sostegno dei vari candidati. Spesso si tratta di conferme, a volte di sorprese e, non di rado, si assiste a ritorni più o meno prevedibili. In Campania, per esempio, lo schieramento di centrodestra a favore del governatore uscente Stefano Caldoro sembra fissato ormai da giorni. A fare la parte del leone, ovviamente, il partito del presidente, dunque Forza Italia, Area popolare (più probabile la lista unitaria rispetto alla corsa separata di Ncd e Udc), Fratelli d’Italia, ma anche il progtto più legato al candidato stesso, dunque Caldoro presidente.
I colori sono quelli del partito catch-all di matrice berlusconiana: c'è il blu carta da zucchero a marcare una circonferenza di contorno in rilievo, con l'impressione della terza dimensione, e c'è il tricolore a forma di fascia/arcobaleno che si sovrappone allo stesso bordo blu. Proprio quell'elemento rischia di provocare un contenzioso all'ato della presentazione dei contrassegni: non appena è stato presentato l'emblema di Campania Civica, infatti, pare che qualcuno dell'entourage di Caldoro – secondo Retenews24 – abbia preannunciato al coordinatore regionale di Scelta Civica Giovanni Palladino un ricorso per ostacolare il simbolo della lista di Enzo D'Anna (a sostegno di Vincenzo De Luca) proprio a causa del tricolore.
È possibile che la combinazione cromatica giochi qualche scherzo: in fin dei conti, il bordo è quasi dello stesso colore (di spessore diverso) e il tricolore ha le bande nella medesima posizione, anche se l'arco ha l'interno in basso per Caldoro, mentre lo ha in alto Campania Civica. Il tricolore però ormai è un elemento presente in tutte le salse e volerlo censurare non sembra  facile (il nome Caldoro in rosso, poi, spicca molo). Volendo proprio parlare di somiglianze, peraltro, bisognerebbe riesumare un altro emblema di origine campana - almeno per quanto riguarda il radicamento avellinese del suo referente – ossia il primo fregio di Alleanza di centro per la libertà (poi solo Adc) dell'ex notista del Tg1 Francesco Pionati. 
A completare il quadro delle alleanze a favore di Caldoro dovrebbero esserci le liste del Pri (con il ritorno dell'edera sulle schede), dei Popolari per il Sud mastelliani e di Noi Sud: il partito, nato nel 2010 legato ad Arturo Iannaccone, continua ora a operare avendo come presidente l'ex ministro Vincenzo Scotti e come legale rappresentante il senatore Antonio Milo di Gal. E questo, nonostante pochi mesi dopo la nascita del movimento proprio Iannaccone (che oggi invece guida il movimento Autonomia Sud - Noi per il Sud e si colloca, per quanto se ne sa, nel centrosinistra) avesse duramente polemizzato con Milo e Scotti.
Alla corte di Vincenzo De Luca, invece, accanto alla già citata Campania Civica, è stata ormai ufficializzata la lista di Centro democratico. Abbandonato definitivamente l'arancione che era stato di Diritti e libertà, Cd non fa altro che aggiungere nel suo emblema il riferimento al candidato presidente. Con De Luca ci sarà anche una lista dell'Italia dei valori: la cosa interessante è che le liste conterranno anche alcuni esponenti dei Repubblicani democratici, il soggetto politico nato nel 2001, radicato soprattutto in Campania e che faceva essenzialmente riferimento a Giuseppe Ossorio. In lista, in particolare, dovrebbe esserci anche lui. 

mercoledì 8 aprile 2015

Campania: i Davvero Verdi con De Luca (senza firme?)

D'accordo, il Veneto ha quasi tutti gli occhi della politica puntati addosso, ma alle prossime regionali altri test non saranno meno importanti. Si prenda quello della Campania, ad esempio, che ripropone di fatto – almeno per i due protagonisti – il confronto già visto nel 2010 tra Stefano Caldoro (allora Nuovo Psi, ora Forza Italia) e Vincenzo De Luca (Pd). La novità più clamorosa, al momento, sembra quella dei "fittiani" (e forse non solo loro) schierati proprio con De Luca, ma la loro lista "Campania civica" sarà presentata solo lunedì, per cui occorre aspettare prima di poterne analizzare il simbolo.
Non è necessario attendere, invece, per parlare dei Davvero-Verdi (almeno così sembra leggersi il nome), una lista che, a quanto pare, si propone come casa comune degli ambientalisti (e non solo) della Campania, al fianco di De Luca. Una lista che "mette insieme – così scrive Massimo Del Mese nel suo sito Politica(de)mente – il Sole che Ride, il mondo ecologista del Pd campano e diverse associazioni e militanti storici del mondo ecologista".
Il nome, "Davvero-Verdi", rischierebbe di far pensare a formazioni già viste, a partire dai "Verdi Verdi" di Maurizio Lupi (che, in qualche caso, si presentarono come "Verdi Veri"), ma ovviamente qui l'orizzonte politico è diverso. Il simbolo, in effetti, risulta dall'accostamento – graficamente non felicissimo, ma si è visto decisamente di peggio – di due emblemi. In alto, su fondo bianco, c'è l'associazione "Davvero - Ecologia & Diritti", fondata dal deputato Michele Ragosta, già Sel e ora Pd (come l'ex capogruppo vendoliano a Montecitorio Gennaro Migliore): che il gruppo sia vicino al Pd lo testimoniano, senza dubbi, il rametto dell'Ulivo e la "D" di "Davvero", nel disegno fatto da Nicola Sorto. In basso, ovviamente su fondo verde, trovano spazio le insegne dei Verdi, con il tradizionale sole sorridente a fianco del nome, nella font usata da oltre un quarto di secolo dalla formazione ora guidata da Angelo Bonelli. I Verdi, peraltro, hanno riottenuto da poco rappresentanza in Parlamento: a fine gennaio, infatti, anche se pochi se ne sono accorti, ha aderito il senatore Bartolomeo Pepe, eletto in Parlamento col MoVimento 5 Stelle e uscito poco più di un anno fa per formare la componente Movimento X assieme ad altri ex compagni di gruppo.
Proprio questa particolarità, tra l'altro, dovrebbe consentire al cartello elettorale di presentarsi in tutte e cinque le circoscrizioni provinciali senza il bisogno di raccogliere le firme: l'art. 3, comma 2 della legge regionale n. 4/2009, che regola le elezioni in Campania, precisa infatti che sono esentate dalla raccolta delle sottoscrizioni, oltre alle liste corrispondenti a "gruppi costituiti in Consiglio regionale nella legislatura in corso alla data della indizione delle elezioni", anche le liste "espressione di partiti rappresentati nel Parlamento italiano". La disposizione, nel suo essere scarna, sembra chiara: non si parla di gruppi, né di partecipazione alle elezioni con il simbolo che si vuole utilizzare, per cui potrebbe essere sufficiente il collgamento della lista ai Verdi di cui il senatore Pepe, che pure è parte del gruppo misto, è ufficialmente espressione (come risulta dal sito del Senato).
Pare che l'accordo tra i due gruppi non sia piaciuto troppo ad alcuni esponenti verdi avellinesi e salernitani – lo si legge sempre sul blog di Del Mese – ma la macchina ormai è avviata e ci vorrà qualche giorno per completare gli elenchi dei candidati. Non si tratta di un colpo di scena – ci vuole altro per ottenerli – ma è pur sempre uno dei tasselli che aiuteranno a completare il puzzle delle regionali. Per i pezzi più succulenti, c'è ancora tempo.