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sabato 18 febbraio 2017

Movimento nazionale, come sorprendersi di nuovo

Alla fine bisogna ammetterlo: sono riusciti un'altra volta a stupirci. Pensavamo, in effetti, che fosse già stato un discreto colpo di teatro la scelta di sottoporre a votazione quattro emblemi che nemmeno erano stati proposti nella prima fase di invio delle idee grafiche per il nuovo "soggetto sovranista" che La Destra di Francesco Storace e Azione nazionale di Gianni Alemanno si apprestavano a far nascere. E invece ieri, all'apertura del congresso fondativo di cui anche in questo sito si è parlato più volte, è spuntato un emblema ancora diverso, nel senso che nemmeno questo era parte - in tutti i suoi elementi - della quaterna che era stata offerta al voto precongressuale online.
La struttura grafica, in realtà, è la stessa di tutte e quattro le opzioni del sondaggio (con le due pennellate "a fiamma" su fondo bianco e il resto su fondo blu tridimensionale), ma a cambiare in modo significativo è il nome: lasciando da parte Destra nazionale e Azione nazionale, alla fine il soggetto da varare è stato chiamato Movimento nazionale. Il nome scelto, va detto, era se non altro parte della quarantina di soluzioni proposte da coloro che avevano partecipato alla call for ideas, esprimendosi tra l'altro con maggior favore per l'opzione "Movimento", rispetto alla possibilità che si parlasse di "Partito".
Sta di fatto, comunque, che se questa mattina a prevalere era decisamente l'opzione "Destra nazionale", senza sigla a caratteri cubitali - particolare poi rispettato dalla scelta finale - e con la scritta "Per la Sovranità" in basso (la soluzione sfiorava il 37%, mentre raccoglieva quasi il 25% la stessa grafica con il nome "Azione nazionale"), è da immaginare la sorpresa di chi si è reso conto che il nuovo simbolo era diverso da ciò che era stato votato. Altri cambiamenti hanno riguardato la scritta "Per la Sovranità", proposta in giallo e non più in bianco, e la font con cui è stato scritto "Movimento nazionale": abbandonato l'Arial per un Helvetica Inserat, il testo fa acquisire al contrassegno un'impronta più retrò, più passatista.
Non è dato sapere cosa abbia portato i dirigenti del nascente soggetto politico a scegliere un nome ancora diverso; senza voler essere minimamente maliziosi, non è impossibile che abbia avuto un piccolo peso la scelta di evitare dall'inizio contenzioni con altre forze politiche, in particolare con il Movimento sociale italiano di Gaetano Saya e Maria Antonietta Cannizzaro, che all'inizio portava proprio il nome di Destra nazionale e tuttora lo comprende all'interno della denominazione estesa e del simbolo, pluriregistrato sotto varie forme.
Sorpresa a parte, sarà questo il nuovo emblema da cui intende ripartire la destra sovranista che non si riconosce nei soggetti attualmente esistenti. Così, mentre Storace rivendicava la necessità di mettersi "in marcia per un’Italia sovrana e mai più colonia" delle banche, dei migranti o dell'Europa, si rammaricava per l'assenza di Giorgia Meloni e di Fratelli d'Italia, ma con la convinzione che per il popolo di destra occorresse una casa unitaria  ("Non dividete più. Bisogna unire, non dividere"), Alemanno rafforzava il pensiero del fondatore della Destra sulla necessità delle primarie ("Dobbiamo farle per arrivare a un centrodestra unito, per scegliere il candidato premier e le linee programmatiche"), senza compromessi al ribasso e archiviando definitivamente i partiti personali (ogni riferimento, tra gli altri, a Fdi è parso poco casuale). Domani, con la chiusura dei lavori congressuali, l'avventura inizierà ufficialmente

lunedì 13 febbraio 2017

Polo sovranista, per la scelta finale 4 simboli nuovi. Ma non troppo

Lo devo ammettere: nel vedere e commentare i simboli che militanti e simpatizzanti della Destra di Francesco Storace e di Azione nazionale di Gianni Alemanno avevano proposto per il nuovo soggetto sovranista che nascerà a Roma questo fine settimana, non ero rimasto particolarmente colpito. Della quarantina di idee grafiche pervenute, poche mi sembravano interessanti (in più di un caso il risultato era davvero discutibile): immaginavo quindi che la scelta finale, tanto per i militanti chiamati a votare nei giorni scorsi gli emblemi, quanto per i dirigenti/delegati che, al congresso, avrebbero dovuto rendere definitiva la decisione, fosse tutt'altro che semplice.
Non potevo immaginare, però, che alla fase finale del voto sarebbero state sottoposte ai partecipanti quattro proposte - tutte varianti dello stesso tema - che non erano affatto parte delle grafiche mandate in un primo tempo e che, evidentemente, sono frutto dell'intervento di qualche grafico professionista. La scelta, sia chiaro, ne guadagna in qualità ed è comprensibile che nessuna delle idee ricevute nei giorni scorsi potesse realmente soddisfare coloro che poi quel simbolo avrebbero dovuto usarlo; non si capisce, però, perché nel sito qualcuno abbia insistito per scrivere che la scelta dei visitatori va fatta tra "i 4 simboli più votati", quando nessuno di questi poteva concretamente essere votato in prima battuta, non facendo parte delle scelte messe al voto.
La struttura degli emblemi messi oggi in votazione è la stessa e formalmente rispetta - se non altro - quanto indicato attraverso il sondaggio proposto in precedenza dal sito: la maggioranza voleva un richiamo alla fiamma tricolore (senza riprendere il simbolo di Alleanza nazionale), ma non prendendo a modello né il contrassegno della Destra, né quello di Azione nazionale. L'idea della fiamma è richiamata da due pennellate, una verde e una rossa, collocate nel segmento bianco a sinistra, mentre la maggior parte del simbolo è occupata dal colore blu scuro, con tanto di riflesso per dare l'idea della terza dimensione e dare un tocco di "modernità" alla grafica.
Uniche varianti riguardano la parte testuale. I nomi in ballo sono Azione nazionale (mantenendo dunque l'etichetta coniata dal gruppo vicino ad Alemanno) oppure Destra nazionale, che un po' è evoluzione del nome di Storace e un po' - soprattutto - guarda all'indietro, agli ultimi vent'anni di storia del Movimento sociale italiano. Ciascuno dei due nomi, poi, viene proposto sia nella versione più "complessa" con la scritta corsiva "Per la Sovranità", sia nella versione più "semplice" con la sigla del nome scritta a caratteri cubitali (ed è inevitabile che AN risulti parecchio d'impatto, rimandando ad altri tempi, altri simboli e - per chi ha la memoria buona - altri risultati elettorali).
Tra le prime reazioni online, qualcuno avrebbe preferito un "più coraggioso" colore nero, mentre altri lamentano una somiglianza eccessiva con il simbolo del Nuovo centrodestra. Non hanno tutti i torti, in effetti, per lo meno se si pensa che lo stesso riflesso tridimensionale sul blu si poteva vedere in una delle due prime versioni tonde del simbolo di Ncd, fatta depositare da Angelino Alfano come marchio: la struttura dell'emblema, a ben guardare, è praticamente "a specchio", anche se naturalmente il tricolore era reso in modo molto diverso, vista la collocazione politica del tutto diversa dei due soggetti che si considerano in questo momento.
A pensarci bene, tuttavia, la somiglianza maggiore è con il simbolo del Movimento per le Destre unite, formazione nata nel 2014, con base soprattutto in Piemonte (doveva servire a sostenere la candidatura di Gilberto Pichetto a presidente della regione): era sorta dal percorso comune di La Destra, Fli e Destra sociale (cioè quelli che avevano abbandonato la Fiamma tricolore dopo essere stati messi in minoranza sulla loro idea di ridare vita ad An con Storace e altri) e poi era diventata un movimento a sé, presente a livello elettorale in più realtà locali. Anche le "nuove pennellate" ricordano la fiamma simil-Front National di Destre unite: "Be, dire 'ricordano' è riduttivo - spiega Massimiliano Panero, principale artefice di quel progetto politico - questo simbolo chiaramente riconduce al nostro, regolarmente pubblicato assieme al nostro statuto in Gazzetta Ufficiale! Ma forse è un segnale fattuale di un'ipotesi di avvicinamento del Polo Sovranista al progetto lanciato dal Movimento per le Destre Unite". Chissà se Panero ha ragione ... e chissà se qualcuno se n'era accorto!

lunedì 30 gennaio 2017

Verso il Polo sovranista: "Diteci come volete il simbolo"

Raccogliere idee dagli aderenti per scegliere insieme nome e simbolo del nuovo partito sovranista: la Destra e Azione nazionale stanno lavorando esattamente per questo e hanno illustrato il percorso di avvicinamento al congresso fondativo (Roma, 17-19 febbraio - con il primo giorno riservato all'assise della Destra) in una conferenza stampa questa mattina alla Camera, con Gianni Alemanno, Francesco Storace e altri dirigenti.
Oggi è stata convocata la prima segreteria unitaria del congresso, con il compito di approvare le tesi congressuali da discutere alle assemblee regionali (un approfondimento programmatico sul sovranismo - anzi, sul "sovranismo responsabile", che aspira al governo - già piuttosto corposo, una cinquantina di pagine destinate ad aumentare), ma è soltanto il primo passo di un percorso che si preannuncia impegnativo e non destinato a essere solo la somma dei due partiti che intendono unirsi.
Se la Destra e Azione nazionale ci sono già, infatti, per i loro leader occorre farsi punto di riferimento per "tanti campanili, tante persone che - ha spiegato Francesco Crocetto - con la fine dell'esperienza politica di Alleanza Nazionale hanno un po' congelato la loro presenza nelle istituzioni, nella politica attiva". L'idea, a quel punto, è di coinvolgere "centinaia di movimenti, anche politici, e di associazioni culturali", ovviamente di area destra, che si erano allontanate in qualche modo dalla politica attiva ma avevano continuato a operare in modo spontaneo, segnando la propria presenza sul territorio (e che in parte erano state coinvolte pure in Azione nazionale).
Sarà proprio il congresso fondativo, in questa composizione plurale, a esprimersi sul nome e sul simbolo del nuovo soggetto politico; a determinare le alternative tra cui scegliere, tuttavia, sarà una platea decisamente più ampia, coinvolgendo tutto il popolo di destra o chiunque voglia intervenire. "Non presentiamo oggi nome e simbolo - ha chiarito Storace - perché vogliamo anche far riferimento alla vasta platea, ai nostri iscritti, ai nostri simpatizzanti".
E' stato Roberto Buonasorte a illustrare l'apertura del sito http://creailtuomovimento.it/, attraverso il quale tutti gli interessati - a partire da coloro che parteciperanno alle assemblee regionali preparatorie al congresso, per eleggere i delegati, ma anche semplici simpatizzanti - potranno inviare direttamente proposte di nome e di grafica (con la possibilità di caricare i file), che poi saranno vagliate "da uno staff tecnico appositamente costituito all'interno della della Segreteria Generale del Congresso", ma potranno anche solo limitarsi a rispondere alle domande di un questionario relativo ai segni distintivi del partito che verrà. 
Le domande poste sono una decina, a partire da "Il termine 'destra' deve far parte del nome?"; ci si interroga sul richiamo della fiamma o della fiaccola tricolore nel logo, sull'opportunità di un richiamo al simbolo di Alleanza nazionale, di un riferimento al sovranismo o alla sovranità, come pure alla patria. Si chiede anche espressamente se uno dei due emblemi già esistenti possa essere "la base per il nuovo simbolo" e se sia meglio battezzare la nuova creatura come "movimento" o come "partito". Nel giro di una decina di giorni le proposte pervenute al sito saranno rese pubbliche e inizierà il procedimento di scelta, che questo sito seguirà con attenzione.
Comunque decida di chiamarsi, la prima iniziativa in cui il nuovo soggetto politico sarà impegnato ufficialmente sarà il 25 marzo, una manifestazione dal titolo "NO a questa Europa". Il giorno, ovviamente, non è stato scelto a caso: ricorre proprio il 25 marzo, infatti, il 60° anniversario della stipula dei Trattati di Roma e la manifestazione sarà in concomitanza con le celebrazioni in Campidoglio. All'evento sono stati invitati, come sottolineato da Alemanno, "tutti i leader sovranisti italiani ed europei": in Italia, in particolare, l'invito riguarda Raffaele Fitto, Matteo Salvini e Giorgia Meloni.
Il nuovo soggetto ovviamente guarda anche oltre, specialmente alle possibili elezioni anticipate: "Ci auguriamo che le soglie elettorali rimangano al 3%, siamo perfettamente in grado di affrontarlo anche col nostro simbolo, con le nostre gambe, però ci auguriamo ancor di più un processo di aggregazione nel Polo sovranista", che guardi anche qui alle formazioni di Meloni (anche se, rispetto a Fratelli d'Italia, il costituendo partito dice di credere "in una destra inclusiva, che parte dal basso e aggrega tutte le anime"), Salvini e Fitto. Con quale simbolo fare tutto questo, ovviamente, è ancora presto per dirlo.

giovedì 26 gennaio 2017

La Destra e Azione nazionale, verso il Polo sovranista

Febbraio si presenta, fin d'ora, come mese di nuovi inizi, politicamente parlando. Nei giorni 25 e 26, come ho scritto più volte in questo sito, un gruppo di persone pensa seriamente di risvegliare la Dc all'Ergife di Roma; il fine settimana precedente, al PalaCongressi di Rimini, Sinistra italiana celebrerà il suo congresso fondativo. In quegli stessi giorni, però, sarà Roma a ospitare un altro evento importante, sia pure nell'area politica opposta. E' stato infatti annunciato per il 18 e 19 febbraio - al Marriott Park Hotel - il congresso di fondazione del nuovo soggetto politico in cui confluiranno La Destra e Azione nazionale, assieme a "tutte le associazioni e gli esponenti politici che credono al valore centrale della sovranità nazionale e popolare". Questo, per lo meno, è l'obiettivo che le due formazioni - legate rispettivamente a Francesco Storace e a Gianni Alemanno - si pongono, cercando di estendere il loro progetto innanzitutto ai due partiti sovranisti più forti in questo momento, vale a dire Lega Nord e Fratelli d'Italia (sebbene Azione nazionale sia nata non proprio in rapporti amichevoli con Fdi), nella speranza di "creare insieme questo Polo in modo unitario, inclusivo e pluralista", per dare a chi lo desidera un riferimento alternativo "alla sinistra di Matteo Renzi e all'antipolitica demagogica del Movimento 5 Stelle". 
La collocazione del nuovo soggetto politico - provvisoriamente denominato Polo sovranista - è ovviamente il centrodestra, come a quell'area vengono ricondotte dai due gruppi dirigenti idee e valori che si stanno facendo spazio "in tutto il mondo, dall'America di Trump alla Russia di Putin, dalla spinta conservatrice che ha portato la Gran Bretagna alla Brexit, ai molteplici movimenti che stanno nascendo in ogni nazione europea". Dalle esperienze estere, dunque, i gruppi di Storace e Alemanno traggono linfa per cercare di spingere in Italia su identità e sovranità nazionale (contro la tecnocrazia), sulla critica alla globalizzazione, sul rifiuto dei vincoli europei, sulla lotta all'immigrazione di massa e al fondamentalismo islamico, tutto ciò attraverso un contenitore politico nuovo e aperto.
Già, perché se il congresso di metà febbraio rappresenta un punto d'inizio, è allo stesso tempo il capolinea per le due formazioni che del nuovo Polo sovranista e identitario costituiranno l'anima, anche se le loro storie sono piuttosto diverse, anche per lunghezza: il cammino della Destra di Storace è durato quasi dieci anni, essendo nata nell'estate del 2007 in risposta a uno spostamento troppo al centro di Alleanza nazionale; è molto più giovane (un anno e qualche mese di vita) Azione nazionale, strumento nato per cercare di riunire "la destra dispersa e sommersa" e voluto da Alemanno e dai "quarantenni" che avevano visto sconfitta la propria mozione all'assemblea della Fondazione An. Pur nella non coincidenza totale delle storie, i valori che i due gruppi vogliono perseguire nel nuovo soggetto politico sono quelli di sempre della destra italiana: il presidenzialismo, la solidarietà sociale, la difesa dei redditi popolari e del ceto medio, l'attenzione per il Sud perché possa riscattarsi e conservare l'unità nazionale, la difesa della famiglia e della vita, nonché "l’ordine nella libertà, la giustizia e la legalità".
L'idea, almeno in un primo tempo, è di costruire qualcosa che somigli a una federazione di sigle diverse, ma che possa diventare in un futuro non lontano un partito unitario e che, nel frattempo, pensi a radicarsi sul territorio, puntando "sulla collaborazione tra le diverse generazioni e anime della Destra, senza verticismi, cerchi magici e settarismi". L'ambizione c'è: in prospettiva, infatti, il gruppo potrebbe essere parte attiva - lo si propone nella nota che accompagna verso il percorso congressuale - delle primarie del centrodestra, concorrendo con i Conservatori e riformisti di Fitto (che vogliono assolutamente quella consultazione), Forza Italia (da sempre meno interessata) e le altre forze che possono riconoscersi in quell'areaCerto i tempi sono stretti, ma la cosa è voluta: "Abbiamo scelto una data ravvicinata per il nostro Congresso - dichiarano i gruppi dirigenti della Destra e di Azione nazionale - perché chiediamo l’immediato svolgimento delle elezioni politiche con una legge maggioritaria con collegi e preferenze, che garantisca agli italiani il diritto di scegliere i propri eletti e la maggioranza di governo". 
Meglio prepararsi per tempo, dunque: già lunedì, in una conferenza stampa, dovrebbero conoscersi ancora più dettagli, ma già ora il cammino verso il congresso è delineato. Si inizierà costituendo una segreteria unitaria dell'assise (una trentina di membri) per approvare il regolamento congressuale, nominare la Commissione per lo Statuto e una Commissione per la mozione congressuale, incaricata di scrivere le tesi da sottoporre ai diversi momenti congressuali; nei giorni successivi si terranno i congressi regionali che eleggeranno i delegati al congresso nazionale (si parla di 1500 persone) e inizieranno a discutere le tesi congressuali. Già in questa fase, il percorso verso l'assise romana sarà aperto ad associazioni, movimenti e liste civiche che sottoscriveranno una richiesta di adesione, concordando la loro partecipazione agli organi del nuovo soggetto politico.
Non sarà da trascurare nemmeno l'aspetto identitario-simbolico del nascituro movimento. Sarà ovviamente il congresso di metà febbraio a esprimersi ufficialmente e a determinare tanto il nome, quanto il simbolo del nuovo soggetto politico; nel frattempo, tuttavia, "tutto il popolo della destra" sarà chiamato a esprimersi direttamente attraverso un sondaggio da effettuare su internet, così da sottoporre direttamente alla potenziale base gli elementi in cui potrebbero identificarsi in futuro. Nel frattempo, Alemanno ha precisato che "Azione Nazionale e La Destra saranno caratterizzati fino al Congresso con i due simboli legati insieme dalla scritta 'Per il polo sovranista'", giusto per sottolineare che il cammino è avviato, la direzione è chiara e indietro non si torna.

martedì 12 luglio 2016

La nuova Destra (nazionale?) che ha in mente Storace

E se qualcuno lo volesse così?
Tra i soggetti che non si sono mai rassegnati, negli ultimi anni, a un'irrilevanza politica della destra in Italia c'è sicuramente Francesco Storace. Lo ha dimostrato in varie occasioni, da quando - alla fine del 2013 - aveva cercato di riportare sulla scena Alleanza nazionale, fino ai tentativi successivi di costruire assi più o meno solidi con Forza Italia e con Fratelli d'Italia (un rapporto che non ha mai dato frutti soddisfacenti). Ora, dopo la conferenza nazionale di aprile a Orvieto, Storace cerca di preparare una nuova pagina: assieme agli altri iscritti al movimento la Destra, si prepara a costruire "un nuovo, grande, inclusivo e plurale soggetto di destra da offrire agli italiani", anche grazie all'apporto di Azione nazionale, associazione nata lo scorso anno dopo la battaglia condotta dai "quarantenni" nella Fondazione An e alla quale è legato pure Gianni Alemanno.
Il 9 luglio il comitato centrale della Destra ha approvato le linee guida del cammino: l'organo ha indetto il congresso, da svolgere entro il 2016, e formato la segreteria generale del congresso. Ad essa spetterà definire data, luogo e regolamento dell'assise: punto particolarmente delicato, in quelle regole si dovrà prevedere "in caso di mancata presentazione di candidature o di non raggiungimento del quorum per la presentazione di candidature valide, il meccanismo per lo scioglimento del movimento o la confluenza in altri movimenti politici già esistenti o da costituirsi". E' questo, dunque, l'orizzonte che Storace ha immaginato per la Destra - movimento che, tra l'altro, per bocca del suo leader versa in "una fase delicata, soprattutto per quel che riguarda la situazione economica e l’esposizione debitoria" - e, potenzialmente, per altri soggetti che si riconoscano nella destra italiana. 
Il punto di approdo dovrebbe essere, come si diceva, "un nuovo, grande, inclusivo e plurale soggetto di destra da offrire agli italiani". Già dalla prima parola d'ordine appare chiaro che, per Storace, nessun soggetto politico esistente appare soddisfacente per l'elettorato di destra, a partire da Fratelli d'Italia. E' lo stesso segretario a parlare di "voglia di egemonizzare a destra e distruggere qualsiasi altra forma di sopravvivenza" da parte di Fdi, come sarebbe dimostrato dalle vicende dal 2014 in poi.
In un sistema "malato", a lungo forzatamente bipolare, in cui centrodestra e centrosinistra hanno finito per somigliarsi (e scontentare allo stesso modo gli elettori), facendo crescere il peso degli astenuti e il consenso per il MoVimento 5 Stelle ("ma costoro si affermano solo perché manca una destra seria"), l'eredità della destra "galleggia" e si trova fuori da gran parte dei consigli comunali: ha dunque bisogno, secondo Storace, di "essere ricostruita da soggetti adeguati allo scopo. E magari puntare ad ampliarsi, senza escludere". Sarebbe l'unica salvezza per un centrodestra "ridotto a brandelli", improntato all'incomunicabilità tra un fronte "lepenista" (di Meloni e Salvini, "che non appaiono in grado di spingersi più avanti del piccolo orticello") e uno più moderato. 
La strada del rilancio, o forse della rinascita, dovrebbe ripartire da quel terzo degli elettori "che non si riconosce né nel grillismo né nel renzismo" e può costituire una base per una destra unita. A patto, però, che si lascino al passato i personalismi di buona parte della classe dirigente politica (affetta da rancori ed eccessivo attaccamento alle poltrone, mentre energie e competenze presenti non vengono valorizzate a dovere) e che si torni a un'azione politica quotidiana, profondamente legata al territorio, per crescere, conoscere e farsi conoscere. Questo dovrebbe essere un buon viatico per costruire un soggetto di destra con idee chiare sull'Europa, sulle banche, sul terrorismo, così come sui temi interni. 
"Nella vastissima destra nazionale che non si riconosce né in Fdi né ancora in noi - si legge sempre nella relazione di Storace - c'è un ampio spazio da coprire, per un movimento plurale patriottico, cristiano, sociale". Passaggio necessario per arrivare al risultato sarebbe "la confluenza de La Destra in un nuovo soggetto politico" (ammesso che la maggioranza non preferisca affidarsi a un nuovo leader). Primo soggetto interessato al nuovo percorso è indubbiamente Azione nazionale: non a caso, proprio Gianni Alemanno, alla fine del comitato centrale, ha sottolineato che Storace "rilancia la sfida di costruire una destra forte all'interno del centrodestra" e che il 16 luglio - data in cui a Napoli sarà lanciato il Comitato per il No al Referendum costituzionale - "Azione nazionale e La Destra si confronteranno per costruire un percorso di convergenza e di unità per non lasciare l'Italia al Movimento 5 Stelle e alla sinistra". 
Alla fine del percorso avviato in questi giorni, dunque, potrebbe nascere un nuovo partito, che - essendo frutto dell'impegno dei due gruppi appena citati - potrebbe anche cercare di combinare in una crasi i nomi esistenti. E se Storace ha parlato di una "vastissima destra nazionale", probabilmente qualcuno è stato tentato di chiamare il nuovo soggetto "la Destra nazionale", riprendendo il nome del partito in via di scioglimento, ma aggiungendo l'aggettivo "nazionale" che rimanda agli ultimi vent'anni del Movimento sociale italiano. "Destra nazionale", non a caso, era anche il nome che campeggiava in uno dei simboli che lo stesso Storace aveva presentato a sostegno della propria candidatura a sindaco di Roma, almeno fino al suo ritiro in favore di Alfio Marchini (una scelta poco gradita dai suoi elettori). 
Una decisione simile potrebbe pagare molto sul piano identitario, ma porterebbe con seé qualche problema. Certamente scatenerebbe le ire del Movimento sociale italiano di Gaetano Saya e Maria Cannizzaro, che rivendicano la titolarità dell'espressione, anche in seguito alla registrazione del loro simbolo-marchio; secondo qualcuno non sarebbero nemmeno da escludere azioni della Fondazione Alleanza nazionale, qualora ritenesse di voler tutelare l'uso del vecchio nome del Msi, cioè del soggetto giuridico che nel 1995 cambiò nome in An (e il cui patrimonio ora viene gestito proprio dalla fondazione). Al momento non girano idee concrete o bozzetti grafici, del resto non c'è nemmeno la certezza dell'approdo finale; qualcuno, tuttavia, si sente di escludere che l'opzione "(la) Destra nazionale" sia stata radicalmente esclusa da tutti i soggetti interessati?

domenica 10 aprile 2016

Orvieto, prove di un nuovo partito di destra

Non sarà così, #sischerza...
Per avere un nuovo simbolo bisognerà aspettare l'autunno, archiviato il referendum costituzionale; ieri, però, per quella stagione nell'area della destra è stato piantato un paletto con la scritta "congresso". L'ennesimo tentativo di dare all'elettorato di destra una casa unitaria e nuova rispetto a quelle esistenti, parte dal convegno Di nuovo una grande Destra organizzato da Azione nazionale e La Destra, svoltosi a Orvieto tra ieri e oggi.
Il documento politico presentato ieri a Orvieto, che dell'assemblea riprende il titolo (Di nuovo una grande Destra. Verso una Costituente per la Destra), si apre con la consapevolezza che "C'è bisogno di una nuova grande destra per l'Italia", fatta di idee, di "valori assoluti e non negoziabili" e di coerenza prima che di potere. Il tutto - a partire dalla "giustizia per gli italiani" e dal "futuro per i giovani, chiamandoli alla rivolta morale contro l'eutanasia della Patria" - si dovrebbe riassumere nel concetto di identità, costruito dalle battaglie passate.
Di fronte alla "crisi politica e organizzativa del centrodestra" - mostrata pure con l'incapacità di trovare candidati unitari per le imminenti elezioni amministrative - una via d'uscita è proposta dai due soggetti rispettivamente creati "all'inizio e alla fine di questa diaspora della destra italiana". Francesco Storace aveva costituito La Destra come partito già nel 2007, lasciando Alleanza nazionale mesi prima che Berlusconi lanciasse il Popolo della Libertà come federazione tra Forza Italia e An; Azione nazionale è sorta come associazione nel 2015 grazie a un gruppo di "quarantenni" di destra sostenuti da Gianni Alemanno, dopo che l’assemblea degli aderenti alla Fondazione Alleanza nazionale in ottobre aveva respinto la loro idea di far nascere un nuovo partito di destra col sostegno della fondazione stessa. Nel mezzo si collocano la fine politica di An - evoluzione del più rappresentativo partito di destra - e la parabola del Pdl, vincitore delle elezioni nel 2008 e archiviato cinque anni dopo (dopo gli strappi dei finiani nel 2010 e degli alfaniani nel 2013).
In una situazione in cui vari gruppi si sono formati "fuori da Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega Nord, ma nonostante siano rimasti fedeli allo schieramento di opposizione al Governo di centrosinistra, non hanno trovato nessuna forma di riconoscimento da parte dei vertici di questi tre partiti", la strada senza scorciatoie proposta da La Destra e Azione nazionale passa per la ridefinizione di tutte le identità del centrodestra (senza ammucchiate politico-elettorali) e che, per la destra, prevede "una ampia riflessione sulle radici e sulla proiezione futura della Patria italiana", basata sul "collegamento diretto tra i valori non negoziabili della persona umana e quelli della Nazione e dello Stato", con l’interesse nazionale a guidare ogni scelta (cosa che negli ultimi anni sarebbe rovinosamente mancata).
Su questa base, le due formazioni hanno chiamato a raccolta il popolo di destra "per ritrovarsi in un grande Congresso di Fondazione" da organizzare in autunno "attraverso una Costituente per una destra plurale, aperta a tutte le forze politiche, i movimenti, le associazioni e le aggregazioni civiche espressione del territorio", un partito che si riconosca in un programma opposto alla linea di Renzi. Il nuovo soggetto politico dovrebbe "contribuire alla nascita di un centrodestra aperto, rinnovato e inclusivo che raccolga e dia valore a tutti i partiti politici e i movimenti alternativi al Governo Renzi e all'antipolitica del Movimento 5 Stelle"; un centrodestra non di vertice, ma diffuso nella società civile.
Per Alemanno "solo un partito di destra potrà rilanciare quello spirito di partecipazione e coinvolgimento in grado di affermare con forza una vera alternativa al governo Renzi": occorre dunque prepararsi a "un grande, aperto e inclusivo congresso". Per i vertici di Azione nazionale, è importante "porre fine a divisioni e diaspore e di rilanciare un nuovo e forte centrodestra in Italia costruendo una grande destra di governo": ne sono convinte le nuove leve come Fausto Orsomarso e Marco Cerreto, ma anche esponenti storici come Roberto Menia (già finiano di ferro), risoluti a unire "l'esperienza di chi ha sulle spalle anni di battaglie a destra e l'entusiasmo di quei giovani che danno cuore e ali a questo progetto" (qualcosa di simile l'ha detto Storace, rivendicando "la prima fila ai giovani, a noi la prima linea dove si combatte"). Con la consapevolezza, per dirla con Pasquale Viespoli, a capo del comitato promotore di Azione nazionale, che "quella già in campo" è una destra "nata già divisiva e che è stata funzionale al disegno di annientamento ed eliminazione della storia della destra italiana".
Non ci sono riferimenti espliciti nelle dichiarazioni ufficiali, ma è chiaro che l'oggetto delle critiche è innanzitutto Fratelli d'Italia, al momento unico partito di destra presente in Parlamento (per giunta potendo contare su quel simbolo di An che in passato tanto Storace e Menia, quanto altri avrebbero voluto utilizzare) e che con Alemanno e i "quarantenni" della fondazione An, dopo l'assemblea di ottobre, ha avuto rapporti almeno burrascosi. Le relazioni con Fdi saranno di sicuro uno dei punti più delicati da affrontare con la nascita del nuovo partito; tra questioni da affrontare, tra l'altro, ci sarà anche la scelta del nome e del simbolo. Solo il gusto della boutade potrebbe far pensare a una crasi tra i due nomi dei gruppi che si sono incontrati in questi giorni: Azione di destra potrebbe non essere male, ma per qualcuno potrebbe essere esagerato; Destra nazionale potrebbe incontrare molto più favore, ma troverebbe l'immediata opposizione di Gaetano Saya, Maria Cannizzaro e degli altri dirigenti del "rifondato" Movimento sociale italiano, che nel simbolo schiera in bella vista la stessa dicitura presente dal 1972 nell'emblema del vecchio Msi. Altre soluzioni - anche grafiche, visto che la fiammella missina è in altre mani - saranno tutte da vagliare e discutere, in mezzo alla marea di cose da sbrigare in vista del congresso che vuole costruire un'altra casa per la destra italiana.

domenica 6 marzo 2016

Roma, si candida Storace per la Destra (nazionale)

In attesa che arrivi il verdetto delle primarie del centrosinistra e che nel centrodestra si chiarisca se la corsa verso il Campidoglio toccherà a Guido Bertolaso o a qualcun altro, accanto ai simboli già certi del MoVimento 5 Stelle (per Virginia Raggi) e del "cuore" per Alfio Marchini ora irrompono sulla scena i due emblemi che sosterranno certamente la campagna elettorale di Francesco Storace, che proprio questa mattina ha ufficialmente presentato la propria candidatura al teatro Quirino. 
La formazione su cui l'ex governatore del Lazio può contare non prevede al momento la discesa in campo del simbolo della Destra, il partito che lui guida dal 2007. Oggi, come si diceva, sono stati presentati due emblemi che contrassegneranno altrettante liste e puntano, probabilmente, a diverse platee elettorali.
Il primo ha l'apparenza di una classica "lista del sindaco", con il cognome del candidato ben in evidenza per contrasto cromatico (giallo su blu) e la stilizzazione del Colosseo su fondo azzurro, quasi poggiato su un archetto tricolore. Uno degli emblemi architettonici più riconoscibili, benché sia stato usato spesso alle elezioni in passato (lo avevano utilizzato anche due delle quaranta liste presentate alle scorse elezioni comunali), verrà schierato come "logo personale" di Storace, nel tentativo di intercettare voti a favore del sindaco a prescindere dalle singole appartenenze politiche: il simbolo si rivolgerà alla società civile, così come agli aderenti di altri partiti (non necessariamente di destra) non soddisfatti dei candidati proposti dalle loro compagini.
Il secondo simbolo, invece, parla espressamente alla destra (e non solo alla Destra dello stesso Storace). Guardandolo è difficile reprimere la sensazione che si tratti di un ibrido, a partire dal nome della lista: Destra nazionale. Non è irragionevole pensare che la denominazione metta insieme il nome della formazione di Storace e quello di Azione nazionale, associazione nata a partire dalla "mozione dei quarantenni" interna alla Fondazione Alleanza nazionale (e vicina tra l'altro a Gianni Alemanno) che ha scelto di sostenere Storace per dare corpo a un progetto di "destra moderna, forte, unita e realmente inclusiva" (come a dire che chi oggi rappresenta la destra non riesce a essere tutto questo insieme). Senza contare che "Destra nazionale" era la scritta che figurava anche nel simbolo del Msi dal 1972 in poi; la stessa dicitura, peraltro, è presente anche nel simbolo che il Nuovo Msi di Maria Antonietta Cannizzaro ha registrato come marchio e opera dell'ingegno, per cui non è da escludere qualche reazione non proprio entusiastica di quel partito. 
Ancora, la scritta "Destra nazionale" bianca su fondo blu ricorda almeno in parte il simbolo di Alleanza nazionale e, almeno cromaticamente, anche quello di Fratelli d'Italia; in compenso, la struttura dell'intero contrassegno sembra debitrice di quello del Popolo della libertà, con il solito arcobalenino tricolore (a specchio rispetto a quello del Pdl) a separare un campo blu (con scritte bianche) in alto da un campo chiaro con scritte in blu in basso. Che sia in qualche modo l'anticipo della formazione - "una nuova costituente di destra" - che già Fausto Orsomarso e Roberto Menia, rispettivamente portavoce e membro del direttivo di Azione nazionale, avevano annunciato già prima della presentazione di oggi - che dovrebbe (ri)nascere ad Assisi tra il 9 e 10 aprile?

lunedì 9 novembre 2015

Azione nazionale, la destra dei "quarantenni"

Alla fine le indiscrezioni avevano qualcosa di vero: di Azione nazionale si era parlato e Azione nazionale ora esiste, presentata oggi a Roma dai suoi artefici in una conferenza stampa annunciata da giorni. La creatura è un movimento politico, volto a riaggregare le anime disperse della destra a partire dai territori, anche se sul nuovo nato pesa già la "scomunica" di Fratelli d'Italia

Nome, simbolo e promotori

Il progetto è stato promosso dai primi firmatari della "mozione dei quarantenni" discussa all'ultima assemblea della Fondazione Alleanza nazionale. Avevano tentato di avere l'appoggio politico ed economico dell'ente alla nascita di un nuovo soggetto che rappresentasse in pieno la destra italiana, ma era andata male; al loro fianco, allora e oggi, una trentina di associazioni d'area riunite in ForumDestra. Il nome scelto ha un sapore antico: la sigla, An, è la stessa del partito guidato per anni da Gianfranco Fini; "Azione" figurava nell'etichetta delle organizzazioni giovanili d'area (Azione studentesca, Azione giovani). La denominazione era stata anticipata giorni fa dal sito Destradipopolo.it di Riccardo Fucile: si parlava di un "nuovo contenitore politico", frutto di un'intesa tra Fini e Gianni Alemanno, per molti vero sconfitto dell'assemblea della fondazione, avendo sostenuto con Prima l'Italia i "quarantenni". 
Alla conferenza stampa a palazzo Ferrajoli, però, non hanno parlato né Fini né Alemanno, ma appunto i primi firmatari della mozione: Fausto Orsomarso (consigliere regionale in Calabria, lunga militanza nel Fronte della Gioventù e in Azione Giovani) è il portavoce per i primi tre mesi, gli altri (Sabina Bonelli, Alessandro Urzì, Michele Facci, Andrea Santoro, Gianluca Vignale) sono nel consiglio direttivo. Lì siedono pure (e sono intervenuti) Marco Cerreto, portavoce di Prima l'Italia (e, almeno per ora, nella direzione nazionale di Fratelli d'Italia) e Mario Ciampi, professore di Storia delle relazioni politiche e legato alla fondazione Liberadestra, guidata da Fini. Come presidente del comitato dei promotori ("persone di esperienza politica e di cultura con ruolo di indirizzo culturale e politico"), invece, spunta Pasquale Viespoli, già sottosegretario in tre governi Berlusconi e tre volte parlamentare (per An, Pdl, Fli e Coesione nazionale), ora presidente di Mezzogiorno Nazionale.
Il richiamo ad Alleanza nazionale, in ogni caso, si respira anche nel simbolo, che dall'atto costitutivo risulta depositato all'Ufficio italiano brevetti e marchi da Marco Cerreto, Roberto Menia e Giuseppe Scopelliti (ma i loro nomi nel database ancora non risultano). Il cerchio è diviso in senso longitudinale come nella vecchia grafica, riprendendo anche il nome bianco nella parte superiore blu (certamente in un tono più scuro rispetto al disegno di Massimo Arlechino del 1994). Niente fiammelle nella parte inferiore - Fdi e la Fondazione An reagirebbero subito - ma, sul fondo azzurrino sfumato, spunta una striscia tricolore che in primo piano si sfrangia nelle tre tinte: se la prima parte "trapezoidale" della fascia, con un po' di fantasia, può rimandare a una A, le tre fettucce divise formano visibilmente una N che, grazie a un gioco di ombre, prospettive e al verde che deborda sul semicerchio superiore, dà l'impressione della tridimensionalità. Un tocco geometrico-futurista, dunque, in un emblema che cerca di coniugare tradizione e sguardo in avanti (a proposito, i firmatari dell'atto costitutivo si sono cautelati, introducendo il divieto di uso del simbolo per 5 anni in caso di scioglimento dell'associazione, a meno che non ci sia l'accordo di tutti).

Primarie e programma

La road map di Azione nazionale è tracciata in un documento che, partendo dalla "crisi di identità e di rappresentanza", oltre che di radicamento, del centrodestra italiano, invoca un "profondo rinnovamento nei metodi e nei contenuti" di quell'area, a partire dall'adozione delle primarie per individuare i candidati sindaci (a partire da quelli delle grandi città in cui si voterà nei prossimi mesi) e il potenziale Presidente del Consiglio.
Perché la destra riprenda a generare speranza per gli italiani, dovrebbe guarire se stessa da tre "malattie" (il leaderismo a livello centrale e periferico, la tendenza oligarchica dei ceti politici e "la rimozione della propria storia degli ultimi vent'anni") e proporre un programma solido, imperniato su sei temi: la centralità della Nazione e il rispetto della sovranità, il senso dello Stato, la solidarietà comunitaria, la promozione del Made in Italy e del lavoro italiano, la partecipazione dei cittadini e dei lavoratori e i valori non negoziabili della persona.

Movimento o partito?

Azione nazionale prevede circoli locali aperti alla partecipazione (un comitato etico verificherà "chiari e documentati casi di indegnità"), ma a livello regionale l'organizzazione sarà autonoma, in base alle esigenze dei territori, rispettando direttive e linee di programma nazionali; a fianco del movimento opererà una confederazione di liste civiche e locali, realtà autonoma ma "pienamente integrata nelle finalità e negli obiettivi programmatici" di Azione nazionale, che si fonderebbe meglio a partire dai territori, in una strategia nazionale.
Per una partecipazione ampia e consapevole si apriranno un blog - www.azionenazionale.it - e una piattaforma di voto online (per le decisioni chiave sulla formazione politica); si adotterà poi un sistema di finanziamento "diffuso e trasparente", creando un Albo online dei sostenitori, "da presentare come credenziale della propria correttezza e indipendenza".
Da ultimo, il documento precisa - ma da atto costitutivo e statuto provvisorio non è palese - che gli aderenti ad Azione nazionale potranno essere contemporaneamente iscritti ad altro partito o associazione di centrodestra: ciò a conferma del carattere movimentista dell'ente. Intanto, però, i documenti di base dell'associazione assoggettano i rendiconti ai controlli previsti dalla legge n. 96/2012 per partiti e movimenti; l'atto costitutivo fa pure riferimento, per lo statuto definitivo, all'art. 5 della stessa legge in materia di democrazia interna (disposizione però abrogata dal decreto-legge n. 149/2013, che ora regola la materia in questione: bisogna quindi fare riferimento alla nuova fonte?). Per la legge, dunque, quello denominato Azione nazionale potrebbe porsi come un vero partito, con statuto da registrare, che in prospettiva potrebbe pure presentarsi alle elezioni. La scelta di dotarsi di un emblema tondo (e non quadrato, come quello di Terra nostra), in fondo, non sembra lasciata al caso.