Fin dalla propria nascita, soprattutto a partire dalla marcia verso il Parlamento, il MoVimento 5 Stelle non ha goduto dei favori dei media (Rete a parte, ma nemmeno tutta) e si è attirato l'antipatia (o il disprezzo) di molti partiti. Anche per questo, il M5S è apparso spesso in uno stato di lotta permanente con l'esterno. Il solo periodo di vero "vento in poppa" forse è iniziato il 20 giugno, con la doppia vittoria ai ballottaggi di Roma (attesa) e di Torino (inaspettata); quella fase però ha iniziato a scricchiolare con le prime defezioni nella giunta Raggi ed è crollata del tutto nei pochi giorni in cui si sono concentrate le dimissioni di Paola Muraro, l'esplosione del caso Marra e il ridimensionamento di Daniele Frongia.
Eppure, anche in quel periodo, le acque non sono state tranquille sul fronte interno: si pensi innanzitutto a tutta la logorante trafila del "caso Pizzarotti" a Parma (del cui esito qui ci si occuperà, appena Effetto Parma farà nascere un simbolo), o alle vicende delle "firme false" (o ricopiate?) a Palermo e non solo. Impossibile non ricordare, però, anche l'ordinanza con cui, a luglio, il tribunale civile di Napoli aveva sospeso le espulsioni di una ventina di attivisti (creatori di Napoli libera, gruppo "segreto" nato su Facebook per stimolare un confronto pre-elettorale che coi vertici, a loro dire, era stato negato), ma soprattutto aveva detto a chiare lettere che, "nonostante il Movimento 5 Stelle nel suo statuto ('Non-statuto') non si definisca 'partito politico', ed anzi escluda di esserlo, di fatto ogni associazione con articolazioni sul territorio che abbia come fine quello di concorrere alla determinazione della politica nazionale si può definire 'partito'". Anche il M5S, insomma, per i giudici era un partito e come tale andava trattato, senza alcuna differenza di forma e di sostanza.
Discendeva (anche) da quel pronunciamento dei giudici - oltre che da un'ordinanza analoga del tribunale di Roma risalente ad aprile - la decisione da parte di Beppe Grillo di mettere mano alle regole fondamentali del MoVimento. Vennero cambiati di certo il Non-Statuto e il Regolamento (già esistente dal 23 dicembre 2014, ma non citato dal Non-Statuto, almeno fino a settembre), messi in votazione a fine settembre - dopo varie settimane di rinvio, condite da polemiche visto che il voto era stato annunciato senza che all'inizio fosse disponibile il contenuto delle proposte - fino alla fine di ottobre (col dubbio rimasto sulla validità della votazione, non avendo partecipato alla consultazione online i tre quarti degli aderenti al MoVimento, quota richiesta dall'art. 21, comma 2 del codice civile, in mancanza di altre precisazioni nei documenti fondativi dell'associazione), ma non solo. Già, perché qualcosa nel frattempo era già cambiato: mi riferisco, in particolare, allo statuto notarile formato il 14 dicembre 2012 e significativamente innovato il 12 dicembre 2015 (questa, almeno, è la data indicata dalla difesa del M5S all'interno dei vari processi cautelari: dalla parte di atto notarile resa disponibile dal legale non si poteva leggere altro).
Se ai più la coesistenza di uno "statuto" e di un "non-statuto" può creare essenzialmente perplessità, per chi segue la vicenda stellata da un punto di vista giuridico la questione appare piuttosto chiara: il MoVimento, in realtà, ne vale due, nel senso che esistono due soggetti diversi che hanno (quasi) lo stesso nome. Il più risalente sarebbe il MoVimento 5 Stelle "nato" il 4 ottobre 2009 a Milano, al Teatro Smeraldo, in corrispondenza con l'evento "di lancio": la data, peraltro, non si trova su nessun documento "classico" (men che meno su atti notarili, allora inesistenti), né si legge sul Non-Statuto, datato 10 dicembre 2009. Questo M5S, con sede presso l'indirizzo web del MoVimento, sarebbe quello che nel tempo ha contato centinaia, migliaia di aderenti e come tale ha operato sul territorio; vista la sua esistenza de facto, non fondata su documenti scritti, ciascuna delle varie liste certificate, comunali o regionali, ha comunque dovuto costituire una propria associazione per dimostrare in modo più efficace la propria esistenza giuridica e agire (a livello elettorale, innanzitutto) senza problemi.
L'atto costitutivo notarile - con allegato statuto - del 14 dicembre 2012, invece, sembrerebbe indicare la nascita di una diversa associazione, comprendente Beppe Grillo, il nipote Enrico Grillo e il commercialista Enrico Maria Nadasi, in qualità di soci fondatori (nonché - in seguito - Gianroberto Casaleggio come socio ordinario) e con sede a Genova, in via Roccatagliata Ceccardi n. 1/14. Il nome di quest'ente all'origine era "Movimento 5 Stelle", cioè con la "v" minuscola: "nel carattere di una lettera, la 'v' di Vaffa, si annida - ha scritto in modo icastico Annalisa Chirico sul Foglio - un equivoco sostanziale". O meglio, si annidava, visto che il nuovo testo del 12 dicembre 2015 ha inserito la "V" maiuscola, eliminando la differenza tra le due denominazioni.
Eppure, anche in quel periodo, le acque non sono state tranquille sul fronte interno: si pensi innanzitutto a tutta la logorante trafila del "caso Pizzarotti" a Parma (del cui esito qui ci si occuperà, appena Effetto Parma farà nascere un simbolo), o alle vicende delle "firme false" (o ricopiate?) a Palermo e non solo. Impossibile non ricordare, però, anche l'ordinanza con cui, a luglio, il tribunale civile di Napoli aveva sospeso le espulsioni di una ventina di attivisti (creatori di Napoli libera, gruppo "segreto" nato su Facebook per stimolare un confronto pre-elettorale che coi vertici, a loro dire, era stato negato), ma soprattutto aveva detto a chiare lettere che, "nonostante il Movimento 5 Stelle nel suo statuto ('Non-statuto') non si definisca 'partito politico', ed anzi escluda di esserlo, di fatto ogni associazione con articolazioni sul territorio che abbia come fine quello di concorrere alla determinazione della politica nazionale si può definire 'partito'". Anche il M5S, insomma, per i giudici era un partito e come tale andava trattato, senza alcuna differenza di forma e di sostanza.
Discendeva (anche) da quel pronunciamento dei giudici - oltre che da un'ordinanza analoga del tribunale di Roma risalente ad aprile - la decisione da parte di Beppe Grillo di mettere mano alle regole fondamentali del MoVimento. Vennero cambiati di certo il Non-Statuto e il Regolamento (già esistente dal 23 dicembre 2014, ma non citato dal Non-Statuto, almeno fino a settembre), messi in votazione a fine settembre - dopo varie settimane di rinvio, condite da polemiche visto che il voto era stato annunciato senza che all'inizio fosse disponibile il contenuto delle proposte - fino alla fine di ottobre (col dubbio rimasto sulla validità della votazione, non avendo partecipato alla consultazione online i tre quarti degli aderenti al MoVimento, quota richiesta dall'art. 21, comma 2 del codice civile, in mancanza di altre precisazioni nei documenti fondativi dell'associazione), ma non solo. Già, perché qualcosa nel frattempo era già cambiato: mi riferisco, in particolare, allo statuto notarile formato il 14 dicembre 2012 e significativamente innovato il 12 dicembre 2015 (questa, almeno, è la data indicata dalla difesa del M5S all'interno dei vari processi cautelari: dalla parte di atto notarile resa disponibile dal legale non si poteva leggere altro).
Se ai più la coesistenza di uno "statuto" e di un "non-statuto" può creare essenzialmente perplessità, per chi segue la vicenda stellata da un punto di vista giuridico la questione appare piuttosto chiara: il MoVimento, in realtà, ne vale due, nel senso che esistono due soggetti diversi che hanno (quasi) lo stesso nome. Il più risalente sarebbe il MoVimento 5 Stelle "nato" il 4 ottobre 2009 a Milano, al Teatro Smeraldo, in corrispondenza con l'evento "di lancio": la data, peraltro, non si trova su nessun documento "classico" (men che meno su atti notarili, allora inesistenti), né si legge sul Non-Statuto, datato 10 dicembre 2009. Questo M5S, con sede presso l'indirizzo web del MoVimento, sarebbe quello che nel tempo ha contato centinaia, migliaia di aderenti e come tale ha operato sul territorio; vista la sua esistenza de facto, non fondata su documenti scritti, ciascuna delle varie liste certificate, comunali o regionali, ha comunque dovuto costituire una propria associazione per dimostrare in modo più efficace la propria esistenza giuridica e agire (a livello elettorale, innanzitutto) senza problemi.
L'atto costitutivo notarile - con allegato statuto - del 14 dicembre 2012, invece, sembrerebbe indicare la nascita di una diversa associazione, comprendente Beppe Grillo, il nipote Enrico Grillo e il commercialista Enrico Maria Nadasi, in qualità di soci fondatori (nonché - in seguito - Gianroberto Casaleggio come socio ordinario) e con sede a Genova, in via Roccatagliata Ceccardi n. 1/14. Il nome di quest'ente all'origine era "Movimento 5 Stelle", cioè con la "v" minuscola: "nel carattere di una lettera, la 'v' di Vaffa, si annida - ha scritto in modo icastico Annalisa Chirico sul Foglio - un equivoco sostanziale". O meglio, si annidava, visto che il nuovo testo del 12 dicembre 2015 ha inserito la "V" maiuscola, eliminando la differenza tra le due denominazioni.

