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mercoledì 19 febbraio 2020

Unità siciliana, nasce il partito delle api (che però c'erano già)

Lo scorso fine settimana è nato ufficialmente un nuovo partito per la Sicilia. E il suo nome dovrebbe dire quasi tutto: Unità siciliana - Le Api. Un partito oltre gli schieramenti tradizionali, avendo come unici interessi da difendere la Sicilia e il Sud. Interessi alti, nell'intenzione dei promotori: "Questa è la nostra collocazione: in alto, dove volano le api". Le parole sono di Salvo Fleres, che della nuova formazione è il portavoce: già repubblicano, poi a lungo in Forza Italia e nel Pdl (per cui è stato eletto senatore nel 2008), fino a approdare a Grande Sud, con un'esperienza da assessore regionale (con la giunta Provenzano di centrodestra) e da garante dei diritti dei detenuti. 
Il congresso fondativo si è svolto appunto a Palermo sabato e domenica, all'Astoria Palace Hotel. Quello di Fleres non è l'unico nome noto: l'altro portavoce del nuovo partito è Mariano Ferro, tra i fondatori del movimento dei Forconi. Il segretario, Felice Coppolino, enuncia il programma "semplice ma ambizioso: far ripartire la Sicilia offrendo a tutti noi nuove possibilità di lavoro e di vita"; poi c'è Salvatore Grillo, presidente del consiglio nazionale, per il quale "Unità siciliana ha cuore e cervello in Sicilia, diversamente da chi ha cuore, cervello e soprattutto portafogli in Via Bellerio", un monito diretto ai siciliani che nel frattempo hanno iniziato a votare Lega. Altro nome noto è quello di Andrea Piraino, professore ordinario di diritto costituzionale e comparato dell'Università di Palermo: lui è il presidente del nuovo partito ed è interessato a dare ai siciliani "uno strumento attraverso cui possano esprimere le proprie richieste e ottenere i propri diritti".
"Quando governeremo noi - ha precisato Fleres, secondo quanto riporta BlogSicilia - la politica agricola dell'Ars e del Governo regionale sarà quella degli agricoltori, degli artigiani, dei commercianti e la stessa cosa accadrà per i giovani, per i disabili e per tutte le altre categorie che si esprimeranno attraverso le consulte, che detteranno la linea politica in maniera vincolante. Siamo qui per far funzionare le istituzioni attraverso uffici che firmano, non attraverso burocrati che fermano e poi allungano la mano, in cui ciascuno, essendo a conoscenza della legge, la rispetta"
Per il comitato dei garanti, presieduto da Erasmo Vecchio, tre saranno le parole chiave del nuovo partito: responsabilità (legata a sanzioni e premi), risorse (i prodotti da promuovere e difendere) e infrastrutture, da realizzare "con i nostri soldi, con quelli delle accise, dell'Iva, del lotto e delle lotterie varie che oggi finiscono allo Stato che le utilizza altrove", come sottolineato da Mariano Ferro, che chiede di istituire un fondo perequativo alimentato da quelle risorse.
Che in Sicilia ci sia fermento, anche se le elezioni regionali non sono affatto vicine, sembra ormai acclarato; che quel fermento - dopo una prima fase in cui il progetto di Fleres e Ferro si chiamava Siciliani verso la Costituente e come simbolo aveva il triscele bianco in campo arancione, coi colori italiani e siciliani; ora il simbolo resta in miniatura, ma sono spariti i colori italiani abbia riportato sulla scena simbolica il soggetto dell'ape (una sola sull'emblema, plurale nel nome) è curioso, considerando che non la si vedeva dai tempi della prima Api (Alleanza per l'Italia) di Francesco Rutelli, anche se già prima era comparsa sui fregi di breve durata dell'Ape (Autonomisti per l'Europa) di Domenico Comino e della Sinistra liberale di Sergio Scalpelli, Maurizio Sacconi e Donato Robilotta.
Il fatto è che pare che la stessa idea l'avesse avuta anche qualcun altro. Sempre BlogSicilia, infatti, ha dato conto anche dell'esistenza di un movimento politico-culturale denominato MoVimento delle Api - Sicilianisti, guidato da Emilio Manaò. In una comunicazione al sito, afferma di essere impegnato da mesi a costruire "la proposta progettuale del Movimento le Api che vedrà la costituzione definitiva a Catania in location da definire" dal 13 al 15 marzo, ma che certamente non ha alcun contatto o attinenza con Unità siciliana. "Il progetto l'avevo discusso per mesi con alcune persone del tavolo blu, ma qualcuno ha pensato di fare il furbo facendosi ispirare dall'idea. Se da un lato è ammirevole essere presi da spunto, dall'altro noi abbiamo saputo subito fare i conti con una realtà di opportunisti senza arte né parte che più che Api richiama i parassiti politici della vecchia egemonia e della vecchia partitocrazia politica e movimentistica pronta a riciclarsi per le prossime elezioni".
Il simbolo è pieno di api, un disegno realistico più che una stilizzazione, con un insetto più grande che ha vicino una bandiera della Sicilia, mentre anche nella parte inferiore c'è una stilizzazione della Trinacria. "Noi in realtà come progetto nasciamo per essere un Movimento Culturale Politico - spiega Manaò - nessuna intenzione vi era di presentarsi alle elezioni, ma se ci troveremo presi di petto a tradimento potremmo anche farci trovare pronti sostenendo candidature anche esternamente. Certamente il Movimento delle Api che vuole spiccare il volo attraverso una nuova rigenerazione della politica mai avrà nulla a che fare né con il centro destra, né con il centro sinistra. Si profila come un Movimento Civico che sappia però guardare a rinnovate politiche cristiane ma anche socialiste, lontano da vecchie egemonie, vecchie movimentocrazie e vecchie ed incancrenite partitocrazie italiane.
Il linguaggio è ancora più diretto, se possibile, rispetto al precedente: "Nasciamo convinti che sia importante riscattare ogni classe sociale dalla prepotenza dei palazzi romani che vengono ad imporre scelte nefaste al sud sia per gli agricoltori, quanto per i pescatori, quanto per gli autotrasportatori e tutte le partite Iva; soprattutto nasciamo con la convinzione di lottare ancor più duramente per l’applicazione dello Statuto della Regione Siciliana a differenza del Sedicente Movimento che sputa su chi comunque è riuscito ad ottenere lo Statuto e fa invece il gioco degli ascari che con queste azioni stanno delegittimando tutte quelle azioni che stiamo mettendo in campo".
Manaò ce l'ha con "le nefaste politiche di chi come la vecchia egemonia tenta di riciclarsi comandando da Roma e tentando di imporre le solite riciclerie entrando in Sicilia senza bussare" e anche con il "piano per il Sud che sembra deciso più al Nord che al Sud", con la mancata restituzione di tasse riscosse in quella terra e con lo scarso uso di fondi europei per il riscatto di quella zona. Gli hashtag scelti per la campagna, #edorapungiamo (per "spiegare le Ali insieme ed unitamente a tutto il Popolo con il quale vogliamo dare dal basso sempre più applicazione alla democrazia diretta, istituendo laddove possibile degli Alveari che si richiamano al progetto che lanciamo") e #apinellastoria (almeno di quella del Popolo siciliano), con un riferimento alle api nere, "le tradizionali api Siciliane: siamo tradizionalisti, nettamente indipendentisti e autonomisti", anche attraverso una "rinnovata applicazione dello statuto autonomo regionale". Insomma, le api potrebbero diventare uno sciame, dall'una e dall'altra parte.

martedì 21 agosto 2012

Guardo l’Api che (non) volano nel ciel…


Qualcuno l’aveva ammesso, in modo nemmeno troppo velato: «Il simbolo tricolore? Terribile». Così diceva Patrizio Bertelli, amministratore delegato del gruppo Prada, pochi minuti dopo aver fatto il suo intervento alla prima convention di Alleanza per l’Italia, il soggetto politico fondato da Francesco Rutelli e Bruno Tabacci, transfughi rispettivamente da Pd e Udc (esattamente Rosa per l’Italia).
L’emblema era stato battezzato l’11 novembre, ma giusto un mese dopo c’era già chi detestava quel segno geometrico e piuttosto inespressivo: «una x rossa e verde su campo bianco», lo definiva il Corriere, anche se quella X – che nel logo voleva dire proprio «per», manco fosse una stenografia o un sms – sembrava piuttosto un “maggiore” verde leggermente sovrapposto a un “minore” rosso, quasi a dire che virare troppo verso il rosso fa male (soprattutto per un ex verde come Rutelli).
Tempo una decina di giorni e il contrassegno si rivoluziona, anche se lo fa con un gioco di parole fin quasi banale. La sigla del partito è Api? E allora perché non piazzare nell’emblema due belle apucce, dal corpo tricolore, a svolazzare in un cielo azzurrino sopra un fiorellino, magari d’arancio, appena posato su un tocchino di verde? Detto, fatto. Dalla segreteria del partito si affrettano a spiegare che le api sono «simbolo dell’Italia operosa, ma anche insetti col pungiglione».
A dire il vero, l’idea sapeva piuttosto di riciclo: nel 1999 Domenico Comino, Vito Gnutti e altri espulsi dalla Lega avevano fondato gli Autonomisti per l’Europa e, guarda caso, si erano fatti simboleggiare da un’ape, meno schematica e più naïve, quasi disneyana; per Rutelli e compagni c’è la scusa del fiore, ma a quasi tutti sembra proprio questa la parte più importante del contrassegno. Sarà pure un fiore d’arancio, con pochi petali ampi, ma quella corolla bianca e il centro giallo rimandano decisamente alla margherita e un po’ di malizia viene spontanea: non solo il presidente del partito è l’ex “margheritino” Rutelli, ma il coordinatore è Lorenzo Dellai, che aveva fondato la lista «Civica per il governo del Trentino» nel 1998, piazzando proprio quel fiore nel simbolo e facendo addirittura da modello per il precedente partito rutelliano.
I grafici dell’Api, peraltro, non hanno fatto proprio nulla per fugare questi sospetti: prima le api si sono annerite, depositando il tricolore a lato del fiore e volando in un cielo dall’azzurro più intenso, poi se ne sono andate del tutto. Finché, più o meno un anno dopo la nascita del partito, Rutelli cala l’asso dalla manica: a identificare la formazione bastano una gigantografia della sigla (piuttosto stiracchiata, non proprio elegante), il nome del partito e, sopra a tutto, quel fiore appena ridisegnato e decisamente cresciuto: completano il quadro il fondo blu uniforme e un elementino tricolore (che non manca mai, a quanto pare) a separare fiore e scritte. E le api? Volate via: forse, in fondo, non c’era nulla da pungere.