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martedì 12 novembre 2019

"Popolo Partite Iva", per i giudici la dicitura resta nel simbolo del Ppa

In materia di partiti, come del resto in vari altri ambiti, vale il concetto "a volte ritornano". No, non si sta parlando di politici che hanno compiuto una parte di percorso più o meno nota sotto alcune insegne e poi ricompaiono a distanza di tempo, magari legati ad altre formazioni; qui, molto più semplicemente, s'intende che determinate questioni, sollevate in un certo momento storico, in non pochi casi si ripresentano e non è raro che questi prendano le forme del contenzioso giuridico, se la vicenda è complessa o ricca di tensione. Alla fine del 2018 ci si era domandati, sulla base di alcune notizie circolate sulla Rete, chi avesse titolo per utilizzare la dicitura "Popolo Partite Iva", che alle politiche dello scorso anno era comparsa nel contrassegno del Ppa - Partito pensiero e azione, ma era legata alla federazione con quella forza politica del Movimento politico Popolo Partite Iva, operante come soggetto associativo dal 2015. 
All'inizio di dicembre del 2018 era stato annunciato un patto federativo tra il movimento Popolo Partite Iva e Fratelli d'Italia, con tanto di conferenza stampa alla Camera; immediatamente dopo quell'annuncio, sul sito del Ppa era apparso un comunicato in cui si rivendicava la titolarità esclusiva a utilizzare "la dizione 'Popolo partite Iva', inserita in un logo o simbolo a fini elettorali" e, sulla base dell'iscrizione del Ppa nel Registro dei partiti, essa si riservava "ogni azione nei riguardi di coloro che, agendo impropriamente, ci arrecassero nocumento". Toni, questi, che lasciavano trasparire rapporti tesi e la possibile nascita di una causa sulla questione. Eventualità che si è puntualmente verificata, a quanto si è appreso, con un ricorso ex art. 700 del codice di procedura civile da parte di Lino Ricchiuti, presidente dell'associazione movimento politico Popolo Partite Iva, con cui si chiedeva al tribunale di Roma di inibire al Ppa l'uso della dicitura "Popolo Partite Iva": il ricorso era stato presentato il 26 aprile 2019, dopo che Piarulli una ventina di giorni prima aveva depositato al Ministero dell'interno il contrassegno per le elezioni europee, contenente proprio quel riferimento testuale che, secondo Ricchiuti, era illegittimo, ritenendo che solo il suo movimento politico potesse impiegare l'espressione "Popolo Partite Iva". Il 16 ottobre, tuttavia, il Tribunale di Roma ha emesso un'ordinanza con cui ha rigettato il ricorso di Ricchiuti, con relativa condanna alle spese.
Nel provvedimento della giudice Damiana Colla è brevemente ripercorsa la storia del movimento politico Popolo Partite Iva, fondato nel 2015, attivo con continuità da allora, federato - assieme ad altri soggetti - con il Ppa per le sole elezioni del 2018, "senza avere mai autorizzato parte resistente, al di fuori di tale limitato contesto, ad utilizzare il nome Popolo Partite Iva per le elezioni europee e per altre competizioni elettorali e nemmeno su siti internet o pagine Facebook": l'uso reiterato dell'espressione da parte del partito (che ne ha fatto parte del nome) e di Antonio Piarulli, invece, si sarebbe tradotto in un'usurpazione del nome. Diversa, naturalmente, era l'opinione dello stesso Piarulli, il quale aveva prodotto una mail del 6 gennaio 2018 (un paio di settimane prima della presentazione dei contrassegni per le elezioni politiche) con cui Ricchiuti "aveva confermato la sua volontà di aderire, in qualità di Presidente dell'Associazione Popolo Partite Iva, al progetto politico del Ppa senza alcuna limitazione temporale"; ancora Piarulli aveva rivendicato l'uso continuato da parte del Ppa della dicitura "Popolo Partite Iva" in occasioni successive a quelle elezioni, in coerenza con l'art. 10, comma 1, lettera d del proprio statuto ("Tutti i simboli usati nel tempo dal Partito, anche se non più utilizzati, o modificati, o sostituiti, saranno di proprietà del partito") e "con la consapevolezza (e la tolleranza) - così si legge sempre nell'ordinanza - della controparte", che invece avrebbe strumentalmente agito dopo l'accordo con Fdi. 
Ricordato che, a norma dell'art. 700 c.p.c., è possibile ottenere dal giudice i provvedimenti d'urgenza "più idonei ad assicurare provvisoriamente gli effetti della decisione sul merito" solo se la domanda della parte appare fondata (almeno a un esame sommario) e se sul diritto del ricorrente grava un "pregiudizio imminente e irreparabile" dato dai tempi che richiederebbe il processo ordinario a cognizione piena, la giudice nega che esista proprio questo secondo requisito (il cosiddetto periculum in mora). In effetti, come ricordato, il ricorso era stato depositato prima delle elezioni europee, indicando espressamente l'urgenza di non confondere la proposta politica del Ppa e quella del Popolo Partite Iva (federato con altro partito) e, dopo aver rilevato che non c'erano ragioni così gravi per concedere l'inibitoria richiesta senza nemmeno sentire le ragioni della controparte, la giudice aveva fissato una prima udienza con entrambe le parti l'8 maggio; in quella data, però, la notifica al Ppa era risultata viziata e la parte non si era costituita e lo stesso era successo alla successiva udienza del 15 maggio. Quelle successive si sono tenute tutte dopo la data del voto alle europee: già solo per questo, sarebbe venuta meno l'urgenza di provvedere con l'inibitoria non preceduta da una piena cognizione della vicenda.
Per la magistrata, peraltro, non ci sarebbe alcuna urgenza di pronunciare un'inibitoria anche perché, fino al momento del ricorso, Ricchiuti avrebbe mostrato "un contegno tollerante" verso la condotta del Ppa, visto che risultano altre partecipazioni elettorali del partito guidato da Piarulli con la dicitura contesa nel simbolo - presentato anche alle regionali lucane di quest'anno, ma poi la lista non aveva partecipato, probabilmente perché le firme non erano complete  - e non c'erano state reazioni giuridicamente rilevanti da parte del Popolo Partite Iva (in effetti Ricchiuti aveva presentato tra i suoi documenti "una risposta del Piarulli a non meglio precisate rimostranze relative al simbolo del Ppa (contenente la scritta Popolo Partite Iva), per come presentato al Viminale ed ammesso alle elezioni europee", ma non era stato riprodotto il testo della lamentela alla base della risposta e non si precisava chi si era lamentato (dunque non era provato che la doglianza fosse arrivata dal ricorrente). Da ultimo, il fatto stesso che il movimento politico Popolo Partite Iva non fosse un partito e non avesse presentato proprie candidature autonome, essendosi limitato a sostenere Fratelli d'Italia, per la giudice non consentiva di individuare un pregiudizio (imminente e irreparabile) che il soggetto guidato da Ricchiuti avrebbe potuto subire dall'uso del suo nome fatto dal Ppa.
Sarebbero bastate le considerazioni sulla mancanza del periculum in mora a respingere il ricorso, ma la giudice si è voluta esprimere anche sul profilo legato alla fondatezza della domanda, certamente il più rilevante sul piano sostanziale e che avrebbe potuto portare la concessione dell'inibitoria senza nemmeno ascoltare le ragioni del Ppa (inaudita altera parte) se le lamentele del ricorrente fossero apparse fondate. Per la magistrata, però, non c'erano elementi "per ritenere che [...] l'accordo tra le parti relativo all'utilizzo della dicitura in questione nel simbolo del partito resistente fosse di durata temporale limitata alle sole elezioni politiche del marzo del 2018". Sarebbe indizio di una diversa realtà la citata mail del 6 gennaio 2018 con cui Ricchiuti comunicava l'adesione al progetto del Ppa senza alcuna limitazione temporale (e con tanto di bozza di simbolo); né la giudice ha ritenuto che fosse il caso di assumere sommarie informazioni per appurare il carattere temporalmente limitato dell'accordo con il Ppa, essenzialmente sulla base della già citata lunga tolleranza di Ricchiuti circa l'uso pubblico dell'espressione "Popolo Partite Iva" fatto da Piarulli e dal Ppa (e comunque non si sarebbero potute prendere informazioni nelle udienze fissate prima del voto per le europee, visto che la notifica al Ppa era risultata viziata).
Dopo la decisione commentata, dunque, la dicitura "Popolo Partite Iva" resta nel simbolo del Ppa. Resta naturalmente aperta la possibilità di fare accertamenti più approfonditi non tanto sull'uso dell'espressione, ma sulla titolarità del nome: l'ordinanza, infatti, si è espressa, per giunta sulla base di una cognizione sommaria, solo sull'uso della dicitura "Popolo Partite Iva" da parte del Ppa (nel simbolo e al di fuori), senza dire nulla su chi sia titolare del nome; non si dice, dunque (almeno per il momento) che il Ppa sia l'unico titolato a usare quell'espressione, né si dice che non possa impiegarla nella propria attività il soggetto collettivo guidato da Ricchiuti. Un primo stadio della controversia, tuttavia, è stato chiarito e la partecipazione del Ppa con quel simbolo alle elezioni europee - sia pure solo nella circoscrizione Nord-Est - risulta incontestabile, oltre che del tutto regolare. 

domenica 23 dicembre 2018

Ppa, verso le europee a fianco del Popolo partite Iva

Mancano poco più di cinque mesi alle elezioni europee, ma è ancora difficile prevedere quante e quali liste saranno presenti sulla scheda elettorale: il sistema proporzionale sulla carta potrebbe favorire una presenza ampia, ma a ostacolarla di molto e a suggerire aggregazioni e federazioni provvederà la necessità di superare lo sbarramento del 4% e, a monte, l'onere di raccogliere le firme a sostegno delle liste (almeno 30mila in ogni circoscrizione, dovendo essere raccolte per almeno il 10% in ciascuna regione), per lo meno per quei partiti che non risultano esenti in base alla legge elettorale.
La curiosità dei #drogatidipolitica non si limita, ovviamente alle liste maggiori e scontate (M5S, Lega, Fratelli d'Italia, Pd e Forza Italia, con federazioni di vario genere), a quelle già annunciate e non esattamente certe, per le ragioni viste prima (+Europa, Stati Uniti d'Europa) e a quelle probabili anche se non ancora precisate (Svp e ciò che accadrà a sinistra dopo Leu). L'interesse maggiore, probabilmente, è dato dalle formazioni "altre", che non si ha il coraggio di chiamare "minori" perché i loro leader e demiurghi si offenderebbero e perché ai nostri occhi appaiono inesauribili, pronte a rinascere o a evolvere nelle forme più varie possibili. Tra queste ultime va sicuramente annoverato il Ppa - Partito pensiero azione, creatura politica di Antonio Piarulli nata a Torino nel 2004 (ma sorta due anni prima come associazione) e più volte affacciatasi in Parlamento, in corso di legislatura, accanto a partiti che le hanno concesso visibilità (e, incidentalmente, sono così riusciti a costituirsi o a rimanere componenti del gruppo misto alla Camera).
Nel 2014 il simbolo del Ppa non finì nelle bacheche del Ministero dell'interno che contenevano i contrassegni depositati in vista delle elezioni europee; a dire il vero, non è mai stato presente alle consultazioni per il rinnovo del Parlamento europeo, mentre dal 2008 Piarulli si è sempre fatto trovare al Viminale per i depositi che precedevano le elezioni politiche. E se all'inizio la grafica era decisamente spartana e letterale (e a ben guardare si vedevano anche le strisciate d'inchiostro della stampante), con il tempo il simbolo del partito è stato "rinfrescato" e arricchito, per essere più leggibile (anche con il nome intero) e il più possibile al passo con i tempi.
Nel 2013, per dire, la grafica era stata resa decisamente più accattivante, eliminando i punti dalla sigla (ormai caduti in disuso), permettendo di comprendere cosa significasse l'acronimo e dando un tocco dinamico e tridimensionale all'intero contrassegno (grazie al testo in rilievo e a un gioco di luci che rendeva il centro azzurro simile a una semisfera); in più all'interno del cerchio erano state aggiunte le diciture "Partito della gente per la gente" e "Piazza pulita", perfettamente in linea con la richiesta di cambiamento che già allora sembrava in grado di fare breccia nell'elettorato (anche se a beneficiarne in termini di voti e seggi furono, come è noto, altre forze politiche).
Alle elezioni politiche di quest'anno su alcune schede elettorali è finita una nuova versione dell'emblema: confermata la scelta del blu di fondo (tornato scuro come alle origini), il centro del contrassegno è stato arricchito di altri messaggi, a partire dal riferimento al "Popolo partite Iva" che in passato era stato determinante per il consenso di alcuni partiti. C'era anche la "pulce" di Proiezione Italia, altro partito sorto a Torino nel 2017 e guidato da Gabriele Malotti, con l'intento di lavorare su singoli progetti a beneficio del paese (con il sostegno di singoli parlamentari "illuminati"): con quello stesso spirito si era inserito il riferimento alla riprogettazione del paese "valorizzando le nostre ricchezze". 
Da alcune settimane, il simbolo è mutato di nuovo, risultando una semplificazione del logo utilizzato alle ultime politiche (oggettivamente molto, troppo pieno). E' rimasto il riferimento alle partite Iva (al punto tale che il Ppa si riserva di agire in giudizio contro chi tentasse di inserire diciture simili nel proprio emblema); in alto c'è un arco bianco che può contenere qualunque scritta in vista delle europee (a proposito, chissà cosa significava "Mplibertà" utilizzato a marzo...) e nella parte inferiore c'è un nastrino tricolore, dall'andamento sinuoso, che completa i riferimenti nazionali e catch-all all'interno del contrassegno.
Servirà anche questo, probabilmente, per dare visibilità a un movimento nato "per contrastare il falso Bipolarismo e favorire il vero pluralismo, che sia democraticamente rappresentativo", difendere "i principi di matrice cristiana e la dignità di tutti i cittadini" e propagare la convinzione che la politica abbia "un suo proprio nesso se praticata con Spirito di Servizio" e con "l'eleganza sociale di fare un mondo migliore". "Non guerre, ma moderazione, dialogo e concertazione, sono il costrutto della democrazia rappresentativa".
Il partito dal 2017 è iscritto nel Registro dei Partiti costituito a norma del decreto-legge n. 149/2013 (convertito con legge n. 13/2014), dunque rivendica una maggiore stabilità rispetto ad altre forze politiche (e, anche sulla base di questo, aveva chiesto di poter partecipare alle elezioni di marzo senza l'onere di raccogliere le firme). "La sfida di questo progetto - si legge alla fine del programma - è il cambiamento della politica. Le donne e gli uomini liberi che lo condividono e sono disponibili a mettersi insieme, partecipando e assumendo i rischi di questa sfida, possono essere attori protagonisti di una nuova stagione politica del Paese". Una sfida non facile, soprattutto per chi è fuori dal Parlamento; ci vuole ben altro, però, per fermare il progetto di Antonio Piarulli, che a partecipare alle europee con proprie liste sta facendo più di un pensiero.

mercoledì 19 dicembre 2018

"La Politica dei Giovani" con grafica Pdl, ma chi c'è dietro?

Le proposte di candidatura possono arrivare dovunque e in qualunque momento, ma forse non è frequente che arrivino via posta elettronica. Eppure, negli ultimi giorni, a più di un indirizzo è arrivato un curioso messaggio, il cui testo recita così: "Buonasera, la contattiamo perché tra qualche mese ci saranno le Elezioni Europee e le proponiamo di poter presentare la nostra lista con il nostro Simbolo insieme alla sua candidatura". 
Il #drogatodipolitica non può non essere attirato da quella maiuscola che nobilita la parola "simbolo", così la lettura continua, anche per capire chi sia il soggetto proponente: "Da oggi in tutta Italia è iniziata la raccolta delle firme per poter presentare alle prossime Elezioni Europee 2019 le liste del nostro Movimento La Politica dei Giovani". Ecco, il nome del soggetto, presumibilmente della lista, è La Politica dei Giovani (anche qui maiuscole senza risparmio). Di seguito si invita a scaricare i moduli per la raccolta firme e, per i potenziali candidati, per l'accettazione della candidatura "a consigliere del Parlamento europeo" (sic! Forse c'è bisogno di un corso accelerato di diritto costituzionale...) e la dichiarazione di candidabilità.
A quel punto sorge l'interesse a saperne di più, anche perché il famoso "Simbolo" di cui parla la mail nel messaggio non si vede, quindi si va sul sito www.lapoliticadeigiovani.it. Qualche frazione di secondo e scatta subito la sensazione del déjà-vu, inevitabile guardando l'emblema proposto per il partito. Perché il simbolo è quasi la copia carbone di quello del Popolo della libertà, la versione a fondo tutto blu, senza il riferimento a Silvio Berlusconi; unica differenza è il carattere usato, diverso dall'Helvetica adottato a lungo da Cesare Priori.
L'operazione, a prima vista, appare temeraria, innanzitutto perché si propone di rimettere in pista un emblema che era stato accantonato perché non scaldava il cuore, proprio come il partito di riferimento, cioè il Pdl. Ma temeraria anche perché, ovviamente, mai e poi mai quel simbolo potrebbe finire sulle schede: difficilmente il Ministero dell'interno lo ammetterebbe e, in ogni caso, arriverebbe di sicuro una diffida dal Popolo della libertà, quello vero e mai sciolto (sempre perché in Italia sciogliere un partito è difficilissimo, dal punto di vista burocratico e giuridico), magari attraverso il segretario amministrativo nazionale, Salvatore Sciascia, tuttora senatore forzista.
Con queste premesse, viene naturale cercare di capire chi possa celarsi dietro quel sito. Impresa non facilissima perché all'interno gli elementi utili sono pochi e, tra l'altro, non si riesce a sapere nulla sull'organigramma: se si va sulla pagina dedicata al segretario, c'è un messaggio firmato "il Segretario nazionale", ma senza alcun nome all'interno
Cos'altro c'è nel sito? C'è il carrello di un negozio, ma la pagina relativa a quest'ultimo è ancora vuota. E i contenuti del programma? Si legge che è fondato su tre punti (La Rivoluzione necessaria, cioè "accompagnare il nostro Paese nel concreto raggiungimento della sostenibilità e dell’indipendenza"; la tutela del Made in Italy, con l'opposizione ai trattati Ue, Ttip e Ceta; nuovo lavoro e lavori nuovi, per "far crescere l’Italia in termini di produttività, investendo 2 miliardi di euro nel mondo del lavoro e accrescendo la spesa sociale"
Più in generale, nella descrizione del "Chi siamo", si parla di un "movimento politico indipendente, nato con l'obiettivo di ricostruire il paese con una proposta politica nuova: nelle facce, ma soprattutto nelle idee", un soggetto che vuole perseguire il bene del paese con una "proposta politica liberale e popolare, federalista e riformista", chiaramente di centrodestra, con l'idea che quell'area debba ripartire "dai problemi delle persone". Se però viene lo sfizio di cercare se queste frasi in rete siano già state usate altrove, si scopre che sono identiche a quelle già riferite ad Azione politica, movimento abruzzese guidato da Gianluca Zelli (non ci si azzarda a dire quale dei due testi sia più vecchio, facendo il gioco dell'uovo e della gallina, però…). E se si va su Privacy Policy, il testo inserito nel sito sembra il clone di quello già adottato dal sito di Fratelli d'Italia, considerando che è riportato anche l'indirizzo della sede nazionale di Fdi (Piazza Paganica 13, Roma), mentre la sede nazionale dal sito risulta essere a Torino, con tanto di orari di apertura.
E allora, come se ne esce? Se si prova a vedere a chi è intestato il sito, il dominio risulta registrato nel 2010 (in pieno Pdl, effettivamente) da una persona di Torino. Se poi si guarda nelle vecchie versioni del sito salvate in rete, si trova un simbolo ancora diverso, sempre in stile Pdl con l'arcobalenino, ma con la dicitura "Partito unico repubblicano", il riferimento alla destra e, accanto all'Italia blu, la foglia d'edera repubblicana (quanto al testo dello statuto del partito, porta due diverse date, una del 2010 e una del 2012...).
Basta molto meno al #drogatodipolitica per essere divorato dalla curiosità, quindi scatta la ricerca in rete di "La Politica dei Giovani". Una ricerca semplice, che permette di scoprire che la stessa formula, con la variante della pubblicazione dell'annuncio su portali, era stata utilizzata in passato per altre competizioni elettorali. E nell'articolo di RivieraTime dedicato all'annuncio relativo al comune di Sanremo, si legge che "La Politica dei Giovani è un’associazione nata di recente. Un elemento attrattivo per avvicinare i giovani alla politica partecipata". Più che le parole, però, conta chi le pronuncia, vale a dire Antonio Piarulli, ossia il fondatore e segretario nazionale del Ppa-Partito Pensiero Azione. Queste parole sono riportate subito dopo la frase "Abbiamo contattato gli autori dell'annuncio": si deve dunque pensare che La Politica dei Giovani sia legata a Piarulli e al Ppa? Al momento non è dato saperne di più, anche perché i moduli per le candidature riportano il logo della PdG, mentre il Ppa ha altre mire, probabilmente più ambiziose. Questa, però, è un'altra storia, da raccontare a parte.

martedì 2 agosto 2016

Partito pensiero e azione, a volte ritornano (in Parlamento)

7 giugno 2016: non una data storica, forse, ma che i veri drogati di politica (© Livio Ricciardelli) dovrebbero segnarsi sui loro calendari. Da quel giorno alla Camera è ufficialmente rappresentato il Ppa, acronimo di Partito pensiero e azione: il nome appare come etichetta di una componente del gruppo misto, il cui nome preciso è "Movimento Ppa - Moderati". La tentazione sarebbe quella di ricollegare il secondo gruppo ai Moderati di Giacomo Portas - anche in base ai collegamenti suggeriti da certe notizie presenti in rete - ma la smentisce in profondo Antonio Piarulli, fondatore e leader del movimento politico: "la componente parlamentare - precisa - è stata costituita su mandato conferito da me ai quei parlamentari, non ad altri, mentre Portas appartiene a un altro gruppo".  
In realtà, si tratta di un ritorno: già il 18 gennaio 2012, infatti, il Ppa aveva provato l'ebbrezza di affacciarsi sempre a Montecitorio e sempre all'interno di una componente del misto, affiancato in quel caso a Grande Sud di Gianfranco Miccichè, non a caso parte di quella compagine parlamentare; partita di nove componenti, la brigata è poi arrivata a dieci unità e così è stato fino a fine legislatura. Nonostante ciò, tanto nel 2012 quanto oggi, allo sbarco del Ppa in Parlamento, anche i notisti politici più scafati, interrogati su quale partito fosse e chi lo rappresentasse, sapevano e sanno dire ben poco; i più preparati, al più, sanno che quel progetto politico era legato proprio a Piarulli - "dottore in scienze politiche, potentino, classe 1961", annotava Cesare Maffi di Italia Oggi all'inizio di giugno - ma si fermavano lì. 
La storia, per sicurezza, ce la facciamo raccontare dallo stesso Piarulli, contattato apposta per capire qualcosa di più: "Ppa - spiega - nasce nel 2002 come associazione di amici e professionisti; nel febbraio 2004 divenne un vero movimento politico, con il quale io mi candidai come presidente della provincia di Torino in quello stesso anno. Ripetei la stessa esperienza nel 2009, l'anno prima però presentai il mio simbolo alle elezioni politiche, io ero il capo della forza politica e presentai una lista nella sola circoscrizione Piemonte 1; nel 2013 ho fatto altrettanto, presentando la lista in quel caso nella circoscrizione Piemonte 2". 
Cosa aveva spinto Piarulli e i suoi amici a creare il partito? "Avevamo un elemento programmatico fondamentale, che abbiamo mantenuto: tentare di frapporci all'azione pervasiva del sistema politico che mirava a fare fuori il pluralismo democratico. La nostra battaglia continua ancora oggi, andiamo avanti finché possiamo". E se non vi sembra abbastanza chiaro, date uno sguardo al blog di Piarulli (che pure è fermo da tre anni) e scoprirete che Ppa "si rivolge a tutti coloro che avvertono l’esigenza di un impegno nel solco delle tradizioni ispirate ai valori della democrazia, della libertà e della solidarietà, con l’ambizione di tradurre la crescita dell’economia in progresso e giustizia per tutti, senza esclusione per una comunità nazionale più equa, più ricca e più libera".
Un progetto simile cercò di farsi strada con un simbolo davvero minimal: la sigla (addirittura puntata, come non si vedeva dai tempi del Pci) in font bastoni bianca, su fondo blu e con il motto "libertà è partecipazione". "E' vero, scegliemmo un emblema di basso profilo - ammette oggi Piarulli - perché non intendevamo lanciare la nuova sigla, ma il contenuto delle nostre idee: volevamo, insomma, che la gente leggesse il nostro progetto, senza fermarsi a un simbolo artefatto. Nel nome, del resto, c'era il cuore del nostro disegno: 'Libertà è partecipazione' è chiaramente ispirato alla canzone di Giorgio Gaber, mentre 'Pensiero e azione' è palesemente debitore di Mazzini, l'ispirazione ce l'ha data lui". Nel 2004, 2008 e 2009, in effetti, il simbolo è rimasto immutato; nelle bacheche del Viminale nel 2013, tuttavia, è finita una versione rinnovata, con un restyling che ha almeno in parte esplicitato il nome del partito, ha inserito le scritte "Partito della gente per la gente" e "piazza pulita" e, graficamente, ha dato un po' di colore e tridimensionalità al marchio elettorale. 
Nel 2004, a dire il vero, c'era stato l'esordio elettorale "in proprio" di Piarulli, ma per la sua prima candidatura occorre andare indietro di tre anni: "In effetti ero stato candidato alla Camera nel 2001 - ricorda ora - perché Democrazia europea, il partito fondato da Sergio D'Antoni, mi volle candidare nel collegio uninominale Torino 5. Il tutto si svolse in circostanze incredibili: capitai a un comizio in cui parlavano Giulio Andreotti e Pippo Baudo e loro dissero 'qui c'è il dottor Piarulli che sarà nostro candidato in Piemonte!'... ero arrivato lì come uditore e me ne andai in un'altra veste!".