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venerdì 19 giugno 2015

L'invasione simbolica di Albano Laziale (2)

D'accordo, chi arriva al ballottaggio merita attenzione, ma i due sfidanti non possono essere gli unici a finire sotto i riflettori: a spulciare tra i concorrenti rimasti esclusi dal secondo turno delle elezioni comunali di Albano Laziale si trovano grafiche stimolanti, anche solo per un commento, un apprezzamento e un sorriso (magari con retrogusto beffardo).
Come si è visto la volta scorsa, i partiti nazionali si erano sparpagliati a sostegno di diversi candidati, senza ricostruire apparentamenti in essere a livello nazionale. Il Nuovo Centrodestra, per esempio, aveva scelto di sostenere il proprio candidato sindaco, Fabio Ginestra, sostituendo il suo nome a quello di Alfano nel simbolo. Ovviamente a suo sostegno era presente il simbolo di una "lista personale", Fabio Ginestra sindaco, esclusivamente cromatico-testuale; i colori però non sono quelli di Albano (giallo e rosso, praticamente come Roma), ma il giallo e il blu, rendendo l'emblema più simile alla lista Tosi a Verona di quanto ci si possa aspettare da un aspirante primo cittadino albanense.
A suo sostegno, peraltro, Ginestra aveva anche la lista del Movimento civico popolare, un lista da lui definita civica (senza sapere, forse, che quelle parole - insieme a "responsabile" - erano state utilizzate da Scelta civica a suo tempo per lanciare la propria campagna elettorale per le elezioni politiche). Il simbolo è tricolore, nel senso che al bianco del fondo unisce il rosso di un arco in cielo e il verde di tre forme arcuate e irregolari, a metà tra la strada, le gradinate di un emiciclo e una semplice stilizzazione del terreno. A conti fatti, questo è stato il contrassegno più votato della coalizione: l'unico a superare l'1%, comunque lontanissimo dalla possibilità di entrare in consiglio.
Niente da dire, al solito, sul MoVimento 5 Stelle, che a sostegno di Federica Nobilio ha schierato il simbolo noto a tutti, registrato come marchio e presente in Parlamento: ha raccolto più del 10% (quasi cinque volte la percentuale della Lista CiVica delle precedenti amministrative) e stavolta ha ottenuto un eletto. Fuori dal consiglio invece Forza nuova (candidato sindaco Matteo Stella, fermo intorno allo 0,5%) e Rigenerare la democrazia - PpE, che candidava a primo cittadino Marcello Di Rollo: il movimento, nato ad Ariccia il 2 giugno 2013 (soprattutto, si legge in rete, da soggetti provenienti da Udc e Scelta civica), si è fregiato delle stelle d'Europa e di varie sagome popolari in giallo, ma ha convinto meno di 250 elettori di Albano.
Non è andata meglio, in realtà, a Simone Carabella, candidato sindaco sostenuto da due liste che - secondo i media locali - poteva avere il suo bacino elettorale in area Pd: quello in fondo era stato il suo partito alle elezioni cinque anni prima. Lui poi ne è fuoriuscito, continuando la sua battaglia contro la discarica di Albano e le barriere architettoniche. Il tutto è condensato, ad esempio, nella "lista di scopo" che assume quelle lotte come punto centrale del contrassegno, anche se leggerle è difficile: sono scritte in bianco (Italic e graziato, per giunta) su fondo azzurrino. Impossibile poi decrittare la provenienza Pd, visto che la struttura del logo fa molto centrodestra, stile Alleanza di centro by Pionati.
Obiettivamente più leggibile era l'altro contrassegno messo in campo da Carabella, che sembra quasi un programma politico: Nè destra nè sinistra - Amo Albano (con gli accenti sbagliati, come si vede). Protagonista del simbolo, decisamente scarno, è il tricolore centrale, che divide la scena con le scritte più "importanti", ossia "Amo Albano" e "Carabella". Il "nè destra nè sinistra" (che sembra quello cantato a suo tempo da Celentano su testo di Fossati), peraltro, è andato un po' in ombra al ballottaggio, quando proprio questa lista si è apparentata con Benedetti, al fianco di simboli dichiaratamente di centrodestra: col senno di poi, tocca solo prenderne atto.
Un consigliere è riuscito invece ad acchiapparlo Noi con Salvini, unica lista a segno della coalizione a sostegno di Marco Silvestroni, già candidato per il centrodestra nel 2010, sconfitto da Marini (in coalizione in realtà c'era pure Fratelli d'Italia, ma al secondo turno, come si è visto, ha appoggiato Benedetti). Tutta nuova la compagine di simboli locali, rispetto a quella del turno precedente, con la sola eccezione del Cigno, lista civica nata una quindicina di anni fa e alle scorse elezioni schierata con Marini; stavolta ha scelto di fare parte della compagine di Silvestroni, mantenendo l'emblema del volatile bianco su fondo giallo, con corona stellata blu. Il numero di voti, però, si è ridotto di molto (da 857 a 280).
Allo stesso raggruppamento di civiche fanno riferimento due altri simboli locali, la Lista Albano (che riprende l'immagine del sepolcro degli Orazi e dei Curiazi) e la lista Pavona, con il nome della frazione e il disegno stilizzato di un pavone, per richiamare la leggenda in base alla quale in zona Laghetto ci fosse una colonia di pavoni stanziali. Il carattere usato e la fascia tricolore danno l'idea della concezione congiunta delle liste; nessuna delle due, peraltro, ha superato l'1%
Molto coreografica e a suo modo originale, da ultimo, la coalizione a sostegno di Giorgio Battistelli, musicista e fondatore di FabricAlbano, che alla fine è riuscito a entrare in consiglio. Paradossalmente, il contrassegno meno interessante è stato quello più votato, quello della "lista personale" di Battistelli, Lista Giorgio Battistelli Sindaco: tutto scritto (in bianco e blu) su fondo arancione, senza alcun rimando grafico. Unica particolarità che merita di essere segnalata, la grafia di "SiNDACO", con la seconda parte in blu, evidenziando solo il "Si" bianco della prima parte, come se fosse la richiesta di un consenso all'elettore... e pazienza se per quel "Sì" manca l'accento.
Negli altri simboli, in qualche modo, si può dire che prevale la persona, o per lo meno la sua citazione. Basta vedere quante sagome variopinte sono presenti nei contrassegni di Fare Pavona - Cecchina (lista rivolta soprattutto alle due frazioni più grandi di Albano) e di Albano Bene Comune, che nel nome ricalca quello di molte liste sorte in area sinistra (o, per lo meno, di centrosinistra) negli ultimi anni.
Lo stesso può dirsi per altre "presenze umane", come le due persone stilizzate della lista Libertà è partecipazione (con "azione" evidenziato in blu), che nel darsi la mano disegnano il profilo di una casa (e chissà se la circonferenza arcobaleno, unita al fatto che la grafica non mostra il "sesso" delle figure stilizzate, non significasse qualcosa...), o come la mano che ha contraddistinto FabricAlbano.
Chiude la parata simbolica (di Battistelli e dell'intera Albano) il contrassegno di Centrosinistra è dei cittadini, forse uno di quelli più curati graficamente: equilibrato nella copertura degli spazi, nella scelta delle font (uno è lo stesso usato dal Movimento Aurora, schierato con Marini, ma in effetti sta meglio in questo emblema) e in generale nella resa grafica. Carina la stilizzazione in alto del profilo del sepolcro degli Orazi e dei Curiazi, ma non può sfuggire che l'accento della "è" somiglia in tutto a una foglia di ulivo. Non è proprio quella del contrassegno disegnato al tempo da Andrea Rauch, ma il riferimento c'è tutto, quasi a instillare un dubbio nell'elettore: dove sta il vero centrosinistra? Non a caso, la lista ha raccolto oltre il 3% e certamente ha contribuito all'elezione in consiglio di Battistelli

lunedì 15 giugno 2015

L'invasione simbolica di Albano Laziale (1)

Della piazza elettorale di Albano Laziale si era già parlato alcune settimane fa, quando era scoppiata una disputa su chi avesse titolo per utilizzare il simbolo della lista Tsipras (l'Altra Albano). Ora che si è chiuso anche il ballottaggio, che ha visto la riconferma di Nicola Marini come sindaco della città, si può passare in rassegna l'intera fauna emblematica che si è affrontata sulle schede: difficile parlarne in termini diversi, visto che in quel rettangolo di carta - per lo meno al primo turno - si sono affollati ben 34 contrassegni.
Della coalizione a sostegno del sindaco uscente e confermato, ovviamente, non interessano tanto i simboli ufficiali (come quelli di Pd, Sel, Psi e Centro democratico; dentro, peraltro, ci si mette anche quello del cartello Sinistra, contenente le "pulci" di Rifondazione e del Pcd'I, oltre che dell'Altra Albano); l'attenzione, piuttosto, cade su altri segni grafici. Innanzitutto su quello di Insieme con Nicola Marini sindaco, basato essenzialmente sulla silhouette dei monumenti principali della città: si vedono i coni del sepolcro "degli Orazi e dei Curiazi", la torre della chiesa di san Pietro e (probabilmente) la cattedrale, tutto tinto di blu scuro per la lista "personale" di Marini. Con il 6%, se non altro, due seggi li ha portati a casa.
Lo stesso risultato finale, in termini di consiglieri ottenuti, anche se con numeri più ridotti (4,65%), lo ha strappato la Lista riformista, legata a quel Patto tra cittadini che aveva riunito varie liste civiche nell'area dei Castelli romani. Il nome di quest'associazione sta in basso, in un segmento con sfondo tricolore; per il resto, il contrassegno è dominato dal colore arancione (non lo si vedeva così dai tempi del Partito umanista, forse) e dalle iniziali bianche del nome della lista, proposte in font Franklin Gothic, stile black e italic. Graficamente, è facile ammetterlo, il risultato non è dei migliori, ma alla fine qualche risultato è arrivato (ed è sparita la fascia blu con le stelle vista alle scorse elezioni, quando LR significava "Liberali riformisti" e questi erano schierati con il centrodestra).
Un seggio alla fine è arrivato anche per la lista Sinistra, a dispetto delle polemiche sulla "pulce" del progetto Tsipras. Molto meno fortunata invece (neanche un consigliere eletto) l'ultima lista non partitica della coalizione vicina a Marini, il Movimento Aurora per i Castelli Romani. I colori che, sfumati, tingono la parte superiore del cerchio (segnata da vari archi bianchi come fosse un arcobaleno stilizzato) potevano volendo rimandare all'aurora, mentre convinceva meno la parte inferiore, con quel carattere di gusto antico che però appariva poco adatto a quello spazio. Questo, però, era niente in confronto alle polemiche politiche legate alla collocazione ritenuta non proprio fermissima del Movimento, proprio all'interno dell'area dei Castelli: così almeno appare, leggendo alcuni giornali online.
Anche il principale sfidante di Marini, Gino Benedetti, ha potuto contare su una pletora nutrita di liste a suo sostegno (allargatasi in occasione del ballottaggio); in questo caso, tuttavia, i raggruppamenti che hanno scelto di non adottare emblemi di partito sono stati molto più numerosi rispetto ai gruppi contrassegnati da emblemi noti ai più. L'unico simbolo nazionale presente fin dall'inizio era quello di Forza Italia, cui poi si è aggiunto al secondo turno quello di Fratelli d'Italia, con il cognome della Meloni riprodotto al centro, a caratteri cubitali: impossibile non notarlo, anche per chi portava gli occhiali (e anche stavolta graficamente la scelta non è stata felice, ma pazienza...).
A dire il vero, almeno un altro emblema decentemente noto c'era: quello di Reazione civica, con il suo tricolore "a gesso" su fondo rosso. Per chi ha buona memoria, in effetti, quello è stato il tratto grafico distintivo della Lista Polverini alle regionali del 2010 e che poi è passato alla sua fondazione "Città nuove", nata nel 2012 ed è stato utilizzato nei mesi successivi anche da varie liste "civiche", non si sa quanto collegate alla fondazione stessa. Stavolta la scia tricolore era un po' defilata, in basso leggermente a destra; in compenso, non si può dire che gli elementi testuali del contrassegno abbiano "coperto" lo spazio disponibile in modo adeguato ed equilibrato (e alla fine il simbolo è stato il meno votato di tutti).
Colpisce poi quella che ha tutta l'aria di sembrare la lista personale di Benedetti, che non aveva nemmeno un nome, visto che l'unico presente nel contrassegno era il suo. E' vero, nel contrassegno erano presenti anche due delle frazioni di Albano (Cecchina e Pavona), quasi a voler sottolineare l'impegno anche per quei territori, ma risultava molto più evidente il cuore dal contorno tricolore e curiosamente tridimensionale che circondava il cognome del candidato sindaco. All'interno, nella punta bassa del cuore, chi aveva buona vista poteva scorgere le sagome dei musi di un gatto e un cane, non litiganti ma tranquilli: il fatto che Benedetti fosse un veterinario ben noto certamente c'entrava qualcosa (alla fine però niente consiglieri per la lista).
Al fianco di Benedetti c'era anche un simbolo già visto in precedenza, quello della Rete dei cittadini, già rappresentata in consiglio comunale da Adriano Venditti (in precedenza a sostegno di Marini). Nessuno ha utilizzato il concetto di "rete" sul contrassegno, che si presentava invece come tricolore, unendo il bianco delle scritte (e della corona di contorno), il rosso del fondo centrale e il verde di un piccolo elemento vegetale, a metà tra il quadrifoglio e le quattro foglie separate. La font scelta per la parola "Rete" in effetti sembra quella di un marchio vero e proprio (il "ricciolo" della R rimanda a quello della Paluani), ma tutto sommato la scelta complessiva non è sgradevole, sembrando piuttosto equilibrata.
Tra le liste a sostegno di Benedetti, anche quella che all'interno portava il nome del suo capolista, il consigliere uscente Nabil Cassabgi, al centro delle polemiche per essere stato eletto nel 2010 con il centrosinistra, mentre questa volta lo schieramento era opposto. Limitandoci a valutare il simbolo di Solidarietà trasparenza legalità, lo si può inquadrare nella categoria dei contrassegni quadricolori, che accostano alle tinte della bandiera (in forma di arcobaleno) l'azzurro o - come qui - il blu, nel tentativo di rivolgersi a tutto l'elettorato. Al centro si stagliava anche il disegno di una colomba in volo, ma il suo tratto stilizzato, assieme all'uso di sole lettere maiuscole con font poco funzionali a quell'impiego, dava al contrassegno un'aria naif che non ha aiutato a renderlo gradevole.
Da segnalare poi la lista legata a Marco Mattei, già sindaco di Albano e poi assessore regionale per il centrodestra, sebbene lui stesso non fosse candidato (e si fosse parlato di una sua possibile nuova candidatura a primo cittadino). Eppure il suo nome era molto più evidente di quello di Benedetti sull'emblema di Area democratica, mentre sul fondo, nascoste da un velo grigio e contornate da un arco tricolore, emergono una croce rossa e quello che pare il fregio della pavimentazione del Campidoglio a Roma. Il simbolo probabilmente è risalente (purtroppo non è possibile trovare in rete quello già usato nel 2005), quindi è più difficile valutare la resa grafica delle soluzioni adottate, anche se la parte inferiore sulla scheda è stata difficile da leggere.
Resta da vedere, per ultimo, il contrassegno del Patto popolare, occupato nel semicerchio inferiore da un pienissimo colore blu (scritte bianche a parte), mentre nella parte superiore le stelle europee circondavano un piccolo tricolore, non si capisce bene come rappresentato. Si trattava della lista legata a Marco Moresco, consigliere uscente dell'Udc (che nel 2010 aveva sostenuto Marini) e che questa volta ha scelto l'altro schieramento andato al ballottaggio; CastelliNews ha scritto che i membri che facevano capo alla lista Udc "si sono spalmati in vari partiti, per cui si comprende la scelta di non utilizzare il simbolo nazionale. Non per questo, naturalmente, si può dire che quello adottato sia particolarmente felice... 

martedì 17 marzo 2015

Ad Albano, sui colli, si litiga per un cerchio rosso

Anche la lotta politica, la scaramuccia, in fondo ha una sua liturgia. Le campagne elettorali, a ben guardare, sono fatte apposta per dirsele (e possibilmente non darsele) di santa ragione per una trentina di giorni, poi si deposita la scheda nell'urna, ci si calma un po' – vincitori e vinti hanno pur sempre bisogno di ricaricare le batterie – e poi si è pronti per ripartire daccapo, stavolta centellinando un po' le forze, visto che bisognerebbe resistere per cinque anni. Ma c'è chi non si tira indietro se si tratta di scontrarsi anche prima che la campagna elettorale inizi sul serio: si può litigare per tutto, anche per un cerchio rosso.
Già, perché a quanto pare proprio un piccolo tondino rosso con la scritta "L'altra Albano", una forma che sulla scheda potrebbe arrivare addirittura a sette millimetri di diametro, è l'oggetto del contendere nell'area sinistra di Albano Laziale, comune dei Castelli romani che si prepara al voto di fine maggio. Sono passati giusto pochi giorni dalla presentazione dell'emblema della lista che vede l'impegno di un collettivo di cittadini, di Rifondazione comunista e del Partito comunista d'Italia – una delle prime uscite elettorali dell'evoluzione del Pdci, tra l'altro, al punto che vedere il simbolo sulla scheda fa una certa impresione. 
Pochi giorni, si diceva, in cui chiunque avrebbe potuto soffermarsi un po' sulla parola "Sinistra", scritta in rosso con caratteri a prova di ipovedente ("Abbiamo convenuto – hanno spiegato dalla lista – sulla necessità di porsi in opposizione a qualsiasi forma o espressione di fascismo, razzismo, sessismo. Volendo rappresentare sinteticamente tutto ciò agli elettori con un nome non si è trovato termine più adatto che la parola SINISTRA") o, al limite, ironizzare su una curiosa fascetta tricolore, che non fosse stato per la forma la si sarebbe potuta trovare tranquillamente in un simbolo destrorso o similberlusconiano. Invece no, si litiga per una "pulce", molto più rossa che nera.
Il fuoco l'ha aperto il segretario cittadino di Sel, Marcello Scarponi: "Con grande rammarico abbiamo constatato che sono stati impropriamente usati il simbolo e lo slogan utilizzati alle elezioni europee dalla lista L’altra Europa con Tsipras. Riteniamo questo un grave errore politico. Nonostante i tanti inviti da Noi rivolti ai dirigenti locali del Prc per correttamente discutere su come impostare anche la questione dei simboli al fine di consolidare ciò che ci unisce, si è coscientemente voluto rimarcare la distinzione-separazione". Sel rivendica di avere sempre visto il comitato Tsipras "come sede possibile per la ripresa di una elaborazione strategica tesa a contrastare efficacemente le gravi conseguenze della ristrutturazione capitalistica", ricorda che il Pcdi "si era apertamente schierato contro l’esperienza de l’Altra Europa" e nota che il Comitato Albano per Tsipras "per le diverse sensibilità ed anime di cui è composto, ha deciso di non dare appoggio ad alcuna lista alla prossima tornata elettorale amministrativa". Anche questa lista dovrebbe essere parte del centrosinistra, per cui il messaggio è chiaro: il consenso non va conquistato "a danno dei propri alleati".
Manco a dirlo, il Pcdi non è stato a guardare e ha risposto con il suo responsabile, Maurizio Aversa: "Dai giornali online, e sulla pagina personale di un social, Marco Calzavara, pontifica a nome del Comitato di Albano per Tsipras con un 'comunicato ufficiale'. Citando, fuori luogo, il nostro partito. Per dire al Partito Comunista d’Italia cosa? Che anche la nostra lista contiene un cerchio rosso. E’ uno scherzo? Questo signore, che non sappiamo in che veste parli emettendo comunicati, pensa davvero che un cerchio rosso possa essere di suo appannaggio? Neanche fosse il Punt e Mes! Oppure vuol contestare che i non iscritti né al Prc né al PCdI che sono in lista con noi, non abbiano il diritto di autodefinirsi 'Altra Albano'? E’ di nuovo uno scherzo, oppure è roba da psicanalisi? Faccia un favore ai cittadini di Albano, questo signore, lasci stare l’anticomunismo e non ci rompa le scatole".
Potrebbe finire qui, e magari finirà davvero; l'alternativa è che qualcuno voglia fare il birichino e piantare grane in sede di deposito della documentazione. Forse qualcuno lo farà davvero, forse non avrà tempo e voglia da impiegare in tutto questo. Nel frattempo i giornali e i siti ne hanno parlato, qualcuno si sarà fatto due risate e i più giovani, magari, per capirci qualcosa si sono messi a cercare su internet. Per sapere cosa sia il Punt e Mes, ovvio.