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martedì 26 marzo 2024

Pace Terra Dignità, i Verdi-Grüne-Vërc diffidano Santoro per la colomba

Si era rivelato non proprio semplice, fin dai suoi primi passi, il cammino verso le elezioni europee della lista Pace Terra Dignità, promossa da Michele Santoro, Raniero La Valle e Benedetta Sabene e co-partecipata da varie forze politiche, a iniziare dal Partito della Rifondazione comunista: prima il problema dello sbarramento, poi la grana improvvisa delle firme da raccogliere, ora anche - a quanto si apprende in esclusiva - il simbolo contestato, con la possibilità che sia messo in dubbio il lavoro fatto sin qui.
Se in origine infatti l'ostacolo principale era rappresentato dalla necessità di raggiungere il 4% dei voti per superare lo sbarramento imposto dalla legge (un problema, in realtà, comune a tutte le forze politiche medio-piccole, a prescindere dalla forza dimostrata in passato), alla metà di febbraio si era materializzato uno scoglio imprevisto e molto insidioso, a causa dell'emendamento "strozza esenzioni", presentato da quattro senatori di Fratelli d'Italia nell'iter di conversione del "decreto elezioni 2024", che avrebbe imposto di raccogliere in pochissimo tempo oltre 150mila firme, dovendone ottenere almeno 3mila in ogni regione. 
La riformulazione dell'emendamento, pur allentando un po' la stretta, ha continuato a non permettere più l'esenzione alle liste che, pur non avendo eletto europarlamentari in occasione del voto precedente, avessero potuto vantare un collegamento con un partito politico europeo rappresentato a Strasburgo (collegamento che, in questo caso, sarebbe stato assicurato proprio dal Prc, in virtù della sua adesione al Partito della Sinistra Europea). La modifica alla legge elettorale europea, com'è noto, è stata approvata (il 13 marzo al Senato, il 21 marzo alla Camera), ma contestualmente è stata introdotta anche una norma una tantum, che soltanto per le elezioni europee del 2024 ha dimezzato le firme necessarie (almeno 75mila totali, almeno 1500 in ogni regione): l'obiettivo, in tempi di partecipazione popolare ridotta e difficile, resta pur sempre arduo, ma l'asticella per questa volta si è abbassata, rendendo leggermente meno grave il cambiamento delle regole a gioco praticamente iniziato.
Tra le liste in preparazione che hanno visto di nuovo alla loro portata la possibilità di concorrere alle elezioni europee grazie a una raccolta firme meno severa - oltre a Democrazia sovrana popolare, Insieme liberi e altre forze politiche - c'è ovviamente Pace Terra Dignità. Oggi, però, è comparso un ulteriore problema, potenzialmente rischioso perché - nell'ipotesi peggiore, ma per niente scontata - potrebbe mettere in dubbio anche gli sforzi fatti sin qui per raccogliere le sottoscrizioni. Perché il problema riguarderebbe il simbolo, anzi, il contenuto del contrassegno scelto per la lista, contestato dal Verdi del Sudtirolo / Verdi-Grüne-Vërc.
I co-portavoce della forza politica, Elide Mussner e Luca Bertolini, quest'ultimo anche quale legale rappresentante, si sono infatti rivolti a un avvocato per tutelare gli interessi del partito: il giurista proprio oggi ha inviato una lettera di diffida a Michele Santoro (quale promotore "politico") e al Partito della Rifondazione comunista (quale soggetto politico aderente al progetto), lamentando la violazione (preventiva) delle norme elettorali in materia di contrassegni.
La diffida, che questo sito ha potuto visionare in esclusiva, prende atto della raccolta firme in corso e della descrizione del contrassegno della lista Pace Terra Dignità: "Cerchio di colore rosso tizianesco, recante al suo interno: - al centro, bozzetto di colomba di color bianco che porta sul becco ramo d’ulivo di color verde. - in basso, scritta di color bianco PACE TERRA DIGNITA' in carattere stampatello maiuscolo". Allo stesso tempo, la lettera segnala che "il Partito Verdi del Sudtirolo/Alto Adige - Grüne Südtirols - Verdi-Grüne-Verc, già dal 2014 [...] risulta iscritto nel registro dei partiti politici riconosciuti ai sensi del decreto-legge 149/2013" e che il suo statuto registrato, all'art. 2, descrive così il simbolo del partito: "una colomba della pace bianca su fondo verde contornata dalla scritta 'VERDI GRÜNE VËRC'".
Un confronto tra il simbolo storico dei Verdi-Grüne-Verc e il potenziale contrassegno della lista Pace Terra Dignità, secondo il legale cui i Verdi del Sudtirolo si sono rivolti, mostrerebbe "ictu oculi che quest'ultimo viola palesemente le disposizioni dell'art. 14 D.P.R. 30/03/1957, n. 361", cioè la disposizione che regola il deposito e l'ammissione dei contrassegni per l'elezione della Camera e che si applica esplicitamente anche alle elezioni europee. Il comma 3 dispone: "Non è ammessa lapresentazione di contrassegni [...] identici o confondibili con quelli presentati in precedenza ovvero con quelli riproducentisimboli elementi e diciture, o solo alcuni di essi, usati tradizionalmente da altri partiti", mentre il comma 4 (introdotto nel 1993 dalla "legge Mattarella" e modificato nel 2005, come il comma precedente, dalla "legge Calderoli") precisa che "costituiscono elementi di confondibilità, congiuntamente od isolatamente considerati, oltre alla rappresentazione grafica e cromatica generale, i simboli riprodotti, i singoli dati grafici, le espressioni letterali, nonché le parole o le effigi costituenti elementi di qualificazione degli orientamenti o finalità politiche connesse al partito o alla forza politica di riferimento anche se in diversa composizione o rappresentazione grafica".
Sulla base delle disposizioni sopra citate, la diffida invita i promotori della lista "a non utilizzare il contrassegno da Voi fino ad ora utilizzato - né per raccolte di firme, né per una successiva partecipazione a elezioni a qualsiasi livello - in quanto evidentemente confondibile con il simbolo storicamente utilizzato dai Verdi-Grüne-Verc in precedenti elezioni"; il partito si è anche riservato di proporre "formale opposizione a ogni deposito presso il Ministero dell’interno di un simbolo graficamente confondibile con quello dal partito fino ad ora utilizzato".
Chi segue questo sito potrà facilmente verificare che nell'articolo di febbraio in cui si era presentato il progetto di lista (a firma di Marco Chiumarulo) era stato già messo in luce l'uso precedente del tema grafico "colomba della pace", proprio con riferimento al simbolo ormai consolidato dei Verdi del Sudtirolo: si può ora riconoscere senza alcun problema che quel gruppo politico opera - come il suo sito internet indica - dal 1979, anche se il partito come soggetto giuridico è stato fondato nel 1996; certamente precedente rispetto a quella data è l'uso di una colomba mutuata direttamente dalla "colomba blu" di Picasso ma senza il rametto d'ulivo nel becco - così la si vede in due contrassegni depositati dai Verdi nel 1992 al Viminale e non ammessi - e in seguito leggermente ridisegnata (ma davvero poco).
Non si mette di certo in dubbio l'uso della colomba da parte della lista di Santoro e La Valle, né la comune ispirazione a creazioni di Picasso (anche se in effetti in origine il disegno di ispirazione era un altro e non risulta che in passato siano state poste obiezioni dai Verdi del Sudtirolo); è vero anche che il disegno della colomba di Pace Terra Dignità - comunque diverso rispetto a quello adottato dai Verdi-Grüne-Verc, nella forma del corpo e delle ali e per la presenza del ramo d'ulivo - è centrale all'interno del contrassegno come lo è nel simbolo sudtirolese. Bisogna però anche notare che l'uso del simbolo dei Verdi-Grüne-Verc, pur certamente consolidato, è limitato al territorio della provincia di Bolzano; l'inserimento del partito dei Verdi del Sudtirolo nel registro dei partiti politici (con il simbolo incluso nello statuto) è sicuramente un segno di stabilità e un mezzo di maggiore notorietà, ma non esclude in pieno le altre forze politiche dall'uso dello stesso tema grafico.
Quest'ultima questione, tra l'altro, è ben nota a Rifondazione comunista, che dall'autunno del 1998 ingaggiò una vera e propria battaglia con il Partito dei comunisti italiani di Oliviero Diliberto e Armando Cossutta
, lamentando la somiglianza del simbolo del neonato Pdci (con doppia bandiera falce-martello e tricolore, senza aste, su fondo bianco) con quello del Prc (che aveva solo la bandiera rossa con falce e martello, senza tricolore e con asta, ma sempre su fondo bianco). Alle amministrative del 1998 alcune commissioni negarono la confondibilità, altre la riconobbero e chiesero ai cossuttiani di ritoccare il contrassegno; nel 1999 il Viminale ammise entrambi i simboli, ma l'Ufficio elettorale nazionale per il Parlamento europeo riconobbe che la presenza di segni simili con scritte nere su fondo bianco potesse creare confusione, per cui invitò il Pdci a modificare quegli elementi, non invece la bandiera con falce e martello. La modifica fu fatta (scritte bianche su fondo blu, poi scritte blu su fondo azzurro) e da lì in avanti tutte le opposizioni presentate da Rifondazione comunista furono respinte.
Quanto alla colomba, bisogna ricordare che nel corso degli anni vari partiti hanno adottato rappresentazioni di quel volatile come simbolo
, a partire dal Movimento per l'autonomia (con i suoi vari nomi utilizzati nel corso del tempo), così come ricorre spesso in varie liste presenti alle elezioni amministrative: non è dato sapere se i Verdi del Sudtirolo si siano lamentati con queste forze politiche per l'uso della colomba, ma è facile riscontrare l'impiego continuato e diffuso di quel simbolo, anche perché non sono stati certo i Verdi-Grüne-Verc a coniare l'uso della colomba per riferirsi alla pace.  
La legge, insomma, non prevede un'esclusiva sul tema grafico (sul significato, in termini semiotici), ma sullo specifico disegno utilizzato (sul significante), così come richiede che la confondibilità non sia creata dal contesto visivo (dunque dai colori dello sfondo, dalle scritte...). A fronte di un elemento non irrilevante di somiglianza, quindi, esistono vari elementi di distinzione dei contrassegni altrettanto innegabili: come nel 1999, nella querelle tra Rifondazione comunista e Partito dei comunisti italiani, fu ritenuto sufficientemente distintivo sostituire il colore dello sfondo, in questo caso lo sfondo è profondamente diverso (il rosso è addirittura il colore complementare del verde) e il testo, pur essendo bianco, è completamente differente nel contenuto e nel carattere.
La certezza sull'uso indisturbato del simbolo della colomba della pace, però, ovviamente non può essere data né ottenuta a priori. Di sicuro, se in questa fase si decidesse di cambiare simbolo per evitare contestazioni, si metterebbe seriamente a rischio il valore delle firme raccolte fino a questo momento, perché sarebbe facile per gli uffici elettorali rilevare la differenza dei contrassegni (anche solo nella rappresentazione: la descrizione magari resterebbe la stessa) e contestare la cumulabilità delle sottoscrizioni. Diverso sarebbe il discorso se si proseguisse la raccolta firme con il simbolo inizialr preparando nel frattempo un contrassegno alternativo: questo verrebbe tenuto da parte e, in caso di invito alla sostituzione da parte del Viminale, sarebbe pronto per la presentazione, sapendo che in quel caso le firme raccolte a sostegno delle liste fino al momento della sostituzione sarebbero ancora perfettamente valide (anche se in passato è capitato che in prima istanza le liste fossero ricusate per le differenze nei contrassegni, salvo poi essere riammesse dalla Cassazione). 
Si tratta, in ogni caso, di un inghippo che la lista Pace Terra Dignità avrebbe evitato volentieri: si vedrà nelle prossime ore se la questione avrà sviluppi, anche di natura grafica.

lunedì 19 febbraio 2024

Pace Terra Dignità: la colomba di Santoro e La Valle per le europee (di Marco Chiumarulo)

Meno di una settimana è trascorsa da mercoledì 14 febbraio, giorno in cui - presso la sala Tobagi della Federazione nazionale della stampa italiana a Roma - Michele Santoro, Rainero La Valle e Benedetta Sabene hanno presentato in una conferenza il programma e il simbolo della lista Pace Terra Dignità per le elezioni europee fissate per l'8 e il 9 giugno 2024. La presentazione del progetto di lista, in effetti, ha alle spalle un percorso in varie tappe: la prima di esse va collocata il 26 agosto 2023, con l'appello "E se spuntasse un Arcobaleno", lanciato presso il Caffè della Versiliana proprio dai giornalisti Santoro e La Valle (il primo anche ex parlamentare europeo, eletto nel 2004 con la lista Uniti nell'Ulivo e rimasto in carica circa un anno, il secondo ex parlamentare - per quattro legislature, dal 1976 al 1992 - della sinistra indipendente), Luigi De Magistris e Ginevra Bompiani. 
L'appello aveva come oggetto "dare una rappresentanza al popolo invisibile del pacifismo italiano". "La parola Pace […] potrebbe trasformarsi in un programma radicalmente alternativo alla logica delle armi che oggi arriva a minacciare l’esistenza della specie umana, di tutte le creature viventi e della natura. Riprende corpo - si leggeva sempre nell'appello - il sogno di un nuovo mondo fondato sull’uguaglianza, la dignità di ogni persona e la salvezza dell’ambiente". L'appello lanciato allora si riferiva soprattutto alla guerra in Ucraina; nessuno avrebbe potuto immaginare che neanche due mesi più tardi - in seguito all'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 - il fuoco avrebbe colpito di nuovo in modo massiccio la striscia di Gaza e si sarebbe aggiunta un'altra guerra all'elenco.
Successivamente, l’11 settembre, è stato lanciato un secondo appello per organizzare la prima assemblea del 30 settembre. In quel nuovo appello Santoro e La Valle hanno esplicitato i tre pilastri su cui poter impostare un programma: pace, terra e dignità. Nel manifesto dell'assemblea, tra l'altro, figurava una delle colombe della pace disegnate da Pablo Picasso, la cosiddetta "Colomba dei fiori" (1961), pur se privata per l'occasione di quegli stessi elementi colorati. All’assemblea del 30 settembre tra gli altri era presente anche Maurizio Acerbo, segretario del Partito della Rifondazione comunista: questi fin dall'inizio ha aderito all'appello.
Nei mesi successivi, dopo una chiusura esplicita al Pd e al M5S, l'appello è stato aperto a tutti i partiti e le associazioni della sinistra, con riferimento soprattutto a Sinistra italiana e Unione Popolare (che, come soggetto elettorale creato nel 2022, aveva il Prc tra i fondatori). Da allora è iniziato un dialogo (che in certi frangenti si è presentato come una lunga trattativa), dialogo che è tuttora in corso dopo il lancio della lista. Unire le forze, infatti, è assolutamente necessario per poter raccogliere già da ora le firme che la legge richiede per poter presentare la lista in tutte le circoscrizioni. L'appello, peraltro, non è rivolto solo al mondo della sinistra, ma anche a un vasto mondo di persone più o meno credenti, nella convinzione che la parola pace non possa essere ristretta solo a una comunità, ma sia di chiunque; il programma elettorale, inoltre, non si ferma alla pace, ma si sofferma su alcuni punti essenziali come il rifiuto di costituire un esercito europeo, la dignità sociale e l'attenzione all’ambiente, accompagnando però a questo il rifiuto del capitalismo, perché non vi può essere una transizione ecologica senza un cambiamento del paradigma economico.
Due delle colombe di Picasso
Sul piano simbolico, l'idea della colomba è rimasta e, in qualche modo, anche l'ispirazione di Picasso: il contrassegno della potenziale lista, infatti, è rappresentato da un cerchio rosso nel quale spicca al centro una colomba bianca stilizzata che porta nel becco un ramoscello d'ulivo. Il disegno è chiaramente diverso, ma può facilmente rimandare a un'altra colomba di Pablo Picasso, probabilmente la più famosa, cioè la "Colomba Blu" (1961): la ricordano sia l'orientamento verso l'alto (anche se in questo caso la visione è laterale), sia il rametto d'ulivo nel becco.  
Se si abbandona il campo delle ispirazioni artistiche, però, è facile richiamare alla mente altri precedenti: a coloro che frequentano questo sito con assiduità, infatti, sarà saltata all’occhio la somiglianza del contrassegno da poco presentato con il simbolo dei Verdi di Bolzano, altrettanto caratterizzato da una colomba stilizzata, vista di lato e che vola verso destra (l'ispirazione di Picasso qui è palese), su fondo verde. 
Il simbolo della lista Pace Terra Dignità potrebbe accompagnarsi ad altri simboli qualora si associassero altri partiti con i relativi emblemi, specie se questi potessero aiutare la lista ad evitare la raccolta delle firme. Santoro ha specificato che intende completare la raccolta anche qualora dovessero associarsi partiti in grado di esonerare dalla ricerca di sottoscrittori; la possibile approvazione di un emendamento di Fratelli d'Italia al decreto elezioni 2024, tuttavia, potrebbe privare Rifondazione comunista dell'esenzione di cui ora godrebbe grazie all'appartenenza al Partito della Sinistra europea e la raccolta firme - a meno di un concorso dell'Alleanza Verdi e Sinistra, esente grazie al gruppo parlamentare a Montecitorio - diventerebbe essenziale.

sabato 17 agosto 2019

Il Partito della terra: La Valle registra il nome ma un simbolo esisteva già

"Tornare alla terra". No, non è un invito nemmeno troppo velato ai personaggi di prima, seconda o ultima fila in questa crisi di governo a darsi più utilmente all'agricoltura; e non si tratta neanche del claim di una nuova campagna per lanciare una linea di prodotti "bio" o del motto di persone più o meno giovani che si sono stancate del precariato o del lavoro d'ufficio e preferiscono (re)inventarsi in uno dei mestieri tradizionali. Si tratta invece di un monito per tornare a occuparsi della terra, anzi, della Terra, cioè dell'intero pianeta: a lanciarlo è Raniero La Valle, una delle voci più acute della sinistra cristiana.
Il 5 luglio è stata depositata a suo nome la domanda di marchio verbale Partito della terra: nessuna grafica, solo le parole, da impiegare per le classi 35 (Pubblicità; gestione di affari commerciali; amministrazione commerciale; lavori di ufficio), 41 (Educazione; formazione; divertimento; attività sportive e culturali) e ovviamente 45 (Servizi giuridici; servizi di sicurezza per la protezione di beni e di individui; servizi personali e sociali resi da terzi destinati a soddisfare necessità individuali, compresi i servizi in campo politico). L'esame della domanda non è ancora iniziato, ma è interessante capirne di più.
Quattro giorni fa, sul sito di La Valle è comparso un articolo - dal titolo Rimettersi in piedi perché la storia continui - in cui si legge che nei giorni della crisi di governo "la temperatura a terra giungeva in Puglia e in Sardegna a punte di 51 gradi; a Genova veniva portata a termine la demolizione del ponte Morandi e della case ad esso sottostanti; nel Mediterraneo tra Malta e Lampedusa due o tre navi si trovavano i porti chiusi in faccia avendo a bordo centinaia di indesiderati e di scartati privati del diritto di vivere". Tre cose che, secondo il giornalista, "dicono tutto": il clima è fuori controllo e gli uomini non lo governano; la tecnologia "crea opere sorprendenti e impensate ma non le cura, non le vigila e ne fa ragione di morte"; il potere arriva a compiacersi di se stesso e a prostituirsi "al consenso che chiede, offrendo il prezzo di un obbligo al naufragio, di un sacrificio degli innocenti, di un viatico alle stragi degli innocenti".
In tutto questo, le risposte politiche in campo (l'ossessione per il taglio dei parlamentari; quella per la sfiducia, il ritorno al voto e l'incasso di molti seggi; quella di chi è rimasto fuori e ora vuole trarre vantaggio per sé) appaiono inadeguate, mentre il popolo "scende in piazza con grida e striscioni chiamando 'buffone' e 'sciacallo' proprio colui che si era presentato come suo salvatore". Per La Valle, c'è soprattutto un problema: "lo strumentario politico e le risorse di cui si è fatto uso fin qui tra tutte quelle offerte dal sistema democratico (soprattutto a partire dall’ubriacatura del maggioritario), non sono più in grado di reggere la sfida e di far fronte ai problemi veramente nuovi che la storia oggi ci propone. Noi, cui la Costituzione attribuisce il compito di determinare le politiche nazionali, siamo, con i pochi mezzi che ci hanno lasciato tra le mani, incapaci di prendere il controllo politico e pubblico, e perciò il governo di fenomeni come il dissesto della Terra e del clima, l’onnipotenza autoreferenziale della tecnologia e dei suoi apprendisti stregoni con la loro Intelligenza Artificiale, il movimento di popoli in esodo o in fuga da una parte all'altra di un mondo irto di armi e di violenza, il tracotante “benservito” al diritto e alla giustizia sulla terra". 
Ecco perché, per evitare la fine del mondo, "occorre riprendere in mano il controllo politico dei processi", ma non deve farlo un leader o una parte: tocca alla "intera comunità umana, come nuovo soggetto costituzionale e politico". Lo si potrà e dovrà fare, "passata l'attuale bufera", creando nuove offerte politiche, nuovi strumenti di azione e decisione politica, "non per contendere il potere ma perché sia salva la terra e la storia continui". "Ci vorranno - conclude La Valle - un'aggregazione, un'alleanza, un partito, che guardino anche oltre i confini dell'Europa, non come eterna ripetizione dell’identico, ma come risposta nuova a problemi nuovi; non di una parte contro l’altra, ma dalla parte della Terra, un partito della terra".
In attesa che la bufera passi e lasci intendere cosa si vede oltre queste nebbie estive, Raniero La Valle si è messo avanti e quel nome ha chiesto di registrarlo, per il momento senza mostrare alcuna elaborazione grafica. Eppure, se si prova a cercare su Facebook, di simboli se ne trovano addirittura due, che ovviamente non c'entrano nulla con l'idea di La Valle: si tratta però, a quanto pare, di due varianti grafiche successive, relative allo stesso progetto politico, denominato appunto Partito della Terra. Il progetto sarebbe stato promosso a metà del 2017 da tale Valerio Eternati  punterebbe alla salvezza della Vita mediante la salvezza e la rigenerazione dell'agricoltura (che in fondo si equivalgono): "rispettiamo la Natura, manteniamo le nostre belle tradizioni e il buon cibo prodotto dai nostri Agricoltori Italiani. Combattiamo plastica, pesticidi e tutte quelle forme distruttive per la nostra Salute".
La prima grafica, in uso da febnno scorso, era semplicissima, un sole che sorgeva su un campo verde in un cielo azzurro sfumato. Già nei primi mesi del 2018, per la lunga permanenza all'estero del fondatore, l'attività e stata proseguita da Guglielmo Buonamici, che vuole dare un'occasione a chi ama il mondo dell'agricoltura, dell'ambiente e del cibo. "Basta alle lobby europee e alla concorrenza sleale - si legge nella pagina - mettiamo uno stop agli avventurieri che rovinano gli onesti imprenditori; introduciamo facilitazioni di accesso al credito e costruiamo finalmente un fondo di solidarietà per gli imprenditori, rivalutare il ruolo dell'agricoltore e rilanciare il settore agro-alimentare". Il simbolo di questo nuovo corso è più elaborato, con una mano-foglia verde (su fondo giallo) che porta con sé un vegetale, una spiga e lo stesso sole, come se fosse da proteggere assieme a tutta la natura.
Non si tratta, come si vede, della stessa idea di La Valle, ma di un partito innanzitutto di categoria (che non a caso alle elezioni del 2018 si schierò con i Forconi). Se il giornalista e intellettuale della sinistra cristiana vorrà proseguire il suo progetto, sicuramente dovrà adottare una grafica diversa e non è detto che chi ha operato fino a qui con il nome "Partito della Terra" non si impunti anche per il cambio di etichetta. A meno che, s'intende, non ci si accordi, in nome della difesa della Terra, lasciando ad altri liti furibonde sui segni distintivi.