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venerdì 10 giugno 2022

Palermo, simboli e curiosità sulla scheda (di Antonio Folchetti)

Con i suoi 680mila abitanti, Palermo è la più popolosa fra le città chiamate al voto in questa tornata elettorale. A prescindere dal risultato finale, queste elezioni segneranno comunque una svolta, poiché chiuderanno "l'epoca Orlando": infatti, l’attuale sindaco Leoluca Orlando - che indossò per la prima volta la fascia tricolore nel 1985 (quando non c’era ancora l'elezione diretta), per poi essere eletto direttamente nel 1993, nel 1997, nel 2012 e nel 2017 - non può ricandidarsi quest'anno, avendo raggiunto il limite del secondo mandato. Fondatore del Movimento Politico La Rete nel 1991 e protagonista indiscusso della "stagione dei sindaci" negli anni '90, Orlando nei suoi complessivi ventidue anni da sindaco è stato in grado di instaurare un rapporto quasi simbiotico con una città storicamente orientata verso il centrodestra. Lo dimostrano anche i risultati elettorali ottenuti: emblematici, in tal senso, i dati del 2012, quando - al primo turno - arrivò a sfiorare il 48%, mentre le due liste che lo sostenevano si arrestarono intorno al 20%.
I cittadini di Palermo dovranno scegliere il successore di Orlando fra sei candidati, sostenuti da un totale di venti liste. È opportuno ricordare che l'eventuale ballottaggio si terrà se nessun candidato a sindaco dovesse superare il 40% dei voti (e non il 50%, come avviene di norma): in virtù dello status di regione a statuto speciale, infatti, la Regione Siciliana gode di autonomia legislativa anche in materia di elezioni degli enti locali. Fra le altre differenze rispetto all’assetto nazionale, vale la pena segnalare anche la soglia di sbarramento per entrare in Consiglio comunale, fissata al 5%, indipendentemente dall’adesione o meno a una coalizione. Addentriamoci ora tra i venti simboli presentati, procedendo come sempre rigorosamente in ordine di sorteggio.
  

Francesco (Franco) Miceli

1) L'Unità per Palermo - Sinistra civica ecologista

Il centrosinistra si è compattato intorno al nome di Francesco (Franco) Miceli, architetto, già assessore ai lavori pubblici con Orlando negli anni Novanta: con lui si sono schierate quattro liste. La prima sorteggiata è L'Unità per Palermo, un’aggregazione - naturale prosecuzione della lista Sinistra comune, presentatasi nel 2017 riportando il 6,9% - che mette insieme fra gli altri Sinistra Italiana, Rifondazione comunista, Articolo Uno e Partito socialista italiano, oltre a figure di area civica. Non mancano, nel complesso, le somiglianze tra questo simbolo e quello di Sinistra comune del 2017, in particolare la X pennellata gialla. Risalta sicuramente la parola “Unità” (concetto che, a sinistra, raramente trova attuazione sulle schede elettorali): nel simbolo (rosso-verde, secondo una tendenza piuttosto diffusa negli ultimi anni) rievoca piuttosto chiaramente, grazie al caratteristico apostrofo (e all'uso di un diverso colore per questo), la grafica della storica testata legata al Pci, partito della cui federazione palermitana proprio Franco Miceli fu l'ultimo segretario.
 

2) Progetto Palermo

Al secondo posto troviamo la lista Progetto Palermo, cioè la civica direttamente legata al candidato sindaco: essa schiera rappresentanti della società civile, ma anche alcuni consiglieri della maggioranza uscente. Il simbolo fa leva sull’alternanza, su sfondo bianco, di soli due colori - il blu e il rosso - che vengono abilmente intrecciati (anche nel bordo), generando un effetto di sicura nitidezza grafica. Non può mancare, in basso, il nome del candidato a sindaco (curiosamente ingrandito nella versione stampata su manifesti e schede, rispetto alla prima versione circolata). A questo proposito, è interessante notare che il capolista è Miceli stesso (altra peculiarità della legge elettorale siciliana è la possibilità di candidarsi a sindaco e a consigliere al tempo stesso: è automaticamente eletto tra i banchi della minoranza solo il candidato a sindaco risultato "miglior perdente", come avviene di norma con i candidati alla presidenza delle giunte regionali). In tutti i casi, abbiamo notato la presenza di un candidato con il cognome Miceli in ciascuna delle quattro liste della coalizione: d'altra parte, ridurre al minimo il rischio di voti annullati (o annullabili) non fa male...
  

3) Partito democratico

Il Partito democratico questa volta si presenta con il proprio emblema ufficiale, scevro da varianti territoriali: una scelta diversa rispetto a quella di cinque anni fa, quando - pur sostenendo la candidatura di Orlando, formalmente iscritto al partito - preferì allestire la lista Democratici e Popolari, comunque visivamente riconducibile al Pd. Dalla cronaca locale, si apprende che la stesura dell’elenco dei candidati non ha soddisfatto tutte le anime del partito, così come la decisione di presentare la lista in ordine alfabetico, senza individuare alcun vero capolista. Il primo a risentirsene sarebbe stato l'attuale vicesindaco, Fabio Giambrone, che a quanto pare aspirava a guidare la lista non soltanto in virtù dell'incarico che ricopre, ma anche come nome forte individuato dalla corrente degli "orlandiani", mai del tutto integratisi nel partito.
  

4) MoVimento 5 Stelle

Punta ad ottenere un risultato significativo il MoVimento 5 Stelle, che vede nella Sicilia una sua storica roccaforte. Nella città di Palermo, in particolare, ha riportato sempre risultati ragguardevoli, risultando il partito più votato alle comunali del 2017 (primato confermato alle regionali dello stesso anno, nonché alle comunali del 2018 e alle europee 2019). Il coinvolgimento diretto in campagna elettorale da parte di numerosi parlamentari e del presidente nazionale Giuseppe Conte dimostra quanto sia strategico il risultato di Palermo anche in vista delle regionali di novembre (che, come cinque anni fa, precederanno di poco il voto politico): tutto ciò, peraltro, avviene in una fase molto delicata per il partito, che in Sicilia ha visto di recente la defezione di un altro esponente di primo piano (e possibile candidato alla presidenza della regione) come l'europarlamentare Dino Giarrusso. Come per il Pd, anche in questo caso troviamo il contrassegno ufficiale (nella sua ultima versione, con il 2050), senza alcuna aggiunta.
  

Fabrizio Ferrandelli

5) Rompi il sistema

Il secondo aspirante sindaco sorteggiato non è certo un nome nuovo per il corpo elettorale palermitano. Parliamo di Fabrizio Ferrandelli, ex promessa (mancata) del Pd insulare, che lo candidò alla guida della città nel 2012 (in seguito alle rocambolesche primarie del centrosinistra che lo avevano visto battere Rita Borsellino per 150 voti), ma a spoglio completato fu proprio Orlando a prevalere. Nel 2017 si ripresentò, sostenuto in quel caso - non senza stupori e polemiche - con il sostegno di una coalizione civica e di centrodestra (con Forza Italia e Udc), ma perse di nuovo, senza arrivare al ballottaggio. Stavolta ci riprova in rappresentanza di una coalizione centrista formata da tre liste. La prima nell'ordine è Rompi il sistema, una civica formata esclusivamente da under 25 che si definiscono "senza filiere elettorali": l'intento destabilizzatore irrompe anche nel simbolo, con una crepa che spacca a metà il nome della lista, scritto in bianco (e giallo) su campo verde. In basso, trova posto il cognome del candidato a sindaco, in blu su sfondo giallo: che sia un omaggio velato alla bandiera ucraina o una semplice scelta di accostamento cromatico, l'effetto visivo risulta equilibrato. 
  

6) Azione - +Europa

Il contrassegno più "partitico" della coalizione di Ferrandelli è quello frutto della convergenza tra Azione e +Europa, che ormai da tempo hanno intrapreso un cammino comune, anche in vista delle prossime elezioni politiche. Ferrandelli si era già candidato nelle liste di +Europa per la circoscrizione insulare alle europee 2019, ottenendo poco più di 3.000 preferenze nella città di Palermo; nel frattempo è diventato presidente dell’assemblea nazionale. Nel simbolo, i riferimenti ai due partiti liberali sono collocati in alto e in basso, mentre la dicitura "Ferrandelli sindaco" (con gli stessi colori della lista Rompi il sistema) si trova nel mezzo: a questa si aggiungono, sempre in corrispondenza dei due emblemi, due sottolineature rispettivamente verde e rosa, gli stessi colori che caratterizzano almeno in parte i loghi dei partiti di Calenda e Della Vedova.
  

7) E tu splendi Palermo

Non mancano spunti poetici nella campagna elettorale palermitana: lo dimostra la lista civica ufficiale di Ferrandelli, E tu splendi Palermo, che trae il suo nome da una celebre metafora ("Ti insegnano a non splendere. E tu splendi, invece!") cui Pier Paolo Pasolini fece ricorso in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera nel 1975. A dire il vero, non è il primo adattamento politico di questo verso: lo slogan "E tu splendi invece, Roma" venne utilizzato da Roberto Giachetti per le comunali romane nel 2016, che lo videro sconfitto. Il simbolo - oltre al taglio basso con la dicitura "Ferrandelli sindaco" analogamente a quanto visto per le due liste precedenti - si caratterizza per la prevalenza di sfumature viola. Il nome della città è ben evidenziato in bianco, ma in secondo piano rispetto alla riproduzione stilizzata in blu scuro di alcuni dei più importanti monumenti della città: la chiesa di San Domenico, il teatro Politeama, il Ponte dell'Ammiraglio e la Cattedrale.
 

Ciro Lomonte (detto Lo Monte)

8) Ciro Lomonte sindaco

Subito dopo Ferrandelli, è il turno dell’altro architetto candidato a sindaco, ossia Ciro Lomonte, cattolico legato all'Opus Dei, presidente del movimento Siciliani liberi (con cui si candidò già nel 2017, ottenendo poco più dell'1,7%). Anche in questo caso lo sostiene una sola lista (denominata Ciro Lomonte sindaco), il cui emblema però contiene al suo interno tre "pulci", come si è soliti chiamarle nel gergo simbolico. Il segmento in basso - dove campeggia in vista il nome del candidato - è contornato da una fascia giallorossa (colori classici della Sicilia), con la parte superiore occupata dai simboli dei tre partiti che compongono la lista. Mentre il simbolo del Popolo della Famiglia è nella sua versione classica, quello di ItalExit (il partito di Gianluigi Paragone) è decisamente riadattato in veste territoriale: il nome di Paragone è collocato in alto, in basso i riferimenti al tricolore, al centro lo slogan scelto dalla lista, "Palermo non molla mai", che parafrasa uno storico coro di ogni tifoseria calcistica che si rispetti. Al centro, però, si trova il logo più interessante: quello del movimento di ispirazione indipendentista Siciliani Liberi (guidato, come si diceva, da Lomonte stesso), in cui troviamo una riproduzione dell'isola, una fascia ondulata giallorossa e due aquile che rievocano lo storico stemma del Regno di Sicilia.
 

Giuseppa (Rita) Barbera

9) Rita Barbera Sindaca

Nella seconda colonna della scheda elettorale, elettrici ed elettori di Palermo troveranno il nome di Rita Barbera, una figura molto nota in città soprattutto per aver diretto il carcere dell'Ucciardone dal 2011 al 2019. A supporto della sua candidatura scendono in campo due liste, la prima delle quali è Rita Barbera Sindaca, un'aggregazione civica composta da esponenti della società civile: il simbolo vede la prevalenza assoluta del colore bordeaux con parte della "base" inferiore color arancio; l'unico elemento ornamentale è rappresentato da una rosa, cioè il fiore di Santa Rosalia, patrona della città. L'elemento più evidente, infine, è la dicitura - a caratteri molto ampli - "Rita Barbera sindaca", con la carica declinata al femminile, secondo un'impostazione lessicale ormai largamente condivisa, almeno a sinistra.
  

10) Potere al popolo!

A imprimere una connotazione più prettamente politica alla candidatura di Rita Barbera c’è Potere al Popolo!, il partito di estrema sinistra nato in funzione elettorale nel 2018 come aggregazione di più sigle e ormai emancipatosi da tempo come soggetto partitico autonomo. I referenti locali hanno motivato l’appoggio all'ex dirigente penitenziaria ritenendola l'unica candidata che incarna il "civismo sano" e "vicina a chi vive il disagio". La scelta di presentare una propria lista garantisce un'indubbia visibilità a Potere al Popolo! (che schiera il suo simbolo ufficiale); rischia però anche di sottrarre voti preziosi alla civica alleata, dal momento che il contorto sistema elettorale siciliano pone la soglia del 5% per ogni singola lista, non tenendo minimamente conto dell’eventuale superamento della soglia sommando tutte le liste della coalizione (come invece prevede la legge elettorale nazionale). 
  

Roberto Lagalla

11) Unione di centro

Il quinto candidato sindaco ad essere sorteggiato è Roberto Lagalla, ex rettore dell’Università di Palermo e fino a qualche mese fa assessore regionale della giunta Musumeci: ora si presenta come espressione del centrodestra, con nove liste in appoggio. Di queste, la prima lista estratta è quella dell'Unione di centro, cioè il partito di riferimento dello stesso Lagalla, il quale - lo scorso settembre - ha fatto confluire il suo movimento Idea Sicilia (che pure rivedremo più in là) proprio nel partito guidato da Lorenzo Cesa. Il simbolo del partito è quello classico, con lo scudo crociato in evidenza: unica modifica, nel segmento rosso in alto, la parola "Italia" è sostituita da "Lagalla sindaco".
  

12) Democrazia cristiana

Il sorteggio ha voluto collocare a pochissima distanza sulla scheda elettorale i due partiti più affini ai retaggi democristiani presentati alle comunali di Palermo. Infatti, sotto l'Udc troviamo nientemeno che la Democrazia cristiana: fra le tante Dc sparse in tutt'Italia, qui parliamo del soggetto politico che fa capo a Renato Grassi e di cui è coordinatore regionale Totò Cuffaro, ex presidente della Regione Siciliana. Nelle ultime settimane, l’attivismo di quest'ultimo in campagna elettorale ha fatto discutere molto, visti i suoi trascorsi giudiziari che lo hanno portato a scontare quasi cinque anni di reclusione. Sebbene abbia ormai pagato il suo debito con la giustizia, Cuffaro rimane interdetto dai pubblici uffici (non può votare, né candidarsi), ma ha voluto giocare un ruolo da protagonista nella corsa per Palazzo delle Aquile: lo ha fatto allestendo una lista orgogliosamente democristiana, anche se - come abbiamo visto anche lo scorso anno in vari comuni e quest'anno a Messina - lo scudo crociato è stato sacrificato per scongiurare il rischio di contenziosi (perfino quando la Dc si è trovata nella stessa coalizione dell'Udc, cui ha continuato a contestare l'uso dello scudo) e trasformato in una bandiera, simile a quella del "simbolo di riserva" presentato per le elezioni politiche del 2018.
  

13) Lavoriamo per Palermo

Terza estratta all’interno della coalizione è la lista civica pià riconducibile a Lagalla: Lavoriamo per Palermo è formata non solo da esponenti della società civile, ma anche da consiglieri comunali uscenti, alcuni dei quali appartenenti ad Italia viva. Infatti il partito di Matteo Renzi, che aveva annunciato di correre in autonomia con Davide Faraone candidato a sindaco, ha poi aderito alla coalizione di Lagalla; qualche settimana fa, peraltro, lo stesso Renzi ha sconfessato i dirigenti locali del partito annunciando che, in caso di vittoria dell'ex rettore, il suo partito sarà all’opposizione (resta da capire se saranno d’accordo i suoi candidati eventualmente eletti). Chiari indizi della presenza del partito renziano sono rinvenibili - oltre che nel nome: Lavoriamo per Milano, lo scorso anno, aveva visto la partecipazione di Iv - pure nel simbolo: la sfumatura dei "colori Instagram" del logo nazionale è evidente nel bordo del cerchio e nella parola "per"; la parte restante gioca sull’intreccio fra bianco e blu, non distinguendosi più di tanto da ordinari simboli civici abitualmente utilizzati da Nord a Sud.
  

14) Alleanza per Palermo

Dopo il mancato superamento dello sbarramento nel 2017, ci riprova - stavolta cambiando coalizione e accasandosi nel centrodestra - Alleanza per Palermo, creatura politica del deputato regionale autonomista Totò Lentini: lui in un primo momento aveva annunciato la sua candidatura a sindaco, per poi concludere un accordo con Lagalla. La struttura grafica del simbolo non cambia molto rispetto a cinque anni fa: al posto della chiesa di S. Giovanni degli Eremiti è raffigurato (ma sempre in versione sfumata) uno scorcio della piazza antistante la Cattedrale; al tempo stesso spariscono i tratti tricolori. Permane però la combinazione di font differenti, così come il nome della città scritto in un rosso acceso che mal si confà all’impianto complessivo del simbolo: si può affermare che, come nel 2017, Alleanza per Palermo non sarà certo ricordata per aver realizzato un logo graficamente ben congegnato.

15) Forza Italia

Dopo alcune formazioni civiche, il sorteggio ha collocato nelle ultime posizioni della coalizione di Lagalla le restanti liste di partito, in particolare quelle legate alle formazioni più consistenti. In quinta posizione si trova il simbolo di Forza Italia, una delle liste più votate nel 2017 con l'8,61% (eguagliata dal Movimento 139 e battuta dal MoVimento 5 Stelle). In quest'occasione si è scelta una versione del simbolo con la bandiera in parte debordante rispetto al cerchio, ma più grande di quella utilizzata in molti altri comuni; al di sotto si legge solo il cognome di Silvio Berlusconi, senza altre aggiunte locali o personali.
 

16) Prima l'Italia

Al sesto posto della coalizione di centrodestra si trova una delle liste che più hanno fatto discutere nelle scorse settimane: quella di Prima l'Italia, formazione elettorale messa in campo dalla Lega per partecipare ad alcune elezioni amministrative come "esperimento". Nel 2017 sulle schede era finita la miniatura di Noi con Salvini, inserita insieme ad altre due forze politiche (tra cui Fratelli d'Italia) nella lista Centrodestra per Palermo a sostegno di Ismaele La Vardera: sarà interessante vedere l'accoglienza di un simbolo con quel nome (che di certo punta a un risultato migliore rispetto al 2,79% di cinque anni fa). Il contrassegno ricalca quello che aveva iniziato a circolare a fine marzo - con il nome bianco su due righe e, a sinistra, un elemento curvilineo tricolore - ma con lo sfondo blu più chiaro e provvisto di luci e ombre. 
  

17) Noi con l'Italia - Autonomisti - Via - noi Di Centro

In un certo senso il sorteggio procede per affinità cromatica: settimo simbolo della coalizione è quello di Noi con l'Italia, la formazione guidata a livello nazionale da Maurizio Lupi e che ha in Sicilia come riferimento l'ex ministro Saverio Romano (già Cantiere popolare). Il nome del partito, in questo caso, è stato leggermente sacrificato nel simbolo per inserire il riferimento al candidato sindaco e - giusto sopra alla pennellata tricolore - il logo degli Autonomisti (legati a Raffaele Lombardo, come lo è il simbolino contenuto all'interno: Via - Valori impegno azione). Non sfugge, nella parte inferiore, un riferimento anche a noi Di Centro di Clemente Mastella. 
 

18) Fratelli d'Italia

Ottavo emblema della coalizione che appoggia Lagalla è quello di Fratelli d'Italia, alla sua seconda partecipazione alle elezioni palermitane. Si è ricordato prima che l'esordio del partito guidato da Giorgia Meloni si era avuto nel 2017 all'interno della lista Centrodestra per Palermo: quella volta il simbolo conteneva ancora la "pulce" di Alleanza nazionale. Questa volta Fdi schiera il contrassegno coniato per le elezioni del 2018, con il simbolo ufficiale inserito in un cerchio a sua volta bicolore, sotto al nome evidente della stessa Meloni. E quasi certamente il risultato della lista sarà ben superiore al 2,79% raccolto insieme a Noi con Salvini e Il Centrodestra cinque anni fa. 
  

19) Moderati per Lagalla sindaco

L'ultima lista - la nona, il numero più alto di questo turno elettorale palermitano - della coalizione di centrodestra è Moderati per Lagalla sindaco. Si era pensato di riunire lì tutte le forze di centrodestra che a Palermo non sarebbero riuscite a presentare una lista o comunque sarebbero rimaste sotto il 5%: il risultato, tuttavia, è un vero "simbolo carambola". Nella parte superiore, infatti, si vedono le "pulci" di Valore liberale (formazione guidata da Marco Montecchi, che varie settimane fa ha lasciato Democrazia liberale), Movimento politico Libertas, Idea Sicilia (eccola qui), Italia al Centro (una delle rare occasioni in cui si è visto il futuro simbolo nazionale del partito), Buona Destra (legato a Filippo Rossi) e Rinascimento - #IoApro. Si tratta di uno dei simboli più pieni e, al tempo stesso, più difficili da leggere sulla scheda elettorale (oltre che graficamente poco appetibili). 
 

Francesca Donato (detta Onorato)

20) Rinascita Palermo

Chiude le candidature presentate nel capoluogo siciliano quella di Francesca Donato, europarlamentare eletta con la Lega nel 2019, salvo fuoriuscirne a settembre del 2021, in dissenso con la posizione "governista" del partito (e con l'appoggio al green pass). Dopo aver annunciato da tempo la sua candidatura a Palermo, Donato - che nel corso delle settimane ha raccolto l'appoggio, tra gli altri, di Antonio Ingroia e Marco Rizzo - ha dato seguito alle sue intenzioni con la lista Rinascita Palermo, il cui simbolo è molto semplice, basato soprattutto su elementi testuali e su vari archi colorati (verde acqua, arancio e rosa).

domenica 4 giugno 2017

Palermo, simboli e curiosità sulla scheda

Di certo uno dei test elettorali più importanti di questo turno primaverile del 2017 riguarda Palermo: le ragioni per questo interesse sono varie. Innanzitutto, a queste elezioni potrebbe seguire il quinto mandato da sindaco - un record assoluto - per Leoluca Orlando, che dalla sua coalizione (ben sette liste) ha cercato di tenere fuori i simboli dei partiti e ci è quasi riuscito. Era questo l'intendimento anche di uno dei suoi due principali avversari, Fabrizio Ferrandelli, al punto tale da creare un terremoto all'interno dei partiti che lo volevano appoggiare; di fatto, però, sul manifesto e sulle schede di sette contrassegni tre sono di partito. Sarà poi interessante verificare i consensi del MoVimento 5 Stelle (che candida Ugo Forello), al primo appuntamento elettorale importante in Sicilia dopo l'emersione delle accuse di aver presentato firme false proprio alle comunali palermitane di cinque anni fa. 
Da ultimo, risulta particolarmente interessante anche l'applicazione - al massimo grado possibile - della nuova legge elettorale: essa, tra l'altro, oltre a introdurre la doppia preferenza di genereinserisce di nuovo il cosiddetto "effetto trascinamento", per cui il voto alla lista darà in automatico il voto al candidato sindaco (a meno che sia stato esercitato il voto disgiunto), premiando di fatto i candidati con più liste a sostegno; soprattutto, il premio di maggioranza scatta già al primo turno se un candidato raggiunge il 40% delle preferenze (non occorre più la metà dei voti) con le liste che hanno superato il 5%, soglia che vale anche come sbarramento per l'ingresso in consiglio comunale.


Ciro Lomonte


Il sorteggio ha designato come primo tra i candidati sindaci Ciro Lomonte, per il movimento sovranista Siciliani liberi (curiosamente, Lomonte figura pure come capolista). Il gruppo, ritenendo violata da parte dello Stato italiano l'autonomia riconosciuta per statuto alla Sicilia, vuol costituire uno Stato di Sicilia "dotato di piena indipendenza e sovranità, per una libera nazione che dovrà riacquistare il posto che le spetta tra i popoli liberi, crocevia nel Mediterraneo tra popoli e culture". Tutto questo è rappresentato nel contrassegno, che oltre al nome leggermente arcuato (blu e in font Candara) contiene la stilizzazione della Sicilia (tre linee blu non collegate) con "una fascia orizzontale ondeggiante e sfumante alle estremità" rossa e gialla, con due aquile d'oro ad ali spiegate.

Salvatore Forello detto Ugo

La seconda posizione sulla scheda è toccata in sorte al candidato sindaco del MoVimento 5 Stelle Ugo Forello (di cui il manifesto e le schede svelano il vero nome, Salvatore), indicato attraverso le "comunarie", anche se il suo concorrente, il poliziotto Igor Gelarda, è comunque presente come capolista. Il simbolo utilizzato per la competizione è lo stesso di cinque anni fa, fatta eccezione per l'indicazione del sito del MoVimento al posto di quello di Beppe Grillo. In mancanza di coalizioni (escluse per principio), il M5S dovrà basarsi solo sulla propria forza per arrivare almeno al ballottaggio, sperando di ottenere di più del 5% solo sfiorato da Riccardo Nuti nel 2012 (Il MoVimento si fermò al 4.24%).

Fabrizio Ferrandelli detto Fabbrizio

Terzo candidato sindaco, in base al sorteggio, risulta essere Fabrizio Ferrandelli (e già vedere l'espressione "detto Fabbrizio" fa un po' sorridere, considerando che sarebbe stato riconoscibile anche con una sola B). Il primo simbolo estratto è quello della lista civica Per Palermo con Fabrizio (senza cognome e con una sola B), che raccoglie candidati "che vengono dal mondo del sindacato, della rappresentanza e con esperienze amministrative passate" (si legge nel sito di Ferrandelli) e si fa rappresentare da una sfilata di monumenti della città (tra cui la Cattedrale, la Basilica di san Francesco, la chiesa di san Cataldo) disegnati a mano, su fondo rosso e arancione, con un rilievo nella parte superiore del cerchio.
La seconda lista in appoggio a Ferrandelli, invece, è chiaramente politica, anche se è poco nota al di fuori dei confini siciliani. Si tratta infatti del Cantiere popolare, che rappresenta l'evoluzione dei Popolari di Italia domani di Francesco Saverio Romano (con l'apporto anche di Azione Popolare di Silvano Moffa, del Movimento Cristiano Lavoratori di Carlo Costalli e del Patto Cristiano Esteso di Massimo Ripepi). La lista, già presente alle elezioni del 2012, si riconosce per la bandiera tricolore leggermente ondulata, circondata da una corona circolare blu, colori che rimandano direttamente a una collocazione di centrodestra, quale in effetti è.
Al terzo posto tra le liste che sostengono Ferrandelli c'è probabilmente quella che ha maggiormente legato il suo nome al candidato sindaco: Coraggiosi Palermo, legata al movimento fondato dallo stesso Ferrandelli dopo le sue dimissioni dall'Assemblea regionale siciliana. Dalla grafica molto schematica e immediata, il simbolo si fa notare soprattutto per l'uso del punto esclamativo color porpora su fondo blu: vicino al nome (scritto in bianco) sembra quasi fare la funzione della I, come se si dovesse leggere "I coraggiosi". E che sia la lista direttamente di emanazione del candidato lo conferma il fatto che Ferrandelli è schierato anche come capolista.
Quarta lista sorteggiata tra quelle presentate da Ferrandelli è di nuovo una formazione di partito: si legge perfettamente, infatti, il simbolo dell'Unione di centro, o per lo meno di ciò che è rimasto (com'è noto, in Sicilia, la scissione dei Centristi per la Sicilia, parte dei Centristi per l'Europa di Gianpiero D'Alia è stata pesante). In questo caso, in effetti, il nome risulta integrato anche dalle parole Liberali e Popolari, segno che in questo caso è stato allargato il campo delle candidature ospitate in lista. Nel segmento rosso superiore, al posto della parola "Italia", è stato inserito il riferimento al comune di Palermo; partirà da qui il rinnovamento per l'Udc siciliana e nazionale?
In quinta posizione si troverà probabilmente il simbolo più discusso in assoluto di tutta la coalizione di Ferrandelli. Com'è noto, Forza Italia voleva a tutti i costi conservare il proprio simbolo per una questione di visibilità, mentre il candidato sindaco avrebbe preferito l'appoggio di sole liste civiche. Alla fine, come è facile da capire, l'hanno spuntata i forzisti più intransigenti, che hanno soltanto tolto il nome di Berlusconi e inserito il riferimento a Palermo. Ed è innegabile che, dopo aver visto il nome di Ferrandelli accostato al simbolo del Pd nel 2012, vederlo ora vicino un altro tricolore, quello della bandierina forzista, non possa davvero passare inosservato.

Altra lista presentata dallo stesso Ferrandelli si chiama Al centro e si presenta come una "bicicletta" di due simboli. Il secondo, quello di Palermo al centro, è un raggruppamento espresso dal comitato elettorale del candidato (con tanto di sottolineatura sull'espressione rossa "Al centro", curiosamente ribattuta due volte nel contrassegno) e, nel proprio emblema, rappresenta il profilo di San Giovanni degli Eremiti, in modo abbastanza gradevole. Colpisce di più il primo simbolo, quello di Forza Palermo, con una testa nera di aquila su un fondo rosa attraversato da una barra nera. I colori sono chiaramente quelli del Palermo calcio e a livello nazionale qualcosa di simile non sarebbe più possibile; è vero però che le istruzioni elaborate dalla Regione Sicilia non prevedono alcun divieto di uso di marchi di società sportive e non risulta che la squadra si sia lamentata pubblicamente di quell'uso.
Ultimo simbolo della compagine a sostegno di Ferrandelli è Palermo prima di tutto, la lista nata (così si legge sempre nel sito del candidato) "dal percorso di partecipazione fatto nei quartieri e nelle borgate di Palermo, attraverso la Palermocrazia". Il simbolo, anche in questo caso, è molto semplice e utilizza i colori nazionali, con il semicerchio inferiore riempito di verde ma con la linea di demarcazione in alto tracciata in modo irregolare, come se fosse stato riempito a matita. Sorprende un po' l'uso di caratteri graziati (soprattutto per quanto riguarda le I maiuscole), piuttosto raro, ma in fondo la grafica è piuttosto pulita. Anche se, ovviamente, al di là del testo non dice granché.

Leoluca Orlando

Subito dopo Ferrandelli, il sorteggio ha voluto che fossero sciorinate le liste in appoggio al sindaco uscente Leoluca Orlando: rispetto a cinque anni fa, in cui era sostenuto da Idv e dal cartello Verdi-Prc, questa volta le liste sono ben sette, quasi tutte civiche. Il primo simbolo estratto, peraltro, è quello che appare meno riuscito: Alleanza per Palermo (lista messa in piedi dal deputato regionale Totò Lentini per "portare avanti il progetto del sindaco") utilizza una foto di San Giovanni degli Eremiti e, in basso a sinistra, vi sovrappone la statua della Fontana del Genio di Villa Giulia, tagliando entrambe le immagini con un segmento tricolore tratteggiato, al punto da non far leggere a dovere la dicitura "Movimento d'iniziativa popolare". Anche la scelta di tre (o quattro) font diversi per il simbolo non aiuta a creare un buon risultato.
Secondo simbolo estratto è quello del Movimento 139, soggetto politico-amministrativo nato già a maggio del 2013, con il contributo determinante di Felice Belisario, già senatore Idv (partito in cui Orlando militava allora); capolista è il presidente del consiglio comunale Totò Orlando. L'origine del nome era facilmente individuabile: 139, infatti, sono gli articoli della Costituzione italiana, cui il movimento sostiene di ispirarsi, anche in chiave locale per risolvere i problemi di Palermo; per Orlando, anzi, la sua formazione politica si distingueva come "atto di amore per questa città". La grafica, molto semplice, tinge il numero 139 - proposto in Bodoni - dei colori della bandiera italiana (il 3 però è colorato di grigio, per poter risaltare sul fondo bianco); meno elegante la parola "Movimento" contornata di rosso, ma non si può avere tutto...
La successiva lista è stata una delle più discusse nelle scorse settimane. A molti Democratici e popolari è apparsa un tentativo di non presentare ufficialmente simboli di partito, accontentando comunque le esigenze soprattutto del Pd (ma anche di Alternativa popolare) di visibilità e riconoscibilità. Così, la D bianca ritagliata nel rettangolo rosso (come pure quella della parola "Democratici" e la P di "Popolari") è chiaramente quella del Pd, che occupa graficamente più di metà del simbolo (e metà della lista); la parola "Popolari" evoca il partito di Angelino Alfano e, volendo, i Centristi per l'Europa di D'Alia, citati anche con il segmentino inferiore blu con quattro stelle europee. Il risultato alla fine è comunque gradevole, ma è difficile dire che questo simbolo non è di partito.
In quarta posizione è stata sorteggiata la lista Sinistra comune, gruppo che fin dall'inizio aveva deciso di sostenere il tentativo di riconferma di Leoluca Orlando. La formazione, che raccoglie soprattutto militanti di Sinistra italiana, Rifondazione comunista, L'Altra Europa e altri gruppi, aveva scelto per sé un nome unificante, in grado di far pensare al lavoro amministrativo e, soprattutto, ben piantato a sinistra. Altrettanto dimostra il simbolo (scelto dopo una consultazione tra gli attivisti): in effetti il rosso risulta essere il colore dominante e la sigla "Sx" (con la X pennellata gialla, anche per ricostruire i colori regionali) rimanda ulteriormente alla sinistra.
Quinta lista della coalizione di Orlando è rappresentata da Uniti per Palermo, riconducibile al partito Sicilia futura dell'ex ministro Salvatore Cardinale: la regola di non presentare il simbolo, tuttavia, valeva anche per lui e non sembra essere stato un grave problema adattarsi. La lista - che si pone l'obiettivo di "realizzare la visione di una città moderna e culturalmente importante, una città in cui credere" - ha scelto di distinguersi raffigurando graficamente il suo nome: la parola "Uniti", dunque, è stata posta davanti a un gruppo nutrito di persone, unite appunto (e tinte di blu per far emergere a dovere la parola bianca). Su fondo giallo c'è anche l'espressione blu "X Palermo", scritta in stile gesso.
Sesta e penultima formazione che appoggia il sindaco uscente nella sua nuova corsa è Palermo 2022, con chiaro riferimento nel nome all'anno di fine naturale dell'attuale consiliatura (inteso come sguardo al futuro, ma anche come certezza che si continuerà a operare fino a quella data, senza scossoni e dimissioni o decadenze precedenti). La lista, che è tra quelle più vicine al sindaco, si è dotata di un emblema molto semplice, quasi naïf, con un arcobaleno tracciato a mano (quasi tentacolare) su fondo verde, con l'anno 2022 scritto con una font manuale, come se fosse stato inserito con un pennarello o qualcosa di simile. Non un capolavoro di grafica, ma va bene cosi.
Ultima tra le liste a sostegno della ricandidatura di Orlando è Mosaico Palermo, una lista che punta anche e soprattutto su una sorta di rinascimento "artistico" della città. Il messaggio è trasmesso, tra l'altro, con la scelta della font con cui è scritta la parola "mosaico" (manuale, ma non sgraziata né troppo bambinesca) e con l'uso delle tessere da puzzle per formare la corona circolare che chiude il contrassegno. Un espediente grafico, questo, che consente l'impiego di dodici tessere ciascuna con una tonalità cromatica diversa: un modo per dire che ogni sfumatura è importante e che tutte insieme, come in un mosaico o in un puzzle, appunto, costituiscono un'entità completa.


Nadia Spallitta

Dopo Ferrandelli e Orlando, il sorteggio ha indicato al quinto posto la candidatura di Nadia Spallitta, con una lista - di cui risulta anche capolista - denominata semplicemente Spallitta sindaco (e non sindaca). Il contrassegno si configura come una "bicicletta" tra il simbolo ben noto della Federazione dei Verdi (cui Spallita ha aderito mesi fa) e la "pulce" del comitato Palermo città futura, che era stato creato mesi fa per sostenere la sua candidatura alla guida della città (e che come emblema ha il profilo di un volto femminile tinto dei colori della Sicilia). L'emblema in fondo figura come ben congegnato, anche se il colore verde del fondo uguale a quello del simbolo del Sole che ride è un po' troppo omogeneizzante.


Ismaele La Vardera

Ultimo candidato sindaco sorteggiato - e il più giovane di tutti, essendo del 1993 - è Ismaele La Vardera, aspirante primo cittadino per la lista Centrodestra per Palermo. Si tratta, in effetti, di un cartello che per l'occasione riunisce i simboli di Fratelli d'Italia (nella versione delle elezioni europee del 2014), di Noi con Salvini e di Il Centro destra, formazione presieduta da Alessandro Fontanini e nata nei mesi scorsi "dal popolo di elettori di centrodestra" che non crede più nei vecchi partiti di quell'area (accusati di essere "destrosinistri" e desidera invece "coerenza e serietà politica". Se la si possa trovare in quell'emblema non è dato sapere; bisogna ammettere però che un po' più di cura grafica di quel piccolo simbolo (con il nome sul tricolore pieghettato per il vento e "II" che non si capisce se voglia dire "il" o "secondo"), come di tutto il contrassegno, non sarebbe stata buttata via... 

martedì 28 marzo 2017

Palermo, Democratici e Popolari per Orlando senza simboli. Tranne uno

Alla fine la lista di Pd, Centristi per l'Europa e Alternativa popolare che appoggerà Leoluca Orlando nel tentativo di farsi confermare sindaco di Palermo si è data un nome, Democratici e Popolari, e un contrassegno. E se il nome, tutto sommato, è sufficientemente generico per includere tutti (anche se con riferimenti precisi alle due anime della lista, quella dem e quella dell'asse tutto siciliano Alfano-D'Alia), la vera partita delicata era quella dell'emblema: Orlando aveva ripetuto più volte di non volere alcun emblema di partito a sostegno della propria corsa e la richiesta, fermissima, non era stata accolta senza malumori dalle forze politiche interessate all'appoggio. 
Il contrassegno presentato ieri pomeriggio, tecnicamente, non contiene alcun simbolo di partito, per lo meno non ne raccoglie di interi. Eppure non serve un occhio allenato per dire che, in realtà, i simboli ci sono eccome, soprattutto uno. Spezzettato come un puzzle, magari, ma c'è. Perché la D bianca individuata grazie al fondo rosso è chiaramente quella del Pd, come la forma e la piccola "unghiata" del traforo della lettera testimoniano; la stessa D di "Democratici" è proprio quella del simbolo dem ideato da Nicola Storto nel 2007. 
E che il Pd sia, in qualche modo, un "azionista di maggioranza" della lista - che, non a caso, esprimerà metà dei candidati della lista, mentre l'altra metà se la dovranno dividere le altre due sigle - lo mostra il fatto che la P dell'emblema dei dem è stata usata come iniziale di "Popolari", praticamente fagocitando il partito di Alfano e Dore Misuraca: l'impressione è consolidata dall'uso della font Din, spesso presente nelle grafiche del Pd, anche per la parola "Popolari", se non altro tinta di blu scuro, come il vecchio logo di Ncd. Ancora più ridotto, se possibile, appare il peso grafico dei Centristi per l'Europa, di fatto richiamati solo dal segmentino inferiore blu con quattro delle dodici stelle d'Europa (un po' più dinamiche rispetto al simbolo originale, in verità) e, volendo, dalla stessa etichetta di Popolari, che non farà parte del nome del nuovo partito di Pierferdinando Casini e Gianpiero D'Alia, ma appartiene pur sempre alla loro storia politica.
La versione ufficiale fornita da Antonio Rubino, responsabile organizzativo del Pd siciliano, è un trionfo degli sforzi inclusivi: "Il simbolo che abbiamo presentato tiene dentro le istanze dei nostri alleati, del Sindaco ma soprattutto dei tanti iscritti e militanti del Pd che ci hanno spronato a tenere insieme unità e identità. Siamo convinti di esserci riusciti e che adesso ci sono tutte le condizioni per fare una bella ed entusiasmante campagna elettorale". Bisogna dare atto - quel che è vero va detto - che graficamente il risultato finisce per essere gradevole: il contrassegno è piuttosto armonico, spazi e colori sono ben studiati; anche da piccoli dettagli - come l'angolino del fondo rosso della D, ripiegato per mostrare il retro verde - dimostrano l'attenzione messa nell'elaborare un emblema che doveva mettere d'accordo varie esigenze. Certo, cura e attenzione non bastano a rendere originale un contrassegno che proprio non può esserlo, così come continuare a sostenere che in quel cerchio non c'è nemmeno un simbolo diventa per lo meno difficile.

domenica 26 marzo 2017

Palermo, il "tetto" dei Comitati civici per Ferrandelli

Se all'interno della coalizione che dovrebbe sostenere Fabrizio Ferrandelli nella corsa a sindaco di Palermo si è aperta la querelle legata all'uso del simbolo di Forza Italia (e, a monte, alla stessa presenza dei forzisti nella compagine a sostegno di quel candidato sindaco), non dovrebbero esserci dubbi sull'appoggio di un altro contrassegno, quelIo del Movimento Comitati civici, presieduto da Leonardo Canto e che ha come segretario generale Claudio Castronovo.
Qui, peraltro, vale la pena sottolineare che non si tratta di una realtà nata in prossimità del voto, bensì di un'associazione nata a febbraio del 2013, dall'impegno di "un ristretto gruppo di ragazzi (alcuni dei quali neo laureati, o avviati da poco al mondo del lavoro)": un gruppo che - si legge nel sito dell'associazione stessa - era "stanco di vivere una quotidiana realtà fatta di disagi, disservizi e caratterizzata da una totale e pressoché onnipresente sfiducia verso il futuro", per cui era venuto spontaneo fondare "un gruppo civico di protesta". Comuni denominatori erano la voglia di cambiare, la mancanza di esperienza politica alle spalle, "uno sconfinato amore per la propria terra" e la "folle ambizione, ma concreta, di contribuire alla sua definitiva rinascita".
Il nome stesso - che a chi ha buona memoria ricorda l'esperienza del 1948 di Luigi Gedda, ma la realtà odierna non ha nulla a che fare con quei gruppi - vuole dare il senso dell'aggregazione spontanea dal basso, di cittadini che si mettono insieme per qualcosa. Non per contestare soltanto, ma per proporre e, soprattutto, senza una collocazione politica tradizionale: "Chi fa parte dei Comitati civici - si legge ancora nel sito - non ha un preciso colore politico, se non il proprio, perché perfettamente consapevole di dover cambiare il punto di vista in merito alla realtà circostante: occorre avere a cuore un solo obiettivo, la buona politica della cosa pubblica".
Sono gli stessi fondatori dei Comitati a rivendicare la necessità di avere "una voce libera e scevra da qualsiasi logica delle appartenenze" per ogni vicenda che riguardi la gestione del comune di Palermo o questioni economiche, sociali e culturali del territorio. Per questo occorreva ripartire "dai quartieri e dai comuni", domandandosi da quel punto di vista quali siano "le reali priorità ed i reali bisogni" dei cittadini. Il gruppo, al motto similkennediano "Non chiederti cosa può fare il tuo Paese per te, ma chiediti cosa sei disposto a fare tu per il tuo Paese", affianca una massima di padre Pino Puglisi: "Qualcuno potrebbe dire che dovrebbero pensarci le istituzioni, noi intanto agiamo così il nostro agire diventa anche protesta". Tutto questo per evitare ogni disfattismo o atteggiamento rinunciatario.
La prova delle urne a Palermo, in ogni caso, non sarebbe la prima per i Comitati civici: in vari comuni la lista ha corso con successo, tra cui Isola delle Femmine, Montelepre e Piana degli Albanesi. Tra questi c'è anche Carini, sempre in provincia di Palermo, in cui i Comitati nel 2015 hanno eletto due consiglieri, essendo collegati a Giuseppe "Giovi" Monteleone, poi eletto sindaco. Il contrassegno fu caratterizzato in modo particolare (in particolare con lo slogan "Identità e futuro" e un accenno di stretta di mano), ma rimanevano i due elementi fondamentali del simbolo dei Comitati: il nome scritto in carattere Nyala e un segno composto da due parallelogrammi - uno bianco e uno rosso - disposti a specchio, come a ricordare il tetto di una casa. Nell'emblema originale (sempre su fondo blu), questo disegno è molto più evidente, mentre l'aggettivo "Civici" è più marcato rispetto al resto del nome; nella parte inferiore, poi, è presente un piccolo elemento tricolore. Non è dato sapere se l'emblema sulla scheda arriverà così; in ogni caso, è già pronto all'uso e fin da febbraio si è registrata la disponibilità di una settantina di persone a candidarsi. In quella stessa sede è maturata - nella maggioranza delle persone legate al progetto - la decisione di schierarsi a fianco di Ferrandelli. Il quale non poteva non apprezzare un sostegno "tutto civico" come questo.

sabato 25 marzo 2017

Palermo, lite sul simbolo (sbilanciato) di Forza Italia

Alla fine il caos a Palermo, la città in cui i simboli di partito sulla scheda rischiavano di diventare più rari di un orso polare nella steppa, è scoppiato. Perché da un paio di giorni, sui manifesti di Antonio Purpura, è sì esplicitato il sostegno a Fabrizio Ferrandelli, ma in alto si vede bene l'emblema tricolore di Forza Italia.
A Ferrandelli, che negli ultimi giorni aveva di fatto ottenuto l'appoggio dei forzisti nella sua corsa alla poltrona di primo cittadino palermitano, quell'apparizione dev'essere sembrata davvero eccessiva. Tanto che, secondo quanto scritto da Emanuele Lauria per Repubblica.it, il candidato sindaco sarebbe "andato su tutte le furie", lamentandosi dell'accaduto non con un soggetto qualsiasi, ma con Gianfranco Micciché: è sempre Lauria a ricordare come Purpura ne sia stato il capo di gabinetto all'Assemblea regionale siciliana e sia tuttora considerato uno dei suoi "fedelissimi". 
Lo stesso Micciché avrebbe avuto da ridire, per la nuova tentazione di Ferrandelli di affidarsi solo a "simboli mascherati". Il problema apparirebbe difficile da sormontare: giusto oggi, per dire, Salvatore Parlagreco su Siciliainformazioni ha scritto della decisione del coordinatore forzista a Palermo Francesco Scoma di rimettere in discussione l'alleanza "civica" con Ferrandelli. Non ci sarebbe solo il problema del simbolo: l'articolo ricorda come poco prima il capogruppo di Forza Italia all'Ars, Marco Falcone, avesse lasciato il coordinamento delle primarie del centrodestra (strumento che non è mai stato nelle simpatie di Fi e del suo leader).
Di certo, qualcuno avrebbe dovuto lamentarsi anche della resa grafica del simbolo di Forza Italia: è pur vero che quello sui manifesti sembra essere stato un emblema temporaneo, piazzato lì per marcare il territorio (e per far uscire le prime affissioni) nell'attesa di elaborare la grafica definitiva, ma la resa è davvero scarsa. Non si è ripresa la bandierina, coi bordi ondulati, ma si è semplicemente ridotta la scritta allargando il fondo tricolore (come se la bandiera fosse stata molto più larga e si fosse messo a fuoco un dettaglio). La marca territoriale aggiunta - "Per Palermo" - è parallela alla scritta, ma in quella posizione e con la riduzione del logo finisce per sbilanciare, e di molto, l'emblema; lo stesso simbolo nazionale del 1996, che aveva rinunciato ai bordi del vessillo per dare più rilievo alla scritta (orizzontale) si presentava più armonico rispetto a quello visto sui manifesti di Purpura.
Si vedrà nei prossimi giorni se e come si risolverà il problema politico tra Ferrandelli e forzisti; nel frattempo, una "mano d'aiuto" al grafico non sarebbe da buttare via.

lunedì 23 gennaio 2017

Palermo, il simbolo "fantasma" del Pd diventa un caso nazionale

Che da un po' di tempo a questa parte i simboli dei partiti abbiano iniziato a sparire dalle schede delle elezioni amministrative è ormai un fatto: l'estate scorsa, in un suo articolo per la Repubblica, Tommaso Ciriaco aveva notato che la percentuale di comuni al voto solo con liste civiche, senza nemmeno un emblema di partito, era pari al 65,2%. Nelle città più grandi il fenomeno è ovviamente più raro, ma non poteva non destare scalpore l'eventualità che a Palermo il Partito democratico potesse valutare realisticamente l'ipotesi di presentare una lista, senza però schierare il proprio contrassegno tradizionale
Le ragioni per una scelta tanto drastica sembrano essere essenzialmente due: da una parte l'incapacità di mettere in campo un proprio candidato credibile e realisticamente in grado di vincere, dall'altra la possibilità tutt'altro che remota di sostenere (anche se i rapporti in passato sono stati tutt'altro che buoni) la ricandidatura di Leoluca Orlando, il quale però non avrebbe gradito vedere il simbolo della accanto a quelli della sua coalizione che si sta via via delineando. 
A mettere sul tavolo concretamente la possibilità di lasciare da parte il simbolo è stato, il 16 gennaio, addirittura il sottosegretario Davide Faraone, con una sua dichiarazione difficile da equivocare: "Il dialogo [con Orlando] è in corso, ma non deve sbocciare per forza. Potrebbe anche interrompersi, tutto può accadere. Al momento è un percorso avviato. Ma non dobbiamo rischiare di fare accadere ciò che è successo a Torino, ecco perché dobbiamo vincere con un unico candidato con il 40,1 per cento. La forza principale del centrosinistra ha il dovere di costruire un percorso unitario, anche rinunciando a qualcosa". A chi gli chiedeva se questo qualcosa potesse essere il logo dem, Faraone ha risposto: "Non è un problema di simboli, a noi interessa presentare alle amministrative di Palermo un unico candidato del centrosinistra perché vogliamo vincere, non possiamo lasciare Palermo ai Cinque stelle, dobbiamo lasciare da parte gli egoismi". 
L'ipotesi di sostenere Orlando senza il proprio marchio politico, tuttavia, ha provocato un'alzata di scudi da parte di persone di rilievo all'interno del partito, così come all'interno della base. Tra i primi a mettersi di traverso, il deputato palermitano dem Giuseppe Lauricella che, senza mai fare il nome di Faraone o di altre persone a lui vicine, non ha usato mezzi termini: "Pensare di trovare a Palermo un accordo di centrosinistra senza presentare il simbolo del Pd sarebbe un atto di resa, oltre che di mortificazione, per un partito che rappresenta la forza politica maggiore nazionale. Certamente, non sarebbe quel modello di cui alcuni dirigenti Pd artatamente parlano, da proporre in seguito a livello regionale e nazionale, perché non credo che alle prossime elezioni regionali e tanto meno alle prossime nazionali il Pd possa presentarsi senza simbolo; in realtà, qualcuno sta barattando il simbolo Pd con spazi politici personali nella futura amministrazione comunale di Palermo. Purtroppo, sono gli stessi che si candidano a rappresentare il Pd e i siciliani alle prossime elezioni regionali".
Che si rischi lo scollamento tra partito ed elettorato, come teme Lauricella, lo dimostrerebbe la "lettera aperta" che ieri un gruppo di dem palermitani - #orgogliopd, primi firmatari Fabio Teresi, Carmelo Greco, Antonio Ferrante, Federica Tarantino e Ruggero D'Amico - ha deciso di inviare al segretario Matteo Renzi: 

Caro Segretario, ti scriviamo questa lettera aperta perchè crediamo che in un momento così difficile per il nostro partito che si appresta ad affrontare le amministrative di Palermo, anche un tuo diretto intervento sia necessario perchè il Pd possa giocare un ruolo da protagonista e così ripartire da una delle più importanti città del Sud Italia. Essere militanti del Pd per noi significa mettere la faccia sempre e comunque, soprattutto nei momenti più difficili dove il nostro orgoglio e il nostro spirito di appartenenza e l’amore per la nostra città devono prevalere su ogni tatticismo o interesse di parte. Per questa ragione siamo intervenuti pubblicamente per rivendicare la necessità che il Pd si presentasse con il proprio simbolo senza abdicare ad un "civismo senza anima" in nome dell'unità del centrosinistra. Da attivisti impegnati da anni per la nostra città siamo consapevoli dell’importanza di unire le forze che con noi condividono gli ideali del riformismo provando a ricomporre il centrosinistra e costruire un campo largo capace di frenare l'avanzata populista o di un centrodestra che nella nostra città ha lasciato ferite di mal governo assai profonde. Ma il raggiungimento di tali obiettivi non può passare dal progressivo smantellamento di quello che dovrebbe essere il partito aggregante della coalizione e che oggi invece,nella quinta città d’Italia, viene considerato mero comprimario o addirittura scomoda zavorra. [...] Va bene il centro sinistra allargato ai moderati, va bene Leoluca Orlando ma tutto ciò con il rispetto che la più grande forza politica del paese merita. Chi sceglie di lottare può vincere o perdere, chi si arrende o si nasconde semplicemente ha fallito e non sarà mai in grado di cambiare davvero le cose. E noi vogliamo cambiarle.
E che quella del simbolo a Palermo rischi di diventare una questione nazionale lo dimostra la dichiarazione di oggi di Enrico Rossi, presidente della regione Toscana, ma soprattutto autocandidatosi da tempo alla segreteria del Pd: "Secondo me hanno ragione gli amici e i compagni che chiedono di non rinunciare al simbolo del Pd alle prossime elezioni di primavera per il Comune. Senza il nostro simbolo in una delle più importanti città italiane questo progetto, che considero fondamentale per il Paese, subirebbe un colpo significativo. Il simbolo è ciò che tiene insieme e unisce una comunità. Rinunciarvi sarebbe a mio parere un gesto suicida e per tanti compagni e amici anche fuori dalla Sicilia un'ulteriore umiliazione, che rischia di portare acqua solo al mulino dell'antipolitica e della retorica anti partito come origine di tutti i mali". Per Rossi Orlando, persona degna di stima, potrebbe porre condizioni sul programma, sugli ideali da perseguire e sulle qualità dei candidati, ma non sui simboli da mostrare; d'altra parte, il presidente della Toscana non condivide neppure "coloro che nel Pd con troppa facilità sostengono che l'importante è vincere e che i simboli vengono dopo. Noi abbiamo bisogno di un partito popolare e strutturato, con una forte identità, un radicamento saldo tra i ceti popolari e un programma di cambiamento per Palermo, per la Sicilia e per il Paese". Come dire: i simboli non si toccano e non si accantonano al bisogno, casomai bisogna essere degni di portarli.