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domenica 11 gennaio 2026

Alternativa popolare e Dimensione Bandecchi: vite parallele, e i simboli?

Il panorama politico italiano, come quello di molti altri paesi, non può mai intendersi come un corpo fermo e stabile, ma piuttosto come un'entità magmatica, in continua evoluzione. Vale per i cambiamenti "maggiori", cioè i più visibili, cui la maggior parte degli osservatori guarda, ma anche - se non soprattutto e innanzitutto - per i cambiamenti "minori", o tali ritenuti da qualcuno: per chi sente di appartenere ai #drogatidipolitica, infatti, sono proprio le microdinamiche che rischiano di sfuggire ad altri occhi a meritare più considerazione. Si può leggere in questo modo, dunque, il comunicato congiunto - diffuso ieri - di Paolo Alli e Stefano Bandecchi, che figurano tuttora rispettivamente quali presidente e segretario di Alternativa popolare, mentre il secondo in vista delle elezioni regionali dello scorso autunno (in particolare quelle della Campania) aveva concorso a fondare il partito Dimensione Bandecchi (Alli invece è anche segretario generale della Fondazione De Gasperi). Di seguito si riporta il testo integrale.
A seguito della creazione del nuovo partito "Dimensione", guidato da Stefano Bandecchi, si è valutata l’opportunità di separare il percorso politico del nuovo soggetto da quello di Alternativa Popolare, al fine di allargare l’ambito della proposta politica per gli elettori italiani, rivolgendosi a target differenziati.

È infatti evidente come vi sia una ampia fascia di elettorato deluso dalla politica che, attraverso una pluralità di proposte, è possibile riconquistare e riportare alle urne e alla partecipazione attiva all’impegno sociale e politico.

Con il 2026 inizia, perciò, un percorso parallelo delle due formazioni politiche, Dimensione e Alternativa Popolare.

È questo l’esito di oltre tre anni di storia che hanno visto dapprima Stefano Bandecchi alla guida politica di AP, partito al quale la sua presenza e la sua azione hanno consentito di rilanciarsi con la vittoria alle elezioni comunali di Terni e la successiva partecipazione alle elezioni europee del 2024 e, recentemente, la consapevolezza della necessità di costituire un nuovo laboratorio politico del quale lo scenario nazionale ha bisogno, per non restare fossilizzato sulle proposte oggi esistenti, per cui è nato Dimensione.

Sotto questo profilo, Alternativa Popolare continuerà a muoversi nel solco del popolarismo europeo, a partire dalla propria appartenenza al Partito Popolare Europeo, mentre Dimensione caratterizzerà la propria azione sulla base del principio e del valore della italianità.
La scelta di percorrere due strade parallele sembra rafforzata dalla decisione, datata 8 gennaio, di Stefano Bandecchi, "in vista delle elezioni politiche del 2027", di "affidare la segreteria nazionale del partito a Gianluca Di Liberti, imprenditore con una solida esperienza politica": Di Liberti, sui suoi canali social, peraltro risulta ancora essere, oltre che segretario di Dimensione Bandecchi, (anche) responsabile nazionale di Alternativa popolare "per i rapporti con le comunità LGBTQIA+l". La stessa nota diffusa da Bandecchi sul sito del partito da lui fondato cita anche l'avvocato Riccardo Corridore, che lo ha "coadiuvato nella fase di lancio del partito" e proseguirà il suo impegno come vicesindaco del comune di Terni (dunque come vicario dello stesso Bandecchi).
Della notizia diffusa - che riporta un tentativo interessante di "segmentare" il potenziale elettorato di riferimento, immaginando nuove presenze elettorali in coalizione - non possono sfuggire due dettagli non proprio irrilevanti sul piano "simbolico". Innanzitutto il sito di Alternativa popolare continua a riportare in testata la versione del simbolo contenente il riferimento a Bandecchi, ma la nota congiunta è stata abbinata al contrassegno impiegato nel 2024 per le elezioni europee, contenente nella parte inferiore il simbolo ufficiale del Partito popolare europeo cui Ap appartiene (cosa che, com'è noto, ha consentito al partito di presentare proprie liste senza sottostare al pesante onere della raccolta delle firme, sia pure a seguito della riammissione - in quattro circoscrizioni su cinque, tolta la circoscrizione Sud in cui la lista era stata ammessa già in prima battuta - da parte dell'Ufficio elettorale nazionale per il Parlamento europeo presso la Corte di cassazione). Il cognome di Bandecchi, dunque, in quel caso non si vede più (così come non ha mai fatto parte del simbolo ufficiale del partito, così come modificato dopo la scelta - dell'assemblea nazionale del 18 marzo 2017 - di abbandonare definitivamente il nome Nuovo centrodestra: la descrizione dello statuto contiene solo il nome del partito attraversato dal cuore giallo senza scritte, non anche il fregio ufficiale del Ppe).
Secondariamente, lo stesso comunicato cita per ben quattro volte il nuovo partito fondato da Stefano Bandecchi come Dimensione, senza citare il cognome del fondatore. Difficile dire, al momento, se questo preluda alla sparizione del cognome dal simbolo del partito, anche perché questo, tanto nello statuto quanto nell'atto costitutivo - uno dei pochi casi in cui è possibile disporre del documento fondativo di un soggetto politico-giuridico: l'atto è datato 22 settembre 2025 e Bandecchi è tra i fondatori, insieme a Corridore e Pierpaolo Palanti - figura tanto nella denominazione del partito ("Dimensione Bandecchi"), quanto nella descrizione ufficiale del simbolo ("cerchio con il bordo esterno di colore rosso. Il fondo interno del cerchio è di colore blu. Nella metà superiore del cerchio è presente la scritta DIMENSIONE in stampatello maiuscolo di colore bianco e sotto ad essa la scritta BANDECCHI, di dimensioni maggiori, in stampatello maiuscolo e di colore giallo. Dal margine inferiore del cerchio si estendono da sinistra verso destra tre frecce stilizzate, la prima da sinistra è di colore verde, la seconda di colore bianco e la terza di colore rosso. La coda della freccia rossa copre la parte inferiore del cerchio").
Da qui alle prossime elezioni - che si tengano nel 2027 come previsto o che, a dar retta ad alcuni articoli usciti anche oggi su qualche giornale - di certo ci saranno evoluzioni, nella guida di quegli stessi partiti e nei loro simboli: nessuno, al momento, è in grado di prevedere cosa finirà nelle bacheche del Viminale, ammesso che quelle fisiche in metallo e plexiglass esistano ancora... 

sabato 4 maggio 2024

Europee, solo Alternativa popolare ripescata, taglio alle esenzioni ridotto - Il quadro completo delle liste presentate e ammesse

In fondo all'articolo si trova l'elenco delle liste depositate e ammesse nelle varie circoscrizioni.

Insieme alla composizione delle liste principali per le prossime elezioni europee fissate per l'8 e il 9 giugno prossimi, la comunità dei #drogatidipolitica (e non solo) attendeva di conoscere soprattutto l'esito dei ricorsi di Alternativa popolare e del Partito animalista - Italexit per l'Italia, che avevano visto bocciare la loro tesi di esenzione dalla raccolta delle firme in virtù dell'adesione a un partito politico europeo rappresentato a Strasburgo (o almeno della connessione con un partito di un paese europeo in quella stessa condizione) in quattro circoscrizioni su cinque, a causa dell'entrata in vigore delle nuove norme più severe sugli esoneri, mentre la loro posizione era stata accolta in Italia meridionale. Ieri, nel tardo pomeriggio, è arrivata una vera e propria sorpresa dall'Ufficio elettorale nazionale per il Parlamento europeo presso la Corte di cassazione: la lista di Alternativa popolare, infatti, è stata riammessa nella circoscrizione Centro, ma è probabile che questo accada a breve anche con riferimento agli altri territori (e, nell'ipotesi più "generosa", a beneficio di altre liste), se si considera il ragionamento operato dal collegio.
La decisione n. 3 dell'Ufficio elettorale nazionale, depositata ieri alle 17.05, è lunga ben dieci pagine, cosa che alle europee non risulta sia mai capitata. Le premesse in effetti occupano quasi sei pagine, ma le altre quattro dedicate a motivare la scelta della riammissione già fanno pensare che il collegio abbia ritenuto opportuno sostenere in modo più solido il proprio ragionamento, anche se poi nessuno avrebbe poi potuto metterlo concretamente in discussione: come si è già detto, quando una lista viene ammessa (dagli uffici elettorali circoscrizionali o, in seconda battuta, da quello nazionale) non ci sono più strumenti per chiederne la ricusazione.
Il testo ripercorre le argomentazioni dell'Ufficio elettorale della circoscrizione Centro (presieduto da Tommaso Picazio, magistrato impegnato nelle operazioni di ricezione e vaglio delle candidature anche alle ultime due elezioni politiche), secondo le quali dopo l'entrata in vigore della legge n. 38/2024 - che ha convertito, modificandolo, il decreto-legge n. 7/2024 - non era più sufficiente "la mera affiliazione o il collegamento concordato con un partito politico europeo rappresentato nel Parlamento europeo con un proprio gruppo parlamentare", visto che le nuove norme erano state introdotte tra l'altro per "superare precedenti ambiguità interpretative". Per la depositante di Alternativa popolare, Raffaella Del Santo, le norme introdotte durante la conversione del "decreto elezioni 2024" violano invece vari articoli del Trattato sull'Unione europea e la raccomandazione della Commissione n. 2023/2829 (specie il richiamo al Codice di buona condotta elettorale della Commissione di Venezia, che chiede di non modificare gli elementi fondamentali della legge elettorale a meno di un anno dal voto), limitando i diritti politici ed elettorali del partito, "direttamente vantati in relazione alla propria qualità di membro del Partito popolare europeo". Secondo la depositante, alcuni documenti relativi all'iter legislativo (in particolare un dossier sul disegno di legge in questione) dimostravano - citando le decisioni dell'Ufficio elettorale nazionale - un approccio delle Camere opposto rispetto a una lettura che restringa gli spazi per candidarsi senza sottoscrizioni; lo stesso Manuale elettorale 2024 redatto dalla Camera, peraltro, tra le ipotesi di esenzione indicava quella riguardante i partiti "che nelle elezioni precedenti per il Parlamento europeo abbiano ottenuto almeno un seggio e che siano affiliati a un partito politico europeo costituito in gruppo parlamentare al Parlamento europeo nella legislatura in corso al momento della convocazione dei comizi", senza specificare che il seggio dev'essere stato ottenuto in Italia. 
La difesa di Alternativa popolare ha poi rilevato come le decisioni dell'Ufficio elettorale nazionale del 2014 che aprirono la strada all'esenzione "per via europea" precedessero l'entrata in vigore del regolamento n. 1141/2014 sui partiti europei (che, tra l'altro, ha istituito l'Autorità per i partiti politici europei e le fondazioni politiche europee e, secondo Ap, imporrebbe "una lettura costituzionalmente orientata e conforme alla normativa" europea "tale da non comprimere o limitare l'autonoma rappresentanza politica dei partiti europei e di coloro che ne sono formalmente membri") e pure l'emanazione della citata raccomandazione della Commissione n. 2023/2829. In definitiva, l'adesione di Alternativa popolare come member party al Partito popolare europeo, che nel 2019 ha ottenuto seggi al Parlamento europeo (per giunta - si aggiunge qui - anche in Italia, sia pure attraverso altri membri, cioè Forza Italia e la Svp) e si è costituito in gruppo, e l'inserimento esplicito del logo del Ppe nel contrassegno elettorale dovrebbero bastare a garantire l'esenzione: in particolare si era sostenuto che la rappresentanza parlamentare richiesta dalla nuova norma doveva essere "riferita al Parlamento europeo e ai partiti europei in quanto tali, avendo questi ultimi autonoma e distinta soggettività [...] che, da sola, consente l'applicazione della previsione di esenzione [...] in quanto, come rilevato nella comunicazione inviata dal Ministero dell'interno in data 29/4/2024 [...] è il partito politico europeo che deve aver ottenuto un seggio al Parlamento europeo, non quello nazionale, tanto che il partito nazionale che eventualmente lo abbia ottenuto, ma non aderisca ad un gruppo politico o partito europeo, non può beneficiare dell'esenzione dalla raccolta firme". In via subordinata, il ricorso sottolineava pure come lo stesso Partito popolare europeo si sarebbe potuto considerare come presente al Parlamento italiano grazie ai gruppi parlamentari di Forza Italia contenenti nella denominazione il riferimento al Ppe.
L'Ufficio elettorale nazionale per il Parlamento europeo, per prima cosa, ha chiarito come quella da esso svolta sia "una funzione pubblica neutrale, di natura amministrativa e non già giurisdizionale" (citando a sostegno le sentenze della Corte costituzionale n. 259/2009 e n. 48/2021, quella relativa alle disposizioni in materia di raccolta firme ed esenzione da questa per le elezioni politiche): per questo motivo il collegio non poteva sollevare questioni di legittimità costituzionale o attivare la procedura di rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell'Unione europea, non potendo nemmeno disapplicare la norma nazionale ritenuta "chiaramente in contrasto con disposizioni dell'UE [...]". Il riferimento immediato all'approvazione della "norma taglia esenzioni" "nella pendenza del termine di 180 gg. prima della data delle elezioni europee entro cui effettuare la raccolta delle sottoscrizioni" - si ricordi che l'art. 14 della legge n. 53/1990 dispone che le sottoscrizioni delle candidature e le relative autenticazioni "sono nulle se anteriori al centottantesimo giorno precedente il termine fissato per la presentazione delle candidature" - non lascia però dubbi sull'idea che il collegio ha di quell'intervento normativo, così come non ne lascia il riferimento alla necessità di interpretare la disposizione di nuovo conio anche alla luce dei principi costituzionali e della "pur non vincolante" raccomandazione della Commissione n. 2023/2829. 
Quella necessità di interpretazione sorge perché, si legge nella decisione (con una prosa imperdibile), l'esegesi del nuovo comma 4 dell'art. 12 della legge n. 18/1979 "non appare dar luogo a un sicuro approdo", emergendo invece "potenziali antinomie" (dunque contraddizioni) nel confronto con gli altri commi dello stesso articolo. Da una parte i membri dell'Ufficio (e in particolare la relatrice) rilevano che il comma 3, "esentando dalla sottoscrizione i partiti o gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare anche in una sola Camera, nella legislatura in corso al momento, alla sola condizione che abbiano ottenuto almeno un seggio in una delle due Camere, non richiede affiliazione di sorta" e non si capisce perché questa sia invece richiesta per i partiti che abbiano eletto rappresentanti al Parlamento europeo. La lettura del passaggio virgolettato fa sorgere, a dire il vero, qualche perplessità in chi scrive ora: la titolarità di almeno un gruppo parlamentare o l'ottenimento di almeno un seggio in ragione proporzionale o in un collegio uninominale, infatti, sono due criteri distinti tra loro, pur fondandosi entrambi sulla rappresentanza parlamentare; non è dunque chiarissimo perché siano stati abbinati (se una forza politica ha un gruppo, di solito ha eletto più parlamentari; se ne ha eletto solo uno in un collegio uninominale, in base alla norma vigente ha l'esenzione anche se non ha costituito un suo gruppo), mentre ha più senso leggere quest'argomentazione limitandosi all'ultima parte, per cui l'Ufficio rileva che il partito che ha eletto un numero di parlamentari non sufficiente a formare un proprio gruppo ottiene comunque l'esenzione (anche se gli eletti aderiscono al gruppo misto), mentre quest'onere verrebbe richiesto ai partiti che hanno eletto almeno un europarlamentare
Dall'altra parte, il collegio rileva come il comma 4 (quello dell'esenzione "europea") continui affermando che "l'esenzione dalla sottoscrizione della lista è riconosciuta solo in rapporto al carattere composito del contrassegno, nel quale sia contenuto quello di un partito o di un gruppo politico esente da tale onere". Qui è giusto il caso di osservare che l'esenzione per i contrassegni compositi riguarda ovviamente tutte le ipotesi, non solo quella dell'esenzione per via europea: l'esonero, cioè, scatta purché un contrassegno contenga almeno il simbolo o di un partito costituito in gruppo parlamentare, o di un partito che abbia concorso alle ultime elezioni politiche e abbia eletto - anche in un collegio uninominale - almeno un parlamentare, o di un partito che abbia ottenuto nelle circoscrizioni italiane almeno un europarlamentare; sembra di poter affermare che per l'Ufficio dire che "l'esenzione dalla sottoscrizione della lista è riconosciuta solo in rapporto al carattere composito del contrassegno" significhi non che è "necessario", ma che è "sufficiente" che il contrassegno abbia natura composita.
In ogni caso, sulla base delle due considerazioni sopra riportate, l'Ufficio elettorale nazionale ritiene che esistano "due distinte opzioni ermeneutiche, entrambe plausibili": una richiede sia il conseguimento (in Italia) del seggio al Parlamento europeo sia l'affiliazione certificata a un gruppo costituito in quell'assemblea; l'altra, "in coerenza col testo previgente del medesimo quarto comma dell'art. 12 cit., e con la relativa tradizione interpretativa formatasi a partire dai precedenti [di] questo Ufficio del 2014, pone in alternativa tra loro i predetti due requisiti". Se evidentemente l'Ufficio elettorale circoscrizionale per il Centro ha scelto la prima opzione interpretativa (comunque, come si è detto, ritenuta plausibile), l'Ufficio elettorale nazionale "ritiene di attribuire prevalenza alla seconda opzione ermeneutica, ritenendola maggiormente conforme sia ai principi costituzionali in materia, come riassunti (sebbene ad altri fini) dalla nota pronuncia n. 1/2014 della Corte costituzionale, sia alla Raccomandazione (UE) 2023/2829". Se i "drogati di politica" con formazione costituzionalistica non restano certo indifferenti di fronte alla sentenza n. 1/2014, con cui erano stati colpiti due punti fondamentali della "legge Calderoli" del 2005 (i principi cui fa riferimento l'Ufficio sono probabilmente quello di uguaglianza del voto e i più generici principi di proporzionalità e ragionevolezza), merita di essere riportato per intero il "considerando n. 10" della più volte citata Raccomandazione della Commissione Ue 2023/2829:
La stabilità della legge elettorale è fondamentale per l’integrità e la credibilità dei processi elettorali. Frequenti modifiche delle norme o modifiche che intervengano subito prima delle elezioni possono confondere gli elettori e gli addetti alle operazioni di voto e possono comportare distorsioni o applicazioni erronee delle norme. Tali modifiche possono inoltre essere percepite come uno strumento inteso a influenzare i risultati a favore del governo già insediato. In conformità alla linea guida II.2.b del codice di buona condotta elettorale pubblicato dalla Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto del Consiglio d’Europa (la «Commissione di Venezia»), gli elementi fondamentali della legge elettorale nazionale non dovrebbero poter essere modificati meno di un anno prima delle elezioni. Tra questi elementi fondamentali figurano in particolare le norme relative alla trasformazione dei voti in seggi, all’appartenenza a commissioni elettorali o ad altri organi che organizzano la votazione, nonché alla definizione dei confini delle circoscrizioni elettorali e alla ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni. Sebbene non sia opportuno invocare il principio della stabilità della legge elettorale per mantenere una situazione in contrasto con le norme internazionali in materia elettorale, nulla nella presente raccomandazione dovrebbe essere inteso come un invito agli Stati membri ad adottare misure in contrasto con la linea guida II.2.b del suddetto codice di buona condotta elettorale.
Soprattutto sulla base del testo appena riportato, l'Ufficio elettorale nazionale ritiene "improbabile [...] che il legislatore, nella pendenza del termine di 180 gg. per la raccolta delle firme, e per di più solo in sede di conversione del D.L. n. 7 del 2024, abbia inteso operare deliberatamente uno stravolgimento delle regole pregresse in tema di esenzione dalle sottoscrizioni, configurando l'affiliazione come requisito ulteriore solo per i partiti o gruppi politici già rappresent[at]i nel Parlamento europeo, e prescindendone, invece, per quelli già rappresentati in una delle due Camere del Parlamento italiano". Leggendo questo passaggio sembra di capire - anche se qualche dubbio interpretativo non si dissolve - che si ritenga incoerente richiedere contemporaneamente l'elezione di europarlamentari in Italia e l'affiliazione del partito italiano a quello europeo, mentre per i partiti che eleggono deputati o senatori non è richiesta per la partecipazione senza firme nessuna affiliazione al partito politico europeo (diversamente non si spiegherebbe quale altra "affiliazione" potrebbe essere richiesta al soggetto italiano, essendo quel termine poco adatto per riferirsi all'adesione a un gruppo parlamentare). 
Sembra invece difficile da smentire un giudizio piuttosto severo sull'operato del legislatore (e, indirettamente, su quello di chi ha proposto e promosso l'emendamento "tagliaesenzioni") che ha introdotto una disciplina restrittiva nel pieno dei sei mesi previsti per la raccolta delle firme; ciò appare più verosimile considerando le dichiarazioni del primo firmatario delle versioni dell'emendamento in questione, Marco Lisei, rilasciate a metà febbraio ad Ansa ("I maggiori partiti sono esentati perché il fatto stesso che abbiano rappresentanti eletti nelle Camera dimostra de ipso che abbiano una rappresentanza reale. Esentarli significa eliminare burocrazia e contenziosi sull’accertamento delle firme. I piccoli partiti invece è giusto che raccolgano le firme perché devono così dimostrare un minimo di radicamento. Anche perché il numero delle firme non è così alto") e le parole del senatore Costanzo Della Porta (anch'egli di Fratelli d'Italia, anch'egli firmatario), che il 13 marzo nell'aula di Palazzo Madama si è espresso così: "con il decreto-legge in esame poniamo anche un freno alle cosiddette liste fasulle. [...] alle scorse elezioni europee si presentarono 18 liste, dieci delle quali hanno preso meno dell'1% e sette di queste dieci hanno preso meno dello 0,5%. Pertanto, nessuno vuole vietare la libera partecipazione alle consultazioni elettorali, però non dobbiamo neanche alterare le regole del gioco; [...] restringere l'ambito di chi può partecipare non avendo consenso ci sembra un fatto piuttosto naturale". Leggere che per l'Ufficio elettorale nazionale è "improbabile che il legislatore, nella pendenza del termine di 180 gg. per la raccolta delle firme, e per di più solo in sede di conversione del D.L. n. 7 del 2024, abbia inteso operare deliberatamente uno stravolgimento delle regole pregresse in tema di esenzione dalle sottoscrizioni" suona, oltre che come una conferma delle proprie posizioni precedenti (del 2014, seguite anche da vari Uffici elettorali circoscrizionali nel 2019), come una critica all'operato della maggioranza parlamentare celata in una trama di eleganza, rispetto istituzionale e ironia. 
L'incoerenza evidenziata, in ogni caso, per il collegio si può superare ritenendo sufficiente l'affiliazione certificata a un partito politico europeo costituito in gruppo al Parlamento europeo. (e il riferimento ai 180 giorni per la raccolta firme non rende assurdo pensare che quella proposta sia una lettura una tantum, necessaria questa volta per poi lasciare spazio al criterio più severo che emerge dalle nuove disposizioni; alcune delle contraddizioni rilevate dall'Ufficio però rimarrebbero, quindi ci si dovranno aspettare altri contenziosi, se le norme non saranno modificate). Nell'ultima pagina della decisione si cita l'affiliazione - idoneamente certificata - di Alternativa popolare al Ppe, "costituito in gruppo parlamentare al Parlamento europeo nella legislatura in corso" (sulla base della dichiarazione di costituzione in gruppo, altrettanto autenticata dall'autorità consolare italiana a Bruxelles) e si evidenzia la presenza del riferimento al Ppe nel contrassegno elettorale: su tali basi "la lista Alternativa popolare soddisfa il requisito della certificata affiliazione a un partito politico europeo costituito in gruppo parlamentare al Parlamento europeo [...] e dev'essere ammessa alla partecipazione all'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia". Non sfugge che nella motivazione della decisione manca qualunque riferimento alla comunicazione del Ministero dell'interno del 29 aprile scorso (il che fa pensare che questa non fosse particolarmente utile ai fini del ragionamento che ha portato alla riammissione, nel senso che - senza minare ovviamente il valore dell'operato del Viminale - forse il suo contenuto non si adattava particolarmente alla situazione). 
In ogni caso, la lista di Alternativa popolare è stata riammessa nella circoscrizione Centro
 (con grande soddisfazione del coordinatore Stefano Bandecchi, che ha subito diffuso la notizia) ed è probabile che nelle prossime ore altrettanto avvenga con riferimento alle altre circoscrizioni. C'è attesa a questo punto per scoprire come si esprimerà l'Ufficio elettorale nazionale sui ricorsi relativi alla lista di Partito animalista - Italexit per l'Italia: proprio questa mattina è previsto un presidio di queste forze politiche davanti alla Corte di cassazione, dove dovrebbero essere in decisione i ricorsi relativi alle circoscrizioni diverse da quella del Sud. Occorre dire però che, sulla base della decisione appena commentata, il ricorso potrebbe non essere accolto, non risultando al Parlamento europeo un gruppo di Animal Politics Eu, il soggetto politico europeo (pur non riconosciuto come partito) cui il Partito animalista aderisce.
Si può invece immaginare con ragionevole certezza che la decisione presa ieri dall'Ufficio elettorale nazionale produca una profonda insoddisfazione per la lista Pace Terra Dignità e, ancora di più, nelle forze politiche che avrebbero voluto presentare liste con il simbolo Patto autonomie ambiente. In entrambi i casi, infatti, le due liste avrebbero goduto del sostegno di un partito politico europeo con proprio gruppo al Parlamento europeo (Partito della Sinistra europea - tramite Rifondazione comunista - per Pace Terra Dignità, Alleanza libera europea [Efa, formante gruppo con i Verdi europei] - tramite il Patto per l'autonomia - per Patto autonomie ambiente) e, secondo la lettura avallata dall'Ufficio elettorale nazionale presso la Cassazione, avrebbero avuto diritto a presentarsi senza raccogliere le firme. 
Com'è noto, il Patto autonomie ambiente ha rinunciato all'idea di presentare liste (impegnandosi soprattutto nel comitato Referendum per la rappresentanza "Io voglio scegliere", promotore di vari quesiti referendari in materia elettorale), ma certamente sapere che avrebbe potuto presentare le liste secondo l'interpretazione appena fornita dai magistrati di Cassazione sarà una ben magra consolazione rispetto ai progetti non andati in porto (al di là della candidatura individuale nella lista di Azione - Siamo Europei nel Nord-Est di Giovanni Poggiali, espressione di Romagna Unita, gruppo parte del Patto autonomie ambiente). Pace Terra Dignità ha invece scelto di raccogliere le firme e depositare comunque le liste, ma senza inserire riferimenti alla Sinistra europea: al momento le liste sono state accolte nelle circoscrizioni Nord-Est, Centro e Sud, mentre è stata ricusata quella del Nord-Ovest (perché, a quanto si apprende, alcune autenticazioni senza indicare la qualifica avrebbero reso insufficienti le firme raccolte in Valle d'Aosta) e per il momento non è stata ammessa quella nelle Isole (perché, pur essendo sufficienti le firme raccolte, non ci sarebbero tutti i certificati, ma oggi - considerato che il verdetto dell'Ufficio circoscrizionale è arrivato tardi - un rappresentante della lista consegnerà i certificati mancanti e ottenuti oltre il termine dai comuni). Il quadro delle liste, insomma, non è ancora completo: occorrerà attendere almeno qualche altra manciata di ore.

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AGGIORNAMENTO DEL 4-5 MAGGIO 2024
: L'Ufficio elettorale nazionale ha respinto i ricorsi presentati dalla lista Partito animalista - Italexit per l'Italia (anche se manca ancora la decisione sulla circoscrizione Isole).
I collegi di magistrati che si sono espressi hanno espressamente seguito lo stesso ragionamento che si ritrova nelle decisioni che hanno riguardato Alternativa popolare (a conferma del giudizio non positivo sull'innovazione normativa), ma l'esito è stato diverso. Questo perché l'ipotesi della affiliazione al partito politico europeo avrebbe richiesto che quel legame fosse "certificato" con una dichiarazione del presidente del gruppo parlamentare europeo autenticata da notaio o da un'autorità diplomatico-consolare italiana. In sede di deposito delle candidature, invece, sono stati presentati gli stessi documenti che nel 2019 avevano portato all'ammissione della lista: evidentemente in quell'occasione non era stata prodotta una simile dichiarazione. Si rileva poi che non risulta, dai documenti presentati, che i soggetti politici i cui simboli sono stati inseriti nel contrassegno siano forze esenti in grado di assicurare l'esonero alla lista: in una delle decisioni si precisa che "la nozione di 'gruppo politico' diverge da quella di 'gruppo parlamentare'", altro motivo che probabilmente non ha consentito di riconoscere l'esenzione (peraltro nelle decisioni si fa riferimento anche al simbolo del gruppo GUE, l'onda rossa-verde, che sinceramente chi scrive non era riuscito a ritrovare nel contrassegno... fino al momento in cui ha allargato l'immagine del simbolo e ha notato il piccolo fregio all'interno della pulce di Animal Politics EU!). Cristiano Ceriello, leader del Partito animalista, ha comunque già annunciato il ricorso al Tar per fare valere le sue ragioni (incluso il rinvio alla prossima tornata elettorale delle innovazioni normative adottate troppo a ridosso del voto, il che avrebbe dovuto consentire l'ammissione senza firme alle stesse condizioni di cinque anni fa).
Anche le liste dei Pirati, presentate nelle circoscrizioni Nord-Ovest e Centro, non sono state riammesse dal collegio di magistrati di Cassazione; una delle loro decisioni, tra l'altro, è stata registrata con il numero 1 (è stata depositata in segreteria venerdì 3 maggio alle 16 e 54, mentre la prima relativa ad Alternativa popolare è stata depositata lo stesso giorno alle 17 e 05), quindi dimostra in qualche modo che il collegio - identico a quello che ha deciso su Ap, anche se il relatore è differente - ha tenuto lo stesso metro di giudizio "meno severo", almeno con riguardo alla possibilità di ottenere l'esenzione grazie al solo collegamento con un partito europeo esonerante, anche senza eletti in Italia cinque anni prima.
In particolare, già in questa sede l'Ufficio ha rilevato l'impossibilità - da parte di un organo che esercita una "funzione pubblica neutrale, di natura amministrativa e non già giurisdizionale" - di attivare gli strumenti della questione di legittimità costituzionale o del rinvio pregiudiziale alla Corte di Lussemburgo, sottolineando però la necessità di interpretare le disposizioni di nuova introduzione anche alla luce dei principi costituzionali e della Raccomandazione della Commissione UE n. 2023/2829. Risulta pressoché identica a quanto già visto per Ap la parte del ragionamento sull'opportunità di considerare di fatto alternativi i criteri indicati per l'esenzione "per via europea" (dunque l'affiliazione certificata a un partito europeo costituito in gruppo a Strasburgo come fattore esonerante di per sé, anche senza l'ottenimento di un seggio europeo in Italia cinque anni prima), incluso il giudizio sulla scelta (valutata come "improbabile") di cambiare profondamente le regole sull'esenzione a meno di sei mesi dal termine di presentazione delle candidature. In questo caso, però, se non si è eccepito nulla sulla natura dell'affiliazione al Partito pirata europeo, presente con propri eletti al Parlamento europeo (in effetti la dichiarazione di collegamento, debitamente autenticata, c'era), il collegio ha comunque rilevato che quel partito europeo non è costituito in gruppo parlamentare a Strasburgo e che la stessa dichiarazione di affiliazione ai Pirati europei non proviene dal "presidente del gruppo parlamentare" (che non può esservi, visto che non esiste): quell'elemento, infatti, dopo la modifica normativa ora è qualificato come "indispensabile condizione" per ottenere l'esonero dalla raccolta firme, anche volendo perseguire la lettura alternativa dei criteri di esenzione "europea" praticata dai magistrati di Cassazione.
Mentre si scrive si apprende anche che non hanno avuto successo nemmeno i ricorsi presentati da Forza Nuova, che - com'è noto - nel 2019 era riuscita a presentare le proprie liste in tutte le circoscrizioni, anche grazie alla registrazione come partito politico europeo dell'Alleanza per la pace e la libertà (Apf) nel 2018, benché pochi mesi dopo il partito fosse stato cancellato dal registro perché - in base ai nuovi criteri di registrazione introdotti sempre nel 2018 (il partito europeo o i partiti membri dovevano avere, in almeno un quarto degli Stati membri, eletto o acquisito deputati al Parlamento europeo, ai parlamenti nazionali, alle assemblee regionali, oppure dovevano avere ricevuto almeno il 3% alle ultime europee in almeno un quarto degli Stati membri) - la sua condizione non soddisfaceva più i requisiti fissati; la domanda di iscrizione al registro, reiterata dall'associazione politica nel 2020, è stata comunque respinta perché la presenza qualificata era riferita solo a 3 Stati (Germania, Spagna e Grecia) quando, per raggiungere il quarto dei membri indicato dal regolamento, ne sarebbero serviti almeno 7. 
Bocciate le liste da parte degli Uffici elettorali circoscrizionali, sono stati presentati i ricorsi all'Ufficio elettorale nazionale. Ci si poteva aspettare che, a dispetto della lettura meno rigida delle disposizioni di nuovo conio in materia di esenzione, sia stata contestata la mancata costituzione in gruppo parlamentare e, dunque, l'assenza di una dichiarazione certificata di affiliazione da parte di un presidente di gruppo parlamentare al Parlamento europeo. Nell'unica decisione che si è potuto consultare (quella relativa alla circoscrizione Centro), tuttavia, il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché si sarebbe concentrato solo sulla denuncia della ritenuta incostituzionalità dell'art. 4-bis del decreto-legge n. 7/2024 (la disposizione che di fatto ha reso quasi impraticabile l'esenzione "per via europea"), con riferimento agli artt. 3 e 10: il collegio, senza alcuna valutazione di merito, si è limitato così a rilevare che non rientra nelle sue facoltà sottoporre alla Corte costituzionale la norma indubbiata. Forza Nuova ha comunque scelto di rivolgersi al Tar, per contestare anche nel merito le esclusioni delle liste.
L'Ufficio elettorale nazionale ha respinto anche il ricorso di Pace Terra Dignità al Nord-Ovest, ritenendo che la mancata indicazione della qualifica di un'autenticatrice in Valle d'Aosta, traducendosi nell'assenza dell'elemento che consente di verificare la legittimazione ad autenticare, causi la nullità insanabile dell'autenticazione e delle sottoscrizioni contenute in quei moduli (né si è ritenuto applicabile il c.d. "soccorso istruttorio" per sanare la carenza): tutto questo ha causato il mancato raggiungimento del numero necessario di firme in Valle d'Aosta e la conseguente bocciatura della lista. La decisione è ritenuta discutibile dai promotori della lista, inclusa Rifondazione comunista (specie a fronte del metro meno rigido emerso dalle decisioni su Alternativa popolare, che le firme non le ha raccolte), per cui è stato annunciato il ricorso al Tar del Lazio.
 
* * *
 

Il quadro completo delle liste, circoscrizione per circoscrizione

Nord-Ovest: 11 liste ammesse, 8 non ammesse
Liste ammesse: Fratelli d'Italia, Lega Salvini Premier, Forza Italia - Noi moderati, Alternativa popolare, Partito democratico, MoVimento 5 Stelle, Azione - Siamo europei, Stati Uniti d'Europa, Alleanza Verdi e Sinistra, Libertà, Rassemblement Valdotain.
Liste e candidature non ammesse: Pace Terra Dignità, Democrazia sovrana popolare, Forza Nuova, Partito animalista - Italexit per l'Italia, Pirati, Italia dei diritti, Pensioni & Lavoro - Risveglio europeo, Parlamentare indipendente (Lamberto Roberti).
 
Nord-Est: 12 liste ammesse, 5 non ammesse
Liste ammesse: Fratelli d'Italia, Lega Salvini Premier, Forza Italia - Noi moderati, Alternativa popolare, Partito democratico, MoVimento 5 Stelle, Azione - Siamo europei, Stati Uniti d'Europa, Alleanza Verdi e Sinistra, Libertà, Südtiroler Volkspartei, Pace Terra Dignità.
Liste non ammesse: Forza Nuova, Italia dei diritti, Unione cattolica italiana, Democrazia sovrana popolare, Partito animalista - Italexit per l'Italia.

Centro: 12 liste ammesse, 7 non ammesse
Liste ammesse: Fratelli d'Italia, Lega Salvini Premier, Forza Italia - Noi moderati, Alternativa popolare, Partito democratico, MoVimento 5 Stelle, Azione - Siamo europei, Stati Uniti d'Europa, Alleanza Verdi e Sinistra, Libertà, Pace Terra Dignità, Democrazia sovrana popolare.
Liste e candidature non ammesse: Forza Nuova, Pirati, Italia dei diritti, Unione cattolica italiana, Partito animalista - Italexit per l'Italia, Pensioni & Lavoro - Risveglio europeo, Parlamentare indipendente (Lamberto Roberti).

Sud: 12 liste ammesse, 5 non ammesse
Liste ammesse: Fratelli d'Italia, Lega Salvini Premier, Forza Italia - Noi moderati, Alternativa popolare, Partito democratico, MoVimento 5 Stelle, Azione - Siamo europei, Stati Uniti d'Europa, Alleanza Verdi e Sinistra, Libertà, Pace Terra Dignità, Partito animalista - Italexit per l'Italia.
Liste e candidature non ammesse: Forza Nuova, Democrazia sovrana popolare, Italia dei diritti, Unione cattolica italiana, Parlamentare indipendente (Lamberto Roberti).

Isole: 11 liste ammesse, 3 non ammesse
Liste ammesse: Fratelli d'Italia, Lega Salvini Premier, Forza Italia - Noi moderati, Alternativa popolare, Partito democratico, MoVimento 5 Stelle, Azione - Siamo europei, Stati Uniti d'Europa, Alleanza Verdi e Sinistra, Libertà, Pace Terra Dignità (riammessa dopo integrazione certificati di iscrizione dei sottoscrittori).
Liste non ammesse: Forza Nuova, Democrazia sovrana popolare, Partito animalista - Italexit per l'Italia.

mercoledì 3 aprile 2024

Bandecchi e Alternativa popolare: "Ecco il mio simbolo per le europee"

La comparsa, pochi giorni fa, sui profili social del sindaco di Terni Stefano Bandecchi di un simbolo nuovo (Con Bandecchi per l'Europa), variante di quello della sua lista civica presentata lo scorso anno alle amministrative, aveva fatto pensare chi scrive a una possibile mossa prudenziale per non esporre direttamente le insegne di Alternativa popolare, partito di cui Bandecchi è coordinatore nazionale, e puntare tutto sul suo nome in un'eventuale corsa per le elezioni europee di giugno. Così, invece, non dovrebbe essere: poco dopo le ore 21 di ieri, infatti, sugli stessi account di Bandecchi è apparso un altro contrassegno, che riprende il fregio del partito che fu di Angelino Alfano e lo inserisce in un altro cerchio più chiaro, all'interno del quale ora trova posto il cognome del sindaco di Terni.


"Questo sarà il mio simbolo per le Europee. Alternativa popolare è Bandecchi insieme per l'Europa" si legge a commento dell'immagine, che non è passata inosservata a sostenitori e detrattori di Stefano Bandecchi. Si tratta, come si diceva, di un contrassegno costituito da due cerchi, quasi tangenti nella parte superiore. Il cerchio più piccolo corrisponde al simbolo di Alternativa popolare, con la conferma del doppio riferimento al Partito popolare europeo, scritto per esteso su tre righe (all'interno del cuore giallo del partito, con le iniziali della scritta bianca tinte di giallo) e con il logo ufficiale in italiano riportato al di sotto. Il cerchio più grande, invece, ha il fondo più chiaro ed è bicolore, azzurro più scuro per circa due terzi e più chiaro per circa un terzo, sulla sinistra, con la linea di confine leggermente sfumata nella parte inferiore non nascosta dal simbolo di Alternativa popolare; in quella sorta di "falce di luna" azzurra trova posto - in colore giallo e disposto ad arco - il cognome di Bandecchi, tolto dal simbolo del partito dove era stato collocato nei giorni scorsi (in questo modo il cerchio interno è stato leggermente svuotato e alleggerito).
Provenendo da un canale ufficiale, per di più con tanto di didascalia "chiarificatrice", del simbolo pubblicato si deve correttamente prendere atto e dare conto. Sono almeno due, tuttavia, i punti che inducono a una riflessione e che sono altrettanto da sottolineare. Sul piano visivo-grafico, innanzitutto, non si può nascondere l'impressione di una certa "provvisorietà" del contrassegno, dal momento che alcuni dettagli inducono a pensare che l'idea che quella grafica sia stata realizzata piuttosto in fretta. Lo suggeriscono, per esempio, la forma non del tutto "regolare" del cerchio (si tratta, in effetti, di un ovale leggermente più largo che alto: l'immagine che accompagna quest'articolo, peraltro, è volutamente stata compressa in orizzontale, in modo da trasformare l'ovale in cerchio) e, soprattutto, il fatto che entrambi i cerchi risultino visibilmente - e, lo si permetta, poco gradevolmente - tagliati nella parte sinistra del contorno.
Da una parte è forte il pensiero che il simbolo pubblicato possa dover essere presto ritoccato sul piano grafico, in modo da renderlo più accurato. Dall'altra, però, non ci si può dimenticare degli effetti dell'emendamento che ha ridotto sensibilmente le ipotesi di esenzione dalla raccolta delle firme per le elezioni europee: come si è detto più volte, Alternativa popolare nel 2019 aveva potuto partecipare al voto sia per aver eletto (come Nuovo centrodestra) europarlamentari nel 2014, sia in qualità di membro del Partito popolare europeo. Ora le nuove norme non esonerano più le forze politiche appartenenti a partiti politici europei, ma che non abbiano ottenuto eletti al Parlamento europeo nelle circoscrizioni italiane in occasione dell'ultimo voto europeo (ammesso ovviamente che non siano esenti per avere almeno un gruppo parlamentare o per aere eletto deputati o senatori alle ultime elezioni politiche), dunque sembra chiaro che Alternativa popolare non è nelle condizioni di vedersi riconoscere l'esonero dalla raccolta firme. Non è affatto improbabile che per Stefano Bandecchi e per il suo partito si apra la via dei ricorsi per cercare di vedersi riconoscere, se non la possibilità di partecipare, almeno il danno per non aver potuto concorrere sulla base di un'esenzione valida fino a poche settimane prima del voto; più difficile è pensare che le liste possano effettivamente essere ammesse senza firme. 

domenica 31 marzo 2024

Con Bandecchi per l'Europa, simbolo seminuovo sbucato all'improvviso

Chi frequenta questo sito lo sa bene: la comparsa di nuovi simboli, in qualunque periodo dell'anno, non può passare inosservata e non lascia indifferente chi vi si imbatte. Se però quelle grafiche spuntano nel periodo che precede qualche elezione importante, l'attenzione che calamitano è decisamente maggiore, specialmente se risultano legati a figure abituate a far parlare di sé.
Di certo appartiene a questa categoria Stefano Bandecchi, fondatore di Unicusano, sindaco di Terni e coordinatore nazionale di Alternativa popolare: nelle ultime settimane si è distinto, sulla scena nazionale, per il suo progetto di campagna elettorale in camper, in vista delle europee di giugno, con l'ostentata convinzione di godere dell'esenzione dalla raccolta firme in virtù dell'appartenenza al Ppe, persino dopo l'approvazione dell'emendamento di Fdi al disegno di legge di conversione del "decreto elezioni 2024" (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 28 marzo e in vigore dal giorno successivo). 
Da meno di ventiquattr'ore sui profili social di Bandecchi è apparso un simbolo nuovo, anzi, quasi nuovo, in cui ha grande evidenza la dicitura "Con Bandecchi per l'Europa". Si è parlato di simbolo "quasi nuovo" perché la struttura grafica è esattamente la stessa vista lo scorso anno per il contrassegno della lista Con Bandecchi per Terni, la formazione più votata della coalizione a sostegno dell'imprenditore, che è così approdato al ballottaggio e ha sconfitto il candidato del centrodestra, Orlando Masselli. Il fondo giallo è lo stesso, come anche le miniature della bandiera europea e di quella italiana inclinate di dieci gradi (che ricordano un po' soluzioni già viste in ambito sportivo, come il logo tondo della Figc usato dal 1984 al 1992 o il vecchio fregio della Lega Nazionale Dilettanti). Il cognome di Bandecchi è rimasto l'elemento più evidente del simbolo, ma stavolta non si guarda solo alla città di Terni, bensì all'Europa; la bandiera blu con le dodici stelle, del resto, c'era già (al punto tale da poter far sorgere il dubbio che l'idea di guardare all'Europa ci fosse già un anno fa).
Descritto il simbolo, le domande sorgono spontanee. Che significa l'avvento di questa grafica? Per quali scopi è stata pensata? Va subito messa da parte la tentazione di pensare che il Partito popolare europeo non abbia concesso l'uso del proprio fregio nel simbolo: Alternativa popolare ne fa parte alla pari di Udc, Fi, Svp, Patt e Popolari per l'Italia, quindi quest'ipotesi va esclusa. Certo la forma circolare fa pensare a un uso chiaramente elettorale, così come il riferimento all'Europa porta naturalmente a credere che il contrassegno sia destinato alle elezioni europee: come tale certamente potrebbe essere depositato al Ministero dell'interno (un po' come quando Sergio Pirozzi nel 2018 scelse di depositare il proprio simbolo "personale" alla vigilia delle elezioni politiche e regionali), così come il presidente di Alternativa popolare Paolo Alli potrebbe depositare cautelativamente il simbolo del suo partito per evitare usi indebiti o tentativi di imitazione. 
Più difficile - ma non ci si sente di escluderlo - è pensare che Bandecchi, convintosi che la "via europea" all'esenzione dalla raccolta firme sia stata ormai sbarrata, decida di impegnarsi "pancia a terra" per la raccolta delle almeno 15mila firme per ogni circoscrizione (e almeno 1500 per Regione) su un contrassegno che punti tutto su di lui e sulla sua notorietà personale per raccogliere voti. C'è meno di un mese, infatti, per ottenere tutte quelle firme, un tempo davvero ristretto anche se il numero è stato dimezzato solo per questa volta (ciò ovviamente a meno di ipotizzare che il simbolo, svelato ieri, sia in realtà già stato stampato sugli atti per la raccolta delle sottoscrizioni per le cinque liste da presentare). Tanto vale quindi aspettare, per capire se il fregio a fondo giallo sarà una semplice grafica di supporto a una campagna politica (non necessariamente elettorale) o se ci sarà riservata qualche sorpresa: se ci sarà, ovviamente, verrà debitamente raccontata.

sabato 16 marzo 2024

Europee, Alternativa popolare con il Ppe e Bandecchi nel simbolo

Sin dall'inizio di febbraio Stefano Bandecchi, coordinatore nazionale di Alternativa popolare, non ne aveva fatto mistero: il Parlamento europeo era la meta cui puntare. Il 27 e il 28 gennaio, al primo congresso programmatico del partito, era stato "ufficializzato" grazie alla scenografia l'ingresso del riferimento testuale al Partito popolare europeo all'interno del simbolo (proprio all'interno del cuore dal contorno giallo che richiama il logo del Ppe, il cui cuore con le stelle uso non era stato consentito dal partito europeo già nel 2016, quando il soggetto politico italiano fondato da Angelino Alfano formalmente si chiamava ancora Nuovo centrodestra ma usava alternativamente il nome Area popolare). Il 9 febbraio, all'indomani dell'annuncio delle sue dimissioni da sindaco di Terni (poi ritirate una settimana più tardi), Bandecchi aveva poi annunciato la sua candidatura come capolista alle elezioni europee in tutte le circoscrizioni, contando di raggiungere e superare il 4%: il compito sarebbe stato arduo, ma se non altro la lista avrebbe potuto partecipare alle elezioni senza dover raccogliere le firme, in virtù dell'adesione di Ap al Ppe (che ovviamente nel 2019 ha ottenuto seggi europei, anche in Italia) e della "via europea" aperta dalla decisione dell'Ufficio elettorale nazionale nel 2014 dopo il ricorso della Federazione dei Verdi - Verdi europei e sfruttata nel 2019 proprio da Alternativa popolare per esentare la lista condivisa con il Popolo della famiglia
Quando però, il 15 febbraio, si era diffusa la notizia dell'emendamento presentato da Fratelli d'Italia per ridurre sensibilmente le esenzioni dalla ricerca dei sottoscrittori, facendo balenare l'ipotesi che la strada dell'esonero non fosse più percorribile per i partiti che avevano eletto parlamentari nei collegi uninominali e per quelli legati a partiti politici europei rappresentati a Strasburgo, Stefano Bandecchi aveva reagito in fretta: "L'emendamento presentato dai senatori di Fdi Lisei, Della Porta, De Priamo e Spinelli alla Legge di conversione del Dl sull'Election Day, per modificare i criteri di esenzione dalla raccolta firme per le imminenti elezioni europee, è degno dell'Ungheria dell'amico (loro) Orban, non di uno Stato democratico e libero. [...] Una norma contra personam, contro Stefano Bandecchi e Alternativa Popolare. Fino a oggi, come forza appartenente al Ppe, eravamo esentati dalla raccolta firme, come previsto dalla legge; da domani, se approveranno questo emendamento porcata, non avremo più questo diritto. Non abbiamo certamente paura di questa sfida, però questo nega un diritto acquisito e, quindi, ci riserviamo di avviare tutte le azioni necessarie per evidenziare una gravissima lesione di diritti riconosciuti sia in Costituzione che nel Diritto Comunitario. È una norma antidemocratica, di compressione del diritto di rappresentanza, di eliminazione per via legislativa – anzi, emendativa – di un soggetto e di una componente politica". 
Si è visto come pure altre forze politiche, come Sud chiama Nord, avessero parlato di norma scritta contro di loro, per farle fuori dalla competizione europea. Se però pochi giorni dopo la riformulazione dell'emendamento di Fdi aveva restituito l'esenzione alle forze politiche che avevano eletto anche solo un deputato o un senatore nei collegi uninominali (per la soddisfazione di Cateno De Luca, oltre che di +Europa e di altri soggetti politici), non potevano dirsi altrettanto soddisfatti i partiti italiani che - privi di propri eletti alle Camere o al Parlamento europeo - contavano di presentare liste grazie alla loro affiliazione ai rispettivi partiti europei; il testo dell'emendamento manteneva tra i requisiti per l'esenzione l'aver eletto europarlamentari in Italia, dunque avere partecipato alle ultime elezioni europee e aver superato la soglia di sbarramento. Lo 0,43% raccolto dalla lista Alternativa popolare - Il Popolo della famiglia non era chiaramente sufficiente ad eleggere europarlamentari, quindi la strada dell'esenzione per Bandecchi era rimasta sbarrata. 
Nei giorni successivi, in ogni caso, Ap ha intensificato la propria attività, rimarcando il sostegno alla candidatura di Riccardo Corridore - vicesindaco di Terni, dunque vice di Stefano Bandecchi, e coordinatore umbro del partito - alla guida della giunta regionale dell'Umbria, ma soprattutto ha inserito il riferimento a Bandecchi all'interno dei futuri contrassegni elettorali: vale tanto per l'emblema da schierare sulle schede umbre, quanto per il contrassegno che quasi certamente arriverà al Viminale tra il 21 e il 22 aprile. Il simbolo, presentato il 5 marzo, oltre all'espressione "con Bandecchi" (la cui evidenza ha costretto a ridurre di dimensioni il nucleo del fregio del partito), contiene il logo ufficiale del Ppe nella parte inferiore, quasi a ripetere il riferimento già inserito poche settimane prima nel cuore giallo del partito (colore che evidenzia anche le iniziali del Ppe). Il legame con il partito europeo è stato ribadito con la presenza, il 7 marzo, al congresso del Ppe a Bucarest del presidente di Alternativa popolare, Paolo Alli (proprio lui aveva concesso il simbolo a Mario Adinolfi nel 2019); il giorno dopo, in compenso, la scena se l'è ripresa Bandecchi, annunciando - in un'intervista alla Nazione - la propria candidatura come "ultimo nome" perché non avrebbe intenzione di andare a Strasburgo, "non posso tradire il patto che ho fatto con gli elettori ternani. Devo continuare a esercitare il mio ruolo di sindaco, così come mi sono impegnato a fare". 
In quella stessa intervista ha ricordato il percorso dell'emendamento di Fdi (allora solo approvato in commissione al Senato), sottolineando di non vedere quella futura disposizione "in forma restrittiva. Possiamo partecipare alle Europee senza raccolta di firme, perché siamo iscritti al Ppe. I politici italiani hanno dimostrato di nuovo di avere paura di Bandecchi e di Ap". Difficile capire come si possa conciliare l'auspicio di esenzione grazie all'iscrizione al Ppe con la richiesta - in base all'ormai quasi vigente testo della legge sulle elezioni europee - di essere un partito "che nell'ultima elezione [abbia] presentato candidature con proprio contrassegno ed [abbia] ottenuto almeno un seggio in una delle circoscrizioni italiane al Parlamento europeo, e che [sia] affiliat[o] a un partito politico europeo costituito in gruppo parlamentare al Parlamento Europeo nella legislatura in corso al momento della convocazione dei comizi elettorali". L'affiliazione al Ppe (con proprio gruppo parlamentare europeo) c'è, la partecipazione alle elezioni europee del 2019 pure, il seggio ottenuto in quell'occasione nelle circoscrizioni italiane invece no. 
Scartata l'ipotesi di accordi con Matteo Renzi ("Non ha realizzato il brand di centro ma si presenta con Italia Viva", ammesso che non vada in porto la lista comune con +Europa ed altre forze) o con Forza Italia ("Ha deciso di andare da sola perché non vuole dividere il simbolo Ppe con Alternativa popolare"), Bandecchi presenterà alla stampa e al corpo elettorale le liste la mattina del 20 marzo alla sala Capranichetta: prima di partire con il camper per la campagna elettorale, è già stata annunciata la presenza come capolista dell'ex magistrato Luca Palamara, indicato come capolista nella circoscrizione Centro. Certo, sarebbe curioso capire se nel frattempo il partito tirerà dritto sulla sua idea di avere diritto all'esenzione o cercherà comunque di raccogliere le firme, per mettere minimamente al sicuro la partecipazione. Di certo la notizia dell'approvazione al Senato del disegno di legge di conversione del "decreto elezioni 2024", con l'emendamento ricordato ma anche il dimezzamento delle sottoscrizioni necessari, non è sfuggita a Bandecchi, che giovedì mattina ha postato il video della partenza del suo camper commentando "Stanotte qualcuno si è messo a fare le solite leggi, come dire, notturne". I candidati e i dirigenti di Alternativa popolare proveranno a sfruttare il taglio delle firme o rischieranno la via dell'esonero, con il pericolo - quasi certo - che gli uffici elettorali sbarrino la strada verso le schede e le urne?

martedì 8 dicembre 2020

Popolo protagonista diventa partito e adotta un simbolo. Altri invece...

Quando era nata il 6 maggio, la componente del gruppo misto alla Camera Popolo protagonista - Alternativa popolare era formata dai deputati Gianluca Rospi, Michele Nitti e Antonio Zennaro, fuoriusciti dal gruppo del MoVimento 5 Stelle nel 2020. Come detto all'atto della genesi, avevano consentito la formazione della componente il numero minimo di tre eletti e il sostegno di un partito "la cui esistenza, alla data di svolgimento delle elezioni per la Camera dei deputati, risulti in forza di elementi certi e inequivoci, e che abbia presentato, anche congiuntamente con altri, liste di candidati ovvero candidature nei collegi uninominali" (art. 14, comma 5 del regolamento): il partito
 era proprio Alternativa popolare, che aveva concorso alle elezioni del 2018 nel cartello Civica popolare e con cui Rospi aveva stretto rapporti.
A distanza di quattro mesi e mezzo, il 23 settembre, l'unico membro originario rimasto nella componente è proprio Gianluca Rospi (che di recente ha rivendicato di essere stato eletto nel M5S da indipendente), per l'uscita in quel giorno dei deputati Nitti e Zennaro, divenuti semplici iscritti al gruppo misto. La componente non si è però sciolta, perché nel frattempo avevano aderito a questa Fabiola Bologna (uscita dal M5S il 24 aprile) e Fausto Guilherme Longo, eletto in Sudamerica all'interno del Pd in quota Psi e aggiuntosi alla compagine giusto il 23 settembre, mantenendo il numero minimo di tre membri. Anche per il rilievo assunto da Longo per la conservazione dell'articolazione, il 5 ottobre il nome della componente è stato mutato in Popolo protagonista - Alternativa popolare - Partito socialista italiano. Ironia della sorte, per Longo si tratta di un "ritorno a casa": egli era rimasto un semplice membro del gruppo misto dal 23 settembre 2019, quando cessò la componente Civica popolare - Ap - Psi - Area civica, dopo l'uscita nel giro di pochi giorni degli altri fondatori, i due ex Ap Gabriele Toccafondi (ora in Italia viva) e Beatrice Lorenzin, arrivata al Pd con Serse Soverini (già Area civica, parte del cartello Insieme Italia-Europa insieme al Psi). 
Come mai si decide di parlare ora di questo movimento parlamentare, risalente ormai a oltre due mesi fa? Perché da pochissimi giorni Popolo protagonista non è solo parte del nome di una componente, ma anche un partito (sia pure in formazione), con un proprio simbolo e una prima sede. Quest'ultima è stata inaugurata il 4 dicembre ad Acireale, collegio senatoriale di elezione di Tiziana Drago, entrata a Palazzo Madama con il MoVimento 5 Stelle ma nel gruppo misto dal 27 ottobre e ora aderente al progetto portato avanti da Rospi (per ora accanto al nome della senatrice non è ancora presente il nome di Popolo protagonista, da solo o accompagnato ad Alternativa popolare, anche se pare che sia stata fatta richiesta per aggiungerlo; si tratterebbe comunque di un atto meramente simbolico e di scarsissima efficacia, perché nel regolamento del Senato non sono sostanzialmente previste, al di là di un fugace riferimento all'art. 156-bis, che prevede per i loro rappresentanti la possibilità di presentare "non più di una interpellanza di Gruppo al mese"). 
In un articolo scritto da Antonio Gelormini per Affaritaliani, Rospi ha parlato di "una visione comune, cioè la vocazione europeista del nostro Paese, e una convergenza rispetto ai valori del Ppe" e ha precisato: "Grazie ai rapporti con Paolo Alli [il legale rappresentante di Alternativa popolare, soggetto tuttora iscritto ai popolari europei, ndb], al quale sono legato da amicizia e stima, ho incontrato il presidente Donald Tusk, al quale ho presentato il nostro progetto, che ha destato grande interesse. L’idea è quella di aggregare tutte le energie, che si rispecchiano negli ideali del popolarismo europeo e liberali, su un progetto innovativo, aperto e inclusivo alla cui base devono esserci competenza e capacità". Sull'ispirazione del nuovo soggetto politico e sul suo orizzonte nel panorama italiano, Rospi ha dichiarato: Siamo figli della tradizione moderata e cattolica, legati ai grandi valori ma con una visione della politica e delle istituzioni dinamica, moderna e laicaSiamo figli di una visione europeista di memoria sturziana e degasperiana, ma consci del fatto che il sogno europeo non si sia ancora realizzato pienamente realizzato e che ci sono tante cose da migliorare. Sul medio e lungo termine guardiamo con estrema attenzione alle dinamiche del centrodestra, purtroppo oggi troppo a destra e con pulsioni sovraniste e populiste, ma anche a quella parte di centro che si trova a disagio nella sinistra. Vogliamo aggregare sui valori comuni e rendere nuovamente determinante l’area moderata. In tanti lo hanno promesso, ma per interessi personali tutti gli esperimenti in tal senso sono falliti".
La versione in blu del simbolo
Popolo protagonista si è dato anche un sito, nel quale si possono trovare gli obiettivi del progetto politico e in cui campeggia anche il simbolo, che in qualche modo sembra riassumere in sé varie fasi del cammino che dal Nuovo centrodestra ha portato ad Alternativa popolare. Il cuore rimanda alle esperienze di Area popolare e Alternativa popolare, oltre che al Partito popolare europeo (senza stelle: già nel 2014 il Ppe aveva chiesto ad Alfano di non usarle): in questo caso però è stato tinto di rosso e non di giallo, mentre la forma - non compiuta, che permette peraltro di infilarsi nella cavità di una P - sembra piuttosto quella vista in alcune liste locali. La barretta tricolore rinvia a quella del contrassegno elettorale del Nuovo centrodestra adottato nel 2014, anche se ora è molto più sottile, quasi impalpabile; 
trait d'union tra tutte quelle esperienze sembra essere di fatto l'uso dello stesso carattere impiegato in precedenza (molto probabilmente si tratta del Nexa) e che qui accomuna la sigla PP e il nome indicato per esteso
In effetti sarebbe più corretto dire che il sito di Pp mostra
 una delle due versioni: lì infatti è riportata quella con le lettere (e la circonferenza) blu con fondo bianco, mentre sulla pagina Facebook c'è la stessa grafica, ma con elementi bianchi e fondo blu con sfumatura radiale (ricordando cromaticamente, in quel modo, il logo del Partido Popular, sia pure a specchio, per quanto riguarda il cuore, e con le maiuscole invece delle minuscole). Il quadro grafico, volendo, si "complica" ancora di più se si considera che il 17 novembre lo stesso Rospi - che già aveva depositato come marchio il nome della sua compagine il 6 maggio - ha presentato domanda di registrazione come marchio di due grafiche in bianco e nero, come tali utilizzabili in qualunque colore: una rappresenta la grafica del simbolo priva della barretta (sigla, cuore e nome per esteso), l'altra è costituita solo da un cerchio nero con la scritta bianca sopra. Entrambe le immagini sono state depositate per le classi 41 (Educazione; formazione; divertimento; attività sportive e culturali) e 45 (Servizi giuridici; servizi di sicurezza per la protezione di beni e di individui; servizi personali e sociali resi da terzi destinati a soddisfare necessità individuali).

Con questo passaggio, dunque, Popolo protagonista si è dotato di un simbolo, nonostante questo, non tutti i nomi presenti alla Camera hanno ad oggi una piena corrispondenza simbolica. Il 24 novembre, infatti, l'originaria componente del gruppo misto Centro democratico - Radicali italiani - + Europa" ha cambiato la propria denominazione in Centro democratico - Italiani in Europa; la modifica ha preceduto di due giorni l'uscita dalla componente di Riccardo Magi e il corrispondente arrivo di Elisa Siragusa, già M5S. L'etichetta "Italiani in Europa" è legata al fatto che sono stati eletti nella circoscrizione Estero-Europa tanto Siragusa, quanto Alessandro Fusacchia (già +Europa); al momento, però, quell'espressione non figura in nessun simbolo, nemmeno in quello del Cd di Bruno Tabacci, la cui partecipazione alle elezioni del 2018 come "pulce" inserita nel contrassegno di +Europa consente alla componente di rimanere in vita. 
Già che ci si è, va detto che proprio la "migrazione" di Riccardo Magi ha consentito di esistere alla componente di Azione (cui fanno riferimento Flora Frate, Nunzio Angiola ed Enrico Costa, uscito da Forza Italia ma con un passato in Ncd): Magi, infatti, è stato eletto in un collegio uninominale in rappresentanza della coalizione di cui faceva parte +Europa, dunque può dirsi che continua a rappresentarla in Parlamento (a dispetto di come poi si è evoluto il percorso di quella forza politica). Non si deve dimenticare, peraltro, che a sua volta +Europa aveva potuto partecipare alle elezioni senza dover raccogliere le firme (e aderendo da subito alla coalizione di centrosinistra) grazie all'esenzione spettante a Centro democratico.
Piaccia o no, c'è qualcosa di pannelliano in tutto questo. Perché non può non venire in mente che, nel febbraio 1992, alla vigilia delle elezioni politiche, Marco Pannella decise di mettere in piedi per la prima volta una lista con il proprio nome: per poter correre senza dover raccogliere le firme, ma anche desiderando rispettare quanto deliberato dal congresso di Bologna del 1988 (per cui il Partito radicale, in quanto tale e con il proprio simbolo, non avrebbe più partecipato a competizioni elettorali), scelse di inserire nel contrassegno della Lista Pannella la "pulce" della lista Antiproibizionisti sulla droga, che aveva ottenuto eletti alle europee del 1989. In quegli stessi giorni, peraltro, si era resa conto di non riuscire a raccogliere le sottoscrizioni necessarie anche la Lista Referendum promossa da Massimo Severo Giannini e nella quale si sarebbero candidati vari radicali: il gruppo aveva chiesto aiuto al Partito radicale e Pannella aveva concesso l'uso della corolla della rosa, come parte del simbolo (rosa nel pugno listata a lutto) con cui il Partito radicale aveva eletto parlamentari alle politiche del 1987, anche qui senza citare l'intero emblema per non violare le decisioni congressuali del 1988. 
In pratica quasi lo stesso simbolo (corolla con o senza foglie) esentò due liste, essendo stato usato in origine da due formazioni diverse (benché idealmente collegate) per due assemblee elettive diverse, con la consapevolezza che se il Partito radicale non avesse concesso agli Antiproibizionisti l'uso della rose di Marc Bonnet (senza poing), la lista non avrebbe corso e non ci sarebbe stata una seconda possibilità di esenzione. Questa volta invece si sono separati due elementi che in occasione del voto erano uniti, mentre ora vengono utilizzati distintamente per raddoppiare un altro beneficio (non la candidatura senza firme, ma la formazione di una componente in deroga); anche qui, però, c'è la consapevolezza che, senza l'apporto di Centro democratico, +Europa non avrebbe forse partecipato al voto e, a quel punto, ci sarebbe stata un'occasione di deroga in meno. 
Tra l'altro, essendo stata accettata in modo palese questa doppia deroga, ora si è aperta del tutto la possibilità di formare - in caso di bisogno - componenti di "transfughi" con l'apporto di altri partiti i cui simboli hanno partecipato alle elezioni all'interno di "contrassegni matrioska": possono allora ritornare buoni l'Udc (presente al Senato, ma per ora solo nel gruppo di Forza Italia), i Verdi, i casiniani dei Centristi per l'Europa, i demitiani di L'Italia è Popolare, l'Unione (per il Trentino) di Lorenzo Dellai, l'Italia dei Valori e la citata Area civica. Al limite pure lo stesso Ulivo potrebbe riaffacciarsi alle aule parlamentari, se qualcuno provasse a sostenere che anche quella formazione politica ha corso alle elezioni nella lista Insieme con Psi, Verdi e Area civica; ci si sente di escludere, tuttavia, che coloro che sono titolari del simbolo dell'Ulivo, disegnato da Andrea Rauch, possano consentire un uso simile, per nulla rispettoso della storia di quel segno.

giovedì 7 maggio 2020

Popolo Protagonista, grazie ad Alternativa popolare (alla Camera)

Alla Camera non ci si ferma, anche se ci si riunisce meno, non si vota a ranghi completi o ci si divide tra tribune e scranni dell'aula. Così ieri il sito del ramo del Parlamento presieduto da Roberto Fico ha dato notizia che proprio in quel giorno si era costituita una nuova componente del gruppo misto, denominata Popolo Protagonista - Alternativa popolare. Ne fanno parte tre deputati - il minimo richiesto dal regolamento - tutti eletti sotto il simbolo del MoVimento 5 Stelle il 4 marzo 2018: si tratta di Gianluca Rospi Michele Nitti, arrivati nel gruppo misto rispettivamente il 3 e il 21 gennaio, nonché di Antonio Zennaro, che li ha raggiunti il 23 aprile. 
Perché "Popolo Protagonista"? "Stiamo vivendo oggi - ha scritto Rospi sulla sua pagina Facebook - una crisi sanitaria che ha portato il Paese verso una depressione socio economica da cui sarà difficile uscirne senza una visione politica chiara, che metta al centro il benessere dell’uomo e che sia a servizio del Paese. Purtroppo l’elevato e insostenibile livello di litigiosità raggiunto, l’assenza di un dialogo serio e costruttivo, e poi, la nostra passione al servizio del bene Comune ci spinge a scommettere umilmente sulla realizzazione di nuove opportunità. Popolo Protagonista nasce perché vogliamo costruire insieme alla parte sana della società civile, agli uomini di buona volontà, a coloro che credono nel valore della vita, della famiglia, della legalità, contro ogni forma di discriminazione, contro le disuguaglianze e qualunque forma di violenza, una nuova visione di Paese. Per questo occorre ripartire da Protagonisti alla riscoperta di punti di riferimento chiave per la nostra politica: democrazia, partecipazione, lavoro e comunità. Crediamo inoltre profondamente nei valori del popolarismo italiano ed europeo, e ci facciamo portatori del concetto di sussidiarietà affinché si attui in ogni sua forma per fare in modo che nessun cittadino venga lasciato solo. È giunto il momento di unire le forze buone del Paese impegnandosi come una comunità di protagonisti, perché soltanto facendo squadra possiamo sperare in una svolta del Paese, una rigenerazione valoriale, sociale, economica."
Fin qui i fatti di ieri. Subentrano però le riflessioni politiche e di diritto parlamentare, connesse tra loro. Com'è noto e come si è già ricordato più volte (a ogni nuova componente del misto o a ogni cambio di denominazione), l'articolo 14, comma 5 del regolamento della Camera richiede che nel gruppo misto si possano formare componenti che, di regola, abbiano almeno dieci membri; come eccezione possono formarla "deputati, in numero non minore di tre, i quali rappresentino un partito o movimento politico la cui esistenza, alla data di svolgimento delle elezioni per la Camera dei deputati, risulti in forza di elementi certi e inequivoci, e che abbia presentato, anche congiuntamente con altri, liste di candidati ovvero candidature nei collegi uninominali".
Popolo Protagonista - un'etichetta di cui, per ora, nulla si sa e che, per giunta, al momento non pare dotata di simbolo, anche se il nome è stato depositato come marchio giusto ieri da Gianluca Rospi, mentre risale al 24 gennaio altra domanda di marchio relativa alla denominazione "Protagonisti insieme" - non ha concorso alle elezioni politiche del 2018: occorreva dunque un'altra forza politica che avesse partecipato alle elezioni, da sola o all'interno di un'altra lista. Caratteristica che Alternativa popolare aveva, avendo partecipato al voto del 2018 come soggetto costituente la lista Civica popolare: la sua "pulce" era compresa nel contrassegno (quello della peonia), assieme a quelle di Italia dei valori, Centristi per l'Europa, Unione (per il Trentino, anche se non era specificato) e L'Italia è popolare.
Ciò che è avvenuto ieri, a dire il vero, non deve stupire. Spulciando la pagina Fb di Rospi, si trova in un post datato 4 marzo: "Mi rispecchio nei principi del Partito Popolare Europeo e, fino ad ora, ho notato che all'interno del Parlamento manca una forza vicina ai valori cristiano popolari. Per questo, ho deciso di collaborare insieme ad Alternativa Popolare per la costruzione di una nuova casa per i moderati e i popolari. Un progetto nuovo e di rinnovamento in un momento politico dove c'è assenza di un dialogo serio e costruttivo. Con alcuni colleghi ed amici stiamo anche lavorando a un Progetto Culturale nazionale che Alternativa Popolare ha condiviso, dove affronteremo tematiche come le periferie, l'ambiente, l'inclusione e lo sviluppo umano integrale, perché il Paese, ora più che mai, ha bisogno di una forza moderata che metta avanti i contenuti e indietro gli slogan. Solo così possiamo mettere la nostra passione al servizio del bene comune, scommettendo sulla realizzazione di un nuovo polo dove il dialogo e la democraticità sono e saranno protagonisti insieme".
Ci si può chiedere se Popolo Protagonista sia il "progetto culturale nazionale", "casa per i moderati e i popolari" di cui si parlava nella nota, ma rileva soprattutto un altro particolare. Alternativa popolare, infatti, figurava già all'interno nella denominazione della componente Civica Popolare - Ap - Psi - Area civica: si trattava della compagine costituita il 3 aprile 2018 da Beatrice Lorenzin e Gabriele Toccafondi, candidati di Civica popolare - Ap eletti nei collegi uninominali per il centrosinistra, e da Fausto Longo e Serse Soverini, eletti nello stesso modo ma rappresentanti della lista Insieme Italia Europa (il primo del Psi, il secondo di Area Civica - ulivisti). Quella componente è sopravvissuta fino al 23 settembre, quando è stata dichiarata cessata perché Lorenzin e Soverini erano entrati nel gruppo del Pd, mentre Toccafondi quattro giorni prima aveva aderito al gruppo di Italia viva (Longo, rimasto unico componente, è finito automaticamente nel misto indistinto, almeno per ora).
Da un certo punto di vista, dunque, per Alternativa popolare si tratta non di un esordio, ma di un ritorno (ovviamente limitando lo sguardo a questa legislatura: in quella precedente non c'erano dubbi). Alcune osservazioni di natura tecnica e politica, tuttavia, vanno fatte. La prima è quasi ovvia: la neonata componente del gruppo misto Popolo Protagonista - Alternativa popolare è potuta nascere in questa forma solo perché il nome di Ap non figurava più nella denominazione di altre componenti o gruppi. Secondariamente, in questa seconda apparizione il ruolo del partito che fu fondato da Angelino Alfano (ancora con il nome di Nuovo Centrodestra), di cui risultano essere presidente (e legale rappresentante) Paolo Alli e tesoriere Angelo Capelli e che è tuttora membro del Partito popolare europeo è assai più rilevante che all'inizio della legislatura: allora il nome di Ap era stato inserito nell'etichetta della componente parlamentare per indicare a quale compagine politica tra le cinque che avevano concorso a fondare Civica popolare facessero riferimento Lorenzin e Toccafondi, ma aveva un ruolo meramente accessorio, perché per consentire la nascita della componente sarebbe bastato il riferimento a Civica popolare (e, al limite, anche quello del Psi - Area civica, se si fossero volute sacrificare immaginabili esigenze di visibilità). Stavolta, invece, Alternativa popolare fa un salto significativo e assume da sola il potere di deroga alla consistenza minima delle componenti, in qualità di forza esistente all'atto delle elezioni e presentatrice di candidature in forma associata.
Anche in questo caso, volendo, non si tratta di una novità totale. Si può facilmente ricordare che, una manciata di mesi fa, Italia viva al Senato aveva potuto costituire un gruppo autonomo pur non avendo partecipato alle elezioni (in deroga alle nuove disposizioni regolamentari) perché alla formazione della compagine parlamentare aveva concorso anche Riccardo Nencini, eletto in un collegio uninominale vinto del centrosinistra in rappresentanza della citata lista Insieme, cui aveva partecipato anche il Partito socialista italiano. Già in quell'occasione si era notato che a consentire di superare i nuovi limiti regolamentari non era stato il nome-simbolo della lista, ma quello di una sua parte, cioè il Psi (peraltro rilevante perché aveva consentito alla lista di correre senza dover raccogliere le firme): una soluzione formalmente possibile in base al regolamento, anche se era forte - anzi, qualcosa di più - la sensazione che essa contrastasse con lo spirito alla base dell'ultima modifica regolamentare.
Va detto che il caso appena ricordato è diverso rispetto a quello appena verificatosi alla Camera. Al Senato si parlava della possibilità di formare nuovi gruppi in corso di legislatura, che alla Camera è sempre possibile anche per partiti nuovi, senza apporti nominali dall'esterno (basta il requisito di consistenza di 20 deputati); ciò che è avvenuto ieri riguarda la formazione di nuove componenti del gruppo misto, al Senato non previste. Il testo del regolamento di Montecitorio, in più, appare sulla carta meno rigido sui requisiti richiesti a tali componenti rispetto a quello di Palazzo Madama (ovviamente con riferimento ai gruppi: sono cose diverse, che non si dovrebbero comparare, però viene spontaneo farlo). Le proposte di modifica, presentate nella scorsa legislatura alla Giunta per il Regolamento della Camera per arginare il trasformismo, non hanno avuto seguito (una, firmata dai deputati M5S Danilo Toninelli e Federica Dieni, aveva chiesto di eliminare del tutto questa possibilità; altre, del leghista Giancarlo Giorgetti e di vari deputati di Sinistra italiana / Articolo Uno, volevano comunque intervenire per limitare la nascita di nuovi gruppi e componenti in deroga, in particolare consentendo che da un contrassegno elettorale, evidentemente anche composito, potesse nascere un solo gruppo o una sola componente); nella legislatura attuale non risulta depositata alcuna proposta simile alle precedenti. Appare quasi superfluo dire che la contrazione del numero dei parlamentari, ove al referendum sulla revisione costituzionale dovessero prevalere i Sì, costringerebbe a rivedere tutte le regole sulla formazione e sulla consistenza dei gruppi, delle componenti (alla Camera continuerebbero a esistere?) e degli organi parlamentari, a partire dalle Commissioni: si sa che la Camera sta studiando l'impatto della riforma, ma gli esiti di quello studio saranno resi pubblici solo in caso di esito positivo della consultazione. 
Nel frattempo, resta qualche considerazione da fare. Un'altra differenza tra il caso del Senato e quello della Camera è che il Psi ha comunque mantenuto una sua visibilità a livello nazionale, pur se certamente ridotta rispetto al passato, e anche nel contrassegno della lista Insieme era facilmente individuabile. Lo stesso non può dirsi per Alternativa popolare, che nell'emblema di Civica popolare era assai meno visibile (ridotto com'era il simbolo a una "micro-pulce", benché proprio Ap avesse concorso all'esonero di Civica popolare dalla raccolta firme, come riferimento della maggior parte del gruppo parlamentare alla Camera) e soprattutto sembra aver ridotto al lumicino visibilità e attività: il sito internet del partito è piuttosto fermo (lo statuto pubblicato è addirittura ancora quello del 2014, con la denominazione Ncd, sebbene l'ultima versione pubblicata in Gazzetta Ufficiale risalga a gennaio di quest'anno), persino gli account social non danno segni di vita da quasi un anno. Da quando, cioè, Alternativa popolare era rispuntata tra la sorpresa dei più, apparendo nel contrassegno elettorale del Popolo della Famiglia presentato per le europee 2019, confermando la propria esistenza e anche in quel caso consentendo l'esenzione dalla raccolta firme (allora per la presenza della componente Civica Popolare - Ap - Psi - Area civica). Rispetto ad allora, se possibile, la visibilità di Ap è ulteriormente diminuita, specie dopo che la sua esponente più nota - Beatrice Lorenzin - ha lasciato il partito per il Pd. 
Naturalmente non si vuole dubitare della legittimità dell'operazione: in fondo, Ap ha eletto indirettamente due parlamentari, mentre non aveva rappresentanti 10 Volte Meglio, che aveva permesso l'esistenza autonoma della componente Sogno Italia e poi a Cambiamo!. Allo studioso, però, non può sfuggire la particolarità della situazione, con la "pulce" che, a dispetto di una sostanziale invisibilità (grafica e politica), conserva un potere enorme, anche al di là delle occasioni elettorali. Resta, forse, solo un orizzonte non ancora esplorato: se la componente Civica Popolare - Ap - Psi - Area civica fosse stata ancora operante alla Camera, magari con qualche altro ingresso più vicino al centrosinistra, Alternativa popolare avrebbe potuto abbandonare la componente (e la sua denominazione) e permettere la nascita di un altra componente del gruppo misto (come appunto Popolo Protagonista), coesistendo con Civica popolare? Stando al dato letterale, si dovrebbe dire di sì: il testo richiede soltanto che la deroga sia fornita da una forza politica esistente all'epoca delle elezioni della Camera e presentatrice di liste, "anche congiuntamente con altri", o di candidature nei collegi uninominali, senza precisare limiti di altra natura; del resto, se si erano presentate proposte per prevedere che, per ciascun contrassegno potesse essere autorizzata la formazione di un solo gruppo o di un'unica componente, a testo invariato doveva essere possibile sdoppiare la deroga nella formazione dei gruppi. E, per dire, considerando che i Centristi per l'Europa al Senato hanno eletto Pierferdinando Casini in un collegio uninominale, perché non potrebbero desiderare avere visibilità anche alla Camera, consentendo la nascita di un'altra componente (in fondo i deputati del misto non iscritti sono ancora 16)?
Certo, a quel punto potrebbe aprirsi uno scenario "meraviglioso", in cui sarebbero molte le formazioni che potrebbero consentire nuove componenti alla Camera per dare visibilità, tempi e spazi a chi ha abbandonato gruppi più grandi. Almeno fino a quando i deputati decidessero di mettere mano, stavolta sul serio, al regolamento: ci priverebbero però del brivido nel vedere le componenti dell'Idv, dell'Italia è popolare, dei Centristi per l'Europa, dei Verdi, dell'Unione, di Area civica, oltre che del Partito Valore Umano, della Lista del Popolo e di tutte le altre formazioni che hanno corso alle elezioni della Camera. Per i veri #drogatidipolitica, sarebbe una perdita intollerabile.