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domenica 9 aprile 2017

Tutti insieme, per l'Italia e per Alternativa Libera

In qualche modo, in questo sito lo si era previsto; più esattamente, era una delle ipotesi in campo. Quando ad agosto si era provato a immaginare le nuove componenti del gruppo misto alla Camera, tra la dozzina di possibili formazioni che avevano partecipato alle ultime elezioni politiche e, dunque, potevano permettere la costituzione in componente anche a forze politiche con meno di 10 deputati e nate in corso di legislatura, si era citata anche Tutti insieme per l'Italia: dal 20 marzo 2017, quel soggetto politico è approdato alla Camera, dando luogo alla componente "Alternativa libera - Tutti insieme per l'Italia". 
Di che progetto si tratta? Si è di fronte a una lista civica che, come si legge nella sua pagina Facebook, "nasce con lo scopo di valorizzare, sostenere e promuove iniziative che garantiscono il Lavoro, l’Arte, la Musica, la Cultura e lo sviluppo turistico-culturale, le attività Teatrali, Danza, Letteratura Circensi e dello Spettacolo Viaggiante, il Volontariato, il Sociale inteso come: la dignità della persona, la centralità della famiglia, la libertà, l’uguaglianza, la giustizia, la legalità, la solidarietà", con l'obiettivo di creare posti di lavoro in ogni settore.
A fondarla è stato Antonio Corsi, dall'anno scorso al suo quinto mandato da sindaco nel piccolo comune frusinate di Sgurgola (gli ultimi mandati li ha conquistati con la lista Insieme per Sgurgola, di respiro certamente più locale). Corsi è noto soprattutto per il suo impegno nella musica: nel 1974 era entrato nella banda del suo paese, dopo il diploma in tromba (tra il conservatorio di Frosinone e Santa Cecilia) ha lavorato in sedi prestigiose (Accademia di Santa Cecilia e Teatro dell'Opera a Roma, Teatro San Carlo a Napoli), poi ha insegnato musica nelle scuole; col tempo è diventato un habitué anche della politica locale, visto che risale al 1997 il suo primo mandato da sindaco (su posizioni ritenute di centrodestra), ruolo in cui non ha trascurato la sua passione musicale (nel 2005 ha fatto nascere, sempre a Sgurgola, il Museo delle Bande Musicali). 
Lo stesso interesse musicale è stato trasfuso a livello nazionale: prima con il sostegno a un paio di proposte di leggi sulla musica popolare (nel 1998 e nel 2008, nessuna di queste ha compiuto l'iter parlamentare), poi con la nascita del progetto politico-civico Tutti insieme per l'Italia, la cui estrazione musicale è garantita dalla chiave di Sol bianca (collocata sopra la sagoma tricolore dell'Italia e, nella nuova versione, più discreta e trasparente). "In Italia - si legge nella pagina Facebook - esistono circa 4600 bande musicali, 3500 gruppi corali, 2500 cori Scolastici, 3000 cori parrocchiali e 750 gruppi folklorici", gruppi con una presenza capillare e che "rivestono un ruolo fondamentale nella nostra società in quanto depositari di cultura", risultando pure "un validissimo strumento d'aggregazione, di comunicazione e di socializzazione tra giovani, meno giovani, adulti e anziani", oltre che un vivaio per i conservatori. Si tratterebbe dunque di difendere queste realtà, dando rilevanza alla musica amatoriale e popolare (ma senza trascurare i cultori di altri generi) proponendo regimi fiscali agevolati, maggiori risorse, spazi nelle scuole, manifestazioni e convenzioni che garantiscano visibilità (anche a livello turistico), eccetera.  
Dal 20 marzo, si diceva, queste istanze possono avere in qualche modo ingresso in Parlamento, grazie all'accordo stipulato con Corsi dai deputati che fanno riferimento ad Alternativa libera, componente nata dopo la fuoriuscita degli stessi dal MoVimento 5 Stelle e che aveva proseguito la sua esistenza - da novembre 2015 - grazie all'ingresso di Giuseppe Civati e degli altri deputati di Possibile. Già il 17 marzo, tuttavia, l'abbandono di Toni Matarrelli (ex Sel, fino a poco fa aderente a Possibile) aveva fatto scendere la componente sotto i 9 membri, per cui si sarebbe dovuto procedere allo scioglimento. Cosa che è accaduta - e che sarebbe avvenuta a maggior ragione, considerando che i civatiani stavano per aggregarsi al gruppo di Sinistra italiana - ma nel giro di pochi giorni è stata trovata una diversa soluzione. 
Le ragioni della scelta di Alternativa libera sono spiegate in un comunicato che giustifica l'accordo tecnico in un modo molto schietto, perfino apprezzabile (rispetto all'oscurità di altre operazioni): "i parlamentari Massimo Artini, Marco Baldassarre, Eleonora Bechis, Samuele Segoni e Tancredi Turco, per evitare la decadenza della componente e il conseguente scioglimento dell'ufficio legislativo e dell'ufficio comunicazione hanno concluso un accordo a titolo gratuito con il signor Antonio Corsi per l'utilizzo del simbolo 'Tutti Insieme per l'Italia' nella composizione della componente parlamentare". Questo perché Corsi, con la sua lista, aveva partecipato alle elezioni del 2013: "raccolse lo 0,01% dei voti al Senato e lo 0,00% alla Camera - ha scritto Thomas MacKinson sul Fatto Quotidiano - posizionandosi terzultimo davanti alle liste Staminali d'Italia e Democrazia Atea". 
I deputati sottolineano che, per svolgere i compiti legati alla loro elezione, occorre "una squadra di professionisti competenti che lavori al nostro fianco e che in questi anni ci ha permesso di portare all'attenzione dell'opinione pubblica, tra le altre cose, il tentativo del governo di aiutare le banche ad appropriarsi delle case di chi era in difficoltà con il pagamento del mutuo". Una squadra di professionisti che, evidentemente, ha un costo che i fondi della Camera riservati alle componenti del gruppo misto aiutava a coprire (4 addetti stampa, 2 del legislativo, un archivista e un consulente per il sito, sempre secondo i dati consultati e forniti da MacKinson, "costano oltre 20mila euro al mese").  
L'accordo con Tutti insieme per l'Italia ha un contenuto piuttosto chiaro: da una parte, l'apporto del nome per la formazione della componente consente ad Alternativa libera di "continuare a pagare gli stipendi di coloro che ci aiutano quotidianamente a lavorare per la collettività con la consueta indipendenza che ci ha sempre contraddistinti"; dall'altra parte, Alternativa libera si è impegnata a "supportare il lavoro relativo alla realtà della Musica Popolare e Amatoriale delle Bande Musicali, Cori e Gruppi Folklorici, nonché dell'Arte, Cultura e Lavoro [...], anche tramite l'elaborazione di atti parlamentari e di sindacato ispettivo mirati a promuovere l'attività di 'Tutti Insieme per l'Italia'; consentire ad almeno un rappresentante di 'Tutti Insieme per l'Italia' l'accesso alla Camera; facilitare l'uso dei servizi a disposizione della Componente parlamentare (sale riunioni, organizzazione eventi e sala stampa); coordinare il lavoro parlamentare con gli uffici della componente parlamentare".
Un do ut des chiaro e trasparente dunque: apparentamento tecnico (con salvezza dei vantaggi destinati alla componente) in cambio di sostegno, visibilità e accesso alle istituzioni. Aspettiamoci a questo punto di vedere in qualche occasione in più il simbolo di Tutti insieme per l'Italia, in qualche conferenza tenuta nella sala stampa di Montecitorio, sui comunicati emessi da Alternativa libera, magari anche in qualche passaggio ai telegiornali. 

lunedì 4 maggio 2015

Il marchio "in progress" di Alternativa libera

Lo avevano adottato e fatto circolare tra loro all'indomani della nascita come gruppo, ma ora il simbolo di Alternativa libera potrebbe arrivare anche su qualche scheda elettorale. Era del 5 febbraio scorso l'annuncio di dieci deputati fuoriusciti dal MoVimento 5 Stelle: avrebbero costituito un nuovo gruppo, con il nome - appunto - di AL. Già una manciata di giorni dopo, sulla loro pagina Facebook, era apparso un emblema, forse provvisorio e decisamente semplice, ma almeno serviva a riconoscersi nella fase di "costruzione" del gruppo. Su Fb qualche commento c'era stato (anche non proprio delicato, quando proveniva da chi era sostenitore del M5S), ma al di fuori l'adosione del simbolo era passata un po' sotto silenzio.
Era effettivamente qualcosa di alternativo anche il contrassegno scelto, per lo meno rispetto all'immagine coordinata che dal 2009 in poi era stata sviluppata per le Liste CiViche a 5 Stelle prima e per il MoVimento 5 Stelle poi. Se quell'emblema si era sviluppato a partire dal giallo delle stelle e dal rosso del contorno (e della V di fantasia), questo fregio si sviluppa sull'unico colore fondamentale non compreso nella grafica del M5S, il ciano, sia pure in una tonalità più scura. Il fondo di questo tipo consente una buona lettura del nome del gruppo, scritto in una font bastoni. E se "Libera" è fin troppo sottile e quasi si fatica a leggerla (specie immaginandone la stampa sulle schede), il concetto di "Alternativa" è posto in grande evidenza, con una versione black del carattere, al punto che è difficile non vedere quella parola.
Anche così, però, non si può evitare di notare che questo, più che un vero simbolo politico, è un marchio e anche piuttosto anonimo: al di là dei colori, è ben difficile trovare un segno di riconoscimento in quel cerchio. Giusto le parole hanno un significato, ma sarà ben difficile che, mostrando l'emblema a chi ancora non lo conosce, questi possa correttamente attribuirlo (o almeno avvicinarsi alla risposta giusta). 
Qualche altro passo nel frattempo sembra sia stato fatto: all'Ufficio italiano brevetti e marchi, in data 16 aprile, è stato depositato un marchio di cui non è ancora iniziato l'esame per l'eventuale registrazione. Sul sito il segno è descritto così: "raffigurazione di un cerchio azzurro all'interno del quale vi è un'altra circonferenza concentrica di colore azzurro col bordo bianco. All'interno del cerchio azzurro con bordo bianco sono rappresentate due lettere maiuscole unite A e L di colore bianco. sotto vi è la scritta su due livelli alternativa libera di colore bianco. in secondo piano, sotto le lettere e sotto il testo, dal vertice destro in alto della lettera L e dal vertice sinistro in basso della lettera A parte un'ombra che va a sfumare dal blu all'azzurro e si protrae fino a toccare la circonferenza del cerchio azzurro esterno"
Oltre al simbolo, depositato dall'associazione Alternativa libera con sede in via della Missione 10  Roma, ora pare ci sia anche uno statuto. E' stato il deputato Massimo Artini a parlarne due settimane fa con Il Velino: "È prematuro parlare di partito, - ha spiegato - per ora ci strutturiamo come movimento, con l'aiuto di un'associazione garante a cui per i primi mesi parteciperanno i nostri parlamentari e che ha depositato il simbolo, che quindi non è di nessuno in particolare ma è di tutti". Nel frattempo, si era parlato di una possibile partecipazione di Al alle elezioni di Giugliano, ma la candidatura è stata ritirata "iAlternativa Libera ritira la candidatura a Giugliano
„
n seguito ad eventi spiacevoli che hanno visto all'interno del gruppo, nonché della lista, infiltrati di altri partiti al solo scopo di destabilizzare e fagocitare AL e condurla sotto direzioni partitiche, violando i principi stessi su cui si fonda il movimento, oltre ai suoi punti programmatici
". A Cividale del Friuli, invece, la lista ci sarà: sarà quello, dunque, il battesimo elettorale di Alternativa libera.

sabato 31 gennaio 2015

Senza più stelle: le grafiche degli ex M5S

In questi giorni, con l'attenzione monopolizzata dal voto per il Quirinale, si è spenta piuttosto in fretta la notizia del nuovo esodo di massa di parlamentari dal MoVimento 5 Stelle (ma ne hanno ben tenuto conto i pallottolieristi che si sono lambiccati su numeri e maggioranze), Eppure il numero ormai è consistente: ormai tra Camera e Senato si è toccato il numero di 36 passaggi ad altri gruppi (considerando anche l'addio, da ufficializzare, di Francesco Molinari). A Palazzo Madama, volendo, ce ne sarebbero abbastanza per creare un gruppo autonomo, ma le condizioni a quanto pare non ci sono.
Nei mesi scorsi, in effetti, c'è stato più di qualche tentativo di rimettere insieme i pezzi degli ex M5S; a volte si è anche vista qualche prova di identità grafica. Questo blog si era già occupato, per esempio, di Libertà di Movimento, partita dal tentativo di candidatura alle regionali sarde, oppure delle formazioni che hanno visto impegnati Federica Salsi e Giovanni Favia; ora è tempo di guardare agli ambienti parlamentari.
Sembra ancora presto per capire se gli ultimi fuoriusciti, autoetichettatisi come Alternativa libera, si daranno un segno distintivo comune. Lo hanno fatto, invece, due gruppi che sono oggi configurati come componenti del gruppo misto al Senato. La compagine più numerosa, a ben guardare, era stata quella di Italia lavori in corso, legata soprattutto al senatore Francesco Campanella: alla nascita, il 5 maggio 2014, la componente aveva addirittura 9 membri, salvo poi perdere pezzi fino ai due oggi rimasti (lo stesso Campanella e Fabrizio Bocchino). 
Dall'inizio, il nome si era configurato come una sorta di hashtag, aperto dal "cancelletto" e con la parola Italia inevitabilmente tricolore, su fondino giallo-arancione. Se la grafica degli esordi era molto semplice, con il tempo si è cercato di tradurla comunque in un segno "elettorabile": l'etichetta è rimasta, un po' di traverso e ombreggiata all'interno di un cerchio bianco a contorno giallo-arancio, sul cui interno basso si adagia l'indirizzo del sito, come nella vecchia casa stellata. La parte grafica preponderante, però, diventa il cancelletto, piegato alla logica tricolore tanto da farlo spezzare in due metà, una verde e una rossa, decisamente in rilievo e "metallizzate". Così però sembrano due segni di "diverso" uno accanto all'altro (e forse è proprio la differenza rispetto ad altre compagini politiche che il gruppo voleva marcare), anche se qualcuno su Facebook è certo di vedere nel segno un "richiamo alla croce di Lorena".
Al momento, invece, è più numerosa un'altra componente del misto, Movimento X, cui oggi si richiamano Maria Mussini, Maurizio Romani, Bartolomeo Pepe (gà Italia lavori in corso) e Laura Bignami. Già il nome, a modo suo, è un enigma: il nome che emerge dall'indirizzo del gruppo Facebook è "Movimento ics", come se fosse la lettera appunto; la descrizione del gruppo, tuttavia, suggerisce anche altre piste ("per", "ics", "ecs", "10", etc etc: così si legge) e quindi l'interprete può avere quasi briglia sciolta.
Graficamente l'idea ha qualche spunto interessante: la parola "Movimento", scritta in un semplicissimo Times New Roman, appare in viola come su una superficie a specchio, ma la V (un po' stiracchiata) è in realtà la metà superiore di una X grande più del doppio, le cui gambe inferiori sono tinte - guarda caso - di verde e di rosso (ma il riflesso è viola come tutto il resto).
Quella forma della X, tra l'altro, consente di evitare problemi di ricevibilità elettorale, visto che almeno in un caso - la lista Noi Meridionali, alle comunali di Torino del 2006 - un simbolo che conteneva un "crocesegno" era stato bocciato, perché poteva confondere elettori e scrutatori; alle comunali di Roma del 2008, in compenso, era passato senza problemi a sostegno di Alemanno l'emblema di Cittadini X Roma, la cui croce era molto più "manualmente realistica" di quella torinese di due anni prima. Certo, la grafica di Bignami e altri non si presta ancora molto a essere inserita in un cerchio, ma chissà se in futuro tutto resterà così o cambierà qualcosa. Nel disegno o, magari, nel nome e nel progetto.