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mercoledì 17 agosto 2022

Impegno civico, simbolo ammesso ma diffidato da chi rivendica il nome

Tra i contrassegni per le elezioni politiche del 25 settembre prossimo depositati durante la #MaratonaViminale tra venerdì e domenica  e accettati nelle scorse ore c'è anche quello di Impegno civico - Centro democratico, che dunque si appresta a presentare le proprie liste per Camera e Senato tra domenica e lunedì nelle varie corti d'appello. C'è chi pensa però che Luigi Di Maio non dovrebbe dormire sonni tranquilli, nel senso che quelle liste potrebbero incontrare ostacoli a causa del nome usato per distinguere la lista, secondo qualcuno già "occupato" in politica da molti anni. Di questo, per lo meno, è convinto Fabio Desideri, presidente di Confimprese World, eletto consigliere regionale nel 2005 nella Lista Storace, già sindaco di Marino dal 2000 al 2002 e ancora prima (dal 1996) consigliere comunale sempre a Marino, in entrambi i casi per una lista denominata proprio Impegno civico.
Si era già accennato nei giorni scorsi, quando era stato reso noto il nome della lista / forza politica di Di Maio e poi questa era stata presentata, che Desideri aveva rivendicato la costituzione mediante un atto notarile dell'associazione politica Impegno civico nel 1994, prima della partecipazione alle amministrative di Marino del 1996 e del 2000 (dalle ultime uscì eletto sindaco proprio Desideri), ritenendo dunque che Di Maio non potesse impiegare quel nome senza prima raggiungere un accordo con chi l'aveva impiegato già almeno un quarto di secolo prima. A questo proposito, all'indomani dell'evento di presentazione di Di Maio e Tabacci, Desideri aveva annunciato, "dopo aver sentito tanti amici che presero parte all’esperienza politica di Impegno civico, negli anni 1996 e 2000", di essersi rivolto a un collegio legale (con gli staff degli avvocati Eugenio Pisani di Marino e Rocco Caminiti di Roma) perché questo valutasse "con massima attenzione, le correlazioni con l’esperienza del nostro Impegno civico in quegli anni, la nostra storia e la nostra denominazione, verificando se ricorrano gli estremi che necessitano di azioni di tutela nelle sedi competenti", appunto per proteggere "la storia di Impegno civico".
Ora che il rito del deposito dei contrassegni elettorali si è compiuto, indicando così ufficialmente con quale emblema le varie forze politiche intendono partecipare al voto, Desideri avrebbe compiuto un passo ulteriore: "Ieri - ha fatto sapere domenica - i nostri avvocati hanno notificato, presso gli uffici ministeriali, dopo la presentazione del simbolo di Impegno Civico, a Di Maio e Tabacci, formale diffida a presentare le liste di Impegno civico, comunicando inoltre agli stessi che in caso di presentazione delle liste sarà immediatamente presentato ricorso nei termini di legge. Speriamo sinceramente che Di Maio e Tabacci non creino le condizioni che ci obblighino a dover ricorrere alla Magistratura al fine di evitare la presentazione delle liste il prossimo 21 agosto".
Fin qui le dichiarazioni pubbliche di Desideri, di cui si deve certamente tenere conto. Chi però frequenta questo sito ricorderà che, non appena il nome del nuovo progetto politico di Di Maio è stato reso noto, uno sguardo rapido agli ultimi quattro anni di elezioni amministrative ha fatto emergere almeno una trentina di usi del nome "Impegno civico" nelle competizioni locali tra il 2019 e il 2022: viene da domandarsi, quindi, se Desideri abbia reagito contro gli altri gruppi che abbiano usato quel nome con le stesse forme ora praticate nei confronti di Di Maio e Tabacci. "È verissimo - spiega a Isimbolidelladiscordia.it - 'Impegno civico' è una dicitura molto usata e più volte utilizzata in appuntamenti elettorali. Il problema è che un conto è la presenza alle amministrative, che hanno carattere locale, un conto è la valenza e l’utilizzo su base nazionale della lista Impegno civico. Il dato locale è l’essenza di una presenza nelle istituzioni di territorio per favorire la partecipazione dei cittadini, tutt'altra cosa è la presenza a livello nazionale in uno schieramento politico". 
Sulla sua pagina di LinkedIn, Desideri ha condiviso tra l'altro un articolo dell'agenzia Dire in cui si dava conto dell'esistenza almeno di un'altra associazione politica denominata "Impegno civico", fondata questa volta a Bologna nel 1993, dunque addirittura un anno prima di quella cui si riferisce Desideri. E se i #drogatidipolitica non possono non notare - grazie al sito dell'associazione - che tra i presidenti si è annoverato per un paio di anni anche Nino Luciani (sì, proprio il segretario-depositante della Dc), in quell'articolo si dice che uno dei fondatori, 
Giuseppe Maria Mioni (già consigliere comunale a Bologna per Forza Italia), ha chiesto a Di Maio e Tabacci di rinunciare a quel nome. "Non è chiaro - ha scritto Desideri su LinkedIn, riferendosi all'associazione bolognese - se abbia mai partecipato alle elezioni, come nel caso di Impegno civico di Marino, sin dal 1996, ma è certo che esisteva. Entrambe le associazioni, sia quella di Bologna sia quella di Marino, sono state costituite con atto notarile. A questo punto, sarà difficilissimo per Di Maio e Tabacci contestare la fondatezza dei ricorsi in caso di presentazione delle liste. Sin da ora mi appello all'ex consigliere Mioni, del comune di Bologna, affinché voglia condividere l'iniziativa di tutela della nostra storia per la quale, nella prossima settimana, rivolgeremo un forte appello, a tutti i leader dei partiti presenti in parlamento, per la salvaguardia dei ricordi e delle esperienze di tanti italiani che non possono esserci sottratti da Di Maio e Tabacci".
Al di là dei toni diversi della richiesta (un invito a cambiare nome, senza fare accenno a iniziative legali) proveniente da Bologna, proprio l'emergere dell'esistenza di un'altra associazione - sempre costituita con atto notarile - spinge a interrogarsi su quanto possa pretendere Desideri: se l'associazione bolognese esisteva da prima della sua, non avrebbe forse più titolo per sentire lesi i propri diritti al nome e all'identità personale? E, già che ci si è, un'altra domanda si fa strada: il fatto che Di Maio e Tabacci intendano impegnarsi e candidarsi nella coalizione di centrosinistra ha per caso contribuito a rafforzare in Desideri l'intenzione di tutelare l'associazione-lista che aveva co-fondato, oppure anche altre collocazioni politiche non avrebbero cambiato il suo agire?
"Io parlo per quello che mi riguarda - spiega sempre Desideri per lettrici e lettori di questo sito -. Credo che la nostra lista sia stata la prima a presentarsi a un appuntamento elettorale eleggendo donne ed uomini nelle istituzioni locali e depositando simbolo e denominazione alle commissioni elettorali competenti per territorio. Non discuto l'eventuale presenza di Impegno civico di Di Maio e Tabacci nel centrosinistra, nel centrodestra o al centro; eccepisco invece che quella lista Impegno civico possa essere presente sul piano nazionale senza che nessuno ci abbia chiesto se questo fosse possibile, visto che noi avevamo provveduto a tutelare la nostra associazione con un atto pubblico. Ritengo comunque che forse una riflessione vada fatta sui comportamenti di Di Maio, Tabacci etc.: se più soggetti che hanno già impiegato in politica la denominazione 'Impegno civico' li invitano a ritirare il simbolo e a non utilizzarlo, il fatto che costoro vadano avanti senza alcuna considerazione per tutti noi non è forse un comportamento da valutare e magari da stigmatizzare?".
A quanto si può comprendere, il progetto di Desideri è presentare ricorsi o in ogni caso rivolgersi alle varie corti d'appello in cui Impegno civico di Di Maio e Tabacci presenterà le proprie liste, facendo presenti le proprie ragioni. Di questo si prende atto, ma sembra opportuno fare alcune valutazioni relative al procedimento elettorale: innanzitutto, tra le competenze degli uffici elettorali circoscrizionali e regionali c'è l'accertamento dell'identità dei depositanti, dell'avvenuto deposito dello statuto/dichiarazione di trasparenza e del programma, dell'uso di un contrassegno presentato e ammesso, dei requisiti della lista presentata (data di presentazione, numero e regolarità delle eventuali sottoscrizioni, composizione della lista), della copertura dei collegi, dei requisiti delle singole persone candidate, mentre non ci sarebbe la valutazione di eventuali doglianze di soggetti che non partecipano alle elezioni, specie se relative al nome della lista (e, di riflesso, al simbolo utilizzato); si deve poi ricordare che non è possibile impugnare davanti all'Ufficio elettorale centrale nazionale presso la Corte di cassazione eventuali decisioni di ammissione di una lista e, in ogni caso, sono legittimati a ricorrere al collegio di seconde cure solo i delegati dell'eventuale lista ricusata o che abbia visto escludere una o più candidature. 
Per chi non partecipa al procedimento elettorale, insomma, non è prevista la possibilità di partecipare all'iter di valutazione dell'ammissibilità delle liste, né si può pensare che gli uffici elettorali possano ritenere inutilizzabile un contrassegno ritenuto ammissibile dal Viminale e sul quale non vi siano state opposizioni in Cassazione. In effetti, sempre nel tentativo di tutelare il proprio contrassegno, Desideri avrebbe potuto presentare il simbolo del "suo" Impegno civico (contenente una stretta di mano sopra l'immagine di una torre, collocata al centro di una struttura blu a orbite - simili a quelle classiche degli elettroni - e su un fondo coloro rosa chiaro) come contrassegno elettorale, magari con l'intento di opporsi all'ammissione del fregio di Di Maio e Tabacci e far decidere l'Ufficio elettorale centrale nazionale, non tanto sulla confondibilità del simbolo - oggettivamente diverso - quanto piuttosto su quella del nome. Tra i 101 contrassegni arrivati in bacheca, però, quello di Desideri in effetti non si è visto, così il contrassegno di Impegno civico depositato personalmente da Di Maio e Tabacci è stato ammesso senza problemi: ora, dunque, sembra difficile contestarlo in sede elettorale. Ovviamente resta aperta la possibilità di cercare tutela sul piano civilistico, facendo valere - in particolare - eventuali lesioni del diritto al nome o all'identità personale dell'associazione che esiste da più tempo; difficile dire quale esito potrebbe avere un'azione simile in tribunale. Di certo, Fabio Desideri sembra intenzionato a tutelare la storia della propria associazione-lista: si vedrà in quali sedi e con quali esiti.  

lunedì 1 agosto 2022

Impegno civico, un'ape su fondo blu-arancio per Di Maio e Tabacci

Alla fine il tempo del battesimo per il progetto politico legato a Luigi Di Maio e Bruno Tabacci è arrivato, in un evento in grande stile al Foro Italico, in un tripudio di schermi a led e Heroes di David Bowie sparata a tutto volume per introdurre vari interventi, al punto da rendere difficile, in qualche momento, sentire le voci di chi parlava al microfono (almeno per chi ha seguito la presentazione attraverso Facebook). Il primo a farne le spese è stato Emilio Carelli, entrato da poche settimane nel gruppo alla Camera di Insieme per il futuro (dopo aver fatto parte della compagine di Coraggio Italia e del gruppo misto): "Per me, che un anno e mezzo fa avevo lasciato il MoVimento 5 Stelle, è una specie di ritorno a casa, perché qui ho ritrovato i valori fondanti che il M5S ai miei occhi aveva perso". Proprio lui, che ha condotto la presentazione dando la parola alle persone che sono intervenute, ha citato per la prima volta papa Francesco (cui il nome del soggetto politico sarebbe ispirato) e ha tracciato un breve identikit del progetto politico in costruzione: "Impegno civico vuole essere una grande forza riformista, con grande attenzione all'ecologia, all'ambiente e alla transizione digitale".

Visioni e (con)divisioni

Del percorso che ha condotto alla fondazione della forza politica ha parlato soprattutto Vincenzo Spadafora, indicato come coordinatore politico di Impegno civico: per lui la nascita del progetto è frutto "della scelta molto importante che abbiamo fatto il 21 giugno", quando Di Maio, lui e altri hanno lasciato il MoVimento 5 Stelle e "scelto da che parte stare"; ha rimarcato le radici più antiche di quel percorso, inevitabilmente legate all'azione del MoVimento 5 Stelle in cui i promotori di Impegno civico hanno militato "e ai suoi traguardi che, un po' maldestramente, ora sono rivendicati da chi di quella storia non ha mai davvero fatto parte"; c'è però anche l'accenno a "errori, sottovalutazioni, analisi a volte sbagliate" che hanno caratterizzato almeno in parte il percorso che ha portato fino a oggi e che comunque hanno formato l'esperienza di chi ora dà avvio a questa nuova esperienza politica. Questa punta inevitabilmente alle elezioni politiche di inizio autunno, ma il lavoro dovrà continuare anche dopo il 25 settembre: "Quel giorno il problema non sarà scegliere tra la destra e noi, ma tra due diverse visioni di società e futuro che vengono proposte. Noi dovremo essere in grado di raccontare la nostra visione che è esattamente opposta a quella delle forze politiche che oggi rappresentano la destra nel nostro paese, specialmente se si parla di diritti, a partire da quelli di ogni persona della collettività, non solo delle varie comunità che ne fanno parte".
Durante la presentazione si sono avvicendati vari interventi che si potrebbero dire "tecnico-politici", da quello della sottosegretaria uscente all'economia Laura Castelli (che si è diffusa appunto sull'economia sociale) a quello di Federica Gasbarro, attivista climatica che ha partecipato all'ultima Cop26 a Glasgow, passando per Carlo Romano (membro del consiglio nazionale di Centro democratico, più di recente coordinatore delle politiche economiche del governo guidato da Mario Draghi). A dimostrare che il percorso con il partito di Tabacci non è né dovrebbe essere un mera alleanza tecnico-elettorale, volta a evitare la raccolta delle firme, è intervenuto il discorso della segretaria nazionale di Centro democratico, Margherita Rebuffoni: "Impegno civico è il nostro progetto politico condiviso, nel quale uniamo le forze, che il modo migliore per affrontare le sfide politiche. Centro democratico ha una sua storia, quella di Insieme per il futuro è più recente ma ben connotata politicamente. Il perimetro in cui ci muoviamo è quello del centrosinistra: lì siamo nati con le primarie del 2012 e non ci siamo mai mossi da lì. Il voto del 25 settembre è il più importante degli ultimi anni, perché per la prima volta non ci confronteremo con il centrodestra, ma con la destra e questo non può non avere un peso, a partire dai rapporti internazionali". In giorni in cui nel terreno alternativo al centrodestra si parla soprattutto di malumori, veti nei collegi uninominali, tentazioni di corse autonome, Rebuffoni ha chiesto "un sussulto di generosità verso il paese e di responsabilità per tenere unito questo campo, per non regalare alla destra l'Italia: credo che nella coalizione non ci debbano essere veti, l'unico che dobbiamo mettere è alla destra, perché non vinca le elezioni".

Un progetto e un simbolo per investire sul futuro

Poi è toccato a lui, Bruno Tabacci, ingrediente essenziale di quest'operazione, di nuovo nelle vesti di "nocchiero elettorale" per una forza politica neocostituita, anzi, in via di formazione: lui, ben conscio del ruolo giocato, ha creduto opportuno raccontarlo in prima persona. Lo ha fatto senza troppi giri di parole, a costo di far suonare strane quelle stesse parole pronunciate davanti a quella platea: "Io sono ancora democratico cristiano, solo che la Dc è morta nel 1993: io ho dovuto cercare di continuare a servire il mio paese con disciplina e onore, tenendo conto dei frati che si muovevano nel convento, che io non potevo certo cambiare, e delle condizioni politiche che si sono determinate nel paese, tenendo ferma la testimonianza che ho imparato dai miei maestri, alcuni dei quali avevano fatto la Resistenza" (più avanti ha citato i discorsi notturni di Giovanni Marcora). E se pochi giorni fa, intervistato da Francesco Magnani a L'Aria Che Tira Estate, Tabacci aveva definito Di Maio "il miglior prodotto evolutivo dei 5 Stelle", oggi è andato oltre: "Quest'operazione che facciamo oggi non è casuale: Luigi è più giovane dei miei figli, quindi è un passaggio generazionale, un investimento sul futuro, io e lui ci siamo frequentati nell'ultimo anno e mezzo con una certa assiduità e ho potuto vedere le profonde modificazioni che sono intervenute", evocando i primi tempi del MoVimento 5 Stelle e l'era del "vaffa". Le parole successive hanno avuto le sembianze un po' del sassolino tolto dalle scarpe (da parte di chi aveva un blog all'epoca in cui lo aveva Beppe Grillo, ma lo aveva chiuso perché refrattario agli insulti), un po' del riconoscimento che il Di Maio di oggi non sarebbe stato fuori posto in altri tempi della Repubblica: "chi ha pensato che mettere insieme la somma delle proteste equivalesse a fare un'azione di governo si è sbagliato: le proteste vanno introiettate, capite, ma poi la politica deve trovare il punto di sintesi, altrimenti la somma degli interessi particolari non fa l'interesse generale". 
Per più di una persona, però, quella varata oggi continuava a sembrare un'operazione più elettorale che politica: anche nella logica conventuale e comunitaria evocata da Tabacci, il fatto di detenere il simbolo - quello di Centro democratico - che ha permesso a Di Maio prima di costituire un gruppo al Senato (ultima defaillance delle modifiche al regolamento apportate nel 2017, ma non era certo stato Tabacci a crearne le premesse) e poi di correre senza dover raccogliere le firme alla pari di partiti più o meno consolidati (ammesso che siano tali nella realtà) per qualcuno ha il sapore del gioco di prestigio, se non del bieco trucchetto offerto da un comploce. Un'immagine, quella dell'illusionista o del furbetto-compare, che certamente Brown Tabax (non lo si dice per dileggiarlo, ma per riconoscerne l'abilità non limitabile a un contesto nazionale) non poteva accettare: meglio, molto meglio i panni oggettivamente abili, ma onesti e riconosciuti del nocchiero elettorale che conosce il momento e il modo più adatto per proporsi. "Io non ho voluto questa legge elettorale - ha proclamato non senza sorriso -, io sono ancora orfano di quella proporzionale con le preferenze, in cui non si veniva eletti perché ti votava il condominio, ma perché un numero consistente di persone scriveva il tuo cognome con la matitina. Il mio simbolo è frutto di quella stagione: si chiamava diversamente ma è frutto di quella stagione". E non sembra un caso che, dopo il suo ricordo proporzionalista, i sassolini più aguzzi Tabacci se li sia tolti qui, prendendosi anche il tempo di gettarli mirando bene:  "Calenda quale simbolo usa? Usa quello di +Europa che ho 'inventato' io grazie alla presenza di Centro democratico, quindi se non ci fosse stato Centro democratico, neppure Calenda potrebbe candidarsi". Pareva già di sentire il dissenso di Calenda a quelle parole (come di certo le varie compagini di riattivato della Democrazia cristiana non avranno gradito il riferimento alla Dc morta nel 1993): si è visto che il leader di Azione è convinto che al suo partito l'esenzione spetti - grazie all'emendamento Magi-Costa al "decreto elezioni 2022" - grazie alla sua elezione alle europee 2019 nella lista Pd-Siamo Europei; tanto è bastato, però, perché la platea di Impegno civico tributasse con gratitudine a Tabacci un altro robusto e sorridente applauso. 
"Con Luigi - ha proseguito Tabacci - abbiamo costruito un percorso politico: siamo europeisti convinti e pensiamo che l'Europa per il futuro sia la sola collocazione possibile". Ha evocato la Comunità europea di difesa che avrebbe voluto De Gasperi (e che purtroppo non è mai nata per opposizione francese) e riconosciuto la necessità di fare passi avanti a livello europeo: "i primi passi sono stati fatti sulla spinta del Covid, mettendo per la prima volta il debito in comune; se ne possono e se ne devono fare altri assumendosi delle responsabilità". Di lavoro da fare, in compenso, ce n'è anche in Italia per Di Maio e Tabacci, visto il percorso che hanno deciso di intraprendere, anche se il politico di lungo corso non si è certo sottratto ("Avrei potuto chiudere bottega, non perché ci si possa dimettere dalla politica, al massimo si può smettere di avere un ruolo, ma non mi sarei dimesso dalla politica perché la politica ce l'ho nel sangue"). La lista delle cose da fare, in ogni caso, è lunga e consistente: "Bisogna spiegare le cose agli italiani: ci vuole pazienza, ci vuole prudenza, ci vuole postura e Luigi ce l'ha". E se lo dice il nocchiero che di legislature da parlamentare ne ha fatte sei, occorre almeno ascoltarlo con rispetto.

Responsabilità civica e coscienza ecologica 

Non a caso, proprio di "un'amicizia di valori e di rispetto fin dall'inizio con Bruno" ha parlato nel suo discorso conclusivo Luigi Di Maio, subito prima di presentare Impegno civico come "un partito riformatore, che guarda con molta attenzione all'innovazione, all'ecologia, alla digitalizzazione, ai giovani, al sociale", non interessato invece a parlare "agli estremismi, a quelli che vogliono sfasciare tutto o fondano la loro politica sul no". Sarà stato contento Tabacci nel sentir evocare da Di Maio la necessità di ragionevolezza e moderazione per "mettere al centro il bene della nostra nazione", con cui si è finito per correggere anche il finale della storia "a 5 stelle" di cui Di Maio dal 2013 è stato uno dei volti più noti: "Con molti vecchi compagni di viaggio abbiamo iniziato dieci anni fa coltivando un principio: raccogliere le istanze sociali, portarle al governo, fare le riforme e cambiare il paese. Qualcosa però si è rotto quando qualcuno ha pensato che si potesse scommettere contro l'Italia, con il 'tanto peggio tanto meglio', cominciando a pensare che si potesse tornare indietro, al 2013 o addirittura al 2009, mentre noi dovevamo guardare al 2050". 
E se quello del 2009 e del 2013 si chiamava sempre MoVimento 5 Stelle, ma per Di Maio nell'ultimo periodo era cambiato in modo inaccettabile, quella "frattura incolmabile" ha suggerito la necessità di un nuovo percorso: "Questo credo debba rifarsi alle parole pronunciate l'altroieri da papa Francesco, quando ha invocato la responsabilità civica in politica". Il concetto per Di Maio è stato incarnato in vari momenti e contesti, ad esempio dagli "angeli del fango" dell'alluvione di Firenze, da chi si era arrivato in occasione del terremoto in Irpinia del 1980 o da chi si è speso per le altre persone durante i tempi peggiori della pandemia, ma lo stesso vale per il terzo settore che arriva dove lo Stato dovrebbe, per i giovani che si battono per il clima, per le imprese sociali e in generale per gli imprenditori che hanno riconvertito le loro fabbriche, nonché per gli amministratori locali. Pensando a loro, Di Maio ha annunciato di voler intervenire per snellire i loro compiti e le loro responsabilità, invitandoli a segnalare le norme che più li vincolano nella loro azione (e impegnandosi a riformare la disciplina dell'abuso d'ufficio che blocca o frena tante amministrazioni locali nel loro agire). 
"Impegno civile si dovrà prendere cura dell'italia, considerandola tutta e non solo in parte: nelle sue parti più deboli e in quelle più avanzate e costruire insieme un nuovo percorso". In questo senso il lavoro, tanto in campagna elettorale per vincere quanto in seguito, si prospetta enorme: Di Maio non pronuncia mai il nome del Pd o di Letta, concede che si possa parlare di area "draghiana", ma manda un messaggio a chi parla di veri o di esclusioni ("Alle priorità si risponde con l'unità, non con la divisione: lasciamo i litigi agli altri, agli estremisti") e mette in guarda dalle "ingerenze nella campagna elettorale da parte di soggetti stranieri, che credo saranno molto forti".

Il ritorno dell'ape e déjà-vu cromatici e nominali

Alla fine, di nuovo con David Bowie a tutto volume, è arrivato il momento del simbolo, il cui dettaglio principale era già stato svelato da Di Maio nel suo discorso: "C'è una piccola ape nel simbolo, perché è il simbolo della nostra coscienza ecologica come cittadini. Quando scompaiono le api nel nostro mondo non esiste neanche l'essere umano: è un aspetto poco conosciuto, ma fondamentale di quanto sta accadendo nel nostro pianeta. Mettere l'ape nel simbolo significa richiamare la nostra grande coscienza ecologista, ma anche mettere al centro la transizione ecologica, fondamentale nel Pnrr; significa dire che non risolveremo sicuramente il problema del climate change quest'anno, ma dobbiamo portarlo ai prossimi tavoli internazionali; significa anche lottare contro la burocrazia, che ostacola oggi il cammino verso l'estensione delle energie rinnovabili".
Sul ledwall è comparso il simbolo, con un cerchio a tinte sfumate, blu nella parte superiore più ampia, arancione in quella inferiore più ridotta: un po' come ha fatto Cambiamo! di Toti, ma con un pizzico di movimento in più anche grazie alla linea curva di confine marcata dal tricolore; quella striscetta decrescente, peraltro, involontariamente ricordava qualcosa del simbolo finiano di Futuro e libertà per l'Italia. Se nella parte inferiore campeggia il cognome di Luigi Di Maio, sul fondo blu sfumato c'è il nome della lista (tutte le scritte adottano un carattere bastoni bianco, molto simile al Calibri proposto di default da Word). Nella stessa parte superiore trovano spazio, in alto, la "pulce" di Centro democratico (piccola più o meno come nel contrassegno condiviso con +Europa, ma altrettanto essenziale) e, a sinistra del nome, la citata ape. Un'ape che a qualcuno, per come è stato reso il corpo a strisce, ha ricordato piuttosto un bruco con le ali, dunque una farfalla decisamente sui generis; quelle stesse ali, tra l'altro, ricordano anche un cuore (che, visto la presenza di Tabacci e la sua storia, farebbe pensare un po' all'iconografia del Ppe).
La comparsa del simbolo ha sbloccato vari ricordi, a partire da quelli del "socialista riformista" Donato Robilotta, che ha rivendicato di aver usato per primo l'ape (gialla e nera, su fondo cielo) per la Sinistra
 liberale, formazione costituita con Sergio Scalpelli e Maurizio Sacconi in concomitanza con la fine del Psi alla fine del 1994: allora l'ape era stata scelta quale animale operoso, con l'idea che per ripartire da quelle idee ci fosse da rimboccarsi le maniche. 
Si potrebbe richiamare invece l'uso ecologico-ambientale dell'insetto per l'Alleanza popolare ecologista o per gli Ecologisti democratici, così come l'operosità è stata richiamata più di recente da Unità siciliana. Di nuovo la presenza di Tabacci, però, fa pensare piuttosto ai vari simboli usati da Alleanza per l'Italia, partito fondato da lui (uscito dall'Udc-Rosa per l'Italia) insieme a Francesco Rutelli ed Enrico Boselli, che appunto alla fine del 2009 hanno avuto le api al loro interno, giocando con la sigla del partito; del resto lo avevano già fatto dieci anni prima Vito Gnutti e Domenico Comino con i loro Autonomisti per l'Europa, con un'ape molto disneyana e sorridente. E a proposito di cartoon, non è mancato chi ha fatto partire il ritornello "ape Maio" (chissà se chi ha creato il simbolo e chi lo ha commissionato ci aveva pensato...), sebbene l'insetto schierato stavolta sia meno fumettistico di altri.
In tutto ciò, si deve dare anche conto della pesante critica di Fabio Desideri, già sindaco di Marino (Rm), che al Foglio ha annunciato azioni legali: "Impegno Civico è già stata presentata in Tribunale nelle elezioni del 1996 e del 2000 e ha eletto propri rappresentanti in entrambe le tornate elettorali", sostenendo che Di Maio e Tabacci non possono usare quella denominazione. "Dovranno spiegarci bene i loro proponimenti e cosa intendono fare, se non vogliono che avviamo un'azione di tutela nelle sedi competenti che impedisca l'uso della denominazione 'Impegno Civico'". Non si vuole naturalmente negare l'uso fatto a livello locale di quel nome; più difficile è avere certezza della primogenitura per una lista alle elezioni amministrative dell'impiego di quell'etichetta. Posto che oggi sarebbe più difficile conoscere l'uso fatto in quegli anni del nome e del simbolo (gli archivi dei quotidiani online non coprono facilmente fino ad allora e lo stesso archivio elettorale del Viminale non indica i nomi delle liste non di partito di quegli anni), sarebbe curioso sapere se il signor Desideri ogni anno si è premurato di avvertire del suo preuso e diffidare tutti i presentatori di liste che nei vari comuni chiamati al voto hanno impiegato l'etichetta "Impegno civico" (una trentina solo negli ultimi quattro anni, come abbiamo notato ieri). In tutto questo, viene da dire che per fortuna la dichiarazione del pontefice sulla "responsabilità civica" è stata tradotta come "impegno": si fosse evocata l'immagine della "scelta", con l'aura non troppo felice dell'esperienza avviata da Mario Monti, sarebbe stato decisamente peggio...

domenica 31 luglio 2022

Le 30 volte (e più) di "Impegno civico" prima di Di Maio e Tabacci

Le liste Impegno civico presentate nel 2022
Che Insieme per il futuro fosse un nome provvisorio, dato ai gruppi legati al nuovo progetto politico di Luigi Di Maio dopo l'uscita dal MoVimento 5 Stelle era stato subito annunciato da Vincenzo Spadafora in diretta tv. Dopo le dimissioni reiterate di Mario Draghi e lo scioglimento delle Camere, più che per il nuovo nome la curiosità era per le scelte di chi aveva seguito Luigi Di Maio: il poco tempo a disposizione per mettere in piedi un progetto di lista e farlo conoscere senza avere ancora creato una struttura solida avrebbe potuto portare a scelte diverse rispetto a un progetto elettorale autonomo. La notizia in base alla quale Centro democratico di Bruno Tabacci, dopo avere permesso a Insieme per il futuro di nascere come gruppo al Senato, avrebbe anche potuto esentare una probabile lista "in condominio" (grazie all'esenzione di cui Cd fruisce in virtù della partecipazione alla lista comune con +Europa nel 2018, anche solo perché +E sarebbe esente anche come partito che ha eletto un deputato in ragione proporzionale, pur se nella circoscrizione Estero) ha riacceso l'interesse verso l'atteso nuova etichetta di Insieme per il futuro. 
Così, dopo l'annuncio di una conferenza stampa per domattina con la presentazione del simbolo e del programma della lista Di Maio - Tabacci, non poche persone tra i #drogatidipolitica avevano fatto scattare il conto alla rovescia, nell'attesa di conoscere meglio le nuove sembianze - anche grafiche - della seconda avventura da "nocchiero elettorale" dell'inossidabile Brown Tabax (absit iniuria verbis, ovviamente: ci si limita a sorridere, riconoscendo il genio quando c'è). Oggi stesso, tuttavia, proprio Di Maio - ospite di Lucia Annunziata a In mezz'ora in più - ha già svelato la nuova etichetta del progetto politico che porterà avanti con Tabacci: Impegno civico. Neanche il tempo di metabolizzare la notizia e sui social sono iniziati i primi rilievi: anche il nome appena scelto, in effetti, non era nuovo, essendo già stato usato a livello locale.

Scegliere nomi e simboli nuovi: un lavoraccio...

Chi frequenta questo sito da poco o molto tempo o ha sperimentato anche soltanto una volta la preparazione di una campagna elettorale amministrativa lo ha imparato: concepire e realizzare un simbolo originale, efficace e che possa stare bene a tutti -  anche quando si è in poche persone - è davvero un lavoraccio e molto spesso non riserva soddisfazioni (soprattutto se il risultato elettorale è inferiore alle attese e spunta qualcuno che, tra le tante cause della sconfitta o della delusione nelle urne, addita anche il fregio elettorale scelto).
Ancora prima, però, è un lavoraccio scegliere un nome altrettanto originale ed efficace per una lista o per un progetto politico: tra i circa 8mila comuni che, in ordine sparso e periodicamente vanno e tornano al voto, chi vuole cercare di evadere almeno in parte dalla tradizione, da piste già battute finisce per tornare sul già sentito, sul già letto. A volte lo si fa di proposito (specie se una formula ha funzionato bene altrove), altre volte il richiamo - anzi, il riciclo - è involontario, perfino inconsapevole. E se quest'eventualità rischio si corre a livello locale, figurarsi a livello nazionale: difficile tenere il conto di quante liste sono già state chiamate in un certo modo o in maniera simile, con il rischio che qualcuno lamenti la copia o che il precedente cui si scopre di somigliare non sia stato proprio luminoso (a causa della sconfitta o di altre circostanze). In fondo è anche per questo che, negli ultimi anni, quasi tutte le nuove forze politiche hanno accuratamente evitato di identificarsi con le parole "partito" o "movimento" (da completare con aggettivi spesso ritenuti generici, poco identificabili), scegliendo piuttosto nomi distanti - almeno in apparenza - dalla tradizione.
Anche Insieme per il futuro, in fondo, voleva essere diverso rispetto alle forze politiche che avevano agito a livello nazionale fino a quel momento. In qualche modo lo era - anche se era arrivata la diffida del soggetto politico di cattolici Insieme, che però a sua volta avrebbe dovuto ammettere la somiglianza almeno con la lista Insieme del 2018... - ma probabilmente non si erano fatti i conti con l'universo delle liste civiche presentate nei vari comuni e non si era speso qualche minuto per una ricerca limitata almeno agli ultimi anni. Com'è noto, questo sito - grazie a una ricerca di chi scrive e di Massimo Bosso - ha identificato 50 liste locali presentate tra il 2019 e il 2022 (elenco incompleto perché in alcuni anni non si sono potuti verificare i comuni di certe regioni, come la Sicilia) denominate "Insieme per il futuro", magari con l'aggiunta del toponimo. Nessun problema di copyright ovviamente, proprio per il numero notevole di precedenti che impedisce di risalire al primo caso, ma non si può dire che la scelta sia stata originale.

I precedenti di "Impegno civico"

Il simbolo casus belli di Marigliano
Di certo chi appartiene alla categoria dei #drogatidipolitica di solito ha buona memoria, per le elezioni cui ha partecipato (votando o candidandosi) e non di rado anche per altre che hanno catturato il suo interesse. Così, poco dopo le 16, su Twitter qualcuno - all'annuncio del nome scelto per il nuovo progetto di Di Maio e Tabacci riportato da un giornalista attento, innamorato della politica parlamentare pur tenendo da tempo l'occhio innanzitutto sul Quirinale - era già in grado di ricordare che almeno un Impegno civico sulle schede era già spuntato: si trattava, per l'esattezza, della lista Impegno civico insieme, presentata a Marigliano in provincia di Napoli nel 2020, con la parola "insieme" che si vedeva assai meno di ogni altro elemento.
A quel punto era inevitabile che scattasse la ricerca, con una precisazione che sembra d'obbligo: chi scrive non ha assolutamente nulla contro Luigi Di Maio, il suo progetto e chi intende seguirlo. "Impegno civico" è un nome positivo, che dovrebbe evocare - tanto a livello locale quanto su scala nazionale - qualcosa di "buono", in ogni sua parola e nel suo concetto complessivo. 
Le liste Impegno civico presentate nel 2021
Si è già detto che non c'era e non c'è nulla di problematico sul piano giuridico nella scelta di un nome usato in tante realtà locali, tanto più che lo stesso Di Maio ha segnalato in più occasioni il legame da cercare con i territori e con i loro amministratori, dai quali si vorrebbe partire per costruire il progetto politico-elettorale. Detto tutto questo, colpisce comunque la scarsa originalità dell'etichetta, che vuole identificare qualcosa di nuovo partendo da un nome che - anche in questo caso - nuovo non è. E se di "Insieme per il futuro avevamo trovato 50 occorrenze negli ultimi quattro anni", "Impegno civico" si è ripetuto almeno una trentina di volte tra il 2019 e il 2022 in altrettanti comuni d'Italia.
Di seguito, dunque, ecco la tabella che riporta i precedenti usi di "Impegno civico", magari integrati con il nome del comune, segnalando anche le varianti che si possono accostare a quell'elenco:    

Le liste Impegno civico presentate nel 2020
(tranne Marigliano e Oneta, già viste)
4 liste nel 2022: Castel San Giorgio (Sa), Cittàducale (Ri), Averara (Bg), Sava (Ta), cui aggiungere la lista Insieme e Impegno civico per Lucca.
6 liste nel 2021: Cenadi (Cz), Ascrea (Ri, con un candidato sindaco che, tra l'altro, si chiamava Marco Renzi e non aveva vinto), Valnegra (Bg: il simbolo non è un errore, è lo stesso visto quest'anno ad Averara, legato alla stessa persona), Barzanò (Lc), San Giorgio Ionico (Ta), San Giovanni Lupatoto (Vr, con Fdi).
6 liste nel 2020: Marigliano (Na), Oneta (Bg, ancora lo stesso simbolo di Averara e Valnegra), Lonato del Garda (Bs), Gemonio (Va), Valperga (To), Eraclea (Ve), cui si può aggiungere la lista Valori e impegno civico a Cascina (Pi).
Vari simboli presentati nel 2019
15 liste nel 2019
: Castiglione dei Pepoli (Bo), Tredozio (Fc), Verucchio (Rn), Veroli (Fr), Ceto (Bs), Orzivecchi (Bs), Vobarno (Bs), Canzo (Co, con Lega), Lomagna (Lc), Maccagno con Pino e Veddasca (Va), Castelsantangelo sul Nera (Mc), Silvano d'Orba (Al), Sangano (To), Roasio (Vc), Carbonera (Tv), cui si può aggiungere la lista Impegno civico condiviso a Costigliole d'Asti (At).

Il nome, dunque, risulta abbastanza frequente, specie in realtà piuttosto piccole (ma non sempre), anche se meno di quanto non fosse "Insieme per il futuro". Quasi certamente, però, il simbolo di Impegno civico che sarà presentato domani non somiglierà affatto a quelli visti qui: unica altra certezza è che conterrà la "pulce" di Centro democratico, per poter evitare la raccolta firme. Per gli altri dettagli, basta attendere qualche ora.

mercoledì 22 giugno 2022

Insieme per il futuro, tra gruppi, diffide e raccolta firme (in evoluzione)

Alla Camera l'atto di nascita del gruppo denominato Insieme per il futuro si è già compiuto questa mattina
: poco dopo le 9 il presidente Roberto Fico ha letto l'elenco dei membri del nuovo gruppo (50, incluso Luigi Di Maio, provenienti dal MoVimento 5 Stelle e un altro deputato, Antonio Lombardo, proveniente dal gruppo di Coraggio Italia). 
Ci vorrà invece un po' di tempo in più per capire cosa accadrà in Senato: mentre si scrive senatrici e senatori riconducibili a Di Maio - inclusi Primo Di Nicola e Vincenzo Presutto - figurano ancora all'interno del gruppo del M5S. 
Non sono mancate ieri le voci di chi - come il costituzionalista e deputato Pd Stefano Ceccanti - ha ritenuto impossibile la formazione di un gruppo autonomo a Palazzo Madama "a causa dei diversi requisiti del Regolamento" rispetto a Montecitorio: ovviamente non è scontato che il gruppo nasca, ma si è già sostenuto ieri che l'interpretazione dell'art. 14, comma 4 del regolamento del Senato (così come modificato alla fine del 2017) data de facto con il sorgere del gruppo CAL - Alternativa - Pc - Idv ha reso possibile - pur se contro il significato proprio delle parole del testo - la costituzione di nuovi gruppi anche legati a forze politiche nate in corso di legislatura, purché facciano parte del gruppo anche persone elette che rappresentino (possibilmente avendovi nel frattempo aderito) una forza politica che ha partecipato alle elezioni politiche precedenti. Se il gruppo - o almeno una componente del gruppo misto - nascerà, di certo non sarà indifferente la forza politica che accetterà di sostenere "tecnicamente" il sorgere dell'articolazione parlamentare, risultando dunque il primo soggetto con cui il nuovo progetto politico collaborerà.

Ancora sul nome (e sulla prima diffida) 

Il nome, in qualche modo, può dirsi ancora provvisorio, come ha chiarito questa mattina il deputato Vincenzo Spadafora a Omnibus, intervistato da Gaia Tortora: "Insieme per il futuro è il nome del gruppo parlamentare, che è stato costituito per creare le basi della nascita di una forza politica che sicuramente non sarà il partito personale di Di Maio, ma vedrà coinvolte altre persone ed è evidente che avrà un nome diverso".
Non sorprende ovviamente che i gruppi parlamentari possano avere un nome diverso rispetto ai progetti politici che poi si legheranno a questi: per restare in questa legislatura, prima sono nate le compagini parlamentari di L'alternativa c'è, mentre solo in seguito è nato il partito Alternativa; altre volte il nome è rimasto uguale o quasi uguale, com'è accaduto nella XVI legislatura con Futuro e libertà. Per l'Italia e in questa legislatura con Italia viva, sempre con la nascita prima del gruppo e poi della forza politica (ovviamente ciò accade quando un partito nasce come frutto di una scissione maturata in Parlamento, dunque l'esigenza di distinguersi in aula sorge prima di quella di formare il partito; diverso è quando un partito sorge al di fuori delle aule e solo in un secondo momento si formano le relative compagini parlamentari). 
Non è del tutto improbabile che sulla scelta di dare un'altra etichetta al progetto politico nei prossimi mesi abbiano pesato anche 
le considerazioni svolte ieri su questo sito e anticipate ad Adnkronos); si deve registrare anche la protesta di Insieme, partito di cristiani che si ispira alla Costituzione e alla Dottrina sociale della Chiesa, sviluppatosi tra il 2019 e il 2020 intorno a un manifesto dell'economista Stefano Zamagni e guidato da un coordinamento composto da Giancarlo Infante, Eleonora Mosti e Maurizio Cotta. Proprio loro ieri hanno diffuso alle agenzie una nota di protesta nei confronti del nuovo progetto politico legato Di Maio che così recita (si riporta il testo quasi intero del comunicato): 
Smentiamo che ci siano relazioni tra il nostro partito 'Insieme' [...] con questo annuncio di Luigi Di Maio che chiama "Insieme per il futuro" questo suo nuovo gruppo parlamentare creando una oggettiva confusione. Pertanto diffidiamo l’onorevole Di Maio ad utilizzare il nome Insieme per la sua nuova avventura politica. Ricordiamo che il partito Insieme è già stato presente alle recenti elezioni amministrative e che ha già numerosi eletti in vari consigli comunali in Italia. Non c’è dubbio alcuno che si tratta di un tentativo di scippo di un nome che rivendichiamo come assolutamente nostro. Non è la prima volta che questo accade: chiamare "Insieme per il futuro" il proprio gruppo parlamentare sembra infatti un dispetto di Di Maio a Conte, che due anni fa tramite ambienti a lui vicini aveva fatto circolare la voce sulla possibilità di dar vita a un partito chiamato Insieme, anche in quella occasione collegato dalla stampa e vari organi di comunicazione al nostro partito. Crediamo non meritino alcun commento queste forme spregiudicate e di mancanza di rispetto per le altre forze politiche.
Che qualcuno possa avere autonomamente messo in collegamento il nascente Insieme per il futuro con l'esistente Insieme non è da escludere; non si può certo dare per scontato che Di Maio e le persone vicine a lui conoscessero l'esistenza e l'attività del partito cristiano, non ancora così capillare e nota da potersi dare per scontata. Ci si sente però di negare con nettezza che Insieme possa impedire al nuovo progetto politico di usare il nome scelto. Innanzitutto, a differenza di quanto hanno affermato i vertici del partito - che, paradossalmente, dalle notizie di ieri ha avuto un'inattesa e indubbia pubblicità anche tra chi mai ne aveva sentito parlare o non l'ha trovato sulle schede delle elezioni amministrative - 
non si può sostenere che "Insieme per il futuro" sia confondibile con "Insieme": si tratta di due messaggi diversi, uno composito (con il fine esplicitato) e uno semplice. 
In nessun caso, poi, si potrebbe accettare una sorta di "esclusiva" su una parola relativamente comune come "Insieme" a vantaggio di una determinata forza politica
. Anche perché - è il caso di ricordarlo - l'uso in politica della parola "Insieme" precede la fondazione del soggetto politico frutto del "manifesto Zamagni": alla Camera approdò Tutti insieme per l'Italia, presentatasi alle elezioni del 2013 e tornata buona per permettere ad Alternativa libera di conservare la propria componente del gruppo misto, così come al Senato sempre nella scorsa legislatura era nata la componente Insieme per l'Italia legata a Sandro Bondi (priva però di simbolo, al punto che questo sito organizzò un concorso per dargliene uno). Per non parlare della lista Insieme, che aveva unito ex ulivisti, Verdi, Psi e Area civica, che corse alle politiche del 2018, finendo sulle schede di tutta l'Italia e avrebbe potuto formare tranquillamente un'articolazione parlamentare (gruppo o componente) se non avesse eletto solo Riccardo Nencini. Loro in effetti avrebbero potuto lamentarsi dell'uso della parola "Insieme" da parte di Infante, Cotta, Mosti e Zamagni: visto che non l'hanno fatto, non si vede perché dovrebbe potersi lamentare chi ha scelto solo più tardi di chiamarsi "Insieme".

La questione della raccolta firme e le nuove sortite sull'esenzione

Che nasca o meno il gruppo al Senato, tuttavia, la forza politica alla cui nascita Di Maio, Spadafora e le altre persone aderenti lavoreranno avrà un ostacolo molto rilevante da superare: la raccolta delle sottoscrizioni alle elezioni politiche. Dopo che la sentenza n. 48/2021 della Corte costituzionale - originata da un ricorso di Riccardo Magi e +Europa - ha respinto le questioni di legittimità in materia di numero di firme da raccogliere (si puntava alla riduzione a un quarto) e di esenzioni dalla raccolta (si era cercato di estenderne l'applicazione), valgono le regole previste "a regime" dalla "legge Rosato-bis", pur se applicate a un numero minore di collegi (a causa dell'intervenuta riduzione dei parlamentari). In particolare, per ogni collegio plurinominale - 49 alla Camera, 26 al Senato - occorre raccogliere tra 1500 e 2000 firme, con il numero minimo che si dimezza in caso di Camere sciolte oltre 120 giorni prima della scadenza naturale. Sarebbero esentate dalla raccolta firme solo le forze politiche dotate di gruppo parlamentare in entrambe le Camere all'inizio della legislatura, che attualmente sono solo cinque (MoVimento 5 Stelle, Lega, Partito democratico, Forza Italia, Fratelli d'Italia), cui si devono aggiungere i partiti rappresentativi di minoranze linguistiche che abbiano ottenuto almeno un seggio alle ultime elezioni politiche (nel 2018 ci sono riusciti Svp-Patt e Union Valdôtaine).
A febbraio, durante il procedimento di conversione del "decreto Milleproroghe", si era già tentato con emendamenti di varia provenienza di estendere la portata delle esenzioni a soggetti politici dotati di una qualche forma di presenza parlamentare qualificata, ma il tentativo non era andato a buon fine. Ora si sta tentando una nuova sortita durante la conversione di un altro decreto-legge, il c.d. "decreto elezioni 2022", che peraltro già conteneva la norma che - come nei due anni precedenti - riduceva a un terzo le firme necessarie per presentare le liste alle ultime elezioni comunali. Questa volta sembra muoversi qualcosa in più, ma non nella direzione inizialmente sperata e probabilmente in una maniera che lascia più di un dubbio sul piano dell'equità.
In particolare, vari emendamenti - presentati ovviamente da esponenti di partiti attualmente tenuti a raccogliere le firme per presentare candidature - puntavano ad agire sul numero delle firme da raccogliere (riducendolo a un terzo o poco meno, come quelli dei deputati di Alternativa Andrea Colletti e Francesco Forciniti), ma molto più spesso cercavano di estendere, anche in modo significativo, la portata delle esenzioni, sia pure seguendo diverse "piste". Se Alternativa puntava a esonerare stabilmente dalla raccolta firme tutte le liste legate a un gruppo o a una componente del gruppo misto presente almeno in una Camera, i deputati di Coraggio Italia avevano proposto varie soluzioni diverse: esentare stabilmente le liste "espressione di partiti rappresentati nel Parlamento italiano" o di un gruppo/componente presente almeno in una Camera, le liste legate ad almeno un gruppo parlamentare (in un caso addirittura esonerate dalla raccolta firme anche alle amministrative), a fine legislatura o alla data del 31 dicembre 2021, prevedendo pure un'ulteriore fattispecie esentante per i partiti o gruppi che alle elezioni politiche precedenti avessero ottenuto almeno un seggio con proprio contrassegno. 
Da considerare con attenzione erano gli interventi proposti da Riccardo Magi ed Enrico Costa (dunque da +Europa e Azione). Loro si sono fatti latori tanto di un emendamento per eliminare alla radice ogni ipotesi di esenzione (evidentemente per mettere tutte le forze politiche nella stessa condizione), quanto di due proposte di modifica volte a prevedere una tantum l'esenzione anche per altre due categorie di partiti o gruppi politici: quelli "che abbiano presentato candidature alle ultime elezioni per la Camera [...] in almeno due terzi delle circoscrizioni o alle ultime elezioni europee ed abbiano ottenuto almeno un seggio in ragione proporzionale" (visto che però tanto alle elezioni politiche quanto alle elezioni europee è prevista una soglia di sbarramento, di fatto quest'ipotesi ampliava il novero dei soggetti esonerati dalla raccolta solo a Liberi e Uguali, soggetto che peraltro da anni opera solo sul piano parlamentare, ma politicamente "non esiste") e quelli costituiti in gruppo parlamentare almeno in una Camera alla data del 31 dicembre 2021 (oltre a LeU, ne avrebbero beneficiato Italia Viva, Coraggio Italia e, volendo, anche Udc e Psi che condividono con altri partiti la denominazione di gruppo). Curiosamente, nemmeno +Europa avrebbe beneficiato di una di queste ipotesi di esenzione (non avendo superato la soglia di sbarramento e non disponendo di un gruppo parlamentare).
Il 15 giugno - quando ancora la scissione non era formalizzata - molti di quegli emendamenti presentati in commissione Affari costituzionali sono stati ritirati, tranne quelli di Alternativa (incluso uno di cui si dirà) e quello a firma Magi-Costa che combinava le due ipotesi viste (esonero esteso ai partiti presenti con un gruppo almeno in una Camera al 31 dicembre scorso e a quelli che hanno partecipato alle ultime elezioni politiche o europee ottenendo almeno un seggio "in ragione proporzionale"). La relatrice Sabrina De Carlo (M5S) e il governo - attraverso il sottosegretario Carlo Sibilia, dello stesso partito - hanno accettato quell'emendamento, imponendone però la riformulazione nel modo che segue:
Art. 6-bis. – (Disposizioni in materia di elezioni politiche) – 1. Le disposizioni dell'articolo 18-bis, comma 2, primo periodo, del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, si applicano, per le prime elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica successive alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, anche ai partiti o gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere al 31 dicembre 2021 o che abbiano presentato candidature con proprio contrassegno alle ultime elezioni della Camera dei deputati o alle ultime elezioni dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia in almeno due terzi delle circoscrizioni e abbiano ottenuto almeno un seggio assegnato in ragione proporzionale o abbiano concorso alla determinazione della cifra elettorale nazionale di coalizione avendo conseguito, sul piano nazionale, un numero di voti validi superiore all'1 per cento del totale.
In sostanza, alle due ipotesi alternative previste dall'emendamento originario Magi-Costa se n'è aggiunta una terza, vale a dire quella volta a esonerare i partiti che "abbiano concorso alla determinazione della cifra elettorale nazionale di coalizione avendo conseguito, sul piano nazionale, un numero di voti validi superiore all'1 per cento del totale". Il riferimento, dunque, è alle liste coalizzate alle ultime elezioni politiche: nel centrodestra questo permetterebbe l'esenzione per Noi con l'Italia (unica lista della coalizione non dotata di proprio gruppo parlamentare), mentre nel centrosinistra potrebbe risultare esentata solo +Europa, perché né Civica popolare né Insieme hanno superato la quota dell'1% (immaginando ovviamente che l'1% si riferisca al totale dei voti validi espressi in Italia, non a quelli della coalizione). Nessuna esenzione sarebbe prevista invece per l'unica lista non coalizzata che nel 2018 aveva superato l'1%, quella di Potere al Popolo!, tuttora operante come forza politica e presente anche come componente dei gruppi misti; in ogni caso, nessuna componente (diversa da LeU, che alla Camera ha un proprio gruppo, da Noi con l'Italia e da quelle delle minoranze linguistiche) sarebbe esentata, come non lo sarebbero i gruppi ex M5S Costituzione Ambiente Lavoro - Alternativa - Pc - Idv e Insieme per il futuro, nati dopo la data fissata dall'emendamento.
In questi giorni si è autorevolmente notato - in particolare in alcune riflessioni di Gianluca De Filio - che, a differenza di quanto avvenuto nelle tre tornate elettorali precedenti, ora non si è scelto di applicare un criterio uniforme per l'esenzione una tantum (nel 2008 il disporre di due parlamentari italiani o europei che dichiaravano di essere rappresentati dal partito da esentare; nel 2013 il taglio di tre quarti delle firme per tutti i soggetti non già esonerati dalla legge elettorale; nel 2018 l'esenzione per i partiti costituiti in gruppo parlamentare almeno in una Camera alla data del 15 aprile 2017, con riduzione di tre quarti delle firme per gli altri), ma di prevedere un "doppio binario" che premia le liste coalizzate nell'ultima tornata elettorale, discriminando di fatto quelle non coalizzate (come Potere al Popolo!). Ciò è vero, ma è bene ricordare che anche nel 2006, alla prima applicazione della "legge Calderoli", si propose un "doppio binario", potenzialmente anche più discriminatorio di quello attuale. In quell'anno (e nel 2013) non erano esentate solo le liste espressione di partiti costituiti in gruppo parlamentare in entrambe le Camere all'inizio della legislatura (e quelle per i partiti rappresentanti di minoranze linguistiche che avevano ottenuto almeno un seggio), ma anche quelle che si fossero coalizzate con almeno due liste legate a partiti con due gruppi parlamentari e che avessero ottenuto almeno un seggio alle precedenti elezioni europee, purché avessero impiegato lo stesso simbolo schierato a quelle ultime europee. Posto che era difficile comprendere l'effettivo significato delle disposizioni, non sfugge che già allora si erano favorite le liste coalizzate, per giunta solo di coalizioni "maggiori" (formate da almeno due partiti presenti con gruppo in entrambe le Camere) e facendo dipendere l'esenzione dalle ultime elezioni europee (forse per l'assenza di sbarramento, per cui la platea dei soggetti esentati era più ampia). Forse non fu una norma chirurgica per beneficiare solo alcuni partiti (certamente ne fruirono Alternativa sociale, Fiamma Tricolore e Pensionati); di certo tagliò fuori dall'esenzione e mise in seria difficoltà la Rosa nel Pugno, perché i radicali non vollero ripresentare il simbolo della Lista Bonino per il loro nuovo progetto con i socialisti dello Sdi e quindi dovettero raccogliere le firme (e chiudere le liste ben prima di tutti gli altri).  
Tornando all'emendamento al "decreto elezioni 2022" riformulato, vanno registrate le proteste del deputato di Alternativa Forciniti: questi, nella seduta di I commissione del 15 giugno, si era indignato per il parere negativo sull'emendamento di Alternativa che oltre a esonerare dalla raccolta firme i partiti che potevano disporre di almeno un gruppo o una componente, si preoccupava anche di ridurre stabilmente lo "sbarramento all'ingresso" per le altre forze politiche, riducendo il numero delle sottoscrizioni richieste; ciò a fronte della riformulazione dell'emendamento Magi-Costa, individuata come volta a favorire "solamente i gruppi di maggioranza", chiedendo sulla base di quali valutazioni politiche si sia scelto di "favorire certi gruppi parlamentari" (e di escluderne altri, inclusi quelli sorti nel 2022, anche se questa norma era già prevista nell'emendamento originario). Nel resoconto non c'è traccia delle spiegazioni chieste da Forciniti, mentre l'emendamento Magi-Costa riformulato è stato approvato, pur con l'astensione di Vittoria Baldino (M5S) e il voto contrario di Elisa Siragusa (Europa Verde - Verdi). Vale la pena notare che prima era stato respinto un emendamento a firma Coletti-Forciniti, identico a una proposta - ritirata - di Magi e Costa, con cui si puntava a togliere l'obbligo di indicare i nomi dei candidati dei collegi uninominali sui moduli della raccolta firme per le liste dei collegi plurinominali: era stato, questo, un nuovo tentativo di porre rimedio alla situazione "tossica" emersa già alla vigilia della presentazione delle candidature nel 2018, per cui le liste interessate a coalizzarsi ma tenute alla raccolta firme devono attendere che il resto della coalizione - a partire dalle liste che non hanno bisogno di sottoscrittori - decida i nomi dei candidati dei collegi uninominali prima di poter raccogliere le sottoscrizioni necessarie, riducendo così il già scarso tempo a disposizione. La vita per le liste non esonerate dalla raccolta firme resta dunque difficile e assai poco equa (anche se "sganciare" i candidati dei collegi uninominali da quelli delle liste avrebbe creato altri problemi).   
Se però era stato raggiunto un accordo in commissione, risulta - sempre attraverso il profilo Fb di Gianluca De Filio, in un post di ieri, giorno dell'annuncio della scissione di Di Maio e varie altre persone elette con il M5S - che sia stato presentato un emendamento dal deputato Pd Stefano Ceccanti, volto ad ampliare le ipotesi di esenzione (e proprio ieri si è rinviato l'esame del disegno di legge di conversione del decreto). Si riporta di seguito il testo dell'articolo come risulterebbe modificato dall'emendamento
Art. 6-bis. – (Disposizioni in materia di elezioni politiche) – 1. Le disposizioni dell'articolo 18-bis, comma 2, primo periodo, del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, si applicano, per le prime elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica successive alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, anche ai partiti o gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere al 31 dicembre 2021 o che abbiano presentato candidature con proprio contrassegno anche se composito alle ultime elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica o alle ultime elezioni dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia in almeno due terzi delle circoscrizioni e abbiano ottenuto almeno un seggio assegnato o che abbiano concorso alla determinazione della cifra elettorale nazionale di una coalizione che ha avuto almeno un eletto, con almeno 150.000 voti validi sul piano nazionale sia alla Camera sia al Senato e che abbia partecipato all'ultima ripartizione del gettito derivante dal 2 per mille.
Fermo restando dunque l'esonero dalla raccolta firme per i partiti legati a gruppi esistenti alla fine dello scorso anno (LeU, Italia viva, Coraggio Italia e quasi certamente Udc e Psi), il contemporaneo riferimento al contrassegno "anche se composito" alle elezioni politiche ed europee e all'ottenimento di un seggio senza più specificare "in ragione proporzionale" aprirebbe all'esenzione per un numero ben maggiore di soggetti. Potendo rilevare anche i seggi ottenuti nei collegi uninominali da soggetti che intendano fare riferimento ai partiti presenti "in miniatura" in un contrassegno composito potrebbe permettere l'esenzione - oltre che al Psi e all'Udc, se non si fossero già fatti rientrare nella fattispecie dei gruppi in una Camera - anche a Centro Democratico (che ha eletto almeno Bruno Tabacci), ai Centristi per l'Europa (che hanno eletto Casini) e ad Alternativa popolare (che aveva eletto Beatrice Lorenzin e Gabriele Toccafondi), ma a quel punto potrebbe essere difficile negare l'esenzione anche alle altre "pulci" di Insieme (Verdi, Area civica, ulivisti di Insieme) e Civica popolare (L'Italia è popolare, Unione - per il Trentino - e Idv), liste che non avevano preso l'1% ma 150mila voti sì. In più il riferimento alle elezioni europee, come giustamente nota De Filio, "potrebbe garantire una deroga anche a Calenda da solo, senza bisogno di presentare un simbolo comune con +Europa", in virtù della corsa elettorale comune alle europee del 2019 nella lista con il Pd: il fatto, tra l'altro, che Siamo europei - che ha partecipato alla ripartizione del 2 per mille, come chiesto dall'emendamento - si sia ufficialmente trasformata, anche per il Registro dei partito in Azione non comporterebbe forse nemmeno la necessità di riesumare il riferimento grafico a Siamo europei. Quanto al riferimento alla partecipazione all'ultima ripartizione del 2 per mille (dovendosi intendere per "ultima" quella decisa tra la fine del 2021 e l'inizio del 2022, non ne è troppo chiara la portata concreta: vari tra i partiti cui è stato negato l'accesso al 2 per mille per il 2022, infatti, sarebbero comunque esenti per altri motivi (M5S, Alternativa popolare, Noi con l'Italia).
Si può capire come un'eventualità simile non piaccia al centrodestra (che vedrebbe moltiplicarsi i simboli "liberi da firme" a sinistra), ma di certo non piacerebbe nemmeno ad Alternativa e al costruendo soggetto politico di Di Maio, tuttora legato alle firme da raccogliere. Si vedrà nei prossimi giorni se passerà l'emendamento di Ceccanti o se resterà il testo votato in commissione. Nel frattempo, anche stavolta, dovere o non dover raccogliere le firme potrebbe essere (anche) questione di simboli. 

martedì 21 giugno 2022

Insieme per il futuro: nome vecchio (e non fortunato) per Luigi Di Maio

Era inevitabile che l'indiscrezione - poi confermata dall'interessato - secondo la quale nuovi gruppi parlamentari legati a Luigi Di Maio sarebbero stati in via di costituzione con il nome Insieme per il futuro attirasse l'attenzione di molte persone, a partire ovviamente dai #drogatidipolitica. Ovviamente al momento non si parla di un simbolo, anche se potrebbe nascere in seguito (spesso comunque i gruppi e le componenti hanno visto la luce prima dei rispettivi simboli; alle volte - come avvenne con Insieme per l'Italia - il simbolo non è mai stato creato). Di certo, però, si può già dire che il nome scelto, ove non cambiasse, non è affatto nuovo: ci sono numerosi esempi a livello locale, a volte felici, a volte molto meno (anche in termini di opportunità).

Un nome già usato 50 volte in 4 anni

Una sentenza definitiva e piuttosto dura sul nome scelto dai parlamentari vicini a Di Maio è stata resa poche ore fa da Giovanni Sasso, direttore creativo di Proforma: "Quando ci chiedono di creare il nome di una nuova forza politica, che sia un partito o una piccola lista comunale, la prima cosa che facciamo è scartare due sostantivi, perché così tanto sentiti e utilizzati in passato che hanno ormai perso ogni potere evocativo, diventando irreversibilmente vuoti e retorici. I due sostantivi sono 'insieme' e 'futuro'". Anche quest'anno, per dire, il nome "Insieme per  il futuro" figura quattro volte tra le liste presentate alle elezioni amministrative di quest'anno: sulle schede è stato trovato a San Marco dei Cavoti (Bn), con nonno e nipotino davanti al paese; Visciano (Na), con una veduta del paese in bianco e nero stretta tra due mani gialle e blu; Castiglione Messer Marino (Ch), con un girotondo di persone arcobaleno al centro e una corona gialla intorno; Torella del Sannio (Cb); stesso girotondo, tra due pecette biancoverdi sfumate, anche se qui il nome ha i puntini di sospensione (Insieme per... il futuro). Completano il quadro dei nomi visti sulle schede quest'anno due nomi decisamente simili: Insieme per un futuro visto a Bagnara Calabra (Rc) e Insieme verso il futuro, comparso invece tra le liste presentate ad Arena, sempre in Calabria, ma stavolta in provincia di Vibo Valentia.
La stessa osservazione, ovviamente, si potrebbe fare per gli anni precedenti: il sito del Ministero dell'interno mette ancora a disposizione gli elenchi delle liste ammesse nei tre anni precedenti. Uno sguardo approfondito - condotto anche grazie alle ricerche di Massimo Bosso - ha permesso di trovare liste denominate "Insieme per il futuro" (magari abbinate al nome della singola località) alle elezioni amministrative dei seguenti comuni:  
8 liste nel 2021: Alpago (Bl), Civita d'Antino (Aq), Guardiaregia (Cb), Montorio Romano (Rm), Pereto (Aq), Pettoranello del Molise (Is), San Michele al Tagliamento (Ve), San Potito Sannitico (Ce);
4 liste nel 2020: Casalciprano (Cb), Castronuovo di Sant'Andrea (Pz), Maropati (Rc), Torriglia (Ge) - a queste si può aggiungere Insieme verso il futuro a Collarmele (Aq);
34 liste nel 2019: Albenga (Sv), Alfiano Natta (Al), Alonte (Vi), Bagno di Romagna (Fc), Bargagli (Ge), Bassano Bresciano (Bs), Braone (Bs), Cantalupo in Sabina (Ri), Casargo (Lc), Castelverrino (Is), Cerreto Di Spoleto (Pg), Cerrina Monferrato (At), Cortiglione (At), Drapia (Vv), Gradoli (Vt), Loro Piceno (Mc), Marzano Appio (Ce), Mattie (To), Missanello (Pz), Montalto Uffugo (Cs), Montano Antilia (Sa), Ottobiano (Pv), Paderno Ponchielli (Cr), Pomaretto (To), Robella (At), Roccabianca (Pr), San Giorgio Monferrato (At), San Giovanni In Galdo (Cb), San Lorenzello (Bn), San Martino Canavese (To), Sant'Angelo Trimonte (Bn), Villanova del Battista (Av), Zerbo (Pv),  Zovencedo (Vi) - a queste si può aggiungere  Insieme verso il futuro a Mompeo (Ri).
In tutto, senza contare le versioni molto simili (per non parlare di altre combinazioni non troppo distanti nel significato: Per il futuro, Uniti verso il futuro, Futuro insieme...), solo negli ultimi quattro anni (compreso il 2022) di liste denominate "Insieme per il futuro" se ne contano ben 50: ovviamente il 2019 fa la parte del leone, visto che è l'anno con il turno più nutrito di elezioni amministrative.

Una scarsa novità a portata di tastiera

Si potrebbe sostenere che giusto i #drogatidipolitica (o i "Malati di politica" dell'omonima pagina Facebook) possono andare a spigolare nelle vecchie elezioni l'esistenza di altre liste con lo stesso nome. Anche ammesso che sia vero, per verificare come l'espressione "Insieme per il futuro" sia priva tanto di novità quanto di capacità distintiva basta ricorrere alla tastiera e a un motore di ricerca. Chi scrive ha provato a cercare su Google "Insieme per il futuro" e a guardare le occorrenze: ebbene, nella prima decina di risultati offerti, sono sbucate almeno sei liste presentate negli ultimi anni in altrettanti comuni.
In particolare, la ricerca ha offerto pagine relative a liste presentate - seguendo l'ordine di apparizione offerto allo scrivente - a Bargagli (Ge) nel 2019, al Castronuovo di Sant'Andrea (Pz) nel 2020, ad Alpago (Bl) 2021, a Godrano (Pa) nel 2020 (lista che non fa parte dell'elenco precedente, visto che non comprendeva la Sicilia), a San Michele al Tagliamento (Ve) nel 2021 e a Montegalda (Vi) nello stesso anno. 
Come si vede, i simboli sono profondamente diversi tra loro, pur restando uguale il nome (anche solo come parte di una denominazione più ampia). Basta questo, a ben guardare, a sconsigliare l'uso di quest'etichetta per distinguere un nuovo gruppo parlamentare e politico a livello nazionale. 

Precedenti di non buon auspicio

Guardando i simboli che sono stati presentati quest'anno, qualche soggetto particolarmente attento avrà forse provato una sensazione di déjà vu, ovviamente con piena ragione. Insieme per... il futuro (anzi, a voler esercitare un'estrema precisione, "Insieme per... ... il futuro") è stata una presenza fissa negli ultimi anni nella rubrica Simboli "sotto i mille" curata da Massimo Bosso. Il simbolo con il girotondo umano color arcobaleno, stretto tra due cartigli verdi sfumati con il nome della lista, è infatti comparso puntualmente nelle elezioni di vari comuni con meno di mille abitanti - nei quali, com'è ormai noto, non c'è bisogno di raccogliere le firme - dal 2016 in avanti, raccogliendo quasi sempre risultati magrissimi. Per chi si fosse perso le varie puntate della saga, si può ricordare che il contrassegno è comparso in provincia di Campobasso a Guardiaregia nel 2016 (8 voti), a Torella del Sannio nel 2017 (zero voti), a Ripabottoni nel 2018 (ancora zero voti; lo stesso emblema è apparso anche a Cesara - Vco - dove invece ha vinto bene), a San Giovanni in Galdo nel 2019 (un solo voto, mentre una lista con lo stesso nome ma altro simbolo ha corso a Castelverrino, in provincia di Isernia, ottenendo 2 voti), a Casalciprano nel 2020 (2 voti); è poi rispuntato a Guardiaregia nel 2021 e - come detto - a Torella del Sannio quest'anno, in entrambi i casi senza racimolare nemmeno un voto.
Si è già avuto modo tante volte di ricordare che molte liste, soprattutto in alcune regioni (e in Molise in particolare), sono presentate senza avere alcun legame con il piccolo paese in cui concorrono e non di rado non ottengono il minimo consenso nelle urne (o conquistano pochissimi voti). Si è anche già visto come il ripetersi di determinati simboli e dei nomi di certe persone candidate faccia supporre che dietro quelle liste esistano fini diversi dalla reale partecipazione alle elezioni (arrivando spesso a identificarli nelle norme che prevedono per coloro che appartengono alle forze di polizia un regime di "aspettativa speciale con assegni" dall'accettazione della candidatura al giorno delle elezioni). Già solo i risultati ottenuti nel corso degli anni da Insieme per... il futuro non sembrano di buon auspicio per un gruppo politico che voglia chiamarsi così; ogni altra considerazione sull'opportunità di usare proprio quel nome, legato alle dinamiche di cui si è parlato, è rimessa alle riflessioni di lettrici e lettori.

La formazione del gruppo, soprattutto in Senato

Luigi Di Maio, in conferenza stampa, ha confermato di lasciare il MoVimento 5 Stelle ("Da oggi inizia un nuovo percorso insieme a persone che hanno scelto di guardare al futuro") e ha precisato che lui e i suoi compagni di avventura "non hanno nessuna intenzione di costruire una forza politica personale, di esibirvi un simbolo, di somministrarvi l'ennesimo manifesto elettorale", ma di intraprendere un cammino, "un'onda che avrà al centro le esperienze territoriali". Avrà però certamente bisogno di formare gruppi parlamentari autonomi, se non altro per avere visibilità e risorse per potere meglio agire in quest'ultima fase di legislatura.
Durante la conferenza stampa non è stato svelato il nome dei nuovi gruppi, anche se lo stesso Di Maio ha ribadito il concetto: "Ai colleghi e amici che sono qui io dico: mettiamoci in cammino 'insieme per il futuro', un futuro che sarà di tutti coloro che vorranno condividere questo progetto". Le virgolette interne alla frase sono nostre, non è dato sapere se fossero scritte nel discorso letto dal ministro degli esteri, ma potrebbero tranquillamente starci. Al di là del nome - per il quale valgono le riserve viste sopra - è però noto che occorrono requisiti precisi per la costituzione, il che non è comunque un aspetto banale. Il tema è già stato trattato altre volte in queste pagine, anche per le sue aderenze alla materia "simbolica", ma vale la pena tornarci una volta di più.
Com'è noto, in questa legislatura alla Camera per formare un gruppo è sufficiente che lo compongano venti deputati: le indiscrezioni circolate quest'oggi andrebbero proprio in questa direzione. Al Senato la questione è più delicata: si è già ricordato più volte che, se fino alla fine della scorsa legislatura, erano sufficienti dieci senatori, a fine dicembre del 2017 si approvò una nuova disposizione regolamentare. Il nuovo testo dell'art. 14, comma 4 continua a richiedere una consistenza minima di 10 senatori, ma aggiunge che ogni gruppo "deve rappresentare un partito o movimento politico, anche risultante dall'aggregazione di più partiti o movimenti politici, che abbia presentato alle elezioni del Senato propri candidati con lo stesso contrassegno, conseguendo l'elezione di Senatori"; l'art. 15, comma 3 precisa però che possono nascere nuovi gruppi in corso di legislatura (oltre che "risultanti dall'unione di Gruppi già costituiti") purché siano sempre di almeno 10 senatori e corrispondano "a singoli partiti o movimenti politici che si siano presentati alle elezioni uniti o collegati", dunque uniti nello stesso contrassegno (con una "pulce" o soluzioni simili) o collegati in coalizione.
Ora, è ben noto che questa regola avrebbe dovuto scoraggiare la nascita di nuovi gruppi non legati realmente al risultato elettorale, sicuramente non per dare una "casa parlamentare" a partiti di nuovo conio (cosa che impedirebbe la formazione di un gruppo come Insieme per il futuro); è però altrettanto noto che questa norma ha subito un primo strappo significativo - evidentemente con il consenso dell'istituzione senatoriale - quando si è consentita la nascita del gruppo Italia viva - Psi, grazie alla partecipazione al gruppo di Riccardo Nencini (eletto sì del Psi, ma in un collegio uninominale e assoluta minoranza nel gruppo di Iv). Altre vicende hanno messo a dura prova la tenuta della stessa regola (a partire dalla breve vita del gruppo degli Europeisti). La rigidità di quella norma è saltata però del tutto con la nascita del gruppo CAL (Costituzione, Ambiente, Lavoro) - Alternativa - Pc - Idv, dopo un primo tentativo durato solo poche ore a gennaio di formare il gruppo CAL - Idv. Quando il sorgere del gruppo è stato autorizzato dalla Presidenza del Senato (il 27 aprile scorso, con annuncio nella seduta successiva), infatti, nessun partito citato all'interno della denominazione del gruppo - allora etichettato come "C.A.L. (Costituzione, Ambiente, Lavoro)-Pc-Idv" - aveva eletto alcun senatore nel 2018 e lo stesso può dirsi oggi, dopo l'aggiunta del riferimento al partito Alternativa. Tanto il Partito comunista quanto l'Italia dei valori in effetti avevano partecipato alle elezioni (il primo autonomamente, il secondo soggetto all'interno del cartello Civica popolare), ma non avevano ottenuto alcun eletto al Senato; tutt'al più, Civica popolare aveva eletto in un collegio uninominale Pier Ferdinando Casini, ma sarebbe stato davvero impossibile considerare una sua "imputazione" all'Idv. 
Dal momento però che la costituzione del gruppo è stata concessa, si deve per forza ammettere che la Presidenza del Senato ha accettato che a rappresentare un partito che aveva partecipato alle ultime elezioni politiche fosse una senatrice o un senatore che aveva aderito in un secondo tempo al partito che diceva di rappresentare, in modo da consentire la nascita di un nuovo gruppo che formalmente rappresenta il partito richiedente, ma contiene nel nome anche altri soggetti politici. Visto che, nel frattempo, Emanuele Dessì ed Elio Lannutti hanno aderito rispettivamente al Pc e all'Idv, la costituzione del gruppo deve per forza essersi basata su questo legame, che in precedenza era già stato considerato sufficiente per far nascere una componente del gruppo misto, secondo un parere espresso dalla Giunta per il regolamento. E se in quell'occasione vari studiosi lamentarono il fatto che, in pratica, si era modificato il regolamento del Senato - che non prevede le componenti - senza seguire le regole previste dal regolamento stesso, oggi non si può non notare che con l'ultima rilettura dell'art. 14, comma 4 di fatto si è completamente annullata la restrizione introdotta nel 2017 nel medesimo regolamento (anche grazie al precedente sulle componenti), ancora una volta senza seguire le procedure prescritte e di fatto replicando una situazione simile a quella creatasi a partire dal 2005 con le componenti del gruppo misto alla Camera (per cui, oltre al requisito del minimo di tre membri, ci si è accontentati che questi "rappresentassero" un partito che aveva partecipato alle precedenti elezioni anche solo sulla base di un "sostegno tecnico", senza essere stati eletti in nome di esso o persino senza essere entrati a farne parte).
Così, a meno di qualche dietrofront nell'interpretazione, se Luigi Di Maio vorrà creare un gruppo al Senato, potrà avvalersi di uno qualunque dei partiti che abbiano partecipato, anche solo "uniti o collegati" alle elezioni politiche del 2018, accostando il suo nome a quello scelto per la nuova articolazione parlamentare, avendo solo l'accortezza di includere nel gruppo almeno una senatrice o un senatore che aderisca a quella forza politica. Potrà farlo in nome dell'interpretazione che ha permesso ad Alternativa - altri fuoriusciti dal M5S - di costituirsi in gruppo. E, ironia della sorte, potrebbe farlo - volendo prendere per buoni alcuni rumors, anche se le voci sono diverse - grazie al simbolo di Centro democratico, che pure non aveva eletto nessuno al Senato nel 2018 (Emma Bonino era indiscutibilmente legata a +Europa): proprio Centro democratico, però, insieme al Maie, aveva consentito la nascita del gruppo degli Europeisti, almeno fino al suo scioglimento alla fine di marzo del 2021. Bruno Tabacci potrebbe così essere di nuovo determinante per la geografia parlamentare italiana, soprattutto grazie alle interpretazioni che, volta per volta, hanno reso davvero lasche regole pensate per essere rigide e invincibili.