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venerdì 3 giugno 2016

Napoli, simboli e curiosità sulla scheda

Se nel turno elettorale ormai alle porte si deve trovare la città dei record, questa probabilmente è Napoli: le liste presentate e ammesse alle elezioni comunali sono infatti 41, una in più dei posti da consigliere comunale da assegnare (e il risultato poteva essere più divaricato, in caso di ammissione delle liste che sono state invece escluse per ragioni formali). Sono molti di meno, per dire, i candidati sindaci: "soltanto" 10, meno che a Torino e Roma e solo uno in più rispetto a Milano: le coalizioni che sostengono alcuni aspiranti inquilini di Palazzo San Giacomo, in compenso, sono extra large, forse nella speranza di "fare numero" e non far andare disperso nemmeno un voto.

Valeria Valente

Il sorteggio ha dato la prima posizione a Valeria Valente, vincitrice delle primarie del centrosinistra: sono ben 11 le formazioni che sostengono la candidata del Pd. La prima sorteggiata, in realtà, in apparenza con il centrosinistra c'entra poco: si tratta infatti di Liberi Pli-Pri, il cartello-bicicletta che mette insieme, in una sorta di "polo laico", i simboli del Partito liberale italiano di Morandi e De Luca (non proprio di sinistra) e il Partito repubblicano italiano (che l'anno scorso aveva appoggiato Stefano Caldoro alle regionali, nella lista dei Popolari per l'Italia di Mauro). L'uccello in basso forse richiama il bird of liberty dei LibDem britannici, ma l'effetto e il colore nero sono poco eleganti (e in un primo tempo il simbolo era stato escluso dalle schede, fino alla sentenza amministrativa che l'ha riammesso). 
Il secondo simbolo in ordine di sorteggio sarà quello del Partito democratico, sulla cui presenza ovviamente non c'è assolutamente nulla da rimarcare. A differenza che in altre città, qui l'emblema presentato per le elezioni è schietto, senza alcuna caratterizzazione territoriale o personale: segno, forse, che per chi lo ha depositato il logo è in grado di per sé di attirare voti, o anche - volendo - che la presenza del nome della candidata non avrebbe apportato benefici di rilievo al partito di maggior peso. In uno schieramento così ampio, del resto, conta sì prendere i voti singolarmente ma - anche in tempi di voto disgiunto - è ancora più importante portare acqua a chi è candidato come sindac*.
Al terzo posto è stata estratta la lista dei Moderati con Valente, che fa sbarcare il progetto politico di Giacomo Portas anche in terra partenopea. La base del simbolo è quella già nota da anni, ma al posto delle stelle della bandiera europea, nel segmento azzurro inferiore, è stato inserito il riferimento "con Valente". Certamente queste elezioni sono state un'occasione importante per il partito di Portas, nella prospettiva di arrivare a un radicamento più ampio e solido in varie parti d'Italia e non solo nelle poche regioni (a partire ovviamente dal Piemonte) in cui la formazione era già presente, magari anche senza avere eletti.
Il simbolo sorteggiato per quarto, in compenso, merita una riflessione: se, infatti, di norma la presenza del simbolo dei Moderati era alternativa a quello del progetto Cittadini per l'Italia (come evoluzione di Scelta civica), proprio in funzione di quel "matrimonio" celebrato poche settimane fa, in questo caso subito dopo la lista dei Moderati ha trovato posto quella dei Cittadini per Napoli, che segue la grafica presentata pochi mesi fa da Enrico Zanetti (ovviamente con la personalizzazione territoriale tipica delle liste civiche). Di fatto, pare che il gruppo locale degli ex Sc che fa riferimento a Giovanni Palladino abbia lavorato molto per presentare questa lista ed essere dunque presente all'appuntamento .
Richiama maggiormente l'idea di sinistra la quinta lista, quella del Partito socialista italiano, una delle poche presentate in giro per l'Italia, per lo meno con il simbolo ben in vista. Si tratta dell'ultima versione dell'emblema, ormai in uso dal 2010, con il nome storico recuperato nel 2009, la rosa del socialismo europeo con tanto di stelle d'Europa intorno e, in basso, un segmento tricolore caratterizzato dalla sigla del partito. La Campania, del resto, è una terra in cui è rimasta più che altrove una certa tradizione socialista, come si è visto in più occasioni anche dalla parte "destra" (il Nuovo Psi, per esempio, per anni ha avuto proprio in quella regione una base importante).
Molto meno scontata e - va da sé - molto più discussa è stata la presenza di una lista di Alleanza liberalpopolare - Autonomie, in breve Ala, all'interno della stessa coalizione. Un gruppo, quello che fa capo a Denis Verdini e Vincenzo D'Anna, non esattamente di centrosinistra, ma che in Parlamento ha iniziato a votare con la maggioranza di governo (facendo infuriare, a Roma come a Napoli, una parte consistente del Pd). A dispetto di tutto, comunque, sulla scheda Valente potrà contare sul simbolo di Ala da poco coniato - presumibilmente proprio perché urgeva questa scadenza elettorale - con tanto di ala tricolore su fondo blu e corona rossa.
Né è facile parlare di sinistra, o anche solo di centrosinistra, con la lista Elaboratorio nazionale - #iorestoaNapoli, un'esperienza che ha alla base l'associazione En presieduta da Raffaele Di Monda (già vicesegretario regionale di Fli), che ha scelto di "sostenere un vero partito nuovo e rinnovato, guidato da Renzi che rappresenta il valore aggiunto, non solo per il suo partito, ma anche e sopratutto per l’intero sistema paese". I colori del simbolo presentato, obiettivamente, ricordano in parte il simbolo del Pd; l'emblema - curato, come mostrano anche le ombre - contiene anche una professione di "attaccamento alla città" con l'hashtag (staccato) # io resto a Napoli.
La carrellata continua con la lista di Centro democratico, tutto sommato in linea dall'inizio con la vocazione di centrosinistra della coalizione. In questo caso nel simbolo si è leggermente rimpicciolito lo spazio dedicato al nome della lista, per introdurre - tra questo e il monogramma tricolore presente fin dall'inizio - l'espressione "Valente sindaco", probabilmente nel tentativo di ottenere qualcosa in più per un partito che di certo non è il più consistente della coalizione. L'apporto della formazione creata nel 2012 da Bruno Tabacci, in ogni caso, non è mai stato in discussione a Napoli e certamente, nell'economia dell'intera coalizione, si farà sentire.
Non è tutto sommato una novità - anche se non era del tutto scontata, se non altro per una storia politica nazionale non proprio coincidente - la presenza dell'Unione di centro in un gruppo di liste di centrosinistra. Nessun dubbio comunque sul sostegno a Valeria Valente da parte dell'Udc, che è parte della coalizione di governo (il capolista, Erik Furno, era stato peraltro assessore per il centrodestra a Gragnano) e sulla scheda fa arrivare il suo contrassegno tradizionale, con la dicitura "Italia" nel segmento superiore rosso. Vista la bocciatura della lista - probabilmente per ragioni simboliche - della Democrazia cristiana di Angelo Sandri (che era apparentata con Gianni Lettieri), quello dell'Udc è l'unico scudo crociato che gli elettori napoletani troveranno in questo turno elettorale.
Penultima lista su cui può contare Valente è Napoli popolare, dunque il simbolo messo in campo dal Nuovo centrodestra, guidato a livello territoriale da Gioacchino Alfano. Rispetto ai casi già visti di Milano e di Roma, tuttavia, qui nel contrassegno manca del tutto l'indicazione della candidata sindaca, che pure era prevista nelle prime versioni dell'emblema che erano circolate. Non è dato sapere il motivo di questa assenza; in ogni caso la presenza di Ncd nella coalizione di Valente ricalca in pieno la posizione del partito di Angelino Alfano a livello nazionale e - se considerata assieme alle adesioni di Pli-Pri, Ala e, volendo, En - impone una certa cautela prima di qualificare la coalizione come "di centrosinistra".
Ultimo emblema - l'undicesimo - presentato a sostegno di Valente è quello della sua lista personale, Valeria Valente sindaco, nota anche con l'hashtag inserito nella parte superiore, #napoliVale, con il giochetto di parole tra l'avere valore e l'abbreviazione del nome della candidata. Si tratta di un emblema non particolarmente elaborato, né con uno studio grafico singolare: unico guizzo - si fa per dire - è la sfumatura del rosso del fondo che, dai toni chiari di sinistra, passa a quelli scuri e più "in ombra" a destra; per il resto, è francamente impossibile voler "far dire" qualcosa a questo contrassegno, che non sia ovviamente (solo) invitare al voto per la candidata sindaca.


Luigi Mercogliano

Dopo la parata di undici liste presentate in appoggio a Valeria Valente, il sorteggio ha destinato il dodicesimo posto a Luigi Mercogliano, candidato in terra partenopea per Il Popolo della Famiglia. La formazione voluta da Mario Adinolfi non poteva certo sprecare la possibilità di presentarsi in una grande città come Napoli, sperando di trovare persone sufficientemente attente alle proprie battaglie in favore e in difesa della famiglia tradizionale e contro l'impiego della (supposta) teoria gender. Per questo, il partito scende in campo con una propria lista e con il simbolo naïf progettato fin dall'inizio per questa tornata elettorale amministrativa: si vedrà quale sarà l'accoglienza all'ombra del Vesuvio.


Marcello Taglialatela

Se quasi tutto il centrodestra napoletano si riconosce nella candidatura - in teoria più civica che politica - di Gianni Lettieri, così non può dirsi per i gruppi più dichiaratamente di destra. Per questo si è arrivati alla candidatura autonoma di Marcello Taglialatela, la cui prima lista - in ordine di sorteggio - è Napoli Terra nostra, una lista formalmente civica ma certamente orientata: il nome prende spunto da quello dei comitati Terra nostra, costituiti da persone attive nella politica, nell'imprenditoria e nella società, accomunati soprattutto dalla difesa dell'interesse nazionale. Del logo originario riprende soprattutto le due fronde, che stavolta sono tutte verdi, mentre in origine una era rossa.
Non poteva poi mancare, come seconda lista, quella di Fratelli d'Italia, partito con il quale Taglialatela è stato eletto deputato (dopo avere militato nel Msi, in An e nel Pdl). L'emblema scelto per l'occasione è quello sfoggiato alle elezioni europee del 2014, con la "pulce" piuttosto grande di Alleanza nazionale nella parte bassa, sovrapposta al tricolore di corde, e l'indicazione in giallo del nome di Meloni nel segmento superiore. Nessuna indicazione territoriale sul contrassegno, probabilmente perché la presenza dell'altra lista tanto caratterizzata non ne fa avvertire il bisogno: gli elettori di destra sapranno comunque riconoscere il partito e lo voteranno.

martedì 12 aprile 2016

"Ce simme sfasteriati", a Napoli si può votare?

"Sfasteriato": per chi non è nato e non vive a Napoli e dintorni, la parola è oscura, di difficile comprensione. Secondo il sito Slangopedia dell'Espresso, il termine indica "un individuo in atteggiamento di mal sopportazione o insofferenza verso qualcosa o situazione". Altrove si potrebbe dire "scoglionato" o qualcosa del genere, ma "sfasteriato" sembra comunicare qualcosa di meno generico e più autentico, anche per chi non è campano. Non stupisce, allora, che proprio all'ombra del Vesuvio, tra i simboli che finiranno sulla scheda delle elezioni amministrative, possa esserci anche la rappresentazione diretta - e solo testuale - del concetto appena visto.
"Ce simme sfasteriati", con tanto di virgolette per richiamare la ripresa dal parlato, è nata nel 2015 come associazione "con l'intento ambizioso - scriveva allora Francesca Cicatelli sul Mattino - di rivoluzionare la città e far piazza pulita delle cattive abitudini". La prima manifestazione era stata la pagina Facebook, utilizzata soprattutto per denunciare storture e proporre buone pratiche per "scuotere le coscienze" e "programmare il futuro insieme", partendo proprio da Napoli. A creare l'iniziativa, "un gruppo di imprenditori, sazi di polemiche e lamentele da bar sui disagi a Napoli e pronti a rimboccarsi le maniche, anche ricorrendo al social-marketing". "Ce simme sfasteriati - si legge nel sito - non è solo una scritta che indossiamo sulle nostre t-shirt, ma è soprattutto il nostro pensiero. Noi, ce simme sfasteriati veramente. Delle strumentalizzazioni, della politica degli affari, delle vostre beghe da salotto. Ce simme sfasteriati di chi non ama Napoli, di chi parcheggia in doppia e terza fila, di chi non ti mette in condizioni di fare la raccolta differenziata, dei lavoratori a nero, di chi evade il fisco, del lassismo e della tolleranza a convenienza. Noi ce simme sfasteriati e oggi lo gridiamo, con tutto il fiato che abbiamo in gola. E VOI?"
A un certo punto, però, il gioco sembra essersi fatto più serio del previsto, con un salto politico-amministrativo che inizialmente non era stato messo in conto. Con le settimane sarebbero cresciute le richieste di un impegno più diretto sulla scena politica locale e così sarebbe nata l'idea di presentare una lista alle elezioni di Napoli, probabilmente una corsa solitaria per accontentare tutti gli "sfasteriati" dei partiti tradizionali. Il simbolo? Né più, né meno del nome dell'associazione, più efficace di qualunque grafica. Il presidente dell'associazione, Vincenzo Caniglia, spiega così su Facebook la scelta "elettorale" del gruppo: 
Buongiorno sfasteriati, quando abbiamo deciso di scendere in campo immaginavamo di poter correre qualche rischio: il rischio di perdere di credibilità, il rischio di sentirci dire che le nostre iniziative fossero propedeutiche alla campagna elettorale per le comunali, ma abbiamo comunque deciso di intraprendere questo percorso perché ascoltando la vostra voce e il vostro invito a farlo l'entusiasmo e la passione si sono amplificati.Dico che si sono amplificati perché da sempre ho la voglia di dare un contributo alla collettività e di migliorare la nostra città, un senso civico e morale che proviene dalla mia famiglia e soprattutto dal lavoro che svolgo. Sono il responsabile di numerosi Caf (Centro assistenza fiscale) che prima di essere sportelli di consulenza sono sportelli di ascolto e credetemi quello che sentiamo quotidianamente lascia basiti. Povertà, lungaggine burocratica, ignoranza, tutte storie che meritano aiuto, rispetto e coscienza.Cinque anni fa sono stato candidato in una lista in appoggio all'attuale candidato sindaco Gianni Lettieri e come ogni cosa realizzata nella mia vita non lo rinnego o la nascondo. Non ho mica fatto torto a qualcuno? Avevo 26 anni e sono stato “mangiato, masticato e sputato” (scusate ma sono le uniche parole che rendono l'idea) dalle logiche complesse ed oscure della politica e dai partiti. Dopo quell'esperienza consideravo la mia “carriera politica” conclusa ma, quando ho visto che Ce Simme Sfasteriati ha funzionato, spinto dalle tante istanze, ho pensato di accarezzare l'idea per contribuire alla cosa pubblica con una lista civica FATTA DI PERSONE E NON DI SIMBOLI POLITICI. Ce Simme Sfasteriati resta quell'associazione apartitica fatta da amici e supportata da nuovi seguaci motivati. Io, noi, vogliamo fare seriamente qualcosa per la città. Ecco come sono e siamo arrivati ad essere degli ‪#‎sfasteriati‬.
Per Caniglia alcune cose si possono fare relativamente in pochi giorni: ne basterebbero 90 per istituire il banco alimentare per i pensionati meno abbienti, 30 di più per dare un sussidio alle famiglie degli studenti (fino al loro compimento della maggiore età); in sei mesi, poi, la manutenzione del centro storico e la creazione della guida di quartiere dovrebbe dare i primi frutti in termini di valorizzazione del turismo. Sarebbe questo, in fondo, il modo migliore per essere meno #sfasteriati.

mercoledì 6 aprile 2016

Costruzione e Stato, una stretta di mano "napulitana"

"La politica sbagliata è la morte della giustizia sociale". Chi non sottoscriverebbe questa frase, alla base dell'azione politica - sulla carta, ovviamente - di gran parte delle forze politiche, da quelle di sinistra a quelle cattolico-progressiste? Non si tratta però di un motto generico, ma dello slogan di Costruzione e Stato - Solidarietà nazionale, un partito specifico, nato a quanto pare da poco e con sede a Napoli: proprio nella città partenopea, tra l'altro, si parla di una partecipazione alle prossime elezioni amministrative, al fianco di Gianni Lettieri, "imprenditore che conosce il territorio e saprà risollevare le sorti di Napoli", come si legge nella pagina Facebook dedicata al soggetto politico.
La formazione, guidata da Salvatore Scarfiglieri (segretario) e Gennaro Bruno (presidente), si propone di seguire un programma articolato in vari punti, mettendo in primo piano il diritto al lavoro (con la creazione di nuovi posti, l'abolizione del precariato, l'abbattimento delle tasse e politiche sociali più efficaci), l'eliminazione dei ticket, l'investimento sulla sicurezza mediante "controlli e pattugliamento in zone a rischio" che facciano avvertire "la presenza dello Stato"; e poi, ancora, la garanzia del diritto allo studio per tutti e il superamento del numero chiuso, il sostegno al commercio (abbattendo le tasse e limitando l'avanzata della grande distribuzione), il contrasto serrato all'immigrazione selvaggia (rimpatriando chiunque non abbia un lavoro in Italia), la lotta contro il signoraggio bancario e l'usura, il diritto alla casa (per i cittadini italiani), il divieto assoluto di caccia e la tutela per gli animali, nonché una proposizione non proprio chiarissima in tema di famiglie in crisi ("I figli non devono pagare le conseguenze delle separazioni. I genitori che usano i figli come ricatto, devono pagare dure condanne").
Nello statuto presente nel sito ufficiale, il simbolo del partito è cosi descritto: "contrassegnato da 3 fasce tricolore, verde, bianco e rosso su cerchio di fondo blu, recante al centro ed in primo piano immagine iconografica di due mani che si stringono in segno di solidarietà, mentre in secondo piano bandiera bianca simbolo di pace". La descrizione, come si vede, ha qualcosa di non proprio perfetto nella formulazione; a ben guardare, però, è tutto l'impianto del simbolo ad avere un tocco di "precarietà". Lo si vede soprattutto guardando la disposizione delle lettere delle parole, non proprio regolare, come se si fossero utilizzati i letraset o si fossero incollati i singoli caratteri senza troppa precisione; le stesse mani che si stringono hanno qualcosa di profondamente irreale e non molto fine, con il disegno che improvvisamente si interrompe, senza che nemmeno si cerchi di camuffarlo con un accenno di manica o di polsino. Chi però vorrà votare Costruzione e Stato, magari, sarà disposto a passarci sopra.

venerdì 1 aprile 2016

Napoli libera in Movimento, avanti con sei stelle

La sfida che si prepara a Napoli con le prossime amministrative avrà diversi profili di interesse. L'attenzione di molti sarà rivolta al comportamento di Bassolino, così come al duello tra De Magistris (a proposito, quante liste avrà?) e la candidata del centrosinistra Valente, nonché al confronto tra tutti questi e l'aspirante sindaco del MoVimento 5 Stelle. C'è almeno un altro motivo, tuttavia, per cui guardare con interesse alla competizione partenopea: valutare, cioè, il comportamento degli elettori che finora hanno votato M5S e che sulla scheda - salvo sorprese - si troveranno a dover scegliere tra il simbolo del MoVimento e quello da poco creato di Napoli libera in Movimento.
E' questo il nome, infatti, che si è dato il gruppo che fa capo a coloro che a febbraio sono stati espulsi dal M5S per avere partecipato "a un gruppo - si leggeva nella mail con cui si comunicava il provvedimento di espulsione - realizzato allo scopo di manipolare il libero confronto per la formazione del metodo di scelta del candidato sindaco e della lista per le elezioni amministrative di Napoli nel 2016".
"Il nome scelto - spiega il portavoce di Napoli libera, Luca Capriello - rappresenta la nostra storia più recente, essendo appunto la denominazione del gruppo nato su Facebook alla fine del 2015 per discutere liberamente tra noi di ciò che, alla presenza del 'facilitatore' Roberto Fico, non era possibile discutere, soprattutto sulle modalità di formazione della lista alle elezioni comunali".
La versione del MoVimento 5 Stelle, va da sé, trova Capriello in totale disaccordo: "Per chi non vive le dinamiche interne dei M5S - precisa - tutti sembrano uniti dietro al logo, ma non è mai stato così. La 'narrazione' esterna sul Movimento è di cittadini disinteressati alle scelte propriamente politiche che lasciano all'assemblea alcune scelte; eppure, in tutta l'Italia è esistito ed esiste uno zoccolo più o meno duro di dissidenti interni, che hanno posto domande a chi guidava il M5S, senza ricevere risposta. Con sempre più nitidezza, abbiamo individuato una 'non-struttura' ombra che orientava e manipolava ogni scelta politica; per quanto riguardava Napoli, prima abbiamo pubblicamente e garbatamente chiesto di condividere con Fico le modalità di scelta dei candidati, volendo marcare una differenza rispetto ai partiti e far abituare una comunità molto eterogenea a scelte più complesse, una volta che si fosse eventualmente arrivati all'amministrazione. Esperito inutilmente quel tentativo, siamo passati al gruppo, con il risultato di essere espulsi: a quel punto abbiamo proseguito sulla via dell'associazione, presentata il 26 marzo al PalaPartenope".
Quell'associazione potrebbe trasformarsi facilmente in una lista civica, operazione facilitata dalla scelta di un simbolo tondo e, potenzialmente, già pronto per la scheda elettorale. "Il logo - spiega Capriello - è stato concepito e realizzato in house: non abbiamo coinvolto in alcun modo esterni, quell'immagine è tutta frutto di un lavoro di gruppo". Alla base dell'intera grafica sembra esserci un concetto di fondo: "la storia non si cancella, ma si può arricchire". L'elemento di continuità maggiore - si vede a occhio nudo - sono le stelle, che però sono sei e non cinque. "La storia in effetti non si cancella, tutto quello che è stato condensato nella Carta di Firenze - sulle cinque stelle, ossia acqua pubblica (beni comuni), mobilità, sviluppo, connettività e ambiente, ndb - non va disperso, era e resta il nostro punto di riferimento, ha improntato e impronterà la nostra azione e, tra l'altro, anche il nostro stile di vita". E la sesta stella? "Quella rappresenta la democrazia partecipata e diretta, innanzitutto come aspetto interno: riassume infatti il malessere che non solo noi abbiamo vissuto in questi anni all'interno dei 5 Stelle; c'è poi il profilo esterno, per cui vorremmo ristrutturare tutto il sistema, intervenendo innanzitutto sulla rappresentanza, concepita secoli fa".
Le stelle, peraltro, hanno una posizione piuttosto diversa rispetto al simbolo del M5S: si trovano al di sopra della N rossa di "Napoli libera". Una N piuttosto particolare, visto che ha una gamba curva a destra che può farla somigliare a una M: in realtà, quella N è una stilizzazione del Vesuvio (con il profilo del Monte Somma e del Gran Cono) e infatti le stelle nascono proprio dalla bocca del vulcano, riconoscibile da tre lapilli. Per evitare che il disegno possa confondersi con una M, sarebbe già pronta una versione del simbolo con la pendice destra del Vesuvio più sottile, così che la N emerga con più efficacia. Nessuna modifica allo studio, invece, per la L di "libera", che somiglia abbastanza a quello stesso versante del Vesuvio.
Il simbolo sarebbe già completo di per sé, con gli elementi descritti contenuti in una circonferenza azzurra: "Il Vesuvio serve a rivendicare le origini - spiega Massimo Acciaro, un altro dei fondatori - e 'Libera' in riferimento a Napoli si riferisce alla liberazione dalla mala gestio della res pubblica e dai poteri forti che da secoli ne impediscono di fatto la rinascita socioculturale ed economica". Sotto alla grafica descritta, tuttavia, c'è la dicitura "in Movimento", curiosamente - e forse in modo non troppo efficace - proposta in due font diverse, una corsiva e una molto più panciuta (Cooper Black). "Abbiamo mantenuto la parola 'Movimento' - spiega ancora Capriello - non certo per creare confondibilità, ma per una questione di identità. Da quel concetto veniamo e, anche se è stata decisamente rimpicciolita, la parola era giusto tenerla". Graficamente ricorda qualcosa anche l'indirizzo freenapoli.it appoggiato in fondo alla circonferenza blu: al momento il sito non si vede, ma l'indirizzo è stato acquistato e nei prossimi giorni le pagine web saranno visitabili.
Mancano ancora alcune settimane prima della chiusura della raccolta di firme e della presentazione delle liste, quindi è sempre più probabile che sulle schede possa finire anche l'emblema di Napoli libera. Più difficile è dire se sarà esattamente così come è adesso, perché è probabile che il MoVimento 5 Stelle provi a opporsi alla grafica del simbolo - se venisse ammesso in prima battuta - ritenendola per qualche verso confondibile con il proprio contrassegno: potrebbe rivolgersi alla commissione elettorale circondariale e, dovesse andare male, al Tar. Come potrebbe andare a finire, nel caso?
Il problema, va detto, non è dato dalle stelle in sé, né dalla parola "Movimento": come è noto, si tratta di segni o di parole assolutamente generiche, di cui nessuna forza politica può vantare il monopolio; la font della parola e il disegno delle stelle, così come la loro disposizione, del resto, sono del tutto diversi rispetto a quelli noti del M5S. Al più il problema potrebbe essere dato dalla coesistenza delle stelle e della parola "Movimento", per cui la confondibilità potrebbe essere data dai due elementi combinati. Qualcosa di simile è accaduto con il caso del Nuovo Movimento Sardegna, ma è anche vero che la condizione qui è almeno in parte diversa: queste elezioni non sono regionali ma comunali, contesto in cui solitamente il metro di giudizio sulla confondibilità è meno severo, al punto che simboli il cui impatto grafico era decisamente affine a quello del M5S sono stati ammessi dagli organi competenti. Di certo, un eventuale contenzioso sull'emblema darà certamente maggiore visibilità alla battaglia di Napoli libera. 

giovedì 17 marzo 2016

Lettieri a Napoli, una mano per tre simboli

Chi ha a che fare con dei marchi d'impresa e cerca di analizzarli dal punto di vista comunicativo deve familiarizzare presto con il concetto di immagine coordinata: essa si può definire come "uniformità semiotico-visuale", applicabile a ogni ambito della brand identity, che a sua volta è "l'insieme dei codici visuali, testuali, verbali, sonori, olfattivi e tattili che, coerentemente con gli obiettivi strategici, hanno il compito di rendere riconoscibile l'emittente [di un messaggio] e di costruire una memorizzazione differenziale" (le definizioni sono tratte dal libro di Gaetano Grizzanti, Brand Identikit, logo Fausto Lupetti editore, 2014; il volume ha anche un sito, sempre aggiornato, da consultare con interesse). 
Se si pensa di applicare questo concetto di base alla competizione elettorale, diventa abbastanza facile immaginare che i simboli delle liste che fanno parte di una coalizione a sostegno di un candidato, specialmente quando devono essere creati ad hoc e non esistevano già da prima, possano - o debbano - avere un minimo di coerenza grafica, di "uniformità" appunto nei colori, nelle font utilizzate e nella struttura, così da trasmettere un messaggio univoco agli elettori. Probabilmente è quello che aveva in testa anche lo staff di Gianni Lettieri, già presidente provinciale partenopeo dell’Unione degli Industriali e oggi candidato sindaco a Napoli "al di là dei partiti" (per sua stessa dichiarazione, forse per marcare la distanza rispetto alla prima candidatura per il Pdl di cinque anni fa): fin dallo scorso luglio erano chiari i nomi delle formazioni - da lui create negli anni - che avrebbero sostenuto con certezza la sua corsa a sindaco, restava solo da capire quali grafiche sarebbero finire sulle schede.
Ora, i tre simboli - posto che altri potrebbero aggiungere, proprio nei giorni in cui si parla di oltre dieci liste a sostegno della ricandidatura di Luigi De Magistris - sono via via emersi. L'uniformità dei segni risulta sostanzialmente assicurata, ma sembra di poter dire di più: per l'osservatore più o meno esperto, appare quasi certo che la mano che ha disegnato i tre emblemi sia la stessa. Non che questo sia un male, per carità (anzi, probabilmente sarebbe irragionevole prevedere il contrario), il fatto è che per qualcuno la minicarrellata dei simboli di Lettieri sembra suggerire una scarsa dose di originalità, pur riconoscendo un uso corretto e ben dosato dei colori e del "peso visivo" dei vari elementi.
Così, i tre contrassegni sono tutti giocati sul magenta inchiostro (che fa sempre da sfondo alla dicitura "Lettieri sindaco"), sul blu scuro ed, eventualmente, sull'azzurrino sfumato (radiale o lineare) per gli sfondi. A volte il magenta e la marca del candidato prevalgono nettamente, come nel caso di quella che più di altre sembra avere il ruolo di "lista del sindaco", ossia Prima Napoli, con il nome della lista confinato nella parte inferiore, che riprende il profilo del Vesuvio (mentre in alto appare la freccia a linea spezzata utilizzata nel corso della propria campagna personale). Altre volte il colore ha meno spazio, come in Fare città - nome della prima associazione fondata da Lettieri per "attuare iniziative finalizzate al miglioramento della qualità della vita a Napoli" - in cui la tinta si espande per coprire una skyline (che sembra richiamare lo stesso centro di Napoli, ma non è detto) che fa da contorno-base al nome gigantesco. In Giovani in corsa, invece, il magenta ha un ruolo decisamente ancillare (ricorda un po' la lunetta "con Vendola" che si vedeva nel simbolo di Sel) e lascia spazio al nome e a una figura umana molto stilizzata ... forse fin troppo, non essendone immediata la lettura (Emanuele Colazzo, peraltro, rilegge il disegno come il Vesuvio con la luna o il sole e, sotto, il golfo di Napoli, ndb).
Basterà questo schieramento "a tre punte" per convincere gli elettori che quella di Lettieri, omogenea graficamente, sia la proposta politicamente migliore? Quanti napoletani preferiranno invece i simboli non più storici, ma almeno già sperimentati, dei partiti? C'è ancora tempo per scoprirlo: in queste settimane, del resto, la coalizione di Lettieri potrebbe riservare altre sorprese.

martedì 8 marzo 2016

Napoli, Pulcinella per De Magistris

Restiamo a Napoli, cambiando soltanto area politica e candidato sindaco. Tra le liste che sosterranno la corsa - per la riconferma - di Luigi De Magistris, c'è anche Napoli bene comune. Un nome che, obiettivamente, non risulta affatto nuovo: dal 2012 circa, in effetti, la formula "bene comune" è diventata una costante delle liste legate al centrosinistra. "Italia. Bene comune" era la coalizione che riuniva Pd, Sel, Psi e Centro democratico in vista delle elezioni politiche del 2013, mentre la stessa espressione già dai mesi precedenti aveva iniziato a circolare nei vari comuni - personalizzata, ovviamente, con il nome della località interessata - per indicare le liste o i gruppi consiliari espressione del centrosinistra riunito, senza distinzioni al suo interno. 
La vera novità, casomai, è l'avere schierato in bella vista nel simbolo, tra l'altro su un visto sfondo rosso, la figura di Pulcinella, rappresentato con la mezza maschera nera e il berretto "pileo" bianco, leggermente mosso. Si tratta certamente di una scelta particolare e destinata a non passare inosservata: anche per questo, ha scatenato curiosità e anche qualche perplessità. Sono gli stessi partecipanti alla lista, tuttavia, a spazzare via ogni dubbio con un testo pubblicato proprio nel sito:
“PULCINELLA SIMBOLO? MA PERCHÉ?” Questa è la domanda che siamo sentiti fare più spesso dall’inizio di questa bella, complicata, ma entusiasmante avventura: sostenere la candidatura a Sindaco, per il secondo mandato, di Luigi de Magistris.“Pulcinella furbacchione”, "Pulcinella lazzaro”, “Pulcinella imbroglione” e addirittura “demionietto”… chi più ne ha più ne metta!Premettendo che a noi ai “lazzari” gli vogliamo bene ed è anche per loro che ci siamo imbarcati in questa avventura, il Pulcinella a cui noi guardiamo, a cui ci ispiriamo non è la maschera carnascialesca italiana di recente tradizione, ma è proprio il Pulcinella delle Due Sicilie, la Maschera Partenopea per eccellenza, colma di significati, valori e contenuti originari che essa veicola; talmente universali e condivisi dal nostro Popolo da non avere bisogno di una faccia caratterizzata, fenotipica, basta la maschera, quell’inconfondibile maschera, quel coppolone bianco, dietro cui si cela tutta la potenza infinita della ribellione di un popolo che non si avvince neanche con i cannoni.Il nostro amato Pulcinella, voce satirica per  Fielding, Swift e Voltaire.Pulcinella lieve e struggente, per il fratelli Tiepolo.Pulcinella drammatico, che trasuda libertà avita per Goya.Pulcinella ironico e libero, messo in musica da quel genio ispirato e visionario, precorritore dei tempi che fu Stravinsky.Il Pulcinella che a Gaeta non si arrese.Il Pulcinella che dal Sud e per il Sud vuole cambiare il Bel Paese, vuole essere diretta espressione di un Popolo stanco di delegare a chi non lo comprende, ma protagonista del proprio cambiamento e della propria azione sociale e politica.Ecco chi è il nostro Pulcinella, l’originario Pulcinella di Napoli.
A sostenere la spiegazione, anche un testo dotto di Francesco Palmieri sulla maschera partenopea, un disegno animato di Emanuele Luzzati e Giulio Gianini, nonché il balletto su musiche di Igor Stravinsky dedicato proprio a quella maschera. E se il personaggio finisce sulle schede non significa, si badi bene, che le elezioni sono diventate una burletta o qualcosa che fa ridere (e, fosse anche così, non sarebbe colpa di Pulcinella o di chi lo ha scelto): semplicemente, per chi ha voluto la lista, non c'è niente di più autentico, verace, amato, insomma niente di più napoletano di Pulcinella. Forse non farà il pieno di voti, ma la scelta brilla per autenticità.