I media pugliesi hanno dato poche ore fa la notizia della morte - avvenuta questa mattina, a 77 anni - di Alberto Tedesco, senatore per una legislatura (la XVI, pur se non intera), a lungo consigliere e assessore regionale in Puglia. Gran parte della sua militanza politica è stata legata al socialismo, sia pure in alcune delle diverse declinazioni che ha avuto nel corso della vita politica repubblicana: una di queste - quella dei Socialisti autonomisti - è stata tuttavia legata strettamente alla sua figura e ha avuto anche una traduzione simbolica rilevante, per cui vale la pena occuparsene qui, anche solo in breve.
Risulta semplice ricostruire, grazie all'Anagrafe degli Amministratori Locali e Regionali, che Tedesco centrò la prima elezione come consigliere regionale nel 1985 e ottenne la conferma cinque anni dopo. In entrambi i casi il seggio arrivò con il Partito socialista italiano, ma tra una consultazione e l'altra il partito cambiò il simbolo: nel 1985, infatti, c'era ancora il fregio creato da Ettore Vitale, con falce, martello, libro e sole sotto al garofano; nel 1990, invece, entrò in uso l'emblema creato da Filippo Panseca, che tolse ogni riferimento ai segni che avevano caratterizzato la prima fase della storia repubblicana dei socialisti. Durante la seconda consiliatura, Tedesco fu nominato anche assessore regionale, rimanendo in carica per un anno e mezzo (dalla fine di ottobre del 1992 alla fine di febbraio del 1994): di certo fu il periodo peggiore per il Psi (che pure a giugno del 1991 nel aveva celebrato il suo 46° congresso straordinario a Bari, città di Tedesco), travolto in pieno dall'inchiesta sulla corruzione.
Nel 1994, quando il Psi - sotto la segreteria di Ottaviano Del Turco - rinunciò al garofano e adottò la rosa per partecipare alle elezioni, aderendo alla coalizione dei Progressisti, Tedesco preferì seguire la via "centrista" tracciata da Giuliano Amato e si candidò sotto le insegne del Patto per l'Italia, promosso da Mariotto Segni: nel collegio uninominale della Camera di Putignano ottenne un rispettabilissimo 20,26%, ma arrivò soltanto terzo dietro a Giovanni Mastrangelo del centrodestra - Polo del buon governo (34,76%) e a Vincenzo Lavarra dei Progressisti (31,85%). In quella prima occasione, dunque, l'elezione sfumò (a dispetto degli oltre 16mila voti ottenuti), ma non fece venire meno l'impegno politico di Tedesco.
Giusto un anno dopo, infatti, Tedesco partecipò alle elezioni regionali come candidato nella circoscrizione di Bari nella lista Laburisti - Psdi - Pri, come espressione della Federazione laburista, fondata già nel 1994 da Valdo Spini. La lista a livello regionale ottenne il 2,18% e, come parte della coalizione perdente (Salvatore Distaso del centrodestra battè Luigi Ferrara Mirenzi), ottenne un solo seggio: se lo aggiudicò proprio Tedesco, che ottenne 10096 preferenze e anche grazie a queste portò la lista al 2,92%. Quella con il globo verde e blu al di sotto di poche linee meridian-parallele rosse fu il secondo simbolo dei laburisti e il primo a funire sulle schede elettorali.
Alle elezioni regionali successive, nel 2000, Tedesco riuscì di nuovo a confermarsi consigliere regionale, sempre nella circoscrizione di Bari, ottenendo 10436 preferenze. Ci riuscì, però, sotto un altro contrassegno: quello dei Socialisti democratici italiani, vale a dire l'esperienza partitica avviata nel 1998, in cui la componente maggioritaria socialista di centrosinistra (quella dei Socialisti italiani guidati da Enrico Boselli) si unì a quella del Psdi di Gianfranco Schietroma e del Partito socialista di Ugo Intini; vi confluì, peraltro, anche una parte della Federazione laburista che non condivideva l'idea di concorrere a formare i Democratici di sinistra - vale a dire il Movimento di unitá socialista e laburista, con Alberto Benzoni, Riccardo Ronchitelli e Ferdinando Imposimato - e tra questi c'era anche Tedesco, che intervenne a Fiuggi il 10 maggio 1998, al congresso fondativo dello Sdi.
Il 9 maggio 1999 nel frattempo, Tedesco era stato candidato alle suppletive nel collegio uninominale Puglia-20 della Camera (Bari-Libertà-Marconi), sotto il simbolo dell'Ulivo: arrivò a 15956 preferenze, pari al 37,4%, ma non riuscì a prevalere su Salvatore Tatarella (fratello di Pinuccio, che morendo aveva lasciato libero quel collegio) che con il 57,5% mantenne il collegio al centrodestra e ad Alleanza nazionale. La seconda elezione parlamentare fallita non impedì, come si è visto, la conferma di Tedesco in consiglio regionale; dopo pochi mesi, però, il rapporto con lo stesso Sdi regionale si incrinò decisamente. Ecco cosa si legge nel sito della Fondazione Giuseppe Di Vagno:
Per le elezioni regionali del 2000 sono candidati nella stessa lista [dello Sdi] Onofrio Introna e Alberto Tedesco [...]. Tedesco risulta eletto a Bari [...]. Tedesco punta alla conquista della leadership esclusiva nel Partito che, invece, per volere della Direzione nazionale, resta affidato a Introna; egli controlla, invece, il gruppo socialista del consiglio regionale. Si apre un periodo un periodo di forte conflittualità fra Introna e Tedesco, conflittualità che viene trasferita, da quest'ultimo, nei confronti della Direzione del Partito e dello stesso segretario nazionale Boselli. Il "gruppo di Tedesco", così ormai è qualificato, sceglie il tema dell'autonomia dal Pds, se non della rivincita verso la componente ex comunista: si comincia a delineare così la rivendicazione della "autonomia" nel nome dell'orgoglio socialista, sul quale Tedesco consuma la scissione dallo SDI dando vita nel 2001 alla formazione dei "Socialisti autonomisti", della quale tiene saldamente il controllo e nella quale lo seguono gran parte degli amici del cosiddetto "gruppo di Tedesco". [...] Il movimento dei "Socialisti autonomisti" tende a strutturarsi come un vero e proprio partito, sia pure di livello regionale, e ad esso aderiscono molti dirigenti e militanti socialisti di Puglia [...].
Il "gruppo di Tedesco" scelse di darsi anche un proprio simbolo, che recuperava una stilizzazione del sole nascente, ma la collocava su fondo blu e la faceva sorgere addirittura da un computer (sia pure vecchio stile, anche per la clipart scelta), un'opzione decisamente originale. I Socialisti autonomisti presentarono il loro contrassegno al Viminale, ma fu presentata anche una "bicicletta" con Democrazia europea e proprio quel contrassegno Sa-De finì sulle schede pugliesi del Senato, riuscendo a ottenere il 3,65%, ma i seggi in quell'occasione se li aggiudicarono tutti la Casa delle libertà e l'Ulivo.
Nel 2005 arrivò di nuovo il tempo delle elezioni regionali e Tedesco si ripresentò, stavolta nella lista che univa Socialisti autonomisti, Repubblicani europei e di nuovo il Psdi (che aveva ripreso a operare). A livello regionale la lista raccolse il 2,22%, praticamente come il Pdci, e riuscì a conquistare due seggi, anche perché faceva parte della coalizione vincitrice; a Bari la lista sfiorò il 4% e Tedesco fu rieletto senza problemi, in più divenne anche assessore alla Sanità della prima giunta guidata da Nichi Vendola; lasciò l'incarico nel 2009, quando si apprese che era indagato.
Nel frattempo, però, dopo una nuova candidatura parlamentare infruttuosa nel 2006 (fu capolista al Senato per i Socialisti di Bobo Craxi, formazione con cui i Socialisti autonomisti avevano stretto un accordo; la lista sfiorò il 2%, ma la soglia di sbarramento per le formazioni coalizzate era del 3%), si era votato di nuovo per le Camere - in netto anticipo - nel 2008: in quell'occasione i Socialisti autonomisti avevano stretto un accordo con il Partito democratico, venendo inserito nella sua lista senatoriale in Puglia. Il Pd ottenne 8 seggi e Tedesco era al posto numero 9: fu dunque il primo dei non eletti, ma sarebbe bastato che uno degli altri 8 optasse per un'altra circoscrizione o per un'altra carica per ottenere finalmente il seggio parlamentare. L'occasione si presentò a luglio del 2009, dopo le elezioni europee, quando Paolo De Castro, eletto come capolista in Puglia, si dimise avendo optato per il Parlamento europeo. Proprio durante il mandato da senatore, la Procura della Repubblica di Bari chiese a Palazzo Madama l'autorizzazione ad arrestarlo per associazione a delinquere; Tedesco parlò in aula e si rivolse agli altri senatori perché concedessero l'autorizzazione, ma l'arresto fu negato (127 voti favorevoli, 151 contrari, 11 astenuti).
Nel 2013 sarebbe arrivata l'assoluzione, ma nel frattempo nel 2011 Tedesco aveva lasciato il Pd, aderendo al gruppo misto. Solo in seguito - nel 2017 - scelse di aderire di nuovo a un partito, per la precisione al Psi, tornando in qualche modo a casa, sotto le insegne della rosa del socialismo e poi - dal 2019 - del garofano. Quasi a chiudere davvero il cerchio del suo cursus politico, che è terminato di fatto solo ora, tra il cordoglio e il rispetto di molti, di storia socialista e non. E chissà quanti ricordano quel sole nascente dal computer che, dal 2001 in avanti, seppe ottenere consensi anche quando non finì sulle schede...






