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giovedì 26 maggio 2016

Cattolica, al voto tra musica, barche e vele

Saranno sei i candidati sindaci che si affronteranno a Cattolica, ultimo comune (17mila abitanti) della provincia di Rimini: basta fare pochi chilometri in bicicletta e, senza quasi rendersene conto, si cambia comune (Gabicce Mare), provincia (Pesaro Urbino) e regione (Marche). Tra i nomi dei candidati sindaci c'è un ricambio totale rispetto alle elezioni precedenti, ma il quadro è complesso e alcuni emblemi sono obiettivamente memorabili.
Si prenda, ad esempio, la coalizione di centrosinistra che sostiene Sergio Gambini, uscito vincitore dalle primarie. Accanto al simbolo del Pd, quello certamente più singolare - forse di tutto il manifesto - appartiene alla lista Musica e libertà, con una chiave di violino su fondo blu a ricordare che da queste parti, in Romagna, la musica (e il ballo) non sono mai mancati e, in fondo, l'invito a muoversi è per molti legato a una sensazione di libertà (almeno storicamente, mentre per altri prevale il divertimento e basta). Il cerchio bianco, posto al di sotto del "ricciolo", sembra poi richiamare una conchiglia, di quelle che non è difficile trovare in uno dei tanti bagni della zona.
Molto meno evocativo, invece, è l'emblema dell'altra lista a sostegno di Gambini, Energia civica 40, per la stampa legata - si veda per esempio un articolo su Buongiorno Rimini - al tavolo civico che ha avuto un ruolo chiave nel percorso che ha portato l'ex deputato a vincere le primarie. Certamente è il segno più bianco che si trovi sulla scheda, ricorda in qualche modo nella grafica Scelta civica (ma, volendo, ogni altro partito o movimento catch all, per l'uso dei colori nazionali), ma qualcuno si è concentrato piuttosto sulla font utilizzata per il testo: per qualcuno, infatti, evoca un'atmosfera futurista, con qualche assonanza di troppo con le scritte in voga nel regime fascista (la Romagna, in fondo, è sempre lì...).
Tra i concorrenti di Gambini, va segnalata innanzitutto Giovanna Ubalducci, già assessora della giunta uscente guidata da Piero Cecchini, ma scelta per guidare uno schieramento in cui si sono riconosciuti alcuni di coloro che alle primarie si erano espressi per Corrado Piva. La prima lista, Insieme per Cattolica - il capolista è un altro assessore dimissionario, Giampiero Galvani - punta decisamente alla tradizione sociale locale: a questo provvedono la stretta di mano, tipica della cooperazione (compresa quella legata al turismo balneare), così come la barca messa a mare, con la prua personalizzata con gli "occhi di cubia" (quelli disegnati attorno ai fori per far passare la catena dell’ancora e le cime d’ormeggio) che negli anni sono diventati uno dei simboli più noti di Cattolica, vista la sua conclamata vocazione marittima.
La coalizione comprende anche una seconda lista, Amare Cattolica, che presenta come capolista Simona Gaudenzi, consigliera uscente legata al Nuovo centrodestra. Questa lista, come il nome lascia presagire, utilizza il cuore come simbolo classico dell'amore per riferirlo alla città e ai progetti che si vogliono mettere in campo, rigorosamente senza alcun simbolo di partito (a meno di voler considerare il recente impiego del cuore da parte di Ncd con Area popolare). Anche questo emblema è piuttosto bianco, ma se Energia civica 40 impiegava tutti i colori nazionali, in questo caso tutto è giocato sul rosso - che per i fan di Pierangelo Bertoli è da sempre il colore dell'amore, ma probabilmente qui non ci si è pensato - e sul bianco.
La coalizione di centrodestra è invece quella che raccoglie il maggior numero di liste - quattro - in appoggio a Massimiliano Gessaroli. Nulla da dire sugli emblemi di Forza Italia e Fratelli d'Italia; tra i marchi dei partiti tradizionali, l'unica particolarità grafica la denota quello della Lega Nord, che contiene la riproduzione della caveja (l'asta d'acciaio con anelli, tipica del tempo in cui si arava coi buoi) e del gallo come simbolo della nazione Romagna. La quarta lista, invece, è di impronta maggiormente civica: si chiama Cattolica nel Cuore, ma quel disegno questa volta non viene impiegato, sostituito invece da una vela che certamente non può dirsi estranea alla storia di un posto di mare, al pari della barca.
Ci sono poi due candidati per la sinistra, ciascuno supportato da una propria lista. Rifondazione comunista schiera Roberto Franca, ma è simbolicamente più interessante la candidatura a sindaca di Maria Silvia Riccio: la sua lista, Spazio rosso, ha un nome piuttosto evocativo ed è interessante la grafica rossa ricavata "a strappo" dal fondo grigio del cerchio. Per i drogati di politica certificati, poi, c'è un ritorno inconfondibile: l'omino stilizzato che figurava sul simbolo di Sinistra critica alle elezioni politiche del 2008 (unica differenza, allora era bianco e ora è giallo, un po' per ricordare la stella che si accompagnava alla falce e al martello che stavolta non ci sono) e che stavolta si posa giusto sopra la I, come se fosse un puntino; non a caso, al progetto hanno aderito a titolo individuale anche gli esponenti locali di Sinistra anticapitalista, che di Sinistra critica può considerarsi la prosecuzione.
Resta da dire del MoVimento 5 Stelle, che come suo candidato presenta Mariano Gennari. E in teoria ci sarebbe poco da dire sul contrassegno, visto che dev'essere uguale dappertutto come da regole interne; la redazione di questo sito - in particolare Arturo Famiglietti - tuttavia si è reso conto che sul manifesto delle candidature era stata stampata la vecchia versione, che riportava ancora il sito Beppegrillo.it. Errore (di chi) o scelta sfuggita ai responsabili? La documentazione consegnata in segreteria comunale dal capolista, Fabrizio Girometti, conteneva il simbolo "giusto"; con la nuova dicitura Movimento5stelle.it, dunque l'errore sarebbe stato fatto dalla commissione elettorale, che avrebbe inspiegabilmente trasmesso alla tipografia il contrassegno vecchio per i manifesti. L'errore tuttavia è stato segnalato in tempo e, a quanto risulta, è stato già corretto - anche grazie alla nostra segnalazione - incollando sui vari manifesti l'emblema giusto.

giovedì 14 maggio 2015

In fondo a sinistra (1): Gli "ecosocialisti" della Sinistra anticapitalista

Non era una vita fa: era il 2008 (anche se, politicamente, per qualcuno è davvero passata una vita). Alle elezioni politiche in Parlamento entrarono ufficialmente solo cinque partiti (Pdl, Pd, Lega Nord, Idv, Udc) e più di qualcuno - per iscritto o in voce - emise una sentenza lapidaria: "la sinistra non c'è più". Ritennero di averne conferma l'anno dopo, quando alle europee restarono sotto al 4% tanto Sinistra e libertà, quando la Lista anticapitalista (cioè Rifondazione, Comunisti italiani e altri gruppi). E lo avrebbero detto con ancora più forza nel 2013, con l'affondamento della Rivoluzione civile targata Ingroia, se non ci fosse stato l'ingresso alle Camere di Sel a mitigare un po' la situazione.
E invece sbagliavano a certificare la sparizione: d'accordo, la vera sinistra non era riuscita a tornare nel giro che contava (quello della politica nazionale, che portava pure un po' di soldi per l'attività), ma non era scomparsa. Anzi, era cresciuta e si era moltiplicata, se non altro nel numero dei simboli (cosa che, chiaramente, non favoriva la loro consistenza). Anche solo per questo, vale la pena provare ad avventurarsi in quella che Pietro De Leo, in un suo articolo di qualche mese fa sul Tempo, aveva definito "una Terra di Mezzo a sé, cullata dalle utopie, popolata da organigrammi iperburocratici, iconografie dalla Piazza Rossa che fu e linguaggio catapultato direttamente dagli anni '70": un ritratto realistico, con una buona spalmata dell'ironia di chi ha idee diverse, ma forse - chissà, anche inconsapevolmente - anche con un po' di ammirazione per quegli ultimi "soldati fantasma" che ci credono sul serio.
E allora iniziamolo questo viaggio, magari scegliendo come prima tappa la "riserva" della Sinistra anticapitalista. Una scelta casuale? Forse no, visto che proprio da quell'area secondo qualcuno si sono poste le basi per l'uscita dell'estrema sinistra dal Parlamento. Tra le anime di quel partito, infatti, c'era e c'è Franco Turigliatto: con la sua non-fiducia contribuì a far cadere il governo Prodi-bis a Palazzo Madama e già prima - dopo essere stato espulso da Rifondazione comunista nel 2007 - aveva fondato il nuovo partito Sinistra critica (in attività fino al 2013, anno in cui l'associazione si spaccò letteralmente a metà), proprio mentre lo storico segretario del suo partito, Fausto Bertinotti, sedeva sullo scranno più alto di Montecitorio.   
Al di là delle radici politiche, il contrassegno della formazione è uno dei più interessanti e - se si vuole - uno dei più moderni di quest'area. L'elaborazione grafica porta il nome di Salvatore Calamera - lo dice lo stesso sito del partito, che offre pure una versione leggermente diversa per la stampa in bianco e nero - e si presenta come un biglietto da visita che in qualche modo guarda al futuro. Perché sì, è vero, c'è la coppia di falce e martello, un elemento che non poteva mancare; al posto della circonferenza esterna, però, a segnare il confine dell'emblema è uno dei tre archi rossi a mezzaluna, assieme alle tre parole che fanno parte del nome e del programma.
Quei tre vocaboli, del resto, sono un altro dei motivi per cui vale la pena guardare con attenzione questo contrassegno. Non ci si stupisce dell'aggettivo "rivoluzionaria", quasi automaticamente compreso nel pacchetto di un partito di tradizione comunista che si rispetti, ma i concetti si ribadiscono per rafforzarli. Molto interessante la presenza della qualifica "Femminista", quasi mai apparsa in un segno politico-elettorale: quasi, perché proprio nell'antecedente simbolico di Sinistra critica quella parola appariva (e non era un caso che proprio nel 2008 il partito schierasse alla propria guida Flavia D'Angeli), anche se allora era scritta in bianco e non nell'elegante colore viola degli Anticapitalisti. Un po' più di attenzione manifesta alle istanze di presenza, azione e partecipazione delle donne - comunicata a chi incontra il contrassegno - non può che fare bene.
Se invece l'emblema di Sinistra critica portava le due parole "ecologista" e "comunista", quello di Sinistra anticapitalista mostra il termine macedonia "Ecosocialista", questo sì alla prima apparizione (salvo errore, ovviamente). Nello statuto del partito si legge che lo scopo dello stesso è la costruzione di una "società socialista, cioè [...] la tra­sformazione rivoluzionaria in senso comunista e libertario della attuale società". "Ecosocialista", probabilmente, tenta di tenere insieme tutto questo e la sensibilità per l'ambiente e il rispetto che gli è dovuto (si legge infatti nello statuto che il partito lotta "contro [...] la mercificazione dell’ambiente, per la riappropriazione sociale dei beni comuni"). La Sinistra anticapitalista cerca di attuare tutto questo, partendo anche dalla realtà locale (il partito presenta un suo candidato sindaco, ad esempio, a Misano Adriatico): passerà da lì la via che porta al Parlamento?