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giovedì 4 agosto 2022

Unione popolare, l'arcobaleno come alternativa (che necessita di firme)

AGGIORNAMENTO DELL'8 AGOSTO 2022:
Lo sforzo per la raccolta delle firme di cui Unione popolare ha bisogno per partecipare alle elezioni politiche è iniziato. Questa mattina, tuttavia, sostenitrici e sostenitori della lista hanno avuto una sorpresa: un ritocco al contrassegno di lista, che ha suggerito di spostare un po' più in alto l'arcobaleno sfumato (che ora inizia con il viola in corrispondenza della parola "popolare") per inserire - subito al di sotto della fascia multicolore - l'espressione "con De Magistris". La lista, dunque ha scelto di indicare sul contrassegno il "capo della forza politica", anche per rendersi maggiormente riconoscibile. In effetti la scelta non ha riscosso reazioni unanimi: più di qualcuno, guardando ai commenti su Facebook, ha lamentato la personalizzazione dell'emblema, temendo che questa scelta possa pregiudicare il proseguimento del cammino al di là della scadenza elettorale; altre persone avrebbero invece preferito vedere i simboli in miniatura delle forze politiche che hanno dato vita alla lista. Non manca chi apprezza la scelta, pensando che l'indicazione di De Magistris possa dare visibilità, riconoscibilità e "traino" alla lista. Il primo scoglio, in ogni caso, è rappresentato dalla raccolta firme, con due settimane scarse per completarla

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Torna l'arcobaleno nel simbolo elettorale della sinistra, in una versione riveduta e corretta rispetto al 2008 (e, dovrebbero sperare i promotori, anche con un risultato diverso, visto che allora per la prima volta la soglia del 4% condannò La Sinistra - L'Arcobaleno a restare fuori dal Parlamento e così sarebbe capitato anche nei due appuntamenti elettorali politici successivi). Questa mattina, a Napoli, le promotrici e i promotori della lista Unione popolare hanno presentato il contrassegno da schierare alle elezioni politiche, svelato - letteralmente, visto che è stata mostrata una riproduzione appiccicata al muro, in un primo tempo coperta da un drappo bianco - da Luigi De Magistris, che di quella forza politica sarà il capo. 
I colori dell'arcobaleno, nella disposizione della bandiera della pace (e sfumati in trasparenza verso sinistra), emergono sopra un fondo sfumato dal rosso al viola; il nome della lista - conservato fin dai primi incontri effettuati e denominati Verso l'Unione popolare - è stato collocato al centro, subito sopra l'arcobaleno (che occupa buona parte del semicerchio inferiore); il contrassegno non contiene, nemmeno in miniatura, simboli di partito (a differenza di alcune grafiche circolate nei giorni scorsi).
"Unione popolare è l'unica vera novità politica del nostro paese rispetto ai saltimbanchi del circo politico italiano, che sono continuamente in televisione, in radio o sui social a riposizionarsi, politicanti che pensano solo alla loro poltrona. Nei prossimi giorni - ha detto De Magistris - proveremo a mettere in campo storie credibili che rappresentano quel paese reale che non si sente adeguatamente rappresentato nelle istituzioni politiche". L'ex sindaco di Napoli ha ringraziato chi si è spes* in questo periodo per organizzare la proposta politica, in particolare coloro "che ci hanno creduto fin dall'inizio: Marta Collot, Giuliano Granato, Maurizio Acerbo, intellettuali come Piero Bevilacqua e Filippo Barbera, i compagni e le compagne di Paese Reale, Partito del Sud, ManifestA, DemA, Rifondazione comunista, Potere al Popolo! e tantissime altre donne e tantissimi altri uomini". 
La lista, volendosi distinguere dalle "belle parole e promesse di propaganda da parte di chi ha governato facendo l'esatto contrario di quello che dirà in campagna elettorale", punterà sulle storie di antimafia sociale, di chi lotta "ogni giorno nelle fabbriche e nelle campagne", di chi è impegnato nelle battaglie studentesche, ambientaliste e pacifiste. "Ora non si parla più della guerra, ma la nostra - ha proclamato De Magistris - è l'unica coalizione pacifista, che ha detto dall'inizio 'no all'invio delle armi', 'stop all'aumento delle spese militare', 'sì alla soluzione diplomatica'. Andate a vedere le nostre vite, sul piano della pace, dell'impegno ambientalista e per i beni comuni: altri parleranno ancora di acqua pubblica, noi qui a Napoli l'acqua pubblica l'abbiamo fatta".
Oltre a De Magistris, nella conferenza stampa sono intervenuti anche i portavoce di Potere l Popolo!, Giuliano Granato ("Tanta classe dirigente non sente la puzza degli accordi sottobanco che si stanno tracciando per garantirsi poltrone: noi vogliamo fare altro, portando avanti un programma chiaro che parta dalla credibilità delle esperienze che abbiamo avuto sui territori e si occupi delle istanze che interessano davvero alle persone") e Marta Collot ("Stiamo assistendo a un teatrino disgustoso della politica, che finge di litigare per interessi contrapposti ma in realtà incarna il trasformismo all'ennesima potenza. Di fronte a questa cialtroneria c'è bisogno di un'alternativa di seria opposizione alle politiche del governo Draghi, che si occupi della maggioranza della popolazione e la rappresenti davvero"), le deputate di ManifestA Simona Suriano ("Gli altri litigano sui collegi e sulle alleanze, è nostro dovere morale presentare una lista alternativa, opponendoci con forza all'agenda Draghi e stando davvero vicino al popolo: aiutateci a raccogliere le firme e a dare voce a chi non ce l'ha") e Yana Chiara Ehm ("Dobbiamo stare con i popoli e difendere i loro diritti, battendoci contro le guerre e a vera difesa dell'ambiente"), la deputata del gruppo misto Piera Aiello ("Nel 2018 sono diventata deputata, purtroppo eletta con il MoVimento 5 Stelle che ha deluso anche me: con Luigi abbiamo fatto tante battaglie antimafia e vorrei portarle avanti tra la gente e in Parlamento, visto che in questi anni non si è fatto nulla di buono sull'antiracket e contro l'usura bancaria"), l'ex europarlamentare di L'Altra Europa con Tsipras Eleonora Forenza ("Unione popolare è la vera alternativa rispetto all'agenda Draghi e all'agenda Meloni, che è una variante della prima: vogliamo un'agenda sociale e ambientalista, che abbia al primo posto la pace").
Benché alla costruzione della lista concorra la componente del gruppo misto alla Camera ManifestA - Potere al Popolo! - Partito della rifondazione comunista, Unione popolare dovrà raccogliere le firme per sostenere le proprie liste, visto che non ha diritto alle esenzioni previste dalle norme vigenti (Potere al Popolo! aveva superato sì l'1% alle ultime elezioni politiche, ma trattandosi di una lista sciolta e non coalizzata non poteva fruire di quell'esonero, un particolare oggettivamente di dubbia ragionevolezza). "Gli altri contendenti in campo li conosciamo già, se li conosci li puoi evitare, ma per poterli evitare devi poter sapere se c'è un'alternativa e l'alternativa siamo noi di Unione popolare. Lo Stato ci obbliga a raccogliere migliaia di firme in estate, quando i dipendenti comunali e gli avvocati sono in ferie, ma vogliamo rassicurare tutti, anche Fratoianni che aveva manifestato qualche dubbio: noi le firme le raccogliamo e le raccoglieremo, anche sotto l'ombrellone, perché abbiamo entusiasmo e voglia, amiamo il nostro paese e ci mettiamo la faccia, avendo tutto da rischiare. Le persone che non possono permettersi di andare in vacanza, vedendoci raccogliere le firme, capiranno cosa significa esercitare la democrazia in pieno agosto".
La raccolta firme ufficialmente inizierà domani, visto che oggi è prevista la chiusura delle liste e delle candidature nei collegi uninominali: queste, salvo novità, dovrebbero essere espressione solo di Unione popolare, visto che l'appello della nascente lista a costruire un'area più ampia non ha sostanzialmente avuto seguito: "Credo che i primi a fare una proposta in questo senso siamo stati noi - ha precisato De Magistris - quando abbiamo detto: chi non sta nel sistema, non è allineato o chi, come Conte, dice di non voler più sostenere il governo Draghi per incarnare qualcosa di diverso da ciò che è stato fin qui, venga con chi è sempre stato coerente nel suo percorso, per costruire insieme un campo aperto credibile. Partecipazione, beni comuni, acqua pubblica, onestà e lotta alla borghesia mafiosa hanno sempre fatto parte della nostra storia: sono convinto che chi fa politica non debba rimanere chiuso, ma lanciare messaggi a chi può essere in grado di coglierli per mettere in piedi una vera alternativa, inclusa la base di Europa Verde e Sinistra italiana. Vediamo invece che finora Conte è rimasto in silenzio, Bonelli e Fratoianni credo che alla fine andranno nel grande centro di cui Letta è azionista di maggioranza: noi siamo i soli a esserci sempre e andremo avanti con determinazione, perché nel paese, tra la gente, nel popolo c'è un pensiero molto vicino a noi. Siamo piccoli, non abbiamo i mezzi economici e mediatici di Calenda e degli altri che stanno sempre sui media, per quanto mi riguarda è la mia quinta campagna elettorale condotta in condizioni improbe, ma ci siamo, determinati e coerenti". 
La mancata adesione del MoVimento 5 Stelle al potenziale polo alternativo al centrodestra e al "centro" guidato da Enrico Letta (che per De Magistris si sta infilando in "una macedonia acida") ha inevitabilmente un peso nella conformazione della proposta elettorale: "Io ho fatto un ragionamento politico e proposto una suggestione per vedere le carte: alla sfida, alla provocazione che ho lanciato Conte è stato in silenzio. Il silenzio può anche essere un gesto politico, ma non si addice chi sostiene di voler fare un passaggio importante, tra l'altro con gli esponenti del MoVimento 5 Stelle che sono rimasti al loro posto: solo formalmente il governo è in carica per l'ordinaria amministrazione, ma i suoi atti vanno oltre, dunque il M5S è ancora parte del governo Draghi". 
Non teme eventuali logiche di "voto utile" De Magistris, convinto che non possano trovare spazio sotto la vigenza delle attuali norme elettorali: "Ci sono almeno tre, quattro campi proposti all'elettorato, oggi anche chi prende il 3% o poco più può essere determinante per l'azione del prossimo Parlamento. Per noi è certo che nel nostro campo possono essere a loro agio un astenuto su due che finora non ha trovato entusiasmo per alcuna proposta, le persone deluse dal MoVimento 5 Stelle, i pacifisti, gli ambientalisti che altrove non trovano coerenza, chi vuole difendere e attuare la Costituzione e combattere la mafia. Non si può sempre parlare di Meloni e di coloro che parlano di fronte comune contro le destre ma con parte di quelle destre hanno governato: anche per questo abbiamo bisogno che i media ci diano attenzione e spazio".
Vale solo la pena precisare, per evitare fraintendimenti, che la lista Unione popolare non ha ovviamente nulla a che vedere né con l'omonima aggregazione promossa da Enrico Montesano e che aderisce alla lista Vita, né con il gruppo - anch'esso denominato Unione popolare e guidato da Maria Di Prato - che nel 2011 aveva presentato un quesito referendario per abrogare la legge elettorale allora in vigore (la "legge Calderoli", nella speranza che - come avevano pensato anche altri comitati referendari - abrogare la legge n. 270/2005 fosse sufficiente a far rivivere le norme precedenti). Quel simbolo era comparso anche nelle bacheche del Viminale nel 2013 in occasione delle elezioni politiche e, anche graficamente, non ha nulla a che vedere con quello che si analizza ora. 
C'è da sperare che nessuno di questi soggetti appena citati - o altri con nomi identici - abbia qualcosa da ridire sulla denominazione scelta (tra l'altro è curioso che la dicitura, anche per la sua posizione, ricordi in parte l'alfaniana Area popolare, ma è diverso il carattere, che attualmente è un Futura); al di là di questo, per la sinistra si è di fronte al quarto simbolo diverso presentato alle elezioni politiche (dopo La Sinistra - L'Arcobaleno nel 2008, Rivoluzione civile nel 2013 e Potere al Popolo! nel 2018, senza contare i simboli visti alle elezioni europee, inclusa L'Altra Europa con Tsipras nel 2014 e la lista La Sinistra - Gue-El nel 2019) e il primo sforzo da fare, mentre si raccoglieranno le firme, sarà rendere riconoscibile la proposta politica. Perché le idee sono fondamentali, ma occorre farsi identificare e l'elettorato di sinistra spesso è stato sollecitato con immagini diverse e periodicamente sostituite (per soggetti a composizione variabile).

venerdì 20 maggio 2016

I nuovi possibili simboli di Alfano

Dovrebbe essere così...
Che il Nuovo centrodestra, come nome (e come simbolo), fosse destinato prima o poi alla rottamazione sembrava chiaro da tempo. Il varo della denominazione Area popolare, in qualche modo, ne era la chiara dimostrazione, ma nemmeno quello probabilmente doveva essere l'approdo finale. Non si tratta di una voce da retroscenisti, bensì del risultato di una ricerca che chiunque può fare nel database dell'Ufficio italiano brevetti e marchi.
Il primo a farla - o, per lo meno, a renderla pubblica - è stato Donato De Sena, in un articolo uscito ieri su Giornalettismo.it: la banca dati, infatti, restituisce sei depositi di marchi tutti datati 25 marzo, simili nella struttura e nel contenuto: le richieste di registrazione di marchio non mostrano il nome del titolare, ma il fatto che siano state trovate cercando come titolare Angelino Alfano la dice lunga. I marchi sono stati registrati per le classi 35  (pubblicità; gestione di affari commerciali; amministrazione commerciale; lavori di ufficio), 41 (educazione; formazione; divertimento; attività sportive e culturali) e 45 (servizi giuridici; servizi di sicurezza per la protezione di beni e di individui; servizi personali e sociali resi da terzi destinati a soddisfare necessità individuali).
Benché le immagini non siano disponibili, la descrizione mostra che si tratta sempre di "un quadrato blu al cui interno nella parte destra viene riportato un cuore con bordo giallo il cui lato è formato da quattro stelle gialle di dimensioni diverse" e, al centro del quadrato, una delle seguenti denominazioni, scritte in bianco: "Italia Popolare", "Unione Liberale Popolare", "Unione Popolare", "Unione per l’Italia", "Unione Popolare Italiana" e "Unione Popolare Liberale"; le scritte sono su due o su tre righe a seconda della lunghezza della dicitura. 
Da un certo punto di vista, tuttavia, la notizia potrebbe già essere un po' datata (e non certo per colpa di chi l'ha data per primo, che invece ha ben cercato e trovato). A ben guardare, infatti, le richieste di registrazione marchi sono state depositate una settimana dopo la "prima apparizione" del simbolo di Area popolare con il cuore "stellato" (datata 17 marzo) e un paio di settimane prima che il segretario generale del Partito popolare europeo chiedesse ad Alfano di rimuovere dal logo ogni riferimento grafico all'emblema del Ppe, invito accolto poco meno di un mese fa con la rimozione delle stelle, almeno dai contrassegni destinati all'uso nelle prossime elezioni. Per questo, è probabile che tutti gli emblemi di cui si parla siano poi ritoccati con il cuore intero, senza stelle.
L'articolo di De Sena nota che altri nomi emergono dai siti "bloccati" per conto di Alfano, come emerge da altre esplorazioni della rete: "Davide Tedesco, spin doctor di Alfano, già intestatario di Nuovocentrodestra.it e Angelinoalfano.it, il 20 aprile si è impossessato di Unionedeipopolari.it e Unionedeipopolari.com, e contemporaneamente anche di Popolariitaliani.it". Unione dei popolari e Popolari italiani, tuttavia, non rientrano tra le combinazioni depositate come marchi.
Anche tra gli emblemi proposti come marchi, peraltro, qualcuno ha meno possibilità di essere impiegato. Il riferimento è innanzitutto a Italia popolare, soggetto politico fondato nel 2004 da Alberto Monticone, che da anni utilizza - soprattutto a livello locale - una rielaborazione del vecchio simbolo del Ppi (dal gruppo registrato come marchio) e che già aveva impedito l'uso dello stesso nome a Gianni Alemanno (che poi ripiegò su Prima l'Italia). Potrebbe però essere fuori mercato anche Unione popolare, trattandosi di un movimento che depositò il proprio contrassegno e candidature alle elezioni politiche del 2013: ne era segretaria Maria Di Prato e in rete si può ancora leggere il programma di allora. Onde evitare guai, diffide e accuse, Alfano e i suoi farebbero bene a ripiegare su altre scelte...