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domenica 6 aprile 2025

Lega per Salvini premier, lo statuto dopo il congresso

Si è concluso oggi il primo congresso della Lega per Salvini Premier (anche se, in base alle disposizioni transitorie dello statuto, questo si sarebbe dovuto tenere entro 12 mesi dall'approvazione del primo documento statutario, che risale all'incirca - in mancanza di documenti disponibili - a novembre del 2017), con la conferma di Matteo Salvini alla carica di segretario federale del partito. 
Se il dato politico è certamente rilevante, in questa sede interessa sicuramente di più considerare le modifiche allo statuto del partito che il congresso (nella giornata di ieri) ha approvato, considerando le proposte avanzate da una commissione apposita - guidata da Roberto Calderoli e cui hanno partecipato anche Aldo Morniroli, Maurizio Bosatra, Alessandro Panza, Andrea Paganella, Alberto Di Rubba e i vicesegretari federali Claudio Durigon, Alberto Stefani e Andrea Crippa - per attualizzare il testo precedente, la cui prima versione risale appunto al 2017, leggermente modificata nel 2018. "È stata necessaria una manutenzione dello statuto - ha spiegato Calderoli nel suo intervento illustrativo - perché nasce nel 2018, quando la struttura non aveva nulla in termini di delegazioni territoriali: queste si sono sviluppate e oggi dobbiamo regolarle". Di seguito si passano in rassegna le modifiche allo statuto in ordine di "apparizione" (seguendo la numerazione degli articoli), cercando di raggrupparle per tema.

Il simbolo e la denominazione

L'analisi non poteva che iniziare dal simbolo, anche perché la disposizione statutaria che ne tratta - l'art. 3 - è la prima a essere interessata dalla riforma: le modifiche, peraltro, non riguardano il simbolo ufficiale, che resta quello definito in origine e descritto nello statuto come "un rettangolo di colore blu in cui campeggia la scritta 'Lega per Salvini Premier' in bianco, circondata da una sottile cornice sempre di colore bianco". Ovviamente quel simbolo, così com'è, non è mai finito sulle schede elettorali (non fosse altro che per l'incompatibilità della forma rettangolare con le disposizioni legislative e operative vigenti in materia di elezioni): anche per questo, forse, nello statuto non si precisa più che il simbolo "è anche, in tutto o in parte, contrassegno elettorale per le elezioni politiche ed europee", così come non si prevede più la possibilità per le articolazioni regionali di proporre la modifica del contrassegno a livello regionale e locale (col parere preventivo vincolante del Consiglio federale). 
Proprio il Consiglio federale continua a poter "apportare al simbolo e al contrassegno le modifiche ritenute più opportune": nell'ipotesi di presentazione di "contrassegni elettorali, sia con la denominazione "Lega per Salvini Premier", sia con l'aggiunta di tutte le sue varianti regionali nel caso di elezioni regionali e amministrative", evidentemente, deve ritenersi inclusa la possibilità di abbinare il simbolo previsto dallo statuto - anche solo in modo parziale, magari con il riferimento "Salvini" o "Salvini premier" su fondo blu - al simbolo della Lega Nord concesso ufficialmente dopo il congresso straordinario di fine 2019 (anche se, di fatto, l'uso era iniziato prima), potendo esserne usata anche in questo caso una sua parte (come la figura di Alberto da Giussano e al nome "Lega" scritto in carattere Optima). 
Da ultimo, è stata riformulata la norma relativa alla modifica delle disposizioni statutarie sul simbolo e sul nome del partito (nel vecchio testo prevista all’art. 19, ora all’art. 20): prima la modifica era di competenza solo del Consiglio federale (con l’approvazione a maggioranza assoluta dei presenti), mentre ora possono provvedere sia il Congresso federale (sempre a maggioranza assoluta dei presenti, come per le altre modifiche statutarie) sia il Consiglio federale.
Lasciando per un attimo da parte lo statuto, vale la pena segnalare che alcuni interventi del primo giorno di lavori del congresso hanno evocato l'emblema leghista. Così, il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari ha rivendicato come la Lega sia il partito presente "in Parlamento da più tempo senza aver mai cambiato nome ed essendo sempre fieri con quel simbolo, l'Alberto da Giussano col leone di San Marco e con lo spadone sguainato in difesa della libertà" (evidentemente saldando la storia della Lega Nord e quella della Lega per Salvini premier). Per il vicesegretario federale Alberto Stefani "essere della Lega significa significa preferire il coraggioso cammino più difficile di chi difende un'idea rispetto a chi invece sceglie di adeguarsi sempre; essere leghista significa mettere da parte le paure. Significa ricordarsi che noi abbiamo un simbolo che non è una bandiera al vento: è un guerriero e rappresenta il simbolo di questo movimento e noi non dobbiamo mai dimenticarlo. Allora dobbiamo riscoprire il guerriero che c'è in ciascuno di noi: dobbiamo riscoprire tutto questo non come guerrieri di fantomatici eserciti europei, non come guerrieri che imbracciano armi da fuoco, ma guerrieri valorosi che utilizzano gli strumenti che la democrazia ci mette a disposizione per garantire più libertà, più sicurezza, più identità ai nostri cittadini". 
Non passa però inosservato anche uno stralcio del primo intervento di Roberto Calderoli che lamentava le resistenze "burocratiche" sull'attuazione dell'autonomia: "Quel leone di San Marco sullo scudo, qui - ha detto indicando la scenografia del congresso con la raffigurazione del guerriero di Legnano - ha la spada alzata, il libro chiuso e la coda alzata: è quando va in battaglia oppure, quando c'è la pace, sparisce la spada e il libro è aperto. Volete mandarci con la spada e il libro chiuso oppure con il libro aperto?" In origine, in effetto, il simbolo della Liga Veneta comprendeva il leone con libro aperto e senza spada, la stessa figura portata sullo scudo leghista; il 15 febbraio 1997, al terzo congresso federale della Lega Nord, si scelse di sostituire quell'immagine con quella del leon da guera.

La scelta delle candidature per le assemblee rappresentative

Il testo dell'art. 6, dedicato alla scelta delle candidature, ha subito una piccola modifica. Le sezioni comunali, infatti, non propongono più le cariche elettive riferite ai consiglieri provinciali; più in generale, il livello superiore (provinciale per le elezioni comunali, regionale per le elezioni provinciali e dei capoluoghi di provincia, nazionale/federale per le elezioni regionali e dei capoluoghi di regione) prima "ratificava" le proposte del livello inferiore, mentre ora le “approva” (una scelta lessicale che lascia dedurre un che il potere di scelta stia più verso il vertice che verso le articolazioni inferiori).

Gli organi della Lega per Salvini premier

Nell'art. 7, dedicato agli organi del partito, oltre alle modifiche relative all'amministrazione della Lega per Salvini premier (se ne parlerà meglio dopo) sono stati introdotti due responsabili federali: uno per il tesseramento (che non è più di competenza della Commissione statuto e regolamenti, così com'è stato rinominato quel collegio; le competenze della nuova carica sono indicate dall'art. 17) e uno per gli Enti locali (l'art. 18 attribuisce anche il dovere di aggiornare l'anagrafe degli eletti). 
Non è invece più previsto come figura autonoma il responsabile del trattamento dei dati personali (ex art. 21, ora il titolare è l'amministratore federale che può nominare uno o più responsabili), così come non è più previsto l'Ufficio di coordinamento territoriale e legislativo federale: del resto, come rilevato da Calderoli, "di fatto non c'è mai stato".

Il congresso federale

Delle modifiche all'art. 8, che regola il congresso federale, più che la scomparsa - tra le competenze - della valutazione delle "attività svolte dalle articolazioni territoriali regionali", rileva soprattutto l'allungamento della cadenza dei congressi, previsti non più ogni tre anni, ma ogni quattro anni.  Ciò significa che la prossima assise congressuale – salvo congressi straordinari – si svolgerà nel 2029, anno delle elezioni europee e di un turno consistente di elezioni amministrative; soprattutto, però, l'appuntamento cadrà almeno due anni dopo le prossime elezioni politiche (sempre che arrivino a scadenza naturale), senza che dunque il risultato possa avere ricadute immediate sulla guida del partito. Lo stesso Calderoli sembra confermare la prognosi, sostenendo che l'allungamento a 4 anni delle cariche è stato pensato "anche perché, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, io credo che il movimento abbia bisogno della massima tranquillità e stabilità".
Nell'art. 9 spariscono i requisiti temporali di militanza per essere eletti dal congresso segretario federale o membro del Consiglio federale (ma sono indicati dalla disposizione finale). Il nuovo art. 10, che individua i delegati al congresso federale, rende membri di diritto del congresso e votanti tutti i segretari provinciali del partito (mentre prima si richiedeva che la Regione di riferimento avesse almeno 50 soci ordinari militanti), i membri del Governo nazionale (ma non si precisa se si tratta solo dei ministri, o, in una lettura estensiva che lo stesso Calderoli ha in effetti seguito nel suo intervento, devono essere ricompresi anche i sottosegretari) e delle giunte regionali.

Il Consiglio federale

Con riferimento al Consiglio federale - la cui durata è stata allungata a quattro anni - in base al nuovo art. 11 ottengono diritto di parola e di voto i vicesegretari federali, il coordinatore federale del movimento giovanile e i segretari regionali di Regioni che non hanno almeno 50 soci ordinari militanti: di queste cariche, prima solo con diritto di intervento, se le ultime sono maggiormente espressione del territorio, i vicesegretari e il coordinatore del giovanile possono dirsi assai vicini al segretario,  che dunque si rafforza. Curiosamente il nuovo testo non prevede più il riferimento alla tutela delle minoranze mediante formule proporzionali: questo, in teoria, potrebbe far sorgere qualche criticità in sede di esame da parte della Commissione che valuta la conformità degli statuti ai requisiti fissati dal decreto-legge n. 149/2013 e in effetti richiede anche di precisare "i criteri con i quali è promossa la presenza delle minoranze, ove presenti, negli organi collegiali non esecutivi" (anche se, in effetti, il Consiglio federale può essere considerato un organo esecutivo, dunque non toccato da questa previsione). 
Aumentano anche le figure con diritto d’intervento (ma non di voto): sono tali i soci fondatori del partito, i responsabili federali del tesseramento e degli enti locali, gli ex amministratori (per 5 anni), il coordinatore dei dipartimenti e coloro che sono invitati dal Consiglio a partecipare. Il segretario verbalizzante ora è nominato dal Consiglio, non essendo più il delegato della Commissione Statuto e regolamenti. L'articolo, da ultimo, regola anche la possibilità di partecipare alle riunioni del Consiglio federale da remoto, ammettendola "purché prevista nella convocazione": lo stesso organo, dunque può anche escludere quella forma di partecipazione, ammettendo solo la presenza.
Quanto alle competenze del Consiglio federale (previste dall'art. 12), l'organo acquisisce - oltre all'approvazione delle proposte di candidatura formulate a livello regionale - il compito di "definire la veste grafica delle tessere" e i termini pe rinnovare la militanza. Non è più previsto un "comitato esecutivo" nominato tra e dai membri del consiglio federale cui il collegio possa delegare i propri poteri e attribuzioni.

Il Segretario federale

Nell'art. 13, che si occupa della carica di Segretario federale, è innanzitutto riformulata la disposizione sulla rappresentanza politica del partito: questa è disgiunta dalla rappresentanza elettorale (affidata all'amministratore), si precisa che il segretario  "presiede l’organizzazione e l'attività" del partito e che la sua espressione codificata di pareri sulle candidature riguarda le cariche elettive "esterne" (quindi non quelle interne alla Lega).
Anche la durata del mandato del segretario passa da 3 a 4 anni (valgono le considerazioni fatte prima, parlando del congresso), ma passano da 3 a 4 anche i vicesegretari, precisando che – come in passato – devono appartenere tutti ad articolazioni regionali diverse: per questi viene cancellato il requisito di militanza ordinaria ultradecennale (ma, anche qui, si parlerà più tardi dell'applicabilità di un limite più breve). Perché si è aggiunto un vicesegretario? "Oggi abbiamo coperto completamente tutto il territorio nazionale - ha spiegato ieri Calderoli - e ovviamente quello che prima era fattibile dal segretario o da qualche [vice]segretario oggi necessita di qualcuno in più".

L’amministratore federale e la gestione contabile

All'art. 14 non c’è più la scelta tra nominare un comitato amministrativo federale di una persona o di tre (tra cui indicare un amministratore federale): ora è possibile solo nominare un amministratore federale, la cui anzianità di militanza sembra dover essere di almeno tre anni. La nomina, la revoca e la sostituzione dell'amministratore sono di competenza esclusiva del Segretario federale (com'era prima per il comitato amministrativo). Si conferma che l’amministratore è rappresentante legale del partito, ma ora gli spetta anche la firma degli atti relativi alle procedure elettorali: in particolare spetta all'amministratore firmare anche gli atti "relativi alle dichiarazioni ed attestazioni da rendere in sede elettorale per la presentazione delle liste di candidati e/o per la presentazione del contrassegno".
Si precisa che il partito risponde in solido con l’amministratore sul piano civile e amministrativo. L'amministratore può nominare due delegati (del cui operato risponde) per svolgere le sue funzioni. Sparisce invece l'Organo federale di controllo sull’amministrazione: "ormai per legge bisogna rivolgersi a una società di revisione esterna", come ha spiegato Calderoli, e ora - a norma dell'art. 27 - non è più il segretario federale a sceglierla, ma l'amministratore. Ora, infine, l’amministratore federale è anche titolare del trattamento dei dati personali e può nominare uno o più responsabili (prima era il Consiglio federale a nominare il responsabile).
Quanto alla redazione del rendiconto del partito richiesta dalla legge, all'art. 26 non è più prevista la relazione dell’Organo federale di controllo sull’amministrazione (soppresso, come si è detto).

Il responsabile federale organizzativo, i dipartimenti, l'organizzazione giovanile

All'art. 16 ora si precisa che il responsabile federale organizzativo può essere anche revocato (oltre che nominato) dal Segretario federale; il responsabile organizzativo presiede, oltre che il Comitato disciplinare e di garanzia, anche la Commissione statuto e regolamenti.
L'art. 19 precede invece la possibilità di creare dipartimenti, cioè articolazioni interne al movimento, con un ruolo essenzialmente politico-programmatico; il loro coordinatore è nominato dal Segretario federale e nomina (sentito il segretario) i capi dipartimento nazionali (che nominano i referenti regionali di concerto coi segretari regionali).
Quanto all'art. 22, rubricato "Il coordinamento federale del movimento giovanile", l'unica novità è la precisazione per cui, superati i 30 anni, i titolari delle cariche del giovanile completeranno comunque il loro mandato.

Modifiche dello statuto

Sulla base dell'art. 20, per modificare lo statuto serve ancora la maggioranza assoluta dei presenti al Congresso federale; come anticipato, invece, per modificare simbolo, nome e regolamenti può intervenire sia il Congresso federale, sia il Consiglio federale (sempre a maggioranza assoluta dei presenti). Le proposte di modifica dello statuto, sempre formulate dalla Commissione statuto e regolamenti, passano prima dal Consiglio federale e poi dal Congresso federale (unica istanza prima prevista).

Organizzazione territoriale

Nell'art. 28 non è più previsto a livello regionale un Organo di controllo sull’amministrazione; sono previste anche le sezioni di circoscrizione (sovracomunali). Per Calderoli si tratta di "un ritorno" di  "un organo di coordinamento [...] di cui si è sentito una certa mancanza": ha aggiunto che "ci sarà un regolamento che normerà la circoscrizione: se le regioni dovessero volerlo includere nel loro statuto lo faranno al prossimo congresso regionale".

Iscrizioni, qualità di socio, incompatibilità e decadenza

Varie modifiche riguardano l'iscrizione, l'acquisto e la perdita della qualità di socio. All'art. 29 si conferma che la quota associativa è fissata dal Consiglio federale, ma sparisce "annualmente" (quindi non occorre rinnovare ogni volta una deliberazione apposita se il prezzo non cambia); si richiede al socio di comunicare ogni variazione del suo domicilio (registrato negli elenchi) per le notifiche previste dallo statuto.
Quanto alla qualità di socio, una delle modifiche più evidenti riguarda le incompatibilità: ora si precisa che l'adesione a soggetti collettivi preclusi (tra i quali spariscono gli enti no profit e si parla genericamente di associazioni) è incompatibile solo se "manifestata" e "pubblica", dunque non ci sarebbe incompatibilità in caso di adesione "privata" o non divulgata. Una volta emersa l’incompatibilità, si prevede anche la possibilità di "superamento della stessa": qualora ciò non si verifichi, si genera la "cancellazione d’ufficio", di fatto una decadenza (e non più l’espulsione, intesa come provvedimento disciplinare). L'art. 32 chiarisce che la cancellazione d'ufficio per incompatibilità è un'ipotesi di decadenza e si precisa che gli aspetti applicativi sono normati dal regolamento.
Com'è noto, la Lega per Salvini premier, com'era stato per la Lega Nord, prevede due categorie di soci: i soci sostenitori (dopo la prima iscrizione) e i soci ordinari militanti (status necessario per accedere a determinate cariche, che si acquisisce a norma del regolamento del partito, che oggi richiede che un socio sostenitore abbia svolto "un periodo di attività volontaria della durata di non meno di 12 mesi" a livello territoriale). L'art. 31, che regola la perdita della qualifica di socio ordinario militante (Som), ora prevede che il direttivo della sezione comunale chieda al consiglio direttivo provinciale la perdita della qualifica di Som per un iscritto entro il 30 novembre (indicando la sua "inattività") e il provinciale esprime parere entro il 31 dicembre; in caso di parere positivo, è inviata comunicazione scritta all’ex Som "declassato" a sostenitore che può ricorrere al direttivo regionale entro 30 giorni ("Se uno non milita, è impossibile che resti a fare il militante" ha chiosato Calderoli). 
L'art. 30 citato prima, peraltro, ora prevede che i soci sostenitori non abbiano diritto di voto, tranne che "per le sole elezioni della Sezione Comunale, con anzianità di tesseramento normata da apposito regolamento". Lo stesso Roberto Calderoli ha riconosciuto che il punto è stato oggetto di varie discussioni, ma ha invitato a riflettere a partire dai numeri: "Se io mi rendo conto che il 42% delle sezioni ha più soci ordinari militanti che soci sostenitori, è evidente che quei militanti non portano neanche una tessera di sostenitore; aggiungo, se il 96% delle sezioni negli ultimi anni ha fatto zero sostenitori mi chiedo che cosa ci stiano a fare. [...] Io credo che non sia nei numeri corretti e per il futuro sarà necessario definire un rapporto che ciascuno sarà tenuto a rispettare perché alcune sezioni, e siamo andati proprio a farcele passare una per una, da dieci anni contano cinque militanti, sono sempre gli stessi e non fanno una tessera da sostenitore... Io non dico che sia giusto o sbagliato, ma se in una sezione non si fanno nuove militanti e non si fanno nuovi sostenitori mi chiedo che cosa ci sta a fare". Onde evitare o contenere il rischio di "pacchetti di tessere" in momenti delicati - magari in corrispondenza delle elezioni - si è dunque scelto di definire con un regolamento federale la definizione di un minimo di anzianità ("Io oggi l'ho pensata nei termini di prevedere a livello federale un minimo e un massimo - ha aggiunto Calderoli - e poi demandare a livello delle singole Regioni di definire qual è l'anzianità minima richiesta, perché credo che sia completamente diversa oggi l'esigenza della Lombardia rispetto a quella della Basilicata, hanno la necessità di strumenti flessibili e che comunque portino a un'apertura del movimento".

I procedimenti disciplinari

Con riferimento al controllo sugli organi interni, l'art. 33 ora precisa che l’organo superiore che controlla quello inferiore “può avocare a sé i poteri dell’organo inerte”; non si prevede più il contraddittorio con la parte in caso di revoca di un segretario o di scioglimento del direttivo. 
Sono più consistenti le modifiche in materia di procedimenti disciplinari sui soci: "I provvedimenti disciplinari - ha spiegato Calderoli - vengono semplificati nei termini che le sanzioni restano sempre le stesse, ma viene tutto semplificato e avvicinato al territorio". L'art. 34, ora, prevede che l'organo giudicante di prima istanza sia il consiglio direttivo regionale, su proposta del direttivo provinciale questo deve informare con raccomandata AR la persona interessata, che può difendersi), ma può agire anche da solo (se avvisa direttamente la persona). Organo d’appello diventa il Comitato disciplinare e di garanzia, che invece è organo di primo grado per le cariche istituzionali sovraprovinciali e per i componenti degli organi federali (in quel caso la richiesta parte dal consiglio direttivo regionale): in questo caso l’organo d’appello è il Consiglio federale (che non può più attivarsi direttamente). Tutti i provvedimenti sono direttamente esecutivi, quindi producono subito effetti. Visto che il segretario federale fa parte del Consiglio federale, peraltro, il nuovo art. 15 lo esclude dal Comitato disciplinare e di garanzia: la presidenza spetta al responsabile federale organizzativo (che cura l’istruttoria e la verbalizzazione e non voterà nell’eventuale giudizio d’appello in Consiglio federale) e i membri di nomina da parte del Consiglio federale passano da 3 a 5 (il testo ora precisa che non devono avere diritto di voto in consiglio federale, per evitare la commistione degli organi e dei ruoli).
Rientra tra le previsioni in materia di procedimenti disciplinari un'aggiunta all'art. 35, in cui si precisa per gli eletti che il mancato rispetto dei loro doveri (inclusi quelli di mettere a disposizione il proprio tempo per le attività del partito e di concorrere al finanziamento, immaginando che questo valga soprattutto per gli eletti in Parlamento e nei consigli regionali) comporta l’attivazione di una procedura disciplinare. Questi obblighi, secondo quanto detto da Calderoli, non tutti gli eletti li rispettano, "né a livello morale, né a livello sostanziale e siccome non è giusto che solo alcuni concorrano, è prevista anche la possibilità per questo motivo di attivare un procedimento disciplinare e credo che una cosa così giusta non avessimo mai prevista" (e l'applauso scattato, in un'assemblea che forse comprendeva anche le persone evocate, non è passato inosservato).

Le disposizioni finali su modifiche statutarie e requisiti di militanza

Nelle disposizioni finali, a seguito della riforma statutaria, si precisa innanzitutto che eventuali modifiche allo statuto richieste dalla Commissione di garanzia per gli statuti per rendere conforme il nuovo testo al d.l. n. 149/2013 non dovranno passare per un nuovo congresso (più complesso e oneroso da convocare), ma saranno apportate direttamente dal Consiglio federale che ne informerà il congresso alla prima occasione. 
L'intervento più significativo sulle disposizioni finali riguarda i requisiti di militanza per l'accesso alle cariche, prima previsti nei vari articoli dello statuto e tuttavia "sospesi" dalla IV disposizione transitoria dello statuto (e a norma della deliberazione del Consiglio federale del 7 gennaio 2021 richiamata dal regolamento del partito annotato). Lo stesso Calderoli ha segnalato come i requisiti originari fossero "assolutamente inapplicabili", essendo stata costituita l'associazione nel 2017. Ora occorrono almeno 7 anni di anzianità per essere Segretario federale (attualmente sembrerebbero avere quest'anzianità essenzialmente i fondatori del partito, che - in base al primo intervento di Roberto Calderoli al congresso - dovrebbero essere stati Salvini, Lorenzo Fontana, lo stesso Calderoli, Giancarlo Giorgetti e Giulio Centemero; in seguito, ovviamente, le persone con questo requisito aumenteranno); servono poi almeno 5 anni per essere membro del Comitato disciplinare e di garanzia e almeno 3 anni per tutte le altre cariche elettive federali (in cui probabilmente si devono ricomprendere anche l’amministratore e forse anche il vicesegretario). anche se in effetti Calderoli ha riferito il requisito triennale solo ai "membri elettivi del Consiglio federale".
Un'ultima osservazione potrebbe riguardare un caso "pratico" appena sorto e comunque previsto. I media hanno dato ampia risonanza alla consegna della tessera di socio a Roberto Vannacci, eletto lo scorso anno europarlamentare nelle liste della Lega per Salvini premier. Chi aveva letto il nuovo testo dello statuto senza guardare le disposizioni finali aveva pensato che i requisiti di militanza venissero semplicemente meno e questo permettesse a Vannacci di diventare vicesegretario con la semplice iscrizione al partito. Qualora, tuttavia, si ritenesse di dover applicare anche alla carica di vicesegretario federale (che è fiduciaria, non strettamente elettiva) il requisito di militanza triennale, occorre non dimenticare che il regolamento della Lega per Salvini premier prevede attualmente che ai soci sostenitori possa essere riconosciuta la qualifica di socio ordinario militante e anche un’anzianità di militanza per attività svolte in organismi o movimenti non preclusi dalla Lega per Salvini Premier; in più, i parlamentari italiani e - si suppone - anche europei possono diventare soci ordinari militanti anche senza trascorrere il primo periodo da sostenitori. Per sapere come andrà, basterà aspettare un po' di tempo. 

mercoledì 15 gennaio 2025

Il simbolo della Lega, i marchi di Salvini e le nuove norme in materia

Si era quasi persa la memoria delle domande che Matteo Salvini aveva presentato nel 2018 per registrare come marchio tre versioni del simbolo della Lega, tutte accomunate dalla presenza dell'immagine del monumento al guerriero di Legnano (identificato nella figura di Alberto da Giussano): una era identica al contrassegno utilizzato per la prima volta alle elezioni politiche del 2018 (per tenere graficamente insieme la Lega Nord - senza la seconda parola - e la Lega per Salvini premier), un'altra era costituita dalla stessa grafica privata del segmento inferiore con la dicitura "Salvini premier" e la terza vedeva solo la statua all'interno della circonferenza, senza nemmeno la parola "Lega".
Due giorni fa un lancio di Adnkronos, puntualmente firmato da Antonio Atte, ha fatto sapere che lo scorso 9 gennaio l'Ufficio italiano brevetti e marchi ha accolto le tre domande di marchio depositate a metà di giugno del 2018 da Salvini (quando, oltre che leader delle due Leghe, era anche vicepresidente del Consiglio e ministro dell'interno da un paio di settimane). In quel lancio di agenzia ci sono alcune brevi dichiarazioni di Andrea Valente Cioncoloni, avvocato (dello Studio Consulenza Brevetti Cioncoloni Srl) che ha supportato Salvini nella pratica di deposito e registrazione dei segni distintivi. Secondo l'avvocato, in particolare, sarebbe "a tutti gli effetti il titolare del logo di Alberto da Giussano", mentre la lunghezza notevole - e non consueta - del procedimento di registrazione sarebbe dovuta "alle tempistiche d'ufficio. Ad ogni modo, i rilievi sono stati superati e siamo riusciti ad arrivare a dama".
Non è dato sapere formalmente quali siano stati i rilievi che l'Ufficio italiano brevetti e marchi ha mosso alle tre domande e cui il 31 luglio del 2023 il rappresentante di Salvini ha risposto. In mancanza di documenti originali (che potrebbero ovviamente smentire la tesi qui riportata), tuttavia, non è da escludere che quei rilievi riguardassero la nota e già trattata questione dei "segni con significazione politica" alla cui registrazione come marchio il Ministero dell'interno - quando è stato richiesto di un parere - si è sempre opposto, principalmente per non consentire o facilitare aggiramenti delle norme sul procedimento elettorale (come ha ricordato il recente caso del MoVimento 5 Stelle). In ogni caso, è probabile che alla fine il simbolo sia stato registrato come segno notorio (in base all'art. 8, comma 3 del codice della proprietà industriale), superando la previsione in materia di segni con significazione politica (contenuta all'art. 10, comma 2 della stessa fonte).  
Una volta appresa la notizia della registrazione dei marchi, viene spontaneo domandarsi quali effetti questa novità possa produrre. Innanzitutto si può rilevare che è più raro che sia il leader di un partito a chiedere personalmente la registrazione del simbolo del suo partito come marchio, essendo più frequente che a ciò provveda l'associazione stessa, in modo che in caso di cambio al vertice della forza politica non ci siano dubbi sulla titolarità dei diritti. Secondariamente, Matteo Salvini è titolare del marchio (anzi, di quei tre marchi, nonché di "Salvini premier", di "Prima gli Italiani" e del simbolo che fu di Noi con Salvini) e - si presume - dei diritti di sfruttamento economico dello stesso (o almeno è nella posizione di doverlo autorizzare), ma non del simbolo della Lega come segno politico o come elemento di identificazione: quello non può che restare nel patrimonio della Lega Nord e della Lega per Salvini premier. 
In terzo luogo, è ormai ben chiaro che la titolarità del marchio non comporta in automatico una titolarità del contrassegno elettorale, anche se uno dei tre marchi è identico al fregio utilizzato dalla Lega a partire dal 2018. Ciò vale a maggior ragione dopo che, lo scorso anno, in sede di conversione del decreto-legge n. 7/2024 ("decreto elezioni 2024"), è stata inserita con un emendamento di Fratelli d'Italia la disposizione - art. 2-bis - in base alla quale "La registrazione come marchio d'impresa di simboli o emblemi usati in campo politico o di marchi comunque contenenti parole, figure o segni con significazione politica non rileva ai fini della disciplina elettorale e, in particolare, delle norme in materia di deposito dei contrassegni, di liste dei candidati e di propaganda elettorale". La stessa norma che non garantirebbe alla Fiamma tricolore l'uso pacifico del suo simbolo ove la sua domanda di marchio venisse accolta (a causa dell'uso parlamentare della fiamma da parte di Fdi) non renderebbe automaticamente "più forte" la posizione salviniana sul piano elettorale; la forza, casomai, verrebbe anche qui dalla presenza del partito in Parlamento, che tutela di riflesso la Lega per Salvini premier attraverso la tutela [dell'affidamento] del suo elettorato dalla presentazione di eventuali simboli simili. Non è dato sapere perché Salvini allora avesse provveduto al deposito: erano ancora di là da venire le iniziative guidate da Gianni Fava e Gianluca Pini circa la possibilità di impiegare il simbolo della Lega Nord alle elezioni o il tentativo (non riuscito) di far riconvocare il congresso di quello stesso partito. In ogni caso, si vedrà se la registrazione come marchio dei simboli leghisti sarà invocata in qualche occasione e a quale scopo.

venerdì 19 aprile 2024

Europee, Lega per Salvini premier conferma simbolo, Udc solo in lista?

Avanti tutta senza cambiare nulla. Sembra di poter dire questo con riguardo alle scelte "simboliche" della Lega per Salvini premier con riguardo alle elezioni europee. Ieri le agenzie hanno dato notizia di una nota diffusa dal partito in cui si diceva che il consiglio federale aveva "approvato all'unanimità" il simbolo da utilizzare e che sarebbe stato "lo stesso delle ultime politiche, con il nome di Salvini sotto lo storico Alberto da Giussano". Lo stesso comunicato fa sapere che sarebbero in fase di chiusura le liste, il cui deposito presso gli uffici elettorali circoscrizionali è previsto per il 30 aprile (dunque nel primo dei due giorni a disposizione): le liste includerebbero, tra coloro che hanno dato la disponibilità a presentarsi (in numero "ben superiore al massimo previsto") "diversi aspiranti europarlamentari civici e la collaborazione con l'Udc dell'amico Lorenzo Cesa in tutti i collegi".
Dal tenore di queste righe, si deve dunque immaginare che per la quarta volta consecutiva nelle bacheche del Viminale il partito guidato da Matteo Salvini farà arrivare lo stesso contrassegno, senza alcuna modifica. Il simbolo delle ultime elezioni politiche (2022), infatti, è lo stesso utilizzato a partire dal voto politico precedente (2018) e mantenuto anche alle europee del 2019. Diverso fu il discorso nel 2014 - le prime elezioni di livello nazionale gestite da Salvini come segretario, ovviamente della Lega Nord - quando nel contrassegno trovarono posto un riferimento alle autonomie, l'emblema in miniatura di Die Freiheitlichen e, nel segmento prima occupato dalla Padania o dal riferimento ai leader, la dicitura "Basta €uro" (e, a destra del guerriero di Legnano, si poteva ancora vedere il "Sole delle Alpi", sia pure molto più piccolo rispetto al passato
L'unica modifica che potrebbe esserci riguarderebbe eventualmente il colore del cognome di Salvini: alcune grafiche diffuse sia online sia sui manifesti, infatti, sembrano utilizzare un giallo più scuro, tendente piuttosto all'arancione. Sembra difficile che il colore usato nel simbolo sia stato adeguato a quello delle grafiche: si attende dunque di conoscere la tinta corretta del nome. In teoria il comunicato fa supporre che l'Udc non inserirà un riferimento grafico all'interno del contrassegno, così come non si parla della possibilità di citarvi Identità e Democrazia, il partito europeo cui aderisce la Lega (anzi, le Leghe: il sito riporta sia la Lega Nord, sia la Lega per Salvini premier): per verificare tutto questo, però, occorre aspettare domenica 21 aprile, nella quasi granitica certezza che prima dell'apertura dei cancelli del Viminale - prevista alle 8 del mattino - Roberto Calderoli raggiungerà i colleghi del partito che avevano preso il posto per la fila e curerà le operazioni di deposito.
La conferma del simbolo precedente lascia da parte, almeno per un po', gli inviti a togliere il riferimento a Salvini nel simbolo e anche nel nome (li ripete da tempo, per esempio, Paolo Grimoldi, tra i promotori del Comitato Nord) o i casi in cui si è effettivamente scelto - alle elezioni locali o in alcune iniziative del partito, specie in occasione del quarantesimo anniversario della fondazione della Lega (autonomista) Lombarda - di non inserire il cognome del segretario nel simbolo. 

venerdì 5 aprile 2024

L'Udc verso la Lega per creare un gruppo (?) e correre alle europee

Le elezioni europee del 2019 sono state le prime a non vedere lo scudo crociato sulle schede: allora, infatti, in nome della comune appartenenza al Partito popolare europeo, l'Unione di centro - Udc schierò propri candidati nelle liste di Forza Italia. Cinque anni prima il 4% era stato raggiunto con un po' di fatica dalla lista comune promossa con il Nuovo Centrodestra, ma nel voto che aveva seguito di un anno il risultato deludente di Noi con l'Italia - Udc alle politiche del 2018 (1,3% alla Camera) si era ritenuto più prudente non rischiare e concorrere - proprio insieme a Noi con l'Italia - all'unica lista legata al Ppe (anche se nel simbolo non era indicato) certa di superare lo sbarramento. Nessuno dei sette europarlamentari eletti dalla lista di Fi, però, era espressione dell'Udc: lo stesso segretario Lorenzo Cesa, a dispetto dei suoi oltre 42mila voti, ne ottenne 5mila in meno di Fulvio Martuscello e non venne eletto. 
Considerando il risultato ottenuto dalla lista Noi moderati - partecipata anche dall'Udc - alle elezioni politiche del 2022 (meno dell'1%), le condizioni di partenza per le forze politiche minori del centrodestra sembravano tanto simili a quelle del 2019 da portare a pensare che l'esito fosse lo stesso. Ma se in questi giorni si è in effetti parlato di un accordo "naturale" tra Antonio Tajani per Forza Italia e Maurizio Lupi per Noi moderati (ma, proprio perché non sembri un accordo solo elettorale o una semplice "tribuna", Noi moderati - come si è letto sul Corriere in un pezzo di Marco Cremonesi - insisterebbe per ottenere un richiamo al partito nel simbolo forzista), l'Udc sembra piuttosto proiettata verso una federazione con la Lega per Salvini premier
Oggi le agenzie danno notizia di un comunicato congiunto dei due partiti, in base al quale "Matteo Salvini e Lorenzo Cesa si sono confrontati e hanno condiviso che le prossime elezioni europee rappresenteranno un passaggio decisivo per il futuro del Vecchio Continente e dell'Italia", passaggio in vista del quale è stato annunciato un "patto federativo parlamentare". Già questa mattina, in compenso, su Libero Cesa annunciava in un'intervista a Pietro De Leo l'avvenuta stipulazione di quel patto "grazie all'impegno dell'onorevole Nino Minardo che ha lavorato per costruire questo percorso politico e per cui parla la storia politica che lo ha visto, anche da segretario regionale della Lega in Sicilia, sempre impegnato nel dialogo con le forze moderate, di ispirazione cattolica e autonomista". 
In effetti subito dopo a De Leo Cesa parla della nascita di una "componente Udc alla Camera": chi conosce il diritto parlamentare (e frequenta questo sito) sa bene che gruppo parlamentare e componente politica del gruppo misto sono due realtà ben diverse, visto che per creare una componente nel gruppo misto basta disporre di tre deputati che dichiarino di fare riferimento a "un partito o movimento politico la cui esistenza, alla data di svolgimento delle elezioni per la Camera [...], risulti in forza di elementi certi e inequivoci, e che abbia presentato, anche congiuntamente con altri, liste di candidati ovvero candidature nei collegi uninominali"; per costituire un gruppo, invece, in questa prima legislatura "a ranghi ridotti" servirebbero ancora 20 deputati, criterio cui sarebbe possibile derogare se si fossero ottenuto alle ultime elezioni politiche almeno 300mila voti. La lista federativa Noi moderati si era fermata al di sotto (poco più di 250mila voti), ma l'Ufficio di presidenza della Camera si era accontentato del conseguimento di eletti nei collegi uninominali e aveva autorizzato la formazione del gruppo, benché fosse formato da sole 8 persone, meno della metà del minimo richiesto. Considerando che l'Udc può contare solo su Cesa alla Camera (attualmente nel gruppo composito di Noi moderati) e che a lui si unirà Minardo, è facile rilevare che manca una persona per arrivare a tre, ma è ancora più difficile che si autorizzi la formazione di un nuovo gruppo per sole due persone, benché - come sottolineato da Cesa nell'intervista - militanti e rappresentanti locali dell'Udc rivendichino "una agibilità politica nazionale del nostro partito. Richiesta fondata peraltro dalla presenza dello scudocrociato in tutte le tornate elettorali".
La federazione parlamentare, però, è indicata come tappa intermedia di un percorso più ampio: "Con concretezza e senso di responsabilità - si legge nel comunicato congiunto - Lega e Udc vogliono rafforzare i contenuti programmatici comuni che vanno difesi a Roma come a Bruxelles: si tratta della valorizzazione delle tradizioni e dei valori cristiani dell'Europa; della tutela della famiglia, dell'autonomia dei territori e della valorizzazione degli enti locali, della salvaguardia del lavoro, della determinazione per sostenere sviluppo e nuove infrastrutture, del contrasto all'immigrazione illegale, dell'incoraggiamento a ogni iniziativa finalizzata alla pace e dell'impegno per l'indipendenza energetica del paese". "Matteo è una persona attenta e di grande generosità - ha risposto Cesa a De Leo che gli chiedeva cosa lo accomunasse a Salvini -. Poi chiaramente è un alleato leale e soprattutto un politico concreto come sta dimostrando con il suo lavoro al Mit. Sui contenuti le faccio notare una cosa: sul nostro simbolo, lo scudocrociato, campeggia la parola Libertas, libertà. Come Salvini siamo contro ogni forma di totalitarismo, sia esso fascista o comunista. Abbiamo poi entrambi il desiderio di avere un'Europa più efficiente, più coesa e più vicina alle esigenze dei suoi cittadini: il progetto originale di Adenauer, Schumann e De Gasperi. Per non parlare della difesa dei valori e al contrasto dell'immigrazione illegale. E anche sul tema dell’autonomia ricordo che uno dei precursori è stato don Luigi Sturzo, un siciliano e il fondatore del popolarismo italiano".
Non spetta a questo sito valutare il contenuto di queste e altre dichiarazioni. Ci si limita ad accogliere con sorpresa un nuovo caso di "geometria variabile preventiva": se Forza Italia e Udc condividevano l'appartenenza al Ppe, altrettanto non si può dire per Udc e Lega, visto che questa è parte del partito-gruppo Identità e democrazia e non riesce facile pensare che eventuali candidati dell'Udc che dovessero risultare eletti a Strasburgo accettino di restare sotto le insegne di Id. Di certo, per questioni di concretezza, era altrettanto difficile che Forza Italia, partito più in forma di qualche tempo fa ma comunque lontano dai risultati di un tempo, potesse farsi carico di tutte le attese elettorali dei piccoli partiti di quell'area, con il rischio di vedere troppo penalizzati i propri esponenti.
Proprio per le differenzi collocazioni partitiche a livello europeo, in ogni caso, è ancora più interessante capire se il simbolo della Lega sarà integrato in qualche modo con i riferimenti all'Udc, dubitando - ma non si può mai dire.. - che nel contrassegno per la prima volta appaiano i riferimenti a due diversi partiti europei, Ppe e Id. Sarebbe fin troppo facile, sul piano grafico, ironizzare e pensare a una crasi, partendo dal fatto che il monumento al guerriero di Legnano, oltre che una spada, impugna uno scudo: coprire con lo scudo crociato dell'Udc la figura del leone marciano, così, diventa di una facilità disarmante.
Si tratta ovviamente di uno scherzo, di un simbolo chiaramente farlocco. Eppure ci si può stupire nell'apprendere per caso che a Cassino (Fr) è esistita nel 1963 - e ha operato fin quasi alla fine della consiliatura - una lista contrassegnata dal simbolo del "guerriero crociato". Nata per un dissidio all'interno della Democrazia cristiana (e ammessa dalla commissione elettorale mandamentale, cosa non scontata visto lo scudo crociato in primo piano, solo in parte temperato dalla presenza dell'abbazia di Montecassino sullo sfondo), la lista fu legata soprattutto a Pietro Malatesta, vicino al Movimento popolare cristiano e contrario all'apertura ai socialisti, a differenza della Dc "ufficiale" dell'allora presidente del consiglio Amintore Fanfani. Lo scudo crociato tradizionale ottenne il 45,2% e 15 seggi, ma il guerriero crociato fu scelto da un votante su quattro e il 25% dei voti si tradusse in 8 seggi. La scissione, molto dura in quella comunità, rientrò prima delle elezioni successive, ma ha lasciato traccia nelle memorie scritte (v. Giuseppe Gentile, Un testimone della ricostruzione di Cassino) e in alcuni materiali elettorali che si possono ancora trovare in rete. Una è relativa a uno dei candidati della lista, "Guerriero #crociato", tale ragionier Pietro Cornacchia, "provato amico dei combattenti e delle famiglie numerose" (ma anche, secondo quanto riporta il sito LeggoCassino.it, "Fervente patriota ed irriducibile assertore dei valori morali pertinenti ai combattenti". Chissà che qualcuno non si senta vicino a queste posizioni (magari immaginando combattimenti diversi dalle guerre) e non abbia in mente di "scudocrociare" Alberto da Giussano...

lunedì 30 gennaio 2023

L'elezione del Parlamento della Padania (1997): una storia da sfogliare

Sono tr
ascorsi oltre 25 anni dal 26 ottobre 1997, giorno in cui in tanti luoghi piccoli e grani del Nord Italia (nonché nei principali comuni di Toscana, Marche e Umbria) spuntarono (e in vari luoghi del Centro) spuntarono tanti gazebo bianchi, trasformati in seggi elettorali autogestiti. La scena era simile a quella già vista cinque mesi primin occasione del "Referendum per l'indipendenza della Padania", organizzato dalla Lega Nord il 25 maggio, ma il nuovo obiettivo dichiarato erancora più ambizioso: votare per eleggere il Parlamento della Padania, che avrebbe dovuto scrivere la Costituzione del nuovo Stato di cui proprio il partito guidato da Umberto Bossi auspicava la nascita.
Un quarto di secolo dopo si può dire, con assoluta certezza, che non c'è statalcuna secessione del Nord (e nemmeno si è concretizzato il federalismo richiesto in precedenza) diceva di voler creare, anche se in concreto non nacque. Tante persone, però, credettero davvero quel possibile orizzonte o, per lo meno, lo presero sul serio, sfidando il freddo per andare a votare in quella domenica di fine ottobre: per il Carroccio lo fecero in 6 milioni, mentre - nella più classica "guerra dei numeri" spesso praticata in Italia - per l'allora sottosegretario Arturo Parisi i votanti erano stati al massimo dieci volte di meno (ma oggi persino un'affluenza simile, per un voto organizzato da un partito su una porzione del territorio nazionale, sarebbe guardato con rispetto). 
Non furono solo i numeri a finire al centro dell'attenzione. In un paese che solo dalla metà degli anni 2000 avrebbe conosciuto più da vicino lo strumento delle primarie (chiamando in quel modo anche, e impropriamente, le procedure di selezione delle figure di guida di un singolo partito), peraltro, quel voto del 26 ottobre 1997 è stato quanto di più simile un partito in Italia abbia prodotto nella storia della Repubblica al rito delle elezioni politiche, quanto a macchina organizzativa, diffusione dei seggi, numero di persone coinvolte e, soprattutto, diversificazione dell'offerta elettorale: 43 liste (e una settantina di simboli presentati), 1146 candidatiquasi 22mila postazioni tra gazebo fissi e camper mobili. e una marea di polemiche connotarono un evento unico nella storia della politica italiana. Fin dal giorno dell'annuncio - il 14 giugno 1997 - erano poi fiorite le polemiche: da una parte chi sosteneva con convinzione (o almeno così sembrava) la causa secessionista e considerava il voto nei gazebo un passaggio rilevante di un percorso più grande; dall'altra, le fazioni di chi avrebbe voluto una reazione dura dello Stato nei confronti di chi accostavcon disinvoltura all'aggettivo "padano" (variamente declinato) espressioni come "Repubblica federale", "elezioni" e "Parlamento" e di chi invece, pur non trascurando eventuali rischi per l'unità dello Stato italiano, suggerì una linea meno interventista, derubricando il voto padano a una conta internalla Lega Nord e cercando di capire le ragioni di fondo della "minaccia secessionistica" (magari per intervenire su queste).
Era mancata, finora, una narrazione completdel percorso che ebbe Roberto Maroni come "gran cerimoniere" e condusse all'elezione del Parlamento dellPadania, evocata negli ultimi anni essenzialmente per l'episodio che aveva visto Matteo Salvini - futuro segretario della Lega Nord e della Lega per Salvini premier e allora giornalista della Padania e consigliere comunale Milano - quale candidato ed eletto al Parlamento di Chignolo Po (Pv) sotto il simbolo dei Comunisti Padani. Ora la storia di quel voto così singolare e del clima in cui si celebrò si trova nel libro Padani alle urne, pubblicato da Gabriele Maestri - curatore di questo sito - per i tipi di Youcanprint. Chi conosce l'autore sa che non ha mai militato o simpatizzato per il Carroccio e le sue evoluzioni; nelle 458 pagine del volume, però, si è comunque cercato di offrire uno sguardo ampio ed esaustivo sulle elezioni del Parlamento della Padania, soprattutto per come sono state comunicate a militanti e simpatizzanti dal partito stesso, essenzialmente mediante il quotidiano la Padania (fondato pochi mesi prima della consultazione). Proprio attraverso le notizie pubblicate sul giornale leghista (e usando persino lo stesso carattere Optima della testata e dei titoli) si è ripercorso il cammino dall'annuncio delle elezioni alla prima seduta del Parlamento padano (9 novembre 1997).

sabato 29 ottobre 2022

Il Comitato Nord: torna il "verde Lega" (e il Nord), ma senza simbolo

Nessuno, in tutta onestà, 
avrebbe mai potuto immaginare che la rielezione di Umberto Bossi in Parlamento, pur a 35 anni dal primo ingresso (nel 1987 al Senato), potesse essere in dubbio, come invece era sembrato dopo la diffusione dei primi dati elettorali elaborati. Com'è ormai assodato, invece, Bossi, presidente federale a vitdella Lega Nord (per l'indipendenza della Padania) è stato rieletto alla Camernel collegio plurinominale Lombardia 2 - P01 (quello di Varese) sotto le insegne della Lega per Salvini premier (che, come si sa, è un soggetto giuridico diverso, costituito nel 2017), e, un pugno di giorni dopo il suo ritorno a Montecitorio, ha subito prodotto reazioni notevoli con la sua iniziativa - divulgata dAdnkronos il 1° ottobre - di creare un Comitato Nord, quale soggetto collettivo interno alla Lega per Salvini premier (cioè rivolto ai suoi iscritti), "finalizzato esclusivamente a riconquistare gli elettori del Nord, visto il risultato elettorale del 25 settembre per rilanciare la spinta autonomista".
Più di qualcuno ha parlato di "strappo", ma lo stesso Bossi nel giro di qualche giorno ha precisato che nell'iniziativa "non sono coinvolti nomi che non fanno parte del partito e alla base c’è il rispetto della militanza", oltre che il principio bossiano di sempre, "far valere le ragioni del Nord", a partire dalle richieste di autonomia, ma senza scissioni. Lo stesso hanno detto le due figure cui Bossi haffidato il compito di coordinare il Comitato Nord, l'europarlamentare Angelo Ciocca e l'ex deputato (nel senso che happena mancato la riconferma) e già segretario della Lega Lombarda Paolo Grimoldi (lui peraltro sembraver marcato di più la necessità che le decisioni nel partito non si prendano solo al centro).
Si trattava, dunque, di un'iniziativa internalla Lega per Salvini premier, volta soprattutto a non perdere voti tra i militanti leghisti storici che hanno aderito anche a quel partito. Qualcosa di nettamente diverso, ad esempio, dall'iniziativa che si è celebrata il 15 ottobre a Biassono (MB) - su impulso, tra gli altri, di Alessio Anghileri e Gianni Fava (nome ben noto, insieme a quello di Gianluca Pini, a chi frequenta questo sito con assiduità e segue le battaglie per la "riattivazione" della Lega Nord) - e denominatPer il Nord! Riparte la battaglia!: si trattava dell'autoconvocazione "aperta tutti" coloro che avevano a cuore l'autonomiautentica (non a caso ha partecipato anche Roberto Gremmoautonomista sempre senzavere mai aderito al Carroccio), ma rivolta innanzitutto a chi è rimasto socio ordinario militante della Lega Nord, non certo della Lega per Salvini premier. Si vedrà con il tempo se da quell'incontro nascerà un progetto politico consistente.
Tornando al Comitato Nord, da qualche giorno il soggetto collettivo si è dotato del sito https://comitatodelnord.info/, nel quale compare - dopo essere apparso su varie grafiche legate ai primi eventi organizzati un logo simile a una freccia, costituita da due parallelogrammi disposti "a specchio" uno sopra l'altro: verde quello in alto, sotto la parola (bianca, in carattere Impact"Comitato", blu quello in basso, sotto la parola (gialla) "Nord", in corsivo e piuttosto massiccia. Sembrsignificativo il recupero tanto della parola "Nord" (anche se l'aveva già fatto in precedenzGrande Nord di Roberto Bernardelli e Angelo Alessandri) quanto del verde: quando, alla fine del 2017, era stato presentato il simbolo elettorale che in seguito avrebbe caratterizzato la Lega per Salvini premier, era infatti venuto meno il "Sole delle Alpi" e, con questo, ogni traccia di verde (mentre il blu e il giallo sono rimasti).
Non è tuttavia opportuno parlare di quel logo come di un simbolo. Si tratta di una grafica che, in un certo senso, sembra frutto dell'evoluzione del fregio con cui erano marcati vari contenuti visuali riferiti uno dei due coordinatori, Paolo Grimoldi, fino all'esito delle elezioni politiche del 25 settembre a lui sfavorevolianzi, il recupero del verde sembra iniziato proprio con le sue grafichea partire dal 4-5 ottobre (in un primo tempo, peraltro, la dicitura impiegata era "Comitato del Nord", così come suggerisce tuttora l'indirizzo del sito. 
Parlare di simbolo appare inopportuno anche e soprattutto dopo la diffidarrivata direttamente da via Bellerio qualche manciata di ore fa. Ieri, infatti, si è appreso attraverso i media di un messaggio di posta elettronica indirizzato a Fabrizio Cecchetti (coordinatore regionale della Lega Lombarda per Salvini premierda Giulio Centemeroamministratore federale della Lega per Salvini premier. Quella carica, si badi bene, in base allo statuto del partito non si può equiparare a quella che in altri partiti è il tesoriere: nella Lega per Salvini premier, infatti, all'amministratore federale non spetta solo "la gestione amministrativa ed economico-finanziaria" del soggetto politico-giuridico, mespressamente anche la rappresentanza legale del partito (che altrove è nelle mani del segretario o del presidente). Di seguito si riporta il testo dell'e-mail:
Caro Fabrizio Cecchetti, ti scrivo in qualità di amministratore federale per segnalarti che ho provveduto a inviare diffida a cessare la promozione dell'associazione politica "Comitato Nord" nei confronti degli iscritti a Lega per Salvini Premier, e l'utilizzazione dei simboli e della denominazione del partito. Ho inoltre depositato segnalazione presso il Garante della Protezione dei dati personali, per la violazione in opera da parte dell'associazione "Comitato Nord" che sta procedendo a una raccolta di dati personali degli iscritti di Lega per Salvini Premier in violazione della normativa sulla privacy. In quanto legale rappresentante ti confermo la totale estraneità di Lega per Salvini Premier rispetto all'iniziativa in questione, promossa da un soggetto giuridico distinto dal partito e in nessun modo ad esso collegato.
Una nota del partito precisa che "l'intervento della Lega per Salvini Premier nei confronti dell’associazione Comitato Nord ha motivazioni di carattere esclusivamente giuridico: non esiste, e non esisterà mai, alcun problema politico o personale tra Matteo Salvini e Umberto Bossi. [...] La democrazia interna al Movimento è testimoniata dal fatto che oltre il 70% delle Sezioni ha già rinnovato segretari e direttivi [...]. Il dibattito interno non autorizza però in alcun modo violazioni della normativa in materia di trattamento dei dati personali dei Militanti della Lega, a rischio di multe milionarie". Questo testo aiuta probabilmente a inquadrare meglio la scelta della Lega per Salvini premier: primancora che un avvertimento a chi sta curando l'iniziativa del Comitato Nord (aspetto che da più parti comunque è stato visto in quest'azione), l'azione dell'amministratore sembra volta evitare ogni rischio di conseguenze nefaste per il partito di Salvini derivanti dall'attività di raccolta, trattamento e impiego di dati delle persone iscritte, come se quell'attività fosse riconducibile alla Lega per Salvini premier. Il sito non sembra contenere il simbolo leghista o anche solo il riferimento ad Alberto da Gussano, in compenso si trova l'appello di Bossi ai soci di quel partito perché aderiscano al comitato (e fin qui passì), ma soprattutto sotto al form di raccolta dati (incluso il numero della tessera del partito) si precisa che l'iscrizione, oltre a essere gratuita, è "riservatai tesserati della Lega Salvini Premier". Il messaggio si limita ribadire quanto Bossi ha detto dall'inizio, ma per qualche lettore potrebbe suggerire un collegamento con iniziative "ufficiali" del partito che da via Bellerio devono aver voluto evitare. Non è da escludere poi che siano state alla base della diffida eventuali altre iniziative lanciate dal comitato per fare proseliti (invio di messaggi online, in cui forse il simbolo leghista c'era).
Si vedrà dunque come continuerà questa vicenda: il Comitato Nord continuerà a operare, ma senza insegne del Carroccio visibili. I militanti che parteciperanno dovranno accontentarsi di portarli dentro di sé.