N.B. Questo articolo è frutto di un mio errore di valutazione, per aver ritenuto verosimile un simbolo che, in realtà, era totalmente prodotto della fantasia di un collaboratore della pagina Facebook Sinistra Cazzate Libertà. Alla fine dell'articolo - che lascio intatto, come era stato scritto all'inizio - darò conto, come è giusto, di cosa è accaduto.
Manca ancora l'ultimo atto - ossia il congresso - in casa della Lega Nord, ma la vittoria schiacciante di Matteo Salvini alle "primarie" del Carroccio rafforza ulteriormente la sua linea all'interno del partito. Una linea che consegna defintivamente al passato i "lunedì di Arcore" e l'immagine di "una Lega che chiede alleanze a Berlusconi con il cappello in mano". E se i rapporti di forza e i numeri per un eventuale voto con sistema maggioritario suggerirebbero di non chiudere del tutto il dialogo con l'ex Presidente del Consiglio, è innegabile che la forza politica parlamentare con cui la nuova Lega ha una maggiore affinità è Fratelli d'Italia.
Manca ancora l'ultimo atto - ossia il congresso - in casa della Lega Nord, ma la vittoria schiacciante di Matteo Salvini alle "primarie" del Carroccio rafforza ulteriormente la sua linea all'interno del partito. Una linea che consegna defintivamente al passato i "lunedì di Arcore" e l'immagine di "una Lega che chiede alleanze a Berlusconi con il cappello in mano". E se i rapporti di forza e i numeri per un eventuale voto con sistema maggioritario suggerirebbero di non chiudere del tutto il dialogo con l'ex Presidente del Consiglio, è innegabile che la forza politica parlamentare con cui la nuova Lega ha una maggiore affinità è Fratelli d'Italia.
Che tra i partiti guidati da Salvini e da Giorgia Meloni siano da tempo in atto tentativi di cammino comune non è un segreto. Che all'inizio di aprile si fosse parlato con una certa insistenza - dopo le indiscrezioni di Il Giornale e della Stampa - di una formazione sovranista unitaria a trazione Salvini-Meloni (con nome e simbolo allo studio) è cosa nota. Naturalmente allora i francesi non avevano ancora scelto Macron come nuovo presidente: l'idea che Marine Le Pen potesse vincere le elezioni poteva aver incentivato certe idee, poi messe da parte dopo l'esito delle presidenziali. Eppure, che qualcuno nell'entourage dei due leader sovranisti avesse realmente pensato a un progetto alternativo a una corsa unitaria del centrodestra sarebbe dimostrato da uno dei simboli circolati in privato nelle settimane scorse e che I simboli della discordia sceglie di mostrare.
Il nome ipotizzato, Italia sovrana, è lo stesso che personlmente avevo provato a immaginare in aprile per l'eventuale soggetto elettorale allo studio. La lettura grafica della bozza circolata è piuttosto semplice: la struttura di base è quella del simbolo di Noi con Salvini, con il fondo blu sfumato, la leggera circonferenza bianca interna e la "lunetta" in cui doveva trovare posto il nome della città alle amministrative. Oltre alla sostituzione del nome (con un'inversione dei colori tra alto e basso, ma si mantiene una font molto simile alla precedente, probabilmente Segoe UI Black), si nota l'aggiunta di una lunetta anche in alto, così da creare gli spazi per inserire due simboli: in alto la statua leghista di Alberto da Giussano, in basso la fiamma tricolore con base trapezoidale che fu del Msi e che nel 2015 Fratelli d'Italia si è fatta assegnare stabilmente dalla Fondazione An.
Proprio la presenza della fiamma, in realtà, fa pensare che questo emblema sia stato concepito essenzialmente in ambienti vicini al Carroccio (come, del resto, suggerirebbe l'uso del logo di Noi con Salvini come base): è noto che Meloni e una parte non trascurabile del partito non vedrebbero negativamente la dismissione del vecchio fregio, mentre per i leghisti Alberto da Giussano è da sempre irrinunciabile. Di certo, se la conservazione di entrambi i segni potrebbe far convergere gli elettori della Lega e di Fdi sul nuovo soggetto politico, la loro riduzione - rispetto all'imponenza del messaggio trasmesso dal nome - potrebbe attirare l'interesse di altre persone, soprattutto tra coloro che per il momento sono rimasti in Forza Italia e sono delusi dall'attuale corso berlusconiano (o vi sono entrati da poco, dopo anni di militanza difficile e poco fruttuosa in piccoli partiti di destra).
Nell'ipotesi in cui si vada di nuovo verso un sistema maggioritario basato sulle liste (e non sulle coalizioni), magari con la previsione di un secondo turno aperto alle forze che abbiano superato una certa soglia, sarebbe interesse soprattutto della Lega preparare un "piano B" rispetto alla lista unitaria di centrodestra (con tutte le difficoltà del caso per trovare un simbolo che soddisfi tutti): se dal partito di Berlusconi arrivassero richieste considerate inaccettabili, a partire dal noto della leadership, il contrassegno sovranista concepito in "zona Salvini" potrebbe davvero tornare utile per costruire una proposta omogenea, che convinca gli elettori (specie i "forzaleghisti", bersellianamente parlando) e punti al secondo turno.
Il nome ipotizzato, Italia sovrana, è lo stesso che personlmente avevo provato a immaginare in aprile per l'eventuale soggetto elettorale allo studio. La lettura grafica della bozza circolata è piuttosto semplice: la struttura di base è quella del simbolo di Noi con Salvini, con il fondo blu sfumato, la leggera circonferenza bianca interna e la "lunetta" in cui doveva trovare posto il nome della città alle amministrative. Oltre alla sostituzione del nome (con un'inversione dei colori tra alto e basso, ma si mantiene una font molto simile alla precedente, probabilmente Segoe UI Black), si nota l'aggiunta di una lunetta anche in alto, così da creare gli spazi per inserire due simboli: in alto la statua leghista di Alberto da Giussano, in basso la fiamma tricolore con base trapezoidale che fu del Msi e che nel 2015 Fratelli d'Italia si è fatta assegnare stabilmente dalla Fondazione An.
Proprio la presenza della fiamma, in realtà, fa pensare che questo emblema sia stato concepito essenzialmente in ambienti vicini al Carroccio (come, del resto, suggerirebbe l'uso del logo di Noi con Salvini come base): è noto che Meloni e una parte non trascurabile del partito non vedrebbero negativamente la dismissione del vecchio fregio, mentre per i leghisti Alberto da Giussano è da sempre irrinunciabile. Di certo, se la conservazione di entrambi i segni potrebbe far convergere gli elettori della Lega e di Fdi sul nuovo soggetto politico, la loro riduzione - rispetto all'imponenza del messaggio trasmesso dal nome - potrebbe attirare l'interesse di altre persone, soprattutto tra coloro che per il momento sono rimasti in Forza Italia e sono delusi dall'attuale corso berlusconiano (o vi sono entrati da poco, dopo anni di militanza difficile e poco fruttuosa in piccoli partiti di destra).
Nell'ipotesi in cui si vada di nuovo verso un sistema maggioritario basato sulle liste (e non sulle coalizioni), magari con la previsione di un secondo turno aperto alle forze che abbiano superato una certa soglia, sarebbe interesse soprattutto della Lega preparare un "piano B" rispetto alla lista unitaria di centrodestra (con tutte le difficoltà del caso per trovare un simbolo che soddisfi tutti): se dal partito di Berlusconi arrivassero richieste considerate inaccettabili, a partire dal noto della leadership, il contrassegno sovranista concepito in "zona Salvini" potrebbe davvero tornare utile per costruire una proposta omogenea, che convinca gli elettori (specie i "forzaleghisti", bersellianamente parlando) e punti al secondo turno.

