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sabato 31 gennaio 2026

Patto per il Nord, il nuovo volto di Pinamonte (con leone e "croce")

Nei giorni in cui si parla parecchio del nuovo simbolo depositato da Roberto Vannacci (Futuro nazionale) e molti si domandano che ne sarà della sua permanenza nella Lega per Salvini premier, non è sembrato inutile dare uno sguardo al mondo politico-partitico che si riconosce nello spirito leghista originario, ma - da tempo - non nella Lega attualmente in attività e a guida salviniana. Durante questo sguardo, è saltato all'occhio come il Patto per il Nord, federazione nata nel 2024, abbia modificato il proprio simbolo, peraltro proprio in corrispondenza del suo primo congresso, tenutosi il 15 e il 16 novembre 2025 al Teatro Nuovo di Treviglio (Bs). L'appuntamento è stato rilevante dal punto di vista della vita del partito, dal momento che ha confermato il progetto, ha indicato le cariche principali (presidente Roberto Bernardelli, segretario politico, Paolo Grimoldi, vicesegretari Jonny Crosio e Angelo Alessandri, tesoriere Giovanni Colombo, coordinatore delle consulte Giancarlo Pagliarini) e ha fissato, tra l'altro, l'obiettivo di essere presenti alle prossime elezioni nazionali e locali. Ma si è colta l'occasione per aggiornare anche il fregio del partito, visibile fin dall'inizio dell'assise nel suo nuovo aspetto sulla tribuna degli interventi.
Si tratta, va detto, di interventi grafici non sostanziali, che però a un occhio attento non passano inosservati. Innanzitutto è stata resa molto più sottile la circonferenza blu del simbolo, così come è stata alleggerita la scritta del nome (anche grazie all'uso di un carattere "bastoni" diverso dal Futura), tanto nella parte blu quanto in quella grigia. Soprattutto, però, è stato rivisto il disegno di Pinamonte da Vimercate, vale a dire la figura che era stata individuata come emblema del nuovo progetto politico del solo Nord.
"Innanzitutto - spiega il segretario Paolo Grimoldi, interpellato appositamente per questo sito - abbiamo confermato la nostra scelta di puntare sulla figura di Pinamonte: se su Alberto da Giussano ci sono varie letture, incluse quella che non sia mai esistito oppure che sia una figura che rappresentava i soldati, l'esistenza storica di Pinamonte è fuori di dubbio. Possiamo anzi considerarlo uno dei fondatori della Lega lombarda, perché fonti storiche testimoniano che sia andato col proprio cavallo nei vari territori per invitarli a giurare e ad aderire alla Lega lombarda, perché diversamente non ci sarebbe stata speranza per nessuno". La famosa concordia langobardorum. "Esatto. Al tempo in cui venne fondata l'associazione [costituita formalmente con atto notarile il 31 luglio 2024 dallo stesso Grimoldi, da Bernardelli, da Roberto Castelli e Francesca Losi, ndb] facemmo tutto un po' di corsa: prima facemmo elaborare il simbolo a partire da un'immagine di Pinamonte disponibile, allungandogli tra l'altro la spada; poi depositammo quel fregio come marchio [la domanda, accolta, risale al 24 settembre 2024, ndb] e il 13 ottobre ci fu l'iniziativa pubblica di presentazione a Vimercate. In vista del primo congresso, però, ci abbiamo tenuto a curare meglio il nostro simbolo e così ne abbiamo migliorati alcuni dettagli".
L'operazione di restyling, di cui si sarebbe occupato con alcuni collaboratori Lorenzo Olivari, sindaco di Quinzano (Bs), ha previsto, come si diceva, la revisione del disegno di Pinamonte, che ora è tutto basato sui colori blu e bianco. Spicca innanzitutto l'inserimento del leone di san Marco, nella sua versione da guèra (con una zampa anteriore sull'Evangeliario chiuso e l'altra che impugna uno spadino); "Abbiamo voluto integrare l'immagine di Pinamonte con i simboli principali del Nord - spiega Grimoldi -. Ovviamente è molto ben riconoscibile il riferimento alla Serenissima, ma sul petto abbiamo fatto inserire anche una sorta di croce di san Giorgio, che in qualche modo simboleggia tutta l'area occidentale del Nord, da Milano alla Liguria; il segno peraltro è condiviso anche da altri territori, a partire dal comune di Padova". Merita di essere segnalato che il disegno della croce non è immediatamente leggibile, e probabilmente nella descrizione non sarà indicato come tale, anche per scongiurare il rischio che qualche ufficio elettorale, nazionale o locale, le chieda l'eliminazione quale soggetto religioso ex art. 14, comma 7 del testo unico per l'elezione della Camera (o in base alle disposizioni dettate per le elezioni regionali o comunali).
Un osservatore attento, peraltro, potrebbe avere l'impressione che la nuova resa grafica di Pinamonte da Vimercate somigli nell'impostazione - volto bianco e blu, torace tendenzialmente bianco, scudo blu sul quale trova spazio anche il leone marciano, gambe e piedi in cui si alternano bianco e blu - al guerriero di Legnano che tuttora la Lega per Salvini premier adotta su concessione della Lega Nord. ... "Mi pare ovvio - precisa Grimoldi - che i due simboli non siano confondibili. Una formazione politica si chiama Lega per Salvini premier e il simbolo contiene Alberto da Giussano con la spada rivolta verso l'alto; l'altra si chiama Patto per il Nord e il simbolo contiene Pinamonte con la spada rivolta verso il basso. Indubbiamente si tratta di due personaggi entrambi riconducibili alla storia della Lega lombarda e può esserci qualche somiglianza grafica, ma sono comunque due personaggi diversi". Non c'è dubbio, ma sembra innegabile che le figure dei due simboli ora si somiglino di più rispetto a qualche mese fa, non trova? "Eh, se ci sono somiglianze grafiche, che posso farci... è un rischio che si può corre quando si propone la stilizzazione di una figura di un personaggio storico e non la raffigurazione veritiera come avevamo fatto all'inizio con Pinamonte, diventa quasi una scelta obbligata... In più la stilizzazione ci facilita anche la vita dal punto di vista della descrizione del contrassegno, che come lei sa dev'essere prodotta a ogni partecipazione elettorale; in ogni caso anche per la nuova versione del simbolo abbiamo fatto tutti i passaggi giuridici che erano necessari".
Pur configurdanosi come associazione-partito, Patto per il Nord continua a essere un'associazione "confederale" (sta scritto proprio nell'atto costitutivo e nello statuto), che unisce varie sigle e soggetti collettivi: "Siamo arrivati a 29 soggetti, tra associazioni, partiti, liste civiche, comitati e sindacati - spiega Grimoldi -. Ragione costitutiva dell'essere confederazione è che ogni soggetto che ne fa parte possa decidere se mantenere la propria struttura o meno, pur nella consapevolezza che sulla 'questione Nord' non si va da nessuna parte e non si può ottenere quasi nulla se ciascuno continua a mantenere la propria organizzazione autonoma, che a volte è molto circoscritta; qualcuno dei gruppi effettivamente si è di fatto sciolto in Patto per il Nord, altri hanno mantenuto una propria identità, anche per forza di cose, penso per esempio al Sindacato del Nord, che ha il suo quartier generale a Genova e che quando agisce come sindacato non agisce come partito".
Per chi segue con attenzione la politica italiana, il Patto per il Nord non è il primo tentativo di riorganizzare la "causa nordista" al di fuori della Lega (per Salvini premier): lo ha preceduto, soprattutto, Grande Nord, altra confederazione, promossa alla fine del 2017 da Roberto Bernardelli, Angelo Alessandri e altri leghisti di lungo corso; l'esito elettorale, tuttavia, sembra essere stato più contenuto rispetto alle attese iniziali. Questa volta ci sono premesse migliori? La domanda, ovviamente, è per Grimoldi, deputato dal 2006 al 2022, ma soprattutto coordinatore federale del Movimento Giovani Padani dal 2002 al 2011 e segretario della Lega Lombarda dal 2015 al 2021: "Potrei dirle che l'esito sarà diverso perché i contatti su cui possiamo contare oggi sono decisamente maggiori rispetto a quelli disponibili all'epoca di Grande Nord e abbiamo già coinvolto davvero molti sindaci, consiglieri, ex militanti e anche ex parlamentari leghisti, l'ultimo dei quali è Dario Galli, una figura di assoluta importanta in Lombardia che a gennaio ha scelto di aderire al Patto per il Nord; queste, però, a mio modo di vedere sono ragioni secondarie. Il motivo principale, che potenzialmente ci apre praterie, è che anche il meno attento tra gli elettori ha capito che quella di Matteo Salvini non è più la Lega; magari la vota anche e ne condivide le idee, ma si rende conto che quello è un soggetto politico diverso, che sconta varie contraddizioni. Dice che è contro l'Europa, poi però alle europee candida Aldo Patriciello, che di fatto può considerarsi amico di von der Leyen e che, quando c'è da votare contro di lei, 'perde la scheda' o perde l'aereo; dice di essere contrario all'invio alle armi all'Ucraina, ma ha votato dodici volte a favore sul punto; si dice sempre a favore della legittima difesa, ma questo principio non va bene quando un altro Stato vuole difendersi. Non dico cosa è giusto e cosa è sbagliato: mi limito a rilevare le contraddizioni nelle posizioni di quel partito e come me le può rilevare chiunque: noi invece abbiamo preso l'intero bagaglio valoriale della 'vecchia' Lega Nord e lo adattiamo alla situazione del 2026 letta attraverso un nuovo partito che vuole però conservare l'attenzione alla meritocrazia, a quella parte del Paese che lavora e ha lavorato, andando in pensione per anzianità e non per vecchiaia. Per questo posso dire che ovunque nel Nord c'è chi può dire: io ho sempre votato chi portava avanti queste idee che condivido, ora che quel partito di fatto non c'è più o continuo a votare un partito che ha quasi lo stesso nome ma sono sempre più insoddisfatto, o non voto più oppure contribuisco a costruire qualcosa di diverso. Quindi, come vede, lo spazio c'è e paradossalmemnte il miglior alleato del Patto per il Nord si chiama Matteo Salvini".
Proprio Salvini, pochi giorni fa, alla manifestazione "Idee in movimento" a Rivisondoli, ha detto: "Qualcuno ritiene che sia più garantito il suo seggio da altre parti? Vai, anche perché, sciocco, la storia insegna che chi esce dalla Lega finisce nel nulla. Auguri, buon viaggio, senza rancore e col sorriso. Quantomeno risparmiate ai militanti e a chi vi ha eletto, montando il gazebo a gratis, il 'lungo e travagliato percorso di coscienza'. Dillo: 'Voglio la poltrona', auguri!" "Dire che chi esce dalla Lega finisce nel nulla significa trattare la Lega di Salvini come una questione di poltrone. La Lega era, è sempre stata altro: uno degli esempi che più si portava era quello dei forestali in Sicilia, che era irragionevole che fossero molti di più di quelli del Canada pagati coi soldi di tutti i contribuenti; il fatto che nel 2025 l'emendamento per stanziare più risorse per i forestali siciliani sia a firma della senatrice Lsp Valeria Sudano dà la misura di quanto la Lega attuale sia 'uscita dalla Lega', se vogliano dirla così. Lo stesso posso dire sull'aumento dei pedaggi o sulle risorse spostate da altre opere per finanziare il Ponte sullo Stretto di Messina e su molte altre questioni, per le quali la vecchia Lega avrebbe scatenato l'inferno, al di là di ogni calcolo elettorale". Sarà il tempo, e il responso delle urne, a dire se la sfida di Pinamonte da Vimercate, nella sua nuova versione, sarà stata vinta o almeno colta dalla base come i promotori del Patto per il Nord l'hanno voluta proporre. 

giovedì 28 marzo 2024

Libertà - Sud chiama Nord si arricchisce, la mitosi di Cateno continua

La tentazione di qualificare come mitosi il fenomeno che interessa la lista Libertà, promossa da Sud chiama Nord in vista delle elezioni europee dell'8 e 9 giugno, è davvero fortissima. Mitosi non nel senso di scissioni successive, ovviamente, ma di moltiplicazione dei simboli all'interno del contrassegno elettorale. 
Il fenomeno non ha più nemmeno cadenza settimanale: dopo la terza conferenza stampa presso la Camera dei deputati giovedì scorso (il 21 marzo), Cateno De Luca, leader indiscusso di Sud chiama Nord, ha mostrato sui suoi profili social tre versioni ulteriori dell'emblema della lista, in cui i cerchietti all'interno finivano per aumentare sempre di più. Sabato 23 marzo erano già diventati 12 (anche se erano tutti bianchi, tranne quello del partito capofila); domenica erano cresciuti di uno (perché Movimento per l'Italexit era stato spostato in basso, in una "linguetta" blu di cui inizialmente non si comprendeva bene il significato, mentre Popolo Veneto e Partito popolare del Nord erano finiti sotto la parola "Libertà", a fianco della "pulce" dei Civici in Movimento, scivolata nella parte destra del cerchio (in compenso nello spazio inferiore, specularmente rispetto al "bollino" del Capitano Ultimo, era apparso un pallino verde con il solo cognome "Rizzi", in quel momento ancora sconosciuto ma che sarebbe stato svelato pochi giorni dopo); ieri, però, un'ulteriore versione del simbolo faceva intuire addirittura la presenza di 17 miniature, inclusa quella di Sud chiama Nord. 
La parola centrale "Libertà" è letteralmente attorniata da fregi, loghi, marchi e marchietti, che invadono decisamente la fascia blu centrale e arrivano a lambire le lettere. Trovare spazio ai simboli nel contrassegno-zattera elettorale sta diventando complesso, così come dovrà accettare compromessi chi sperava di avere una visibilità maggiore, anche sul piano grafico. Il nocchiero De Luca, del resto, ieri è stato molto chiaro: "Se qualche partner vuole uscire con la scusa della dimensione del simbolo o di altri pretestuosi formalismi - ha scritto sempre sui suoi profili social - faccia pure: la porta è sempre aperta per entrare e per uscire! Sopportare certe discussioni sulla dimensione dei propri simboli e non sentir parlare invece di come ripartire i costi della campagna elettorale non avete idea quanto mi fa girare le palline ma per la Libertà sopporto anche questo..." Non ci si esprime sui costi della campagna elettorale (che certamente sono e saranno ingenti, anche immaginando di dividerli tra le varie anime del progetto: del resto, anche far stampare roll-up e altro materiale a ogni cambio di simbolo ha un costo) e nemmeno sulle citate palline: meglio, molto meglio attenersi ai soli pallini che sono spuntati nel contrassegno.  
L'inizio della conferenza stampa di oggi, introdotta dall'unico parlamentare di Sud chiama Nord rimasto (il deputato Francesco Gallo) e coordinata dalla presidente del partito Laura Castelli, a dire il vero non ha aiutato subito a fare luce sui nuovi ingressi. I primi interventi, infatti, sono arrivati da Piera Aiello (testimone di giustizia, eletta alla Camera con il MoVimento 5 Stelle nel 2018, poi fuoriuscita e passata nelle componenti del gruppo misto Centro democratico e Italia dei valori e ricandidata nel 2022 - ma non eletta - con Unione popolare) e da Francesco Amodeo (giornalista d'inchiesta). Né la prima né il secondo rappresentano forze politiche, ma possono probabilmente ricondursi a quanto detto da Ismaele La Vardera, deputato regionale di Sud chiama Nord all'Assemblea regionale siciliana: "La questione morale passa anche dalla presentabilità dei candidati e noi stiamo costruendo un progetto che non possa essere scalfito in tal senso, avendo scelto di schierare persone che rappresentano nella loro vita battaglie quotidiane: in qualche modo ho voluto mettere a disposizione delle amicizie che avevo nella mia vita precedente, quella da inviato delle Iene, e sono contento delle sinergie che si sono create. Noi non facciamo parlare i programmi, ma le persone e le loro storie". Non è inutile, però, segnalare che Francesco Amodeo, già finito sulle schede delle ultime elezioni politiche con Italexit, era indicato come candidato di Democrazia sovrana popolare: "Esprimo un grosso rammarico - ha detto - per non essere riuscito a portare a questo tavolo il partito che per primo mi aveva offerto la candidatura: l'operazione è fallita per inaccettabili personalismi di alcuni che hanno ceduto a dannose e sterili logiche autoreferenziali. Chi oggi non è seduto da questa parte della trincea non avverte l'urgenza, quindi può rimandare al prossimo turno, fingendo di non capire che il tempo è scaduto". In effetti, poi, si è scoperto che Amodeo - già fondatore dell'associazione Noi italiani - risulta essere presidente di uno dei simboli inseriti nel contrassegno, ma ci è voluto un po' di pazienza per sapere quale. 
Il primo emblema svelato, in realtà, è quello che aveva fatto capolino nei giorni precedenti senza particolare spiegazioni. Il cerchio verde, bordato di nero, con il cognome "Rizzi" al centro in grande evidenza, è - al pari di quello legato al "Capitano Ultimo" - riferito a una sola persona e alla sua storia: quella di Enrico Rizzi, 34 anni, trapanese, che da oltre 17 anni conduce battaglie per i diritti degli animali, "battaglie di civiltà sentite da milioni di persone che amano gli animali e vogliono vederli rispettati". Rizzi - che è a sua volta sotto tutela per aver denunciato vari episodi di sfruttamento degli animali a fini di lucro - ha detto di volersi impegnare innanzitutto per fermare gli allevamenti intensivi e il trasporto di animali vivi, "per un mondo  che abbia più rispetto, oltre che per le persone, per coloro che non possono difendersi". 
Uno dei nuovi emblemi apparsi nel contrassegno, in realtà, potrebbe risultare già noto a chi fosse frequentatore di questo sito e avesse un'ottima memoria: fa la sua comparsa, infatti, il Partito moderato d'Italia, sorto all'inizio del 2021 e divenuto rapidamente un caso perché la notizia della costituzione era stata data con annunci a pagamento su varie testate (Corriere della Sera, Quotidiano Nazionale, La Verità). Oggi come allora nel simbolo si può riconoscere la statua di Minerva scolpita da Francesco Messina e collocata a Pavia e oggi come allora il partito è rappresentato dal presidente (e co-fondatore con Andrea Gaspardo) Paolo Silvagni, imprenditore calzaturiero (la famiglia nel 2015 ha acquisito pure il marchio Valleverde). "L'Europa si riempie la bocca di democrazia, ma l'8-9 giugno in ogni Stato si voteranno i rispettivi partiti, ma come andranno le cose lo decideranno nei palazzi di Bruxelles. Per questo mi batterò innanzitutto per arrivare all'elezione diretta del Presidente della Commissione europea, oltre che per la pace, per una politica fiscale equa e per la tutela dell'ambiente senza distruggere le imprese".
Luana Guzzetti
e Mauro Beccari, in rappresentanza di Noi agricoltori & pescatori: si tratta del progetto politico promosso da Amodeo, che ha spiegato di aver girato per mesi i vari presidi di agricoltori e pescatori, nel tentativo di federare tutte quelle iniziative locali di protesta e proposta e costruire qualcosa. "Siamo partiti il 22 gennaio perché abbiamo un malessere enorme - hanno detto Beccari e Guzzetti durante la conferenza stampa di oggi - l'Europa sta massacrando noi agricoltori con norme incredibili e abbiamo perso umiltà e riconoscenza, ma senza di noi i cittadini non hanno futuro, oltre che cibo: non possiamo più delegare ad altri". Il simbolo, che nella struttura ricorda quello della federazione Noi italiani di Amodeo, contiene due spighe speculari (disposte a corona d'alloro) su fondo tricolore, con il nome del gruppo disposto su tre righe.  
In seguito è intervenuto anche Giacinto Boldrini, già senatore e qualificatosi come "presidente del Partito pensionati": corre però subito l'obbligo di precisare che si tratta non tanto del partito guidato da Carlo Fatuzzo (la cui attività nel corso del tempo si è decisamente ridotta), quanto piuttosto del Partito Pensionati + Salute, diretta filiazione del soggetto politico che aveva cercato di presentare il simbolo del Partito pensionati (per il quale Boldrini era stato candidato nel 2008 al Senato nelle liste del Pdl e che era divenuto senatore nel 2012 subentrando al defunto Gianpiero Carlo Cantoni). Il simbolo attuale è un tricolore disposto in orizzontale e creato a frottage, con la parola "Pensionati" al centro, blu e maiuscola (dettaglio non irrilevante di differenza rispetto al partito precedente). "Dopo la grave infermità di Carlo Fatuzzo, non ho voluto lasciar perdere il simbolo che era stato creato tanti anni fa e faceva storia: ho aggiunto il concetto di salute, che per noi è il più importante".
Veronica Giannone, parlamentare nella precedente legislatura e molto vicina a Sara Cunial, anche lei presente alla conferenza, ha rappresentato invece il partito Vita, formato in occasione delle ultime elezioni politiche "per assumersi la responsabilità del futuro del paese e dei nostri figli, credendo nella verità che deve entrare nelle istituzioni europee". Il simbolo è lo stesso già visto alle elezioni politiche, con l'albero della vita tricolore al posto della "i" del nome su fondo blu.
È riconducibile a un'area affine Ugo Rossi, intervenuto in rappresentanza di Insieme Liberi: si era parlato nei giorni scorsi di questa lista, essendo una delle poche che si era impegnata nella raccolta firme fin dall'inizio. "Avevamo iniziato a raccoglierle - ha spiegato Rossi - ma poi abbiamo risposto all'appello di Cateno De Luca per costruire questo fronte antisistema: non potevamo sbagliare un'altra volta, correndo divisi e finendo per sottostare alle oligarchie di partito". Il simbolo del sole nascente da un profilo montuoso tricolore (con la parola "Uscita" in basso, con le ultime lettere tricolori per rafforzare il concetto di Italexit con un'altra parola) passa dunque all'interno del contrassegno di Libertà - Sud chiama Nord, lasciando che (a meno di notizie di segno diverso) Democrazia sovrana popolare sia forse la sola forza politica - insieme a Pace Terra Dignità di Michele Santoro e Raniero La Valle - a cercare di raccogliere le oltre 75mila firme richieste dalla norma una tantum per le elezioni europee di quest'anno.
L'ultimo ospite intervenuto è stato Roberto Bernardelli, promotore della Confederazione Grande Nord, nata alla fine del 2017 dall'impegno congiunto di varie figure che avevano militato nella Lega Nord e concorrente alle elezioni politiche del 2018: il fatto che una delle presentazioni della lista Libertà sia avvenuta all'hotel Cavalieri di Milano, di proprietà di Bernardelli, aveva fatto pensare a un coinvolgimento del partito promosso da lui e così in effetti è. "Cateno De Luca mi è piaciuto - ha detto - perché ha offerto un messaggio molto chiaro: Roma ruba al Sud come ruba al Nord. Quel Nord in cui oggi si trova gran parte dei poveri italiani, visto il costo della vita. Non mi candido, ma sono con voi: mi piacciono i comuni e mi piacciono i sindaci". Il simbolo ritorna sulla scena nazionale senza avere subito modifiche.
Alcune presenze all'interno della lista possono restare curiosità: è il caso delle forze politiche nate con l'idea di contrastare le scelte governative in materia sanitaria. È intervenuto Cateno De Luca a spiegare il senso dell'operazione, richiamando la nota massima attribuita (erroneamente) a Voltaire "Non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere": "Il firmamento della Libertà - ha spiegato il leader di Sud chiama Nord - si completerà alla prossima conferenza stampa, il 4 aprile all'hotel Nazionale a Roma; due giorni dopo apriremo la nostra campagna con una manifestazione in piazza Santi Apostoli"
Sempre De Luca ha annunciato 14 richieste di entrare a fare parte della lista, ma "credo che ci fermeremo al significativo numero di 17 simboli". La mitosi, dunque, è alle fasi finali. "Se noi indichiamo il simbolo di Libertà - ha detto Francesco Amodeo - molti guardano il dito senza vedere la luna, vedono solo tanti piccoli simboletti senza riuscire a capire la forza dirompente di quel simbolo complessivo". Nel frattempo, a guardare bene, nel simbolo di Sud chiama Nord si può trovare spazio per un altro pallino...

venerdì 19 maggio 2017

Verso il "Grande Nord" di Bernardelli (che però è già un marchio da 5 anni)

Che tra leghisti, ex leghisti e altri esponenti del Nord potesse muoversi qualcosa e ci fosse giusto qualche giorno da aspettare, lo si è appreso con discreta certezza il 15 maggio. In quel giorno, infatti, AdnKronos ha battuto un lancio in cui si dava conto di un evento previsto per il 27 maggio - tra otto giorni dunque - in cui sarebbe stato presentato un nuovo movimento politico, voluto da Roberto Bernardelli. Il nome non è e non può risultare nuovo ai veri drogati di politica: imprenditore da sempre, ora soprattutto nel settore alberghiero, e politico per passione, è stato deputato della Lega Nord tra il 1994 e il 1996 e consigliere regionale in Lombardia dal 2000 al 2005, ma prima aveva contribuito a fondare il Partito pensionati e in seguito ha legato il suo nome a varie formazioni politiche di impronta autonomista (a partire dalla Lega Padana Lombardia) e contrarie all'Euro (No Euro con Renzo Rabellino). 
Il 27 maggio, dunque, presso l'Hotel dei Cavalieri di Milano - appunto di Bernardelli - sarà svelata la grafica del nuovo movimento, che dovrebbe chiamarsi Grande Nord. Dopo aver fondato l'associazione "Far tornare grande il Nord", infatti, Bernardelli il 3 aprile ha depositato come marchio un disegno la cui descrizione ufficiale è la seguente: "un cerchio diviso in due sezioni da un tratto ondulato, con la scritta gialla 'Grande' nella parte superiore di colore verde, e la scritta verde 'Nord' in quella inferiore, di colore bianco". Allegata alla descrizione c'era anche un'immagine, che è quella riportata in alto; non è detto che nel frattempo il disegno non abbia subito cambiamenti, ma tra otto giorni sarà il momento di rendersene conto.
E' ovviamente interessante leggere Bernardelli che - sempre nel lancio di AdnKronos - assicura "Il mio movimento? Non sarà la 'Lega 2: la vendetta', questo è sicuro", annuncia che alla giornata i proponenti avranno soprattutto il compito di ascoltare la gente che lavora, ci saranno "persone che hanno avuto esperienze politiche, ma non politici di professione"; incuriosisce leggere che in quel giorno (e al laboratorio di idee "Le Officine del Nord") ci saranno ex leghisti di lungo corso come Marco Reguzzoni (già capogruppo alla Camera) e l'ex sottosegretaria Francesca Martini, così come non mancheranno ex aderenti al Carroccio fondatori di altri movimenti simbolicamente rilevanti, come Fabrizio Comencini (Liga Fronte Veneto - Liga veneta Repubblica), Giulio Arrighini (Progetto Lombardia, Unione padana) e Angelo Alessandri (Io cambio, dopo essere stato presidente della Lega bossiana e segretario nazionale dell'Emilia). L'attenzione non poteva essere che tutta per la presenza di Umberto Bossi: per Bernardelli "Il Senatur è molto interessato al nostro progetto e il 27 sarà con noi", anche se AdnKronos immagina che il fondatore della Lega non pensi comunque a lasciare il suo partito. 
Mentre si attende di sapere quale sarà la "proposta di una raccolta firme che farà molto male ai partiti, li ridimensionerà parecchio" annunciata da Bernardelli, sorge però spontaneo un dubbio: al di là dell'evento del 27, riuscirà l'albergatore milanese a utilizzare indisturbato il suo Grande Nord? La domanda è legittima, dopo avere scoperto che il 6 luglio 2012 l'Ufficio italiano brevetti e marchi aveva accolto e registrato una domanda di marchio presentata poco meno di un anno prima per il simbolo Grande Nord. A presentarla era stato Pippo Fallica, tra i fondatori nel 2010 di Forza del Sud con Gianfranco Miccichè e, l'anno dopo, di Grande Sud. La grafica del simbolo è esattamente la stessa dei due partiti precedenti e il deposito della domanda di marchio segue di un mese e mezzo quello relativo a Grande Sud e di sei mesi quello della domanda per Forza del Sud, sempre con l'ex sodale di Micciché che figura come titolare.
Ora, potrebbe Fallica - che, in base alle ultime notizie reperite in rete, nel 2015 era finito assunto come dipendente del gruppo Pd all'Assemblea regionale siciliana, pur restando di Forza Italia ... ora chissà dov'è? - lamentarsi con Bernardelli e impedirgli di usare quel nome? E' pur vero che Grande Sud è da tempo confluito in Forza Italia e, per giunta, non risulta che il Grande Nord di Fallica sia mai stato usato; il titolo di registrazione, tuttavia, è ancora valido. Va ammesso che "Grande Nord" può essere considerato una espressione di magnificazione generica ottenuta con due parole di uso comune, per cui potrebbe rientrare tra i marchi "deboli", tutelati essenzialmente dall'imitazione pedissequa: in questo caso la grafica è evidentemente diversa, ma non sono mancati casi in passato in cui il solo nome simile a quello di altre associazioni ha indotto i partiti a modificare il nome (si veda Diritto e libertà di Massimo Donati, prima di contribuire al Centro democratico di Tabacci). In ogni caso, per il momento (e fino a eventuali rimostranze di Fallica), Bernardelli può continuare tranquillo a pensare come far tornare grande il Nord...