sabato 6 febbraio 2021

Il Partito moderato d'Italia: giri la pagina... ed eccolo qui!

Come si può scoprire che è nato un nuovo partito? Alle volte basta, letteralmente, aprire un quotidiano, senza per forza doversi dedicare alle pagine delle notizie. Chi oggi si fosse trovato davanti un'edizione cartacea o digitale del Corriere della Sera, infatti, arrivando a pagina 16 l'avrebbe trovata tutta occupata da un "avviso a pagamento" che dava notizia della costituzione del Partito moderato d'Italia, con tanto di simbolo e indicazione del sito per trovare programma, statuto e altro materiale; lo stesso, a quanto si può capire, è avvenuto con il Quotidiano Nazionale e con La Verità. Questi pochi elementi di certo bastano ad attirare l'attenzione dei #drogatidipolitica e persino a scatenare un passaparola via chat, inducendo inevitabilmente qualcuno a fare qualche ricerca per saperne di più. 
Con una rapida ricerca si può scoprire che in effetti il partito è davvero nato da pochissimo: l'atto costitutivo, infatti, reca la data del 20 gennaio 2021. A far nascere il partito sono Paolo Silvagni e Andrea Gaspardo, rispettivamente della provincia di Ravenna e di Pordenone: il primo, che è anche il presidente, dopo una laurea in economia e finanza alla Bocconi e sette anni di lavoro all'interno della banca HSBC, dal 2016 è impegnato nelle imprese di famiglia, attive nel settore delle calzature (nel 2015 hanno acquisito tra l'altro il marchio Valleverde).
Le pagine pubblicate oggi dai quotidiani, in effetti, sembrano già il punto di arrivo di un lungo percorso, iniziato poco meno di un anno fa. Ci si mette poco, infatti, a collegare a quel progetto politico il sito preesistente www.sveglia-italia.it, nel quale sono state pubblicate varie lettere a firma di Elvio Silvagni, padre di Paolo e amministratore unico di Silver 1 Srl, appunto la società impegnata nell'ambito calzaturiero. 
Le missive, ospitate a partire dal 25 aprile 2020 dai quotidiani come avvisi a pagamento, erano rivolte al Presidente del Consiglio e al Presidente della Repubblica, lamentando la scarsa attenzione per il settore dell'abbigliamento e delle calzature e rappresentando la necessità di permettere quanto prima 
la riapertura di quei negozi e la mobilità tra regioni. A partire dalla terza lettera, datata 13 maggio, accanto al marchio Valleverde è comparso il citato sito di Sveglia Italia, questa volta accompagnato anche da un segno distintivo grafico che poteva ricordare un simbolo: una sveglia stilizzata in primo piano - con le lancette puntate sulle ore 7 - e un arcobalenino tricolore in alto.
Lettera dopo lettera, l'autore lamentava ogni volta di più "l'incompetenza", a suo dire, delle persone chiamate a gestire l'emergenza della pandemia; con il tempo la critica si è estesa anche a coloro che governavano il paese e all'intera classe politica italiana. Tanto che già dal 17 maggio era stato avanzato un appello innanzitutto agli imprenditori (e in generale agli italiani) per dire "Basta, è ora di cambiare", stante l'inadeguatezza di tutti i partiti in campo. Il che equivaleva a dire che occorreva fondarne uno nuovo. Il 26 giugno, in effetti, nella lettera n. 7 appariva una bozza di programma, imperniata su alcuni punti fondamentali (alternativa tra trasformazione dell'Europa in una federazione o recupero della sovranità, riforma della giustizia senza correnti e con separazione delle carriere, nuovi rapporti tra attività produttive e istituzioni, corpo unico statale di Genio civile per la cura delle infrastrutture, lotta al surriscaldamento e all'inquinamento, elezione diretta del capo dello Stato).
Le ultime lettere, apparse sui quotidiani a settembre e a novembre, contenevano nuovi atti di accusa soprattutto al governo, alla politica dei Dpcm, delle chiusure, delle regioni a colori. Con il passaggio al partito si è fatto qualcosa di più, senza rinunciare a denunciare ciò che non va, a partire appunto dal panorama politico. Così si legge nel sito: 
Esiste in Italia un movimento fondato da un comico, che per scelta ha voluto definirsi "post-ideologico". Una volta al governo, davanti ad una vera emergenza ha mostrato che cosa significa "post-ideologico": non avere alcuna idea o visione per il nostro Paese Esiste in Italia un partito che, nonostante i ripetuti cambi di nome e simbolo, non riesce a superare le proprie origini comuniste, ma continua ad agire come se lo Stato possa sopravvivere solo asfissiando imprese e cittadini di tasse, restrizioni e burocrazia. C'è poi un partito nato al Nord per disgregare l'Italia, che una volta archiviata la fase secessionista ha magari prodotto buone amministrazioni locali in alcune zone d'Italia, ma in quanto a produrre una visione per l'Italia non è riuscito ad andare oltre una pur necessaria lotta all’immigrazione clandestina. C'è un partito di estrema destra che nonostante gli sforzi e le buone intenzioni non riesce a liberarsi dalle proprie origini dalla parte sbagliata della Storia. C'è infine un partito di centro che doveva cambiare l’Italia, ma che dopo molti anni non riesce neppure a cambiare leadership, e dunque non riesce a portare nuova linfa in quello spazio politico dove ce ne sarebbe più bisogno.
Nasce da qui "l'esigenza di una nuova proposta politica, che deve innanzitutto poggiare sulle fondamenta solide di una struttura interna robusta" (per cui il finanziamento deve avvenire "nella massima legalità e trasparenza" e le persone vengono candidate "solo dopo aver passato esami severi riguardanti la propria fedina penale e dopo aver dimostrato capacità nel proprio ambito professionale o di studio prima della discesa in politica"). La proposta deve chiamarsi "Partito" perché "il primo passo sul sentiero dell’onestà è chiamare le cose con il loro vero nome". Tale partito dev'essere "moderato" perché "avrà precise radici storiche, una precisa collocazione politica al centro, ed una precisa visione per il futuro del Paese"; sarà poi "d'Italia" perché ""metterà innanzi a tutto l’interesse della Repubblica Italiana, fondata sulla nostra attuale Costituzione". 
Nel programma del partito - che ha sede a Fusignano - si legge pure che "nell'Italia di oggi essere moderati significa porsi in continuità con tutte le tradizioni politiche" del Ppi, della Dc, del Ppe e dell'Unione democratica internazionale, "coniugando l'amore per la nostra Italia unita con la fedeltà alla nostra costituzione repubblicana; il bisogno imprescindibile di libertà con un solido ancoraggio europeo ed atlantico; la ricerca del progresso medico, scientifico e tecnologico con la difesa del nostro patrimonio artistico e culturale; la nostra comune eredità cristiana con l’esigenza di un’economia sociale di mercato. Questa economia deve aspirare al benessere di tutti lasciando spazio alla creatività ed alla libera iniziativa privata, ma allo stesso tempo dispiegando tutte le reti di sicurezza sociale a garanzia del fatto che nessuno resti indietro"
Tra le proposte del Partito moderato d'Italia ce n'è pure una per introdurre l'elezione diretta del Presidente della Repubblica, a suffragio universale e a doppio turno eventuale: 
Se un candidato supera il 50% dei voti vince al primo turno, altrimenti vi sarà un ballottaggio tra i 4 candidati più votati (a quel punto vince al secondo turno chi ottiene la maggioranza semplice). La selezione dei candidati avverrà 4 mesi prima dell’elezione come segue: ogni partito politico che ha ottenuto un risultato superiore all’1% alle ultime elezioni politiche ha facoltà di nominare un candidato (non necessariamente membro del proprio partito); ogni partito politico che ha ottenuto un risultato superiore ad un multiplo del 4% ha facoltà di nominare un candidato aggiuntivo per ogni multiplo (ad esempio, un partito potrà nominare 2 candidati se avrà superato l'8% dei voti, tre se avrà superato il 12% e così via). Queste nomine verranno fatte dai partiti che hanno effettivamente partecipato alle ultime elezioni politiche (o dai loro successori legali), mentre eventuali nuovi partiti che si siano formati dopo le elezioni politiche (anche in seguito a scissioni da partiti esistenti) non avranno facoltà di nominare candidati alla Presidenza della Repubblica.
Tutto questo è stato riassunto in un simbolo, così descritto nello statuto: "Cerchio contornato da margine di colore nero, contenente al proprio interno lungo il bordo di tre linee concentriche di colore verde, bianco e rosso in rappresentanza della bandiera nazionale. Al centro nella parte superiore è raffigurata in blu su sfondo bianco la celebre statua di Minerva scolpita da Francesco Messina e situata nella città di Pavia. In basso al centro, immediatamente al di sotto del busto della statua, si trova l'acronimo PMDI in stampatello nel medesimo tono di blu. La dicitura estesa è riportata in stampatello in nero all'interno del bordo superiore". In effetti la descrizione si riferiva probabilmente a una prima versione del contrassegno, visto che la sigla è riportata in bianco su un segmento circolare rosso e blu. Non è stato spiegato il motivo per cui come emblema sia stata scelta la statua di Minerva opera di Francesco Messina e visibile a Pavia: si può ipotizzare che all'origine ci sia l'indole saggia e pronta alla battaglia della dea, particolarmente utile in questo periodo anche per chi si proclama moderato.
Nell'annuncio pubblicato oggi emerge la consapevolezza che "fondare un nuovo partito e portare al vertice persone non compromesse con la vecchia politica, ma con capacità nei vari settori per poter risollevare le sorti dell'Italia sarà un'impresa molto complicata e lunga. Tuttavia prima del 2023 non ci saranno nuove elezioni perché i politici non vogliono perdere la poltrona, dunque un po' di tempo c'è ancora". A patto, ovviamente, di usarlo con saggezza.

1 commento:

  1. Ottimi propositi, alcuni molto condivisibili come quello sulla Riforma della organizzazione giudiziaria con la previsione della divisione delle carriere e quello all'elezione diretta del Capo dello Stato. Per il resto si leggono affermazioni simili a quelle di molti altri partiti già esistenti. La perplessita' nasce dal fatto della somma di un altro partito ai tanti ( troppi) già attivi nel panorama politico italiano.

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