Visualizzazione post con etichetta amministrative 2020. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta amministrative 2020. Mostra tutti i post

venerdì 23 ottobre 2020

Nuoro, simboli e curiosità sulla scheda

L'ultimo capoluogo di provincia a essere chiamato al voto in questo 2020 sarà Nuoro, i cui comizi elettorali si terranno domenica e lunedì. Si tratta di un'elezione a scadenza naturale, dopo che nel 2015 come sindaco era stato eletto Andrea Soddu, candidato civico (sostenuto anche dal Partito sardo d'azione) ampiamente prevalente al ballottaggio sul candidato del centrosinistra Alessandro Bianchi (che pure al primo turno era riuscito ad arrivare primo). Allora le candidature in campo erano sei, mentre questa volta ce n'è una in più: tra queste c'è anche quella di Soddu, in cerca di riconferma. Sono leggermente aumentate anche le liste: dalle 21 di cinque anni fa alle 23 che finiranno sulla scheda questa volta.
 

Lisetta Bidoni

1) Nuoro a sinistra

Il sorteggio ha collocato al primo posto la candidatura dell'unica donna in campo, Lisetta Bidoni, già insegnante e attuale presidente regionale Unicef. La prima lista estratta è quella di Nuoro a sinistra, con l'ultima parola in maggiore evidenza, ma scritta con un carattere molto sottile; i concetti che caratterizzano la lista (ambientalista, antifascista, federalista, femminista, comunista) sono quasi illeggibili - specie se si considerano le dimensioni del contrassegno elettorale - su una struttura grafica a cerchi eccentrici rossi, con ombreggiature che danno un'atmosfera simile ai "tagli" di Lucio Fontana. Scelta coraggiosa, anche se non di facile resa sulla scheda.
 

2) Progetto per Nuoro

La seconda lista a sostegno di Bidoni (e l'unica che contenga il suo nome) è risultata essere Progetto per Nuoro. Il sole che nasce da una stretta di mano riportano la memoria ad antiche formazioni politiche di sinistra, di sensibilità socialista (a partire da Unità popolare, nata nel 1953 per disinnescare la "legge truffa"); qui pare, più semplicemente, che si voglia richiamare soprattutto la nuova era che si vuole inizi per Nuoro, innanzitutto grazie alla collaborazione di cittadine e cittadini; anche l'arcobaleno - qui non usato per dire che #andràtuttobene - ha lo stesso significato. Da notare l'appellativo "sindaca", declinato - in modo corretto e militante - al femminile.
 

3) Futuro e trasparenza

Terza e ultima lista presentata per appoggiare l'aspirante sindaca Bidoni è Futuro e trasparenza. Il contrassegno, come il precedente, ha un fondo decisamente bianco, su cui spiccano cinque figure umane molto stilizzate, posizionate a girotondo intorno a una veduta di Nuoro racchiusa in un cerchio (e piuttosto "azzurrata"): insieme ricordano un po' i petali di un fiore e mostrano varie combinazioni cromatiche. Il nome della lista mette in evidenza il concetto di futuro, per marcare l'idea che occorra guardare avanti, ma farlo con tutte le carte scoperte e promettendo un'azione trasparente.
 

Ciriaco Offeddu

4) Per Ciriaco Offeddu sindaco

Si presenta sostenuto da tre liste anche Ciriaco Offeddu, manager di lungo corso (attivo a lungo soprattutto all'estero) e scrittore. La prima lista sorteggiata è senza alcun dubbio quella più legata alla sua persona, come dimostra il nome scelto: Per Ciriaco Offeddu sindaco. La grafica è piuttosto minimal: il nome è scritto in viola su un fondo color lilla chiaro. Le strisce orizzontali che tingono il segmento inferiore sono dei colori prevalenti nello stemma e nel gonfalone cittadino: verde, blu e giallo. Il livello estetico è quello che è, ma di certo non si tratta di un simbolo che induce in errore.
 

5) Oltre

Appare ben diverso il discorso, sul piano della qualità grafica e della cura nella realizzazione, per la lista Oltre, estratta per seconda all'interno della coalizione che appoggia Offeddu. Si tratta infatti - come si legge anche nella descrizione ufficiale del contrassegno - della "immagine stilizzata di un fenicottero che spicca il volo verso il lato destro". Il piumaggio, peraltro, è decisamente multicolore, mentre il cielo è tonto a fasce radiali, come a voler indicare una fonte di luce. L'immagine, oggettivamente, dà un senso di novità, dinamicità e non banalità.
 

6) Civitas futura

Colpisce di meno, salvo che per un particolare, il contrassegno scelto per la terza lista della compagine di Offeddu, vale a dire Civitas futura. L'elemento centrale è chiaramente rappresentato da una quercia, con una folta chioma ancora verde; non può passare inosservato, tuttavia, che proprio quella chioma abbia impressa su di sé "la forma della Pintadera Sarda", che si è vista di recente anche nel simbolo usato da Agostinangelo Marras per le suppletive di settembre (peccato che qui l'immagine sia stata tagliata in orizzontale, come è un peccato che il nome della lista sia stato un po' maltrattato graficamente).
 

Francesco Marco Guccini

7) Nuoro Noi

Terza candidatura estratta è quella di Francesco Marco Guccini (non occorre spiegare perché qui sia necessario indicare entrambi i nomi dell'aspirante sindaco, così come non sembra senza significato che nomi e cognome non appaiano su alcun contrassegno), già assessore a Nuoro in quota Sel. La prima formazione estratta è Nuoro Noi, con il blu e il verde cittadini che dominano nel contrassegno: da segnalare la "o" centrale di "Nuoro" che diventa la testa di un omino stilizzato. Nel simbolo ci sono anche alcun parole chiave (Ambiente, cultura, lavoro) nelle quali è evidenziato il nome del comune; sono però scritte piccolissime e anche il gioco di parole è difficile da apprezzare.
 

8) Liberu

La seconda lista schierata in appoggio a Guccini è forse quella graficamente più curiosa: è quella di Liberu, partito indipendentista sardo di sinistra, il cui acronimo è sciolto anche nel simbolo in "Liberos rispetados uguales". Lo stesso concetto è reso con un ideogramma, che accosta le lettere L, R e U, ma lo fa con tratti che ricordano i graffiti rupestri presenti in Sardegna. Si tratta della partecipazione più importante della lista a questo turno elettorale, anche se sarà presente nel più piccolo comune di Fordongianus e, con propri candidati, anche in liste diverse altrove.
 

9) Città in azione

Terza e ultima lista presentata in appoggio a Guccini è Città in azione. Anche qui, come si diceva, non c'è alcuna traccia del nome del candidato e, probabilmente, si tratta dell'emblema più "bianco" della coalizione (quanto al fondo), anche se altrove ovviamente i colori non mancano: l'elemento grafico principale è rappresentato da una sorta di nastro multicolore (di cui qui non si conosce il significato, anche se comunica l'idea del movimento, della dinamicità), collocato sopra al nome della lista stessa; il tutto è racchiuso da una spessa circonferenza verde.
 

Carlo Achille Stefano Prevosto

10) Fare comunità

Potrà contare sul sostegno di quattro liste Carlo Prevosto, candidato sindaco promosso soprattutto dai dem di Nuoro. La prima formazione estratta, in compenso, è chiaramente di natura civica. Fare comunità, infatti, presenta il rosone del Santuario di san Mauro, un segno decisamente riconoscibile per le persone del territorio. Anche i colori prevalenti scelti sono quelli dello stemma cittadino; non passa nemmeno inosservato l'accento rosso, che ricorda almeno in parte l'apostrofo rosso dell'Ulivo; al di sotto c'è l'indicazione del candidato sindaco.
 

11) Giovani democratici Nuoro

Come seconda lista è stata estratta quella dei Giovani democratici Nuoro. Anche qui come altrove (lo si è visto a Enna, per esempio) i Gd hanno presentato una propria lista, di fatto raddoppiando le candidature di area dem. Per l'occasione, il nome dei Gd è stato ridotto (con l'aggiunta del comune) e spostato subito sotto la sigla, come del resto il rametto d'ulivo è finito all'interno della D: tutto ciò serviva a lasciare il posto - sotto alla strisciata rossa di gesso - al riferimento al candidato sindaco (peraltro scritto in una font diversa).
 

12) Carlo Prevosto sindaco per Nuoro

La terza lista presentata a sostegno di Prevosto è probabilmente la più legata all'aspirante primo cittadino: lo dimostra soprattutto il nome scelto per la formazione, Carlo Prevosto sindaco, cui peraltro si aggiunge un piccolo "per Nuoro", contenuto in un piccolo elemento curvo granata. Nel contrassegno la denominazione domina in primo piano, mentre sullo sfondo è presente un albero dal fogliame rarefatto; anche qui, il blu del testo e l'azzurro del fondo, insieme al verde della pianta, richiamano i colori dello stemma cittadino.
 

13) Partito democratico

Ultima delle quattro liste che appoggiano la corsa di Prevosto è quella del Partito democratico: si tratta, per inciso, della stessa formazione con la quale Andrea Soddu si era candidato alle europee nel 2019 e di cui era stato primo dei non eletti nella circoscrizione Isole. In questo caso, invece, come cinque anni fa, il Pd sostiene un altro candidato; il contrassegno, in compenso, ricorda un po' quello delle europee, visto che il riferimento "Prevosto sindaco" è collocato su un segmento blu (un po' come quello di Siamo europei), invece che rosso o verde come siamo abituati a vedere (del resto, però, era andata così anche a Cagliari e Sassari l'anno scorso).
 

Andrea Soddu

14) Ripensiamo Nuoro

Il sorteggio si è divertito a collocare, subito dopo il candidato (e la lista) del Pd, proprio il sindaco uscente, Andrea Soddu, in cerca di una riconferma. Come prima lista della sua compagine - anch'essa formata da quattro emblemi - c'è l'unica che era già presente anche nel 2015, vale a dire Ripensiamo Nuoro: anche il simbolo è esattamente lo stesso (sembra essere una mappa della città, reinventata in chiave multicolor e con uno sfondo sfumato azzurro, a costo di non aiutare la leggibilità del nome). Cinque anni fa aveva ottenuto il 3,19%, questa volta si spera in un risultato migliore, visto che il contrassegno è stato riproposto.
 

15) Un'altra Sardegna - Un'altra Nuoro

Seconda lista estratta tra quelle in appoggio a Soddu è Un'altra Sardegna - Un'altra Nuoro, lista civica ricondotta al centrosinistra, soprattutto vicina all'ex parlamentare Roberto Capelli, legato a Centro democratico. Il simbolo, bianchissimo, ha come tema due mani - una verde e una rossa, quindi riprendendo i colori nazionali più che quelli locali - con l'indice teso, che finiscono per toccarsi proprio nel punto della Sardegna che corrisponde alla città di Nuoro. Da segnalare, come curiosità, l'apostrofo ribaltato in entrambe le parti del nome.
 

16) Italia in comune

A queste elezioni comunali a Nuoro partecipa anche una lista di Italia in comune, estratta per terza nella coalizione che sostiene Soddu. Si tratta di una delle non frequentissime partecipazioni a livello dei capoluoghi di provincia del partito di Alessio Pascucci e Federico Pizzarotti, che a Nuoro si presenta con il proprio simbolo nazionale "puro", senza alcuna modifica o aggiunta per quest'occasione elettorale (come invece era accaduto lo scorso anno a Sassari, nell'unica partecipazione a elezioni amministrative in capoluoghi sardi fin qui registrata).
 

17) Andrea Soddu sindaco

L'ultima lista della compagine che appoggia il sindaco uscente può considerarsi la sua formazione personale o comunque a lui vicina: Andrea Soddu sindaco mette chiaramente in primo piano il cognome del riaspirante primo cittadino, stretto tra tre "lunette" verdi e blu. Si tratta, a suo modo, di una novità: nel 2015, in effetti, non erano presenti liste con il nome del candidato sindaco, mentre questa volta una c'è, il che significa che in questo caso Soddu intende far valere il credito che ritiene di avere conquistato in cinque anni di amministrazione cittadina.
 

Pietro Sanna

18) Partito sardo d'azione

La sesta (e penultima) candidatura estratta è quella di Pietro Sanna, architetto proposto dal centrodestra: si tratta dell'unico aspirante sindaco che risulta appoggiato da ben cinque liste. La prima a essere sorteggiata è quella del Partito sardo d'azione (3,85% cinque anni fa), che per l'occasione presenta il suo simbolo consueto con i quattro mori e la croce rossa, il tutto racchiuso in un quadrato dal bordo nero spesso. Non c'è alcun riferimento alla persona o al territorio; anche a Nuoro si conferma l'alleanza con il centrodestra e in particolare con la Lega.
 

19) Fratelli d'Italia

Seconda formazione, tra quelle in appoggio a Sanna, indicata dal sorteggio è Fratelli d'Italia. Il partito di fatto esordisce a Nuoro, perché cinque anni fa non aveva presentato una propria lista alle elezioni amministrative; il dato più recente riguarda le europee 2019, con il 3,46% ottenuto (anche se non si tratta di competizioni omogenee) In questo caso Fdi schiera sulla scheda elettorale il suo contrassegno da elezioni, che inserisce il simbolo ufficiale in un altro cerchio, campito in modo simile, con in alto il nome molto evidente di Giorgia Meloni. 
 

20) Pro Nugoro - Unione di centro - Forza Italia

La lista di mezzo della coalizione di Sanna è Pro Nugoro. Il nome sembra quello di una lista civica tipicamente locale (non a caso Nugoro è il nome in sardo); la freccia bianca e le lame di luce sembrano suggerire un desiderio di dare un futuro nuovo e diverso alla città (mentre i colori verde e blu sono sempre quelli cittadini). Non sfugge però la presenza delle miniature dei simboli dell'Unione di centro (dal quale è stato cancellato il riferimento all'Italia) e di Forza Italia, con il cognome di Berlusconi del tutto illeggibile.
 

21) Lega

La presenza della quarta e penultima lista a sostegno di Sanna non può stupire: lui, infatti, aderisce alla Lega e dal suo partito è stato proposto per la guida del comune. Nemmeno l'ex Carroccio era presente alle elezioni di cinque anni fa (ma c'erano le due liste a sostegno di Pierluigi Saiu, nel frattempo diventato consigliere regionale proprio per la Lega). Per questo sbarco, il simbolo ha la struttura ormai nota dalla fine del 2017, con il riferimento alla Sardegna sotto al cognome di Matteo Salvini, a sua volta sotto alla statua di Alberto da Giussano.
 

22) Riformatori Sardi - Sardegna 20Venti

Chiude la coalizione che appoggia la candidatura di Sanna una "bicicletta" (sia pure disposta in verticale) tra due formazioni tipicamente sarde, viste entrambe alle regionali del 2019: i Riformatori sardi, che proseguono la loro esperienza post-Segni sotto la guida di Massimo Fantola (e avevano corso alle comunali di cinque anni fa, ottenendo poco più del 2%), e Sardegna 20Venti, progetto legato a Stefano Tunis (infatti il simbolo è esattamente identico a quello preparato per le regionali). 
 

Alessandro Murgia

23) MoVimento 5 Stelle

A chiusura del quadro delle candidature, il settimo nome tra le persone che aspirano alla carica di sindaco è quello di Alessandro Murgia, sostenuto unicamente dal MoVimento 5 Stelle. Il M5S aveva già partecipato alle comunali di cinque anni fa, ottenendo il 9,63% e portando in consiglio il candidato sindaco Tore Lai. Rispetto ad allora, nel simbolo è cambiato soltanto il sito web indicato "a sorriso" nella parte inferiore: non più Beppegrillo.it, ma Ilblogdellestelle.it (mentre Movimento5stelle.it non è mai finito sulle schede elettorali di Nuoro).

lunedì 19 ottobre 2020

Dubbi su simboli e firme: tutto da rifare (ancor prima di votare) a Tremestieri Etneo

A volte le elezioni fanno rumore più quando non si svolgono rispetto a quando si tengono regolarmente. Ora tra questi casi rientra pure quello di Tremestieri Etneo, circa 20mila abitanti, uno dei tre comuni "superiori" della provincia di Catania (con Bronte e San Giovanni La Punta) che avrebbero dovuto rinnovare la loro amministrazione il 4 e il 5 ottobre: gli altri due lo hanno fatto, Tremestieri Etneo no. Lì, infatti, le elezioni sono state sospese e rinnovate per scelta della giunta regionale siciliana, a causa di vizi e generalizzati relativi alle firme di presentazione delle liste. La decisione apre un
vicenda intricata e delicata: se ne parla in questo sito perché presenta almeno un profilo rilevante legato ai simboli e ai contrassegni elettorali, che getta tra l'altro un alone di dubbio sulle condizioni in cui potrà svolgersi il nuovo turno elettorale. Vale però la pena di ripercorrere i fatti con calma, con la massima attenzione.

Ripetere, dall'inizio

Il 2 ottobre la giunta regionale siciliana, su proposta del presidente Nello Musumeci, ha deciso di sospendere le consultazioni: la Procura della Repubblica catanese aveva fatto sapere che i carabinieri di Gravina di Catania avevano segnalato "la sussistenza di illeciti di rilevanza penale correlati alle sottoscrizioni e alle relative autenticazioni delle liste dei candidati alle elezioni comunali del Comune di Tremestieri Etneo" ed "evidenziati a carico di una pluralità di liste", per cui secondo il presidente sarebbe stata compromessa la regolarità delle elezioni. La delibera di giunta del 2 ottobre aveva scelto per il nuovo voto il 29 e il 30 novembre, con eventuale ballottaggio il 13 e 14 dicembre; i due atti seguenti, però, hanno chiarito che non si trattava di un mero rinvio dell'iter iniziato, in attesa di accertamenti. 
Il 3 ottobre, infatti, un decreto dell'assessora alle autonomie locali Bernardette Felice Grasso ha rilevato che stavano emergendo illeciti penali circa la presentazione di 9 liste delle 10 che avrebbero dovuto partecipare alle elezioni: trattandosi della "quasi totalità delle liste presentate per la competizione elettorale", ci sarebbero state "cause di forza maggiore così come previsto dall'articolo 8 del d.P.Reg. 20 agosto 1960, n. 3" (cioè il testo unico per l'elezione dei consigli comunali siciliani): sono così state sospese le elezioni per il 4 e 5 ottobre, lasciando poi a un nuovo decreto assessorile l'indizione di nuovi comizi elettorali. Il nuovo decreto è arrivato il 6 ottobre: lì si è precisato che le informazioni trasmesse dalla procura costituivano "un vizio di regolarità del procedimento elettorale" e dunque "avrebbero turbato lo svolgimento dell'adunanza elettorale presso il comune di Tremestieri Etneo", per cui l'unica soluzione era la "ripetizione, ex novo, dell'intero procedimento elettorale".

Le segnalazioni e l'indagine

Questi atti, a dispetto del termine "sospensione", hanno messo una pietra enorme sulla procedura elettorale prevista per il 4 e il 5 ottobre, già funestata dalla positività al Coronavirus di uno dei tre candidati, Santo Nicosia: questi (dopo un primo periodo di quarantena) il 27 settembre era risultato nuovamente positivo al nuovo tampone di pochi giorni prima, per cui aveva chiesto il rinvio delle elezioni per non aver potuto in alcun modo fruire della campagna elettorale. Contesta però la soluzione scelta il MoVimento 5 Stelle, principalmente attraverso la sua consigliera uscente e candidata sindaca Simona Pulvirenti: le critiche, illustrate sabato in una conferenza stampa da lei e dall'europarlamentare M5S Dino Giarrusso, sono innanzitutto formali, ma anche di merito. Per capirle, però, occorre fare un passo indietro.
Negli ultimi giorni di settembre, a quanto scrivono varie testate online, pare che "un candidato, poi ritiratosi, abbia segnalato delle irregolarità nella fase di raccolta delle firme per la presentazione delle liste", anche se c'è chi parla di ben quattro denunce. "In quei giorni - spiega Pulvirenti, interpellata da I simboli della discordia - io e altre persone ci siamo rese conto che i carabinieri si sono presentate in varie case di abitanti di Tremestieri, c'era una marea di volanti su tutto il territorio comunale; alcuni cittadini, poi, dicevano che quei carabinieri stavano 'controllando le firme', facendo apporre le firme delle persone su pezzi di carta per confrontarle con altre. A quel punto, allarmata per questa situazione che non capivo, ho contattato Dino Giarrusso, chiedendogli cosa si potesse fare". 
Giarrusso si è rivolto all'ufficio competente, chiedendo l'accesso agli atti di presentazione delle liste: "Mi è stato detto - ha spiegato in conferenza stampa  che non era possibile rilasciarmi copia di quegli atti perché al momento questi sono oggetto di un'indagine da parte della Procura della Repubblica". Nel frattempo, però, la giunta regionale siciliana aveva già deciso di sospendere le elezioni del 4-5 ottobre (due giorni prima che si aprissero i seggi). 

Il problema delle firme

Anche senza disporre degli atti di presentazione delle liste, tuttavia, gli esponenti del M5S si sono fatti un'idea di ciò che potrebbe essere accaduto e ne hanno parlato in conferenza stampa. Il punto di partenza delle riflessioni è il dato, riferito negli atti della Regione Sicilia, in base al quale sarebbero emersi (ovviamente senza che su questo vi sia stato ancora un processo)
illeciti penali relativi alla presentazione di 9 liste delle 10 presentate. Questo, per Pulvirenti e Giarrusso, significa per forza che l'unica lista non toccata da quei sospetti di illiceità è quella del MoVimento 5 Stelle: "Come M5S siamo presenti all'Assemblea regionale siciliana - ci spiega Pulvirenti - e non abbiamo avuto bisogno di raccogliere le firme per la nostra lista; le altre 9 dovevano invece essere sostenute da firme e su quelle si sta concentrando l'indagine".
In effetti, in base alle norme valide per le elezioni comunali nella Regione Sicilia, è richiesto che ciascuna lista sia sostenuta da un certo numero di sottoscrittori (almeno 250 e non oltre 800, in base al numero di abitati di Tremestieri Etneo); non devono invece raccogliere firme le liste presentate dai "partiti o gruppi politici costituiti presso l'Assemblea regionale siciliana in gruppo parlamentare o che nell'ultima elezione regionale abbiano ottenuto almeno un seggio, anche se presentino liste contraddistinte dal contrassegno tradizionale affiancato ad altri simboli" (purché ovviamente siano sottoscritte e presentate dal rappresentante regionale della forza politica o da persone da questo regolarmente delegate). 
Il M5S è effettivamente presente con il suo gruppo all'Ars, dunque era - e sarà - certamente esonerato dalla ricerca di sottoscrittori. Non possono invece dire di contare su un gruppo all'Assemblea regionale siciliana, né di aver eletto un proprio rappresentante alle ultime regionali del 2017 né l'unica lista presentata in appoggio a Santo Nicosia (che univa le "pulci" di Santo Nicosia sindaco, 
Unità siciliana e Nuova luce su Tremestieri, quest'ultima entrata in consiglio comunale cinque anni fa), né almeno 7 delle ben 8 liste che sostenevano la ricandidatura del sindaco uscente Santi Rando. Per lo meno 8 liste sulle 10 presentate, dunque, avrebbero dovuto raccogliere le firme. 
Si potrebbero avere dubbi sulla nona, quella di Fratelli d'Italia (in appoggio a Rando), dal momento che il suo nome è stato riportato per esteso nel contrassegno utilizzato. La legge regionale, però, prevede che il beneficio dell'esenzione valga anche ove la lista sia distinta "
dal contrassegno tradizionale affiancato ad altri simboli": a voler essere molto rigidi, il simbolo tradizionale di Fdi non è riportato per intero (manca la fiamma tricolore, uno degli elementi più rilevanti), quindi è possibile che anche quella lista sia stata considerata slegata da un partito. Naturalmente, non disponendo degli atti di presentazione della lista per capire meglio, la lista potrebbe essere stata comunque considerata emanazione di Fdi: le anomalie contestate potrebbero riguardare la sola autenticazione della firma di chi ha presentato la lista (potrebbe, per esempio, essere stata contraffatta la firma di chi ha autenticato la sottoscrizione).   

Le critiche (formali e sostanziali) del M5S

Che si stia profilando una situazione grave e delicata, appare già chiaro da questi elementi (ove ovviamente l'indagine della Procura li confermasse). Il MoVimento 5 Stelle avversa però la scelta della Regione di sospendere questa procedura elettorale e iniziarne una nuova, indicando come date il 29 e il 30 novembre. La prima ragione è di natura formale: "L'articolo 8 del testo unico per le elezioni comunali siciliane - spiega Simona Pulvirenti per il M5S - prevede che la data delle elezioni sia fissata, dopo una delibera della giunta regionale, con un decreto dell'assessore per le autonomie locali che dev'essere emanato 'non oltre il 60° giorno ed, eccezionalmente, non oltre il 55° giorno precedente quello della votazione'. Il decreto dell'assessora però è datato 6 ottobre, che è il 54° giorno precedente la prima data indicata per il voto, cioè il 29 novembre: c'è un giorno in meno anche rispetto al termine eccezionale previsto, dunque queste nuove elezioni sono state indette senza rispettare le norme vigenti".
Già su questo punto, il MoVimento 5 Stelle sta meditando di impugnare davanti al Tar di Catania l'atto di indizione delle nuove elezioni, facendo dunque valere un motivo formale ma - almeno apparentemente - di insuperabile violazione di legge. Non si tratta però dell'unica ragione di perplessità e preoccupazione per il M5S, che ha chiesto e ottenuto - attraverso le sue rappresentanti nell'Assemblea regionale siciliana Jose Marano e Gianina Ciancio - di audire in commissione Affari istituzionali l'assessora alle autonomie locali 
Bernardette Grasso proprio sulla vicenda della ripetizione delle elezioni. Nella seduta del 13 ottobre, Grasso ha ricordato che la giunta ha deciso la sospensione e il rinvio del voto sulla base delle informazioni ricevute dalla Procura catanese e che, dal momento che "l'assessorato ha interesse ad un corretto svolgimento della procedura elettorale", dopo la nuova convocazione dei comizi "occorrerà procedere ad una nuova presentazione delle liste con la ripetizione dell'intera procedura". 
La spiegazione, tuttavia, non sembra avere convinto per nulla Ciancio, così come non erano convinti ieri la candidata Pulvirenti e l'eurodeputato Giarrusso. Il problema è innanzitutto legato ai tempi: la fine di novembre sarebbe un momento troppo vicino perché si possa effettivamente sapere cosa è accaduto, quali atti illeciti sono effettivamente stati compiuti e - soprattutto - da chi. Aveva dichiarato Ciancio che il mero rinvio "
non può garantire la legittimità della nuova procedura e, pertanto, non può costituire la soluzione del problema, qualora le medesime liste coinvolte dalle irregolarità venissero ammesse in occasione delle nuove elezioni". Sembra di capire che, per il M5S, il problema della partecipazione alle nuove elezioni non riguarderebbe solo le liste affette da anomalia, ma le persone che avrebbero commesso gli illeciti in via di accertamento.
Per Pulvirenti e Giarrusso, infatti, sarebbe inaccettabile che le stesse persone che hanno concorso alla presentazione di quelle liste in violazione della legge potessero partecipare anche alle nuove elezioni, magari sotto altre insegne. Già, perché per Giarrusso quello di Tremestieri Etneo è anche un problema di simboli, usati e "nascosti". Durante la conferenza di sabato, infatti, il parlamentare europeo M5S ha sottolineato come, a suo dire, sei delle otto liste della coalizione in appoggio al sindaco uscente Santi Rando fossero "l'accozzaglia di tutti i partiti i quali, per non ammettere che si sono coalizzati tutti insieme contro il MoVimento 5 Stelle, hanno creato dei simboli 'clone', simili, ammiccanti, ma diversi. Questa, a mio parere, è la prima presa in giro dei cittadini, degli elettori: se ci si vuole candidare non c'è motivo di camuffarsi, ma forse si voleva evitare che qualche giornalista scrivesse che si era messo insieme tutto e il contrario di tutto, quindi si è preferito far figurare tutte le formazioni come liste civiche". 
Se fosse andata così, ovviamente, la scelta di non essere legati ai rispettivi partiti aveva come prezzo l'impossibilità di fruire dell'esenzione dalla raccolta firme e dunque - per 8 liste civiche a sostegno di Rando - la necessità di raccogliere almeno 2mila sottoscrizioni (pari a circa un decimo degli abitanti del comune, anche se coloro che possono firmare sono certamente di meno); a queste si devono aggiungere almeno altre 250 firme per la lista a sostegno di Santo Nicosia e, in ogni caso, il numero effettivo totale dovrebbe essere più elevato perché nessuno rischia di far escludere la sua lista per aver raccolto giusto il numero di sottoscrizioni necessarie ed essersene vista invalidare qualcuna
. Almeno una parte di queste firme, a quanto pare stia emergendo, non sarebbero dunque state correttamente ottenute e autenticate e il problema non riguarderebbe una, ma addirittura nove liste su dieci (dunque tutte tranne il M5S che - come si è detto - era esonerato dalla raccolta)
Stando così le cose, 
Giarrusso ha lanciato l'allarme: "In teoria in una gara chi si comporta in modo scorretto viene squalificato, non può più partecipare. Con la rinnovazione totale della procedura elettorale, invece, di fatto la Regione Sicilia riapre i giochi, permettendo a tutti di candidarsi. Questo non ci sta bene, non è corretto né democratico. In passato partiti anche molto importanti che non hanno rispettato le regole, magari depositando le liste in ritardo com'era avvenuto in Lazio, sono stati esclusi. A mio parere, chi a Tremestieri Etneo non ha rispettato le regole non ha diritto di ricandidarsi in questa nuova finestra aperta dalla regione: dal punto di vista etico certamente questo non è corretto, dal punto di vista giuridico stiamo valutando con un legale se ci sono gli estremi per un ricorso al Tar e, se si farà, sosterremo le spese legali". Per corroborare la sua tesi, Giarrusso ha mostrato un "santino" per le nuove elezioni di fine novembre di una persona che all'inizio di ottobre era candidata in una delle liste a sostegno di Rando (Migliora Tremestieri) e ora si presenterebbe con il simbolo di Fratelli d'Italia: "C'è già stata una prima presa in giro degli elettori con quei simboli cloni e le firme in violazione della legge; c'è già stato un primo furto di democrazia con la sospensione del voto e non vorremmo che ce ne fosse un secondo, permettendo a chi ha già preso in giro i cittadini di presentarsi sotto altre insegne". 

La questione dei simboli utilizzati

Fin qui si è riportato il contenuto della "denuncia" del M5S. si tratta ora di valutare la sua fondatezza e quanto sia stata corretta la decisione della giunta siciliana. Si può iniziare col dire che oggettivamente la questione delle firme (che per l'ennesima volta si ripropone) si innesta su una situazione già anomala, per lo meno con riguardo al panorama "simbolico" delle liste che sostengono la ricandidatura del sindaco uscente. Se nessuno ha avuto nulla da dire sulla lista Migliora Tremestieri (non somiglia a emblemi già noti e soprattutto già nel 2015 era tra le quattro che avevano sostenuto la prima corsa di Randi), gli altri contrassegni della coalizione per un motivo o per l'altro ricordavano qualcosa.
Non è chiaro il motivo per cui il M5S abbia accostato il simbolo di Tremestieri in primo piano a quello del Pd, al di là del motivo tricolore; il nome e l'uso della lente d'ingrandimento rimandava invece a La gente in primo piano, la lista più forte delle quattro presentate nel 2015 da Sebastiano Di Stefano (che stavolta era proprio il capolista di Tremestieri in primo piano). Non era compresa nell'elenco dei "cloni" la lista Forza Tremestieri, anche se il nome poteva rimandare a Forza Italia; il cuore su fondo tricolore, in compenso, somigliava all'elemento centrale del fregio di Tremestieri nel cuore, che nel 2015 sostenne la candidatura di Fabrizio Furnari (che stavolta era un semplice candidato di Forza Tremestieri). Se un nome simile a quello di Fi lo si è appena visto, la bandiera forzista faceva capolino nel simbolo di Tremestieri protagonista, con le bande oblique di colore verde e rosso a richiamare il simbolo berlusconiano. Tornando a pescare dal 2015, era stato conservato il quadrifoglio in rilievo della lista Il quadrifoglio, ma ora quell'emblema era associato alla lista Tremestieri viva, che nel nome poteva rimandare al nuovo partito di Matteo Renzi. 
Qualcosa di simile alla "spunta alata" renziana, invece, compare nel simbolo di Volare per Tremestieri, che invece per i colori e un accenno di "vele" rosse e gialle rimanda con una certa nettezza all'ultima versione del simbolo del Movimento per le autonomie fondato Raffaele Lombardo. Si è già visto che il simbolo di Fratelli d'Italia era stato ripreso quasi per intero in queste elezioni, fatta eccezione per la fiammella nella parte inferiore; il contrassegno scelto per Andiamo avanti Tremestieri, per il segmento inferiore blu con scritta gialla sopra, rimanda in compenso - anche se debolmente - alla grafica della Lega, pur mancando ogni rimando pittografico. Fin qui si trattava - è bene precisarlo - di operazioni legittime, ma certamente anomale nel loro complesso, come legittimo e insieme anomalo era il fenomeno che aveva portato vari candidati del 2015 a ripresentarsi questa volta, sotto insegne simili o del tutto diverse. Certo è che, se su quel panorama si innesta la questione delle firme potenzialmente contraffatte, le anomalie si sommano e rendono la situazione decisamente delicata.  

Quali soluzioni giuridiche possibili?

Detto questo, è tempo di chiedersi se la Regione Sicilia abbia deciso correttamente di sospendere le elezioni e di rinnovare l'intero procedimento. Qui non si analizzerà la questione del termine per indire le elezioni: il mancato rispetto per un giorno del dettato normativo sul termine per le elezioni è evidente, anche se toccherà ai giudici amministrativi valutare se quel termine è meramente ordinatorio o (come qui si crede) vincolante e, ove decidano di annullare l'atto di indizione, valutare anche il modo più opportuno di procedere (per evitare che la situazione di stallo e di prorogatio duri a lungo). Ciò detto, la scelta di "ripartire da zero" con le elezioni presenta a livello logico e "morale" una serie di aspetti problematici, che però non sembrano facilmente risolvibili sul piano giuridico
In base al calendario stabilito dalla regione sulla base delle norme in vigore, le candidature dovranno essere presentate dal 30 ottobre alle ore 12 del 4 novembre: da qui ad allora non saranno nemmeno formulate le accuse a coloro che avessero commesso qualche reato nella precedente procedura elettorale, dunque di certo quelle persone non potranno essere condannate con sentenza definitiva entro allora (e francamente non sarebbe nemmeno auspicabile, dovendosi applicare in quel caso tempi da processo sommario). Ciò significa, inevitabilmente, che quelle persone potranno regolarmente candidarsi alle elezioni del 29 e 30 novembre e anche essere elette: ovviamente però il procedimento penale andrà avanti (le elezioni del 4-5 ottobre non a caso sono state sospese, non annullate, quindi i reati non vengono meno e le indagini continueranno), per cui se una persona eletta sarà poi condannata e ci fossero gli estremi per far scattare l'incandidabilità, questa decadrebbe.
Ovviamente sul piano "morale", come l'ha chiamato Giarrusso, c'è qualcosa di stonato nell'eventualità che chi ha commesso un reato elettorale possa subito ricandidarsi. Il problema però sta proprio lì: chi dovrebbe "stare fermo un giro" e chi dovrebbe deciderlo? Può esserci la tentazione di dire che chiunque si sia candidato in una lista interessata da illeciti nella raccolta e autenticazione delle firme, ma deve essere lasciata da parte: il solo fatto di essere tra gli aspiranti consiglieri di una lista illegittimamente presentata non può significare in automatico che si è responsabili dei reati legati a quella presentazione illegittima; paradossalmente, neanche la persona candidata a sindaco sarebbe per ciò solo responsabile di eventuali contraffazioni di firme. Certo, se sono state falsificate delle sottoscrizioni, sarà responsabilità di una o più persone, magari anche tra quelle che si sono candidate, ma spetterà alla magistratura penale individuarle a seguito degli accertamenti necessari. Non può certo essere un organo politico come la giunta regionale, un organo amministrativo o un organo sui generis come una Sottocommissione elettorale circondariale a decidere se una persona ha compiuto atti penalmente rilevanti e se può o non può candidarsi, magari addirittura prima che le indagini siano state chiuse.
Può ripugnare l'idea che si ripresenti immediatamente alle elezioni, per giunta senza fare nemmeno la fatica di raccogliere le firme grazie all'uso di un simbolo esente, qualcuno che - a qualunque titolo, ma non per forza per essere stato candidato in una lista "sospetta" - abbia concorso alla presentazione di una lista con condotte illecite. Gli avversari - come il MoVimento 5 Stelle - hanno tutto il diritto di segnalare la cosa e di farla valere in campagna elettorale per cercare di convincere elettrici ed elettori, ma non si può chiedere l'esclusione a priori di quelle persone, senza che i giudici abbiano accertato prima cosa è accaduto e chi ne sia responsabile. Del resto, le limitazioni al diritto di elettorato passivo possono e devono essere previste esclusivamente per legge e vanno tassativamente individuate.
Quali sarebbero state le alternative? Non sembra sia prevista - salvo errore di chi scrive, ovviamente - la possibilità di commissariare il comune per scadenza del mandato amministrativo, per il solo fatto che le elezioni sono state sospese e sembrano viziate a causa dei comportamenti illeciti di singole persone: il caso più simile, tra quelli espressamente previsti, sarebbe lo scioglimento per il compimento, da parte del consiglio comunale, di "atti contrari alla Costituzione" o quando vi siano "gravi e persistenti violazioni di legge" o "gravi motivi di ordine pubblico", ma qui evidentemente non c'è alcun atto del consiglio comunale. L'unica soluzione immaginabile, probabilmente, sarebbe stata far svolgere comunque regolarmente le elezioni il 4 e il 5 ottobre, lasciando che poi alcuni cittadini elettori o magari la stessa candidata sindaca del MoVimento 5 Stelle impugnassero la proclamazione degli eletti per l'illecita presentazione delle liste. Uno scenario simile, peraltro, potrebbe aversi se il Tar annullasse il decreto di indizione delle nuove elezioni, in sostanza riattivando la precedente procedura elettorale sospesa e individuando subito una data utile per le elezioni da svolgere con gli stessi candidati che si sarebbero dovuti presentare il 4 e il 5 ottobre.
Dev'essere chiaro, infatti, che anche in quel caso le liste "sospette" sarebbero dovute e dovrebbero comunque finire sulla scheda elettorale, senza possibilità di escluderle. L'esempio fatto da Giarrusso, che chiaramente rimanda all'esclusione della lista del Pdl dalle regionali del Lazio del 2010 (nella sola circoscrizione di Roma), non potrebbe applicarsi qui: all'epoca la lista era stata esclusa per un ritardo nella presentazione dei documenti, ma la contestazione era stata fatta immediatamente, infatti le candidature non furono ammesse e due sentenze del Tar e del Consiglio di Stato confermarono l'esclusione. Qui invece le 9 liste che sarebbero affette da vizi dovuti a condotte illecite sono state regolarmente ammesse e il procedimento elettorale era arrivato fin quasi alle sue ultime fasi: liste e candidati "sospetti", dunque, avrebbero dovuto e dovrebbero ricevere regolarmente i consensi di elettrici ed elettori che volessero votare in quel modo, senza che nessun organo abbia l'autorità e il potere di escluderli. I cittadini elettori e le persone candidate interessate, naturalmente, avrebbero tutto il diritto di contestare il risultato, impugnando la proclamazione degli eletti sulla base dei risultati delle indagini una volta che fossero noti e contestando la validità di firme e autenticazioni; un procedimento, quest'ultimo, che potrebbe avere tempi lunghi, perché per contestare le autenticazioni di pubblici occorre o procedere per querela di falso o - dopo le sentenze del Tar Torino del 2014 sul "caso Piemonte" di quattro anni prima - attendere una sentenza penale definitiva sui reati di falso elettorale.
Ove anche le elezioni si svolgessero con l'offerta elettorale che era prevista per il 4-5 ottobre e i giudici amministrativi accogliessero un'eventuale impugnazione per i vizi che sono stati ricordati, quasi certamente il risultato sarebbe in ogni caso la ripetizione delle elezioni e non l'assegnazione della vittoria e di tutti i consiglieri al MoVimento 5 Stelle: prendendo per buono quanto stabilito dal Consiglio di Stato nel 2018 a proposito della vicenda dei Fasci italiani del lavoro a Sermide e Felonica, non possono che rendere necessarie nuove elezioni tutti gli interventi sull'offerta elettorale (qui legati all'accertamento che certe liste non dovevano partecipare alle elezioni) "suscettibili di alterare in maniera significativa il risultato complessivo della consultazione", poiché l'eliminazione di nove liste su dieci, con il loro carico di suffragi evidentemente consistente, renderebbe "impossibile determinare con attendibilità, in seguito ad una ipotetica eliminazione dei voti dati all[e] list[e] illegittimamente [ammessa], a quali forze politiche essi sarebbero stati attribuiti dall'elettorato". 
Si potrebbe a quel punto avere la tentazione di chiedersi perché mai si dovrebbe perdere tutto questo tempo, per poi dover rivotare di nuovo; anche per questo, probabilmente, la Regione aveva provveduto a indire daccapo nuove elezioni, anche se questo ovviamente permetteva la partecipazione anche a chi prima avesse agito scorrettamente. Certo, i termini di legge non sono stati rispettati e un ricorso è sempre possibile, ma sta al M5S o ad altri potenziali ricorrenti decidere se impugnare l'atto di indizione, con il probabile effetto di ritornare al voto con le liste "sospette" per poi ricorrere contro la proclamazione degli eletti e attendere l'annullamento delle elezioni, oppure evitare di fare ricorso e lasciare che le elezioni di fine novembre si svolgano, stigmatizzando le anomalie verificatesi in precedenza e attendendo che eventuali condanne portino altrettanto eventuali eletti alla decadenza.
Come si vede la situazione è molto delicata e complessa, ancora una volta per una questione di regole non rispettate (e anche, a quanto pare, per un uso per lo meno disinvolto dei simboli). Qui naturalmente non si accusa nessuno, toccherà ai magistrati fare chiarezza e, se investiti della questione, decidere sulle elezioni; nel frattempo, si può solo dire che il miglior modo per non perdere tempo e risorse è rispettare le regole, anche solo quelle del buon senso, valide persino in ambito elettorale. Anche se a volte, in effetti, non sembra.

lunedì 12 ottobre 2020

Agrigento, simboli e curiosità sulla scheda

Se in quasi tutta l'Italia le elezioni comunali si sono tenute il 20 e 21 settembre, contemporaneamente al voto per il referendum costituzionale, alle regionali e alle suppletive previste, in Sicilia le amministrative si sono svolte nel fine settimana appena trascorso (e non sarà nemmeno l'ultimo turno previsto: in Sardegna il voto è previsto il 25 e 26 ottobre). Se ad Enna è stato rieletto il sindaco uscente, ad Agrigento - l'altro capoluogo interessato dalle elezioni amministrative - si dovrà ricorrere al ballottaggio, previsto per il 18 e il 19 ottobre. Dei sei candidati che si sono presentati alcune manciate di ore fa ad elettrici ed elettori, si affronteranno una seconda volta il sindaco uscente, Calogero (Lillo) Firetto, e un suo ex assessore, Francesco Miccichè, anche se i risultati del primo turno li danno in ordine inverso (36,7% Miccichè, 27,8% Firetto). In vista del ballottaggio, peraltro, Miccichè ha deciso l'apparentamento - oltre che con le sue quattro liste - anche con Forza Italia e Diventerà Bellissima (che, come si vedrà, fin qui hanno sostenuto il candidato Marco Zambuto). Di seguito si vedranno tutti i simboli presenti al primo turno sulla scheda, in ordine di sorteggio.

Daniela Catalano

1) La nuova Agrigento

Il sorteggio aveva collocato al primo posto la candidatura di Daniela Catalano, presidente del consiglio comunale uscente (eletta nel Nuovo centrodestra nel 2015), ma sostenuta in questo caso da un fronte di destra e conservatore. Appoggiata da tre liste, la prima a essere estratta era quella più legata a lei, denominata La nuova Agrigento, con il cognome della candidata in evidenza (e quattro caratteri diversi nel cerchio); non è passata inosservata la scelta di campire quasi tutto il fondo a pennellate blu, in modo piuttosto artigianale ma piuttosto elegante. A dispetto di ciò, alla lista è toccato solo lo 0,5% dei voti.
 

2) Lega

Seconda formazione presentatasi a sostegno di Catalano era la Lega, alla sua prima apparizione alle comunali agrigentine: nel 2015, infatti, sulle schede era finito il simbolo di Noi con Salvini (che aveva preso il 3,45%). Stavolta invece elettrici ed elettori hanno trovato proprio l'emblema con la figura di Alberto da Giussano, con il riferimento alla Sicilia sotto al cognome di Matteo Salvini e al posto della parola "premier". Il risultato, tuttavia, è stato leggermente inferiore rispetto al "precedente" citato: quest'anno la lista "salviniana" si è fermata al 2,5%, con un calo di voti ancora più marcato in termini assoluti.
 

3) Fratelli d'Italia

La formazione più votata della coalizione a sostegno di Catalano è risultata essere Fratelli d'Italia, premiata dal 6,9% di coloro che hanno votato, mentre cinque anni fa si era solo avvicinata al 5% (e ha guadagnato anche in numero assoluto di consensi). Sulle schede la lista aveva corso con il contrassegno elettorale tipico di Fdi, con il simbolo ufficiale inserito all'interno del cerchio con lo stesso motivo bicolore e con il nome di Giorgia Meloni in grande evidenza. Questo appuntamento elettorale, evidentemente, si è posto come un punto di partenza, più che di arrivo, per Fratelli d'Italia ad Agrigento.
 

Francesco Miccichè

4) Uniti per la città

La seconda candidatura estratta è risultata quella di Francesco Miccichè, medico e già assessore della giunta di Calogero Firetto fino al 2017: sarà lui a contendersi al ballottaggio con il sindaco uscente l'amministrazione della città. La prima lisa estratta, tra quelle che lo hanno sostenuto, era Uniti per la città - Sviluppo e lavoro, già presente cinque anni fa nella coalizione che appoggiava Firetto: le stesse sagome umane (tutte maschili) tricolori, lo stesso ramo di mandorlo in fiore su fondo azzurro sfumato (che poi è il colore del fondo del gonfalone cittadino), stavolta il nome scritto per intero e senza "X" al posto di "per". La percentuale è decisamente calata (dal 13,94% al 9,1%), ma rimane uno dei risultati migliori in questo turno.
 

5) Vox Italia

Una delle sorprese di queste elezioni è l'appoggio a Miccichè di Vox Italia, il progetto politico ispirato e guidato da Diego Fusaro: la candidatura del medico, infatti, è stata vista come la sola "di rottura", in grado di cambiare realmente il corso dell'amministrazione cittadina. Per questo esordio agrigentino, Vox Italia ha scelto il suo simbolo nazionale - ancora poco visto sulle schede elettorali - con la doppia spunta tricolore all'interno della O e il motto "Pensare e agire altrimenti". Alla fine, peraltro, la lista si è fermata al 2,2%, ma non è certo stata la prestazione meno fortunata di questo turno.
 

6) Facciamo squadra per Agrigento

Piuttosto meglio di Vox Italia si è collocata Facciamo squadra per Agrigento, terza lista su quattro della coalizione, ma scelta pur sempre dal 7,6% di elettrici ed elettori. La formazione era chiaramente di natura civica, come suggeriva anche il nucleo grafico del contrassegno, rappresentato da una stretta di mano (il segno più classico della cooperazione e delle elezioni locali); questa era inserita in un emblema insolitamente vuoto, con molto bianco e un curioso doppio contorno con la circonferenza esterna spezzata a croce (come in un mirino privato della croce di puntamento).
 

7) Cambiamo rotta per Agrigento

Il risultato migliore, tra le liste che appoggiavano la corsa di Franco Miccichè (e anche tra tutte quelle in campo, con il suo 11,8%), l'ha ottenuto Cambiamo rotta per Agrigento, altra formazione nuova e di natura civica, probabilmente la più vicina alla candidatura del medico: lo si deduce perché il simbolo - chiaramente concepito insieme a quello della lista vista appena sopra - mette in decisa evidenza il riferimento al candidato alla guida della città. Ciò non ha impedito di caratterizzare il contrassegno anche con lo scorcio di un timone, utile a richiamare il "cambio di rotta". 
 

Marcella Carlisi

8) MoVimento 5 Stelle

Niente ballottaggio invece per Marcella Carlisi, scelta come candidata sindaca dal MoVimento 5 Stelle. Si trattava della seconda presenza del M5S alle comunali, dopo quella del 2015 (con il sostegno a Emanuele Dalli Cardillo, che ottenne l'8,79%). In questo caso ha potuto contare su sostegni assai più ridotti: lo dimostra il suo 4,6%, così come il 3% alla fine attribuito alla lista stellata, che cinque anni fa aveva superato invece l'8%. L'emblema è quasi uguale a quello di allora, al di là della dicitura presente nella parte inferiore del contrassegno, che riporta come da marchio registrato il sito nuovo del MoVimento.
 

Angela Maria Serena Galvano

9) Agrigento in movimento

Si era in qualche modo divertito il sorteggio ad accostare due "movimenti" diversi: dopo la candidata del M5S, infatti, era stata estratta Angela Maria Serena Galvano, consigliera comunale uscente legata ad Articolo Uno. La prima delle due liste a suo sostegno era appunto Agrigento in movimento, formazione civica che rappresentava il nome grazie a una fila di varie sagome di persone (assortite) in verde e in cammino, nonché a tre sottili onde arancioni e verdi. L'emblema, piuttosto ben realizzato, si è però dovuto accontentare di uno scarso 0,3%, il risultato più basso di queste elezioni.
 

10) C'è l'alternativa democratica e progressista - Cento passi per la Sicilia

Relativamente meglio è andata alla seconda lista a sostegno di Galvano, C'è l'alternativa democratica e progressista - Cento passi per la Sicilia, di matrice più politica. Lo dimostrano i colori che richiamano Articolo Uno (anche con il riferimento "democratica e progressista") e anche il recupero nominale e grafico dei "Cento passi", progetto elettorale di Claudio Fava lanciato nel 2017 per le regionali siciliane (ovviamente pensando a Pippo Fava). Alla fine la lista ha ottenuto un decoroso 2,3%.
 

Calogero Firetto, detto Lillo

11) Noi - Il popolo della famiglia

Al ballottaggio del 18 e 19 ottobre andrà, sia pure da secondo classificato, anche il sindaco uscente Calogero (Lillo) Firetto, che nel 2015 era stato eletto al primo turno con oltre il 59% dei voti. Formalmente le liste che lo appoggiavano si ponevano come gruppi civici, anche se in qualcuna si poteva trovare qualche tocco politico in più. Era il caso, ad esempio, di Noi, che nel simbolo blu e giallo (colori già visti) poneva in bella vista un tempio stilizzato - segno del territorio efficace per Agrigento - ma anche la Sicilia con i suoi colori, con al di sotto la dicitura "Movimento per il regionalismo"; non mancava poi la "pulce" del Popolo della famiglia. La lista, superando di poco i mille voti, ha ottenuto il 3,8% dei consensi.
 

12) Onda

Si poneva come civico-politica la lista Onda, votata dal 5,9% delle elettrici e degli elettori di Agrigento: un piccolo tocco politico è indicato dalla dicitura (quasi ripetizione della precedente) "Movimento popolare regionalista", a segnalare che la lista era legata al progetto politico del consigliere regionale Carmelo Pullara (cui in effetti si deve ricondurre anche la prima). Il nome della lista era sovrapposto guarda caso a un'onda stilizzata (con tanto di gabbiano in volo), mentre sopra il sole sorgeva dietro la Sicilia e, in filigrana, si vedeva un arcobaleno, come a voler indicare la nascita di una nuova stagione.
 

13) Andiamo avanti

La natura civica era stata direttamente dichiarata dalla lista Andiamo avanti, anche se proprio Firetto l'aveva definita per la stampa "lista ammiraglia che raccoglie candidati con esperienza politica": non sembra un caso, allora, che sia la formazione della coalizione del sindaco uscente che ha ottenuto più voti (pari all'8,5%). L'idea del procedere suggerita dal nome era espressa, oltre che dall'evidenza data alla parola "avanti", anche dal triangolo stondato blu su fondo azzurro, che di fatto trasformava l'intero contrassegno in un gigantesco tasto "Play".
 

14) Agrigento sostenibile

Altra lista direttamente riconducibile alla squadra del sindaco uscente era Agrigento sostenibile, i cui colori erano in pratica gli stessi del contrassegno precedente, ma a parti invertite (fondo color carta da zucchero, grafica azzurra). La lista - l'ultima a essere chiusa, a quando indicato dai media - suggeriva nel nome l'attenzione a temi di natura ambientale, ma traduceva graficamente l'idea del sostegno proponendo come immagine un capitello ionico stilizzato (anche se, per la cronaca, ad Agrigento prevale decisamente lo stile dorico). La lista, tuttavia, è stata la meno fortunata della coalizione, potendo contare solo sullo 0,4% dei consensi.
 

15) Futura Agrigento

Era stato sempre il sindaco uscente e in cerca di riconferma a presentare Futura Agrigento come "lista di giovani" (che peraltro non sembra essere stata particolarmente premiata dalle urne, avendo ricevuto solo l'1,2% dei voti validi). L'idea di una formazione dinamica era stata suggerita, oltre che dalla parola "futura" in grande evidenza e dalle linee "crescenti" nella parte superiore (che cercavano di conferire dinamicità al contrassegno), dall'uso non marginale del colore rosa, poco istituzionale, per nulla "paludato" e più adatto a un uso "giovane".
 

16) Buongiorno Agrigento

Altra lista tra quelle originariamente previste era Buongiorno Agrigento, che nelle intenzioni dei presentatori era la formazione deputata a ospitare soprattutto gli amministratori precedenti che si sarebbero ricandidati con Firetto. In questo simbolo, a fondo azzurro, si vede un sole stilizzato - molto in stile "riccio" - che sorge dietro al nome della lista (il motivo dunque si ripete, dopo la lista Onda), anche se proprio la riproposizione degli amministratori uscenti non suggeriva l'idea di una sorta di "alba nuova", ma più semplicemente di un nuovo giorno sotto lo stesso sole. In ogni caso, la lista ha ottenuto il 7% ed è risultata la seconda più votata della coalizione.
 

17) Rinasce Agrigento

L'ultima lista indicata dal sorteggio per la coalizione (che è stata anche l'ultima sorteggiata in assoluto) è stata anche quella che si poneva in maggiore continuità con la vittoria di Firetto del 2015: Rinasce Agrigento, infatti, è stata la formazione più votata alle elezioni di cinque anni fa (aveva ottenuto il 16%). Il simbolo, tuttavia, era stato profondamente modificato (anche solo per non mettere di nuovo un sole): la struttura era molto simile a quella di Buongiorno Agrigento, anche se le linee blu oblique in qualche modo richiamavano l'idea di un sole nascente. Questa volta la lista ha ottenuto il 5,9%.
 

Marco Zambuto

18) Forza Italia

Ultimo candidato estratto tra gli aspiranti alla guida della città è stato Marco Zambuto, già sindaco di Agrigento dal 2007 al 2014 (eletto col centrosinistra, avendo poi aderito al Pdl, poi all'Udc e infine al Pd), dimessosi in seguito a una condanna per abuso d'ufficio. Ora si è ripresentato sostenuto da tre liste chiaramente di centrodestra: per prima era stata sorteggiata Forza Italia, che sotto alla bandierina e al cognome di Silvio Berlusconi aveva il riferimento al candidato stesso. Con il suo 11,4% la lista è stata la più votata della coalizione e la seconda con più consensi in assoluto.
 

19) Diventerà bellissima

Seconda formazione indicata dal sorteggio era Diventerà bellissima, chiaramente legata al progetto politico-elettorale che nel 2017 aveva portato Nello Musumeci alla guida della regione Sicilia. Il simbolo aveva la struttura cromatica già vista altrove (anche se ribaltata rispetto all'emblema presentato alle regionali, con la parte preponderante gialla collocata in alto e non in basso; da notare il riferimento a Zambuto in una font diversa rispetto a quella usata per la parola "sindaco"). Alla prova delle urne Diventerà bellissima ha potuto contare sul 5,8% dei voti.
 

20) Unione di centro

Il sorteggio, a suo modo, era riuscito a prevedere l'ordine di piazzamento delle liste della coalizione a sostegno di Zambuto. Per terza e ultima (della compagine e di tutte le liste in corsa ad Agrigento) era stata infatti indicata l'Unione di centro, che si è dovuta accontentare del 3,9%. Il simbolo, di base, era lo stesso dell'Udc a livello nazionale (il partito, in Sicilia, è peraltro più forte rispetto a molte altre aree); impossibile non notare, peraltro, la scarsissima grazia con cui è stato inserito (anche qui...) il riferimento al candidato sindaco nel segmento rosso che di norma ospita la parola "Italia", con un carattere Tahoma che nulla ha a che fare col resto della grafica.