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mercoledì 16 settembre 2026

Per la verità, il progetto politico di Fabrizio Corona, giallo su fondo nero

"Rispetta la verità. Ti meriti la verità. Eccola, la verità. La libertà passa dalla verità".  Sono queste le prime parole del video diffuso da Fabrizio Corona il 14 settembre, con cui ha annunciato l'avvio di un suo progetto politico, denominato Per la verità. Oltre al nome, c'è già un simbolo, che compare sullo schermo e in un gonfalone sul fondo: la parola principale, "Verità", si staglia in un enorme carattere Helvetica bianco su fondo nero - lo stesso nero dei video dello stesso Corona - dal quale emergono bene anche, in colore giallo (che tinge anche l'accento della parola centrale) il resto del nome e, sotto una lineetta sempre gialla, il cognome di Corona, con l'uso di un altro carattere bastoni.
Un breve identikit del suo progetto Corona lo propone quasi subito: "Noi - spiega - siamo un movimento liberale e antisistema che pone al centro la libertà dell'individuo stesso". Libertà che sarebbe ormai inesistente, grazie alle imprese Big Tech che "ci hanno tolto tutto, con l'avallo e l'assenso del nostro governo". Imprese che - proclama Corona - avrebbero lautamente finanziato capi di Stato (a partire da Trump), le loro guerre, in cambio della loro libertà di agire indisturbate, soprattutto nelle vite quotidiane di molti, praticamente tutti. "Siamo comandati da un c...o di algoritmo - continua Corona -. Meta ci comanda, ha tutti quanti i nostri dati, ha tutta quanta la nostra vita e in un momento... TAC!... ce la toglie". 
 
 
L'occasione è ideale per parlare - un racconto realmente giallo su fondo nero, per chi si identifica nella posizione di Corona - di profili chiusi (con tutto il loro contenuto), informazione negata o inesistente, contenuti rimossi per vie legali o provvedimenti del Garante Privacy. Per questo, prima ancora del contenuto, del messaggio, viene il mezzo: "Il primo passo per la creazione di questo movimento è l'apertura di una piattaforma libera, all'interno ci metto il mio social, se volete venite gratuitamente anche voi. La pago io, la costruisco io e ci metto i miei contenuti"; la piattaforma si chiama KingTV, denominazione tutto meno che casuale, visto che il nome e la grafica rimandano immediatamente a King, rivista di costume degli anni '80 diretta da Vittorio Corona, padre di Fabrizio.
Gli appunti per il programma, in realtà, arrivano subito: "Dobbiamo ripartire dalla bellezza. Basta bolle speculative. Basta grattacieli a forma di banana con logo dell'assicurazione. Basta camminare per le città e trovare solo cemento. I bambini non possono più giocare in cortile. I nostri spazi non sono più nostri. Sono di qualche fondo che controlla il potere. Dove sono gli alberi? Dov'è il verde? Siamo come detenuti in grandissime scatole di design. C'è bisogno di più umanità. C'è bisogno di più umanità e piu soldi. Non siamo più in grado di sfruttare le nostre risorse; non siamo stati capaci di fare soldi". Corona cita Berlusconi e la sua discesa in campo ("Siccome è stato capace di costruire le aziende sue, avrebbe saputo gestire l'azienda dello Stato, perché lo Stato è un'azienda"), salvo puntualizzare subito, con dito puntato al centro: "Io sono il nuovo Berlusconi. Più bello, più giovane, meno inciucione, più pulito, più trasgressivo. Che però lavora da solo". 
Ma 'il nuovo Berlusconi' in che senso? "Lui era bravo a fare l'imprenditore e quindi ha deciso di scendere in politica. In che cosa sono bravo io? A fare i soldi. Quindi sono qui per far fare i soldi al nostro Paese", a partire dal turismo, non sfruttato a dovere, da uno stile italiano da recuperare per riprendere credibilità ("Basta queste serie americane che ci prendono come modello: pizza, mafia e spaghetti. Hanno rotto il c...o., non vogliamo più quell'identità lì"); gli stessi politici che governano oggi "hanno un'estetica che non rappresenta la storia del nostro Paese [...]. Non esistono più i partiti, non esistono più i valori ideali della destra di una volta, della sinistra di una volta, del centro di una volta [...]. Sono delle casacche, si muovono esattamente come delle aziende. Sono dei partiti fondati sul cellulare, sulla comunicazione che fanno con il cellulare sul social media marketing [...], sanno come cavalcare l'algoritmo, uno qualsiasi dal niente arriva e attraverso una narrazione con l'intelligenza artificiale [...] riesce a colpire la gente". Una schiera di "fuffaguru", secondo Corona, "che non vendono come farvi guadagnare, ma vi vendono il sogno di un paese che non esiste". Nel discorso di Corona, in compenso, ce n'è anche per chi, secondo lui, trasforma l'Italia nel "paese dei balocchi, che ospita tutti quelli che vengono". Attacca i "finti progressisti del c...o con la casa a Capalbio che vengono a dirci che l'immigrazione è giusta", invoca la cacciata dei "maranza" e degli immigrati non in regola con la legge, non di chi viene per sporcarsi le mani o per aiutare il Paese in cui arriva. 
Dopo ricchezza, bellezza e legalità nella convivenza, arriva "il punto più importante e che ho più a cuore. Che cosa stiamo facendo per i nostri giovani, per la nuova classe dirigente? Un c...o, niente". Il primo provvedimento "che un movimento per la verità, che significa libertà, deve sostenere"? Per Corona è "impedire che l'intelligenza artificiale entri a gamba tesa nel mondo del lavoro", per poi ripensare profondamente il ruolo dello Stato in tanti settori: uno Stato che dice di aiutare i cittadini in difficoltà e invece "è peggio di un cravattaro di Tor Bella Monaca, ti succhia il 70% dei tuoi guadagni per non darti niente", costringe a liste d'attesa infinite e non sa evitare che i carburanti paghino a peso d'oro. Occorre tutelare i "giovani", ma anche chi formalmente non lo è più: "Perché non facciamo qualcosa per questi cinquantenni? Li sfruttiamo, li annulliamo; la pensione gliela facciamo sognare. Perché non inseriamo l'obbligo alle aziende di assumere degli over 50 che oggi possono essere delle risorse anche se non sono nati nell'era digitale?". Corona ha in mente altri cambiamenti radicali ("Noi, come movimento per la verità, siamo liberali, siamo veri"): liberalizzazione completa di prostituzione e droga, da trasformare in occasione di guadagno per lo Stato; e una scuola da rivoluzionare, perche di questo passo "i poveri manderanno i figli a scuola davanti a un tablet, con al posto dell'insegnante e del professore un avatar, l'intelligenza artificiale, una macchina, un robot, che non ha emozione né empatia, [...] mentre i ricchi, che sono sempre più ricchi, si potranno permettere un tutor personale qualificato con un stipendio mega galattico che dia l'insegnamento perfetto a un figlio con un esempio di un padre del c...o, ma darà la possibilità di avere la conoscenza e saranno in pochissimi in percentuale rispetto agli abitanti del paese".
"Per cambiare, per cercare la verità insieme, bisogna dare fastidio, bisogna rischiare, bisogna essere sovversivi, come una spina del fianco di qualsiasi forma di potere". E chiede di essere seguito in questa battaglia, con lo scopo di "entrare dentro il potere per essere l'antisistema".
Come base di programma comunicato ai potenziali sostenitori ed elettori forse è ancora un po' poco, ma le idee e l'obiettivo sembrano netti: "Vediamo i sondaggi tra uno o due giorni a quanto mi danno: perché, se mi danno oltre il 3%, sono c...i amari per tutti. [...] La piattaforma, il social fuori dalla piattaforma, il partito che cresce devono servire come esempio di indipendenza per capire che da soli dovete andare, che da soli dovete pensare a voi e che insieme a me potete diventare la spina nel fianco di questo sistema politico, televisivo che fa schifo, della giustizia che fa ancora più schifo". In uno dei primi post sull'account di Per la verità - quello che diffonde il simbolo - si legge: "Il movimento Per la verità pone al centro l’uomo. Per riprendere le proprie libertà, è necessario prendere delle posizioni chiare contro il sistema clientelare che si e insediato in questo paese. Siamo la spina nel fianco dei poteri, siamo una massa critica, siamo liberali, siamo sostenitori della nostra democrazia". 
C'è chi ha messo in luce, in queste ore, che Corona potrebbe fondare, organizzare, promuovere e sostenere un partito, ma non candidarsi ed essere eletto, a causa di una condanna definitiva, confermata da una sentenza della Corte di Cassazione del 2013, con interdizione perpetua dai pubblici uffici come pena accessoria. Ciò è vero, ma non per questo il movimento politico non potrebbe nascere. Altra certezza è che, se intendesse presentare liste alle prossime elezioni, Per la verità dovrà raccogliere almeno 294mila firme alla Camera e almeno 156mila sottoscrizioni per il Senato (salvo riduzioni da elezioni anticipate) ovviamente in forma rigorosamente cartacea, dovendo anche cercare autenticatori disponibili, magari tra gli avvocati di fiducia che siano aderenti all'elenco apposito. Ma, nella battaglia "per la verità" (nome che finora è stato poco utilizzato a livello elettorale: un passato fu presentato il simbolo dell'Associazione popolare italiana della Verità, mentre in tempi recenti si ricorda il Movimento 3V - Vaccini vogliamo verità, con l'evoluzione della lista di Luca Teodori Lealtà coerenza verità), le firme da raccogliere potrebbero non essere un deterrente, anche se l'ostacolo da superare sarebbe comunque alto. In un suo commento su IlFoglio.it, Antonio Gurrado oggi nota che se "trent'anni fa ci eravamo illusi di andare verso il bipolarismo, ossia due contenitori contrapposti capaci di riassumere in sé diverse anime della destra e della sinistra", si è presa in realtà la via della schizofrenia, che conduce a "un partito per ogni cittadino", non in grado di aggregare (varie anime) ma di invocare "adesione al sostegno per il rispettivo capo". Se però, al di là di eventuali sondaggi, dovessero arrivare le firme, Coronda potrebbe dimostrare la famosa consistanza di cui tanto si parla dentro e fuori dalle aule parlamentari in questi giorni. Tra l'altro, rileggendo le discussioni in commissione Affari costituzionali alla Camera che avevano sbarrato la strada alla sottoscrizione delle liste in formato digitale, viene da porsi una domanda: e se il timore di chi riteneva che "la tutela della democraticità della competizione elettorale" potesse essere compromessa dal fatto che i social network "consentono potenzialmente a chiunque di poter raccogliere, in poco tempo e con relativa facilità, un numero consistente di adesioni intorno alle iniziative di più vario genere" avesse proprio le sembianze di Fabrizio Corona?