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sabato 29 agosto 2020

Puglia, simboli e curiosità sulla scheda

Fino ai giorni della presentazione delle candidature, la sfida con la Campania si presentava durissima, alla fine tuttavia la Puglia ha battuto il record: saranno addirittura 29 le liste che concorreranno alle prossime regionali del 20 e 21 settembre, 10 in più di quelle schierate cinque anni fa. Pur essendo 8 coloro che aspirano alla carica di presidente (uno in più rispetto al 2015), a fare decisamente la parte del leone è il presidente uscente, Michele Emiliano, ricandidato dal centrosinistra, che si presenta appoggiato addirittura da 15 liste. Molte meno - solo 5 - sono quelle che fanno parte della coalizione di centrodestra che ripropone, dopo il 2005, Raffaele Fitto (passato da Forza Italia a Fratelli d'Italia). Ci riprova, come cinque anni fa, anche Antonella Laricchia per il MoVimento 5 Stelle, ma stavolta a proprio sostegno ha anche una seconda lista, di natura civica, mentre si presenta sostenuto da tre liste (inclusa Italia viva) Ivan Scalfarotto; gli altri aspiranti presidenti conteranno su una sola formazione. L'ordine seguito nel post per dare conto delle liste dovrebbe essere quello legato al sorteggio per la provincia di Bari.

Franco Piero Antonio (Pierfranco) Bruni

1) Movimento sociale Fiamma tricolore 

Il sorteggio ha collocato al primo posto la candidatura di Pierfranco Bruni, sostenuto come unica lista dal Movimento sociale Fiamma tricolore. Torna dunque alle elezioni regionali, dopo un'assenza non breve, il simbolo della goccia tricolore seghettata (nella forma in uso dal 2002) e che proprio in Puglia ha una sua roccaforte: è infatti dirigente nazionale del partito Adriana Poli (nota Poli Bortone), già deputata Msi-An, vicepresidente della Camera e sindaca di Lecce, poi senatrice (e fondatrice) di Io Sud e candidata alle ultime due elezioni regionali.


Michele Emiliano

2) Senso civico - Un nuovo Ulivo per la puglia

Secondo tra coloro che aspirano alla presidenza della regione Puglia è il presidente uscente, Michele Emiliano, con la sua coalizione da record. Il primo simbolo estratto è quello di Senso civico - Un nuovo Ulivo per la Puglia: si tratta del progetto politico nato per iniziativa di alcuni consiglieri regionali, volto a "intrecciare culture politiche diverse come quelle del laburismo, dell’ecologismo, del cattolicesimo democratico e del liberalismo progressista", anche attraverso il richiamo al precedente dell'Ulivo. Nel simbolo spicca una mano che tiene una foglia multicolore; al progetto sono legati anche Articolo Uno e I Socialdemocratici (diffusi soprattutto in Puglia grazie a Mimmo Magistro).

3) Partito animalista italiano

La Puglia è una delle regioni in cui il Partito animalista italiano, guidato da Cristiano Ceriello, ha scelto di presentarsi perché quel progetto politico possa radicarsi ulteriormente. E se altrove le liste sono condivise con altre forze politiche, in Puglia il Partito animalista corre da solo, con il proprio simbolo depositato al Viminale in occasione delle elezioni europee 2019 (quelle in cui aveva ricevuto le prime attenzioni dai media per essere riuscito a correre senza dover raccogliere le firme, grazie al collegamento con un partito rappresentato al Parlamento europeo). La Puglia, dunque, più ancora di altre regioni, rappresenta un test importante per questa formazione politica che tenta di crescere.
  

4) Società aperta associazione - I liberali

Al terzo posto nella coalizione è stato sorteggiato il simbolo dell'associazione Società aperta - I liberali, nata nel 1994, attiva soprattutto fino al 2002 e tornata in attività da pochi mesi (dopo una scissione nel Pli in provincia di Bari). Guidata da Giancarlo Ragone, la lista di ispirazione liberale ha scelto di sostenere Emiliano per ragioni programmatiche. Il simbolo pone al centro il logo dell'associazione Società aperta (con la finestra aperta sul mondo che ricorda la "società aperta" di Popper e le stelle d'Europa a dare la direzione), accompagnandolo a un motivo tricolore ispirato a una creazione dello stilista liberale Emilio Pucci.

5) Popolari con Emiliano

La quarta lista sorteggiata della coalizione di centrosinistra è una new entry come simbolo, ma non del tutto per il nome: già nel 2015, infatti, era apparsa una formazione denominata "Popolari", cui avevano concorso Centro democratico, Udc e Realtà italia; questa volta Popolari con Emiliano rappresenta l'unione di Puglia popolare - che di fatto costituisce la prosecuzione politica di Alternativa popolare, guidata da Massimo Cassano - Centro democratico e di parte dell'Udc, per lo meno di quella che fa capo a Salvatore Ruggeri, tesoriere nazionale e assessore uscente (che partecipa a quest'operazione insieme a un altro collega di giunta, Gianni Stea, eletto nel 2015 in quota Area popolare). Il simbolo porta un cuore stilizzato azzurro su fondo blu, richiamando in parte - insieme alle scritte gialle - la grafica del Ppe.
 

6) Sinistra alternativa

Il sorteggio si è abbastanza divertito a collocare, subito dopo un simbolo popolare, il contrassegno che contiene la coppia di falce e martello più evidente di queste elezioni regionali. Si tratta della lista Sinistra alternativa, presentata da un gruppo di persone - il cui portavoce è Nicola Porfido - per difendere antirazzismo, antifascismo e diritti di genere; scopo dichiarato è "avere parte attiva nel processo di desalvinizzazione della Puglia" opponendosi al disegno di Fitto. Non c'è la parola "comunista", ma il segno (e il colore rosso delle scritte) fanno capire che la sensibilità comune di candidate e candidati sta da quelle parti.
 

7) Partito democratico

Si trova solo al sesto posto, collocato dalla sorte, il simbolo del Partito democratico, inevitabilmente presente in questa coalizione che appoggia il tentativo di riconferma di Michele Emiliano. Proprio come cinque anni fa, il contrassegno utilizzato è esattamente quello nazionale, senza alcuna indicazione locale o del candidato sostenuto in questa occasione. Nel 2015 la lista del Pd, sfiorando il 20%, è stata la più votata di tutta la tornata elettorale; si vedrà se sarà in grado di difendere quel primato e quanti consiglieri potrà ottenere (anche grazie alle molte liste che, per la dispersione dei voti, non riusciranno a eleggere rappresentanti in consiglio).
 

8) Con Emiliano

Subito dopo il Pd, appare uno dei simboli più legati al presidente uscente della regione, Con Emiliano: si tratta di un progetto fondato lo scorso anno e lanciato dallo stesso Emiliano (che non è più iscritto al Pd), presentato come "luogo di comunione, di comunità che parte dalla Puglia e si estende al mondo intero, strettamente ispirato ai valori della Costituzione", uno strumento che "si prefigge di eliminare il conflitto permanente, l'odio come categoria della costruzione della politica e di lasciare ad ogni comunità la possibilità di portare il proprio contributo per evitare che questa storia bellissima che abbiamo costruito in Puglia negli ultimi 15 anni possa svanire". Il simbolo è semplicemente la parola "con" (con il centro della "o" azzurro) in font Bodoni e il cognome del candidato (stavolta in carattere bastoni) - sempre senza maiuscole - il tutto su fondo giallo.

9) Puglia solidale e verde

Decisamente più elaborato è il simbolo successivo della coalizione, quello della lista Puglia solidale e verde. Si tratta, come il contrassegno mostra molto bene, di un progetto elettorale che raccoglie forze di varia estrazione: c'è ovviamente la "pulce" di Europa Verde Puglia, secondo la nuova versione con cui i Verdi si presentano dallo scorso anno; c'è il Partito socialista italiano (con il suo emblema inaugurato un anno fa); c'è Sinistra italiana, che mostra il suo fregio a fondo rosso che non sempre appare; c'è anche il gruppo civico La forza della Puglia. Tutte le miniature sono collocate su fondo verde, subito sopra un arcobaleno che richiama l'impegno pacifista e per i diritti LGBTI.
 

10) Ppa - Partito pensiero e azione

Sbarca anche in Puglia, alle regionali, dunque in un contesto rilevante di visibilità, il Ppa - Partito pensiero e azione di Antonio Piarulli (originario della vicina Basilicata). Questa forza politica - che nel corso del tempo è riuscita anche ad avere rappresentanza parlamentare grazie ad accordi tecnici che hanno visto nascere componenti Ppa nel gruppo misto alla Camera - cerca sempre nuove sfide elettorali per farsi conoscere. Il simbolo impiegato in quest'occasione è lo stesso depositato in vista delle elezioni europee del 2019 e visto nella sola circoscrizione Nord-Est: c'è dunque anche la dicitura "Popolo Partite Iva" (confermata da un'ordinanza del tribunale di Roma meno di un anno fa) e il riferimento a "La Politica dei giovani".
 

11) Pensionati e invalidi - Giovani insieme

L'ordine indicato dal sorteggio prosegue con un'altra lista che non rappresenta una novità per elettrici ed elettori pugliesi: l'hanno infatti trovata sulle schede già cinque anni fa. Era infatti sempre parte della coalizione in appoggio a Michele Emiliano il gruppo locale dei Pensionati e invalidi - Giovani insieme, che a livello nazionale ha come coordinatrice Luigina Staunovo Polacco. Come simbolo è stato presentato quello che ha il bordo blu stellato più sottile e con una leggera sfumatura tricolore sullo sfondo; il fatto che non si sia presentata anche una lista del Partito pensionati ha probabilmente aiutato l'ammissione del contrassegno.
 

12) Democrazia cristiana - Puglia

Il sorteggio si è divertito, si diceva, ma si sarebbe potuto divertire ancora di più se solo avesse collocato falce e martello di Sinistra alternativa subito prima o subito dopo la lista della Democrazia cristiana - Puglia, presentata da Cosimo Tramonte anche a contro il parere delle varie anime che a livello nazionale ritengono di rappresentare la Dc (da Renato Grassi a Emilio Cugliari ad Angelo Sandri) e non volevano vedere il partito nel centrosinistra. Il simbolo originario, tuttavia - quello con lo scudo crociato arcuato, solitamente utilizzato da Sandri - non è stato ammesso (probabilmente per la presenza di quello dell'Udc), così il contrassegno è stato modificato: c'è sempre lo scudo - stavolta rettilineo nella parte superiore - ma al posto della croce c'è solo una striscia orizzontale rossa con la sigla "Dc".
 

13) Emiliano sindaco di Puglia

La lista che segue - la quartultima in appoggio al presidente uscente - è già piuttosto nota a chi ha votato alle regionali del 2015: il simbolo di Emiliano sindaco di Puglia - disegnato da Proforma di Giovanni Sasso - era stato il secondo più votato di tutta la coalizione di centrosinistra, aveva preso poco meno del 10% ed era riuscito a conquistare sei consiglieri regionali. Rispetto a cinque anni fa nulla è cambiato graficamente: c'è la stessa "e" rossa gigante, con un accenno di fascia tricolore (a ricordare il passato di sindaco di Bari di Emiliano, sperando che sia di buon auspicio per altri cinque anni da "sindaco di Puglia").
  

14) Sud indipendente - Puglia

La compagine delle liste che sostengono Emiliano prosegue con un emblema invece meno noto: quello di Sud indipendente - Puglia. Come si è visto alcuni giorni fa, si tratta di Si tratta dell'emblema di Sud indipendente, una formazione nata nel 2009, guidata da Massimo Calabrese e di cui è rappresentante in Puglia Enzo Spina: l'idea è di "rappresentare in chiave moderna il patrimonio storico della nazione delle Due Sicilie", con l'idea di riconquistare la dignità persa con l'Unità d'Italia, che avrebbe trasformato il Sud in una "colonia della Padania risorgimentale". Il simbolo, non a caso, porta i confini del Regno delle Due Sicilie e il giglio borbonico dorato.
 

15) Partito del Sud - Meridionalisti progressisti

Penultima formazione della coalizione di Emiliano, secondo quanto indicato dal sorteggio, è il Partito del Sud - Meridionalisti progressisti: l'estrazione di fatto ha posto uno dopo l'altro i due emblemi che contengono il giglio borbonico. Il partito esiste dal 2007, ma dal 2015 ha adottato questo emblema in cui all'antico giglio si affianca un fregio giallo a forma di infinito: per il suo presidente, Natale Cuccurese, si tratta di un logo che distingue "un meridionalismo contro ogni forma di esterofobia, di discriminazione, coabitante con la legalità e i diritti". Si tratta della prima partecipazione di questo soggetto politico alle regionali in Puglia.
 

16) Italia in comune

L'estrazione a sorte ha collocato in coda alle ben 15 liste a sostegno di Emiliano quella di Italia in comune. La formazione guidata a livello nazionale da Federico Pizzarotti e Alessio Pascucci è a una delle sue prime uscite alle regionali (si era presentata finora solo in Piemonte nel 2019) e schiera anche questa volta il suo simbolo nazionale tricolore, senza alcuna connotazione personale o territoriale. Anche in questo caso il voto sarà un piccolo test per vedere se elettrici ed elettori potranno riconoscersi in un progetto nato a partire dall'impegno di vari amministratori locali, con l'intento di trasporlo a un livello territoriale superiore.
 

Antonella Laricchia

17) MoVimento 5 Stelle

La terza candidatura a presidente estratta è quella di Antonella Laricchia, sostenuta dal MoVimento 5 Stelle, proprio come cinque anni fa. La consigliera regionale uscente (che nel 2015 era arrivata seconda, battendo di poco in voti Francesco Schittulli) dunque ci riprova. Rispetto ad allora, il M5S ha cambiato pochissimo del suo simbolo: non c'è più il sito di Beppe Grillo e nemmeno più quello che rappresentava il MoVimento fino al 2017 (movimento5stelle.it), ma Ilblogdellestelle.it, secondo la grafica adottata in occasione delle elezioni politiche del 2018. Le novità, casomai, stanno altrove...
 

18) Puglia futura

La vera novità da queste parti è la seconda delle due liste che appoggiano la candidatura di Laricchia. Dovrebbe essere infatti la seconda volta - dopo l'esperienza calabrese - in cui una candidatura di diretta espressione del MoVimento 5 Stelle (e non condivisa da una coalizione più ampia, com'è avvenuto in Umbria lo scorso anno e come accade ora in Liguria) è sostenuta dalla lista del M5S e da una seconda formazione. Puglia futura, in particolare, per Laricchia non è una "lista della presidente", ma "una lista civica vera, l'unica alleanza che ci interessa davvero". L'idea del futuro è data da un tracciato sul fondo giallo, l'uso di una font avveniristica e giusto una pennellatina tricolore.
  

Raffaele Fitto

19) Unione di centro - Nuovo Psi

Al quarto posto tra le candidature alla presidenza finisce la nuova corsa per il centrodestra di Raffaele Fitto, la cui coalizione è meno numerosa. La apre, in base al sorteggio, il cartello elettorale che unisce Unione di centro e Nuovo Psi. Due terzi del contrassegno sono occupati dall'emblema dell'Udc (con le due vele, sotto lo scudo crociato, spostate verso in basso perché non siano tagliate nella parte alta), mentre la parte superiore - solitamente occupata dal segmento rosso in cui è scritto "Italia" - è stata destinata al Nuovo Psi, con il nome disposto ad arco e sotto il garofano dipinto impiegato per la prima volta dal 2006.
 

20) Forza Italia

Il secondo simbolo sorteggiato riporta il candidato presidente a contatto con il suo passato: quando nel 2000 Fitto era stato eletto alla guida della giunta regionale, infatti, era uno degli esponenti più crescita di Forza Italia. Il simbolo, che trae origine dal contrassegno utilizzato per la prima volta alle elezioni politiche del 2018 (con la bandierina nella parte superiore e i vertici superiori fuori dal cerchio), sotto al riferimento inamovibile a Berlusconi contiene pure il cognome di Fitto, sufficientemente grande da toccare la circonferenza proprio come il cognome dell'ex Cavaliere. Fi parte dall'11,37% di cinque anni fa, ma non è scontato riuscire a mantenerlo. 
 

21) La Puglia domani

Terza formazione della coalizione di centrodestra è la "lista del presidente" (come si vede dal modo particolare, corsivo, in cui è scritto il cognome di Fitto e dalla parola "presidente", riportata solo qui), denominata La Puglia domani e con l'ultima parola in particolare evidenza (per pensare al futuro prossimo e a quello lontano). Nel simbolo dominano il verde della terra e l'azzurro del mare; quest'ultimo colore tinge anche la rappresentazione stilizzata del "pumo", elemento decorativo tipico del Salento, impiegato come segno del territorio e della sua rinascita.  
 

22) Lega

Se nel 2015, alle precedenti elezioni regionali, aveva partecipato Noi con Salvini, a sostegno di Adriana Poli (insieme a Fi, Puglia nazionale e Pli), questa volta sulle schede finisce direttamente il simbolo della Lega, con Alberto da Giussano e il riferimento a Matteo Salvini: è praticamente il medesimo contrassegno già votato da elettrici ed elettori pugliesi alle politiche del 2018, ma in questo caso al posto della parola "premier" c'è il riferimento alla Puglia. Cinque anni fa Noi con Salvini aveva preso il 2,42%, restando fuori dal consiglio; alle europee dello scorso anno, invece, la Lega - Salvini premier aveva ottenuto il 25,29%. Come andrà questa volta?
 

23) Fratelli d'Italia

L'ultimo simbolo della coalizione in appoggio a Fitto è quello del partito cui ha finito per aderire (facendovi confluire Direzione Italia), Fratelli d'Italia. Il contrassegno è quasi uguale a quello coniato per le elezioni politiche del 2018, con la miniatura di Fdi in basso e nella parte superiore il riferimento alla leader nazionale, Giorgia Meloni; il suo nome, tuttavia, qui è ridotto per lasciare spazio al riferimento a Fitto (in bianco invece che in giallino), mentre a fianco del cognome di Meloni è stato inserito un "per" manoscritto e quasi lezioso, nemmeno troppo visibile nelle dimensioni di 3 centimetri di diametro.
 

Nicola Cesaria

24) Lavoro ambiente Costituzione

Subito dopo Fitto, il sorteggio ha indicato la candidatura a presidente di Nicola Cesaria, sostenuto dal cartello elettorale-politico denominato Lavoro ambiente Costituzione. Il progetto unisce nell'appoggio a Cesaria un contrassegno addirittura con tre coppie di falce e martello: quella del Partito comunista italiano (con la classica doppia bandiera appena rivisitata), quella di Rifondazione comunista e quella - assai meno nota ma ugualmente da segnalare - di Risorgimento socialista, movimento nato nel 2015, andato a congresso lo scorso anno. Il fondo del simbolo, ovviamente, è rosso, giusto un po' sfumato.
 

Andrea D'Agosto

25) Riconquistare l'Italia

Dopo la candidatura di Cesaria è stata sorteggiata quella di Andrea D'Agosto, sostenuto soltanto da Riconquistare l'Italia. Continua dunque il progetto di questa forza politica, frutto del Fronte sovranista italiano, che a partire dalle regionali in Lazio nel 2018 ha in animo di partecipare al maggior numero di competizioni regionali possibili (beneficiando, in questo caso, anche della riduzione delle firme necessarie). Il simbolo è quello visto a partire appunto dal 2018, con la sigla Ri verde, la Stella d'Italia rossa, aperta, incompleta e in crescita (come emblema del progetto politico sovranista) e il nome della lista al di sotto, il tutto su fondo bianco.
 

Mario Conca

26) Cittadini pugliesi

Penultimo tra coloro che aspirano alla presidenza della regione Puglia risulta, in base al sorteggio, Mario Conca, eletto nel 2015 come consigliere con il M5S nel barese e ora pronto a correre sostenuto dalla sua lista Cittadini pugliesi, per dare continuità all'esperienza di questi ultimi cinque anni. Il simbolo - decisamente pieno e ricco di elementi, tutti riconoscibili ma in grado di complicare la lettura complessiva - rappresenta persone comuni, in tanti atti e condizioni della vita umana, con al centro un albero radicato in un "terreno tricolore". Si vedrà, dunque, quanto sostegno riuscirà a raccogliere questa candidatura, senza il traino di un "marchio politico" rilevante come quello del M5S.
 

Ivan Scalfarotto

27) Scalfarotto presidente

Il sorteggio ha collocato in ultima posizione la candidatura di cui forse maggiormente si è parlato, al di fuori delle due coalizioni più nutrite: quella del sottosegretario Ivan Scalfarotto. Come prima delle tre liste che lo sostengono è stata estratta quella a lui più legata, Scalfarotto presidente, costituita con il significativo apporto di +Europa (come mostra il richiamo alla bandiera europea e l'immagine colorata della Puglia con il "più" che di solito caratterizza la comunicazione di quel partito. A questa lista, peraltro, concorre anche Azione di Carlo Calenda.
 

28) Italia viva

Dopo la "lista del presidente", il sorteggio ha collocato il partito cui Scalfarotto ha scelto di appartenere e che ne ha lanciato con convinzione la candidatura: Italia viva. Il contrassegno riproduce in tutto e per tutto il simbolo creato da Proforma per il partito di Matteo Renzi e - salvo errore ovviamente - è la prima volta in cui il fregio si presenta da solo, senza dover dividere il cerchio con altre forze politiche. Appare quasi inutile dire che per Iv le elezioni in Puglia avranno un valore superiore rispetto alle altre, anche per la determinazione con cui si è scelto di presentare una candidatura autonoma.
 

29) Futuro Verde

Chiude la coalizione a sostegno di Scalfarotto e anche la sequenza delle forze politiche presenti sulle schede e sui manifesti la lista Futuro Verde, con una marcata sensibilità ambientalista e "giovane"; alla lista partecipano anche Volt, il Pli e Alleanza liberaldemocratica per l'Italia. Da segnalare che ci sarebbe stata un'opposizione presso l'ufficio elettorale circoscrizionale di Lecce (avanzata dai Verdi, per evitare la confondibilità con il loro emblema di Europa Verde e far valere un preteso titolo esclusivo all'uso dell'aggettivo "Verde/Verdi"), ma il collegio ha confermato il suo verdetto di ammissibilità e la lista potrà correre con il suo emblema originario.  

giovedì 6 agosto 2020

Puglia, lista comune Nuovo Psi - Udc, tra ritorni, assonanze e dissonanze

Non più tardi di due giorni fa è stata presentata una delle liste che correranno in Puglia a sostegno di Raffaele Fitto, che quindici anni dopo la sconfitta contro Nichi Vendola cerca di tornare alla guida della regione per il centrodestra, anche se da esponente di Fratelli d'Italia e non più di Forza Italia. Le candidature in questione sono quelle del cartello che unisce il Nuovo Psi e l'Unione di centro, attraverso un simbolo che unisce le grafiche dei due partiti.
A dare notizia della decisione sono stati il segretario nazionale dell'Udc Lorenzo Cesa e quello del Nuovo Psi Michele Simone: "Questo accordo -  hanno spiegato - nasce dall'esigenza di porre al centro del governo della Regione un progetto d'insieme, coerente e soprattutto realizzabile, che ponga rimedio alla gestione personalistica ed improvvisata dell'amministrazione uscente, abituata ad inseguire demagogicamente i problemi, piuttosto che a proporre soluzioni. E il Presidente Fitto è l’uomo giusto per farlo, anche e soprattutto con il nostro contributo". Proprio Fitto, oltre a ringraziare come da prassi e ad aver ricordato che il suo scopo è vincere, ha sottolineato che tutte le liste concorrono per superare la soglia di sbarramento e ottenere rappresentanza, volendo così sottintendere che non serviranno solo a raccogliere voti che non si trasformano in seggi ma possono far vincere la coalizione.
In teoria la notizia finisce qui, ma il drogato di politica deve andare necessariamente oltre, anzi, guardare indietro, che sia a un passato prossimo o remoto. Partendo da quest'ultimo, non ci si può esimere dal notare che questo contrassegno elettorale segna il ritorno sulla scena politica - almeno di livello regionale - del Nuovo Psi. Se ne erano perse le tracce per un po' di tempo, in effetti, anche se nel 2018 il suo simbolo era finito regolarmente al Viminale, ma di candidature non si è avuta sostanzialmente notizia; in più, l'ultima volta che il partito aveva corso alle regionali pugliesi era stato proprio nel 2005, quando aveva sostenuto Caldoro insieme ai repubblicani.
A chi ha visto il simbolo e ha buona memoria, tuttavia, è tornato quasi subito in mente un episodio che risale all'anno dopo, dunque alle elezioni politiche del 2006, solo a parti quasi invertite e almeno in parte simili. Difficile, infatti, non pensare al contrassegno elettorale che aveva unito in un'unica lista la Democrazia cristiana per le autonomie e, appunto, il Nuovo Psi guidato da Gianni De Michelis: il simbolo, tra l'altro, fu presentato al Ministero dell'interno proprio nei giorni in cui il gruppo legato a De Michelis credeva di non poterlo utilizzare sulla base di un'ordinanza del tribunale di Roma (ma pochi giorni dopo una nuova ordinanza gliel'avrebbe restituito). La maggior parte del cerchio era occupata dal partito di Gianfranco Rotondi, mentre il Nuovo Psi (che schierava per la prima volta quel garofano) si accontentava del segmento inferiore.
Ora, si può avere la tentazione di parlare di parti invertite, se non altro perché nel nuovo contrassegno pugliese il Nuovo Psi occupa lo spazio che di norma è dedicato al segmento rosso (con l'indicazione Italia o del candidato appoggiato) nel simbolo dell'Udc, dunque nella parte superiore. Certo, se c'è sostanziale continuità politica tra il Nuovo Psi di allora e quello attuale (guidato da Lucio Barani), non è del tutto corretto sovrapporre l'Udc alla Dca di Rotondi, che aveva appunto abbandonato l'Udc nel 2004 per costruire il suo partito (che nel simbolo non ha mai avuto lo scudo crociato). Non è tuttavia un mistero che, negli ultimi mesi, Rotondi abbia auspicato e avviato un dialogo tra varie componenti di estrazione democratica cristiana e popolare, con l'idea di poter costituire un soggetto ispirato agli stessi valori della Dc e del quale sia parte rilevante anche l'Udc di Cesa.
A questo proposito, tuttavia, c'è l'ultima osservazione da fare: che fine ha fatto l'Unione democratici cristiani, di cui si era parlato solo un mese fa? L'idea che era circolata era che alle varie regionali si sarebbe presentata ogni volta che fosse stato possibile la lista con lo scudo crociato in uso all'Udc, ma senza le vele al di sotto, con l'indicazione "Popolari" e soprattutto la denominazione "Unione democratici cristiani", che metteva d'accordo molti tra coloro che avevano partecipato al tavolo neo-democristiano (e non scontentava del tutto chi riteneva essenziale cambiare nome rispetto a Unione di centro, per non avere l'impressione di essere stati fagocitati). In questo caso, invece, il simbolo è quello consueto dell'Udc, con le vele e con il nome normalmente utilizzato. 
La notizia del simbolo, manco a dirlo, non ha fatto piacere a coloro che speravano nell'appuntamento delle regionali per ottenere un po' di visibilità per il progetto federativo dei popolari e dei democratici cristiani. Da settimane, peraltro, si sa che a sostegno della candidatura di Michele Emiliano potrebbe esserci il simbolo della Democrazia cristiana - Puglia, con una lista cui sta lavorando Cosimo Tramonte. La sua partecipazione alla conferenza stampa di Emiliano, peraltro, aveva scatenato varie reazioni negative, a partire da quella di Emilio Cugliari (che all'inizio sarebbe stato eletto presidente facente funzione della Dc dopo la sfiducia a Nino Luciani, avvenimento contestato da quest'ultimo) e di Angelo Sandri (che a sua volta si qualifica segretario della Democrazia cristiana dal 2003 e da allora ha sempre utilizzato per le sue attività politiche lo scudo con il bordo superiore arcuato che si vorrebbe schierare in Puglia), i quali hanno contestato a Tramonte di non essere legittimato a disporre del simbolo e di non volere alcuna alleanza con Emiliano e il centrosinistra; per parte sua, Tramonte ha rivendicato la guida della Dc-Puglia, ha ricordato i suoi usi precedenti dell'emblema e ha confermato il sostegno a Michele Emiliano. Se però il simbolo dovesse essere ammesso - il che non è facile, considerando la presenza dello scudo dell'Udc - i componenti della Federazione popolare Dc potrebbe masticare amaro nel vedere sulle schede un simbolo con la dicitura "Democrazia cristiana" non presentato da loro e nel sapersi esclusi dalla competizione.
Come è capitato molte altre volte, insomma, di confusione ce n'è tanta, probabilmente troppa e c'è da sospettare che anche nei prossimi giorni ci saranno interventi e prese di posizione su chi è tornato, chi non si è presentato e su chi non avrebbe titolo per farlo.

mercoledì 22 luglio 2020

La Puglia domani, Fitto sceglie il "pumo" per la sua lista

Dopo esserne stato presidente per cinque anni dal 2000 (quando appariva a molti una delle figure più promettenti di Forza Italia) e dopo la sconfitta - un po' a sorpresa, innanzitutto per lui - nel 2005 nella sfida con Nichi Vendola, Raffaele Fitto aveva iniziato a occupare ruoli sempre più rilevanti a livello nazionale ed europeo, ma non ha mai smesso di interessarsi alla politica della Puglia, la sua regione. Non a caso, quando nel 2010 Vendola fu riconfermato prevalendo su Rocco Palese, candidato del centrodestra, Fitto - che lo aveva ampiamente sostenuto e promosso - si era dimesso da ministro per gli affari regionali dell'ultimo governo Berlusconi, addossandosi la responsabilità della sconfitta (ma, come da copione, le dimissioni furono respinte); nel 2015 fece una scelta precisa, appoggiando Francesco Schittulli con la sua lista Oltre (mettendo in campo anche il suo cognome, inserito nel simbolo) e abbandonando Forza Italia (che aveva invece scelto di sostenere Adriana Poli Bortone). 
Ironia della sorte, da settimane è ormai ben noto che proprio Raffaele Fitto si ricandiderà alla presidenza della Puglia in rappresentanza del centrodestra unito - dunque almeno di Lega, Fdi e Fi - ma stavolta il suo nome lo ha fatto Giorgia Meloni per Fratelli d'Italia (con cui l'ex presidente pugliese è stato eletto parlamentare europeo l'anno scorso). Al di là delle liste di partito, che chiaramente ci saranno - con il debutto della Lega, visto che nel 2015 aveva corso Noi con Salvini - non poteva certo mancare una "lista del presidente" legata direttamente a Fitto, per tradurre assai più che altrove in voti e seggi il consenso personale di cui l'ex presidente e attuale europarlamentare ha sempre dimostrato di godere: in quella formazione saranno schierati politici e amministratori locali, ma anche le classiche candidature della "società civile".
Il progetto di lista è stato presentato due giorni fa a Bari (tra l'altro alla presenza del capogruppo di Fdi alla Camera, Francesco Lollobrigida): si chiamerà La Puglia domani, con il nome rivolto tanto all'immediato futuro (inteso, una volta chiusi i seggi e terminato lo spoglio delle schede), quanto a un generico domani che Fitto vorrebbe poter incarnare per cinque anni, lasciando anzitempo il suo scanno a Bruxelles-Strasburgo. Tinte dominanti del simbolo utilizzato per la lista sono l'azzurro (quello del mare, che campeggia anche nello stemma regionale) e il verde (in rappresentanza della terra). Assai più dei colori, tuttavia, emerge il soggetto scelto per il contrassegno: si tratta del "pumo", uno degli elementi decorativi degli edifici più diffusi in Puglia, soprattutto in Salento (e in particolare a Grottaglie).
Così Fitto ha spiegato la sua scelta: "Il pumo rappresenta una rosa stilizzata, una rosa che sboccia. Il significato, quindi, è quello di rinascita. Il pumo, emblema dell'artigianato pugliese in tutto il mondo, riunisce il rispetto della tradizione e l'aspirazione verso un futuro di innovazione, crescita e sviluppo. È presente nella mia casa e in quella di molti pugliesi". In effetti, etimologicamente, più che una rosa dovrebbe ricordare un frutto (pomum), anche se in generale in effetti il pumo rimanda all'idea del bocciolo che si schiude, in segno di prosperità e le foglie sono quelle dell'acanto; molti, tuttavia, lo ricollegano anche a una pigna, pensando a una delle forme del fregio più diffuse di recente. L'immagine scelta qui suggerisce un profilo piuttosto liscio, quindi rimanda alla foggia tradizionale del pumo, pur se in una rilettura cromatica più innovativa. Il disegno è leggibile benché sia collocato sullo sfondo, sotto al testo bianco in cui spicca la parola "domani": questa è persino più evidente del riferimento a Fitto, il contrario di ciò che era accaduto nel 2015 con la lista Oltre, che fu ovviamente la più votata della coalizione a sostegno di Schittulli. Sarà così anche stavolta?

sabato 28 gennaio 2017

Direzione Italia, nuovo nome per il leone di Fitto

Il leone è rimasto al suo posto e con la stessa forma - , ma a colori invertiti e con un nuovo nome, Direzione Italia. E' stata proprio la comparsa del simbolo (a chiusura del video finale), al centro del videowall montato in una sala dell'hotel Ergife di Roma, l'ultimo atto della "Convenzione Blu" voluta da Raffaele Fitto per voltare pagina, dopo la nascita dei Conservatori e riformisti di oltre un anno e mezzo fa. 
L'idea era di costruire un nuovo partito, questa volta dal basso, per dare un contributo concreto alla costruzione di un centrodestra diverso da quello che l'Italia ha avuto finora: un centrodestra ispirato ai Tories inglesi e che nelle scorse settimane (a partire dagli incontri tenuti all'inizio di novembre) si è dato un programma sui temi principali di livello nazionale e internazionale (parlando di rapporti con l'Europa, tassazione, debito e spesa pubblica, lotta alla burocrazia, vero liberalismo in economia...) e ha cercato di concretizzare la sua presenza sul territorio attraverso un accordo con varie forze civiche e territoriali.
Mancava l'atto finale, ossia il rinnovo di ciò che c'era già - CoR, e che di rinnovo si tratta lo mostra il fatto che la pagina del partito di Fitto ha già cambiato nome - per poter includere all'interno tutti gli interessati alla costruzione di un soggetto di centrodestra "credibile, moderno, riformatore", realmente alternativo al Pd (con una stoccata nemmeno troppo velata al Nuovo centrodestra - Area popolare di Alfano) e pronto a misurarsi alle elezioni primarie (da sempre chieste da Fitto, quando era in Forza Italia e soprattutto quando ne è uscito) con chiunque le chieda, a partire ovviamente da Matteo Salvini e Giorgia Meloni, a patto che si capisca che le primarie vanno fatte innanzitutto tra la gente, oltre che chieste. 
Immagine di questo percorso è e resta il leone. Come si diceva, il disegno è ancora quello adottato dai CoR fin dall'inizio: non la versione del gruppo Ecr al Parlamento europeo - con la fiera seduta - ma il leone eretto e incedente, con coda frustante, dell'Alliance of Conservatives and Reformists in Europe - Acre. Se però all'inizio l'animale era blu (con tanto di luci tridimensionalizzanti) su fondo bianco, ora si è fatta la scelta cromatica inversa, per cui la sagoma si è tinta tutta di bianco, su un fondo blu scuro ammorbidito da una luce proveniente dall'alto. E che quella figura non fosse in discussione sembra testimoniarlo un passaggio dell'intervento di Roberto Rosso, già candidato sindaco (sconfitto) a Torino: "Abbiamo nel simbolo un leone e tu, Raffaele, sei stato un leone: non era facile scontrarsi senza soldi contro le fiere della politica". 
Sotto al tricolore (con gli elementi verdi e rossi più stiracchiati rispetto a prima, per far spazio in mezzo anche a quello bianco, che ora sullo sfondo si può vedere) emerge il nuovo nome, composto in due font leggermente graziate, ma più squadrate rispetto a quella precedentemente in uso: ciò vale soprattutto per la parola "Italia", decisamente dominante quanto a dimensione e resa grafica (il carattere usato rimanda al Courier o ad altre famiglie stile type) e volendo anche piuttosto coraggioso, visto che gli ultimi partiti contenenti quel nome - Scelta civica per l'Italia, Popolari per l'Italia e, negli ultimi anni, la stessa Forza Italia - non sono stati particolarmente fortunati. 
Eppure sono stati proprio gli iscritti alla Convenzione Blu a scegliere la nuova denominazione ("Noi, insieme, abbiamo deciso come chiamarci", ha detto con forza alla fine Fitto): dei 7.593 aderenti, 6.319 si sono espressi e 1.706 (il 27%) ha votato per "Direzione Italia", opzione che ha staccato di circa 350 voti "Movimento Blu" (scelto da 1.454 persone, il 23%); decisamente più lontane le etichette "Ricostruttori" (1.074 voti, 17%), "Più Italia" (821, 13%), "Cambia Italia" e "Patto Blu" (che insieme si sono divise il restante 20%). Il nome politicamente è nuovo, anche se in rete "Direzione Italia" esiste già: è un sito che racconta "l'Italia vista con gli occhi degli italiani", con servizi e reportage
Niente di politico dunque, mentre Fitto e i suoi compagni di viaggio (dalla tribuna dell'Ergife, sotto la direzione di Nuccio Altieri, hanno parlato in tanti, da Daniele Capezzone al genovese Enrico Musso, da Maurizio Bianconi a Massimo Corsaro, fino agli ex governatori del Molise Michele Iorio e del Friuli - Venezia Giulia Renzo Tondo) si preparano a vivere i prossimi mesi verso le elezioni, con la consapevolezza - più volte sottolineata da Fitto - che non si può chiedere di votare presto solo perché "fa figo", ma occorre intervenire sulle leggi elettorali per non rischiare l'ingovernabilità assoluta.

giovedì 16 luglio 2015

Il leone conservatore e riformista di Fitto

Alla fine il leone è apparso, per tutti. Raffaele Fitto ha presentato oggi nell'aula dei gruppi di Montecitorio il simbolo della sua creatura politica, Conservatori e riformisti, mettendo in scena il tradizionale rito del cavalletto da scoprire con Geoffrey Van Orden il vice presidente del gruppo Conservatori e riformisti al Parlamento europeo. 
Il leone c'è ed è blu, come aveva correttamente anticipato Affaritaliani.it, così come erano giuste altre anticipazioni che volevano un tricolore nell'emblema. Blu è anche la scritta del nome, proposta con una font leggera che dimostra anche una certa eleganza, mentre è bianco tutto il resto, segno che il nuovo soggetto politico non si è fatto cogliere dall'inizio da quel horror vacui che sembra affliggere molte delle formazioni nate negli ultimi anni.
Ovviamente - come del resto è giusto - ai giornali interessa soprattutto capire chi sta (e resterà) con Fitto e quali siano i programmi della formazione per il futuro. Qualche indicazione l'ha data lo stesso leader, un tempo berlusconiano di ferro: "Noi non siamo né con Le Pen, né con la Merkel", la collocazione è senza dubbi nel centrodestra, in alternativa a Renzi, senza voler "mettere in campo un sottobosco di intese o accordi poco chiari". A Berlusconi Fitto continua a volere bene, non prova rancore, ma c'era e resta la convinzione che "il modello attuale di centrodestra non ha prospettiva, il modello di successo proposto 20 anni fa non ha più futuro". 
In effetti, la stessa scelta del leone spazza via buona parte della strategia comunicativa vista nel centrodestra berlusconiano visto fin qui. L'ex Cavaliere,infatti, nei suoi simboli non aveva mai voluto fiori, animali o altri segni che dovessero essere interpretati, ma solo segni di immediata comprensione. La fiera schierata da Fitto, invece, richiede pur sempre un briciolo di astrazione in più. A questo proposito, se anche i dettagli contano, si può notare che il leone scelto non è accovacciato come quello del gruppo europeo ECR, simile a quello che troneggia maestoso e protettivo all'esterno di tante nostre chiese. La belva dei fittiani è "in piedi", sulle quattro zampe, ferma o forse colta in un movimento lento: a dare giusto un tocco di "istantanea" e di potenziale guizzo è la coda, fermata mentre si svolge a S. Si tratta, a ben guardare, di una bestia presente, ben visibile, fiera del suo esserci e pronta a intraprendere il cammino necessario (che, manco a dirlo, guarda a destra, come nell'omologo europeo)
Era diverso, tanto per dire, uno degli ultimi leoni visti nella politica italiana, quello dell'Usei, ove la sigla sta per Unione sudamericana emigrati italiani. Lì la belva era chiaramente colta in una posizione di attacco, con le fauci tra il famelico e il ruggente e le zampe pronte a scattare (e la stessa "coda a S" comunicava sensazioni ben diverse). Qui però la sensazione da trasmettere è ben diversa: al gruppo di Fitto, infatti, serve soprattutto certificare la sua esistenza in vita (anche se intanto servirebbe qualche unità in più alla Camera per costituire un gruppo autonomo), mostrare la fierezza della propria scelta e un atteggiamento di chi è pronto a mettersi in gioco. Nel leone ritto c'è più o meno tutto questo; l'accostamento del tricolore al blu mette in campo tutte e quattro le tinte nazionali, nell'ormai consolidata tecnica di presentazione dei partiti catch-all. Cosa importante, rispetto alla precedente esperienza del Nuovo centrodestra, il simbolo è nato subito tondo e non ci sarà alcun bisogno di adeguarlo in futuro. Ci sono ancora varie cose da sistemare (a partire dalla determinazione del modello organizzativo: "Verrà definito nei prossimi mesi - ha detto Fitto - dopo aver ascoltato tutti, con un meccanismo di legittimazione e del consenso che parte dal basso", abbandonando "l'idea dei nominati"), ma questo emblema sarebbe già pronto per correre alle elezioni. Con quali risultati? Un po' presto per dirlo, no?

venerdì 10 luglio 2015

Conservatori e riformisti, per Fitto un leone in un simbolo blu?

In un primo tempo, la data centrale doveva essere ieri: il 9 luglio era prevista la prima presentazione alla stampa del nome ufficiale e del simbolo dei progetto dei Conservatori e riformisti di Raffaele Fitto, nell'attesa di ufficializzare la sede e le prime attività del partito. Da ieri però si è precisato che "l'ora X" dovrebbe scattare il 16 luglio, dalle 15.30, con una conferenza presso l'aula dei gruppi alla Camera: e se si rincorrono da un po' le voci sulla sede prestigiosa che sarebbe stata trovata (all'angolo fra piazza del Gesù e corso Vittorio Emanuele, si dice), oggi Affaritaliani.it ha sparato la prima indiscrezione sul simbolo.
Il logo del gruppo Conservatori
e riformisti europei
al Parlamento europeo
Per la testata diretta da Angelo Maria Perrino, infatti, "il simbolo della formazione di Fitto si ispirerà a quello del gruppo dei Conservatori e Riformisti in Europa: nel logo ci sarà il leone (storico emblema dei Tories) e il colore sarà blu, proprio come quello del partito di David Cameron". A corredo della notizia, in effetti, l'articolo mostra proprio il contrassegno - uno dei pochi di forma rotonda, peraltro - adottato dal gruppo European Conservatives and Reformists al Parlamento Europeo, con il leone accovacciato a sinistra inserito in una corona blu su fondo bianco, con la sigla ECR altrettanto bianca. 
Non potrà ovviamente essere esattamente questo il simbolo che Fitto adotterà per la sua creatura politica: probabilmente, ad esempio, il nome apparirà per intero e ci sarà da vedere come sarà reso il leone. In ogni caso, se in Italia il leone è stato legato soprattutto ai movimenti venetisti (con libro e, a volte, lo spadino) e a certi monarchici, ora avrà un respiro più internazionale: una settimanella scarsa e lo si scoprirà.

mercoledì 27 maggio 2015

Conservatori social riformatori, il simbolo che non è di Fitto

Ne hanno scritto tutti, ma proprio tutti, come del resto era prevedibile: la conferenza stampa con cui ieri a Montecitorio Raffaele Fitto ha ufficializzato la nascita della sua creatura politica, i Conservatori e riformisti, ha fatto il botto sui media, anche per le dimensioni che il "fenomeno" presenta fin dal suo esordio. La convention di fondazione è fissata per giugno, ma già la settimana prossima - appena le assemblee parlamentari riprenderanno a lavorare - nascerà il gruppo al Senato (10 ex forzisti e 2 ex Gal), mentre a Montecitorio si parla di una componente del gruppo misto, più contenuta.
Certamente alla conferenza di ieri contavano soprattutto le parole dei protagonisti, i loro nomi e i loro volti. I colori e le immagini, però, vogliono sempre la loro parte e gli occhi dei fotografi non se li fanno sfuggire. Così capita che il Corriere della Sera di oggi, accanto al pezzo sulla presentazione dei fittiani firmato da Virginia Piccolillo, piazzi una "foto repentina", che ritrae una "cartellina in mano a Fitto" che ritrae un contrassegno enorme, dominato da un tricolore: lo stesso ex delfino di Berlusconi aveva detto che per il simbolo dei Conservatori e riformatori era "ancora presto", ma fare due più due e pensare che quello fosse uno degli emblemi allo studio per il nuovo partito, era fin troppo facile (e chi ha "passato" il pezzo con le didascalie doveva essere di quell'idea).
In questo caso, però, due più due non fa affatto quattro. Perché quell'emblema esisteva già da almeno due anni e mezzo, cioè dal 15 ottobre 2012, giorno in cui sono stati presentati i Conservatori social riformatori: il movimento faceva e fa riferimento a Cristiana Muscardini, deputata Msi dal 1983 al 1987 e parlamentare europea per ben cinque legislature, per An, poi Pdl, fino al passaggio in Futuro e libertà dopo lo strappo di Fini. Militanza in Fli che si è interrotta proprio con la nascita del suo soggetto politico, presentato assieme a Martin Callanan e a Geoffrey Clifton-Brown e aderente al gruppo dei Conservatori e riformisti europei (Ecr) a Strasburgo. Alle ultime elezioni europee la Muscardini non si è ricandidata, ma il partito è rimasto.
L'emblema con il tricolore "a triangolo" (quasi fosse il dettaglio di un deltaplano o di un aquilone) e un segno di "alfa" nella parte centrale bianca (essendo la prima lettera dell'alfabeto greco, rappresenta la carta costitutiva del movimento, il suo inizio), dunque, non è affatto il futuro simbolo di Fitto e compagnia; certamente, però, quella cartella non era finita a caso nelle mani dell'ex governatore della Puglia. "Due rappresentanti del Csr - spiega la stessa Muscardini ai Simboli della discordia - hanno partecipato, come osservatori, all'iniziativa dell’onorevole Fitto alla presenza del Presidente dei Conservatori europei, on. Syed Kamall". 
Adesione al progetto di Fitto in vista? Per ora la fondatrice del partito si mantiene su posizioni generiche: "Il Csr - precisa - è ovviamente attento alle novità, se ci sono e ci saranno, della politica italiana ed europea". Non è un no, ma nemmeno un sì palese, dunque di eventuali novità sapremo più avanti. L'unica cosa certa, al momento, sembra essere che il simbolo fittiano non coinciderà con quello dei Conservatori social riformatori. Mai dire mai, in ogni caso. 

martedì 28 aprile 2015

Fitto scalda i motori per andare Oltre

Alle volte per forzare la mano si sceglie di mettere in mostra qualche arma, magari senza avere ancora la certezza che la si userà, ma con l'atteggiamento mentale di chi è pronto, anzi prontissimo a brandirla. Sembra questa la chiave di lettura da dare al simbolo di Oltre con Fitto, messo in campo dal gruppo vicino all'ex governatore forzista della Puglia (e da tempo in odore di "eresia" per i fedelissimi di Silvio Berlusconi) a sostegno del candidato governatore Francesco Schittulli.
Proprio il nome del candidato alla presidenza della regione è presente nell'emblema, ma vederlo è piuttosto difficile: nel contrassegno dominano due sole parole, "Oltre" e "Fitto", con il cognome dell'esponente di Forza Italia possibilmente ancora più grande e visibile anche a chi non brilla per acume visivo (nome tecnico: invorniti). Chi ha configurato il simbolo lo ha fatto quasi certamente incentrando il messaggio (e la battaglia politica che si sta per combattere) direttamente sulla figura di Raffaele Fitto, per cui - prima ancora che Schittulli - chi farà la croce su questo emblema lo farà essenzialmente per lui, il campione delle preferenze.
Fitto, campagna europee 2014 (da Il paese nuovo)
Anche il termine "Oltre" non è affatto casuale: tanto la parola, quanto la grafica (il testo verde acqua con l'ondina arancione) erano stati un elemento importante della campagna elettorale di Fitto per partecipare alle elezioni europee dell'anno scorso. Il simbolo sarebbe così pronto ad andare oltre l'esperienza (personale) del voto 2014, per trasformarsi nell'emblema di un progetto politico che certamente sarà proposto in Puglia (prendendo in qualche modo il posto della fittiana "Puglia prima di tutto") e punterà a intercettare innanzitutto il malcontento all'interno di Forza Italia. 
Le liste, per l'intanto, in Puglia sono praticamente fatte: le persone per riempire la truppa ci sarebbero tutte e si aspetta solo di consegnare tutte le scartoffie a fine mese per poter partecipare regolarmente alle elezioni. Sempre che, naturalmente, qualcosa di imponderabile non accada nei prossimi giorni.

mercoledì 15 aprile 2015

"Forza Italia? E' congelata": chi ha ragione?

Sta diventando sempre più appassionante, anche sul piano giuridico, la disputa intorno alla "legittimità" di Forza Italia e alla titolarità dell'uso del simbolo. Ancora una volta, uno spunto importante viene da un articolo del Tempo, che nel numero in edicola contiene un'intervista a Gianluigi Pellegrino, l'avvocato cui si sono rivolti coloro che aderiscono alle posizioni di Raffaele Fitto – lo stesso legale parla di un incarico conferito da "oltre un migliaio di firme di eletti e iscritti" – per "tutelare in ogni sede e con tutti i mezzi il rispetto delle regole democratiche nel partito".
Il pezzo inizia senza alcuna mediazione e va subito al nocciolo della tesi: "Silvio Berlusconi non ha convocato il congresso che aveva avuto mandato di convocare e questo impedisce che il simbolo possa essere utilizzabile, dal momento che, come impongono l'art. 49 della Costituzione e lo Statuto di Forza Italia, devono essere rispettati i passaggi democratici nel funzionamento del partito". L'emblema, dunque, sarebbe da considerarsi "congelato": "Sulla scheda elettorale al momento ci potrà essere Forza Silvio, ma non Forza Italia".
Ora, Pellegrino è esperto di questioni elettorali e di democrazia interna ai partiti: era nel collegio difensivo legato a Mercedes Bresso che, al Consiglio di Stato, a febbraio dell'anno scorso ha visto confermata la ripetizione delle elezioni in Piemonte; in più ha seguito varie cause legate a scontri interni ad alcune formazioni politiche. Vale però la pena di "non accontentarci" e di guardare più a fondo le censure da lui sollevate.