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mercoledì 25 maggio 2016

Gropello Cairoli, quelle stelle di troppo

Non arriva a 5mila abitanti Gropello Cairoli, comune del pavese chiamato a rinnovare l'amministrazione comunale all'inizio di giugno. Quattro liste si erano affrontate alle elezioni di cinque anni fa (con un elettore su quattro che aveva disertato i seggi), altrettante sono quelle che si daranno battaglia - si fa per dire - alle urne tra meno di due settimane. 
Anche se gli emblemi sono pochi, non mancano le cose da dire sulle insegne grafiche utilizzate dai gropellesi per contendersi il governo della propria cittadina, tra conferme, proposte civiche, emblemi "in prestito" e trovate visive piuttosto birichine.
Unica reale conferma rispetto alle elezioni del 2011 è il simbolo di Uniti per Gropello - Amministriamo insieme, già noto agli abitanti che lo avevano scelto per il governo del comune negli ultimi due mandati. Il sindaco uscente, Giuseppe Chiari, era stato eletto in entrambe le occasioni, dunque non poteva presentarsi una terza volta; al suo posto è stato scelto Giorgio Zorzoli. Il simbolo, piuttosto schematico e in odore di centrodestra, consiste in un tricolore su fondo azzurrino screziato: nella parte centrale della bandiera, peraltro, si voglie il dettaglio della torre campanaria con orologio che si trova in via Pavia (angolo via Galileo), inteso come segno civico del territorio.
Non guarda a un dettaglio del paese, ma riporta sullo sfondo del paesaggio la skyline del paese - con le sue torri in vista - la lista civica L'Aquilone. La candidata sindaca, Chiara Rocca, è stata fino a poco fa portavoce di un circolo Pd ma ha scelto di dimettersi da quell'incarico per assicurare il carattere interamente civico della propria formazione. In primo piano nella grafica e in alto nel cielo c'è proprio l'aquilone di cui si parla nel nome, a quarti rossi e gialli carichi, con il filo che parte proprio dalla sagoma della città: un filo particolarmente lungo per dimostrare - probabilmente - che l'intenzione del gruppo è di volare alto e far arrivare in alto il comune. 
Piuttosto artigianale, invece, appare il simbolo di Progetto futuro, lista civica promossa da cittadini che "che hanno la volontà di organizzare ed elaborare il bene comune, compiere scelte partecipate, coerenti in modo trasparente ed etico". La base grafica del simbolo, piuttosto riconoscibile dai veri drogati di politica, è quello della Rete dei cittadini, già visto alle elezioni regionali del 2013; l'emblema, con le dieci sagome di persone che si danno la mano alla "tutti per uno", è stato regolarmente richiesto in uso all'associazione, mantenendo però il proprio nome e i propri slogan. Se questi ultimi sono stati probabilmente stampati sul simbolo stesso, il nome della lista è stato visibilmente incollato con un archetto di carta sopra al cerchio, un'operazione di ingegneria manuale che non si vedeva da tempo.
L'ultimo emblema da considerare, pur essendo il solo a contenere emblemi chiaramente partitici, è anche quello che fa più discutere. E certamente il problema della lista La Svolta - che candida a sindaco Eleonora Giorgi, ovviamente nessun legame con l'attrice - non è dato dalle "pulci" di Fratelli d'Italia, della Lega Nord - Lega lombarda e dei Gropellesi di centrodestra (una grafichina che ricorda antichi simboli della Casa delle libertà), ma dalla scritta nera pennellata del nome, con la V rossa e - soprattutto - sei stelle gialle di dimensioni crescenti dal basso in alto. Per qualcuno, la compresenza della V rossa e delle stelle è un riferimento indebito al MoVimento 5 Stelle che non partecipa alle elezioni in quel comune: c'è chi sospetta che quell'espediente grafico sia un sistema per sottolineare la vicinanza alla lista di alcuni simpatizzanti del MoVimento (o l'inverso, chissà), senza che la commissione elettorale potesse bocciare il simbolo (è stata aggiunta una stella ed è stata cambiata la posizione).
A dissipare i dubbi, comunque, ha provveduto la consigliera regionale M5S Iolanda Nanni, che si è lamentata pubblicamente della cosa: "Nessuno dei candidati di quella lista ha alcuna rappresentatività nel M5S, né, qualora eletto, potrà mai rivestire il ruolo di portavoce M5S o parlare a nome o per conto del Movimento. Il M5S reputa la presentazione di quel logo un tentativo di make up elettorale per fuorviare, anche solo per associazione di idee, i cittadini di Groppello Cairoli". Lista furbetta? Forse, in ogni caso lo decideranno gli elettori.

mercoledì 31 ottobre 2012

Ri-Forza Italia - seconda puntata

Il simbolo della rinnovata Forza Italia (da Affaritaliani.it)
Se ne parla da tempo (anche perché il Cav, in fondo, non lo ha mai nascosto), si aspetta da settimane una mossa in tal senso, ma questa volta Affaritaliani.it lo dà per certo: le strade di Silvio Berlusconi e del Pdl si dividerebbero presto. Questione di settimane, forse di giorni.
Sarà stato il risultato del partito alle elezioni in Sicilia (da dimenticare, soprattutto in confronto al "cappotto" 61 a 0 che ottenne Forza Italia alle politiche, quando il suo uomo di punta era Gianfranco Miccichè, stavolta battitore libero col suo Grande Sud), sarà la lunga e tortuosa strada verso le elezioni di primavera, che passa necessariamente per le regionali di Lombardia, Lazio e Molise (con gli azzurri dell'arcobaleno tricolore in ovvie difficoltà), sarà stata una certa condanna in primo grado in quel di Milano: come che sia, qualcuno sarebbe pronto ad assicurare che Berlusconi rifarà Forza Italia, con tutti i sodali del 1994, con l'aggiunta, senz'altro aggraziata e fine, di Daniela Garnero detta Santanché e (forse, chissà) il grande ritorno di Giulio Tremonti.
Che fine faccia il Pdl (che, oltre ad Alfano, secondo il ben informato, potrebbe contare ancora su Frattini, Gelmini, Pisanu e Cicchitto) e che vogliano fare gli ex An (magari rispolverando la loro creatura politica di provenienza, che non risulta ancora sciolta) lo si vedrà poi. Per ora vale la pena concentrarsi sul Cavaliere e sul suo desiderio di "far rinascere Forza Italia". Anche qui, non ci sarebbe alcun bisogno di una "rinascita": il partito c'è ancora, fino all'anno scorso ha ricevuto i rimborsi elettorali e basterebbe riattivarlo per farlo funzionare proprio come prima.
Stando all'informatore di turno, invece, non sarebbe proprio tutto come prima. Il nome resterebbe lo stesso, ma cambierebbe il jingle e, soprattutto, cambierebbe il simbolo. Alcune elaborazioni grafiche, per la verità, erano già circolate nei mesi scorsi, una delle quali ritraeva un aquilone tricolore su fondo carta da zucchero: quella svelata ieri sembra una variazione celeste. Celeste come il cielo appena sfumato da nuvole dello sfondo, lo stesso dei più classici sfondi forzisti; quanto al tricolore, più che un aquilone sembrerebbe dipingere un deltaplano, addirittura debordante dal cerchio dell'emblema. Sotto alla nuova insegna tricolore, il nome del partito, rinfrescato nel lettering: con un "FORZA" in un carattere bastoni e "black" e, sotto, "ITALIA" in un font più aggraziato.
Niente insegne calcistiche, niente bandiere questa volta: se proprio si dev'essere in balia del vento, più che sventolare è meglio volare. Sempre più in alto, senza il filo degli aquiloni. Ammesso che da lassù gli elettori si vedano ancora.

sabato 14 luglio 2012

Un aquilone colorato di vecchio


Alla fine lo ha fatto davvero, anzi, è andato oltre. Da un po’ di tempo a Silvio Berlusconi il nome del suo partito non andava giù: «Popolo della libertà non scalda i cuori, va cambiato» aveva detto in più di un’occasione, pronto a sostituire la denominazione al primo momento utile. Avrebbe potuto cambiare il nome quasi senza toccare la grafica, così come forse aveva tentato di fare a gennaio dell’anno scorso: i giornalisti della Dire avevano spiattellato a tutti che il nuovo nome del partito berlusconiano doveva essere «Italia», con il nome della nazione in bella vista sul fondo azzurro, sopra l’arcobalenino tricolore che aveva caratterizzato fin dall’inizio il Pdl.
Ora, invece a dar retta ai giornali e ai siti più diversi dell’arco mediatico, ci sarebbe un nuovo nome – che però non si conosce ancora, l’unica certezza sarebbe la presenza della parola «Italia» (ma va’!), magari in combinazioni emotive come «SiAmo Italia», «Italia Libera» o «Eccoci Italia» – ma anche un nuovo simbolo già sfornato, tra i 150 che sarebbero arrivati in casa Pdl. Così, nelle ultime ore, siti e giornali si preoccupano di mostrare la nuova creatura: dovesse essere descritta per il deposito elettorale, l’illustrazione potrebbe essere «un aquilone tricolore a bande verticali, con un accenno di filo bianco, parzialmente inscritto in una circonferenza bianca, il tutto posto su un fondo color blu acciaio».
Certo, per Cicchitto sono tutte fantasie, ma chiunque abbia pensato quel logo aquilonesco (a non voler dare ascolto a quei maliziosi mentitori di professione che hanno dato a quella figura a losanga una lettura schiettamente inguinale) lo ha fatto in piena continuità con il pensiero berlusconiano e, più in generale, con le tendenze più recenti in ambito simbolico politico. Fin dalla nascita, Forza Italia aveva deciso di vestire i colori dell’Italia. Tutti. Ecco dunque la sinfonia di bandierine stilizzate nei simboli, più l’azzurro nel ruolo di convitato di pietra: nell’emblema in effetti non c’era, ma i forzisti erano immancabilmente «gli azzurri» e, comunque, appena è stato possibile, quel colore è rientrato per colorare parti testuali accessorie. Già, perché l’azzurro (magari nella sua variante blu) era la tinta dei Savoia, identifica le maglie della Nazionale di calcio ed è pure l'emblema classico della purezza del cielo e della Madonna: non stupisce che fosse il colore d’eccellenza dei democristiani (subito dopo il bianco, ovviamente) e dello stesso Tg1. Così come non stupisce che questo ventaglio di quattro colori sia stato adottato nel 1996 dal Polo per le libertà, nel 2001 dalla Casa delle libertà e sia finito pari pari nel contrassegno pidiellino non ancora archiviato.
Così, l’ultrasettuagenario Berlusconi avrà pure studiato la grafica dei partiti nazionalisti europei, ma questo emblema (graficamente non esaltante) è perfettamente in linea con quello che lui ha proposto dal 1994 in poi, quindi nel ritorno del vecchio non c’è alcuna novità significativa. Salvo una: a guardare bene i segni distintivi adottati dai partiti di recente, quasi nessuno sfugge alla logica dei quattro colori nazionali: non l’Alleanza di centro di Pionati (e di stretta osservanza berlusconiana), non Futuro e libertà (eppure i finiani avrebbero potuto fare di tutto per allontanarsi da quella tendenza), non l’ultima evoluzione del Patto di Segni, non l’Api rutelliana; il Pd rinuncia all’azzurro, ma sfodera il tricolore in bella vista nel lettering. Nel 1994, Carlo Branzaglia (co-autore con Gianni Sinni del libro Partiti!) emise una sentenza chiarissima: «Questa invadenza del tricolore è sintomo della grande difficoltà nel concepire una propria autonomia semantica, ovvero nel precisare i significati propri atti ad essere trasmessi dalle immagini: che i partiti siano italiani e parteggino per il bene della nazione è il minimo che si può chiedere loro». Una motivazione a basso profilo, oggi come allora.