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martedì 18 marzo 2025

Un #romanzoViminale ante litteram: sfogliando il Corriere del 1948

Chi frequenta abitualmente questo sito non ha bisogno che lo si ricordi: il deposito dei contrassegni destinati alle schede elettorali è da sempre il momento pubblico che caratterizza per primo e in modo più evidente l'avvicinamento al giorno - o ai giorni - del voto per il rinnovo delle Camere o del Parlamento europeo. Sembra di poter dire così soprattutto a partire dal 1958, anno in cui trovarono prima applicazione le norme introdotte dalla legge n. 493/1956 - e trasfuse nel testo unico per l'elezione della Camera, cioè il d.P.R. n. 361/1957 - che avevano previsto un'unica procedura di deposito dei simboli presso il Ministero dell'interno per i partiti, per gli altri gruppi politici e per eventuali soggetti singoli: da quel momento, nel giro di pochi giorni (in origine tra il 68° e il 62° giorno prima dell'apertura delle urne, ora tra il 44° e il 42° giorno prima, considerando solo le elezioni politiche), tutti i soggetti interessati a presentare il proprio emblema - e, almeno in linea teorica, a impiegarlo per distinguere candidature - si ritrovano al Viminale e suscitano puntualmente l'interesse della stampa.
Era così, almeno in parte, anche per le due elezioni politiche precedenti (1948 e 1953), ma con una significativa differenza: era previsto un doppio binario, con i partiti e gli altri soggetti politici organizzati "privilegiati" rispetto ad altri soggetti. In particolare, partiti e gruppi politici organizzati avevano la possibilità di depositare presso il Viminale il contrassegno per le loro liste (circoscrizionali o per il collegio unico nazionale) "non oltre il sessantaduesimo giorno anteriore a quello della votazione", con l'esame di ammissibilità dei simboli da parte del ministero entro tre giorni dalla presentazione; nella fase successiva del deposito delle liste/candidature (presso la cancelleria della Corte d'appello o del Tribunale competente), da effettuare "non più tardi delle ore 16 del quarantacinquesimo giorno anteriore a quello della votazione", i presentatori di ciascuna lista avevano l'onere di dichiarare "con quale contrassegno depositato presso il Ministero dell'Interno" volessero distinguere le candidature o - pensando di impiegarne uno diverso - di depositare il proprio fregio elettorale unitamente alle liste e ai relativi documenti (a partire dalle firme a sostegno), fregio la cui ammissibilità sarebbe stata valutata dai vari uffici elettorali - nei dieci giorni successivi - sulla base della confondibilità con i simboli depositati al ministero (dunque più tutelati) e con quelli depositati in precedenza presso il singolo ufficio.
Questo doppio binario comportava che le liste esclusivamente locali o i candidati ai collegi uninominali del Senato interessati a impiegare un proprio contrassegno - sapendo che sarebbe stato comunque possibile collegarsi in gruppo a persone legate a simboli diversi, in base alla legge elettorale del Senato - non avessero normalmente interesse a presentarsi al Viminale (affrontando magari le spese e le difficoltà del viaggio): per questo motivo, oltre che per l'assenza di un formale termine iniziale per il deposito - anche se si può presumere che in qualche modo il Ministero dell'interno indicasse un giorno e un momento prima dei quali i contrassegni non sarebbero stati accettati - si può supporre che dentro e fuori il Palazzo del Viminale ci fosse meno ressa di quanto accade ora prima delle elezioni politiche ed europee, al punto tale che i contrassegni erano ricevuti direttamente al quarto piano, sede - allora come oggi - dei servizi elettorali.
Questo, ovviamente, non significa che il tempo del deposito fosse meno sentito rispetto a ora. Un documento particolarmente interessante, in questo senso, è rappresentato da un articolo pubblicato in prima pagina dal Corriere d'Informazione - vale a dire l'edizione pomeridiana del Corriere della Sera - nel numero distribuito il 17 febbraio 1948: il pezzo, firmato da Alberto Ceretto (già capo del "servizio italiano", dunque degli interni per Ansa e in seguito resocontista dei lavori della Camera per il Corriere), offre appunto una cronaca della presentazione dei simboli che precedette le elezioni del 18 e 19 aprile - il primo voto politico dell'Italia repubblicana - con un uso abbondante dell'ironia nel raccontare quelle fasi. Il pezzo conferma che il deposito, in quell'occasione, si concluse alle 20 di lunedì 16 febbraio 1948 (esattamente 62 giorni prima che si aprissero le urne), ma si apprende che i primi contrassegni erano stati ricevuti dal Viminale la mattina di martedì 10 febbraio, addirittura una settimana prima. 
Le quattro colonnine di taglio alto offrono uno spaccato tanto della creatività mostrata allora - quando i simboli erano rigorosamente in bianco e nero e, tra l'altro, non erano ancora vietati i soggetti religiosi e il metro della confondibilità era meno severo - quanto delle reazioni della burocrazia ministeriale, specie davanti a un contrassegno presentato "espresso" (cioè appena realizzato) in modo tanto artigianale quanto difforme rispetto alle prescrizioni dettate dagli uffici. Vale la pena leggere quelle righe, cercando di immergersi in quel tempo, fatto di scrivanie che si affollavano di cartelline verdi, simboli in triplice copia consegnati da soggetti passeggianti da quelle parti e non ancora destinati all'esposizione in bacheca (proprio perché il deposito aveva una connotazione più intima e riservata, ma pur sempre solenne).

La pioggia cominciò martedì scorso, alle nove del mattino, e ininterrottamente è durata fino alle ore venti di ieri sera. Non era la consueta pioggia primaverile, l'acquerella che vien giù, sottile e tepida, dal cielo, ma una pioggia di carta che si rovesciava in una stanza del Viminale punto per fedeltà di cronaca, la stanza n. 20 del quarto piano, dove i funzionari del servizio elettorale hanno visto, durante questi giorni, i loro tavoli allagati di contrassegni di lista. Le cartelle verdi, con i simboli e i verbali di deposito, sono diventate una collinetta e quando, iersera, è scoccata l'ora fatale di chiusura, 102 contrassegni risultavano presentati al Ministero degli Interni. Centodue in confronto dei 61 depositati per le elezioni del '46: inflazione anche nei simboli. 
I primi furono presentati martedì scorso da quattro signori, che, quando l'ufficio si aprì, passeggiavano in già nervosamente dinanzi alla famosa porta n. 20. Da quanto tempo misuravano a gran passi il corridoio? Nessuno lo sa: forse erano arrivati quando il cielo appena sbiancava alle prime luci dell'alba, dopo aver pernottato all'addiaccio, ed ora si guardavano con occhio nemico, invidiosi del primo posto che sarebbe toccato a uno di loro, in ordine di presentazione. Perché, vi chiederete, tanta premura? Perché nel campo elettorale, come in ogni competizione agonistica, l'uomo ha le sue teorie e crede nella scaramanzia. L'urgenza di conquistare il primo posto è connessa con la teoria secondo la quale l'elettore vota per istinto, senza studiare la scheda, è portato a segnare una crocetta accanto al primo simbolo su cui posa l'occhio.
Nei tanti simboli piovuti al Viminale, la fantasia s'è sbizzarrita come più non avrebbe potuto. Ci sono, è vero, dei simboli ricorrenti, che molti partiti hanno scelto e che, pertanto, si ripetono, con lievi sfumature di diversità, all'infinito. La stella a cinque punte, per esempio, che i monarchici hanno naturalmente abbinato alla corona, ed i 
«frontisti» hanno invece tratteggiato come sfondo alla testa di Garibaldi. 
Ma, al di fuori di questi motivi, che sono i più comuni, quante estrose invenzioni! Prendete il sole, ad esempio: voi credete che il sole sia unico, uguale per tutti, inconfondibile. Illusione. Basta sfogliare le cartelline verdi per constatare in quanti modi diversi gli uomini vedono il sole: c'è il sole fermo e senza raggi, quello, invece, che inonda il creato di raggi, dritti e acuti come str
ali, quasi volesse forarlo con la sua vampa; e c'è il sole leonardesco, dei raggi zigzaganti.

 

E poi, perché non considerare il sole nei momenti del suo quotidiano e luminoso viaggio che, proiettato nell'eternità, può somigliare al gran viaggio dell'umanità nel tempo? Ecco, quindi, il sole alto sull'orizzonte, lontano, splendido ed irraggiungibile; ed ecco, invece, il sole nascente, ancora a metà della sua prodigiosa apparizione all'orizzonte. Quest'ultimo, lo conoscete, è il sole che, primamente, scelsero come emblema internazionale i socialisti, ed è riapparso all'orizzonte della camera n° 20 del Viminale, recatovi da Ivan Matteo Lombardo e Simonini, come contrassegno dell'Unione socialista. 
 
E che altro, infine, se non il sole volete che scegliesse come simbolo l'associazione politica naturisti italiani? Il suo astro fulgente, però, a una sorta di carattere pubblicitario, perché la parola naturismo spicca proprio al centro della pancetta del sole, come la «réclame» di una pasticca per la gola. 
Ricostruzione
Se parecchi degli emblemi sono mostruosamente complicati, il più semplice fu quello ideato da un mutilato. Egli arrivò all'ufficio elettorale a mani vuote, prese da un tavolo un pezzo di carta e una matita azzurra, tracciò una macchia blu, vi scrisse sotto 
«mare calmo» e porse il foglio all'impiegato. Questi trasecolò e fece rilevare al presentatore, in primo luogo, che il contrassegno doveva essere disegnato in inchiostro e consegnato in tre esemplari; poiché quella macchia non rappresentava nulla.
«
Voi lo dite, - si scandalizzò l'altro. - Dint'o mare 'nce sta' tutte cose», e la sua voce di napoletano vibrava di commozione in quel semplice inno al mare. Poi si convinse, e tornò, ieri, recando il nuovo emblema del «gruppo politico degli italiani»: l'Italia effigiata in una donna armata di spada e con lo scudo crociato sul seno rigoglioso. Ma una curiosità c'era, anche questa volta, nel disegno, ed era il copricapo, di foggia veramente inusata per una donna. «E' il colbac del Piemonte reale», spiegò il presentatore dinanzi allo sguardo interrogativo del funzionario.
 
La cronaca appena riportata può essere completata con il resoconto puntuale che sempre il Corriere d'Informazione (edizione della notte), uscito proprio il 10 febbraio, offriva della prima mattina di deposito degli emblemi. I primi quattro signori che si contendevano il primo posto nelle procedure di deposito, a quanto pare, dovevano essere lì per depositare i fregi del Movimento nazionale unitario (distinto dal "profilo dell'Italia geografica", con tanto di Venezia Giulia "larga", Istria e Dalmazia, Savoia e Nizzardo e persino un po' di costa africana; presentatore risultava Luigi Gasparotto), del Partito nazionale monarchico (con Alfredo Covelli presentatore ufficiale), del Partito socialista italiano (contrassegno simile a quello del Psiup del 1946 e apportato da Lucio Luzzatto) e del Fronte democratico popolare (con Garibaldi sopra la stella presentato da Virgilio Nasi). L'elenco continuava con il Partito comunista italiano (stesso emblema della Costituente, depositato da Pietro Secchia e presentato - al pari del fregio del Psi - per evitare che altri potessero accampare diritti su quel segno o su segni simili), il Partito democratico del lavoro ("una ruota dentata che racchiude una spiga di grano e una fiamma emergente", presentato - a quanto pare di capire - da Edgardo Longoni), la Gioventù comunista (da cui sarebbe nata la Fgci: depositante fu Giancarlo Pajetta) e il Movimento sociale italiano (con la fiamma tricolore presentata da Giorgio Almirante). La "prima dozzina" si completava con il Blocco popolare unionista (presentato da Santi Paladino), la Concentrazione degli indipendenti per l'indipendenza d'Italia (presentato da Luciano Maria Moretti: "un reticolato con delle fiamme da esplosione, in alto una croce con la scritta 'Per l'indipendenza d'Italia'"), il Fronte liberale democratico dell'Uomo Qualunque (col simbolo della testata di Guglielmo Giannini presentato da Mario Rodinò) e l'Alleanza cattolico-monarchica (emblema presentato da Giorgio Asinari di San Marzano). Secondo un articolo uscito il giorno dopo sull'edizione "principe" del Corriere, al posto numero 13 si era collocato il simbolo della Dc.
Dell'Alleanza cattolico-monarchica, tuttavia, sarebbe stata chiesta la sostituzione del fregio, perché la corona al centro si sarebbe potuta confondere con il simbolo di "Stella e Corona" del Pnm: rimase dunque una corona di alloro, abbinata al nodo Savoia e a una croce. Il 18 febbraio il Corriere d'Informazione diede notizia anche della bocciatura del simbolo del Fronte della Gioventù per la somiglianza col simbolo del "Blocco democratico popolare", anche se una forza con quel nome non c'era: in effetti si trattava del Fronte democratico popolare già ricordato. In effetti, tra i simboli ammessi non figura quello del Fronte della Gioventù (che ovviamente non era il Fdg che si sarebbe affermato come "giovanile" del Msi-Dn, ma la continuazione - o, se si preferisce, quel che rimaneva - dell'organizzazione giovanile partigiana ormai molto vicina al Pci: a depositare il simbolo con il volto di Garibaldi, in effetti, fu Enrico Berlinguer). 
Rileggendo l'articolo scritto da Alberto Ceretto per il Corriere d'Informazione, tra l'altro, si trova citata l'Associazione politica naturisti italiani menzionata nel testo: nel cercare tra i simboli ammessi nel 1948 le grafiche per illustrare l'attento e ironico resoconto, tuttavia, non emerge alcuna traccia Associazione politica naturisti italiani - nome che non figura in alcuna dei simboli presentati pure in seguito - né di un sole contenente la parola "naturismo" (mentre emergono, per esempio il sole "leonardesco, dai raggi zigzaganti" del Movimento sociale rivoluzionario europeo mostrato sopra e quello "alto sull'orizzonte" e "che inonda il creato di raggi, dritti e acuti come strali" del Movimento nazionale fra sinistrati e danneggiati di guerra). Guardando al numero di contrassegni contenuti nella pubblicazione ufficiale del Viminale, peraltro, si nota la presenza di 98 emblemi, a fronte dei 102 di cui parla l'articolo: se uno di quelli mancanti potrebbe essere quello del Fronte della Gioventù depositato da Berlinguer, che qualcosa sia andato storto in fase di esame del contrassegno naturista - da parte dei servizi elettorali guidati dal capo divisione (Angelo?) Vincenti - portando alla sua esclusione? Il mistero, almeno per ora, resta, insieme al fascino di un racconto ex post della #maratonaViminale.
 
Un ringraziamento meritatissimo va a Lorenzo Pregliasco, che ha segnalato l'articolo e ha spinto all'approfondimento sulla vicenda.

mercoledì 24 aprile 2024

Europee, 33 simboli ammessi, 3 non ammessi (per ora), 6 "senza effetti"

AGGIORNAMENTO DEL 28 APRILE: Si apprende - grazie alla pubblicazione sul sito insiemeliberi.it - che Antonino Iracà, secondo il Viminale, avrebbe "di fatto [...] depositato e dato mandato a depositare contemporaneamente due contrassegni", cioe dando mandato ad Andrea Perillo per il deposito di Partito Animalista - Italexit e depositando in proprio Insieme liberi: ciò non è consentito da una disposizione applicabile anche alle elezioni europee, cioè dall'art. 1 del d.P.R. n. 14/1994, che non consente di presentare più di un contrassegno, per questo non sarebbe stato ammesso il contrassegno di Insieme liberi, depositato per secondo. "L'operazione di presentazione alla competizione europea - si legge sempre nel sito Insiemeliberi.it - era volta proprio alla tutela del simbolo, clonato con minimi ritocchi dalla associazione quasi omonima Insieme Liberi Italia ed inserito nel simbolo composito della lista "Libertà", aggiungendo al danno della clonazione anche la beffa della candidatura con la lista condotta da Cateno de Luca, persona del tutto estranea alla battaglia condotta da Insieme Liberi per il rispetto dei valori costituzionali, che De Luca ha oltretutto platealmente calpestato durante la "emergenza" COVID-19 (alle scuse successive con cui si giustifica non segue una dissociazione netta dal sistema responsabile del disastro, che De Luca anzi continua a corteggiare anche danneggiando i partiti del dissenso suoi alleati)".
 
AGGIORNAMENTO DEL 26 APRILE: Trascorse le 48 ore dalla comunicazione degli inviti a sostituire i contrassegni ritenuti confondibili prescritte dalla legge, il quadro "simbolico" di queste elezioni europee non è mutato. A quanto si apprende, infatti, nessun contrassegno si è aggiunto ai 33 ammessi: i 6 emblemi che, per difetti documentali, non consentiranno la presentazione di liste sono rimasti tali (si è nel frattempo saputo che alla base della classificazione del salvadanaio di Use di Enrico Andreoni come simbolo "senza effetti" ci sarebbe la mancata autenticazione notarile della dichiarazione di trasparenza), mentre i 3 fregi di cui è stata chiesta la sostituzione non sono stati sostituiti o modificati.
Di questi tre emblemi, si apprende che ha presentato opposizione all'invito della Direzione centrale per i servizi elettorali Diego Sabatinelli per conto della Lista Marco Pannella, non accettando dunque di cancellare o modificare la dicitura "Stati Uniti d'Europa" all'interno del contrassegno. Nell'opposizione, di cui si è potuto prendere visione, si contesta innanzitutto - anche con riflessioni sistematiche e storiche - l'interpretazione del criterio di confondibilità con i contrassegni "presentati in precedenza" come maggior tutela per chi in vista di quella tornata elettorale ha depositato cronologicamente prima, mentre la protezione dovrebbe essere legata all'uso pubblico fatto dal depositante in tempi precedenti, anche qualora l'uso non si sia tradotto in partecipazioni elettorali (diversamente in futuro si potrebbe scatenare una "corsa al deposito" per vanificare con nuovi emblemi simili i titoli dati da precedenti depositi di simboli). 
Nel ricordare il progetto di lista Stati Uniti d'Europa per il 2019, poi non realizzatosi, ma di cui in rete si trovano varie tracce (e per il quale il contrassegno fu depositato e ammesso cinque anni fa), si rileva come il mancato utilizzo dell'espressione "Stati Uniti d'Europa" nel contrassegno depositato dalla lista Pannella prima delle elezioni politiche del 2022 sia stato dovuto alla diversa natura degli eventi elettorali (europee nel 2019 e nel 2024, politiche nel 2022), dunque non ci sarebbero gli estremi per parlare di abbandono o accantonamento della battaglia per gli Stati Uniti d'Europa da parte della lista Pannella (rivendicata come "elemento costitutivo e fondante della sua iniziativa politica", mettendo in dubbio che possa dirsi altrettanto per la "lista di scopo" denominata Stati Uniti d'Europa, anche se ovviamente su tale ultima questione politica il Viminale e i giudici ben difficilmente potrebbero esprimersi). Sul piano della confondibilità, poi, l'opposizione rileva come sul piano grafico gli elementi di distinzione rispetto al contrassegno presentato per primo siano tali da consentire all'elettore comune di non confondere i due fregi, specie se si considerano i due emblemi nel loro complesso e non sulla base di un singolo elemento testuale legato a un riferimento ideale condiviso. Da ultimo, il presentatore del contrassegno per la lista Pannella contesta di aver compiuto un "deposito emulativo", cioè solo per molestare la lista composita Stati Uniti d'Europa nelle sue aspettative: nell'opposizione si rivendica il preuso nazionale del simbolo contestato, non solo in sede elettorale (soprattutto in vari comunicati e post del Partito radicale), rispetto all'emergere della notizia del progetto di "lista di scopo" denominata Stati Uniti d'Europa.
Toccherà all'Ufficio elettorale nazionale per il Parlamento europeo, organo istituito presso la Corte di cassazione, esprimersi entro domenica su quest'opposizione, così come sulle altre presentate: si apprende, per esempio, dell'opposizione presentata da Lamberto Roberti contro la dichiarazione della Direzione centrale per i servizi elettorali in base alla quale il suo contrassegno Parlamentare indipendente non consentirà la presentazione di liste in mancanza della dichiarazione di trasparenza; per il depositante, infatti, la presentazione dello statuto o della dichiarazione di trasparenza sarebbe prescritta ai fini della presentazione di liste, non di candidature individuali come la sua. 
Al momento non si hanno notizie certe di altri atti di contestazione, ma è probabile che vi siano stati: nel 2022, per esempio, Nino Luciani si oppose alla richiesta di sostituire il contrassegno della Democrazia cristiana. Non è nemmeno da escludere che alcuni presentatori di simboli ammessi vogliano rivolgersi all'Ufficio elettorale nazionale per chiedere l'esclusione di altri emblemi: si era già detto, durante la cronaca del deposito, che il depositante di Italexit aveva presentato una memoria per rivendicare la titolarità della denominazione e contestare l'ammissibilità del Movimento per l'Italexit contenuto nel contrassegno della lista Libertà, dunque quella memoria potrebbe essersi tradotta in un'opposizione all'ammissione del contrassegno depositato per primo.
Quando saranno rese pubbliche le decisioni dell'Ufficio elettorale nazionale, in ogni caso, si potrà avere più chiaro il quadro delle opposizioni effettivamente presentate e, magari, dei ragionamenti compiuti caso per caso. Se ne darà conto a tempo debito.
 
* * *
 
Compiuto il deposito dei contrassegni, la Direzione centrale per i servizi elettorali del Ministero dell'interno ha compiuto le sue valutazioni sui simboli depositati: a quanto si apprende da contatti con i rispettivi depositanti, sarebbero stati ammessi 33 dei 42 contrassegni depositati tra domenica e lunedì; 3 risulterebbero al momento non ammessi, mentre 6 non consentirebbero la presentazione di liste.
Per questi ultimi il giudizio dovrebbe essere definitivo (si vedrà poi perché); per i 3 oggetto di invito alla sostituzione, invece, i depositanti o i loro mandatari avranno 48 ore di tempo per presentare un contrassegno sostitutivo che possa rispettare le norme vigenti oppure per opporsi alla richiesta di cambiare il simbolo, rivolgendosi dunque all'Ufficio elettorale nazionale per il Parlamento europeo (che a sua volta avrà altre 48 ore di tempo per decidere in via definitiva, fatta salva la possibilità - prevista per le elezioni europee - di ricorrere al giudice amministrativo).

Chiarimenti preliminari

Prima di ogni osservazione, sembra il caso di premettere alcune considerazioni generali, anzi, generalissime. Il giudizio sull'ammissibilità dei contrassegni emesso dal Ministero dell'interno non riguarda la titolarità civilistica di un simbolo o di un altro segno distintivo, dunque sulla base delle regole del diritto privato, e nella quasi totalità dei casi non prende in considerazione quelle norme e i loro effetti. Il giudizio si basa unicamente sui parametri contenuti nell'articolo 14 del testo unico per l'elezione della Camera (d.P.R. n. 361/1957), applicabile anche alle elezioni europee: la disposizione pone dunque il divieto di confondibilità (con i relativi criteri di soluzione dei potenziali conflitti), il divieto di deposito emulativo (effettuato solo per impedire a chi ne avrebbe interesse l'uso di un simbolo) e di impiego di immagini o soggetti religiosi; si deve poi tenere conto di altre norme applicabili alla procedura elettorale (come il divieto di riorganizzazione del disciolto partito fascista, ovviamente non rilevante in questo cammino verso le elezioni). Può dunque accadere che un contrassegno venga ritenuto confondibile e ne sia chiesta la sostituzione anche se chi lo ha depositato ne è effettivamente titolare: può accadere, per esempio, se altri identici o molto simili sono stati depositati prima e il loro uso non appare a prima vista privo di legittimazione (di certo non spetta al Viminale decidere chi rappresenti correttamente un'associazione o a chi spettino i suoi segni distintivi, né ovviamente il Viminale ritiene di poterlo fare).
Allo stesso modo, l'interpretazione delle disposizioni vigenti consente di individuare ipotesi in cui un contrassegno, pur presentato presso il Ministero dell'interno, non consente poi la valida presentazione di liste (un tempo si parlava di contrassegni "senza effetti"): questo accade se, insieme al deposito del contrassegno, "non vengono presentati anche lo statuto del partito o gruppo politico o la dichiarazione di trasparenza, e se non sono designati i rappresentanti del partito o gruppo politico" (così si legge sulle Istruzioni per la presentazione e l'ammissione delle candidature). In questi casi, i relativi contrassegni non sono oggetto di valutazione di confondibilità: probabilmente per ragioni di "economia procedimentale", non si esamina nemmeno un simbolo che non potrà mai finire sulle schede (perché non si è indicato chi potrà depositare le liste o non sono stati indicati gli elementi di trasparenza richiesti dalla legge).
Da ultimo, tutte le valutazioni emesse dal Ministero dell'interno non hanno carattere generale, ma riguardano esclusivamente quest'elezione: possono essere simili ad altre decisioni emesse in passato nei confronti di altri soggetti o perfino dello stesso, ma si riferiscono soltanto ai contrassegni depositati per questa tornata elettorale (dunque in futuro, di fronte a un quadro simbolico diverso, potrebbero aversi scelte differenti). 

I simboli per ora non ammessi

Primo dei tre contrassegni non ammessi, andando in ordine di deposito, sarebbe quello di Stati Uniti d'Europa, presentato per conto della Lista Marco Pannella: questo benché - come si è ricordato - fosse stato depositato già nel 2019 da Maurizio Turco prima delle scorse elezioni europee.
In particolare, il problema sarebbe dato dalla presenza nel contrassegno dell'espressione "Stati Uniti d'Europa", riportata "con caratteri molto grandi e chiara evidenza": per la Direzione centrale per i servizi elettorali questa creerebbe confondibilità con il simbolo della lista composita Stati Uniti d'Europa, depositato precedentemente (con il n. 2, mentre quello a nome della lista Pannella era al n. 20). L'invito a sostituire (che si è potuto visionare dall'interessato), tra l'altro, cita sia i commi 3 e 4 dell'art. 14 del testo unico della Camera (che vietano la confondibilità e ne indicano i criteri di individuazione), sia il comma 5: quest'ultimo, anche se nell'atto recapitato al depositante non è meglio esplicato, indica che si è citata anche la norma che vieta "la presentazione di contrassegni effettuata con il solo scopo di precludere surrettiziamente l'uso del contrassegno ad altri soggetti politici interessati a utilizzarlo".
La Direzione centrale mostra di aver tenuto in considerazione il deposito del simbolo quasi identico operato nel 2019; si sottolinea però che "non può ritenersi che il partito abbia fatto notoriamente uso del contrassegno" contestato alle elezioni, sia perché al deposito elettorale del 2019 non è poi seguita la presentazione di liste, sia perché nel 2022 sempre la lista Pannella ha depositato un diverso contrassegno (allora ugualmente ammesso) privo della dicitura "Stati Uniti d'Europa". Su tale base è stato formulato l'invito a sostituire il contrassegno "mediante la rimozione o la sostanziale modificazione dell'espressione letterale anzidetta".
Il secondo caso che era saltato all'occhio già in sede di deposito riguardava il simbolo della Democrazia cristiana, depositata da Nino Luciani (segretario politico) e Carlo Leonetti (segretario amministrativo). Era facile immaginare, infatti, che sarebbe stato formulato un invito a sostituire il contrassegno con uno che non contenesse lo scudo crociato, già presente nel simbolo dell'Udc, depositato prima (al n. 18, mentre la Dc è arrivata in bacheca con il n. 36, esattamente il doppio) e per giunta presente in Parlamento (con propri eletti e nella denominazione del gruppo di Noi Moderati), per cui l'elettorato in base alla legge dev'essere tutelato dai rischi di confusione o di errore. La stessa decisione era stata presa nel 2022, quando Luciani aveva presentato il medesimo simbolo.
Richiedeva una decisione anche la presenza del contrassegno di Insieme liberi, depositato al n. 37 da Antonino Iracà che in sede di deposito si è qualificato come legale rappresentante dell'omonima associazione (partecipante alle elezioni regionali del Friuli - Venezia Giulia del 2023) e unico titolare del relativo simbolo. Come si era detto lunedì, il contrassegno era pressoché identico al simbolo inserito nel contrassegno ultracomposito di Libertà (apportato dal gruppo guidato da Ugo Rossi, con l'aggiunta della scritta "Uscita"). In assenza di ulteriori informazioni, si può supporre che la Direzione centrale per i servizi elettorali, senza entrare nel merito della diatriba esistente su chi rappresenti il soggetto politico Insieme liberi (o su quale soggetto giuridico sia titolare del nome e del fregio), si sia limitata a rilevare la quasi identità del simbolo n. 37 a una delle pulci inserite nel contrassegno n. 1 (a dispetto della sostanziale illeggibilità di quest'ultima) e, non potendo consentire la compresenza di  due unità grafico-politiche nella medesima competizione elettorale (Iracà aveva indicato i delegati al deposito nelle circoscrizioni, quindi sulla carta potrebbe presentare liste), ha chiesto la sostituzione dell'emblema presentato per secondo con una grafica non confondibile.
Il contrassegno di Libertà - che contrassegnerà la lista esente dalla raccolta firme grazie al risultato elettorale di Sud chiama Nord alle ultime elezioni politiche - è stato dunque ammesso, anche con riguardo al segmento biconcavo contenente il logo del Movimento per l'Italexit; risulta ammesso però anche il contrassegno composito del Partito animalista - Italexit per l'Italia, nonostante il rappresentante di quest'ultimo soggetto politico, Andrea Perillo, abbia presentato già in sede di deposito una memoria per contestare il Movimento per l'Italexit. Non è ovviamente possibile conoscere il ragionamento seguito dal Viminale; si può però immaginare che il nome "Movimento per l'Italexit" sia stato ritenuto diverso rispetto a "Italexit per l'Italia", coincidendo le due denominazioni solo per una parola espressione di un orientamento politico comune, evidentemente non ritenuto caratterizzante una sola forza politica. Benché il Movimento per l'Italexit possa in sostanza apparire come un soggetto politico creato da soggetti che erano stati parte del gruppo dirigente di Italexit per l'Italia, hanno probabilmente avuto un peso da una parte il fatto che la parola "Italexit" sia entrata da tempo nei dizionari dell'italiano (il Vocabolario Treccani la indica nel 2016, ben prima che il partito un tempo promosso e guidato da Gianluigi Paragone fosse fondato), dall'altra il diverso rilievo, foggia e carattere dato alla parola in questione nei due emblemi (nonostante Movimento per l'Italexit sia uno dei pochi elementi del contrassegno di Libertà a risultare visibili anche sulle schede elettorali). In questo caso, si è giudicato che il riferimento a un gruppo nuovo con nome seminuovo potesse convivere con il fregio di una formazione politica dal nome simile, presente in Parlamento nella scorsa legislatura - al punto da potersi iscrivere al registro dei partiti politici - e partecipante alle scorse elezioni politiche (elementi che di per sé rafforzavano la posizione di Italexit per l'Italia rispetto a quella della lista Pannella). Questa situazione in ogni caso, potrebbe produrre un risultato interessante: qualora anche solo una lista del Partito animalista - Italexit per l'Italia fosse ammessa, in quella circoscrizione potrebbero aversi due Italexit sulla scheda e la sorte potrebbe anche divertirsi a collocare vicini i due emblemi.
Restando in tema di somiglianze, non risultano inviti alla sostituzione per nessuno dei due contrassegni "pirata" presentati. Pure in questo caso non si conosce il percorso argomentativo che avrebbe portato alla doppia ammissione; si può ipotizzare però che, al di là della comune appartenenza al "mondo pirata" (anch'esso, di per sé, non esclusivo di una o di un'altra formazione), siano stati valutati in modo positivo i nomi diversi e la grafica molto diversa (tibia affiancata a teschio con bandana su fondo nero per i Pirati, vela nera gonfia inserita in una circonferenza nera, il tutto su fondo verde fluo per il Partito pirata italiano), concretizzando una situazione diversa da quella che si creò nel 2013 sempre in ambito pirata. 
I tre contrassegni di cui è stata chiesta la sostituzione, come si diceva, possono essere modificati o cambiati dai depositanti entro 48 ore dalla notifica dell'invito a sostituire: se l'emblema non venisse sostituito o quello sostitutivo fosse ancora confondibile, l'esclusione diventerebbe definitiva. In alternativa alla sostituzione, come ricordato, è possibile presentare opposizione all'invito della Direzione centrale per i servizi elettorali; nelle 48 ore successive la decisione spetterebbe all'Ufficio elettorale nazionale per il Parlamento europeo presso la Corte di cassazione e, in caso di rigetto dell'opposizione, l'esclusione sarebbe definitiva (restando aperta solo la via dei ricorsi amministrativi). Sempre entro 48 ore, le forze politiche che dovessero ritenersi lese dall'ammissione di un contrassegno possono opporsi e chiederne l'esclusione, sempre attivando il giudizio di seconda istanza dei giudici di Cassazione. 

I simboli che non consentiranno di presentare liste

Se i simboli di cui è stata chiesta la sostituzione sono 3, sono esattamente il doppio, dunque 6, i contrassegni che, come recita la dicitura sopra la rispettiva bacheca, "non consentono la presentazione di liste". 3 su 6 casi erano del tutto prevedibili: i contrassegni di Contro Sistema, di Insieme liberi - Uniti nella Costituzione e del Partito Socialisti per il lavoro non erano accompagnati al di sotto dall'indicazione di alcuna circoscrizione, segno che non erano stati precisati i delegati al deposito delle liste, dunque già questo avrebbe portato a far ritenere "senza effetti" quegli emblemi. Questa situazione, come detto sopra, ha evitato qualunque esame sulla confondibilità dei contrassegni in questione: nemmeno di quello di Insieme liberi - Uniti nella Costituzione, che diversamente avrebbe rischiato qualche rilievo per la parziale sovrapposizione del nome con quello dei due Insieme liberi presenti in altrettanti fregi elettorali. 
Nella stessa bacheca, però, si trovano anche i contrassegni di Parlamentare indipendente (Lamberto Roberti), Use - Stati Uniti degli Stati aderenti all'euro (Enrico Andreoni) e Movimento Poeti d'azione (Alessandro D'Agostini), che le circoscrizioni le avevano indicate. In mancanza di altre notizie, si deve supporre che la valutazione compiuta dalla Direzione centrale per i servizi elettorali riguardi piuttosto l'altro elemento ritenuto necessario per ritenere possibile la presentazione di liste, vale a dire la dichiarazione di trasparenza. In mancanza di ulteriori informazioni, ci si limita alla considerazione appena fatta.

venerdì 19 agosto 2022

5 simboli riammessi: nuova puntata di #RomanzoViminale

Fonte: www.interno.gov.it
Alle ore 16 di ieri è scaduto il termine per accogliere l'invito del Ministero dell'interno a modificare i contrassegni ritenuti confondibili o usati senza titolo, a integrare i documenti presentati o, al contrario, a presentare opposizione alla richiesta, chiedendo l'intervento dell'Ufficio elettorale centrale nazionale presso la Corte di cassazione. Di quest'ultimo passaggio si potrà dare conto solo nelle prossime ore, quando saranno rese note le decisioni del collegio di magistrati; nel frattempo, in compenso, si può dire che cinque forze politiche hanno seguito le indicazioni del Viminale e hanno visto riammettere il loro fregio elettorale, che dunque figura nell'ultima bacheca dei contrassegni ammessi, in coda a quelli regolarmente "approvati" martedì 16 agosto (dunque dopo Italia dei Diritti).
Dopo le ore 21 di ieri, infatti, sul sito del Ministero dell'interno è apparsa la notizia in base alla quale il numero complessivo degli emblemi ammessi era salito a 75, appunto dopo le ultime riammissioni. Non vengono indicate le ragioni relative ai singoli casi di forze politiche riammesse (né, del resto, era stata data specifica notizia sulle valutazioni che avevano portato a ricusare 14 emblemi e a ritenerne altri 17 non in grado di consentire la presentazione di liste), così ci si deve limitare a ciò che si può intuire attraverso la foto complessiva pubblicata.
Due dei cinque contrassegni riammessi risultano modificati rispetto alla versione depositata al Viminale lo scorso fine settimana: in quei casi, dunque, i problemi rilevati dal ministero riguardavano effettivamente l'emblema elettorale o, almeno, una sua parte. Questo vale, ad esempio, per la prima forza politica ad avere sostituito il proprio simbolo, cioè Dcl - Democrazia cattolica liberale: si era detto, infatti, che l'unico elemento davvero problematico era costituito dal triplo scudo crociato collocato in primo piano nel contrassegno, vista la norma che tutela i simboli tradizionalmente usati da partiti presenti in Parlamento, quale è l'Udc (piaccia o no ai vari gruppi che vorrebbero rimettere in opera la Dc e sostengono che il Viminale tuteli in modo inopportuno e scorretto la posizione del partito guidato da Lorenzo Cesa). Marco Peretti, capo della forza politica, ha evidentemente scelto di rinunciare agli scudi crociati, semplicemente togliendoli: è rimasta l'espressione "Dcl Liberazione", prima leggibile sui bracci orizzontali delle tre croci una dopo l'altra, mentre la sigla Dcl è stata spostata al centro del cerchio, ora non più occupato dagli scudi (e che mostra la sfumatura da blu ad azzurro che, in fondo, ora può ricordare il profilo di uno scudo).
L'unico altro emblema modificato rispetto alla (prima) fase di deposito è quello di Pensiero e azione Ppa. Il contrassegno ora ammesso - il quarto, in ordine di riammissione - non contiene più la miniatura del simbolo della formazione La Politica dei Giovani: si deve quindi supporre - come del resto si era già immaginato quando è stata esposta la bacheca dei simboli non ammessi - che il Ministero avesse rilevato la mancata delega all'inserimento di quel simbolo all'interno del contrassegno di Ppa, mentre è bastato togliere quel riferimento grafico (e far emergere per intero il nastrino tricolore sottostante) per risolvere il problema che in un primo tempo era stato sollevato e far ritenere ammissibile la nuova versione del contrassegno.
Non ha subito modifiche invece il terzo simbolo riammesso, quello di Palamara Oltre il Sistema. Luca Palamara ad Adnkronos ha dichiarato già mercoledì che 
"La dea che sorregge la bilancia simbolo di equità e come un nume tutelare sovrasta l’Italia simbolo della urgenza di fare la riforma della giustizia avrà modo di correre e di comparire per le prossime competizione elettorale di settembre. La giustizia è di nuovo in corsa. Più forti di prima, si va oltre il sistema". Che la lista corra o meno, ciò sarà possibile per il deposito della dichiarazione di trasparenza, dell'atto di mandato al deposito autenticato al 14 agosto e "rettificato il 17/08/22" e della dichiarazione di consenso all'uso del cognome nel contrassegno": quelle integrazioni documentali, dunque, sono state sufficienti a riammettere l'emblema presentato domenica.
Non risultano modifiche nemmeno per il secondo e il quinto simbolo oggetto di riammissione. Il secondo, relativo al Partito federalista italiano, che non appare ritoccato in alcuna sua parte, è stato probabilmente riammesso in seguito alla sanatoria dei documenti presentati. Pur mancando maggiori informazioni in materia, si può pensare che le cose siano andate così: chi scrive, infatti, ha visto con i propri occhi che il depositante e capo della forza politica, Pierantonio Sabini, è rimasto a lungo impegnato insieme al suo collaboratore con la sottocommissione che si è occupata della pratica di ammissione, per cui è probabile che fossero rimaste in sospeso alcune questioni di documentazione incompleta, risolte dopo il primo verdetto di non ammissione.
Quanto al quinto e ultimo emblema riammesso, quello di L'Italia sé desta, anche qui l'immagine pubblicata non sembra modificata, nemmeno nel presunto errore ortografico relativo al nome (che pure potrebbe essere interpretato come "L'Italia desta se stessa", come l'azione dei soldati che infiggono la bandiera, stile 
Iwo Jima riflessa). La riammissione, che a questo punto sembra dovuta all'integrazione della documentazione (in particolare della dichiarazione di trasparenza), permette tra l'altro di smentire materialmente l'idea - che pure era circolata o qualcuno aveva auspicato - che l'emblema fosse stato in un primo tempo "bocciato" proprio a causa dell'errore (nel 2013 fu ammessa senza problemi l'espressione "Aqua bene comune" nel simbolo Recupero maltolto di Enrico Andreoni, anche se in realtà il suo era un latinismo, infatti in seguito avrebbe scritto "Bonum commune aqua").
Altri soggetti esclusi hanno probabilmente fatto opposizione agli inviti del Viminale: si dovrà attendere il verdetto dell'Ufficio elettorale centrale nazionale, atteso per la giornata di domani, per avere il quadro definitivo dei contrassegni ammessi, anche se è probabile che anche eventuali decisioni favorevoli ai presentatori non aumentino il numero di liste sulle schede (le firme, insieme al resto dei documenti, dovrebbero comunque essere consegnate presso le sedi delle corti d'appello entro lunedì sera).

martedì 16 agosto 2022

#RomanzoViminale, i simboli non ammessi alle elezioni politiche 2022

Conclusa la #MaratonaViminale per chiunque abbia partecipato al deposito dei simboli in vista delle elezioni politiche del 25 settembre, ora è tempo di #RomanzoViminale, dunque della narrazione che segue al deposito, a partire dall'esito dell'esame dei contrassegni stessi. Dei 101 contrassegni depositati, in particolare, 14 risultano al momento non ammessi (uno dei quali ritirato), mentre 17 non consentiranno la presentazione di liste (un tempo si sarebbe parlato di emblemi "senza effetti"). In pratica, dunque, dopo il primo esame del Viminale resterebbe fuori dal cimento elettorale quasi un terzo dei simboli depositati dal 12 al 14 agosto.
Si era ricordato, in sede di commento della #MaratonaViminale, che c'erano tre simboli doppi, in tutto o in parte, più un caso singolare che meritava un maggior approfondimento e che in tutti quei casi il Ministero sarebbe intervenuto. In particolare, coloro che hanno esaminato i contrassegni hanno escluso dalla competizione il primo simbolo depositato, quello del Partito liberale italiano, ritenendo probabilmente che solo quello depositato con il numero 41 fosse stato presentato da un soggetto munito di regolare mandato da parte di chi aveva il potere di far depositare l'emblema del Pli; la questione, dunque, sembra doversi ricondurre al dissenso - pronto, a quanto pare, a trasformarsi in contenzioso - sorto all'interno del partito su chi correttamente rappresenti il vertice dello stesso, cosa che ha portato a celebrare il 30 luglio un consiglio nazionale (i cui atti, probabilmente, sono stati depositati presso il Viminale) che ha cambiato le figure di guida del Pli.
Alla fine del terzo giorno è risultato doppio anche il deposito del Movimento politico Libertas. Pure in questo caso il Viminale ha invitato a sostituire il primo contrassegno depositato, ad opera di Paolo Oronzo Magli, che di quel partito era stato candidato sindaco alle ultime elezioni comunali a Roma: evidentemente è stata accolta la tesi di Antonio Fierro, presidente del Mpl, che ha sostenuto di non avere mai dato la delega a Magli affinché presentasse il simbolo. Va sottolineato, peraltro, che anche il simbolo di Fierro non si ritrova nella bacheca dei simboli ammessi, ma in quella degli emblemi che non consentono la presentazione di liste: evidentemente qualcosa nella documentazione consegnata non era completo.
Altra questione individuata fin dall'inizio riguardava il doppio uso dell'espressione "Sud chiama Nord" nei due contrassegni - con quello stesso nome - depositati rispettivamente in nome e per conto di Cateno De Luca (dunque l'emblema con l'espressione De Luca Sindaco d'Italia) e da Dino Giarrusso. Quest'ultimo simbolo, in particolare, depositato per secondo, figura tra i non ammessi, come se non fosse stato riconosciuto al suo depositante un titolo sufficiente a vincere il deposito in un secondo momento. La bacheca, peraltro, indica che proprio il simbolo presentato da Giarrusso risulta ritirato, quindi non ci si deve attendere nemmeno un'eventuale sostituzione o un'opposizione al provvedimento del Viminale.
Più delicata appare la questione legata al simbolo di UP con De Magistris, dunque l'emblema "alternativo" di Unione popolare che mostrava anche le miniature di DemA, ManifestA, Prc e Potere al Popolo! A quanto si apprende, l'inevitabile -  e voluta - somiglianza di tale emblema rispetto a quello "ufficiale" di Unione popolare sarebbe alla base dell'invito a sostituire il contrassegno, sia per la presenza in entrambi del riferimento a Luigi De Magistris (che, a quanto si sa, avrebbe concesso per entrami gli emblemi l'uso del proprio nome), sia per i colori utilizzati; a quanto pare, però, in parte i mandanti al deposito dei due contrassegni coinciderebbero e questo sarebbe un problema più grave, perché non consentirebbe alcuna soluzione, nemmeno con un intervento successivo. Restano comunque in piedi i ricorsi in sede civile presentati per far valere l'illegittimità dell'esclusione dall'esonero dalla raccolta firme di Pap, che aveva superato l'1% ma non ha potuto godere del beneficio, riservato dall'art. 6-bis del "decreto elezioni 2022" alle liste coalizzate.
Altre bocciature hanno riguardato il simbolo del Partito pensionati al centro (certamente simile a quello del Partito pensionati di Carlo Fatuzzo, ma il depositante aveva dichiarato di agire in suo nome e proprio per quel partito. A quanto si apprende, si deve dedurre che il Viminale non abbia riscontrato un mandato pienamente valido: toccherà al presentatore decidere come agire) e il contrassegno di Pensiero e Azione - Ppa: in questo caso il problema non sembrerebbe riguardare il partito in sé - più volte visto alle elezioni - bensì più probabilmente la "pulce" del gruppo La Politica dei Giovani, per la quale potrebbe mancare la delega alla presentazione. 
Era prevedibile la bocciatura di almeno due simboli con lo scudo crociato: il riferimento è alla prima Democrazia cristiana presentata (il coordinamento nazionale guidato da Francesco Mortellaro) e al partito Democrazia cattolica liberale, che di scudi ne mostrava tre: la presenza in Parlamento dell'Udc (e la sua partecipazione alla lista Noi moderati) ha fatto scattare la consueta tutela dell'affidamento dell'elettore, con la richiesta di sostituire l'emblema. Non è andata molto meglio alla Democrazia cristiana con simbolo quasi uguale, depositata da Nino Luciani: il simbolo, non ricusato, appare tra i fregi "che non consentono la presentazione di liste", benché fossero state indicate due circoscrizioni per la presentazione delle liste; lo stesso è accaduto per il nuovo tentativo di riattivazione della Dc ad opera di Sabatino Esposito, che pure aveva indicato tutte le circoscrizioni per le liste. Evidentemente, mancando altre informazioni, qualche carenza nei documenti ha fatto prevalere quelle ragioni su ogni valutazione circa il simbolo impiegato. Per completare il quadro sugli scudi crociati, anche il partito Cattolici popolari uniti non potrà presentare liste, mancando fin dall'inizio l'indicazione delle circoscrizioni: non sono state fatte osservazioni sul contenuto del simbolo (contenente lo scudo crociato seminascosto dalla colomba gialla e il cuore del Ppe). L'unica Democrazia cristiana a passare il vaglio del Viminale è stata quella presentata da Mauro Carmagnola per conto del segretario Renato Grassi: ovviamente - a dispetto di certe voci circolate nelle ultime ore - il ministero non ha valutato né riconosciuto la pretesa continuità con la Dc storica, ma semplicemente non ha ravvisato alcuna confondibilità del simbolo presentato (quello con la bandiera/vela crociata) e non ha avuto nulla da dire sul nome, mancando da tempo un partito chiamato "Democrazia cristiana" alle elezioni politiche e in Parlamento.
Com'era prevedibile, del simbolo Italiani con Draghi Rinascimento è stata chiesta la sostituzione, probabilmente sia per il riferimento a Draghi senza che il Draghi più noto del momento (tuttora Presidente del Consiglio, pur se dimissionario) abbia in alcun modo concesso l'uso del suo nome - anche se il presentatore dovesse sostenere, memore delle esperienze rabelliniane, che il riferimento era a un certo Carlo Draghi o simile - sia per l'uso della parola "Rinascimento", già parte del nome del partito di Vittorio Sgarbi; sarà interessante vedere se Cristiano Aresu, il depositante, si opporrà o proverà a sostituire l'emblema. Restando in tema di nomi, colpisce trovare tra i simboli non ammessi l'affollato contrassegno del Movimento per l'instaurazione del socialismo scientifico cristiano - No alla cassa forense, visto che il presentatore, Pierluca Dal Canto, non aveva indicato alcuna circoscrizione per il suo emblema; guardando bene all'interno, però, si nota un riferimento all'avvocato Alfonso Luigi Marra ed è probabile che, se inserito senza il suo assenso scritto, sia stata la ragione della (temporanea) ricusazione.
Gli altri contrassegni che al momento risultano non ammessi - L'Italia sé desta, Lega per l'Italia, che pure si è vista per anni, Partito federalista italiano, come pure Palamara Oltre il Sistema - non sembrano essere stati ricusati per difetti intrinseci dei rispettivi emblemi: si deve quindi ritenere che il Viminale abbia ravvisato mancanze tali nei documenti presentati (ad esempio la mancanza di determinate informazioni nella dichiarazione di trasparenza o la mancanza dell'autenticazione da parte di un notaio) da far ritenere non ammissibile il contrassegno. Non risulta invece tra i contrassegni non ammessi Rivoluzione sanitaria di Adriano Panzironi: questo significa che il Viminale non ha ritenuto che potesse istigare alla violenza o farne apologia.  
Resta da dire degli altri emblemi che, secondo la valutazione operata dal Ministero dell'interno, non consentono la presentazione di liste, generalmente per la mancata presentazione del programma o la mancata indicazione delle persone delegate a presentare le liste. Mancava fin dall'inizio ogni indicazione delle circoscrizioni in cui presentare le liste - oltre che per i Cattolici popolari uniti - per il Movimento poeti d'azione, per InnovAzione, per La Luce del Sud (Giusy Papale), per Gente d'Italia, per Socialdemocrazia Sd, per Italia II Civiltà Scienza Bellezza, per Insieme, per l'immaginifico Movimento del Vento e per Noi Andiamo avanti. Per gli altri simboli che invece presentavano l'indicazione ai almeno una circoscrizione (Naturalismo - Movimento internazionale, Movimento tecnico nazionale per la pace, Più Eco - Fronte Verde - Alleanza ecologista europea e Partito dei cattolici, oltre alla Dc-Luciani e al Movimento politico Libertas di Fierro, già citati prima), si deve supporre che le mancanze riguardino il programma o il contenuto stesso dell'indicazione delle circoscrizioni, tali in ogni caso da non consentire la presentazione successiva di liste.
Con riguardo ai contrassegni dei quali è stata chiesta la sostituzione o per i quali è necessario integrare la dichiarazione di trasparenza, i depositanti o i loro mandanti hanno 48 ore di tempo per decidere se sostituire il contrassegno (facendo attenzione a non riproporre, nell'emblema sostitutivo, elementi di irregolarità, pena l'esclusione definitiva) oppure opporsi alla richiesta del ministero, rivolgendosi all'Ufficio elettorale centrale nazionale presso la Corte di cassazione; possono affidarsi allo stesso ufficio coloro che ritengono uno o più emblemi ammessi confondibili con il proprio. A sua volta, il collegio di magistrati di cassazione dovrà decidere entro 48 ore dalla ricezione delle opposizioni, sentendo "i depositanti dei contrassegni che vi abbiano interesse". Nel giro di alcuni giorni, dunque, la situazione sarà certamente più chiara.

Grazie di cuore a Stefano Mentana per avere fornito le foto delle bacheche.

venerdì 12 agosto 2022

Elezioni politiche 2022: i simboli uno per uno


Per l'ultima foto si ringrazia Stefano Mentana

Tutti i simboli depositati per distinguere le liste alle elezioni politiche del 25 settembre 2022, come da tradizione di questo blog, vengono proposti in ordine di deposito all'interno di questo post: come nel 2019, seguendo i suggerimenti ricevuti, gli ultimi emblemi depositati si trovano nella parte alta del testo, mentre per trovare i primi occorre scorrere il testo fino al fondoRisultano depositati in tutto 101 contrassegni, da un totale di 98 soggetti (perché l'Alleanza Verdi e Sinistra ne ha depositati tre e il Pd due).
Per ciascun contrassegno si fornisce una breve descrizione e un commento, secondo quanto appare opportuno per le singole immagini o per le rispettive forze politiche. La pagina viene aggiornata periodicamente; si suggerisce comunque di tenere d'occhio la pagina Facebook del sito per notizie e fotografie caricate in tempo reale.


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Contrassegni depositati domenica 14 agosto

 

98) Italia dei diritti

La domanda nella testa di chi scrive non era tanto "chi sarà l'ultimo a depositare quest'anno?", quanto piuttosto "quando apparirà nel corridoio del Viminale?". Perché una delle poche certezze era che, come nei depositi del 2014, del 2018 e del 2019, l'ultimo simbolo sarebbe stato quello di Italia dei diritti, formazione fondata e guidata dal giornalista Antonello De Pierro. Lui all'ufficio passi è stato registrato alle 15 e 56, ma per espletare le procedure di ingresso serve tempo e per raggiungere camminando il salone del deposito ne serve altrettanto. Morale, De Pierro e le altre persone che lo accompagnavano sono comparse all'angolo del corridoio dove iniziano le bacheche alle 16 e 10, sfoderando il suo sorriso orgoglioso nel mostrare il suo simbolo con la sagoma dell'Italia e la bilancia tricolore. Ce l'ha fatta, anche stavolta.

97) UP con De Magistris

Mancando circa un quarto d'ora alla scadenza del termine, per chi era assiepato nella sala dedicata alla stampa era naturale chiedersi: "Ma non dovevano portare i simboli di Potere al Popolo! e delle altre forze a sostegno di De Magistris?". Uno sguardo alla sala del deposito faceva notare che erano tornati Pasquali e Casadio di Unione popolare, ma con una persona che prima non c'era: Marco Fars, da un ventennio parte dell'ufficio elettorale di Rifondazione comunista. Intorno alle 16 e 30 nelle bacheche è apparso un simbolo spiazzante, di una forza politica denominata UP con De Magistris: modellato sull'originale di Unione popolare, nel fregio non passa inosservata la presenza, oltre che del riferimento a De Magistris, delle miniature delle quattro forze che più di altre hanno costituito il cartello Unione popolare - UP, cioè DemA, ManifestA, Partito della rifondazione comunista e Potere al Popolo!. Si comprende che era questo il "simbolo cautelativo" di cui parlava Pasquali prima, senza però riferirsi all'autonomo deposito dei quattro emblemi. 
Alla richiesta di spiegazioni, Fars assicura di essere disposto a fornirle "dopo che i nostri referenti politici avranno deciso come presentare la cosa". Nell'attesa, si pensa che la chiave stia nelle miniature del Prc e di Potere al Popolo!: la prima formazione, iscritta da anni al Registro dei partiti politici, potrebbe consentire la corsa senza firme con la lettura estensiva dell'art. 18-bis del testo unico per l'elezione della Camera. La seconda si sente (non a torto) danneggiata dalla spesso citata norma una tantum sulle esenzioni che - pochi giorni prima della convocazione delle elezioni - ha esonerato dalla raccolta firme le liste che abbiano superato l'1%, purché coalizzate, cosa che appunto Pap non era; l'art. 6-bis del "decreto elezioni 2022" è già al centro di vari ricorsi davanti ai tribunali civili, ma ogni decisione potrebbe arrivare con molto ritardo. In queste condizioni, sembra quasi che Unione popolare - mentre cerca di raccogliere le firme, come altri soggetti, in condizioni dure, con uffici comunali chiusi o con poco personale - abbia cercato di cautelarsi anche ove la raccolta firme non andasse a buon fine, magari con l'idea di usare un altro contrassegno potenzialmente esente dall'onere delle sottoscrizioni per presentare gli stessi candidati: una "pistola carica" da posare sul tavolo e usare al bisogno. Si attendono, in ogni caso, spiegazioni ufficiali.
 

96) Italiani con Draghi Rinascimento

Circa alle 15 e 40 una persona si è allontanata dal Viminale senza voler dire quale simbolo avesse depositato ("Non posso dirlo"). Poco dopo in bacheca è comparso il simbolo Italiani con Draghi Rinascimento, scritto in carattere bastoni "metallizzato", con la scia delle Frecce Tricolori nel cielo sullo sfondo. Si è appreso poi che il depositante e capo della forza politica era Cristiano Aresu (già noto per il caso "Avigan"). Da Palazzo Chigi si fa sapere che quella del simbolo "è un'iniziativa che non ha alcun avallo da parte di Draghi e che non soddisfa perciò i requisiti di trasparenza": certamente dunque il ministero chiederà la sostituzione del contrassegno, anche per l'uso del termine "Rinascimento", già presente nel contrassegno di Vittorio Sgarbi.
 

95) Tomaso Picchioni

Una lampadina accesa (come suggeriscono i segmenti tracciati intorno al bulbo) disegnata in giallo su fondo blu scuro - tanto da apparire quasi nero nella riproduzione in bacheca - e con le iniziali TP al posto dei fili interni. Si tratta del soggetto del simbolo personale (sembra il caso di dirlo) depositato da Tomaso Picchioni, bresciano, classe 1989, autore tra l'altro del libro Mi candido ma non posso; lui si qualifica come "specializzato nelle dinamiche elettorali" e rivendicante "il pieno e libero esercizio del diritto di voto", che passa anche attraverso la presentazione di candidature individuali e non di lista. La dichiarazione di trasparenza infatti concentra nello stesso Picchioni tutte le cariche della forza politica.
 

94) Palamara Oltre il Sistema

Era già stata annunciata l'intenzione di Luca Palamara di partecipare alle elezioni politiche; non sorprende che due persone abbiano depositato per suo conto il simbolo Palamara Oltre il Sistema, dunque quello con la Dea della Giustizia affiancata alla sagoma dell'Italia (rispetto alla versione circolata in precedenza, è stato aggiunto il nome). L'emblema è stato depositato, come recita una nota diffusa, per richiamare i "temi della giustizia equa, la dea con la bilancia e non il pugnale proprio per esprimere un punto di vista garantista e una visione della giustizia equa, rapida scevra da inquinamenti esterni. Una giustizia che venga declinata dal punto di vista sociale, del lavoro, dei diritti". La stessa nota parla di forme digitali da raccogliere per la lista, sulla scia di quanto richiesto da Marco Cappato; questo non esclude che Palamara possa nel frattempo essere candidato da altre forze politiche.
 

93) Noi Andiamo avanti

La prima riga della quarta bacheca viene completata dal simbolo di Noi Andiamo avanti, novità totale per il deposito dei contrassegni. Lo ha presentato Pietro Paolo Rimonti, autore del libro Mi sento disoccupato (Albatros), che di fatto costituisce il programma del movimento politico. "Non ci deve interessare il passato, dobbiamo pensare a come costruire - spiega - ma deve farlo innanzitutto chiunque di noi, senza attendere che lo faccia chi viene eletto, un po' come disse Kennedy nel suo discorso di insediamento. Ognuno deve diventare imprenditore di se stesso, nel senso di mettere passione in ciò che si fa perché il proprio lavoro riesca bene e produca benefici". Nel simbolo si vedono delle mani, che rappresentano il popolo: "Il popolo può fare; parlo di 'noi' perché ci stanno dentro tutti e l'azione dev'essere di ciascuno di noi"; un piccolo tricolore davanti alla "o" di "Noi", che richiama la forma della lettera ma curiosamente anche un uovo (come segno di novità e vita), completa il simbolo.
  

92) +Europa 

L'ultima formazione esente con certezza dalla raccolta firme, nonché l'ultima lista della coalizione di centrosinistra che si attendeva era +Europa: il deposito del contrassegno (oltre che del programma, frutto dello studio dei tavoli tematici e del programma per l'Italia di Carlo Cottarelli, futuro candidato di coalizione e quasi certamente inserito anche in una lista Pd) è stato curato dalla tesoriera nazionale Maria Saeli insieme ad altri attivisti. Il simbolo, disegnato da Stefano Gianfreda, è lo stesso del 2018 e riprende dunque il nome di Emma Bonino (mentre non c'è ovviamente, la "pulce" di Centro democratico); unica differenza grafica è una leggera fascetta più scura nella parte sinistra del segmento curvilineo giallo, come a dare l'idea della terza dimensione.
  

91) Partito dei cattolici

Torna nelle bacheche anche il Partito dei cattolici, fondato nel 1995, il cui simbolo è stato presentato dal presidente Vincenzo Chiusolo, campano (mentre capo della forza politica è la moglie, Aurelia Cangiano). Alla base della costituzione del partito c'è una storia molto triste (la figlia uccisa nel 1987 da un agente di polizia a un posto di blocco) che ha portato a fondare il soggetto politico, "aperto a tutti coloro che professano il loro credo con onestà e rigore". Il simbolo, simile a quello visto in passato, contiene le immagini della creazione di Adamo (la stessa usata in dettaglio da Sgarbi), la cacciata dall'Eden, l'Agnello regnante e vegliante sull'Europa e la luce promanante dalla Roma della fede, il tutto su sfondo tricolore (un po' modificato rispetto al passato) e con sovrapposto un triangolo che punta in alto e un cerchio.
 

90) Partito animalista - UCDL - 10 Volte Meglio

L'ingresso al Viminale di Erich Grimaldi, con tanto di cartellina con il simbolo dell'Unione per le cure i diritti e le libertà, ha fatto pensare all'arrivo in bacheca del simbolo dell'Ucdl, con il simbolo della casetta. Quell'emblema, in realtà, occupa solo la parte inferiore del contrassegno dominato dal logo del Partito animalista di Cristiano Ceriello, già visto alle europee 2019 e non solo (e che pochi giorni fa sembrava sul punto di allearsi con Impegno civico di Luigi Di Maio). Attenzione però, perché al posto della "o" c'è la "pulce" (la più piccola mai vista) di 10 Volte Meglio, il partito che si era presentato nel 2018 per la prima volta, aveva consentito la nascita di una componente parlamentare alla Camera e si era potuto iscrivere al Registro dei partiti (al Viminale c'è Enrico Maria Bozza). Vuoi vedere che, in questo modo, la lista spera di potersi presentare senza bisogno di raccogliere le firme?
 

89) Movimento del Vento - Il Brigante Volpicina

Il secondo simbolo della quarta bacheca - Movimento del Vento - ha portato inevitabilmente a interrogarsi su qualcosa di mai visto sino a quel momento, anche se non finirà sulle schede non essendo state indicate le circoscrizioni. Il nome e la grafica la spiega il depositante e capo politico, Angelo Vezzosi da Viano, rigorosamente nel dialetto in uso sulle montagne reggiane: "Si tratta della mia storia da ragazzo: mi chiamavano 'il Brigante', così come mi chiamavano anche 'Volpicina', come  voler dire che ero furbo, ma me furub a son mai stè... Ecco quindi il perché della volpe. Il Movimento del Vento è legato al fatto che abito vicino proprio a un luogo chiamato Ca' del Vento, me a stag lè. Non ho mai fatto politica nella mia vita, ma vedo in giro tanti politicanti e mi cascano le braccia. Io sono sempre stato dello scudo crociato, come i miei, che si sono sempre comportati bene. E a som mai stè ed sinéstra: i cipressi che ho fatto mettere nel simbolo, guarda caso, piegano tutti a destra...".
  

88) Referendum e democrazia

Verso le 11 e 20, mentre veniva affisso il simbolo di Italia sovrana e popolare, è entrato in sala deposito Marco Cappato, insieme a Marco Peduca e a Rocco Berardo: ognuno di loro porta al collo una riproduzione del simbolo della lista Referendum e Democrazia (con capo politico lo stesso Cappato), nel frattempo nuovamente alleggerito dei riferimenti ai quesiti sulla cannabis e sull'eutanasia e con la "e" centrale ricompresa nel semicerchio rosa inferiore. Davanti alla bacheca (il simbolo apre la quarta) è stato ripetuto l'appello perché sia riconosciuta, anche solo in via interpretativa, la legittimità della raccolta delle firme in formato digitale com'era stato fatto per il referendum: Cappato annuncia che la lista raccoglierà le firme solo in forma digitale e le sottoporrà agli uffici elettorali, pronti a esperire tutti i ricorsi possibili a livello nazionale e internazionale in caso di bocciatura.
 

87) Socialdemocrazia liberale europea

La chiusura della terza bacheca produce un tuffo al cuore per i #drogatidipolitica conclamati: per la prima volta al Viminale arriva il simbolo della Socialdemocrazia liberale europea (in sigla Sole), il partito fondato tra la fine del 1994 e l'inizio del 1995 da Luigi Preti e soprattutto Enrico Ferri dopo che il Psdi aveva scelto di restare nel centrosinistra con Gian Franco Schietroma. Una settimana fa l'associazione è stata rifondata con atto notarile, indicando come presidente Jacopo Maria Ferri, figlio di Enrico: proprio lui ha depositato la nuova versione del simbolo, un po' più scura rispetto a quella originaria, ma comunque ben curata. Si tratta dunque del secondo sole nascente finito in bacheca, mentre nessuno ha depositato il simbolo originale del Psdi, presentato invece nel 2018 da Piero Lamberti (nel frattempo scomparso).
 

86) Italia sovrana e popolare

Alle 10 e 48 giornalisti e fotografi, al posto di combattimento davanti al bar del Viminale (con vista sulle bacheche), han visto arrivare Marco Rizzo ed Emanuele Dessì (Pc), Antonio Ingroia (Azione civile) e Francesco Toscano (Ancora Italia: proprio Toscano, con tanto di spilletta col volto di Dante sulla giacca, ci ha detto che la pronuncia è doppia, "Àncora Italia" o "Ancóra Italia"), pronti a depositare il contrassegno della loro lista unica Italia sovrana e popolare, con la stellina rossa sulla seconda "i" di "Italia", la parola "popolare" scritta con delicatezza e il tricolore in basso. All'uscita della sala del deposito, è stato lo stesso Rizzo a mettere l'emblema in bacheca, per poi dichiarare che si era fatto "di tutto per mettere insieme l'area del dissenso", ma non ci si è riusciti; intanto occorre sforzarsi per raccogliere le firme.
 

85) Insieme

Aveva fatto sapere che avrebbe interloquito con Italia viva per ragionare sulla partecipazione alle elezioni politiche, ma Insieme ha comunque scelto a scopo cautelativo di depositare il proprio simbolo (caratterizzato da due maglie di una catena, blu e rossa), indicando come proprio capo politico Giancarlo Infante, membro del coordinamento nazionale. Si apprende che il deposito sarebbe stato fatto soprattutto per tutelare il simbolo da eventuali appropriazioni altrui, come a detta dei suoi dirigenti avrebbe fatto in un primo tempo Luigi Di Maio (dimenticando, forse, che di Insieme ce n'erano stati altri prima, eppure non risulta che abbiano inviato diffide...).
 

84) Movimento politico Libertas

Mentre ancora si pensa alla possibilità che vengano depositati i quattro simboli alla base di Unione popolare, nelle bacheche improvvisamente appare il fregio di Movimento politico Libertas. Di nuovo, visto che lo si era già visto il primo giorno depositato con il numero 5 da Paolo Magli. "Ma a Magli io non ho dato nessuna delega - puntualizza Antonio Fierro, presidente di Libertas, che in effetti era stato visto aggirarsi sulla piazza del Viminale già venerdì - il fatto di essere stato candidato sindaco a Roma per questo partito non significa nulla: io sono il presidente e io deposito". Si profila dunque un nuovo caso di contrassegni identici (dopo quello relativo al Pli), da risolvere in sede di ammissione.
 

83) Unione popolare

Tra i contrassegni rilevanti che nei primi due giorni non erano ancora comparsi in bacheca c'era anche quello di Unione popolare, lista unitaria guidata da Luigi De Magistris come capo politico. L'emblema in effetti è arrivato domenica mattina, depositato da Gustavo Pasquali, di Potere al Popolo! (presente anche con Mauro Casadio), per conto dello stesso De Magistris. Com'è noto, l'inserimento del nome aveva avuto un'accoglienza non uniforme e Pasquali spiega così il percorso compiuto: "Una cosa è l'associazione Unione popolare, il cui simbolo effettivamente contiene solo la denominazione oltre alla grafica; altra cosa è la lista, che contiene il nome del capo della forza politica. Non tutti hanno accolto bene la scelta, ma non c'è mai omogeneità: abbiamo discusso sul punto, ma non ci sono stati grossi problemi". Sulla scelta dell'arcobaleno, il depositante sorride a chi ricorda che l'esperienza della Sinistra - l'Arcobaleno non era andata benissimo: "Se c'erano altre opzioni grafiche? Considerate che queste elezioni sono state convocate molto in fretta e siamo stati costretti a fare scelte obtorto collo". A precisa domanda sulla possibilità di vedere l'emblema di Potere al Popolo in bacheca, anche solo in funzione cautelare, Pasquali risponde: "Le stesse forze che hanno aderito a Unione popolare depositeranno un simbolo cautelativo". Si pregusta dunque l'arrivo di altri quattro simboli.

82) Democrazia cattolica liberale

Se la seconda giornata di deposito era finita con uno scudo crociato seminascosto, la terza inizia addirittura - con calma, verso le 10 - con tre scudi nello stesso simbolo (non si vedevano dai tempi delle europee 2004, con la Democrazia cristiana europea). Il simbolo è quello della Democrazia cattolica liberale, presentata da Marco Peretti, ravennate, arrivato al Viminale con moglie e figlia. "Il partito - spiega - è stato fondato nel 2009 e ha partecipato a varie elezioni amministrative, quindi non è certo nato per questo voto. Siamo un gruppo di sindacalisti di lunga attività, poi abbiamo deciso da cattolici di dare il nostro contributo in politica, sentendo di doverlo fare ed essendo alternativi alle forze politiche attuali. Lo scudo crociato viene dalla formazione cattolica, gli scudi sono tre per citare le tre parole del nome". Difficile che il simbolo sia ammesso così, proprio per i tre scudi.

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Contrassegni depositati sabato 13 agosto


81) Cattolici popolari uniti

Chiude la penultima riga della terza bacheca, ma anche la seconda giornata del deposito dei simboli un altro emblema mai visto prima: quello dei Cattolici popolari uniti. Il simbolo non passa inosservato: su fondo azzurrino colloca il cuore del Partito popolare europeo (ci sarà l'autorizzazione all'uso?) e uno scudo crociato "sandriano" in filigrana, un po' nascosto dietro l'immagine dorata di un uccello ad ali spiegate (che ricorda un po' il bird of liberty dei libdem). "Siamo democristiani di lunga data - spiega il capo della forza politica, Antonio Campaniello, di Cerignola - non volevamo infilarci nella disputa sulla Dc e sul suo simbolo storico, ma nemmeno privarci dei nostri valori: ecco perché, per il nostro movimento nato il 25 aprile dell'anno scorso, abbiamo tenuto lo scudo, ma mettendolo in secondo piano per non confondere l'elettore, e il cuore del Ppe, aggiungendo una colomba stilizzata". Lo scudo crociato in effetti rischia di saltare comunque (e forse anche il cuore), ma ci sarà tempo per scoprirlo.

80) Rinascimento

Il secondo giorno della #MaratonaViminale sta per chiudersi, quando tra i contrassegni presentati compare Rinascimento, il partito fondato da Vittorio Sgarbi. Se nel 2018 il simbolo era condiviso con il Mir, stavolta il partito si limita a depositare il suo fregio a fini cautelativi (com'è noto Sgarbi sarà candidato in un collegio uninominale per il centrodestra), ripescando la prima versione dell'emblema, sempre con la Creazione di Adamo di Michelangelo ma con lo sfondo azzurro blu sfumato e senza stelle o altri dettagli (oltre al nome di Sgarbi). Dettaglio imperdibile per i #drogatidipolitica: a depositare il simbolo su delega di Sgarbi è stato Dario Di Francesco, demiurgo di Forza Roma e Avanti Lazio, nonché di molte altre liste in seguito sulla piazza romana. 
 

79) Difesa animalista indipendente nazionale organizzata 

Per un'Italia unita che torna, subito dopo spunta una new entry assoluta: il partito Difesa animalista indipendente nazionale organizzata. L'acronimo è DAINO e, guarda caso, all'interno del simbolo - in una notte stellata, tra gli alberi - su una gigante luna piena si staglia maestoso proprio un daino. Il partito è nato a fine luglio, ma l'impegno di Francesca Federici (segretaria e capo politico) e Fabrizio Battisti (presidente) è assai più lungo; tra le battaglie in cui si sono impegnati, c'è anche quella contro la mattanza dei daini al Circeo e questo spiega almeno in parte la scelta della sigla e del simbolo. 
 

78) Italia Unita

Se il deposito dell'Italia dei valori è degno di nota, chi aderisce alla categoria dei #drogatidipolitica non può restare indifferente di fronte al ritorno in bacheca di Italia Unita, creatura politica di Luciano Garatti, avvocato bresciano ed ex senatore (eletto con il Polo delle libertà nel 1994). L'associazione politica, nata nel 1996 e piuttosto mutevole nei simboli e nei nomi nel corso degli anni, era arrivata nel 2013 a denominarsi Basta tasse: questo era il simbolo depositato nel 2013 e questo è il messaggio che tuttora campeggia - scritto nel caratteristico carattere Balloon - al centro del fregio depositato in questa occasione, con il ritorno del riferimento a Italia Unita e la parola "Liberali", per riflettere la scelta politica che ha sempre caratterizzato Garatti. Che, a deposito concluso, dichiara: "Non ce l'ho fatta a non tornare a presentare il mio simbolo". E, guardando la sua creatura affissa in bacheca, aggiunge: "Guarda come emerge rispetto agli altri, come se li mangia!".
 

77) Italia dei valori

Nel 2018 aveva partecipato a Civica popolare (e in virtù di questo ha concorso alla nascita del gruppo Cal), nel 2019 il simbolo non era finito in bacheca; questa volta invece Italia dei valori ha scelto di depositare il simbolo - non più cambiato negli ultimi anni, sempre con il gabbiano arcobaleno - e ha provveduto proprio il segretario, Ignazio Messina. L'Idv, tra l'altro, si è riservata la possibilità di presentare liste (sostenendo tra l'altro di essere esente dalla raccolta firme, probabilmente per l'iscrizione al Registro), ma difficilmente vedremo il simbolo sulle schede.
 

76) Destre unite - Italia reale

La quarta riga della terza bacheca si apre con un contrassegno composito, dominato da Destre unite, partito guidato da Massimiliano Panero e da lui personalmente presentato; nel fregio elettorale - sempre con una banda tricolore a sinistra e il resto del fondo bianco e blu - non contiene più il simbolo dell'Alleanza europea dei movimenti nazionali (il partito europeo è indicato ora solo con il nome scritto per esteso nella parte superiore), ma al suo posto è stata inserita la miniatura di Italia Reale, partito monarchico che si distingue con "stella e corona" e che nel 2018 si era presentato nel Blocco nazionale per le libertà. Di Italia Reale è stata consegnata la dichiarazione di trasparenza da parte di Massimo Mallucci, mentre di Destre unite Panero ha consegnato lo statuto, essendo quello un partito iscritto al Registro (per cui potrebbe tentare di presentare liste senza firme, cosa che già nel 2018 gli è riuscita). Intanto, per la foto di rito, Panero posa con la sua cagnolina Stella, entrata nella sala deposito con la delegazione.
 

75 a) Partito democratico - Italia democratica e progressista

Curiosamente, anche il Pd ha depositato due simboli differenti: il primo - quello appena visto - per i collegi in Italia e un altro per la circoscrizione Estero: l'unica differenza riguarda proprio la dicitura inserita per l'occasione, riportata non tutta in maiuscolo, ma solo con le iniziali maiuscole e il resto delle parole minuscole. Non è chiaro, sinceramente, quali ragioni abbiano guidato questa scelta, né i depositanti l'hanno spiegato. A proposito, questa è la prima presentazione svoltasi dopo la scomparsa di Luciano Gesuelli, storico responsabile elettorale del Pd (e prima ancora di Ppi e Dc): una figura che manca molto, non solo a Pappalardo (che di Gesuelli si sente idealmente figlio) ma a chiunque abbia a cuore la politica vissuta con dedizione anche da chi lavora per i partiti.
 

75) Partito democratico - Italia democratica e progressista

Il caso ha voluto - perché di questo si è trattato, senza che ci sia stato alcun accordo tra le delegazioni - che subito dopo il simbolo del M5S sia arrivato quello del Partito democratico, presentato giovedì pomeriggio (con la dicitura "Italia democratica e progressista" nel segmento rosso curvilineo). Il deposito è stato curato, per conto di Enrico Letta, da Stefano Vaccari (responsabile nazionale organizzazione) e da Giovanni Pappalardo (coordinatore dell'ufficio elettorale), con la presenza del notaio Francesco Gasbarri.

74) MoVimento 5 Stelle

Annunciato già nelle ultime ore di venerdì, l'arrivo di Giuseppe Conte per depositare il simbolo del MoVimento 5 Stelle si è inverato poco prima delle 16.30 di sabato: accompagnato da Vito Crimi e altre persone, lui ha salutato i giornalisti con "Ma non andate in vacanza voi?" (come se, per inciso, alla corsa verso la fine della legislatura e alla cancellazione delle vacanze di giornalisti e ministeriali non avessero concorso anche le scelte del M5S...). E se non risulta - salvo errore ovviamente - che un ex Presidente del Consiglio avesse mai provveduto personalmente a depositare un fregio elettorale, si è di certo assistito alla prima volta, nell'era della photo opportunity, di un depositante che ha provveduto direttamente a inserire in bacheca il simbolo e a fissarlo coi magneti. "Vedete come sono rispettoso, non scanso gli altri, li lascio tutti - ha detto sempre ai giornalisti -. Guardate che rosso cuore, noi ci mettiamo il coraggio". Il simbolo ovviamente è lo stesso contenuto nel nuovo statuto, con la raffigurazione del nome ormai consolidata nella parte a fondo bianco e il riferimento al 2050 (anno in cui occorre raggiungere la neutralità climatica) nel segmento rosso inferiore.

73) Democrazia cristiana

Va bene, non c'è due senza tre, ma nel caso della Democrazia cristiana si deve arrivare a quattro. Nelle bacheche infatti è spuntata la quarta Dc, ma senza scudo crociato stavolta: in alto c'è la sigla, in basso il nome, ma al centro del fondo azzurro scuro c'è una bandiera (o una vela, chi lo sa) crociata. Si tratta della rielaborazione del simbolo sostitutivo presentato nel 2018 dalla Dc-Fontana (e che tra l'altro al Senato aveva corso senza firme in certe circoscrizioni), vista quest'anno alle elezioni amministrative messinesi dal partito ora guidato da Renato Grassi (e coordinato in Sicilia da Totò Cuffaro). E a depositare il simbolo è stata proprio la Dc-Grassi, con il segretario amministrativo Mauro Carmagnola. "Abbiamo scelto di utilizzare direttamente questo simbolo per non rischiare di nuovo una bocciatura da parte del Viminale - spiega, insieme a Salvatore Pagano - in fondo sembra quello ammesso nel 2018". Questo significa che probabilmente questa Dc passerà l'esame (visto che sul nome il Ministero non ha eccepito nulla in passato), mentre si prepara a presentare liste in Sicilia.
   

72) Partito socialista - Nuovo Psi

Nel 2018 era finito in bacheca depositato per conto del suo leader dal mandatario Vincenzo Papadia; questa volta a depositare il simbolo del Partito socialista - Nuovo Psi sono stati il presidente Stefano Caldoro e Lucio Barani, venuto con il garofano d'ordinanza nel taschino. Il simbolo è il consueto, con il garofano disegnato tra il 2004 e il 2005 e schierato dal Nuovo Psi a partire dal 2006. Il deposito dovrebbe essere solo cautelativo, come in passato; si tratta in ogni caso del solo garofano finito nelle bacheche (il Psi non ha depositato il suo emblema).
 

71) Lega per Salvini premier - Forza Italia - Fratelli d'Italia

Poco dopo il simbolo di Fratelli d'Italia è stato depositato anche il contrassegno unitario del centrodestra destinato alla sola circoscrizione Estero, già presentato da Silvio Berlusconi sui suoi canali social nei giorni scorsi e identico a quello già usato alle precedenti elezioni politiche. Il simbolo di Forza Italia inserito in miniatura è lo stesso del 2018, dunque non contiene il riferimento al Ppe (in effetti sarebbe stato illeggibile). Il deposito è stato curato da Luca Sbardella, di Fratelli d'Italia.
 

70) Movimento per l'instaurazione del socialismo scientifico cristiano - No alla cassa forense

All'avvocato Pierluca Dal Canto forse mancava il rito di deposito dei contrassegni al Viminale, visto che l'ultimo si era celebrato nel 2019 per le europee: ha così avuto tutto il tempo per riempire di messaggi il suo emblema di quest'anno, in cui c'è veramente di tutto (al punto da essere illeggibile se finisse sulle schede, ma non accadrà perché non sono state indicate le circoscrizioni). Non solo il tradizionale No alla cassa forense, ma anche vari proclami, a partire dal titolo Movimento per l'instaurazione del socialismo scientifico cristiano; non mancano riferimenti agli amici Poeti d'Azione, ad Alfonso Luigi Marra e una citazione di Better call Saul ("Better call Pierluca"), subito sopra la sua e-mail.
 

69) Valore liberale

L'area liberale si conferma decisamente ricca di simboli in quest'occasione. Dopo Fdi, infatti, è comparso per la prima volta nelle bacheche il simbolo di Valore liberale, formazione fondata da Marco Montecchi - venuto personalmente a depositare il suo emblema - dopo la sua scelta di lasciare il Ple (ora Pel, v. al numero 52) e anche Democrazia liberale. Il simbolo è un cerchio azzurro scuro con il nome al centro e un arco a conci tricolori nella parte inferiore, simile a quello dei Riformatori sardi ma molto più stretto e lungo. Difficile che si presenti sulle schede, ma almeno in bacheca è stato visto.

68) Fratelli d'Italia

Il deposito numero 68 chiude lo schieramento di centrodestra: mancava solo il simbolo di Fratelli d'Italia, portato dal responsabile elettorale del partito, Angelo Rossi, ovviamente a nome di Giorgia Meloni, capo della forza politica. Il contrassegno è esattamente identico a quello depositato prima delle elezioni del 2018, con il simbolo ufficiale inserito all'interno di un cerchio dalla campitura simile con il nome intero di Meloni in evidenza. Ovviamente nel simbolo è rimasta la fiamma tricolore (senza più la base trapezoidale, già tolta alla fine del 2017); del resto, è probabile che buona parte delle accettazioni di candidature fossero già state firmate sui moduli con quel simbolo riprodotto e descritto.
 

67) 
Italia II civiltà Scienza Bellezza

Al numero 67 si trova una matricola assoluta dei depositi elettorali: Italia II civiltà Scienza Bellezza, trasposizione in contrassegno - collocato su un cerchio color carta da zucchero - del marchio depositato nel 2018 da Luigi Colapietro, da Ceccano. Il simbolo, tutto letterale e tinto dei colori nazionali, cerca di esprimere in tre-quattro righe un intero progetto, "un progetto universale, per affrontare tutti i problemi con soluzioni strutturali", in uno schema rigorosamente manoscritto e distribuito al bisogno. Ispirato agli insegnamenti di papa Francesco, il progetto ricostruttivo ha come pilastri la "Seconda civiltà", intesa come profonda evoluzione dell'attuale, la Scienza (come fattore di miglioramento della società) e la Bellezza (come elemento salvifico).
 

66) Più Eco - Fronte Verde - Alleanza ecologista europea

Torna anche quest'anno al Viminale per depositare il suo simbolo Vincenzo Galizia. Questa volta, però, l'arciere di Fronte Verde lascia il passo al nuovo emblema di Più Eco, realizzato da Carlo Pompei, con il globo terrestre blu e verde conformato a cuore; questa volta, poi, il cuore è stato posto su fondo verde, dunque per farlo risaltare ha intorno un'aura di luce. Il cerchio verde chiaro è collocato in un altro cerchio più scuro, in cui sono stati inseriti tanto il nome tradizionale del Fronte Verde, quanto il riferimento all'Alleanza ecologista europea, che richiama il partito Alliance écologiste indépendante (ora denominato L'Écologie au centre), guidato in Francia da Jean-Marc Governatori.
 

65 A-B) 
Alleanza Verdi e Sinistra

L'Alleanza Verdi e Sinistra, nel depositare il proprio contrassegno comune, ha rinnovato anche una tradizione pratico-giuridica ormai consolidata da molti anni: ha infatti presentato due varianti del proprio contrassegno (marcate con lo stesso numero, ma con lettera diversa), riportando la dicitura dei rispettivi partiti in lingua tedesca (65 A) e slovena (65 B); il primo emblema contiene anche, oltre al tedesco Grüne, contiene anche la versione ladina Vërc (e i Grüne-Vërc, di fatto, in queste elezioni politiche sono l'unica forza altoatesina dichiaratamente parte della coalizione di centrosinistra, dal momento che la Südtiroler Volkspartei questa volta non ha stretto alcun accordo con le altre quattro liste).
La legge in effetti non prevede espressamente la possibilità di presentare più varianti linguistiche dello stesso contrassegno; da sempre però - fin da quando ha iniziato a farlo il Partito radicale, poi seguito soprattutto dai Verdi, proprio per la particolarità dell'esperienza altoatesina, particolarmente radicata - il Ministero dell'interno ha accolto questa prassi, visto che in concreto si tratta dello stesso contrassegno, solo con l'aggiunta della traduzione o comunque di varianti minime, che non mutano la sostanza del fregio elettorale. La pratica, ovviamente, è stata accettata in nome della tutela delle minoranze linguistiche riconosciuta dall'art. 6 della Costituzione e dalla legge n. 482/1999. 

65) Alleanza Verdi e Sinistra

Dopo quello di Impegno civico - Centro democratico, il simbolo di Alleanza Verdi e Sinistra è il secondo della coalizione di centrosinistra a comparire nelle bacheche. Il deposito è stato curato da Riccardo Mastrorillo, a nome delle forze politiche che costituiscono il cartello elettorale che ha indicato come capo della forza politica Angelo Bonelli; Mastrorillo ha precisato che il deposito è stato fatto - oltre che di Europa Verde e di Sinistra italiana - anche in nome e per conto di Possibile, che ha consegnato la sua dichiarazione di trasparenza.

64) Partito federalista italiano

Dopo un emblema già noto, arriva una new entry assoluta, rappresentata dal Partito federalista italiano, il cui deposito è stato curato da Pierantonio Sabini, indicato anche come capo della forza politica. "Noi siamo interessati a un tipo di federalismo diverso rispetto a quello che inizialmente sembrava caratterizzare la Lega Nord: ci ispiriamo di più alla soluzione statunitense, poi in concreto si vedrà". Il simbolo è piuttosto curioso e non passa inosservato: uno scudo nero bordato di giallo, contenente un tondo giallo con la sigla del partito - scritta con le lettere "panzute" - collocato a sua volta tra una barretta tricolore e un cartiglio con il nome della forza politica. Cercando un po' in rete, peraltro, si può scoprire che colori e lettere sono gli stessi dell'associazione monzese People in Debt (per aiutare le persone rovinate dalla crisi e dai debiti), di cui l'avvocato Sabini è stato fondatore. 

63) Unione sudamericana emigrati italiani

Se il Maie ha quasi aperto il rito della fila davanti al Viminale, come ottavo simbolo della seconda giornata si è visto arrivare quello dell'Unione sudamericana emigrati italiani, sempre presente nelle tornate elettorali politiche a partire dal 2006, ovviamente solo per la circoscrizione Estero. Il deposito, curato da una persona su mandato del presidente dell'Usei Eugenio Sangregorio, ha visto impiegare un simbolo solo leggermente diverso rispetto al passato: in particolare, il cerchio è stato leggermente ridotto per farlo rientrare in una circonferenza più ampia, lasciando un po' di spazio bianco intorno.
 

62) Quarto polo

Il secondo simbolo della terza bacheca è nuovo per il Viminale ma non lo è del tutto. Il contrassegno del Quarto polo, depositato dal presidente Francesco Casciano, è l'evoluzione di quello adottato dal Movimento Pmi e circolato in rete nel 2020. "Siamo un'associazione di piccole e medie imprese, nonché di attività di commercio - spiega lui -. Parliamo di quarto polo per distinguerci da chi in questo periodo sembra voler costruire il terzo. Abbiamo messo dodici monete da 10 lire intorno al cerchio perché siamo sì a favore dell'euro, purché si comporti come la vecchia lira, nel senso di avere da ogni parte lo stesso potere d'acquisto e lo stesso valore, diversamente siamo discriminati e sarebbe giusto uscire da quest'Europa".
 

61) Lega per l'Italia

A inaugurare la terza bacheca ha provveduto la Lega per l'Italia, partito fondato e rappresentato da Luigi Pergamo, la cui presenza al Viminale negli anni è stata assai frequente. In questo caso il contrassegno del partito è esattamente identico a quello visto alla #MaratonaViminale del 2018: c'è ancora il riquadro europeo al centro del semicerchio tricolore inferiore, a metà si legge la dicitura "Orgoglio italiano", mentre nella corona azzurra si legge - poco, vista la lunghezza dell'espressione - il motto "Movimento presidenzialista", più impegnativo di quanto non fosse l'originario "Movimento popolare".
 

60) L'Italia del Meridione

La terza bacheca si chiude con il deposito del simbolo del partito L'Italia del Meridione, curato dal segretario federale Vincenzo Castellano, divenuto tale a marzo. "Il movimento - spiega - è stato fondato a Napoli, nei Quartieri Spagnoli, dal Giuseppe Ferraro, già docente di filosofia all'Università Federico II, e da Orlandino Greco, sindaco di Castrolibero. Siamo un movimento meridionale, non meridionalista, abbiamo a cuore i problemi del Sud e partiamo dai territori, con un'impostazione federalista; volevamo strutturarci a livello nazionale, ma l'anticipo del voto ci ha creato problemi". Il simbolo, a fondo azzurro, contiene le iniziali del nome, con la "d" bianca minuscola che diventa una sorta di asta per un tricolore orizzontale che sventola (lo si è visto per esempio alle elezioni di Crotone nel 2020).

59) Socialdemocrazia Sd

Subito dopo un nuovo tentativo di rimettere in attività la Dc, in bacheca è arrivato il simbolo di Socialdemocrazia, partito il cui nome ufficiale sarebbe Partito della socialdemocrazia: si tratta della formazione politica che ha iniziato la propria attività tra giugno e luglio, sotto la guida del presidente ed ex parlamentare Dino Madaudo e del segretario Umberto Costi. Proprio lui ha provveduto al deposito del contrassegno, senza indicare circoscrizioni (quindi il simbolo non consentirà la presentazione di liste), ma con l'intenzione di tutelare la nuova versione stilizzata del sole nascente dal mare per poter far sentire di nuovo a casa i socialdemocratici. Si è scelta una grafica diversa da quella tradizionale, che sarebbe in altre mani e potrebbe anche arrivare al Viminale nelle prossime ore.

58) Democrazia cristiana

L'arrivo di due persone poco dopo le 8 del mattino con una cartella con sopra lo scudo crociato di foggia "sandriana" aveva fatto pensare chi scrive a un deposito della Democrazia cristiana di Angelo Sandri (e già sarebbe stato rilevante per i #drogatidipolitica). L'arrivo del contrassegno nelle bacheche ha spiazzato: lo scudo è arcuato, ma con un carattere diverso per la parola "Libertas", in più le parole "Democrazia cristiana sono disposte ciascuna ad arco, ma la seconda molto più spaziata della prima. La notizia vera, però, è che si tratta di un'altra Dc ancora, di un diverso percorso. Spiega il depositante Sabatino Esposito: "Noi stiamo seguendo la procedura prevista dalla sentenza n. 25999/2010 della Cassazione civile: per rispettarla abbiamo dovuto interessare una nuova platea di iscritti. Io ero un iscritto del 1992-1993, con tanto di documenti che possono provarlo. In forza di quella iscrizione, ai sensi dello statuto vigente abbiamo costituito la commissione di garanzia per il tesseramento di cui sono presidente, abbiamo tesserato nuovi soci, con loro stiamo costruendo le sezioni su tutto il territorio nazionale. Abbiamo svolto un congresso in Campania il 19 giugno 2022 a Torre del Greco e ora apriremo altre sezioni in tutta l'Italia; ci eravamo organizzati per fare il congresso a novembre, questo anticipo del voto purtroppo ha cambiato un po' di piani, in ogni caso ci stiamo organizzando per poter partecipare alle elezioni come la legge permette, democraticamente, di fare". Del contrassegno sarà di certo chiesta la sostituzione per presenza dello scudo crociato, ma è interessante sapere che altri gruppi, oltre a quelli già noti, si stanno muovendo nel tentativo di rimettere in attività la Dc: ne riparleremo.

57) Movimento tecnico nazionale per la pace

Arriva in bacheca per la seconda volta, dopo una prima apparizione nel 2018, il Movimento tecnico nazionale per la pace (anche se la sigla contenuta all'interno suggerisce piuttosto "Movimento tecnico nazionale popolare per la pace"). Il suo proponente, Sergio Veronese (che si presenta con una maglietta con le diciture "Nuovo Mosè - Sergio Premier" e "Mani simbolo della pace"), appare piuttosto sfiduciato: "Il mio è un programma di legalità ma sembra che gli italiani non la vogliano, mi hanno deluso più i cittadini dei politici, non mi sono mai piegato ai ricatti e alle loro richieste di denaro". Veronese ha comunque modo di spiegare che l'abbraccio del simbolo è un segno di pace ("Io del resto, come ultima autorità italiana, sono stato eletto Simbolo della pace"); c'è anche il mare, forse come segno della calma vasta di cui ci sarebbe bisogno. 



56) Esseritari

Le danze del secondo giorno si aprono con l'arrivo in bacheca del contrassegno di Esseritari, il progetto politico concepito da Luciano Chiappa, già depositato in occasione delle precedenti elezioni europee. Se la riflessione di Chiappa era partita dal concetto di libegualità (donde il primo nome del progetto, Libeguali, non ammesso però dal Viminale perché il 2018 era l'anno di Liberi e Uguali), è poi arrivata al concetto (essenziale "a monte") di esseritarietà, come frutto di un "processo reale d'inedita aggregazione, fondato sulle strutture paritarie della cooperazione umana e della promozione sociale", in grado di generare "la libera individualità e l'eguale socialità". Il tutto è sempre raffigurato da un sole stilizzato al centro, attraversato dalle diagonali diametrali di un ottagono dai colori dell'iride e circondato da una corona rossa, che si interrompe solo nel punto in cui si legge il nome del soggetto politico. 


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Contrassegni depositati venerdì 12 agosto

55) Forconi

Quando mancano pochi minuti alle ore 20 della prima giornata, l'ultimo simbolo arriva in bacheca. Il nome della forza politica è Forconi, perché si tratta effettivamente dell'associazione che già si è presentata in passato al Viminale: capo della forza politica, infatti, è sempre Orlando Iannotti. Il simbolo però stavolta è totalmente diverso: una selva di mani e braccia alzate, di vari colori, a metà tra la dichiarazione di presenza e il saluto (ma rappresentano anche il lavoro e l'uguaglianza delle persone), insieme a un cammeo a stella che contiene la parola "libertà" caratterizza il nuovo nome del progetto politico vero e proprio, cioè La gente come noi. Un cambio di grafica piuttosto ardito, con il quale si conclude la prima giornata del deposito.

54) Impegno civico - Centro democratico

La prima giornata è quasi terminata, ma il corridoio del Viminale improvvisamente si anima per l'arrivo di Luigi Di Maio e Bruno Tabacci, arrivati per depositare il simbolo di Impegno civico - Centro democratico (già ampiamente descritto nei giorni scorsi, parlando di api e dintorni). Qualche secondo per salutare i giornalisti, una sosta per guardare i simboli in bacheca e Di Maio chiosa "Ora ne mettiamo un altro" poi con Tabacci (che reca in mano una vistosa borsina azzurra) entra nella stanza del deposito. Poi se ne va senza essere visto, per incontrare da ministro degli esteri tuttora in carica la ministra dell'interno.

53) Forza Nuova - APF

Sbirciando nel salone le persone entrate per il deposito, era sembrato di vedere il volto di Roberto Fiore. L'impressione non era sbagliata e poco dopo è apparso in bacheca il simbolo di Forza Nuova, decisamente rinnovato rispetto ai precedenti emblemi sul piano grafico. I colori restano bianco, nero e rosso, ma stavolta il nome è disposto su due righe nel semicerchio nero superiore; al di sotto, separato da una linea rossa, c'è il simbolo dell'Apf (Alliance for Peace and Freedom), associazione che riunisce i partiti europei che mirano a un'Europa di nazioni sovrane, unite nell'intento di proteggere, celebrare e promuovere i nostri valori cristiani comuni e il patrimonio culturale europeo. Forse Fiore intende presentare liste come se quell'inserimento consentisse l'esenzione dalla raccolta firme com'è accaduto alle europee, ma non è previsto nulla di simile per il voto politico.

52) Partito degli europei e dei liberali

L'area liberale offre un altro simbolo alle bacheche del Viminale, emblema peraltro già noto a chi frequenta questo sito. Si tratta infatti del Partito degli europei e dei liberali, evoluzione - dopo il contenzioso con il Pli - del Partito liberale europeo: l'emblema - con il fondo blu con le stelle e il doppio tricolore - è stato depositato per conto del leader, Francesco Patamia. Per la prima volta l'emblema entra nelle bacheche del Viminale (alla pari di quello, già visto, di Democrazia liberale, nel quale militano alcuni di coloro che avevano inizialmente costituito il Pel) anche se è assai improbabile che il simbolo possa poi raggiungere le schede attraverso la raccolta delle firme.

51) Alternativa popolare

Altro ritorno da un passato più recente è quello di Alternativa popolare, il partito fondato da Angelino Alfano e di cui da tempo è legale rappresentante Paolo Alli. Proprio lui è venuto a depositare il contrassegno classico con il cuore simil Ppe su fondo blu, lo stesso che nel 2018 aveva concorso - apportando l'esenzione dalla raccolta firme - all'interno del cartello Civica popolare. Questa volta non si parla di presentare liste, ma Ap - che è tuttora iscritta al Registro dei partiti politici e fa parte del Ppe insieme ad altri soggetti - tutela comunque il proprio emblema depositandolo.
 

50) Democrazia cristiana

Il simbolo numero 50 ha qualcosa di già visto, il che è inevitabile, visto che si tratta di nuovo dello scudo crociato della Democrazia cristiana: si differenzia rispetto al precedente per il bordo più stretto intorno allo scudo e per il carattere più sottile in cui è scritto il testo (a dire il vero l'immagine appare più sgranata e non tutta centrata, forse perché frutto di scansione). A depositarla è stato il bolognese Nino Luciani, risultato eletto segretario - secondo coloro che riconoscono legittimità a quel percorso - nel congresso tenuto il 24 ottobre 2020.  

49) Alternativa

La quarta riga della seconda bacheca inizia con il simbolo di Alternativa, che finisce per la prima volta tra i contrassegni depositati. Dopo la fine del patto con ItalExit per liste comuni, la formazione guidata per ora da Pino Cabras non presenterà candidature, ma il simbolo con la A "strappata" su fondo arancione viene comunque depositato con il riferimento a tutte le circoscrizioni: si tratta pur sempre di un partito registrato che vuole essere presente al momento iniziale più rilevante e visibile di questo cammino verso il voto, presidiando anche il concetto di Alternativa. 

48) Noi moderati con l'Italia Maurizio Lupi - Italia al Centro con Toti - Coraggio Italia Brugnaro - Udc

Ieri si è già avuto modo di parlare - e non certo in senso positivo, con riguardo al risultato grafico - del contrassegno unico presentato dalla quarta lista di centrodestra, conferito al Viminale da due persone (incluso un collaboratore di Lorenzo Cesa). Il fregio elettorale di Noi moderati che unisce i simboli già compositi di Noi con l'Italia - Italia al Centro e Coraggio Italia - Udc (si noti come la prima parte della denominazione sia "Noi moderati con l'Italia") non è peraltro sfuggito allo sguardo di Roberto Calderoli, in uno dei suoi numerosi ritorni al Viminale: alla domanda se anche lui lo trovasse brutto, ha risposto "Ma è bellissimo, c'è Lupi, c'è Toti, Brugnaro, lo scudo crociato...!" Dopo W la Fisica, nuova pagina dell'Estetica calderoliana.
 

47) Italia Moderata

Nelle bacheche invece ci è già finito più volte il contrassegno di Italia Moderata, presentato come sempre dal suo fondatore, Antonio Sabella. "Il mio arcobaleno è arrivato prima dei Verdi, dell'Unione e di chi lo usa adesso" tiene a dire, ricordando che è il segno di un'alleanza con l'Alto (non a caso il fondo del simbolo è azzurro, oltre che tricolore) e il modo di rappresentare la necessità di  raccogliere "tutte le forze moderate del Paese per il bene comune". La raccolta firme è in corso, ma a prescindere da questo, Sabella non rinuncia a presentare il proprio simbolo: "Vedo quelli degli altri e mi dico: se lo fanno loro, visto come si comportano, perché non dovrei presentare il mio simbolo che ha più dignità?".

46) L'Italia sé desta

Si continua con i nuovi arrivi con L'Italia sé desta, scritto proprio così già sul contrassegno, creato personalmente e presentato da Gianluca Giuseppe Veneziano (che scherza: "Io Fratelli d'Italia l'avevo già fatto, poi è arrivata Meloni e sono andato avanti!"). L'emblema, che non consentirà la presentazione di liste (non risulta indicata alcuna circoscrizione, probabilmente perché non c'è stato tempo e modo di raccogliere le firme), contiene dei soldati che reggono una bandiera italiana per infiggerla (praticamente la foto dei soldati di Iwo Jima a specchio), con il tricolore sullo sfondo e intorno le stelle d'Europa (anche se il colore è blu); nella parte inferiore un segmento blu completa il contenuto del cerchio.  

45) Forza del popolo

Altro simbolo del tutto nuovo per queste elezioni è Forza del popolo, qualificato come "laboratorio democratico per il miglioramento delle condizioni umane, sociali ed economiche, attraverso la progressiva destrutturazione del 'potere dello stato' e la contestuale ricostruzione del sistema istituzionale in 'organi a servizio del cittadino'", divenuto dal 12 agosto 2021 partito politico volto a riaffermare il primato della coscienza personale, della sovranità popolare e della sovranità monetaria, il federalismo nazionale e l’autonomia dei Comuni, la concezione universalistica dei diritti dell’Uomo e il diritto di autodeterminazione dei popoli. Segretario generale è Lillo Massimiliano Musso. Il tricolore chiude la parte superiore del cerchio, insieme al nome disposto ad arco e al logotipo centrale, con le iniziali della denominazione in corsivo su fondo blu (con un tocco di rosso); al di sotto, la scritta "con amore e libertà" e il segmento blu con la dicitura "Musso Premier" (sullo stile usato dalla Lega). 
 

44) Alternativa per l'Italia

Nel 2018 si era presentato con un paio di pantaloni neri a banda rossa per presentare il suo Popolo della Famiglia (per poi tornare l'anno dopo per le europee). Questa volta Mario Adinolfi è tornato con Simone Di Stefano (di Exit), con cui ha dato vita al progetto Alternativa per l'Italia - No Green Pass. Il simbolo era già stato annunciato, anche nel lieve ritocco che è stato fatto. Adinolfi, indicato come capo della forza politica, spiega che la raccolta firme procede, avendo già superato il minimo e cercando di consolidare le sottoscrizioni raccolte per presentare liste ovunque.
 

43) Forza Italia

Dopo la Lega e la Svp-Patt, il terzo partito esente dalla raccolta firme fin dall'inizio della legislatura a presentare il proprio contrassegno è Forza Italia; come in passato, il deposito dell'emblema è stato curato da Gregorio Fontana. Il simbolo è quello già presentato nei giorni scorsi, con la bandierina di Cesare Priori integrale, il cognome di Berlusconi leggermente ridotto e il riferimento al Partito popolare europeo, inserito - una discreta novità per le elezioni politiche in Italia - per confermare la posizione centrista e moderata, rassicurando l'elettorato moderato.
 

42) Lista Marco Pannella

Un altro ritorno, di quelli che non possono passare inosservati, riguarda la Lista Marco Pannella, il cui simbolo - che ha chiuso la seconda riga della seconda bacheca - è stato depositato da Maurizio Turco quale presidente e legale rappresentante dell'associazione. Il simbolo, curato come sempre da Aurelio Candido, rimanda a quello inaugurato alle elezioni del 1992 (con il primo inserimento di un nome in evidenza per una lista nazionale); al posto della "pulce" degli Antiproibizionisti sulla droga, c'è un tondo che contiene la rosa nel pugno (di cui la lista detiene i diritti). Non presenterà candidature - anche se ci si era pensato - ma la sua testimonianza a trent'anni dalla nascita è rilevante, in piena battaglia per la giustizia giusta. 
 

41) Partito liberale italiano

Come previsto, ecco il secondo deposito del simbolo del Partito liberale italiano, portato dal presidente Francesco Pasquali su mandato del segretario Roberto Sorcinelli. Si tratta delle figure di vertice che si ritengono legittimamente in carica dopo il consiglio nazionale del 30 luglio che hanno portato a decidere una linea politica di dialogo col centrodestra e a sfiduciare il presidente Stefano De Luca per "gravissime violazioni statutarie" e il co-segretario Nicola Fortuna. Per Pasquali il deposito del simbolo all'inizio della giornata rasenta il "tentativo di scippo" e ormai è chiaro che si profilerà uno scontro, oltre che davanti all'Ufficio elettorale centrale nazionale, anche in tribunale.
  

40) Partito repubblicano italiano

La storia si riaffaccia nelle bacheche del Viminale con la comparsa del simbolo del Partito repubblicano italiano, depositato dal vicesegretario Salvatore Piro a nome del segretario nazionale Corrado De Rinaldis Saponaro. Nel 2018 il Pri aveva partecipato con liste in tutte le circoscrizioni grazie all'esenzione fornita da Ala (visto il passato repubblicano di Denis Verdini); questa volta ben difficilmente presenterà liste, ma non per questo l'edera poteva restare lontana dal luogo in cui è stata affissa per tanti anni, prima di finire sulle schede elettorali.
 

39) USE - Stati Uniti d'Europa degli Stati aderenti all'Euro

Un gradito ritorno nelle bacheche del Viminale riguarda Enrico Andreoni, calato da Pesaro con i suoi baffi imponenti e la nuova versione del suo salvadanaio, di norma abbinato alla dicitura "Recupero Maltolto". Stavolta, invece, il nome scelto è più evocativo: USE - Stati Uniti d'Europa degli Stati aderenti all'Euro. Il motto, molto chiaro anche se riportato in inglese, è "più Stati Uniti d'Europa, meno Nato". Imperdibili i motti al di sotto, riportati in spagnolo ("Stato federale sociale democratico, diritto secondo il merito"), latino ("Acqua bene comune"), italiano, tedesco ("Stato sociale") e il riferimento a Keynes. "Sono venuto perché non ho potuto farne a meno, dovevo proprio presentarlo questo simbolo" ci ha spiegato Andreoni. E noi gli crediamo.
 

38) Gente d'Italia

Il simbolo non è mai entrato prima nelle bacheche ministeriali, ma Gente d'Italia si era già visto alle elezioni amministrative di Genova di quest'anno, come lista presentata a sostegno della ricandidatura di Marco Bucci, coordinata da Alberto Chicco. Si trattava comunque di un vero partito, "costruito sui valori e gli ideali della cultura del popolo italiano per la realizzazione di una società più giusta, che non sottoponga all'umiliazione del bisogno nessuno dei suoi membri, come singoli individui o nell'ambito delle dinamiche dei nuclei familiari". Il simbolo è "un cerchio contornato da una corona circolare di colore blu" (contenente il nome della lista e l'espressione "Popolo libero solidale"), mentre l'interno è diviso in due semicerchi, con nella parte superiore altri semicerchi in vari toni di arancione, come a ricordare il sole che sorge (mentre in basso ci sono due archi e la sigla del partito entrambi tricolori).
 

37) Viva la Libertà - Giunta presidente

L'apparizione di una new entry assoluta costringe talora ad alzare le mani in segno di resa: questo è uno di questi casi. Viva la Libertà sostiene la candidatura a presidente (del consiglio, si suppone) di tale Pierpaolo Giunta, di cui al momento non è dato sapere nemmeno il nome. Colpisce la semplicità con cui il contrassegno è stato realizzato: cerchio rosa con scritte nere in Times New Roman e l'immagine dell'arcobaleno incollata sopra, senza nemmeno togliere il bianco intorno. L'esito è decisamente precario, ma di certo il simbolo non finirà sulle schede. 

36) La Luce del Sud (Giusy Papale)

E così il Lucentismo tornò su questa terra, o per lo meno al Viminale. Un Lucentismo piuttosto agguerrito, visto che Giusy Papale, pittrice messinese che già nel 2018 aveva depositato il simbolo La Luce del Sud, basato su un suo quadro collocato su fondo giallo, ha decisamente animato la mattinata del primo giorno di consegna: lamentava di aver avuto il numero 5 della fila e che non le fosse stato conservato, ma per coloro che erano rimasti tutta la notte lei si era allontanata e non le spettava quel posto. La polemica è stata lunga e ha causato un ritardo nell'apertura del deposito di simboli di una ventina abbondante di minuti.

35) Partito della Follia creativa 

A un certo punto della mattina, in un caldo soffocante, è comparso lui, Giuseppe Cirillo, il Dr. Seduction in persona (coraggiosamente di nero vestito), ed è scattata l'ora della follia creativa. Perché il Partito della Follia creativa si è preparato a finire nelle bacheche, ma anche perché Cirillo sulla piazza ha dato corpo al suo "matrimonio con la Follia" (con tanto di sposa ammantata di bianco e baciamano rituale). Di questo simbolo si è già parlato e si rimanda a quell'articolo; imperdibile, peraltro, la gigantografia del simbolo, con il cuore appiccicato a mano e, sul retro, quel che resta degli Impotenti esistenziali!

34) Democrazia liberale

Da un ritorno a un debuttante, almeno come simbolo in sé, ma il relativo soggetto politico non è certo sconosciuto a chi legge questo sito: Democrazia liberale, partito presieduto da Vincenzo Palumbo (già senatore Pli e componente del Csm), evoluzione della Rete liberale per la democrazia liberale. Palumbo non è venuto personalmente a depositare l'emblema: hanno provveduto in suo nome Maurizio Capaldo e Adelmo Di Paolo, alla loro prima esperienza di deposito. Il simbolo è quello già noto, con le dodici stelle inserite ad arco nella parte superiore del cerchio (dove sta anche il nome), sopra a una striscia tricolore ondulata.

33) Nuova Italia

Altro ritorno per le persone appassionate del deposito dei contrassegni al Ministero dell'interno: Nuova Italia, legato alla forza politica guidata da Giuseppe Giovanni Grippo. Dal 2004 il simbolo compare a intervalli regolari nelle bacheche del Ministero, con la cintura di stelle (addirittura 20) che racchiude il tricolore, cui si sovrappone un triangolo bianco con una spiga verde e la E tridimensionale. Le firme non le raccoglieranno e il simbolo non finirà sulla scheda, ma un futuro che fruttifichi in un orizzonte stellato sarebbe pur sempre apprezzabile per il Paese: che ci si pensi anche nel momento del rito più visibile nel cammino verso le elezioni, tutto sommato, è positivo.

32) Partito comunista dei lavoratori

Dopo la falce e martello del Partito comunista italiano, ecco lo stesso disegno (stavolta di colore rosso) sul globo azzurro che ormai da anni caratterizza il Partito comunista dei lavoratori. E se a livello nazionale la figura più nota è Marco Ferrando, a curare il deposito è stato Francesco Grisolia, già candidato sindaco alle ultime amministrative a Roma e figura storica per questo partito nella capitale. Se nel 2018 il Pcl aveva partecipato con Sinistra classe rivoluzione al cartello Per una sinistra rivoluzionaria, questa volta le difficoltà della raccolta firme potrebbero impedire al partito di finire sulle schede.
 

31) Moviment Friûl - Movimento Friuli

Torna nelle bacheche ministeriali, come nel 2018, anche il Moviment Friûl, indicato innanzitutto con la denominazione ufficiale in furlan, poi con quella in Italiano, tedesco e sloveno. Il nome in quattro lingue è riportato anche all'interno del contrassegno: la dicitura in friulano si sovrappone alla sagoma del Friuli stesso, che spicca in bianco sul fondo blu e giallo; le altre lingue si accontentano di essere indicate in corpo più ridotto, ad arco lungo il bordo superiore del cerchio. Si segnala che al momento non risultano altre forze dichiaratamente locali e decentraliste oltre al Partito sardo d'azione e al Movimento Friuli. Si vedrà in seguito se arriveranno altri presentatori. Una curiosità da segnalare ex post: il Movimento Friuli ha fatto sapere sulla sua pagina Facebook di avere chiesto e ottenuto la correzione dei verbali (e forse la sostituzione del simbolo affisso in bacheca) perché "Friuli - Venezia Giulia" era stato scritto senza trattino.
 

30) Pensiero e azione PPA

Non è venuto a depositare direttamente Antonio Piarulli, dominus del movimento Pensiero e azione PPA, ma ha delegato un'altra persona che ha provveduto con il supporto di altri due colleghi. Il contrassegno è lo stesso visto alle ultime elezioni europee, integrato come dal 2018 in avanti con la dicitura "Popolo Partite Iva" e un cerchio blu - non più simile al Pdl - con la dicitura "La Politica dei Giovani". A chi chiede loro se raccoglieranno firme per presentare liste, rispondono convinti di non averne bisogno per la loro passata presenza parlamentare e per la loro iscrizione al Registro partiti (in effetti non più attuale): di queste vicende, in compenso, in questo sito si è già parlato a lungo e non è il caso di ritornare. PPA chiude la prima bacheca, visto che la capienza è di trenta simboli.
 

29) Free

Può capitare di tutto nel corso del deposito al Viminale, anche di incrociare un proprio concittadino calato a Roma per depositare un proprio simbolo. Marco Lusetti, in passato a lungo militante politico (è stato anche dirigente della Lega Nord Emilia, vicesindaco a Guastalla, nonché fondatore di Agire insieme - Lega Federale dopo contrasti con l'allora segretario nazionale leghista Angelo Alessandri, di cui era stato vice, in un periodo politicamente piuttosto convulso). Il soggetto politico Free, da lui presieduto, intende tra l'altro "resistere all'oppressione quando i poteri pubblici violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione" (ad esempio quando i parlamentari non agiscano liberi da vincolo di mandato) e "mettersi a disposizione dei Cittadini, al fine di difenderli dalla politica, dallo Stato e dalla Magistratura" e garantire loro "la libertà dal bisogno". Il simbolo rappresenta la sagoma bianca su fondo nero di una persona che da un calcio a una testa di Pinocchio rossa: lo ha creato lo stesso Lusetti.

28) InnovAzione Italia

Primo deposito ministeriale anche per InnovAzione Italia, soggetto politico nato circa un anno fa come evoluzione di un altro progetto (Federazione Italia), con Aldo Scalisi come segretario e Sabrina Fattibene come presidente. Il partito nasce per perseguire la necessità di un ambiente sano, un'economia certamente attiva ma sostenibile, in modo da creare una società migliore. Il nome sottolinea il concetto di innovazione per il progresso economico, ma anche quello di azione, dell'impegno concreto per il risultato. Il simbolo contiene nella parte inferiore un segmento curvilineo a fasce arancioni e gialle leggermente sfumate, per dare l'idea del movimento, nonché - in alto - due "foglioline" curvilinee degli stessi colori creano una fiammella che si sprigiona dalla I di "InnovAzione".
 

27) Cambiamo!

Subito dopo IDeA, in bacheca si trova il simbolo di Cambiamo!, dunque il primo partito fondato da Giovanni Toti. Nemmeno lui è venuti personalmente, ma il fatto che il suo emblema segua immediatamente quello di Quagliariello suggerisce che il deposito cautelativo di entrambi sia stato concordato, in modo da lasciare comunque traccia al Ministero della propria esistenza (il partito è nato dopo l'ultimo deposito dei contrassegni per le elezioni europee), visto che Italia al Centro sarà comunque presente all'interno del simbolo di Noi moderati. Una particolarità abbastanza visibile: il segmento arancione appare decisamente più vuoto perché è stato tolto il nome di Toti, lasciandolo solo nel contrassegno comune della lista centrista del centrodestra. 
 

26) IDeA - IDentità e Azione - Popolo e Libertà

Non presenterà le liste, ma - proprio come alle elezioni europee del 2019 - IDeA - IDentità e Azione - Popolo e Libertà, il partito fondato da Gaetano Quagliariello, ha scelto di depositare ugualmente il simbolo letterale per tutelarlo. IDeA, del resto, ha concorso alla fondazione di Cambiamo! e poi di Italia al Centro, quindi è sembrato opportuno tutelare il fregio politico, anche se in effetti non lo si è visto molto sulle schede elettorali. Visto che spesso in politica si copia di frequente, meglio che ad altre persone non vengano strane... IDEE.
 

25) Movimento Poeti d'Azione

Non poteva mancare Alessandro D'Agostini, fondatore dei Poeti d'Azione nel 1994 e depositante seriale del suo simbolo. Se nel 2018 aveva presentato addirittura due diverse versioni dell'emblema del suo movimento (che rivendica "il ruolo sociale della figura di artista e la centralità dello stesso nel contesto sociale di una comunità sana"), questa volta si è limitato a portare con sé quella più recente, con la rappresentazione dell'azione poetica attraverso l'immagine di una spada e di una penna. Il simbolo non è perfettamente tondo, per cui è stato iscritto in un cerchio per poter essere ammissibile.

24) Partito sardo d'azione

Altra presenza assolutamente consueta nelle bacheche del Ministero dell'interno è costituita dal Partito sardo d'azione, con il suo emblema storico dei Quattro Mori (sia pure in versione rimodernata, come ormai la si incontra da tempo). Nel 2018 era stata depositata dal segretario in persona Christian Solinas, attuale presidente della Regione Sardegna; questa volta è stata delegata un'altra persona (con ovvia spilla dei Quattro Mori sul bavero della giacca). La lista sarebbe esente dalla raccolta firme, ma difficilmente finirà sulle schede (vista l'alleanza perdurante con la Lega per Salvini premier). 

23) Movimento delle Libertà

Torna dopo la prima apparizione del 2018, con riferiimento alla sola circoscrizione Estero (ripartizione Europa), il Movimento delle Libertà, nato nel 2007 e presieduto da Massimo Romagnoli. Si tratta di un progetto volto ad aiutare gli imprenditori all'estero a fare squadra con le imprese italiane, "per lavorare insieme sui mercati esteri per l'innovazione e per lo sviluppo", come si legge nel sito, aggregando le comunità e gli imprenditori all'estero per mettere in rete le ricchezze produttive e sociali in Europa non abbastanza valorizzate. Ecco perché, al tricolore sfumato, è affiancata la bandiera europea.


22) Südtiroler Volkspartei (Svp)

Altra presenza classica delle elezioni è il simbolo della Südtiroler Volkspartei, che come di consueto correrà - senza firme, grazie all'esenzione riservata alle minoranze linguistiche - nei collegi altoatesini. Proprio come nel 2018, il contrassegno e le liste sono presentate in condominio con il Partito autonomista trentino tirolese: se l'elemento grafico è la ben nota stella alpina su fondo nero, le sigle dei due partiti sono affiancate, con la V bianca e rossa tridimensionale della Svp che diventa anche la A rovesciata per il Patt, come "disegno multiuso".


21) Vita

Tra le persone convenute al Viminale c'era anche la deputata uscente Sara Cunial: è venuta, come era facile prevedere, a depositare il simbolo della lista Vita, per la quale è impegnata assieme a varie persone - incluso l'avvocato Edoardo Polacco - a raccogliere le firme per far finire sulla scheda con quell'emblema parte dell'area del dissenso e di resistenza alle restrizioni alla libertà di scelta. L'emblema era già stato reso nelle scorse settimane, con l'albero della vita dalla chioma tricolore collocato su fondo blu e impiegato come "I" della parola maiuscola "VITA".

20) Naturalismo - Movimento internazionale

Al ventesimo posto in bacheca si ritrova Naturalismo - Movimento internazionale, soggetto politico guidato e depositato da Gabriele Nappi: lui stesso aveva in programma di candidarsi alla guida della Regione Campania, mentre quest'anno il suo Naturalismo liberale era apparso in un contrassegno composito alle elezioni di Taranto a sostegno di Walter Musillo; si tratta dell'evoluzione del Movimento naturalista italiano presentato sempre da Nappi alle politiche del 2013. Al di là del sito riportato sotto al nome (che però non funziona), non sfugge la presenza di un gatto bianco sul fondo blu petrolio: un riferimento - come spiega lo stesso Nappi - al filosofo Hippolyte Taine, fondatore del naturalismo e ha scritto anche Vita e opinioni filosofiche di un gatto.

19) Partito comunista italiano

Dopo le elezioni europee del 2019, il Partito comunista italiano torna a depositare il proprio simbolo, con una delegazione guidata dal segretario della forza politica Mauro Alboresi. Il simbolo è quello che ci si è abituati a vedere nel corso di questi anni, con il simbolo storico ritoccato nelle aste, (tinte di blu) e nella sigla (senza punti e con un altro carattere) per evitare eventuali contestazioni da parte dei Democratici di sinistra (che, in ogni caso, non risulta ci siano mai state). La notizia è che il Pci si sta impegnando a raccogliere le firme per presentare le liste: una falce e martello sulla scheda probabilmente ci sarà (presenza che finora non era scontata). 


18) Coordinamento nazionale della Democrazia cristiana

Eccolo qui, il primo scudo crociato apparso in questa #MaratonaViminale. Non si tratta di una delle Democrazie cristiane più note, bensì del Coordinamento nazionale della Democrazia cristiana, comitato che, sempre partendo dal noto filone di sentenze in base alla quale la Dc non è mai stata sciolta, ha chiesto alla Corte d'appello di Roma, al Prefetto di Roma e alla Ministero dell'interno di dare effettiva esecuzione alla sentenza del 2010 della Cassazione perché operino al fine di inibire l'uso del nome e del simbolo della Dc ad altre formazioni, a tutela di potenziali elettori. Il simbolo - identico a quello presentato nel 2008 dalla Dc-Pizza, ma le due esperienze non sono affatto collegate - è stato depositato da Vittorio Adelfi su mandato di Francesco Mortellaro,


17) Partito Gay LGBT+ Solidale ambientalista liberale

Battesimo viminalizio per il Partito Gay LGBT+ Solidale ambientalista liberale, dalla storia piuttosto recente ma già piuttosto conosciuto per la partecipazione a varie elezioni amministrative tanto in comuni grandi quanto in realtà piccole. Il simbolo - presentato da Gioiana Nardi, su mandato di Fabrizio Marrazzo, accompagnata da Sara Franchino - è lo stesso già visto in queste occasioni, con la corolla arcobaleno accanto all'elemento più evidente del nome, mentre il bordo viola è nella versione accentuata, diversa da quella sottile degli inizi. 

16) ItalExit per l'Italia

Non è venuto Gianluigi Paragone a depositare personalmente il contrassegno di ItalExit per l'Italia - così recita la denominazione ufficiale depositata - ma le persone incaricate di presentare il simbolo non si sono fatte mancare nulla, incluse le foto con bandierone sulla piazza del Viminale. Il simbolo è quello che contiene nella freccia bianca centrale la dicitura "Per l'Italia con Paragone", ma questo gruppo - che si sta impegnando nella raccolta firme - a differenza di altri, ha scelto di non includere il nome del leader nella denominazione ufficiale. La parte verde superiore dell'esagono resta vuota, mentre nelle elezioni locali a volte viene riempita con il riferimento al comune o al candidato.

15) Rivoluzione sanitaria

Uno dei simboli più discussi dei giorni precedenti il deposito dei contrassegni al Ministero dell'interno è arrivato esattamente a metà della prima bacheca. Non è venuto Adriano Panzironi a depositare il simbolo di Rivoluzione sanitaria, ma non per questo l'immagine della ghigliottina all'interno del tondo poteva passare sotto silenzio. Sarà interessante, al termine delle procedure di deposito e di valutazione, capire se il contrassegno - depositato per varie circoscrizioni - sarà giudicato ammissibile oppure se ne sarà chiesta la sostituzione, ritenendo che possa costituire un incitamento alla violenza.
 

14) Partito Pensionati al centro

Torna nella bacheca del Viminale anche il simbolo del Partito pensionati, questa volta ribattezzato Partito Pensionati al centro. Se nel 2018 si era presentato direttamente Carlo Fatuzzo per depositare il contrassegno (con il suo "Pensionati, all'attacco!"), questa volta ha provveduto al deposito Michele Cremona. L'integrazione al simbolo, a quanto pare, sarebbe stata fatta nell'ipotesi di un apparentamento con forze politiche centriste, anche se quelle parole sono state aggiunte con un carattere diverso rispetto a quello usato per la parte classica del nome; in più, "al centro" è particolarmente piccolo e difficile da vedere, nell'ipotesi - improbabile - che finisca sulla scheda.

13) Sud chiama Nord

La terza riga della bacheca è stata inaugurata da un altro simbolo denominato Sud chiama Nord: si tratta proprio del contrassegno depositato da Dino Giarrusso, peraltro presentato solo con riferimento alle circoscrizioni della Sicilia. Si tratta della prima versione del simbolo che era stato presentato con De Luca, cancellando però il riferimento all'ex sindaco di Messina. A Isimbolidelladiscordia.it Giarrusso ha spiegato che lo statuto attribuisce a lui il ruolo di decisione politica in Sud chiama Nord, per cui ritiene che la gestione del simbolo spetti a lui. Si vedrà a questo punto se prevarrà il deposito precedente o la disposizione statutaria.

12) Gilet arancioni 

Non poteva passare inosservato l'arrivo questa mattina sulla piazza del Viminale di Antonio Pappalardo, venuto personalmente - con tanto di papillon rigorosamente arancione - per presentare il simbolo del suo soggetto politico, più suo che mai. Già, perché quest'anno i Gilet arancioni contengono proprio l'espressione "Generale Pappalardo" all'interno del simbolo. Il contrassegno tuttavia è arricchito dalla pulce dell'Unione cattolica italiana e dal riferimento al suo leader, Angelo Presutti. Sostiene Pappalardo di non dover raccogliere le firme: non è però chiaro il motivo alla base di questa sua convinzione.

11) Moderati

Hanno presentato il simbolo a scopo cautelativo, senza avere intenzione di partecipare davvero alle elezioni (anche se hanno indicato comunque le circoscrizioni relative al Piemonte), i Moderati, formazione guidata da Giacomo Mimmo Portas, leader che ha delegato il deposito a un suo delegato. Il simbolo è quello di sempre tranne che per un piccolo dettaglio: questa volta nel segmento azzurro inferiore non ci sono più le stelle d'Europa. La presentazione è stata fatta anche allo scopo di contestare l'ammissione del contrassegno della lista di centrodestra Noi moderati, con riferimento all'uso della parola in comune.
 

10) Sud chiama Nord 

Al decimo posto in bacheca è apparso il simbolo per la forza politica denominata Sud chiama Nord, nel quale spicca però la dicitura De Luca sindaco d'Italia. A depositarlo è stato Giuseppe Lombardo, incaricato proprio da Cateno De Luca. I colori e la struttura dell'emblema sono gli stessi visti alle ultime elezioni comunali a Messina (a sostegno della candidatura di Federico Basile). La curiosità è però aumentata considerando che in fila per il deposito dei simboli c'era anche Dino Giarrusso, che inizialmente aveva avviato con De Luca l'esperienza di Sud chiama Nord, fino alla separazione delle loro strade.

9) Lega per Salvini Premier

Altro big assoluto tra i simboli, di solito tra i primi a finire in bacheca, è Alberto da Giussano a spadone sguainato, che caratterizza il contrassegno della Lega per Salvini premier. Il simbolo arriva per la terza volta in bacheca (anche se nel 2018 era marcato come Lega Nord), senza nessuna modifica: la parola "Lega" sopra al guerriero di Legnano e il riferimento ben visibile - in giallo su segmento blu - a Matteo Salvini, con l'uso della parola "premier" confermato, a maggior ragione in questo caso, in cui il centrodestra si presenta in campo con tre punte effettive
  

8) Mastella noi Di Centro Europeisti

Il caso ha voluto che subito dopo i rappresentanti di Azione siano finiti in fila Raffaele Fantetti e Paolo Santoro, rispettivamente senatore e coordinatore nazionale degli Europeisti. Questa mattina è arrivato anche - ricercatissimo e intervistatissimo - Clemente Mastella. Il simbolo di noi di Centro, dunque, è finito involontariamente a stretto contatto con quello del "pariolino" Calenda. A proposito della questione firme, Mastella direttamente ci ha spiegato che, oltre alla questione del "partito registrato", cercherà di usare a proprio favore la particolare formulazione dell'art. 6-bis del "decreto elezioni 2022" perché a suo dire richiedere per l'esenzione la costituzione "in gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere al 31 dicembre 2021" invece che "il" significa avere avuto il gruppo entro quella data anche se a fine anno non esisteva più (in questo modo gli Europeisti sarebbero esenti). In Campania al Senato, però, le firme per la lista le sta raccogliendo: in un certo collegio uninominale, infatti, sarà candidata la moglie, Sandra Lonardo.

7) Azione - Italia viva - Calenda

Inizia la seconda riga della prima bacheca il primo contrassegno veramente noto di questa competizione elettorale, nonché uno degli ultimi a essere stati divulgati, proprio nella giornata di ieri. Il deposito dell'emblema composito di Azione - Italia viva - Calenda è stato curato dall'ex deputato Andrea Mazziotti; il contenuto è esattamente identico a quello già visto ieri (in una cornice grafica decisamente "calendiana-azionista"), con le miniature del logo di Azione e del simbolo di Italia viva nella parte alta tinta di blu, mentre in basso spicca il cognome di Carlo Calenda, sopra il riferimento al gruppo parlamentare europeo renew europe. cui appartiene lo stesso Calenda insieme all'eurodeputato di Iv Nicola Danti.

6) Partito Unione nazionale italiana

Il partito formalmente è nuovo, ma il fondatore e presentatore del Partito Unione nazionale italiana è Damiano Cosimo Cartellino, lo stesso che aveva fondato il Partito dei valori cristiani, di matrice liberaldemocratica e su posizioni di centrodestra, depositato nel 2018 in occasione delle elezioni politiche. Anche allora il tricolore era l'elemento fondamentale del simbolo, ma questa volta tinge il cuore (completato con la sagoma blu dell'Italia) inserito al centro del cerchio azzurro del nuovo partito e la semicorona inferiore in cui è inserita la parte più importante del nome.

5) Movimento politico Libertas

A dispetto del quinto posto, ci è voluto molto tempo per far uscire sulle bacheche il simbolo del Movimento politico Libertas, depositato da Paolo Oronzo Magli, che sotto quelle insegne si era candidato l'anno scorso come sindaco di Roma. Il partito, fondato da Antonio Fierro (dopo la partecipazione ad altre esperienze di riedizione democristiana) contiene uno scudo con la rondine crociata e un tricolore all'interno; l'ultima versione, già vista alle comunali, contiene anche una famiglia con padre, madre e due figli in trasparenza; sopra lo scudo emerge la sigla tricolore del partito.

4) Liga Veneta Repubblica

Altra presenza consueta, per giunta tra le prime, è quella della Liga Veneta Repubblica, depositata come in passato da Fabrizio Comencini. Il simbolo, lo stesso degli anni precedenti (e non quello depositato alle ultime regionali, che aveva impiegato il nome "Lista", essendo in coalizione con la Lega), porta il termine "Liga" in evidenza in alto, subito sopra lo stendardo con il leone di San Marco (in assetto da guèra, con la spada sguainata sopra al libro) su fondo azzurro. E anche stavolta il simbolo della Liga è arrivato prima di quello della Lega.

3) Sacro romano impero cattolico

In effetti è arrivata prima di chiunque altro, visto che era sulla piazza del Viminale dietro le transenne già nella giornata di mercoledì. Mirella Cece, tuttavia, da cerimoniera generosa e inesauribile (anche se questa mattina la sua pazienza è stata messa a dura prova), oltre che da fondatrice del Sacro Romano Impero Cattolico (come portatrice di una visione monarchica, istituzionale, costituzionale e ministeriale, motivo per cui sceglie di non presentare le firme), ha come da prassi ceduto i primi due posti a chi è arrivato dopo di lei, per poter avere il terzo posto, quello del numero perfetto. Il simbolo presentato è lo stesso delle ultime elezioni europee, con il suo viso riprodotto cinque volte per dare spazio a tutti i suoi raggruppamenti politici, rigorosamente riportati nel nome (Sacro Romano Impero Liberale Cattolico, Teologi e Giuristi del Sacro Romano Impero, Advocatorum Postulatores et Peritorum, Movimento Europeo Liberal-Cristiano Giustizia e libertà, Atuttocampo nel tempo e nello spazio); fuori dal palazzo, poi, ha mostrato una gigantografia del cuore del suo simbolo, per lanciare un messaggio per la pace mondiale. 

2) Movimento associativo italiani all'estero - Maie

Nel 2018 avevano ottenuto la prima posizione, battendo tutti sul tempo (anche grazie alla cortesia della Sacra Romana Imperatrice); questa volta Antonella Rega, confermata depositante del contrassegno del Movimento associativo italiani all'estero - Maie si "accontenta" della seconda piazza, ma in ogni caso la notorietà e ormai storicità del simbolo - alla sua quinta elezione politica - non è in discussione. Accanto all'America meridionale campita con il tricolore tracciato a matita, c'è sempre il nome di Ricardo Merlo, sottosegretario uscente.

1) Partito liberale italiano

Il primo posto nelle bacheche del Viminale è stato conquistato da un simbolo dal nome storico e dalla grafica rinnovata: è toccato al Partito liberale italiano, il cui contrassegno è stato depositato da Giulia Pantaleo, segretario - tiene al maschile non marcato - della Gioventù liberale italiana, delegata al deposito da Nicola Fortuna (che si ritiene tuttora segretario portavoce del partito). La grafica è la stessa (tranne pochi ritocchi, al colore e alla disposizione delle lettere) adottata dal 2004 e il simbolo è una delle presenze ricorrenti nelle bacheche del Viminale. Non è improbabile, però, che di quel simbolo arrivi un altro esemplare più tardi.