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sabato 18 febbraio 2017

Movimento nazionale, come sorprendersi di nuovo

Alla fine bisogna ammetterlo: sono riusciti un'altra volta a stupirci. Pensavamo, in effetti, che fosse già stato un discreto colpo di teatro la scelta di sottoporre a votazione quattro emblemi che nemmeno erano stati proposti nella prima fase di invio delle idee grafiche per il nuovo "soggetto sovranista" che La Destra di Francesco Storace e Azione nazionale di Gianni Alemanno si apprestavano a far nascere. E invece ieri, all'apertura del congresso fondativo di cui anche in questo sito si è parlato più volte, è spuntato un emblema ancora diverso, nel senso che nemmeno questo era parte - in tutti i suoi elementi - della quaterna che era stata offerta al voto precongressuale online.
La struttura grafica, in realtà, è la stessa di tutte e quattro le opzioni del sondaggio (con le due pennellate "a fiamma" su fondo bianco e il resto su fondo blu tridimensionale), ma a cambiare in modo significativo è il nome: lasciando da parte Destra nazionale e Azione nazionale, alla fine il soggetto da varare è stato chiamato Movimento nazionale. Il nome scelto, va detto, era se non altro parte della quarantina di soluzioni proposte da coloro che avevano partecipato alla call for ideas, esprimendosi tra l'altro con maggior favore per l'opzione "Movimento", rispetto alla possibilità che si parlasse di "Partito".
Sta di fatto, comunque, che se questa mattina a prevalere era decisamente l'opzione "Destra nazionale", senza sigla a caratteri cubitali - particolare poi rispettato dalla scelta finale - e con la scritta "Per la Sovranità" in basso (la soluzione sfiorava il 37%, mentre raccoglieva quasi il 25% la stessa grafica con il nome "Azione nazionale"), è da immaginare la sorpresa di chi si è reso conto che il nuovo simbolo era diverso da ciò che era stato votato. Altri cambiamenti hanno riguardato la scritta "Per la Sovranità", proposta in giallo e non più in bianco, e la font con cui è stato scritto "Movimento nazionale": abbandonato l'Arial per un Helvetica Inserat, il testo fa acquisire al contrassegno un'impronta più retrò, più passatista.
Non è dato sapere cosa abbia portato i dirigenti del nascente soggetto politico a scegliere un nome ancora diverso; senza voler essere minimamente maliziosi, non è impossibile che abbia avuto un piccolo peso la scelta di evitare dall'inizio contenzioni con altre forze politiche, in particolare con il Movimento sociale italiano di Gaetano Saya e Maria Antonietta Cannizzaro, che all'inizio portava proprio il nome di Destra nazionale e tuttora lo comprende all'interno della denominazione estesa e del simbolo, pluriregistrato sotto varie forme.
Sorpresa a parte, sarà questo il nuovo emblema da cui intende ripartire la destra sovranista che non si riconosce nei soggetti attualmente esistenti. Così, mentre Storace rivendicava la necessità di mettersi "in marcia per un’Italia sovrana e mai più colonia" delle banche, dei migranti o dell'Europa, si rammaricava per l'assenza di Giorgia Meloni e di Fratelli d'Italia, ma con la convinzione che per il popolo di destra occorresse una casa unitaria  ("Non dividete più. Bisogna unire, non dividere"), Alemanno rafforzava il pensiero del fondatore della Destra sulla necessità delle primarie ("Dobbiamo farle per arrivare a un centrodestra unito, per scegliere il candidato premier e le linee programmatiche"), senza compromessi al ribasso e archiviando definitivamente i partiti personali (ogni riferimento, tra gli altri, a Fdi è parso poco casuale). Domani, con la chiusura dei lavori congressuali, l'avventura inizierà ufficialmente

lunedì 13 febbraio 2017

Polo sovranista, per la scelta finale 4 simboli nuovi. Ma non troppo

Lo devo ammettere: nel vedere e commentare i simboli che militanti e simpatizzanti della Destra di Francesco Storace e di Azione nazionale di Gianni Alemanno avevano proposto per il nuovo soggetto sovranista che nascerà a Roma questo fine settimana, non ero rimasto particolarmente colpito. Della quarantina di idee grafiche pervenute, poche mi sembravano interessanti (in più di un caso il risultato era davvero discutibile): immaginavo quindi che la scelta finale, tanto per i militanti chiamati a votare nei giorni scorsi gli emblemi, quanto per i dirigenti/delegati che, al congresso, avrebbero dovuto rendere definitiva la decisione, fosse tutt'altro che semplice.
Non potevo immaginare, però, che alla fase finale del voto sarebbero state sottoposte ai partecipanti quattro proposte - tutte varianti dello stesso tema - che non erano affatto parte delle grafiche mandate in un primo tempo e che, evidentemente, sono frutto dell'intervento di qualche grafico professionista. La scelta, sia chiaro, ne guadagna in qualità ed è comprensibile che nessuna delle idee ricevute nei giorni scorsi potesse realmente soddisfare coloro che poi quel simbolo avrebbero dovuto usarlo; non si capisce, però, perché nel sito qualcuno abbia insistito per scrivere che la scelta dei visitatori va fatta tra "i 4 simboli più votati", quando nessuno di questi poteva concretamente essere votato in prima battuta, non facendo parte delle scelte messe al voto.
La struttura degli emblemi messi oggi in votazione è la stessa e formalmente rispetta - se non altro - quanto indicato attraverso il sondaggio proposto in precedenza dal sito: la maggioranza voleva un richiamo alla fiamma tricolore (senza riprendere il simbolo di Alleanza nazionale), ma non prendendo a modello né il contrassegno della Destra, né quello di Azione nazionale. L'idea della fiamma è richiamata da due pennellate, una verde e una rossa, collocate nel segmento bianco a sinistra, mentre la maggior parte del simbolo è occupata dal colore blu scuro, con tanto di riflesso per dare l'idea della terza dimensione e dare un tocco di "modernità" alla grafica.
Uniche varianti riguardano la parte testuale. I nomi in ballo sono Azione nazionale (mantenendo dunque l'etichetta coniata dal gruppo vicino ad Alemanno) oppure Destra nazionale, che un po' è evoluzione del nome di Storace e un po' - soprattutto - guarda all'indietro, agli ultimi vent'anni di storia del Movimento sociale italiano. Ciascuno dei due nomi, poi, viene proposto sia nella versione più "complessa" con la scritta corsiva "Per la Sovranità", sia nella versione più "semplice" con la sigla del nome scritta a caratteri cubitali (ed è inevitabile che AN risulti parecchio d'impatto, rimandando ad altri tempi, altri simboli e - per chi ha la memoria buona - altri risultati elettorali).
Tra le prime reazioni online, qualcuno avrebbe preferito un "più coraggioso" colore nero, mentre altri lamentano una somiglianza eccessiva con il simbolo del Nuovo centrodestra. Non hanno tutti i torti, in effetti, per lo meno se si pensa che lo stesso riflesso tridimensionale sul blu si poteva vedere in una delle due prime versioni tonde del simbolo di Ncd, fatta depositare da Angelino Alfano come marchio: la struttura dell'emblema, a ben guardare, è praticamente "a specchio", anche se naturalmente il tricolore era reso in modo molto diverso, vista la collocazione politica del tutto diversa dei due soggetti che si considerano in questo momento.
A pensarci bene, tuttavia, la somiglianza maggiore è con il simbolo del Movimento per le Destre unite, formazione nata nel 2014, con base soprattutto in Piemonte (doveva servire a sostenere la candidatura di Gilberto Pichetto a presidente della regione): era sorta dal percorso comune di La Destra, Fli e Destra sociale (cioè quelli che avevano abbandonato la Fiamma tricolore dopo essere stati messi in minoranza sulla loro idea di ridare vita ad An con Storace e altri) e poi era diventata un movimento a sé, presente a livello elettorale in più realtà locali. Anche le "nuove pennellate" ricordano la fiamma simil-Front National di Destre unite: "Be, dire 'ricordano' è riduttivo - spiega Massimiliano Panero, principale artefice di quel progetto politico - questo simbolo chiaramente riconduce al nostro, regolarmente pubblicato assieme al nostro statuto in Gazzetta Ufficiale! Ma forse è un segnale fattuale di un'ipotesi di avvicinamento del Polo Sovranista al progetto lanciato dal Movimento per le Destre Unite". Chissà se Panero ha ragione ... e chissà se qualcuno se n'era accorto!

sabato 11 febbraio 2017

Nomi e simboli da votare per il "polo sovranista"

Dopo la chiamata delle idee, ora tocca scegliere: come annunciato nei giorni scorsi, La Destra e Azione Nazionale, nel loro percorso verso il congresso del prossimo fine settimana che sancirà la nascita di un "polo sovranista", hanno pubblicato sul sito tanto gli esiti del sondaggio sui segni distintivi del nuovo soggetto politico, come pure le proposte ricevute per il nome e il simbolo. Su queste militanti e simpatizzanti dei soggetti politici legati a Francesco Storace e Gianni Alemanno saranno chiamati a esprimersi, per poi lasciare la scelta finale al congresso.
Come c'era da aspettarsi, c'è veramente di tutto e, soprattutto sul piano grafico, la varietà è ampia, al punto tale che sarà necessario dividere gli emblemi proposti in categorie.

I risultati del sondaggio

Innanzitutto vale la pena vedere gli esiti del sondaggio che gli amministratori del sito avevano proposto per orientare la scelta della denominazione e dell'emblema, coinvolgendo anche chi non fosse stato in grado di presentare una proposta grafica. Premesso che i risultati della survey sono forniti solo in chiave relativa (cioè senza riferimento al numero assoluto dei voti, totali e per le singole risposte), i risultati sono stati variegati a seconda delle domande poste e, in qualche caso, sorprendenti.
Se il 44,3% dei partecipanti, ad esempio, vorrebbe l'inserimento della parola "destra" nel nome, il fronte dei contrari arriva al 44%, dunque con una sostanziale parità. In più, quasi due interpellati su tre (il 63,2%, contro il 32,32% dei 'no') vogliono la fiamma nel simbolo, a differenza della fiaccola (non la vuole il 45,9%, a fronte del 37,5% del 'sì'), ma oltre due terzi dei votanti ritengono inopportuno richiamare il simbolo di An (67,1%, contro il 26,4% del 'sì'); c'è comunque la convinzione che il nuovo emblema non debba essere l'elaborazione né di quello della Destra (59,9%, mentre i 'sì' sfiorano il 25%) né di quello di Azione nazionale (57,3%, contro quasi il 26,7% di favorevoli). 
Il 47,2% si pronuncia contro l'inserimento di "sovranità/sovranismo" nel nome (i favorevoli sono il 41,4%) e anche di "patria" (è a favore il 36,8%), segno che i tempi sono davvero cambiati, ma la stessa battaglia sovranista sembra interessare nei contenuti più che nel nome. Da ultimo, il 55,9% preferisce chiamare "movimento" il nuovo soggetto politico, piuttosto che "partito".  

Quale nome?

Se questi sono i risultati del sondaggio, vanno subito dopo passate in rassegna le proposte nominali e grafiche di chi ha partecipato alla call for ideas: conviene partire dai nomi, anche perché alcuni saranno proposti soltanto qui, senza essere trasformati in qualche proposta di emblema. Si contano in tutto 43 proposte di nomi. Qualcuno ovviamente ha suggerito di utilizzare uno dei nomi dei gruppi politici che stanno costruendo il nuovo soggetto (La Destra e, volendo, La Destra Sovranista), oppure di accostarli (Azione Nazionale - La Destra SovranistaDestra Azione Nazionale e poi Andi, che non si riferisce ai dentisti italiani ma sta per Azione Nazionale di Destra Italiana) o ancora di fonderli in qualche modo (DestrAzione, che però sembra avere poche speranze, vista la fin troppo evidente affinità a "distrazione"). 
Altri hanno preferito guardare ad altre forme di "usato sicuro", ad esempio rispolverando Prima l'Italia (il gruppo vicino a Gianni Alemanno: lo rivedremo in seguito) o Destra Nazionale (facendo forse contenti i nostalgici missini dal 1972 in avanti, ma sicuramente col rischio di irritare Gaetano Saya e Maria Cannizzaro, che rivendicano per il "loro" Msi quell'espressione); c'è anche un Patria Sociale, che ricorda il Movimento patria sociale, la cui storia però non è molto lunga (quindi può anche darsi che non sia noto a chi ha proposto quel nome). Restando in "area destra", ci sono poi una Nuova Destra Nazionale, un Movimento a Destra e una Destra Confederata a completare il quadro. 
Altre proposte hanno fatto leva sui concetti di sovranità o di sovranismo: SovranItaliaItalia Sovrana; Movimento per la Sovranità Italiana e Movimento Sovranista Italiano (e chissà come mai la sigla di queste ultime due è Msi...); Italiani Sovrani; Fronte Sovranista italiano. C'è persino un Movimento Sovranista Cristiano, per caratterizzare ulteriormente l'azione e l'identità del nuovo soggetto politico, anche se non è detto che tutti possano riconoscersi in quell'aggettivo. 
C'è chi ha lavorato sull'idea di Italia: Impegno Italiano; Missione Italia (sembra quasi fare il verso a Direzione Italia di Fitto); Rinascita Italiana, L'Italia s'è desta (quasi in sfida a Fratelli d'Italia), Partito italiano (nome ancora più generico di quanto fu accusato di essere Forza Italia; sarebbe legittimo, ma non potrebbe impedire a nessuno in seguito di usare quelle due parole nella denominazione), Programma Italia (già utilizzato in politica nel 1994 da una lista, che peraltro si beccò gli strali dell'omonima società del gruppo Fininvest) e Ricostruiamo l'Italia. Altri hanno insistito sul concetto di patria (La Patria, appunto) o di nazione (con la variante del nazionalismo), magari accompagnato al tema identitrio: Partito Nazionale Repubblicano; Orgoglio Nazionale; Movimento di Identità NazionaleMovimento Indipendenza NazionaleMovimento Nazionale; Identità Nazionale; Polo Nazionale Italiano; Fronte Sociale IdentitarioNazionalisti Italiani; Unione per la Nazione Area Nazionale (e anche qui la sigla An non sembra affatto lasciata al caso...).
Completano l'elenco dei nomi da votare il generico Partito Conservatore, Nuova Linea (quasi a voler riprendere la testata fondata da Pino Rauti negli anni '70); il dinamico (ma non connotato politicamente) Cambiamento, Paese Futuro (con un risvolto quasi aziendal-produttivo) e l'articolato Partito Populista Lavoro e Dignità (non facile da chiudere in una sigla pronunciabile, ma questo è un altro discorso).

Quale simbolo?

Dopo la carrellata dei nomi, è giunto il momento di passare ai simboli: ne sono stati messi in votazione 42. A prescindere dalla loro qualità (il livello non sembra altissimo), la varietà delle soluzioni offerte richiede una divisione delle proposte in categorie: quella che segue, ovviamente, è solo una delle classificazioni possibili. Si comincia!

lunedì 30 gennaio 2017

Verso il Polo sovranista: "Diteci come volete il simbolo"

Raccogliere idee dagli aderenti per scegliere insieme nome e simbolo del nuovo partito sovranista: la Destra e Azione nazionale stanno lavorando esattamente per questo e hanno illustrato il percorso di avvicinamento al congresso fondativo (Roma, 17-19 febbraio - con il primo giorno riservato all'assise della Destra) in una conferenza stampa questa mattina alla Camera, con Gianni Alemanno, Francesco Storace e altri dirigenti.
Oggi è stata convocata la prima segreteria unitaria del congresso, con il compito di approvare le tesi congressuali da discutere alle assemblee regionali (un approfondimento programmatico sul sovranismo - anzi, sul "sovranismo responsabile", che aspira al governo - già piuttosto corposo, una cinquantina di pagine destinate ad aumentare), ma è soltanto il primo passo di un percorso che si preannuncia impegnativo e non destinato a essere solo la somma dei due partiti che intendono unirsi.
Se la Destra e Azione nazionale ci sono già, infatti, per i loro leader occorre farsi punto di riferimento per "tanti campanili, tante persone che - ha spiegato Francesco Crocetto - con la fine dell'esperienza politica di Alleanza Nazionale hanno un po' congelato la loro presenza nelle istituzioni, nella politica attiva". L'idea, a quel punto, è di coinvolgere "centinaia di movimenti, anche politici, e di associazioni culturali", ovviamente di area destra, che si erano allontanate in qualche modo dalla politica attiva ma avevano continuato a operare in modo spontaneo, segnando la propria presenza sul territorio (e che in parte erano state coinvolte pure in Azione nazionale).
Sarà proprio il congresso fondativo, in questa composizione plurale, a esprimersi sul nome e sul simbolo del nuovo soggetto politico; a determinare le alternative tra cui scegliere, tuttavia, sarà una platea decisamente più ampia, coinvolgendo tutto il popolo di destra o chiunque voglia intervenire. "Non presentiamo oggi nome e simbolo - ha chiarito Storace - perché vogliamo anche far riferimento alla vasta platea, ai nostri iscritti, ai nostri simpatizzanti".
E' stato Roberto Buonasorte a illustrare l'apertura del sito http://creailtuomovimento.it/, attraverso il quale tutti gli interessati - a partire da coloro che parteciperanno alle assemblee regionali preparatorie al congresso, per eleggere i delegati, ma anche semplici simpatizzanti - potranno inviare direttamente proposte di nome e di grafica (con la possibilità di caricare i file), che poi saranno vagliate "da uno staff tecnico appositamente costituito all'interno della della Segreteria Generale del Congresso", ma potranno anche solo limitarsi a rispondere alle domande di un questionario relativo ai segni distintivi del partito che verrà. 
Le domande poste sono una decina, a partire da "Il termine 'destra' deve far parte del nome?"; ci si interroga sul richiamo della fiamma o della fiaccola tricolore nel logo, sull'opportunità di un richiamo al simbolo di Alleanza nazionale, di un riferimento al sovranismo o alla sovranità, come pure alla patria. Si chiede anche espressamente se uno dei due emblemi già esistenti possa essere "la base per il nuovo simbolo" e se sia meglio battezzare la nuova creatura come "movimento" o come "partito". Nel giro di una decina di giorni le proposte pervenute al sito saranno rese pubbliche e inizierà il procedimento di scelta, che questo sito seguirà con attenzione.
Comunque decida di chiamarsi, la prima iniziativa in cui il nuovo soggetto politico sarà impegnato ufficialmente sarà il 25 marzo, una manifestazione dal titolo "NO a questa Europa". Il giorno, ovviamente, non è stato scelto a caso: ricorre proprio il 25 marzo, infatti, il 60° anniversario della stipula dei Trattati di Roma e la manifestazione sarà in concomitanza con le celebrazioni in Campidoglio. All'evento sono stati invitati, come sottolineato da Alemanno, "tutti i leader sovranisti italiani ed europei": in Italia, in particolare, l'invito riguarda Raffaele Fitto, Matteo Salvini e Giorgia Meloni.
Il nuovo soggetto ovviamente guarda anche oltre, specialmente alle possibili elezioni anticipate: "Ci auguriamo che le soglie elettorali rimangano al 3%, siamo perfettamente in grado di affrontarlo anche col nostro simbolo, con le nostre gambe, però ci auguriamo ancor di più un processo di aggregazione nel Polo sovranista", che guardi anche qui alle formazioni di Meloni (anche se, rispetto a Fratelli d'Italia, il costituendo partito dice di credere "in una destra inclusiva, che parte dal basso e aggrega tutte le anime"), Salvini e Fitto. Con quale simbolo fare tutto questo, ovviamente, è ancora presto per dirlo.

giovedì 26 gennaio 2017

La Destra e Azione nazionale, verso il Polo sovranista

Febbraio si presenta, fin d'ora, come mese di nuovi inizi, politicamente parlando. Nei giorni 25 e 26, come ho scritto più volte in questo sito, un gruppo di persone pensa seriamente di risvegliare la Dc all'Ergife di Roma; il fine settimana precedente, al PalaCongressi di Rimini, Sinistra italiana celebrerà il suo congresso fondativo. In quegli stessi giorni, però, sarà Roma a ospitare un altro evento importante, sia pure nell'area politica opposta. E' stato infatti annunciato per il 18 e 19 febbraio - al Marriott Park Hotel - il congresso di fondazione del nuovo soggetto politico in cui confluiranno La Destra e Azione nazionale, assieme a "tutte le associazioni e gli esponenti politici che credono al valore centrale della sovranità nazionale e popolare". Questo, per lo meno, è l'obiettivo che le due formazioni - legate rispettivamente a Francesco Storace e a Gianni Alemanno - si pongono, cercando di estendere il loro progetto innanzitutto ai due partiti sovranisti più forti in questo momento, vale a dire Lega Nord e Fratelli d'Italia (sebbene Azione nazionale sia nata non proprio in rapporti amichevoli con Fdi), nella speranza di "creare insieme questo Polo in modo unitario, inclusivo e pluralista", per dare a chi lo desidera un riferimento alternativo "alla sinistra di Matteo Renzi e all'antipolitica demagogica del Movimento 5 Stelle". 
La collocazione del nuovo soggetto politico - provvisoriamente denominato Polo sovranista - è ovviamente il centrodestra, come a quell'area vengono ricondotte dai due gruppi dirigenti idee e valori che si stanno facendo spazio "in tutto il mondo, dall'America di Trump alla Russia di Putin, dalla spinta conservatrice che ha portato la Gran Bretagna alla Brexit, ai molteplici movimenti che stanno nascendo in ogni nazione europea". Dalle esperienze estere, dunque, i gruppi di Storace e Alemanno traggono linfa per cercare di spingere in Italia su identità e sovranità nazionale (contro la tecnocrazia), sulla critica alla globalizzazione, sul rifiuto dei vincoli europei, sulla lotta all'immigrazione di massa e al fondamentalismo islamico, tutto ciò attraverso un contenitore politico nuovo e aperto.
Già, perché se il congresso di metà febbraio rappresenta un punto d'inizio, è allo stesso tempo il capolinea per le due formazioni che del nuovo Polo sovranista e identitario costituiranno l'anima, anche se le loro storie sono piuttosto diverse, anche per lunghezza: il cammino della Destra di Storace è durato quasi dieci anni, essendo nata nell'estate del 2007 in risposta a uno spostamento troppo al centro di Alleanza nazionale; è molto più giovane (un anno e qualche mese di vita) Azione nazionale, strumento nato per cercare di riunire "la destra dispersa e sommersa" e voluto da Alemanno e dai "quarantenni" che avevano visto sconfitta la propria mozione all'assemblea della Fondazione An. Pur nella non coincidenza totale delle storie, i valori che i due gruppi vogliono perseguire nel nuovo soggetto politico sono quelli di sempre della destra italiana: il presidenzialismo, la solidarietà sociale, la difesa dei redditi popolari e del ceto medio, l'attenzione per il Sud perché possa riscattarsi e conservare l'unità nazionale, la difesa della famiglia e della vita, nonché "l’ordine nella libertà, la giustizia e la legalità".
L'idea, almeno in un primo tempo, è di costruire qualcosa che somigli a una federazione di sigle diverse, ma che possa diventare in un futuro non lontano un partito unitario e che, nel frattempo, pensi a radicarsi sul territorio, puntando "sulla collaborazione tra le diverse generazioni e anime della Destra, senza verticismi, cerchi magici e settarismi". L'ambizione c'è: in prospettiva, infatti, il gruppo potrebbe essere parte attiva - lo si propone nella nota che accompagna verso il percorso congressuale - delle primarie del centrodestra, concorrendo con i Conservatori e riformisti di Fitto (che vogliono assolutamente quella consultazione), Forza Italia (da sempre meno interessata) e le altre forze che possono riconoscersi in quell'areaCerto i tempi sono stretti, ma la cosa è voluta: "Abbiamo scelto una data ravvicinata per il nostro Congresso - dichiarano i gruppi dirigenti della Destra e di Azione nazionale - perché chiediamo l’immediato svolgimento delle elezioni politiche con una legge maggioritaria con collegi e preferenze, che garantisca agli italiani il diritto di scegliere i propri eletti e la maggioranza di governo". 
Meglio prepararsi per tempo, dunque: già lunedì, in una conferenza stampa, dovrebbero conoscersi ancora più dettagli, ma già ora il cammino verso il congresso è delineato. Si inizierà costituendo una segreteria unitaria dell'assise (una trentina di membri) per approvare il regolamento congressuale, nominare la Commissione per lo Statuto e una Commissione per la mozione congressuale, incaricata di scrivere le tesi da sottoporre ai diversi momenti congressuali; nei giorni successivi si terranno i congressi regionali che eleggeranno i delegati al congresso nazionale (si parla di 1500 persone) e inizieranno a discutere le tesi congressuali. Già in questa fase, il percorso verso l'assise romana sarà aperto ad associazioni, movimenti e liste civiche che sottoscriveranno una richiesta di adesione, concordando la loro partecipazione agli organi del nuovo soggetto politico.
Non sarà da trascurare nemmeno l'aspetto identitario-simbolico del nascituro movimento. Sarà ovviamente il congresso di metà febbraio a esprimersi ufficialmente e a determinare tanto il nome, quanto il simbolo del nuovo soggetto politico; nel frattempo, tuttavia, "tutto il popolo della destra" sarà chiamato a esprimersi direttamente attraverso un sondaggio da effettuare su internet, così da sottoporre direttamente alla potenziale base gli elementi in cui potrebbero identificarsi in futuro. Nel frattempo, Alemanno ha precisato che "Azione Nazionale e La Destra saranno caratterizzati fino al Congresso con i due simboli legati insieme dalla scritta 'Per il polo sovranista'", giusto per sottolineare che il cammino è avviato, la direzione è chiara e indietro non si torna.

martedì 12 luglio 2016

La nuova Destra (nazionale?) che ha in mente Storace

E se qualcuno lo volesse così?
Tra i soggetti che non si sono mai rassegnati, negli ultimi anni, a un'irrilevanza politica della destra in Italia c'è sicuramente Francesco Storace. Lo ha dimostrato in varie occasioni, da quando - alla fine del 2013 - aveva cercato di riportare sulla scena Alleanza nazionale, fino ai tentativi successivi di costruire assi più o meno solidi con Forza Italia e con Fratelli d'Italia (un rapporto che non ha mai dato frutti soddisfacenti). Ora, dopo la conferenza nazionale di aprile a Orvieto, Storace cerca di preparare una nuova pagina: assieme agli altri iscritti al movimento la Destra, si prepara a costruire "un nuovo, grande, inclusivo e plurale soggetto di destra da offrire agli italiani", anche grazie all'apporto di Azione nazionale, associazione nata lo scorso anno dopo la battaglia condotta dai "quarantenni" nella Fondazione An e alla quale è legato pure Gianni Alemanno.
Il 9 luglio il comitato centrale della Destra ha approvato le linee guida del cammino: l'organo ha indetto il congresso, da svolgere entro il 2016, e formato la segreteria generale del congresso. Ad essa spetterà definire data, luogo e regolamento dell'assise: punto particolarmente delicato, in quelle regole si dovrà prevedere "in caso di mancata presentazione di candidature o di non raggiungimento del quorum per la presentazione di candidature valide, il meccanismo per lo scioglimento del movimento o la confluenza in altri movimenti politici già esistenti o da costituirsi". E' questo, dunque, l'orizzonte che Storace ha immaginato per la Destra - movimento che, tra l'altro, per bocca del suo leader versa in "una fase delicata, soprattutto per quel che riguarda la situazione economica e l’esposizione debitoria" - e, potenzialmente, per altri soggetti che si riconoscano nella destra italiana. 
Il punto di approdo dovrebbe essere, come si diceva, "un nuovo, grande, inclusivo e plurale soggetto di destra da offrire agli italiani". Già dalla prima parola d'ordine appare chiaro che, per Storace, nessun soggetto politico esistente appare soddisfacente per l'elettorato di destra, a partire da Fratelli d'Italia. E' lo stesso segretario a parlare di "voglia di egemonizzare a destra e distruggere qualsiasi altra forma di sopravvivenza" da parte di Fdi, come sarebbe dimostrato dalle vicende dal 2014 in poi.
In un sistema "malato", a lungo forzatamente bipolare, in cui centrodestra e centrosinistra hanno finito per somigliarsi (e scontentare allo stesso modo gli elettori), facendo crescere il peso degli astenuti e il consenso per il MoVimento 5 Stelle ("ma costoro si affermano solo perché manca una destra seria"), l'eredità della destra "galleggia" e si trova fuori da gran parte dei consigli comunali: ha dunque bisogno, secondo Storace, di "essere ricostruita da soggetti adeguati allo scopo. E magari puntare ad ampliarsi, senza escludere". Sarebbe l'unica salvezza per un centrodestra "ridotto a brandelli", improntato all'incomunicabilità tra un fronte "lepenista" (di Meloni e Salvini, "che non appaiono in grado di spingersi più avanti del piccolo orticello") e uno più moderato. 
La strada del rilancio, o forse della rinascita, dovrebbe ripartire da quel terzo degli elettori "che non si riconosce né nel grillismo né nel renzismo" e può costituire una base per una destra unita. A patto, però, che si lascino al passato i personalismi di buona parte della classe dirigente politica (affetta da rancori ed eccessivo attaccamento alle poltrone, mentre energie e competenze presenti non vengono valorizzate a dovere) e che si torni a un'azione politica quotidiana, profondamente legata al territorio, per crescere, conoscere e farsi conoscere. Questo dovrebbe essere un buon viatico per costruire un soggetto di destra con idee chiare sull'Europa, sulle banche, sul terrorismo, così come sui temi interni. 
"Nella vastissima destra nazionale che non si riconosce né in Fdi né ancora in noi - si legge sempre nella relazione di Storace - c'è un ampio spazio da coprire, per un movimento plurale patriottico, cristiano, sociale". Passaggio necessario per arrivare al risultato sarebbe "la confluenza de La Destra in un nuovo soggetto politico" (ammesso che la maggioranza non preferisca affidarsi a un nuovo leader). Primo soggetto interessato al nuovo percorso è indubbiamente Azione nazionale: non a caso, proprio Gianni Alemanno, alla fine del comitato centrale, ha sottolineato che Storace "rilancia la sfida di costruire una destra forte all'interno del centrodestra" e che il 16 luglio - data in cui a Napoli sarà lanciato il Comitato per il No al Referendum costituzionale - "Azione nazionale e La Destra si confronteranno per costruire un percorso di convergenza e di unità per non lasciare l'Italia al Movimento 5 Stelle e alla sinistra". 
Alla fine del percorso avviato in questi giorni, dunque, potrebbe nascere un nuovo partito, che - essendo frutto dell'impegno dei due gruppi appena citati - potrebbe anche cercare di combinare in una crasi i nomi esistenti. E se Storace ha parlato di una "vastissima destra nazionale", probabilmente qualcuno è stato tentato di chiamare il nuovo soggetto "la Destra nazionale", riprendendo il nome del partito in via di scioglimento, ma aggiungendo l'aggettivo "nazionale" che rimanda agli ultimi vent'anni del Movimento sociale italiano. "Destra nazionale", non a caso, era anche il nome che campeggiava in uno dei simboli che lo stesso Storace aveva presentato a sostegno della propria candidatura a sindaco di Roma, almeno fino al suo ritiro in favore di Alfio Marchini (una scelta poco gradita dai suoi elettori). 
Una decisione simile potrebbe pagare molto sul piano identitario, ma porterebbe con seé qualche problema. Certamente scatenerebbe le ire del Movimento sociale italiano di Gaetano Saya e Maria Cannizzaro, che rivendicano la titolarità dell'espressione, anche in seguito alla registrazione del loro simbolo-marchio; secondo qualcuno non sarebbero nemmeno da escludere azioni della Fondazione Alleanza nazionale, qualora ritenesse di voler tutelare l'uso del vecchio nome del Msi, cioè del soggetto giuridico che nel 1995 cambiò nome in An (e il cui patrimonio ora viene gestito proprio dalla fondazione). Al momento non girano idee concrete o bozzetti grafici, del resto non c'è nemmeno la certezza dell'approdo finale; qualcuno, tuttavia, si sente di escludere che l'opzione "(la) Destra nazionale" sia stata radicalmente esclusa da tutti i soggetti interessati?

domenica 10 aprile 2016

Orvieto, prove di un nuovo partito di destra

Non sarà così, #sischerza...
Per avere un nuovo simbolo bisognerà aspettare l'autunno, archiviato il referendum costituzionale; ieri, però, per quella stagione nell'area della destra è stato piantato un paletto con la scritta "congresso". L'ennesimo tentativo di dare all'elettorato di destra una casa unitaria e nuova rispetto a quelle esistenti, parte dal convegno Di nuovo una grande Destra organizzato da Azione nazionale e La Destra, svoltosi a Orvieto tra ieri e oggi.
Il documento politico presentato ieri a Orvieto, che dell'assemblea riprende il titolo (Di nuovo una grande Destra. Verso una Costituente per la Destra), si apre con la consapevolezza che "C'è bisogno di una nuova grande destra per l'Italia", fatta di idee, di "valori assoluti e non negoziabili" e di coerenza prima che di potere. Il tutto - a partire dalla "giustizia per gli italiani" e dal "futuro per i giovani, chiamandoli alla rivolta morale contro l'eutanasia della Patria" - si dovrebbe riassumere nel concetto di identità, costruito dalle battaglie passate.
Di fronte alla "crisi politica e organizzativa del centrodestra" - mostrata pure con l'incapacità di trovare candidati unitari per le imminenti elezioni amministrative - una via d'uscita è proposta dai due soggetti rispettivamente creati "all'inizio e alla fine di questa diaspora della destra italiana". Francesco Storace aveva costituito La Destra come partito già nel 2007, lasciando Alleanza nazionale mesi prima che Berlusconi lanciasse il Popolo della Libertà come federazione tra Forza Italia e An; Azione nazionale è sorta come associazione nel 2015 grazie a un gruppo di "quarantenni" di destra sostenuti da Gianni Alemanno, dopo che l’assemblea degli aderenti alla Fondazione Alleanza nazionale in ottobre aveva respinto la loro idea di far nascere un nuovo partito di destra col sostegno della fondazione stessa. Nel mezzo si collocano la fine politica di An - evoluzione del più rappresentativo partito di destra - e la parabola del Pdl, vincitore delle elezioni nel 2008 e archiviato cinque anni dopo (dopo gli strappi dei finiani nel 2010 e degli alfaniani nel 2013).
In una situazione in cui vari gruppi si sono formati "fuori da Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega Nord, ma nonostante siano rimasti fedeli allo schieramento di opposizione al Governo di centrosinistra, non hanno trovato nessuna forma di riconoscimento da parte dei vertici di questi tre partiti", la strada senza scorciatoie proposta da La Destra e Azione nazionale passa per la ridefinizione di tutte le identità del centrodestra (senza ammucchiate politico-elettorali) e che, per la destra, prevede "una ampia riflessione sulle radici e sulla proiezione futura della Patria italiana", basata sul "collegamento diretto tra i valori non negoziabili della persona umana e quelli della Nazione e dello Stato", con l’interesse nazionale a guidare ogni scelta (cosa che negli ultimi anni sarebbe rovinosamente mancata).
Su questa base, le due formazioni hanno chiamato a raccolta il popolo di destra "per ritrovarsi in un grande Congresso di Fondazione" da organizzare in autunno "attraverso una Costituente per una destra plurale, aperta a tutte le forze politiche, i movimenti, le associazioni e le aggregazioni civiche espressione del territorio", un partito che si riconosca in un programma opposto alla linea di Renzi. Il nuovo soggetto politico dovrebbe "contribuire alla nascita di un centrodestra aperto, rinnovato e inclusivo che raccolga e dia valore a tutti i partiti politici e i movimenti alternativi al Governo Renzi e all'antipolitica del Movimento 5 Stelle"; un centrodestra non di vertice, ma diffuso nella società civile.
Per Alemanno "solo un partito di destra potrà rilanciare quello spirito di partecipazione e coinvolgimento in grado di affermare con forza una vera alternativa al governo Renzi": occorre dunque prepararsi a "un grande, aperto e inclusivo congresso". Per i vertici di Azione nazionale, è importante "porre fine a divisioni e diaspore e di rilanciare un nuovo e forte centrodestra in Italia costruendo una grande destra di governo": ne sono convinte le nuove leve come Fausto Orsomarso e Marco Cerreto, ma anche esponenti storici come Roberto Menia (già finiano di ferro), risoluti a unire "l'esperienza di chi ha sulle spalle anni di battaglie a destra e l'entusiasmo di quei giovani che danno cuore e ali a questo progetto" (qualcosa di simile l'ha detto Storace, rivendicando "la prima fila ai giovani, a noi la prima linea dove si combatte"). Con la consapevolezza, per dirla con Pasquale Viespoli, a capo del comitato promotore di Azione nazionale, che "quella già in campo" è una destra "nata già divisiva e che è stata funzionale al disegno di annientamento ed eliminazione della storia della destra italiana".
Non ci sono riferimenti espliciti nelle dichiarazioni ufficiali, ma è chiaro che l'oggetto delle critiche è innanzitutto Fratelli d'Italia, al momento unico partito di destra presente in Parlamento (per giunta potendo contare su quel simbolo di An che in passato tanto Storace e Menia, quanto altri avrebbero voluto utilizzare) e che con Alemanno e i "quarantenni" della fondazione An, dopo l'assemblea di ottobre, ha avuto rapporti almeno burrascosi. Le relazioni con Fdi saranno di sicuro uno dei punti più delicati da affrontare con la nascita del nuovo partito; tra questioni da affrontare, tra l'altro, ci sarà anche la scelta del nome e del simbolo. Solo il gusto della boutade potrebbe far pensare a una crasi tra i due nomi dei gruppi che si sono incontrati in questi giorni: Azione di destra potrebbe non essere male, ma per qualcuno potrebbe essere esagerato; Destra nazionale potrebbe incontrare molto più favore, ma troverebbe l'immediata opposizione di Gaetano Saya, Maria Cannizzaro e degli altri dirigenti del "rifondato" Movimento sociale italiano, che nel simbolo schiera in bella vista la stessa dicitura presente dal 1972 nell'emblema del vecchio Msi. Altre soluzioni - anche grafiche, visto che la fiammella missina è in altre mani - saranno tutte da vagliare e discutere, in mezzo alla marea di cose da sbrigare in vista del congresso che vuole costruire un'altra casa per la destra italiana.

martedì 9 febbraio 2016

Copioni, per colpa di una fiaccola

Chi pratica la politica lo impara abbastanza in fretta. Quando qualcuno si sente offeso o defraudato di qualcosa, non c'è vicinanza ideologica che tenga: si reagisce e basta, magari con stile e ironia ma di certo non si resta a guardare. Accadde qualcosa di simile all'inizio di luglio del 2007, quando Francesco Storace decise di lasciare Alleanza nazionale per varare un nuovo partito, la Destra, dopo uno scontro tutt'altro che amichevole con Gianfranco Fini sul futuro e sulla collocazione politica del partito. Nulla di eclatante o di particolarmente nuovo fin qui: in politica divisioni, abbandoni, espulsioni o porte sbattute si sono sempre viste, a volte inattese, altre volte improvvise.
Il fatto è che, per la sua nuova formazione politica, aveva scelto di mettere su un fondo quadricolore una fiaccola dorata. E non era una fiaccola qualunque: per chi aveva militato a destra fin da ragazzo, era proprio lo stesso disegno della fiaccola che aveva contrassegnato i vari gruppi organizzati di quell'area politica. Il riferimento non era ovviamente casuale, ma per chi era rimasto nel partito "ufficialmente" e giuridicamente legato a quella tradizione (cioè An), l'idea che una persona di destra uscita volontariamente da quel sentiero potesse servirsi di quel segno era del tutto inconcepibile.  
Non a caso, se il 3 luglio 2007 Storace svelò il suo simbolo, il giorno dopo tentò di bloccarlo Giorgia Meloni, all'epoca vicepresidente della Camera per An e presidente nazionale di Azione giovani, associazione giovanile legata al partito. Per lei il simbolo aveva una storia che doveva essere rispettata da tutti, anche da Storace: per questo, doveva togliere quella fiaccola dal suo simbolo e lasciarla a chi l'aveva usata da sempre. Fece così diramare un comunicato e scrisse un articolo sul Secolo d'Italia, mettendo in chiaro la situazione:   
"Consideriamo non condivisibile la scelta di Francesco Storace di lasciare Alleanza nazionale ma la rispettiamo, come rispettiamo la sua storia. Proprio per questo però ci aspettiamo lo stesso rispetto per la nostra organizzazione giovanile. Storace sa bene che quella fiaccola, il simbolo che ha scelto per il suo nuovo movimento appartiene, storicamente ai giovani della destra, dalla Giovane Italia, al Fronte della Gioventù fino ad Azione Giovani. Storace sa bene che in quella fiaccola si riconoscono migliaia di ragazzi [...] sa bene quanto sia per noi rappresentativa ed identitaria la fiaccola, come sa bene che pur mantenendo fermo il principio di autonomia i ragazzi di Azione Giovani si riconoscono in Alleanza nazionale. Utilizzare il nostro simbolo per lanciare un diverso movimento significa impropriamente coinvolgere la nostra organizzazione in una diatriba che non ci interessa. Chiediamo a Storace di modificare il suo logo, perché non vorremmo mai trascinare un simbolo così importante e ricco di storia nello strumento di un'imbarazzante querelle legale".
Al di là della risposta "ufficiale", i giovani di Alleanza nazionale reagirono in modo pungente al "furto" del logo: misero in giro una taroccatura del neonato simbolo della Destra, con al posto del nome l'eloquente parola "Copioni", in un Helvetica Inserat impossibile da non vedere. A complicare le cose, peraltro, provvide un comunicato di Franco Pettenati, segretario dell'Associazione studentesca d'azione nazionale Giovane Italia, il quale sosteneva che la sua associazione non era mai stata sciolta (anzi, era giusto impegnata in un contenzioso con Stefania Craxi che nel 2004 aveva fondato un gruppo con lo stesso nome) ed era ancora titolare del simbolo rivendicato da Azione giovani e di fatto appena adottato dalla Destra; lo statuto della "vecchia" Asan-Giovane Italia, per l'esattezza, a novembre 2006 sarebbe stato "aggiornato nel corso di un'assemblea che ha riconfermato il logo", con tanto di deposito degli atti presso un notaio. 
A Storace, in ogni caso, l'attacco della Meloni e di Azione giovani non piacque per niente, a giudicare anche dalla risposta di cui è rimasta traccia in rete (almeno nella voce di Wikipedia, anche se non c'è più la pagina da cui era tratta): "Manderò la richiesta della vicepresidente della Camera alla mia mailing list, insieme al suo indirizzo di posta elettronica, così saprà direttamente da tantissimi militanti che un simbolo non è proprietà privata ma appartiene a una comunità libera di scegliere le proprie strade". Il tono - bisogna ammetterlo - era vagamente minaccioso, ma qualcuno dovette consigliare all'ex presidente della Regione Lazio di evitare grane per il futuro: tempo qualche settimana e la fiaccola prese un altro disegno, mentre anche il tricolore divenne molto più elegante e meglio disegnato. La rinuncia sarà costata, ma il simbolo ne guadagnò di certo.

Grazie di cuore a Giovanni Cadioli, giovane ricercatore, autentico politics addicted (visti i suoi studi oxoniani) e infaticabile raccoglitore di curiosità simboliche, che mi ha trovato grazie al sito e mi ha ricordato l'episodio dei "copioni".

sabato 22 marzo 2014

La fiamma delle Destre unite: Italia-Francia, andata e ritorno

Si era sostanzialmente fermato, il progetto del Movimento per Alleanza nazionale, dopo che la Fondazione An aveva detto che il simbolo dell'evoluzione del Movimento sociale italiano non potevano prenderselo Storace, la Poli Bortone e altri, ma soprattutto dopo che l'assemblea della stessa fondazione aveva attribuito l'uso dell'emblema - per quest'anno - a Fratelli d'Italia. Si era fermato, ma non era andato nel dimenticatoio: a destra c'è voglia di unità, almeno tra alcune forze, così la via che si era arrestata a novembre è stata silenziosamente proseguita e darà i suoi primi frutti in Piemonte.
Proprio oggi, infatti, è stato presentato l'emblema di un nuovo rassemblement, per ora solo elettorale, che in previsione del rinnovo del consiglio regionale del Piemonte - a causa della rinnovazione delle elezioni decisa dal Tar e dal Consiglio di Stato - vede schierati insieme La Destra, Futuro e libertà per l'Italia e la Destra sociale (ossia l'ampio gruppo di fuoriusciti dalla Fiamma tricolore, a partire dall'ex segretario Luca Romagnoli) sosterrà la candidatura unitaria di Gilberto Pichetto Frattin. A presentare l'emblema, in prima persona Francesco Storace, Adriana Poli Bortone di Io Sud (altra artefice dell'ex Movimento per An), Roberto Menia per Fli e lo stesso Romagnoli: non c'è ovviamente Fratelli d'Italia, che continua un progetto autonomo con la "pulce" di An sul fondo del contrassegno.
L'emblema recupera una fiamma coi colori italiani, però non è quella storica del Msi, né la stilizzazione inventata nel 2001-2002 per la Fiamma tricolore: è piuttosto la versione italica della nuova fiamma del Front National di Le Pen. C'è anche una spruzzata di centrodestra nel simbolo: in fondo, la dicitura "Destre unite", contenuta per metà all'interno di un quadrato color carta da zucchero, un po' il verso al Nuovo centrodestra di Alfano lo fa. 
La parte più interessante però è proprio la fiamma, perché di fatto chiude un cerchio o, se si preferisce, un viaggio andata e ritorno. Già, perché dall'inizio il Front aveva adottato la versione bleu della fiamma di Almirante, copiandone anche la forma; dagli anni 2000 però l'emblema in uso in Francia è una rivisitazione di quel tema a modo suo, con una fiamma meno "dentata" e più fluida. A distanza di oltre quarant'anni, l'emblema riattraversa le Alpi e sembra pronto per una nuova vita. A patto che gli elettori di destra, ovviamente, se ne accorgano.