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lunedì 22 giugno 2020

Il coraggio delle idee: nove organizzazioni giovanili (e altrettanti simboli) a confronto

Bisogna ammetterlo: un po' ce lo si era dimenticati. Perché, a forza di parlare di "rottamazione" e di "rinnovamento", alle volte tentato con vere e proprie operazioni di casting, si è fatto passare in secondo piano che anche i partiti di oggi, nel tentare di rivolgersi ai più giovani e organizzare il loro impegno, hanno costituito associazioni e organizzazioni giovanili (più o meno attive, non sempre note ai più). Lo si deve ricordare per forza davanti all'avviso di un incontro previsto per il 25 giugno (ore 20 e 30), trasmesso in diretta sulla pagina Facebook di Generazione liberale, un progetto che - come recita quella stessa pagina - è nato per "avvicinare i giovani alla politica [...] attraverso strumenti social [...] approfondendo temi quali cultura, della politica e dell'economia".
Quell'evento, intitolato Il coraggio delle idee. Crisi sociale, politica ed economica, vedrà infatti confrontarsi le figure di vertice di ben nove organizzazioni giovanili partitiche, anche piuttosto distanti tra loro: il coraggio è quello di cui c'è bisogno in una fase difficile come questa, ma anche quello di avere idee e prendere una posizione netta e riconoscibile in giovane età.
Alcuni di questi soggetti politici giovanili hanno una certa notorietà, magari conquistata per motivi non pienamente ascrivibili alla politica. Questo può essere il caso della Lega Giovani (all'incontro parteciperà il segretario federale Luca Toccalini, l'unico peraltro tra gli invitati a essere anche parlamentare). Qualcuno, infatti, probabilmente ricorderà la "singolar tenzione" araldica che lo scorso autunno aveva riguardato non il simbolo federale, ma quello "nazionale" della Lega Giovani Toscana (per l'accostamento di un fante medievale allo scudo del Granducato di Toscana, ben successivo e assimilabile a un'insegna straniera). Al di là di quell'incidente, l'emblema federale - adottato a settembre 2019, come evoluzione del simbolo che fu del Movimento giovani padani - è rimasto intatto da allora, con il leon da guera venetista sullo scudo del fante, che ha la spada sguainata e la croce di San Giorgio sulla corazza (richiamando così la figura di Alberto da Giussano). 
Ha fatto un certo effetto anche la ricostituzione della Federazione giovanile comunista italiana (legata al Partito comunista italiano, ricostituito nel 2016 e guidato fin dalla nascita da Mauro Alboresi), il cui emblema, tra quelli attuali è, probabilmente quello con più storia alle spalle: il simbolo, infatti, altro non è che la versione colorata di quello in uso un tempo, giusto con qualche adattamento grafico per rendere l'immagine in linea con i tempi. Oltre ad avere ripreso il nome e il logo storici, la Fgci - che all'incontro sarà rappresentata dal segretario nazionale Nicolò Monti - ha ripreso anche la vecchia sigla con cui è sempre stata nota e anche questo rappresenta un elemento di continuità rispetto al passato.
Mantiene il collegamento con la propria storia, ma con qualche aggiustamento visivo in più, l'emblema di Forza Italia Giovani (che giovedì 25 giugno vedrà partecipare il suo coordinatore nazionale Marco Bestetti). Al centro c'è sempre la bandierina tricolore del partito ritagliata a cerchio (con la scritta che ora è obliqua, mentre inizialmente era orizzontale), mentre ora la parola bianca "giovani" è ripetuta due volte e disposta a cerchio su fondo carta da zucchero, mentre prima in quel colore era riportato (su fondo bianco o neutro) il nome dell'organizzazione giovanile forzista: "Giovani per la libertà". Ora è l'intero logo a sembrare una sorta di distintivo da appuntarsi addosso, facendo emergere di più il riferimento ai giovani rispetto a quello al partito.
Un altro recupero grafico sui generis riguarda la Gioventù nazionale, organizzazione giovanile legata a Fratelli d'Italia (e giovedì rappresentata dal suo presidente nazionale Fabio Roscani). La mano tinta in buona parte di azzurro, in effetti, è quella che nel vecchio emblema del Fronte della gioventù - e poi in quello di Azione Giovani - reggeva la fiaccola dalla quale si sprigionava una fiamma tricolore. Ora al posto della fiaccola c'è un drappo tricolore che sventola (anche se, ai #drogatidipolitica senza speranza di redenzione, potrebbe ricordare un po' il fazzoletto tricolore, sullo stile di Emilio Pucci, utilizzato nel 1994 all'ultimo congresso del Partito liberale italiano).
C'è invece chiaramente l'elemento principale del simbolo del partito di riferimento nel fregio che distingue la Federazione giovanile repubblicana (che tra l'altro figura come organizzatrice - insieme alla citata Generazione liberale e a Cultura Identità giovani - dell'incontro del 25 giugno, al quale prenderà parte il segretario nazionale Marco Spina). Al centro dell'emblema, infatti, c'è la foglia dell'edera che, da Giuseppe Mazzini in avanti, contraddistingue gli ideali repubblicani; in questo caso, la foglia - che non riprende nessuna delle foglie impiegate nel corso del tempo dal Pri ma ha comunque un che di tradizionale - è collocata su fondo rosso e inscritta in un cerchio.
Sa di antico anche l'emblema della Federazione dei giovani socialisti (nata nel 1994, erede del Federazione giovanile socialista italiana - Movimento giovanile socialista), oggi guidata da Enrico Maria Pedrelli (tra coloro che parteciperanno all'evento). Negli anni ha mutato più volte il suo simbolo, spesso incentrato su una rosa; dal 2016 l'emblema è costituito da un sole stilizzato e da tre frecce, su fondo rosso mattone. Se il sole stilizzato è quello dell'avvenire, le tre frecce (altrettanto stilizzate, senza la classica punta) sono "un antico simbolo socialista, usate in più occasioni dal movimento socialista nel mondo, ma soprattutto usate dal 'Fronte d'Acciaio' tedesco contro Hitler - come si legge sulla pagina Fb -. Le tre frecce erano il modo più efficace per cancellare le svastiche dai muri, e rappresentavano i tre grandi nemici del socialismo: una freccia colpiva la monarchia, una il comunismo, una il nazifascismo"; in Italia, non a caso, figurarono anche nel simbolo del Partito socialista dei lavoratori italiani, non ancora Psdi.
Recupera invece un consolidato simbolo politico europeo l'emblema della Gioventù liberale italiana, tuttora legata al Pli presieduto da Stefano De Luca (all'incontro rappresentata dalla sua segretaria nazionale, Giulia Pantaleo). A essere utilizzato, infatti, è il bird of liberty, nell'interpretazione che per molti anni ha caratterizzato l'Eldr, il partito europeo dei liberali, democratici e riformisti: se questo aveva le ali tinte di blu e di giallo, in questo caso l'immagine è stata virata al verde e al rosso, per ricreare la tavolozza cromatica della bandiera italiana che ha caratterizzato tanto il Pli storico quanto il soggetto politico rifondato da De Luca a partire dal 1997.
Sono dotati di un'organizzazione giovanile anche i monarchici che fanno riferimento all'Unione monarchica italiana: si tratta del Fronte monarchico giovanile (il cui segretario nazionale, Amedeo Di Maio, sarà tra i relatori all'incontro di giovedì). L'emblema - quadrato ma, alla bisogna, impiegato anche in forma rotonda - comprende, oltre alla sigla, i due elementi fondamentali del simbolo dell'Umi, vale a dire la corona reale dei Savoia e il nodo che li rappresenta; il tutto è posto su fondo blu (ma più chiaro rispetto a quello impiegato da altre formazioni monarchiche) e non manca un elemento tricolore nella parte inferiore del fregio, senza alcuno stemma nella parte bianca.
All'incontro del 25 giugno partecipa anche quella che probabilmente è l'ultima nata tra le organizzazioni partitiche dedicate ai giovani: il Movimento giovanile della sinistra, costituito a settembre del 2017 per riunire "ragazze e ragazzi che si riconoscono nei valori della tradizione socialista europea" e fare "della battaglia politica per il rinnovamento della sinistra italiana il proprio tratto distintivo"; di fatto il Mgs è nato soprattutto in collegamento ad Articolo 1 ed è guidato da Carlo Rutigliano (anch'egli invitato all'evento di giovedì). Per il suo simbolo - anch'esso quadrato ma ritagliabile a cerchio - nessuna scritta, sigla o nome che sia, ma solo la stilizzazione della corolla di una rosa, bianca su fondo rosso, riprendendo dunque uno dei segni classici del socialismo europeo.


Anche se non risultano partecipanti all'incontro del 25 giugno, è almeno il caso di ricordare che esiste un'altra rilevante organizzazione giovanile, legata al Partito democratico: si tratta dei Giovani Democratici, che fin dalla loro costituzione hanno il loro simbolo arancione con le iniziali sottolineate in rosso col gesso (che ricorda un po' il segno sotto al veltroniano "I care") e un pezzo del ramo d'Ulivo convertito al tricolore. Come si diceva, il loro segretario nazionale - Mattia Zunino - non è presente all'incontro, ma va anche detto che i Gd sono nel bel mezzo di un percorso congressuale che, fin dallo scorso anno, si era stabilito dovesse essere "rifondativo", per intervenire a fondo sull'organizzazione e sullo statuto. Certamente l'avvento della pandemia da Coronavirus non ha aiutato quel percorso; per gli sviluppi occorre attendere.

mercoledì 8 febbraio 2017

Fgci, la bandiera dei giovani comunisti sventola di nuovo

Ci sono i simboli dei partiti, fatti per identificarsi, per la propaganda e anche per finire sulle schede elettorali. Ma ci sono anche quelli delle loro organizzazioni giovanili, che non nascono per essere votati o segnati con una croce - infatti molto spesso non sono tondi - ma hanno ancora la natura autentica e originaria del simbolo: quella che consente di identificarsi in qualcosa, in un gruppo e negli ideali da portare avanti, quando ancora forse è presto per combattere nell'agone politico (locale o nazionale) ma ci si prepara a farlo. Ci sono ma, a dire la verità, si sarebbe tentati di dire "c'erano": sembra di dover consegnare alla storia (della Prima e, in parte, della Seconda Repubblica) quegli emblemi, più o meno mutuati da quelli dei partiti seniores, proprio perché a essere sull'orlo dell'estinzione sembrano esserci proprio i partiti, non come numero (tutt'altro) ma come concetto, come forma. 
Qualcuno resiste (come la Federazione dei giovani socialisti), qualcuno si riconverte (come Forza Italia - Giovani, trasformazione della Giovane Italia legata al Pdl), qualcuno rinasce: è capitato anni fa, ad esempio, alla Gioventù liberale italiana, è capitato pochi mesi addietro alla Federazione giovanile comunista italiana. La sigla, Fgci, è la stessa rimasta in opera fino al 1991, anno in cui il Pci cambiò nome in Pds e portò alla nascita di una nuova associazione, la Sinistra giovanile. 
L'acronimo, a dire il vero, era stato usato anche dai giovani del Pdci, quando fu fondato nel 1998 da Diliberto e Cossutta, ma di quell'esperienza precedente conservò solo la sigla - di Federazione giovanile comunisti italiani, quasi la stessa cosa ma non proprio uguale - e la stella, senza adottare bandiere o altro. Quando il Pdci - attraverso il passaggio del Partito comunista d'Italia - ha iniziato seriamente a lavorare per la rifondazione del Pci, fino ad arrivare alla costituente di San Lazzaro di Savena (24 e 25 giugno 2016, a 12 chilometri dalla Bolognina, che ha eletto segretario Mauro Alboresi), anche i giovani si sono dati da fare e hanno pensato che si potesse ristabilire anche per loro un legame col passato pure sul piano grafico, senza peraltro rinunciare a qualche tocco di restyling.
"Dopo la ricostruzione del Pci con il simbolo storico - spiega Nicolò Monti, della segreteria nazionale dell'organizzazione giovanile - non potevamo non ricostruire anche la mitica Fgci. A settembre, pochi mesi dopo il congresso di Bologna, abbiano riunito a Roma i giovani del partito appena nato e dato quindo vita alla nuova Federazione Giovanile Comunista Italiana. Il simbolo è stata una scelta non ovvia, ci abbiamo pensato a come poteva essere disegnato per la nostra Fgci. Abbiamo infine deciso che l'emblema non poteva che essere quello storico, ma modernizzato quel tanto che basta per renderlo al passo con i tempi. Rispetto al logo storico abbiamo ristretto la bandiera rendendo meno evidente la piegatura. Inoltre la colorazione del simbolo è più accesa, la stella da gialla è diventata rossa e l'acronimo Fgci da nero è diventato bianco".
Quel simbolo è stato confermato dal congresso (ri)fondativo, tenutosi il 24 e il 25 settembre 2016 e con quello i giovani comunisti opereranno da qui in avanti. Come si diceva, sarà ben difficile che questo emblema finisca sulle schede (anche se, a dire il vero, dal 1953 al 1987 la Fgci originaria depositò comunque il proprio emblema al Viminale prima delle elezioni politiche, probabilmente per prevenire eventuali tentativi di copiare o depositare il simbolo da parte di altri: a lungo è stata depositata solo la composizione di falce, martello e stella, mentre nel 1987 la bandiera era quella ricordata da Monti); agli aderenti alla federazione, tuttavia, interesserà soprattutto fare politica e lavorare sul piano delle idee.  
Uno dei primi passi in questa direzione è il lancio di un documento-proposta in materia di scuola e università: L'istruzione che vogliamo. "Dopo una proposta forte di rottura della Ue e dei suoi vincoli (euro compreso), una proposta di riduzione di orario ed età di lavoro, la Fgci dice che il cambiamento radicale del nostro Paese passa per una riforma vera dell'Istruzione - dichiara Francesco Valerio Della Croce, segretario nazionale Fgci - L'Istruzione pubblica, sia superiore che universitaria, deve diventare interamente gratuita, azzerando le spese di guerra e finanziando la riforma con una tassa sui milionari. Diciamo, in più, che lo Stato deve garantire un biennio di lavoro retribuito presso le sue strutture ai neolaureati, per non lasciare solo i ragazzi al termine degli studi e per fruire delle abilità e dell'investimento nell'Istruzione gratuita. Bisogna riaffermare che si investe nel futuro quando si dà la priorità all'avvenire dei giovani. Non è più il tempo delle mance, dei bonus e della precarietà che uccide (come dimostra il drammatico caso di Michele, un giovane precario arrivato a togliersi la vita): è invece il momento di costruire l'alternativa di sistema, che sradichi alla radice gli orrori di questa società in crisi". Il simbolo è quasi quello di un tempo, ma in fondo nemmeno i problemi da affrontare sono cambiati più di tanto...